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07 marzo 2018

La rivoluzione politica dei movimenti internettiani: nuovi scenari della cannibalizzazione degli Stati nazione

In questi anni, abbiamo sempre offerto ai nostri lettori un punto di vista diverso nella lettura degli eventi che caratterizzano l'epoca che viviamo, seguendo come filo conduttore l'evoluzione delle entità della Cibernetica. Sin dalla nascita dei colossi societari che creano sistemi cibernetici e gestiscono i big data, e con essi dei fenomeni propagandastici del "web e della rete", abbiamo illustrato le dinamiche e le implicazioni di ciò che abbiamo definito "Crimine invisibile". Gli eventi di cui oggi siamo testimoni, come ad esempio l'affermazione indiscussa delle lobby della cibernetica superando così quelle energetiche ed industriali, l'aumento esponenziale della disoccupazione, la nascita di nuove "professioni" e la scomparsa dei "mestieri" , hanno avuto come logica conseguenza il declino delle associazioni di categoria e così anche dei partiti politici tradizionali, lasciando spazio ai "movimenti della rete". Si parla così di democrazia diretta, di decisioni partecipate, di dirigenze orizzontali, o altri doni miracolosi che il web ha dato alla nostra società moderna, e che porterà con sé altre utopie devastanti, come la scomparsa della disoccupazione, la comunicazione globalizzata senza confine, la fine della corruzione, e chi ne ha più ne metta. Dunque arriviamo al nocciolo della questione: qui non si tratta di populismo, bensì di una nuova frontiera filosofica che vorrebbe addirittura superare i limiti del socialismo, per cui siamo arrivati ad un punto di follia pura in cui le masse si illudono di poter prendere il potere, grazie ad una serie di algoritmi informatici o ad una piattaforma elettronica.

Chi ha seguito il nostro percorso, può anche ricordare, contestualmente, la nascita del Blog di "Beppe Grillo" e successivamente del "Movimento 5 stelle", che sembra essere nato dal nulla, dall'unione sul web dei semplici cittadini, quando nella realtà sappiamo bene che non è così. Tale movimento non è altro che "un prodotto cibernetico vuoto di contenuti" i cui diritti di Copyright sono detenuti dalle lobby cibernetiche, che investono in ogni Stato per incentivare la nascita dei cosiddetti movimenti anti-sistema. Gli argomenti proposti e i programmi presentati sembrano essere il prodotto di una rielaborazione di tutto il materiale "di dubbia origine e scarsa affidabilità" che circola sul web da anni, passando da sistemi di contro-informazione a blog di opinionisti, ma in sostanza parliamo sempre della stessa minestra. Forse i più attenti potranno ricordare le origini del cosiddetto "Reddito di Cittadinanza", propinato dai movimenti del "Signoraggio" che hanno teorizzato l'esistenza di un problema sistemico-contabile, la cui risoluzione garantirebbe la liberazione di risorse superflue da distribuire alla popolazione. Ecco, il nostro famoso Movimento cinque Stelle non ha fatto altro che riprendere questa corrente internettiana, e adattarla ai nostri giorni, parlando di "lotta alla corruzione e di malgoverno", dalla quale dovrebbero scaturire risorse da reimpiegare sul territorio , e quindi per far fronte all'esborso del "reddito di cittadinanza". Si è detto anche di implementare sistemi che già esistono in Paesi nord-europei, come ad esempio il Belgio, compiendo il grave errore di cadere nello stesso meccanismo voluto dalla potente lobby del carbone. Allora, come oggi, le lobby hanno chiesto ad uno Stato di pagare il debito derivante dalla riconversione energetica dell'economia, e quindi il costo del fallimento di un sistema economico, lasciando le compagnie indenni. A distanza di decine di anni, ci ritroviamo dinanzi allo stesso paradosso, in cui delle lobby non ben identificate chiedono allo Stato italiano di pagare il costo della disoccupazione dilagante, creata dal superamento dell'economia cibernetica (immateriale) rispetto a quella industriale e dei servizi. Stiamo parlando della progressiva decimazione di professioni come "il bancario, il pubblicitario, l'assicuratore, l'immobiliarista, il giornalista, l'operaio", letteralmente sostituiti da software e robot. 

Nessun miracolo è stato compiuto, nessuna guerra è stata vinta. Andiamo in questi famosi Paesi Nord-Europei, e scopriremo che il "reddito di cittadinanza" ha ridotto la disoccupazione, ma ha creato classi di "non lavoratori", ossia di persone che hanno personalmente scelto di non lavorare, e di accontentarsi del minimo sindacale, di vivere ai margini della società, con un degrado progressivo sino a divenire dei veri e propri clochards che vivono in piccole case, senza che nessuno li veda. Insomma tutti contenti, ma le piccole e medie imprese sono letteralmente scomparse, e le lobby la fanno da padrone. Immaginiamo cosa potrebbe accadere se introducessimo in Italia il "reddito di cittadinanza", a partire dall'ipotizzare da dove saranno raccolte le risorse per coprire un simile esborso: avremo ciò che le lobby chiedono, ossia la privatizzazione dei servizi, la scomparsa delle piccole imprese a favore delle multinazionali, la riduzione del pubblico a favore del privato. Ecco la vera guerra che ci attende, il confronto tra lo Stato e il Privato, dove i secondi entreranno nella politica senza che sia neanche necessaria una legge sulle lobby (come accade ad esempio negli Stati Uniti) con una vera e propria una cannibalizzazione degli Stati Nazione. I partiti e le ideologie di destra e di sinistra non esisteranno, e vi saranno solo i "movimenti orizzontali internettiani" che dovranno confrontarsi con quelli che definiremo i "Nation".


La nostra posizione già la conoscete, non c'è bisogno di aggiungere altro. 

06 ottobre 2017

La vera storia dell'indipendenza della Catalonia

Ci dispiace vedere questa farsa della Catalonia, perché nessun paese europeo dovrebbe riconoscerla, ma se ciò dovesse avvenire allora bisognerà rimettere tutto in discussione. In realtà la Catalonia è la vittima di quella guerra che, anni fa, venne profilata dalla Etleboro parlando del conflitto in atto tra le lobbie della Cybernetica e il potere ortodosso. Oggi i  giganti della informatica finanziano le ONG, e non più la politica, attraverso quelle che potremo chiamare le 'Nuove Banche', ossia entità che possiedono dati e strumenti forti a sufficienza per sferrare le loro guerre. Ciò che unisce i vecchi conflitti congelati con la nuova era è proprio lo scontro tra le lobbies della Cybernetica, che fa delle informazioni e della speculazione un mezzo di ricchezza, e il potere ortodosso, simbolo dell'alleanza tra la Chiesa Ortodossa e il Vaticano,  e che utilizza l'energia come motore dell'economia. Con la sconfitta del petrodollaro, è stata dichiarata una guerra invisibile dai nuovi colossi dell'economia, come Google, Facebook, Amazon e Microsoft. Sono divenuti incontrastabili e qualsiasi forza che si oppone troverà dinanzi a sé la magistratura, che utilizzerà l'arma dell'evasione fiscale per distruggere i gruppo finanziari  che non stanno al loro dictat, mentre impunemente agiscono sotto il regime dell'ottimizzazione fiscale. 

La Catalonia è la terra di conquista delle lobbies della Cibernetica che pretendono uno Stato, perché si rifiutano di operare sotto le leggi dell'Unione Europea, e lo chiedono con una violenza ed una forza inaudita. Non più rivoluzioni colorate in nome della libertà dall'oppressione, bensì "referendum di secessione" in nome della libertà di evadere e di violare le leggi. Hanno così sferrato  una guerra sotterranea, facendo tutti bersaglio di ritorsioni o di falsi dossier che gettano discredito sui Governi. Uno scenario questo che la Etleboro  aveva teorizzato e dimostrato in tutti i suoi aspetti, avvertendo come gli Stati non possiedono gli strumenti per contrastare questo crimine invisibile.  Molte sono state le inchieste da noi portate avanti e puntualmente ignorate dalla Magistratura, a partire dalle speculazioni finanziarie alla nascita delle nuove lobbies. Eravamo preparati a questo scenario, e abbiamo costruito in questi anni le nostre difese per tutelare le nostre imprese.

05 maggio 2013

Il crimine invisibile

L'All-Seeing Eye vs The Invisible Hand
(Martha McCollough, 2012)
Tramite sofisticati software, algoritmi matematici e macchine non convenzionali, i nuclei di potere possono manipolare e aggredire mercati, stati e popolazioni. Le banche centrali e i governi non hanno gli strumenti  per prevenire un fenomeno ormai già in atto, grazie a tecniche di transazione ad alta frequenza (anche high frequency trading ordinate su azioni, obbligazioni, derivati e commodities. Si negozia, infatti, non solo su titoli azionari, ma anche sull'energia, sui beni alimentari, sui prodotti di largo consumo, su pensioni e quote assicurative, in altre parole sulla vita delle persone. Si tratta di operazioni che condizionano ormai la volatilità dei mercati, in quanto avvengono spesso in poche frazioni di secondo, concentrando massicce quantità di transazioni giornaliere, non rintracciabili.  La loro stessa complessità matematica consente di superare i limiti di sorveglianza posti dai normali operatori, che quindi non riescono a risalire alla fonte dell'aggressione. Tali strategie finanziarie, poste in essere quindi da operatori non ben identificati, rappresentano ormai la principale quota dell'intero traffico delle borse mondiali, e quasi sempre sono destinate a porre in essere scalate ostili. Il ricorso a tali meccanismi ha quindi come conseguenza la destabilizzazione dei mercati o la realizzazione di attacchi 'invisibili' contro le economie nazionali, sabotando la loro capacità di assorbire slanci a ribasso delle quotazioni dei bonds, sino a mettere in discussione la stessa solvibilità. Ed è così che si attiva il processo di rating e di sfiducia, il cui impatto socio-economico ha toccato anche la sfera microeconomico.

Diagramma di processi di high frequency trading ordinate da un  R.E.I.T stocks (real estate investment trusts) sul mercato energetico americano

Considerando che la loro efficacia viene garantita proprio dagli algoritmi utilizzati e dalla velocità di trasmissione della rete di connessione, questo tipo di operazione può essere ricondotta ad un gruppo ristretto di società, le sole ad essere in possesso di un così elevato livello di tecnologia, in grado di penetrare e superare le barriere dei sistemi borsistici. Al momento, i mercati europei sono quasi del tutto manipolati da centri finanziari, che fungono ormai da enormi centrali rischio, potendo contare su una tale accumulazione di dati, totalmente al di fuori dei controlli delle autorità nazionali. Le loro attività all'interno dell'Europa continuano indisturbate, nelle pieghe di paradisi fiscali come Lussemburgo, Liechtenstein, ma soprattutto Olanda e Finlandia. Gli stessi Paesi ospitano le sedi degli operatori di rating, come le Agenzie di audit e i media internazionali, che partecipano in maniera rilevante alla creazione delle stime di affidabilità delle società e degli Stati, imponendosi come istituzione autorevole. Basti pensare che il più grande gruppo editoriale Pearson PLC - che controlla giganti come Financial Times e The Economist - ha una branch in Lussemburgo (Embankment Finance Ltd. ) con un fatturato da milioni di dollari, ma con un ufficio localizzato in periferia e ben pochi impiegati.

Contrastare questi meccanismi globalizzati gestiti da macchine pensanti è diventato quindi pressoché impossibile, perché le società stesse di Borsa sono controllate da entità private, mentre le stesse Banche Centrali non hanno più il diritto esclusivo di detenere dati sensibili e di emettere massa monetaria. In altre parole, la moneta elettronica si è ormai totalmente dispersa nei circuiti finanziari, che non è possibile utilizzare degli strumenti di politica monetaria per controllare la spesa pubblica o il debito. Le Banche Centrali non potranno quindi fronteggiare l'inflazione o l'aumento dell'indebitamente degli Stati "battendo moneta", per cui anche i cosiddetti aiuti finanziari disposti dall'UE fanno parte di questa bolla speculativa illusoria, che tuttavia mantiene la stretta politica sui Governi. Cade quindi anche la teoria del Signoraggio, non esistendo neanche più il concetto di moneta, di controvalore o di riserva (vedi Il sistema monetario del SEPA) . La crisi che quindi conosciamo, non è altro che il risultato della caotica interazione con i mercati di macchine non convenzionali, che sulla base di processi di intelligenza artificiale hanno infiltrato le reti e le piattaforme delle transazioni, riuscendo a portare a termine migliaia di operazioni sui titoli in poche frazioni di secondo. La rapidità del semplice broker è stata da anni superata, arrivando a compiere trasferimenti di miliardi in valuta, all'interno di uno script matematico (vedi anche La dematerializzazione e la crisi globale).

Indagando ancor più in profondità, si potrà scoprire che sono ben poche le "famiglie" che detengono il controllo delle società di investimento, dei media, delle Agenzie e delle grandi corporations. E' per tale motivo che parliamo di "nuclei di potere", che nei fatti dettano l'ordine mondiale economico, del quale ne abbiamo una piena coscienza, epurata di qualsiasi complottismo visionario e formalizzata nella teoria del crimine invisibile.  Il crimine invisibile è il frutto di ricerche a cui hanno contribuito un esteso gruppo di intelligenze e ricercatori. Leggendo i nostri articoli e analisi scritti, dal 2006 ad oggi, è possibile seguire un percorso di ricerca che ha anticipato le varie fasi di maturazione della crisi che oggi stiamo vivendo, come anche dell'evoluzione della società moderna cibernetica. Nel corso degli anni,  siamo riusciti a diffondere all'estero le sue teorie, trasmettendo la consapevolezza di tali strumenti a paesi poveri e non allineati, a divulgare le implicazioni di tali problematiche, con lo studio di situazioni anomali. . E' quindi in atto l'esperimento di introdurre in più lingue e in più Paesi il concetto di studio e di elaborazione ad oltranza, per tracciare un percorso di libertà intellettuale ed economica. Sono stati molti i progressi fatti, che non possono neanche essere menzionati e resi pubblici, in quanto non siamo in grado di difenderci dagli attacchi e dalla manipolazione. Siamo ben coscienti delle conseguenze del percorso che abbiamo iniziato, e per tale motivo il nostro obiettivo è stato quello di divulgare conoscenza e strumenti, senza mai avere la pretesa di creare movimenti politici. Non abbiamo mai inneggiato alla lotta armata, e neanche spacciato per atti di guerra e colpi di Stato delle rivoluzioni internettiane. Queste parole hanno per noi tutt'altro significato, perché molti di noi hanno combattuto vere battaglie, con fucili e granate, vedendo morire persone solo perché non c'era una siringa, o sorridere bambini solo con una scatoletta di tonno. Abbiamo quindi deciso di non rivolgerci alle masse, né a società di comunicazione e marketing, per evitare che le nostre idee fossero risucchiate e manipolate per servire a scopi diversi da quelli da noi preposti. Non volevamo fare gli idioti utili di un saltimbanco megalomane, illudendo un'intera nazione che tramite la rete si realizza la democrazia. Da parte nostra renderemo disponibile dal blog materiale di studio, che i politici potranno utilizzare per presentare in Parlamento dei progetti di legge.

Bisogna acquisire quindi la consapevolezza che non esiste nessun Governo in grado di dettare un radicale cambiamento degli eventi. Le masse non potranno quindi fare nulla, né sovvertire con la forza il sistema, allo stesso modo non possono pretendere un cambiamento semplicemente esercitando il diritto di voto. Gli Stati sono stati indebitati, le loro risorse svalutate dai mercati, le imprese sono fallite dopo essere state intrappolate in un sistema finanziario transnazionale, ogni fonte di valore è stato oggetto di attacchi trasversali di origine ignota. La nostra azione dovrebbe quindi essere totalmente rivolta a colpire il cuore dell'intera architettura, quindi cominciare dalla regolamentazione dei datacenter, la protezione degli archivi che contengono i dati degli Stati, dei cittadini e delle imprese, la certificazione dei software e degli hardware attraverso centri di ricerca nazionali. Gli stessi processi di raccolta dati dovrebbero essere tracciati e certificati, a cominciare da socialnetwork e motori di ricerca: lo stesso diritto alla privacy va riformulato, come diritto inviolabile, e come obbligo alla comunicazione alle autorità giudiziarie dell'esistenza di un'attività di archiviazione per ciascun cittadino. Dovranno inoltre essere costituiti dei consorzi intellettuali tra Istituzioni-Imprese e Associazioni, che potranno contribuire alla costruzione di uno spazio cybernetico, nel quale formulare delle strategie di difesa, e quindi fornire consulenza ed assistenza, con un alto profilo professionale. A loro saranno affidate competenze di tutela dell'interesse nazionale, operando trasversalmente all'interno dello Stato, delle organizzazione di categoria, delle industrie. Sarà la guerra ad oltranza contro frodi, sabotaggi e tentativi di spionaggio di brevetti e conoscenze industriali. Sarà la lotta alla violazione dei diritti dei consumatori, della proprietà intellettuale, agli abusi di posizione dominante e alla concorrenza sleale. Sarà l'unione delle intelligenze per contrastare dei software programmati  su processi automatici e statistici, per riportare l'economia ad una dimensione di umanità. A queste intelligenze chiederemo di ricostruire una realtà cibernetica umana.


Sarà quindi un gruppo di intelligenze a portare avanti il progetto di dare vita ad uno spazio cybernetico. Dopo il crollo, saranno infatti "i vecchi" a chiedere ai più forti di scalare quella montagna, dalla cui cima è possibile trovare l'angolo di paradiso in cui ricominciare. La gente ormai stanca e sfinita da tanto malessere,  non riuscirà da sola a superare gli ostacoli di vette così impervie. Spetta quindi ai più sani, agli irriducibili, di andare alla ricerca di una terra promessa. Occorrono quindi uomini che dedicano una parte della loro vita ad individuare la strada da seguire per intraprendere un cammino di ripresa. Molti di loro non potranno più tornare, forse qualcuno potrà raccontare di aver affrontato tempeste, neve e giaccio, di aver affrontato beste e serpenti. Chi però riuscirà ad arrivare in cima, potrà accendere un fuoco e dire che all'orizzonte esiste un luogo dove essere al sicuro.   Nessuno dirà loro grazie,  nessuno mai saprà quanti sono giunti alla meta ma non sono tornati. A loro dedichiamo un ricordo tra pochi vecchi.


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Ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nei cuore di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perché hanno combattuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi. 


02 maggio 2013

Neuroeconomia e neuropolitica: scenari di totalitarismo

Nell'era della cybernetica e del web, che fanno da sfondo ad una crisi economica non circoscrivibile, è la neuroscienza la nuova frontiera della società globalizzata che conosciamo e che si sta trasformando. Lo studio del cervello umano e dei comportamenti degli individui attraverso tecniche di Imaging da Risonanza Magnetica (IRM) viene sperimentato da anni all'interno dei laboratori scientifici di un ristrettissimo numero di società nel mondo. Dietro progetti di ricerca per la cura contro cancro, parkinson o alzheimer, si nasconde un'attività di tracciamento e archiviazione delle immagini proiettate dal nostro cervello rispondendo a degli stimoli esterni, che permettono così di comprendere i meccanismi del subconscio umano, e quindi i meccanismi che sono alla base di una decisione razionale. L'IRM sottopone alle 'cavie' una serie di foto, video, odori, oggetti, cibo, per vedere quali aree del cervello vengono attivate. Gli scienziati specializzati nelle neuroscienze analizzano le interazioni tra queste aree che, avendo una diretta influenza sull'inconscio e sulla predeterminazione sociale, condizionano  il comportamento dei consumatori e la loro coscienza. 

Le evidenti implicazioni commerciali di queste ricerche, hanno spinto le grandi multinazionali ad adottare sistemi di Neuromarketing, attraverso i quali entrare in contatto diretto con i desideri, le emozioni e i pensieri più reconditi dei consumatori, senza dover più ricorre ad obsolete tecniche di convincimento del marketing tradizionale. I vecchi approcci, che prevedevano tre fasi - quali  la cognizione, gli effetti e i comportamenti - sono stati di gran lunga superati.  Oggi questi esperti colpiscono i nostri sensi, le nostre emozioni, la nostra identità (appartenenza ad un gruppo), e quindi il nostro inconscio. L'obiettivo è proprio quello di creare il "marchio perfetto", che risponde perfettamente a quello che piace ai consumatori, andando a stimolare le zone più delicate del nostro cervello, in cui risiedono i centri connettivi della soddisfazione, del piacere, della paura e dell'inquietudine. Così, giustificando le loro strategie con la necessità di elaborare "in tempi di crisi" delle campagne pubblicitarie meno dispendiose e più efficaci, le corporations hanno introdotto nei loro dipartimenti di marketing la risonanza magnetica funzionale, come strumento di verifica su campioni umani del successo della pubblicità, del prodotto e dello slogan. Di conseguenza, le ricerche permettono di individuare come i consumatori possono comportarsi dinanzi ad un prodotto se sottoposti a degli stimoli che non sono direttamente collegati al bene in sé. Per esempio, è possibile scatenare con immagini, suoni o odori, o con qualsiasi cosa che colpisca i nostri sensi, la produzione di dopamina, la cosiddetta molecola della felicità. Inconsapevolmente, il nostro cervello assocerà la sensazione di piacere con l'atmosfera o l'immaginario di un marchio o un prodotto, e ne sarà quindi manipolato. I risultati che emergono sono quindi a dir poco inquietanti, perché tali tecniche hanno aumentato sempre di più la penetrazione delle aree più irrazionali ed istintive, che ne fatti provocano la decisione ad acquistare, a votare un partito, a contrarre un mutuo, a commettere un atto criminale. Il punto di contatto con il cosiddetto "cervello rettiliano" - che controlla i bisogni e gli istinti innati dell'uomo, come quello sessuale, temporale, territoriale, gerarchico, spaziale e semiotico  - si sta avvicinando sempre di più, essendo un percorso scientifico assolutamente inarrestabile, vista la portata delle  ricadute della ricerca. Non bisogna infatti limitarsi a pensare che solo gli analisti di marketing abbiano il monopolio su questi studi, perché anche l'economia applicata alla neuroscienza ha dato origine alla neuroeconomia, che studia, grazie a tecniche di imaging cerebrale, l'influenza dei fattori cognitivi ed emotivi nelle nostre decisioni di acquisto. L'intera società è sottoposta ad una continua scannerizzazione, e quindi ad una manipolazione forzata, tale che le strategie e le campagne di marketing hanno creato una illusione di autonomia, e la stessa libertà di azione non ha più senso.
Le aree sensoriali colpite dal Neuromarketing

La prova di quanto diciamo è che questi metodi eliminano la necessità di esposizione obbligatoria di un marchio o di un logo, perché certi prodotti sono divenuti beni comuni che fanno parte delle nostre irrazionali decisioni.  I processi inconsci di identificazione, per l'appartenenza ad un gruppo, sono amplificatori formidabili a costo zero per il brand, come avviene ormai per Coca Cola, Apple, Google: non sono più dei marchi, ma delle sette, che hanno innestato nei loro consumatori delle convinzioni di fidelizzazione, di uno stile di vita, di un universo ideologico, toccando quindi i più elevati livelli di idealizzazione. Ciò che li ha resi così potenti, non è certo il prodotto in sé offerto, in quanto un consumatore critico potrebbe individuare degli ottimi surrogati, ma è la loro reale corrispondenza a "ciò che l'uomo desidera per essere soddisfatto", quindi in altre parte al neuro-ideale.

Non è infatti un mistero che McDonald abbia testato determinati profumi con l'IRM per indurre le persone ad immaginare che si trovino un ambiente sano e familiare, ma nega di aver manipolato i propri clienti, affermando che ogni tecnica di pubblicità, anche se molto affinata, è un mezzo di marketing e quindi è legale. Come McDonald, anche Unilever, Intel, McDonald, Procter & Gamble, MTV, Viacom, L'Oreal, e tante altre ancora, si sono rivolte a una società di neuromarketing, la Neurosense di Londra, che può dirsi detiene una sorta di monopolio di avanguardia in questo settore. Nel mondo agenzie di questo tipo sono davvero poche e concentrate per lo più in Belgio e negli Stati Uniti.  Secondo le stime, uno studio di neuromarketing costa circa 120.000 euro, una spesa tutto sommato accessibile per un grande brand, e nel tempo vuole essere reso disponibile anche alle piccole e medie società, per affinare ancora di più le campagne di marketing. Questa tendenza sta creando quindi un nuovo fenomeno, in cui una massa di ciarlatani del "Neuromarketing" pretendono di vendere alle imprese un "talismano magico" per entrare nella mente delle persone ed aumentare le proprie vendite. Una tentazione a cui sono esposte soprattutto le società in crisi, che vedono in questa nuova Bibbia la soluzione ad ogni loro problema, ignari che saranno solo ingannati, truffati e portati al fallimento. In realtà, organizzano una bella conferenza, nella quale cercano di vendere una serie di filosofie, una cartella di scanner di cervelli, e l'illusione che il loro marchio sarà testato in illustri laboratori: una truffa insidiosa e pericolosa, perché senza dubbio cercheranno  di rubare i brevetti e le conoscenze di tante società ed imprenditori.

Neuromarketing Conference

La progressiva diffusione di tali tecniche, è infatti l'obiettivo di fondo di un piano strategico molto più inquietante degli scenari di manipolazione dei consumatori, quale appunto la sottrazione di informazioni sensibili e la creazioni di miliardi di database che possano descrivere il funzionamento del cervello umano. Quindi, il vero interrogativo da porsi non è perché le neuroscienze vengano utilizzate a scopi commerciali, in quanto il marketing in sé ha un'etica discutibile, ma ormai accettato. Ci si chiede infatti come fanno dei semplici laboratori di marketing ad avere accesso ai servizi di IRM, e perché vengono utilizzati a scopi commerciali delle strutture mediche e personale specializzato finanziati con fondi pubblici. Quindi, il dubbio di fondo è perché gli Stati o la Comunità Europea non effettuano controlli più severi per impedire che vi siano infiltrazioni nelle ricerche scientifiche per soddisfare le esigenze delle multinazionali.  E' chiaro che siamo di fronte ad una ipocrisia europea, che ha dei danni inestimabili. 

Brevetto IRM L'Oreal
Il caso. La Francia, per esempio, è uno dei pochi Paesi UE ad aver affrontato questo problema in seno al Senato nel 2008, citando gli studi del professore Olivier Oullier, che mettono in guardia contro i rischi della confusione del neuromarketing con la neuroeconomia, in quanto quest'ultima è una disciplina scientifica rigorosa, che cerca di intervenire sui meccanismi di dipendenza, e quindi compensare anche i danni creati dal marketing. In base alla legge in vigore, una volta ottenute tutte le autorizzazioni, la società che non ha delle apparecchiature IRM si rivolge ad un laboratorio pubblico, ottenendo una retribuzione oppure una sponsorizzazione per la ricerca scientifica a scopi medici. Questa pratica, ormai molto diffusa, è stata dimostrata dall'esistenza di un brevetto depositato da L'Oreal (nr. EP 1 350 464 B1) relativo al "Processo di valutazione della sensibilità della pelle", la contiene invece la spiegazione della tecnica IRM. La ricerca è stata tra l'altro condotta  da professori del Laboratorio di Iconografia Funzionale della Facoltà di Medicina Pierre et Marie Curie - Pitié-Salpétrière. 

SMI Eye Tracking Glasses
La linea che divide privato e pubblico diventa talmente sottile, che rende gli Stati complici e altrettanto colpevoli di questa opera di tracciamento universale degli essere umani. Facciamo quindi un piccolo passo in avanti, e cercando di quantificare la portata del fenomeno che abbiamo dinanzi a noi, possiamo dedurre che il mondo stesso dell'informatica che utilizziamo quotidianamente - come Facebook, Youtube, videogames, applicazioni di Google e Apple -  è fatto da neuro-macchine che studiano il nostro comportamento e assorbono continuamente dati. Sono infatti delle macchine pensanti a tutti gli effetti, considerando che la loro stessa concezione e struttura si basa sulla neuroscienza. La grafica, la disposizione, i processi di lavoro, non sono stati concepiti a caso, bensì con l'obiettivo di soddisfare l'utilizzatore e indurre la creazione di dopamina, il cui uso smodato si traduce in dipendenza. La nostra società è ormai incastrata in un circolo vizioso di scambio continuo "di piacere e di dati" con queste macchine, programmate per studiarci come cavie.Pensiamo all'ultimo ritrovato della tecnologia del Bg G, i Google Glass, che ricordano proprio gli Eye Tracking, strumento di Neuroscienza, che effettua appunto il tracciamento di ciò che guardiamo, e quindi anche di tutto ciò che facciamo e come lo facciamo, dalla spesa nei supermercati, alla partita a scacchi, sino all'attività sportiva e intellettuale. 

Delineando uno scenario più futuristico, alcune ricerche dimostrano che  è possibile "leggere la mente" di un individuo con l'invio di un fascio di luce che possa leggere l'attività celebrale. Esistono già delle macchine pensanti che riescono ad associare un'immagine all'impulso elettrico emesso dal nostro cervello, e che un domani potranno arrivare a programmare robot, altri computer, o addirittura a progettare nuove specie di esseri umani.  Secondo gli scienziati, tra non meno di 10 anni, gli studi IRM non saranno neanche più necessari, perché l'accumulazione dei dati sarà tale da poter già definire con precisione i bisogni e i gusti delle persone, le loro scelte politiche, il loro stato emozionale, le loro premeditazioni criminali. 

Le macchine pensanti

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La teoria del crimine invisibile 

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Quanto spiegato deve quindi farci riflettere proprio sulla sottile pericolosità dell'uso delle tecniche e degli strumenti di comunicazione che si fondano sul neuromarketing, perché inevitabilmente andranno a plasmare degli individui-automi, a prescindere dal messaggio che essi veicolano. Un blog, un forum o un gruppo Facebook, fa incontrare delle persone e le spinge a postare commenti, a rispondere con tags e ulteriori immagini, innescando processi di piacere, ma anche di controllo collettivo seguendo la Psicologia delle Folle. E' molto semplice creare un movimento di contestazione anti-politico attraverso sistemi di neuro-comunicazione, che diffondono rapidamente le idee e sopraffanno chi la pensa diversamente, ma vanno anche ad amplificare frustrazioni e ad inculcare rancore. La cosa difficile è invece estrarre da questa massa  informe intelligenza creativa, che sia capace di prendere delle decisioni in maniera indipendente e possa confrontarsi con soggetti che non appartengono alla comunità che riconoscono. Combattere una guerra utilizzando le armi del nemico, provoca solo perdite interne e dispersione di energia, e non risolve nulla.  Esse giocano sulla nostra debolezza, la nostra disperazione e il nostro smarrimento, fanno leva sulle nostre frustrazioni per creare conflitti, confusione e dissenso, per distruggere ogni sentimento di  riscatto. Diversamente, avere coscienza della manipolazione e dei processi che possono farci cadere in errore, permette di difendersi e di passare al contro-attacco. Sebbene le grandi multinazionali siano potenti ed invincibili, non sono anche irriducibili: un gruppo di persone, libere e non soggiogate da sovrastrutture di massa, può sferrare attacchi durissimi e creare delle isole di libertà.  Associazioni di consumatori, organizzazioni di professionisti, gruppi di intellettuali, possono mettere la propria intelligenza a servizio della collettività, per difendersi dai sabotaggi, dagli sciacallaggi e dalle rapine delle corporations.

19 marzo 2013

Ci chiamarono complottisti

Il mito della caverna di Platone
Resterà una vana illusione la tanto attesa rivoluzione che il cosiddetto ‘movimento del web’ ha previsto, lasciando dietro di sé terra bruciata e delusione in chi ha creduto di poter cambiare il sistema. Questa osservazione non vuole essere un’espressione politica, bensì solo l’amara constatazione scaturita dall’analisi della manipolazione demagogica che è stata effettuata sulle masse, grazie agli efficienti strumenti forniti dal web. Tutto sembra facile, campagne elettorali e conferenze mondiali in streaming senza alcun dispendio di denaro pubblico, comunicazione trasparente e partecipazione collettiva. Un miraggio che diventa realtà, se si pensa che il costo della politica si aggira intorno a 1-2 miliardi di euro. Ma quello che può sembrare un’utopica realtà, alla portata di tutti e a costo zero, si rivela un’arma a doppio taglio, consegnando nelle mani dei ‘nuovi Banchieri’ le chiavi per comprendere e quindi raggirare l’elettorato italiano. L’entità che infatti si annida dietro questo movimento, non è il frutto di un complotto degli Illuminati o del Nuovo Ordine Mondiale, non è una lobby petrolifera o del nucleare. 

Il fenomeno del grillismo è davvero il prodotto del Web, e quindi delle lobbies della cybernetica, dell’open source e delle multinazionali dell’informatica. Google, You Tube, Yahoo, Facebook, Skype, ecc., sono i nuovi banchieri, che non avranno bisogno di petrolio perché è cambiato il controvalore economico. "La crisi è proprio questo, è l’ingresso della cybernetica nella produzione reale, la distruzione del controvalore numerario di oro e valuta, per far posto all’unità di valore intellettuale cibernetico, che può essere il click dei banner, il download e il numero delle ricerche: questi saranno i parametri che misureranno le nostre prestazioni intellettive, la compravendita di servizi e merci, e la stessa visibilità sociale" ( Da Etleboro, “ISP e informazioni: banche centrali e moneta del futuro”, 17 dic 2008). 


Società come You Tube e Facebook,  forniscono in maniera gratuita gli strumenti , per far  sì che si vengano a creare dei movimenti spontanei che possano utilizzarli per comunicare. Anche se non si condividono i metodi e gli applicativi imposti, con il tempo non si potrà fare a meno di loro, entrando inevitabilmente negli usi e costumi quotidiani. Non è necessario essere d'accordo con loro, ma impongono che tu gli dia fiducia, anche se loro non si fidano di te. Dovremmo cominciare a fare un po’ di conti, e quantificare il costo ipotetico d a sostenere per far riecheggiare nell’etere il suo Tsunami Tour in diretta streaming in HD, con migliaia di utenti collegati in tutto il mondo. L’effetto domino è stato simile a quanto accaduto con la Primavera Araba e i movimenti di Occupy , dove tutto è stato organizzato attraverso blogger e attivisti anonimi, sapientemente addestrati per diffondere idee e simboli sintetici di false rivoluzioni. Il tutto amplificato dall’accreditamento dei media internazionali, che hanno presentato al mondo “il volto della resistenza al regime”, consacrando loro il ruolo di opposizione ufficiale ai poteri da abbattere. Nella realtà, le rivoluzione amare del “Game Over” di Egitto, Libia, Tunisia e Algeria non hanno fatto che riportare la bandiera di Al quaeda nel Nord Africa, fanatici tagliagole e violentatori, che hanno preso il posto di quella che era chiamata democrazia del web (Da Etleboro, "I mercenari della democrazia", 7 ago 2012 - "Un'arma di distruzione di massa digitale, 23 giu 2011 - "La rete di Soros che finanzia il crimine invisibile", 10 mar 2011)

Ecco la rete dei Grillini.
La struttura piramidale su cui sono stati progettati
i sistemi di controllo delle masse come Blog e Forum.

Oggi si è caduti invece nel ridicolo, e si vuole presentare delle società private come un simbolo di garanzia democratica. E pensare che fu proprio la IBM a vendere alla Germania Nazista i sistemi per catalogare gli ebrei, creando le prime macchine di calcolo dei dati, mentre oggi i Mormoni battezzano i morti per ampliare gli adepti che "discendono dalla setta", grazie alla più grande catalogazione delle anagrafi di oltre 100 paesi, grazie ad un imbroglio informatico. Le società cibernetiche si sono già appropriate dell'esperienza delle sette, e stanno studiando sistemi che consentiranno di aggiornare un profilo anche da morto, manomettendo la vita storica degli esseri umani.  Non è altro che business, che va oltre lo Stato, con un piano strategico che porterà ad accumulare soldi e ricchezza, grazie ad un patrimonio inestimabile. "Le masse occidentali infatti credono di avere un potere e dei diritti, ma è così solo in apparenza: con il tempo le loro prerogative sono passate nelle mani di speculatori, delle holding dell’informazione. Questi, tramite il loro potere di comunicazione, muovono le masse facendo leva sui loro consumi. Gli "invisibili" - come chiameremo le entità economiche che gestiscono questo sistema vitale - hanno capito che, nutrendoci con dei beni materiali e culturali medio-bassi, possiamo essere manipolati mediante un piccolo slogan e dei discorsi politici. Le masse, utilizzando Twitter e Facebook, non fanno altro che alimentare i potenti fornendo loro le proprie informazioni. Tali meccanismi ci fanno capire come "emigrano" gli interessi delle grandi multinazionali verso il consumo e le risorse da sfruttare" (Da Etleboro, "La macchina pensante", 11 dic 2008) . 

Di fatti, mentre la democrazia costruita nei secoli dall’umanità è basata sulla fiducia, questi sistemi piramidali – come Facebook, Twitter - consentono un tracciamento di fondo ed automatico, perché ognuno inserisce la propria informazione, fornendo alla società che ne detiene la proprietà e i codici sorgente l’accesso ad un’immensa banca di dati. Attraverso l’analisi semantica, le società di gestione dei dati tracciano i profili degli individui e quindi di intere società: preferenze nei consumi, interessi intellettuali, ma anche frustrazioni, sentimenti, desideri. Una preziosa risorsa, insomma, per creare delle campagne elettorali perfette, sincronizzate e perfettamente aderenti alle prospettive degli utenti (Da Etleboro, "Facebook e il mondo degli inutili", 29 dic 2008). 

Ed in effetti la parola “utilizzatore” e non “cittadino” è più adeguata per definire queste masse informi che popolano forum e blog, accaniti sostenitori di Youporn, scansafatiche e segaioli, che hanno creato il loro alterego sdoppiato di ipocrisia in Facebook. Tuttavia, questa onda anomala che si vuole provocare può funzionare forse in America, dove le persone sono ridotte al minimo storico di civiltà educativa, non conosco neanche più i sentimenti, si amano attraverso un PC e si nutrono di chimica. Creare dei movimenti di frustrati e di disperati, dei movimenti di cloni di individui mobbizzati dal lavoro, rischia di degenerare in una società come la nostra in “esercito di kamikaze”, e qualcuno dovrà prendersi delle responsabilità.  Ogni pseudo rivoluzione architettata si chiama shock di civilizzazione, e serve quando la bolla sta per scoppiare, e dare l’impressione di cambiamento. Tutto questo è controllato, schematizzato e ben definito, ecco perché non crediamo.

Quando si vuol far credere che è la società civile che sceglie, e che la democrazia diretta ti porta al potere facilmente, è lì che bisogna riflettere. Anni fa ci chiamarono complottisti, perché parlavamo della crisi moderna causata dall’ingresso non regolamentato della cybernetica nei nostri sistemi industriali. Abbiamo avuto il coraggio di resistere, tra il male e il bene, tra il Bianco e il Nero, ma pochissimi ci hanno capito. Purtroppo l'ignoranza dei cittadini deve confrontarsi con il mondo reale, e  vedremo solo allora se Facebook darà la soluzione. Lasciate quindi   tastiera e Ipad, riaprite i libri nelle biblioteche, e leggerete la vera scienza.

04 marzo 2013

Dopo il 'web' l'era della Cybernetica

Le recenti vicissitudini politiche hanno evidenziato la potenza e allo stesso tempo l'insidiosità del web come strumento di propaganda e di rassembramento delle masse. La distruzione dei partiti per far posto alla democrazia del web potrà in futuro provocare crisi politiche governate dal caos, dinanzi al quale i cittadini si troveranno totalmente privi di qualsiasi tipo di protezione, che prima era garantito dal filtro della politica. Ci prepariamo quindi ad entrare in una era in cui una legge chiara sulla cybernetica sarà di vitale importanza per la sicurezza nazionale. Occorrerà infatti difendere il Paese dalle aggressioni di entità e   lobbies sovrastatali pronte ad appropriarsi della conoscenza, delle informazioni sensibili e del patrimonio delle aziende strategiche. 
Oggi si chiedono  nuove regole di  controllo per i software che gestiscono banche, ferrovie, energia e telecomunicazioni, che dovranno essere omologati dagli organi del CNR e dello Stato. Allo stesso modo, se gli italiani vogliono diventare una "democrazia diretta" e mettere online tutte le informazioni delle aziende strategiche, dei meccanismi di governo e dei regolamenti istituzionali del paese, è necessario imporre delle regole di controllo. Non possiamo infatti affidare a Google, Youtube e Facebook la gestione e l'organizzazione della politica italiana, perché sono pur sempre società private, espressione di lobbies internazionali, contro le quali non possiamo combattere. Non possiamo essere rappresentati da associazioni di categoria che sono sovvenzionate da lobbies, ma dobbiamo trovare una strada nostra, che non sia quella descritta dai giganti di software americani. Bisogna infatti capire che quella del "grillismo" non è una soluzione e l'esempio di Parma insegna: il termovalorizzatore è stato comunque costruito, anche con le firme e la ratifica della procura. Dunque adesso è lo Stato che viene messo in discussione, senza essere preparati a dare una valida alternativa di governo sostenibile.



La terra promessa del web

28 marzo del 2008


Ciò che prima rappresentava la televisione, come fenomeno che molti hanno definito il cancro del sistema, oggi è costituito dal web. Con quella contraddittoria apparenza democratica, la rete è divenuta lo stereotipo della strumento della volontà popolare, dando vita così a community particolari, a spazi virtuali in cui tutti vogliono esprimere la loro voce, a movimenti di controinformazione. Dietro tutto questo, non vi è altro che finzione, un muro invisibile, che si attraversa per perdersi all'interno di esso.
Burattinai reggono le fila di questo spettacolo, si muovono nella rete come delle strutture invisibili, che forse sono ben evidenti ma nessuno vuole vedere, ma sicuramente sono sempre gli stessi che si rivendono ogni volta. Nella giungla di quello che è diventato il web possiamo distinguere la nuova professione dei commentaristi, che "lavorano nei forum" come vere e proprie macchine di disinformazione. Accerchiano il proprio obiettivo e strumentalizzano le sue parole e le sue idee per raggiungere con la manipolazione il proprio scopo. Creano intorno ad esso elogi, apprezzamenti, poi critiche e polemiche, che vanno alla fine a svilire totalmente l'obiettivo che era stato prefissato. Lo schema che vi proponiamo spiega così come il forum, pian piano agisce contro l'idea che viene individuata come antagonista.


 Nel nostro viaggio, abbiamo così incontrato una miriade di piccoli personaggi che escono alla luce se toccati da particolari temi, per poi scomparire nel nulla. Le loro armi sono l'etichettare, il diffamare, il distorcere, la propaganda, postando a raffica dei commenti inutili, nascondendosi dietro dei nick falsi.

 
Così il "ragno" della community manipola la sua community, creando false identità, complimentandosi con se stesso e ponendo domande stupide solo per risaltare la sua stessa intelligenza. In alcuni uffici politici, questi ruoli vengono definiti utenti sintetici, per indicare una massa di identità virtuali inesistenti. In realtà, questo sistema libero del Web sdoppia i personaggi : quelli che crediamo siano dei violenti, in realtà non lo sono e scopriamo che c'è solo propaganda, altri invece, che crediamo siano dei giusti, scopriamo che sono molto pericolosi. È il nuovo stile dei commentaristi, e per divenire tali basta avere accesso all'internet, creare un forum con delle pubblicità, e accogliere attorno al proprio forum un piccolo gruppo di utenti sintetici che andranno a colpire una persona, per diffamarla e screditarla.
Questa è la povertà in cui siamo caduti, e quella che noi definiamo "democrazia dal basso" ci sta rovinando, perché non usiamo la rete per arricchire il nostro sapere, per crescere economicamente grazie all'aiuto della telematizzazione, ma per sfogare le nostre frustrazioni, come puro svago disinteressato. Tutto si riduce ad uno sterile "copy and paste", ad un commento del commento che non porterà certo alla verità. Ciò che per esempio fa Beppe Grillo, è solo una grande campagna di marketing per vendere se stesso e il suo prodotto di "sarcasmo" sui drammi della nostra società, per poi strumentalizzare la massa. Anche Marco Travaglio, che in qualità di giornalista commenta degli atti pubblici accuratamente selezionati, resta nella sua visione di settarismo senza dare alcun vero contributo alla scoperta dei sistemi giuridici invisibili che proteggono i potenti, di qualsiasi schieramento politico essi siano. Non è questo il giornalismo di investigazione, ma un eterno commentare degli atti a tutti disponibili, perché l'accesso alle fonti è troppo costoso per portare avanti una vera inchiesta.

Queste dunque sono le forze che giocano e ribaltano il web, con gli stessi meccanismi che un domani condurranno le campagne elettorali, promuoveranno progetti di legge e politiche sociali. Per tale motivo, bisogna chiedersi quale sia il loro scopo, a cosa servono, e perchè hanno creato sistemi di "opinionisti" da quattro soldi, di "pensatori", che aggrediscono chiunque si presenti con un'idea diversa. Se oggi si vogliono abbattere queste barriere, una società, un partito politico, una qualsiasi struttura, dovrà creare un sistema cybernetico suo e non già predisposto, perché è stato concepito per usarci.Tutto questo porta ad uno spirito di contraddizione in continua crescita, perchè chi ha creato queste strutture sa come manipolarci. Il web e la rete sono il miraggio, la terra promessa che non esiste, quella democrazia che non verrà mai realizzata. Inconsapevolmente, tutti si accaniscono a scrivere nei forum, e senza volerlo si rendono partecipi della grande cospirazione che vuole la creazione di una realtà sintetica.

23 giugno 2011

Un'arma di distruzione di massa digitale

La guerra cybernetica è già iniziata e il terreno di scontro è l'Europa, e senza dubbio l'Italia. Concluso l'ennesimo attacco dimostrativo, l'Italia continua a subire i colpi del 'fuoco amico', che sembra si stia preparando per sferrare un'offensiva ben più dura. Dopo il black-out delle Poste Italiane, attribuita proprio all'inefficienza del sistema IBM-Lotus, si potrebbero verificare incidenti simili anche con treni, banche, telecomunicazioni, centrali, multe dell'Agenzia delle Entrate. Una regia ben architettata, attuata dall'unione tra Stato e società private. I cosiddetti legionari che sferrano attacchi di oscuramenti di web-site di istituzioni e organizzazioni, in uno nome di una rivoluzione sintetica, non sono che l'immagine riflessa di un sistema che hanno alle spalle ben più complesso. In questo cyberspazio, fatto di diverse dimensioni, operano forze molto potenti trainate dalle grandi multinazionali dell'informatica, che agiscono con una regia sovranazionale e dei Governi più tecnologicamente avanzati. Il crimine invisibile denunciato dalla  nel 2006 come vera e propria arma offensiva, rappresenta oggi il punto cieco delle intelligence di tutti i Paesi, che stanno correndo ai ripari perchè la minaccia è seria.

Armi silenziose. La cyberwar si combatte oggi con le 'armi di distruzione di massa digitale', ossia software che agiscono come virus ma hanno all'interno una sorta di 'intelligenza artificiale' che detiene le chiavi per entrare nei sistemi che intendono attaccare e sabotare. I test e le prove tecniche di tutti questi anni, stanno oggi trovando applicazione con una lenta ed inesorabile escalation, sino ad infiltrare le strutture più impenetrabili. Le società e le istituzioni vengono pian piano disseminate di problemi informatici, lenti e duraturi, che vanno a logorare il loro sistema interno, a controllare il traffico di informazioni e a rubare dati. Il nemico invisibile che abbiamo dinnanzi a noi non è certamente l'hacker che si maschera da 'Anonymous' e abbraccia una rivolta populista, bensì una macchina pensante creata da quelle stesse società che creano e vendono i propri software gestionali ad imprese e Governi. Se IBM, Siemes, Windows, Lotus realizzano il 90 per cento dei sistemi informativi utilizzati da Banche, Stati e Società, vuol dire che il cuore del potere di racchiude nelle loro mani, in quanto conserveranno sempre i codici sorgenti e le chiavi per poter entrare nei terminali e nei server dei loro 'clienti'. Non vi è oggi alcuna normativa statale efficace fino al punto da poter avere la totale certezza che i sistemi da loro ideati non verranno puntualmente violati dall'esterno da virus o hacker.

D'altro canto, sono venuti alla luce software invasivi (come lo stesso Stuxnet) il cui studio ha dimostrato che sono stati costruiti avendo a disposizione tutti i dati e le coordinate dei loro bersagli, lo spettro delle frequenze di connessione, la collocazione dei dati, i tempi di azione, insomma hanno all'interno l'intera mappa del sistema da colpire. Spesso hanno anche un programma-traccia in grado di occultare l'intrusione, facendo credere al server o al terminale che controlla gli accessi, che tutto procede nella totale normalità. Si può concludere che per elaborare questo avanzato tipo di virus, occorre avere una reale conoscenza del proprio obiettivo, che può essere sia diretta (dunque mediante la casa madre del software) che indiretta, mediante hackers che fungono così da capri espiatori. Di fatti tali sistemi necessitano di una continua manutensione e aggiornamento, di macchine ed elaboratori molto complesse ed inesistenti sul mercato, insomma di una struttura che può essere mantenuta solo nell'ambito di progetti che vedono il coinvolgimento di società, politica e Governi. Si pensi ora alla potenza deleteria di questi attacchi attuati contro centrali elettriche, dighe, sistemi radar, traffico aereo, catene di montaggio industriali, treni, banche e sistemi postali, insomma contro ogni tipo si sistema che utilizza un sistema informatico. Questi virus infatti sono generici, non hanno elementi specifici e non hanno bisogno di un particolare mezzo per bombardare, perchè si possono trasferire anche mediante apparecchi elettronici di uso comune, come notebook o pen-drive. Basta diffonderlo quanto più possibile, e una volta fatto diventa un'arma di distruzione di massa digitale. L'esposizione quindi diventa massima per i Paesi più tecnologicamente avanzati come Stati Uniti, Europa e Giappone. Se si restringe poi ancora di più la cerchia delle menti ingegneristiche di tale arma di distruzione, possiamo individuare anche un solo Paese in grado di possedere ed usare questa tecnologia, e sono proprio gli Stati Uniti.

Macchine dei messaggi. Non dimentichiamo che proprio in America ha origine il fenomeno WikiLeaks, presentatosi al pubblico come progetto della 'Intelligence del Popolo' che avrebbe fatto giustizia con il sabotaggio dei Governi. In realtà WikiLeaks ( da noi definita appunto 'macchina dei messaggi') non avrebbe mai potuto scatenare una guerra mediatica globale, orchestrando non solo il furto dei dati, ma anche la chirurgica scelta delle informazioni da pubblicare su media internazionali. Informazioni tra l'altro che non costituivano un 'segreto', bensì analisi di fonti aperte da parte di diplomatici, che tuttavia ottenevano l'effetto sperato nella manipolazione degli eventi. La natura del progetto di Assange viene rivelata nelle prime battute proprio dalla Etleboro, e dunque anche il suo collegamento con la CIA e con la Fondazione Soros e che i nobili scopi di cui si fa promotore nascondono grandi mezzi autoritari. Partendo da un piccolo fondo per non destare sospetti, WikiLeaks diventa poi un progetto da 100 milioni di dollari, perchè le agenzie di intelligence contractor del Pentagono e della CIA sono ben note per le attività di riciclaggio di fondi neri, mantenendo così il rubinetto del Congresso sempre aperto. Così, accademici, dissidenti, aziende, imprenditori, spie, agenzie di intelligence di altre nazioni, interi paesi, vogliono far parte di questa enorme partita e cominciano a giocare. Tuttavia la concorrenza è feroce e le accuse inevitabilmente scattano anche se lavorano insieme. La Cina già riceve da parte degli USA grandi fondi attraverso le attività umanitarie, come i Paesi ex sovietici, Africa e Sud Africa, ma anche Gran Bretagna, Europa, Medio Oriente e Corea.

Internet sicuro. I progetti informatici del tipo 'Internet Invisibile' o Anonymous servono così ad un duplice scopo. Da una parte si va ad alimentare quella sfera grigia delle intelligence, finanziando attività clandestine con la cooperazione di società private, che possono così prendere il controllo delle informazioni sensibili e usarle per proprie attività lobbistiche. Dall'altra parte, si crea uno stato di 'terrorismo cybernetico' controllato da programmi governativi, che hanno come scopo quello di sabotare i sistemi informatici di Stati (amici e nemici) e controllare così i propri alleati o avversari. Il protrarsi di questi attacchi porterà poi al conseguimento di un altro obiettivo, molto più profondo, ossia quello di far sorgere l'esigenza di un 'Internet sicuro certificato'. In altre parole, il loro scopo è quello di dare vita ad un'altra galassia di internet, in cui potranno accedere solo sistemi la cui sicurezza e non-pericolosità viene certificate da società ed entità specializzate. Sarà questo il mondo della cybernetica, dei database, di users e codici ID, un mondo fatto di usura invisibile, in cui la nostra identità a disintegrarsi nei circuiti informatici gestiti da multinazionali e da data-center. L'usura si tradurrà invece nel valore che tutti dovremo pagare per accesso alla rete, per cui sarà quantificato in termini di dati che riusciremo a trasmettere o ad acquisire. In alternativa gli Stati dovranno dotarsi di nuove leggi, di commissioni parlamentari di inchiesta, di un nuovo codice e di una forza di intervento che vada a sanzionare e bloccare ogni abuso o tentativo di effrazione.

D'altro caso, Internet come lo conosciamo oggi è destinato a scomparire, e i segnali di cedimento sono visibili, e vanno dalla crisi dei socialnetwork al fallimento delle società di web-site, e dello stesso motore di ricerca una volta toccata la sua massima espansione. I sistemi centralizzati sono destinati alla crisi perchè distrutti dagli effetti della ridondanza, e dunque dagli scontri 'interni' creati dalla saturazione e dal caos nelle comunicazioni. Essi saranno sostituiti da sistemi basati su una struttura 'distributiva' e sulla condivisione delle informazioni. Internet sarà quindi il veicolo della cosiddetta 'green economy', le banche e le telecomunicazioni diventeranno una cyberbank. Le banche centrali avranno invece il loro controvalore nella ricchezza energetica e nelle materie prime. L'energia elettrica da fonti rinnovabili sarà il nuovo petrolio, mentre le interconnessioni saranno le nuove pipelines. E' in atto quindi una vera e propria trasformazione del sistema economico, e come sempre accade in questi momenti congiunturali, si scatena una guerra aperta per fissare i punti strategici della nostra ricchezza economica. Un'era non molto diversa da quella in cui Enrico Mattei decise di creare l'ENI per dare all'Italia energia a sufficienza per la propria ripresa economica, senza sottostare al dictat delle Sette sorelle. Allo stesso modo, oggi l'Italia vuole costruire un polo energetico basato proprio sull'Energia verde e sulle interconnessioni con i Paesi del Mediterraneo. Un progetto questo che avrebbe il duplice scopo di valorizzare il know-how tecnologico italiano, ma anche di garantire la ripresa dell'economia, che passa soprattutto attraverso le piccole e medie imprese. Ovviamente le lobbies petrolifere non vogliono l'indipendenza energetica dell'Italia, e hanno così attuato una strategia del sabotaggio, che passa attraverso la disinformazione nei media, la confusione con il sollevamento delle associazioni e dei movimenti popolari, gli attacchi informatici delle imprese. Anche la lotta Berlusconi-Gruppo de Benedetti è una schermaglia interna per le concessioni energetiche, in cui la politica c'entra ben poco, nonostante sia stata il campo di battaglia di tante guerre. La soluzione, infatti, sta proprio nel superare i circoli viziosi della politica, con la ricostruzione di un tessuto sociale di persone che fanno gli interessi dello Stato. La reazione all'offensiva, per essere efficace, deve essere rapida e devi tradursi nel ricompattamento delle intelligenze italiane e delle aziende produttrici e veicoli di conoscenze. La risposta deve essere invece decisa e mirata, anche attraverso atti dimostrativi contro ONG, media e personaggi che fomentano la campagna denigratoria contro l'Italia. Quanto più veloci saremo, tanto più avremo difeso la nostra sovranità ed integrità territoriale.

06 dicembre 2010

Lo scontro tra potere ortodosso e lobbies della cybernetica

L'offensiva sferrata da Wikileaks ha catturato l'attenzione del mondo diplomatico e politico internazionale, insinuando così il dubbio che gli equilibri che oggi reggono le relazioni bilaterali e mondiali siano più instabili e precari di quel che si pensava. Una fuga di informazioni dalla rete delle ambasciate e del Departement State degli Stati Uniti apre molteplici scenari su cui gli analisti si interrogano. Tra le teorie più accreditate vi è quella secondo cui Wikileaks sia davvero una rete che vuole sabotare Washington, o l'amministrazione Obama, ed in particolare il sistema diplomatico americano: mostra com'è cinico, che agisce come se i Paesi fossero un suo dominio, ed i governi dei burattini, mostra che gli ambasciatori sono ambigui e doppiogiochisti, insomma che non sono più una controparte da ascoltare nel tutelare l'ordine mondiale. Da qui l'idea che Wikileaks voglia una nuova era, in cui mettere a nudo i potenti del passato. In secondo luogo, vi è la teoria del sabotaggio, ossia che la stessa amministrazione americana abbia creato un sistema per sabotare gli accordi con la Russia, e così la sua tela di Stati che la rendono sempre più forte ed un'inattaccabile controparte della NATO, oppure per isolare l'Iran all'interno del mondo arabo e continuare la strategia della tensione.

Questione energetica è un bersaglio. Entrambe le tesi sono verosimili, perché spiegano le reazioni degli Stati e della stessa America, rendendo perfetto questo teorema. Wikileaks attacca Berlusconi, e Hillary Clinton chiede scusa, mentre alle forti critiche dei rapporti interconnessi con Putin tutto tace da Washington. Tuttavia Russia e Italia rispondono con il rafforzamento della partnership energetica e del progetto del South Stream, che assume così aspetti sempre più complessi. Il Governo italiano e quello russo hanno confermato gli accordi di costruzione e dato a tale unione un nuovo volto, in considerazione di due operazioni societarie strategiche. Viene ratificato in primo luogo l'accordo trilaterale tra Russian Post, Poste Italiane e Finmeccanica per l'ottimizzazione della rete logistica (technology, operating and logistic system) e lo sviluppo di servizi innovativi (financial services and treasury, products and services supply) - senza però dimenticare che l'autorità postale controlla parte dello scambio dell'informazione sulla rete internet. In secondo luogo, Eni avvia il processo di vendita dei gasdotti Tenp e Transitgas, ossia la rete di interconnessione rispettivamente con Germania e Olanda, e con Svizzera e Francia, in cui si potranno probabilmente inserire 'partner terzi'. Allo stesso tempo, la Cassa Depositi e Prestiti, controllata del Tesoro e da un gruppo di Banche, diventa il nuovo socio dell'Eni, attivando lo swap delle partecipazioni detenute in Poste, Enel ed Stm. Le Banche italiane sembrano lasciare le Poste per privilegiare l'Eni e i suoi progetti nel settore del gas.

Intanto, Turchia e Russia confermano la loro volontà a costruire l'oleodotto Samsun-Ceyhan (dalla costa del Mar Nero al Mediterraneo) e così lo stesso South Stream, che necessita pure sempre del via libera di Ankara per la sua realizzazione. Non dimentichiamo infine la Bulgaria, altro Stato strategico per il gasdotto russo, che ha confermato la sua 'fedeltà' a Mosca, suggellando anche l'accordo sulla centrale nucleare di Belene, e i Balcani dove Gazprom miete consensi dalla Croazia sino all'Albania per la gassificazione della regione. Rapporto Mitrokhin: un precedente. E' proprio sulla questione energetica che ruota il 'caso Wikileaks', perché tra mito e realtà esiste la linea invisibile del vero braccio armato degli Stati, che sono le intelligence-ombra, che si sono già scontrate con il famoso caso del Dossier Mitrokhin. La raccolta di 3.500 report, destinati a 36 nazioni, e redatti dal servizio di controspionaggio inglese - SIS sulla base delle note manoscritte da Vasilij Nikitič Mitrokhin, ex archivista del KGB, fu esattamente 'una fuga di notizie segretissime' relative ad un arco temporale abbastanza ampio, che mostrarono i lati oscuri dei rapporti con la Russia. Una parte di questi erano relativi all'Italia e vennero consegnate al SISMI dal 1995 fino al 1999 (fine guerra in Bosnia - anno del bombardamento NATO alla Serbia) e corrispondono a un arco temporale che va dal 1917 al 1984. Oltre a causa della complessità della verifica dei singoli eventi e della comprensione della sua realizzazione, l'importanza del Dossier Mitrokhin è stato messo in dubbio anche perchè parte delle informazioni erano vere e già note ai servizi italiani, poste poi accanto a molte che erano false e che hanno contribuito a creare caos, in un periodo di transizione per il blocco sovietico. Lo stesso meccanismo è venuto alla luce nel 2006 , con la morte dell'ex agenteAleksandr Litvinenko e la riapertura del caso del dossier Mitrokhin, che parlava di un gruppo di agenti speciali russi (spetsnaz) definito "Dignità e onore". I 'documenti segreti' accennavano all'esistenza di ex agenti del Kgb che stavano conducendo la loro guerra fredda "contro i dissidenti del regime di Vladimir Putin". Stiamo parlando di un periodo in cui l'Italia, con Romano Prodi, poneva le basi per la costruzione del South Stream e dell'alleanza tra ENI e Gazprom, per fare del gas la fonte energetica del futuro. Il servizio segreto ortodosso. Allora, un'analisi lucida e sistemica  (si veda; "Dignità e onore": la copia strumentalizzata del Servizio Segreto Ortodosso) ha rivelato come il dossier Mitrokhin e il servizio parallelo di "dignità e onore" non era altro che una tecnica per colpire in realtà è il 'servizio segreto ortodosso'. Stiamo parlando di un'entità, la cui struttura è stata descritta per la prima volta proprio , che rappresenta un "servizio segreto parallelo che riunisse in sé i dissidenti del servizio di spionaggio al solo scopo di formare una forza invisibile e interna agli Stati". Si definisce "giusto" perché va a colpire un personaggio debole e ricattabile del sistema, costruendo su di lui un dossier e fruttano la sua posizione di debolezza per raggiungere determinati scopi. In questo modo il servizio ortodosso ha costruito una rete di contatti parallela agli Stati, in modo da collocare all'interno di ogni struttura strategica, società o istituzione, un proprio uomo fidato e dare vita ad una zona di influenza. È su questo sistema che la Russia ha creato sulle proprie ceneri un impero economico, posizionando in ogni stato e all'interno delle più grandi società un proprio contatto in modo da ottenerne il controllo. "Chi ha creato il servizio segreto ortodosso è stato intelligente perchè aveva già predisposto meccanismi che impedissero che il nemico potesse pronunciarlo e farlo uscire allo scoperto. Questo sistema esiste ed è ben saldo, ha il potere di usare tutti i mezzi per la razionalizzazione di tutte le società più importanti, in modo da colpire l'economia di uno Stato attraverso il controllo dei suoi politici o delle persone che contano davvero", 

Mitrokhin è stato un dossier studiato in ogni suo aspetto, in modo che nessuno potesse risalire alla verità proprio perché è stato scritto da fonti anonime, gestito da commissioni anonime create ad hoc per fare un po' di scena e far rientrare il caso nell'immaginario collettivo. Dell'esistenza del servizio segreto ortodosso abbiamo prove ogni giorno, ed è quello che crea alleanze tra società e gruppi, che crea progetti per pipelines ed infrastrutture, è l'anticamera degli incontri più critici, è ciò che alcuni definiscono lobbying. Esistono infatti dei 'collegamenti non convenzionali', costruiti da elementi dei servizi segreti che hanno un ruolo ibrido, a metà strada tra sfera interna ed esterna, essendo legati principalmente a lobbies. Una società ha una fascia non convenzionale che prende contatti con la sua controparte russa, ed inevitabilmente durante la gestione di tali rapporti si verificano delle distorsioni. Tuttavia nessuno può individuarli o in maniera diretta, perché scontrarsi con questo sistema sarebbe come fare la guerra totale e decretare la fine delle stesse lobbies che tentano di far cadere i governi. Forse è ciò che cerca di fare l'America ancora una volta con il suo progetto cybernetico.

Wikileaks e il crimine invisibile. In tale ottica, Wikileaks è la versione evoluta del Dossier Mitrokhin, avendo a disposizione nuovi strumenti di comunicazione ed una tecnica più affinata. E' oggi un sistema congeniato nei minimi dettagli che segue uno schema ben preciso, un progetto di propaganda per il controllo dell'internet - massima espressione del coinvolgimento delle masse all'interno della rete - che, sdoganando il segreto, attua una sorta di vaccinazione delle persone. Il crimine invisibile dell'eliminazione del segreto porta all'accettazione delle scelte difficili, di un evento non condivisibile ma necessario. Questo è ciò che l'Osservatorio  ha affermato prima della pubblicazione dei documenti, ben sapendo che all'interno dei famosi dispacci delle ambasciate vi sarebbero state inserite solo mezze-verità, che dovevano fare da veicolo per le falsità più grandi ed innestare nelle persone un'idea, in modo da poter manipolare di nuovo gli eventi a proprio favore. E' questa la nuova frontiera del contro-spionaggio, per la produzione del consenso e il controllo del dissenso, per servire gli interessi della classe dirigente. Wikileaks è una 'macchina dei messaggi' e ha al suo interno delle intelligenze artificiali, visto che i suoi fautori sono anche i proprietari delle lobbies dell'informatica e dell'informazione, costituite da software, server, motori di ricerca, computer non convenzionali, intelligenze artificiali, data center, società di elaborazione di dati statistici. Utilizzare le vecchie tecniche di base come la propaganda e il complottismo, cattura ogni singolo messaggio, inserendolo in un comando unificato che è a sua volta diviso in compartimenti e cellule (camere stagne), tale che tutti finiscono per essere inghiottiti da questa macchina di intelligence, senza essere consapevoli di essere fornitori "delle proprie idee", mentre sono soprattutto i dissidenti i soggetti interessanti.

Lo strumento ideale per l'attuazione resta quella classica del 'Dossier Mitrokhin': divulgazione di segreti ufficiali, semplicemente perché la classificazione su un qualsiasi pezzo di carta come "top secret" rende vero tutto ciò che è falso . Ad esempio, il rapporto segreto della missione NATO International Security Assistance Force nel 2006 individua Bin Laden come leader dei talebani e Mullah Omar leader della città pakistana di Quetta. E' questo un sillogismo anti-dissidenza dell'11 settembre , in quanto accreditando come vera al figura di Bin Laden, in un documento segreto, si va a confermare l'esistenza della guerra al terrorismo. Usare quindi il segreto per giustificare indirettamente un conflitto è un crimine invisibile. Il ruolo dei media e dei social networks è quello di essere il centro-accreditamento bugie, in virtù della regola "tutto ciò che si vende si può pubblicare". Il sillogismo anche stavolta è semplice. "Si tratta di notizie vecchie che confermano solo ciò che "tutti" sanno già. E' contrassegnato come segreto, ma gli eventi sono veri e anche i nomi dei relatori, quindi non è un complottismo. Si parla contro i politici quindi è libertà di stampa, in nome di una causa più grande" .

Nuovi scenari. L'intelligenza artificiale che sta dietro questo grande progetto non può certo appartenere ad un'organizzazione che agisce senza scopo di lucro, è chiaro che è invece espressione di quelle che potremo chiamare le 'Nuove Banche', ossia entità che possiedono dati e strumenti forti a sufficienza per sferrare le loro guerre. Ciò che unisce i vecchi conflitti congelati con la nuova era è proprio lo scontro tra le lobbies della Cybernetica, che fa delle informazioni e della speculazione un mezzo di ricchezza, e il potere ortodosso, simbolo dell'alleanza tra la Chiesa Ortodossa e del Vaticano, tra l'Europa dell'Est e Italia con la Russia, e che utilizza l'energia come motore dell'economia. Alla sconfitta del petrodollaro e al fallimento delle speculazioni finanziarie, gli Stati Uniti rispondono con la guerra al terrorismo, con l'invasione di Iraq e Afghanistan e con la guerra invisibile, dichiarata proprio con la creazione del nuovo consiglio presso la Casa bianca della sicurezza "cibernetica". Uno scenario che l'Osservatorio  aveva teorizzato e dimostrato in tutti i suoi aspetti, avvertendo come gli Stati non possiedono ancora gli strumenti per contrastare il crimine invisibile. E' infatti una guerra sotterranea, che parte da un server pirata e viene sferrata da computer , facendo tutti bersaglio di ritorsioni o rapine mascherate da "false collaborazioni", da dossier e files che gettano discredito sui Governi.


02 aprile 2009

Obama e Mevedev si preparano a riscrivere gli accordi internazionali


A margine del vertice del G20 a Londra, Barack Obama e Dmitri Medvedev si incontrano, in una storia cornice, per gettare le basi di un nuovo accordo, fatto di comunicazione diretta e di cooperazione. Un incontro molto atteso che pone fine al confronto dei due blocchi, ma rende necessaria anche la riforma delle strutture politiche create dal loro scontro. D'altro canto, le due parti dovranno ora sedersi ad una tavola rotonda per gettare le basi di un nuovo Accordo di Bretton Woods, dopo il fallimento del petrol-dollaro.

È stato un incontro disteso e formale quello tra Barack Obama e Dmitri Medvedev, nonostante avesse su di sé gli occhi e la tensione del mondo intero, che aspetta da questa unione storica una soluzione epocale per la grande recessione e per la fine dei conflitti. È innegabile che la solidale stretta di mano tra i due leader induce tutti a ben sperare in un futuro diverso, fatto di comunicazione diretta e di cooperazione multilaterale volta a garantire un benessere sostenibile per la collettività e la struttura economico-finanziaria. D'altro canto, questo accordo potrebbe aprire nuovi interessanti scenari, derivanti proprio dalla fine dei contrasti per dar vita ad una sorta di oligopolio, i cui i due competitor decidono di farsi concorrenza nelle rispettive aree di influenza. E' difficile dire quale dei due ha più bisogno di questa unione, anche se tutti gli elementi sino ad ora hanno fatto propendere l'ago della bilancia a favore dell'America, colpita più di tutti dalla recessione economica e dal crollo dei sostegni dell'elettorato nei confronti delle decennali amministrazioni guidate dalle lobbies del petrolio e delle armi. Tuttavia, anche la Russia deve far fronte al rallentamento della crescita, la riduzione della produzione interna e con il fallimento delle grandi società degli oligarchi, caduti in rovina: le stesse istituzioni finanziarie non hanno dato previsioni di ripresa molto ottimistiche, in relazione alla crisi di tutti i Paesi dell'Europa Orientale e così della Comunità degli Stati Indipendenti, molti dei quali si sono già fortemente indebitati con il Fondo Monetario.

Secondo il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, Russia e Stati Uniti stanno per passare ad una "nuova qualità" delle loro relazioni e, a differenza degli anni precedenti, sono disposti ad ascoltare. "Si è creata una nuova atmosfera nell'ambito delle relazioni bilaterali in modo che vi è un interesse comune da entrambi i lati e, cosa importante, la disponibilità ad ascoltare gli uni agli altri, ciò che non abbiamo visto per molti anni ", ha detto Lavrov, commentando il primo incontro tra i presidenti americano e russo, Dmitri Medvedev e Barack Obama. La ripresa dei colloqui in maniera distesa rappresenta una ragionevole soluzione, che ha tuttavia un purgatorio che passa attraverso la chiusura dei questioni rimaste aperte.
I presidenti russo e americano si sono impegnati a consentire una rapida adesione della Russia all'Organizzazione mondiale del commercio, "e di creare un ambiente favorevole alla promozione di legami economici tra la Russia e gli Stati Uniti […] con l'istituzione di una commissione per il commercio e la cooperazione economica a livello governativo ed il rafforzamento del dialogo tra i gruppi d'affari di entrambi i paesi", come si legge nella dichiarazione congiunta firmata alla fine dell'incontro al margine del vertice del G20. Nel quadro dei rapporti economici andrà inoltre chiarito il futuro dell'emendamento Jackson-Vanik , che associa le restrizioni degli scambi commerciali al mancato rispetto dei diritti umani, del quale la Russia chiede l'abolizione. I due leader hanno ordinato l'immediato avvio dei negoziati su un nuovo trattato START, per stabilire i livelli di riduzione delle armi strategiche offensive, al di sotto del livello previsto dal Trattato di Mosca del 2002, sulla riduzione strategica potenziale offensivo, limitando il numero di testate nucleari dispiegate a 1,700-2,200 per ogni controparte da implementare entro il dicembre 2012. La Russia e gli Stati Uniti hanno inoltre convenuto sulla necessità di una "risoluzione diplomatica" della questione nucleare iraniana, mentre sembra rimanere il nodo del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti in Europa. Se sull'Iran si apre la possibilità di un accordo, resta per l'America la paura "dei possibili attacchi" da parte della Corea del Nord, tale da porre un grande punto interrogativo sui progetti del radar da installare in Repubblica Ceca e i dieci missili intercettori da installare in Polonia.


Ad ogni modo, le due parti sembrano "sinceramente" interessate al dialogo, essendo anche una condizione imposta dalla necessità di riformare le strutture internazionali di potere, e dunque non solo finanziarie. Sia la NATO che le Nazioni Unite potrebbero divenire strutture d'avamposto rispetto ad un organo di sicurezza internazionale che coinvolga entrambe le potenze. Anche l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), potrebbe essere coinvolta, considerando le pressioni degli esperti francesi e russi, che ne rivendicano l'assoluta inefficacia. "Abbiamo bisogno di considerare una riorganizzazione dell'OSCE, una revisione del sistema di controllo del rispetto della sicurezza in Europa", ha affermato Mikhail Margelov, presidente della Affari internazionali del Consiglio della Federazione, osservando come l'OSCE non ha fatto nulla per evitare la crisi dell' agosto del 2008 nel Caucaso meridionale. "Il termine è più adeguato a caratterizzare il contesto di questa organizzazione che risale all'Unione sovietica, è la parola 'crisi' ", ha detto Margelov, trovando il sostegno di Dominique David, direttore esecutivo dell 'Istituto Francese delle Relazioni Internazionali (Ifri). "L'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa è inefficace, nelle attuali condizioni", ha detto, aggiungendo che il presidente russo ha ragione nel proporre modifiche alla architettura della sicurezza europea. D'altronde, se non esiste più la Guerra Fredda - e l'incontro tra Obama e Medvedev ne è la dimostrazione - a cosa serve un'Alleanza del Nord Atlantico o l'OSCE?

La fine del confronto tra i blocchi, traspare anche dalle parole del Segretario di Stato britannico per gli affari esteri, David Miliband, il quale stigmatizza che "l'era dell'unilateralismo, finisce 2 aprile", in quanto si presenta con questo G20 "l'opportunità di esaminare ed analizzare importanti questioni internazionali ponendo tutti sullo stesso livello". "E' proprio questo il vero significato politico del vertice di Londra", secondo Miliband, in quanto sarà un'occasione per "discutere, analizzare e coordinare con l'Europa l'elaborazione di strategie più efficaci per stimolare la domanda e degli scambi internazionali ". Le due potenze, e lo stesso vertice, dovranno dunque affrontare, in primo luogo, la questione della riforma delle strutture finanziarie, analizzando anche la possibilità della creazione di un'entità diversa da quelle preesistenti, che sia basata su concetti completamente diversi. Infatti, il rafforzamento della regolamentazione delle istituzioni finanziarie e dei mercati sarà sicuramente al centro delle discussioni, ma la Francia insiste sulla creazione di una regolamentazione finanziaria globale, idea a cui si sono opposti Stati Uniti e Gran Bretagna, definita infatti persino "ridicola". Anche la Germania e altri paesi sono ostili alla creazione di un ente del genere, preferendo che le singole autorità di regolamentazione nazionali cooperino più attivamente nel monitoraggio delle attività di particolari società in diversi paesi. La Russia, da parte sua, chiede un'urgente riforma delle istituzioni finanziarie internazionali che si sono dimostrati inefficaci per affrontare la crisi finanziaria mondiale, ragione di più per pensare alla creazione di una moderna architettura dei mercati monetari, con la creazione di maggiori riserve monetarie internazionali e di una moneta di riserva mondiale, spodestando così il dollaro. Lo stesso Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, propone la riforma del Fondo monetario internazionale (FMI) , con la predisposizione di un "sistema di allarme rapido in caso di insorgenza di un focolaio di rischi finanziari a livello mondiale e di un meccanismo efficace per la loro gestione". Propone così la "rimondializzazione" del sistema finanziario, dopo che per anni è stato accentrato nelle reti di entità ben precise, che hanno deciso le regole e la ripartizione dei fondi.

Il problema ora è individuare cosa sostituirà l'Accordo di Bretton Woods, e quali saranno i principi della riforma e se vi sarà davvero l'introduzione di una nuova moneta. Probabilmente essa sarà il compromesso tra tutte le proposte avanzate, con l'individuazione di una nuova unità numeraria, che sostituirà il petrodollaro, avendo perso questo qualsiasi validità e controvalore in termini reali. Infatti, la crisi finanziaria che oggi conosciamo non è altro che una conseguenza del fallimento di Bretton Woods, essendo giunti al punto che la quantità di denaro che veniva negoziata sui mercati finanziari non corrispondeva alla ricchezza in termini reali ( di beni e risorse ) degli Stati: questo ha provocato speculazione, creazione di bolle immobiliari e finanziarie, che si sono poi tradotti in tragiche bancarotte. Il nuovo accordo dovrà dunque essere "moderno" nel senso che dovrà guardare molto lontano, ed abbracciare la teoria degli scambi in un sistema cibernetico, in cui il valore di misura è dato dalle unità intellettive. In tal senso, ritorna ad essere fondamentale la protezione dei diritti dei lavoratori, della regolamentazione dei sistemi informatici su basi etiche, e il controllo da parte dei singoli Governi e non di lobbies finanziarie.