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07 marzo 2018
La rivoluzione politica dei movimenti internettiani: nuovi scenari della cannibalizzazione degli Stati nazione
29 dicembre 2008
Facebook e il mondo degli inutili
Il fenomeno "Facebook" è divenuto ormai una moda ossessiva, trasformandosi da un social-network ad un’anagrafe elettronica senza essere sottoposta ad alcuna normativa internazionale o nazionale. Entrare a far parte del sistema "Facebook" è una routine, mentre scambiarsi i dati della propria identità elettronica è oramai una regola non scritta, quasi obbligatoria, e non avere dati registrati equivale ad essere considerati come asociali e disadattati nella società. Facebook è l’immagine più triste di una società che non riesce a comunicare, che riduce le persone a filtrare i contatti esterni attraverso una chat globale, a parlare attraverso una piattaforma. È divenuto un giornale telematico in cui le persone sono ormai completamente ipnotizzate dai meccanismi e dai labirinti di un sistema che ha alla base delle grandi falsità. Studenti, dipendenti e professionisti restano incollati per ore alla loro pagina di Facebook per aspettare messaggi e e-mail da amici e colleghi, scrivendo ogni banalità che in quel momento pensano, partecipando agli eventi e creando gruppi di discussione. Assistiamo alla formazione di "stanze" che seguono eventi spesso di una degradante inutilità, ma anche di bande virtuali che inscenano una guerra tra di loro per il "controllo del territorio", insomma una serie di stratagemmi che hanno come scopo quello di fare degli utenti dei "ricettori di informazioni sempre accesi". Non è assolutamente esagerato dire che questo tipo di rete crea una sorta di dipendenza in chi lo utilizza, al punto che sono già tante le amministrazioni che hanno deciso inserire il sito di Facebook nelle block list, perché la maggior parte dei dipendenti perdono il loro tempo a scrivere i loro "stati d’animo" o ad inserire le proprie foto.
Nei fatti, i creatori di Facebook sono riusciti a manipolare le masse ottenendo un controllo totale e un accesso ad una base di dati infinito completamente gratuito. Nessuno era infatti riuscito, sino ad oggi, a creare una chat on-line in cui le persone scrivessero i loro veri dati, in quanto vi è sempre l’istinto a proteggere le proprie informazioni e tutto ciò che riguardi la propria identità. Le società che fanno ricerche di mercato sanno benissimo che le fasi più difficili - nonché le più costose - sono quelle che riguardano il campionamento della popolazione, in quanto le persone sono restie a comunicare i propri dati per partecipare a dei sondaggi, e molto spesso tendono a mentire suggestionati dalla paura della violazione della propria privacy. Al contrario Facebook, sulla falsa riga dell’obiettivo di incontrare o conoscere degli amici, ha spinto le persone ad inserire dati reali, e non solo le proprie generalità, ma anche i propri interessi, i propri gusti musicali, film preferiti, sport abituali, hobbies, ed ogni altra informazione da condividere con i propri amici e l’universo "FB". Stranamente, immersi in questa bolgia di utenti mitomani, le persone perdono ogni freno inibitore, e mettono a nudo la propria persona, dimenticando ogni preoccupazione sulla possibile violazione della propria privacy. La popolazione di Facebook è diventata, in questo modo, il gruppo di campionamento ideale per ogni società di ricerche di mercato, in quanto a titolo totalmente gratuito hanno accesso ad una massa di dati che può essere ritenuta attendibile e veritiera. Per ogni città sono inseriti dati per un insieme di persone che può essere ritenuto un campione rappresentativo della popolazione, per un’età compresa tra il 15 e i 40 anni, ossia la fascia di consumatori più ambita.
È ovvio che una piattaforma di questo tipo si presta facilmente a divenire un mercato che può essere sfruttato commercialmente sotto ogni punto di vista. Dopo che il "censimento" virtuale potrà dirsi completato, inizierà la campagna promozionale di prodotti, servizi, sondaggi, campagna elettorali, che in quel contesto saranno sempre ben accetti, essendo una fascia di consumatori che, per definizione, sono predisposti ad interfacciarsi con tali sistemi. Dunque, se inizialmente poteva sempre un social network di utilità collettiva, in realtà è divenuto uno strumento di grande degrado umano. Viaggiando in questa intranet, ci accorgiamo che ha dato vita ad un nuovo settarismo cibernetico, dove i giovani raccontano ogni cosa di loro stessi, si scambiano messaggi, tutto questo nell’orario di lavoro. Le comunità virtuali sono state spesso manipolate per scagliare messaggi di razzismo, per insultare altre etnie, creando delle forti divisioni nei fatti, e il primo contrasto è proprio tra "utenti di facebook" e "non utenti di facebook", ossia tra il campione da classificare e quello che non viene classificato. Prende forma quello che abbiamo chiamato dimensione degli "internetiani", che hanno un proprio linguaggio e un loro modo di essere che supera l’ordinamento e la legislazione degli Stati e delle istituzioni di diritto internazionale. E’ davvero sorprendente come questa mania planetaria abbia infettato come un virus il mondo dei sognatori, che sperano di trovare la soluzione ai loro problemi costruendosi una vita artificiale, una doppia o tripla identità. Ecco i risultati di un lavaggio di cervello di massa, in cui scompaiono ogni remora ed ogni ostacolo alla violazione dei dati personali, perpetuando un’appropriazione indebita a fronte della concessione dell’accesso ad un paradiso virtuale. C’è da chiedersi invece quali sono le società che hanno creato "Facebook" e per quale motivo offrono un servizio che ha drogato le persone? E’ ovvio che dietro un sito che può sembrare di intrattenimento, si nascondono delle entità che hanno affinato così bene questi strumenti per chiuderci definitivamente in una bottiglia senza via di fuga.
11 dicembre 2008
La macchina pensante
Le masse occidentali credono di avere un potere e dei diritti, ma è così solo in apparenza; forse lo hanno avuto in passato, e con il tempo le loro prerogative sono passate nelle mani di speculatori, dei gruppi industriali e dei capitalisti. Questi, tramite il loro potere di comunicazione-informazione, muovono le masse facendo leva sui loro consumi. Gli "invisibili" - come chiameremo le entità economiche che gestiscono questo sistema vitale - hanno capito che, nutrendoci con dei beni materiali e culturali medio-bassi, possiamo essere manipolati mediante un piccolo slogan e dei discorsi politici. Le masse, oggi, non fanno altro che alimentare i potenti, e trasmettere ancora potere a nuovi gruppi di speculatori. Questo ci fa capire come "emigrano" gli interessi delle grandi multinazionali che portano il cosiddetto sviluppo economico, ossia verso il consumo, oltre che verso le risorse da sfruttare. Quando un Paese diviene consumatore di un prodotto, su di lui si concentra anche un grande interesse: dove ci sono miliardi di consumatori oppure di individui, i distributori riescono a trarre un vero potere dalle loro materie prime.
Ciò che lubrifica questa macchina è proprio il sistema informativo, mediante il quale manipolare le masse dove si vuole che esse vadano: l’informazione diventa la chiave dello sviluppo dei popoli, e per questo si apre con il contagocce. Le televisioni, con centinaia di canali televisivi e milioni di telespettatori non hanno per nulla progredito le masse, anzi le hanno condotte verso il vicolo cieco dell’ignoranza e del consumismo. Immaginate che se qualcuno cerca qualche informazione del 1968 consultando giornali o libri, non troverà nessuna informazione culturale e storica, che possa essere considerata come una prova documentale su cui uno storico può lavorare. È chiaro che gli invisibili esistono, e si nascondono dietro la politica, le banche, il segreto, la scienza, il giornalismo. Tuttavia, dobbiamo considerare che non ci possono essere degli uomini che controllano tutto questo, non vi sarebbero risorse o uomini a sufficienza
Le macchine pensanti possono dunque controllare i movimenti e le scelte dei consumatori, degli elettori e dei cittadini, ma la loro pericolosa funzione si spinge ben oltre. Possono infatti "uccidere" il piccolo e il grande rivoluzionario, tale che, gli uomini che hanno creatività, tramite questo sistema, vengono pian piano consumati fino a farli morire. Bisogna considerare il fatto che la morte di un essere umano avviene in due tempi, dove l'atto terminale è la morte fisica, quasi sempre preceduta da un'azione intellettuale. Questo significa che un uomo, che ha fatto dei progetti e tanti sacrifici per migliorare se stesso, in un certo momento della sua vita comincia a considerare il tempo come se si fosse fermato. Decide così di invertire la tendenza del suo vivere quotidiano, sia gradatamente che bruscamente, ed è costretto in questo a fare delle valorizzazioni dei risultati ottenuti, dei tagli per approdare all'abbandono progressivo dello sviluppo del suo avvenire.
La nostra umanità, con l’avvento della cibernetica può solo cambiare, in meglio o in peggio, e anche questa volta lo decideremo noi. Entrando nella cybernetica, inserendo la società in tutte le sue sfumature in un sistema elettronico, è possibile eliminare la minuziosa classificazione dei crimini. Le macchine pensanti analizzano statisticamente i comportamenti umani, arrivando ad una classificazione di tipi di individui molto precisa e anche inesorabile, con la creazione di liste di gruppi di criminali ben scanditi (liste nere, liste rosse, liste bianche, etc. ). Le persone vengono controllate, circoscritti e resi immuni da una struttura appositamente creata. Tuttavia, continueranno a prevalere determinati reati, come ad esempio il terrorismo: la sua categoria giuridica di solito è molto vaga, riesce ad inserire molte fattispecie, imponendo inoltre regole molto severe. Attentati o guerriglie di disordine sociale, anche per una banale partita di calcio, vengono facilmente equiparati ad una sparatoria all’interno di una banca o di un supermercato. In un futuro, saranno gli attacchi cybernetici ai sistemi elettronici delle strutture della difesa nazionale o della polizia, ad essere definiti terroristici. Allo stesso tempo, la difesa dei propri dati e delle informazioni degli Stati potranno essere considerate operazioni di anti-terrorismo. Se la cybernetica possa o meno evolvere l’umanità dipende dalle regole che verranno create per il suo utilizzo, che saranno i nuovi codici giuridici e le nuove costituzioni. Non vi è dubbio, tuttavia, che la nostra umanità cambierà, e noi siamo testimoni della nuova era.
06 agosto 2008
Immigrazione? “Solo una questione di stile”
Comunque, anche se il decreto flussi non è stato ancora emanato, si avvertono già i suoi effetti nei Paesi di maggiore emigrazione, tra cui gli Stati dell’Europa Orientale e dei Balcani Occidentali. Un esempio per tutti può essere l’Albania che già lamenta problemi nella concessione dei visti verso l’Unione Europea. Infatti, dopo la ratifica dell`Accordo per la liberalizzazione dei visti vi è stato un aumento del 25% delle richieste, e si assiste al graduale rallentamento delle procedure di lavorazione dei fascicoli, che diventano sempre più complesse e delicate, spesso quasi impossibili da indovinare. Il Ministero degli Esteri albanese spiega, per giustificare la mancata concessione del visto - nonostante vi sia stata una feroce propaganda mediatica sulla liberalizzazione degli ingressi verso l’Unione Europea - che "non vi è stata una corretta consegna della documentazione". Fonti presso il Ministero albanese affermano così che "tutte le persone che hanno presentato documenti non veri, o che evidenziano elementi sospetti, vengono inseriti in una lista, una lista nera che poi circola in tutte le ambasciate dei paesi dell'UE". In altre parole, i fascicoli identificati come non corretti, saranno come perennemente scartati perchè ormai inseriti nel database europeo, ossia "gli albanesi che sbagliano la documentazione o magari definiti come non idonei non avranno la possibilità di ottenere il visto, neanche anche quando verranno tolti definitivamente i visti con l'UE", come afferma Ferit Hoxha, Segretario presso il Ministero degli Affari Esteri.
Analizzando quanto riportato dal Ministero degli Esteri e della Difesa, si può dedurre che dietro i cavilli burocratici esistono delle rigide procedure che si basano su dati statistici, in maniera tale da effettuare una selezione delle migrazioni con parametri ben definiti. L’ovvia conseguenza di questa selezione è che una volta entrati nella Comunità Europea e non si acquisiscono dei buoni livelli economici, o non si pagano le tasse, gli Stati membri hanno il diritto di espellere l'immigrato, che subito diventa "extracomunitario". Così, l’Europa dopo aver abbattuto il Muro di Berlino, ha alzato un vero muro invisibile, che è molto più alto e più spesso di quello buttato giù nel 1991. Si creerà così per gli albanesi quanto accaduto per i romeni, ossia saranno accolti in Europa in nome delle politiche di integrazione e di liberalizzazione, ma poi saranno attentamente selezionati ed espulsi quando le quote di immigrazione scadono.
È tutto un grande business: gli emigranti democratici, arrivano negli Stati europei per pagare la pensioni e sostenere la competitività delle società, ma restano pur sempre cittadini di serie B. Non a caso, i governi europei controllano molto bene anche il flusso monetario degli emigranti, secondo delle assurde leggi contro il terrorismo. Nei fatti, è solo un concetto di stile. Quando si vorrà fermare le immigrazioni, i telegiornali monteranno un caso di criminalità albanese, si diffonderà la fobia degli albanesi, e così si decreta immediatamente una retata di espulsioni. È tutta una questione di stile. Appena arriva l'input di aprire le porte delle ambasciate sono pronti a dare anche 1000 visti al giorno, ma quando le chiudono allora "la documentazione non è corretta" rispetto alle nuove direttive.Gli anziani albanesi conoscono bene le file per il latte e il pane, i giovani albanesi "democratici" e "europeisti" le trovano davanti alle ambasciate e alle questure italiane. È solo cambiato il luogo e il mezzo, ma alla fine abbiamo avuto lo stesso risultato. Un tempo tutto questo si faceva con le navi, oggi abbiamo semplicemente una certificazione o un documento di viaggio. Sulla carta sono quote di immigrazione, nella realtà è una tratta, un business.
18 giugno 2008
Presto l'immigrazione certificata UE
L’introduzione del reato di clandestinità rappresenta un duro colpo per il nostro tessuto sociale, considerando che allo stato attuale l’Italia non sarebbe mai in grado di "punire" l’immigrazione regolare e né potrebbe farlo perché significherebbe condannare persone innocenti, entrando poi nella difficile problematica del "rispetto dei diritti dei rifugiati", nel "diritto di asilo" e nella "violazione di diritti fondamentali dell’uomo". Se si arriverà al punto di parlare di immigrazione clandestina sarà perché occorrerà infliggere un sistema di controllo talmente preciso ed onnipresente, da imporre il completo tracciamento dei movimenti dei cittadini. Ecco perché si inserisce a questo punto la Commissione Europea, che risponde all’emergenza creata dalla suggestione di massa, affermando che "l'Europa ha bisogno di una politica d'immigrazione comune", e che "la clandestinità tollerata o ammessa non è un buon segnale per nessun cittadino europeo", come sostiene il Vice Presidente della Commissione europea e Commissario alla Giustizia, libertà e sicurezza Jacques Barrot (nella foto) durante la presentazione del pacchetto su asilo e immigrazione che saranno sottoposte alla valutazione del Consiglio Europeo. Si prepara dunque la "certificazione" del programma sull'immigrazione che disciplinerà sia i rapporti con Paesi terzi che con quelli comunitari, senza escludere, tra l’altro, il reato di clandestinità.
Il Commissario Barrot così fissa le linee guida, che vanno oltre i semplici accordi bilaterali sul movimento dei cittadini esteri, e impone regole chiare ma soprattutto omogenee tra i Paesi membri. Si parla dunque di "gestione integrata delle frontiere" , di "intensificazione della lotta all'immigrazione illegale" e "lotta alla tratta di persone", nonché di un corpo di leggi che farà dell’Europa un unico corpo per controllare le frontiere interne e politiche nazionali di immigrazione. L’Europa agirà anche sul diritto di asilo, e su questo pretende l’omogeneizzazione dei testi normativi ma soprattutto l’istituzione di un'agenzia europea di sostegno per l'asilo che fornisca le informazioni sui Paesi d'origine delle persone che chiedono l'asilo. Decisioni che vanno a toccare anche il passaggio dal SIS-I (Schengen Information System) al SIS II che prevede l’approfondimento delle procedure di raccolta dei dati mediante sistemi biometrici, e il rafforzamento dei controlli delle frontiere. L’Agenzia FRONTEX, che ora coordina le squadre nazionali di sorveglianza, sarà dotata di maggiori poteri, nonché di uffici regionali di fonti di finanziamento diretti, con la possibilità di intervenire nei rapporti con i paesi terzi. Verrà implementato a tutti gli effetti il regime di vist0 elettronico che garantisce maggiore efficienza nella raccolta dei dati sui movimenti e permette un efficace intervento delle forze nazionali.
Sarà dunque l’Unione Europea la regista della regolamentazione dell’immigrazione, così pure della disciplina dei rapporti dei cittadini comunitari, e, dopo aver condannato le misure degli Stati Nazionali, potrebbe arrivare al punto di imporre essa stessa il reato di clandestinità.
Tale eventualità sarà sempre più vicina considerando che l’Europa, così come fece a suo tempo il grande Impero Romano e come oggi fanno gli Stati Uniti, arriverà ad una massima espansione e poi chiuderà i propri confini stabilendo rigidi controlli sulla circolazione dei cittadini. Oggi stiamo vivendo quella fase di "condono" dell’adesione alla Comunità Europea, in cui il processo di allargamento va avanti in maniera arrestabile ma si pone sempre in maniera differente rispetto ai nuovi candidati. Basti pensare che per i Balcani Occidentali è stato elaborato un accordo di stabilizzazione e di associazione definito di terza generazione, che non ha come fase successiva obbligatoria la candidatura a Stato membro, ma l’ulteriore approvazione da parte degli Stati membri. Probabilmente per gli Stati del mediterraneo e prossimi al Caucaso si faranno nuove regole di adesione e di collaborazione, tale che l’Unione Europea diventa stratificata ma sempre notevolmente accentrata nelle mani della Commissione, dei burocrati e dei comitati di esperti. A ricordare la vera natura dell’Europa è stato solo il Senatore a vita Francesco Cossiga, che nella sua intervista ricorda le parole del Cancelliere socialdemocratico tedesco Schmidt che riprese l'allora Presidente della Commissione dicendo: "Stia zitto lei, che è il primo dei nostri impiegati". L’ex Presidente Cossiga, analizzando il no di Lisbona, spiega proprio che l’Europa che abbiamo creato non è quella che i cittadini si aspettavo, e che degli atti notevolmente tecnici, tra l’altro non sottoposti al veto dei cittadini, ci impongono di rinunciare a parti molto importanti della nostra sovranità.
21 maggio 2008
L'Europa dei “cittadini comunitari” e di quelli europei
Giunge nel Parlamento Europeo il grande problema in Italia nei confronti delle comunità rom e degli immigrati comunitari,all’indomani della discussione del pacchetto sicurezza del Governo Berlusconi. Una riunione, quella di ieri, da cui l’Italia ne esce un po’ distrutta, dipinta come un Paese che sta andando verso la xenofobia e il razzismo, con derive di violenza e gravi sentimenti di intolleranza, ma che in realtà - come tutti i Paesi Europei - è semplicemente uno Stato che non ha saputo gestire delle politiche di ordine pubblico e di integrazione. La situazione viene dipinta in maniera talmente allarmante che, si arriva a chiedere alla Commissione Europea di varare al più presto possibile una "direttiva contro ogni tipo di discriminazione", o comunque un necessario e urgente intervento normativo per punire e fermare le discriminazioni in base alla razza, all'età, alla fede religiosa, alla sessualità e alla loro disabilità. L’euro-parlamentare romeno Adrian Severin parla infatti di veri e proprio "pogrom" che stanno avvenendo in Italia contro le comunità romene, di leggi "razziali", ma soprattutto di messaggi mediatici che fanno confusione tra Rom e romeni, e così tra criminalità ed etnia. Così avverte sulla bieca tendenza dei nostri tempi e afferma che “se non faremo attenzione le fiamme divamperanno in tutta l’Europa”. Un monito questo rivolto all’Italia ma anche a tutti gli Stati Europei, che in questi anni di rapida espansione e di allargamento dell’area comunitaria, non sono riusciti a portare avanti l’integrazione multietnica e sono spesso sul punto di collassare, sotto i colpi della loro stessa incapacità a dare una giusta stabilità alla società moderna che si viene a creare.
Eppure l’Europa, dall’alto della sua grande civiltà e cultura, non ha saputo fare nient’altro che dettare regole "standardizzate" nei confronti dei Paesi membri e dei nuovi candidati, obbligando i Governi a monitorare i flussi migratori e a garantire il libero movimento delle persone, ma senza creare una cultura di base propensa all’accettazione dello "straniero", alla condivisione della propria terra con altri popoli e al rispetto di forme di popoli differenti per le loro origini e le loro esigenze. Hanno creato così un’Europa in cui continuano ad esservi, e vi saranno sempre, cittadini europei e cittadini "comunitari", che si trovano a sedere intorno allo stesso tavolo di trattative semplicemente in virtù di un patto economico.
Costruire una società su più livelli è una vera e propria strategia aziendale, in quanto se da una parte permette di sfruttare le classi più vulnerabili e di trarre profitto dalla loro situazione precaria, dall’altra consente di abbassare anche il livello dei diritti degli stessi cittadini europei. E così una società tenderà ad assumere extracomunitari o cittadini stranieri perché può ridurre i costi del salario e le spese di mantenimento dell’operaio, ma può anche far leva sugli altri dipendenti ad accettare condizioni di lavoro più precarie, essendo divenuti una forza lavoro del tutto sostituibile. A ciò occorre aggiungere i bassi standard di vita e la scarsa protezione da parte dello Stato, che ha contribuito a creare gli eserciti di immigrati votati alla criminalità organizzata, divenuta purtroppo anche un mezzo di sussistenza. Gran parte di essi sono cittadini stranieri dell’Europa orientale che, giunti in Europa vista come la terra promessa, dopo aver sacrificato anche i loro averi per compiere l’impresa dell’ascesa sociale, sono stati ridotti alla povertà, a vivere nei centri di accoglienza a sopravvivere di espedienti, più o meno criminali, dall’accattonaggio alle rapine. Alla base di questi crimini vi è nella quasi totalità dei casi, un movente economico e un degrado sociale, in completa assenza di integrazione.
È stata proprio l’Europa a creare queste piaghe sociali perché, dopo non aver controllato i flussi migratori clandestini sulle coste e nell’entroterra, non ha dato ai nuovi cittadini europei identiche opportunità né ha garantito la loro sostenibilità. Occorrerebbe invece prendere come esempio alcuni Stati dell’Est Europeo, come la Serbia o l’Albania da sempre costituiti da un continuo intrecciarsi di etnie e religioni diverse, riuscendo però a garantire la loro integrazione e assimilazione, con ottimi risultati soprattutto nei confronti delle comunità Rom. Il Governo serbo per esempio ha dato ai rom delle case dignitose in cui vivere, ha imposto l’obbligo scolastico e garantito loro un lavoro. In tale obiettivo è riuscita anche l’Italia, soprattutto nei piccoli centri in cui l’integrazione con i rom è ad alti livelli, ma l’emergenza e le gravi situazioni di intolleranza si sono verificate proprio nelle periferie delle grandi città, in cui vi sono già dei contesti di disagio e non si riesce a dare un sostegno persino ai cittadini italiani. Non meravigliamoci dunque degli inspiegabili episodi di violenza, resi ancor più cruenti da un’informazione che manipola i sentimenti dell’opinione pubblica, per poi rilanciare la necessità di una risposta dura all’esigenza di sicurezza.
Ecco dunque che si giunge al cosiddetto "pacchetto sicurezza", sul quale si giocano poi le proposte e le contro-proposte di Governo e di opposizione che giocano a fare gli antagonisti, ma sono sempre l’uno la copia speculare dell’altra. Non dimentichiamo che la questione "immigrati romeni" venne lanciato proprio da Veltroni, con l’emergenza nelle periferie di Roma decidendo il trasferimento coatto dei rom, e poi ripresa dal decreto Mastella, che cominciava ad introdurre reati di "accattonaggio" o di "occupazione abusiva del suolo" puniti con pene smisurate. Oggi invece di parla di reato di "immigrazione clandestina" che potrà divenire sia un aggravante rispetto ad altre infrazioni, sia una forma di discriminazione per giustificare l’espulsione diretta. Il problema maggiore - che in questo caso ritorna, essendo già stato cassato dalla Corte Costituzionale in occasione della presentazione del progetto da parte del Governo Prodi - sorge sugli immigrati comunitari, per i quali l’espulsione è stata definita "una misura estrema il commissario" della limitazione della libera circolazione delle persone, garantita dalla direttiva n. 38/CE/2004, pur ammettendo di "respingere il diritto di residenza per coloro che non hanno risorse per sostenersi e che delinquono".
Così il decreto sicurezza propone l’obbligo di presentare al proprio ingresso una dichiarazione anagrafica entro un termine predeterminato, e di dimostrare il proprio diritto alla permanenza "dimostrando di avere risorse sufficienti derivanti da redditi leciti", mentre in caso contrario potrà essere allontanato immediatamente per motivi imperativi di pubblica sicurezza. Ciò implica che qualora entri di nuovo, commetterà un reato e sarà arrestato. Non è ancora chiaro tuttavia se l’ordine di espulsione scatti solo per l’esistenza di attività illecite o semplicemente per la mancanza di un reddito, fatto sta che verrebbe introdotto per i comunitari il divieto di reingresso che oggi non c’è. Molto probabilmente non c’è da preoccuparsi, perché l’Europa o la Corte Costituzionale fermeranno di nuovo un tale provvedimento, ma il prezzo da pagare sarà comunque alto, ossia quello del tracciamento degli ingressi e dei movimenti mediante un sistema biometrico, impronte digitali e archiviazione del DNA. Ciò significa che la nostra libertà di movimento, che siamo cittadini europei o cittadini comunitari, sarà sempre controllata dal cervellone della Commissione Europea e dall’Europol. D’altro canto, se non impareremo a convivere e ad integrarci tra di noi nella miglior maniera possibile, le derive saranno davvero molto gravi, in quanto rischieremo di cadere pericolosamente nell’apartheid, dato che ci siamo già ghettizzati.
25 febbraio 2008
L'ultranazionalismo e la bandiera dell'ignoranza
In ogni parte del mondo si sta sollevando una bandiera per chiedere l'indipendenza, la secessione e l'annessione ad altri Stati, di comunità che si definiscono "etnie" con il sovrano diritto di autodeterminazione dei popoli. Chi ha parlato di "Vaso di Pandora" non ha dato un'immagine tanto diversa dalla realtà, in quanto la crisi potrebbe degenerare al punto che si chiederà la revisione dei confini territoriali, per ridiscutere così secoli di Conferenze di pace, di guerre mondiali e di conflitti che hanno portato all'attuale configurazione dei continenti.
Nella totale confusione delle proteste e delle manifestazioni, comincia a diffondersi tra i media parole come "ultra-nazionalismo", che non hanno alcun significato in sé ma servono per classificare quei movimenti che vogliono opporsi al saccheggio degli Stati tramite l'indipendentismo, nel tentativo di difendere la propria integrità nazionale. E così che il pappagallismo si è riprodotto equamente tra i giornalisti, ripetendo questa parola senza una cognizione di causa, tale che tutti quelli che protestano in maniera dura sono definiti ultranazionalisti. Se chiedete ai giornalisti perchè hanno scritto questa parola, ognuno avrà motivazioni diverse, e proporrà una storia diversa.In realtà questi termini servono per lo più a costruire nuovi nemici temporali. Esistono infatti delle strutture che elaborano e diffondono delle parole che sono in grado di manipolarci. Le informazioni e le notizie sono controllate da computer, che classificano in base a delle parole chiave ogni tipo di dato - estratto da articoli, libri, ricerche e pubblicazioni - per dar così vita a delle diverse tipologie di classi e di gruppi ideologici. Gli analisti utilizzeranno poi questi schemi prestabiliti, per cui la loro analisi viene elaborata su preconcetti stabiliti. Stiamo parlando di vere e proprie centrali di controlli linguistici, collegate ai centri di informazione, e gestite da grandi società di comunicazione che diventano dei veri e propri laboratori che creano parole per poi smistarle ai media. Questi faranno poi il resto, e come pappagalli ripeteranno quanto gli viene riferito, diffondendo la teoria del nemico. Oggi si parla facilmente di genocidi, di massacri, e di possibili attacchi proprio per tenere alta la tensione, mentre si carica eccessivamente di significato un episodio o la dichiarazione di un uomo politico, per accreditare una determinata tesi. Le parole che di volta in volta vengono introdotte per spiegare nuovi fenomeni, sono termini quasi inventati, frutto di studi ben collaudati. Ad ogni singolo evento, caratteristica sociale o situazione, viene attribuito un nome, e mentre la nostra società va verso una dimensione "cybernetica", considerata come un'evoluzione, costruiscono una realtà che è solo frutto della demagogia.
Non esistono tuttavia delle chiare leggi sui crimini economici, o mezzi legali per impedire la manipolazione delle parole e dei concetti al fine di incriminare il cittadino, e così per fare disinformazione. In questo modo, i grandi gruppi possono in qualsiasi momento cambiare le regole del gioco, senza che nessuno possa reagire, e nella perfetta normalità. Non dimentichiamo infatti che il sistema giuridico degli Stati viene concentrato sempre di più presso la Comunità Europea, costituita da una schiera di commissioni e nella quale i cittadini sono considerati dei semplici utenti.
Oggi vengono definiti nazionalisti tutti coloro che si oppongono alle cosiddette riforme, oppure ultranazionalisti quelli che chiedono il rispetto delle integrità territoriali. Stranamente, in tutti i popoli ci sono dei nazionalismi o degli ultranazionalismi, quasi a voler dire che ogni Stato sbaglia a prendere determinate posizione che sono contrarie "ai concetti prestabiliti". Guardando i reportage trasmessi in questi giorni dai media statunitensi o europei, quello che sta accadendo in Serbia o a Mitrovica viene definito come "scandaloso", e così anche i giornalisti si trasformano in attori che si meravigliano del fatto che la gente protesta e decide di assaltare le ambasciate. Per queste persone, sarebbe naturale che uno Stato accetti un'usurpazione del proprio territorio, dopo aver combattuto secoli di guerre per stabilizzare i propri confini. Il Segretario di Stato degli USA, Condoleeza Rice, in un'intervista,si meraviglia del fatto che il popolo serbo decide di protestare contro l'ambasciata americana, o di bruciare la bandiera. Forse la Signora Rice si aspetta che il popolo serbo ringrazi l'America dopo aver seminato in questi anni solo conflitti e guerre all'interno dei Balcani, dopo aver criminalizzato la Serbia e condotto un'assurda campagna mediatica della disinformazione. Io credo che ci si deve più meravigliare del fatto che la Comunità Internazionale stia permettendo l'aggressione di uno Stato, o del fatto che ancora oggi esistono dei giornalisti che si prestano a questo gioco.
D'altro canto, non possiamo aspettarci in futuro di sentire da parte dei nostri politici di "aver sbagliato", perché diranno solo che "combattono in nome e per conto della democrazia", anche se non sanno bene che cosa sia. Personaggi come Fini, Berlusconi, e D'Alema sono uomini che, in un giorno non molto lontano, scompariranno dalla scena politica, per il semplice fatto che essa non esisterà più, perchè domani dovremo difenderci da nemici invisibili, ossia dei piccoli centri di potere gestiti nello spazio cybernetico. Al suo interno vengono costruite milioni di piramidi, attraverso la costruzione di forum e blog controllati da un'entità centrale, e la loro intromissione e tale da attuare un vero e proprio etnocidio che porterà in futuro alla cancellazione delle nostre parole. In questo modo trasformano la nostra mente, il nostro pensiero, e la nostra società: se fino a 15 anni fa divorziare era considerato una tragedia famigliare, oggi in Irlanda se divorzi almeno due volte non rientri nella normalità dello stardard mediatico che viene diffuso.
31 gennaio 2008
La Corte Europea chiede nuove leggi per il crimine elettronico
Dal suo canto, la Corte Europea emette un testo che, volutamente, si presta a diverse interpretazioni, mentre univoco è lo scenario che esso apre per il mondo della cybernetica e della comunicazione virtuale. Come molti hanno già evidenziato, se da una parte la Corte di Giustizia afferma l'impossibilità per la giurisprudenza Europea di intervenire per garantire il rispetto del diritto di autore, dall'altra ammette l'inesistenza di norme che obblighino le società di telecomunicazione o i server a comunicare i dati personali degli utenti.
Premettendo che il diritto comunitario ( in particolare l'art.5 della direttiva 2002/58/CE) demanda agli Stati la possibilità adottare disposizioni legislative volte a limitare i diritti della riservatezza dei dati - se esistono esigenze di salvaguardia della sicurezza nazionale, della difesa, della sicurezza pubblica, e la prevenzione, ricerca, accertamento e perseguimento dei reati (sic!) , nonché per la tutela dei diritti e delle libertà altrui - non è esclusa la possibilità per i legislatori nazionali di prevedere l’obbligo di divulgare dati personali nell’ambito di un procedimento civile. La Corte così ammette che il diritto comunitario non vieta né impone agli Stati di emanare leggi che possano obbligare le società di telecomunicazione e i server a comunicare i dati degli utenti. Un chiarimento che può autorizzare un'azione legale per il rispetto del diritto d'autore qualora esistano dei casi di necessità - come può avvenire in ambito penale - oppure può indicare che al momento non esiste il reato perché non esiste la legge ( nullum crimen sine lege ). Infatti la sentenza conclude con l'invito agli Stati nazionali di chiarire, nelle fasi di recepimento delle direttive, la giusta interpretazione delle norme, garantendo sempre "un equilibrio tra i diversi diritti fondamentali tutelati dall’ordinamento giuridico comunitario", nel rispetto del principio della proporzionalità.
Nel momento in cui sarà posto un controllo alla circolazione delle informazioni, sarà istituito il nuovo regime, la nuova usura, una nuova fonte di reddito per le major delle telecomunicazioni. I grandi server saranno le nuove "centrali rischi", in quanto immense banche dati di miliardi di soggetti che navigano, esplorano, comunicano e lavorano attraverso la rete. Per realizzare tutto questo bastano dei piccoli cavilli legali, basta il riconoscimento da parte di un Governo che il crimine elettronico è un reato penale e che la violazione del diritto di autore, costituisce una minaccia per la tutela altrui. Sappiamo bene chi detta le regole del gioco, e dinanzi alla totale inesistenza di salvaguardia dei Governi sui suoi cittadini,corriamo veramente il rischio di superare quel piccolo limite previsto dalla legge.
19 dicembre 2007
Decreto flussi: la legalizzazione della tratta degli immigrati
Stando ai risultati del Ministero dell'Interno, il sistema informatico del Ministero dell’Interno nella giornata di oggi ha ricevuto 136.567 domande per i nulla osta, che si aggiungono ai 352.955 richieste giunte nella giornata del 15 dicembre. Una vera partecipazione di massa che ha movimentato Associazioni, Patronati e migliaia di singoli individui per entrare a far parte della lista privilegiata redatta dal Ministero per la regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari. È stata definita come singolare gara per l'assegnazione di posti di lavoro, ma si è rivelata una lotteria, una scommessa, affidando al caso la possibilità di entrare nelle liste. Il Viminale ha infatti sottolineato che non esiste alcuna corsia preferenziale per l'invio delle domande, seguendo il criterio cronologico in base alla data di arrivo delle domande. Per cui, qualora alcune domande siano contestuali, avverrà un inserimento a pettine, ossia in base allo spazio disponibile in quell'istante. Per tale motivo, sono già pronti i ricorsi dei patronati e delle associazioni contro il Governo italiano per contestare l'esclusione dal database, con il rischio che l'efficiente macchina del Viminale si riveli una grande truffa.
Le procedure stabilite e i limiti del sistema informatico non sono tuttavia gli unici problemi che il progetto del Ministero degli Interni può generare. La gara indetta per la pianificazione dei flussi di migrazione, potrebbe infatti rivelarsi un piano del Governo per schedare e tracciare tutti gli immigrati che non hanno un permesso di soggiorno, creando così un database contenente tutte le informazioni degli immigrati che si trovano adesso sul suolo italiano e che potrebbero entrare come regolari. Tale tecnica viene infatti spesso usata per tracciare sul web crimini di pedofilia e pirateria, utilizzando dei sistemi elettronici che fanno da specchio e permettono di acquisire i dati degli utenti. Non è da escludere che questo sia un tentativo dello Stato per monitorare lo stato attuale di lavoratori extracomunitari senza permesso di soggiorno, mediante una procedura immediata e non eccessivamente dispendiosa. Tali operazioni in grande stile sono studiate e programmate per raggiungere obiettivi molto più importanti e profondi di quelli sono apparentemente dichiarati. Lo Stato italiano può dare così prova di fornire un'assistenza agli immigrati e al mercato del lavoro, mentre i Paesi di origine possono utilizzare tale iniziative come propaganda. Occorre considerare che chi aderisce a tali iniziative, sono per la maggior parte persone che sono disposte a fare un viaggio clandestino pur di raggiungere quel "paradiso" che hanno visto in televisione. Abbandonano la propria vita, vendono la casa per poi giungere in Italia, dove saranno così derubati di ogni loro avere.
In realtà, nessuno saprà mai quante domande saranno realmente prese in considerazione: la telematica è qualcosa di veramente astratto. Mentre tutti inseriranno i propri "veri" dati, nella speranza di vedersi attribuire un posto di lavoro regolare e ottenere un permesso di soggiorno, lo Stato registrerà le loro posizioni acquisendo dati sensibili e personali, molto difficili da reperire considerando che si tratta di popolazioni che non sono state ancora schedate dal sistema di informazione europeo. Dai dati anagrafici, a quelli professionali, sino a quelli sui loro movimenti, i loro interessi, realizzando così un controllo totale su una classe di persone che, sino ad oggi, sono state completamente all'oscuro dei sistemi di tracciamento.
È chiaro che chi cerca lavoro compila tale modulo di richiesta, ha un'istruzione media, e cerca di ottenere un onesto permesso di soggiorno, cosa che non può dirsi per criminali e trafficanti, che resteranno sempre invisibili a questi controlli. I dati raccolti verranno successivamente utilizzati come strumento per il controllo e la sicurezza, fungendo da archivio di riferimento per confrontare i dati di coloro che saranno eventualmente arrestati o fermati. Il decreto flussi rientra così nei progetti di lotta al terrorismo programmati da direttive europee e internazionali, volti a costruire in maniera legale dei database che, opportunamente classificati mediante delle categorie, saranno un'arma per controllare le masse e velocizzare le procedure di ricerca e di arresto. Dunque, un progetto volto a fornire maggiori opportunità e certezze agli immigrati, nonché alle stesse imprese italiane, si rivela un'arma a doppio taglio, da utilizzare contro gli stessi clandestini qualora venissero violate le regole. Infatti, così facendo lo Stato ha la possibilità di espellere più facilmente le persone e importare nuova manodopera a basso costo in maniera clandestina, senza che tuttavia nessuno se ne accorga. Per cui sebbene da un lato si combatte per garantire la sicurezza dello Stato, dall'altro si perfeziona ancora di più la truffa ai danni degli emigranti extracomunitari. Il crimine sta proprio nel riuscire a controllare maggiormente la clandestinità da parte dello Stato, senza fermarla mai: coloro che saranno espulsi, o decideranno di lasciare l'Italia, verranno sostituiti con nuovi flussi. Dal sistema piramidale partirà la direttiva di effettuare una retata e controllare le zone frequentate da clandestini, e in un solo giorno potrebbero essere espulsi, per esempio, anche 8800 clandestini - uno per ogni comune che ha accettato la sua assunzione - mentre altri 8800 potrebbero essere pronti a sbarcare sulle nostre cose. Un perfetto coordinamento che consentirà di rendere il mercato del lavoro degli immigrati extracomunitari assolutamente flessibile, senza che lo Stato sia costretto ad offrire cittadinanza o pensionamento. Tutto questo è controllato dal Sic, un sistema che controlla i piani demografici e le merci in movimento, segnalando la necessità di aumentare i dazi doganali o diminuirli, inasprire le condizioni di assunzione o lasciare che alcuni entrino in maniera illegale, lasciando che sia poi il mercato a riassorbirlo.
26 ottobre 2007
Eurojust : il progetto della intelligence europea
La Commissione europea ha ufficialmente adottato la comunicazione sul ruolo di Eurojust e della Rete giudiziaria europea nella lotta contro la criminalità organizzata e il terrorismo, che avrà come scopo quello di coordinare le informazioni dei diversi Paesi membri per costruire una intelligence centrale, a livello europeo. Per far questo la Commissione annuncia che occorre dotare Eurojust "dei poteri necessari per svolgere i suoi compiti e per intervenire in maniera più efficace nella lotta contro la criminalità organizzata trasnazionale e il terrorismo". Eurojust dovrà essere trasformata infatti in una vera e propria agenzia di investigazione sovranazionale, senza che tuttavia questa abbia alla spalle un'autorità democratica che la legittima, essendo la Commissione Europea la promotrice e la realizzatrice del programma. Infatti, sulla base di quanto precisato dalla comunicazione, " conformemente al piano di azione del programma dell'Aja, la Commissione avrebbe dovuto presentare nel 2006 una proposta di "legge europea" che si basava a sua volta sulla Costituzione" . Considerando tuttavia che il progetto della Costituzione può dirsi fallito, la Commissione ha deciso di dare comunque un primo input per la partenza dei lavori, con una comunicazione "di intenzioni" sullo sviluppo di Eurojust e della Rete di Giustizia Europea, rinviando la presentazione di una proposta nel 2008. Nel prossimo seminario di Lisbona del 29 e 30 ottobre verranno infatti discusse le modalità di sviluppo del progetto e, a seconda dei risultati, si deciderà se agire mediante la proposta legislativa oppure se superare questo ostacolo e passare direttamente alla sua realizzazione. Questo è senz'altro un dato molto grave in quanto sembra che il fallimento dei lavori sulla Costituzione abbia causato una retrocessione anche nelle procedure diplomatiche per lo sviluppo dei progetti europei. Così da un progetto costituzionale siamo passati ad trattato semplificato che dà più poteri alla Commissione Europea, e allo stesso tempo tutti i progetti con un impatto istituzionale sono partiti mediante delle comunicazioni. Ciò che si discute, infatti, non è l'opportunità o meno di fare l'Eurojust, ma solo di come farlo.
Gli obiettivi di Eurojust di incentivare e di favorire la cooperazione ed il coordinamento tra le autorità giudiziali competenti degli Stati membri, verranno raggiunti mediante i lavori di un collegio composto da rappresentanti di ciascun Stato, dislocati presso l'Aja, che presenta già una struttura e un'organizzazione sovranazionale. La Rete di Giustizia Europea (RJE) avrà invece il compito di facilitare la cooperazione giuridica stabilendo dei punti di contatto adeguati tra le autorità e di fornire le notizie tecniche e giuridiche. La rete agisce infatti tramite i suoi punti di contatto negli Stati membri, ossia procuratori generali o di funzionari che lavorano per l'unità di cooperazione giuridica in seno al ministero della Giustizia. Sulla base delle proposte presentate i membri nazionali dovrebbero vedersi attribuire delle competenze proprie per le autorità del loro Paese di origine, in modo da poter ricoprire tutte le funzioni richieste da Eurojust. I singoli funzionari dovranno avere accesso automatico a tutte le notizie necessarie contenute nelle banche dati del sistema nazionale, ai dati relativi alle inchieste anti-terrorismo, alle sentenze, all'archivio dell'impronte DNA, e agli archivi nazionali delle persone detenute. Infine occorre aumentare il coordinamento con la Rete europea nominando una persona di contatto per il RJE, che ricoprirebbe anche la funzione di corrispondente nazionale di Eurojust. Per rendere attuali tali proposte, occorrerà creare una nuova base giuridica, nonché rinforzare i poteri dei membri nazionali e del Collegio di Eurojust. I primi, su mandato della Commissione europea, potranno intraprendere procedure penali nel Paese di origine, costituire delle squadre comuni di inchiesta e parteciparvi, nonché eseguire delle specifiche inchieste, chiedendo di fornir loro tutte le notizie necessarie per portare a termine la loro missione. Per quanto riguarda i poteri del collegio, questo potrà decidere sui conflitti di competenza e su quelli in materia di applicazione, intraprendere un'inchiesta al livello europeo, in particolare su reati finanziari o che ledono interessi economici dell'Unione, nonché dare il via a delle inchieste all'interno di uno Stato membro con delle vere e proprie indagini sul territorio "nazionale" - e dunque non solo sovranazionale . I membri nazionali ed il Collegio saranno dunque dotati di poteri supplementari che daranno loro delle competenze anche a livello sovranazionale.Non è da escludere che si verrà a creare un altro Tribunale dell'Aja che con i suoi procuratori generali dislocati nei diversi Stati potrà monitorare e supervisionare il sistema giudiziario e lo sviluppo delle pratiche di indagine. È stato precisato che "il RJE è una struttura orizzontale, agile e priva di carattere ufficiale", cosa alquanto strana considerando la delicatezza del ruolo che ricopre: si tratta a tutti gli effetti di un'agenzia di intelligence che, rivestendo un ruolo non ufficiale, rischia di essere una vera e propria società di contractors o di funzionari al servizio delle lobbies.
Ancora una volta è questa la dura realtà che emerge dalle politiche e dai progetti europei, ossia l'esistenza di forme anti-democratiche per gestire dei poteri che riguardano tutta la collettività, la quale dunque non partecipa minimamente a tali importanti decisioni. Non vi è come controparte un governo, né vi è una legge o una base giudica approvata dai Parlamenti dei singoli Stati, che si ritrovano, da un giorno all'altro, un procuratore generale all'interno del proprio sistema giudiziario che promuove e porta avanti delle inchieste, oppure che giudica l'operatore dei magistrati o dei giudici. Vi è così un'invasione della sovranità senza esserci un'entità politica legittimata a fare questo: si parla ormai per luoghi comuni, si dà tutto per scontato, si accettano compromessi in contumacia e, per giunta, non si pubblicizza la notizia.
Che la politica europea e nazionale è fallita, è ormai un dato di fatto, solo che si preferisce mantenere in piedi questo scandaloso andazzo per non ammettere il fallimento di più di 50 anni di storia. Oggi Massimo d'Alema va a Belgrado e dinanzi a tutta la comunità serba viene umiliato e fischiato, dando così uno spettacolo penoso di cui, i media, si sono guardati bene dal dirlo. Questo è accaduto perché ormai non esiste più la politica estera, né la diplomazia, in quanto vi sono dei fantocci che fanno la volontà degli Stati Uniti, delle lobbies. D'Alema così ha venduto il buon nome della italianità, offendendo un popolo sovrano e subendo fischi e proteste, per proteggere gli interessi delle multinazionali : in pratica non è più un ministro, bensì un semplice agente di commercio. Ecco cosa siamo diventati, utenti e clienti, mercificati dai nostri politici che ogni giorno ci vendono al migliore offerente.
05 ottobre 2007
L'accesso alla rete: il nuovo signoraggio
Mentre la guerra tra i poteri della disinformazione e informazione continua, tenendo così occupati i complottisti e i globalizzati, un nuovo sistema di controllo delle menti sta entrando nel tessuto della società. È il mondo della cybernetica, che, schedando le nostre identità all'interno di elaboratori per immetterli in un sistema elettronico per controllarli, è la base dell'attuale struttura governativa degli organismi sovranazionali, come il FMI, OMC e la UE, ossia delle entità che detengono il potere politico-economico del mondo intero.
La catalogazione, la classificazione, le schedature, servono a creare i database, dopodichè il crimine e il segreto, che rappresentano così i presupposti per accerchiare il potere e manipolarlo in funzione degli interesse economici delle lobbies. I media, in tale contesto, fungono da strumento per accreditare dei personaggi e delle strutture, fare opera di convincimento sulle masse, e creare intorno a loro un mondo fatto di usura, di terrore e di problemi, mentre tutta la nostra storia va a disintegrarsi nei circuiti informatici gestiti da multinazionali e da centri misteriosi nascosti sotto la voce Statistica.
Oggi è in atto un' immensa trasformazione, le carte costituzionali vengono riscritte per far posto alla nuova bibbia, che si presenta come "la legge delle nuove tecnologie" , ossia il codice di una generazione non più basata sull'essere, bensì sul non essere, perchè saremo virtuali e trasportati sulla rete. La rete sarà descritta come un sistema rivoluzionario, all'avanguardia, ma al suo interno di nasconderà uno specchio, dietro al quale qualcuno maneggerà i fili per dirci ciò che vogliamo sentirci dire. È questa la politica della rete e delle strategie internettistiche. Ci diranno che sarà meno costoso, che sarà tutto più sicuro, garantito dalle certificazioni virtuali e dalle licenze; avremo così un nuovo vocabolario in cui i nostri dialetti scompariranno sotto l'effetto della disumanizzazione, avremo nel mondo intero un unico pensiero.
In questo nuovo mondo continuerà ad esistere l' usura, quello che noi oggi definiamo come signoraggio, in quanto vi sarà sempre uno strumento che consentirà di assumere il controllo delle masse, sia dal punto di vista economico che politico. Il suo significato tuttavia cambierà e si tradurrà nel valore che tutti dovremo pagare per accesso alla rete, per cui sarà quantificato in termini di dati che riusciremo a trasmettere o ad acquisire. Non vi sarà più bisogno di stampare la moneta, perchè la banca e le telecomunicazioni diventeranno una cyberbank dove sarà la massa a garantire il controvalore: tutti i meccanismi e le operazioni saranno chiusi e ben determinati in un modo che noi saremo obbligati a pagare tutto tramite un sistema cybernetico, come già è stato stabilito per le utenze e le tasse. Le prove tecniche sono state già effettuate, e il mondo quotidiano virtuale che noi viviamo, attraverso i forum, le community e i primi esperimenti di rete all'interno del web, rappresentano delle simulazioni sulle quali un giorno saranno creati le strutture sociali. Dunque, i blog saranno centri di discussione di una legge o di un provvedimento per poi trasformarsi in vere piazze virtuali per fare propaganda o comizi politici, i forum saranno luoghi virtuali per scrivere delle leggi, i portali di e-commerce saranno i nostri punti di e-business: l'intero sistema sociale e economico sarà innestato su sistemi informatici.
Si pensi, a titolo d'esempio a Wikipedia, o meglio al progetto che sta portando avanti la Nuova Zelanda di redigere un testo di legge mediante una "pagina wiki" per realizzare la cosiddetta democrazia partecipativa. In realtà è bene sapere che queste strutture informatiche verticali creano degli utenti sintetici, ossia identità virtuali manipolate dal gestore del sistema o da veri e propri software che hanno il ruolo di dirigere la discussione dove la si vuole portare, magari ridicolarizzando soggetti che possono turbare il forum oppure accreditando teorie assurde e inverosimili. Esistono attualmente dei programmi in grado di creare i cd. utenti sintetici, in uso già da molto tempo - come su Ebay - che devono deviare l'attenzione o creare delle distorsioni, simulando l'esistenza di veri utenti dietro quel computer. Tuttavia la rete non è Skype o l'internet, la rete siamo noi, ossia essere umani che potranno cambiare il loro sistema sul quale far viaggiare informazioni e servizi, ma restano pur sempre simboli di diritti inalienabili.
Questa evoluzione ci porterà inevitabilmente in un mondo in cui i nostri sentimenti scompariranno, e dove avverrà una completa disumanizzazione, diventeremo dei codici a barre o degli indirizzi ID, a cui corrisponderanno delle coordinate all'interno dei grandi database. Per avere una vaga idea di cosa ci stia aspettando, si pensi a quanto accaduto nel Michigan, dove 35.000 impiegati statali restano a casa per la chiusura degli uffici governativi che non erano più in grado di far fronte ai deficit. Gli uffici amministrativi e di servizi, pubblici o privati, si trasformeranno ben presto in uffici virtuali, e ogni impiegato in un operatore. Invitiamo dunque tutti a riflettere solo un momento su questo, cercando di non guardare il problema, bensì la soluzione: Etleboro è costruita in modo tale da far rimanere tutti uniti, per non avere paura di nessuno, delle insidie del nuovo mondo cybernetico, della diffamazione gratuita e per proteggersi dagli "invisibili", ossia i nemici che tutti cercano di combattere. Etleboro è solo una parte di quella che è la Tela, è il frutto di tale universo, pensato come un sistema distributivo di informazione e come base della nostra conoscenza.
In tutto questo come si inserisce la politica?
Oggi si discute sulla creazione di una carta dei diritti di internet, garantita da "un altro garante Onu per internet" , ossia un documento che dovrà sancire sopra ogni altra cosa come diritto inalienabile "l'accesso alla rete, alle informazioni sul web, alla partecipazione virtuale, ma anche alla privacy e alla sicurezza" . Questo è quanto è emerso durante il Dialogue Forum on Internet Rights organizzato dal Governo italiano, che ha, sopra di ogni altra cosa, sottolineato l'importanza dell'accesso alla rete, come lo stesso Walter Veltroni dichiara: "internet è un bene comune come l'acqua, l'aria e il mare, ma senza confini territoriale". Sono tante belle parole, che ricordano molto l'enfasi delle carte costituzionali, e come le costituzioni, sono fatte per essere disattese o ignorate, sono i principi "giusti" che non vengono rispettati perché contrari alle leggi di mercato che vuole utili e guadagno.
La Costituzione recita che "tutti gli uomini sono liberi", ma di fatto non lo sono perché schiavizzati da un sistema che ti usura per poter sopravvivere: in realtà avrebbero dovuto scrivere che "tutti gli uomini hanno il diritto di mangiare", per impedire che muoiano o che siano schiavizzati. Potranno anche scrivere la loro Magna Carta dell'Internet dell'ONU, ma lo faranno ben sapendo che non tutti potranno avere accesso alla rete, se non ne hanno la possibilità. L'accesso alla rete sarà come l'accesso all'acqua, chi non l'avrà morirà, a questo si ridurrà la nostra umanità, combattuta tra l'essere nella rete e l'esserne fuori.
Oggi nessuno ha il diritto di eleggersi profeta m perché colui che lo fa vuole essere dietro lo specchio e manovrare i destini dei propri "utenti", le loro menti per avere un proprio ritorno. I nostri politici non possono più rappresentarci, sono solo dei semplici attori, e forse è questo il motivo per cui la California ha deciso di avere Arnold Schwarzenegger, come allora fu con Ronald Regan; così in Italia avremo almeno un comico. Molti di loro parlano di Internet, profetizzano teorie e promuovono un sistema politico basato sulla rete, ma in realtà non sanno di cosa parlano. Questo perché dovrebbero cominciare ad aprire i libri e studiare, per capire chi è il nostro Signor Internet, e qual è la società a cui noi andiamo incontro.
24 settembre 2007
La e-justice e la biometrica nel futuro dell'Europa
Il progetto di e-Justice è uno dei primi Progetti Integrati, che, coinvolgendo l'apparato amministrativo-burocratico nonché quello informatico e di intelligence, va a creare un database di informazioni giuridiche e personali che rivoluzionerà totalmente la nostra vita. Dopo anni di preparazione, è oggi giunto alla sua fase finale di attuazione, avendo infatti presentato come necessario un sistema di tracciamento degli individui per garantire la sicurezza della società civile. A muoversi ora devono essere i governi dei singoli Stati, che avranno l'onere di fare accettare ai suoi cittadini l'idea di essere inseriti in un archivio sovranazionale e di subire una continua violazione della privacy sotto la sorveglianza di un "cervellone" che controlla ogni tipo di movimento o transazione. Per tale motivo, è indifferente chi sia oggi il politico o il partito al Governo, in quanto è divenuto di prioritaria importanza portare a compimento quel progetto nato con "la lotta al terrorismo".
È stata così imposta la familiarizzare con le tecnologie di sicurezza (videosorveglianza, passaporto o documento elettronico, scansione dei dati biometrici) , spiegando che queste , in particolare quelle di biometrica, non rappresentano una minaccia alla privacy dei cittadini perché utilizzate all'interno di obiettivi e orientamenti ben precisi. Per quanto riguarda le tecnologie in questione, la e-justice farà ricorso ai sistemi di autenticazione elettronica "biometrica multimodale", in grado di fare una lettura delle caratteristiche fisiche e tradurle in dati elettronici (iride, impronte, fisionomia) , con l'integrazione dei sistemi di sicurezza con meccanismi di riconoscimento elettronico e di firma digitale. Accanto a questo vi sarà inoltre la realizzazione di un database di direttive, leggi e procedure legali che consentono di spiegare il mondo giuridico europeo ad un'ampia varietà di utenti, che si trasformano da semplici cittadini a professionisti che utilizzano, con sistemi di self-service, i meccanismi giuridici, i ricordi, la presentazione e il ritiro di documentazione . La e-justice, coordinata con il sistema del SIS II , diviene così uno strumento per poter poi applicare varie procedure molto complesse come quelle dell' Eurojust, ossia per l'emissione del mandato di arresto europeo, e del Bundeskanzleramt ( Cancelleria austriaca e i sistemi di RIS) , il monitoraggio e il continuo controllo delle leggi e dei regolamenti emessi , e ancora dell' Europol FEDICT.
I sistemi di identificazione biometrica sono attualmente pronti per una sua immediata utilizzazione a tutti gli effeti. La banca di dati biometrici dell'UE continua a garantire un'efficace gestione del regime comune europeo di asilo, ad esempio, nel sistema di EURODAC , lo strumento biometrico dell'Unione europea che aiuta a stabilire quale Stato membro sia competente per l'esame di una domanda d'asilo, facendo così da deterrente verso le violazioni. La banca dati d'impronte digitali applicata alla gestione delle domande d'asilo contribuisce in effetti a determinare quale Stato membro debba esaminarle attraverso il raffronto fra le impronte digitali dei richiedenti asilo e degli immigrati illegali, Nel 2006, EURODAC ha elaborato 165.958 serie d’impronte digitali di richiedenti asilo, 41.312 serie d’impronte digitali di persone che avevano varcato irregolarmente le frontiere e 63.341 serie d’impronte digitali di persone arrestate perché in posizione irregolare sul territorio di uno Stato membro.
Dal 15 gennaio 2003 le impronte digitali di ogni persona di età superiore a 14 anni che chiede asilo nell’Unione europea, in Islanda o in Norvegia, vengono immesse in una banca dati denominata EURODAC. È il primo sistema automatizzato comune d'identificazione delle impronte digitali (AFIS) nell’Unione europea.
La Commissione europea gestisce il sistema per conto degli Stati partecipanti, come prototipo di futuri progetti comuni, quali il sistema d’informazione Schengen di seconda generazione e il futuro sistema europeo d’identificazione dei visti.
Nell’ambito del sistema EURODAC, gli Stati partecipanti devono provvedere senza indugio a rilevare le impronte digitali di ogni richiedente asilo di età superiore a 14 anni. Le impronte digitali rilevate vengono quindi comparate con quelle trasmesse dagli altri Stati partecipanti e memorizzate nella banca dati centrale. La banca dati si avvale soltanto della comparazione biometrica, che è il più sicuro e il più accurato tra i metodi disponibili per l’identificazione. Ogni Stato partecipante provvede affinché il garante nazionale della protezione dei dati eserciti il controllo indipendente sulla legittimità del trattamento dei dati.
EURODAC consiste in un’unità centrale istallata presso la Commissione, dotata di una banca dati centrale computerizzata pienamente automatizzata per la comparazione delle impronte digitali, e in un sistema di trasmissione elettronica dei dati tra ogni Stato partecipante e l’unità centrale.
Per controllare i dati biometrici è stato creato il Centro di Biometrica europeo (CoE) nel cuore dell'Unione di Europa, a Brussels, che funge ufficialmente da centro di analisi e di intelligence per le centrali investigative e di polizia. Così l'e-justice biometrica ha lo scopo di fornire informazioni sia ai cittadini intesi come utenti, sia agli organi giuridici di ciascun Stato in quanto diviene il database ufficiale per l'emissione dei mandati di arresto europeo, per l'assistenza giuridica transnazionale, per i controlli dei movimenti al confine, per i visti, nonché per le carte di identità elettroniche e le schede multifunzionali "intelligenti". Il Centro di Biometrica concentra al suo interno le differenti funzioni che costituiscono l'intero sistema dell'identità biometrica, primo tra tutti i processi RAPIDS ( Registrazione e Soluzioni di Identificazione Giuridiche ) che si traducono nelle attività di Iscrizione ed emissione di carte di identità biometriche ( con impronte digitali, riconoscimento facciale, scansione dell'iride e firma elettronica, nonché comparazione dei dati con la black-list ). Accanto alla creazione dei database, vi sono le attività di controllo e di verifica delle caratteristiche biometriche, con sistemi di scansione elettronica dei propri dati e comparazione immediata, in tempo reale del database. Tali sistemi verranno applicati anche ai cd. Kiosk SafePass, ossia centri di controllo alle dogane con sistemi di lettura dei documenti e dei dati biometrici al fine di semplificare le procedure doganali. Il Centro biometrico propone inoltre tecnologie 3D per il riconoscimento facciale, con valide applicazioni anche nei settori amministrativi e finanziari, sistemi di immagazzinamento dei dati biometrici su una scheda elettronica o interfaccia USB, tecnologie eJustice Biometrica Bi-modale che consentono di estrarre i dati biometrici del singolo individuo senza emettere i dati sulla rete e dunque senza ricorrere al database centrale.
I sistemi di tracciamento dei dati biometrici sono, al momento, pronti per essere installati all'interno della Comunità Europea, e avranno una prima applicazione proprio nei processi dei controlli doganali e dell'emissione dei visti in modo da mettere in rodaggio l'intero sistema proprio cominciando dal monitoraggio dell'emigrazione e dei movimenti alle frontiere. Infatti, molte sono al momento le pressioni esercitate da parte delle Istituzioni Europee sui Stati membri e sui potenziali entranti, al fine di regolamentare l'emigrazione e di registrare tutti gli emigranti clandestini che transitano sul loro territorio o che sono diretti verso l'Europa. Questo è uno dei pilastri fondamentali dei nuovi accordi bilaterali ratificati dall'UE con i Paesi Balcanici, che hanno così come primo onere quello di fare un censimento elettronico della popolazione che emigra e che espatria in maniera illegale.
In questo caso, l'emigrazione clandestina diventa un terreno di studio e di rodaggio del sistema di tracciamento dell'intera popolazione europea. Inoltre, considerando che spesso sono le ambasciate e le Istituzioni stesse che alimentano questo "traffico ellecito di persone" senza effettuare i dovuti controlli, è possibile considerare l'emigrazione clandestina come un corridoio creato dagli Stati stessi per sostenere un sistema economico e industriale basato sullo sfruttamento e il lavoro "a nero".
Le politiche di regolamentazione dell'emigrazione divengono così uno strumento per sdoganare il tracciamento biometrico, per poi estenderlo pian piano a tutta la popolazione europea. Ironia della sorte, il terrorismo è diventato un'arma nelle mani dello Stato perché con esso cominciano e finiscono molte delle tecnologie che cambieranno o "faranno evolvere" la nostra società civile. Nasce così il monopolio delle società di informatica e dei centri di ricerca privati, spesso sponsorizzati dalle fondazioni bancarie, che avranno così il monopolio nella gestione di gigantesche banche dati di informazioni sensibili. Lo Stato rappresenta qui un semplice concessionario di un servizio pubblico, ma il potere sui database è racchiuso tutto nelle mani dei privati, che saranno così i controllori e i controllati di un sistema complesso: se lo Stato non avrà il potere di gestirlo, chi controllerà mai le omissioni o gli abusi dell'utilizzo dei dati? E' chiaramente un crimine invisibile, perché ormai fuori dalla portata del controllo dello Stato.
Propongono dunque stupefacenti innovazioni, facendoci credere che stanno lavorando per noi, quando in realtà tutto questo darà inizio alla cd. usura informatica, catapultandoci in una nuova era in cui vi sarà la legga della disumanizzazzione, della cybernetica e dell'elettronica, in cui il mondo del lavoro sarà accessibile solo se si saprà utilizzare un software. Oggi i politici e il Parlamento sottoscrivono così degli atti irresponsabili, perché monopolizzano,giorno dopo giorno, mercati e informazioni, non creando una rete bensì un monopolio, un settarismo all'interno dei sistemi elettronici che manipolano i cittadini tramite i forum. Vi è un'amministrazione invisibile, dove gli uffici di E-bay, di Google o di Skype sono i prototipi delle Istituzioni del futuro: non esisteranno più luoghi fisici, bensì computer che custodiranno la nostra giustizia, le informazioni delle nostre transazioni informatiche, e noi non saremo cittadini ma degli utenti con un codice di identificazione.
13 giugno 2007
La Banca dati delle Intelligenze italiane nel mondo
Quello che sarà un vero e proprio portale, avanzato rispetto all'esistente database Da Vinci, darà la possibilità agli iscritti di usufruire di un'area riservata che permetterà loro di visionare le statistiche sui professionisti italiani all'estero, ricevere informazioni sulle opportunità di collaborazioni con l'Italia, inserire e visionare news ed eventi interessanti, partecipare o proporre progetti ed iniziative che sono in fase di realizzazione. I vari iscritti potranno inoltre contribuire alla creazione di una biblioteca di documenti sugli italiani all'estero, e, infine di dialogare e interagire con gli altri professionisti appartenenti alla Columbus tramite una sezione specifica, al fine di creare un vero e proprio network di comunicazione.
Per entrare a far parte del database delle intelligenze italiane nel mondo occorrerà tuttavia possedere i requisiti minimi della nazionalità italiana , di residenza all'estero e dell'appartenenza ad una delle categorie professionali specificate .
Le "categorie discriminanti sono in grandi linee quelle tutte quelle che abbracciano un'attività di consulenza, amministrativa e professionale, andando ad escludere imprenditori e piccole professionalità non riconosciute da un albo o dal mondo accademico. Un grande neo questo perché potrebbe rivelarsi un progetto riduttivo perché troppo elitario, nonché, da un certo punto di vista, inutile e lesivo per la comunità di italiani residenti nel mondo che per la maggior parte è costituita da operai e piccoli imprenditori che. La loro grande importanza non è da sottovalutare perché costituiscono una grande parte dell'italianità nel mondo, l'ossatura essenziale del made in italy e delle esportazioni, e, per tale motivo, un grande punto di riferimento per la logistica all'estero.
Oggi giunge il Columbus come progetto rivelazione, ma forse non tutti sanno che l'Italia è già in ritardo su questo, in quanto già la legge del 1988 che disciplinava il censimento dei cittadini italiani all'estero con diritto di voto, prevedeva la costruzione di un database completo sull'italianità nel mondo: sono passati ormai vent'anni e nulla è stato fatto. Ci troviamo di fronte ad uno Stato che non sa neanche quanti sono nel mondo i cittadini italiani che hanno diritto al voto, che non conosce com'è composta quell'immensa comunità che si chiama italica. Sino ad oggi è stata la comunità italiana all'estero, le associazioni e le iniziative individuali, a fare un'attività di censimento delle sue intelligenze e delle attività economiche create nel mondo, dando così vita a banche dati di numerosità 10 volte superiore a quelle costruite dallo Stato italiano. La stessa banca dati dell'Aire, ossia dell'associazione italiani residenti esteri, è un progetto fallimentare in certo senso, in quanto le liste elettorali sono solo una farsa, assolutamente inefficienti e inadatte a rispondere alle esigenze degli italiani che desiderano esercitare il loro diritto di voto.
Il problema che ruota oggi intorno all'italianità è molto complesso, ha in sé nascosti molti aspetti poco chiari che vanno ad intrecciarsi tra di loro. La tendenza dello Stato italiano è quella di modificare i criteri di cittadinanza, andando ad incidere sulla possibilità o meno degli oriundi di acquisire la denominazione di cittadino italiano: ciò significa che l'Italia, vorrà, ad un certo punto negare l'appartenenza italiana, agli italiani figli dell'immigrazione e dell'etnocidio di cui è stato vittima il popolo. Si nega l'esistenza di una diaspora italiana, e ancor più viene ignorata perché non si vuole che si crei un'entità ben più forte ed estesa della stessa comunità italiana. Non si deve scherzare con chi ha dato la sua vita al made in italy, e l'Italia non deve e non ha nessun diritto di dimenticare la sua gente, Italiani venduti per il carbone. Tutti i progetti destinati ad unire l'Italia sono stati abbandonati, sabotati perché nessuno ha mai voluto che la comunità italiana e italica si unisca e vada a formare un'entità, forse ben più potente di quella esistente all'interno dello Stato. Nel caso specifico del Columbus, ritroviamo ancora una volta un progetto che ha tardato vent'anni ad arrivare, ma che non rappresenta l'italianità nel mondo: è un mero archivio dei professionisti italiani che esercitano la loro attività all'estero, che sia strettamente definita dai criteri espressi. Saranno molti gli italiani esclusi dal progetto, e il problema del censimento italico si riproporrà sistematicamente in quanto non verrà mai realizzato un vero e proprio network di italiani nel mondo.
