Motore di ricerca

21 settembre 2009

Srebrenica un crimine, non un genocidio


Questa la tesi sostenuta da Michele Altamura, fondatore della Etleboro ONG, intervenendo nel corso della conferenza sulla tragedia di Srebrenica, organizzata dall'Associazione olandese 'Progetto storico di Srebrenica' diretta da Stefan Karganovic. La Etleboro da anni è impegnata per contrastare l'eccessiva strumentalizzazione mediatica eccessiva su Srebrenica, per sfatare quella disinformazione che ha alimentato una propaganda distruttiva per i Balcani.

Srebrenica non è un genocidio, ma un crimine. Questa la tesi sostenuta da Michele Altamura, fondatore della Etleboro ONG, intervenendo nel corso della conferenza sulla tragedia di Srebrenica, organizzata dall'Associazione olandese 'Progetto storico di Srebrenica' diretta da Stefan Karganovic. All'evento hanno partecipato Biljana Vukicevic, amministratore della Etleboro ONG, Vladan Glisic redattore della rivista Dveri Srpske, Ljubisa Simic collaboratore della ONG "Progetto storico di Srebrenica" e lo stesso Presidente Stefan Karganovic. La proposta della Etleboro ONG, che da anni si sta battendo contro la disinformazione compiuta dai media occidentali sulla storia dei Balcani, è quella di aprire un tavolo di discussione per valutare la fondatezza e l'attendibilità delle tesi che vedono in Srebrenica un crimine commesso durante la guerra, con la partecipazione di entrambe le parti. "Su Srebrenica vi sono ancora dei processi in corso, con due parti che si scontrano, portando ognuno le proprie prove. Tuttavia, prima che questi fossero iniziati, vi è stata una strumentalizzazione mediatica eccessiva su questo evento, e di conseguenza una disinformazione che ha alimentato una propaganda distruttiva per questi popoli, e poi ancora odio e rancori", ha affermato Altamura nel corso della conferenza.

Facendosi portavoce di un gruppo di studi e ricerche che ha a lungo esaminato il caso di Srebrenica, Altamura afferma che "ad esso vi è un club affaristico, alimentato da organizzazioni non governative che hanno fatto della 'propaganda del genocidio' una forma di business, preparando spesso il terreno alle campagne di privatizzazione e cessione di società statali. Non a caso - osserva - sempre nuove fosse comuni vengono scavate proprio in prossimità dei bandi di gara e dei tender. L'obiettivo è quello di creare un clima di tensione e spiazzare ogni forma di opposizione mediatica e politica, troppo impegnate ai crimini di guerra per pensare agli affari". Inoltre, Michele Altamura ha fatto notare che, a causa di questa continua campagna disinformativa, l'opinione pubblica internazionale non conosce la vera storia della guerra balcanica. Non sa per esempio che in Bosnia vivono un milione di serbi, che sono in queste terre da sempre, e nessun esercito li ha mai invasi. "Il nostro ruolo è importante e decisivo per fare capire cosa è successo, dimostrando che le grandi contraddizioni del 'genocidio' portano ad un'altra tesi, ossia che Srebrenica è stato un crimine", afferma Altamura, dichiarando l'impegno della Etleboro ad organizzare un tavolo di discussione che esamini prove e testimonianze.

La conferenza di Banjaluka su Srebrenica, è stata preceduta da molti dubbi e polemiche da parte dei media bosniaci, ma anche dei rappresentanti della Comunità internazionale, vedendo in essa l'espressione di correnti negazioniste e fasciste. Rispondendo così alle parole del quotidiano Dnevi Avaz, secondo il quale "dietro la Etleboro ci sono personaggi oscuri, ben protetti da certi circoli, che diffondono teorie fasciste e negazioniste", Michele Altamura afferma che "tale linguaggio, così tagliente, non fa altro che diffondere odio, annunciando già con pregiudizi una conferenza che ha detto tutt'altra cosa". "Tengo a precisare che molti media e giornali della Bosnia Erzegovina hanno riportato le mie parole, e li ringrazio per non aver fatto manipolazioni e distorsioni di ciò che ho detto e ho voluto far capire - afferma Altamura - in effetti su Srebrenica vi sono due versioni intorno alle quali bosniaci e serbi si scontrano, ossia se sia un genocidio o un crimine di guerra. Ma non è possibile che in questi 12 anni vi sono ancora contrasti e divisioni. Dopo oltre 1 miliardo di aiuti speso dalla Comunità Internazionale, la Bosnia è ancora divisa, e si trova nella stessa situazione del 1992, ossia che serbi e bosniaci non vogliono stare insieme". Secondo Altamura, la responsabilità è della comunità internazionale, che dovrebbe smettere di fare dichiarazioni infantili e inappropriate, e di addossare l'intera colpa della crisi della Bosnia alla sua classe politica.

"L'OHR, nonostante i soldi e il suo potere decisionale, non è stato in grado di prendere neanche delle decisioni interne. E' chiaro che hanno permesso a determinati personaggi di farsi grandi, nella totale disattenzione dei cosiddetti 'osservatori internazionali'. L'OHR è ormai complice di questo sistema. Questa politica di odio viene fomentata da questi circoli, e finanziata dai club bancari ed imprenditoriali, per sbaragliare ogni ostacolo negli affari delle privatizzazioni usando le loro parole magiche democrazia ed integrazione", osserva ancora l'amministratore della ONG. Oggi la Bosnia sta trattando la privatizzazione di determinate strutture statali, sulle quali sono cadute le mire di certe lobbies affaristiche che, diversamente da quanto sappia l'amministrazione americana, sono implicate nella privatizzazione del settore energetico della Bosnia. Infine, Altamura ringrazia le televisioni e i giornali che hanno ritrasmesso le sue parole, senza manipolarle e senza fomentare odio, rispondendo in maniera dignitosa a quei giornali che invece ci hanno accusato. "Dietro la Etleboro vi è una struttura cibernetica, di giornalisti, ricercatori e volontari, che sta dando voce ai popoli balcanici presso i media internazionali, con un forte contributo alla loro conoscenza presso il vasto pubblico. Io credo che stiamo svolgendo un lavoro che rende un gran servizio alla Bosnia e ad altri Paesi dei Balcani, che ne escono valorizzati e non danneggiati", conclude.