Credere che l’ISIS sia “a sud di Roma”, oltre ad essere una cialtroneria è anche un insulto all’intelligenza di chi lavora. Vogliamo ricordare che tale fenomeno ha avuto origine almeno tre anni fa, quando la tela dell’Etleboro ha intercettato un messaggio diramato attraverso i socialnetwork di un nuova entità terroristica, che l’intelligence francese accreditava come la “nuova Al-Qaida”. I nostri canali avevano individuato delle reti che, in maniera molto palese e senza molti segreti, ricevevano sostegno e mezzi dall’Occidente. Questo fenomeno ha origine e si sviluppa proprio quando l’esercito di Assad aveva sbaragliato i guerriglieri e si preparava all’assalto che avrebbe compromesso il conflitto. La vittoria di Assad era ormai certa, tanto che la Etleboro pubblica un articolo sibillino (Assad ha vinto la guerra), anticipando un possibile gesto estremo da parte degli sconfitti. Ed infatti, dopo sole due settimane avviene il fantomatico attacco chimico, che ha portato all’isteria mediatica oltre alle patetiche prediche moraliste dei diplomatici occidentali, tra le boccettine dei campioni e le prove inequivocabili del Ministro Giulio Terzi. Obama era già pronto a bombardare, ma tutto si ferma e cade nel silenzio. E’ allora che nasce il fenomeno mediatico del cosiddetto Stato Islamico dell’Iraq e Levante (ISIS), il cui leader era Shaker al-Wahiyib Fahdaoui (La nuova Al-Qaida), apparso in un video in cui trucida a sangue freddo dei camionisti siriani perché “sciiti alawiti”, come atto dimostrativo da divulgare come propaganda di quella che sarà la frangia più estrema del terrorismo islamico di matrice wahhabita, votata alla distruzione dei governi arabi. "Non smetteremo mai di combattere fino a quando non si alzerà la voce della preghiera sino a Roma (lett. Non ci fermiamo fino a che facciamo il Takbīr e l’Adhān a Roma, se dio vuole)”, riporta il messaggio del movimento che cita testualmente il Corano. Tali parole lasciano tuttavia intendere che - secondo l'ideologia wahhabita - "nessuno potrà fermare questa armata sino ai confini della cristianità", sconfiggendo nel loro cammino tutti i governi arabi musulmani per farne uno solo, ossia "in cui tutti i musulmani saranno dalla Mecca a Roma" (Crisi Siria: meglio Assad che la guerriglia in casa). In altre parole, affermano che la loro guerra sarà inarrestabile fino a che non venga creata la "khelafa " islamica, cioè un governo islamico wahabita all’interno del mondo islamico.
Elaborazioni.Telematiche.Libere.Economiche.Basi.Operative.Ricerca.Oltranza "Crediamo di morire per la patria, ma moriamo per le Banche!"
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18 febbraio 2015
Conflitti non convenzionali e la minaccia dell'ISIS a Roma
Credere che l’ISIS sia “a sud di Roma”, oltre ad essere una cialtroneria è anche un insulto all’intelligenza di chi lavora. Vogliamo ricordare che tale fenomeno ha avuto origine almeno tre anni fa, quando la tela dell’Etleboro ha intercettato un messaggio diramato attraverso i socialnetwork di un nuova entità terroristica, che l’intelligence francese accreditava come la “nuova Al-Qaida”. I nostri canali avevano individuato delle reti che, in maniera molto palese e senza molti segreti, ricevevano sostegno e mezzi dall’Occidente. Questo fenomeno ha origine e si sviluppa proprio quando l’esercito di Assad aveva sbaragliato i guerriglieri e si preparava all’assalto che avrebbe compromesso il conflitto. La vittoria di Assad era ormai certa, tanto che la Etleboro pubblica un articolo sibillino (Assad ha vinto la guerra), anticipando un possibile gesto estremo da parte degli sconfitti. Ed infatti, dopo sole due settimane avviene il fantomatico attacco chimico, che ha portato all’isteria mediatica oltre alle patetiche prediche moraliste dei diplomatici occidentali, tra le boccettine dei campioni e le prove inequivocabili del Ministro Giulio Terzi. Obama era già pronto a bombardare, ma tutto si ferma e cade nel silenzio. E’ allora che nasce il fenomeno mediatico del cosiddetto Stato Islamico dell’Iraq e Levante (ISIS), il cui leader era Shaker al-Wahiyib Fahdaoui (La nuova Al-Qaida), apparso in un video in cui trucida a sangue freddo dei camionisti siriani perché “sciiti alawiti”, come atto dimostrativo da divulgare come propaganda di quella che sarà la frangia più estrema del terrorismo islamico di matrice wahhabita, votata alla distruzione dei governi arabi. "Non smetteremo mai di combattere fino a quando non si alzerà la voce della preghiera sino a Roma (lett. Non ci fermiamo fino a che facciamo il Takbīr e l’Adhān a Roma, se dio vuole)”, riporta il messaggio del movimento che cita testualmente il Corano. Tali parole lasciano tuttavia intendere che - secondo l'ideologia wahhabita - "nessuno potrà fermare questa armata sino ai confini della cristianità", sconfiggendo nel loro cammino tutti i governi arabi musulmani per farne uno solo, ossia "in cui tutti i musulmani saranno dalla Mecca a Roma" (Crisi Siria: meglio Assad che la guerriglia in casa). In altre parole, affermano che la loro guerra sarà inarrestabile fino a che non venga creata la "khelafa " islamica, cioè un governo islamico wahabita all’interno del mondo islamico.
06 febbraio 2015
L’onda anomala del Balkanistan
01 agosto 2014
Ex dipendente della Kfor oggi terrorista dell'ISIS
Tali immagini hanno sconvolto l’intera opinione pubblica albanese, sia del Kosovo, che della Fyrom e dell’Albania, compresa anche la comunità musulmana, la quale ha condannato, Lavdrim Muhaxheri. "Non dite schifezze. In primo luogo dovete conoscere la storia di quanto è successo ed invece state scrivendo qui parole senza senso. Che Dio vi maledica", ha scritto Muhaxheri, maledendo tutti coloro che lo contrastano e lo offendono.
11 giugno 2014
Dopo disfatta in Siria i jihadisti dell'ISIS invadono l'Iraq
02 agosto 2012
Il Ministro venuto dall'America
L’intervista che i due tecnici italiani - Oriano Cantani e Domenico Tedeschi - hanno rilasciato alla TV siriana. parlando dell’esperienza subita, prima che, durante il viaggio di rientro in Italia, venissero pressati perché modificassero la loro testimonianza. Fonte: Syrian Free Press
Un gruppo di terroristi, che appartiene alla frangia dell'opposizione siriana, sequestra dei civili, li fa allineare ad un muro e li fucila a sangue freddo. Questi sarebbero i movimenti di rivoluzione sostenuti dall'Occidente e così anche dal nostro Ministro Terzi.
"Abbiamo visto lo scorso anno come la BBC abbia cambiato i nomi dei terroristi per adattarsi alla loro storia. Da manifestanti pacifici, a disarmati manifestanti pacifici, ad attivisti dei diritti umani, a pacifici attivisti dei diritti umani, ribelli, forze dell'opposizione, esercito di liberazione siriano e ora Shabiha", scrive Marco di Lauro, fotografo italiano. Nel suo commento, testimonia la manipolazione fatta dalla BBC, utilizzando una foto risalente all'attacco di Al Mussayyb, in Iraq, nel 2003, per accreditare il massacro di Houla. Ricordiamo come i Paesi Occidentali non hanno voluto fare nessuna inchiesta su quella strage, avvenuta proprio alla vigilia di una riunione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Chissà perchè i siriani abbiano tentato di 'auto-condannarsi' prima della votazione di una risoluzione.
26 luglio 2012
Crediamo di morire per la patria ma moriamo per le banche
Si noti la bandiera nera di Al-Jabhat Nusra, militanti di Al-Qaeda in Siria.
Come riporta l'Agence France Presse, ad al-Hawa "un gruppo di circa 150 combattenti
provenienti da diversi paesi islamici sono posizionati lungo la traversata del confine",
mentre "molti di loro affermano di essere della Quetta Shura Taliban ,
mentre altri dichiarano di essere membri di Al-Qaeda".
31 luglio 2009
Il terrorismo balcanico 'made in USA'
Nei fatti, i mercenari islamici giunti dall'altra parte del mondo per fare la Guerra Santa contro i cristiani nel cuore dell'Europa, non hanno subito alcuna conseguenza, e hanno pienamente adempiuto il loro obiettivo, ossia compiere attentati in diverse parti del mondo dopo essere stati addestrati in Bosnia: i casi più noti sono gli attacchi di Madrid, organizzati dati terroristi addestrati in Bosnia e Jakarta. La Bosnia non ha mosso un dito contro di loro, lasciandoli vivere tranquillamente nelle loro nuove case e nuove famiglie, con la cittadinanza bosniaca. Tra i maggiori fautori di questa situazione è stato proprio il Ministro Tarik Sadovic, che ha dovuto rassegnare le sue dimissioni proprio perché era l'uomo chiave degli aiuti ai mujahedin, e qualcuno non avrebbe certo accettato le rivelazioni sui coinvolgimenti della Comunità Internazionale nelle operazioni di addestramento e trasferimento dai paesi arabi nel cuore dell'Europa. Il terrorismo balcanico continua a far parlare di sé, dopo che due giorni fa è stato arrestato un gruppo di sette persone nel Nort Carolina (USA) , dopo che la polizia ha scoperto che il gruppo si stava preparando per vari attacchi terroristici in Pakistan, Israele , Giordania e negli stessi Balcani.
Un'organizzazione che è stata definita proprio “rete balcanica” , scoperta “casualmente” dopo che è stato fermato un uomo senza il permesso di soggiorno.Il caso del North Carolina ci ricorda uno simile, verificatosi un paio mesi fa, quando sono stati arrestati quattro albanesi, tre macedoni e un kosovaro, con l'accusa di pianificazione di un attacco alla base militare americana di Fort Dicks. Vivendo in un quartiere del North Carolina, le sette persone sono stata prese nel corso di un'unica azione dell'FBI, trovando nelle loro case anche vari tipi di armi. I loro vicini, sotto shock, hanno confermato che erano "davvero dei vicini silenziosi e che non davano mai fastidio a nessuno". “L'operazione ha dimostrato che in America, tra di noi, vive gente pronta ad uccidere” , ha dichiarato l'agente speciale dell' FBI, Oven Harris, al quotidiano di Rolly (capitale del North Carolina) "News and Observer" .
Tra gli arresti del North Carolina vi è Hisen Scherifi , 24 anni , albanese di Kosovo, la cui permanenza in America non era documentata da nessun visto, ma solo da un passaporto dello "Stato indipendente del Kosovo". Da lui è stato possibile identificare Anes Subasic, 33 anni , profugo con nazionalità bosniaca nato a Banjaluka,ma con cittadinanza americana. Uno dei membri del Gruppo dei esperti per la lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata, Dzevad Galijasevic, ha confermato che Subasic è nato in Bosnia e fa parte del cosiddetto “gruppo della Bosnia”, che opera sul territorio americano. Si tratta di persone che, durante la guerra nella ex Jugoslavia, si sono rifugiati in America quando erano solo minorenni, per essere poi reclutati in campi di addestramento su territorio americano. Uno dei campi era diretto da un ex membro dell'esercito “El Mujahedin”, Abu Mali, che ora vive in libertà sotto il falso nome bosniaco-musulmano Safet Catovic.
A coordinare il gruppo è un americano, titolare di un'azienda edile, Daniel Patrick Boyd (39 anni) addestrato in Bosnia. Membri della cella islamista erano i due figli di Daniel, Zacharia (20) e Dilan (22), insieme con Mohamad Omar Ali Hasan (22) e Ziad Jagi (21), che vivevano nella stessa città. Lo scopo dei loro attacchi, come riferito dalle autorità statunitensi, era Israele e altri Paesi nell'Europa dell'est, tra cui anche il Kosovo. In particolare, Adem Scherifi, si è recato un anno fa a Pristina con l'intenzione di portare a termine un “attacco jihadista”; in tale occasione, il 26 novembre scorso, è stato intercettato un messaggio in cui diceva: “Che vada tutto bene come pianificato. Allah ha aperto la strada”. Nel mese di aprile è poi tornato in America per raccogliere i mezzi finanziari e i mercenari dell'esercito dei mujahedin, per poi organizzare su un suolo privato un campo di addestramento e poligono per l'uso delle armi. Il suo collaboratore era Subasic , impegnato nel trasferimento dei due jihadisti all'estero e nel fornire a Boyd un passaporto nuovo con falso nome.
Figlio di un Marine, Boyd ha vissuto in gioventù a Washington, e ora vive con la sua famiglia a Raleigh ( North Carolina). "Boyd era collegato ai vecchi campi in Pakistan e Afghanistan, e per tre anni ha cospirato con gli altri membri, reclutando giovani e trasferendoli in Medioriente per essere assassini", come affermato dall'assistente del Procuratore avvocato generale, David Kris. Lo stesso Daniel Boyd è stato addestrato tra il 1989 al 1992 in campi terroristici, dopodichè ha combattuto in Afghanistan contro i russi. Dopo si è unito ad un gruppo di jihadisti in Israele, Palestina, Kosovo e Bosnia. Per oltre tre anni della sua vita ha viaggiato in Medioriente segretamente, comprando armi e trasferendole al suo gruppo, che intanto programmava rapimenti, omicidi e ricatti alla gente. Due anni fa, in viaggio con la sua famiglia, Boyd e suo figlio sono stati fermati e poi respinti nel 2007 sulla frontiera di Israele, in quanto non hanno fornito un motivo per il loro viaggio in Terra Santa. La moglie disse che il motivo del loro viaggio era un semplice “pellegrinaggio”, che nel linguaggio della criminalità si trasforma in "viaggi per reperire risorse e armi".
Questo tipo di notizie da sempre spaventano il popolo americano, che rimane terrorizzato al pensiero di vivere al fianco di terroristi, per giunta con cittadinanza americana. Tuttavia rappresenta una prova evidente delle ragioni del popolo serbo, che da anni denunciano “il genocidio” perpetrato dai mercenari mujahedin in Bosnia, mentre la stessa America partecipava al loro addestramento. Nel tempo hanno continuato ad essere delle cellule attive, a combattere la loro Guerra Santa, e si stanno trasformando in un boomerang contro coloro che li hanno plasmati. D'altro canto, sembra che esistono due tipi di correnti all'interno della CIA, una che combatte il terrorismo e l'altro che lo aiuta per propri interessi finanziari, assoldando mercenari in Paesi poveri e in Guerra. Sapendo questo, si possono scoprire i veri motivi della nascita del terrorismo, diventato una realtà che non si potrà più controllare. Una polveriera resta sempre la Bosnia, dove le cellule terroristiche sono state aiutate da coloro che cercavano una base di controllo per l'Europa. L'esistenza di questi gruppi terroristici è confermata anche dall'esperto internazionale per il terrorismo , Evan Colmar, secondo cui “in Bosnia esistono un paio di tipi di terrorismo, c'è chi nega o disinforma o non sa nulla dei fatti”. I politici e le altre autorità in BiH devono sapere che, fin quando proclamano un proprio cittadino come “pericolo per la sicurezza nazionale” ma lasciano che altri terroristi come lui vivano liberalmente con la cittadinanza bosniaca, non potranno mai lamentarsi che l'Europa non li ha voluti nella lista bianca di Schengen.
13 marzo 2009
Il volto oscuro dei Balcani attraverso gli occhi di Antonio Evangelista
Leggendo i passi della storia di un orfano delle madrasse, Gjorgje Kastrati, si può scorgere non solo un aspetto poco conosciuto del fondamentalismo islamico, ma anche il ruolo che questo ha avuto in passato nel frammentare la Jugoslavia, nello scatenare una guerra sanguinosa e fratricida armata e fomentata dalle forze della Nato, per poi costruire le "repubbliche balcaniche" che conosciamo oggi, ancora tormentate da conflitti interni dovuti dal peso del passato. Da precisare che "Madrasse" non si riferisce all'islam e o ai musulmani, bensì a quella distorsione della religione che va a creare "un fenomeno criminale che cerca di autolegittimarsi vestendo i panni del predicatore - come sottolineato dallo stesso Evangelista, aggiungendo - non vi è religione al mondo che predichi il terrore la distruzione, e questo è il primo segnale che deve autarci a non andare in confusione".
Questo racconto, intrecciando una trama romanzata con fatti e circostanze reali, mostra come la Bosnia Erzegovina rischia di divenire una cellula dormiente, che potrebbe - nella migliore delle ipotesi - incatenare il suo sviluppo sociale ed economico come Paese europeo, impedendone l'integrazione e il raggiungimento della stabilità interna, sino ad alimentare nuove forme di odio interetnico da scatenare contro gli stessi fratelli bosniaci, o contro la stessa Europa. Le guerre balcaniche fanno così solo da sfondo a questa società sofferente che si sta venendo a creare nei Balcani, nell'immobilismo della Comunità Internazionale e dell'Unione Europea, che continuano a creare differenze e discriminazioni su base etnica e vanno a formare i "piccoli martiri" del futuro.
L'autore così traccia un vero e proprio documento sul "terrorismo di oggi", ereditato però dal terrorismo del passato che cresceva nei Balcani per poi essere esportato in America e dare origine al mito di Al Qaeda, in maniera da nascondere perfettamente i crimini della mano occidentale. Antonio Evangelista ha così realizzato uno dei primi testi giunti nelle librerie italiane che racconta con occhi critici la realtà dei Balcani più dura da accettare, ossia la consapevolezza che i crimini atroci delle guerre balcaniche non sono frutto dell'odio inter-etnico dei popoli che ci vivono, ma della logica spietata dell'indifferenza e dello sfruttamento di queste terre per raggiungere obiettivi di destabilizzazione. Questo è uno degli elementi ricorrenti nei suoi saggi tecnici e delle sue digressioni di grande osservatore curioso, le cui doti di analista critico sono emerse proprio con il primo saggio "La torre dei crani" (Editori Riuniti, 14 euro, 141 pagine). In questo lavoro Antonio Evangelista ha riportato la sua esperienza durante la missione Onu Unmik in Kosovo, in cui ha ricoperto la carica di vicecomandante e poi come comandante, occupandosi durante le sue missioni di investigazioni sulla criminalità organizzata, intelligence, crimini di guerra, terrorismo e mafia kosovara. "La Torre dei Crani" trae il suo titolo da un macabro monumento che si trova in Serbia, al confine con la provincia kosovara, per ricordare un terribile massacro avvenuto 600 anni fa: un'immagine forte per far capire che il Kosovo è una terra assurda, in cui etnie, religioni e costumi sociali molto antichi, si fondono creando un luogo che non conosce leggi o limiti.
Evangelista così spiega l'aspetto oscuro della "terra dei corvi", ossia il fenomeno criminale albanese-kosovaro, che ha schiavizzato questa provincia alla dura legge della vendetta e dell'omicidio. Anche in questo caso, come in Madrasse, viene descritto un fenomeno criminale che affonda le radici nel malinteso senso dell'onore descritto in codici come il Kanun, che paradossalmente avrebbe la funzione di regolare la vendetta e quindi limitare le morti. "La gente si ammazzava o risolveva le proprie controversie ricorrendo alle armi, per i motivi più futili, conditi ovviamente da rancori bellici mai sopiti - scrive Antonio Evangelista - Non passava giornata senza shooting (sparatoria) o handgranade (bomba a mano), magari alla fermata dell’autobus per vendicarsi di uno sberleffo adolescenziale[…] che in quella realtà e cultura assumeva i contorni di tale e tanta offesa che doveva essere vendicato. E la vendetta in Kosovo è una sola, quella del sangue, quella del Kanun". Il Kosovo, attraverso le sue parole, smette di essere solo la provincia martoriata da crimini di guerra volta pulizia etnica degli albanesi per mano serba, per divenire un teatro di guerra continua tra bande che si scontrano per il controllo del territorio, terreno fertile per alimentare traffici illegali e criminalità organizzata.
Da questo punto di vista, i lavori di Antonio Evangelista diventano preziosi e significativi per snodare la grande matassa di disinformazione creata negli anni su questi temi così difficili, proprio perché le informazioni sono filtrate attraverso gli occhi di un osservatore imparziale ma esperto. Cadono così i veli della propaganda politica e dei media, che hanno reso le guerre dei Balcani, e lo stesso fondamentalismo islamico cresciuto in quelle terre, una semplice parentesi della storia recente. In realtà sono una parte essenziale della storia dell'Europa e dell'Unione Europea, all'indomani della sua estensione verso Est e il Vicino Oriente. Ignorare cosa accade oltre l'Adriatico, significa contribuire a creare la nuova Europa una regione eternamente balcanizzata.
19 novembre 2008
Quei “bravi ragazzi” della CIA
Secondo una ricerca condotta dall’ospedale di Kosovska Mitrovica, nel 2005 i malati erano il 38% in più rispetto al 2004. La media mondiale registra il 6% di malati di cancro, ogni 1000 abitanti, mentre in Kosovo la percentuale è decisamente più alta, pari al 20% della popolazione. Lo stesso ospedale di Pristina ha confermato che i casi di cancro maligno sono aumentati, e solo tra il 2004 e il 2005 sono stati evidenziati 3500 casi di cancro tra i cittadini albanesi, come dichiarato dal direttore dell’istituto radiologico a Pristina, Dzavit Bicaj. Non bisogna poi dimenticare i danni subiti dalle truppe della KFOR dislocate in Kosovo: sono oltre 150 i militari italiani che si sono ammalati, in stanza a Dakovica e Decani, dove sono stati esposti ad una massiccia concentrazione di radiazioni, maggiore rispetto a qualsiasi altra zona del Kosovo. Tra il 2000 e il 2004, diversi team di esperti hanno condotto numerose indagini sul territorio del Kosovo e di Metohija, per analizzare la radioattività delle terre, delle acque, della vegetazione e degli animali, rilevando che tutti i luoghi colpiti dai bombardamenti avrebbero dovuto essere evacuati per questioni di sicurezza. Finora, però, nessuna legge regolamenta quelle zone. I rilievi ha dimostrato che la radioattività beta e gamma ha superato i limiti di quella consentita, ritrovando tracce radioattive persino nel latte di mucca, e per neutralizzare la radioattività di un territorio sono necessari almeno 250 anni.
Da questo punto di vista, è proprio inutile che la CIA parli ora di pericolo islamico in Kosovo, dopo che ha letteralmente ignorato gli avvertimenti delle intelligence europee e dei Balcani che denunciavano la pericolosità dei movimenti di estremismo islamico che si venivano a creare nella provincia. Per anni il governo della ex Jugoslavia ha combattuto i movimenti estremisti del Kosovo e della Bosnia, e per questo è stata persino bombardata. Stati Uniti e Europa hanno preso le loro posizioni nei Balcani affermando di portare la democrazia, ma oggi diventa sempre più evidente che la situazione sta sfuggendo dal loro controllo. In Kosovo aumentano sempre di più gli attacchi dimostrativi, e non solo verso il popolo serbo che si trova nel nord della provincia, ma persino contro gli Uffici delle missioni Internazionali, che evidentemente hanno sottovalutato la pericolosità di queste "cellule dormienti". Dopo aver dichiarato che la “situazione potrebbe essere fuori dal loro controllo”, non è da escludere che sarà aumentata la militarizzazione del territorio usando l’alibi di Al Qaeda per dislocare quante più forze militari a controllo del territorio. Non dimentichiamo che, nei piani dell’America, il Kosovo doveva divenire la base statunitense nell’Europa Orientale per eccellenza: un progetto questo che resta a tutti gli effetti ancora valido. La Cia non è mai stata una "buona amica" della Serbia, quindi bisogna sempre prendere con le pinze questi consigli gratuiti dei "benefattori" che hanno devastato e inquinato un intera provincia.
08 settembre 2008
La Corte Europea condanna l'anti-terrorismo
La Corte di Giustizia Europea ha annullato la decisione dei Governi Europei del blocco dei fondi e delle proprietà di Yassin Adbullah Al Kadi, sceicco saudita accusato di aver finanziato con la sua attività l'organizzazione terrorista di Al Qaeda. Yassin Al Kadi, era stato infatti segnalato dalle autorità investigative internazionali come ricercato per aver finanziato Al Qaeda, chiedendo così alle autorità locali di imporre il blocco dei suoi conti correnti bancari e il sequestro dei suoi beni, nonchè il congelamento delle sue attività. Il suo nome infatti compariva nella lista dei finanziatori storici dell'organizzazione di Bin Laden, del terrorismo internazionale, e persino delle attività terroristiche in Bosnia Erzegovina. Si veda infatti l'archivio di documenti del Dossier Al Qaeda.
Per lungo tempo, Al Kadi ha portato avanti una battaglia legale affermando l’illegalità della sentenza emessa non da una Corte di Giustizia, da autorità amministrative su ordine dei Governi. Da parte loro, i Governi hanno sempre difeso la legittimità dei provvedimenti affermando che l’azione rientrava nel quadro delle leggi anti-terroristiche e delle politiche di lotta al terrorismo
La notizia della decisione della Corte Europea che difende la posizione di Yassin Al Kadi e condanna i Governi occidentali, sembra che non abbia scosso molto i media, che hanno ignorato e occultato l’accaduto. Ovviamente, all’epoca del sequestro delle sue proprietà, fu montata una vera e propria campagna mediatica contro Al Kadi, come finanziatore di Al Qaeda e dunque come un terrorista. Effettivamente l’affronto è davvero grande, considerato che Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna - e di conseguenza tutti gli altri Paesi Europei - dovranno ritirare i loro provvedimenti di sequestro. La sentenza delle toghe nere ( si veda sentenza del 3 settembre Causa C-402/05 P ), afferma infatti che il blocco delle proprietà dovrà essere revocato visto che è stato preso in evidente contraddizione con il diritto legale del saudita Yassin Al Kadi a difendersi dalle accuse che gli sono state fatte. "Il diritto di difendersi, in particolare il diritto ad essere ascoltato e il diritto alla riesamina del processo non sono stati rispettati", afferma la sentenza della Corte stabilendo che "le sentenze del Tribunale di primo grado delle Comunità europee...sono annullate", che "il regolamento (CE) del Consiglio 27 maggio 2002, n. 881- che impone specifiche misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai talibani e abroga il regolamento (CE) n. 467/2001 che vieta l’esportazione di talune merci e servizi in Afghanistan, inasprisce il divieto dei voli e estende il congelamento dei capitali e delle altre risorse finanziarie nei confronti dei talibani dell’Afghanistan - è annullato nella parte in cui riguarda Al Kadi e la Al Barakaat International Foundation". Condanna inoltre Il Consiglio dell’Unione europea e la Commissione delle Comunità, nonché i Paesi inclusi in questo caso a pagare la metà delle spese giudiziali del processo.
"Gli obblighi imposti da un accordo internazionale non possono avere l’effetto di compromettere i principi costituzionali del Trattato CE, tra i quali vi è il principio secondo cui tutti gli atti comunitari devono rispettare i diritti fondamentali, atteso che tale rispetto costituisce il presupposto della loro legittimità". Così la Corte di Giustizia annulla un regolamento comunitario che recepisce una risoluzione del Consiglio di sicurezza ONU nella parte che va a ledere dei diritti fondamentali, che sembrano così appartenere ad una sfera di diritto ben superiore. La Corte afferma infatti che il blocco dei beni è stato imposto senza dare al richiedente la possibilità di presentare la sua posizione in relazione alle accuse, violando il suo diritto alla difesa, in particolare del diritto al contraddittorio e del diritto ad un controllo giurisdizionale effettivo, in seguito alle misure di congelamento di capitali imposte proprio dal regolamento n.881 del 2002. Sembra dunque che la Commissione Europea debba fare un passo indietro, e divedere la sua legislazione "sovranazionale" per un cittadino saudita che ha contestato l’illegittimità di un regolamento comunitario, fino a creare un’eccezione del tutto sui generis, ma che comunque costituirà un importante precedente.
L'amministratore delle proprietà di Al Kadi in Albania, Hamzeh Abu Rayyan, ha già fatto sapere in una nota inviata ai media che "anche se l`Albania non è ancora un Paese membro dell'UE, la sentenza giudiziale della Corte di Giustizia Europea è obbligatoria anche per lo Stato Albanese". Rayyan chiede che siano revocate le decisioni sia del Tribunale per i Crimini Gravi che del Ministero delle Finanze, che ha stabilito la confisca dei beni di Yassin Al Kadi in Albania. Infatti, secondo i suoi legali, il Ministero delle Finanze ha bloccato tutti i beni e le ricchezze dello sceicco Saudita in Albania, senza tuttavia nessuna sentenza da parte di un Tribunale. Improvvisamente e senza alcuna documentazione regolare, vi è stato infatti un subentro nella proprietà dei beni da parte dell'Agenzia dell'Amministrazione dei Beni Sequestrati e Confiscati. Così, dopo la sentenza della Corte Europea, i legali di Kadi hanno avvertito che passeranno ad una vera e propria battaglia legale per liberare le proprietà dello sceicco, poste ora sotto il controllo di altri soggetti illegalmente. Il caso di Yassin Al Kadi consente infatti di osservare come spesso la lotta contro il terrorismo rappresenta un’arma nelle mani di entità economiche per appropriarsi indebitamente di grandi ricchezze, legalizzando così delle vere e proprie truffe. È chiaro infatti che il sequestro dei beni di Al Kadi in Albania, se da una parte rappresenta l’esecuzione di un ordine partito dagli Stati Uniti mascherato come impegno "nella lotta al terrorismo per l’integrazione euro-atlantica", dall’altra è un’appropriazione indebita ad opera delle entità che hanno guadagnato dall’operazione. Lo scandalo contro lo sceicco Al Kadi - che ha costruito a Tirana le famose Torri Gemelle dell’Albania (nella foto) - sembra proprio che sia stato montato per "derubarlo" delle sue ricchezze, e ora dopo una lunga lotta legale, dovranno restituire ogni cosa.
L'intero castello delle norme anti-terroristiche cade, in fin dei conti, su delle procedure burocratiche definite lesive del diritto alla difesa del singolo individuo: una vera beffa se si pensa alla complessità del quadro normativo non solo europeo ma anche internazionale, ispirato alla logica diabolica della prevenzione del terrorismo. Yassin Al Kadi riesce infatti a mostrare il punto debole di un sistema profondamente sbagliato, e allo stesso tempo mette in evidenza il volto oscuro dell'anti-terrorismo, quello che condanna gli Stati "canaglia alla morte", i popoli alla guerra, i cittadini al carcere e all’espropriazione delle loro ricchezze. Si indaga oggi sul finanziamento ai terroristi, ma mai in passato sono stati fatti i dovuti controlli sui fondi che da Stati Uniti e Svizzera giungevano nei Balcani, nel Vicino Oriente e nel Medio Oriente, per finanziare guerriglie, rivoluzioni interne agli Stati e l’avvento di Governi sostenuti dall’Occidente. Dietro le leggi di lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo vi è una strategia di controllo dei flussi di denaro e del movimento delle masse, al fine di costruire base di dati dall’importanza strategica per le entità economiche e per i progetti geopolitici.
05 maggio 2008
I pentiti di Al qaeda
Il terrorismo non è solo l’11 settembre, ma è una vera e propria macchina da guerra creata dagli "invisibili" per dare vita ad una realtà alternativa necessaria per instaurare il nuovo totalitarismo del controllo. Senza una valida motivazione che agisse sull’emotività della massa, non sarebbe stato possibile imporre ai Governi misure repressive per la libertà delle persone e per la stessa sovranità degli Stati. Le intelligences hanno così creato, grazie alle rete e alle nuove tecnologie mediatiche, i terroristi "su commessa", facendo leva sulla suggestione e sul panico di massa, nonché sul malessere e sul bisogno delle classi più deboli, per infondere nelle persone la convinzione che "una cellula di Al qaeda" era pronta in qualsiasi momento a colpire obiettivi sensibili. La vera organizzazione terroristica di Al qaeda invece si è venuta a creare in Bosnia, quando gli Stati Uniti, la Nato e l’ONU consentirono che si formasse un esercito di mercenari a cui far combattere la guerra balcanica contro il popolo serbo. Centinaia di combattenti musulmani, provenienti dall’Afghanistan, dalla Libia, dal Libano e dall’Iran, furono organizzati sotto il comando dell’esercito bosniaco-croato, assoldati in una "guerra santa" nel cuore dell’Europa. Allora, organizzazioni internazionali e banche finanziarono quell’organizzazione, e crearono Al Qaeda, uno strumento che poi servirà in futuro per la guerra del Nuovo Ordine Mondiale.
Al Qaeda, dunque, non è altro che un "data base" , o meglio una banca dati riguardate informazioni e movimenti di individui rispondenti a determinate caratteristiche - come extracomunitari, musulmani, origini arabe, appartenenza a circoli politici o religiosi, ecc. - in maniera tale che potevano diventare "la persona giusta nel momento giusto". È stata così costruita la "rete" terroristica che, non a caso, agisce su internet, usa la Western Union o altri sistemi di transfer money elettronici, che invia i suoi comunicati solo attraverso determinati siti o media controllati, e dunque utilizza dei canali "invisibili" che possono essere facilmente manipolati. Una tesi questa che è stata definita la "teoria del crimine invisibile", in quanto costruisce una realtà fittizia facendo ricorso a mezzi non convenzionali, in maniera tale da perdere ogni sua traccia, lasciando dietro di sé solo terrore psicologico. La storia recente ha pian piano dimostrato che dietro "Al Qaeda" non vi è altro che disinformazione mediatica e manipolazione delle intelligence, e ormai nessuno, dotato di un po’ di intelligenza e senso della realtà, può più credere a questa storia assurda.
A dimostrazione di quanto affermiamo, vi è il singolare episodio di Kamel Bouchentouf, francese di origine algerina, che è stato arrestato e poi condannato per terrorismo, ritenuto un membro delle cellule di Al qaeda. È stato infatti accusato di avere preparato degli attentati e di essere uno di questi nuovi combattenti di Al-Qaeda, ma Kamel Bouchentouf si difende affermando di essere stato deliberatamente manipolato dalla Direzione di Sorveglianza del Territorio francese (DST) che lo ha contattato e poi assoldato per essere un "agente infiltrato". Questa storia ha inizio all'indomani dell'11 settembre del 2001, quando tutti i servizi speciali si affrettano a reclutare degli uomini che permetteranno loro di introdurre in rete il nuovo nemico, Al-Qaeda, la base. Kamel Bouchentouf allora ha 27 anni, fa l'autista-fattorino, è di origini algerine e la sua formazione ideologica è stata fortemente influenzata dal Fronte Islamico del Saluto (FIS), inoltre è un esperto di informatica e frequenta luoghi di culto musulmano. Insomma ha il profilo perfetto del "terrorista su commessa" per il DST.
Raccontando la sua storia, afferma di essere stato contattato da un certo "Alex", e di aver incontrato il suo contatto in sei anni più di 200 volte, rifiuta ogni collaborazione ma alla fine accetta perché desidera risolvere dei problemi che gli impediscono di vedere la sua ragazza. Diventa così membro del controspionaggio francese, entrando tra le fila di gruppi islamici che, a partire da 2003, sostengono la resistenza dei fratelli iracheni. Per sfuggire alle pressioni del DST, va in Inghilterra dove gli agenti inglesi lo seguono in tutti i suoi spostamenti, e nel tentativo di far perdere le sue tracce arriva a Beirut, proprio quando nel 2003 ci sarà l'invasione americana in Iraq. Alla fine dei tre giorni, ritorna in Francia, ed il gioco continua. I servizi gli chiedono di tornare in Inghilterra per individuare i musulmani originari della Francia, poi in Iraq, poi nella striscia di Gaza e poi in Lussemburgo per incontrare un iman di origine bosniaca, per infiltrare la loro comunità. Gli chiedono di prendere contatti coi militanti del GSPC, Gruppo salafista che predica il combattimento e comunicano via Internet. Nel 2006, i servizi francesi chiedono a Bouchentouf di stabilire dei contatti con la gerarchia dell'AQMI, Al-Qaeda che si trova nel Magreb.
D’un tratto, la collaborazione si arresta e il 2 maggio 2007 una squadra del DST e del Raid fa irruzione alle sei di mattina nella città di Haut-du-Lièvre, un quartiere popolare di Nancy, arrestando Kamel Bouchentouf, accusato di aver cercato di organizzare degli attentati sul suolo francese, per conto dell'AQMI. Gli agenti del DST affermano infatti che Kamel Bouchentouf ha realizzato un video, destinato ai suoi corrispondenti, in cui documenta la preparazione di un attentato su un treno diretto a Nancy. Vengono così prodotte ogni tipo di prova per incastrare Bouchentouf, affermando che all’interno del suo appartamento vi era un arsenale per costruire bombe: il giudice accoglie l’inchiesta e rigetta ogni ipotesi di una manipolazione dei servizi. Inizia così la persecuzione degli agenti, che durante gli interrogatori minacciano Bouchentouf e la sua famiglia se non confesserà i crimini commessi, mentre i media contribuiscono a creare la sua figura di "web-soldato francese di Al qaeda" . L’epilogo interessante di tutta questa storia, è che le indagini del magistrato portano alla luce le intercettazioni degli agenti del DST che hanno ripetutamente contattato Bouchentouf per estorcere una sua collaborazione, una verità tuttavia negata dal Giudice che decide così di rinviare al Ministero della Giustizia.
Tuttavia, al sistema mediatico e propagandistico dell’ "anti-terrorismo" poco importa che sia dimostrata o meno la colpevolezza di un qualsiasi terrorista sintetico, in quanto ciò che conta è il messaggio inviato all’opinione pubblica sul pericolo di terrorismo sul territorio nazionale. Queste cellule infatti sono manipolate da centri, che poi non sono così occulti come vogliono far credere, in maniera tale da creare dei fusibili e dei capri espiatori da utilizzare per giustificare sabotaggi e attentati inspiegabili. I cosiddetti combattenti di Al Qaeda erano in realtà individui fragili, facilmente deviabili, che sono stati gestiti da un gruppo di agenti che, rubando nei cestini delle moschee, hanno giocato "a guardia e ladri". Si pensi ad esempio al caso della DSSA, una massa di esaltati e di personaggi inutili a cui i servizi segreti avevano concesso degli strumenti e delle risorse, lasciandoli liberi di agire, per poterli poi ricattare nel momento in cui era necessario che cadesse qualche pedina.
Gli uffici politici di intelligence hanno così creato il cosiddetto "popolo degli inutili", ossia la massa di diplomatici, organizzazioni non governative e contractor che operano all'estero. Personale delle ambasciate, autisti, traduttori, grandi imprenditori collegati alle ambasciate, fornitori che hanno contatti con le organizzazioni internazionali, e rappresentanti di associazioni umanitarie: tutti tra di loro connessi in un piccolo labirinto, con i loro incontri "segreti" nei locali e nei ristoranti. Terroristi e agenti, contractor e committenti, chi mette le bombe e chi le toglie, chi affitta macchine blindate e chi spara su di esse per far alzare il prezzo: coesistono da tempo per reggere il grande spettacolo dello spionaggio e della guerra al terrorismo. La nostra storia è costellata di episodi di terrorismo e di sabotaggio avvolti dal mistero, che con troppa facilità sono stati imputati a cellule terroristiche. Piazza Fontana, Ustica e Gladio sono eventi che hanno dato vita a personaggi che hanno scelto la professione di pentito per continuare a servire il sistema a cui appartengono.
07 gennaio 2008
L'ordine mondiale della manipolazione
"La globalizzazione non è sinonimo di ordine mondiale". Questo il messaggio di Benedetto XVI nella sua omelia in occasione dell'Epifania, ricordando come "i conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime" impedisca la giusta redistribuzione delle ricchezze tra la popolazione mondiale. Richiama così all'austerità e ad uno stile di vita più sobrio, con una giusta distribuzione delle risorse, unica soluzione per instaurare "un ordine di sviluppo giusto e sostenibile". Il Vaticano, inteso come entità economica e politica, non può però essere certo considerato come un termine di paragone o come esempio di giusta applicazione della dottrina "equa e solidale". La Chiesa, "sebbene sia Santa", ha la struttura di una vera multinazionale, con una holding bancaria al suo interno, lo IOR, che funge da tesoreria di una rete finanziaria fitta e ben radicata nel sistema bancario mondiale. I suoi rappresentanti siedono all'interno del Consiglio di Amministrazione della Banca Centrale Europea e, per stessa ammissione della Commissione Europea, le Istituzioni Finanziarie del Vaticano non possono essere sottoposte alla normativa anti-riciclaggio comunitaria, né a quella degli Stati nazionali. Le sue proprietà immobiliari si estendono in ogni Stato che si possa definire vicino alla dottrina cattolica, grazie alle sue rivendicazioni storiche e ai numerosi accordi bilaterali conclusi con i Governi. Un tale impero economico, si accompagna ad un dilagante potere mediatico e religioso, che gli conferisce l'assoluto controllo sulle coscienze degli uomini, e così anche sulle leggi e sulle decisioni politiche degli Stati. Da tanto potere non dovrebbe derivare l'impotenza e l'indifferenza a cui invece assistiamo dinanzi alle guerre, alle carestie e alle emergenze umanitarie che distruggono i Paesi più poveri della Terra e quelli detentori delle ricchezze e delle risorse strategiche per la sopravvivenza dei Paesi occidentali.
Perdono così di significato le parole e le omelie contro la guerra e la globalizzazione, se rappresentano solo ciò che la massa e l'opinione pubblica si aspetta di ascoltare, se non sono la vera espressione del credo e della missione del Vaticano, se in realtà sono gli stessi carnefici dei popoli che dovrebbe difendere. Benedetto XVI, così, critica fortemente la globalizzazione come "ordine mondiale", annunciando l'avvento di una nuova era, in cui il sacrificio di ognuno di noi sarà rivolto al bene collettivo. Nessun riferimento è stato tuttavia fatto nei confronti dei signori della guerra, ai finanziatori dei conflitti, a coloro che muovono le alte sfere del potere e fanno sì che le strutture e le entità economiche perpetuino un sistema energetico arcaico e obsoleto. Nessuna condanna contro l'usura bancaria, contro le speculazioni e gli sciacallaggi, che stanno facendo carne da macello delle nostre piccole imprese e della nostra economia. Non vi sono omelie né preghiere, per definire il gesto di un piccolo commerciante di Bari che decide di suicidarsi, bruciandosi vivo dinanzi ad una chiesa, spinto dalla disperazione e dal peso dei debiti che stava portando al fallimento e alla povertà la sua famiglia.
Giorno per giorno, ci stanno trascinando nell'oblio, le crisi si succedono con una frequenza inarrestabile, mentre i nostri governi si preparano ad entrare nell'epoca delle guerre perpetue. I rincari e l'inflazione sono tuttavia destinati a continuare, come affermato dall'Opec che, proprio quando il corso di un barile di petrolio supera la soglia dei 100 dollari, nega l'aumento dell'offerta di petrolio, considerata "sufficiente a soddisfare le esigenze del mercato" , non essendovi così alcuna ragione per aumentare la produzione. "La caduta del dollaro e l'inflazione sta così creando il fittizio rialzo del prezzo del petrolio", dichiara il Ministro algerino Chakib Khelil, e probabilmente è destinato a raggiungere il limite dei 110 $. Le tensioni in Pakistan, in Kenya e in Nigeria, a cui occorre aggiungere la speculazione, la mancanza di capacità di raffinazione dei Paesi esportatori di greggio, il crollo delle scorte americane, l'aumento della domanda di Cina, India e Medio Oriente, e ancora il rialzo dei costi di produzione petrolifera, hanno portato ad un prezzo di 100 dollari "non necessariamente molto elevato", perchè ormai l'equazione della domanda rispetto all'offerta è stata ribaltata. L'immobilismo dell'Opec può essere interpretato sia come logico tentativo di continuare a lucrare dinanzi ad una situazione di grande difficoltà per il resto del mondo, sia come un segno di debolezza, come reale incapacità ad aumentare la produzione di petrolio essendo già ai massimi regimi per la maggior parte dei paesi esportatori. Il presidente dell'Opec ha sottolineato infatti che resta "oggi esistono ben poche regioni da esplorare ancora" e le "sorgenti nuove" di idrocarburi, come i sabbie bituminose del Canada o i giacimenti nelle acque profonde degli oceani rappresentano "degli investimenti enormi", che farebbero aumentare ancor di più i costi. Ci si aspetta che dovrà aumentare il numero dei Paesi dell'Opec, con la Guinea Equatoriale o il Sudan, ma di questo passo si potrebbe arrivare a sottoporre al cartello qualsiasi piccolo produttore di petrolio.
La situazione dunque, è alquanto difficile e problematica, i problemi degli Stati occidentali potrebbero aumentare ancor di più, e il terrorismo potrebbe dilagare seminando ovunque caos. Una tesi non inverosimile, considerando che la Francia si è già autodefinita prossimo obiettivo di Al Qaida, all'interno del proprio territorio. Dopo l'attacco che è costato la morte a quattro turisti francesi in Mauritania - che ha causato l'annullamento della Paris-Dakar - è stato lanciato su un sito web islamico, secondo le intelligence "gestito" dal Al Qaida, una minaccia di attacco contro Parigi, allo scopo di provocare "la caduta del Presidente Nicolas Sarkozy e il crollo economico in Francia. Tale tesi è stata diffusa da un centro americano specializzato nella sorveglianza delle comunicazioni della rete di Osama Bin Laden, il Site Intelligence Group, affermando che gli attentati potranno colpire sia i siti più popolari ed importanti, sia le personalità più prestigiose ed importanti. Ecco che attraverso la Francia si insinua lo spettro del terrorismo, che ha, non a caso, scelto una vittima di eccellenza, con una situazione politica interna già compromessa dal malcontento dei cittadini francesi naturalizzati, e un passato fortemente implicato con il mondo arabo e dei fondamentalismi.
La Francia pagherà amaramente questa falsa propaganda orchestrata per fare clamore e deviare l'attenzione sulla crisi che colpisce le economie occidentali. Tutti gridano così alla catastrofe, ma la catastrofe c'è già e può essere solo placate da parole di speranza, da omelie di fede o da canti di guerriglia. La nostra società sta così rispondendo alla crisi creando delle realtà alternative, sintetiche in cui sfogare le proprie frustrazioni. Il web sta proprio per questo diventando il luogo virtuale in cui creare la propria verità, il proprio mondo, le proprie sette, agendo, tuttavia, nel raggio di azione di regole predefinite e prestabilite. Si può in questo modo dare vita ai falsari sintetici, agli opinionisti sconosciti, alle false teorie che accreditano personaggi e uomini politici, al terrorismo e al nemico ideale di ogni democrazia.
04 gennaio 2008
Pakistan : un nuovo focolaio di guerra e terrorismo
A confermare la strategia di sabotaggio del Pakistan interviene la testimonianza di un medico che aveva soccorso Benazir in seguito all'attentato, il quale afferma che " è stata uccisa da un'arma laser dell'esercito, aveva una ferita complessa, non da proiettile". Secondo il The Nation , riportando una dichiarazione ufficiale di un dirigente del Partito popolare pakistano (Ppp) della Bhutto, Babar Awan, l'arma che ha ucciso l'ex primo ministro è simile a quella usata dalle forze americane in Iraq, e attualmente non è in possesso dei talebani, ma dei reparti speciali di sicurezza del presidente Pervez Musharraf. Mentre il New York Times riprende la dichiarazione di un medico secondo cui il governo ha ritirato le cartelle cliniche subito dopo il ricovero. La prova più eclatante è stata tuttavia fornita dalla CNN, che ha ripreso la scena dell'attentato in una prospettiva chiara ed evidente, sulla quale possono essere formulate molteplici ipotesi sulla dinamica sugli eventi. Una tale mobilitazione dei media statunitensi lascia così pochi dubbi nell'intera opinione pubblica internazionale, che vede così nel Pakistan un nuovo nemico, un nuovo focolaio di terrorismo che rischia di rendere instabile una regione così importante per la produzione e il trasporto di petrolio.
Così gli scontri e le emergenze in Pakistan sono state seguite costantemente dai media internazionali, creando come una guerra virtuale che nasconde un sabotaggio sotterraneo del regime di Musharraf, da parte degli Stati Uniti e delle entità che da tempo cercano di appropriarsi del controllo della Regione.
Nello svolgimento dei fatti si riconosce con molta facilità la strategia adottata dalle intelligences e dalle forze occidentali per destabilizzare i Governi dei Paesi individuati come "stati canaglia", proprio come accaduto in Iraq, in Jugoslavia e in Afghanistan, e che sta colpendo ora la Georgia, l'Ucraina e il Kazakhstan. Ritroviamo infatti la "guerra lampo dei media" che hanno attaccato il Presidente Musharraf in diverse occasioni, mettendo in dubbio il suo potere, il suo ruolo nella "guerra di Washington sul terrorismo" e preannunciano la sua caduta; i soldi e i finanziamenti ai movimenti del dissenso organizzato, e così gli attivisti disposti a mobilitarsi e ad organizzare gruppi sociali di protesta. Ancora, una campagna di disinformazione attraverso l'Internet, con l'apertura di forum e mailinglist per inscenare l'esistenza di una opposizione invisibile di contrasto al regime totalitarista; la nascita di numerose ONG europee ed americane finanziate da grandi fondazioni che hanno a loro volta alimentato la macchina di mobilitazione anti-governo. La disinformazione mediatica è stata totale, considerando che le Agenzie degli Stati Uniti controllano direttamente le reti televisive pachistane private, che in questi mesi hanno sostenuto la linea dell'opposizione, parlando di corruzione, di inflazione e di insostenibilità economica. Le piazze sono state riempite di studenti, di avvocati, di movimenti di protesta infiltrati da gruppi armati e violenti che hanno così testimoniato il dissenso popolare. Al momento, tuttavia, nessuna associazione studentesca ha reso noto chi si nasconda dietro le proteste degli studenti, e molto probabilmente esiste una regia sotterranea che ha guidato la mano di molti di coloro che sono scesi in piazza per protestare contro le riforme costituzionale del Presidente Musharraf. A quel punto è intervenuta la "dichiarazione dello stato di emergenza", mentre gli attentati hanno cominciato a colpire diversi esponenti governativi ed istituzionali. È stato creato un leader dell'opposizione quasi dal nulla, rilanciando la figura opaca di Benazir Bhutto, salutata dall'intera opinione pubblica come la reale espressione del "Pakistan democratico". In realtà la sua figura è stata completamente manipolata, per essere prima una pedina per indebolire Musharraf e poi per distruggerlo completamente. La sua morte è stato un grande spettacolo, stranamente seguito dalle televisioni del mondo intero, accreditata dalle diverse prove di colpevolezza di Musharraf create ad hoc e accreditate dai media e dalle intelligence statunitensi.
Il Governo Pakistano, a sua volta, cerca di difendersi, annunciando attraverso il suo portavoce agli Affari Esteri Tasnim Aslam che esistono delle prove "di un coinvolgimento indiano con gli elementi anti-statali in Pakistan", alludendo così alla stretta collaborazione esistente tra il Governo Statunitense e quello Indiano per rafforzare il controllo sull'Afghanistan e sul Pakistan stesso. È bene ricordare infatti che lo scorso 22 dicembre è stato ufficialmente reso noto da parte del Ministro del Petrolio iraniano Gholamhossein Nozari che l'India non ha rinunciato al progetto di costruzione del cd. "gasdotto della pace" che instraderà il gas dell'Iran verso il territorio indiano, come confermato anche dal Ministro indiano agli Affari Esterni, E.Ahamed. L'unico dubbio sorto, pare che sia provenuto proprio dal Pakistan che ha imposto che venisse previsto nel contratto di collaborazione tra i tre Paesi, una tassa di transito, per conferire al territorio pakistano il rilievo che gli spetta nel Progetto trilaterale. Per tale motivo, il "gasdotto della pace"ha già creato molteplici scontri e guerre, che saranno probabilmente destinate a far cadere la pedina che al momento è più debole.
L'Iran dal canto suo è riuscito, con tale manovra, a riservarsi una posizione privilegiata a livello internazionale, coperta dagli scontri sul problema del nucleare.
Quanto sta accadendo in Pakistan è solo uno dei tanti episodi che hanno già colpito e distrutto Stati come la Jugoslavia e l'Iraq, che oggi cercano di compromettere la stabilità del Kosovo, per arrivare a controllare la regione chiave per l'accesso e al controllo del Corridoio VIII, che si dirige verso Oriente e verso il Mar Caspio. Il Kosovo è stato infatti letteralmente bersagliato dai media occidentali, che hanno già creato la finzione del conflitto etnico, e ora la sicurezza della sua popolazione viene messa a rischio dal diffondersi di bande armate e cellule terroristiche che si dichiarano pronte ad attaccare. Sin dagli anni '90 è stato gestito e controllato un traffico di armi dal mercato americano a quello kosovaro, finanziando l'Esercito per la Liberazione del Kosovo (KLA). Gli Stati Uniti hanno fatto spesso da base logistica per organizzare una guerriglia dall'estero, finanziando così organizzazioni terroriste e crimine organizzato, grazie all'appoggio di numerosi politici americani che frequentano spesso gli incontri per la raccolta dei fondi del movimento di liberazione. Al momento, ancora esiste la rete di contatto con le lobbie esterne pronte ad alimentare la guerra attraverso le guerriglie e la disinformazione.
03 dicembre 2007
La Russia avanza e l'America indietreggia
Oggi si cerca di contestare il risultato della Russia, ma conosciamo bene le elezioni democratiche dell'Occidente, dove non esiste mai un vero vincitore senza il colpo di scena finale. Non dimentichiamo cosa è accaduto alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2001, quando, tra polemiche e forti dubbi, George Bush si proclama vincitore dinanzi agli occhi del mondo intero. Quello che non tutti sanno è che quattro delle maggiori testate giornalistiche internazionali, hanno effettuato, a loro spese, il riconteggio delle schede elettorali, scoprendo una sconcertante verità. L'11 settembre del 2001 , i quattro grandi media si preparavano a dare l'annuncio mondiale che Bush era stato sconfitto da Al Gore, e che non era il legittimo Presidente degli Stati Uniti. Una notizia questa che avrebbe sconvolto l'America, cambiando anche il destino dell'equilibrio mondiale, considerando che la famiglia guerrafondaia dei Bush avrebbe perso la credibilità e la leadership del Governo statunitense. Tuttavia, un altro evento scosse l'attenzione dei media, qualcosa dei ben più incredibile e sconvolgente che ha consolidato ancora di più la posizione di George Bush: un attentato da parte di fantomatici dirottatori di Al qaida che hanno distrutto due grattacieli in acciaio e cemento. Non a caso, pochi mesi dopo, una ricostruzione dei fatti ha dimostrato che si è trattato una demolizione controllata. Sorge, a questo punto, il dubbio che non esistano le coincidenze, che nulla è stato lasciato al caso, e, soprattutto, che è stato realizzato negli Stati Uniti qualcosa in cui tutti fino ad allora avevano fallito. È stata creata la prima dittatura invisibile della storia, basata sulla disinformazione e sulla paura, senza che nessuno se sia accorto. Nasce Al Qaida, il terrorismo, da combattere con la guerra perpetua, il controllo della massa, l'accentramento dei poteri nelle mani di pochi: puro totalitarismo. L'attacco all'America è stato così organizzato da chi voleva la guerra, perchè non ha avuto il coraggio di ammettere la propria sconfitta dinanzi alla sua gente, nonostante i grandi mezzi e la potenza che da sempre vanta.
I demiurghi di questo assurdo piano, sono divenuti ambasciatori di pace, profeti della democrazia ed esportatori di civiltà. La loro presenza in ogni Stato è divenuto un diritto, una pretesa da rispettare se non si vuole divenire un "paese canaglia" o anti-democratico. Nessuno invece dice che coloro che rappresentano la democrazia sono il ritratto del "fallimento" delle Carte costituzionali e di ogni principio democratico. Basti pensare che l'Italia ha al momento un governo che si basa sui voti degli Italiani nel Mondo, e potrebbe essere dichiarato illegittimo da un momento all'altro, se si andassero a ricontrollare tutte le schede elettorali. Ricordiamo infatti i video che dimostrano la manipolazione delle schede, per non parlare dei conteggi del Quirinale, e la continua rinegoziazione della fiducia al Governo. Non sono questi dunque gli esempi autorevoli di democrazia, non sono questi gli "osservatori" che possono giudicare o dettare legge nei confronti degli altri Stati. Non dimentichiamo che i nostri politici hanno svenduto il patrimonio statale promulgando dei decreti ministeriali, hanno patteggiato con gli Stati Uniti l'utilizzo del territorio italiano da parte degli Inglesi e degli Americani. Il marcio è dentro i nostri stessi governi, e per trovare corruzione e dittatura non occorre cercare molto lontano, cercando in Russia, in Ucraina o in Kosovo, qualcosa che già esiste ed è ovunque.
Noi tutti della Tela vorremmo fare i migliori auguri al Presidente Vladimir Putin, un uomo che è stato in grado di portare avanti un progetto unico nel suo genere, e di riconquistare l'onore e la credibilità che era stata sottratta alla Russia. La Russia ha ritrovato la sua strada, e oggi è temuta e rispettata, perchè quel servizio segreto Ortodosso è oggi rinato e ha creato una forte dissidenza che sarà il vero ago della bilancia dei poteri in Europa.

