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05 febbraio 2009

La dematerializzazione e la crisi globale


Dietro la più grande recessione di tutti i tempi in realtà vi è un processo di riprogrammazione dell’economia mediante la "dematerializzazione" dei processi produttivi e dei servizi. Nel tempo sono stati attuati processi di e-government, di digitalizzazione dei dati, ma anche di interpretazione dei processi di lavoro mediante dei software che hanno cambiato il modo di lavorare. Come sappiamo, ogni cambiamento dell’economia ha causato eventi traumatici, da anni di forte depressione che sono poi sfociati in rivoluzioni e guerre. Questa però sarà la prima rivoluzione senza gente nelle piazze,silenziosa ed inesorabile.

Potreste rimanere senza parole se pensaste, per pochi istanti, che dietro la più grande recessione di tutti i tempi vi è un processo di riprogrammazione dell’economia mediante una chirurgica "dematerializzazione" dei processi produttivi e dei servizi. Sono parole queste spesso sconosciute ai mezzi di comunicazione di massa, ma in realtà sono le nuove colonne, il nuovo paradigma di questa nuova società futuristica della informazione. Quello che sembra un semplice processo di "trasformazione" di un documento materiale in un codice elettronico che lo rende immediatamente riconoscibile da un software, è invece un vero e proprio concetto che è stato applicato in questi anni a molti settori, senza nessun limite. Nel tempo sono stati attuati processi di e-government, di digitalizzazione dei dati, ma anche di interpretazione dei processi di lavoro mediante dei software, costruiti allo scopo di emulare l’elaborazione dei dati che fa il cervello umano. In questo modo sono stati creati programmi che sostituiscono perfettamente il lavoro dei cassieri delle banche mediante l’e-bank, che permettono di organizzare la logistica delle merci, le fasi produzione in una catena di montaggio, ma anche che consentono di creare a loro volta dei software. Ogni settore economico è stato "supportato" da un processo elettronico che ha ridotto sensibilmente la necessità di impiegati e di lavoratori. La disoccupazione può essere una delle prime ed importanti conseguenze che la dematerializzazione ha sulla nostra economia, la quale in maniera anche impercettibile è gradualmente cambiata, sino a diventare come la conosciamo oggi, caratterizzata dalla comunicazione istantanea e dallo scambio immediato delle informazioni.

Lo abbiamo definito progresso, infatti, ma non sappiamo con certezza se si avrà una reale evoluzione della società e degli uomini, e se in realtà non saremo ancora più ingabbiati in questi meccanismi regolati da macchine e programmi costruiti al di sopra della legge. Questo perché nessun ente pubblico, o legge, o Costituzione ha fornito gli strumenti per garantire la certificazione e l'attendibilità dei documenti o dei processi, se non delle strutture private che hanno imposto le loro regole. È stato dunque un grande errore non prestare maggiore attenzione alla creazione delle banche dati, all’installazione di un sistema elettronico o al rispetto della privacy e dei diritti umani. Tutto è stato rinviato ad un futuro prossimo, nella convinzione che l’uomo avrebbe ancora avuto la possibilità di decidere della propria vita e dettare delle leggi nei confronti di strutture che, nel frattempo, si sono create da sole, in piena autonomia, con una vita ed un ecosistema proprio, e la loro forza è stata proprio l’essere "invisibile" agli occhi della giustizia o dei Governi. Grazie a questa invisibilità sono diventate delle multinazionali, poi delle società globalizzate, ed infine superiori agli stessi Stati, tagliando i Paesi trasversalmente e dividendo i popoli non per lingua o per religione, ma per cyberspazi.

Da tempo parliamo di queste tematiche, usando parole come "disumanizzazione", "virtualizzazione" e "crimine invisibile". Ebbene oggi abbiamo dinanzi ai nostri occhi le prove evidenti che quanto dicevamo si sta realizzando, e la nostra "trappola d’oro" è già scattata inesorabilmente. Per esempio, tutti infatti conosciamo Facebook, un fenomeno definito "social-network" ma che noi preferiamo chiamare "società dematerializzata", in quanto ha creato uno specchio della società in formato digitale, ingannando le persone e inducendole a dare la propria vera identità. Ebbene, al World Economic Forum di Davos, i fondatori di Facebook, parlando proprio di questa "crisi globale", hanno annunciato che presto venderanno la propria banca dati di utenti alle società di marketing e di ricerche di mercato. Per la sua struttura, Facebook fornisce una mole di dati non solo in termini di dati personali degli utenti (generalità e residenza) ma anche per i gusti, gli interessi, l’istruzione e la professione, aprendo una finestra diretta per ogni tipo di sondaggio. La società ovviamente è assolutamente autorizzata da tutti i suoi iscritti a utilizzare quei dati, avendo accettato il contratto - pena la mancata iscrizione - che permette alla piovra Facebook di utilizzare tali informazioni per scopo di lucro. Se facciamo un po’ i conti, Facebook ha 150 milioni di iscritti (150 lingue da 170 nazioni), e solo l'Italia mette 5 milioni di utenti, quanto è disposta a pagare una società per avere questi dati?
Se questo esempio non vi convince sull’esistenza di un crimine che tanto "invisibile" non è, parliamo del caso di Monster.com, uno dei portali più grandi della rete nel settore della ricerca del lavoro, il cui database è stato violato da un "attacco pirata", che ha sottratto dai suoi server le informazioni relative a milioni di iscritti. Si tratta di milioni di numeri di telefono e di indirizzi di posta elettronica. Stranamente, insieme a Monster.com viene colpito anche USAJobs.gov, la cui base di dati viene gestita in parallelo dagli stessi server. Quali sono dunque le garanzie a tutela dei nostri dati in un sistema ormai totalmente nelle mani di entità private, che giocano sull’invisibilità della propria struttura.

È chiaro che costruendo globalmente un sistema unico sarà possibile porre fine totalmente alla politica economica degli Stati, anche l’azione dei Governi sarà vana se ogni cittadino deciderà di autogestirsi all’interno di un cyberspazio. A questo punto entreremo a far parte di uno pseudo-socialismo dove tutti I documenti non saranno neanche più materiali, e si venderanno semplicemente delle certificazioni, insomma "il nulla", aria fritta. Il certificato, naturalmente, non è altro che una cosiddetta macchinetta mangia soldi, un'usura del tempo, che ci impone di pagare continuamente. Mentre ogni individuo dovrà necessariamente avere un posto telematico certificato, come una residenza digitale, vi saranno dall’altra parte delle entità che guadagneranno dalla semplice esistenza, o transito, di un utente sul proprio "territorio". Sarà anche tutto giusto, e dettato dall’esigenza di far progredire la società - ed infatti nessuno dice che questi strumenti non sono necessari - tuttavia il metodo con cui viene implementato è altamente discutibile, in quanto non si vedono affatto delle istituzioni. Non esiste infatti un'autorità certificatrice perchè lo Stato stesso non ha un certificato e non li vende, bensì li compra da privati, senza avere alcuna garanzia che questi non abuseranno della loro posizione di monopolista incontrastabile. Ecco che l'ombra delle crisi finanziare sembra un pretesto, un evento eclatante e scioccante volto esclusivamente ad attuare dei provvedimenti poco consoni e che diversamente non sarebbero mai accettati dalle persone. Nella storia, ogni cambiamento dell’economia ha causato eventi traumatici, anni di forte depressione che sono poi sfociati in rivoluzioni e guerre.

Questa però sarà la prima rivoluzione senza gente nelle piazze, perché la riprogrammazione dell’economia è studiata in maniera tale da creare una confusione tale da rendere "impotenti" persino le proteste. Le masse sono state rese inerti grazie alla grande propaganda della crisi globale che ha vanificato ogni tipo di contestazione, non essendovi in effetti un responsabile o un nemico da combattere. Le imprese che non pagano i propri operai daranno facilmente la colpa alle banche che hanno tagliato le linee di credito, mentre queste a loro volta daranno la colpa alla crisi finanziaria, mentre le Banche Centrali diranno che la responsabilità è dei gruppi finanziari che hanno fatto speculazioni, ed infine i Governi puntano il dito sui privati. In questo labirinto potremo girare delle ore per cercare un colpevole, perché in realtà non esiste se è il sistema stesso, su cui tutti viaggiamo, a cambiare. Cambiano i sistemi per Banche, Governi ed imprese, e così ogni singolo individuo subisce il contraccolpo. Quando finirà la crisi, potremmo dire di essere entrati nella società della dittatura dell’immateriale, e a sopravvivere saranno solo coloro che sono in grado di produrre e scambiare qualcosa di materiale, che non sarà distrutto e cancellato dalla dematerializzazione e che potrà essere ancora usato in futuro per produrre e scambiare valore.

29 settembre 2008

I nuovi muri di Berlino


Nella classifica 2008 di Transparency International l'Italia si troverebbe al 55° posto nel mondo per la corruzione nel settore pubblico, scendendo di 14 posizioni dal 2007 grazie a una maggiore diffusione "dell'abuso di pubblici uffici per il guadagno privato". E' quanto riporta il Blog di Beppe Grillo, in linea con la sua propaganda politica vestita da "controinformazione" indipendente. Tuttavia bisogna chiedersi chi è Transparency International, e cosa si nasconde dietro la sua lotta contro la corruzione.

Il Blog di Beppe Grillo riporta in prima pagina che secondo Transparency International, l’Italia si troverebbe al 55simo posto nella classifica della lotta alla corruzione e della correttezza delle procedure politiche. Tuttavia, quella che viene definita un’istituzione internazionale nella definizione dello stato di corruzione, non rappresenta altro che la spada di Damocle delle entità economiche sovranazionali sulle economie degli Stati, per decidere liberalizzazione e privatizzazioni. Transparency International è stata creata da Robert Strange McNamara, Segretario alla Difesa dei Presidenti John Fitzgerald Kennedy e Lyndon B. Johnson, collaborando alla decisione del lancio della bomba atomica in Giappone e della guerra che ha devastato il Vietnam, ricostruendo poi nel tempo l’immagine di grande statista con la creazione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. Proprio le "illustri origini" di Transparency, rappresentano la premessa essenziale della lunga carriera di questa organizzazione internazionale, divenuta poi portavoce della Banca Mondiale, all’interno delle politiche di privatizzazione, delle riforme istituzionale e costituzionali, e facendo così della sua lotta per la "trasparenza" un ricatto perenne per politici e funzionari.

Le economie in via di sviluppo, come quelle dell’Europa sud-orientale, rappresentano i prototipi sperimentali per eccellenza di Transparency, considerando che ha collaborato in tutto e per tutto alla loro "democratizzazione" e, così, alla colonizzazione da parte delle multinazionali. Nei Balcani, per esempio, hanno portato a termine dei veri capolavori, cadendo spesso nel ridicolo e nell’assurdo. Quando in Albania sostennero che il Governo era stato corrotto nella gestione del sistema di distribuzione del gas, furono derisi da tutti perché non esiste nel Paese una rete energetica di questo tipo. Da Banja Luka, invece, sono scappati, dopo che un quotidiano locale ha reso noto che i loro funzionari - paladini della giustizia contro la corruzione - avevano corrotto alcuni funzionari per poter realizzare le cosiddette riforme. Rappresentano dunque i figli del marcio dell’economia capitalista occidentale. Si nascondono dietro le NGO, dietro le campagne mediatiche di grande effetto, mentre firmano nei consigli di amministrazione la condanna a morte di migliaia di persone.

Ma dove era Transparency International quando in America Latina si è deciso di privatizzare l’acqua scatenando miseria e guerriglie, oppure negli Stati Uniti sono state fatte cartolarizzazioni, sono stati emessi titoli e derivati non garantiti, sono stati concessi prestiti per il125% del valore delle garanzie a soggetti ad elevato rischio di insolvenza? Magari erano nell’Est europeo, a fare approvare l’ennesima privatizzazione a colpi di scandali e di corruzione, a scatenare tangentopoli e retate all’interno delle società possedute dallo Stato, per garantire così il buon fine dell’ultimo tender o dell’ultimo appalto. Così, mentre le Banche degli Stati Uniti emettevano carta straccia per "far girare l’economia", le società fallivano o delocalizzavano, la disoccupazione e la stagnazione economica dilagava, e contemporaneamente la Comunità Europea dava fondi per l’integrazione. Una macchina oliata alla perfezione, un giostra che gira all’impazzata.

Bisogna inoltre chiedersi quali sono le fonti delle loro indagini, in quanto, non essendo un’Istituzione creata da Stati, rappresenta solo un contractor che elabora dati, al pari di un’agenzia di informazione privata. Ma soprattutto, è necessario precisare cosa si intende dire per "corruzione", considerando che è un concetto mutevole e variabile, che cambia a seconda delle caratteristiche storiche e sociali di ogni Stato. Le semplici tangenti, si sono trasformate, all’interno di democrazie più evolute nelle cosiddette lobbies legali, che sponsorizzano i partiti; ragion per cui non si può dare alla "corruzione" una definizione oggettiva. Negli Stati Uniti un funzionario "corrotto" ha il potere di uccidere migliaia di persone, nei Balcani, così come in Italia, può favorire certi soggetti invece che altri, al pari di una sponsorizzazione delle lobbies americane. Esiste così un altro tipo di corruzione, più sofisticata, dietro la quale vi sono società di consulenza che pianificano manovre finanziarie e politiche economiche, in relazione agli interessi di determinate città. Per tale motivo, la crisi finanziaria che stiamo vivendo è dovuta in parte ad un altro tipo di realtà, che deriva dalla struttura stessa del potere, scatenando un effetto domino infinito.

Se negli anni '90 le grandi società di speculazione hanno costruito la loro ricchezza truccando i bilanci, accreditando titoli senza alcuna copertura reale ed eludendo le leggi degli Stati, dopo l'11 settembre è stato instaurato un nuovo ordine mondiale che ha fatto della monetica (moneta elettronica) il suo "cavallo di battaglia". Le nuove norme per gli scambi economici hanno fatto saltare tutti i fusibili - banche d’affari minori, manager e broker, fondi di investimento - danneggiando piccoli investitori, cittadini e imprese di piccole e medie dimensioni, nonchè amministrazioni locali e utilities pubbliche. Tuttavia, la monetica fa parte del nuovo sistema economico telematizzato ed informatizzato che scandisce non solo l’economia, ma anche la nostra società. Pian piano, sono stati costruiti i nuovi muri di Berlino, ossia delle frontiere informatiche che si sono alzate, senza nessun referendum popolare: si parla di democrazia diretta, di potere orizzontale, ma anche di lotta alla corruzione, di "parlamenti puliti", di "governi ombra".

Virtualizzazione, usura e disumanizzazione, sono la peste di questo millennio, in cui, in assenza di un codice etico legittimato dagli Stati, ognuno di noi può scomparire dinanzi alla "e-justice". I cancellati, gli invisibili, i doppi Nick, i nomi sintetici, sono i nuovi venditori di anime. Oggi esistono giù i nuovi Stati all’interno di internet, esistono popoli, come i "palktalkiani", i "Grillini", gli "indipendenti". E pensare che molti uomini, prima di loro, si sono battuti per il diritto all'internet, che doveva rappresentare la libertà di informazione, dove chiunque poteva scrivere, mentre oggi esistono solo pochissime realtà, come Google e Youtube. Questa è la democrazia e questa è la rete, per tutto ciò andiamo a votare, e ci riuniamo per gridare. Nella continua lotta tra il materiale e l’immateriale, la nostra economia e il nostro concetto economico sono stati cambiati. Il mercato immobiliare fallisce perchè esistono uffici virtuali, il sistema finanziario è in crisi perché esistono piattaforme sovranazionali che accumulano transazioni, la politica è in macerie perché sono cambiati i sistemi per fare propaganda e attirare elettori. Avremo le unità lavorative, le unità intellettive, e il sistema bancario sparirà, esisterà solo un’immensa banca dati, un essere immateriale, dove per trasportare immaterialmente del denaro da una parte e dall’altra devi pagare, perchè devi passare i muri invisibili di Berlino.

16 ottobre 2007

Il controllo della rete nelle mani dei privati


Dopo tanta attesa è stata avviata dal Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, la procedura di assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze “WiMax”. Procedura che sostanzialmente recepisce la delibera dell'Autorità Garante della Comunicazioni (AGCOM) prevedendo il rilascio dei diritti d'uso delle frequenze del Broadband Wireless Access, suddivisi in tre blocchi sulla base della ripartizione amministrativa del territorio italiano. Due blocchi dei diritti d'uso sono rilasciabili per aree di estensione geografica macroregionale ( 2 licenze per 7 macroregioni), mentre uno è rilasciabile a livello regionale con suddivisione provinciale nel caso delle Province Autonome di Trento e Bolzano ( 21 regionali ). I diritti d’uso delle frequenze di gara hanno una durata di 15 anni a partire dalla data di rilascio, sono rinnovabili e non possono essere ceduti a terzi senza la preventiva autorizzazione del Ministero.
I soggetti che possono partecipare all'acquisizione dei diritti d'uso a livello macroregionale, stando alla delibera del Ministero, devono prevedere nel proprio oggetto sociale le attività connesse all’utilizzo dei diritti d’uso, essere o impegnarsi a costituire una società di capitali, ma soprattutto "essere titolare di autorizzazioni generali per le reti e/o i servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico o dimostrare la propria idoneità tecnica e commerciale nel settore" . Tali elementi, di fatto delimitano già molto i possibili destinatari del bando, gli operatori privati che già offrono un servizio pubblico di accesso alla rete e che comunque presentano una struttura in grado di far fronte alla richiesta dell'utenza. In altre parole, si tratta degli stessi operatori che gestiscono la rete UMTS e ADSL , dunque società di telecomunicazione, di telefonia mobile e fissa. Per quanto riguarda invece le licenze regionali, appartenenti al blocco C, il diritto d’uso "è riservato prioritariamente per l’assegnazione ai soggetti che non dispongano direttamente di diritti d’uso di risorse spettrali per l’offerta di servizi di comunicazione mobile di terza generazione", lasciando dunque un margine di possibilità ai nuovi operatori, che possono essere in questo caso sia le Regioni stesse attraverso le "multiutilities" a controllo pubblico, o mediante degli enti economici trasformati in società per azioni create ad hoc, oppure dei nuovi operatori, magari appartenenti a differenti settori, come quello bancario, finanziario, di investimento immobiliare.
Questi primi elementi, gettano già le prime ombre su quello che si attendeva fosse un sistema rivoluzionario, in grado di garantire l'accesso alla rete, e in particolar modo alla banda larga, in quanto il sistema è stato studiato in modo da perpetuare, di fatto, un monopolio nel controllo della rete nelle mani dei privati. La procedura del bando, infatti, pretende di spezzare questa catena stabilendo che "ad uno stesso soggetto può essere assegnato un solo diritto d’uso per macroregione" e che a livello regionale sia lasciata una "prelazione" agli operatori che non sono già assegnatari di licenze. Ma questo, non vuol dire che è garantito "il diritto all'accesso alla rete" in maniera orizzontale e diffusa, come invece ci si aspettava - molti la definivano la grande rivoluzione della banda larga. La rete resterà sempre una prerogativa di società private, essendo le uniche che, attualmente detengono l'esperienza e la capacità tecnica per gestire questo tipo di servizio, a meno che vi siano delle Amministrazioni locali intraprendenti che riescano a sostenere sia il costo della licenza, che quello della costruzione dell'infrastruttura e della gestione dell'utenza. In quest'ultimo caso, le Regioni potrebbero contrarre un debito con dei consorzi di Banche, per poi cedere a loro volta a terzi la licenza per poter rientrare dell'investimento - possibilità che non è stata esclusa dal bando, avendo imposto solo l'obbligo di comunicazione al Ministero. È naturale che, considerando gli attuali bilanci dell'Amministrazioni locali, è difficile effettuare questi investimenti senza la cooperazione delle Banche. Constatato ciò, emerge la grande contraddizione di questo bando di gara, ossia non si capisce perché le Regioni (Stato) debbano pagare i diritti d'uso allo Stato stesso, che bandisce la gara, senza che vi sia alcuna clausola che avvantaggi i soggetti pubblici. Per cui, un comune che voglia garantire l'accesso incondizionato alla rete come forma di sviluppo o di incentivo per le attività economiche, deve indebitarsi con le banche oppure deve imporre una tassa: è tutto un po' assurdo, ma normale per un Paese come l'Italia.

Questo è solo uno dei rovesci della medaglia, in quanto, sebbene molti abbiano sollevato dei ragionevoli dubbi su questo bando, non è stato sottolineato a sufficienza, quanto questa rivoluzione della comunicazione costerà ai cittadini. Infatti, il costo dell'accesso alla rete si tradurrà nei prossimi anni - man mano che la virtualizzazione prenderà piede anche nel sistema economico Italia - in una nuova usura, una nuova tassa, un nuovo signoraggio perché diventeremo i "cittadini della rete". Per attraversarla occorre pagare un pedaggio, e lo Stato, anche in questo caso, sarà assente mentre dovrebbe essere presente più che mai al fine di evitare che Banche e privati si riapproprino di "un patrimonio pubblico". Sappiamo benissimo infatti che il libero accesso alle infrastrutture rappresenta uno dei principali motori di sviluppo per il sistema economico, com'è accaduto infatti per le autostrade. Perché, dunque, oggi lo Stato non considera la rete un'infrastruttura pubblica, che, in quanto tale deve restare nelle mani dei cittadini, destinatari e veri proprietari della rete. Un domani, per quanto assurdo possa sembrare, pagheremo una tassa sull'aria anche se questa ci appartiene di diritto. L'economia sarà sempre più virtuale, le distanze verranno diminuite, come gli spostamenti e i trasporti, perché molti servizi potranno essere erogati on-line: pubblica amministrazione, consulenza, fornitura di prodotti immateriali, servizi finanziari. Chi avrà il controllo della rete, avrà di fatto il controllo sulle attività economiche di uno Stato, senza però divenire un nemico, perché le persone saranno sempre impegnate nella ricerca di qualcosa di materiale da combattere. Il WiMax può essere senz'altro il veicolo per la trasformazione della società, da materiale a virtuale, ma lo diventerà al costo della trasformazione di noi tutti in utenti invisibili.

05 ottobre 2007

L'accesso alla rete: il nuovo signoraggio


Mentre la guerra tra i poteri della disinformazione e informazione continua, tenendo così occupati i complottisti e i globalizzati, un nuovo sistema di controllo delle menti sta entrando nel tessuto della società. È il mondo della cybernetica, che, schedando le nostre identità all'interno di elaboratori per immetterli in un sistema elettronico per controllarli, è la base dell'attuale struttura governativa degli organismi sovranazionali, come il FMI, OMC e la UE, ossia delle entità che detengono il potere politico-economico del mondo intero.
La catalogazione, la classificazione, le schedature, servono a creare i database, dopodichè il crimine e il segreto, che rappresentano così i presupposti per accerchiare il potere e manipolarlo in funzione degli interesse economici delle lobbies. I media, in tale contesto, fungono da strumento per accreditare dei personaggi e delle strutture, fare opera di convincimento sulle masse, e creare intorno a loro un mondo fatto di usura, di terrore e di problemi, mentre tutta la nostra storia va a disintegrarsi nei circuiti informatici gestiti da multinazionali e da centri misteriosi nascosti sotto la voce Statistica.

Oggi è in atto un' immensa trasformazione, le carte costituzionali vengono riscritte per far posto alla nuova bibbia, che si presenta come "la legge delle nuove tecnologie" , ossia il codice di una generazione non più basata sull'essere, bensì sul non essere, perchè saremo virtuali e trasportati sulla rete. La rete sarà descritta come un sistema rivoluzionario, all'avanguardia, ma al suo interno di nasconderà uno specchio, dietro al quale qualcuno maneggerà i fili per dirci ciò che vogliamo sentirci dire. È questa la politica della rete e delle strategie internettistiche. Ci diranno che sarà meno costoso, che sarà tutto più sicuro, garantito dalle certificazioni virtuali e dalle licenze; avremo così un nuovo vocabolario in cui i nostri dialetti scompariranno sotto l'effetto della disumanizzazione, avremo nel mondo intero un unico pensiero.

In questo nuovo mondo continuerà ad esistere l' usura, quello che noi oggi definiamo come signoraggio, in quanto vi sarà sempre uno strumento che consentirà di assumere il controllo delle masse, sia dal punto di vista economico che politico. Il suo significato tuttavia cambierà e si tradurrà nel valore che tutti dovremo pagare per accesso alla rete, per cui sarà quantificato in termini di dati che riusciremo a trasmettere o ad acquisire. Non vi sarà più bisogno di stampare la moneta, perchè la banca e le telecomunicazioni diventeranno una cyberbank dove sarà la massa a garantire il controvalore: tutti i meccanismi e le operazioni saranno chiusi e ben determinati in un modo che noi saremo obbligati a pagare tutto tramite un sistema cybernetico, come già è stato stabilito per le utenze e le tasse. Le prove tecniche sono state già effettuate, e il mondo quotidiano virtuale che noi viviamo, attraverso i forum, le community e i primi esperimenti di rete all'interno del web, rappresentano delle simulazioni sulle quali un giorno saranno creati le strutture sociali. Dunque, i blog saranno centri di discussione di una legge o di un provvedimento per poi trasformarsi in vere piazze virtuali per fare propaganda o comizi politici, i forum saranno luoghi virtuali per scrivere delle leggi, i portali di e-commerce saranno i nostri punti di e-business: l'intero sistema sociale e economico sarà innestato su sistemi informatici.
Si pensi, a titolo d'esempio a Wikipedia, o meglio al progetto che sta portando avanti la Nuova Zelanda di redigere un testo di legge mediante una "pagina wiki" per realizzare la cosiddetta democrazia partecipativa. In realtà è bene sapere che queste strutture informatiche verticali creano degli utenti sintetici, ossia identità virtuali manipolate dal gestore del sistema o da veri e propri software che hanno il ruolo di dirigere la discussione dove la si vuole portare, magari ridicolarizzando soggetti che possono turbare il forum oppure accreditando teorie assurde e inverosimili. Esistono attualmente dei programmi in grado di creare i cd. utenti sintetici, in uso già da molto tempo - come su Ebay - che devono deviare l'attenzione o creare delle distorsioni, simulando l'esistenza di veri utenti dietro quel computer. Tuttavia la rete non è Skype o l'internet, la rete siamo noi, ossia essere umani che potranno cambiare il loro sistema sul quale far viaggiare informazioni e servizi, ma restano pur sempre simboli di diritti inalienabili.

Questa evoluzione ci porterà inevitabilmente in un mondo in cui i nostri sentimenti scompariranno, e dove avverrà una completa disumanizzazione, diventeremo dei codici a barre o degli indirizzi ID, a cui corrisponderanno delle coordinate all'interno dei grandi database. Per avere una vaga idea di cosa ci stia aspettando, si pensi a quanto accaduto nel Michigan, dove 35.000 impiegati statali restano a casa per la chiusura degli uffici governativi che non erano più in grado di far fronte ai deficit. Gli uffici amministrativi e di servizi, pubblici o privati, si trasformeranno ben presto in uffici virtuali, e ogni impiegato in un operatore. Invitiamo dunque tutti a riflettere solo un momento su questo, cercando di non guardare il problema, bensì la soluzione: Etleboro è costruita in modo tale da far rimanere tutti uniti, per non avere paura di nessuno, delle insidie del nuovo mondo cybernetico, della diffamazione gratuita e per proteggersi dagli "invisibili", ossia i nemici che tutti cercano di combattere. Etleboro è solo una parte di quella che è la Tela, è il frutto di tale universo, pensato come un sistema distributivo di informazione e come base della nostra conoscenza.
In tutto questo come si inserisce la politica?
Oggi si discute sulla creazione di una carta dei diritti di internet, garantita da "un altro garante Onu per internet" , ossia un documento che dovrà sancire sopra ogni altra cosa come diritto inalienabile "l'accesso alla rete, alle informazioni sul web, alla partecipazione virtuale, ma anche alla privacy e alla sicurezza" . Questo è quanto è emerso durante il Dialogue Forum on Internet Rights organizzato dal Governo italiano, che ha, sopra di ogni altra cosa, sottolineato l'importanza dell'accesso alla rete, come lo stesso Walter Veltroni dichiara: "internet è un bene comune come l'acqua, l'aria e il mare, ma senza confini territoriale". Sono tante belle parole, che ricordano molto l'enfasi delle carte costituzionali, e come le costituzioni, sono fatte per essere disattese o ignorate, sono i principi "giusti" che non vengono rispettati perché contrari alle leggi di mercato che vuole utili e guadagno.
La Costituzione recita che "tutti gli uomini sono liberi", ma di fatto non lo sono perché schiavizzati da un sistema che ti usura per poter sopravvivere: in realtà avrebbero dovuto scrivere che "tutti gli uomini hanno il diritto di mangiare", per impedire che muoiano o che siano schiavizzati. Potranno anche scrivere la loro Magna Carta dell'Internet dell'ONU, ma lo faranno ben sapendo che non tutti potranno avere accesso alla rete, se non ne hanno la possibilità. L'accesso alla rete sarà come l'accesso all'acqua, chi non l'avrà morirà, a questo si ridurrà la nostra umanità, combattuta tra l'essere nella rete e l'esserne fuori.

Oggi nessuno ha il diritto di eleggersi profeta m perché colui che lo fa vuole essere dietro lo specchio e manovrare i destini dei propri "utenti", le loro menti per avere un proprio ritorno. I nostri politici non possono più rappresentarci, sono solo dei semplici attori, e forse è questo il motivo per cui la California ha deciso di avere Arnold Schwarzenegger, come allora fu con Ronald Regan; così in Italia avremo almeno un comico. Molti di loro parlano di Internet, profetizzano teorie e promuovono un sistema politico basato sulla rete, ma in realtà non sanno di cosa parlano. Questo perché dovrebbero cominciare ad aprire i libri e studiare, per capire chi è il nostro Signor Internet, e qual è la società a cui noi andiamo incontro.

24 settembre 2007

La e-justice e la biometrica nel futuro dell'Europa


Presentato dinanzi alla Commissione Europea il piano di attuazione del progetto "e-justice", ossia di "giustizia informatica" su scala europea, segnalato come prioritario della Presidenza portoghese. Il Ministro della Giustizia portoghese Alberto Costa, ha infatti illustrato, tra gli obiettivi di omogeneizzazione giuridica, la redazione della legislazione europea in materia di diritto di famiglia e di responsabilità civile, nonché della normativa per l'alleggerimento della burocrazia per imprese, la mediazione in materia civile e commerciale.
Il progetto di e-Justice è uno dei primi Progetti Integrati, che, coinvolgendo l'apparato amministrativo-burocratico nonché quello informatico e di intelligence, va a creare un database di informazioni giuridiche e personali che rivoluzionerà totalmente la nostra vita. Dopo anni di preparazione, è oggi giunto alla sua fase finale di attuazione, avendo infatti presentato come necessario un sistema di tracciamento degli individui per garantire la sicurezza della società civile. A muoversi ora devono essere i governi dei singoli Stati, che avranno l'onere di fare accettare ai suoi cittadini l'idea di essere inseriti in un archivio sovranazionale e di subire una continua violazione della privacy sotto la sorveglianza di un "cervellone" che controlla ogni tipo di movimento o transazione. Per tale motivo, è indifferente chi sia oggi il politico o il partito al Governo, in quanto è divenuto di prioritaria importanza portare a compimento quel progetto nato con "la lotta al terrorismo".
È stata così imposta la familiarizzare con le tecnologie di sicurezza (videosorveglianza, passaporto o documento elettronico, scansione dei dati biometrici) , spiegando che queste , in particolare quelle di biometrica, non rappresentano una minaccia alla privacy dei cittadini perché utilizzate all'interno di obiettivi e orientamenti ben precisi. Per quanto riguarda le tecnologie in questione, la e-justice farà ricorso ai sistemi di autenticazione elettronica "biometrica multimodale", in grado di fare una lettura delle caratteristiche fisiche e tradurle in dati elettronici (iride, impronte, fisionomia) , con l'integrazione dei sistemi di sicurezza con meccanismi di riconoscimento elettronico e di firma digitale. Accanto a questo vi sarà inoltre la realizzazione di un database di direttive, leggi e procedure legali che consentono di spiegare il mondo giuridico europeo ad un'ampia varietà di utenti, che si trasformano da semplici cittadini a professionisti che utilizzano, con sistemi di self-service, i meccanismi giuridici, i ricordi, la presentazione e il ritiro di documentazione . La e-justice, coordinata con il sistema del SIS II , diviene così uno strumento per poter poi applicare varie procedure molto complesse come quelle dell' Eurojust, ossia per l'emissione del mandato di arresto europeo, e del Bundeskanzleramt ( Cancelleria austriaca e i sistemi di RIS) , il monitoraggio e il continuo controllo delle leggi e dei regolamenti emessi , e ancora dell' Europol FEDICT.

I sistemi di identificazione biometrica sono attualmente pronti per una sua immediata utilizzazione a tutti gli effeti. La banca di dati biometrici dell'UE continua a garantire un'efficace gestione del regime comune europeo di asilo, ad esempio, nel sistema di EURODAC , lo strumento biometrico dell'Unione europea che aiuta a stabilire quale Stato membro sia competente per l'esame di una domanda d'asilo, facendo così da deterrente verso le violazioni. La banca dati d'impronte digitali applicata alla gestione delle domande d'asilo contribuisce in effetti a determinare quale Stato membro debba esaminarle attraverso il raffronto fra le impronte digitali dei richiedenti asilo e degli immigrati illegali, Nel 2006, EURODAC ha elaborato 165.958 serie d’impronte digitali di richiedenti asilo, 41.312 serie d’impronte digitali di persone che avevano varcato irregolarmente le frontiere e 63.341 serie d’impronte digitali di persone arrestate perché in posizione irregolare sul territorio di uno Stato membro.
Dal 15 gennaio 2003 le impronte digitali di ogni persona di età superiore a 14 anni che chiede asilo nell’Unione europea, in Islanda o in Norvegia, vengono immesse in una banca dati denominata EURODAC. È il primo sistema automatizzato comune d'identificazione delle impronte digitali (AFIS) nell’Unione europea.
La Commissione europea gestisce il sistema per conto degli Stati partecipanti, come prototipo di futuri progetti comuni, quali il sistema d’informazione Schengen di seconda generazione e il futuro sistema europeo d’identificazione dei visti.
Nell’ambito del sistema EURODAC, gli Stati partecipanti devono provvedere senza indugio a rilevare le impronte digitali di ogni richiedente asilo di età superiore a 14 anni. Le impronte digitali rilevate vengono quindi comparate con quelle trasmesse dagli altri Stati partecipanti e memorizzate nella banca dati centrale. La banca dati si avvale soltanto della comparazione biometrica, che è il più sicuro e il più accurato tra i metodi disponibili per l’identificazione. Ogni Stato partecipante provvede affinché il garante nazionale della protezione dei dati eserciti il controllo indipendente sulla legittimità del trattamento dei dati.
EURODAC consiste in un’unità centrale istallata presso la Commissione, dotata di una banca dati centrale computerizzata pienamente automatizzata per la comparazione delle impronte digitali, e in un sistema di trasmissione elettronica dei dati tra ogni Stato partecipante e l’unità centrale.

Per controllare i dati biometrici è stato creato il Centro di Biometrica europeo (CoE) nel cuore dell'Unione di Europa, a Brussels, che funge ufficialmente da centro di analisi e di intelligence per le centrali investigative e di polizia. Così l'e-justice biometrica ha lo scopo di fornire informazioni sia ai cittadini intesi come utenti, sia agli organi giuridici di ciascun Stato in quanto diviene il database ufficiale per l'emissione dei mandati di arresto europeo, per l'assistenza giuridica transnazionale, per i controlli dei movimenti al confine, per i visti, nonché per le carte di identità elettroniche e le schede multifunzionali "intelligenti". Il Centro di Biometrica concentra al suo interno le differenti funzioni che costituiscono l'intero sistema dell'identità biometrica, primo tra tutti i processi RAPIDS ( Registrazione e Soluzioni di Identificazione Giuridiche ) che si traducono nelle attività di Iscrizione ed emissione di carte di identità biometriche ( con impronte digitali, riconoscimento facciale, scansione dell'iride e firma elettronica, nonché comparazione dei dati con la black-list ). Accanto alla creazione dei database, vi sono le attività di controllo e di verifica delle caratteristiche biometriche, con sistemi di scansione elettronica dei propri dati e comparazione immediata, in tempo reale del database. Tali sistemi verranno applicati anche ai cd. Kiosk SafePass, ossia centri di controllo alle dogane con sistemi di lettura dei documenti e dei dati biometrici al fine di semplificare le procedure doganali. Il Centro biometrico propone inoltre tecnologie 3D per il riconoscimento facciale, con valide applicazioni anche nei settori amministrativi e finanziari, sistemi di immagazzinamento dei dati biometrici su una scheda elettronica o interfaccia USB, tecnologie eJustice Biometrica Bi-modale che consentono di estrarre i dati biometrici del singolo individuo senza emettere i dati sulla rete e dunque senza ricorrere al database centrale.

I sistemi di tracciamento dei dati biometrici sono, al momento, pronti per essere installati all'interno della Comunità Europea, e avranno una prima applicazione proprio nei processi dei controlli doganali e dell'emissione dei visti in modo da mettere in rodaggio l'intero sistema proprio cominciando dal monitoraggio dell'emigrazione e dei movimenti alle frontiere. Infatti, molte sono al momento le pressioni esercitate da parte delle Istituzioni Europee sui Stati membri e sui potenziali entranti, al fine di regolamentare l'emigrazione e di registrare tutti gli emigranti clandestini che transitano sul loro territorio o che sono diretti verso l'Europa. Questo è uno dei pilastri fondamentali dei nuovi accordi bilaterali ratificati dall'UE con i Paesi Balcanici, che hanno così come primo onere quello di fare un censimento elettronico della popolazione che emigra e che espatria in maniera illegale.
In questo caso, l'emigrazione clandestina diventa un terreno di studio e di rodaggio del sistema di tracciamento dell'intera popolazione europea. Inoltre, considerando che spesso sono le ambasciate e le Istituzioni stesse che alimentano questo "traffico ellecito di persone" senza effettuare i dovuti controlli, è possibile considerare l'emigrazione clandestina come un corridoio creato dagli Stati stessi per sostenere un sistema economico e industriale basato sullo sfruttamento e il lavoro "a nero".
Le politiche di regolamentazione dell'emigrazione divengono così uno strumento per sdoganare il tracciamento biometrico, per poi estenderlo pian piano a tutta la popolazione europea. Ironia della sorte, il terrorismo è diventato un'arma nelle mani dello Stato perché con esso cominciano e finiscono molte delle tecnologie che cambieranno o "faranno evolvere" la nostra società civile. Nasce così il monopolio delle società di informatica e dei centri di ricerca privati, spesso sponsorizzati dalle fondazioni bancarie, che avranno così il monopolio nella gestione di gigantesche banche dati di informazioni sensibili. Lo Stato rappresenta qui un semplice concessionario di un servizio pubblico, ma il potere sui database è racchiuso tutto nelle mani dei privati, che saranno così i controllori e i controllati di un sistema complesso: se lo Stato non avrà il potere di gestirlo, chi controllerà mai le omissioni o gli abusi dell'utilizzo dei dati? E' chiaramente un crimine invisibile, perché ormai fuori dalla portata del controllo dello Stato.
Propongono dunque stupefacenti innovazioni, facendoci credere che stanno lavorando per noi, quando in realtà tutto questo darà inizio alla cd. usura informatica, catapultandoci in una nuova era in cui vi sarà la legga della disumanizzazzione, della cybernetica e dell'elettronica, in cui il mondo del lavoro sarà accessibile solo se si saprà utilizzare un software. Oggi i politici e il Parlamento sottoscrivono così degli atti irresponsabili, perché monopolizzano,giorno dopo giorno, mercati e informazioni, non creando una rete bensì un monopolio, un settarismo all'interno dei sistemi elettronici che manipolano i cittadini tramite i forum. Vi è un'amministrazione invisibile, dove gli uffici di E-bay, di Google o di Skype sono i prototipi delle Istituzioni del futuro: non esisteranno più luoghi fisici, bensì computer che custodiranno la nostra giustizia, le informazioni delle nostre transazioni informatiche, e noi non saremo cittadini ma degli utenti con un codice di identificazione.

09 agosto 2007

Paypal: una centrale dati sovranazionale


Per sottoscrivere un conto con Paypal basta seguire una semplice procedura che, in pochi minuti, dà la possibilità di effettuare transazioni con moneta elettronica sull'internet. Tuttavia, all'atto della creazione di un conto Paypal accettiamo un'informativa della privacy che autorizza alla registrazione dei nostri dati personali e al suo utilizzo sia per scopi rientrati nelle attività delle transazioni elettroniche, sia per la sua trasmissione a terzi. L'utente che inserisce i propri dati all'interno di questo sistema, viene tracciato in ogni movimento e in ogni suo contatto con terzi, e deve sottostare alle regole che Paypal in maniera unilaterale ha stabilito, altrimenti il contratto si annulla automaticamente.
Accettando l'informativa sulla privacy, l'utente fornisce in consenso alla memorizzazione delle informazioni personali e alla loro elaborazione sui computer della società madre, PayPal Inc., negli Stati Uniti, a cui si fa riferimento per la normativa da applicare, a prescindere dalla residenza dell'utente. Paypal raccoglie così una serie di informazioni: il nome, l'indirizzo, il numero di telefono e l'indirizzo email, le informazioni della carta di credito o del conto bancario, e in alcuni casi - ossia l'invio o la ricezione di transazioni di importo elevato - il numero di previdenza sociale. Ulteriori dati vengono raccolti quando si effettuano le transazioni, ossia vengono registrate le somme trasferite, la causale della transazione, l'indirizzo email, l'ID di Skype o il numero di telefono dell'altra persona, affermazioni e corrispondenza dell'utente, documentazione, preferenze del conto . Queste informazioni vengono memorizzate per ogni transazione effettuata tramite PayPal, come pure le informazioni identificative del computer o del dispositivo utilizzato per l'accesso al conto. Paypal inoltre raccoglie informazioni durante il traffico del sito web, quando l'Utente accede o esce dal sito PayPal, registrando l'indirizzo del sito web da cui proviene o a cui desidera connettersi , le pagine visitate dall'utente durante la connessione al sito PayPal, gli indirizzi IP, il tipo di browser utilizzato e il numero di accessi effettuati.

Nelle operazioni di invio o ricezione di un pagamento da un utente non iscritto a PayPal, sono conservati anche l'indirizzo email, l'ID di Skype, il numero di telefono e il nome della persona con cui effettuiamo la transazione: l'informativa della privacy di paypal precisa che le informazioni rimarranno memorizzate permanentemente.
Non è finita qui, perché Paypal raccoglie anche i dati e le informazioni tramite le banche presso le quali sono registrati le carte di credito poste a garanzia del conto di Paypal, sino a fare un controllo approfondito sull'utente e la sua azienda presso un credit bureau o un servizio di informazioni sulla solvibilità. L'utente che è debitore di PayPal, subirà l'identico controllo della solvibilità alla centrale rischi che effettuano le Banche, riservandosi inoltre il diritto di recuperare e analizzare periodicamente le informazioni sulla solvibilità di un'azienda, nonché di chiudere un conto sulla base delle informazioni ottenute . Dinanzi a tale atto unilaterale, nel caso di contestazioni e di problemi verrà attivata automaticamente una procedura burocratica complessa, scandita da computer e meccanismi automatizzati che non permetteranno mai di risolvere il problema alla radice. Alle nostre domande rispondono con protocolli standardizzati, trasmessi da un computer che affida un codice ad ogni procedura attivata. Le armi legali convenzionali, con tali procedure sono assolutamente inefficaci, in quanto i meccanismi che sono alla base utilizzano dei metodi matematici e informatici, non quelli della civiltà umana: ogni problema o richiesta viene associata ad un numero e inserita poi in un processo informatico.


Paypal dichiara nel regolamento che "non trasmetterà né divulgherà in alcun modo le informazioni personali dell'utente o l'elenco dei propri utenti a terzi", ma in determinate circostanze "condividerà alcune informazioni degli utenti con terzi" , specificate e limitate dall'informativa. Accettando l'informativa, infatti, si autorizza così a divulgare informazioni, su transazioni o conti, informazioni personali e contenuti delle comunicazioni effettuate alla polizia, alle forze di sicurezza, agli enti governativi, intergovernativi e sopranazionali competenti, alle agenzie (diverse dalle autorità fiscali), ai dipartimenti e alle autorità o organizzazioni legislative e autolegislative competenti (incluse, a titolo esemplificativo, le agenzie elencate nella tabella riportata di seguito nella sezione "Agenzie") o a terzi con i quali, a sua discrezione, ritiene opportuno collaborare nelle indagini . Inoltre Paypal potrà divulgare informazioni a terzi , come le Banche che eseguono i pagamenti, come GBC Bank Plc, Bank of America (Regno Unito e USA), JPMorgan Chase Bank (Regno Unito, USA), BNP Paribas (Francia), Netgiro (Svezia), StarFinanz (Germania), Wells Fargo (Irlanda, USA), American Express (USA). Gli Istituti di credito, e altri operatori finanziari, si occupano dei servizi di liquidazione per processare i pagamenti. Molti altri, sono i partner di Paypal, che si occupano di verificare l'identità, prendere decisioni sulla solvibilità di un utente, effettuare controlli per la prevenzione e l'identificazione di attività criminali (inclusi frode e/o riciclaggio di denaro), gestire il conto PayPal e portare avanti indagini statistiche, effettuare ricerche, studiare nuovi prodotti e servizi e sul controllo del sistema, nonché campagne marketing congiunte per carta di credito PayPal, modelli di rischio, applicazione dei termini e delle condizioni per la carta di credito PayPal. Tra questi Paypal fa riferimento alla Callcredit plc., Experian Limited e Dun & Bradsheet Limited (Regno Unito) , la SCHUFA Holding AG (Germania), la CEG Creditreform Consumer GmbH, la Creditreform Berlin Wolfram KG (Germania), la GE Capital Bank Limited e GE Capital Global Consumer Finance Limited (Regno Unito).

Tuttavia, tale rapporto di condivisione dei dati, potrebbe far sorgere il legittimo dubbio che Paypal rappresenti in sé null'altro che un database, una matrice che raccoglie e registra dati che verranno trasmessi ai suoi partner, che non sono solo Banche, ma anche operatori di Marketing e politiche commerciali: le informazioni prodotte sono infatti molto preziose per lo studio di nuovi prodotti finanziari o del comportamento dei consumatori. Infatti, Paypal non rappresenta nient'altro che una stanza di compensazione, in quanto trasforma la moneta bancaria in moneta elettronica per poi inserirla nel circuito telematico composto da utenti: chi usa paypal sosterrà un costo per la conversione, oltre alle commissioni applicate sulle somme trasferite, mentre la riconversione in moneta bancaria avverrà al costo di almeno 5 giorni di valuta. Tale meccanismo è di sé assolutamente antieconomico, tale che non si può parlare di vera moneta elettronica, tuttavia ha avuto un'ampia diffusione perché è stata creata dalla stessa società che gestisce il più grande sistema di e-commerce del mondo. Ebay, come Paypal, rappresenta un sistema di commercio elettronico, che tuttavia non sfrutta il concetto di rete o di tela, ma sempre quello della piramide, in quanto ogni transazione e ogni inserzione deve sempre passare attraverso il cervello centrale, che controlla e detta le regole di ogni operazione. Queste sono le nuove Banche a cui ci stiamo avvicinando sempre di più con i conti-on line, la diminuzione dell'utilizzo del contante e l'obbligo del ricorso alla moneta bancaria per effettuare determinate transazioni per consentire il tracciamento dei dati.
È molto strano che i rivoluzionari di oggi inneggiano all'uso di tale strutture, disinformando e non sapendo che si passa da un sistema all'altro ancora più usurante. La Cybernetica è una scienza , non una lobby , e bisogna stare molto attenti a questo tipo di strutture, perchè hanno palazzi di 14 piani al centro di Milano e dall'esterno non si riesce mai a capire cosa fanno: provate ad entrare e parlare con uno di loro, non ci riuscirete mai perché non sono altro che computer e server collegati in rete. Paypal è una delle centrale di dati, che sostituiscono quelle che un tempo erano le centrali o le antenne di ascolto: sono così diventate centrali dati sovranazionali. La Guardia di Finanza, con il suo Nucleo contro le frodi informatiche, dovrebbero indagare di queste centrali dati, e non assecondare le pazzie di uomini come Emilio Fede sequestrando i blog. I controllori e gli Stati si sono rese così complici accreditando questi sistemi come Istituzioni: lasciano così che i cittadini diventino una massa di utenti da sfruttare come "vacche da mungere".

16 luglio 2007

Vicina la riforma del diritto societario europeo


La Commissione Europea annuncia, con una comunicazione al Parlamento e al Consiglio Europeo, il suo piano per la deregolamentazione amministrativa per le piccole e medie imprese e il diritto societario europeo. L'Unione Europea propone infatti un piano di riduzione dei costi amministrativi, ossia quei costi sostenuti dalle imprese per conformarsi all'obbligo giuridico di fornire informazioni sulla propria attività o produzione ad autorità pubbliche o a privati.
Lo scopo dei dieci interventi della Commissione, da porre in essere in alcuni mesi, è quello di fornire dei principi guida per gli Stati che dovranno cercare di abbattere del 25% le formalità amministrative richieste alle imprese, per lo svolgimento della loro attività economica.
I settori individuati abbracciano il diritto societario, la legislazione farmaceutica, l'ambiente e i rapporti di lavoro, la legislazione fiscale dell'IVA, le attività agricole con le relative sovvenzioni, i trasporti, la pesca, i servizi finanziari, e gli appalti pubblici. In particolare, una delle prime materie oggetto di discussione, è stato il diritto societario comunitario, con un progetto di riforma che presenta tutti i presupposti della deregolamentazione, e che sicuramente risponde ad un'economia che è sta cambiando e che in parte è già cambiata.
La Commissione presenta un piano di semplificazione in materia di diritto delle società, di contabilità e di controllo dei conti, includendo, tra le principali misure considerate, l'abrogazione di direttive in materia di diritto delle società che riguardano essenzialmente delle situazioni nazionali, fusioni e scissioni di società, Spa e Srl . È inoltre prevista l'abrogazione di certi obblighi di comunicazione che si applicano alle imprese ed alle loro filiali, e la riduzione di obblighi di trasmissione delle informazioni finanziarie per il controllo dei conti delle piccole e medie aziende. Questo tipo di norme, secondo i dati della Commissione, potrebbe colpire più di 600 000 società di capitali, e in particolar modo le società alle mani di un numero limitato di azionisti.
La deregolamentazione del diritto societario, insieme con la riduzione dei costi amministrativi per le società, rappresenta senz'altro un tipo di azione legislativa necessaria, considerando la difficoltà di iniziare e sostenere un'attività di impresa. Tuttavia, è una riforma che risponde all'esigenza di rendere le imprese più flessibili e più virtuali possibili, in modo che siano compatibili con un modello economico differente, in cui le imprese che non riescono a produrre un vero valore aggiunto muoiono, perché la competitività è molto elevata.
Il futuro del diritto societario - mediante l'eliminazione dei costi per la costituzione, degli obblighi di informativa e di comunicazione - è destinato ad avvicinarsi sempre più al modello anglosassone caratterizzato da un'amministrazione molto scarna. La costituzione avviene con costi minimi, senza obbligo di versare capitali, gli unici obblighi di informazione si riducono all'iscrizione di un registro di imprese che non è altro che un portale di imprese, la redazione dei bilanci e la tenuta della contabilità vengono effettuate mediante un software fornito dall'Amministrazione stessa, accanto ai manuali e alle guide per la gestione del programma. Viene creata una società che non esiste fisicamente, e l'unico riferimento che ha è un domicilio fiscale che di solito coincide con la sede di grandi società di consulenza; allo stesso modo la società scomparirà, con una semplice procedura di estinzione con la cancellazione del domicilio. Non essendo necessario alcun investimento di capitale iniziale, la società è a tutti gli effetti virtuale e garantisce discrezione e riservatezza ai suoi azionisti, che possono non comparire all'interno delle comunicazioni dell'impresa. Un modello di società che riscuote particolare successo è proprio la "società anonima", particolarmente indicata per attività commerciali, immobiliari e finanziaria, di consulenza e di intermediazione, o per la sola intestazione di brevetti e licenze. I detentori delle azioni possono rimanere totalmente anonimi perché emettono azioni al portatore; sia i nomi dei fondatori che degli azionisti non sono noti nemmeno dalle iscrizioni alla camera di commercio, visto che le costituzioni avvengono fiduciariamente tramite un commercialista o un avvocato.
Se queste sono le condizioni per intraprendere un'attività d'impresa in Inghilterra, il modello societario europeo non è più competitivo, non attira capitali o investimenti e rischia di non essere al passo con il cambiamento dell'economia stessa. Per cui l'Europa deve cambiare le sue leggi, e questo al costo di danneggiare quelle che sino ad oggi hanno sostenuto, con grandi sforzi e disagi, questo sistema amministrativo molto usurante. In un'economia come quella italiana, in cui sono le piccole imprese a essere l'asse portante del sistema economia, delle leggi che portano alla creazione di società con così tanta facilità, vi sarebbe un vero stillicidio. Le imprese oggi presenti sarebbero ancor di più non competitive, e il mercato le isolerebbero nel giro di pochi mesi .
Occorre invece che l'introduzione delle deregolamentazioni siano precedute da un'attività del governo che aiuti le imprese a ridurre i costi amministrativi che derivano dal mercato, dalle amministrazioni pubbliche, ad internazionalizzarsi senza oneri insostenibili. Purtroppo la nostra economia è ancora troppo burocratizzata e poco informatizzata, le imprese sono deboli e poco competitive. Per tale motivo , le riforme di questo tipo possono solo agevolare gli investitori esteri, forti e competitivi, che potranno senza molti problemi e ostacoli, facendo delle nostre imprese carne da macello.

14 maggio 2007

La rapina in banca legalizzata


Il blocco dei conti bancari è realtà anche nello Stato italiano con la legge 286/2006, che consente all’Erario di prelevare dai conti correnti bancari e postali le somme dovute o presunte, senza l’avallo della Magistratura. È sufficiente infatti una qualsiasi sanzione per autorizzare gli agenti del fisco a prelevare direttamente le somme senza possibilità di contraddittorio e senza poter far valere le proprie ragioni.

Attualmente nella sola provincia di Grosseto sono stati pignorati già 120 conti correnti ad opera delle società nominate per la riscossione ( nel caso specifico Equitalia - società controllata da Agenzia delle Entrate e da Inps, prima chiamata Riscossione) che può accedere ai conti correnti ed effettuare autonomamente l'escussione senza chiedere l’autorizzazione del giudice, come avveniva in passato, per il fermo del conto corrente e il successivo esproprio. La legge prevede che tale procedura possa applicarsi solo nel caso di una morosità superiore ai 25 mila euro, ma il pignoramento è possibile anche per cifre inferiori.
Le procedure: nel caso di errori scusabili Equitalia invia al contribuente un avviso di irregolarità che dà 60 giorni di tempo per pagare le imposte con sanzioni ridotte ed interessi; poi la cartella di pagamento che dà altri 60 giorni. Invece, per le morosità più gravi si può avere un controllo formale o uno di merito. Per quello formale sarà inviata subito la cartella di pagamento che dà solo 60 giorni per saldare. Per quello di merito ci sarà prima l’avviso di accertamento (60 giorni di tempo) e poi la cartella (altri 60 giorni).
Il cittadino che crede di aver subito un ingiusto accertamento e quindi una richiesta di pagamento infondata può impugnare gli atti fino al giorno prima del pignoramento, mentre se il contribuente decide di pagare per evitare il blocco del suo conto bancario, allora potrà chiedere la rateizzazione a Equitalia.
I conti vengono bloccati di diritto al momento dell'emissione della cartella esattoriale, o inseguito ad un accertamento, che avrà tra le sue aree di investigazione anche la situazione patrimoniale dell'impresa o del singolo contribuente.
Questo è stato reso possibile proprio grazie all'utilizzo incrociato dei database, che dà accesso ai controllori ad un vasto insieme in modo da costruire un tracciato completo delle attività svolte dal contribuente, sia finanziamenti che investimenti, e stabilire con maggiore precisione il reddito prodotto.
Tali meccanismi renderanno senz'altro il fisco più efficiente in termini di controllo e di lotta all'evasione, ma implicherà per il contribuente un forte aumento dei costi legati al pagamento delle tasso. Anche nel caso di errore nel calcolo della cartella di pagamento, non si potrà fermare il prelievo, ma solo contestarne successivamente la legittimità dell'espropriazione. Le implicazioni sono più gravi di quanto si possa pensare, soprattutto in considerazione del fatto che l'eventuale prosciugamento dei fondi bloccherà l'attività del contribuente, impedendogli così di onorare i vostri impegni aziendali, sostenere le spese processuali per contestare l'appropriazione indebita, o ancora peggio, di garantire la sussistenza alla vostra famiglia.

Si verrà così a creare una situazione critica, dalla quale sarà difficile uscirne senza cadere la trappola della burocrazia, dei Tribunali e dei ricorsi all'ufficio dell'entrate, in quanto i soggetti che effettueranno le riscossioni sono società provate. Ciò dunque implica che la riscossione dei tributi dello Stato è tornata ai tempi in cui il sovrano nominava degli esattori per escutere le gabelle, oppure appaltava l'escussione a degli agenti privati che si rivalevano sulla popolazione per il triplo delle somme.
Lo Stato sta ormai scomparendo in tali procedure amministrative per fare il posto alle società di factoring o per il recupero crediti, che impongono pegni, fermi ed espropri seguendo la legge rigorosa del creditore che criminalizza invece il debitore. Per tale motivo i cittadini possono sperare di essere aiutati a curare le patologie del sistema burocratico solo ricorrendo all'assistenza delle associazioni di consumatori, o di rappresentanti legali che sono allo stesso tempo anche difensori dei creditori. Ecco perché nascono ed hanno molto successo le associazioni di consumatori: diventano il punto di riferimento del cittadino che si sente abbandonato dalle istituzioni e deve difendersi da un sistema usuraio, e per tale motivo accetta di divenire un utente. Le associazioni così rappresentano il fallimento della politica, il risultato dell'abbandono del diritto civico perché se da una parte consentono di risolvere una parte del problema recuperando le perdite, dall'altra non riescono a dare una chiara e decisa soluzione. Si sono sostituite ai politici senza tuttavia avere il potere di rappresentanza del popolo sovrano, firmano gli accordi che certificano la qualità dei servizi di Banche o Multinazionali e fanno ricorso contro tutte quelle procedure non ancora certificate. Tuttavia le associazioni devono salvare i vivi non i morti, devono riuscire a preventivare un problema e non proponendo la cura degli effetti. Così si asseconda il sistema ma non lo si ferma, perché si cade costantemente nello stesso errore.
Noi non siamo disposti a combattere una guerra che è stata già persa, per andare solo a sollevare i feriti in battaglia. Fanno gravare sulla povera gente ogni tipo di sacrificio, ma loro non si gravano di nulla e per questo occorre prestare attenzione. Tutto questo non potrà continuare in eterno e i tempi ormai sono maturi, e non si potrà nascondere ancora per molto la verità alle persone. Toglieremo il telo che copre le lordure di un sistema corrotto alla radice, che può essere capito solo mediante un'attività di analisi e di intelligence per arrivare a capire chi si nasconde dietro le Banche Centrali, dietro un sistema burocratico usurante.
La Etleboro mette così a disposizione di chiunque abbia subito già tali abusi uno staff di avvocati specializzati, nato allo scopo di prestare alle imprese e ai cittadini un servizio di assistenza legale e di intelligence, che consenta di abbattere i costi e i tempi per la risoluzione dei problemi.

11 maggio 2007

Condannata l'usura della Burocrazia


Il Tribunale di Venezia riconosce i danni esistenziali ad un'impresa che ha subito l'accanimento del fisco e il labirinto della burocrazia non razionale. Un'importante sentenza in difesa di una piccola impresa che si vede riconoscere dei danni non patrimoniali per l'usura causata dalla truffa del suo consulente, e dall'assurda incapacità della pubblica amministrazione di porre fine ad una procedura di oltre 15 anni.

La sentenza contro il Ministero dell'Economia e delle Finanze ( causa 2391/02 presso la terza sezione civile del Tribunale di Venezia) è una condanna esplicita e importante dell'usura provocata dalla burocrazia, quando diventa un labirinto di procedure e atti amministrativi che non hanno un senso logico, e scaturisce dal rimbalzare di una richiesta o di un fascicolo da una scrivania all'altra, senza che nessuno si fermi ad analizzare il caso nella sua totalità.
Senza entrare nel merito della controversia tributaria, il giudice tiene a precisare che essendo l'impresa vittima di una truffa da parte del suo commercialista, la pubblica amministrazione aveva il dovere di arrivare ad una soluzione che cautelasse il cittadino in una situazione di bisogno. Come logica vuole, i burocrati avrebbero dovuto prendere atto della richiesta di aiuto e della buona volontà mostrata da due imprenditori che chiedevano assistenza, mentre si sono limitati ad applicare delle procedure formali, ognuna fine a se stessa, perché non aveva una coerenza con il resto degli atti già consegnati.
La P.A. è responsabile per omissioni e ritardi, per la violazione della regole d’imparzialità e correttezza, dell'inutile e infondata reiterazione di contestazioni infondate, dato che era stata già dimostrata la responsabilità del professionista, di aver continuamente richiesto dei documenti già in possesso dell’Amministrazione. Intoppi burocratici, prassi interpretative non coerenti, il mancato sgravio delle sanzioni, delle sovrattasse, degli interessi hanno portato alla rovina un'impresa e una famiglia, che per 15 anni ha subito le pressioni e lo stress dei tribunali, degli uffici. Gli atti dell'Amministrazione, seppur legittimi, hanno difettato di logicità, e questa serie di comportamenti hanno condotto l'impresa ad un stillicidio di contestazioni, a catena, pervenute sempre in ritardo e con errori di calcolo sia negli interessi che nelle sanzioni. Tutto questo con l'aggravante che gli imprenditori hanno chiesto più volte di arrivare ad una conciliazione che chiudesse la storia una volta per tutte: hanno subito una violazione dei loro diritti, come sancito dall'art.97 della Costituzione.Sentenza Tribunale Venezia

Ma ciò che più di altre cose preme sottolineare, è che il Giudice difende questa impresa non come "utente", come numero a cui corrisponde una cartella esattoriale o uno storico delle banche dati, ma come cittadino, che in quanto tale ha il diritto inalienabile di non essere ucciso o rovinato dalla burocrazia, dallo Stato. Per tale motivo vi sono i fondamenti per chiedere il risarcimento di un danno non patrimoniale, ma esistenziale, derivante dall'usura e dalle pressioni subite che hanno compromesso il tenore di vita della famiglia.

Questo rappresenta, anche se debole, una prima conciliazione verso il riconoscimento del danno biologico provocato da eventi che colpiscono la sfera patrimoniale e non solo fisica: il confine che divide il danno morale, esistenziale e biologico è quasi evanescente, e forse la vera differenza sta proprio nei fiumi di inchiostro della dottrina e della giurisprudenza.
A questo proposito, la Cassazione si è spesso espressa, (sentenze n. 19965/2006 - n. 20616/2006 - n. 6572/2006 ), affermando che i danni causati da mobbing sono risarcibili purché provati rigorosamente con documentazione medica sulla natura e sulle caratteristiche del danno stesso: per il danno biologico deve essere visibile la lesione dell'integrità psicofisica medicalmente accertabile, mentre il danno esistenziale va dimostrato come pregiudizio che alteri le abitudini e le relazioni inducendo a scelte di vita diverse rispetto alle capacità o alle prospettive. Il problema tuttavia sorge quando non vi sono ancora degli strumenti scientifici adatti a dimostrare il danno invisibile che logora pian piano l'organismo per poi manifestarsi con malattie incurabili, di apparente origine biologica o genetica. La legge e la politica continua ad ignorare l'esistenza di una diretta correlazione tra il debito e la malattia, nonostante questo sia dimostrato da quella parte di scienza spesso isolata. In funzione di tali dubbi persistenti nella giurisprudenza, il danno biologico spesso non viene neanche preso in considerazione nelle cause condotte contro l'anatocismo, l'usura bancaria o l'accanimento dei creditori, che si risolvono così in un rimborso dell'indebito o dei soli danni patrimoniali che siano perfettamente quantificabili.
Sentenza Tribunale Venezia
I rischi dell'accanimento del fisco sono ancora in atto, e cambiano al mutare delle esigenze. È stato infatti rilevato che le società private incaricate dallo Stato di riscuotere tributi, tasse e sanzioni hanno avviato direttamente i pignoramenti dei conti correnti, nel pieno rispetto della legge. Diverse persone si sono viste così sottrarre dai propri conti correnti delle somme a copertura di cartelle esattoriali e quindi per presunti debiti.
Il secondo decreto legge 262/2006 , consente infatti agli esattori il "libero accesso all'anagrafe dei conti correnti senza il controllo dell'autorità giudiziaria", e prevede l’espropriazione diretta senza la necessaria vigilanza del Giudice delle Esecuzione, senza, quindi, verificare se quei soldi possono essere o meno pignorati, se sono destinati alla sussistenza della famiglia, al pagamento di un mutuo. Anche in questo caso viene dimenticato il principio costituzionale che lo Stato non può portarci al fallimento, o meglio, non può rovinarci, non può ucciderci.
Il contribuente non può esercitare opposizione fiscale all'accertamento cartolare del Fisco, ma solo dopo che perviene la cartella esattoriale, e il Fisco si presenta con il titolo esecutivo per incassare. Oggi, con la nuova legge il contribuente quindi non può difendersi, né durante la fase dell'accertamento, subendo il furto dei suoi dati o la violazione della sua privacy, né dopo nella fase dell'escussione.

Oggi, la virtualizzazione dell'economia ci porterà a combattere ogni giorno contro la burocrazia delle multinazionali e le entità private, che lentamente si stanno insinuando nell'offerta di servizi pubblici per divenire ben presto i soli a gestire le attività amministrative. Ciò che è in atto non è solo la privatizzazione o la liberalizzazione, ma è anche la dismissione da parte dello Stato di tutte quelle attività molto costose per una struttura grande e centralizzata, verso delle entità che si propongono con dei meccanismi pratici e virtualizzati. Il rovescio della medaglia è che ci troveremo dinanzi a delle entità che non conosciamo, e saremo costretti a subite in silenzio le conseguenze.

10 maggio 2007

Il progresso tecnologico per fermare l'evoluzione umana


Nel corso degli ultimi 20 anni, la tecnologia ha avuto come unico scopo quello dell'automatizzazione totale del processo di produzione e di fare convergere i modi di lavorare dell'uomo e della macchina in modo da preparare così la sostituzione dell'uomo con i computer ed i robot. Il loro lavoro si limita a seguire delle procedure rigide e definite apriori, e in particolare si è arrivati a studiare dei processi lavorativi che sono sempre più vicini ai linguaggi dei computer al fine di facilitare la sostituzione dei lavoratori con le macchine, non solo per nei processi di assemblaggio e meccanici, ma anche in quelli di elaborazione e di lavoro mentale.

Nelle imprese si è assistito ad una "meccanizzazione" dei metodi di lavoro, ivi compreso il settore terziario, infatti i dipendenti hanno sempre meno discrezionalità nelle decisioni da prendere. Grazie alla robotizzazione, all'informatica, ed all'intelligenza artificiale, la produzione ed il trasporto dell'energia e delle merci si realizzano quasi interamente mediante dei sistemi automatici. Il numero di persone realmente necessarie al buon funzionamento del sistema produttivo è largamente inferiore al numero di salariati attuali. L'evoluzione dell'automatizzazione e della virtualizzazione dei processi produttivi, sta portando ad una sempre maggiore disumanizzazione dell'economia che provocherà una diffusa disoccupazione se non vi sarà una sorta di riconversione industriale.
Questo scenario è già reale, in quanto tutti con i nostri occhi vediamo che le grandi multinazionali il più delle volte non hanno una struttura materiale o comunque hanno basato il loro impero economico sull'automatizzazione dei processi industriali e su quelli amministrativi. Ciò che invece sfugge alla nostra osservazione è quel processo di disumanizzazione nel vero senso della parola, ossia di stravolgimento della stessa natura umana e del suo pensiero. Questi due effetti si avranno con l'impianto di strutture di nano-biotecnologia, come i chip e molecole biologiche artificiali, e con la proiezione della quotidiana vita umana nel mondo virtuale. Basti pensare al progetto di "Second Life" che ha costruito un'isola virtuale da visitare e vivere con la creazione di un account e di un "avatar" che sarà il nostro alterego e ha la possibilità di acquistare, vendere e produrre beni o servizi, oltre che di condurre una vita normale, grazie ad un videogioco che simula perfettamente la società reale. Anche i videogiochi che oggi si rivolgono ad un pubblico adulto consentono di interagire con l'azione del gioco mediante il nostro ologramma. In realtà i videogiochi che in questi anni abbiamo sviluppato e testato ci hanno proiettato in questa dimensione virtuale e sono serviti alle sperimentazioni dell'intelligenza artificiale. Esistono già infatti dei software in grado di svolgere le funzioni di polizia e di controllo, di elaborazione dei dati, o di consulenza. È chiaro dunque che vi è un processo di disumanizzazione che è ha l'obiettivo di bloccare l'evoluzione dell'uomo e di appropriarsi della sua intelligenza, mercificandola al punto da divenire l'oggetto di processi automatizzati.
Tale processo diventa poi evidente con la creazione degli androidi, degli umanoidi costituiti da uno scheletro metallico, di tessuti artificiali dotati di sensori nanometrici, di un cervello che costituisce il computer centrale: le cellule artificiali localizzano il movimento umano, le macchine fotografiche e le videocamere scannerizzano e riconoscono i visi e i gesti, mentre mediante dei microfoni riescono a sostenere un discorso. Jules della Hanson Robotics o lo Geminoid dello giapponese Ishiguro sono tra gli esempi più popolari di umanoide che clona l'uomo sia nell'aspetto che negli atteggiamenti. I robot non solo altro che media di informazioni, il loro ruolo principale nel nostro futuro è di interagire naturalmente con le persone, grazie ai suoi software di emulazione dei comportamenti a alla sua struttura antropomorfica e bipede, in modo che possono lavorare in ambienti umani con caratteristiche architettoniche con gradini. Ormai vengono considerati dai loro creatori come delle persone vere, in grado di suscitare così la più naturale comunicazione.

Il namomondo ha così aperto delle opportunità affascinanti come il calcolo quantistico, l'elettronica molecolare, diffusione della tecnologia a basso costo, medicinali pilotabili. Tutto questo però va a drogare gli uomini perché influisce in tutto per tutto sugli stati mentali e sulle folle. Vi è alla base di tutto, e nelle mani delle multinazionali dell'informatica e dell'elettronica, un programma che mette in correlazione le tecnologie nanometriche, biologiche, informatiche, cognitive, sociologiche al fine di migliorare le prestazioni umane, le sue capacità di apprendere e di difesa. La convergenza delle scienze deve riuscire a creare un modo "perfetto", un mondo in cui non esistono malesseri o bisogni, e tutto questo grazie alle macchine intelligenti, alla scomparsa completa degli ostacoli alla comunicazione generalizzata, causata dalla diversità delle lingue. Questo progetto è la diretta conseguenza logica delle tesi cybernetiche secondo le quali il reale ed il virtuale si confondono per la riduzione degli oggetti fisici e biologici ai principi dell'informazione.
La cybernetica ha condizionato il mondo della comunicazione e i processi di controllo ma ha reso effettivo il passaggio della fisica alla biologia annullando ogni distinzione tra vivente e non-vivente. Con la digitalizzazione e la virtualizzazione ogni informazione genetica e biologica è diventato un dato elettronico, mentre le idee e i pensieri non controllabili divengono dei "virus sociali" con degli effetti deleteri tanto quanto i virus biologici. Per tale motivo la nostra cultura e la nostra storia, nonché l'informazione, viene studiata e classificata con metodi bioinformatici, per arrivare poi a comprendere e dominare i misteri del genoma umano. Si arriva a creare degli "automi mentali" che possono essere dominati e controllati, perché le correnti di pensiero diventano degli oggetti quantificabili: l'etica, la morale, la religione, la politica, sono tutte aeree oggetto di studio che vengono matematizzati. Il mondo viene compreso se matematizzato, mentre diventa un virus sociale se non si può scrivere come un logaritmo. Il dolore, la gioia, l'amore possono così essere tradotti con dei software che possono essere installati sugli umanoidi.
Questa correlazione "nano-bio-info-cognitivo-sociologico" diventa così l'apoteosi dell'imperialismo tecnico ed economico, diventa quello che tutti chiamano Nuovo Ordine Mondiale. Piano piano in politica si affermeranno sempre più le ideologie transumatiste, bioetiche che rivendicano l'utilizzazione libera delle nuove tecnologie per superare i limiti del genere umano e migliorare le sue capacità fisiche e mentali, perché l'ingegneria genetica ed le nanotecnologiche dovranno cancellare le sofferenza di essere vivente.

13 aprile 2007

La liberalizzazione della rete telecom per l'avvento della nuova generazione

La Commissione europea e il governo italiano hanno raggiunto un'intesa comune per procedere con l'emanazione di un piano legislativo per regolamentare il settore delle telecomunicazioni, e scorporare la rete dai servizi al fine di rispondere alla necessità di maggiore concorrenza tra gli operatori. Il piano di liberalizzazioni delle telecomunicazioni che andrà in vigore avrà degli effetti ben più complessi rispetto a quanto accade negli altri settori liberalizzati, essendo il settore chiave del sistema economico futuro.

La gestione e la concezione di questa liberalizzazione devono essere essere identificati da un regolatore indipendente sulla base di un'analisi di mercato, che decreterà in che modo andranno stabiliti i compensi e le condizioni di vendita anche a terzi operatori, che risiedono all'interno dell'Unione europea. Varrà stabilito il principio di concorrenza e di non discriminazione, con l'obbligo del proprietario della rete di fornire pari opportunità a tutti gli operatori. Su tali preliminari caratteristiche Bersani è già pronto a redigere una parte dedicata allo scorporo della rete, in modo da fra rientrare questa decisione del piano delle lenzuolate e far cadere in un unico calderone i provvedimenti per la liberalizzazione della rete, come è stato per la riduzione delle tariffe di ricariche e quelli.

Le telecomunicazioni che utilizzano il network, la rete così come la intendiamo tradizionalmente, sono già oggi in diretta concorrenza con gli operatori dell'Internet che stanno costruendo un sistema di comunicazione ben più efficiente e all'avanguardia con gli strumenti di information technology e di cybernetica che hanno digitalizzato e strandardizzato molti meccanismi che normalmente vengono offerti con una struttura integrata verticalmente. L'ingresso di questi operatori nei settori tradizionali delle telecomunicazioni, ha accentuato la crisi già esistente in un settore troppo accentrato nelle mani di monopolisti che hanno sfruttato la condizione di privilegio di avere la rete senza però accrescerla di servizi e di interfacce che potessero portare al salto di qualità. Operatori come Skype offrono un servizio ancora limitato all'internet mediante dei pc, ma sono già largamente utilizzati nei settori più avanzati, e si preparano a offrire dei servizi di telefonia sulla rete tradizionale, sfruttando la rete altrui e pagano un corrispettivo stabilito in base alle telefonate effettuate. Infatti non avendo una linea propria, ricorre a quella degli utenti che si collegano ad internet, ma il suo vantaggio competitivo non sta nel possedere la rete, ma nell'aver inserito al proprio interno dei sistemi di pagamento, di incasso e di rendicontazione automatici. Skype appartiene ad Ebay, che è titolare anche di Paypal, chiudendo così all'interno dello stesso gruppo servizi di telefonia-commerciali-Bancari che gli consentono di non limitare i propri affari alla comunicazione, ma di entrare nel sistema economico da leader. Con la smaterializzazione dei rapporti economici le transazioni fatte digitalmente online avranno un giro d'affari di gran lunga superiore al semplice traffico telefonico: la gestione internazionale della moneta elettronica viene perfezionata sempre di più mentre, sul piano legislativo, esistono oggi procedure specifiche e decreti ad hoc per disciplinare questo nuovo settore bancario. In tale scenario si inseriscono le società di telecomunicazione, che vedono ormai nella rete un peso economico perché ha bisogno di eccessiva manutenzione e di un ammodernamento completo, tale da necessitare di ulteriori e ingenti costi per renderla, ed è soggetta a svalutazione se si presta ad essere considerato dalla quotazione in Borsa della società.
Le nuove società di internet e di informatica si stanno proponendo in ogni settore che riguardi i media con offerte e prodotti sempre più vicini ai desideri della clientela, e dotati di leggerezza e snellimento burocratico, anche se poi molto probabilmente loro divengono la nuova burocrazia con cui combattere. Si pensi dunque ai progetti che sta portando avanti Google,per creare un sistema di creazione-compravendita- misurazione dell'efficacia degli spot televisivi, che si basano a loro volta sul database mondiale delle abitudini e delle esigenze delle persone, che vengono infatti tracciati sulla rete ad ogni movimento. I principi e il know-how acquisiti su internet saranno poi applicati nel concreto con lo studio delle persone dettagliato a preciso, in modo da fare una politica di marketing estremamente mirata.

La rete, dunque, era un elemento di forza della società che vedeva in essa una componente strategica in grado da garantirgli il monopolio assoluto su tali servizi, anche senza ulteriori investimenti negli anni. Tuttavia le esigenze cambiano e man mano i miti e i preconcetti devono essere abbandonati, e bisogna considerare gli aspetti positivi e quelli negativi, non della liberalizzazione della rete in senso stretto, ma dell'accentramento di determinati servizi nelle mani di altri monopolisti che useranno il loro potere facendo leva stavolta non sulla rete ma sulla disumanizzazione dei servizi e della struttura.

03 aprile 2007

Liberalizzazione dei pagamenti e nuova usura


Varata dai ministri dell'Ecofin la direttiva per la liberalizzazione dei pagamenti all'interno dello spazio europeo, che elimina limiti e restrizioni sia in base alla nazionalità di residenza dell'istituto di credito, sia in base alla tipologia degli enti che sono abilitati a prestare un servizio per le transazioni.
Viene ribadita la priorità assoluta della legge economica della concorrenza e della riduzione dei costi per i consumatori, dando così il via alla creazione di joint venture e collaborazioni tra gestori di telefonia, istituti di credito e società di distribuzione commerciale.
Tale direttiva rappresenta dunque la liberalizzazione tanto attesa che giunge dopo gli scandali che hanno coinvolto le agenzie di transfer money, le società di telefonia, le scalate ostili dei piccoli istituti di credito, ed è l'obiettivo di traguardo delle lenzuolate che tendono ad incentivare l'utilizzo della moneta elettronica e bancaria, piuttosto che il contante. Il decreto anti-riciclaggio rende il contante uno strumento pericoloso per il pagamento delle transazioni, perché considera sospetto qualsiasi trasferimento o accumulazione di contante che fuoriesce dal circuito bancario e dunque dai controlli prudenziali degli istituti di credito. Gli stessi limiti all'emissione di assegni trasferibili, e le nuove liberalizzazioni, impongono la moneta elettronica per i pagamenti delle principali istituzioni e società che offrono un servizio pubblico, nonché la costituzione di conti correnti bancari per la gestione dei pagamenti dei liberi professionisti, che devono tracciare i compensi e controllare sull'attività finanziarie delle imprese assistite.
La decisione di aprire il settore dei pagamenti agli enti non bancari è stata presa dall'Ecofin in virtù di un compromesso che fissa dei requisiti prudenziali per gli enti non bancari e apre un'opportunità di mercato a società che offrono servizi di trasferimento di denaro, ma non di credito in senso stretto, fino a coinvolgere qualsiasi soggetto a cui confluisce in qualche modo la moneta. Western Union, società che gestiscono e-money, supermercati, provider e società di telecomunicazioni, che soddisferanno adeguati requisiti patrimoniali e di stabilità finanziaria, potranno effettuare trasferimenti di denaro considerando che non sarà più necessario effettuare il pagamento mediante l'istituto di credito che si trova nella stessa nazione di residenza. Da questo punto di vista la direttiva rappresenta il primo passo per la costituzione di uno spazio unico dei pagamenti che consentirà di effettuare un pagamento con carte di credito, di debito, bonifici da un unico conto corrente, senza pagare costi aggiuntivi, in tutta Europa, sotto la vigilanza di un unico ente centralizzato. Gli enti non bancari non potranno raccogliere depositi dagli utenti, ma potranno accettare fondi per la prestazione di servizi di pagamento: questi costituiranno le riserve che consentiranno a queste società di concedere dei prestiti legati sempre al pagamento, ossia al consumo.
In tale ottica prendono certamente forma le collaborazioni che si sono venute a creare e che sembrano essere dettate da esigenze commerciali: le Coop hanno stretto un importante accordo con la Tim, così come Poste sta intavolando una trattativa con Vodafone per divenire un gestore di telefonia, e Carrefour che ha costruito sempre con Vodafone una collaborazione per virtualizzare la distribuzione commerciale. Le Poste, in particolare, puntano ai micropagamenti, per creare la prima banca sul cellulare per gestire in mobilità il proprio conto corrente, mentre Coop, Auchan, Conad e Carrefour stanno studiando un sistema per effettuare la spesa tramite il cellulare, operazioni di fidelizzazione congiunta, promozioni e premi. Considerando infatti l'imminente introduzione di chip RFID all'interno delle etichette dei prodotto di consumo, le società di telefonia, le banche e le stesse multinazionali potranno conoscere gli acquisti e le abitudini delle persone, reperendo una base di dati sugli stili di vita e le modalità di consumi che potranno porre un controllo assoluto sui bisogni della società. La funzione del codice a barre, viene ulteriormente affinato in quanto il chip potrà contenere un maggior numero di informazioni, sia per le modalità di consumo del prodotto, che per quelle del pagamento: tutto questo nelle mani dei colossi dell'economia disumanizzata e globalizzata.

L'obiettivo sarà quello di creare delle reti integrate al cui interno società di telecomunicazione, banche e supermercati, andranno a costituire il circuito su cui circolerà la moneta che sarà così totalmente elettronica, e si impossesserà del credito al consumo e degli scambi di moneta di piccolo taglio.Con l'introduzione di questo sistema così vicino alle esigenze quotidiane, enormi quantità di contante verranno ritirate, per essere sostituite con la flessibile e sempre disponibile moneta elettronica. Se per le associazioni di consumatori questa rappresenta una vittoria, si rivela in realtà essere una grande truffa, in quanto non si va a diminuire la rendita bancaria, ma ad ampliare fino all'esasperazione la dipendenza rispetto alla moneta elettronica a debito. La gente sarà drogata dalla libera possibilità di avere in pochi minuti una carta di credito, un finanziamento, un conto corrente, e non si accorgerà che si è indebitato, con una duplice usura, per poter fare la spesa, per poter mangiare.
Nessun bene di consumo, né alcuna prestazione, verrù pagato più con denaro ma solo tramite gli strumenti di pagamento che il supermercato studierà per i propri "utenti", in quanto l'utilizzo del denaro contante sarà quanto meno impossibile.
Immaginare che liberalizzare il settore dei pagamenti significa cancellare l'usura bancaria, significa commettere un grave errore, perché sopraggiungerà l'ulteriore usura della disumanizzazione dell'economia. I nostri referenti saranno società di telecomunicazione o di e-money che utilizzano delle procedure burocratiche contorte e non conoscibili dalle persone, perché non hanno un codice di procedura amministrativa, e ciò permette loro di far ricorso a stratagemmi che aliena le persone e scoraggiano la protesta per gli errori subiti.

Ricordiamo infine, che mentre la Commissione Europea emana una direttiva per la liberalizzazione dei pagamenti, l'Istituto delle Poste Francesi decide di destinare parte dei fondi alle esigenze di sussistenza e di prima necessità delle persone che si trovino in situazioni molto precarie e disperate. È questa la risposta obbligata del governo dinanzi ad una situazione economica in cui i più deboli, ai margini della società, muoiono di fame, in cui le persone accumulano 10 carte di credito e tentano il suicidio perché non hanno come pagare.
La società dei debitori è quello che si prepara per noi, all'indomani della liberalizzazione e dell'introduzione di una moneta elettronica usuraia, quando invece la moneta in realtà non esiste, è solo un bit all'interno di un computer che si trova in qualche paradiso fiscale, lontano dal nostro mondo. Si può creare e si può distruggere con un software, ed è questo il segreto, o il trucco se volete, che sta dietro la liberalizzazione dei pagamenti