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04 aprile 2011

L'uomo che balla su un campo minato

Un'intervista di Gjergj Thanasi, giornalista del settimanale d'inchiesta albanese Investigim, per rispondere alle polemiche sollevate all''indomani dell'intervista rilasciata in Albania da Roberto Saviano la Tv Top-Channel (vedi Roberto Saviano: in Albania si acquistano i voti tradotta dall'Osservatorio Italiano, e pubblicata in forma scritta da Balkanweb). Nelle sue parole, spiega come l'analisi di Saviano non corrisponda alla realtà, commettendo per superficialità gravi errori, come quello di paragonare la mafia albanese a quella italiana, o di parlare del Kanun come di un codice mafioso. Il tasto dolente viene però toccato con l'inchiesta sui legami tra il Sigurimi e la Camorra, condotta dallo stesso Thanasi con lo studio dei documenti declassificati, e ripresa senza alcuna citazione da Saviano nella sua intervista, il quale si sbilancia sino ad affermare che gli analisti albanesi avrebbero dovuto studiare tali documenti. Questo singolare caso di plagio è stato ripreso anche dai quotidiani Il Giornale e Libero. Da parte nostra, abbiamo già avuto modo di segnalare questa irregolarità (vedi Il copyright di Saviano), come ha fatto anche lo stesso direttore dell'Investigim Alket Aliu, che nel suo editoriale evidenzia le più plateali contraddizioni ( si veda Investigim: Saviano! Kush është ky? ). Ora invece rimettiamo ai lettori ogni giudizio in merito, fermo restando che non condividiamo la strumentalizzazione che viene fatta da certi personaggi, in nome della lotta alla mafia, per portare avanti la propria propaganda politica anti-governativa. Oltre a danneggiare l'Italia, si tenta di dipingere l'Albania come un Paese corrotto, facendo poi passare questi movimenti dagli slogan internettiani del popolo viola come una possibile "resistenza anti-mafia".

Cosa ha pensato quando ha letto l'intervista?
Che ha fatto una scoperta, che il mondo è tondo e non è piatto

Saviano dice che capire la mafia italiana significa capire la mafia albanese. Lei ritiene che sia giusto creare questo parallelismo e identificare l'una con l'altra?
Assolutamente no. L'Albania non ha una mafia propria, non è basata sul concetto di famiglia, bensì su clan e bande, ben organizzate e ben armate. Sono collegate a uomini politici e deputati, ha quindi dei propri rappresentanti sulla scena politica. In tal senso la criminalità non compra i voti, semplicemente ha dei propri uomini all'interno della politica, non ha bisogno di comprarli se ha in Parlamento un proprio parente o uno stretto collaboratore. La mafia albanese è sicuramente ben organizzata, ma non è strutturata in un sistema gerarchico come quella italiana, non esiste un centro in cui si può identificare un centro di potere. Sono del tutto diverse sia nella configurazione che nel modo di operare.

A tal proposito Saviano parla di "mafie albanesi" che "controllano l`Albania, il Kosovo e il Nord della Macedonia" , qual è invece la sua visione?
Innanzitutto la mafia in Albania non è un 'brand', tale che la base centrale di Tirana crea dei franchising in tutti i Paesi albanofoni, perché nei Balcani ogni regione ha un diverso tipo di struttura mafiosa e soprattutto una diversa specializzazione, che non appartiene allo stesso ceppo per il semplice fatto che possono parlare albanese. Al contrario, le mafie possono essere tra di loro collegate, come anche con quelle di altri Stati, ma resta il fatto che ognuno controlla il proprio territorio e sono a sé stanti. Il modello di mafia italiana è più un concetto globale, mentre quella albanese è fortemente frazionata e differenziata. D'altro canto, chi dall'estero viene in Albania per fare questo genere di business non ha alcun interesse ad avere il controllo del territorio, bensì a cercare un fornitore per singoli affari ed operazione. Per esempio la Camorra potrebbe cercare qui dei buoni kalashnikov , offerto ad un prezzo competitivo nella regione, e con un buon contratto, compreso di assicurazione nel trasporto e trasbordo.
Saviano parla dell'esistenza di 'Famiglie di Tirana' come possibili controparti di un imprenditore che intende entrare sul mercato albanese, ma non cita nessun nome. Anche io posso tranquillamente affermare che esistono delle famiglie a Napoli o a Palermo che mi potrebbero chiedere dei soldi se voglio creare un'impresa lì. Ho letto dei libri, ho visto dei documentari, ho assistito a delle conferenze, ma come posso affermarlo con certezza non conoscendo quel contesto. Se ne è a conoscenza perché non dice chi sono, oppure chi indaga su di loro, quali sono le inchieste in corso o i personaggi che possono essere coinvolti?

Lei è l'autore dell'inchiesta sui legami tra Sigurimi e Camorra. Come ha reagito all'analisi che ha fatto Saviano su questo argomento?
Da come ne ha parlato posso dire con certezza che non ha alcuna cognizione di causa su quel tema, avrà parlato per 'sentito dire' oppure lo ha letto su internet, perché l'inchiesta di Investigim è stata ripresa e tradotta dall'Osservatorio Italiano. Se ha copiato, ha copiato anche male, perché cita dei dettagli di cui non ne sono a conoscenza, che forse gli ha riferito qualche sua fonte. Non è assolutamente vero che la Camorra pagava con pesetas, il Sigurimi chiedeva ed utilizzava con rigore tre monete, ossia il dollaro, il franco svizzero e la lira, che allora erano le valute più accreditate e accettate nella regione. Il franco era per le piccole transazioni , come per comprare cibo, acqua o gasolio per le navi, mentre la lira per le somme e gli affari più grandi. A parte questo, non credo comunque che abbia visto i documenti, perché quelli sono custoditi nell'Archivio di Stato e si possono consultare dietro autorizzazione. Sulle attività della polizia segreta comunista esistono migliaia di documenti, io ne ho sfogliati alcune centinaia e ho trovato di tutto, dalle informazioni irrilevanti agli scoop di grande impatto, tra cui il traffico di armi ma anche il traffico di sigarette con il Montenegro, o il caso dei Fratelli Popa.

Qual è il suo parere in riferimento ai business dei rifiuti e del cemento?
Anche in questo non leggo nulla di nuovo, un semplice riciclo di cose che lui già dice in Italia, e trasla per similitudine in Albania. Le infiltrazioni mafiose nel business del cemento e dell'edilizia non è nulla di nuovo, anche perché esso rappresenta uno dei più redditizi. Per quanto riguarda i rifiuti, il progetto dell'importazione dall'immondizia dall'estero risale al 2004 con il Governo Nano, che allora preparò tutto il corpo di leggi e protocolli per la creazione di discariche e la costruzione di incerinitori. Lo stesso progetto viene lanciato dal Governo Berisha che, nel tentativo di trasformare l'Albania in un piccolo "gigante della produzione di elettricità", è già passato dalle discariche ai termovalorizzatori "per fare energia dai rifiuti". Dirò di più, nel 1991 - ossia negli anni di transizione dal comunismo al pluralismo - attraverso la ferrovia che giungeva dal Montenegro, dalla Germania dell'Est arrivarono dei massicci carichi di pesticidi, che dovevano così essere stoccate in Albania. Come si può notare, non è la prima volta che si tenta di trasformare l'Albania in una pattumiera.

Secondo Saviano, un punto di contatto tra la mafia albanese e quella italiana è l'adozione delle regole del Kanun. Qual è il suo parere?
Non è assolutamente vero, per il semplice fatto che il Kanun non è un codice mafioso, ma un codice civile, una Costituzione, di tipo medievale ma pur sempre una Costituzione. Per la maggior parte è stato tramando oralmente, e le tracce scritte più autorevoli sono quelle riportate da un prete cattolico, ma sono in Geg antico, che è la lingua della regione del Nord, ed è quindi molto difficile da capire persino per un albanese con un ampio vocabolario. In realtà, è un testo che può essere studiato da un costituzionalista, perché al suo interno sono contenute nozioni e norme relative al diritto della famiglia, al diritto commerciale. Contiene per esempio la procedura per il matrimonio e i doveri dei coniugi, le regole che devono osservare i mercanti, le sanzioni per chi uccide decretate sulla base della vendetta. Il Kanun era la Costituzione medievale delle regioni dell'Albania, tramandato sino ai nostri giorni e in alcuni casi ancora osservato.

Come risponde allora al suo invito rivolto agli albanesi a sfogliare quei documenti o a scendere in piazza a manifestare?
Rispondo che semplicemente è venuto in Albania a fare il maestro di prima elementare a degli alunni che sono già in quinta. Avrà pensato di trovare qui persone che non sanno fare giornalismo, che non sanno come combattere la criminalità e le strutture di potere. Ricordo che negli anni '50 dei professori sovietici spiegarono a mio padre come organizzarsi, come fare la lotta di classe, come preparare la propaganda e le riunioni, come scrivere i testi e il materiale da diffondere. Ecco lui ha fatto oggi ciò che allora fecero i sovietici, nulla è cambiato. Voglio però ricordare al Signor Saviano che il popolo albanese ha davvero fatto la rivoluzione, è sceso in piazza e ha abbattuto il regime comunista con le sole proprie forze, per avere il pluralismo e la democrazia. Io stesso sono stato arrestato il 15 dicembre del 1990 dalla polizia del regime perché ho partecipato ad una manifestazione non autorizzata. Gli albanesi sanno protestare, anzi proprio lo scorso 21 gennaio vi è stata una grande manifestazione con 4 morti e decine di feriti. Come vede, il nostro popolo non ha bisogno di incentivi,ha dei forti ideali in cui crede fermamente.

Lei condivide questa immagine descritta da Saviano di "Albania criminale e corrotta"?
L'Albania, dopo la caduta del Comunismo, era un Paese pulito, non conosceva la mafia, perché era sottoposta ad un regime di controllo durissimo, e l'unica criminalità era quella che faceva la polizia segreta, condannando invece il contrabbando di 'fagioli o stoffe'. È stato invece l'Occidente a corrompere l'Albania, chiedendole di fare spesso il lavoro sporco di tanti affari. L'Italia ci ha aiutato e continua a farlo, anche quando ha per Primo Ministro un cavaliere donnaiolo che considera le donne albanesi che se fossero tutte ‘Ruby ruba cuori’, e davvero non capisco perché un tale attacco giunge proprio in un momento così delicato per questo Paese. Un messaggio "Albania corrotta" ci danneggia tanto, e detto attraverso un personaggio così famoso sulla scena internazionale fa ancora più male. Non possiamo dire che noi albanesi amiamo l’Italia, semplicemente posso ripetere ciò che mio padre diceva degli italiani della seconda guerra mondiale: italiani brava gente. Io ricordo il contingente Pelikan 1991-1993. I militari italiani veramente erano brava gente, dal Generale Ciacci o il Generale Quintana, al Tenente Moglie o il Caporale Quattrocchi. Insieme con gli americani, i turchi e i tedeschi, gli italiani hanno contribuito affinchè l’Albania non diventasse un’altra Abissinia con persone che morivano di fame. Il Contigente Pelikan era un esercito veramente speciale senza fucili o carri armati, ma munito di autocarri pieni di farina, olio, riso, zucchero, pasta e fagioli. Un esercito che invece di combatere un nemico inesistente combatteva la fame di un popolo uscito malconcio da 45 anni di comunismo.