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05 novembre 2012

Gli abusi della Magistratura e l'arroganza del potere

Quando i potenti si sentono fortissimi devono temere gli irriducibili, quelli che riescono a vivere con poco e che non possono zittire con denunce e farse giudiziarie. Come in altri casi ci siamo  sempre distinta, portando fatti, prove, non elucubrazioni di falsi commentaristi e quella parte dei giornalisti al soldo della cocaina. Il nostro monito, oggi, va oltre e si rivolge a quelle strutture di potere che si illudono di rimanere impunite, nascoste dietro l’autorevolezza delle istituzioni, di cui sporcano il nome ogni volta lo utilizzano per coprire la prepotenza dei suoi funzionari, per giustificarne gli abusi o accreditarne le carriere. Noi non temiamo la mafia, né le patrie galere, i questurini e i togati, perché la conoscenza ci rende inattaccabili. Vogliamo oggi denunciare il marcio di un sistema basato sullo sfruttamento delle fonti e degli informatori, che invece di essere un patrimonio dello Stato, diventano merce di scambio per gli avanzamenti di carriera, per intascare consulenze, per incassare vitalizi e cariche politiche. Sono sempre eccelsi gli sforzi dei nostri Magistrati, acclamati dalla politica e dai giornali, premiati per i loro servigi dalle massonerie e dai gruppi di interesse, glorificati dalla storia e dalla memoria. Ma quando un informatore muore, non avrà neanche una riga sul giornale, mentre la sua famiglia verrà abbandonata a se stessa, nonostante abbia reso un servizio alla nazione.  D’altro canto, in quest’era di crisi e di tagli, l’Italia è piena di corvi, pronti a tradire per trenta denari, e così a riferire i segreti e le bassezze delle istituzioni in cui hanno lavorato per anni. Vengono pilotati e accreditati come fonti autorevoli: diventano un’arma nelle mani di chi vuole atterrire lo Stato. Ebbene, tutti siamo corvi ed esiste anche una giustizia per chi li crea i corvi e li manipola. 

Nel nostro cammino abbiamo incontrato numerosi casi di ‘emarginati della giustizia’, ognuno con una storia più o meno controversa, che però indica il ruolo che viene loro riservato. Infatti, lo status dei collaboratori, nella maggior parte dei casi, non viene mai definito con grande precisione, mantenendo sempre un alone di ambiguità, per dare così modo ai funzionari pubblici di giocare sul filo del rasoio e di coprire da ogni responsabilità gli alti dirigenti, che autorizzano operazioni o consulenze non pianificate nel dettaglio, vagliate in via sperimentale e prive di qualsiasi coordinamento. Informatore, consulente, confidente, collaboratore: sono tutte espressioni che ormai non implicano uno status giuridicamente garantito. La legge tutela il loro diritto a percepire delle remunerazioni – più o meno dignitose, ma anche inesistenti – ma non protegge i cittadini che “lavorano con lo Stato” da rischi e rivalse. Nella convinzione di aiutare la collettività e di fare qualcosa per il proprio Paese (sempre ché non si è oggetto di ricatti), si accettano condizioni “non scritte” di una collaborazione che, nella totalità dei casi, sarà rinnegata, smentita e cancellata, con la produzione di documenti e prove ad hoc, che mettono al sicuro il magistrato o l’ispettore di turno. Dall’altra parte, infatti, sono in gioco carriere e promozioni, ma anche bonus o ricche consulenze, pagate con casse senza fondo. Tutto questo non contribuisce certo a creare il giusto clima di cooperazione e di fiducia tra lo Stato e cittadini, che vedranno piuttosto in esso un vespaio di ‘dipendenti pubblici’ concentrati sulle loro megalomanie. Quello dei collaboratori esterni va così a costituire un sottobosco che Procura e Magistratura usano, per poi metterlo da parte e cancellarlo, abusando indiscriminatamente del loro potere, coscienti che il muro del silenzio istituzionale li proteggerà e che i media non si esporranno in casi di scarsa audience. 
Questi sono spesso elementi ricorrenti e comuni e chiunque si imbatta in una cooperazione con indagini ufficiali o meno, passando da “persona a informata sui fatti” a inconsapevole confidente o ad informatore ufficioso, senza alcuna tutela o remunerazione. 


Operazione Exchange: tra dilettanti e abusi di potere 

E’ la storia di un imprenditore di Taranto, Sergio, che porta avanti la propria attività in maniera onesta e professionale, ma per una strana coincidenza e a sua insaputa diventa prima un 'confidente' della Procura, per poi essere coinvolto in una vera e propria simulazione di un’operazione di acquisto di titoli per cambio valuta, sotto copertura. Vogliamo premettere che le transazioni con collaterali e garanzie bancarie, rivolte al riciclaggio di denaro e alla produzione fittizia di denaro, sono state senz’altro un cancro economico che istituzioni e magistratura non sono riusciti ad arginare. Questo fenomeno è stato per molto tempo sottovalutato, nonché favorito dalla patologica pratica delle banche di accettare titoli non solvibili o non autentici, nonché dalle omissioni degli organi di sorveglianza. Seguendo la scia delle indagini in questo settore così critico, abbiamo avuto modo di apprendere come spesso le modalità e gli strumenti utilizzati dagli inquirenti per individuare ed infiltrare queste reti sono stati dozzinali e superficiali. Senza dubbio, mancano all’interno delle strutture della Magistratura e della Finanza degli esperti di specifici settori, tanto che vengono spesso utilizzati “soggetti esterni” che prestano la loro consulenza e mettono al servizio dello Stato la loro professionalità. 

Sergio infatti, nel corso della sua normale attività d’affari, viene avvicinato da un controverso personaggio, Filiberto, che si presenta come un esperto finanziario e intermediatore di operazioni di scambio di titoli per conto di grandi società. Questi lo introduce in un circuito di mediazione finanziaria e gli propone di condurre insieme degli affari, sfruttando la sua professione di mediatore creditizio onde avere accesso ad un canale attraverso il quale bypassare delle transazioni. Con il passare delle settimane tali proposte d’affari diventano tuttavia un mezzo per poter consolidare la loro amicizia, che si rivelerà un elemento critico della vicenda di cui Sergio diventa inconsapevole protagonista. Un giorno Filiberto gli presenta un sedicente broker; questi nella realtà altro non è che un semplice dipendente di una multinazionale, che afferma di avere a Londra collaboratori che organizzano operazioni di ‘cambio valuta’ attraverso titoli obbligazionari. Nel dettaglio, si tratta di reperire una obbligazione dell’importo espresso che sarà ceduta a fronte di un controvalore in euro ma decurtato; decurtazione questa che costituisce anche il guadagno dell'operazione, da dividersi fra il soggetto che ha comperato l'obbligazione e gli intermediari. In queste transazioni si maneggiano somme pari a centinaia di milioni di dollari, per cui si prestano ad essere utilizzate per ricapitalizzazioni fittizie e riciclaggio di denaro contante. 

Intuita l’illiceità del business e la mala fede dei suoi interlocutori, Sergio si sente in dovere di denunciare alle autorità quanto appreso, avendone anche l’obbligo in base ai termini di legge in quanto intermediario finanziario. In tale proposito viene assecondato da Filiberto, che tuttavia gli propone di parlare della faccenda a due suoi amici, che chiama gli “Amici della Procura”, ossia due ispettori della Polizia di Stato in servizio presso la sezione di Polizia Giudiziaria presso il Tribunale di Taranto. Mentre il primo è vicino alla pensione, il secondo è più giovane con una carriera davanti a sé. Nonostante l’iniziale diffidenza su quanto rivelato, ritenendo che dietro le operazioni di cambio valuta si celino dei banali truffatori, si dicono interessati ad indagare, ma chiedono a Sergio e Filiberto di raccogliere più elementi. A questo punto sembra cominciare un rapporto di collaborazione in cui Sergio figura come “confidente” della Procura, per intraprendere così un’indagine sotto copertura per conto e con il coordinamento degli ispettori, senza alcuna ufficializzazione dell’inchiesta o formalizzazione del suo ruolo. Verbalmente, tuttavia, promettono a Sergio una tutela della sua posizione ed un compenso in danaro per l’attività svolta in favore dello Stato. D’altro canto Filiberto sembra essere invece a conoscenza della prassi utilizzata, come anche dei funzionari della Polizia di Stato con cui ha una certa confidenza, rivelando così di aver già collaborato in passato ad altre operazioni. Racconta così di essere un ex ufficiale della Marina, di aver lasciato la vita militare senza darne spiegazione, per essere poi assunto come vicedirettore in una filiale di Taranto della BNL. Tuttavia la ricostruzione di alcuni dettagli fa emergere delle contraddizioni, ma che contribuiscono a far capire quali siano i più assidui collaboratori e confidenti delle autorità giudiziarie, e quindi solo raramente dei veri professionisti del settore che millantano di conoscere. 

Gli Amici della Procura in azione 

Foto 1. E-mail con cui Sergio e Filiberto si
scambiano il documento da loro costruito
ed attestante una falsa posizione bancaria.
I presupposti, quindi, non sono ideali per intraprendere questo tipo di avventura, ma Sergio decide comunque di continuare, prendendo le dovute “precauzioni”, ossia registrando ogni incontro e conversazione con i suoi tre compagni. Così, come suggerito, Sergio comincia a trattare con il contatto londinese o comunque con l’organizzazione che rappresenta, chiedendo una copia delle obbligazioni in dollari. Tutte le conversazioni vengono gestite attraverso un indirizzo di posta elettronica creato ad hoc, ma Sergio comunica utilizzando il proprio nome, il proprio numero di cellulare, mettendo anche a disposizione i locali dei propri uffici per gli incontri, esponendo quindi in prima persona la sua attività di intermediario finanziario. In altre parole, Sergio svolge un’attività professionale continuativa per circa un anno e mezzo, ricevendo sulla sua e-mail diversi documenti, come copie di obbligazioni, di certificati di deposito garantiti da oro, estratti di conti correnti, copie di documenti personali.

A questo punto per gli Amici della Procura, la cosa si fa interessante, ma perché il tutto coincida chiedono che siano soddisfatte delle condizioni ‘tecnico-giuridiche’, in modo da ricondurre un’operazione di riciclaggio internazionale nella competenza della Procura di Taranto, e quindi farla passare come propria indagine. Dunque, nel rispetto del codice di procedura penale, per poter condurre e continuare l’indagine è necessario: a) che i fatti delittuosi si svolgano a Taranto per incardinare la competenza presso la Procura locale; b) che il reato sia commesso o, quanto meno, che vi sia un tentativo di commissione sempre nella città di Taranto. Così nel 2008 viene iscritta la notizia reato, ma Sergio dovrà ‘infiltrarsi’ nell’organizzazione criminale e simulare a Taranto una operazione di cambio valute. Viene così posta in essere una serie di tentativi, che tuttavia falliscono, tutti preceduti da contatti telefonici o con posta elettronica, nonché di incontri registrati con supporti video e audio, accumulando un vero e proprio dossier che ha ad oggetto un’indagine per “riciclaggio di valuta USA di dubbia provenienza”.

Foto 2. Le parti indicano le percentuali di guadagno
 nell'operazione di cambio valute

Foto 3. Le parti concordano un appuntamento
davanti alla banca in cui effettuare la transazione

Una storia di riciclaggio internazionale 

I primi tre tentativi falliscono perché non rispondono alle esigenze dell’iscrizione dell’inchiesta. Infatti, il primo coinvolge un intermediario creditizio ed un avvocato entrambi di Taranto, che tuttavia utilizzano un istituto di credito con sedi legali in paesi inclusi nelle “black-list”. Il secondo dopo aver presentato al contatto di Londra una documentazione bancaria falsa, relativa ad importanti giacenze appartenenti ad un imprenditore non esistente. Infine la terza, che è anche la più clamorosa fra le tre, vede l’architettura di una finta operazione presso un conto corrente fittizio di una filiale di una Banca di Taranto, dietro l’autorizzazione scritta della Procura di Taranto, con allegato un passaporto diplomatico di un deputato straniero. Quest’ultima fallisce perché il soggetto in questione si ritira, avendo capito di essere parte di un’operazione simulata. Significativo, tuttavia, è il quarto tentativo, che porta Sergio a rintracciare due mediatori provenienti dalla Spagna che cercando titoli per cambiare valuta contante, pari a circa 500 milioni di dollari, somma di cui allegano una foto. E’ qui che termina la cooperazione con la Procura, lasciando in sospeso il contatto spagnolo, che tuttavia comincia a temere di essere finito in una trappola, avendo ricevuto una documentazione evidentemente falsa. Si chiede così a Sergio di allontanarsi dal caso, senza un perché o una ragione, affermando semplicemente che è “opportuno che si interrompa la collaborazione tra Sergio, la Procura e la Polizia di Taranto”. Ci si aspettava, tuttavia, il mantenimento della promessa a suo tempo fatta di tutelare la sua posizione, oltre che far fronte al compenso economico. La brusca interruzione dei rapporti, infatti, non mette Sergio a riparo da sgradite sorprese: la sua abitazione viene violata da qualcuno che entra alla ricerca di qualcosa. In quei concitati attimi, avviene anche una sparatoria con una volante della Polizia lì intervenuta, e gli individui sospetti scappano. 

L’interruzione dei rapporti: il silenzio delle istituzioni 
Foto 4. Il Ministero Dipartimento contenzioso
nega il risarcimento del danni

Per oltre un anno Sergio attende una risposta, ma non riceve nessun segnale, se non un’espressione di fastidio per quella presenza ingombrante. Sergio dirada progressivamente i rapporti con Filiberto che, tuttavia, continua a seguire l’indagine perché a conoscenza di particolari, che Sergio apprenderà solo dopo attraverso la missiva che il magistrato invia all’Ispettorato del Ministero di Giustizia. La Magistratura, quindi, dopo aver usato la sua persona e la sua professionalità, per soddisfare la megalomania e il desiderio di carriera di due mediocri ispettori, lo lascia solo in balia di una organizzazione internazionale dedita al riciclaggio, organizzazione che conosce gli uffici di Sergio, i suoi contatti, ogni cosa. La paura e lo smarrimento, tuttavia, non fermano Sergio, che così si attiva perché la sua storia non resti inascoltata. 

Foto 5. La Presidenza della Repubblica
demanda  la questione al CSM
Il caso viene così portato all’attenzione della Presidenza della Repubblica, del Ministero della Giustizia, del Ministero dell’Interno, della Procura della Repubblica di Potenza, a cui viene chiesto di consultare la documentazione in grado di dimostrare gli abusi della polizia e della Magistratura di Taranto, e così di tutelare la sua posizione. Il tenore ed il contenuto delle risposte è a dir poco scandaloso, lasciando cadere nell’indifferenza le richieste di intervento, mentre nessuna delle istituzioni interpellate prende la propria decisione dopo aver approfondito la questione, acquisendo la documentazione che la parte lesa ha offerto. 

La Presidenza della Repubblica ringrazia e riferisce di aver disposto il passaggio della vicenda al Consiglio Superiore della Magistratura. La Procura Generale presso la Corte di Cassazione ritiene che le richieste non riguardino l’Ordine Giudiziario ma solo la Polizia di Stato. Il Ministero dell’Interno non ha mai risposto, mentre il Ministero della Giustizia si dichiara incompetente ad entrare nel merito della vicenda; in altre parole, dinanzi ad una richiesta di pagamento del compenso e di risarcimento dei danni causati da magistrati, dichiara di poter intervenire solo nel caso in cui sia instaurato un contenzioso. 

Un abuso per coprire le violazioni nelle indagini 

Foto 6. L'Ispettorato definisce Sergio
confidente e testimone
All’ispettorato Generale del Ministero della Giustizia scrive la Procura di Taranto, in particolare lo stesso procuratore aggiunto che ha curato le indagini del caso, aprendo un’indagine ispettiva (cosiddetto modello 45), anch’essa abusiva perché il foro in questione non costituisce un organo territorialmente competente a seguire un’indagine interna per l’accertamento dell’esistenza di un reato, che tra l’altro si tratterebbe proprio di un abuso di ufficio commesso dai magistrati della stessa Procura. Viene perpetrato, in altre parole, “un abuso nell’abuso” che è direttamente strumentale ad esercitare delle pressioni e delle intimidazioni nei confronti di Sergio e del suo avvocato, e che lascia perfettamente trasparire il patologico modus operandi della magistratura, destinato nei fatti a pilotare e a manipolare le inchieste. Di fatti, lo scopo del magistrato in questione sembra quello di aprire un’indagine esplorativa per accertarsi della portata della documentazione in possesso di Sergio, per controllarne l’esito e indurre all’archiviazione un eventuale secondo tribunale che avrebbe indagato sullo stesso caso, nonché per coprire gli abusi fatti dagli ispettori di polizia. 

Foto 7. L'ispettorato nega aver delegato la Procura di Taranto alla identificazione.
Dalla documentazione raccolta da Sergio, emerge infatti che il Magistrato conferma l'esistenza dell'indagine per “riciclaggio internazionale di valuta USA di dubbia provenienza”, e che sono state fatte delle rogatorie verso Paesi esteri, avvalorando la tesi che sono state consultate e acquisite dagli ispettori le copie dei collaterali e delle garanzie bancarie reperite per conto della polizia e presenti sulla casella di posta elettronica. In secondo luogo, viene precisato che Sergio è stato assunto a “sommarie informazioni” nel dicembre del 2009 “in relazione ai fatti descritti in una memoria a firma dell’informatore” (ndr. Filiberto), il quale per la Procura rappresenta colui che ha fornito delle informazioni valide ai fini dell’apertura di un’inchiesta e ha presentato Sergio agli ufficiali della Polizia Giudiziaria (gennaio 2008). La contraddizione nei termini è evidente, considerando che il Magistrato prima afferma che Sergio era a conoscenza dei fatti (avendo partecipato a dei colloqui tra un informatore e degli ispettori) e poi dice che è stato assunto a sommarie informazioni dopo oltre due anni. E’ interessante notare che nel dicembre del 2009 Sergio viene convocato dalla Procura per effettuare una “correzione” del nome di un soggetto indagato: un banale espediente per giustificare la sua acquisizione a sommaria informazione, e così la sua eventuale partecipazione ad una parte delle indagini, testimoniata da una corrispondenza con i contatti londinesi per circa 1 anno e mezzo. Ma allora se Sergio era informato dei fatti, perché non è stato indagato?E se non è tra i sospetti, allora era “parte attiva delle indagini” come organico alla Procura. 
Inoltre, sempre nella famosa indagine esplorativa il vice Procuratore dispone di sua iniziativa – e non dietro la richiesta dell’Ispettorato - l’identificazione di Sergio e del suo avvocato (nov-dic 2011) nonostante sapesse benissimo chi lui fosse, ponendo domande generiche se “avesse qualcosa da raccontare” e non “sulle modalità di partecipazione alla vicenda”. Una evidente messa in scena volta ad intimidire le parti, una prassi molto diffusa ormai nella magistratura, che tenta di pilotare le indagini degli avvocati e di ostruire quelli che escono “al di fuori dagli schemi posti loro dai procuratori”, spingendosi sino all’iscrizione per i reati di cui sono accusati i loro clienti. 

Foto 8. La Procura di Potenza
archivia l'indagine
Successivamente, in una comunicazione dell’Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia, Sergio viene individuato come “confidente e testimone”, ma non è mai stato né l'uno, né l'altro. Vi è quindi una difficoltà, anche da parte degli Uffici del Ministero, nell’inquadrare la sua posizione considerando non può essere definito in documenti ufficiali infiltrato, per non compromettere così l’esito dell’indagine ispettiva. Eppure nella prima lettera invitata al Ministero, il caso viene descritto come “una vera e propria attività di simulazione”, parole queste che non vengono recepite dal dicastero, ma vengono anzi cambiate. Nel frattempo, l’avvocato di Sergio decide di adire la Procura di Potenza – organo territorialmente competente ad effettuare indagini sui magistrati di Taranto – che tuttavia archivia l’indagine basando la propria decisione solamente su due delle cinque denunce e integrazioni depositate da Sergio, senza spiegarne le ragioni. Ci si chiede allora se siano mai arrivate a Potenza queste integrazioni o se non siano state prese proprio in considerazione. La complessità della macchina giudiziaria e la machiavellica opera dei suoi funzionari rendono praticamente inespugnabile la fortezza della Magistratura da parte di chi tenta di condannarne gli abusi. Tutto questo lascia ben trasparire quanto sia corrotta la casta delle doghe, nelle cui mani si racchiude la paralisi dell’intero sistema giudiziario e così le sorti di cittadini e imprese. 

Tiriamo le somme e l’amara morale 

E’ quindi evidente il perché si è cercato in tutti i modi di mettere a tacere questo caso, e così di mantenere nascosto al grande pubblico il modo con cui vengono portate avanti delicate inchieste. Sono state violate le normative che regolano le cooperazione con civili in attività di indagine o simulazioni, con un duplice abuso di ufficio nel tentativo di coprire le violazioni commesse nella gestione dell’intero caso. Vi è stata inoltre una malversazione del denaro pubblico per intraprendere un’inchiesta destinata a soddisfare le manie di protagonismo di alcuni funzionari. Ci chiediamo, quindi, se questa indagine sia stata conclusa e abbia portato a qualche risultato, ma soprattutto se e da chi è stata intascata la provvigione della consulenza per la gestione dei contatti e la simulazione. Non vorremmo, infatti, che sia stata messa in piedi una tale farsa per creare un’inchiesta, e successivamente assoldare i soliti consulenti, con cui magari spartire la parcella. A questo punto, si pone un altro problema, ben più grave, ossia perché la Magistratura di Taranto non ha pubblicato i resoconti delle spese per le consulenze esterne sostenute tra il 2008-2010, come prevede la legge sulla trasparenza. 

Sarebbe quindi interessante cominciare a condurre una sorta di censimento “a campione” dei casi di inchieste pilotate, di reperimento di informatori e fonti. Si potrebbero così capire quali sono i legami che uniscono i magistrati alle consulenze esterne, agli avvocati di ufficio, alle lobbies di affari e ai gruppi di interesse. In tal senso, potrebbe così emergere la vera natura di tante promozioni, il motivo delle carriere politiche di alcuni magistrati, quali sono le forze che impediscono il regolare funzionamento della macchina dello Stato. Il nostro è quindi un messaggio che lanciamo a chi ‘ha orecchie per intendere’, a quei magistrati che mettono le loro firme a matita per poi poterle cancellare.  Quindi diffidiamo chi si vende alle Corporation, alla massoneria e ai centri di potere occulti, alle ONG finanziate dalle lobbies.

14 febbraio 2011

Collaterali nei Balcani: garanzie per riciclaggio di denaro e traffici illeciti


Il sequestro in Italia di una ingente quantità di collaterali al portatore Federal Reserve, per un valore di oltre 20 miliardi di dollari, hanno riacceso l'allarme sulla diffusione di titoli carta-straccia nel mercato bancario e finanziario. Il pacchetto di 40 obbligazioni datati nel 1930 e denominati ciascuno per circa 500 milioni di dollari, secondo gli inquirenti, sono il risultato di un'ottima e dettagliata tecnica di falsificazione. Sono destinati a fungere da garanzia per operazioni di riciclaggio di denaro sporco o transazioni illecite, con la complicità di società fiduciarie ed istituti di credito. E' avvolta invece da mistero la loro provenienza e, sulla base di alcune informazioni ufficiose trapelate presso gli inquirenti, i titoli provengono da un Ministro albanese che li avrebbe ricevuti da un intermediario della Repubblica Popolare Cinese. Questo dettaglio va così a confermare che i Paesi dei Balcani, ed in particolare l'Albania, sono oggi diventati dei mercati molto attraenti per questo genere di transazioni, sia grazie all'assenza di controlli e alla scarsa conoscenza di queste operazioni finanziarie, sia per la diffusione di traffici illeciti di armi, droga e rifiuti.

Questo tipo di titoli falsi sono caratterizzati dal fatto che riportano cifre molto elevate (centinaia di milioni di dollari) che spesso sono inverosimili per la data di emissione (anni 1930-1950), e sono al portatore, tale che il possesso vale come proprietà. Il traffico di questi titoli viene organizzato mediante delle vere centrali tramite mercati neri, usando avvocati, brokers,personaggi affiliati a massonerie e organizzazioni nate in paradisi fiscali, che vivono nelle pieghe del sistema finanziario e politico. Si tratta di ambienti che crescono in quei Paesi ancora in via di sviluppo, ed in questo i Balcani rappresentano in vero e proprio vespaio. Montenegro, Albania, Kosovo, Macedonia, Bosnia, sono Paesi del tutto controllati da gruppi bancari, e che sono stati trasformati in crocevia per smerciare e rastrellare titoli. Singoli brokers, collegati a società di traders e poi a fiduciarie di importanti banche d’affari, comprano sulle piazze di Zurigo o di Parigi un certo quantitativo di collaterali negoziabili, ciascuno dei quali dotato di una perizia e di un certificato. Una volta acquistati i titoli cominciano a circolare sul mercato bancario e finanziario, e le prime transazioni saranno indispensabili per confermare l'autenticità e l'affidabilità degli stessi, e così infondere fiducia nei futuri acquirenti. I titoli circolano fino a quando non giungono nelle mani di imprenditori o di organizzazioni criminali, che li utilizzeranno a garanzia di operazioni di riciclaggio di denaro o di vendita di armi, di droga o rifiuti.


Nella pratica, le banche decidono di accettare grandi quantità di contante ( ad esempio 800.000 dollari ) garantite da collaterali per ( 1 milione di dollari) che verranno poi incamerati ed imputati a riserva o a deposito. Allo stesso modo, tali titoli possono essere consegnati a fronte di partite di traffici illeciti, come valore al portatore a garanzia del trasferimento di denaro. In un momento successivo il titolo viene utilizzato dalla banca a garanzia di aumenti di capitale o di ricapitalizzazioni, che nella maggior parte delle volte, devono coprire perdite o manipolare un bilancio per garantire il rialzo delle quotazioni o del rating. In caso di controlli, le banche possono decidere di passare alla svalutazione delle riserve denunciando di aver subito una truffa da parte dei brokers. Ricordiamo infatti i molteplici casi di condanna di singoli intermediari durante il grande boom della crisi finanziaria globale, ma anche i fallimenti di massa che hanno causato la scomparsa di grandi gruppi bancari. Dunque, le transazioni sono organizzate per la reciproca utilità di banche e organizzazioni criminali, e spesso anche dai Governi che scelgono di accettare come autentici i titoli sequestrati. Le autorità statali che sequestrano i titoli, di fatti, possono in via unilaterale riconoscerli come autentici, e scontare parte del loro valore. Non a caso, il traffico dei titoli si intensifica a ridosso di crisi finanziarie, che spinge gli Stati ad utilizzare i collaterali per l'emissione di moneta mediante il finanziamento di opere pubbliche o progetti di organizzazioni non governative. Nel caso in cui le autorità non provino che i titoli sono destinati ad operazioni illecite, essi devono essere restituiti in quanto la legge non punisce la detenzione di titoli obbligazionari esteri falsi. E' così che i titoli vengono dissequestrati e reimmesi sul mercato nero, per continuare ad essere riutilizzati in operazioni illecite.


Per chiarire tali pratiche finanziarie, abbiamo intervistato l'avvocato Jonathan H. Levy, nonchè professore di Scienze Politiche, che di recente sta seguendo il processo per il recupero fondi per il Kuomintang in relazione ai Chinese Gold Bonds, esperto nel settore delle obbligazioni statali e delle operazioni antiriciclaggio. L'avvocato Levy ha accettato di rispondere alle nostre domande, illustrando la sua esperienza con questo tipo di casi e i loro più controversi risvolti.

Di recente è stata sequestrata in Italia una serie di titoli collaterali FED, denominati per 500 milioni di dollari ciascuno, per un totale di 20 miliardi. Lei ritiene che questo tipo di collaterali siano autentici?
Sono sicuro al 100% sicuro che non si tratta di strumenti finanziari autentici emessi dal governo statunitense. La Federal Reserve nega che questo tipo di "bonds" siano emessi da tale istituzioni. Sul mercato nero dei bond è cosa nota il fatto che questo tipo di collaterali esistono, ma la loro emissione è avvolta dal mistero, ma molto probabilmente hanno origine in Cina, e la data della loro creazione puo essere anche negli anni precedenti al 1950. Alcuni sono praticamente delle copie false dei bonds emessi prima del 1950, quindi sono falsificazioni dei falsi.


Qual è la differenza tra i titoli cinesi e quelli americani?

In circolazione è possible trovare gold-bonds cinesi (titoli auriferi) emessi prima del 1950, ma messi fuori corso a partire dal 1939. Hanno come contro-valore ipotetico le corrispondenti quantità d’oro ed un valore di sconto effettivo. Gli scambi di bonds cinesi godono di un elevato tasso di sconto sulla Borsa di Valori di Parigi. Al contrario, i cosiddetti “Fed Bonds” non hanno un mercato di riferimento legale, perché non è noto l’emittente o la loro provenienza. Entrambi (cinesi e americani) sono però utilizzati come collaterali, come elementi di scambio per diverse transazioni a titolo di garanzia.


A che tipo di operazioni fa riferimento?

I bond con un valore nominale elevato o un contro-valore in oro sono utilizzati come collaterali o come schermo per operazioni di riciclaggio di denaro. L'utilizzo dei collaterali (come garanzia) può essere discutibile (oggetto di controversia) nel caso di obbligazioni emesse dal governo cinese, ma l'uso dei Fed Bonds è senza dubbio criminale. In altre parole, il possesso dei Federal Bonds non è illegale, ma il loro utilizzo è criminale. Le obbligazioni cinesi, invece, potrebbero essere utilizzate per commettere una truffa, ma non è illegale il loro uso o il loro commercio.


Che tipo di organizzazioni o entità utilizzano questi titoli?

I bonds falsi si trovano ovunque, sui mercati immobiliari, finanziari o bancari, e come garanzie su registri patrimoniali di bilancio. Possono tuttavia trovarsi nelle mani dei organizzazioni di stampo mafioso, di banche corrotte e di società che pongono in essere transazioni illecite utilizzando tali titoli come garanzie.


A suo parere, i titoli, dopo il loro sequestro, vengono riutilizzati e reimmessi nel mercato?

I titoli sequestrati in Italia non possono avere un uso legittimo, tuttavia il loro possesso non dovrebbe essere un reato , ma non si può passare la frontiera con titoli che non abbiano un valore reale e riconosciuto ( dalle istituzioni finanziarie). A meno che le autorità non provino che questi bonds sono destinati ad attività criminali, essi dovrebbero essere restituiti.


15 giugno 2009

Il vento di Dubai nei Balcani


Sembra che una certa finanza sta rialzando la testa per dare di nuovo vita alle speculazioni. D'altro canto, le manovre speculative non si sono mai fermate, e anche se i controlli ci sono stati, è stato lasciato comunque ampio spazio alle operazioni illegali. Anche il crollo del prezzo del petrolio e dei mercati immobiliari, hanno contribuito a creare nuovi tipi di circuito di investimento. I sultanati arabi, in cui non esistono controlli anti-riciclaggio, si stanno trasformando in centri raccolta di denaro sporco, proveniente da ogni parte del mondo.

L'eccessiva volatilità dei prezzi delle materie prime e del petrolio lancia l'allarme sul mercato finanziario sul ritorno della speculazione, temuta minaccia di quella ripresa economica tanto attesa. Che la speculazione "non si fosse mai fermata" era qualcosa che si poteva facilmente intuire anche dall'andamento "programmato" di questa crisi globale, che ha cambiato la conformazione azionaria della finanza in pochissimi anni.Al contrario, la crisi economica ha contribuito ad alimentare circuiti bancari illeciti, vista la mancanza di liquidità e capitale, tale che il cosiddetto mercato dei collaterali e dei bond ha continuato la sua corsa. Non a caso, solo la scorsa settimana sono stati sequestrati, alla stazione internazionale di Chiasso, al confine tra Svizzera e Italia, 249 bond della Federal Reserve statunitense, del valore nominale di 500 mln di dollari ciascuno, più 10 bond Kennedy da 1 mld di dollari ciascuno, per un totale di ben 134 mld di dollari, pari a oltre 96 mld di euro. Documenti che - come ben sappiamo - erano accompagnati da una documentazione bancaria in originale, come dichiarazioni notarili e ricevute di deposito, lasciando così intuire il loro possibile utilizzo, con l'accreditamento nelle Banche e il loro utilizzo per la capitalizzazione di società mediante fiduciarie. Le operazioni di trading, dunque, continuano nonostante gli allarmismi della crisi economica, e la stessa propaganda dei Governi del G8, volta a creare nuove basi per la finanza globale, è destinata a divenire la solita "minaccia inattuata". A conti fatti i controlli sono stati di massa, ma non calibrati su determinati settori, lasciando così ampio spazio a manovre speculative e illegali.

Lo stesso crollo del prezzo del petrolio e dei mercati immobiliari - entrambi effetti della crisi globale - in molti Stati, come gli Emirati Arabi, hanno dato vita a nuovi tipi di circuito di investimento. Di fatti, con il prezzo del petrolio basso e con il sistema immobiliare saltato, il nuovo business delle banche e dei sultanati arabi, è la raccolta di denaro sporco - derivante da traffico di eroina, pirateria internazionale, contrabbando e criminalità - proveniente da ogni parte del mondo. Tra l'altro, con i presidi dei paradisi fiscali occidentali, il sistema bancario dei mercati d'Oriente diventa sempre più attrattivo, essendo libero da controlli antiriciclaggio, in virtù dell'esistenza di "regole religiose" che proibiscono la speculazione. Così, grandi quantitativi di contante, imballato in grandi sacchi (come fossero merce) vengono caricati su un aereo che viaggia con timbri diplomatici con destinazione Dubai o altra sede. Il denaro viene poi consegnato presso una security più vicina al luogo dove viene custodito il denaro cash; qui viene controllato e conteggiato, per poi essere accreditato dal nuovo proprietario presso la principale banca di Dubai. I proprietari dei "fondi cash" diventeranno titolari del denaro versato sui conti correnti, per poi essere invitati in un secondo momento ad investire gli stessi soldi in attività commerciali che vengono proposte direttamente dalle banche arabe. In questa maniera, tutti i soldi sporchi vengono inseriti nei circuiti ufficiali di banche internazionali arabe e vengono poi reinvestiti in attività regolari.

Non a caso, la recente crisi ha portato sin nel cuore dell'Europa, grandi quantità dei fondi provenienti dai sultanati arabi, destinati ad essere investiti in progetti infrastrutturali ed opere energetiche. Il "vento di Dubai", così come di Doha, si è sentito arrivare soprattutto nella regione balcanica, ed in particolare in Bosnia, grazie ai forti rapporti politici tra la Federazione della BiH (entità bosniaca) e gli investitori arabi, così come in Montenegro, in qualità di nuovo partner strategico di banche locali e delle privatizzazioni degli assets dello Stato. Non bisogna dimenticare la Croazia, destinataria di fondi di investimento per la costruzione del terminal di gas e dei depositi di gas naturale liquefatto, come la stessa Albania, che saluta i ricchi investimenti per un terminal e un impianto di rigassificazione. Tutti progetti strettamente connessi alla possibilità di fare dei Balcani una piattaforma strategica all'interno del Mediterraneo per le materie prime degli Stati arabi, ma anche un mercato di destinazione di investimenti garantiti poi dagli stessi Governi locali, vista la grande necessità di nuove opere infrastrutturali per garantire uno sviluppo a tale regione. In tale ottica, si può anche intuire quale può essere il futuro di uno Stato come il Montenegro, nato da un'operazione di "speculazione e riciclaggio" per essere poi destinato ad essere il Lussemburgo dell'Europa dell'Est.

09 giugno 2009

Sequestrati titoli FED: i giganti tremano


Riceviamo e pubblichiamo una notizia che non poteva passare inosservata...e che sicuramente dimostra la veridicità e il reale contributo delle indagini della Tela sul mercato dei collaterali e la creazione di capitale dal nulla, bensì da documenti falsi con il beneplacito delle istituzioni e delle Banche.


I funzionari della Sezione Operativa Territoriale di Chiasso, in collaborazione con i militari della Guardia di Finanza del Gruppo di Ponte Chiasso, hanno sequestrato alla stazione ferroviaria internazionale di Chiasso, al confine tra Svizzera e Italia, 249 bond della Federal Reserve statunitense, del valore nominale di 500 mln di dollari ciascuno, più 10 bond Kennedy da 1 mld di dollari ciascuno, occultati nel doppio fondo di una valigia, per un totale di ben 134 mld di dollari, pari a oltre 96 mld di euro. Qualora i titoli risultassero autentici, in base alla vigente normativa, la sanzione amministrativa applicabile ai possessori potrebbe raggiungere i 38 miliardi di euro, pari al 40% della somma eccedente la franchigia ammessa di 10mila euro.Il sequestro è avvenuto nel quadro di un'operazione di controllo volti al contrasto del traffico illecito di capitali. I titoli erano in possesso di cinquantenni giapponesi scesi alla stazione ferroviaria di Chiasso da un treno proveniente dall'Italia.

Anche se gli uomini hanno sostenuto di non avere nulla da dichiarare, la polizia ha trovato tra i loro bagagli i titoli, nascosti sul fondo di una valigia, in uno scomparto chiuso e separato da quello contenente gli indumenti personali. I documenti - come ben sappiamo - erano accompagnati da una documentazione bancaria in originale, come dichiarazioni notarili e ricevute di deposito, che vanno così a perfezionare la procedura per il loro accreditamento nelle Banche e il loro utilizzo per la capitalizzazione di società mediante le cosiddette fiduciarie. Rappresenta questa la prova evidente che il mercato dei collaterali e dei bond non si è certamente fermato, e la crisi economica ha contribuito ad alimentare certi circuiti bancari, vista la grande mancanza di liquidità e capitale.

I titoli che vi abbiamo mostrato riguardavano infatti, titoli emessi dal Tesoro Americano dal valore nominale di oltre US$ 500.000.000, presenti sulla piazza finanziaria svizzera, posseduti da un cittadino di Singapore. Tali titoli vengono depositati presso la Federal Reserve, che prende in custodia i suddetti titoli, per un valore complessivo di 1 miliardo di dollari, emettendo un "custodial safekeeping receipt" , autenticato dalle firme del Governatore Bernard Bernanke e del Vice-Governatore Roger W. Ferguson. I titoli, oggetto dell'operazione, circolano al momento sulle piazze finanziarie svizzere, e sono utilizzati in programmi di trading. Si tratta di manovre finanziarie vietate dagli organi internazionali, essendo operazioni che, movimentando grandi somme di denaro a fronte dell'emissione di un titolo virtuale - spesso inesigibile e infruttuoso - nascondono tentativi di speculazione e di riciclaggio. Tuttavia, possiamo dire che, grazie anche alla pubblicazione e alla denuncia di tali prassi bancarie, le stesse autorità hanno cominciato a far luce su di esse e a fare i primi arresti.

18 dicembre 2008

Banche e crisi economica: un alibi per tutti


Dinanzi ad un debito incalcolabile, la Federale Reserve e le Istituzioni americane hanno intrapreso una "caccia alle streghe" per dare all’opinione pubblica un colpevole. Allo stesso modo, la stessa campagna giustizialista contro le Banche è divenuta una manovra di propaganda, in quanto sono già pronte le Fondazioni per far ripartire la macchina del debito e della produzione di ricchezza.

Giornali, associazioni di consumatori, istituzioni di vigilanza, tutti si scandalizzano dinanzi alla truffa delle piramidi di Madoff, della bancarotta dei collaterali e il graduale fallimento delle Banche. Dinanzi al crollo di un sistema concepito sull’inganno e sull’incontrollata "creazione" di denaro, è ovvio che a tutti conviene gridare allo scandalo e arrestare il capro espiatorio di turno, perché altrimenti bisognerebbe ammettere che i sistemi di controllo sono inesistenti ed inadeguati, o addirittura chiedere il fallimento degli Stati che hanno costruito su tali meccanismi il proprio potere economico. E infatti, quando alcuni mesi fa venne sollevata la questione dei collaterali e dei titoli derivati sulla base dei quali le banche costruivano e concedevano capitalizzazioni, le alte autorità di vigilanza, come la Federal Reserve o il Dipartimento del Tesoro americano, non intervennero in maniera drastica. Dunque, affermare oggi che Bernard Madoff ha costruito una truffa in un clima di grande tensione e di allarme, quando lo stesso sistema bancario stava già vacillando, è solo uno sciocco tentativo di procurarsi un alibi e non rispondere delle proprie responsabilità.

D’altronde, i buchi del sistema finanziario sono sempre esistiti, soltanto che veniva dato per scontato che stampando denaro senza controllo, e obbligando i governi più deboli ad acquistare i titoli di debito del Tesoro americano, il sistema avrebbe retto ancora per molto tempo. Questo potrebbe essere anche vero, ma bisognava considerare che prima o poi le regole del gioco sarebbero cambiate. Così, dinanzi ad un debito incalcolabile, la Federale Reserve e le Istituzioni americane hanno intrapreso una "caccia alle streghe" per dare all’opinione pubblica un senso di giustizia che non esiste, e guadagnare altro tempo per costruire le nuove alleanze. Venuta meno la fiducia e la credibilità nelle istituzioni - e il lancio di una scarpa contro Bush del giornalista iracheno ne è la dimostrazione - si è preferito mandare in prima linea Barack Obama, nel tentativo di arginare la totale disfatta. L’amministrazione Obama, da parte sua, è un semplice prodotto di marketing, una maschera da porre sul viso del vecchio e fallimentare partito democratico di Clinton, progettata proprio per evitare che lo stesso popolo americano si rivoltasse contro il proprio Presidente. Allo stesso modo, la stessa campagna giustizialista contro le Banche è divenuta una manovra di propaganda, in quanto sono già pronte le Fondazioni per far ripartire la macchina del debito e della produzione di ricchezza, magari sotto altre forme.

Il vero problema, invece, è il blocco del sistema produttivo, considerando che le aziende, che hanno bisogno di liquidità, si trovano in forte difficoltà e sono in cerca di espedienti che possano aiutarli a coprire almeno le spese e a chiudere questo biennio tragico. Anche in questo caso, tuttavia, bisogna fare una giusta distinzione tra piccole e medie imprese - la maggior parte delle quali a rischio fallimento - e le grandi società (ex) capitaliste, le quali camuffandosi da "socialisti" continueranno a rimanere in piedi, attuando delocalizzazioni e parziali nazionalizzazioni. Tutto, ovviamente, a spese dei cittadini e dei lavoratori, a cui viene chiesto un sacrificio eccessivo per garantire a se stessi e alle proprie famiglie il sostentamento. Ad esempio, pian piano vedremo come i primi stabilimenti italiani verranno chiusi, per direzionare gli investimenti in economie più giovani, in via di sviluppo, che beneficiano dei fondi per la ricostruzione, nonché di quelli del riciclaggio delle attività illecite perpetrate nelle economie "apparentemente" di diritto e dalla criminalità organizzata, tenuta in vita dalle nuove classi politiche democratiche.

Ad ogni modo, quelle istituzioni incrollabili ed eterne ben presto non esisteranno più, saranno solo dei concetti astratti che possono essere anche cambiati. Così, il Presidente Bush sarà ricordato per il lancio della scarpa di un umile giornalista iracheno, Barack Obama sarà l’uomo del cambiamento e dell’avvento dell’era cibernetica, le fonti di energia fossili saranno considerate degli ottimi sintetici di quelle rinnovabili "in tempo di crisi", mentre la "grande crisi globale" sarà l’alibi del fallimento del sistema capitalistico e degli Stati Uniti. Infine, la grande conquista dell’umanità, l'internet, sarà la nuova "gabbia d’oro" della nostra economia, dove vi è già un monopolista che si è impossessato di tutta l'informazione. In questo modo, apparentemente perfetto, nasceranno presto gli invisibili, la classe dei "clochard e dei mendicanti" cibernetici, che tuttavia non vedremo, perchè nel nostro cinema non potete vedere mai quello che c’è dietro il palco: questa è la nuova frontiera dell'internet.

24 novembre 2008

Come avere un passaporto falso...


Esistono dei sistemi per ottenere dei passaporti falsi, più semplici di quel che si creda. Abbiamo infatti individuato un portale internet dal quale è possibile acquistare un passaporto appartenente a diversi Stati Europei e transatlantici inviando una semplice e-mail. Questi passaporti permettono di viaggiare all’interno di Stati non appartenenti all’Unione Europea o ai Paesi che non esercitano forti controlli, e soprattutto i Paesi dei Balcani e del Caucaso. Viene però commesso un crimine, soprattutto nei confronti di chi spera di approdare su lidi migliori e di migliorare la propria vita. Essendo più deboli e disperati diventano le vittime inconsapevoli di un sistema creato ad hoc per le truffe finanziarie.

Nonostante gli sforzi delle politiche sull’immigrazione e delle leggi anti-terrorismo, il traffico di esseri umani e di clandestini non si arresta, e i confini degli Stati diventano sempre più permeabili, se non proprio inesistenti. I Governi sembrano combattere spesso contro dei nemici invisibili, che continuano a costruire la propria rete criminale e ad ingannare i controlli delle frontiere e delle ambasciate. L’introduzione dei sistemi biometrici risponde, in parte, a tale obiettivo, ossia cercare di monitorare quanto più possibile i flussi di migrazione e gli ingressi nei Paesi, al fine di avere un quadro reale della popolazione presente all’interno di uno Stato. Non a caso, l’implementazione dei passaporti elettronici è una delle condizioni essenziali ai fini dell’ingresso all’interno dell’Unione Europea, chiedendo così il monitoraggio totale delle proprie frontiere prima di liberalizzare i visti e lasciare che nuove masse di persone inondino gli Stati Europei. Tuttavia, prima che vi sia la completa sostituzione dei vecchi documenti con quelli elettronici, ci vorrà ancora molto tempo, e il divario temporale attuale permette il moltiplicarsi incontrollato della produzione di passaporti falsi soprattutto nelle aree dei Balcani e dell’Europa orientale, in vista dell’apertura delle frontiere con l’Europa, e così dell’assegnazione della tanto agognata "cittadinanza europea".

I passaporti da acquistare sul web

Tali osservazioni ci hanno così spinto ad effettuare un’indagine, circoscritta al web, per individuare i canali di trasmissione e di scambio di passaporti falsi, destinati non solo ai Paesi a forte densità migratoria, ma anche ai canali finanziari paralleli per costruire il loro castello di truffe e titoli. Nel corso della nostra inchiesta abbiamo individuato un portale internet ( www.fakepassports.org ) dal quale è possibile acquistare un passaporto appartenente a diversi Stati Europei (come Belgio, Germania, Francia, Olanda e Gran Bretagna) e transatlantici (come Australia, Canada e Singapore), inviando una semplice e-mail. Stabilita la comunicazione con i gestori del sito, vi viene spiegato che ogni contatto potrà avvenire solo tramite e-mail, e dopo aver scelto il proprio passaporto, occorrerà inviare una foto tessera scannerizzata e la cifra pattuita tramite circuiti di trasferimento di denaro, come Wester Union e Money Gramm. Il documento prodotto verrà poi inviato tramite la DHL, con spese a carico del destinatario.
Ciò che più incuriosisce di questo portale, è la presentazione che viene fatta dell’acquisto dei passaporti falsi, definiti come uno strumento "lecito" per proteggere i propri dati personali dall’appropriazione indebita dei Governi, e per creare una duplice identità lontana da occhi indiscreti. Tutto viene spiegato come un atto dovuto e corretto, lasciando intendere che i passaporti possono essere utilizzati per scopi "particolari", e non certo per entrare negli Stati a cui i documenti sembrano appartenere.

Infatti, questi passaporti consentono di viaggiare all’interno di Stati non appartenenti all’Unione Europea o ai Paesi che non esercitano forti controlli, e dunque nell’area balcanica, caucasica, all’America Meridionale, gli Stati del Medioeriente e del continente africano. Così è possibile entrare regolarmente in Slovenia e Romania, e da lì approdare in Europa senza utilizzare i rischiosi stratagemmi delle navi e dei gommoni. Allo stesso modo, tali passaporti vengono utilizzati da personaggi che operano sul mercato della finanza parallela, per sottoscrivere contratti finanziari, acquistare e cedere collaterali o altri derivati di origine incerta. Infatti, nella documentazione relativa alla validità di un titolo finanziario ritroviamo spesso le copie di passaporti degli intestatari dei titoli, accanto alle certificazioni notarili di autenticazione dei titoli. Si tratta comunque di questioni talmente delicate, che anche ottenere questo tipo di passaporti diventa difficile, in quanto occorre stabilire sempre un rapporto di fiducia. È alquanto improbabile che i documenti vengano inviati senza la sicurezza di avere davanti persone seriamente interessate, e comunque non si può certo denunciare dei soggetti inesistenti per "non aver inviato dei passaporti falsi", sarebbe davvero ridicolo.

Ad ogni modo, questo mercato colossale si sta allargando ormai a macchia d'olio, sia a causa della forte crisi finanziaria che porta all’incontrollata produzione di titoli e derivati per creare liquidità, divenendo così necessario assoldare nuove "false identità", sia a causa dell’imminente apertura delle frontiere europee verso est. Inoltre, questa vicenda dimostra al di sopra di ogni dubbio, che il sistema dell'anti-terrorismo non funziona affatto, è un sistema pieno di lacune e di bug che possono essere facilmente eluse, persino da un sitoweb fantasma che vende "identità false" alla luce del sole. Quali sono, dunque, gli strumenti e le armi che ha uno Stato per impedire il proliferare di questo tipo di truffe? Chiudere un website e riaprirne un altro non è molto difficile, e mentre la macchina burocratica delle forze di polizia si attivano, i fantomatici falsificatori sono scomparsi del tutto. Al contrario, la "polizia informatica" agisce sempre con tempestività a protezione di brevetti o copyrights all’interno della rete, una tempestività che non viene mai usata a protezione della salvaguardia delle persone semplici e anche disperate che cercano nell’approdo sulle coste europee una salvezza.Con questo sistema viene infatti commesso un crimine soprattutto nei confronti di chi spera di approdare su lidi migliori e di migliorare la propria vita. Essendo più deboli e disperati diventano le vittime inconsapevoli di un sistema creato ad hoc per le truffe finanziarie.

05 agosto 2008

Tempesta su UBS: la resa dei conti

L’inchiesta del procuratore generale di New York, Andrew Cuomo porta alla luce le pratiche illegali della UBS Bank. Già sotto inchiesta dal Senato americano per evasione fiscale, la Banca svizzera è accusata di frode, dopo aver manipolato e controllato le aste di bond altamente rischiosi ma venduti come liquidità. Ora dovrà pagare una multa di un milione di dollari ed il rimborso di somme investite dai clienti della banca per 38,4 milioni di dollari. Una goccia rispetto al mare di debiti e di danni che ha creato.

La UBS Bank è finalmente giunta alla resa dei conti, dopo che l’inchiesta del procuratore generale di New York, Andrew Cuomo porta alla luce le pratiche illegali della banca svizzera. L’accusa questa volta è di frode, perpetrata in maniera continuata e senza alcun limite anche dopo che erano giunti presso l’Istituto di Credito i primi avvertimenti sulle pratiche poco lecite poste in essere. In particolare, esamina le aste bond realizzate dalla banca svizzera con l’esplicita intenzione di ingannare gli investitori nell’acquisto delle obbligazioni, dopo aver ovviamente nascosto i rischi connessi all’operazione. La Ubs Bank è dunque accusata di aver organizzato la vendita di Auction Rate Securities (Ars) a 50 mila clienti per un ammontare stimato in 37 miliardi di dollari. L’UBS ha ora concluso un accordo con il Ministro della Giustizia dello Stato del Massachusetts, Martha Coakley che prevede una multa di un milione di dollari ed il rimborso di somme investite dai clienti della banca per 38,4 milioni di dollari.

Gli ARS, che venivano spacciati dai brokers come investimenti a breve termine, si sono tradotti ben presto in titoli senza alcun valore dopo che è scoppiata la crisi del credito e di liquidità: gli strumenti finanziari venivano così venduti sul mercato come se fossero liquidità. In particolare, gli ARS sono dei titoli di credito il cui tasso di interesse variabile è determinato periodicamente da un meccanismo di offerte. Sono utilizzati tradizionalmente soprattutto dalle amministrazioni locali delle città americane per finanziarsi, dunque rappresentano i nostri corrispondenti derivati utilizzati per la finanza pubblica. I titoli, secondo le indagini del Procuratore Cuomo, provenivano dai portafogli fallimentari dei dirigenti della banca, che hanno ben pensato di piazzarli sul mercato e presso investitori ignari, mentre il mercato crollava, incassando 21 milioni di dollari. Infatti, non appena hanno notato che i bonds Ars stavano cadendo, i manager hanno tolto i loro fondi dell’asta, mentre continuavano contemporaneamente a spingere i consumatori a partecipare alle trattative per acquisire i titoli. Il 13 febbraio la Ubs ha bloccato poi le aste, impedendo a 50 mila titolari delle obbligazioni di accedervi, offrendo però la possibilità di prendere in prestito il 100% del valore delle obbligazioni, per il periodo in cui sarebbero state riaperte le aste, ma senza proporre il rimborso del denaro. Lo scorso 16 luglio, la dirigenza UBS aveva persino annunciato la sua intenzione di ricomprare fino a 3,5 miliardi di dollari di questi obblighi dai suoi clienti negli Stati Uniti, per rispondere ai blocchi di questo mercato. Una proposta che è caduta nel vuoto non appena è partita l'inchiesta del procuratore Cuomo.

Ed è davvero umiliante vedere come i dirigenti dell’UBS continuino a minimizzare il loro crimine nel disperato tentativo di recuperare il salvabile, affermando che non c’è motivo per aprire un’inchiesta visto l’impegno "per assicurare la disponibilità di liquidi per i clienti che detengono i bond-asta". Nonostante le inutili rassicurazioni, i dirigenti UBS si sono dovuti arrendere all’evidenza, e solo stamattina David Aufhauser, responsabile del settore giuridico della banca di investimento UBS negli Stati Uniti nonché ex dirigente presso il Dipartimento del Tesoro americano, ha rassegnato le sue dimissioni. Un gesto quasi dovuto visto che Aufhauser sarebbe incluso tra i collaboratori di UBS perseguiti nello Stato di New York a causa della super-truffa. Tuttavia, questa potrebbe non essere l’unica conseguenza, perché il crollo del mercato ARS negli Stati Uniti potrebbe costare ad UBS 6 miliardi di franchi, derivanti dai titoli imputati a crediti di formazione dei quali è possibile prevedere il 40% degli ammortamenti: questi crediti rappresentano la metà del portafoglio di ARS di 25 miliardi di dollari che rientra nell’inchiesta del Procuratore Cuomo. Un crollo a cui si assiste anche sulle borse, dopo che lo scorso lunedì ha toccato livelli minimi a cui si assisteva da circa dieci anni. Infatti, UBS, sotto le pressioni della Commissione Federale delle banche (CFB) e di uno dei suoi principali azionisti, il fondo di investimento Olivant, ha dovuto procedere ad un riesame delle sue attività dopo aver già effettuato più di 37 miliardi di dollari di svalutazioni a causa della crisi mondiale del credito.

Quello di Ubs Bank tuttavia è solo la punta dell’Iceberg considerando che, secondo le indagini di Cuomo, il mercato delle Ars, si aggira intorno ai 330 miliardi di dollari. E infatti ad essere ora sotto inchiesta è anche la Citigroup Global Market, divisione di Citigroup, accusata di aver commercializzato e venduto titoli di tipo “auction-sales” presso gli investitori e di aver omesso o dato informazioni parziali nella distribuzione e nella vendita di tali prodotti finanziari. Infatti i clienti venivano ingannati spacciando i Bond come un investimento sicuro, liquido, mentre veniva ulteriormente occultato il fatto che il mercato dei bond era tenuto in piedi artificiosamente soltanto da offerte della banca stessa. Il Procuratore ha già intimato alla Citigroup di riacquistare tutti i titoli venduti al prezzo nominale, oltre a pagare i danni provocati agli investitori e un’ammenda per la cattiva condotta. Al momento, sono sotto inchiesta anche le società finanziarie tra cui Bank of America Corp, Merrill Lynch & Co Inc e Wachovia Corp. Per cui, sembra che pian piano si stia sgretolando il grande castello di truffe e imbrogli costruito dalle grandi Banche integrate, le cui strutture complesse di banca d’affari collegata alla banca commerciale, sono servite solo a portare sul mercato del dettaglio gli strumenti finanziari ideati per finanziare i più elevati circuiti della finanza bancaria. Tuttavia, con la crisi del credito e delle liquidità, vengono alla luce anche i piccoli dettagli che prima passavano inosservati agli occhi delle Istituzioni, ma che bastano per mettere finalmente in dubbio la credibilità di una Banca e un intero sistema bancario che ha sempre fatto carne da macello. In questi mesi abbiamo infatti lottato per portare all'attenzione delle autorità e dei piccoli investitori e risparmiatori le strane operazioni della UBS Bank, pubblicando collaterali e titoli oggetto di transazioni illecite. Centinaia di titoli denominati per milioni di dollari ( cosiddetti titoli Petrobras ) sono infatti confluiti sul mercato svizzero e italiano per poi essere archiviati nelle securities della UBS Bank, pronti a finanziare l'ennesima operazione di ricapitalizzazione e riciclaggio. Bene è giunto il momento di pagare per quegli errori, per quelle truffe, fino all'ultimo centesimo.

09 luglio 2008

Le nuove prefiche


Quello del predicatore e del diffamatore è senza dubbio il nuovo mestiere dei nostri tempi, che vede coinvolti personaggi e individui che ormai hanno perso ogni ragione di esistere e trovano nelle guerre di propaganda una nuova posizione sociale.

Come le donne che un tempo e tutt’oggi dietro compenso piangono e urlano ai funerali di personalità illustri, le nuove "prefiche" gridano e polemizzano per amplificare le campagne propagandistiche pianificate e volute dai poteri forti. Pronti a fare demagogia, a creare fenomeni da osteria, ad andare ad Hollywood e ottenere "premi oscar" alla carriera di grande predicatori della storia. Una professione che ormai è tornata con prepotenza sia nei paesi "evoluti" dell’occidente, sia negli Stati che fanno da avamposto a quelle strutture "euro-atlantiche" che vengono imposte.

Personaggi come Marco Travaglio, Beppe Grillo, e ormai sempre di più Antonio Di Pietro sono le prefiche pagate per gridare alla corruzione del Governo, alle strategie di "pulizia" all’interno del Parlamento e dei CdA delle società. Conosciamo bene l’esito di queste campagne isteriche contro la corruzione, ma soprattutto abbiamo visto le devastazioni delle tangentopoli di massa pianificate e studiate per radere al suolo un sistema economico. Purtroppo, in un Paese come l’Italia, che ha dovuto sopravvivere con tantissime realtà, tutto sfocia in una guerra sanguinaria nonostante abbia alla sua origine culture e tradizioni diverse. Si parla di mafia, di strani intrighi sessuali, di truffe o bancarotte mirate, sembra che ci troviamo in realtà in un equilibrio di paura, dove tutti gridano, ma alla fine non succede nulla.
Si fanno manifestazioni, si grida, si fa una grande cena o un sontuoso ricevimento, così ognuno si sente felice per aver contribuito ad una causa. Questi stessi personaggi che oggi gridano contro il Governo "democratico" e la classe politica moderna, nata dopo la grande tangentopoli, alla fine sono le stesse prefiche che hanno descritto Craxi come un male assoluto, dimenticando le parole, i processi e i dibattiti di prima, per rilanciare la nuova alleanza politica.

Così si dimenano in preda ad un raptus isterico, attaccando "la casta al potere", origine e fonte di ogni male. Ma una volta che Berlusconi sarà via avranno un altro nemico, "altro giro, altra corsa", e se loro saranno i nuovi profeti, ci saranno altre prefiche che si batteranno il petto per denunciare la loro incapacità e la loro ignoranza.
Questi non sono altro che gli ultimi colpi di coda di un Paese alla "cassa integrazione" come la Fiat, che mette in ginocchio soprattutto i suoi stabilimenti del Sud di Mirafiori, Melfi, Termini Imerese e Pomigliano. Chiude i battenti, e magari "delocalizza" in un altro Paese che le garantisce detassazione e manodopera specializzata a basso costo. E così "altro giro, altra corsa", ma nessuno parla o grida, rimangono in silenzio le "cornacchie" per paura di offendere chi li paga. Magari non venderemo più macchine, e così venderemo "derivati" e strumenti finanziari, dato che omai l’Italia è divenuto uno dei mercati più fiorenti nel settore delle "truffe" e della commercializzazione di titoli non validi: i traders e i fiduciari sono l’unica manodopera specializzata che possiamo offrire.

03 luglio 2008

Energia e collaterali: il ricatto delle Banche

L’andamento di petrolio ed energia ormai è costantemente monitorato da fondi di investimento e gruppi bancari che fanno da registi all’interno e dietro le quinte del mercato finanziario, manipolando informazioni, titoli e società. I grandi traders della finanza internazionale da tempo ormai hanno affondato i loro tentacoli sui meccanismi del mercato, acquistando titoli delle società che sfruttano giacimenti e fonti di energia, per poi immetterli in strani giri finanziari volti a dissimulare le capitalizzazioni.

Non si arresta la corsa del petrolio greggio ed arriva a sfiorare nelle quotazioni di New York i 144 dollari il barile, mentre il traguardo dei 250 dollari da molti prospettato non sembra essere così lontano. L’andamento di petrolio ed energia ormai è costantemente monitorato da fondi di investimento e gruppi bancari che fanno da registi all’interno e dietro le quinte del mercato finanziario, manipolando informazioni, titoli e società. I grandi traders della finanza internazionale da tempo ormai hanno affondato i loro tentacoli sui meccanismi del mercato, acquistando titoli delle società che sfruttano giacimenti e fonti di energia, per poi immetterli in strani giri finanziari volti a dissimulare le capitalizzazioni. Alcuni anni a questa parte il mercato finanziario è ormai saturo di titoli la cui origine non viene chiarita e che puntualmente sono reinvestiti nelle securities di grandi banche d’affari. Il caso dei titoli finanziari delle società energetiche è stato seguito dalla nostra redazione in maniera molto vicina, portando alla luce i meccanismi di un’operazione volta a immettere titoli petroliferi falsi o non validi sul mercato, proposti come finanziamento ad incauti investitori con l’allettante proposta di grandi margini di utile, destinati però ad essere utilizzati come strumento di capitalizzazioni fittizie.

In particolare, abbiamo osservato i movimenti di alcuni titoli della Petrobras, major petrolifera brasiliana a partecipazione statale, che circa un anno fa sono stati acquistati dalla UBS. In quell’operazione la Banca ha letteralmente rastrellato titoli Petrobras emessi nel 1959, pagati a basso prezzo, utilizzati nella creazione di un enorme patrimonio in capitali con il successivo aumento delle quotazioni della società. Un'operazione studiata a tavolino e gestita da banche, advisor e società multinazionali probabilmente per ribaltare la situazione della stessa società petrolifera brasiliana, per poi utilizzare questo ricatto nei confronti del governo brasiliano nelle contrattazioni per la nazionalizzazione e le concessioni dello sfruttamento dei giacimenti. I titoli individuati sono stati sottoposti alla Petrobras la quale ha affermato che "i titoli non riconvertiti nel 1964 erano da considerarsi infruttiferi", smentendo addirittura le sentenze della Corte Superiore di Giustizia brasiliana che confermano la validità dei titoli. Possiamo calcolare che sulla base della valutazione attuale indicata dai Periti Brasiliani, ogni Titolo Petrobras emissione 1959, ha un valore periziato di US$ 850.000. Facendo un rapido calcolo, e cioè moltiplicando circa 1.000.000 di Titoli Petrobras rastrellati sulle piazze svizzere per US$ 850.000 - che è il valore periziato attuale - avremo il fantastico risultato di 850 miliardi di dollari. Questa operazione, sarebbe sufficiente a sistemare tutti i debiti finanziari che le maggiori banche internazionali hanno creato in questi ultimi venti anni, e ci riferiamo a Ubs Bank, Credit Suisse, Société Generale, Jp Morgan. Tanto per rendere l’idea di ciò che sta accadendo, basti pensare che singoli borkers, collegati a società di traders e queste a fiduciarie di importati banche d’affari, comprano sulle piazze di Zurigo un certo quantitativo di titoli negoziabili a $ 6.000 per Bond Netti al Venditore, ciascuno dei quali dotato di una perizia certificato.Poi, una volta acquistati i titoli, questi vengono incamerati dalle banche che imputando ad assets il titolo per un valore di 850.000 ciascuno. In un momento successivo il titolo viene utilizzato a garanzia di aumenti di capitale o di ricapitalizzazioni, che nella maggior parte delle volte, devono coprire perdite o manipolare un bilancio, per garantire il rialzo delle quotazioni, del rating.

Bond Petrobras emessi nel 1959

E’ chiaro che il momento della raccolta dei titolo è fondamentale e molto delicato, è quello in cui vengono usati tutti i mezzi a loro disposizione, sia leciti che illeciti. Vengono organizzate delle vere centrali di raccolta dei titoli tramite mercati neri, usando qualsiasi tipo di gente, che nella maggior parte dei casi sono strani personaggi affiliati a massonerie e organizzazioni nate dal nulla in paradisi fiscali. È il cosiddetto mondo degli invisibili, che strisciano nelle pieghe del sistema finanziario e politico, allo scopo di creare un mercato alternativo in cui far bypassare ogni tipo di operazione. Si tratta di ambienti popolati da avvocati, brokers e "spioni", volutamente manipolati da grandi Banche al fine di portare a termine questo tipo di operazioni. Si nutrono e crescono in quei Paesi ancora in via di sviluppo, che non subiscono ancora controlli, ed in questo i Balcani rappresentano in vero e proprio vespaio. Montenegro, Albania, Kosovo, Macedonia, Bosnia, ossia Paesi che sono del tutto controllati da gruppi bancari e che sono stati trasformati in crocevia per smerciare e rastrellare titoli. Basta citare le strane operazioni finanziarie poste in essere dal Governo di Podgorica nelle sue triangolazioni con la Svizzera, per ottenere fondi necessari allo Stato e alla spesa sociale, ma il cui percorso non è stato ancora chiarito. E infine quello più recente del petrolio in Albania, che nel giro di pochi mesi sembra aver raddoppiato le sue riserve petrolifere dopo la scoperta di un giacimento da anni dichiarato infruttifero: il passaggio successivo è stato immediato, perché le quote della società concessionaria si sono moltiplicate esponenzialmente, senza però una reale motivazione.

Possiamo così affermare che la stabilità dei Governi è nelle mani di entità che agiscono in realtà parallele, speculando e nutrendosi come parassiti, e restando indenni da qualsiasi tipo di indagine o inchiesta. Come 15 anni fa in Italia, con la grande speculazione sulla lira da parte di Soros e la programmazione del crollo del Governo di Bettino Craxi, oggi il ricatto dei gruppi bancari continua e le pressioni si fanno sempre più forti perché ormai sono al fallimento totale. Bettino Craxi fu davvero l'ultimo uomo di Stato, perché si oppose con tutte le sue forze ai ricatti dei banchieri e di Maastricht, ben sapendo che l’Italia e l’Europa sarebbero state invase da carta straccia, titoli e derivati senza valore per vedere poi il furto di ogni cosa del patrimonio statale. Oggi uomini piccoli e senza dignità gridano ancora contro le tangentopoli, ma alla fine hanno dimostrato solo ed unicamente di essere più ladri di quelli che c'erano ieri.

23 giugno 2008

Caos in Wall Street: comincia l'apocalisse


La maxi retata dell'Fbi in Wall Street, portando alla luce 144 casi di frode, hanno dimostrato che gli alti dirigenti erano a conoscenza delle truffe in atto, ma soprattutto della manipolazione dei titoli al solo scopo di dissimulare capitali e creare attività dal nulla. Tutto questo, però, non farà cambiare nulla, il sistema non subirà alcuna riforma, perché quest’ondata di giustizialismo farà cadere solo le teste da dare in pasto ai media e per ristabilire una certa fiducia sul mercato.

Dopo la maxi retata dell'Fbi in Wall Street che ha portato a 60 arresti e a 406 incriminazioni, tra cui i dirigenti della Bears Stern Matthew Tannin e Ralph Cioffi, le borse europee crollano di nuovo nel baratro finanziario. Nel tentativo di placare la sete di giustizia degli investitori americani, che hanno visto bruciare miliardi di dollari di capitalizzazione sui mercati finanziari, non si è fatto altro che pregiudicare ancora di più una situazione già instabile e precaria.
L'operazione ha portato alla luce 144 casi di frode, con perdite per 1 miliardo di dollari, con arresti tra traders, operatori finanziari, manager e banchieri. Le indagini hanno dimostrato che gli alti dirigenti erano a conoscenza delle truffe in atto, ma soprattutto della manipolazione dei titoli al solo scopo di dissimulare capitali e creare attività dal nulla. Tutto questo, però, non farà cambiare nulla, il sistema non subirà alcuna riforma, perché quest’ondata di giustizialismo farà cadere solo le teste da dare in pasto ai media e per ristabilire una certa fiducia sul mercato. Ha invece dimostrato che le grandi istituzioni finanziarie e governative non hanno assolutamente il controllo su quanto accade ai massimi livelli dirigenziali di banche e società di investimento, che sono riusciti ad immettere sul mercato fiumi di titoli e garanzie bancarie non coperte.

Le borse mondiali oggi tremano dietro ogni piccolo shock, le banche una dopo l’altra soccombono e nella migliore delle ipotesi galleggiano nel tentativo di coprire enormi falle finanziarie derivate da una scellerata gestione che dura ormai da anni da parte di operatori americani e inglesi. Di riflesso anche la Svizzera con le sue innumerevoli banche ha subito e sta subendo tuttora questa crisi, al punto tale che alcune voci di corridoio rivelano che la Ubs si trova al limite della bancarotta e vicina al fallimento totale. Stiamo parlando proprio della UBS Bank, roccaforte svizzera, che negli ultimi dieci anni hanno spacciato al mondo intero la sua filosofia basata sulla correttezza e la massima trasparenza, contribuendo invece ad alimentare un sistema che ha compromesso la stabilità dell’intero mercato creditizio, di società e così di economie piccole o grandi. Al suo lento declino hanno senz’altro contribuito molte delle inchieste volte a far luce sui rapporti che il colosso finanziario svizzero aveva con privati che depositavano collaterali senza alcun valore presso le sue securities, per poi essere utilizzate ai fini di capitalizzazioni di società ( si veda caso Petrobras ). Così come le interrogazioni circa gli intrecci e gli interessi che la stessa banca ha curato con la Podogoricka Banka, che nel periodo a cui si fa riferimento ( 1995-2001) era sottoposta a sanzioni finanziarie, e con la stessa Banca Riggs, condannata per riciclaggio di denaro illecito da un tribunale americano. La risposta che ottenemmo allora fu che le informazioni a nostra disposizione erano "rumors" e mera speculazione, a cui la Ubs Bank non dava seguito.

Alla luce di quanto accaduto in questi ultimi mesi, sarebbe ancora interessante capire se quanto affermavamo erano solo "rumors" o se avevano un terribile fondo di verità. Oggi il mercato finanziario mondiale piange e non ha il coraggio di comunicare al mondo intero che esiste un buco finanziario di oltre 700.000.000.000 di dollari, e dunque che è alla bancarotta. Il petrolio ha raggiunto valori assurdi, il petrolio è ai minimi storici, e nessuno ha il coraggio di dire che queste sono le ultime grandi speculazioni che ancora permettono di accumulare enormi somme di denaro, nonostante la crisi più profonda. In questo momento forse gli analisti saranno già alla ricerca di nuovi sistemi bancari per aggirare la crisi per ricavarne nuovi utili, e magari presto sarà in atto una nuova strategia per entrare nel cuore nel mercato per spremerlo fino all’osso. Gli organismi di sorveglianza dovrebbero già adesso prestare molta attenzione a quello che attualmente gira sulle piazze finanziarie internazionali, come valuta nord coreana offerta ad un decimo del suo valore, garanzie bancarie in leasing che vengono pagate un decimo del loro valore nominale, bond corporativi di società sull’orlo del fallimento ma sottoposte ad operazioni di restaling con il beneplacito di operatori finanziari. Non mancano gli stessi titoli Petrobras, che in relazione alla loro data di emissione, si rivelano essere non coperti da alcuna garanzia, né della società e né della Banca. La storia oggi si ripete con gli stessi metodi, le stessi armi e la stessa disinformazione, continuano ad illuderci con sciocche campagne di giustizialismo, che in fin dei conti servono gli interessi di strutture di potere più forti. "Il pesce grande mangia il pesce piccolo", e come in una grande matrioska, alcuni centri di potere finanziari stanno cavalcando l’onda per recuperare quote di mercato e consolidare sempre di più la loro posizione. Per raggiungere i loro scopi usano le Istituzioni, il Governo e persino le forze di polizia, destabilizzando il management ma lasciando intatte le carte del gioco. Abbiamo per questo mostrato documenti, prove e testimonianze, abbiamo toccato punti nevralgici per operazioni in corso da milioni di dollari, e le conseguenze non sono tardate a venire: sono giunte le prime indagini e i primi colpevoli, ma la macchina non si è arrestata. Continua a macinare denaro a vuoto, forse in attesa di vittime ancora più illustri, e non sarà sazia fin quando non le otterrà.

09 maggio 2008

Federal Reserve: crisi nelle tesorerie


La Federal Reserve propone dinanzi al Congresso un progetto di legge che le darebbe il potere di versare gli interessi sulle riserve regolamentari che le banche sono obbligate a versare. In tal mondo la Fed potrebbe introdurre moneta sul mercato senza dover rastrellare le proprie riserve, già ridotte all’osso dalle svendite e dallo scandalo derivati-collaterali.

La Federal Reserve americana ha intenzione di presentare dinanzi al Congresso un progetto di legge che darebbe alla Banca Centrale il potere di versare gli interessi sulle riserve regolamentari che le banche sono obbligate a mantenere, a garanzia del credito concesso e della liquidità in circolazione. Una proposta che ha come obiettivo quello di incentivare l’aumento delle riserve a tutela della stabilità monetaria, ma va a infrangere tutti gli schemi del sistema monetario costruito con il crollo di Bretton Woods che ha portato ad una progressiva riduzione delle riserve delle banche commerciali presso le Centrali monetarie nazionali. Al momento infatti le riserve regolamentari depositate dalle banche commerciali presso la Fed non vengono remunerate, anzi sono state oggetto di una progressiva riduzione da parte dalle autorità di Basilea, che hanno deciso di abbassare sempre più le riserve frazionarie depositate presso la BCE.

In realtà, tale processo è già in atto dal 2006, da quando il Congresso ha approvato un testo di legge che permette alla Federal Reserve di versare degli interessi, anche se tale legge entrerà in vigore solo nel 2011. Visto il protrarsi dei termini, la banca centrale americana sta oggi cercando di ottenere di potere remunerare le riserve a partire da quest'anno. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, citando fonti del rapporto presentato dalla Fed, i rappresentanti democratici e repubblicani sarebbero piuttosto favorevoli ad un’anticipazione della scadenza, ma si chiedono di fornire ogni prova possibile sulle possibili conseguenze politiche di una tale misura di sostegno alle banche, considerando che giunge a poche settimane dal salvataggio della banca americana Bear Stearns, fortemente voluto dalla Fed e soggetto a numerose critiche. La manovra della Federal Reserve, portata così allo scoperto con forti pressioni per accelerare i processi di ripresa del mercato finanziario e monetario, desta comunque delle forti preoccupazioni e interrogativi in quanto un tale provvedimento non ha solo un impatto economico - in termini di esborso finanziario per coprire gli interessi sulle riserve - ma anche politico, perché mette seriamente in discussione i principi, corretti o sbagliati che siano, dell’intero sistema monetario. Così mentre l’Europa e il mondo intero premono per ridurre le riserve, dando ampio spazio alle Banche di moltiplicare la concessione del credito, garantito con un deposito non superiore al 2%, la Federal Reserve vuole aumentare le securities pagando gli interessi.

Le autorità della Fed motivano tale decisione affermando che il provvedimento rientra nel contesto della politica monetaria in sostegno alla crisi del credito e della liquidità, controllando così anche il tasso di interesse e il livello dell’esposizione creditizia degli Istituti di credito. Secondo la Fed, infatti, le Banche commerciali oggi non hanno alcuna convenienza ad aumentare le proprie riserve oltre il limite richiesto dalla legge per garantire i crediti e la propria liquidità, tale che l’eccedenza di riserve viene depositata presso banche d’affari a titolo d’investimento. Tuttavia, per capire il significato più profondo di tale decisione, occorre considerare l’attuale sistema alla base del controllo della liquidità e della base monetaria. Al momento la Federal Reserve controlla il tasso di interesse agendo proprio su tali riserve: quanto maggiori sono le securities del Tesoro, maggiore è l’offerta di moneta e minore è il tasso di interesse; al contrario una riduzione delle securities porta a ridurre la massa monetaria e così a spingere al rialzo il tasso di interesse. Accanto a tale meccanismo, la Federale Reserve agisce sul mercato monetario e sulla liquidità attraverso altri tre aggregati, quali il Term Auction Facility (TAF), il Primary Dealer Credit Facility (PDCF) e il Treasury Securities Lending Facility (TSLF). La massa di moneta addizionale che proviene da questi tre aggregati deve essere 'sterilizzata’, ossia riassorbita dal mercato monetario. Se l’extra-gettito non viene drenato dal mercato monetario, il livello dei Fondi Fed diminuisce automaticamente portando all’aumento del tasso di interesse: la Fed per far fronte a questa liquidità aggiuntiva dismette le securities del Tesoro. Ma, qualora la Banca Centrale comincia a pagare gli interessi sulle riserve, le banche dovrebbero essere meno incentivate a versare le proprie extra-riserve al di fuori dei meccanismi della Fed, e tutta liquidità confluirebbe nel primo aggregato. Se le banche versano meno moneta nei Fondi Fed extra, vi è minore sterilizzazione della liquidità da parte della Banca Centrale, che può gestire le proprie operazioni monetarie con maggiore facilità. Una minore sterilizzazione potrebbe anche aiutare la Fed ad evitare la dismissione delle proprie securities.

Il vero problema, che spinge la Fed a chiedere il pagamento degli interessi sulle riserve, deriva essenzialmente dal fatto che la Federal Reserve sta svendendo completamente la partecipazione azionaria delle Tesorerie, in quanto ha deciso di controllare circa il 14% del credito attraverso gli aggregati TAF e PDCF. Le Tesorerie sono state così sostituite da un rendiconto patrimoniale costituito da assets immobilizzati, da ipoteche ad alto rischio, da collaterali non garantiti, e da securities che la crisi subprimes ha reso inutilizzabili sul mercato. Così, il deterioramento della sicurezza del mercato monetario ha messo una grande paura alla Federal Reserve che ha così deciso di non dismettere più le proprie tesorerie per far fronte alle operazioni di sterilizzazione della moneta. Pagando gli interessi sulle riserve bancarie potrebbe rendere possibile l'espandere del TAF e di altri aggregati per centinaia di miliardi di dollari. In altre parole, la Fed ha deciso di ricorrere alle riserve della Banche commerciali, perché essenzialmente di proprie ne ha ben poche, oltre a quelle assolutamente rischiose e improponibili come garanzia del circolante e del credito, essendo divenuti ormai solo carta straccia. Infatti, in tal mondo la Fed potrebbe introdurre moneta sul mercato senza dover rastrellare le proprie riserve, già ridotte all’osso dalle svendite e dallo scandalo derivati-collaterali. Per tale motivo, una decisione del genere è senz’altro il frutto della grande crisi liquidità che ha colpito persino un colosso come la Federal Reserve, che, a quanto pare, non ha "neanche gli occhi per piangere".