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27 novembre 2008

Russia, energia e deflazione: il mosaico si ricompone

Le alleanze strategiche di Mosca continuano a moltiplicarsi, raccogliendo consensi in ogni parte del mondo. Dopo Libia, Italia, e Serbia, ma anche Turchia, Iran e Qatar, e gran parte del Caucaso sino ad India e Cina, Mosca conquista Brasile, Venezuela e Cuba. Le strade del petrolio sono state tracciate, e la creazione di un cartello del gas non è poi così lontana. (Foto: Oleg Deripaska e Dmitri Medvedev all'APEC di Lima)

Anche se "alcuni navi di guerra russe vicino alle coste venezuelane non modificano l'equilibrio delle forze nella regione", alcune piattaforme russe di estrazione di gas e petrolio nei mari dell’America Meridionale possono inquietare un po’ di più gli analisti americani. Così il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha minimizzato le ripercussioni della missione strategica della Russia in Brasile e Venezuela, ritenendo che “l'equilibrio delle forze nell'emisfero occidentale non sarà messo in dubbio" dalle esercitazioni di propaganda del Cremlino. Eppure, le alleanze strategiche concluse da Mosca continuano a moltiplicarsi, raccogliendo consensi in ogni parte del mondo, grazie ad una politica democratica aperta e pragmatica, dove la crisi finanziaria viene esorcizzata con una risposta drastica dell’economia reale e della riaccensione dei motori dell’energia. Dopo Libia, Italia, e Serbia, ma anche Turchia, Iran e Qatar, e gran parte del Caucaso sino ad India e Cina, Mosca conquista Brasile, Venezuela e Cuba: le strade del petrolio sono state tracciate, e la creazione di un cartello del gas non è poi così lontana. La Russia ha così tracciato una sorta di triangolazione nell’America lontana che ha in Lula e Chavez dei fieri alleati, per poi spingersi sino alle coste più insidiose di Cuba.

I dirigenti di Gazprom hanno gettato infatti le prime basi per una cooperazione energetica con la società petrolifera di Stato Petrobras, pianificando la possibilità di collaborare per l’estrazione dei nuovi campi petroliferi recentemente scoperti sulla terra ferma e sulla piattaforma continentale del Brasile, nonché di apprendere nuove tecnologie per la ricerca di idrocarburi in acque profonde e per la produzione di biocarburanti. Un’esperienza interessante, come definito dal Vice Presidente di Gazprom Alexander Medvedev, tenendo pero a precisare che "petrolio e gas resteranno l'attività prioritaria di Gazprom nonché la principale fonte d'energia, almeno per XXI secolo". Non è un caso però che il Brasile è stato scelto da Gazprom per stabilire la sua sede di rappresentanza in America latina, vedendo in Petrobras un importante player per le prospettive di sviluppo dell'industria gassifera e petrolifera.

Seguendo gli stessi criteri, Medvedev ha individuato il Venezuela come importante partner per la realizzazione di progetti bilaterali nel settore degli idrocarburi e della stabilità sul mercato energetico internazionale e la difesa della "sicurezza energetica mondiale". Prima di ogni cosa, le grandi società energetiche russe rafforzeranno la loro presenza sul mercato venezuelano, grazie ad un accordo di cooperazione nel settore dell'estrazione e del trattamento industriale degli idrocarburi, con la formazione di un consorzio controllato dalla Petroleos Venezuela S.A. (PDVSA). Gazprom sarà l'operatore del consorzio petro-gassifero per nome e per conto delle società russe ed opererà direttamente in Venezuela, quali Rosneft, TNK-BP, Surgutneftegaz e Lukoil. Le società russe prevedono anche di ottenere dal Governo venezuelano la concessione per le attività di rarefazione del gas naturale estratto in Venezuela.

Le mire espansionistiche in America Latina non terminano qui, in quanto diventa sempre più reale l’ "opzione cubana", con lo sfruttamento delle piattaforme off-shore a largo della Florida e prossime alle acque territoriali di Cuba. Mentre gli Stati Uniti hanno imposto il divieto federale di sfruttare le risorse petrolifere di quella zona, Cuba ha giocato d’anticipo affittando i diritti di estrazione a delle società cinesi, che stanno oggi perforando quasi 90 miglia al largo delle coste degli Stati Uniti. Per giunta, secondo quanto riportato dal quotidiano Sunday, le major petrolifere russe stanno valutando la possibilità di sfruttare le riserve del Golfo del Messico, come annunciato dall'ambasciatore della Russia a Cuba, Mijail Kamynin, al magazine economico cubano Opciones. Le società russe potrebbero dunque raggiungere presto la cinese Sinopec nello sviluppo dei pozzi riserve di petrolio a Cuba, sia sul territorio dell’isola che lungo la costa, sui quali esistono già dei progetti concreti. Kamynin ha anche rivelato che le stesse sarebbero interessate alla costruzione di serbatoi di stoccaggio di petrolio greggio e alla modernizzazione dei condotti di Cuba, come pure intervenire in Venezuela per ristrutturare la vecchia raffineria del porto della città di Cienfuegos.
Come si può notare, sebbene Cuba continui a sembrare al mondo occidentale l’ultima bandiera alzata del socialismo a causa dell’assurdo embargo statunitense, il Governo de L’Avana ha già firmato accordi operativi con società e multinazionali provenienti da diversi Paesi, per esplorare le acque territoriali che, a detta degli scienziati cubani, dovrebbero conservare oltre 20 miliardi di barili di petrolio. Tra questi figura proprio il Presidente brasiliano Lula, che ha visitato Cuba nel mese di ottobre per ratificare accordi bilaterali che daranno alla PDVSA la possibilità di investire 8 milioni di dollari per un periodo di sette anni, per l’esplorazioni delle acque profonde a nord della famosa spiaggia di Varadero: qualora i risultati saranno positivi, il Brasile potrebbe produrre petrolio e gas naturale grazie a Cuba per i prossimi 25 anni.

Non ci vuole molto a capire che questi silenziosi movimenti, vanno a determinare un interessante sviluppo per il futuro dell'economia mondiale, in considerazione del crollo dei prezzi dei prodotti petroliferi e del moltiplicarsi degli stessi cartelli sulle fonti energetiche. Anche in questo si intravede l’opera sotterranea della Russia, la quale ha già posto la possibilità di "coordinare i livelli di produzione con l'OPEC". Secondo quanto riportato dal quotidiano russo Vedomosti, citando il Ministro russo dell'Energia Sergei Chmatko, "il Cremlino non esclude la riduzione (congiunta) dell'estrazione del petrolio", o meglio potrebbe decidere di "diminuire la sua produzione, in simultanea con l'OPEC", anche senza un impegno formale con il cartello. È evidente, a questo punto, che la Russia si prepara a prendere maggiormente le redini della situazione di "crisi", e se non ci riuscirà a livello finanziario con l’istituzione di una nuova Bretton Woods, allora ci proverà giocando la carta energia, e non solo nei confronti dell’Europa, ma anche degli Stati Uniti, che stavolta dovranno per forza raggiungere un accordo. Tale scenario non è una pura speculazione, in quanto è la Russia stessa che lo dà ad intendere lanciando continui messaggi all’Occidente.

Interessante occasione è stata la riunione del Forum di cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC) tenutosi a Lima, dove Medvedev e Bush hanno avuto modo di confrontarsi su tematiche internazionali forse per l’ultima volta. Il vertice, svoltosi a porte chiuse, è stato inaspettatamente aperto dal "Business Advisory Council cochairman" Oleg Deripaska, miliardario russo che ricordiamo per i suoi importanti investimenti in Montenegro accanto a Nathaniel Rothschild per i progetti di Budva e Ulcinj. L’intervento di Deripaska - che ha ottenuto il suo attimo di gloria - non a caso riguardava il ruolo futuro della Russia. "Questa crisi non è finanziaria, ma una crisi di sovrapproduzione - afferma Deripaska, come riportato dal Kommersant - in Occidente non vi era una forte domanda aggregata, non c’erano capitali, a causa del basso costo del credito al consumo. Noi non siamo stati distratti da questa tendenza. Il nostro Paese non è solo ricco di risorse, ma dispone anche di capitali. Questo è il vantaggio del nostro Paese. I nostri cittadini e investitori continueranno a comprare, mentre in Occidente i consumatori non acquisteranno nulla nei prossimi 12 mesi, a meno che, naturalmente, i governi non cominceranno a lanciare soldi dagli elicotteri".

Anche se usa parole molto ciniche, non possiamo dargli tutti i torti. "Fino a quando il mondo continua a mantenere in vita una politica industriale inefficiente, la fase di crescita non si avvierà", continua Deripaska, e avverte sulla possibilità che i Paesi occidentali, per arginare la caduta dei prezzi, prenderà misure di protezionismo, e dunque farà dumping. Con queste parole anticipa dunque il fantasma della deflazione, deridendo tutti quelli che si erano lamentati dell'inflazione, la quale rappresenta pur sempre un movimento espansivo dell’economia. "Questa situazione è un'occasione unica per la Russia, che deve fare ciò che era stata in grado di fare in precedenza: costruire strade, rafforzare infrastrutture, mezzi di trasporto di merci, persone ed energia, avere tecnologia e sistemi di comunicazioni. Essere insomma indipendente dagli altri Paesi industrializzati", ha concluso entusiasmato. Detto ciò, possiamo solo aspettare la reale evoluzione della situazione economica, tenendo presente che la Russia, quando muove le sue pedine, considera sempre anche le decisioni degli altri giocatori, proprio come in uno schema di Nash. Le informazioni che passano sono sempre un po’ parte della sua propaganda, e del suo modo di comunicare: sta ora a noi fare la prossima mossa.

05 agosto 2008

Tempesta su UBS: la resa dei conti

L’inchiesta del procuratore generale di New York, Andrew Cuomo porta alla luce le pratiche illegali della UBS Bank. Già sotto inchiesta dal Senato americano per evasione fiscale, la Banca svizzera è accusata di frode, dopo aver manipolato e controllato le aste di bond altamente rischiosi ma venduti come liquidità. Ora dovrà pagare una multa di un milione di dollari ed il rimborso di somme investite dai clienti della banca per 38,4 milioni di dollari. Una goccia rispetto al mare di debiti e di danni che ha creato.

La UBS Bank è finalmente giunta alla resa dei conti, dopo che l’inchiesta del procuratore generale di New York, Andrew Cuomo porta alla luce le pratiche illegali della banca svizzera. L’accusa questa volta è di frode, perpetrata in maniera continuata e senza alcun limite anche dopo che erano giunti presso l’Istituto di Credito i primi avvertimenti sulle pratiche poco lecite poste in essere. In particolare, esamina le aste bond realizzate dalla banca svizzera con l’esplicita intenzione di ingannare gli investitori nell’acquisto delle obbligazioni, dopo aver ovviamente nascosto i rischi connessi all’operazione. La Ubs Bank è dunque accusata di aver organizzato la vendita di Auction Rate Securities (Ars) a 50 mila clienti per un ammontare stimato in 37 miliardi di dollari. L’UBS ha ora concluso un accordo con il Ministro della Giustizia dello Stato del Massachusetts, Martha Coakley che prevede una multa di un milione di dollari ed il rimborso di somme investite dai clienti della banca per 38,4 milioni di dollari.

Gli ARS, che venivano spacciati dai brokers come investimenti a breve termine, si sono tradotti ben presto in titoli senza alcun valore dopo che è scoppiata la crisi del credito e di liquidità: gli strumenti finanziari venivano così venduti sul mercato come se fossero liquidità. In particolare, gli ARS sono dei titoli di credito il cui tasso di interesse variabile è determinato periodicamente da un meccanismo di offerte. Sono utilizzati tradizionalmente soprattutto dalle amministrazioni locali delle città americane per finanziarsi, dunque rappresentano i nostri corrispondenti derivati utilizzati per la finanza pubblica. I titoli, secondo le indagini del Procuratore Cuomo, provenivano dai portafogli fallimentari dei dirigenti della banca, che hanno ben pensato di piazzarli sul mercato e presso investitori ignari, mentre il mercato crollava, incassando 21 milioni di dollari. Infatti, non appena hanno notato che i bonds Ars stavano cadendo, i manager hanno tolto i loro fondi dell’asta, mentre continuavano contemporaneamente a spingere i consumatori a partecipare alle trattative per acquisire i titoli. Il 13 febbraio la Ubs ha bloccato poi le aste, impedendo a 50 mila titolari delle obbligazioni di accedervi, offrendo però la possibilità di prendere in prestito il 100% del valore delle obbligazioni, per il periodo in cui sarebbero state riaperte le aste, ma senza proporre il rimborso del denaro. Lo scorso 16 luglio, la dirigenza UBS aveva persino annunciato la sua intenzione di ricomprare fino a 3,5 miliardi di dollari di questi obblighi dai suoi clienti negli Stati Uniti, per rispondere ai blocchi di questo mercato. Una proposta che è caduta nel vuoto non appena è partita l'inchiesta del procuratore Cuomo.

Ed è davvero umiliante vedere come i dirigenti dell’UBS continuino a minimizzare il loro crimine nel disperato tentativo di recuperare il salvabile, affermando che non c’è motivo per aprire un’inchiesta visto l’impegno "per assicurare la disponibilità di liquidi per i clienti che detengono i bond-asta". Nonostante le inutili rassicurazioni, i dirigenti UBS si sono dovuti arrendere all’evidenza, e solo stamattina David Aufhauser, responsabile del settore giuridico della banca di investimento UBS negli Stati Uniti nonché ex dirigente presso il Dipartimento del Tesoro americano, ha rassegnato le sue dimissioni. Un gesto quasi dovuto visto che Aufhauser sarebbe incluso tra i collaboratori di UBS perseguiti nello Stato di New York a causa della super-truffa. Tuttavia, questa potrebbe non essere l’unica conseguenza, perché il crollo del mercato ARS negli Stati Uniti potrebbe costare ad UBS 6 miliardi di franchi, derivanti dai titoli imputati a crediti di formazione dei quali è possibile prevedere il 40% degli ammortamenti: questi crediti rappresentano la metà del portafoglio di ARS di 25 miliardi di dollari che rientra nell’inchiesta del Procuratore Cuomo. Un crollo a cui si assiste anche sulle borse, dopo che lo scorso lunedì ha toccato livelli minimi a cui si assisteva da circa dieci anni. Infatti, UBS, sotto le pressioni della Commissione Federale delle banche (CFB) e di uno dei suoi principali azionisti, il fondo di investimento Olivant, ha dovuto procedere ad un riesame delle sue attività dopo aver già effettuato più di 37 miliardi di dollari di svalutazioni a causa della crisi mondiale del credito.

Quello di Ubs Bank tuttavia è solo la punta dell’Iceberg considerando che, secondo le indagini di Cuomo, il mercato delle Ars, si aggira intorno ai 330 miliardi di dollari. E infatti ad essere ora sotto inchiesta è anche la Citigroup Global Market, divisione di Citigroup, accusata di aver commercializzato e venduto titoli di tipo “auction-sales” presso gli investitori e di aver omesso o dato informazioni parziali nella distribuzione e nella vendita di tali prodotti finanziari. Infatti i clienti venivano ingannati spacciando i Bond come un investimento sicuro, liquido, mentre veniva ulteriormente occultato il fatto che il mercato dei bond era tenuto in piedi artificiosamente soltanto da offerte della banca stessa. Il Procuratore ha già intimato alla Citigroup di riacquistare tutti i titoli venduti al prezzo nominale, oltre a pagare i danni provocati agli investitori e un’ammenda per la cattiva condotta. Al momento, sono sotto inchiesta anche le società finanziarie tra cui Bank of America Corp, Merrill Lynch & Co Inc e Wachovia Corp. Per cui, sembra che pian piano si stia sgretolando il grande castello di truffe e imbrogli costruito dalle grandi Banche integrate, le cui strutture complesse di banca d’affari collegata alla banca commerciale, sono servite solo a portare sul mercato del dettaglio gli strumenti finanziari ideati per finanziare i più elevati circuiti della finanza bancaria. Tuttavia, con la crisi del credito e delle liquidità, vengono alla luce anche i piccoli dettagli che prima passavano inosservati agli occhi delle Istituzioni, ma che bastano per mettere finalmente in dubbio la credibilità di una Banca e un intero sistema bancario che ha sempre fatto carne da macello. In questi mesi abbiamo infatti lottato per portare all'attenzione delle autorità e dei piccoli investitori e risparmiatori le strane operazioni della UBS Bank, pubblicando collaterali e titoli oggetto di transazioni illecite. Centinaia di titoli denominati per milioni di dollari ( cosiddetti titoli Petrobras ) sono infatti confluiti sul mercato svizzero e italiano per poi essere archiviati nelle securities della UBS Bank, pronti a finanziare l'ennesima operazione di ricapitalizzazione e riciclaggio. Bene è giunto il momento di pagare per quegli errori, per quelle truffe, fino all'ultimo centesimo.

03 luglio 2008

Energia e collaterali: il ricatto delle Banche

L’andamento di petrolio ed energia ormai è costantemente monitorato da fondi di investimento e gruppi bancari che fanno da registi all’interno e dietro le quinte del mercato finanziario, manipolando informazioni, titoli e società. I grandi traders della finanza internazionale da tempo ormai hanno affondato i loro tentacoli sui meccanismi del mercato, acquistando titoli delle società che sfruttano giacimenti e fonti di energia, per poi immetterli in strani giri finanziari volti a dissimulare le capitalizzazioni.

Non si arresta la corsa del petrolio greggio ed arriva a sfiorare nelle quotazioni di New York i 144 dollari il barile, mentre il traguardo dei 250 dollari da molti prospettato non sembra essere così lontano. L’andamento di petrolio ed energia ormai è costantemente monitorato da fondi di investimento e gruppi bancari che fanno da registi all’interno e dietro le quinte del mercato finanziario, manipolando informazioni, titoli e società. I grandi traders della finanza internazionale da tempo ormai hanno affondato i loro tentacoli sui meccanismi del mercato, acquistando titoli delle società che sfruttano giacimenti e fonti di energia, per poi immetterli in strani giri finanziari volti a dissimulare le capitalizzazioni. Alcuni anni a questa parte il mercato finanziario è ormai saturo di titoli la cui origine non viene chiarita e che puntualmente sono reinvestiti nelle securities di grandi banche d’affari. Il caso dei titoli finanziari delle società energetiche è stato seguito dalla nostra redazione in maniera molto vicina, portando alla luce i meccanismi di un’operazione volta a immettere titoli petroliferi falsi o non validi sul mercato, proposti come finanziamento ad incauti investitori con l’allettante proposta di grandi margini di utile, destinati però ad essere utilizzati come strumento di capitalizzazioni fittizie.

In particolare, abbiamo osservato i movimenti di alcuni titoli della Petrobras, major petrolifera brasiliana a partecipazione statale, che circa un anno fa sono stati acquistati dalla UBS. In quell’operazione la Banca ha letteralmente rastrellato titoli Petrobras emessi nel 1959, pagati a basso prezzo, utilizzati nella creazione di un enorme patrimonio in capitali con il successivo aumento delle quotazioni della società. Un'operazione studiata a tavolino e gestita da banche, advisor e società multinazionali probabilmente per ribaltare la situazione della stessa società petrolifera brasiliana, per poi utilizzare questo ricatto nei confronti del governo brasiliano nelle contrattazioni per la nazionalizzazione e le concessioni dello sfruttamento dei giacimenti. I titoli individuati sono stati sottoposti alla Petrobras la quale ha affermato che "i titoli non riconvertiti nel 1964 erano da considerarsi infruttiferi", smentendo addirittura le sentenze della Corte Superiore di Giustizia brasiliana che confermano la validità dei titoli. Possiamo calcolare che sulla base della valutazione attuale indicata dai Periti Brasiliani, ogni Titolo Petrobras emissione 1959, ha un valore periziato di US$ 850.000. Facendo un rapido calcolo, e cioè moltiplicando circa 1.000.000 di Titoli Petrobras rastrellati sulle piazze svizzere per US$ 850.000 - che è il valore periziato attuale - avremo il fantastico risultato di 850 miliardi di dollari. Questa operazione, sarebbe sufficiente a sistemare tutti i debiti finanziari che le maggiori banche internazionali hanno creato in questi ultimi venti anni, e ci riferiamo a Ubs Bank, Credit Suisse, Société Generale, Jp Morgan. Tanto per rendere l’idea di ciò che sta accadendo, basti pensare che singoli borkers, collegati a società di traders e queste a fiduciarie di importati banche d’affari, comprano sulle piazze di Zurigo un certo quantitativo di titoli negoziabili a $ 6.000 per Bond Netti al Venditore, ciascuno dei quali dotato di una perizia certificato.Poi, una volta acquistati i titoli, questi vengono incamerati dalle banche che imputando ad assets il titolo per un valore di 850.000 ciascuno. In un momento successivo il titolo viene utilizzato a garanzia di aumenti di capitale o di ricapitalizzazioni, che nella maggior parte delle volte, devono coprire perdite o manipolare un bilancio, per garantire il rialzo delle quotazioni, del rating.

Bond Petrobras emessi nel 1959

E’ chiaro che il momento della raccolta dei titolo è fondamentale e molto delicato, è quello in cui vengono usati tutti i mezzi a loro disposizione, sia leciti che illeciti. Vengono organizzate delle vere centrali di raccolta dei titoli tramite mercati neri, usando qualsiasi tipo di gente, che nella maggior parte dei casi sono strani personaggi affiliati a massonerie e organizzazioni nate dal nulla in paradisi fiscali. È il cosiddetto mondo degli invisibili, che strisciano nelle pieghe del sistema finanziario e politico, allo scopo di creare un mercato alternativo in cui far bypassare ogni tipo di operazione. Si tratta di ambienti popolati da avvocati, brokers e "spioni", volutamente manipolati da grandi Banche al fine di portare a termine questo tipo di operazioni. Si nutrono e crescono in quei Paesi ancora in via di sviluppo, che non subiscono ancora controlli, ed in questo i Balcani rappresentano in vero e proprio vespaio. Montenegro, Albania, Kosovo, Macedonia, Bosnia, ossia Paesi che sono del tutto controllati da gruppi bancari e che sono stati trasformati in crocevia per smerciare e rastrellare titoli. Basta citare le strane operazioni finanziarie poste in essere dal Governo di Podgorica nelle sue triangolazioni con la Svizzera, per ottenere fondi necessari allo Stato e alla spesa sociale, ma il cui percorso non è stato ancora chiarito. E infine quello più recente del petrolio in Albania, che nel giro di pochi mesi sembra aver raddoppiato le sue riserve petrolifere dopo la scoperta di un giacimento da anni dichiarato infruttifero: il passaggio successivo è stato immediato, perché le quote della società concessionaria si sono moltiplicate esponenzialmente, senza però una reale motivazione.

Possiamo così affermare che la stabilità dei Governi è nelle mani di entità che agiscono in realtà parallele, speculando e nutrendosi come parassiti, e restando indenni da qualsiasi tipo di indagine o inchiesta. Come 15 anni fa in Italia, con la grande speculazione sulla lira da parte di Soros e la programmazione del crollo del Governo di Bettino Craxi, oggi il ricatto dei gruppi bancari continua e le pressioni si fanno sempre più forti perché ormai sono al fallimento totale. Bettino Craxi fu davvero l'ultimo uomo di Stato, perché si oppose con tutte le sue forze ai ricatti dei banchieri e di Maastricht, ben sapendo che l’Italia e l’Europa sarebbero state invase da carta straccia, titoli e derivati senza valore per vedere poi il furto di ogni cosa del patrimonio statale. Oggi uomini piccoli e senza dignità gridano ancora contro le tangentopoli, ma alla fine hanno dimostrato solo ed unicamente di essere più ladri di quelli che c'erano ieri.

06 febbraio 2008

Riciclaggio e bolla derivati, qualcosa di marcio nella finanza


All'indomani della bufera dei derivati scatenata dalle speculazioni di un broker, Société Generale è ora nell'occhio del ciclone. Si è aperto infatti dinanzi al tribunale di Parigi il processo "Sentier 2", nell'ambito della vasta inchiesta sulle operazioni di riciclaggio tra Francia ed Israele in cui sono coinvolte quattro banche tra cui Société generale, ed il suo Presidente Daniele Bouton, insieme con Barclays France, National Bank of Pakistan e Société marseillaise de crédit (SMC) , con più di 138 inquisiti .
Le indagini sono partite dalla scoperta di una rete di riciclaggio nel quartiere parigino di Sentier, e ben presto è stata allestita presso il Palazzo di giustizia una sala aperta al pubblico che ha ospitato ben 142 accusati, tra persone fisiche e giuridiche. L'inchiesta aperta dal Giudice parigino va ben al di là di una truffa di derivati e di futures, aprendo così uno squarcio all'interno della fitta rete finanziaria esistente tra fondazioni, banche e fiduciarie , che ha costruito un meccanismo di creazione di denaro e di riciclaggio per miliardi di euro. Meccanismo basato sullo scambio di titoli collaterali, spesso invalidi o privi di garanzia, ma accreditate e depositati presso grandi Banche allo scopo di registrare delle capitalizzazioni o delle riserve di denaro che nella realtà non esistono. Questo grazie alla complicità di una rete di broker e di società di Trading, che hanno alle loro spalle studi fiduciari e notarili in qualità di garanti e di coordinatori dello scambio dei titoli.

Il sistema è sempre lo stesso, ed è quello che abbiamo avuto modo di spiegare più volte nel corso delle nostre inchieste sul traffico di collaterali falsi sulle piazze svizzere, per poi essere depositati presso le securities di grandi Banche d'affari. Infatti, dinanzi al giudice di Parigi sono finiti sotto inchiesta cinque reti, quattro composte da società e intermediari finanziari, e la quinta di associazioni cultuali o umanitarie israeliane, che hanno riciclato denaro, abusando dei beni e dell'attività sociale e statutaria, ed emettendo fatture false per progetti mai realizzati e prestazioni mai offerte. Gli assegni emessi in funzione di tali fatture sono stati poi depositati in banche o in uffici di cambio in Israele, ed in particolare presso Société Generale, Barclays France, National Bank of Pakistan e Société marseillaise de crédit (SMC) , accusate di non avere sorvegliato sull'emissione e il trattamento degli assegni accettati dagli uffici di cambio israeliano ed ancora meno gli sborsi in contanti effettuati sui conti delle imprese o delle associazioni cultuali. Stando alla ricostruzione della procura, le somme riciclate da Société Generale, Barclays France, SMC e la National Bank of Pakistan sono state valutato rispettivamente per 32 milioni di euro, 24 milioni di euro e 2,6 milioni per le due ultime, per operazioni poste in essere tra il 1998 e il 2001. Su tali eventi è stata aperta in passato l'inchiesta denominata "Sentier 1" per il quale Société Generale si costituì come parte civile, come vittima dunque della fronde posta in essere da associazioni e società.
Ciò che ha indotto i giudici parigini all'apertura di un processo "Sentier 2" è stata la constatazione dell'evidente assenza di controllo da parte delle Banche, soprattutto in relazione agli stringenti controlli anti-riciclaggio previsti dalle normative. Sospetti che sono stati amplificati e confermati dal crack della scorsa settimana che ha visto un semplice broker aprire delle posizioni in future per circa 50 miliardi di euro - ossia per un ammontare di denaro pari al PIL di Stati come il Marocco, il Vietnam e la Slovacchia - che avrebbe dovuto allertare le autorità in qualche modo per segnalare l'evidente abuso e il rischio di un collasso.

Sorge a questo punto la chiara conferma di come una banca agisca in maniera del tutto arbitraria e senza alcun tipo di controllo, riuscendo ad eludere regole e norme internazionali, che - a quanto pare - vengono rigidamente imposte solo alle piccole imprese o a soggetti privati. Inoltre, il caso "Sentier" non è che la punta dell'iceberg di un sistema finanziario basato sulla carta straccia, sul nulla e su di un meccanismo di creazione di denaro mediante riciclaggio di titoli e di titoli senza alcun valore. Non è da escludere, inoltre, che i due casi che coinvolgono la Société Generale siano in qualche modo collegati, da quel sottile filo che unisce l'alta finanza dei sistemi informatici, con il mondo del Trading e dei cdd. "brokers da marciapiede". Infatti, da una parte abbiamo delle grandi Banche che stranamente sono coinvolte in un sistema di riciclaggio di titoli e fatture false emesse da associazioni umanitarie e da fondazioni, e dall'altra parte abbiamo le stesse banche che con poche transazioni bruciano miliardi di dollari, svalutando e cancellando riserve imputate a capitale forse perché "inesistenti".
In ogni caso, l'inchiesta che in questi mesi è stata portata avanti dalla Tela si è rivelata non solo giusta, ma estremamente attuale, in quanto ha perfettamente previsto e annunciato che la scoperta di titoli e collaterali falsi avrebbe ben presto portato alla destabilizzazione dei sistemi finanziari di Banche e società che ne fanno uso. Non dimentichiamo che a poco tempo dalla denuncia dell'esistenza di Bonds Petrobras non validi sulle piazze finanziarie svizzere, e depositate presso la Ubs Bank, questa ha annunciato una forte svalutazione delle riserve, ed è stata poi ben presto sfiduciata sul molti mercati come advisor.
Recentemente la Tela ha portato alla luce documenti e certificati bancari che dimostrano il coinvolgimento dei dirigenti della Federal Reseve in transazioni che hanno ad oggetto Buoni del Tesoro Americano, sui quali non è giunta tuttavia alcuna ufficiale smentita come più volte richiesto. Allo stesso modo, la nostra inchiesta ha scoperto la stessa rete di traffico di collaterali per milioni di Yen che vede coinvolto il Tesoro del Giappone e la International Industrial Development Organization. Dinanzi alla nostra segnalazione, il Ministero delle Finanze Giapponese ha subito risposto prendendo le dovute distanze sui Bonds presi in considerazione.

Quanto sta accadendo sul mercato finanziario internazionale desta comunque una grande preoccupazione, in quanto stiamo assistendo ad un'improvvisa escalation che sta portando alla luce quanto c'è di più oscuro nell'alta finanza. I mutui subprime negli Stati Uniti e in Inghilterra, derivati e riciclaggio in Francia, speculazioni e carry trade sui mercati asiatici. I crolli dei mercati borisistici si susseguono con sempre maggiore frequenza, e per tale motivo dobbiamo attenderci tempi difficili per le nostre deboli economie, gonfiate dall'inflazione e dalle speculazioni finanziarie, danneggiate dalla stagnazione e dal crollo di salari e consumi. I progetti di riforma che le Istituzioni europee o Americane ci propongono, segnata dalla liberalizzazione dei mercati finanziari ( come la MiFID) che non porterà certo alla costituzione di sistemi finanziari etici e sicuri, ma solo ad un controllo delle transazioni nelle mani di poche entità economiche. È per tale motivo che la Tela non si arrende nella sua inchiesta dei collaterali e chiede alle piccole imprese e ai professionisti di unirsi, per costruire uno spazio economico piccolo ma maggiormente etico e sicuro.

27 novembre 2007

Lo Stato Brasiliano ringrazia la Etleboro

La Etleboro ha ricevuto la lettera ufficiale di ringraziamento da parte del Tesouro Nacional del Brasile, per aver contribuito all'indagine sulla truffa dei collaterali che coinvolgevano Buoni del Tesoro brasiliano. Rappresenta una vera vittoria della Tela che ha portato alla luce un'operazione volta a riempire le casse di società e imprese con titoli inesistenti per poi sabotare la stabilità finanziaria del mercato finanziari brasiliano. Una truffa ai danni di risparmiatori e investitori pianificata e programmata da grandi banche di investimento, che invece nasconde il crimine invisibile contro gli Stati. Molti stanno prendendo coscienza di cosa sia il crimine invisibile, come tanti sono le persone che si stanno rivolgendo a noi dopo esserse stati truffati da fantomatici brokers e intermediari finanziari.
Pubblichiamo di seguito la lettera inviataci dalla Segreteria del Tesoro Nazionale del Brasile.


12 novembre 2007

Collaterali e petrolio: un ricatto per il Brasile


Il Brasile si prepara ad entrare nell'esclusiva cerchia di eletti dei produttori mondiali di petrolio, dopo l'annuncio della più grande società produttrice nazionale, la Petrobras, di un enorme giacimento di petrolio al largo della costa brasiliana. Una notizia di grande impatto economico, ma anche geopolitico, che giunge dopo la recente scoperta di un traffico di collaterali non fruttiferi denominati Petrobras per milioni di dollari.

L'impresa brasiliana Petrobras ha reso pubblica la scoperta del giacimento di petrolio di Tupi, nella baia di Santos al sud di Rio de Janeiro, in grado di produrre tra 5 e 8 miliardi di barili di petrolio, e di aumentare così fino al 50% le riserve nazionali. In tal modo, il Brasile cerca di entrare presto nell'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC), nonostante le riserve degli esperti che richiamano alla prudenza considerando le difficili condizioni di sfruttamento delle risorse.
Petrobras ha precisato che le indagini hanno rilevato che lungo una zona di 800 km lungo il litorale del sud e sud-est brasiliano vi sono dei giacimenti che potrebbero fare del Brasile un "paese esportatore al livello dei paesi arabi o del Venezuela", avendo rilevato del petrolio leggero, di circa 28° API, una delle migliori qualità di petrolio al momento in commercio, oltre che un gasdotto di 250 km. Data la profondità a cui si trova il giacimento, e la struttura dei fondali, si teme che l'investimento richiesto sia sovradimensionato o non accessibile per la compagnia brasiliana, la quale ha precisato che la quantità rilevata giustifica il costo dell'operazione in quanto consentirebbe di aumentare del 40% la produzione attuale del Brasile nonché assicurargli l'autosufficienza petrolifera. Inoltre, se le prospettive delle analisi di Petrobras sono confermate, il Brasile smetterà "di essere un paese medio nella produzione di petrolio, per trasformarsi in un paese esportatore." Tale notizia ha provocato così un rialzo delle azioni di Petrobras del 22%, che rappresenta così una risposta all'assalto da parte di Grandi Gruppi Internazionali e da Grandi Banche che fungono da Advisor - si pensi alla Ubs Bank - all'acquisto e al rastrellamento di Titoli Petrobras emessi nel 1959.
Bond Petrobras emessi nel 1959

Sulla base dell'indagine sulle operazioni poste in essere mediante collaterali senza alcun valore, allo scopo di creare delle false capitalizzazioni e di diffondere sul mercato titoli virtuali, sono emersi centinaia di titoli denominati Petrobras di cui oggi si conosce pienamente la loro funzione. Questi infatti hanno una logica e una funzione strategica ben determinata : acquisire il più possibile collaterali Petrobras, pagandoli il 3% del valore attuale, per poi avere tra le mani un patrimonio che ammonta a Miliardi di dollari, considerando la rivalutazione che viene effettuata sui titoli al momento della loro imputazione a conto titoli e, a questo punto il rialzo delle quotazioni della società Petrobras. Se l'operazione dovesse andare in porto, così come studiata a tavolino da Banche, advisor e società multinazionali, potrebbero cambiare gli scenari Internazionali del mercato Petrolifero, nonché geopolitico in quanto le Major Americane, si ritroverebbero fra le mani un'arma di ricatto nei confronti dello Stato del Brasile. Infatti, nonostante la Petrobras abbia in una nota affermato che i titoli non riconvertiti nel 1964, sono da considerarsi infruttiferi, esistono sentenze del Tribunale Superiore di Giustizia Brasiliano , che hanno, in prima istanza, confermato le pretese dei possessori dei Titoli e hanno rinviato la sentenza definitiva al 2012. Chi non ha la forza di resistere e chi non ha riserve finanziarie che possano consentire di affrontare tali cause volte all'accertamento del titolo, svende il proprio titolo, mentre chi invece è potente, può acquistare a basso prezzo e mediare con la controparte. Siamo dunque di fronte ad un'azione volta a compromettere la stabilità economico-politica non solo di un ristretto mercato, come potrebbe essere quello brasiliano, ma anche quella di uno Stato che mette in gioco il proprio nome, e la propria credibilità. Qualora infatti i titoli dovessero essere utilizzati e rivenduti più volte a imprese e banche, si andrebbero a coinvolgere un grande numero di operatori, investitori ma anche risparmiatori, che mettono a rischio il proprio patrimonio investendo nell'acquisto di titolo che poi si rivelano non fruttiferi e non esigibili da parte dell'ente emittente.

Ciò che sta accadendo sul mercato finanziario parallelo, quello delle fiduciarie e dei brokers che agiscono al di sopra dei sospetti e dell'attenzione dei media, rappresenta l'ennesima pagina scritta dalle lobbies bancarie per sabotare gli Stati. Si inserisce in un momento storico in cui la crisi petrolifera e l'iperinflazione è sempre più vicina, quando i maggiori Paesi produttori di petrolio sono colpiti da guerriglie e inquietanti Stati di Emergenza, e quando il Brasile annuncia la scoperta di un giacimento da 8 miliardi di barili di petrolio pregiato. Ed è davvero strano che i media occidentali abbiano trascurato tale importante notizia, che, se dovesse essere confermata dagli studi di fattibilità, lancerà il Brasile all'interno dell'OPEC portandolo a livello del vicino Venezuela, alleato e concorrente allo stesso tempo. Le implicazioni possono essere molto rilevanti e avere un forte impatto anche sugli Stati del Sud America, che oggi stanno attraversando un periodo di tensioni sociali e politiche: è un continente che si sta risvegliando, e per tale motivo continua ad affrontare le pressioni provenienti dalla Comunità internazionale che tenta di destabilizzare i suoi governi. In occasione della Cumbre Iberoamericana, tenutasi nella giornata di ieri a Santiago del Cile, vede scontrarsi i rappresentanti della Comunità Internazionale, in particolare degli Stati Uniti e del governo della Spagna, con il Presidente della Bolivia Evo Morales e il Presidente del Venezuela Ugo Chavez . Questi infatti denunciano l'esistenza di un piano occidentale volto a fomentare la propaganda di opposizione ai governi e i movimenti criminali e terroristici all'interno degli Stati del Venezuela e del Cile. Evo Morales parla infatti dell'esistenza di innumerevoli prove che vedono gli Stati Uniti coinvolti in operazioni di finanziamento di organizzazioni terroristiche che tentano di sabotare il governo cileno, e allo stesso modo Ugo Chavez non si ferma dall'accusare l'ex Premier Aznar di aver sostenuto il golpe contro di lui nel 2002: una provocazione alla quale non resiste il Re di Spagna, Juan Carlos che risponde con un secco "stai zitto". Un episodio che fa ben capire la posizione che i Paesi del Sud America hanno nei confronti dell'Occidente, e dalla quale cercano di riscattarsi mostrando determinatezza e utilizzando le stesse armi della disinformazione e delle lobbies. Il petrolio oggi rappresenta quel veicolo che consentirebbe, per esempio, al Brasile di entrare a far parte dell'Opec e di confermarsi come nono Paese più ricco del mondo, acquisendo così una posizione di rilievo all'interno del Mercosur e della politica internazionale. Ovviamente, le lobbies bancarie e petrolifere non resteranno ferme ad aspettare che Lula rafforzi la propria posizione, mediante le speculazioni del petrolio.In tale ottica, un'operazione che ha ad oggetto migliaia di titoli virtuali emessi dalla più grande società petrolifera a controllo statale, per movimentare miliardi di dollari, rappresenta senz'altro una mina vagante che rischia di compromettere la credibilità e la solvibilità della Petrobras e dello Stato del Brasile.

31 ottobre 2007

Buoni del Tesoro Brasiliano nelle casse di UBS ?


La crisi dei mutui seguito dallo "scandalo dei derivati" ha inferto un duro colpo alle grandi Banche che devono così recuperare miliardi di dollari andati in fumo con il crollo del loro castello di carte. Per molto tempo centinaia di titoli collaterali virtuali sono stati registrati all'interno degli assets bancari nonostante non avessero alcun valore e, in alcuni casi estremi, fossero falsi, al solo fine di gonfiare i bilanci e permettere scalate o finanziamenti di multinazionali.

Il mercato bancario continua a vacillare sotto i colpi dei mutui subprimes, riportando così allo scoperto i crediti in sofferenza e le perdite sui miliardi di dollari di capitalizzazione andati in fumo. I rapporti ufficiali parlano di crisi del credito statunitense, ma i controlli effettuati dagli Organismi di vigilanza evidenziano all'interno dei bilanci una grande presenza di "collateralized debt obligations (CDOs) " rivelatisi successivamente in perdita, ma sui quali sono state strutturate operazioni di finanziamento, di ricapitalizzazione e di investimento di piccole e grandi imprese.
Grande vittima della cd. crisi dei subprimes è proprio la UBS - seguita poi da Merrill Lynch, Citigroup, Northern Rock e Deutsche Bank - che ha registrato in questo terzo trimestre una perdita lorda di 726 milioni di franchi, una perdita di 4,2 miliardi di franchi per svalutazioni dei titoli, oltre ad aver annunciato il licenziamento del dirigente dell’Investment banking, Huw Jenkins, ed il direttore finanziario Clive Standish, e il licenziamento di 1500 persone. Da non dimenticare che dal 31 luglio 2007 UBS Limited è stato cancellato dall'elenco degli operatori market maker , in qualità di Primary Market Maker, sul contratto di opzione su molteplici azioni di società italiane quotate in Borsa Italiana , come Alleanza Assicurazioni, Assicurazioni Generali, Banca Monte dei Paschi di Siena, Capitalia, Enel, Eni, Fiat, Finmeccanica, Intesa San Paolo, Mediaset, Mediobanca, Mediolanum, Pirelli & C., Snam Rete Gas, STMicroeletronics, Telecom Italia, UniCredito Italiano .
Questi dati evidenziano senz'ombra di dubbio che la UBS è stata tra le prime Banche a subire in maniera così evidente la crisi speculativa dei subprimes, proprio perché eccessivamente esposta con il suo portafoglio di titoli. Attualmente, gli scandali che vedono protagonista la UBS continuano, in quanto è la principale protagonista di operazioni su titoli collaterali definiti dalla società emittente "senza alcun valore" e per tale motivo non possono essere oggetti di alcuna negoziazione. Stiamo parlando dei Bond Petrobras, con data di emissione al 3 ottobre del 1959, registrati al momento a nome di un intermediario e depositati presso le security della UBS Bank. Tali titoli sono stati definiti, con una dichiarazione ufficiale da parte della Petrobras S.A. non fruttiferi e non esigibili, e tale motivo non potrebbero essere imputati a bilancio di alcuna entità giuridica. D'altronde è praticamente impossibile che la UBS non sia a conoscenza della vera natura e del reale valore dei titoli, per cui vi sono evidenti indizi che dimostrano la costruzione di una truffa mascherata da speculazione finanziaria.
I titoli in questione, infatti, non solo sono supportati da differenti certificazioni di validità da parte dei periti del tribunale, ma anche da una sentenza del Tribunale Superiore di Giustizia Brasiliano. Inoltre, gli stessi Bonds, sono stati regolarmente registrati, dal 2003 al 2007, all'interno della dichiarazione dei redditi dell'intermediario. Quest'ultimo, che opera in qualità di broker - o meglio di procacciatore dei titoli - ha poi stipulato un contratto con UBS Bank che funge così da advisor nelle operazioni di vendita dei collaterali Petrobras.
Le indagini effettuate hanno portato alla scoperta di un contratto di vendita a nome dello stesso intermediario di Buoni del Tesoro Brasiliano con data di emissione del 1970 ( Letra Tesouro Nacional) , e in particolare di 22 LTN dal valore nominale di US$ 10.000.000 , di 3 LTN dal valore nominale di US$ 1.200.000.000, con un' importante multinazionale. Advisor di tutta l'operazione risulterebbe essere sempre UBS BANK, Sede di Zurigo.


I titoli che vi mostriamo rappresentano due LTN che fanno parte del pacchetto già venduto da un intermediario attraverso la UBS BANK. La massa monetaria che questi titoli sono in grado di mobilitare è enorme, considerando che al momento della rivendita del collaterale viene effettuata una rivalutazione che triplica il valore di partenza. Secondo le fonti che ci hanno inviato la documentazione, siamo sempre di fronte a titoli che nei fatti non hanno alcun valore e che, per tale motivo, rischiano di compromettere non solo la credibilità del Tesoro Brasiliano, ma anche l'attuale e futura stabilità del mercato finanziario del Brasile. Qualora infatti una tale mole di denaro venisse movimentata da Banche e società, per poi rivelarsi non coperta da alcuna garanzia alla base - essendo il titolo non fruttifero - si avrebbe un distruttivo effetto domino sul mercato interbancario.
Attendiamo, a questo punto, un'immediata risposta e una presa di posizione da parte della UBS Bank e dello stesso Tesoro Brasiliano, affinchè si chiarisca la provenienza e la natura dei titoli, in modo da scongiurare l'ennesima speculazione che sacrifica investitori e imprese.
Sulla base delle informazioni raccolte non possiamo essere certi che la UBS Bank ha realmente posto in essere questa operazione e per tale motivo chiediamo maggiore chiarezza e delle risposte supportate da documenti. Si tratta in ogni caso di un'inchiesta molto delicata che ha sicuramente inferto un grandissimo danno alla UBS, tuttavia è nostro diritto, nonché dovere, proteggere la nostra gente dai Banchieri.
Ricordiamo che le cifre di perdite annunciate in questi ultimi giorni dalle grandi banche internazionali lasciano di stucco: circa 20 miliardi di dollari nel giro di un mese, senza considerare che le banche centrali del mondo intero hanno inietta centinaia di miliardi di Euro nel sistema finanziario mondiale per tentare di recuperare la situazione che sembrava disperata. Bisognerà forse aspettare molto tempo prima che tutti riescano a capire la reale gravità della situazione, in cui la crisi dei subprimes è solo l'iceberg della truffa dei collaterali. Si pensi a cosa potrebbe accadere se si scoprisse che anche i Bond del Tesoro degli Stati Uniti sono in parte dei collaterali "non esigili" : considerando che circa il 30% del debito americano è detenuto da operatori privati e da Banche, assisteremmo alla più grande depressione economica .

24 ottobre 2007

Una ragnatela per la UBS Bank


L'inchiesta sullo scandalo dei collaterali da parte della Etleboro continua, portando alla luce elementi che dimostrano, con pochi margini di dubbio il coinvolgimento di importanti Banche di Investimento internazionali. Da una prima analisi della documentazione, possiamo affermare con certezza che è in corso una delicata operazione che avrà un forte impatto sullo scenario internazionale.

Da una delicata inchiesta condotta grazie al coordinamento dei collaboratori della Tela, è emerso che un significativo numero di titoli collaterali, denominati Bonds Petrobras, vengono negoziati dai brokers, per raccogliere capitali su di un mercato parallelo a quello finanziario. Una rete di studi notarili e legali assistono i brokers redigendo le dovute certificazioni per comprovare che si tratta di titoli veri, e, nel momento in cui viene individuato il compratore o l'investitore di turno, entrano in scena le Banche d'Affari, che sono allo stesso tempo mandanti e mandatarie dell'operazioni. Infatti il broker, essendo fondamentalmente una pedina libera di muoversi all'interno di quello che è stato definito il mercato di sottobosco, agisce da prestanome per le Banche che possono poi introdursi nell'affare per utilizzare il titolo e il capitale raccolto come garanzia di capitalizzazioni societarie, per creare società ad hoc o assets bancarie per effettuare dei finanziamenti.
Quello che al momento vede coinvolta la società petrolifera Petrobras è una operazione di compravendita di bonds tra un privato cittadino brasiliano, che fa così da prestanome, e una importante multinazionale. Al centro della ragnatela, e dunque al cuore dell'intera operazione, vi è la potente banca svizzera, la UBS Bank con sede a Zurigo, che fa advisor mettendo a disposizione i propri conti bancari e le security per la consegna dei titoli e il versamento del capitale raccolto. Siamo infatti in possesso di documenti ufficiali della Ubs Bank che dimostrano il suo diretto coinvolgimento, in un affare che ha l'obiettivo principale di raccogliere centinaia di miliardi di dollari. Se questo dovesse andare in porto, si tratterebbe di una delle più grandi operazioni finanziarie con fini speculativi, che ricordano molto lo stile dirompente di George Soros e dei grandi speculatori finanziari. Ovviamente, non è solo una speculazione la posta in gioco, in quanto i proventi dell'operazioni andranno investiti in progetti ben più importanti, dal mero riciclaggio di denaro, al finanziamento di terrorismo, false rivoluzioni, e di guerre. Molto spesso, gli stessi attori riescono a reperire capitali mediante la richiesta di finanziamento di progetti umanitari o sociali, presentati da importanti organizzazioni, la maggior parte delle quali sono collegate alle grandi fondazioni bancarie. Non è un caso infatti che le fondazioni bancarie investano parte del loro capitale in progetti di utilità pubblica e umanitari, proprio perché questi rappresentano il giusto veicolo mediante il quale camuffare grandi movimenti di denaro senza richiamare molta attenzione.
Non a caso, molte delle rivoluzioni "arancioni" a cui abbiamo assistito in questi anni sono state finanziate da importanti fondazioni, si pensi alla guerra in Bosnia combattuta dai mercenari mujahedin finanziati mediante la Quantum Fund, e ancora alla disgregazione della Jugoslavia grazie alle Organizzazioni di George Soros.
Vista dunque, l'estrema delicatezza della situazione, con un contesto storico-politico molto critico, abbiamo già informato la società brasiliana del rischio che dei bonds Petrobras vengano utilizzati in operazioni non lecite, ma soprattutto pericolose per l'intera collettività.
Dopo molteplici e ripetute sollecitazioni del management e degli organi addetti alla sicurezza del mercato, siamo ora in attera di ricevere una conferma o una smentita della bontà dei titoli. Infatti la Petrobras ancora non risponde alle nostre richiesta di prendere una posizione ufficiale sui bonds in questione, al fine di togliere qualsiasi dubbio su un suo probabile coinvolgimento. Qualunque sia l'esito dell'inchiesta, le autorità competenti brasiliane e le istituzioni internazionali coinvolte dovranno essere informate di quanto sta accadendo.

03 ottobre 2007

I collaterali virtuali : il motore del mercato finanziario


Emessa dal Tribunale di Torino un'importante sentenza che dichiara la Unicredit Bank come responsabile degli atti degli intermediari finanziari che agiscono in un suo nome mediante la semplice dichiarazione della competenza nell'utilizzo degli strumenti finanziari. Il caso emerso da tale sentenza dimostra proprio l'esistenza di uno "strano" e "sottile" filo tra le Banche e i suoi intermediari, che le unisce in strane vendite di titoli derivati di garanzie di elevato valore.
Tale stretta correlazione è sorta in sede istruttoria, per lasciare nascosti invece altri delicati dettagli che dimostrano invece il reale scopo delle operazioni di acquisto di titoli al portatore ad alto valore.

Il Tribunale di Torino, nella sentenza n.5928/07 e n.5930/07 , afferma che la semplice dichiarazione (spesso autocertificata) prevista dall'articolo 31 del regolamento Consob non è sufficiente per riconoscere a un'impresa lo status di operatore qualificato. Anche se la Banca non può verificare l'esperienza finanziaria dei clienti, deve rispettare i suoi doveri di correttezza, trasparenza e informazione, cercando di acquisire sufficienti informazioni sui rischi dell'operazione. Secondo il Tribunale, Unicredit non ha compiuto alcuna attendibile valutazione sull'adeguatezza di contratti così rischiosi e volatili agli scopi dei clienti, e per questo motivo è responsabile degli atti posti in essere dagli intermediari nei confronti delle parti che sono venuti in contatto con questi.
Analizzando tuttavia il caso con maggiore precisione può emergere che, dietro delle operazioni di acquisto di derivati swap, vi sono degli aspetti che sono rimasti deliberamente nascosti, ma che però svelano la vera natura della relazione delle imprese con la Banca Unicredit.


La «Torneria automatica piemontese» e la «Fast.Loc.» hanno sottoscritto contratti derivati per coprire i rischi connessi all'eventuale rialzo dei tassi di interesse su finanziamenti ottenuti dalla stessa banca; tuttavia le operazioni hanno provocato delle perdite per entrambe di oltre 150mila euro. Ad agire in nome delle imprese vi erano due rappresentanti legali, dotati di un'autocertificazione - prevista dall'articolo 31 del regolamento Consob - che li legittimava ad acquistare tali titoli in nome della società presso la Unicredit. Il giudice ha tuttavia dichiarato non sufficiente tale autocertificazione, condannando UniCredit al risarcimento del danno da inadempimento contrattuale. Ciò che non viene rilevato è che molto spesso la dichiarazione autocertificata ad agire come intermediario viene accettata senza alcun problema nel mercato finanziario, oltre al fatto che i legali dell'impresa non potevano non conoscere la rischiosità dell'operazione, per cui non è questa la vera colpa della Banca Unicredit. È chiaro infatti che le imprese avevano acquistato dei titoli, denominati per centinaia di migliaia di euro, per servirsene come "collaterale", come garanzia per ottenere un finanziamento, o meglio per poter ricapitalizzare la propria società con un aumento fittizio di capitale. Ciò che tuttavia bisogna considerare quando si portano a termine queste operazioni è che i titoli posti come base e garanzia dell'operazione non valgono di fatto nulla, sono dei semplici strumenti finanziari virtuali che però consentono di muovere e trasferire consistenti somme di denaro.
Evidentemente le due imprese non hanno considerato che si trattava di una garanzia volatile se non assolutamente inesistente: morale della favola, Unicredit riesce ad uscire illesa da tale incidente accettando il pagamento della sanzione e salvando la sua credibilità di banca d'affari, oltre che di banca di impresa.

Se si scopre il grande pentolone del mercato finanziario, nonché quello bancario e interbancario, troveremo quello che viene definito il mercato dei collaterali finanziari. Per capire tuttavia di cosa stiamo parlando, e di dove vogliamo arrivare, dobbiamo premettere che quello dei collaterali è un sistema fatto di numeri e di valori virtuali, che figurano all'interno dei circuiti virtuali in forma di cifra ma nella realtà non esistono affatto. Al momento, circolano sul mercato finanziario dei Titoli denominati Petrobras, la più grande compagnia petrolifera brasiliana, venduti dai brokers e acquistati da società o speculatori, al fine di porre in essere delle sporche operazioni occultate tuttavia all'interno del circuito bancario. Si tratta di obbligazioni al portatore del 1959 negoziati sui mercati internazionali e, in particolar modo, su quello svizzero, pronti per essere venduti a garanzia di operazioni di ricapitalizzazione o per riciclaggio di denaro sporco.

Ogni titolo è certificato ufficialmente da un notaio del tribunale, che attesta così la veridicità e la bontà di un titolo "numismatico", che in realtà dovrebbe essere ritirato dal mercato perché non valido. I titoli sono di solito depositati presso le securities delle Banche che, di volta in volta vengono vendute, provvedono ad inviare i plichi a destinazione del compratore. Ogni titolo ha una quotazione virtuale di 580.000$ , e ogni proprietario di un pacchetto di titoli Petrobras chiede circa $20.000 per ogni obbligazione e in genere si propone al compratore finale con un investimento pari a 40.000 o 50.000$: ad un calcolo approssimativo possiamo notare che il pacchetto di cui discutiamo è formato da 700 obbligazioni con un valore virtuale totale di 406.000.000$, contro un pagamento degli stessi titoli da parte del compratore finale di 28.000.000 o 35.000.000$ . Il titolo fa così da strumento destinato ad attirare fondi e capitali sul mercato per essere poi utilizzato all'interno di operazioni volte a ricapitalizzare la sua società, fino all'ammontare di 406.000.000$ e, con la complicità dell'Istituto bancario, a chiedere una linea di credito e usufruire dei fondi, sempre sotto il controllo della Banca. Quest'ultima, userà poi i collaterali per correggere i suoi assets bancari e coprire perdite derivate da investimenti negativi, oppure effettuale scalate e fusioni, o infine per occultare un trasferimento di denaro illecito . A conti fatti, in questo labirinto fatto di Banche e di trasferimenti ci accorgiamo che in effetti il pacchetto di titoli in oggetto, non solo altro che valori virtuali, che hanno un valore "numismatico" ossia pari a 10$.
Su tale castello di immaterialità viene tenuto in piedi l'intero sistema finanziario mondiale e quello bancario, che hanno così nei collaterali virtuale il vero motore, in quanto consente di creare valore e liquidità a garanzia di delicate operazioni e di speculazioni. Questo, e altro ancora, è il cancro che tutti cercano di combattere, ma che nessuno riesce a vedere perché è costruito in un universo quasi parallelo al nostro , protetto dalle Istituzioni e dalle Autorità di Sorveglianza. I collaterali denominati Petrobras sono stati già presentati e inviati alla società stessa, senza che questa abbia risposto negando la validità del titolo onde distogliere ogni dubbio. Senz'altro dunque questi titoli sono al momento utilizzati per porre in essere operazioni molto importanti, all'interno dello stesso mercato interbancario, come può essere per esempio la raccolta di capitali e di liquidità a garanzia di ulteriori prestiti. Come abbiamo già ribadito a proposito della Federal Reserve, le società e le Istituzioni sono complici e colpevoli di questa grande truffa che nasconde il marcio dell'economia.