Motore di ricerca

11 luglio 2016

Le vie di Damasco sono infinite: “carta italiana” per la Siria

Hanno avuto inizio, sotto l’egida dell’Italia, i negoziati per la normalizzazione dei rapporti tra la Siria e l’Europa. A far trapelare la notizia sono stati alcuni media arabi - in particolare il quotidiano di Beirut Assafir, l’Agenzia iraniana Press Tv e alcuni media del Golfo come Al Watan Al Arabi (fondato a Parigi)  – annunciando così la visita a Damasco, lo scorso fine settimana, del capo dell’AISE, il Generale Alberto Manenti, preceduta dalla visita della scorsa settimana a Roma del politico siriano, Mohammed Dib Zaitoun. Tali incontri rientrano nell’ambito di una trattativa riservata esistente tra i servizi segreti italiani e quelli siriani, per rafforzare la cooperazione nel comparto della sicurezza e per intavolare un dialogo sull’embargo diplomatico contro Damasco, a fronte del quale l’Italia avrebbe promesso di tentare di aprire un corridoio di dialogo all’interno dell’Unione Europea, assumendo così una posizione a favore di una soluzione politica siriana. Le stesse fonti parlano della possibilità che la controparte italiana, dietro il consenso dell’amministrazione statunitense, possa acquisire un ruolo nell’opera diplomatica di trasferire la questione siriana all’interno dell’UE, nonostante l’opposizione della Francia. Un dettaglio questo che viene rimarcato dallo stesso quotidiano di Beirut, ricordando che già in passato, Parigi ha cercato di fermare l’inizio delle trattative tra la diplomazia siriana e un altro Stato europeo, la Spagna. Sembrerebbe, però, che la situazione sia in parte cambiata e che Roma potrebbe costituire una tappa importante per dare alla Siria una via di uscita.

Tale notizia ha tuttavia turbato alcuni media ed osservatori, soprattutto italiani e francesi, che nel riportare l’informazione lanciata dai media arabi, ne hanno trasformato il significato, lanciando l’allarme sull’esistenza di una trattativa tra lo Stato italiano e un “regime criminale”.  Vi sono stati media, come il Gulf News, che addirittura hanno affermato che il Generale Manenti avrebbe incontrato Assad, informazione del tutto infondata e tra l’altro non contenuta nelle fonti arabe e persiane sopracitate. La notizia è stata accolta dai media italiani, in particolar modo da alcuni commentatori, con grande stupore, accentuata da toni polemici e sensazionalistici, allo scopo di creare clamore, ma anche di screditare ogni tentativo di dialogo. In realtà, l’esistenza di trattative tra il Governo siriano e gli Stati occidentali è nota da tempo tra gli addetti ai lavori, considerando che gli stessi Stati Uniti hanno tentato un approccio con Damasco, attraverso un incontro in Cisgiordania. Inoltre, lo scorso aprile,  il Vice Ministro degli Esteri siriano Fayssal Mekdad ha incontrato il suo omologo ceco a Praga, mentre i servizi di sicurezza siriani da tempo intrattengono una cooperazione con le autorità del Belgio e della Germania. Per cui, il cammino intrapreso dall’Italia è stato solcato da tempo dai Paesi Occidentali, che cercano un riavvicinamento, pur essendo consapevoli di non essere più credibili e affidabili per Damasco.

A tal proposito, sarebbe bene ricostruire la memoria del caso siriano, per il quale la Francia e l’Inghilterra hanno mani sporche di sangue. Per coprire la propria responsabilità nell’aver sostenuto le frange estremiste dei ribelli siriani contro Assad, hanno tentato di porre sotto la “propria egida” le trattative per la soluzione politica della Siria. Come non dimenticare le crociate “filosofiche” condotte da Bernard Levy per il popolo siriano, per poi sbarcare in Libia e in Ucraina, ora invece attivo in Kurdistan e nella Kabilia. Ovunque sia andato, questo fantomatico filantropo sponsorizzato dalla Finanza Internazionale, ha portato guerra e distruzione, in nome di una democrazia europea, di cui ha usurpato il nome e la storia. Esemplare è stata l’opera di Bernard Henri Levy in Libia, per la quale dovrà rispondere anche l’ex Presidente Nicolas Sarkozy, la cui amministrazione si è macchiata di gravi crimini, come quello del Caso Pierre Marziali, messo tutto a tacere. Che dire poi dei Lord di Londra,  o dell’illustre  Tony Blair, che grazie alle sue società di consulenza è divenuto milionario, al prezzo della guerra in Iraq e della distruzione della Siria.  Tali personaggi sono ormai impresentabili,  ben noti presso i Governi del Medio Oriente o del Nord Africa, ed in alcuni di essi la loro presenza è persino “non gradita”.   Per anni gli Stati europei hanno condotto una politica al servizio degli interessi dei gruppi della Finanza Internazionale, utilizzando personaggi e improbabili politici come pedine da scacchiera. Il disastro della Siria, e poi della Libia, ha portato alla luce la disinformazione dei media allineati, nonché la manipolazione fatta per coprire l’assurda complicità con le forze ribelli per abbattere Assad, prendendo così una piega ineluttabile.  La Francia e l’Inghilterra hanno deliberatamente mentito all’ONU e ai propri alleati, per poi creare delle esagerazioni mediatiche e rapporti di intelligence, rivelatisi puntualmente falsi.

Non contente, nonostante il loro fallimento a Tripoli e Bengasi,  hanno cercato di mantenere la  leadership nella guerra al terrorismo internazionale, cambiando improvvisamente fronte e cominciando a bombardare le posizione dell’ISIS all’interno del territorio siriano. Contestualmente, pretendevano di estendere la loro missione militare anche in Libia, alimentando una campagna mediatica pro-intervento, foraggiata da fantomatici “Report di intelligence”,  sulla presenza di oltre 6 mila o 8 mila unità ISIS concentrati sulle coste libiche, al confine con l’Italia. Peccato che quando le truppe libiche sono entrate a Sirte, hanno trovato solo alcune centinaia di combattenti, la maggior parte dei quali fuggita attraverso il deserto o il mare. E’ stato allora che la NATO, con il consenso degli Stati Uniti, ha deciso di modificare la propria strategia, di archiviare l’intervento militare e di conferire all’Italia il comando delle operazioni a largo delle coste libiche, rimettendo all’UE la sua gestione. In tal senso, con un’unica decisione è stato posto un limite alla libertà di azione della Francia e dell’Inghilterra nel Mediterraneo. Un’identica strategia,  potrebbe interessare anche la Siria, nella consapevolezza che gli intermediari della diplomazia francese, inglese e statunitense non hanno più credito a Damasco, come non ce l’hanno in Egitto, in Algeria o in Libia.  Occorrono nuove strade, e nuovi approcci ed un punto di riferimento all’interno del Mediterraneo.

A dispetto dei tanti detrattori che gettano ombra sul ruolo dell’Italia, è innegabile che abbia conservato una certa entratura e dei canali di comunicazione, nonostante il conflitto. Canali che sono stati riattivati, una volta che si sono create le condizioni presso la Comunità Internazionale,  mettendo da parte i passi falsi di Francia e Inghilterra. Ed infatti, per intraprendere una trattativa seria, sono necessarie delle “intelligenze”, non  “attori da baraccone”.   Questo è il quadro su cui ci muoviamo, mentre il resto sono solo chiacchiere da “bar”, che lasciano il tempo che trovano. I vari opinionisti possono riempire le loro colonne all’infinito, per cercare un po’ di gloria con la speculazione, ma i fatti sono altri e viaggiano a grandi livelli,  ben lontani dalle elucubrazioni del “ferragosto italiano”.