Motore di ricerca

Visualizzazione post con etichetta SIS. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SIS. Mostra tutti i post

18 giugno 2008

Presto l'immigrazione certificata UE


Il "decreto sicurezza" sbarca in Senato dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, per esaminare misure urgenti predisposte dal Governo in materia di sicurezza pubblica e le nuove norme per contrastare l'immigrazione clandestina. Il corpo di leggi, accolto da polemiche e forti attacchi, va a colpire una sfera sociale dell’opinione pubblica molto delicata quale la "percezione della sicurezza" e per tale motivo l’attuazione di questo tipo di norme è vitale per la stabilità dell’ordine pubblico della nostra società.

L’introduzione del reato di clandestinità rappresenta un duro colpo per il nostro tessuto sociale, considerando che allo stato attuale l’Italia non sarebbe mai in grado di "punire" l’immigrazione regolare e né potrebbe farlo perché significherebbe condannare persone innocenti, entrando poi nella difficile problematica del "rispetto dei diritti dei rifugiati", nel "diritto di asilo" e nella "violazione di diritti fondamentali dell’uomo". Se si arriverà al punto di parlare di immigrazione clandestina sarà perché occorrerà infliggere un sistema di controllo talmente preciso ed onnipresente, da imporre il completo tracciamento dei movimenti dei cittadini. Ecco perché si inserisce a questo punto la Commissione Europea, che risponde all’emergenza creata dalla suggestione di massa, affermando che "l'Europa ha bisogno di una politica d'immigrazione comune", e che "la clandestinità tollerata o ammessa non è un buon segnale per nessun cittadino europeo", come sostiene il Vice Presidente della Commissione europea e Commissario alla Giustizia, libertà e sicurezza Jacques Barrot (nella foto) durante la presentazione del pacchetto su asilo e immigrazione che saranno sottoposte alla valutazione del Consiglio Europeo. Si prepara dunque la "certificazione" del programma sull'immigrazione che disciplinerà sia i rapporti con Paesi terzi che con quelli comunitari, senza escludere, tra l’altro, il reato di clandestinità.

Il Commissario Barrot così fissa le linee guida, che vanno oltre i semplici accordi bilaterali sul movimento dei cittadini esteri, e impone regole chiare ma soprattutto omogenee tra i Paesi membri. Si parla dunque di "gestione integrata delle frontiere" , di "intensificazione della lotta all'immigrazione illegale" e "lotta alla tratta di persone", nonché di un corpo di leggi che farà dell’Europa un unico corpo per controllare le frontiere interne e politiche nazionali di immigrazione. L’Europa agirà anche sul diritto di asilo, e su questo pretende l’omogeneizzazione dei testi normativi ma soprattutto l’istituzione di un'agenzia europea di sostegno per l'asilo che fornisca le informazioni sui Paesi d'origine delle persone che chiedono l'asilo. Decisioni che vanno a toccare anche il passaggio dal SIS-I (Schengen Information System) al SIS II che prevede l’approfondimento delle procedure di raccolta dei dati mediante sistemi biometrici, e il rafforzamento dei controlli delle frontiere. L’Agenzia FRONTEX, che ora coordina le squadre nazionali di sorveglianza, sarà dotata di maggiori poteri, nonché di uffici regionali di fonti di finanziamento diretti, con la possibilità di intervenire nei rapporti con i paesi terzi. Verrà implementato a tutti gli effetti il regime di vist0 elettronico che garantisce maggiore efficienza nella raccolta dei dati sui movimenti e permette un efficace intervento delle forze nazionali.

Sarà dunque l’Unione Europea la regista della regolamentazione dell’immigrazione, così pure della disciplina dei rapporti dei cittadini comunitari, e, dopo aver condannato le misure degli Stati Nazionali, potrebbe arrivare al punto di imporre essa stessa il reato di clandestinità.
Tale eventualità sarà sempre più vicina considerando che l’Europa, così come fece a suo tempo il grande Impero Romano e come oggi fanno gli Stati Uniti, arriverà ad una massima espansione e poi chiuderà i propri confini stabilendo rigidi controlli sulla circolazione dei cittadini. Oggi stiamo vivendo quella fase di "condono" dell’adesione alla Comunità Europea, in cui il processo di allargamento va avanti in maniera arrestabile ma si pone sempre in maniera differente rispetto ai nuovi candidati. Basti pensare che per i Balcani Occidentali è stato elaborato un accordo di stabilizzazione e di associazione definito di terza generazione, che non ha come fase successiva obbligatoria la candidatura a Stato membro, ma l’ulteriore approvazione da parte degli Stati membri. Probabilmente per gli Stati del mediterraneo e prossimi al Caucaso si faranno nuove regole di adesione e di collaborazione, tale che l’Unione Europea diventa stratificata ma sempre notevolmente accentrata nelle mani della Commissione, dei burocrati e dei comitati di esperti. A ricordare la vera natura dell’Europa è stato solo il Senatore a vita Francesco Cossiga, che nella sua intervista ricorda le parole del Cancelliere socialdemocratico tedesco Schmidt che riprese l'allora Presidente della Commissione dicendo: "Stia zitto lei, che è il primo dei nostri impiegati". L’ex Presidente Cossiga, analizzando il no di Lisbona, spiega proprio che l’Europa che abbiamo creato non è quella che i cittadini si aspettavo, e che degli atti notevolmente tecnici, tra l’altro non sottoposti al veto dei cittadini, ci impongono di rinunciare a parti molto importanti della nostra sovranità.

29 maggio 2008

L'Europa caccia gli immigrati e alza il muro di Schengen


Assistiamo in Europa alla crescita esponenziale dell’ostilità nei confronti dell’immigrati e il contestuale diffondersi di movimenti estremisti. Sintomi questi di un vero e proprio problema sociale, sintomo della grave instabilità della nuova Unione Europea che si va formando. Intanto il Consiglio dei Ministri italiano istituisce la Banca del DNA e il reato di clandestinità, definito come unico deterrente della criminalità e dell'immigrazione clandestina.

Ciò a cui stiamo assistendo in Europa, con la crescita dell’ostilità nei confronti dell’immigrati e il contestuale diffondersi di movimenti estremisti, comincia ad assumere le sembianze di un vero e proprio problema sociale, sintomo della grave instabilità della nuova Unione Europea che si va formando. Sono sempre più numerosi infatti i fenomeni di violenza e di intolleranza verso le comunità di immigrati, che ancora vivono nella clandestinità e nella precarietà, assolutamente invisibili rispetto alla legge e ai diritti. I "sans papiers" oggi rischiano di divenire abusivi, nonché oggetto di ogni più assurda rivendicazione da parte dei cittadini europei, che si sentono gli unici legittimati ad avere determinate prerogative, riversando poi, in strane frange estremiste, il loro più profondo malessere. La comunicazione, in questo caso, non è di grande aiuto, anzi amplifica e classifica ogni singolo episodio come una deriva dei movimenti neo-fascisti o anti-fascisti, divenuti i nuovi protagonisti di una guerriglia cittadina che serve gli interessi dei poteri forti.

Infatti, a profittare di questo stato di inquietudine e di rancore latente, sono proprio quelle forze politiche ed economiche che premono verso l’istituzione di un regime di controllo sulla base del DNA che riesca a monitorare il movimento e le attività dei cittadini europei. Basti prendere come riferimento il cosiddetto pacchetto sicurezza del Consiglio dei ministri italiano che, nella sua versione rettificata, pone delle norme più restrittive sull’istituzione della Banca del DNA, con l’approvazione del disegno di legge grazie al quale l'Italia aderisce al Trattato di Prum. È chiaro dunque che, finalmente, sono riusciti in quell’intento che si era già prefisso il precedente Governo, con il decreto sicurezza di Mastella. Accanto a tale decisione, si pone il delineamento del reato di clandestinità, stabilendo che "lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni di legge è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni". Una norma dunque che impone una pena per chi si introduce nel territorio italiano in maniera clandestina, magari attraverso corrieri di schiavitù con la compiacenza di ambasciate e consolati, perché vi sono, probabilmente, delle società che fanno richiesta di una determinata forza lavoro. Spesso infatti gli emigrati vengono strumentalizzati per mantenere bassi i salari dei lavoratori italiani. Ed è davvero assurdo che, a causa dell’inefficienza dei controlli delle frontiere o dei crimini compiuti da personale diplomatico o delle intelligence, persone inermi e spesso apolidi debbano pagare con il carcere una colpa che non hanno. Anche loro, in realtà, sono vittime del nostro sistema che considera tali eventi come "danni collaterali". Lo Stato, infatti, è in grado di controllare le coste e le frontiere, perchè se non lo fosse allora non sarebbe un’autorità sovrana e uno dei più importanti Paesi Europei, essendo dunque dotato di tecnologie che monitorano tutto il Mediterraneo. In altre parole, se vi è immigrazione clandestina è perchè questa, in un certo senso, è prevista e voluta, ma non può essere riconosciuta come tale dalle Autorità che altrimenti dovrebbero punire gli stessi funzionari delle forze dell’ordine e della diplomazia. Si dovrebbe anche confessare come le falsi missioni di controllo del territorio estero si traducano in un ricatto vero e proprio nei confronti di quello Stato.

Si è preferito invece passare alle misure drastiche cacciando dagli stati europei, come Francia, Grecia e la stessa Italia gli emigranti, che stanno oggi ponendo in essere maniera subdole e sottili. La propaganda mediatica, le notizie di cronaca, gli scontri cittadini sono l’humus perfetto in cui si può piantare il seme della xenofobia, dell’intolleranza. Le frustrazioni sociali si stanno riversando su una classe di persone in tutto e per tutto inerme, che è costretta a maggiori sacrifici per ottenere uguali, se non inferiori, diritti civici. Si sta così ripetendo le vecchia storia degli emigranti del Sud Italia che cercavano fortuna al Nord Italia, in Germania o in Belgio, dove venivano emarginati e umiliati, per essere spesso cacciati brutalmente perchè accusati di provocare povertà o disoccupazione. A distanza di anni gli Italiani di sentono fautori dello sviluppo e della crescita dei Paesi che li hanno ospitati, ma cosa dovranno dire gli immigrati dell’Italia? Anch’essi si sentiranno gli artefici del mancato fallimento dell’Europa, che "non era in grado di far produrre le proprie imprese, di coltivare i propri terreni, di costruire le proprie case, ma pretendeva di colonizzare i Paesi non-europeizzati". Questo è il triste fallimento dell’Europa fatta di " libertà di movimento di persone, di merci e di capitali" per costruire il mercato unico europeo. Continua ad espandersi ad Est e a Sud del Mediterraneo, ma non sa garantire sicurezza e diritti ai cittadini che scelgono la libertà di movimento come strumento per migliorare la propria situazione economica. Si è costruita l’Europa intorno al "muro di Schengen" , questa è la verità.

19 dicembre 2007

Decreto flussi: la legalizzazione della tratta degli immigrati


Quello di oggi è stato il secondo "click day" del decreto flussi, realizzando un altro record di richieste telematiche inoltrate al cervellone del Viminale. Migliaia di moduli sono stati registrati in tempo reale dalla grande Banca Dati del Ministro degli Interni per ottenere uno dei 170 mila ingressi asseganti dal decreto flussi 2007, ai lavoratori extracomunitari provenienti dai Paesi con cui l’Italia ha sottoscritto accordi bilaterali.
Stando ai risultati del Ministero dell'Interno, il sistema informatico del Ministero dell’Interno nella giornata di oggi ha ricevuto 136.567 domande per i nulla osta, che si aggiungono ai 352.955 richieste giunte nella giornata del 15 dicembre. Una vera partecipazione di massa che ha movimentato Associazioni, Patronati e migliaia di singoli individui per entrare a far parte della lista privilegiata redatta dal Ministero per la regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari. È stata definita come singolare gara per l'assegnazione di posti di lavoro, ma si è rivelata una lotteria, una scommessa, affidando al caso la possibilità di entrare nelle liste. Il Viminale ha infatti sottolineato che non esiste alcuna corsia preferenziale per l'invio delle domande, seguendo il criterio cronologico in base alla data di arrivo delle domande. Per cui, qualora alcune domande siano contestuali, avverrà un inserimento a pettine, ossia in base allo spazio disponibile in quell'istante. Per tale motivo, sono già pronti i ricorsi dei patronati e delle associazioni contro il Governo italiano per contestare l'esclusione dal database, con il rischio che l'efficiente macchina del Viminale si riveli una grande truffa.

Le procedure stabilite e i limiti del sistema informatico non sono tuttavia gli unici problemi che il progetto del Ministero degli Interni può generare. La gara indetta per la pianificazione dei flussi di migrazione, potrebbe infatti rivelarsi un piano del Governo per schedare e tracciare tutti gli immigrati che non hanno un permesso di soggiorno, creando così un database contenente tutte le informazioni degli immigrati che si trovano adesso sul suolo italiano e che potrebbero entrare come regolari. Tale tecnica viene infatti spesso usata per tracciare sul web crimini di pedofilia e pirateria, utilizzando dei sistemi elettronici che fanno da specchio e permettono di acquisire i dati degli utenti. Non è da escludere che questo sia un tentativo dello Stato per monitorare lo stato attuale di lavoratori extracomunitari senza permesso di soggiorno, mediante una procedura immediata e non eccessivamente dispendiosa. Tali operazioni in grande stile sono studiate e programmate per raggiungere obiettivi molto più importanti e profondi di quelli sono apparentemente dichiarati. Lo Stato italiano può dare così prova di fornire un'assistenza agli immigrati e al mercato del lavoro, mentre i Paesi di origine possono utilizzare tale iniziative come propaganda. Occorre considerare che chi aderisce a tali iniziative, sono per la maggior parte persone che sono disposte a fare un viaggio clandestino pur di raggiungere quel "paradiso" che hanno visto in televisione. Abbandonano la propria vita, vendono la casa per poi giungere in Italia, dove saranno così derubati di ogni loro avere.

In realtà, nessuno saprà mai quante domande saranno realmente prese in considerazione: la telematica è qualcosa di veramente astratto. Mentre tutti inseriranno i propri "veri" dati, nella speranza di vedersi attribuire un posto di lavoro regolare e ottenere un permesso di soggiorno, lo Stato registrerà le loro posizioni acquisendo dati sensibili e personali, molto difficili da reperire considerando che si tratta di popolazioni che non sono state ancora schedate dal sistema di informazione europeo. Dai dati anagrafici, a quelli professionali, sino a quelli sui loro movimenti, i loro interessi, realizzando così un controllo totale su una classe di persone che, sino ad oggi, sono state completamente all'oscuro dei sistemi di tracciamento.
È chiaro che chi cerca lavoro compila tale modulo di richiesta, ha un'istruzione media, e cerca di ottenere un onesto permesso di soggiorno, cosa che non può dirsi per criminali e trafficanti, che resteranno sempre invisibili a questi controlli. I dati raccolti verranno successivamente utilizzati come strumento per il controllo e la sicurezza, fungendo da archivio di riferimento per confrontare i dati di coloro che saranno eventualmente arrestati o fermati. Il decreto flussi rientra così nei progetti di lotta al terrorismo programmati da direttive europee e internazionali, volti a costruire in maniera legale dei database che, opportunamente classificati mediante delle categorie, saranno un'arma per controllare le masse e velocizzare le procedure di ricerca e di arresto. Dunque, un progetto volto a fornire maggiori opportunità e certezze agli immigrati, nonché alle stesse imprese italiane, si rivela un'arma a doppio taglio, da utilizzare contro gli stessi clandestini qualora venissero violate le regole. Infatti, così facendo lo Stato ha la possibilità di espellere più facilmente le persone e importare nuova manodopera a basso costo in maniera clandestina, senza che tuttavia nessuno se ne accorga. Per cui sebbene da un lato si combatte per garantire la sicurezza dello Stato, dall'altro si perfeziona ancora di più la truffa ai danni degli emigranti extracomunitari. Il crimine sta proprio nel riuscire a controllare maggiormente la clandestinità da parte dello Stato, senza fermarla mai: coloro che saranno espulsi, o decideranno di lasciare l'Italia, verranno sostituiti con nuovi flussi. Dal sistema piramidale partirà la direttiva di effettuare una retata e controllare le zone frequentate da clandestini, e in un solo giorno potrebbero essere espulsi, per esempio, anche 8800 clandestini - uno per ogni comune che ha accettato la sua assunzione - mentre altri 8800 potrebbero essere pronti a sbarcare sulle nostre cose. Un perfetto coordinamento che consentirà di rendere il mercato del lavoro degli immigrati extracomunitari assolutamente flessibile, senza che lo Stato sia costretto ad offrire cittadinanza o pensionamento. Tutto questo è controllato dal Sic, un sistema che controlla i piani demografici e le merci in movimento, segnalando la necessità di aumentare i dazi doganali o diminuirli, inasprire le condizioni di assunzione o lasciare che alcuni entrino in maniera illegale, lasciando che sia poi il mercato a riassorbirlo.
Considerando l'esistenza di tali meccanismi, studiati e programmati in ogni suo aspetto, la politica e la partecipazione pubblica perde molto significato. Prima esisteva la lotta perenne tra destra e sinistra, mentre oggi esiste la democrazia diretta e la rete. In realtà, ogni operatore economico, dalle imprese ai lavoratori, dai politici alle Istituzioni, possono agire solo all'interno di un determinato contesto di opportunità, delimitato da un budget e da regole predefinite.

01 novembre 2007

Pacchetto sicurezza: la criminalizzazione del malessere sociale


Il Consiglio dei Ministri ha approvato un pacchetto di cinque disegni di legge destinati a garantire la sicurezza dei cittadini e a porre in essere i dovuti provvedimenti di contrasto all’illegalità diffusa. Un corpo di norme che risponde all'esigenza di recepire il progetto di e-justice, volto alla creazione di una banca dati biometrica a livello europeo, nonché di rimodellare il sistema giuridico in funzione della nuova percezione della criminalità dettata dalla strategia del terrore.

Giunge finalmente in Parlamento il pacchetto sicurezza, composto essenzialmente da 5 disegni di legge destinati a cambiare profondamente il volto del nostro sistema giudiziario che si prepara a divenire uno "stato di giustizia" e non più "uno stato di diritto". I decreti legge riportano disposizioni in materia di sicurezza urbana; ratifica di adesione al trattato di Prüm e istituzione della Banca dati nazionale del Dna e del Laboratorio centrale, misure di contrasto alla criminalità organizzata; disposizioni in tema di reati di grave allarme sociale e di certezza della pena , mentre non è stato ancora approvato il decreto legge che reintroduce il reato di falso in bilancio. L’Italia dunque conferma la creazione di una Banca dati del DNA, come stabilito nell'ambito del Trattato di Prum, già sottoscritto da Belgio, Germania, Spagna, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi ed Austria, che sancisce il potenziamento della cooperazione transfrontaliera per contrastare terrorismo e migrazione illegale, accelerando lo scambio di informazioni tra le autorità preposte all'applicazione della legge. Un obiettivo che passa necessariamente attraverso il confronto del profilo del DNA di un individuo con i profili presenti nei database automatizzati degli Stati membri, nonché di dati relativi alle impronte digitali e all'immatricolazione dei veicoli.
Il Trattato di Prüm, definito anche Schengen III, è un ulteriore passo verso la completa integrazione degli ordinamenti giuridici degli Stati, come previsto dai progetti di e-justice ed Eurojust, che arriveranno a creare un unico organismo di giustizia senza tuttavia avere una base costituzionale. Rappresenta questa l'ennesima regressione istituzionale perché va ad incidere sui diritti fondamentali dell'individuo di libertà e di riservatezza senza essere sottomesso a delle procedure di ratifica che chiedono l'intervento dei cittadini europei, e senza rispettare i normali meccanismi di legislazione comunitaria che prevede l'intervento del Parlamento europeo. La regressione è ancora più evidente se si pensa ai meccanismi per la sua applicazione, con la creazione di un Comitato dei Ministri dell'interno degli Stati Europei, e un gruppo di lavoro comunitario, che avranno la struttura di una commissione di esperti ma non di un organo istituzionale. Ci si aspettava, dunque, che con la decadenza della Costituzione Europea si sarebbero arrestati anche tutti quei progetti che avevano una carta costituzionale come punto di riferimento. Invece il cammino dell'integrazione è continuato senza sosta, e in maniera molto silenziosa sta arrivando nelle sue fasi finali senza che le persone sappiano cosa sta accadendo in realtà.Le carte costituzionali vengono inesorabilmente sostituite, a tutti gli effetti, da trattati scritti dai comitati di esperti, sancendo la deliberata violazione dei diritti fondamentali del cittadino senza che vi siano poi degli strumenti di deterrenza per fermare gli abusi. I nostri Parlamenti approvano dei Trattati "a scatola chiusa" che contengono clausole molto pericolose e definizioni controverse e vaghe - si pensi alle forme di restrizione della libertà e di arresto - che necessitano di un'interpretazione nel rispetto dei singoli ordinamenti.Tuttavia il Trattato di Prüm confida la soluzione di questo genere di problemi sempre al Comitato dei Ministri e al gruppo di lavoro, senza prevedere nessun meccanismo di coordinamento per autorità di protezione della privacy o dei diritti dell'uomo. Si credeva che la Costituzione Europea avrebbe colmato queste lacune, e ora che è stata congelata - proprio perché i cittadini non volevano una tale invasione dei propri diritti - tutto resta ma viene messo nelle mani dei comitati di esperti.
Vi è in ogni caso un'evidente sproporzione tra i vantaggi che si avrebbero nella "lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera" e la violazione dei diritti dei cittadini: si cerca di combattere con le armi nucleari una guerriglia di bande. Il contrasto all'immigrazione clandestina - si veda la legge Bossi-Fini - è stato il trampolino di lancio del sistema di tracciamento degli individui, nel quadro del programma Schengen Information System, e non a caso la predisposizione di sistemi informatici per la raccolta delle informazioni sui movimenti delle popolazioni e degli emigranti rappresenta una clausola fondamentale per avere accesso alle trattative di ingresso all'Unione Europea.
Il pericolo da cui in realtà sentiamo il desiderio di proteggerci è quello creato dalla disinformazione, ma nei fatti la sicurezza nazionale è compromessa dall'instabilità sociale, dovuta al malessere economico. Mentre da una parte si va a criminalizzare "l'emigrato clandestino", le banche e le multinazionali commettono i veri crimini transfrontalieri per i quali non sono previsti confronti o prelievi del DNA.
Per cui, ci stanno nascondendo qualcosa di terribile, che va al di là del problema dell'invasione della privacy, e sfocia nel pericolo dell'internamento e della persecuzione dei cittadini comuni.
Infatti, il corpo di norme del pacchetto sicurezza, presenta come fattore comune quello di criminalizzare il cittadino per gli atti commessi durante la sua vita quotidiana, nonché di trasformare in reato un problema di malessere sociale. Dunque viene scritto un decreto per sicurezza urbana, per "contrastare alcuni comportamenti diffusi e particolarmente odiosi della cosiddetta criminalità di strada" , come "pratiche di accattonaggio, il danneggiamento, deturpamento o imbrattamento di immobili non solo di pregio, l’occupazione abusiva di suolo pubblico anche a fini di commercio, la detenzione di razzi, bengala od altro materiale con potenzialità offensiva in prossimità di manifestazioni sportive." Sottolineiamo che questi non sono reati penali veri e propri, ma "atteggiamenti odiosi", come li definisce il governo che sono stati trasformati in crimini con conseguenze penali.
Il pacchetto sicurezza va inoltre a contrastare quegli eventi che creano un forte allarme sociale con misure di inasprimento delle pene per omicidio colposo e lesioni personali colpose se aggravati dallo stato di ebbrezza da alcool o da stupefacenti.
Il malessere sociale, derivante dal degrado della società e dall'insostenibilità economica, sono diventati invece sintomi di intolleranza all'interno delle città e così nuovi reati per criminalizzare "l'altro" e creare un clima di paura e di smarrimento. In un certo senso si cerca di eliminare il rischio di morte, di pericolo o di perturbazione della quiete pubblica, tuttavia, questi tentativi andranno ad esasperare la vivibilità stessa, perché pian piano agirà sulla psicologia delle persone che si sentiranno costantemente controllate e sottoaccusa. Lo "stato di polizia", il tracciamento dei criminali, la vigilanza elettronica sino ad arrivare alla costruzione di un database del DNA e di dati biometrici crea un danno al tessuto sociale che va al di là della violazione della privacy del cittadino.
La diffidenza e la paura renderà la società sempre più pericolosa, il terrore porta al panico, e il panico porta con sé crimini. La componente economica non è da sottovalutare, perché ghettizza la società, crea dei gruppi discriminati, che cercano di emergere ma non riescono essendovi un muro di intolleranza impenetrabile. I media poi sono riusciti ad esasperare tali sensazioni di insicurezza, trasmettendo a ripetizione gli episodi di cronaca e violenza, che riescono a contaminare la vita normale, e a inviare il messaggio subliminale che "ognuno di noi può essere il prossimo ad essere colpito da dei crimini violenti e inaspettati". È stata così progressivamente introdotto il concetto di "pericolosità", che sostituisce quello di criminalità, senza considerare che la percezione del pericolo potenziale è una cosa soggettiva, e ogni innocente diventa potenzialmente colpevole. Il diritto così degenera e va a condannare gli atti di inciviltà o di "allarme sociale" per poi sfociare nella penalizzazione delle intenzioni e non degli atti. Un principio questo che è assolutamente contrario allo stato di diritto, alla democrazia, e porta ad una dittatura invisibile che potrebbe incarcerare delle persone per le loro opinioni. Tale scenario non è così lontano dalla realtà che cerca di creare un sistema giudiziario basato sulla prevenzione istituendo così il "reato preventivo" che non è altro che un reato psicologico. Ed ecco che la "sicurezza" diventa un pretesto per aumentare la repressione nei confronti di quelle persone che maggiormente subiscono la crisi economica, che vedono compromessa la propria sopravvivenza dal peggioramento dell'economia nazionale. Il rafforzamento della repressione, e l'instaurazione di uno stato poliziesco sono ormai elementi indispensabili del liberismo economico, al fine di reprimere le reazioni violente e illegali della massa crescente dei poveri e degli esclusi, e così di rafforzare la sottomissione e la rassegnazione della popolazione, ed evitare una rivolta contro l'opera di sabotaggio e di "demolizione sociale" condotto dai governi e dalle multinazionali. Il cambiamento della nostra economia, che porta con sé inflazione e disoccupazione, viene così facilitato dalla restrizione delle libertà e della criminalizzazione dei poveri e delle entità più fragili che non hanno né rappresentanza politica né potere contrattuale.