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05 luglio 2011

I processi a L'Aja: una fabbrica di kamikaze


L'Aja - Mostrato come un trofeo e deriso con disprezzo dai media internazionali. Così si chiude lo spettacolo della seconda udienza del processo dinanzi al Tribunale dell'Aja contro l'ex Generale Ratko Mladic, espulso dall'Aula con superbia e indifferenza, senza notare di avere dinanzi a sé un uomo malato, che non è in grado di difendersi o di affrontare in maniera lucida le discussioni. Che democrazia è quella che permette dall'umiliazione di un uomo anziano e malato, non più in possesso delle proprie facoltà mentali, lasciando che i media infieriscano in maniera brutale. "Lo show di Mladic in aula" scrive Repubblica, "Mladic: disturba e si rifiuta di rispondere" titola l'Agenzia ASCA, "Mladic sprezzante a Corte Aja" afferma Libero-News: mettono così Mladic sulla forca, dimenticando però affiancare al banco degli imputati quel esercito ONU che ha occultato la verità sullo scontro di Srebrenica. Trasmettendo in tutto il mondo una simile farsa non si vuole altro che dimostrare che i milioni di dollari stanziati per le ricerche e i processi di crimini di guerra hanno infine portato alla 'giustizia'. Ci chiediamo allora perchè il processo agli imputati dell'11 Settembre non è stato mondato lo stesso spettacolo mediatico internazionale, come se fosse stato secretato. La giustizia nei Balcani e la condanna della Serbia non ha forse lo stesso valore del 'trionfo' della lotta al terrorismo?

E' questo il clima della disinformazione, che fa da anti-camera alle strategie di destabilizzazione, innescatesi con il fallimento delle campagne mediatiche di diffamazione e criminalizzazione. I popoli dei Balcani sono stanchi delle petizioni e delle ONG che 'lottano per crimini di guerra', non credono più alle storie delle madri di Srebrenica, non credono più a personaggi come Natasha Kandic, né nella giustizia dell'Aja, dinanzi alla quale solo i Governi si piegano perchè tengono di più all'integrazione e allo sviluppo, piuttosto che all'orgoglio nazionalista. Scatta tuttavia una nuova fase, quella in cui l'umiliazione di un ideale e l'offesa del sacrificio di vite umane può diventare una "fabbrica di kamilaze". Viviamo in tempi in cui ogni manifestazione diviene occasione per scatenare una guerriglia urbana, all'interno delle quali si infiltrano mercenari che non hanno nulla a che fare con i movimenti 'no-global'. La guerra occidentale è quella delle periferie, delle banlieuex, dei presidi. Al contrario quella balcanica si annida e verrà scatenata quando il fallimento della comunità internazionale diventerà evidente.