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03 settembre 2014

Una 'Srebrenica ucraina' per nascondere la sconfitta della NATO già annunciata?

Roma - Il grande allarmismo dei media occidentali e le speculazioni circa la possibilità di un dispiegamento delle truppe della NATO lungo i Paesi baltici, sono l'evidente sintomo della completa disfatta dell'esercito ucraino e delle brigate paramilitari supportate dall'Alleanza Atlantica. Come anticipato dall'Osservatorio Italiano, le truppe e i mercenari di supporto all'Ucraina sono stati accerchiati e bloccati dai filo-russi, che intanto preparavano l'apertura di un corridoio verso Mariupol e Odessa. L'umiliazione della strategia militare occidentale è tale che non si possono escludere atti scellerati ed eclatanti, per nascondere una disfatta segnata già in partenza, nonostante la mobilitazione multinazionale. Così la NATO potrebbe inviare un esercito regolare non per combattere la Russia, bensì per riprendere il controllo del territorio e riparare alle moltissime defezioni all'interno dell'esercito ucraino. I mercenari, infatti, non sono più disposti a combattere, ed è ormai chiaro che questa guerra non è per la "Santa Ucraina", bensì per gli oligarchi di turno.  L'Ucraina ha perso la guerra per la sovranità, non è più uno Stato ma una crocevia di gasdotti ed un'enorme linea di confine tra i due blocchi. Una realtà che sarà dura da accettare per le lobbies che hanno investito molto in questa 'rivoluzione del Maidan'. Cercheranno quindi un nuovo teatro di scontro, una tragedia umanitaria da dare in pasto ai media, una sorta di "Srebrenica ucraina" , in modo da sacrificare le fila paramilitari armate e pronte a rivoltarsi contro.  
Intanto, la Russia ha disposto con urgenza un cambiamento di strategia, dietro un apparente cessate-il-fuoco, che sembra essere maggiormente una manovra tattica per difendere le posizioni conquistate, e scongiurare ogni tentativo della NATO di aprire un nuovo fronte all'interno dell'Ucraina e vicino ai confini della Russia. In questa delicata fase diplomatica, il nostro Ministro Mogherini dovrebbe prestare maggiore cautela nelle dichiarazioni che rilascia con così grande spavalderia, ricordando ancora una volta che la Russia è ancora un paese partner e ha esposto chiaramente le sue intenzioni. Infatti, troppo spesso gli analisti delle intelligence occidentali hanno sottovalutato la reazione di Mosca, nell'illusione che fosse gestibile e manovrabile con azzardi mediatici. D'altro canto, le dichiarazioni della diplomazia europea non possono avere "due pesi e due misure", aggredendo di principio la Russia e tollerando l'aggressività della Polonia, nonostante l'evidente coinvolgimento nel conflitto ucraino, accettando l'installazione sul suo territorio di cambi di addestramento per mercenari. In tal senso, le parole della Mogherini fanno solo da eco ad una linea politica condotta dai Paesi Baltici, dagli Stati Uniti e dalla Polonia, mentre la stessa Germania sta cedendo il passo ad un nuovo approccio nei confronti di Mosca.

01 agosto 2014

Ex dipendente della Kfor oggi terrorista dell'ISIS

Pristina - Lavdrim Muhaxheri, ormai leader dei combattenti albanesi nel gruppo paramilitare dello Stato Islamico dell'Iraq, Sham o ISIS, nella guerra in Siria e in Iraq, in precedenza ha lavorato come dipendente presso la base americana della Kfor di Bondsteel, in Kosovo, e per la NATO in Afghanistan. Nel periodo di Ramadam nel 2013, è stato anche parte delle attività della BIK (Comunità Islamica del Kosovo) a Kaçanik, il che viene evidenziato da diverse foto. Lo stesso, noto come il Comandante Muhaxheri, è stato eletto lo scorso anno capo degli Albanesi che fanno parte dell’ala dei ribelli contro il regime di Bashar al-Assad, ma non la parte che cerca la democrazia in Siria, ma il braccio che vuole una Siria con la Sharia – si tratta di gruppi vicini ad Al-Qaeda. 


Lavdrim Muhaxheri, cittadino kosovaro di Kaçanik, circa un mese fa, insieme ad altri terroristi, ha strappato pubblicamente il passaporto della Repubblica del Kosovo, e gli altri hanno distrutto anche i passaporti albanesi, con la motivazione che "i musulmani sono un unico popolo e non hanno bisogno di passaporti, perché appartengono allo Stato dell’Islam". Dopo la diffusione di tale video, in questi giorni, Muhaxheri ha pubblicato sul suo profilo di Facebook, delle foto di una violenza inaudita, lo si può vedere mentre taglia la testa ad un giovane adolescente sciita con un coltello.
Tali immagini hanno sconvolto l’intera opinione pubblica albanese, sia del Kosovo, che della Fyrom e dell’Albania, compresa anche la comunità musulmana, la quale ha condannato, Lavdrim Muhaxheri. "Non dite schifezze. In primo luogo dovete conoscere la storia di quanto è successo ed invece state scrivendo qui parole senza senso. Che Dio vi maledica", ha scritto Muhaxheri, maledendo tutti coloro che lo contrastano e lo offendono.


Tuttavia, una persona intervistata dal quotidiano kosovaro Express, rientrata di recente dalle trincee della guerra in Siria, ha negato che Muhaxheri è comandante degli Albanesi. Quest’ultimo ha riferito che è solo il garante per gli Albanesi che entrano a far parte dei jihadisti. Nel corso delle ultime settimane, la polizia kosovara ha arrestato llir Berisha, Jetmir Kyçyku e Sedat Topjani, e ha dichiarato Burim Ballazhi ricercato. Tutti sono sospettati di attività terroristiche, e di relazioni ed amicizia con Muhaxheri. Inoltre l’Express riferisce che oltre 10 Kosovari si stanno preparando a degli attacchi terroristici-kamikaze in Kosovo e che potranno attaccare anche luoghi del Governo e persino i campi della KFOR, senza escludere le altre istituzioni di sicurezza. I suoi amici raccontano che Lavdrim Muhaxheri è stato associato alle correnti estremiste solo alla fine del 2012, inizialmente all’associazione locale "Parimi", da cui più tardi è nata l'associazione "Gioventù Islamica - Kaçanik" dove Lavdrim Muhaxheri ha la carica di "Emiro" – cioè di leader dell'ala militare del organizzazione.

Quest’ultimo, ha aderito alla guerra in Siria, come mujaheddin, nel 2012, per ritornare un anno dopo. Fino alla metà del Ramadan del 2013 era in Kosovo, mentre in seguito è rientrato unendosi ai combattenti in Siria, acquistando una posizione di leadership. Lavdrim Muhaxheri è diventato inizialmente famoso con un video pubblicato su Youtube dove invitava i giovani albanesi ad unirsi alla guerra in Siria. Successivamente ha preso il ruolo principale negli scontri interni di resistenza contro Bashar Al Assad, che fu anche il primo degli Albanesi che apertamente ha confermato che vi sono profonde divisioni tra i rivoluzionari. Lavdrim Muhaxheri guida la frangia albanese, tra cui quelli dell'Albania e della Fyrom-Macedonia, nella struttura all'interno dell’ISIS composta dagli stranieri, che sono migliaia, oltre 10 mila di cui 2 mila da tutta l’Europa.

Dopo la violazione del profilo su Facebook di Lavdrim Muhaxheri, i suoi amici hanno subito reagito aprendo un profilo con il nome "100.000 Klikime Ne Perkrahje te Lavdrim Muhaxheri". Intanto fonti affidabili all’interno delle strutture di sicurezza in Kosovo hanno dichiarato, attraverso "Indeksonline" che Lavdrim Muhaxheri, mentre il Kosovo si stava preparando a proclamare l’indipendenza, era stato contattato dal Servizio Informativo della Serbia, conosciuto come BIA. "Lo scopo della BIA era che all'interno del Kosovo ci fossero degli elementi religiosi radicali per destabilizzare il Paese alla vigilia dell'indipendenza. Il contatto e la cooperazione con Lavdrim Muhaxheri sono stati realizzati pochi mesi prima della dichiarazione di indipendenza", hanno detto tali fonti, secondo cui gli individui estremisti in Kosovo sono il prodotto delle strutture statali della Serbia, che in continuazione hanno cercato di fare del Kosovo un coacervo di radicalismo. Un giorno prima, il Presidente del Kosovo organizzò una riunione speciale presso la Presidenza con i capi delle strutture di sicurezza, incentrando la questione proprio su Muhaxheri, al fine di attuare delle misure per prevenire e condannare tali strutture, in modo che il Kosovo non diventasse alloggio per tali movimenti radicali di stabilizzazione del Paese.

28 febbraio 2014

La notte di Sebastopoli

Kerch - Questa notte, gli Aeroporti di Simferopoli e Sebastopoli sono stati bloccati da squadre di uomini armati e in uniforme militare non identificati, giunti a bordo di camion senza targhe e altri simboli. Stato a quanto riportato dall'Agenzia Interfax Ukraina, un gruppo di 50 uomini,  di cui non si conosce la provenienza ma sembrano siano gli stessi che hanno partecipato all'occupazione degli edifici governativi e del Parlamento della Crimea, è giunto con tre veicoli Kamaz nell'Aeroporto di Simferopoli, circondando il terminal dei voli nazionali per poi lasciare il luogo e dirigersi verso una destinazione non nota. Contestualmente, secondo fonti non accertate, un gruppo di 300 uomini in uniforme ha bloccato l'ingresso del campo d'aviazione dell'aeronautica militare di Belbek a Sebastopoli.  Secondo le stesse fonti, sarebbe in corso  un'operazione per consentire il ritorno di Yanukovich, in qualità di capo di Stato, perché possa confermare e convalidare il referendum dell'indipendenza della Crimea.

Convoglio di veicoli militari dinanzi al Parlamento di Simferopoli
Convoglio di veicoli militari si dirige verso l'Aeroporto di Simferopoli

Militari non identificati dinanzi all'ingresso dell'Aeroporto di Simferopoli


Così, dopo tanto silenzio e speculazioni, arriva la svolta. Gli eventi stanno subendo una escalation imprevedibile, il contraccolpo mediatico è stato molto rapido, la logica risposta che si aspettava ad una rivoluzione troppo veloce, accelerata dall'eccessiva propaganda dei media occidentali per mantenere i manifestanti in piazza e dare credito alla causa del popolo di Maidan. L'annuncio della conferenza stampa del Presidente ucraino Yanukovich dal territorio russo, infatti, giunge in maniera contestuale alla proclamazione da parte del Parlamento della Crimea della data del referendum per chiedere maggiore autonomia dall'Ucraina. Il messaggio che Yanukovich rivolgerà alla Comunità Internazionale, in qualità di capo di Stato eletto democraticamente e sostenuto comunque da una parte del Paese, sarà coordinato da un'azione offensiva sul territorio della Crimea da parte di unità militari che si definiranno fedeli al Presidente. La sua apparizione pubblica dovrà contrastare la campagna di criminalizzazione posta in essere nei suoi confronti, con dossier pre-confezionati da fantomatici nuclei investigativi, come quelli preparati dalla OCCRP (Usaid-Open Society Foundation), che vanno a formare il cosiddetto YanukovychLeaks


Un'azione eclatante che sarà anche un atto dimostrativo rivolto alla NATO e all'America, per porre fine ad una serie di provocazioni e attacchi di propaganda, destinati a destabilizzare la Russia dall'interno. La messa in sicurezza della regione e le successive misure per la proclamazione dell'indipendenza della Crimea dell'Ucraina è la controrisposta di Vladimir Putin, rimasto sinora in silenzio, e lasciando parlare i suoi Ministri e Dmitri Medvedev, che hanno ribadito il secco imperativo che "il Governo formato a Kiev è illegale" e che non viene riconosciuta la carta costituzionale che è stata unilateralmente messa in vigore. L'assenza di qualsiasi commento da parte di Putin ha azionato una sorta di tensione psicologica nei circoli della Comunità Internazionale, che si aspettava una reazione impulsiva e repentina, nello stile della guerra lampo in Abkhazia. Al contrario, Putin non ha rilasciato alcuna dichiarazione, impedendo nei fatti le repliche dei leader occidentali, in prima linea di Obama, pronti a criticare il suo atteggiamento di guerra-fondaio. Nei fatti Mosca non ha mostrato alcun interesse nei confronti degli eventi di Kiev, ignorando del tutto l'entusiasmo mediatico per questo 'colpo di stato' mascherato da rivoluzione, per azionare in maniera invisibile un sistema di auto-difesa che non è solo militare, ma è anche cibernetico ed ideologico. Per molto tempo, infatti, è stato sottovalutato il livello di preparazione della Russia dal punto di vista informatico, perché l'emisfero internettiano russo, sebbene non sia sviluppato dal punto di vista del marketing, è ben strutturato come sistema di rete: ha i propri motori di ricerca e socialnetwork, biblioteche e database massivi di tutta la Federazione e dei territori ex-sovietici, ha centri studi, team di hacker, utenti che producono molta informazione e aggregati in sottosistemi. Si può dire che esistono delle vere e proprie "eserciti informativi", votati alla lotta contro la disinformazione, pronte a fare da eco alla propaganda occidentale, per produrre un impatto di ridondanza e di confusione. Quella della Russia sarà infatti una reazione asimmetrica, con una guerra silenziosa votata alla contro-informazione, che avrà come destinatario tutto il popolo russo, quindi non solo quello ucraino.

Parte di tale strategia è la costituzione delle cosiddette "milizie popolari", sia militari che internettiane, che si stanno formando in tutta l'area meridionale ed orientale del Paese, grazie al supporto di una struttura operativa da tempo, che offre ogni sostegno informativo e logistico. Tutti i "patrioti" sono stati chiamati a non cadere nella "trappola della disinformazione del Maidan", e ad auto-organizzarsi, ciascuno nella regione in cui vive, facendo dimettere tutti gli attuali sindaci e governatori (sospettati quindi di collaborazionismo), e attuando la normativa prevista dalla Costituzione del 1994, che consente la nomina di un Presidente e di un Governo delle Regioni. Tale invito è stato quindi esteso a tutte le comunità russe del Paese che intendono conservare la propria identità e non vogliono sottostare all'imposizione del movimento di Maidan. E' quello che è successo infatti a Sebastopoli e successivamente a Simferopoli, dove è stato destituito il Governo mentre il Parlamento regionale è stato occupato da persone armate, senza alcuna resistenza da parte delle autorità locali. La stessa manifestazione di opposizione di alcuni membri della comunità tartara, si è conclusa in poche battute, considerando la sua contrarietà al principio di annessione alla Russia, ma non dell'indipendenza della Crimea.

In tale processo, la Russia non effettuerà un intervento militare diretto, e tutto passerà attraverso il fronte di Yanukovich e la comunità russa locale che, a differenza dei militanti del Maidan - per la maggior parte assoldati presso i movimenti estremisti come veri e propri mercenari - sarà ideologicamente motivata. Mosca darà un apporto logistico e finanziario per realizzare l'indipendenza della Crimea, come Repubblica strettamente legata alla Russia, prima che l'Ucraina entri nell'Alleanza Atlantica. Con ogni probabilità, il Cremlino cercherà di preservare la propria influenza nella Regione e assicurare ulteriormente la permanenza della Flotta del Mar Nero a Sebastopoli, esercitando una leva di potere sulla stessa politica estera dell'Ucraina, in quanto la base militare russa si rivelerà una barriera all'ingresso nella NATO. La penisola, da anni frutto di contestazioni e controversie, sebbene non abbia un'economia fiorente e sia del tutto dipendente dall'istmo che la tiene legata al continente, potrebbe rivelarsi strategicamente rilevante per i futuri piani, sia dal punto di vista tattico-militare, che geopolitico, per divenire infatti una vera e propria piattaforma di movimentazione di attrezzature e merci. Va inoltre considerato che la Crimea potrebbe divenire un punto di passaggio per il South Stream, riuscendo così a bypassare le acque territoriali turche, per poi sbaragliare la concorrenza del TAP, con l'estromissione quindi della Turchia.
  
In tale ottica, non vanno sottovalutate le conseguenze collaterali di balance sulle regioni del Caucaso, dei Balcani e dell'Asia Centrale, dove potrebbero essere risvegliati altri movimenti secessionisti, asserviti agli interessi dell'una o l'altra parte. Il quadro che si sta delineando è tutt'altro che lineare, perché presenta variabili irrazionali e aleatorie, e visti i presupposti la NATO, come la stessa Europa, non può permettersi di combattere una guerra con la Russia, che ha il controllo del territorio post-sovietico molto più pregnante delle ONG e degli osservatori occidentali che lo hanno infiltrato. Ancora una volta viene sottovalutata la preparazione militare russa, che da anni combatte una guerra al terrorismo, molto più capillare ed insediato sul suo territorio nazionale. A differenza degli Stati Uniti e dell'Alleanza Atlantica, che  in questi anni hanno bombardato nazioni e creato caos dietro la copertura della disinformazione mediatica, la Russia è in grado di combattere anche guerre sul campo con artiglierie, mezzi e uomini, con una capacità di adattamento e di resistenza di gran lunga superiore a quella degli eserciti occidentali.  
D'altro canto, l'impatto economico potenziale di questa "grande Guerra Fredda" potrebbe avere forti effetti negativi sulla crescita di molti dei Paesi che stanno cercando di uscire dalla crisi finanziaria del 2008, a cominciare dalle economie dipendenti dalle importazioni di petrolio o la cui moneta è legata al dollaro. La Russia potrebbe contrastare l'azione della NATO anche in maniera non-operativa, quindi limitandosi ad immettere sul mercato i dollari in riserva e direzionare le proprie forniture alla Cina, anziché all'Europa. Questo confronto sarà quindi combattuto con la propaganda e la disinformazione, con le milizie popolari e le bande di mercenari al soldo delle lobbies, con derive nazionaliste, naziste ed anti-semite. Si verrà a creare un'onda anomala che si riverserà inevitabilmente in Europa, che potrebbe quindi conoscere la sua "Primavera Europea", una volta cadute le barriere deterrenti nei Balcani e nel Nord Africa. Potrebbe essere proprio l'Ucraina ad ospitare la futura nuova base della NATO, in cui creare eserciti di guerriglieri mercenari, nelle cui fila andrebbero a confluire le frange estremiste, con i quali combattere nuovi teatri di guerra.

09 maggio 2012

Il dossier segreto della Gladio

Nasce negli anni '60 in seno alla NATO una forza clandestina al servizio della difesa delle aziende   nazionali dell'Alleanza.   Nel tempo sono diventate delle lobbies, le regie che governano i Paesi. Oggi bisogna invece definire quale sia il confine tra pubblico e privato, tra una società e lo Stato. C'è da chiedersi chi incassa gli utili e chi esborsa e spese della sicurezza. Un tempo c'era il comunismo, oggi esistono i terroristi. Quando si va in missione e si muore, lo si fa per la patria o per le banche?


I documenti della Gladio - Stato Maggiore della Difesa









06 novembre 2011

Forze NATO alla guida dei ribelli

A guidare l'armata dei ribelli negli scontri con l'esercito di Gheddafi vi erano le truppe della NATO, che nelle retrovie coordinavano l'avanzata delle battaglie. Questo quanto rilevato dalle analisi dei tanti video diramati sulla rete, individuando tra i guerriglieri le divise dei militari dell'Alleanza Atlantica. La guerra che ci ha mostrato Al Jazeera è ben lontana dalla realtà, essendo stata un'operazione di aggressione, mascherata da intervento in difesa dei civili, coperta in maniera molto sommaria da una risoluzione ONU di no-fly zone. La nuova Libia sarà quella della guerra-perenne, occupata dalla coalizione franco-americana, con un protettore NATO. A capo dell'esecutivo sarà inoltre un uomo del Qatar, Abderrahim al-Kib, accademico e uomo d'affari vicino alla famiglia reale Al Thani, come ricompensa del 'contributo mediatico' alla guerra contro il regime di Gheddafi.


Soldati NATO tra i ribelli

Veicoli dei ribelli segnalati come 'mezzi amici'
con il telone arancione, lo stesso usato per i mezzi NATO regolamentari

21 ottobre 2009

L'amicizia della Russia rilancia la Serbia

Con la visita a Belgrado del Presidente Dmitri Medvedev è stato confermato il progetto di inserire Belgrado all'interno di una lobby che contribuisca al nuovo progetto di sicurezza europea, non più basato sul braccio armato della NATO o su un organismo impotente come le Nazioni Unite. Dalla grande amicizia serbo-russa, nasce così una Serbia più forte, che rivestirà un nuovo ruolo all'interno della regione sia dal punto di vista energetico che politico.

La preparazione della visita del Presidente Dmitri Medvedev a Belgrado ha dimostrato che la perfetta cooperazione tra le forze russe e serbe ha fatto in modo che tutta la cerimonia si svolgesse senza alcun incidente. Durante il faccia-a-faccia a porte chiuse con il Presidente Tadic, i colloqui bilaterali hanno spaziato dal credito russo di un miliardo di dollari all'accordo del gas, sino alla nuova architettura della sicurezza europea, in cui la Serbia avrà un ruolo importante. Dai circoli diplomatici è stato confermato che l'idea del Presidente Medvedev è di inserire Belgrado all'interno di una lobby che scriva un nuovo concetto di sicurezza, non più basato sul braccio armato della NATO o su un organismo impotente come le Nazioni Unite. Su questa idea la Serbia è pronta a discuterne, ma bisogna fare accordi un po' con tutti. Un altro punto nevralgico è stato il credito di un miliardo di dollari che la Russia dovrà dare alla Serbia, a condizioni più agevolate rispetto a quelle pattuite con il FMI. In questa prima fase delle trattative è stato stabilito che 200 milioni di dollari andranno al budget di Stato, e altri 800 milioni di euro saranno spesi in investimenti per le infrastrutture stradali, energetiche e ferroviarie della Serbia. Come annunciato, i Presidenti Tadic e Medvedev hanno raggiunto un accordo anche per la fornitura di gas con un miglior regime, dando un ruolo strategico all'interno della regione alle aziende produttrici della Serbia. A tal fine, il direttore di Gazprom, Aleksei Miller, è rimasto a Belgrado dove, insieme con il direttore di Srbijagas, Dusan Bajatovic, hanno stilato una lista delle aziende di importanza strategica con cui pattuire prezzi migliori per le forniture per il prossimo periodo invernale.

Finalizzato accordo strategico Srbijagas-Gazprom
I rappresentanti di Srbijagas e Gazprom hanno firmato l'allegato del protocollo di costruzione del gasdotto South Stream e l'accordo per la costituzione della joint-venture partecipata dai russi sino ad un massimo del 51% e dai serbi per il 49%, con il diritto per Srbijagas ad acquistare le azioni di Gazprom e non viceversa, la quale realizzerà il deposito di stoccaggio sotterraneo di Banatski Dvor. Il Banatski dvor conterrà minimo 800 milioni di metri cubi di gas, con un contratto di fornitura di 25 anni. Gazprom investirà in tale progetto 25 milioni di euro, come dichiarato da Aleksei Miller, mentre non sono note le cifre che riguardano invece il gasdotto.

Lo studio di fattibilità del tratto serbo del gasdotto South Stream sarà completato entro la fine del 2010, e l'importo degli investimenti sarà determinata una volta terminato lo studio. Il CEO di Gazprom ha inoltre aggiunto che lo studio della sezione che passa sui fondali del Mar Nero e attraversa i territori dei Paesi di transito, è in corso di valutazione. Miller ha detto inoltre che Gazprom e la società pubblica serba Srbijagas hanno firmato martedì un protocollo che istituisce una joint venture responsabile della supervisione della parte serba del progetto South Stream. La joint venture sarà registrata entro 30 giorni, ha detto Miller, sottolineando che "il South Stream è un progetto di grande importanza strategica per la sicurezza energetica dell'Europa" e che "sarà attuato prima della fine 2015".

La sottoscrizione degli accordi bilaterali, non è stato il solo momento di incontro, in quanto la giornata è stata ricca di eventi, come gli omaggi al monumento alla liberazione della Serbia dal regime fascista, sino alla visita alle alte cariche della Chiesa serbo-ortodossa. Durante il pranzo, erano presenti anche vari imprenditori e i proprietari delle più grandi compagnie serbe, come Miroslav Miskovic della Delta, Zoran Drakulic di Ist point, del direttore di Hemofarm, Miodrag Babic, e del direttore di Sintelon Nikola Pavicic. L'atmosfera in cui si è discusso è stata positiva e rilassata, con sorrisi a parole di stima, in un ambiente molto informale. "Tra di noi ci capiamo molto bene, anche senza il traduttore" , ha dichiarato il Presidente Medvedev, accennando alla forte e storica vicinanza tra i due popoli. Anche per il vino serbo sembra sia piaciuto al Presidente Medvedev (Chardonet-Radovanovic e Aurelius –Kovacevic) dimostrando che la produzione dei vini serbi potrà avere ampio mercato in Russia.

Nel pomeriggio Medvedev è stato accolto all'interno del Parlamento serbo, come primo capo di Stato estero ad entrare ed intervenire nell'Assemblea nazionale della Serbia. Cosciente dell'onore che Belgrado ha voluto riconoscergli, Medvedev ha ricambiato con un discorso dalle parole incisive e significative. Egli ha infatti sottolineato che il ruolo della Serbia è molto importante, non ritenendo importante che "tutti i Paesi europei entrino nella NATO”, quanto più “progettare un nuovo quadro della sicurezza europea”. "Voi coraggiosamente avete combattuto contro il fascismo. Gli altri paesi hanno deciso di collaborare con il regime tedesco, e per questo hanno avuto una responsabilità. Questo deve essere conservato nella memoria, a monito di coloro che hanno intenzione di cambiare la storia per i propri vantaggi - afferma il Presidente russo, aggiungendo - gli insegnamenti della storia ci servono per imparare e non fare gli stessi errori, a non distruggere nulla ma a combattere contro i pericoli che sorgono dinanzi a tutto il continente europeo. Così - prosegue - è nostro dovere creare un nuovo sistema di sicurezza europeo, che deve essere indipendente dall'economia. Noi offriamo nuovi obblighi sulla base di principi internazionali, che dobbiamo decidere noi. Il nostro compito è ci occuparci delle questioni di sicurezza, e non dei danni che possiamo infliggere ad altri. Questa è la lezione della Seconda Guerra Mondiale, ma anche di tutti i brutti eventi degli anni novanta, come la crisi balcanica e l'aggressione del Caucaso”.

Il Presidente russo Medvedev si è però categoricamente rifiutato di tracciare un parallelo tra le vicende dei Balcani e quelle del Caucaso, ma da esse trae uno spunto per ribadire che tali tragici eventi hanno evidenziato l'inefficacia del sistema attuale della sicurezza europea e la necessità di una sua modernizzazione. "La preparazione e la firma del trattato di sicurezza europea avrebbe segnato l'inizio della formazione di un unico sicurezza nell'area euro-atlantica, fornendo garanzie di affidabilità, in maniera uguale e paritetica per tutti gli Stati, a prescindere dall'appartenenza ad un determinato schieramento politico ", precisa dinanzi al Parlamento serbo. Le autorità serbe - continua - sanno quanto sia importante creare nel futuro un trattato "con norme precise per la prevenzione e soluzione pacifica dei conflitti". Nel suo discorso accenna anche alla possibilità che russi e serbi costruiscano una base vicino Nis per far fronte a situazioni straordinarie, dalla quale i servizi serbi e russi aiuteranno tutti i Paesi della regione sottoposti al rischio di incendi e catastrofi naturali. Un progetto questo che risuona come una risposta alla base americana Camp-Bondsteel in Kosovo. Occorre inoltre ricordare che quell'accordo di cui parla il Presidente, include una collaborazione tra serbi e russi ratificata dal Ministro degli interni Ivica Dacic e dal Ministro per le situazioni straordinarie russo, includendo assistenza umanitaria, alle avarie tecnologiche e le loro cause.

Dal punto di vista politico, tuttavia, l'accordo che sembra essere più importante attualmente, è quello energetico, visto l'interesse russo di ottenere una corsia preferenziale nel controllo dei gasdotti della regione dei Balcani attraverso la Serbia. A quel punto lo stato serbo diventerà un centro energetico regionale a cui la Russia si appoggerà in futuro. Con l'accordo per l'acquisto di NIS e la costruzione del South Stream e del deposito di Banatski Dvor, la Serbia ottiene tutte le condizioni per diventare un punto d'incontro dei vari gasdotti che passano negli altri paesi, un crocevia energetico e parte fondamentale della zona d'influenza russa. Un ruolo importante non soltanto energetico, ma nello stesso momento anche politico, soprattutto in riferimento al piano di Medvedev di riscrivere la sicurezza europea. La Serbia potrà anche diventare un ponte tra l'UE e la Russia con il suo ingresso in Europa. D'altronde, come affermato dallo stesso Tadic, la Serbia nell'UE potrà portare solo vantaggi alla Russia. "Nella UE, la Serbia sarà il miglior amico di Mosca".

13 ottobre 2009

La fragile alleanza tra UE e NATO

Il continuo rinvio dei colloqui della troika Usa-UE con i leader della Bosnia dimostra che esiste una sorta di parallelismo con la crisi insorgente all'interno della NATO. In realtà non esiste, infatti, un piano strategico per la Bosnia ma solo un ordine del giorno su cui discutere. Questo è tutto ciò che emerso dalle dichiarazioni dei politici che vi hanno preso parte, anche perchè per il popolo della BIH, come sempre non è rimasta nient'altro che vaghe parole e promesse. La stessa esclusione della Russia ha dimostrato che le trattative sono come cadute in un'inutile retorica.

Sino alle ultime battute, i temi trattati nel corso della riunione della troika USA-UE a Butmir sono stati celati da un velo di silenzio. Nei fatti, non vi era nulla da nascondere perchè non esisteva un vero piano di azione, nemmeno da considerarsi come segreto. Quello che è venuto fuori da Butmir, più che altro, rivela il vero motivo di questa riunione decisa così in fretta, ossia quello di identificare le posizioni strategiche che NATO e Unione Europea devono acquisire nei Balcani, che si contrappongono alla Russia e al suo piano energetico. E’ interessante, a questo proposito, notare come sia stata scelta la stessa data in cui il Presidente russo Dimitri Medvedev sarà in Serbia per ratificare la pianificazione strategica tra Belgrado e Mosca. Resta solo da vedere chi avrà più attenzione dai media, e chi vincerà questa lotta nel catturare i favori dell'opinione pubblica. La rivalità tra Alleanza atlantica e Russia nella zona Balcanica ha rivelato tutto quello che si voleva nascondere dietro di un fantomatico piano per la Bosnia: Mosca è stata esclusa e le trattative sono come cadute in un'inutile retorica. Una rivalità che è emersa anche nel corso dei dibattiti che, come riportato da varie fonti presenti alla riunione, hanno confermato la vera differenza tra EU, NATO e Stati Uniti. Innanzitutto, Washington sta premendo con forza per inserire la riforma dell'atto costitutivo della BiH, come una delle condizioni per chiudere l'OHR, cosa che i rappresentanti europei non hanno accettato.


Le maschere dei leader politici e religiosi della Bosnia sfilano dinanzi alla sede della NATO di Butmir, durante i colloqui tra i funzionari di Stati Uniti, UE e i politici locali, lo scorso 9 ottobre 2009. (Foto source: Reuters)

La Bosnia, d'altra parte, è solo uno degli aspetti del controverso rapporto tra i due blocchi sul destino dei Balcani, regione che resta ancora un bersaglio di circoli internazionali che si scontrano per ottenere una maggiore influenza sul territorio, tra cui la stessa Unione Europea Javier Solana, Alto rappresentante EU per la politica estera e la sicurezza, in un articolo da lui redatto per il quotidiano Danas, glorifica la politica europea e conferma che quest'anno sarà decisivo per la politica europea nel mondo. "Negli ultimi dieci anni, l'UE è diventata un player che custodisce la sicurezza globale, determinando dei cambiamenti concreti nelle vite delle persone al livello mondiale", afferma Solana, ricordando che la commissione per la politica estera ha reso possibili 20 operazioni in tre continenti, per fermare le violenze, ristabilire la pace ed effettuare la ricostruzione dopo i conflitti. "Da Kabul a Pristina, da Ramallah a Kinshasa, l'UE controlla le frontiere, i trattati di pace, addestra le forze di polizia, partecipa alla strutturazione del sistema giuridico e protegge le navi dagli attacchi dei pirati", precisa Solana. Grandi parole per gli eurocrati di Bruxelles, sopratutto nel caso di Bosnia e Kosovo. Eppure stiamo parlando di due Paesi a cui è stato propinato una nuova Costituzione, quando la stessa UE non riesce a sanare le differenze interne sul Trattato di Lisbona e sulla redazione di una "costituzione europea". Per la Bosnia si è scelto addirittura di blindare in una base militare i suoi leader per raggiungere in maniera coatta un accorso sull'atto costitutivo, nel tentativo di risolvere un annoso conflitto in soli 10 giorni, dimenticando e nascondendo che gli stessi disaccordi esistenti tra le forze all'interno dell'Alleanza. Ma per Solana, l'UE resta l'unica organizzazione in possesso di strumenti e risorse sufficienti per appoggiare gli strumenti tradizionali della politica estera dei suoi membri. "I Balcani sono sicuramente stati l'esordio della politica estera europea. Quando è scoppiata la guerra nella ex-Jugoslavia negli anni Novanta, abbiamo visto questo Paese a noi vicino che bruciava perché non eravamo in grado di rispondere a quella crisi. Però, abbiamo imparato la lezione e ci siamo organizzati, il che richiedeva nuovi meccanismi per prendere decisioni e promuovere nuove dottrine di difesa", valuta Solana.

L'Alto Rappresentante UE conferma che sui Balcani è stato superato l'esame, ma la realtà a totalmente diversa. Il disaccordo tra le forze dell'Alleanza e l'UE si mostra in molti aspetti, tale che ormai le bandiere dell'Alleanza all'entrata di Shape resta solo un'immagine. Già da tempo non vi è un efficace scambio di informazioni per la lotta contro il terrorismo a causa dei blocchi interni dopo l'inizio delle trattative diplomatiche tra Turchia e UE e tra Grecia e Cipro. Gli alti vertici della NATO hanno definito “allarmanti e inaccettabili” tali episodi. Lo scontro diplomatico per la questione della divisione di Cipro preoccupa di più i politici di Bruxelles che i colonnelli della base della NATO a Mons. Secondo il colonnello John Hamill, i militari non affrontano spesso questi problemi. "Questi problemi si verificano raramente su di piano operativo, perchè a quel punto i militari capiscono che il lavoro deve essere fatto collaborando, a prescindere dalla loro nazionalità e dalle attitudini politiche. Ogni giorno i rappresentanti di NATO e UE scambiano informazioni sulle operazioni e soprattutto su quelle dispiegate in Afghanistan e in Kosovo”, dichiara Hamil, confermando che, sul teatro delle missioni, le due organizzazioni stano provando ad evitare gli ostacoli politici e a collaborare. Ma non si può ignorare che esistono dei problemi di scambio di informazioni, cominciati già nel 2004, quando Cipro è entrata a far parte dell'UE. Tra l'altro, il fatto che la collaborazione tra le due organizzazioni non funzioni bene, lo conferma anche il portavoce della NATO James Appathurai. "In realtà questo problema è collegato alla questione di Cipro. Il Segretario Generale Anders Fogh Rasmussen, come ex premier, ha cercato di migliorare la situazione. Purtroppo il problema è fuori della NATO, anche se gli effetti si avvertono anche dentro. L' Alleanza non può forzare nessuno a risolvere questi problemi”, conferma Appathurai.

Non è da escludere, quindi, che questa crisi abbia avuto delle ripercussioni anche sulla stessa riunione di Butmir, come conferma lo stesso Steven Mayer, Professore presso la Facoltà per la sicurezza nazionale a Washington. ”Dietro le riunioni come quella di Butmir e quella pianificata per il 20 ottobre vi è un gruppo di politici internazionali che disperatamente desidera salvare la politica persa in Bosnia. Questi desiderano a tutti i costi impostare una politica che è pianificata per fare della Bosnia uno Stato, anche se gli elementi per questo tipo di Stato non esistono - dichiara Mayer, continuando - questi sono i tentativi dei politici internazionale di farsi la faccia pulita. Sarebbe molto più intelligente accettare la realtà e smettere di imporre emettere a tutte le tre etnie una politica che non ha funzionato e non funzionerà mai”. Non ci sono dubbi che esiste una sorta di parallelismo con la crisi della NATO e i colloqui di Butmir, ossia che non esiste in realtà un piano strategico per la Bosnia ma solo un ordine del giorno su cui discutere. Questo è tutto ciò che emerso dalle dichiarazioni dei politici che vi hanno preso parte, anche perchè per il popolo della BIH, come sempre non è rimasta nient'altro che vaghe parole e promesse.

07 maggio 2009

La Georgia negli equilibri tra Nato e Russia


Continua l'escalation della tensione in Georgia, e dopo settimane di proteste e uno strano ammutinamento militare, il Governo di Tbilisi deve far fronte alle incalzanti pressioni dei partiti di opposizione. La Georgia, e così il Caucaso, resta un Paese importante per gli equilibri di potere tra NATO e Russia. Se Stati Uniti e Unione Europea intendono trasformare questa regione in una zona cuscinetto controllando il passaggio di gasdotti ed oleodotti, la Russia intende affermare la sua influenza per garantire il transito e l'approvvigionamento delle fonti di energia da rivendere ai mercati europei. (Foto: Cartello nel centro di Tbilisi)

Continua l'escalation della tensione in Georgia, e dopo settimane di proteste e uno strano ammutinamento militare, il Governo di Tbilisi deve far fronte alle incalzanti pressioni dei partiti di opposizione. Proprio nella serata di ieri, alcuni leader dell'opposizione unita georgiana, sono stati colpiti alla testa durante gli scontri tra attivisti e la polizia di Tbilisi. Le immagini del "pestaggio della polizia" sono state riprese in diretta dai giornalisti che erano accorsi per documentare le proteste della folla dinanzi alla centrale di polizia a Tbilisi, per chiedere il rilascio dei militari arrestati. La manifestazione si è trasformata in violenza dopo che i militanti del partito di opposizione hanno cercato di sfondare la recinzione posta a protezione della caserma: la polizia ha duramente risposto con manganelli e proiettili di gomma. Il messaggio mediatico però passa, ed è quello di una parte del Paese che chiede le dimissioni del presidente Mikhail Saakashvili già da un mese. Per l'opposizione anche l'ammutinamento è stato una plateale messa in scena del Governo di Tbilisi, che cerca di nascondere le proprie repressioni dando la responsabilità ad agenti russi. "L'ammutinamento di un battaglione di carri armati dispiegati nei pressi della capitale georgiana è stato creato dalla leadership georgiana al fine di distogliere l'attenzione della folla dai problemi reali delle persone", affermano i rappresentanti del partito di opposizione di Tbilisi, spiegando di avere prove a dimostrazione che lo spettacolo organizzato dal Governo era una "realtà virtuale" creata solo per impaurire l'opinione pubblica.

È da rilevare, comunque, che è abbastanza inverosimile anche l'ipotesi di un colpo di stato organizzato da agenti russi, per il semplice fatto che sarebbe una conclusione troppo scontata - a cui il Governo di Tbilisi è arrivato senza molte analisi di intelligence - soprattutto all'indomani delle proteste di Mosca per le esercitazioni della Nato in Georgia. La diplomazia russa ha negato ogni coinvolgimento in questa specie di colpo di stato militare in Georgia, definendo le accuse del Governo georgiano come frutto "del delirio e dell`agonia del regime di Saakashivili". D'altro canto, è innegabile che Mosca abbia qualche ruolo nella creazione di un movimento popolare di dissidenza contro il Governo, spingendosi sino a dettare un ultimatum a breve scadenza per le dimissioni del Premier. Le hanno definite "rivoluzioni colorate", proprio perché nascondono dietro ad una bandiera di partiti e movimenti politici, un intero sistema di pressioni e di poteri, molto spesso di matrice estera. Forse, è proprio in considerazione di questa crisi latente che è stata programmata un'esercitazione militare nel Caucaso, in un territorio in cui Mosca ha dispiegato le sue truppe in difesa dei confini con l'Abkhazia e l'Ossezia del Sud.

Questo fa comunque capire quanto la Georgia, e così il Caucaso, sia importante negli equilibri di potere tra NATO e Russia. Se Stati Uniti e Unione Europea intendono trasformare questa regione in una zona cuscinetto controllando il passaggio di gasdotti ed oleodotti, la Russia intende affermare la sua influenza per garantire il transito e l'approvvigionamento delle fonti di energia da rivendere ai mercati europei. Per tale motivo, quanto accade nel Caucaso è strettamente connesso all'attuale controversia tra NATO e Russia, che ha avuto come effetti ben visibili le espulsioni dei diplomatici russi - in seguito alle accuse di spionaggio contro lo Stato estone - e di quelli canadesi presso il Centro di Informazione della NATO a Mosca. Ora, Inoltre, il rappresentante permanente della Russia presso la NATO ha ricevuto dal Ministero degli Affari Esteri belga l'avviso di revoca dell'accreditamento di due diplomatici. Effetti meno evidenti, sono quelli del progressivo irrigidimento delle relazioni bilaterali, che va a ritardare i negoziati di adesione della Russia, ma conferma che questo famoso dialogo con gli Stati Uniti è molto evanescente, scompare con pochi gesti e in poco tempo. In questa operazione volta ad isolare la Russia, nel tentativo di farla retrocedere dalle sue pretese di rifondare l'Alleanza Atlantica su uno schema di nuovi equilibri, l'Unione Europea ha un ruolo importante, che si sta traducendo nella "europeizzazione" dello spazio post-sovietico, con la promozione del progetto di Partenariato europeo, che organizzerà oggi la prima assemblea costitutiva a Praga.
(Saakashvili stringe la mano ai soldati dopo l'ammutinamento)

La riunione di oggi vedrà la partecipazione delle sei repubbliche dell'ex Unione Sovietica , quali Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Moldavia, Ucraina, e dunque Georgia, rappresentata da Saakashivili in persona. I Paesi post-sovietici non sono invitati a far parte dell'Unione Europea, anche se i capi di Governo stanno cercano in ogni modo di vedervi questa possibilità. I loro capi stanno cercando, naturalmente, di vedere questa partnership in Europa della porta aperta, avendo assunto l'ideale di "membro europeo" come perfetto antagonista democratico del comunismo assolutista. Allo stesso tempo, cercano in questa Unione allargata, qualche stimolo in più rispetto alla Comunità degli Stati Indipendenti che ha rivelato, in questi anni, tutta la sua inefficacia. Molto probabilmente, con il Partenariato Orientale, la liberalizzazione dei visti e l'abbattimento delle barriere doganali passeranno sotto l'egida di Bruxelles, ponendo sotto una luce diversa Mosca. Un progetto, dunque, che sembra andare di pari passo con l'allargamento della NATO, andando così a coinvolgere, in nome della "integrazione euro-atlantica" Paesi che appartengono ad un altro spazio economico che, sino ad oggi, ha bilanciato gli equilibri economici tra Europa e Asia centrale. Non sono da escludere scenari in cui vedremo Bruxelles risolvere le annose questioni di indipendenza ed autonomia di Abkhazia, Ossezia e Transnistria: qualsiasi compromesso, pur di spostare il centro diplomatico da Mosca a Bruxelles. È ovvio che le relazioni di "partneriato" con la Russia non miglioreranno con questo progetto, a meno che non vi sarà qualche Paese europeo che si opporrà a questo totale sbilanciamento dei poteri nell'est europeo. Un ruolo fondamentale potrebbe averlo proprio l'Italia, che sta pian piano ricostruendo la sua economia sulla base di accordi energetici ed industriale sottoscritti anche grazie alla mano russa. Accanto all'Italia vi sono i Paesi dei Balcani Occidentali, che aspettano di entrare in Europa ma mantengono un certo rapporto con la Russia, proprio come la Serbia. Ancora una volta, dunque, Balcani e Caucaso sono pedine importanti per la risoluzione di questo grande rompicapo, che è l'equilibrio dei poteri tra Occidente ed Oriente.

23 aprile 2009

Nuovi attriti tra Nato e Russia


La Russia invia un ultimatum alla NATO: se non saranno annullate le manovre in Georgia, la Russia rifiuterà di riprendere i contatti militari con la NATO. Infatti è già stata disdetta, la riunione del Consiglio NATO-Russia prevista per il 7 maggio, ma la cancellazione di questo incontro potrebbe non essere l'unica misura.

Dovrebbero svolgersi in Georgia dal 6 maggio al 1 giugno le manovre militari “Cooperative Longbow 09” e “Cooperative Lancer 09” sotto l'egida della NATO nell’ambito del programma "Partenariato per la Pace". Secondo le previsioni saranno 19 i paesi che parteciperanno alle manovre, e non saranno solo i membri della NATO. Durante tutto questo periodo circa 1300 militari stazioneranno nella base di Vaziani, 20 chilometri ad est di Tbilisi. La NATO ha affermato che le armi e le attrezzature militari non saranno utilizzate anche nella parte delle manovre da campo. I rapporti tra la Russia e la NATO, rottisi dopo la guerra in Ossezia del Sud, hanno iniziato a stabilizzarsi nel mese di marzo di quest’anno, quando i ministri degli esteri della NATO hanno preso la decisione di principio sulla ripresa dei lavori del Consiglio Russia-NATO entro l’estate del 2009. La prima riunione del Consigio a livello ministeriale dovrebbe aver luogo proprio alla fine di maggio o all’inizio di giugno. Però, la notizia di queste manovre militari ha scontentato fortemente la Russia.

Il Presidente Dmitry Medvedev ha dichiarato che “il formato delle manovre non contribuisce alla ripresa della cooperazione tra l'Alleanza e Mosca, ma, invece,rischia di complicarle”. In tal modo la Russia ha mandato un ultimatum alla NATO: se non saranno annullate le manovre in Georgia, la Russia rifiuterà di riprendere i contatti militari con la NATO. E’ già stata disdetta, così, la riunione del Consiglio NATO-Russia, che avrebbe dovuto vedere la partecipazione dei capi di stato maggiore, prevista per il 7 maggio. La cancellazione di questo incontro potrebbe non essere l'unica misura. Anche il transito delle merci militari in Afghanistan e la realizzazione delle attività congiunte, sia a livello politico che militare, sono messe a repentaglio. Tuttavia, l'incontro degli ambasciatori previsto per il 29 aprile avverrà. Ora la Russia è in attesa della reazione del comando supremo della NATO in seguito alla posizione assunta in merito alle manovre in Georgia.

Mosca ritiene, infatti, che le manovre di questo tipo sono nient’altro che una provocazione e anche una dimostrazione di forza inutile, e, inoltre, si svolgeranno in una regione dove c’e’ già molta tensione. La presenza di più di mille soldati occidentali vicino alla frontiera con l'Ossezia del Sud potrebbe spingere Saakashvili ad intraprendere azioni militari. Basti ricordare che anche alla vigilia della guerra d’agosto nel 2008 si sono svolte le manovre della NATO in Georgia. La Georgia non ha alcuna intenzione di cessare la pratica delle manovre congiunte con la NATO, e, in realtà, vorebbe anche elevare il loro livello. Il Presidente dell’Abkhazia Sergei Bagapsh ha dichiarato che per l'inizio delle manovre le frontiere della repubblica saranno rafforzate ulteriormente e protette insieme con la Russia. Nel frattempo, il Kazakistan, la Lettonia e l’Estonia hanno rifiutato di partecipare nelle manovre in territorio georgiano. Astana ha motivato ufficiosamente la sua decisione con l'intenzione di non complicare le relazioni con Mosca. Riga e Tallinn si sono astenute,invece, dal rilasciare commenti.

Rinascita Balcanica

02 aprile 2009

Obama e Mevedev si preparano a riscrivere gli accordi internazionali


A margine del vertice del G20 a Londra, Barack Obama e Dmitri Medvedev si incontrano, in una storia cornice, per gettare le basi di un nuovo accordo, fatto di comunicazione diretta e di cooperazione. Un incontro molto atteso che pone fine al confronto dei due blocchi, ma rende necessaria anche la riforma delle strutture politiche create dal loro scontro. D'altro canto, le due parti dovranno ora sedersi ad una tavola rotonda per gettare le basi di un nuovo Accordo di Bretton Woods, dopo il fallimento del petrol-dollaro.

È stato un incontro disteso e formale quello tra Barack Obama e Dmitri Medvedev, nonostante avesse su di sé gli occhi e la tensione del mondo intero, che aspetta da questa unione storica una soluzione epocale per la grande recessione e per la fine dei conflitti. È innegabile che la solidale stretta di mano tra i due leader induce tutti a ben sperare in un futuro diverso, fatto di comunicazione diretta e di cooperazione multilaterale volta a garantire un benessere sostenibile per la collettività e la struttura economico-finanziaria. D'altro canto, questo accordo potrebbe aprire nuovi interessanti scenari, derivanti proprio dalla fine dei contrasti per dar vita ad una sorta di oligopolio, i cui i due competitor decidono di farsi concorrenza nelle rispettive aree di influenza. E' difficile dire quale dei due ha più bisogno di questa unione, anche se tutti gli elementi sino ad ora hanno fatto propendere l'ago della bilancia a favore dell'America, colpita più di tutti dalla recessione economica e dal crollo dei sostegni dell'elettorato nei confronti delle decennali amministrazioni guidate dalle lobbies del petrolio e delle armi. Tuttavia, anche la Russia deve far fronte al rallentamento della crescita, la riduzione della produzione interna e con il fallimento delle grandi società degli oligarchi, caduti in rovina: le stesse istituzioni finanziarie non hanno dato previsioni di ripresa molto ottimistiche, in relazione alla crisi di tutti i Paesi dell'Europa Orientale e così della Comunità degli Stati Indipendenti, molti dei quali si sono già fortemente indebitati con il Fondo Monetario.

Secondo il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, Russia e Stati Uniti stanno per passare ad una "nuova qualità" delle loro relazioni e, a differenza degli anni precedenti, sono disposti ad ascoltare. "Si è creata una nuova atmosfera nell'ambito delle relazioni bilaterali in modo che vi è un interesse comune da entrambi i lati e, cosa importante, la disponibilità ad ascoltare gli uni agli altri, ciò che non abbiamo visto per molti anni ", ha detto Lavrov, commentando il primo incontro tra i presidenti americano e russo, Dmitri Medvedev e Barack Obama. La ripresa dei colloqui in maniera distesa rappresenta una ragionevole soluzione, che ha tuttavia un purgatorio che passa attraverso la chiusura dei questioni rimaste aperte.
I presidenti russo e americano si sono impegnati a consentire una rapida adesione della Russia all'Organizzazione mondiale del commercio, "e di creare un ambiente favorevole alla promozione di legami economici tra la Russia e gli Stati Uniti […] con l'istituzione di una commissione per il commercio e la cooperazione economica a livello governativo ed il rafforzamento del dialogo tra i gruppi d'affari di entrambi i paesi", come si legge nella dichiarazione congiunta firmata alla fine dell'incontro al margine del vertice del G20. Nel quadro dei rapporti economici andrà inoltre chiarito il futuro dell'emendamento Jackson-Vanik , che associa le restrizioni degli scambi commerciali al mancato rispetto dei diritti umani, del quale la Russia chiede l'abolizione. I due leader hanno ordinato l'immediato avvio dei negoziati su un nuovo trattato START, per stabilire i livelli di riduzione delle armi strategiche offensive, al di sotto del livello previsto dal Trattato di Mosca del 2002, sulla riduzione strategica potenziale offensivo, limitando il numero di testate nucleari dispiegate a 1,700-2,200 per ogni controparte da implementare entro il dicembre 2012. La Russia e gli Stati Uniti hanno inoltre convenuto sulla necessità di una "risoluzione diplomatica" della questione nucleare iraniana, mentre sembra rimanere il nodo del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti in Europa. Se sull'Iran si apre la possibilità di un accordo, resta per l'America la paura "dei possibili attacchi" da parte della Corea del Nord, tale da porre un grande punto interrogativo sui progetti del radar da installare in Repubblica Ceca e i dieci missili intercettori da installare in Polonia.


Ad ogni modo, le due parti sembrano "sinceramente" interessate al dialogo, essendo anche una condizione imposta dalla necessità di riformare le strutture internazionali di potere, e dunque non solo finanziarie. Sia la NATO che le Nazioni Unite potrebbero divenire strutture d'avamposto rispetto ad un organo di sicurezza internazionale che coinvolga entrambe le potenze. Anche l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), potrebbe essere coinvolta, considerando le pressioni degli esperti francesi e russi, che ne rivendicano l'assoluta inefficacia. "Abbiamo bisogno di considerare una riorganizzazione dell'OSCE, una revisione del sistema di controllo del rispetto della sicurezza in Europa", ha affermato Mikhail Margelov, presidente della Affari internazionali del Consiglio della Federazione, osservando come l'OSCE non ha fatto nulla per evitare la crisi dell' agosto del 2008 nel Caucaso meridionale. "Il termine è più adeguato a caratterizzare il contesto di questa organizzazione che risale all'Unione sovietica, è la parola 'crisi' ", ha detto Margelov, trovando il sostegno di Dominique David, direttore esecutivo dell 'Istituto Francese delle Relazioni Internazionali (Ifri). "L'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa è inefficace, nelle attuali condizioni", ha detto, aggiungendo che il presidente russo ha ragione nel proporre modifiche alla architettura della sicurezza europea. D'altronde, se non esiste più la Guerra Fredda - e l'incontro tra Obama e Medvedev ne è la dimostrazione - a cosa serve un'Alleanza del Nord Atlantico o l'OSCE?

La fine del confronto tra i blocchi, traspare anche dalle parole del Segretario di Stato britannico per gli affari esteri, David Miliband, il quale stigmatizza che "l'era dell'unilateralismo, finisce 2 aprile", in quanto si presenta con questo G20 "l'opportunità di esaminare ed analizzare importanti questioni internazionali ponendo tutti sullo stesso livello". "E' proprio questo il vero significato politico del vertice di Londra", secondo Miliband, in quanto sarà un'occasione per "discutere, analizzare e coordinare con l'Europa l'elaborazione di strategie più efficaci per stimolare la domanda e degli scambi internazionali ". Le due potenze, e lo stesso vertice, dovranno dunque affrontare, in primo luogo, la questione della riforma delle strutture finanziarie, analizzando anche la possibilità della creazione di un'entità diversa da quelle preesistenti, che sia basata su concetti completamente diversi. Infatti, il rafforzamento della regolamentazione delle istituzioni finanziarie e dei mercati sarà sicuramente al centro delle discussioni, ma la Francia insiste sulla creazione di una regolamentazione finanziaria globale, idea a cui si sono opposti Stati Uniti e Gran Bretagna, definita infatti persino "ridicola". Anche la Germania e altri paesi sono ostili alla creazione di un ente del genere, preferendo che le singole autorità di regolamentazione nazionali cooperino più attivamente nel monitoraggio delle attività di particolari società in diversi paesi. La Russia, da parte sua, chiede un'urgente riforma delle istituzioni finanziarie internazionali che si sono dimostrati inefficaci per affrontare la crisi finanziaria mondiale, ragione di più per pensare alla creazione di una moderna architettura dei mercati monetari, con la creazione di maggiori riserve monetarie internazionali e di una moneta di riserva mondiale, spodestando così il dollaro. Lo stesso Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, propone la riforma del Fondo monetario internazionale (FMI) , con la predisposizione di un "sistema di allarme rapido in caso di insorgenza di un focolaio di rischi finanziari a livello mondiale e di un meccanismo efficace per la loro gestione". Propone così la "rimondializzazione" del sistema finanziario, dopo che per anni è stato accentrato nelle reti di entità ben precise, che hanno deciso le regole e la ripartizione dei fondi.

Il problema ora è individuare cosa sostituirà l'Accordo di Bretton Woods, e quali saranno i principi della riforma e se vi sarà davvero l'introduzione di una nuova moneta. Probabilmente essa sarà il compromesso tra tutte le proposte avanzate, con l'individuazione di una nuova unità numeraria, che sostituirà il petrodollaro, avendo perso questo qualsiasi validità e controvalore in termini reali. Infatti, la crisi finanziaria che oggi conosciamo non è altro che una conseguenza del fallimento di Bretton Woods, essendo giunti al punto che la quantità di denaro che veniva negoziata sui mercati finanziari non corrispondeva alla ricchezza in termini reali ( di beni e risorse ) degli Stati: questo ha provocato speculazione, creazione di bolle immobiliari e finanziarie, che si sono poi tradotti in tragiche bancarotte. Il nuovo accordo dovrà dunque essere "moderno" nel senso che dovrà guardare molto lontano, ed abbracciare la teoria degli scambi in un sistema cibernetico, in cui il valore di misura è dato dalle unità intellettive. In tal senso, ritorna ad essere fondamentale la protezione dei diritti dei lavoratori, della regolamentazione dei sistemi informatici su basi etiche, e il controllo da parte dei singoli Governi e non di lobbies finanziarie.

06 marzo 2009

La crisi sintetica


Dal Baltico all'Adriatico la crisi serpeggia in tutti i governi. Quasi in modo ossessivo si cerca di uscire dall'impasse in cui l'Europa e i Paesi Nato sono caduti, e per far questo che vediamo nascere l'amicizia russo-italiana, le scuse del Governo italiano ad Muammar Gheddafi, le proposte di riconciliazione tra Russia e Nato. Queste sono soluzioni rapide che vengono escogitate per chiudere una "crisi sintetica", ossia una crisi diplomatica che in realtà non esiste ed è stata creata solo per giustificare una decisione che sta alla base, ed è molto più difficile da accettare per l'opinione pubblica.

La Conferenza per la cooperazione della sicurezza delle frontiere, a cui ha partecipato anche il Ministro degli interni italiano Roberto Maroni, è stata la solita giostra diplomatica senza fine. Si parla sempre di sforzi per la lotta alla criminalità transfrontaliera, dei traffici e dell'immigrazione illegale, che passano necessariamente per l'instaurazione di un regime di controllo dei confini e dei flussi di migrazione e circolazione delle persone attraverso sistemi biometrici. L'Unione Europea chiede ai Paesi che si apprestano ad entrare nello spazio Schengen, la cosiddetta lista bianca, imponendo rigide condizioni prima di concedere la liberalizzazione dei visti. Delle richieste che si trasformano con brevi passaggi in un vero e proprio dictat, quando poi sappiamo bene che in Europa, e nella stessa Italia, sono stati costruiti dei campi di accoglienza, adibiti spesso a "lager" per gente che è davvero disperata.

Bisogna anche chiarire bene che cos'è il traffico di essere umani e le false statistiche; se in Italia ci sono statistiche molto elevate sulla scomparsa dei bambini, è dovuto anche al fatto che il rilascio dei visti da parte delle autorità consolari è sempre più difficile, mentre i ricongiungimenti familiari sono sempre più ostacolati dalle legge e dalle quote flussi. Del resto è impossibile impedire a chi vive da anni in Europa, o in Italia, di rivedere i propri figli, anche se ci sono molti casi in cui madre e figli non si vedono per moltissimi anni. Da qui derivano quegli stratagemmi sicuri per il trasporto dei bambini, passando le frontiere con un falso nome per poi raggiungere i loro famigliari: dopo questo ricongiungimento extra-legale, quel nome falso registrato dalla dogana diventa un numero, una statistica che non ha però un riscontro con la realtà. Tra l'altro, sono molto rari i casi in cui vengono venduti i bambini nei Balcani, anche se i quotidiani europei hanno sempre puntato molto sull'esistenza dei traffici di essere umani.

Sarebbe bene invece tenere a mente che "per ogni disperato, qualcuno prende dei soldi", iperfinanziato dalle false politiche di assistenzialismo, le stesse che i Governi di Paesi come Libia e Albania (etc.) saranno pronti a ricordare ai nostri ambasciatori quando occorrerà discutere ad un tavolo diplomatico di investimenti e sovvenzioni. In realtà e un business-to-bussines, visto che mentre i nostri ambasciatori raccontano ai Governi delle "nuove democrazie" che l'Europa è una terra promessa, i Governi chiedono ai propri cittadini sacrifici e dedizione per il sogno europeo, ma tutto ciò che avranno sono politiche di delocalizzazione, di privatizzazione e di concessioni ed appalti. Il sogno europeo è tutto lì, è una trattativa di affari, in cui viene negoziata la libera circolazione delle persone (diritto dell'uomo fondamentale) con l'apertura al libero mercato, alla nuova moneta"forte" e alle ristrutturazioni delle società dello Stato. Questo miraggio lo conosce bene la Croazia e i cantieri navali croati, lo conosce il Montenegro e la sua costa sfigurata dai nuovi centri turistici, lo conosce anche l'Albania che in passato ha già dato il suo tributo di vite umane dopo che ha accolto nella sua economia le piramidi finanziarie. In maniera diversa, lo conosce anche la Serbia, che chiede continuamente "scusa" per i crimini del passato, del presente e degli eventuali in futuro, pur di avere l'opportunità di sdoganare la sua immagine sfocata.

Dal Baltico all'Adriatico, la crisi serpeggia in tutti i governi, dai Polacchi che ormai si stanno rassegnando all'idea che lo scudo non ci sarà più, agli slovacchi, che sperano ancora in un ripensamento di Washington. La grande macchina della propaganda americana, pur di aiutare l'amministrazione Obama a chiudere ogni rapporto con la Polonia, arriva persino ad affermare che il Governo polacco è "antisemita", cadendo così nel patetico e nel ridicolo. Queste categorie di concetto sono state così inflazionate che hanno perso proprio di significato, e come vi sono le leggi contro il negazionismo, vi dovrebbero essere altrettanti leggi che vietano di utilizzare queste accuse in maniera gratuita, solo per rispondere alle esigenze degli altri vertici politici ebbene che i politici ed economici. Quasi in un modo ossessivo si cerca di uscire dall'impasse in cui l'Europa e i Paesi Nato sono caduti, e per far questo che vediamo nascere l'amicizia russo-italiana, le scuse del Governo italiano ad Muammar Gheddafi, le proposte di riconciliazione tra Russia e Nato, e persino i blitz di agenti di massima sicurezza negli uffici del gigante del gas ucraino. Queste sono soluzioni rapide che vengono escogitate per chiudere una "crisi sintetica", ossia una crisi diplomatica che in realtà non esiste ed è stata creata solo per giustificare una decisione che sta alla base, molto più difficile da accettare per l'opinione pubblica.

I Balcani, in questo momento, sono asserragliati da crisi sintetiche di questo tipo, arricchite da eventi e sfumature spesso impercettibili. Ad esempio, la controversia del confine croato-sloveno viene arricchita di significato dalla scoperta di una fossa comune in Slovenia di 250 vittime del regime croato nazista degli Ustasha. Ancora, sembra che organizzazioni albanesi stiano preparando un attentato contro il Ministro degli Esteri serbo Vuk Jeremic e il Presidente Boris Tadic, mentre la Bosnia diventa ancora una volta una "persecuzione" dell'amministrazione americana come possibile polveriera dei Balcani, quando in realtà è solo un Paese in cui nessuno è d'accordo sin dal tempo dei turchi. La Macedonia, da parte sua, ha deciso di riaprire l'inchiesta sulla morte del loro Presidente in un tragico incidente aereo, che ha avuto come testimoni di eccellenza proprio un contingente Eufor. Il Kosovo, infine, tira calci nel tentativo di rendersi autonomo ed uscire dal labirinto del "protettorato"perpetuo, al punto che alcuni membri della Nato stanno decidendo di rinunciare alla pacificazione kosovara, per andare ad "esportare democrazia" in Afghanistan. Il più simpatico, come sempre, è stato Sali Berisha che, spazientito dalle scuse e dagli alibi addotti dalla Presidenza ceca, comincia a fare battute sull' "acqua entrata nella casa europea", affermando così che, anche se l'Europa non può accogliere degli ospiti, nello stato in cui si trova la sua casa, l'Albania non aspetterà che "l'acqua venga scaricata", e dunque presenterà la sua richiesta di adesione.

Queste crisi sintetiche continuano ad arricchire la cronaca quotidiana dei nostri giorni, ma chi le ha alimentate in questi anni, trascinando in queste situazioni, sono proprio quelli che oggi giudicano e chiedono l'attuazione di protocolli senza senso. Così si va avanti con strette di mano, firme e foto, con sforzi e lotte, ma alla fine sono solo parole, e per i Paesi balcani e dell'Est, una frase scatena subito attriti e conflitti. Parlare di leggi, di direttive europee, di standard internazionali, equivale a ricoprire questa realtà di un velo di perbenismo, per nascondere tutte le contraddizioni e i crimini che in passato sono stati tollerati per fini meramente utilitaristici. Oggi, gli stessi crimini, vengono riutilizzati per ricattare questi Paesi e costringerli a sottostare, ancora ad una volta, al volere dei vertici, dando loro sono un rapido assaggio di quella terra promessa di cui non godranno mai i benefici, ma ne pagheranno solo il prezzo. Questo falso perbenismo da quattro soldi è tipico dell'Europa che è sempre stata in guerra esportando all'estero le crisi e le missioni di pace; una politica deleteria perché, mentre certi Paesi stanno chiudendo le porte, l'Europa vede di nuovo la guerra in casa propria. Dal Baltico all'Adriatico si sta così venendo a creare una nuova struttura, che molti vogliono chiamare la nuova Europa, altri invece semplicemente Est.