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18 novembre 2010

L`Albania, i visti e le file


La storica decisione di liberalizzare i visti Schengen per i cittadini albanesi, ha senz'altro fatto emergere un boom di richieste per i passaporti biometrici, che tuttavia in alcuni casi si è tradotto in caos. Questa situazione di panico è stata causata anche dalla decisione che i vecchi passaporti, che andranno fuori corso a partire dal prossimo anno, debbano essere sostituiti necessariamente con quelli biometrici. Così i cittadini albanesi che devono equipaggiarsi dei passaporti di nuova generazione, anche se i vecchi non sono ancora scaduti, si riversano in massa negli uffici, dando vita alla tragicommedia albanese delle interminabili code d'attesa. [Foto: servizio di webcam che il Ministero degli Interni della Republika Srpska ha messo a disposizione per monitorare le file agli sportelli]


L'appalto sui nuovi documenti è stato aggiudicato da lla società 'Sangem' , poi subappaltato alla 'Alleat', ad un costo senz'altro più alto rispetto agli altri paesi della regione: 60 lek (circa 40 euro) con la consegna nel termine di un mese. Tuttavia, vista la necessità di tale documento, il Ministero degli Interni ha informato che la Alleat offre un nuovo servizio con una procedura accelerata . Dunque se il cittadino paga 150 lek (circa 110 euro), può avere il passaporto nel giro di 2-3 giorni lavorativi. Tale servizio express, per tutta l`Albania e per i residenti all'estero, viene offerto solo su tre unità comunali di Tirana, la numero 3, 4 e la 10. Per esperienza personale, posso dire che un cittadino albanese che paga di più per 'avere la precedenza' - come viene scritto - presentandosi dinanzi allo sportello del servizio di 150 lek subisce le pene dell'inferno.


La prima fase è quella di assicurare la ricevuta del pagamento di 150 lek, per poi immergersi nel bagno di folla delle lunghe code agli sportelli. Innanzitutto, bisogna svegliarsi presto, prima ancora che l`ufficio apra, c'è gente che addirittura aspetta dalle 5 o 3 di mattina, mentre l'orario d'apertura è alle 8 per poi chiudere alle 4 di pomeriggio. La mia unità era la numero 10, non per scelta, ma perché alla numero 3 la folla aveva infranto la porta di entrata, rendendo poi necessario l'intervento della polizia che ha così interrotto le attività dell'ufficio. Comunque, arrivo alle 7 all'unità numero 10, che in pratica non ha una sala d`attesa, e solo un piccolo corridoio d`entrata colmo di gente, senza una reale fila perché è impossibile. Le persone decidono la coda d'entrata con "sono arrivato prima di te" e con "tu stavi qui prima di me“, e dunque in pratica per memoria visiva. Dopo ore ed ore in fila, quelle facce le puoi sognare anche di notte. E stiamo parlando di una coda che non è propriamente come quella di una banca, dove non esiste confine alla cortesia e alla gentilezza. Insomma una vera e propria comunità di almeno 70 persone che parlano contemporaneamente, si arrabbiano, si lamentano, propongono delle soluzioni e alla fine scherzano. Sei così a contatto con tutti loro che potresti descrivere la persona che hai accanto o che ti precede a seconda di cosa ha mangiato la mattina o la sera o se ha dei problemi dentari o di gastrite . L`ufficio, invece, è una stanza sola con due pc, uno che fa i passaporti di 60 lek e l`altro di 150, dove lavorano solo due donne, barricate a chiave dentro, perché non si sa cosa sarebbe capace di fare la gente che aspetta ore dalle 5 di mattina. Così questo piccolo ufficio è la meta di centinaia di albanesi ogni giorno, giunti da tutto il Paese ma anche da Grecia, Stati Uniti, Italia, proprio per avere il nuovo passaporto.

Ritornando alla dinamica di questa complessa procedura, il vice direttore dell'unità aveva deciso che la mattina si doveva scrivere una lista con i nomi e i numeri, così la gente non era prigioniera di uno spazio angusto per ore. Dopo il grande chiasso, anche se non era di sua competenza, è sceso lui stesso giù tra la gente per scrivere i nomi. Tuttavia, neanche la lista ha funzionato, che viene infatti strappata per motivi di "corruzione", cioè le persone avevano addirittura comprato i posti in fila. Alla fine è stato deciso l'ordine di coda: tutti in fila e in silenzio, altrimenti l'ufficio si fermava. Questa era la minaccia, e il compromesso allo stesso tempo. Sembrava comunque che la cosa funzionasse, ma poi succede l'imprevisto: si rompe il pc, quello dei 110 euro, e si blocca di nuovo tutto, per almeno un'ora. Tutti cominciano a chiedersi il perché, chiamano il vice direttore sommergendolo di domande e suggerimenti. "Perché non è stato predisposto un sistema automatico...perché con così poco personale...perché senza una stanza d`attesa...perché insomma non viene data precedenza a chi ha pagato così tanto?". A tanti interrogativi risponde semplicemente che il comune ha affittato lo spazio alla compagnia Alleat, che è un privato. "Delle condizioni della gente nessuno è responsabile. La Sagem ha vinto l`appalto e lo ha subappaltato alla Alleat che produce e distribuisce - spiega - del resto Fli albanesi sono abituati alle file“, aggiunge.


Verso le 11 la pazienza inizia a diminuire, così la gente si arrabbia a chiama la tv, che arriva subito, registra e se ne va. Il pc per fortuna si aggiusta. Arrivano allora in soccorso le famiglie, anch'esse dall'estero, con una bella carrozzina con bebè che guadagna la precedenza, anche perché "il bebè non può certo stare in fila senza ossigeno": così si aspetta tanto, perché fare la foto al bebè è difficile. Entrano poi in scena le 'truffatrici', quelle che arrivano dopo e dicono "io sono un'impiegata qui", e passano avanti, prendono il passaporto ed escono, evitando tutta la fila. Ecco che la folla si riscalda di nuovo, scatenando il putiferio. Dalle scale in alto qualcuno urla verso i primi della fila: "Tu sei nuovo, non stavi in fila, e non lavori qui“. Quelli che stanno meglio in realtà sono quelli dei 60 lek, perché sono pochissimi e hanno un pc a disposizione. Così appena il malcapitato arriva e cerca d`entrare con una fattura di 60, viene fermato e controllato, altrimenti non può passare. Insomma c'è sempre da superare il controllo per evitare altre furberie . Ma le cose più belle ed indimenticabili, restano le battute spontanee. "Nella mia vita non sono mai stata per così tante ore appiccicata ad un uomo, e poi dicono che noi albanesi non ci vogliamo bene, ecco la prova, stiamo vicini vicini“, afferma una giovane ragazza.


Insomma dopo ore ed ore di caos, cade un silenzio di tomba, per paura che si fermi l'ufficio. Io sono riuscita ad arrivare allo sportello solo verso le tre del pomeriggio. Pochi minuti per fare la foto e prendere le impronte, ad un tempo record, ed eco dall'ufficio, affiancata da un gruppo di 3 persone. Ed è lì che scoppia il delirio, perché mentre cerchiamo di uscire la folla preme per entrare. Per arrivare all'esterno bisognava nuotare nella folla, sospinti dalla gente. Era così nel '90, così nel '98 ed ora anche nel 2010. Ore di fila: questa la tragicommedia albanese. Una perdita di tempo inutile, una fatica disumana, ma d'altro canto resta un punto di ritrovo per gli albanesi che viaggiano in tutto il mondo, e tornano a Tirana raccontando la loro avventura, con l'ironia della sorta di ritrovarsi nella stessa situazione di quando erano partiti.


Alketa Alibali