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17 aprile 2008

Monetica: assegni non trasferibili e tracciati


Dal prossimo 30 aprile gli assegni con un importo superiore ai 5000€ recheranno la clausola di non trasferibilità, mentre quelli con importo inferiore a tale somma limite saranno liberamente trasferibili, a condizione che ogni girata sia accompagnata dal codice fiscale del girante. Queste le novità che rivoluzioneranno il sistema di circolazione di titoli di credito e della moneta, utilizzando il controllo anti-riciclaggio come scusa per instaurare un sistema monetario totalmente elettronico.

A partire dal 30 Aprile diventeranno effettivi i limiti all'uso di assegni e contanti mettendo sotto rigida osservazione la circolazione del denaro all’interno del circuito bancario. Restrizioni che sono state presentate dal legislatore come norme necessarie ad attuare un controllo anti-riciclaggio delle transazioni, e a garantire maggiore trasparenza. In realtà, ciò che verrà attuato è un primo passo verso l’instaurazione di un sistema monetario totalmente elettronico, che utilizza il circuito bancario come unico canale di emissione e di tracciamento della moneta. Non a caso, infatti, le disposizioni sono volte innanzitutto a scoraggiare l’utilizzo degli assegni mediante girata, e dunque come se fosse contante, privilegiando invece il pagamento attraverso il circuito bancario stesso.
La circolare del ministero dell'Economia n.49 del 17/03/2007, che chiarisce le regole di approvazione del decreto legislativo 231/2007, spiega come il sistema di circolazione di moneta e di titoli al portatore verrà completamente rivoluzionato. Innanzitutto, gli assegni pari o superiori ai 5000€ non potranno essere girati ad ulteriori destinatari indicati dal traente, in quanto presenteranno la clausola di non trasferibilità e l'indicazione di un solo beneficiario, per tale motivo il carnet di assegni nascerà come "non trasferibile". Potranno superare la soglia dei 5000€, senza dunque l’indicazione di assegno "non trasferibile", quelli emessi all'ordine del traente, che potranno essere così negoziati. Viene dunque cancellato il vecchio limite "anti-riciclaggio" di 12.500€, ridotto in maniera vertiginosa ad una cifra molto modesta, in maniera tale da imporre un maggiore controllo anche sulle piccole transazioni, nonostante non vi sia alcun allarme "riciclaggio". Qualora avvenga una girata non consentita le banche o le Poste pagheranno l’assegno, ma dovranno comunicare al Ministero dell’Economia la relativa infrazione, che sarà così sanzionata ad una percentuale dall'1 al 40% dell'importo. Per quanto riguarda gli assegni "liberi", sempre superiori ai 5000€, occorrerà pagare un'imposta di bollo di 1,5 euro per modulo, una misura questa per evitare che venga eluso l’obbligo di non trasferibilità degli assegni.

Gli assegni emessi invece per una quantità inferiore ai 5000€ saranno liberamente trasferibili, a condizione che ogni girata sia accompagnata dal codice fiscale del girante, in mancanza del quale verrà invalidata la girata e tutte quelle successive. In tal caso sarà responsabile del pagamento dell’assegno l’ultimo girante che ha validamente indicato il suo codice fiscale. Per cui, se per gli assegni con importi superiori ai 5000€ vi sono delle restrizioni di trasferibilità, per quelli di minore entità il tracciamento ad personam è completo. Il titolo di credito recherà con sé non solo la storia della sua circolazione, ma anche l’identità fiscale del girante, in maniera da escludere la possibilità di girare l’assegno per tutti coloro che non hanno un codice fiscale, come per i cittadini stranieri o non residenti.
Un sistema, dunque, che oltre a tracciare in maniera quasi morbosa gli assegni, va a scoraggiare e disincentivare l’uso dei titoli di credito come moneta, rendere più difficile l'uso dell'assegno con la girata, come se fosse una cambiale, e dunque senza ricorrere alla propria banca. Ogni piccola transazione, per quanto irrisoria sia, dovrà avvenire sotto il controllo delle autorità monetarie e bancarie, al fine di imporre gradualmente l’uso della moneta elettronica, attraverso bancomat, carte di credito, bonifici elettronici. E' chiaro infatti che l'obiettivo non è fermare i reati di riciclaggio di denaro, che difficilmente si verificano per piccole somme o presso semplici sportelli bancari. Se veramente si volesse fermare i reati di riciclaggio di denaro, verrebbero imposti rigidi controlli nei confronti di Banche, paradisi fiscali, brokers e intermediari finanziari che utilizzano ingenti somme, spesso dall'origine e dalla destinazione sempre più incerta.
In ogni caso, questo tipo di provvedimento non ci sorprende eccessivamente, considerando che si tratta di una misura da tempo annunciata dal Governo italiano e dalla stessa Commissione Europea, che sta portando avanti ormai una crociata per l’adeguamento a livello europeo delle condizioni di pagamento per carte di credito e bonifici. Il passaggio definitivo alla moneta bancaria e l’armonizzazione delle condizioni bancarie sulle transazioni a livello europeo sono ormai delle tappe fondamentali affinchè l’Europa entri nella generazione della monetica. Con la scomparsa anche degli assegni, la moneta stessa perderà di significato, ogni scambio o regolamento sarà diretto da un sistema elettronico, che traccerà anche le identità di ogni individuo.

14 dicembre 2007

Mifid e Sepa mettono a rischio il credito cooperativo


Mentre il vertice di Lisbona proclama l'Europa degli Stati, presso le Banche Centrali e le Associazioni bancarie si accendono i riflettori sulla Sepa e sul Mifid, le Costituzioni dell'Europa dei Banchieri. Sorge il pericolo per le realtà locali bancarie, che rischiano di perdersi nei circuiti sovranazionali.

"Le banche italiane pronte per la SEPA, al via l'area unica dei pagamenti in euro" . Questo è l'oggetto dell'Intervento del Direttore Generale Fabrizio Saccomanni tenutosi presso l'Assemblea dell'ABI lo scorso 12 dicembre. "La realizzazione della SEPA rappresenta il necessario complemento dell'introduzione della moneta unica e del processo di integrazione finanziaria europea", afferma Saccomanni. Il sistema bancario nazionale, proprio come è avvenuto con il passaggio all'euro, dovrà predisporre tutti i meccanismi di raccordo tra le istituzioni e riformulare tutte le procedure e i tempi della migrazione dei sistemi e degli strumenti nazionali in relazione ai nuovi standard europei. La SEPA, sistema dei pagamenti dell'area euro, coordinerà i movimenti bancari e finanziari dei Paesi membri e introdurrà i nuovi meccanismi paneuropei, che consentirà la realizzazione di trasferimenti transnazionali superando le problematiche legate ai tempi per la disponibilità e alla compatibilità dei sistemi recettivi. Rappresenta, così, la logica continuazione dell'euro, mentre il Mifid è l'evoluzione finale del sistema dei regolamenti europei. Cessa di esistere l'obbligo di concentrazione degli scambi, mentre l'intermediario diventa istituzione all'interno dei singoli mercati: questi dovrà garantire sempre "la miglior soluzione" all'investitore, in quale dovrà accettare il rischio e la responsabilità dell'investimento. Passano in secondo piano le Banche Centrali come organi di vigilanza, mentre vengono eletti ad istituzione le Associazioni di Consumatori, che avranno nella "class action" il sistema di difesa per eccellenza dei risparmiatori e degli investitori. Nuove infrastrutture, nuovi canali, nuovi operatori, ma soprattutto nuove logiche di governance degli istituti bancari che, da operazioni di organizzazione "nazionale", si trasformeranno in politiche globali e stransnazionali. Ecco che i circuiti bancari, valutari e borsistici avranno la loro perfetta dimensione nelle piattaforme internazionali, gestite da società private specializzate.
Occorre osservare che, quando si parla di riforma della governance del sistema bancario, non ci si riferisce solo ai gruppi bancari commerciali, organizzati secondo una struttura piramidale, bensì a tutta la costellazione delle banche che costituiscono il tessuto economico. In un'economia come quella italiana esiste una vera multinazionale bancaria, che è il Network del credito cooperativo, che al momento sono dei "piccoli colossi nelle aree territoriali" in virtù della continuità del supporto alle piccole e medie imprese. Il loro mercato si amplia non solo in maniera orizzontale, con nuove adesioni e accorpamenti, ma anche in maniera verticale, perché è riuscito a dare un maggiore sostegno organizzativo e produttivo alle imprese, che hanno trovato così nella Banca cooperativa uno strumento "solidale" di sviluppo. Questo successo è da attribuire proprio alle mille sfumature che riesce ad assumere il rapporto banca-impresa, in grado di cogliere le esigenze e i problemi individuali e di trovare una giusta soluzione, nei limiti della sostenibilità e degli standard bancari. La caratteristica più interessante e particolare del credito cooperativo è proprio la sua anormalità rispetto alla standardizzazione delle politiche di credito imposte dai gruppi bancari.

Tale peculiarità, vista nell'ottica del Mifid e della stessa Basilea 2, sono dei "bug", delle distorsioni che vanno corrette per far sì che l'intero sistema sia perfettamente coordinato. "Permane la difficoltà di assicurare una conduzione unitaria e condivisa delle iniziative di sistema. Stenta ad affermarsi una visione strategica". Queste le parole di Saccomanni, che si fa interprete della linea politica della Banca d'Italia e della Banca Centrale Europea che dovranno applicare la direttiva MIFID. Infatti, secondo Saccomanni, le piccole e medie imprese sono una realtà troppo complessa da essere affrontata con i mezzi "poco organizzati" del credito cooperativo, e per tale motivo occorre una coordinazione a livello nazionale e sovranazionale delle politiche della concessione del credito e dei prestiti. Primo tra tutti è l'esigenza di riqualificare la “rete di sicurezza” del credito cooperativo, considerando che le iniziative di "Federcasse" e delle "Federazioni locali" per la gestione dei rischi delle banche associate - come il Fondo di Garanzia dei Depositanti e il Fondo di Garanzia degli Obbligazionisti del credito cooperativo - sembrano non essere adeguati. Sebbene siano progetti interessanti, a parere della Banca d'Italia, peccano di rigidità e burocrazia dettata dai vincoli della Federazione, e soprattutto non rispondono agli standard di Basilea 2 e del Mifid.

Le banche di credito cooperativo, al pari delle banche popolari, non sono state ancora interessate dalla riforma del diritto societario, che andrebbe ad intaccare i principi portanti del voto capitario, in base al quale ciascun socio, a prescindere dal numero e dal valore delle azioni detenute, dispone di un solo voto ; del limite al possesso di azioni della banca, secondo cui nessun socio può detenere azioni in misura superiore allo 0,50% del capitale sociale; della previsione di un numero minimo di soci, che non può essere inferiore a duecento ; e dell'istituto del gradimento, per cui il consiglio di amministrazione può rigettare la domanda di ammissione a socio. Vi è in atto infatti una lunga discussione che cerca di impedire la possibilità di trasformare le banche popolari quotate nei mercati regolamentati in società per azioni di diritto speciale, consentendo all'autonomia statutaria di fissare limiti al possesso azionario, al voto proporzionale e alle deleghe di voto. Tra le proposte di legge presentate nel corso della XIV legislatura in materia di riforma delle banche popolari si cerca di eliminare proprio la limitazione al diritto di voto dei soci, il voto capitario e la clausola di gradimento, che, stando agli esperti, "rappresenterebbero un disincentivo all’investimento nelle banche stesse", dimenticando invece che rappresentano questi degli strumento di democrazia economica in stretto rapporto con il territorio e al servizio delle famiglie e delle piccole e medie imprese. Per tale questione, la Commissione europea ha anche avviato il primo stadio della procedura d’infrazione con l’Italia in materia di banche popolari, la cui normativa risulterebbe essere contraria alla libertà di circolazione dei capitali, e sarebbe discriminante per gli investitori esteri che volessero divenire azionisti una banca cooperativa. L'Italia al momento è riuscita a difendere e a proteggere la legge sulle Banche Popolari e il credito cooperativo, ma non sappiamo ancora per quanto si riuscirà a resistere alle pressioni della Commissione Europea, soprattutto in vista dell'attuazione della normativa del MIFID. Il credito cooperativo, dunque, sebbene non sarà ancora interessato da una riforma della base legislativa e regolamentare, sarà riformato dal punto di vista organizzativo interno, agendo sulla struttura telematica del Network, al fine di controllare le politiche di credito decise dai singoli Istituti.
Verrà dunque spezzato quello stretto legame banca-impresa, spesso interpersonale, che il credito cooperativo era riuscito a creare, in maniera tale da rastrellare dal mercato i capitali delle piccole imprese, che al momento sono le più difficili da controllare.
Queste, per la loro eterogeneità e diversità, rappresentano l'eccezione del prototipo "utente-consumatore", ma proprio per tal motivo è necessario uniformare innanzitutto le condizioni e i contratti del credito cooperativo.

23 novembre 2007

Crisi subprimes : il cavallo di troia della monetica


Sono trascorsi diversi mesi dallo scoppio della crisi eclatante dei mutui subprimes, e molte sono state le previsioni dell'imminente crollo del sistema finanziario, che dovrebbe trascinare nel baratro della recessione gli Stati Uniti nonché l'Europa. Ogni giorno le borse continuano a "bruciare" bilioni di dollari di capitalizzazione, le monete si svalutano e le società falliscono, ma il sistema nel suo insieme regge perfettamente il colpo e dinanzi ai nostri occhi si trasforma senza che nessuno se ne accorga.

La crisi dei mutui subprimes, con il suo grande impatto mediatico, ha portato alla luce tutto il marcio che covava nel mondo finanziario, cosicchè tutti i giornali di ogni parte del mondo parlano da mesi del "fallimento del sistema bancario e dei controllori". Ma quando una banca come la Nortern Rock fallisce lasciando che tutti vedano la famosa corsa agli sportelli e il panico dell'insolvenza, e quando la Banca di Londra si piega a garantire la solvenza della Banca e si scusa per non aver vigilato sui risparmiatori inglesi, allora c'è qualcosa che non torna. Per placare la paura di investitori e risparmiatori e tamponare il buco nero delle migliaia di miliardi di dollari scomparsi senza una chiara e valida spiegazione, le Banche Centrali hanno stabilito, di comune accordo, di creare dei fondi di garanzia per il rischio subprimes e il rischio di insolvenza, al fine di impedire che la patologia del 1929 si abbattesse sull'economia degli Stati Occidentali. Così gli Stati, attraverso le loro Banche Centrali, hanno in un certo senso pagato amaramente la crisi liquidità innescata dalle truffe e dalle manipolazioni dei fondi di investimento e delle Banche d'Affari, mettendo in discussione la propria autorevolezza e la propria credibilità. Ciò che è crollato non è stato certo il sistema creditizio o bancario - che al contrario si è rafforzato in ragione dell'aumento dei costi di gestione - ma quello dei controlli e della vigilanza, che viene regolamentato dalle leggi nazionali e attribuito alle Banche Centrali, in qualità di alte Istituzioni. Così le Banche centrali sono state trascinate nel baratro della crisi finanziaria, e sono fallite su tutti i fronti: persino la grande Federal Reserve e la Banca di Inghilterra si sono rivelate inefficienti e sistematicamente in ritardo sugli eventi, non essendo riuscite a prevenire in alcun mondo il collasso del sistema interbancario, nonchè la diffusione delle informazioni al fine di tamponare l'emorragia finanziaria.

La crisi dei subprimes è stata così il "cavallo di troia" che ha consentito di portare alla luce l'esistenza dei collaterali - i cdd. CDOs, collateralized debt obligations - ossia titoli di debito al portatore emessi senza alcuna garanzia reale e senza alcun valore fruttifero, con i quali tuttavia sono stati gonfiati gli assets di tutti gli istituti finanziari americani ed europei. Scambiati sul mercato finanziario regolamento e su quello parallelo, i collaterali sono stati il motore degli hedge-funds che con le operazioni di leva finanziaria, come il Leverage Buy-Out, o riscatto grazie alla leva finanziaria, o di Merger and Acquisition, o con le IPO e le scalate in borsa, hanno acquistato tutto ciò che era strategico ed importante da acquistare, per avere sotto di sé i principali operatori.I CDOs sono stati in questi ultimi anni l'arma più subdola ed efficace delle Banche d'investimento e degli Hedge funds, in quanto hanno permesso di portare a termine acquisizioni, fusioni, concentrazioni bancarie e consolidamenti, ossia una serie di operazioni di riorganizzazione societaria del sistema bancario e finanziario, per racchiuderlo nelle mani pochi operatori all'interno di una piramide a stretto controllo.
Ora che il vaso di pandora è stato aperto, occorre però richiuderlo e riportare, sulla scia di un nuovo ordine mondiale, il normale corso degli eventi. Tutto questo ci ha fatto capire che le Banche Centrali e le Istituzioni di governo sono soggetti inaffidabili, a cui non più possibile affidare il controllo di meccanismi complessi e virtuali come quelli finanziari. La loro credibilità è stata calpestata, così come è stato screditato l'intero sistema fondato su una gerarchia stabilita dalla legge degli Stati e che vede i circuiti finanziari concentrati in un'entità centrale, come può essere la Borsa, coordinata poi da enti di controllo e di vigilanza. Il sistema va cambiato: lo chiedono i consumatori, gli investitori e le banche.

Come confermato dal Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, in occasione del suo intervento presso il Centro di Studi Finanziari di Francoforte, "l'integrazione finanziaria ed internazionale è aumentata" e, sulla spinta dalla deregolamentazione e dell'innovazione, sorgono "nuove opportunità e nuovi rischi", che hanno portato al "consolidamento di un modello nuovo di intermediazione" che nasce sulle ceneri di quello detto dall'emittente al distributore. Il questi ultimi anni le operazioni bancarie transfrontaliere sono aumentare tra il 20 e 25 percento, sino a concentrare in un breve lasso di tempo, 30 grandi fusioni con almeno 100 miliardi di euro in beni. Dopo la concentrazione, è intervenuta l'innovazione finanziaria che ha permesso di rendere sempre più efficienti i circuiti delle transazioni e degli scambi finanziari, spingendo le Banche ad aumentare sempre di più l'investimento nelle infrastrutture telematiche per la costruzione di piattaforme sovranazionali. Tali investimenti ora necessitano di una nuova rete, di una nuova autostrada, tale che il vecchio sistema della negoziazione che si serve di "distributori" va cambiato, occorrono invece dei grandi operatori che sostituiscano allo stesso tempo gli organi di vigilanza, le Banche Centrali e gli intermediari. "La deregolamentazione ha promosso la competizione rimuovendo barriere legali e promuovendo il consolidamento - riporta l'intervento di Draghi - tale che i grandi conglomerati finanziari sono emersi", sono diventati globali, e ora occorre "una maggiore armonizzazione della contabilità e direttive". Ecco che Draghi preannuncia che le fusioni avranno sempre più uno scenario internazionale, in quanto lo stesso mercato nazionale non avrà più senso di esistere: verranno tracciati nuovi confini, che saranno virtuali e invisibili. Parole queste che preannunciano l'era della Borsa mondiale, intesa come unico sistema all'interno del quale si diramano le singole borse valori, che saranno gestite da Banche e Fondi di investimento, che fungeranno da authority e da intermediari delle transazioni. La creazione di Euronext, come consorzio tra le maggiori Borse europee, è stato il primo segnale di questo progetto di globalizzazione dei mercati finanziari, e l'evolversi degli eventi condurrà alla moltiplicazione degli operatori alternativi. A decidere il cambiamento del sistema è innanziatutto la direttiva Mifid che abolisce l'obbligo di concentrazione nei mercati regolamentati, dando ai privati il potere di creare "una borsa valori di proprietà" in cui saranno negoziati ogni tipo di titolo, e le autorità nazionali saranno a tutti gli effetti sostituite da entità private affiancate dalle associazioni di consumatori.
Accanto alla globalizzazione delle Borse, vi sarà l'adeguamento dei sistemi di pagamento che utilizzano esclusivamente il canale interbancario telematico, con nuovi strumenti finanziari: bonifici SEPA, addebiti preautorizzati SEPA, pagamenti SEPA con carta. Questi saranno accessibili in tutta l'area dell'euro, mediante un solo conto bancario, dal quale disporre bonifici e addebiti preautorizzati in euro in qualsiasi luogo dell’area: in un'ottica di lungo termine tali strumenti di pagamento verranno utilizzati soltanto in forma elettronica, con fatturazione elettronica, l'invio delle istruzioni di pagamento tramite telefono cellulare o Internet.
L'intero sistema sarà incentrato totalmente sulla moneta elettronica, al punto che mira a far scomparire le transazioni cash, le piattaforme come Euronext, Nasdaq, NYSE, diverranno le nostre Banche Centrali, controllando al loro interno gli scambi di titoli, di moneta, di derivati, nonché la contrattazione di finanziamenti e di investimenti: il mercato finanziario si fonderà perfettamente con quello bancario, tale che non sarà pià possibile distinguerli.
Il Mifid e la SEPA saranno le nostre nuove "bibbie" , le direttive e le leggi che tutti dovranno conoscere, essendo il prontuario del nuovo sistema che si sta aprendo ai nostri occhi. La moneta diventerà monetica, gli scambi saranno transazioni, i trasferimenti dei processi telematici, i confini saranno tracciati dagli utenti che aderiranno alla piattaforma. Ecco che il vaso di pandora si chiude, portando via con sé tutti i mali della crisi del credito, della liquidità dei collaterali, la corsa agli sportelli e il fallimento delle Banche, gli scenari apocalittici e il panico della recessione. Tutto questo ben presto scomparirà, e il sistema verrà cambiato senza che nessuno riesca a capire come è stato possibile tutto questo, sotto gli occhi dei Governi e delle Istituzioni. I tecnicismi e la complessità del mondo in cui entriamo a far parte non ci permetterà di capire fino in fondo i veri rischi o le opportunità del nuovo mondo della Monetica, ma tutti si renderanno conto di essere rinchiusi e usurati da qualcosa di invisibile.

08 ottobre 2007

La Mifid sulle macerie dei subprimes


La crisi finanziaria non è ancora finita, perché dopo il panico da "liquidità" e da "stretta del credito" ricade sulle spalle di risparmiatori e imprese il conto da pagare. La Federal Reserve ha annunciato un taglio ai tassi di interesse per frenare l'eccessivo rialzo dei tassi interbancari, e la stessa BCE arresta la stretta monetaria al 4% al fine di stabilizzare i mercati finanziari eccessivamente instabili. Non si può, tuttavia, ignorare che all'interno del mercato interbancario i tassi di interesse sono aumentati, tale da creare dei fondati timori che l'accesso al credito sarà sempre più di difficile, come dichiara la stessa BCE all'interno della sua ultima indagine . Infatti, le banche dell'Unione Europea ritengono che la crisi dei mutui subprime possa pesare sul mercato del credito nei prossimi tre mesi, con un'ulteriore riduzione nell'accesso al credito sia da parte delle stesse banche che dei consumatori.
Giorno dopo giorno, dunque, la crisi dei "subprime" si insinua sempre più all'interno del mercato finanziario divenendo come un serpente che prosciuga liquidità . A farne le spese sono soprattutto le azioni, emesse da società solide e con elevati livelli di redditività, perché danno la possibilità di essere immediatamente liquidate: così i grandi fondi di investimento, per far fronte alla richiesta di liquidità, scelgono di liquidare il loro portafoglio di azioni. Attualmente, tuttavia, non è il "subprime" che costituisce il problema più grave, ma è piuttosto il rifinanziamento dei prestiti rinegoziati per far fronte alla crisi di liquidità, e la paralisi del mercato interbancario. I grandi speculatori hanno infatti studiato bene le loro mosse, mettendo in atto una strategia definita dagli americani "No income, no job and assets ", ossia il trasferimento parziale del rischio sui risparmiatori europei. Per tale motivo le condizioni di accesso al credito saranno più restrittive, ossia più costose ma sempre aperte ai nuovi investitori.
La contromossa delle Banche non è tardata ad arrivare, come ad esempio Banca Intesa, che ha imposto ad ogni soggetto che richiede un mutuo, la stipulazione di un'assicurazione denominata “Proteggimutuo“, oltre ad aver aumentato dello 0,40% le percentuali sui mutui a tasso variabile , arrivando ad un tasso medio del 5,96%, e di 1 punto sui mutui "Prestintesa maxi tasso fisso” che passano dal 7,25 all’8,25%. La motivazione alla base addotta da Banca Intesa ai suoi clienti è la crisi dei mutui sub-prime, che ha provocato "forti tensioni sulla liquidità circolante sui mercati". Questa non è che la prima segnalazione, a cui ben presto si aggiungeranno le altre, in quanto la crisi di liquidità ha avuto un impatto proprio sul mercato interbancario e ora le Banche sono pronte a scaricare su imprese ed individui le perdite che hanno subito. Non dimentichiamo infatti che i mercati abbiamo visto due colossi finanziari crollare sotto i colpi della crisi subprime, come Ubs Bank e la Citigroup, che evidentemente avevano collezionato all'interno dei loro assets vagonate di titoli collaterali a garanzia della loro capitalizzazione che si sono tradotti in una montagna di carta straccia. E così Ubs ha avvertito che il terzo trimestre si concluderà con perdite lorde comprese tra 600 e 800 milioni di franchi svizzeri a causa la svalutazione di asset per un valore totale di 4 miliardi di franchi svizzeri; allo stesso modo Citigroup ha attuato una svalutazioni di asset per un valore superiore ai 3 miliardi di dollari. Infatti, le obbligazioni dei mutui subprime ( ossia titoli collaterali denominati per milioni di dollari) sono confluiti soprattutto all'interno dei portafogli delle grandi Banche d'Affari, sulla base dei quali sono riuscite a mobilitare ingenti somme di denaro all'interno del mercato interbancario. Non c'è dubbio, dunque, che la crisi immobiliare e del credito ha consentito così di far crollare alcune delle pedine che tenevano in piedi la grande finzione del mercato finanziario, costringendo le Istituzioni ad intervenire prima del previsto per evitare il crollo dell'intero castello su cui si basa il nostro sistema economico-industriale. Gli eventi di questi ultimi mesi ci hanno senz'altro costretto a guardare in faccia la vera natura dell'alta finanza, inducendo molti a dubitare della sicurezza e della trasparenza del mercato finanziario e a chiedere anche una veloce riforma delle regole della borsa valori.

In tale atmosfera di sfiducia e di crisi si innesta la direttiva Mifid, che viene descritta da autorità, banche ed intermediari come strategia di ricostruzione delle macerie della finanza. Si tratta della Markets in Financial Instruments Directive, la nuova disciplina dei mercati, servizi e strumenti finanziari, che sostanzialmente demolirà molte delle regole di contrattazione e intermediazione, per dar vita ad un sistema integrato di mercati finanziari. Abolisce l'obbligo di concentrazione nei mercati regolamentati, dando ai privati il potere di creare "una borsa valori di proprietà" in cui saranno negoziati ogni tipo di titolo. Le funzioni di controllo stesse sono demandate a dei meccanismi di "compliance", ossia ad organi di vigilanza interni e agli intermediari stessi. Basti pensare che le autorità e gli intermediari dovranno adottare ogni misura ragionevole per identificare i conflitti d'interesse che possono nuocere ai clienti, e di renderli maggiormente visibili.
Vi sarà un unico sistema per le contrattazioni negli Stati membri, all'insegna della cooperazione di vigilanza tra le autorità nazionali, che tuttavia perderanno quella posizione di controllo che deriva dalla sovranità nazionale, per essere sostituiti - non solo sostanzialmente, ma anche formalmente - da entità private. D'altro canto, potranno essere le "associazioni dei consumatori" ad agire per la tutela degli interessi collettivi degli investitori e dei risparmiatori, dando così vita a forme di associazionismo che sostituiranno di fatto le Authority e il Garante, che potranno promuovere persino delle class actions e vigilare sulla condotta degli intermediari.
Principio ispiratore dell'intera direttiva è la cosiddetta "best execution", ossia l'obbligo in capo agli intermediari ad eseguire l'ordine del cliente alle migliori condizioni anche a danno dei propri interessi, ponendo in essere le dovute valutazioni per misurare l'adeguatezza degli strumenti ai bisogni degli investitori, salvo che non ne abbia fatto esplicita richiesta il cliente stesso. In questo caso "l'intermediario non è tenuto ad effettuare le valutazioni, purchè ne abbia comunque informato il cliente" , onde responsabilizzare maggiormente l'investitore.
Sulla base degli elementi base della normativa, possiamo ipotizzare che si andrà a costruire un mercato finanziario frazionato in tanti "centri di distribuzione" di titoli ed informazioni, che fanno capo ai differenti intermediari, per poi dare vita ad una rete finanziaria a livello europeo, più capillare ma sicuramente più facile da controllare mediante la correlazioni delle singole centrali rischio che queste avranno. Il concetto di "borsa valori" sarà sostituito dai "sistemi multilaterali di negoziazione" ( Mtf) , all'interno del quale sarà possibile negoziare
valori mobiliari, strumenti di mercato monetario, quote di organismi di investimento collettivo, derivati, opzioni, indici, valute, futures, swaps, contratti finanziari con trasferimento di rischio di credito, contratti finanziari differenziali, contratti su variazione climatiche e molti altri.
Ogni Mtf potrà essere adattato alle esigenze delle piccole e medie imprese, alle azioni, ai bond ad alto rendimento, ai titoli di speculazione, frazionando sempre più il mercato del risparmio e degli investimenti in modo da aumentare la raccolta di capitali e di mirare le proposte di finanziamento. Sarà possibile così accedere al microrisparmio e proiettare le piccole imprese all'interno del mercato finanziario, sia come destinatari di investimenti, che come investitori.

Il mercato finanziario sarà un vero e proprio sistema di intermediari finanziari, che avranno più potere e allo stesso tempo saranno più invisibili. Molti operatori esteri potrebbero operare sul territorio italiano e viceversa, previa una semplice segnalazione all'Authority del paese di origine e l'autorizzazione di quello "ospitante", e dunque persino operare online anche sul territorio italiano senza necessità di avere una società collegata residente nel territorio italiano. Si potrebbe creare, inoltre, lo strano paradosso che gli investitori stessi, come hedge funds, fondi di investimento e fondi pensioni, possano divenire degli intermediari diretti, anche per interposta persona o mediante le fiduciarie, su un Mtf di cui è anche azionista .

Non vi è dubbio dunque, che la cd. direttiva Mifid, sebbene si presenti come la "medicina" delle patologie del mercato finanziario, creerà un sistema assolutamente virtuale che agisce a livello sovranazionale, in cui le grandi banche e i grandi investitori saranno gli azionisti, gli investitori e i controllori. Trionferà l'associazionismo, e vedremo per sempre la fine della "crisi di liquidità", perché pian piano la liquidità come concetto scomparirà, mentre i crack a cui assisteremo saranno le falle di un grande sistema elettronico.

11 giugno 2007

Il sistema monetario del SEPA


La Banca d'Italia ha reso recentemente pubblico il Piano di migrazione del sistema bancario italiano alla Single Euro Payments Area (SEPA), progetto di armonizzazione all'interno dell’area dell’euro dei pagamenti effettuati con strumenti diversi dal contante. A tal fine è stato creato infatti il Comitato Nazionale di Migrazione alla SEPA, presieduto dall’ABI e dalla Banca d’Italia, per porre in essere tutti i provvedimenti e gli atti giuridici per rendere omogenei i sistemi di pagamento e le tecniche interbancarie in tutto lo spazio economico europeo.
Differenti sono stati i segnali di questo grande processo, come l'emanazione di direttive volte a creare un vero mercato unico per i fondi di investimento europeo, destinate alla deregolamentazione delle Borse Valori, ma anche i processi di aggregazione e di fusione tra le Banche, la creazione di consorzi tra società che gestiscono i mercati mobiliari. Esiste, in generale, un tessuto di norme che è volto a creare un vero mercato unico finanziario a livello europeo, che avrà la sua massima espressione con lo spazio unico dei pagamenti ( SEPA - Single European Payment Area) studiato sulla base del sistema monetario statunitense:
gli USA sono costituiti da 50 Stati, ma possiedono una banca centrale unica, la FED, ed un unico sistema che gestisce il post-mercato (DTCC), ossia il circuito interbancario che esegue le operazioni dopo la convalida. Negli Stati Uniti un'operazione viene lavorata in alcune ore, per un massimo di 24, e fatturata con meno di 2$ a commissione.
Il SEPA dovrà dunque far sparire le differenze tra le tecniche bancarie di ogni Paese, al fine di ridurre i giorni di valuta, nonché i passaggi che coinvolgono i differenti intermediari (banche, banche centrali, depositari, agenti, centrale di clearing, stanze di compensazione, legislazioni, regolamenti, obblighi, restrizioni e fiscalità specifiche). Lo scopo del SEPA è proprio quello di creare un post-mercato europeo unico per individui, imprese e investitori semplificando le operazioni tra paesi a abbassare i costi.

L'intero sistema sarà incentrato totalmente sulla moneta elettronica, al punto che mira a far scomparire le transazioni cash. Accanto all'armonizzazione della base giuridica, vi sarà l'adeguamento dei sistemi di pagamento che utilizzano esclusivamente il canale interbancario telematico, con nuovi strumenti finanziari: bonifici SEPA, addebiti preautorizzati SEPA, pagamenti SEPA con carta. Questi saranno accessibili in tutta l'area dell'euro, mediante un solo conto bancario, dal quale disporre bonifici e addebiti preautorizzati in euro in qualsiasi luogo dell’area: in un'ottica di lungo termine tali strumenti di pagamento verranno utilizzati soltanto in forma elettronica, con fatturazione elettronica, l'invio delle istruzioni di pagamento tramite telefono cellulare o Internet. In tal senso, il circuito interbancario italiano sta subendo già una prima evoluzione, trasformandosi in un network che permetterà alle imprese di comunicare con le diverse banche con le quali hanno un conto corrente attraverso un solo collegamento telematico, nonché con i diversi partner commerciali. Le imprese potranno ben presto effettuare tutte le transazioni finanziarie attraverso un unico conto bancario, che andrà ad elaborare i pagamenti in entrata e in uscita utilizzando lo stesso formato, in ogni Paese dell'area euro.

Il rovescio della medaglia di una maggiore efficienza e praticità nel sistema dei trasferimenti transfrontalieri, è il crollo dei confini della sovranità territoriale del potere dello Stato sulle attività economiche dei suoi cittadini. Dal 1 gennaio 2008 i trasferimenti finanziari tra i paesi membri (accrediti, prelevamenti, operazioni con carta bancaria,...) non avranno più frontiere, così come non ne avranno i controlli per la concessione dei fidi bancari, della situazione reddituale e patrimoniale, per gli accertamenti fiscali e le indagini finanziarie. I cittadini europei pagheranno le loro tasse nel Paese di residenza anche se hanno depositato il loro denaro in banche londinesi, o hanno acquistato titoli mobiliari nella borsa di Francoforte, o hanno trasferito il loro patrimonio in capo a Holding lussemburghesi: le banche avranno infatti l'obbligo di dichiarare le plusvalenze realizzate allo Stato di residenza fiscale, trasferire le informazioni alla Centrale Rischi Europea, comunicare il tracciato dei trasferimenti bancari.
Non esisteranno più paradisi fiscali ma zone di trasferimento visibili o invisibili, creando su larga scala ciò che Clearstream ha fatto in qualità di tesoriere di un gruppo bancario: dissimulare i trasferimenti per poi farli scomparire dinanzi ai primi controlli superficiali.
Se da una parte diminuiranno i cosiddetti giorni di valuta o le truffe finanziarie, dall'altra il potere di ispezione nonché di pignoramento non avrà limiti nei confini territoriali: una procedura di accertamento dell'Amministrazione finanziaria di uno Stato europeo, potrebbe causare l'espropriazione coatta dei depositi dei conti correnti italiani, senza che la Banca possa intervenire. Ancora, l'apertura di credito, la concessione di un fido, ovvero un i debiti insoluti confluiranno in un'unica Centrale Rischi che traccerà, in ogni suo movimento, i movimenti transfrontalieri e le attività all'estero.
Il rischio di un abuso di tale grande potere, con la conseguente chiusura dell'accesso al credito per società che operano su più mercati, ovvero di una manipolazione dei dati della centrale rischi, è molto probabile, considerando che ogni individuo o impresa, cessa di essere un soggetto di diritto per divenire un utente. Sarà l'universo degli utenti a costituire il vero controvalore monetario interbancario: le Banche baseranno il loro sistema di garanzie sulla base del giro d'affari dei servizi bancari, e non del valore della moneta elettronica in se stesso. Gli utenti saranno le garanzie delle Banche presso le Banche Centrali, o non più le riserve frazionarie, che tendono ormai a scomparire inesorabilmente. Il numero di operazioni che effettueremo decreterà la velocità monetaria, l'unità di misura delle transazioni sarà la commissione, mentre le operazioni saranno il nuovo signoraggio.
È in atto dunque il cambiamento del sistema monetario, che cambierà anche il modo dei cittadini di comunicare con le Istituzioni: le nostre controparti che ci rappresenteranno non saranno più i partiti, ma le associazioni. Queste riusciranno ad intervenire per porre rimedio a qualche anomalia dell'intero meccanismo, ma non potranno mai agire sul sistema, sul cervello che è alla base dell'usura.
Non è nella politica che bisogna cercare la giustizia, e non è nella giustizia che dobbiamo cercare la legge, ma è nell'ecosistema economico in cui viviamo che dobbiamo creare delle entità telematiche, per essere una piccola forza e non una omogeneità. All'interno del nostro sistema si nascondono organizzazioni che si mostrano come normali società, ma in realtà elaborano dati, sono le antenne di un sistema globalizzato che nessuno conosce, perchè non hanno un nome e le loro attività non sono dimostrabili. La Etleboro è la prima organizzazione che vi parla di crimine invisibile e che da anni lo combatte: per ogni legge esiste un inganno, per ogni inganno dei controllori che sorvegliano il sistema .

08 giugno 2007

Il fallimento della Costituzione Europea apre ai Trattati semplificati


È nelle parole di Blair e Sarkozy che si legge il futuro dell'Europa. Non una Costituzione ma un trattato semplificato, che non necessiti dunque dell'approvazione tramite referendum della popolazione, ma semplicemente dell'accordo dei Ministri e dei capi del Governo di ciascuna Nazione. I poteri e i fautori dell'Europa hanno deciso di superare così gli ostacoli della bocciatura da parte dei cittadini europei che hanno detto più volte no ad una Costituzione Europea che calpestasse l'identità della propria nazione.
Le prime resistenze della popolazione francese hanno indotto così ad un cambiamento di strategia e di approccio nei confronti delle masse, ma non hanno intaccato l'obiettivo di fondo che rimane quello di cambiare il sistema economico. Tale progetto era già stato in un certo senso anticipato da Tony Blair mesi fa che si è proposto infatti come fautore della Nuova Europa, che può così avere forza istituzionale e presentarsi sullo senario politico internazionale, non come semplice unione commerciale tra Stati. Una proposta che era stata già propugnata da Blair poche settimane, ed è stato subito ripreso durante il G8, al fine di sottolineare sia l'intenzione di abbandonare la Costituzione Europea, considerando che nessun popolo avrebbe mai deciso per l'approvazione del referendum, sia la possibilità di creare una federazione europea nel Mediterraneo per impedire che paesi dell'Asia centro-orientale, come la Turchia, di entrare nell'Europa prettamente anglossasone. Tale progetto viene guidato dalla possibilità di creare una Banca del Mediterraneo, incaricata di promuovere gli investimenti per la promozione dello sviluppo nelle aree più povere : si avrebbe così la creazione di quella zona di libero scambio nel Mediterraneo che unisca Oriente e Occidente. Non vi sono dubbi che il fallimento delle consultazioni nel 2005 degli elettori francesi ed olandesi, ha ormai dimostrato che l'idea di Europa intesa come istituzione politica è finita a tutti gli effetti, ma resta il piano di fondo da portare a termine.

La soluzione franco-inglese sembra essere un compromesso ideale ad ingannare l'opinione pubblica e la stessa controinformazione che non vuole la Costituzione Europea, in quanto si tratterebbe di perpetuare un sistema "dei trattati" che già funziona e che evolve con l'instaurazione di un regime decisionale accentrato nelle mani della Commissione. L'obiettivo infatti è quello di instaurare sempre un sistema burocratico accentrato nelle mani di organismi e di entità invisibili, senza tuttavia sollevare le polemiche dell'opinione pubblica che non concepisce di vedersi cancellare la Costituzione. Ricordiamo infatti che la Commissione Europea è una entità formata da funzionari o esperti che vengono nominati da entità che non sono i cittadini europei, nonché "nell'adempimento dei loro doveri, essi non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo né da alcun organismo… Ciascun Stato membro si impegna a rispettare tale carattere e a non cercare di influenzare i membri della Commissione nell'esecuzione dei loro compiti" (art 157 del trattato istitutivo della Unione Europea). Questo articolo dimostra chiaramente che noi in quanto "Stato Italiano" non possiamo fare nulla, siamo incatenati dalle leggi di questa struttura burocratica, che ci punisce ogni qual volta tentiamo di forzare le catene legislative del Trattato di Maastricht e cautelare il sistema economico nazionale. Chi ha orchestrato la truffa, ha già studiato il suo alibi, ecco perchè parliamo del crimine invisibile : l'Europa si è costruita sapendo di non poterla costruire,ma semplicemente per avere il controllo dell'economie degli Stati Europei.Abbiamo lottato per la pace e abbiamo incatenato la nostra economia alla parola Istituzione, che altro non è che una concentrazione di regole. Il problema è che i nostri politici non hanno mai detto che le istituzioni sarebbero diventate private: siamo arrivati a questo perchè la Istituzione pubblica ha perso di significato. Questa organizzazione che ha sede a Bruxelles ci chiama al voto, ma poi i nostri parlamentari non possono dire nulla su quello che le Commissioni decidono. Vorremmo dunque sapere di che democrazia stiamo parlando: tutto si riduce ad una farsa, un imbroglio quotidiano e sistematico. E così che la lotta alla mafia di cui molti si fanno palladini diventa parte del programma di controllo delle masse, per cui sono in un certo dei complici, delle pedine che pensano di morire per lo Stato, ma muoiono per le Banche. I nostri Generali invece di sistemare i vostri figli nel Sismi e fare a gare per avere medaglie, dovrebbero capire adesso di aver sbagliato tutto, perché dovevano vigilare su noi ed evitare che queste cose accadessero.

18 maggio 2007

Caro Bersani ci hai veramente aiutato

di Avv. Domenico Di Pasquale

È da qualche tempo ormai, che il ministro Bersani ci ha abituato all’idea che il suo decreto e le sue cosiddette “liberalizzazioni”, siano necessarie e indispensabili alla realizzazione di un rilancio economico e sociale del nostro paese. Citando quanto riportato dal decreto, si apprende quanto al ministro stia a cuore lo sviluppo, la crescita, la promozione della concorrenza e della competitività. Basta quindi, con la disoccupazione, con l’inefficienza dei servizi, con lo scarso rendimento della produttività, ma, soprattutto, basta con i raggiri, i soprusi e le ingiustizie, a danno dei cittadini. Allora, c’è da chiedersi, con queste iniziative e questi propositi, a chi non verrebbe voglia di inserire quest’uomo nel quadro di famiglia o addirittura di farlo diventare uno di noi; un uomo a cui il nostro benessere sta così a cuore. A questo proposito vogliamo rivelarvi una cosa: ci ha già pensato lui! E non solo! Con il Decreto Legge n. 223 del 2006, poi rivisto e convertito nella L. 248/06, di sua elaborazione e che porta, appunto il suo nome, infatti, conosce i nostri segreti più intimi come ad esempio la gestione dei nostri risparmi e perfino il nostro numero di conto corrente. Da buon padre di famiglia, sa quando sbagliamo e quali esemplari punizioni infliggerci aiutandoci nella gestione dei nostri “sudatissimi” guadagni.
Invitiamo, d’ora in poi, chi ha avuto la pazienza finora di leggere, di uscire da questo sogno per piombare nella realtà. Una realtà che vede, la misura adottata dal decreto Bersani, mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Infatti, già in alcune province italiane, lo Stato si è fatto sentire attraverso società private autorizzate ad avviare pignoramenti dei conto correnti dei cittadini. Il Fisco ha libero accesso all’anagrafe dei conto correnti, senza alcun controllo dell’autorità giudiziaria, intimando la banca di pagare direttamente l’esattore senza la presenza e, soprattutto, la garanzia del Giudice dell’Esecuzione, come di regola avviene negli altri pignoramenti. Questa normativa viola tutti quelli che sono diritti costituzionali fondamentali a cui nessun contribuente può rinunciare: il diritto alla privacy, il diritto a rendere la prova contraria, trattandosi di “presunti debiti”, il diritto alla difesa visto che non c’è alcun controllo di tutti quei requisiti affinché un debito possa essere riscosso (pignorabilità del bene, sussistenza del credito, regolarità delle notifiche etc.), né possibilità di difesa durante l’accertamento, né dopo che l’esproprio del conto è stato effettuato.
C’è da pensare che con la L. 212 del 2000 è entrato, in vigore, il c.d. Statuto dei diritti del contribuente, che prometteva numerose garanzie e che rivedeva, in parte, alcune norme del DPR 600/73 in tema di accesso ai conti correnti, solo sulla carta però! Infatti, questo c.d. Statuto è stato più volte rivisto e beffeggiato da numerose altre leggi che, implicitamente, hanno abrogato alcuni articoli in esso contenuti. Infatti, è solo una legge ordinaria e non Costituzionale!!
Accedendo, grazie al D.L. 223/06, lo Stato Italiano entra, una volta scaduto il termine di 60 giorni per pagare l’importo contestato nella Cartella di Pagamento, attraverso gli Enti concessionari della riscossione, silenziosamente, nei conti correnti dei malcapitati, sottraendogli l’importo che risulta capiente.
Solo nella città di Livorno saranno notificati in questi prossimi giorni, oltre 120 cartelle di pagamento.
Considerando che il Concessionario del servizio di riscossione dei tributi è un Ente privato, sembra, di colpo, essere tornati indietro nel tempo, privando il contribuente della più esile garanzia che la legge gli concede: il diritto soggettivo.
Si pensi, tra l’altro, che i Concessionari del servizio di riscossione hanno emesso in questi ultimi anni, ed attualmente nella sola Provincia di Roma, numerose Cartelle c.d. pazze. Quindi, è da domandarsi come mai un diritto come quello di proprietà del denaro, scaturente dalla redazione di un contratto di conto corrente, debba essere calpestato, violando palesemente i più elementari diritti costituzionali, dall’art. 97 Cost., della riservatezza a finire a quello della difesa di cui all’art. 24 Cost., anche sulla base di macroscopici errori della P.A.
Si finirà, ancora una volta, per ingolfare ancor di più la lenta macchina della Giustizia, con numerosi ricorsi a pioggia e richieste di rimborso alle rispettive Agenzie locali delle Entrate.
Caro Bersani ci hai veramente aiutato ….

14 maggio 2007

La rapina in banca legalizzata


Il blocco dei conti bancari è realtà anche nello Stato italiano con la legge 286/2006, che consente all’Erario di prelevare dai conti correnti bancari e postali le somme dovute o presunte, senza l’avallo della Magistratura. È sufficiente infatti una qualsiasi sanzione per autorizzare gli agenti del fisco a prelevare direttamente le somme senza possibilità di contraddittorio e senza poter far valere le proprie ragioni.

Attualmente nella sola provincia di Grosseto sono stati pignorati già 120 conti correnti ad opera delle società nominate per la riscossione ( nel caso specifico Equitalia - società controllata da Agenzia delle Entrate e da Inps, prima chiamata Riscossione) che può accedere ai conti correnti ed effettuare autonomamente l'escussione senza chiedere l’autorizzazione del giudice, come avveniva in passato, per il fermo del conto corrente e il successivo esproprio. La legge prevede che tale procedura possa applicarsi solo nel caso di una morosità superiore ai 25 mila euro, ma il pignoramento è possibile anche per cifre inferiori.
Le procedure: nel caso di errori scusabili Equitalia invia al contribuente un avviso di irregolarità che dà 60 giorni di tempo per pagare le imposte con sanzioni ridotte ed interessi; poi la cartella di pagamento che dà altri 60 giorni. Invece, per le morosità più gravi si può avere un controllo formale o uno di merito. Per quello formale sarà inviata subito la cartella di pagamento che dà solo 60 giorni per saldare. Per quello di merito ci sarà prima l’avviso di accertamento (60 giorni di tempo) e poi la cartella (altri 60 giorni).
Il cittadino che crede di aver subito un ingiusto accertamento e quindi una richiesta di pagamento infondata può impugnare gli atti fino al giorno prima del pignoramento, mentre se il contribuente decide di pagare per evitare il blocco del suo conto bancario, allora potrà chiedere la rateizzazione a Equitalia.
I conti vengono bloccati di diritto al momento dell'emissione della cartella esattoriale, o inseguito ad un accertamento, che avrà tra le sue aree di investigazione anche la situazione patrimoniale dell'impresa o del singolo contribuente.
Questo è stato reso possibile proprio grazie all'utilizzo incrociato dei database, che dà accesso ai controllori ad un vasto insieme in modo da costruire un tracciato completo delle attività svolte dal contribuente, sia finanziamenti che investimenti, e stabilire con maggiore precisione il reddito prodotto.
Tali meccanismi renderanno senz'altro il fisco più efficiente in termini di controllo e di lotta all'evasione, ma implicherà per il contribuente un forte aumento dei costi legati al pagamento delle tasso. Anche nel caso di errore nel calcolo della cartella di pagamento, non si potrà fermare il prelievo, ma solo contestarne successivamente la legittimità dell'espropriazione. Le implicazioni sono più gravi di quanto si possa pensare, soprattutto in considerazione del fatto che l'eventuale prosciugamento dei fondi bloccherà l'attività del contribuente, impedendogli così di onorare i vostri impegni aziendali, sostenere le spese processuali per contestare l'appropriazione indebita, o ancora peggio, di garantire la sussistenza alla vostra famiglia.

Si verrà così a creare una situazione critica, dalla quale sarà difficile uscirne senza cadere la trappola della burocrazia, dei Tribunali e dei ricorsi all'ufficio dell'entrate, in quanto i soggetti che effettueranno le riscossioni sono società provate. Ciò dunque implica che la riscossione dei tributi dello Stato è tornata ai tempi in cui il sovrano nominava degli esattori per escutere le gabelle, oppure appaltava l'escussione a degli agenti privati che si rivalevano sulla popolazione per il triplo delle somme.
Lo Stato sta ormai scomparendo in tali procedure amministrative per fare il posto alle società di factoring o per il recupero crediti, che impongono pegni, fermi ed espropri seguendo la legge rigorosa del creditore che criminalizza invece il debitore. Per tale motivo i cittadini possono sperare di essere aiutati a curare le patologie del sistema burocratico solo ricorrendo all'assistenza delle associazioni di consumatori, o di rappresentanti legali che sono allo stesso tempo anche difensori dei creditori. Ecco perché nascono ed hanno molto successo le associazioni di consumatori: diventano il punto di riferimento del cittadino che si sente abbandonato dalle istituzioni e deve difendersi da un sistema usuraio, e per tale motivo accetta di divenire un utente. Le associazioni così rappresentano il fallimento della politica, il risultato dell'abbandono del diritto civico perché se da una parte consentono di risolvere una parte del problema recuperando le perdite, dall'altra non riescono a dare una chiara e decisa soluzione. Si sono sostituite ai politici senza tuttavia avere il potere di rappresentanza del popolo sovrano, firmano gli accordi che certificano la qualità dei servizi di Banche o Multinazionali e fanno ricorso contro tutte quelle procedure non ancora certificate. Tuttavia le associazioni devono salvare i vivi non i morti, devono riuscire a preventivare un problema e non proponendo la cura degli effetti. Così si asseconda il sistema ma non lo si ferma, perché si cade costantemente nello stesso errore.
Noi non siamo disposti a combattere una guerra che è stata già persa, per andare solo a sollevare i feriti in battaglia. Fanno gravare sulla povera gente ogni tipo di sacrificio, ma loro non si gravano di nulla e per questo occorre prestare attenzione. Tutto questo non potrà continuare in eterno e i tempi ormai sono maturi, e non si potrà nascondere ancora per molto la verità alle persone. Toglieremo il telo che copre le lordure di un sistema corrotto alla radice, che può essere capito solo mediante un'attività di analisi e di intelligence per arrivare a capire chi si nasconde dietro le Banche Centrali, dietro un sistema burocratico usurante.
La Etleboro mette così a disposizione di chiunque abbia subito già tali abusi uno staff di avvocati specializzati, nato allo scopo di prestare alle imprese e ai cittadini un servizio di assistenza legale e di intelligence, che consenta di abbattere i costi e i tempi per la risoluzione dei problemi.

03 maggio 2007

Primi passi per l'intoduzione della polizia informatica


È divenuto ormai operativo l'archivio dei rapporti con gli operatori finanziari con la costruzione di un'anagrafe tributaria che farà da base di dati per le attività di accertamento e di controllo. L'anagrafe tributaria aiuterà a semplificare le strategie del Fisco per la realizzazione dei controlli, riducendo i tempi e aumentando l'efficacia delle verifiche. Il suo raggio d'azione non si limita tuttavia al solo campo degli accertamenti tributari, in quanto è previsto un sistema di controlli incrociati che dà accesso alla banca dati anche al Ministero degli Interni, all’autorità giudiziaria, agli ufficiali di polizia giudiziaria, all’Ufficio italiano cambi, alla polizia e alla guardia di Finanza. L'anagrafe tributaria si va così ad innestare nel circuito delle banche dati utilizzate per le investigazioni dalle intelligence e dal sistema bancario.

Circolare 18/E 2007Sulla base dell'articolo 37 del Dl 223/06 (Decreto Bersani sulle liberalizzazioni) l'Agenzia delle Entrate ha disciplinato ( si veda Circolare 18/E 2007 e Provvedimento n. 2007/9647) la procedura per gli intermediari finanziari di comunicare all'amministrazione finanziaria i dati e la natura dei rapporti intrattenuti con la clientela, nonché i loro dati personali. La raccolta dei dati viene effettuata mediante uno specifico software fornito dall'agenzia, mentre la trasmissione avviene in via telematica attraverso l'area riservata di ciascun intermediario finanziario. Viene costruito così da ciascuna società di investimento o di gestione del risparmio una specie di tracciato delle attività di investimento o finanziamento dei loro clienti, durante tutta la durata del rapporto. La trasmissione avviene in via automatica, in forza dell'acconsentimento del cliente "al trattamento dei dati personali", anche se l'operazione del cliente non è sospetta o elusiva di leggi. I dati e le notizie raccolti, trasmessi così nell’osservanza della normativa in materia di riservatezza e protezione dei dati personali, sono archiviati in apposita sezione dell’Anagrafe Tributaria e sono trattati, "secondo il principio di necessità", nel caso in cui siano avviate in capo al contribuente delle attività istruttorie per eseguire delle indagini finanziarie.
I controllori potranno acquisire le informazioni dall'archivio informatico e inoltreranno le richieste direttamente agli intermediari che informeranno il cliente che i suoi dati sono oggetto di verifiche e controlli: è una semplice comunicazione, perché il cliente dà l'autorizzazione all'elaborazione dei dati nel momento in cui firma un qualsiasi contratto. Ciò deve far capire il perché, ormai, l'autorizzazione al trattamento dei dati è necessaria per stipulare il contratto, e senza di essa non viene avviata alcuna procedura.
Sia per la trasmissione che per la consultazione sono previste delle normali misure di sicurezza, tuttavia non esiste tutt'oggi un chiaro codice che detti dei limiti all'utilizzo delle banche dati e che condanni un uso criminale delle stesse ( si veda Codice Deontologico Garante Privacy). L'iscrizione dei dati all'interno di tali archivi avviene sempre in maniera automatica, mentre la cancellazione dagli stessi una volta cessato il contratto o il rapporto non avviene allo stesso modo: occorre una richiesta specifica, come nel caso del CRIF, per ottenere la cancellazione dal registro dei pagatori insolventi, mentre per altre banche dati non è prevista alcuna procedura per la cancellazione dei dati. Ciò significa che vi è un continuo accumularsi di dati, in base ai contratti che stipuliamo, alle carte di credito che possediamo, alle carte fedeltà per gli acquisti e ogni altra documentazione che firmiamo con l'acconsentimento al trattamento dei nostri dati personali.

Ciò che più deve preoccupare con l'istituzione di un'anagrafe tributaria finanziaria, è la possibilità che venga utilizzata da altre autorità come quella dell'UIC (Ufficio Italiano Cambi) destinato dal prossimo decreto di riordino delle Authority, a scomparire nel Saf (Servizio di Analisi Finanziaria) inglobato a sua volta nella struttura della Banca d'Italia. Il Saf avrà la funzione di monitorare e di segnalare l'utilizzo anomalo di certi strumenti finanziari, sulla base del flusso di informazione che riceve dalle banche dati ad esse connesse, per poi comunicare l'esistenza di operazioni sospette anche se non illecite. Tale organo avrà dunque delle vere attività investigative di intelligence, confluendo al suo interno i controlli antiriciclaggio, di accertamento tributario e di verifiche su operazioni finanziarie sospette. Tuttavia, a differenza di altri Stati Europei, tali attività di accertamento e le relative banche dati non sono state inglobate all'interno dei Ministeri, ma nella Banca Centrale, ossia in un istituto che è oggi praticamente controllato da entità private. Le Banche italiane, nonché straniere, posseggono non solo il controllo così sulla circolazione monetaria, ma anche e soprattutto il controllo delle attività di intelligence e investigative sui singoli cittadini che sono stati iscritti all'interno delle banche dati.
La realizzazione dell'anagrafe tributaria, fa parte dunque di un progetto organico che vede nell'emanazione del decreto di riordino delle Authority, l'inizio di un processo che porterà alla creazione di un sistema di polizia informatica. Questa avrà un potere molto forte in quanto potrà in maniera istantanea, analizzare ed elaborare dati per condurre delle indagini e dei controlli, ma gli strumenti di tale potere, ossia le banche dati, sono state accentrate nelle sole mani del sistema bancario.

27 aprile 2007

Una nuova legge per il controllo massivo degli immigrati


Arriva in Parlamento il disegno di legge di riforma alla legge per l'immigrazione per introdurre una serie di strumenti burocratici che abbiano lo scopo di garantire sicurezza ed efficienza ai flussi migratori. Le leggi che regolamentano l'immigrazione sono un'arma a doppio taglio e possono far divenire legale una tratta degli schiavi, per far sopravvivere un sistema capitalistico fallimentare. Non dimentichiamo le leggi immigratorie del secondo dopoguerra dei paesi del Nord Europa, che hanno finanziato la ricostruzione e il boom economico con la tratta degli immigrati dei paesi europei più poveri, come l'Italia. Oggi la storia si ripete e in Italia si realizza la grande contraddizione: un Paese con un elevato tasso di emigrazione, soprattutto tra le giovani menti, emana leggi per regolamentare l'immigrazione e fare così ad altri, ciò che a suo tempo è stato fatto agli Italiani.

Molteplici sono i lati oscuri e ambigui della legge. Il meccanismo dei flussi di ingresso sarà dettato da una programmazione triennale delle quote di stranieri e non annuale, stabilite in base ai dati sull’effettiva richiesta di lavoro, valutando anche i programmi di istruzione e formazione svolti nei Paesi d’origine e la sensibilizzazione sulla cultura dello Stato Italiano.
Inoltre, per i visti sono previste delle semplificazioni con una documentazione più snella da presentare presso le sedi consolari, mentre per le domande di soggiorno breve vi sarà una procedura accelerata. Obiettivo di fondo è quello di incentivare i flussi immigratori e con essi risolvere quei problemi di competitività dell'imprese, e di deficit delle casse dell'Inps, in modo da garantire il pagamento delle pensioni di oggi, ed escludere invece il pagamento della pensione di domani.
La quota del flusso immigratorio prevede delle oscillazioni per i lavori stagionali e quelli di eccessiva richiesta, e si traduce nella creazione di una lista a cui gli immigrati possono iscriversi a distanza, tramite la rete. Le liste potranno essere tenute presso le rappresentanze diplomatiche italiane o presso enti e organismi internazionali residenti all'estero. Nasce così una banca dati ministeriale con tutte le richieste di ingresso per lavoro e le offerte di impiego, che esisterà per un periodo transitorio fino a quando non entreranno in funzione le liste che si tradurranno così in un certo di raccolta e smistamento dei dati personali ed anagrafici delle persone che desiderano entrare. Uguale funzione hanno le regole per le espulsioni, perché gli immigrati che non possiedono i requisiti per rimanere in Italia possono godere del il rimpatrio volontario e assistito se collaborano alla loro identificazione .
Allo stesso tempo verranno stabilite delle misure finalizzate a incentivare il ricorso a strumenti legali per il trasferimento delle rimesse, in modo da tracciare i movimenti di denaro che escono dall'Italia al fine di studiare il reddito prodotto e quello che fuoriesce.
Alla luce di tali provvedimenti diventano sempre più chiari i motivi che hanno decretato gli scandali delle Agenzie di Transfer Money, e li stessi decreti anti-riciclaggio, che mirano a controllare i finanziamenti al terrorismo o meglio il movimento del denaro all'interno del circuito bancario.

Sul ruolo delle liste entra in gioco la figura dello sponsor, ossia di una sorta di garante che avrà il potere, accanto all'ufficio immigrazione, di far entrare in Italia immigrati in cerca di lavoro fornendo garanzie sul sostentamento e l’eventuale rimpatrio. Potranno essere sponsor enti e organismi istituzionali (Regioni ed Enti locali), associazioni imprenditoriali e professionali. Su questa norma sorgono leciti dubbi, in quanto un'associazione professionale o imprenditoriale può essere anche di copertura ad attività criminali di sfruttamento dell'immigrazione.
Viene creato inoltre un canale privilegiato per l’immigrazione di lavoratori qualificati, ossia cervelli e personale di spettacolo, che avranno come garante Multinazionali e Università: nasce così l'immigrazione di serie A e quella di serie B, perché mentre le persone che hanno avuto da sempre poche opportunità dovranno sottostare ad un regime di controllo più rigido, mentre le multinazionali avranno carta bianca nel gestire il flusso immigratorio.
Ampia discrezionalità è stata riservata alla tutela dei diritti degli immigrati che non riescono ad ottenere il rinnovo del permesso, in quanto se non sono in grado di mantenere un livello di sussistenza per almeno un anno, vengono espulsi. Basti pensare che i minori, familiari dello straniero che gode di un permesso di soggiorno, avrà diritto a rimanere in Italia solo se ha partecipato ai progetti di accoglienza e tutela gestiti da enti o associazioni pubbliche o private. In caso contrario verrà espulso, con la magra consolazione che potrà far ricorso al rimpatrio volontario e assistito.

Grande novità della riforma è l’attribuzione del diritto di votare o di candidarsi alle elezioni amministrative in favore degli stranieri titolari del permesso di soggiorno. Un diritto questo che sembra dare agli immigrati anche un diritto di cittadinanza alla pari a quella degli italiani, ma in realtà è solo un contentino per delle persone che non avranno mai una posizione di vero cittadino. Nasce così la nuova generazione di cittadini italiani: quelli che non hanno più origini proprie, che vengono risucchiati dalla strategia della globalizzazione, che pagano le nostre pensioni con il loro lavoro e le loro tasse, senza avere in contropartita pochi se non rari vantaggi. Probabilmente non avranno mai una pensione se rientrano nel paese di origine, potranno godere di un'assistenza sociale ridotta all'osso dalle poche garanzie degli ammortizzatori sociali, con il rischio che dopo anni di lavoro vengano espulsi perché non possiedono più i requisiti per il soggiorno. E così l'Italia, il Bel Paese, li sfrutta fin quando ne ha bisogno, e poi li espelle o li mette ai margini della società per ricordare loro che sono sempre degli stranieri, in terra straniera.

26 aprile 2007

Verso la Banca Universale


La trattativa tra Barclays e Abn Ambro è giunta ad una vera svolta, decidendo per dare vita alla maggiore fusione bancaria della storia. La quinta banca al mondo e la seconda d'Europa si chiamerà Barclays Plc: verrà creata una holding unica, con sede in Gran Bretagna, e la società avrà come piazza primaria per la quotazione del titolo la Borsa di Londra, mentre per quanto riguarda gli aspetti regolamentari, la centrale operativa sarà ad Amsterdam ma l’autorità di riferimento sarà la Financial Services Authority britannica e non più la Banca Centrale Olandese. È la più grande fusione tra zone di confine mai realizzata nel settore finanziario del vecchio Continente: un'operazione da 120 miliardi di euro che dà vita ad un giro di affari di 47 milioni di clienti. Per il suo gigantismo, questa nuova Banca, cambierà l'immagine della banca europea perché vi sarà la commistione tra le politiche di finanziamento e investimento britanniche ed quelle europee, con la possibilità di lanciare un'aggressiva politica concorrenziale. Molto probabilmente sarà il modello inglese a vincere, basato sulla politica dell'ampio finanziamento, per accentrare sul credito ogni forma di acquisto del cliente, e della banca virtuale, che non necessita di una struttura materiale molto estesa, ma di una semplice rete di uffici virtuali. Una delle prime decisioni da prendere sarà quella del taglio del personale, con oltre 23.600 di licenziamenti o reindirizzamenti da concentrarsi soprattutto in Spagna e Italia.

La fusione, osteggiata in un primo momento dalla stessa Banca Centrale Olandese, è stata incentivata dalla Commissione Europea che, nella persona del Commissario McCreevy, ha esercitato tutte le pressioni del caso per eliminare gli eventuali ostacoli all'acquisizione stransfrontaliera, dando così una bella lezione su cosa sia l'euro. Infatti l'euro doveva facilitare e incentivare la creazione delle grandi Banche pan-europee potenti, ma alla fine ha giovato, ancora una volta, ai britannici, che restano sempre al di fuori dell'unione europea. Le Banche Inglesi si rivelano più forti di quelle europee, che invece, a seconda dei casi, subiscono le dure conseguenze dell'applicazione della normativa europea.
L'accordo tra la Barclays e la Abn Amro è stato, in un certo senso, messo in sicurezza con una penale di 200 milioni in caso di recesso da parte della Abn, e,contro una probabile replica della Rbs-Fortis-Santander con una Opa ostile, è stato previsto una sorta di smembramento controllato, definito dai tecnici "spezzatino": Abn venderà a Bank of America, per 21 miliardi di dollari in contanti, la banca statunitense LaSalle, obiettivo primario di Rbs. Gli hedge fund TCI hanno fissato così all'ordine del giorno dell'assemblea di Abn la votazione del possibile smembramento della Banca Olandese. I fondi speculatici, nonostante siano una parte di azionariato minoritario, hanno giocato un ruolo molto rilevante in quanto hanno esercitato delle forti pressioni sul consiglio di amministrazione della Abn Amro per "ottimizzare" la gestione e migliorare i risultati.

Tra gli altri progetti post-fusione vi è la probabile vendita o ulteriore smembramento del ramo italiano. La Abn Amro infatti controlla la Antonveneta e possiede l'8,6% di Capitalia, quote che in un certo senso fanno gola agli inglesi della Barclays perché possono essere utilizzate per espandere la loro presenza in Italia, grazie soprattutto alla rete distributiva della Antonveneta. Per quanto riguarda Capitalia, si pensa che la posizione di questa banca all'interno del risiko bancario sia tale da garantirle comunque una certa indipendenza. Non possiamo qui dimenticare come Groenink uscì soddisfatto e divertito dalla sede della Banca di Lodi dopo essersi aggiudicato la partita di Antonveneta, grazie alla scoperta degli accordi tra Fazio e Fiorani per non perdere una Banca italiana. Allora una Banca privata vinse, grazie anche alla Magistratura e alle agenzie private di investigatori e servizi di intelligence parallele, su una Banca Centrale Nazionale, perché Bankitalia, oltre ad essere di proprietà delle banche, è anche una Istituzione Pubblica avendo potere di controllo ed esecutivo. Una battaglia per conquistare una banca è divenuta la fronda europea anti-Fazio: tutti infatti festeggiavano la caduta di Fazio, i nemici e gli amici di sempre, ignari che caduto un re sarebbe arrivato un reggente a fare gli interessi di un'altra lobby bancaria.
Per una strana ironia della sorte, però, Abn Ambro, dopo aver fagocitato la Antonveneta e causato la caduta del sistema politico bancario accentrato sulla figura di Fazio, finisce tra le brame degli Inglesi: il predatore è diventato preda, per quella strana legge del mercato bancario che rende le Banche grandi una mira più allettante di quelle piccole, per raggiungere l'obiettivo finale che la Banca Universale. Lo scenario dinanzi a noi è proprio quello della Banca Cybernetica, dalla struttura materiale sempre più inesistente, ma onnipresente con la sua rete di Banche capillarmente distribuite all'interno di ogni Stato, che farà così da centrale per la raccolta e lo smistamento di informazioni e del credito, che confluiranno poi in un unico centro di potere posto al di sopra degli stessi Stati. La fusione a cui abbiamo assistito, non è che un ulteriore passo verso questo obiettivo, in quanto vediamo nascere una Banca molto grande, potente, che si pone al di fuori della Comunità Europea pur avendo fruito di tutti i vantaggi che derivano dalla liberalizzazione e dall'appartenenza allo spazio paneuropeo.

20 aprile 2007

La monetica : il futuro è già dentro di noi


La rivoluzione telematica è ormai un fatto irreversibile che non si può fermare e che interesserà sempre di più tutti i settori dell'attività umana, ma sempre al servizio di chi avrà veramente il potere. Il mercato telematico è già una realtà, è nel nostro presente e il sistema monetario globale innestato su di esso sarà il veicolo per portare al controllo assoluto delle masse. La monetica, ossia sistema monetario telematico costituito dalle carte di credito e dalla moneta elettronica, ci può portare al dispotismo assoluto basato sul controllo dei database agendo in maniera invisibile ma inesorabile.
La moneta elettronica infatti è basato infatti su un sistema identificativo, su di una fattura telematica che esige la comunicazione di una serie di dati, parti riguardanti la transazione e parte di chi lo effettua, con tutte le informazioni che già possiede il canale bancario. Oggi l'utilizzo del contante consente di effettuare i pagamenti senza lasciare traccia sulla propria vita, ma quest'uso pratico e versatile della moneta oggi viene ritenuto un crimine, un reato, punito da migliaia di leggi anti-riciclaggio e anti-terroristiche. Per tale motivo si parla di pagamenti in sicurezza per quelli effettuati mediante il canale bancario, che effettua un controllo e un monitoraggio su ogni singolo individuo che intrattiene degli affari con la Banca: il denaro viene continuamente e costantemente tracciato.

Per creare il sistema della monetica si sono dovute realizzare determinate condizioni per farsì che avvenisse il cambio del sistema senza creare choc economici o resistenze da parte dell'opinione pubblica. Da questo nasce la guerra al terrorismo, Al queda, e altre strutture pericolose ma inesistenti perché servono solo a tener viva la paura e il terrore: la guerra per il controllo del petrolio è una conseguenza, perché il rialzo delle materie prime viene recuperato con l'aumento delle tasse, ma consente di poter ottenere maggiori dati dalle persone che si affidano allo Stato per la propria sicurezza. Il controllo del prezzo del petrolio serve ad evitare che gli Stati riescano a pagare i propri debiti, per usurare i popoli, ma rappresenta comunque una conseguenza della politica del terrore.
Si è dovuto realizzare una situazione di adattamento alla realtà sociale con minori contrasti tensioni o problemi, e una condizione economica tale da indurre che si tratti di un servizio reale per tutta la società geopolitica, un progresso del mercato e della società, e non un privilegio. Ciò che invece implica una certa esclusività o tirannia telematica è l'accesso ai dati che questo sistema consente di accumulare.
Esiste infatti un' archiviazioni di dati clandestina, che deriva dall'esistenza di una Tela costruita dal sistema bancario: le Banche centrali rappresentano dei punti di accumulazione e di smistamento delle informazioni e dei dati che derivano dalle differenti istituzioni e società private esistenti all'interno del territorio nazionale. Ogni Banca Centrale, all'interno della sua centrale rischi, riceve i dati provenienti dall'Amministrazione Fiscale, dalle Forze dell'ordine, dalle Assicurazioni e dalle Poste, e costruisce così una piramide. L'unione della Banche Centrali ha fatto sì che si potesse creare una "rosa" in cui ogni appendice fosse una piramide, e il centro sia il cervello, l'elaboratore a cui convergono tutti i dati per la elaborazione.
Non si tratta solo di database contenente informazioni economiche, ma anche politiche, biologiche, personali, potendo così manipolare la vita delle persone in maniera distaccata e fredda con la costruzione di una legge economica o di una formula finanziaria che consenta di ottenere maggiori profitti, sapendo le abitudini delle persone. La nostra vita è rimessa nelle mani di programmi che non vengono controllati né certificati onde vederne la rispondenza alle leggi dello Stato, e allo stesso modo né è possibile indagare su dei tessuti di potere talmente da nascosti da essere inespugnabili.
Quello che la Telecom stava facendo nient'altro era che una centrale rischi manipolata dalle lobbies per ottenere dei vantaggi a livello politico o economico: è ormai una battaglia persa, perché le telecomunicazioni italiane sono in mano ai Banchieri.
Il sistema della costruzione dei database fa capire per quale motivo l'Europa chiede che ogni Stato sia informatizzato per poter entrare nella Comunità Europea: perché senza sistema telematico non è possibile il tracciamento dei dati e dunque la creazione di base di dati da poter trasmettere.
Lo stadio finale sarà quello di creare una sola moneta telematica, a livello del WTO mediante il GATS che chiuderà così l'evoluzione della moneta: da elettronica, è divenuta europea mediante il SEPA, ossia il sistema unico di pagamento dell'euro, e poi diventerà globale. La moneta globale è quella che sta realizzando Paypal o le altre banche elettroniche, che trasformano la moneta bancaria in bit trasmissibili in ogni parte del mondo. Oggi tuttavia tale conversione costa ancora molto, e per tale motivo, l'evoluzione delle leggi dell'usura e delle liberalizzazioni elimineranno questi costi di trasformazione in virtù degli accordi tra gli Stati a rinunciare alla propria sovranità in nome delle aree di scambio comune.

La monetica, ha trovato applicazione nel campo della tecnica bancaria, ma è in realtà una scienza delle reti, derivante direttamente dalla cybernetica, che fa viaggiare informazioni (dati o moneta) come viaggia l'acqua. Chi governa le reti può decidere come viaggiare e in che forma, imponendo chi può averne l'accesso e chi invece ne deve essere escluso: solo coloro che avranno accesso alla rete sopravvivranno. Lì si installano le leggi e le punizioni per regolamentare l'accesso e la fruizione del servizio, rimanendone così usurati.
La moneta dunque non esiste, è una illusione, deriva dall'acqua, che è la vera fonte di energia, e l'usura deriva dalla rete, dal sistema che viene utilizzato per farla circolare: oggi, con la monetica, siamo passati da un sistema piramidale ad un sistema distributivo che può indurre all'usura chiudendo semplicemente l'accesso alla rete. Quali sono dunque oggi i veri banchieri?
Noi di Etleboro non combattiamo guerre perse, ma dobbiamo preventivare, se il fatto succede significa che abbiamo fallito, mentre abbiamo l'obbligo di dire quanto sta accadendo onde far capire alle persone in che modo agire di conseguenza. Noi siamo solo uomini che ci siamo uniti per creare una tela, dunque unitevi anche voi e costruiamo la nostra rete.

19 aprile 2007

Il crimine dei database bancari


La Etleboro incontra Federico Lippi, ex funzionario dell'Istituto Mobiliare Italiano,ed esperto di tecnica bancaria, avendo seguito per più di 25 anni le procedure per il finanziamento delle piccole e medie imprese. Federico Lippi svolge oggi un'attività di consulenza legale e finanziaria nelle cause contro le pratiche di usura e anatocismo delle Banche nei confronti dei singoli individui e delle imprese. Sulla base della sua esperienza ha così costruito un software, il CheckBanck, che consente di monitorare il corretto funzionamento dei conti correnti bancari, di ogni tipologia di credito prevista dalla L. 108/96, evidenziando così le distorsioni nelle pratiche delle Banche.

D: Cosa le ha insegnato la sua esperienza all'IMI?

R: Durante la mia vita e la mia carriera presso l’IMI istituto bancario Ente di Diritto Pubblico, ho visto l'Italia cambiare tre volte. Ho visto l'Italia del dopoguerra, ossia quella del boom economico in cui avevamo una bassa inflazione, e salari dignitosi che consentivano alle persone di risparmiare e investire, considerando che anche la Banche avevano una politica non usuraia, applicando gli interessi a calcolo semplice (senza capitalizzarli) e quindi senza l'anatocismo. Gli anni '70 sono stati quelli del cambiamento in cui l'Italia ha subito un'escursione deleteria: io lavoravo all'IMI e in prima persona ho visto come queste strutture invisibili piano piano hanno eroso e fagocitato il patrimonio italiano, tra terrorismo, usura bancaria, fino a terminare negli anni '90 con il saccheggio. Oggi vedo un'Italia in cui certi prestigi si conquistano solo danneggiando i terzi, in cui c'è il partitismo e non la politica urbis, e neanche le persone si affidano più a ciò che credono, ma percepiscono che qualcosa di anomalo governa le loro vite, e cercano in qualche modo di reagire. Siamo circondati dalla disinformazione di migliaia di specchietti delle allodole che distraggono l'attenzione e fanno perdere di importanza ad eventi che incidono sulla vota di ognuno, come possono essere le leggi bancarie e quelle in violazione della privacy del cittadino.

D: Cosa intende lei per strutture invisibili?

R: Alcune potente lobbies hanno preso possesso di tutto ciò che prima era dello Stato, le stesse hanno favorito e nascosto l'anatocismo. Dagli anni 80/90 all’interno del sistema bancario si privilegiarono direttive intese a non finanziare le PMI ma esclusivamente le grandissime società e quelle di servizi. Io ho sempre osservato, malvisto dai superiori, che questo è un serpente che si mangia la coda, e a furia di mangiare questo sistema si logora da solo dall'interno.

D: Qual è la situazione economica italiana secondo lei?

R:La famosa formula del Pil versus Spesa pubblica oggi non esiste, il Pil c'è se c'è denaro, se non c'è denaro, è inutile cercarlo, non c'è PIL. La moneta poteva essere l'oro, l'argento, ma oggi c'è solo questa moneta elettronica, che non permette più di quantificare il valore di una moneta e così di una nazione. Oggi si è persa la diligenza del buon padre di famiglia, anzi la diligenza straordinaria di gestire l'economia e lo Stato, e oggi è davvero assente.

D: Secondo lei ci avviamo dunque alla recessione?

R: Secondo me ci stiamo avviando verso la deflazione, che è molto più pericolosa perché va a svalutare la forza lavoro e le materie prime. Ciò che potrebbe innescare questo shock è la bolla immobiliare, ma in Italia non arriverà per colpa di ciò che accade in America. Occorre conoscere infatti la storia economica del Settore del Credito, e sapere che intorno agli anni '70 le Banche investivano molto nel settore immobiliare, in quanto avevano comunque la sicurezza della riserva aurea dello Stato garantita sino a quegli anni. Poi hanno scoperto che era più vantaggioso investire nelle grandi società, come Alitalia, Cirio, Parmalat, Danone, e così dismettendo le partecipazioni immobiliari hanno finanziato le società a partecipazione pubblica. Il settore azionario rispose bene a questa operazione, e così decisero di speculare sulle azioni delle società che loro stesse avevano finanziato. Hanno comprato in massa tutte le azioni delle società portando al rialzo i prezzi, e poi le hanno rivendute lucrando così sulla differenza. Poi le leggi sulla cartolarizzazione, che hanno permesso alle Banche di vendere i loro crediti in sofferenza, e quelle che hanno dato potere alle Banche di compravendere le azioni di diverse società anche se concorrenti tra di loro, hanno consentito loro poi di rimettere tutti i loro debiti al pubblico. Finita la loro tornata di alta finanza hanno rivoluto indietro le loro proprietà immobiliari, portando al fallimento le imprese solo per riprendere possesso degli immobili, tra case e stabilimenti. Ora non ci resta che dire: lasciamo pure che questo serpente si mangi anche la testa.

D: Qual è oggi la tendenza del settore bancario?

R: Nella corsa alla Banca Universale, le Banche di un certo tenore si sono accorpate per creare delle strutture grandi e con dei giochi di bilancio sono riusciti ad accorpare sistematicamente le altre piccole Banche . Oggi si teme che da queste operazioni di fusione si possa giungere a quella che è la Banca Universale: ecco cos'è questo serpente che si mangia la coda.

D: Lei pensa che i database siano un pericolo per la società?

R: I database sono una minaccia, e a mio parere non hanno neanche motivo di esistere, soprattutto quelli bancari: non sono umanamente concepibili. Oggi se non pago il mio debito, vengo iscritto alla Centrale Rischi (CRIF) e il mio nome sarà schedato anche se ho pagato il mio debito e se ho ottenuto una sentenza passata in giudicato a me favorevole. Una Banca può così iscrivere il mio nome anche solo per indurmi al fallimento e prendermi la casa. Alla fine le Banche possono essere insolventi ed evasori ed avere sempre dignità e prestigio, mentre il piccolo imprenditore sarà perseguito a vita. A questo punto credo che non sono i politici ad andare contro lo Stato o contro i magistrati, ma sono le Banche che vogliono mettersi al di sopra degli Stati. Oggi esistono, tra l'altro, molti database come il CRIBIT, il CTC, EXPERIAN, EXCELL, ognuno collegato all'altro ma tutti che confluiscono nella centrale rischi CRIF.

Checkbank

D: Dott. Lippi, perché lei ha creato questo programma per monitorare i conti correnti bancari?

R: Sono fermamente convinto che ogni giorno il cittadino e le imprese restano vittime inconsapevoli di una serie di abusi da parte delle Banche, che violano sistematicamente le leggi dello Stato e del codice civile. Usano un linguaggio contorto e difficile, con continui rimandi ad altre leggi, che non vengono mai riportate o spiegate, impedendo a chi legge di capire le clausole contrattuali: il sistema giuridico italiano ha più di 400 000 leggi, e non basterebbe una vita a conoscerle tutte. Tuttavia le Banche continuano a scrivere dei contratti con clausole vessatorie, e una volta che l'impresa o il cittadino le firma è obbligato ha rispettarle, e a veder violata la sua privacy senza alcun limite. Il principio che "la legge non ammette ignoranza" non è valido, perché nella Costituzione leggiamo che la legge non produce effetti nei confronti dei cittadini che non sono stati messi nelle condizioni di conoscere la legge e di capire a cosa vanno incontro: questa norma è stata stravolta e oggi con una semplice firma il cittadino perde ogni diritto. Le violazioni dunque sono tantissime e l'impresa o il cittadino non ha il tempo di studiare tutte le leggi, né di controllare la giusta applicazione per prevenire le truffe e l'usura. Per tale motivo ho creato un programma basato sulle leggi e le formule finanziarie che le Banche dovrebbero applicare e non fanno. Stiamo ottenendo così degli ottimi risultati, perchè è divenuto un valido strumento per produrre delle prove schiaccianti nelle cause contro l'anatocismo e l'usura: ormai il Checkbank è noto nel Transatlantico come il programma ammazzabanche.

D: Crede che il progetto della Tela di Etleboro riesca ad aiutare le imprese a combattere la disinfomazione e questo crimine invisibile?

R: Certo, in quanto questa iniziativa permette alle imprese di essere supportate da una struttura informata e ferrata in tutte le problematiche inerenti le loro attività comprendendo anche i rapporti spesso pericolosi con il settore del credito, senza sottacere la importanza di farle lavorare unite , mettendole in condizione di interagire tra loro, senza sovrastrutture anche burocratiche allo scopo di ottimizzare i prezzi e permettere ai piccoli e medi imprenditori di riacquistare la loro funzione e titolarità di motore principale della economia del Paese.