Motore di ricerca

22 febbraio 2010

Scacco matto alla cocaina colombiana


L'arresto a Bari di oltre 30 persone con l'accusa di traffico di cocaina ha sollevato un 'gran parlare' sulla scoperta di una 'mafia transnazionale' tra Italia e Balcani, nata da quello che fu il contrabbando di sigarette sulle coste pugliesi. L'esistenza di questa nuova forma di criminalità organizzata, che va oltre i confini geografici, criminali e finanziari, sarà forse una novità per giornali o gli inquirenti italiani, ma è una realtà ed un dato di fatto denunciato da anni dalla Etleboro ONG, la prima che ha usato l'espressione di "mafia transnazionale". Una ricerca che è stata poi ripresa e approfondita dall'Osservatorio Italiano che ha redatto un dossier completo sull'eredità lasciata dagli ex contrabbandieri di sigarette per la gestione del traffico della cocaina, ora caduto nelle mani di una "Santa Alleanza Balcanica" che ha conquistato l'esclusiva della fornitura della droga colombiana.

La mafia balcanica, che già da tempo ha unito le diverse cosche criminali interetniche, ha infatti siglato un patto d'onore con la Colombia e la mafia italiana. Dopo gli arresti dei mafiosi e degli uomini d'onore, i nuovi capi hanno creato le basi di una nuova realtà (si veda L'unificazione della mafia balcanica e La mafia transnazionale). Grazie ai calabresi della 'Ndrangheta la mafia serba è entrata di prepotenza nei traffici del Mediterraneo, verso i mercati europei. Albania, Montenegro, Bosnia e Croazia sono i punti di distribuzione privilegiati prima di giungere sui mercati europei, e difatti a loro va la gestione dei rapporti con i Paesi fornitori, in particolare della regione dell'America Meridionale, grazie a fortuiti contatti. La nuova mafia ha infatti ereditato la grande esperienza maturata in passato con il contrabbando di sigarette che portava sulle coste italiane tonnellate di sigarette a settimana, e i suoi scavi passavano sotto gli occhi di finanzieri e guarda costiere. Se qualcuno ricorda gli anni del traffico di sigarette, sa bene che quel contrabbando "tollerato dallo Stato", ha alimentato un grande giro d'affari di riciclaggio di denaro, e alla fine i conti nelle tasche dei contrabbandieri non tornavano mai. Il contrabbando non era gestito da una vera e propria organizzazione criminale di carattere territoriale o locale, ma da più entità, ossia gruppi di scafisti, braccianti e trasportatori, importatori di sigarette, ma anche avvocati, banche e consulenti finanziari, il tutto che si estendeva su almeno 5 Paesi molto distanti e diversi tra loro. In questa rete Camorra e Sacra Corona Unita erano solo degli anelli della catena, perché a gestire le varie tappe del traffico era un'organizzazione in grande stile, con strumenti avanzati e anche procedure molto efficienti.


Nella foto, vengono tracciati i punti in cui si trovano tuttora i depositi presso il Porto di Bar degli scafi del contrabbando di sigarette, con tutti i punti logistici per il rifornimento delle casse da trasportare e della benzina.


Dalla esperienza del traffico delle sigarette, i contrabbandieri sono rimasti alla fame, molti sono stati dispersi diventando fuggiaschi e facendo i conti fatti con chi invece ha guadagnato da tutto questo traffico. Il cuore del sistema è il riciclaggio organizzato da banche compiacenti, bisognose di capitalizzare soldi liquidi per salvaguardare i propri interessi si sussistenza durante i periodi di crisi economica. Infatti, nell’era della moneta elettronica e della virtualizzazione degli scambi, il riciclaggio non avviene con operazioni e transazioni che implicano la consegna materiale del contante, ma con passaggi intermedi di deposito ed emissione di titoli collaterali, con l’intermediazione di operatori specializzati. Tra questi vi sono senz'altro le banche svizzere, con i loro notai, le fiduciarie e i faccendieri procacciatori di titoli collaterali, necessari per trasformare grandi quantità di liquidità in titoli creditizi da piazzare in Banche e società di fiducia (si veda altro su Svizzera e paradisi artificiali) . I depositi delle Banche svizzere ne sono piene, così come le fondazioni benefiche e alcune grandi imprese, che partecipano a strane operazioni di capitalizzazione o alla realizzazione di progetti spesso inesistenti. Con l'arrivo di grandi quantità di droga, diventa assolutamente necessaria una nuova legge di contrasto al riciclaggio che tracci il denaro sin dalla sua nascita. Infatti, privatizzazioni, investimenti, grandi progetti infrastrutturali che richiedono grandi capitali, sono il maggior elemento di attrazione per i capitali che vengono da Dubai - la nuova Svizzera - che hanno alle spalle garanzie bancarie, a loro volta garantite da fondi neri. Con questi sistemi vengono fatte le capitalizzazioni delle società, privatizzazioni di aziende strategiche: grazie ai trafficanti, i grandi speculatori hanno la possibilità di comprare hotel, ristoranti, società siderurgiche, porti, autostrade, acquedotti, concessioni, licenze, aziende di stato a quattro soldi.

Il traffico di cocaina quindi serve a questi investitori senza scrupoli, e le pseudo mafie balcaniche stanno rifacendo lo stesso errore, trafficano droga per nome e per conto di un padrone invisibile che e sempre lo stesso. Oggi chi traffica la droga rischia la galera, la diffamazione e l'emarginazione della società, mentre i signori con i loro colletti bianchi restano al sicuro nei loro consigli di amministrazione. Questa non è mafia, la mafia è una cosa seria e non banditi con la pistola e la prostituta siliconata accanto. In questi traffici non troverete certo la Tigri di Arkan, o i "criminali di guerra serbi", queste sono le solite trovate dei media o dei procuratori quando non hanno idea di cosa hanno di fronte e sparano a raffica: ma siamo sicuri che ci sono voluti 3 anni di indagini e di infiltrazione per sentirci raccontare le storie della Jugoslavia? La realtà è molto diversa. La mafia transnazionale nasce da un accordo tra la Colombia e la Mafia serba tramite la 'Nndrangheta italiana, mentre con India e Cina è stato raggiunto un accordo per le componenti per far raffinare la cocaina. Parliamo di droga purissima, che 1 chilo ne fai 3.5, e poi può essere tagliata altre 5 volte conservandone le caratteristiche. E' la migliore sul mercato, ed è anche il business più redditizio a parità di costi.

I punti sulla costa pugliese e balcanica da dove partivano gli scafi del contrabbando di sigarette. Le traversate erano continue, ad ogni ora del giorno e della notte, sotto gli occhi di tutti, perchè lo Stato aveva deciso di tollerare questo traffico.


Ecco che però subentra la concorrenza: la droga Afghana, di qualità inferiore e più costosa, quasi il doppio, con una produzione sempre in crescita, dopo la missione NATO ISAF. Secondo il rapporto dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (Unodc) , vi è stata una tale sovrapproduzione di oppio in Afghanistan negli ultimi anni, a partire dal 2003, che negli ultimi dodici mesi i produttori hanno deciso di ridurre la produzione per riequilibrare i prezzi. Precisa quindi che la riduzione delle superfici coltivate non è da addebitare all'azione di prevenzione, ma alle semplici dinamiche di mercato tra domanda e offerta, visto che l'Afghanistan resta il più grande produttore di oppio al mondo, monopolizzando circa l'80% della richiesta mondiale. Sarà per questo, forse, che l'America ha fatto i suoi complimenti alla Serbia, per la collaborazione degli agenti segreti serbi della DIA con l'Agenzia per il traffico di stupefacenti americani DEA nell'operazione "Guerriero Balcanico". E così: Afghanistan - Columbia 1 a 0. Bloccata la droga colombiana, magari ora quella afghana arriverà più facilmente. Maggiore facilità si avrà anche nel riciclare le grandi quantità di denaro che arriveranno in questi territori. Il vero riciclatore è il Montenegro, Stato off-shore, che ha costruito un canale preferenziale con Abu Dhabi (si veda anche Il vento di Dubai nei Balcani), nonché strutture finanziarie che non hanno subito neanche il crollo della crisi economica. Podgorica si prepara anche a divenire il nuovo alleato per eccellenza degli Stati Uniti nei Balcani, ponte tra Serbia e Kosovo. Non è stato un caso la recente visita di Djukanovic negli USA.

Com'è facile notare, quindi, per costruire operazioni di traffico di cocaina, non possono esservi solo casi isolati di corrieri. Dietro di loro ci sono avvocati, uffici di consulenza, internet, chat e forum (Paltalk), esperti che usano Google Heart per indicare le posizioni, numeri virtuali DID, nonchè una rete bene organizzata di nomi e di passaporti. Il sistema dei corrieri è coordinato da strutture esperte nelle documentazioni. I metodi di trasporto sono i più vari, e anche ingegnosi. Giunta al porto di Bar, la droga da lì prende due strade: una parte in Kosovo (dove la raffinano) e poi i kosovari con i loro corrieri la portano in Svizzera etc; l'altra va a Belgrado (quella più pura) dove viene prelevata dagli italiani, grazie ad un accordo serbo-italiano. Esistono tra Serbia, Ungheria e Bosnia e Croazia delle raffinerie, e la raffinano loro stessi. La Mafia serbo-montenegrina fa il lavoro di logistica, mentre quella italiana ha un ruolo di mantenimento del territorio (con un esercito soprattutto di extra-comunitari) e controllo dei prezzi. D'altro canto, la mafia italiana è cambiata, non è più quella della Camorra e della 'Ndragheta, perchè si è fusa con le strutture balcaniche, che godono di protezione politica, di broker e avvocati, e dunque prende il volto di mafia transnazionale.

Non esiste più la logica del pizzo e della prepotenza, ma è una mafia ben strutturata ad alto livello, con strumenti di steganografia, con maggiori contatti con i fornitori. Le piccole squadre in Europa si conquistano un territorio, all'interno di quartieri e zone dove vengono raccattati gli spacciatori, disoccupati, immigrati, persone ai margini della società e sfruttate dal mercato del lavoro. Loro fanno da corrieri e da distribuzione, con spese di viaggio e legali tutte pagate. All'interno, le strutture sono frammentate in compartimenti stagni, fortemente organizzate gerarchicamente, che si formano per una singola area metropolitana e dispone di uno o due cerchi di criminalità. Così questo esercito di emigranti paga il pizzo alla struttura che gli permette di esercitare nella zona. Poi vi è il capo di zona, che si addentra nel mercato, conduce e sorveglia il funzionamento degli scambi, organizza e controlla la consegna solo all'ingrosso. Si occupa così della logistica, e di effettuare le connessioni tra i diversi gruppi, così come per reclutare nuovi membri. Non esisteranno pentiti in questa organizzazione, perchè agiscono in virtù di contatti con "cyber caffè", tramite una grezza steganografia, parole chiavi e linguaggio cifrato. Gli stessi membri della struttura non si conoscono tra di loro, in quanto i veri contatti in trovano in Europa, tra emigranti trapiantati e perfettamente integrati, e aggregazioni con altre etnie. La commistione di lingue, origini e codici, non permette di tracciare un filo conduttore per poter tracciare i loro movimenti.

Non bisogna trascurare l'elemento politico. Tra nuovi politici e vecchia criminalità si viene a creare un forte legame derivante da un interesse economico, che si traduce nella partecipazione e nella cooperazione con lo stesso gruppo di società, di persone, di associazioni che operano in diversi Stati e continenti. Il gruppo può anche avere una sede operativa, un cuore in una sola nazione ma senza che vi siano per questo precise identità nazionali. E questa rappresenta infatti la caratteristica dei Paesi Balcanici. Ciò che rende questi territori speciali è il fatto che conservano un’unione intrinseca nonostante siano molto frammentati, dovuta alle innumerevoli parentele che legano clan mafiosi di piccole e grandi dimensioni, superando divisioni etniche e religiose. Questi legami così invisibili non sono da sottovalutare, perché già da tempo è in atto la fondazione di una Santa Alleanza, una sorta di protezionismo del territorio che controlla ogni tipo di traffico che verrà impiantato. La confusione delle etnie ha fatto sì che, la cosiddetta integrazione dell'emigrazione ha "internazionalizzato" anche la criminalità, dando supporti logistici in qualsiasi Stato, tramite delle basi che sono ora sparse in ogni provincia d’Europa. E' chiaro, a questo punto, che con comprendere la natura della mafia transnazionale significa accettare la collusione intrinseca del sistema economico-finanziario (soprattutto se in crisi) e di quello criminale, collusione che si consuma e si sviluppa sotto gli occhi delle istituzioni e spesso di interi Stati, che fanno dei traffici illeciti un prodotto interno lordo. Si deve anche accettare l'idea che quella criminalità che le forze di polizia combattono, come la Camorra o la 'Ndrangheta, non è la vera entità pensante che gestisce il tutto, ma solo un'arma nelle mani di chi lucra sui canali legali e quelli illegali, senza farsi mai mancare niente.

Michele Altamura
Osservatorio Italiano