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05 gennaio 2009

Tango bond argentini : ancora nessuna risposta


Famiglie a disagio in Italia per i "14 Miliardi di Euro di famigerati tango bond argentini" . C'è qualcuno lassù che si prende carico delle migliaia di casalinghe e pensionati quaggiù che sono stati così benevolmente raggirati, oppure...?

Molti si chiedono, "...il nostro attuale premier cosa aspetta a intervenire in primus (se no chi meglio di lui?) e dimostrare di saper difendere gli interessi di 450.000 famiglie, che hanno ancora "sotto la coda" e purtroppo detengono questi stramaledetti tango bond argentini...". I risparmi di 450.000 famiglie solo in Italia per 14 miliardi di Euro in titoli (60 miliardi di Euro piazzati in tutto il mondo), di fatto sono stati sequestrati ingiustamente ormai da anni e nessuno ne parla. Cosa si aspetta a fare qualcosa di veramente tangibile e/o a sequestrare le proprietà argentine in Italia come di fatto, ha fatto l'argentina contro le nostre famiglie e ridistribuire il maltolto ad ogni singola famiglia? Quali leggi hanno usato gli argentini per sequestrare i beni italiani? Nessuna! Hanno sequestrato e basta e si sono tenuti tutti i 14 miliardi di Euro di risparmi italiani e le banche italiane (ultima beffa) obbligano naturalmente tutti a tenere un "conto corrente titoli aperto" col quale mese dopo mese succhiano e risucchiano ulteriori risorse. Una nota di Assoconsumi ricorda che "...nell'ambito di tale quadro in Italia su 113 emissioni solo 13 potevano essere legittimate e collocate ai privati, in quanto sole provviste del prospetto "Consob". Queste 13 obbligazioni, con un ammontare di 4 miliardi di Euro sui 14 miliardi investiti dai risparmiatori italiani, sono tutte state emesse nel 1999 e precisamente: il 19 Marzo, 26 Aprile, 1 e 16 Luglio, 21 Ottobre, 9 e 26 Novembre, 7 e 21 Dicembre.

Per tutti gli altri tango bond argentini, si può richiedere il risarcimento. I giudici - sino al 2006 - hanno offerto un quadro di soluzioni, che oscillano dalla nullità dei contratti di acquisto dei bonds, con conseguente obbligo di restituzione delle somme investite dal cliente, alla responsabilità della banca per inadempimento, che conduce talvolta alla risoluzione del contratto di acquisto, pronunciata a norma dell'articolo 1453 c.c., altre volte alla condanna della banca al risarcimento del danno cagionato al cliente, secondo la regola generale dell'articolo 1218 c.c. - Tuttavia anche se le due strade sono diverse, il risultato pratico spesso coincide...". Una seconda nota di Fulvio Lo Cicero, responsabile del settore economia e sindacato di Dazebao riporta: "... Le famiglie cui si fa riferimento hanno promosso un'azione legale? Il diritto si prescrive in dieci anni...". C'è qualcuno lassù che si prende seriamente carico delle migliaia di casalinghe e pensionati quaggiù in questa Italia e inizia a difenderle come dovrebbe? 450.000 famiglie sono state raggirate in barba a qualsiasi legge. Oltre a saper fare così bene i "pianisti" cosa caspita fanno tutto il giorno tutti quei parlamentari che vengono mantenuti a Roma ai quali, viste le circostanze, "non gliene può fregar de meno". Sono in 450.000 le famiglie che chiedono aiuto e subito.

Angelo Martinengo

05 agosto 2008

Tempesta su UBS: la resa dei conti

L’inchiesta del procuratore generale di New York, Andrew Cuomo porta alla luce le pratiche illegali della UBS Bank. Già sotto inchiesta dal Senato americano per evasione fiscale, la Banca svizzera è accusata di frode, dopo aver manipolato e controllato le aste di bond altamente rischiosi ma venduti come liquidità. Ora dovrà pagare una multa di un milione di dollari ed il rimborso di somme investite dai clienti della banca per 38,4 milioni di dollari. Una goccia rispetto al mare di debiti e di danni che ha creato.

La UBS Bank è finalmente giunta alla resa dei conti, dopo che l’inchiesta del procuratore generale di New York, Andrew Cuomo porta alla luce le pratiche illegali della banca svizzera. L’accusa questa volta è di frode, perpetrata in maniera continuata e senza alcun limite anche dopo che erano giunti presso l’Istituto di Credito i primi avvertimenti sulle pratiche poco lecite poste in essere. In particolare, esamina le aste bond realizzate dalla banca svizzera con l’esplicita intenzione di ingannare gli investitori nell’acquisto delle obbligazioni, dopo aver ovviamente nascosto i rischi connessi all’operazione. La Ubs Bank è dunque accusata di aver organizzato la vendita di Auction Rate Securities (Ars) a 50 mila clienti per un ammontare stimato in 37 miliardi di dollari. L’UBS ha ora concluso un accordo con il Ministro della Giustizia dello Stato del Massachusetts, Martha Coakley che prevede una multa di un milione di dollari ed il rimborso di somme investite dai clienti della banca per 38,4 milioni di dollari.

Gli ARS, che venivano spacciati dai brokers come investimenti a breve termine, si sono tradotti ben presto in titoli senza alcun valore dopo che è scoppiata la crisi del credito e di liquidità: gli strumenti finanziari venivano così venduti sul mercato come se fossero liquidità. In particolare, gli ARS sono dei titoli di credito il cui tasso di interesse variabile è determinato periodicamente da un meccanismo di offerte. Sono utilizzati tradizionalmente soprattutto dalle amministrazioni locali delle città americane per finanziarsi, dunque rappresentano i nostri corrispondenti derivati utilizzati per la finanza pubblica. I titoli, secondo le indagini del Procuratore Cuomo, provenivano dai portafogli fallimentari dei dirigenti della banca, che hanno ben pensato di piazzarli sul mercato e presso investitori ignari, mentre il mercato crollava, incassando 21 milioni di dollari. Infatti, non appena hanno notato che i bonds Ars stavano cadendo, i manager hanno tolto i loro fondi dell’asta, mentre continuavano contemporaneamente a spingere i consumatori a partecipare alle trattative per acquisire i titoli. Il 13 febbraio la Ubs ha bloccato poi le aste, impedendo a 50 mila titolari delle obbligazioni di accedervi, offrendo però la possibilità di prendere in prestito il 100% del valore delle obbligazioni, per il periodo in cui sarebbero state riaperte le aste, ma senza proporre il rimborso del denaro. Lo scorso 16 luglio, la dirigenza UBS aveva persino annunciato la sua intenzione di ricomprare fino a 3,5 miliardi di dollari di questi obblighi dai suoi clienti negli Stati Uniti, per rispondere ai blocchi di questo mercato. Una proposta che è caduta nel vuoto non appena è partita l'inchiesta del procuratore Cuomo.

Ed è davvero umiliante vedere come i dirigenti dell’UBS continuino a minimizzare il loro crimine nel disperato tentativo di recuperare il salvabile, affermando che non c’è motivo per aprire un’inchiesta visto l’impegno "per assicurare la disponibilità di liquidi per i clienti che detengono i bond-asta". Nonostante le inutili rassicurazioni, i dirigenti UBS si sono dovuti arrendere all’evidenza, e solo stamattina David Aufhauser, responsabile del settore giuridico della banca di investimento UBS negli Stati Uniti nonché ex dirigente presso il Dipartimento del Tesoro americano, ha rassegnato le sue dimissioni. Un gesto quasi dovuto visto che Aufhauser sarebbe incluso tra i collaboratori di UBS perseguiti nello Stato di New York a causa della super-truffa. Tuttavia, questa potrebbe non essere l’unica conseguenza, perché il crollo del mercato ARS negli Stati Uniti potrebbe costare ad UBS 6 miliardi di franchi, derivanti dai titoli imputati a crediti di formazione dei quali è possibile prevedere il 40% degli ammortamenti: questi crediti rappresentano la metà del portafoglio di ARS di 25 miliardi di dollari che rientra nell’inchiesta del Procuratore Cuomo. Un crollo a cui si assiste anche sulle borse, dopo che lo scorso lunedì ha toccato livelli minimi a cui si assisteva da circa dieci anni. Infatti, UBS, sotto le pressioni della Commissione Federale delle banche (CFB) e di uno dei suoi principali azionisti, il fondo di investimento Olivant, ha dovuto procedere ad un riesame delle sue attività dopo aver già effettuato più di 37 miliardi di dollari di svalutazioni a causa della crisi mondiale del credito.

Quello di Ubs Bank tuttavia è solo la punta dell’Iceberg considerando che, secondo le indagini di Cuomo, il mercato delle Ars, si aggira intorno ai 330 miliardi di dollari. E infatti ad essere ora sotto inchiesta è anche la Citigroup Global Market, divisione di Citigroup, accusata di aver commercializzato e venduto titoli di tipo “auction-sales” presso gli investitori e di aver omesso o dato informazioni parziali nella distribuzione e nella vendita di tali prodotti finanziari. Infatti i clienti venivano ingannati spacciando i Bond come un investimento sicuro, liquido, mentre veniva ulteriormente occultato il fatto che il mercato dei bond era tenuto in piedi artificiosamente soltanto da offerte della banca stessa. Il Procuratore ha già intimato alla Citigroup di riacquistare tutti i titoli venduti al prezzo nominale, oltre a pagare i danni provocati agli investitori e un’ammenda per la cattiva condotta. Al momento, sono sotto inchiesta anche le società finanziarie tra cui Bank of America Corp, Merrill Lynch & Co Inc e Wachovia Corp. Per cui, sembra che pian piano si stia sgretolando il grande castello di truffe e imbrogli costruito dalle grandi Banche integrate, le cui strutture complesse di banca d’affari collegata alla banca commerciale, sono servite solo a portare sul mercato del dettaglio gli strumenti finanziari ideati per finanziare i più elevati circuiti della finanza bancaria. Tuttavia, con la crisi del credito e delle liquidità, vengono alla luce anche i piccoli dettagli che prima passavano inosservati agli occhi delle Istituzioni, ma che bastano per mettere finalmente in dubbio la credibilità di una Banca e un intero sistema bancario che ha sempre fatto carne da macello. In questi mesi abbiamo infatti lottato per portare all'attenzione delle autorità e dei piccoli investitori e risparmiatori le strane operazioni della UBS Bank, pubblicando collaterali e titoli oggetto di transazioni illecite. Centinaia di titoli denominati per milioni di dollari ( cosiddetti titoli Petrobras ) sono infatti confluiti sul mercato svizzero e italiano per poi essere archiviati nelle securities della UBS Bank, pronti a finanziare l'ennesima operazione di ricapitalizzazione e riciclaggio. Bene è giunto il momento di pagare per quegli errori, per quelle truffe, fino all'ultimo centesimo.

15 luglio 2008

Scandalo del Turco: il marcio del sistema finanziario


Dopo lo scandalo dei derivati, i fallimenti dei mercati finanziari internazionali e i numerosi commissariamenti delle autorità locali, scoppia il caso delle tangenti nella sanità pubblica. Un tema molto delicato e controverso, che abbiamo già analizzando portando in rilievo i retroscena e gli aspetti più vicini al mondo dell’alta finanza. L’affare stavolta sembra essere così grave da scatenare quotidiani e giornali, che si sono spinti al punto da affermare che "siamo dinanzi ad una nuova tangentopoli". Il presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano del Turco è stato arrestato, insieme a numerosi membri della giunta regionale e dell’Amministrazione pubblica che curava gli interessi finanziari della sanità della Regione. Gli imputati sono stati coinvolti in un'inchiesta della Guardia di Finanza su una sospetta cartolarizzazione di 1 miliardo di euro dei credeiti appartenenti alla sanità abruzzese, che ha portato inoltre alla movimentazione di oltre 14 milioni di euro tra i vari funzionari pubblici. Tra i reati contestati compaiono associazione per delinquere, riciclaggio, corruzione oltre a truffa aggravata, falsi, abuso d'ufficio.


Nell’occhio del ciclone la sanità pubblica, i cui crediti sono stati oggetto di una cartolarizzazione per centinaia di milioni di euro eseguita e monetizzata da Banche Internazionali. Da quello che è stato possibile leggere sui quotidiani nazionali o locali, risulterebbe che delle cartolarizzazioni dal valore di circa cento milioni di euro, siano stati monetizzate e liquidate grazie a delle autocertificazioni di comodo, che sarebbero state eseguite dallo studio legale Anello&Partners di Roma, anziché passare attraverso il vaglio e il consenso della Corte dei Conti. Ci chiediamo però come sia potuto accadere che una Banca abbia accettato di monetizzare una cartolarizzazione che è stata certificata da uno studio privato. Il punto cruciale per capire cosa sia accaduto, sta proprio nell'individuare quale banca ha fatto questo e per quale motivo. Il gioco infatti è molto semplice.
La Regione Abruzzo ha infatti deciso di cartolarizzare i suoi crediti, ossia di costituire un "fondo di investimento" che ha alla base i crediti vantati nei confronti di terzi, per poi emettere una serie di titoli o azioni, rappresentanti le quote del fondo costituito. Come si può notare, l’intero meccanismo viene costruito sul concetto di base che i crediti sono liquidi o liquidabili, tale che il rimborso del capitale prestato viene garantito proprio dal pagamento dei debiti sottostanti. In questo caso, il credito è stato certificato da un privato che ne avvalora la solvibilità, e la certificazione viene presentata presso una Banca d’Affari che accetta la cartolarizzazione pagando all’ente una percentuale del valore nominale dell’operazione. A quel punto, la Banca d’Affari, come in una vera e propria operazione di "sconto" titoli, diventa la proprietaria del credito e trasforma la cartolarizzazione in titoli denominati Bond, che verranno poi offerti ai propri investitori. Dopo molto tempo, tuttavia ci si accorge che i titoli bond sono infruttiferi, perché nel frattempo la magistratura ha scoperto la truffa. Tuttavia, chi perde i propri risparmi sono sempre i piccoli investitori, mentre le Banche e chi ha cartolarizzato guadagna sempre da quei fondi, in quanto i titoli stessi non potranno essere rintracciati, ormai dispersi in mille scatole cinesi su conti privati all’estero.

Come tutti gli addetti ai lavori sanno, in questi ultimi anni è stata cartolarizzata mezza Italia, a partire dal grande patrimonio del Ministero del Tesoro sino alla più piccola multiutilities, ma crediamo che sia giunto il momento di fare totale chiarezza su questo punto, prima che succeda un disastro totale. Questo circolo vizioso oramai esiste da anni e tutti sappiamo in quali condizioni sono le banche mondiali e quali buchi finanziari sono venuti alla luce in questi anni. Per individuare il marcio del sistema occorre infatti dirigersi verso le Banche, le quali sono il solo mezzo per ottenere soldi. Infatti la cartolarizzazione di beni o crediti di regioni, province e comuni , sono l'ennesima leva finanziaria che le banche usano per raccogliere fondi tra i risparmiatori, come già accaduto con i titoli subprime e i bond Argentini, in quanto su ogni fondo creato vengono emessi strumenti finanziari poi venduti sul mercato. I politici, gli imprenditori e i manager sono, in fin dei conti, lo strumento che viene sempre usato dai poteri forti, ma alla fine sono sempre le banche che tramutano "pezzi di carta" in denaro contante. Il gioco dello scandalo mediatico non serve a nulla, se non si ha il coraggio o la possibilità di entrare nel cuore del sistema, e fino a che nessuno scardinerà il potere bancario, e, di conseguenza, le grandi lobbies mondiali, il problema resterà sempre.
Tutte le corruzioni, tutti gli imbrogli, tutti gli intrecci hanno un solo padrone : il potere finanziario, che non sono le banche, ma chi controlla i flussi finanziari e le materie prime. Dello scandalo della Fira, e del coinvolgimento di Ottaviano del Turco e dell'ex Governatore della Regione Abruzzo di centro-destra, si sapeva fin dal 2005. Con questo non vogliamo attaccare la magistratura come istituzione, pur essendo asservita ai poteri forti, ma è sostanzialmente un attacco ad un sistema politico profondamente sbagliato che garantisce troppa libertà ai magistrati. Purtroppo - e si intenda che non vogliamo cadere in vecchi luoghi comuni di propaganda - la magistratura opera al servizio di determinati centri di interesse, mercificando la giustizia con laute parcelle, e rispondendo all’ordine ben preciso di creare un'altra tangentopoli. Sono state queste le parole del caro Di Pietro, che non ha perso occasione per ricominciare la sua grande campagna di criminalizzazione della politica, ben sapendo che ormai egli stesso è divenuto un importante anello del sistema.

Oggi si parla di cartolarizzazione, ieri si parlava di subprime o di bond argentini, e poi di valuta irachena piuttosto che di valuta coreana. Ottaviano del Turco è solo un piccolo tassello del sistema, e non è il solo criminale: dopo di lui ne arriverà un altro, e un altro ancora che si presterà al gioco di potere, e il processo di corruzione continuerà imperterrito. Sono anni che ormai assistiamo a grandi scandali, e tutto si trasforma sempre in un grande scoop televisivo e poche indagini, per poi scomparire. I tribunali e i pubblici ministeri dovrebbero fare le loro indagini fino in fondo, attivando rogatorie internazionali e indagini incrociate. In questo caso, infatti, il più grande colpevole è proprio la banca che ha accettato la monetizzazione della cartolarizzazione certificata da uno studio privato, senza passare attraverso i canali istituzionali. Mentre dunque crolla il sistema sanitario pubblico, il sistema finanziario internazionale resta in piedi, perché completamente corrotto e sotto il controllo dei grandi poteri.