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03 settembre 2014
Una 'Srebrenica ucraina' per nascondere la sconfitta della NATO già annunciata?
01 agosto 2014
Ex dipendente della Kfor oggi terrorista dell'ISIS
Tali immagini hanno sconvolto l’intera opinione pubblica albanese, sia del Kosovo, che della Fyrom e dell’Albania, compresa anche la comunità musulmana, la quale ha condannato, Lavdrim Muhaxheri. "Non dite schifezze. In primo luogo dovete conoscere la storia di quanto è successo ed invece state scrivendo qui parole senza senso. Che Dio vi maledica", ha scritto Muhaxheri, maledendo tutti coloro che lo contrastano e lo offendono.
28 febbraio 2014
La notte di Sebastopoli
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| Convoglio di veicoli militari dinanzi al Parlamento di Simferopoli |
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| Militari non identificati dinanzi all'ingresso dell'Aeroporto di Simferopoli |
09 maggio 2012
Il dossier segreto della Gladio
I documenti della Gladio - Stato Maggiore della Difesa
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06 novembre 2011
Forze NATO alla guida dei ribelli
con il telone arancione, lo stesso usato per i mezzi NATO regolamentari
21 ottobre 2009
L'amicizia della Russia rilancia la Serbia
La preparazione della visita del Presidente Dmitri Medvedev a Belgrado ha dimostrato che la perfetta cooperazione tra le forze russe e serbe ha fatto in modo che tutta la cerimonia si svolgesse senza alcun incidente. Durante il faccia-a-faccia a porte chiuse con il Presidente Tadic, i colloqui bilaterali hanno spaziato dal credito russo di un miliardo di dollari all'accordo del gas, sino alla nuova architettura della sicurezza europea, in cui la Serbia avrà un ruolo importante. Dai circoli diplomatici è stato confermato che l'idea del Presidente Medvedev è di inserire Belgrado all'interno di una lobby che scriva un nuovo concetto di sicurezza, non più basato sul braccio armato della NATO o su un organismo impotente come le Nazioni Unite. Su questa idea la Serbia è pronta a discuterne, ma bisogna fare accordi un po' con tutti. Un altro punto nevralgico è stato il credito di un miliardo di dollari che la Russia dovrà dare alla Serbia, a condizioni più agevolate rispetto a quelle pattuite con il FMI. In questa prima fase delle trattative è stato stabilito che 200 milioni di dollari andranno al budget di Stato, e altri 800 milioni di euro saranno spesi in investimenti per le infrastrutture stradali, energetiche e ferroviarie della Serbia. Come annunciato, i Presidenti Tadic e Medvedev hanno raggiunto un accordo anche per la fornitura di gas con un miglior regime, dando un ruolo strategico all'interno della regione alle aziende produttrici della Serbia. A tal fine, il direttore di Gazprom, Aleksei Miller, è rimasto a Belgrado dove, insieme con il direttore di Srbijagas, Dusan Bajatovic, hanno stilato una lista delle aziende di importanza strategica con cui pattuire prezzi migliori per le forniture per il prossimo periodo invernale.
| Finalizzato accordo strategico Srbijagas-Gazprom |
| I rappresentanti di Srbijagas e Gazprom hanno firmato l'allegato del protocollo di costruzione del gasdotto South Stream e l'accordo per la costituzione della joint-venture partecipata dai russi sino ad un massimo del 51% e dai serbi per il 49%, con il diritto per Srbijagas ad acquistare le azioni di Gazprom e non viceversa, la quale realizzerà il deposito di stoccaggio sotterraneo di Banatski Dvor. Il Banatski dvor conterrà minimo 800 milioni di metri cubi di gas, con un contratto di fornitura di 25 anni. Gazprom investirà in tale progetto 25 milioni di euro, come dichiarato da Aleksei Miller, mentre non sono note le cifre che riguardano invece il gasdotto. Lo studio di fattibilità del tratto serbo del gasdotto South Stream sarà completato entro la fine del 2010, e l'importo degli investimenti sarà determinata una volta terminato lo studio. Il CEO di Gazprom ha inoltre aggiunto che lo studio della sezione che passa sui fondali del Mar Nero e attraversa i territori dei Paesi di transito, è in corso di valutazione. Miller ha detto inoltre che Gazprom e la società pubblica serba Srbijagas hanno firmato martedì un protocollo che istituisce una joint venture responsabile della supervisione della parte serba del progetto South Stream. La joint venture sarà registrata entro 30 giorni, ha detto Miller, sottolineando che "il South Stream è un progetto di grande importanza strategica per la sicurezza energetica dell'Europa" e che "sarà attuato prima della fine 2015". |
La sottoscrizione degli accordi bilaterali, non è stato il solo momento di incontro, in quanto la giornata è stata ricca di eventi, come gli omaggi al monumento alla liberazione della Serbia dal regime fascista, sino alla visita alle alte cariche della Chiesa serbo-ortodossa. Durante il pranzo, erano presenti anche vari imprenditori e i proprietari delle più grandi compagnie serbe, come Miroslav Miskovic della Delta, Zoran Drakulic di Ist point, del direttore di Hemofarm, Miodrag Babic, e del direttore di Sintelon Nikola Pavicic. L'atmosfera in cui si è discusso è stata positiva e rilassata, con sorrisi a parole di stima, in un ambiente molto informale. "Tra di noi ci capiamo molto bene, anche senza il traduttore" , ha dichiarato il Presidente Medvedev, accennando alla forte e storica vicinanza tra i due popoli. Anche per il vino serbo sembra sia piaciuto al Presidente Medvedev (Chardonet-Radovanovic e Aurelius –Kovacevic) dimostrando che la produzione dei vini serbi potrà avere ampio mercato in Russia.
Dal punto di vista politico, tuttavia, l'accordo che sembra essere più importante attualmente, è quello energetico, visto l'interesse russo di ottenere una corsia preferenziale nel controllo dei gasdotti della regione dei Balcani attraverso la Serbia. A quel punto lo stato serbo diventerà un centro energetico regionale a cui la Russia si appoggerà in futuro. Con l'accordo per l'acquisto di NIS e la costruzione del South Stream e del deposito di Banatski Dvor, la Serbia ottiene tutte le condizioni per diventare un punto d'incontro dei vari gasdotti che passano negli altri paesi, un crocevia energetico e parte fondamentale della zona d'influenza russa. Un ruolo importante non soltanto energetico, ma nello stesso momento anche politico, soprattutto in riferimento al piano di Medvedev di riscrivere la sicurezza europea. La Serbia potrà anche diventare un ponte tra l'UE e la Russia con il suo ingresso in Europa. D'altronde, come affermato dallo stesso Tadic, la Serbia nell'UE potrà portare solo vantaggi alla Russia. "Nella UE, la Serbia sarà il miglior amico di Mosca".
13 ottobre 2009
La fragile alleanza tra UE e NATO
Il continuo rinvio dei colloqui della troika Usa-UE con i leader della Bosnia dimostra che esiste una sorta di parallelismo con la crisi insorgente all'interno della NATO. In realtà non esiste, infatti, un piano strategico per la Bosnia ma solo un ordine del giorno su cui discutere. Questo è tutto ciò che emerso dalle dichiarazioni dei politici che vi hanno preso parte, anche perchè per il popolo della BIH, come sempre non è rimasta nient'altro che vaghe parole e promesse. La stessa esclusione della Russia ha dimostrato che le trattative sono come cadute in un'inutile retorica.
Le maschere dei leader politici e religiosi della Bosnia sfilano dinanzi alla sede della NATO di Butmir, durante i colloqui tra i funzionari di Stati Uniti, UE e i politici locali, lo scorso 9 ottobre 2009. (Foto source: Reuters)
La Bosnia, d'altra parte, è solo uno degli aspetti del controverso rapporto tra i due blocchi sul destino dei Balcani, regione che resta ancora un bersaglio di circoli internazionali che si scontrano per ottenere una maggiore influenza sul territorio, tra cui la stessa Unione Europea Javier Solana, Alto rappresentante EU per la politica estera e la sicurezza, in un articolo da lui redatto per il quotidiano Danas, glorifica la politica europea e conferma che quest'anno sarà decisivo per la politica europea nel mondo. "Negli ultimi dieci anni, l'UE è diventata un player che custodisce la sicurezza globale, determinando dei cambiamenti concreti nelle vite delle persone al livello mondiale", afferma Solana, ricordando che la commissione per la politica estera ha reso possibili 20 operazioni in tre continenti, per fermare le violenze, ristabilire la pace ed effettuare la ricostruzione dopo i conflitti. "Da Kabul a Pristina, da Ramallah a Kinshasa, l'UE controlla le frontiere, i trattati di pace, addestra le forze di polizia, partecipa alla strutturazione del sistema giuridico e protegge le navi dagli attacchi dei pirati", precisa Solana. Grandi parole per gli eurocrati di Bruxelles, sopratutto nel caso di Bosnia e Kosovo. Eppure stiamo parlando di due Paesi a cui è stato propinato una nuova Costituzione, quando la stessa UE non riesce a sanare le differenze interne sul Trattato di Lisbona e sulla redazione di una "costituzione europea". Per la Bosnia si è scelto addirittura di blindare in una base militare i suoi leader per raggiungere in maniera coatta un accorso sull'atto costitutivo, nel tentativo di risolvere un annoso conflitto in soli 10 giorni, dimenticando e nascondendo che gli stessi disaccordi esistenti tra le forze all'interno dell'Alleanza. Ma per Solana, l'UE resta l'unica organizzazione in possesso di strumenti e risorse sufficienti per appoggiare gli strumenti tradizionali della politica estera dei suoi membri. "I Balcani sono sicuramente stati l'esordio della politica estera europea. Quando è scoppiata la guerra nella ex-Jugoslavia negli anni Novanta, abbiamo visto questo Paese a noi vicino che bruciava perché non eravamo in grado di rispondere a quella crisi. Però, abbiamo imparato la lezione e ci siamo organizzati, il che richiedeva nuovi meccanismi per prendere decisioni e promuovere nuove dottrine di difesa", valuta Solana.
L'Alto Rappresentante UE conferma che sui Balcani è stato superato l'esame, ma la realtà a totalmente diversa. Il disaccordo tra le forze dell'Alleanza e l'UE si mostra in molti aspetti, tale che ormai le bandiere dell'Alleanza all'entrata di Shape resta solo un'immagine. Già da tempo non vi è un efficace scambio di informazioni per la lotta contro il terrorismo a causa dei blocchi interni dopo l'inizio delle trattative diplomatiche tra Turchia e UE e tra Grecia e Cipro. Gli alti vertici della NATO hanno definito “allarmanti e inaccettabili” tali episodi. Lo scontro diplomatico per la questione della divisione di Cipro preoccupa di più i politici di Bruxelles che i colonnelli della base della NATO a Mons. Secondo il colonnello John Hamill, i militari non affrontano spesso questi problemi. "Questi problemi si verificano raramente su di piano operativo, perchè a quel punto i militari capiscono che il lavoro deve essere fatto collaborando, a prescindere dalla loro nazionalità e dalle attitudini politiche. Ogni giorno i rappresentanti di NATO e UE scambiano informazioni sulle operazioni e soprattutto su quelle dispiegate in Afghanistan e in Kosovo”, dichiara Hamil, confermando che, sul teatro delle missioni, le due organizzazioni stano provando ad evitare gli ostacoli politici e a collaborare. Ma non si può ignorare che esistono dei problemi di scambio di informazioni, cominciati già nel 2004, quando Cipro è entrata a far parte dell'UE. Tra l'altro, il fatto che la collaborazione tra le due organizzazioni non funzioni bene, lo conferma anche il portavoce della NATO James Appathurai. "In realtà questo problema è collegato alla questione di Cipro. Il Segretario Generale Anders Fogh Rasmussen, come ex premier, ha cercato di migliorare la situazione. Purtroppo il problema è fuori della NATO, anche se gli effetti si avvertono anche dentro. L' Alleanza non può forzare nessuno a risolvere questi problemi”, conferma Appathurai.
Non è da escludere, quindi, che questa crisi abbia avuto delle ripercussioni anche sulla stessa riunione di Butmir, come conferma lo stesso Steven Mayer, Professore presso la Facoltà per la sicurezza nazionale a Washington. ”Dietro le riunioni come quella di Butmir e quella pianificata per il 20 ottobre vi è un gruppo di politici internazionali che disperatamente desidera salvare la politica persa in Bosnia. Questi desiderano a tutti i costi impostare una politica che è pianificata per fare della Bosnia uno Stato, anche se gli elementi per questo tipo di Stato non esistono - dichiara Mayer, continuando - questi sono i tentativi dei politici internazionale di farsi la faccia pulita. Sarebbe molto più intelligente accettare la realtà e smettere di imporre emettere a tutte le tre etnie una politica che non ha funzionato e non funzionerà mai”. Non ci sono dubbi che esiste una sorta di parallelismo con la crisi della NATO e i colloqui di Butmir, ossia che non esiste in realtà un piano strategico per la Bosnia ma solo un ordine del giorno su cui discutere. Questo è tutto ciò che emerso dalle dichiarazioni dei politici che vi hanno preso parte, anche perchè per il popolo della BIH, come sempre non è rimasta nient'altro che vaghe parole e promesse.
07 maggio 2009
La Georgia negli equilibri tra Nato e Russia
È da rilevare, comunque, che è abbastanza inverosimile anche l'ipotesi di un colpo di stato organizzato da agenti russi, per il semplice fatto che sarebbe una conclusione troppo scontata - a cui il Governo di Tbilisi è arrivato senza molte analisi di intelligence - soprattutto all'indomani delle proteste di Mosca per le esercitazioni della Nato in Georgia. La diplomazia russa ha negato ogni coinvolgimento in questa specie di colpo di stato militare in Georgia, definendo le accuse del Governo georgiano come frutto "del delirio e dell`agonia del regime di Saakashivili". D'altro canto, è innegabile che Mosca abbia qualche ruolo nella creazione di un movimento popolare di dissidenza contro il Governo, spingendosi sino a dettare un ultimatum a breve scadenza per le dimissioni del Premier. Le hanno definite "rivoluzioni colorate", proprio perché nascondono dietro ad una bandiera di partiti e movimenti politici, un intero sistema di pressioni e di poteri, molto spesso di matrice estera. Forse, è proprio in considerazione di questa crisi latente che è stata programmata un'esercitazione militare nel Caucaso, in un territorio in cui Mosca ha dispiegato le sue truppe in difesa dei confini con l'Abkhazia e l'Ossezia del Sud.
Questo fa comunque capire quanto la Georgia, e così il Caucaso, sia importante negli equilibri di potere tra NATO e Russia. Se Stati Uniti e Unione Europea intendono trasformare questa regione in una zona cuscinetto controllando il passaggio di gasdotti ed oleodotti, la Russia intende affermare la sua influenza per garantire il transito e l'approvvigionamento delle fonti di energia da rivendere ai mercati europei. Per tale motivo, quanto accade nel Caucaso è strettamente connesso all'attuale controversia tra NATO e Russia, che ha avuto come effetti ben visibili le espulsioni dei diplomatici russi - in seguito alle accuse di spionaggio contro lo Stato estone - e di quelli canadesi presso il Centro di Informazione della NATO a Mosca. Ora, Inoltre, il rappresentante permanente della Russia presso la NATO ha ricevuto dal Ministero degli Affari Esteri belga l'avviso di revoca dell'accreditamento di due diplomatici. Effetti meno evidenti, sono quelli del progressivo irrigidimento delle relazioni bilaterali, che va a ritardare i negoziati di adesione della Russia, ma conferma che questo famoso dialogo con gli Stati Uniti è molto evanescente, scompare con pochi gesti e in poco tempo. In questa operazione volta ad isolare la Russia, nel tentativo di farla retrocedere dalle sue pretese di rifondare l'Alleanza Atlantica su uno schema di nuovi equilibri, l'Unione Europea ha un ruolo importante, che si sta traducendo nella "europeizzazione" dello spazio post-sovietico, con la promozione del progetto di Partenariato europeo, che organizzerà oggi la prima assemblea costitutiva a Praga.
La riunione di oggi vedrà la partecipazione delle sei repubbliche dell'ex Unione Sovietica , quali Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Moldavia, Ucraina, e dunque Georgia, rappresentata da Saakashivili in persona. I Paesi post-sovietici non sono invitati a far parte dell'Unione Europea, anche se i capi di Governo stanno cercano in ogni modo di vedervi questa possibilità. I loro capi stanno cercando, naturalmente, di vedere questa partnership in Europa della porta aperta, avendo assunto l'ideale di "membro europeo" come perfetto antagonista democratico del comunismo assolutista. Allo stesso tempo, cercano in questa Unione allargata, qualche stimolo in più rispetto alla Comunità degli Stati Indipendenti che ha rivelato, in questi anni, tutta la sua inefficacia. Molto probabilmente, con il Partenariato Orientale, la liberalizzazione dei visti e l'abbattimento delle barriere doganali passeranno sotto l'egida di Bruxelles, ponendo sotto una luce diversa Mosca. Un progetto, dunque, che sembra andare di pari passo con l'allargamento della NATO, andando così a coinvolgere, in nome della "integrazione euro-atlantica" Paesi che appartengono ad un altro spazio economico che, sino ad oggi, ha bilanciato gli equilibri economici tra Europa e Asia centrale. Non sono da escludere scenari in cui vedremo Bruxelles risolvere le annose questioni di indipendenza ed autonomia di Abkhazia, Ossezia e Transnistria: qualsiasi compromesso, pur di spostare il centro diplomatico da Mosca a Bruxelles. È ovvio che le relazioni di "partneriato" con la Russia non miglioreranno con questo progetto, a meno che non vi sarà qualche Paese europeo che si opporrà a questo totale sbilanciamento dei poteri nell'est europeo. Un ruolo fondamentale potrebbe averlo proprio l'Italia, che sta pian piano ricostruendo la sua economia sulla base di accordi energetici ed industriale sottoscritti anche grazie alla mano russa. Accanto all'Italia vi sono i Paesi dei Balcani Occidentali, che aspettano di entrare in Europa ma mantengono un certo rapporto con la Russia, proprio come la Serbia. Ancora una volta, dunque, Balcani e Caucaso sono pedine importanti per la risoluzione di questo grande rompicapo, che è l'equilibrio dei poteri tra Occidente ed Oriente.
23 aprile 2009
Nuovi attriti tra Nato e Russia
Dovrebbero svolgersi in Georgia dal 6 maggio al 1 giugno le manovre militari “Cooperative Longbow 09” e “Cooperative Lancer 09” sotto l'egida della NATO nell’ambito del programma "Partenariato per la Pace". Secondo le previsioni saranno 19 i paesi che parteciperanno alle manovre, e non saranno solo i membri della NATO. Durante tutto questo periodo circa 1300 militari stazioneranno nella base di Vaziani, 20 chilometri ad est di Tbilisi. La NATO ha affermato che le armi e le attrezzature militari non saranno utilizzate anche nella parte delle manovre da campo. I rapporti tra la Russia e la NATO, rottisi dopo la guerra in Ossezia del Sud, hanno iniziato a stabilizzarsi nel mese di marzo di quest’anno, quando i ministri degli esteri della NATO hanno preso la decisione di principio sulla ripresa dei lavori del Consiglio Russia-NATO entro l’estate del 2009. La prima riunione del Consigio a livello ministeriale dovrebbe aver luogo proprio alla fine di maggio o all’inizio di giugno. Però, la notizia di queste manovre militari ha scontentato fortemente la Russia.
Il Presidente Dmitry Medvedev ha dichiarato che “il formato delle manovre non contribuisce alla ripresa della cooperazione tra l'Alleanza e Mosca, ma, invece,rischia di complicarle”. In tal modo la Russia ha mandato un ultimatum alla NATO: se non saranno annullate le manovre in Georgia, la Russia rifiuterà di riprendere i contatti militari con la NATO. E’ già stata disdetta, così, la riunione del Consiglio NATO-Russia, che avrebbe dovuto vedere la partecipazione dei capi di stato maggiore, prevista per il 7 maggio. La cancellazione di questo incontro potrebbe non essere l'unica misura. Anche il transito delle merci militari in Afghanistan e la realizzazione delle attività congiunte, sia a livello politico che militare, sono messe a repentaglio. Tuttavia, l'incontro degli ambasciatori previsto per il 29 aprile avverrà. Ora la Russia è in attesa della reazione del comando supremo della NATO in seguito alla posizione assunta in merito alle manovre in Georgia.
Mosca ritiene, infatti, che le manovre di questo tipo sono nient’altro che una provocazione e anche una dimostrazione di forza inutile, e, inoltre, si svolgeranno in una regione dove c’e’ già molta tensione. La presenza di più di mille soldati occidentali vicino alla frontiera con l'Ossezia del Sud potrebbe spingere Saakashvili ad intraprendere azioni militari. Basti ricordare che anche alla vigilia della guerra d’agosto nel 2008 si sono svolte le manovre della NATO in Georgia. La Georgia non ha alcuna intenzione di cessare la pratica delle manovre congiunte con la NATO, e, in realtà, vorebbe anche elevare il loro livello. Il Presidente dell’Abkhazia Sergei Bagapsh ha dichiarato che per l'inizio delle manovre le frontiere della repubblica saranno rafforzate ulteriormente e protette insieme con la Russia. Nel frattempo, il Kazakistan, la Lettonia e l’Estonia hanno rifiutato di partecipare nelle manovre in territorio georgiano. Astana ha motivato ufficiosamente la sua decisione con l'intenzione di non complicare le relazioni con Mosca. Riga e Tallinn si sono astenute,invece, dal rilasciare commenti.
02 aprile 2009
Obama e Mevedev si preparano a riscrivere gli accordi internazionali
È stato un incontro disteso e formale quello tra Barack Obama e Dmitri Medvedev, nonostante avesse su di sé gli occhi e la tensione del mondo intero, che aspetta da questa unione storica una soluzione epocale per la grande recessione e per la fine dei conflitti. È innegabile che la solidale stretta di mano tra i due leader induce tutti a ben sperare in un futuro diverso, fatto di comunicazione diretta e di cooperazione multilaterale volta a garantire un benessere sostenibile per la collettività e la struttura economico-finanziaria. D'altro canto, questo accordo potrebbe aprire nuovi interessanti scenari, derivanti proprio dalla fine dei contrasti per dar vita ad una sorta di oligopolio, i cui i due competitor decidono di farsi concorrenza nelle rispettive aree di influenza. E' difficile dire quale dei due ha più bisogno di questa unione, anche se tutti gli elementi sino ad ora hanno fatto propendere l'ago della bilancia a favore dell'America, colpita più di tutti dalla recessione economica e dal crollo dei sostegni dell'elettorato nei confronti delle decennali amministrazioni guidate dalle lobbies del petrolio e delle armi. Tuttavia, anche la Russia deve far fronte al rallentamento della crescita, la riduzione della produzione interna e con il fallimento delle grandi società degli oligarchi, caduti in rovina: le stesse istituzioni finanziarie non hanno dato previsioni di ripresa molto ottimistiche, in relazione alla crisi di tutti i Paesi dell'Europa Orientale e così della Comunità degli Stati Indipendenti, molti dei quali si sono già fortemente indebitati con il Fondo Monetario.
Secondo il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, Russia e Stati Uniti stanno per passare ad una "nuova qualità" delle loro relazioni e, a differenza degli anni precedenti, sono disposti ad ascoltare. "Si è creata una nuova atmosfera nell'ambito delle relazioni bilaterali in modo che vi è un interesse comune da entrambi i lati e, cosa importante, la disponibilità ad ascoltare gli uni agli altri, ciò che non abbiamo visto per molti anni ", ha detto Lavrov, commentando il primo incontro tra i presidenti americano e russo, Dmitri Medvedev e Barack Obama. La ripresa dei colloqui in maniera distesa rappresenta una ragionevole soluzione, che ha tuttavia un purgatorio che passa attraverso la chiusura dei questioni rimaste aperte.
I presidenti russo e americano si sono impegnati a consentire una rapida adesione della Russia all'Organizzazione mondiale del commercio, "e di creare un ambiente favorevole alla promozione di legami economici tra la Russia e gli Stati Uniti […] con l'istituzione di una commissione per il commercio e la cooperazione economica a livello governativo ed il rafforzamento del dialogo tra i gruppi d'affari di entrambi i paesi", come si legge nella dichiarazione congiunta firmata alla fine dell'incontro al margine del vertice del G20. Nel quadro dei rapporti economici andrà inoltre chiarito il futuro dell'emendamento Jackson-Vanik , che associa le restrizioni degli scambi commerciali al mancato rispetto dei diritti umani, del quale la Russia chiede l'abolizione. I due leader hanno ordinato l'immediato avvio dei negoziati su un nuovo trattato START, per stabilire i livelli di riduzione delle armi strategiche offensive, al di sotto del livello previsto dal Trattato di Mosca del 2002, sulla riduzione strategica potenziale offensivo, limitando il numero di testate nucleari dispiegate a 1,700-2,200 per ogni controparte da implementare entro il dicembre 2012. La Russia e gli Stati Uniti hanno inoltre convenuto sulla necessità di una "risoluzione diplomatica" della questione nucleare iraniana, mentre sembra rimanere il nodo del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti in Europa. Se sull'Iran si apre la possibilità di un accordo, resta per l'America la paura "dei possibili attacchi" da parte della Corea del Nord, tale da porre un grande punto interrogativo sui progetti del radar da installare in Repubblica Ceca e i dieci missili intercettori da installare in Polonia.
Ad ogni modo, le due parti sembrano "sinceramente" interessate al dialogo, essendo anche una condizione imposta dalla necessità di riformare le strutture internazionali di potere, e dunque non solo finanziarie. Sia la NATO che le Nazioni Unite potrebbero divenire strutture d'avamposto rispetto ad un organo di sicurezza internazionale che coinvolga entrambe le potenze. Anche l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), potrebbe essere coinvolta, considerando le pressioni degli esperti francesi e russi, che ne rivendicano l'assoluta inefficacia. "Abbiamo bisogno di considerare una riorganizzazione dell'OSCE, una revisione del sistema di controllo del rispetto della sicurezza in Europa", ha affermato Mikhail Margelov, presidente della Affari internazionali del Consiglio della Federazione, osservando come l'OSCE non ha fatto nulla per evitare la crisi dell' agosto del 2008 nel Caucaso meridionale. "Il termine è più adeguato a caratterizzare il contesto di questa organizzazione che risale all'Unione sovietica, è la parola 'crisi' ", ha detto Margelov, trovando il sostegno di Dominique David, direttore esecutivo dell 'Istituto Francese delle Relazioni Internazionali (Ifri). "L'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa è inefficace, nelle attuali condizioni", ha detto, aggiungendo che il presidente russo ha ragione nel proporre modifiche alla architettura della sicurezza europea. D'altronde, se non esiste più la Guerra Fredda - e l'incontro tra Obama e Medvedev ne è la dimostrazione - a cosa serve un'Alleanza del Nord Atlantico o l'OSCE?
La fine del confronto tra i blocchi, traspare anche dalle parole del Segretario di Stato britannico per gli affari esteri, David Miliband, il quale stigmatizza che "l'era dell'unilateralismo, finisce 2 aprile", in quanto si presenta con questo G20 "l'opportunità di esaminare ed analizzare importanti questioni internazionali ponendo tutti sullo stesso livello". "E' proprio questo il vero significato politico del vertice di Londra", secondo Miliband, in quanto sarà un'occasione per "discutere, analizzare e coordinare con l'Europa l'elaborazione di strategie più efficaci per stimolare la domanda e degli scambi internazionali ". Le due potenze, e lo stesso vertice, dovranno dunque affrontare, in primo luogo, la questione della riforma delle strutture finanziarie, analizzando anche la possibilità della creazione di un'entità diversa da quelle preesistenti, che sia basata su concetti completamente diversi. Infatti, il rafforzamento della regolamentazione delle istituzioni finanziarie e dei mercati sarà sicuramente al centro delle discussioni, ma la Francia insiste sulla creazione di una regolamentazione finanziaria globale, idea a cui si sono opposti Stati Uniti e Gran Bretagna, definita infatti persino "ridicola". Anche la Germania e altri paesi sono ostili alla creazione di un ente del genere, preferendo che le singole autorità di regolamentazione nazionali cooperino più attivamente nel monitoraggio delle attività di particolari società in diversi paesi. La Russia, da parte sua, chiede un'urgente riforma delle istituzioni finanziarie internazionali che si sono dimostrati inefficaci per affrontare la crisi finanziaria mondiale, ragione di più per pensare alla creazione di una moderna architettura dei mercati monetari, con la creazione di maggiori riserve monetarie internazionali e di una moneta di riserva mondiale, spodestando così il dollaro. Lo stesso Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, propone la riforma del Fondo monetario internazionale (FMI) , con la predisposizione di un "sistema di allarme rapido in caso di insorgenza di un focolaio di rischi finanziari a livello mondiale e di un meccanismo efficace per la loro gestione". Propone così la "rimondializzazione" del sistema finanziario, dopo che per anni è stato accentrato nelle reti di entità ben precise, che hanno deciso le regole e la ripartizione dei fondi.
Il problema ora è individuare cosa sostituirà l'Accordo di Bretton Woods, e quali saranno i principi della riforma e se vi sarà davvero l'introduzione di una nuova moneta. Probabilmente essa sarà il compromesso tra tutte le proposte avanzate, con l'individuazione di una nuova unità numeraria, che sostituirà il petrodollaro, avendo perso questo qualsiasi validità e controvalore in termini reali. Infatti, la crisi finanziaria che oggi conosciamo non è altro che una conseguenza del fallimento di Bretton Woods, essendo giunti al punto che la quantità di denaro che veniva negoziata sui mercati finanziari non corrispondeva alla ricchezza in termini reali ( di beni e risorse ) degli Stati: questo ha provocato speculazione, creazione di bolle immobiliari e finanziarie, che si sono poi tradotti in tragiche bancarotte. Il nuovo accordo dovrà dunque essere "moderno" nel senso che dovrà guardare molto lontano, ed abbracciare la teoria degli scambi in un sistema cibernetico, in cui il valore di misura è dato dalle unità intellettive. In tal senso, ritorna ad essere fondamentale la protezione dei diritti dei lavoratori, della regolamentazione dei sistemi informatici su basi etiche, e il controllo da parte dei singoli Governi e non di lobbies finanziarie.
06 marzo 2009
La crisi sintetica
Bisogna anche chiarire bene che cos'è il traffico di essere umani e le false statistiche; se in Italia ci sono statistiche molto elevate sulla scomparsa dei bambini, è dovuto anche al fatto che il rilascio dei visti da parte delle autorità consolari è sempre più difficile, mentre i ricongiungimenti familiari sono sempre più ostacolati dalle legge e dalle quote flussi. Del resto è impossibile impedire a chi vive da anni in Europa, o in Italia, di rivedere i propri figli, anche se ci sono molti casi in cui madre e figli non si vedono per moltissimi anni. Da qui derivano quegli stratagemmi sicuri per il trasporto dei bambini, passando le frontiere con un falso nome per poi raggiungere i loro famigliari: dopo questo ricongiungimento extra-legale, quel nome falso registrato dalla dogana diventa un numero, una statistica che non ha però un riscontro con la realtà. Tra l'altro, sono molto rari i casi in cui vengono venduti i bambini nei Balcani, anche se i quotidiani europei hanno sempre puntato molto sull'esistenza dei traffici di essere umani.
Sarebbe bene invece tenere a mente che "per ogni disperato, qualcuno prende dei soldi", iperfinanziato dalle false politiche di assistenzialismo, le stesse che i Governi di Paesi come Libia e Albania (etc.) saranno pronti a ricordare ai nostri ambasciatori quando occorrerà discutere ad un tavolo diplomatico di investimenti e sovvenzioni. In realtà e un business-to-bussines, visto che mentre i nostri ambasciatori raccontano ai Governi delle "nuove democrazie" che l'Europa è una terra promessa, i Governi chiedono ai propri cittadini sacrifici e dedizione per il sogno europeo, ma tutto ciò che avranno sono politiche di delocalizzazione, di privatizzazione e di concessioni ed appalti. Il sogno europeo è tutto lì, è una trattativa di affari, in cui viene negoziata la libera circolazione delle persone (diritto dell'uomo fondamentale) con l'apertura al libero mercato, alla nuova moneta"forte" e alle ristrutturazioni delle società dello Stato. Questo miraggio lo conosce bene la Croazia e i cantieri navali croati, lo conosce il Montenegro e la sua costa sfigurata dai nuovi centri turistici, lo conosce anche l'Albania che in passato ha già dato il suo tributo di vite umane dopo che ha accolto nella sua economia le piramidi finanziarie. In maniera diversa, lo conosce anche la Serbia, che chiede continuamente "scusa" per i crimini del passato, del presente e degli eventuali in futuro, pur di avere l'opportunità di sdoganare la sua immagine sfocata.
Dal Baltico all'Adriatico, la crisi serpeggia in tutti i governi, dai Polacchi che ormai si stanno rassegnando all'idea che lo scudo non ci sarà più, agli slovacchi, che sperano ancora in un ripensamento di Washington. La grande macchina della propaganda americana, pur di aiutare l'amministrazione Obama a chiudere ogni rapporto con la Polonia, arriva persino ad affermare che il Governo polacco è "antisemita", cadendo così nel patetico e nel ridicolo. Queste categorie di concetto sono state così inflazionate che hanno perso proprio di significato, e come vi sono le leggi contro il negazionismo, vi dovrebbero essere altrettanti leggi che vietano di utilizzare queste accuse in maniera gratuita, solo per rispondere alle esigenze degli altri vertici politici ebbene che i politici ed economici. Quasi in un modo ossessivo si cerca di uscire dall'impasse in cui l'Europa e i Paesi Nato sono caduti, e per far questo che vediamo nascere l'amicizia russo-italiana, le scuse del Governo italiano ad Muammar Gheddafi, le proposte di riconciliazione tra Russia e Nato, e persino i blitz di agenti di massima sicurezza negli uffici del gigante del gas ucraino. Queste sono soluzioni rapide che vengono escogitate per chiudere una "crisi sintetica", ossia una crisi diplomatica che in realtà non esiste ed è stata creata solo per giustificare una decisione che sta alla base, molto più difficile da accettare per l'opinione pubblica.
I Balcani, in questo momento, sono asserragliati da crisi sintetiche di questo tipo, arricchite da eventi e sfumature spesso impercettibili. Ad esempio, la controversia del confine croato-sloveno viene arricchita di significato dalla scoperta di una fossa comune in Slovenia di 250 vittime del regime croato nazista degli Ustasha. Ancora, sembra che organizzazioni albanesi stiano preparando un attentato contro il Ministro degli Esteri serbo Vuk Jeremic e il Presidente Boris Tadic, mentre la Bosnia diventa ancora una volta una "persecuzione" dell'amministrazione americana come possibile polveriera dei Balcani, quando in realtà è solo un Paese in cui nessuno è d'accordo sin dal tempo dei turchi. La Macedonia, da parte sua, ha deciso di riaprire l'inchiesta sulla morte del loro Presidente in un tragico incidente aereo, che ha avuto come testimoni di eccellenza proprio un contingente Eufor. Il Kosovo, infine, tira calci nel tentativo di rendersi autonomo ed uscire dal labirinto del "protettorato"perpetuo, al punto che alcuni membri della Nato stanno decidendo di rinunciare alla pacificazione kosovara, per andare ad "esportare democrazia" in Afghanistan. Il più simpatico, come sempre, è stato Sali Berisha che, spazientito dalle scuse e dagli alibi addotti dalla Presidenza ceca, comincia a fare battute sull' "acqua entrata nella casa europea", affermando così che, anche se l'Europa non può accogliere degli ospiti, nello stato in cui si trova la sua casa, l'Albania non aspetterà che "l'acqua venga scaricata", e dunque presenterà la sua richiesta di adesione.
Queste crisi sintetiche continuano ad arricchire la cronaca quotidiana dei nostri giorni, ma chi le ha alimentate in questi anni, trascinando in queste situazioni, sono proprio quelli che oggi giudicano e chiedono l'attuazione di protocolli senza senso. Così si va avanti con strette di mano, firme e foto, con sforzi e lotte, ma alla fine sono solo parole, e per i Paesi balcani e dell'Est, una frase scatena subito attriti e conflitti. Parlare di leggi, di direttive europee, di standard internazionali, equivale a ricoprire questa realtà di un velo di perbenismo, per nascondere tutte le contraddizioni e i crimini che in passato sono stati tollerati per fini meramente utilitaristici. Oggi, gli stessi crimini, vengono riutilizzati per ricattare questi Paesi e costringerli a sottostare, ancora ad una volta, al volere dei vertici, dando loro sono un rapido assaggio di quella terra promessa di cui non godranno mai i benefici, ma ne pagheranno solo il prezzo. Questo falso perbenismo da quattro soldi è tipico dell'Europa che è sempre stata in guerra esportando all'estero le crisi e le missioni di pace; una politica deleteria perché, mentre certi Paesi stanno chiudendo le porte, l'Europa vede di nuovo la guerra in casa propria. Dal Baltico all'Adriatico si sta così venendo a creare una nuova struttura, che molti vogliono chiamare la nuova Europa, altri invece semplicemente Est.









