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26 luglio 2010

La rivincita dei fannulloni


Non ci ha sorpreso leggere che sarà presto lanciato un ‘nuovo’ progetto per l’internazionalizzazione delle imprese italiane come priorità del Governo e della Regione Friuli: l’Agenzia per i Balcani (vedi comunicato). Non avevamo dubbi che per scongiurare la chiusura degli enti finanziati da anni dalle istituzioni italiane senza produrre nessun risultato, sarebbe uscita un’idea geniale che avrebbe risolto i problemi di tutti. Un’idea talmente geniale che nei fatti già esiste, ed è l’unico vero progetto realizzato e portato avanti senza fondi pubblici dalla tela della Etleboro, che ha creato l’Agenzia Balcani e l’Osservatorio Italiano. La sua progettazione è stata elaborata e poi ripetutamente sottoposta alle attenzioni dello Stato italiano senza però mai ricevere una risposta, tanto che eravamo convinti che nessuno l’avesse letta, mentre in realtà qualcuno l’avrà vista e l’avrà tenuta nel cassetto per riproporla al momento giusto. Si vede che i consulenti della Regione FVG e del Ministero degli Esteri hanno uno sguardo molto lungo, e sembra che non sappiano cosa accada al di là dell’Adriatico. Conosciamo bene questi meccanismi e personaggi, perchè sono anni che agiscono in tal modo: parassiti ed arrivisti, tendono sempre a rubare le idee degli altri, per rivenderle come proprie ed ottenere immani fondi per la sua realizzazione.
Vengono così presentati progetti in grande stile, che puntualmente cadono nel silenzio, perchè in poco tempo i soldi vengono consumati con i lauti salari dei dirigenti, appaltando i servizi a delle mediocri organizzazioni e associazioni. Finiti i soldi, altro giro altra corsa, si ricomincia d’accapo in un vortice di ignavia ed ignoranza. Non dimentichiamo che sei anni fa fu promosso un sito dal nome Balcanionline.it, presentato come il più grande progetto di informazione sistemica italiana nella regione, per la produzione di notizie e studi di fattibilità, nonchè per la promozione d'incontri. “Il progetto risponde alla volontà di far convergere su un unico strumento operativo il patrimonio informativo detenuto dai principali attori nazionali che si occupano dell’area balcanica”, scriveva il Ministero degli Esteri nella presentazione del progetto nel 2004. Ma di cosa stiamo parlando? Qual è stato il reale valore aggiunto che queste strutture hanno dato all’economia italiana, se non inutili seminari per l’assistenza all’integrazione, e un cumulo di dati statistici ‘muti’ e privi di analisi ragionate. Ci chiediamo allora perchè non continuare a finanziare ancora quel progetto, oppure non riempire le casse dell’ICE o dell’Osservatorio Balcani. Il motivo sta nel fatto che queste strutture sono pieni di ‘morti che camminano’, che il Governo ha anche provato ad eliminare del tutto, fallendo poi nel suo tentativo rivoluzionario dovendosi scontrare con una casta che non aveva voglia di lavorare né di lasciare la cara poltrona da 5.000 euro al mese.

Per risuscitare questa specie di Sistema-Italia è nato l’espediente del Seenet 2, per il quale il Ministero degli Esteri e un gruppo di Regioni del Centro-Nord Italia stanziano 11 milioni di euro da distribuire ad una serie di organizzazione e ONG culturali, hobbyste e di raccomandati, per creare “agriturismi nelle zone montane della Bosnia Erzegovina” (con 100 abitanti, comprese le pecore) e dare poi 100.000 euro ai dimenticati dell’Osservatorio Balcani. La produzione dell'informazione sarà poi subappaltata ed esternalizzata: si veda bando Cespi. Tra l'altro, la percezione trapelate nei media locali era che i fondi di 11 milioni di euro sarebbero stati trasferiti ai Governi locali, a titolo di donazione da parte dell'Italia, mentre sono in realtà destinati ai partner tecnici ed operativi. Di questo progetto milionario non esiste un sito, né una documentazione dettagliata e completa, né uno studio di fattibilità, ma solo una serie di notizie di archivio pubblicate sui media, e un gruppo di delibere regionali. Nel tentativo di ricevere informazioni più pertinenti su come verrà utilizzato il denaro dei contribuenti italiani e i dettori e le materie di intervento, la Regione Toscana (ente responsabile della distribuzione del denaro tra i vari assegnatari dei progetti) – nella persona della Sig.a Katia Poneti – ci ha risposto che il ‘controllo viene fatto in maniera sovrana e autonoma’ dalla Regione stessa, e che è necessario presentare una richiesta formale in cui dimostriamo di avere un ‘interesse qualificato e diretto’ ad avere questo tipo di informazione.

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Comunque è inutile che tentino di far sembrare reale qualcosa che non esiste, perchè sono decenni che si perpetua questo atteggiamento inconcludente: da questi personaggi non può scaturire niente di nuovo, niente di buono, niente di utile per l’Italia o per i Balcani. Nei fatti sono sempre le stesse persone, associazioni culturali italiane, uffici di rappresentanza della Cooperazione Italiana, ONG ereditate dalla guerra, falsi consoli, piccoli imprenditori italiani: questi sono i cosiddetti interlocutori dei progetti governativi, che vivono dalla ripartizione dei fondi allo sviluppo per l’economia locale. Un esempio, il progetto dell’Acquedotto di Prnjavor (BiH) che doveva essere realizzato dall’Associazione dei Trentini nel Mondo, che ha ricevuto il finanziamento necessario su un conto privato. Da non dimenticare quello di Piazzamercato.it, sito dell’Associazione Veneziani nel Mondo. Altro esempio, il progetto di informatizzazione del Registro degli Italiani all’Estero realizzato in Albania, per il quale esiste una denuncia presentata da un imprenditore presso il Consolato di Tirana, caduta nel vuoto: all'interno del corso figura proprio il nome di 'Michele Altamura', con una firma falsificata. Questo, tra l’altro, è solo un piccolo accenno della vera natura del Sistema-Italia nei Balcani, e dire che ‘non esiste’ è come usare un eufemismo, perchè tra l’ICE, l’Informest, gli Istituti di Cultura, si è venuta a creare una ‘Banda Bassotti’, ben nota anche ai locali, e per questo evitata a distanza. Chiusi nei loro uffici, hanno sbarrato le loro porte alle richieste di aiuto degli imprenditori italiani in difficoltà, affermando che non potevano entrare nel merito della questione. Eclatante il caso della Dalmatinka dei Fratelli Ladini, nel quale è stato creato un furto in piena regola, con un'opera di criminalizzazione da parte dei media croati, e solo dopo l'intervento dell'Osservatorio Italiano è giunto all'attenzione del Ministero degli Esteri. Oltre alla fama diffusasi tra la comunità imprenditoriale, vi è quella creatasi nella popolazione locale. Ormai gli italiani (che dovrebbero essere partner strategici e vicini fraterni della regione balcanica) sono visti come soggetti inaffidabili, e neanche più ‘pizzaioli e pastai’: la pasta viene prodotta da greci e romeni, la mozzarella dai tedeschi ed è diventata blu, e il parmigiano è ormai il ‘parmesan’.


Se queste sono le premesse, è ormai chiaro perchè l’Osservatorio Italiano e l’Agenzia Balcani (quella vera, attenzione) costituiscono una realtà professionale, stimata e presa in considerazione da grandi società italiane ed estere, nonchè da media internazionali, rivolgendosi ad essa per poter avere l’informazione più affidabile e al momento disponibile sui Balcani. La nostra agenzia ha anticipato la vera natura dell’investimento Fiat in Serbia, l’avanzata della Cina, i rapporti diplomatici della Russia, il reale esito dei famosi negoziati di Butmir: questioni su cui il Governo italiano si è sempre trovato impreparato, archiviando una serie di figuracce, spesso tradotte in vedere e proprie gaffe colossali del Ministro Frattini (come dimenticare il caso di ‘Trst je nas’).

OSSERVATORIO ITALIANO
Rivista di intelligence economica
del Baltico-Adriatico

La nostra professionalità e grande cognizione di causa, derivano dalla profonda conoscenza dei Balcani e di questi popoli, da anni di esperienza diretta sul campo, da interrelazioni e contatti costruiti nel tempo e con intelligenza, una rete immensa che la Etleboro ONG ha conservato e tutelato. Molteplici sono le richieste giunte dalle istituzioni italiane che hanno chiesto di poter avere accesso alle notizie ”gratuitamente”, affermando che il bilancio non permette di sottoscrivere degli abbonamenti. L'informazione da noi prodotta giunge al Ministero degli Interni ed indirettamente a vari organi ministeriali, mentre le Camere di Commercio Italiane all’Estero e le Ambasciate italiane ci hanno “pregato” più volte di avere degli account gratuiti. Come se non bastasse, il Centro Studi della Camera dei Deputati ha chiesto una copia cartacea, mentre un funzionario di un organo della Presidenza del Consiglio, A.P., ci ha contattato per sottoscrivere un abbonamento: il tutto si è concluso in maniera paradossale, e cioè con una svista di 3 zeri sulla cifra proposta, offrendo poche centinaia di euro all’anno.

Il clima di austerity creato dall’ultimo decreto finanziario ci aveva quasi illuso che lo Stato italiano avesse deciso di attuare una sorta di razionalizzazione dei fondi per le strutture all’estero. Improvvisamente è poi giunta la notizia del finanziamento milionario del Seenet 2, un progetto del 2007 e ormai non più valido per una realtà mutevole e dinamica come quella dei Balcani. L’esito di questi grandi progetti già lo conosciamo, per cui non siamo neanche molto preoccupati: anche se il Governo italiano ha soldi da buttare, non avrà mai gente adatta a portarli avanti fino in fondo, né ha la mentalità e l’intelligenza di capire il significato della vera coesione con i popoli dei Balcani. La gente che arriva in questi Paesi e si fa esperta di cose che non sa neanche, crea comunque il pretesto per prendere quello che gli viene offerto e per dire quello che vogliono sentire. Questo deforma il quadro socio-politico, le analisi e così le relative decisioni dei diplomatici, perchè i media hanno dato un'immagine distorta della realtà, anche se molte popolazioni balcaniche non sono più in sé.

Sono arrivati al punto di copiare il nome della nostra Agenzia, un gesto di così bassa leva che non merita neanche di essere commentato, e così questi ‘geniali autori’ hanno da parte nostra solo una profonda pietà e commiserazione, essendo il marcio dell’Italia che non merita di essere esportata e conosciuta nel mondo. Da parte nostra, andiamo avanti, rafforzati più che mai e pronti a presentarci alla classe elitaria imprenditoriale italiana ed estera. La rivista dell'Osservatorio Italiano, magazine di approfondimento di intelligence economica del Baltico-Adriatico e costola nobile del portale, è già pronto per la sua pubblicazione. Accanto ad essa si amplia poi lo spettro delle notizie su Bulgaria e Polonia, mentre nasce l'Agentia Balcani.ro, prima agenzia in lingua romena di informazione per i Balcani occidentali. Per cui ci chiediamo: "Signor Ministro, dopo i tanti milioni spesi inutilmente, sarebbe disposto a finanziare con 100.000 euro un progetto che le permetterebbe di accantonare la costellazione dei falsi analisti e consulenti che la circonda? E poi, scusi la franchezza, ma non le sembrano troppi 6.000 euro al mese per copiare ed incollare, e fare il passacarte?