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09 giugno 2011

L'Olanda ricatta la Serbia e nasconde la sua colpa su Srebrenica


Banja Luka - Dopo l'arresto del Generale Ratko Mladic, per la Serbia sembra apparentemente aprirsi una porta verso l'adesione all'Unione Europea, dietro il plauso della Comunità Internazionale. Eppure l'Olanda pone un ulteriore dubbio alla "sincera e reale cooperazione della Serbia con il Tribunale dell'Aja", fermando ancora una volta la ratifica dell'ASA con Belgrado. L'opposizione dei Paesi Bassi non è propriamente un esempio di 'correttezza verso la giustizia', bensì il sintomo della grande paura che la Serbia non si faccia totalmente carico delle responsabilità dei crimini di Srebrenica, lasciando così aperto quel file irrisolto, che la vede irreparabilmente coinvolta. Per tale motivo non solo difende e promuove l'autorità politica del capo procuratore del Tribunale dell'Aja, ma investe in 'nuovi progetti' per garantire la nuova era post-ICTY mediante la formazione della cosiddetta Commissione per i crimini di guerra REKOM. Infatti il Governo olandese è il primo finanziatore della Rekom, accanto poi alle fondazioni Rokfeller e Soros, appartenenti a quella lobby di filantropi che in realtà hanno distrutto intere economie e popoli con le loro speculazioni spregiudicate.

Ci chiediamo quindi come sia possibile che il Tribunale dell'Aja possa giudicare il generale Rakto Mladic, ma non indaghi il ruolo dei caschi blu olandesi, guidati dal Generale Tom Karremans che incontrò Mladic nel villaggio di Potocari, a circa 5 km da Srebrenica, il 12 luglio del 1995. Ciò che fu detto a quell'incontro è molto importante per capire la verità degli eventi di quella enclave, ma soprattutto la grande responsabilità dell'ONU e della Comunità Internazionale, che non fece nulla per impedire che vi fossero delle vittime, ma anzi creò le condizioni perchè l'esercito di Mladic si trovasse lì in quel momento, per poter essere definito colpevole di una strage. Mladic infatti incontra Karremans e gli chiede perchè avesse attaccato il suo esercito in assenza di una manovra offensiva, ma soprattutto chi abbia armato i civili musulmani dell'enclave di Srebrenica. Con lo sguardo basso il Generale Karremans non risponde, e dopo varie versioni ammette che 'altri' hanno preso tale decisione. L'esercito olandese infatti armò i civili per far fronte all'esercito della Republika Srpska, mentre precedentemente era stato raggiunto l'accordo per lo scambio delle enclavi senza alcuna guerriglia. A Srebrenica intanto avevano ammassato una grande quantità di civili che sotto gli occhi dei soldati dell'ONU da circa 4 mesi morivano di fame, senza che nessuno muovesse un dito. Dopo aver perso il controllo della situazione, il Generale Karremans si rivolge a Mladic e chiede un incontro perchè fornisse al suo esercito cibo e acqua, nonchè lo aiutasse a trasportare i civili, fornisse denaro, benzina e autobus.


"L'Olanda e l'ONU hanno permesso tutto questo e oggi sono i primi a finanziare la Rekom, cercando di riscrivere la storia ma soprattutto di nascondere che le grandi responsabilità in questo crimine. E' scattato così il ricatto, cercando di far accettare la Rekom come un'istituzione per salvaguardare la sua immagine", afferma Michele Altamura, direttore dell'Osservatorio Italiano. "Dalle Antille agli spacciatori di droga: è questa la terra che ha fatto dei traffici un prodotto interno lordo. Venditori di storie e di illusioni, che Soros invece chiama Filantropia", aggiunge. Srebrenica - secondo le sue parole - è una continua mercificazione delle vittime, gettata nelle mani di ONG nate durante la guerra, e oggi per non morire continuano a fomentare odio e vendetta per stragi e genocidi "mediatici". A trarne un profitto sono solo ed unicamente delle lobbies affaristiche, promotori dell'era della Green Energy e delle speculazioni della Nuova Europa ancora lontana da Bruxelles. "I politici locali, dal canto loro, non fanno altro che ripetere sempre le stesse cose, perchè sono personaggi vuoti, pieni di debiti e non hanno nessun'altra alternativa al mettersi sotto l'ombrello della Comunità Internazionale. A questo siamo giunti dopo 15 anni di supervisione degli internazionali, quelle 'menti raffinatissime' - ad usare le parole di Giovanni Falcone - che oggi costituiscono la vera mafia", conclude Altamura.