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17 novembre 2009

Incendio alla Zastava: errore umano o sabotaggio?


Lo stabilimento della Zastava di Kragujevac è stato colpito da un grave incendio nelle prime ore della mattina di sabato. Secondo le prime stime non ufficiali, il danno è stato di oltre un milione di euro. L'incendio si è verificato nella parte vecchia dell'area di produzione, mentre in base alle prime dichiarazioni sembra che le fiamme siano state provocate da un errore umano.

Dopo delle lunghe trattative per iniziare la cooperazione tra la Zastava e il Gruppo Fiat, per la produzione integrata del modello Fiat Punto e l'apertura di un nuova linea di montaggio, nella mattina di sabato lo stabilimento di Kragujevac è stato colpito da un grave incendio. Le fiamme hanno provocato infatti danni per oltre 1 milione di euro, mentre, grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco, non vi è stata alcuna vittima. La strana coincidenza temporale in cui l'incidente si è verificato, lascia aperti molti dubbi su quale siano le cause dell'incidenti, se si è tratto di un errore umano, oppure di un sabotaggio. Senza seguire alcuna retrovia complottista, sembra davvero strano che si sia verificato un incendio proprio nella parte della fabbrica dell'assemblaggio distruggendo così la linea di montaggio e il processo produttivo, proprio quando stava per partire la nuova produzione di auto a gas e il Governo serbo stava per chiudere l'accordo di vendita della Zastava. Secondo le prime stime non ufficiali, il danno è stato di oltre un milione di euro, mentre la produzione delle automobili Punto subirà uno slittamento di circa tre settimane. La squadra di esperti, dopo il primo sopralluogo, ha constatato che è stato bruciato l'impianto di assemblaggio, considerando che le fiamme si sono estese per circa 700 metri quadrati e ha distrutto parte del nastro trasportatore per il trasferimento dei veicoli, nove "Punto Fiat" che in quel momento erano al reparto di verniciatura e l'intero impianto elettrico e meccanico, nonchè 200 metri quadrati del soffitto. Insomma, una catastrofe evitata davvero per poco, grazie all'intervento dei vigili del fuoco di Kragujevac, ma un danno che ostacola la produzione che finalmente era ripresa, dopo che la fabbrica ha subito gravi danni dalla guerra e dalla fase di transizione del Paese. Come previsto dagli esperti, servirà almeno un mese per riprendere la produzione e riparare i macchinari che hanno subito delle gravi lesioni. I danni dell'incendio saranno probabilmente coperti dall'assicurazione, ma se fosse necessario, il Governo serbo contribuirà a restaurare la fabbrica di Zastava, perché è ancora nelle mani dello Stato. L'incendio si è verificato nella parte vecchia dell'area di produzione, in cui si trovano i reparti di verniciatura e i nastri per l'assemblaggio. In base alle prime dichiarazioni, le fiamme sono state provocate da un errore umano. Sul caso, sta indagando Suzana Grujovic, la quale ha affermato che "l'unico indizio da cui partire è che l'incendio si è verificato nella zona dove i dipendenti della compagnia Gosa di Smederevo hanno svolto i lavori di riparazione ai nastri trasportatori".

Il Ministro dell'economia, Mladjan Dinkic, subito dopo l'incendio si è recato a Kragujevac per visitare la fabbrica. “Nell'incendio è stata distrutta una parte importante del montaggio, la parte del meccanismo del trasporto della carrozzeria delle macchine. Spero che tutto sarà riparato entro due o tre settimane. Gli indizi ci portano a pensare che sia stato un errore umano la causa dell'incendio”, ha dichiarato il Ministro Dinkic. Egli ha sottolineato che tutti lavori nella fabbrica sono stati assicurati e che l'intero danno sarà risarcito. Anche lo staff dei tecnici della Fiat è pronto ad aiutare le operazioni di riparazione degli impianti danneggiati, ha aggiunto Dinkic, assicurando che la produzione della Punto continuerà al più presto possibile. Non si conosce ancora l'entità del danno, ma, come affermato dallo stesso sindaco di Kragujevac, Veroljub Stevanovic, il danno più grave è stato causato dal blocco della produzione della Punto. “Il danno è evidente, prima di tutto perchè la produzione si è fermata, ma credo che sarà riparata al più presto possibile. Conosco bene la fabbrica, perche ho lavorato il quello stabilimento, e se proprio doveva scoppiare un incendio, è stato meglio che si sia verificato sulla linea del trasposto e non dove si trovavano le materie chimiche”, dichiara il sindaco di Kragujevac. Secondo il direttore generale Zoran Radojevic, questo potrà essere un vero segnale affinchè anche le altre zone della fabbrica siano costruiti meglio, al fine di non danneggiare le altre linee produttive. “Queste cose capitano nel processo di taglio e saldatura, con la produzione di molte scintille, tale che questi processi devono essere affidati a dei professionisti. L'incendio è un messaggio rivolto a tutti noi di prestare più attenzione e più rigidità nella scelta delle persone per il lavoro. La fortuna è stata che l'incendio non si è esteso”, dichiara Radojevic. Gli operai di Zastava hanno confermato che anche prima si sono verificati degli incidenti, ma nessuno ha mai pensato ad un incendio di tali entità, in momento in cui lo Stato e il Fiat hanno preso l'impegno a modernizzare la produzione.

Occorre ricordare che, all'indomani del summit Italia-Serbia, i rappresentanti italiani della Fiat hanno confermato al Ministro dell'Economia Dinkic che nelle prossime settimane sarebbe stato presentato al governo serbo il business plan per il nuovo modello della Fiat, appena concluso il progetto con la Chrysler, concentrando tutte le forze e l'attenzione sulla Serbia. Allo stesso tempo, è stata annunciata la ratifica dell'allegato del contratto Fiat-Zastava, con il quale avverrà il trasferimento dei primi 100 milioni degli 800 pianificati per la Zastava, mentre sarà creata la joint-venture “Fiat automobili Srbija”. L'allegato sarà firmato entro dicembre, quando saranno anche chiariti i dettagli nel business plan, scoprendo così se nella fabbrica di Kragujevac saranno prodotte anche auto di classe A e B. Il 2010 sarà anche l`anno dell'installazione dei nuovi macchinari e della professionalizzazione dei dipendenti. “Il 98% delle auto prodotte nella Zastava saranno rivolte all'esportazione”, ha precisato il Ministero dell'economia serba. La compagnia Fijat automobili Srbija è stata fondata il 14 ottobre nell'anno scorso, ma ancora non sono stati stabiliti i dettagli su come funzionerà. Tutto questo andrà visto anche alla luce dell'ultimo incendio e degli sviluppi nei rapporti tra Serbia e Italia, che non sono stati ben accolti da alcuni. Accordi che, oltre all'industria automobilistica, riguardano anche lo sviluppo di un nuovo progetto infrastrutturale, il corridoio 11, che collegherà Timisoara, attraverso Vrsac, Belgrado, Cacak, Boljare, Podgorica e Bar, con il porto italiano di Bari.Tutto questo potrebbe essere interessante non soltanto per la Serbia ma anche per i cittadini italiani che sempre più spesso si trasferiscono nei Paesi dell'Est a causa della crisi economica. Lo stesso Premier italiano è stato molto sorpreso di apprendere dal Presidente Tadic che molti italiani residenti in Romania cominciavano a trasferirsi in Serbia.

31 ottobre 2008

Il Sessantotto capovolto


Riceviamo e pubblichiamo l’interessante ricostruzione degli scontri in Piazza Navona, nella mattina del 29 ottobre, quando nel corso della manifestazione degli studenti contro la finanziaria e il decreto Gelmini, la confusione e la violenza prendono il sopravvento. "Il Sessantotto è stato davvero capovolto, miliziani dei centri sociali e di Rifondazione, tra questi un dirigente di PRC trentottenne che è stato arrestato, hanno aggredito gli studenti per far saltare l'unità generazionale e cercare di strumentalizzare la protesta contro la Gelmini che non riuscivano a indirizzare". ( Foto: il Blocco studentesco, uniche immagini pubblicate dai media )

Il video che pubblichiamo mostra come la verità di Piazza Navona, la mattina del 29 ottobre, sia stata manipolata e distorta da giornalisti compiacenti che hanno operato tagli per permettere alle coalizioni del PD e di Italia dei Valore, di far passare la protesta studentesca come frutto della loro mobilitazione tra le masse. In realtà gli eventi sono totalmente sfuggiti di mano ai loro organizzatori. Come si può notare, si vede chiaramente da una parte l'isolamento della sinistra (rappresentata da cinquantenni) da parte degli studenti romani, e dall'altra la partecipazione del movimento degli studenti con il Blocco Studentesco. Ad un certo punto, arrivano circa trecento militanti di Rifondazione Comunista e dei centri sociali con caschi, sciarpe, spranghe, bastoni e sassi, evidentemente ultratrentenni. Il tentativo degli studenti di sinistra di dissuadere gli aggressori dall'attacco si protrae, ma senza risultati, in quanto dopo poco tempo parte l'assalto degli aggressori agli studenti tutti. Scatta così il fuggi-fuggi generale verso il Blocco Studentesco, composto da circa 60 studenti, anch’essi muniti di spranghe (quelle con nastro nero e colori della bandiera italiana, le uniche apparse sui media).

Cominciano qui gli scontri, tra il Blocco studentesco e i Centri sociali, dopo che gli studenti sono fuggiti a riparo, in un rapporto di uno a dieci, tra cui ventenni contro ultra trentenni. Tutto questo sotto gli occhi della polizia presente nella piazza, in un numero assolutamente ridicolo, che assisteva allo spettacolo immobile, aspettando così che si dilaniassero a vicenda. Anche il video di un inquilino di Piazza Navona che ha ripreso l'aggressione dalla finestra, mostra come la carica sia partita dalla parte sinistra della piazza, dove si erano schierati in assetto armato le forze dei centri sociali, e in basso a destra il manipoli dei ragazzi del Blocco. "Il Sessantotto è stato davvero capovolto, miliziani dei centri sociali e di Rifondazione, tra questi un dirigente di PRC trentottenne che è stato arrestato, hanno aggredito gli studenti per far saltare l'unità generazionale e cercare di strumentalizzare la protesta contro la Gelmini che non riuscivano a indirizzare".

Abbiamo ritenuto opportuno dare spazio a tale lettura degli eventi, ben sapendo tuttavia, che questo tipo di manifestazioni vengono inevitabilmente manipolate dalle forze politiche, sia di Governo che di opposizione, per controllare l’esito della protesta. Ciò è reso possibile grazie al ruolo così "malleabile" degli "utili idioti", che facilmente si fanno trasportare e persuadere da chi vuole sabotare qualsiasi forma di protesta. Partecipare ad una manifestazione già muniti di spranghe e caschi, toglie ogni dubbio sulla fine della protesta, e comincia già viziata da questi stupidi tentativi di ribellione. A nulla infatti è servito l’avvertimento di Cossiga, che ha cercato di spiegare "tra le righe" che ogni tipo di protesta, da sempre, viene manipolata e gli scontri violenti servono semplicemente a stancare la gente per ritornare in breve tempo alla normalità. I centri sociali, i collettivi studenteschi, i sindacati, le associazioni, dovrebbero sapere bene cosa vuole dire manifestare oggi in Italia, in un clima di forte indifferenza e di totale depravazione politica, fatta di avarizia, egoismo e clientelismo.

Il sessantotto è finito da un pezzo, e i cosiddetti sessantottini che hanno fatto gli "anni di piombo" si sono poi appropriati delle cattedre, delle dirigenze e dei posti fissi nello Stato, affondando le loro radici inestirpabili ormai da cinquant’anni. Con la loro falsa propaganda anarchica hanno distrutto la politica, che è diventata un semplice strumento per rivendicare privilegi e riempire le noiose ore di lavoro dietro le loro scrivanie ammuffite. Facendo così hanno tolto ogni possibilità alle generazioni future, speculando sull’istruzione, sulle cattedre universitarie, sui concorsi pubblici e le carriere dirigenziali: per continuare ad ingrassare la loro avida magrezza, hanno tolto ossigeno e vita ai giovani e all’Italia stessa. Con l’avvento della crisi è tuttavia accaduto qualcosa di molto strano. Le classi medie e basse, abituate ai sacrifici e a trasformare in poco tempo le loro abitudini, oggi continuano a lavorare, a chiudere in parità i loro bilanci, seppure con fatica. Al contrario, i medio-alti borghesi, che hanno sempre vissuto nel parassitismo, cominciano a subire i primi tagli, con la riduzione dei diritti e dei privilegi, rendendosi ormai vitale e necessario un taglio netto degli sprechi. Ecco che, a questo punto, si mobilitano le masse, si fomentano i giovani e gli studenti dicendo loro che le riforme compromettono il loro futuro, e nascondono altri dettagli che toccano, prima di ogni cosa, le vecchie generazioni.

Diciamo la verità, l’auto-distruzione dell’università è iniziata molto tempo prima della finanziaria 2008, e il modello europeo implementato da Prodi ha inferto il vero colpo mortale: il risultato è stato un radicale appiattimento della formazione, nella speranza di raggiungere la "specializzazione" delle professioni, e uno smodato moltiplicarsi di corsi di laurea e di cattedre assolutamente inutili. Non vi è stata alcuna specializzazione in quanto l’insegnamento universitario e la ricerca sono rimasti dei canali chiusi a pochi, mentre la formazione è diventata sempre più teorica e speculativa, senza fornire reali strumenti pratici per affrontare un mondo del lavoro dinamico e flessibile, per emergere nella propria individualità. Ora, i nostri cari professori, impauriti dal taglio degli stipendi, dicono ai loro studenti di scioperare, di protestare, nell’illusione di creare un incontro generazionale assolutamente innaturale. L’Italia, nei fatti, non è la Francia, dove la mobilitazione di massa ha provocato la paralizzazione dello stato e la revoca della legge sul lavoro e università, e questo è stato reso possibile in quanto ogni classe di interesse ha deciso di protestare senza avere alle spalle una forza politica. Non lasciamo, dunque che questi "utili idioti" continuino ad usarci, a rovinare quanto di diverso e di importante è rimasto dell’Italia, ossia una generazione giovane e brillante che ha solo bisogno di un’occasione per rivelare le sue potenzialità, che ha bisogno di spazio e non dei "vecchi vampiri".

24 settembre 2008

Uno spettacolo fratricida


Il Ministro degli Interni Maroni presenta in Senato la sua relazione sui fatti avvenuti nel Casertano che fa anche da cornice al decreto legge sulle nuove misure urgenti volte a contrastare la criminalità organizzata e l’immigrazione clandestina. Un contingente di 500 militari sarà inviato nel casertano e nelle aree dove è più necessario assicurare un maggiore controllo da parte dello Stato.

È stata una vera dichiarazione di guerra quella del Ministro Maroni contro gli "atti di terrorismo" e la "guerra civile" scatenatasi nella provincia di Caserta, dopo le violente ritorsioni del clan dei Casalesi. Una requisitoria che ricorda le spedizioni punitive dello Stato durante gli anni di piombo, con il tocco della propaganda all’americana, fredda e distaccata. Il Governo decide di inviare 500 militari per «individuare gli autori della strage, catturare i latitanti ed espellere i clandestini», e magari eliminare la disoccupazione, il degrado sociale e il malessere economico ereditato da anni di silenzio e indifferenza. «C'è una guerra civile che la camorra ha dichiarato allo Stato cui lo Stato deve rispondere con fermezza, riappropriandosi del territorio» , afferma Maroni spiegando - come si confà ad un vero esperto meridionalista - che gli omicidi di Castelvolturno «sono maturati in un contesto socio-ambientale caratterizzato dall'influenza del clan dei Casalesi… clan che, dall'elevata capacità collusiva nel tessuto economico ed istituzionale, gestisce il narcotraffico, il traffico di esseri umani, reati contro il patrimonio , estorsioni, contrabbando».

Il Ministro poi è molto preoccupato del fatto che nella stessa zona vi è una forte presenza di immigrati, a volte superiore alla popolazione residente, che sembra dare dei problemi alla criminalità locale. Dalle sue parole sembra turbato più del fatto che i Casalesi si ribellano alla criminalità straniera "che nel passato era sembrata poter coesistere pacificamente con i clan locali", piuttosto che si sta scatenando una crisi sociale nel cuore del Sud Italia che non ha confronti. Infatti, fin quando i camorristi si ammazzavano tra di loro e al massimo uccidevano la popolazione locale durante i loro regolamenti di conti, poteva sembrare anche normale, d’altronde siamo sempre a "Napoli" non ci dimentichiamo, lì sono abituati, vivono da sempre in questa situazione. Comunque il Viminale invierà per l’ennesima volta il suo esercito in Campania per fare un po’ di pulizia, e poi tornare a Roma vittoriosi, con nuovo materiale da propagandare sulle gesta del Governo italiano, e in particolare dei Ministri della Lega. L’inutile convinzione che un esercito possa risolvere un problema sociale radicato ormai nella politica e nell’economia è ridicola, almeno quanto sentir parlare dei funzionari che non hanno assolutamente idea della vera realtà sociale delle province di Napoli o di Caserta. D’altronde non potevamo aspettarci qualcosa di diverso dai politici affaristi di Roma o Milano, imbevuti della disinformazione dei media che viaggiano sulla scia dei luoghi comuni e dei "bollettini di guerra".

I media hanno infatti contribuito a creare questa immagine di "far west"senza speranza, fatto di delinquenti di strada che lottano tra di loro per il pizzo, lo spaccio o lo sfruttamento, e che dunque possono essere fermati anche un semplice presidio. Già "Gomorra" (nelle foto) ha cercato di spiegare nella maniera più verosimile possibile cosa accade nelle organizzazioni criminali di stampo camorristico, e anche questo tentativo è stato neutralizzato dalla manipolazione dei grandi media e delle grandi case editoriali. Non sarebbe stato possibile portare la Camorra sui grandi schermi, dinanzi alla vasta opinione pubblica, senza riadattare con alcuni accorgimenti la sceneggiatura e i contesti. Tutto è divenuto scenico, di grande impressione, ma per quanto fosse provocatorio e scioccante è divenuto nelle loro mani riduttivo e miope, l’ennesimo ritratto dell’Italia disastrata che piace tanto al New York Times o agli snob burocrati europei, e che comunque offende l’umanità dei cittadini campani. A Gomorra va il merito di aver aperto una ferita cicatrizzata dal perbenismo e dal "laissez faire" dello Stato centralizzato, lasciando però che tutti i vermi si insinuassero dentro per soddisfare i propri interessi.

Da una parte lo Stato che ha guadagnato un ottimo alibi per il suo assenteismo e la sua politica corrotta, fatta di funzionari collusi e amministratori complici dei crimini più meschini, nonché di politiche inefficaci contro l’economia sommersa e la disoccupazione, contro il degrado edilizio e delle periferie. Dall’altra le società e le imprese della Camorra che non sono state certo danneggiate dalla caccia alle streghe, e hanno continuato a concludere il loro affari leciti ed illeciti. E infine gli stessi "Casalesi" e rivali dei "Casalesi" che, dopo la destabilizzazione dei vertici, hanno avuto l’occasione di cambiare i capi e le gerarchie che controllano il territorio, seguendo così la legge della mafie che dura ormai da anni. Il cerchio si chiude di nuovo, proprio perché il sistema economico-politico è fatto in maniera tale da non permettere delle anomalie "incontrollabili". La denuncia dei responsabili dei crimini è un atto di profondo coraggio, che non possiamo non stimare, tuttavia il tempo degli eroi è finito, ben presto vengono neutralizzati ed isolati dalle stesse persone che li avevano acclamati e applauditi, strumentalizzando proprio la loro buona fede e la loro vanità. L’egoismo umano non ha limiti e ha diverse forme, tutte ben note alle società di comunicazione e agli sponsor che decidono di portare avanti una determinata "causa". Il tutto si trasforma in un’operazione economica studiata a tavolino, che deve avere un bilancio dei costi e dei ricavi certi, senza sorprese o colpi di scena.

Tutti sapevano che Gomorra avrebbe scalato le grandi classifiche internazionali, che avrebbe ispirato un film che a sua volta avrebbe vinto prestigiosi premi. Nessuno però ha pensato che fosse l’exploit della fine di un’epoca, la miccia di una guerriglia intestina senza fine, il casus belli della criminalizzazione del Sud e l’innesco di una "pulizia criminale" ben selezionata. Arrestare i criminali, glorificare gli eroi, destabilizzare la popolazione e ristabilire un nuovo ordine. Ecco le fasi di ogni "guerra terroristica" moderna, combattuta da media, politicanti e burattini, ma comunque sanguinosa e inarrestabile. Abbiamo esportato democrazia, ma continuiamo a trucidare i nostri cittadini, colpendo sempre le classi più deboli, come i disoccupati, i disagiati e adesso anche gli extracomunitari, ultimo anello di questa catena fratricida. Non è questo il nostro Stato, né il nuovo ordine che i napoletani o i casertani hanno chiesto. Questo è tradimento, un semplice atto per dimostrare di aver fatto comunque qualcosa, continuando a riscuotere tasse, a privatizzare porti e stabilimenti, ad accogliere speculatori e mercanti di uomini.

30 luglio 2008

Il grido di dolore di Belgrado


Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Belgrado per manifestare contro l'arresto cattura e l'estradizione dell'ex leader serbo Radovan Karadzic. La città sembra blindata, con imponenti cordoni di agenti intorno alla Piazza della Republica di Belgrado, Trg Republike, e stabilendo quasi un coprifuoco nella città. L'ambasciata americana a Belgrado ha deciso di chiudere le sue porte con delle ore di anticipo, mentre Belgrado si chiude in uno strano silenzio squarciato dalle grida dei manifestanti. Tra i cortei spiccano cartelli che inneggiano alla "Libertà per la Serbia", e ben presto la protesta si trasforma in una guerriglia notturna dopo l'infiltrazione di gruppi violenti di hooligans.

Con una manifestazione a cui hanno partecipato circa 15.000 persone, il popolo serbo dice "No" ai ricatti dell’Unione Europea e alle manipolazioni di una classe politica che ha tradito la Serbia. Il partito radicale serbo, definito dai media occidentali come estremista e ultra-nazionalista, è riuscito comunque a trascinare nelle piazze il popolo che si sente insoddisfatto e deluso, ma soprattutto tradito e venduto ai mercenari in cambio di quella integrazione "democratica" a cui non si può rinunciare. Tra bandiere della Serbia, ritratti dell’ex Presidente Radovan Karadzic e simboli della Serbia, si alza il grido della folla contestata dai media contro Ivica Dacic e Boris Tadic. Per tale motivo è stata una vera e propria manifestazione censurata da tutti quei giornalisti pappagalli, schiavi della carta di credito e servi del loro padrone, che dopo averci martellato di storie paranoiche sulla vita alternativa di Radovan Karadzic, non hanno neanche il coraggio di dire che la gente scende in piazza per contestare.

Per rendere ancora più credibile la tesi dell’estremizzazione della protesta e dei movimenti serbi, la manifestazione pacifica prende improvvisamente le forme di una guerriglia urbana, nella quale gruppi di hooligans aggrediscono le forze di polizia, rompendo le vetrine dei negozi, gettando pietre e molotov. Gli agenti rispondono con lacrimogeni e pallottole di gomma, colpendo anche civili e gli stessi parlamentari che avevano deciso di aderire la festa, tra cui il Segretario Generale del Partito Radicale serbo Aleksandar Vucic. In realtà, non poteva non avvenire uno stravolgimento della situazione, grazie proprio dall’intervento di gruppi estremisti, che sembrano in qualche modo infiltrati tra i gruppi di manifestanti pacifici, al punto che gli stessi organizzatori vengono sorpresi dall’evolvere degli eventi. Tuttavia, anche se la stampa occidentale si è subito affannata a dipingere la protesta come uno sfogo di movimenti estremisti e violenti, vi sono dei fatti oggettivi innegabili, ossia che qualcosa scricchiola e si sente il cedimento di un sistema tenuto in piedi su bugie e falsità. Tadic, che si è venduto al punto che anche la sua stessa famiglia prende le distanze da tali decisioni, ha perso credibilità tra il suo popolo, ed è divenuto una merce nelle mani degli eurocrati e delle menti raffinate di Stati Uniti e Gran Bretagna. Sicuramente la Serbia ha avuto il peggior Presidente della sua storia, un uomo che viene anche chiamato traditore dalla sua stessa famiglia.

Allo stesso tempo, vediamo persone come il fratello di Radovan Karadzic, Luka, sempre più combattivo e pronto a difendere quello che un tempo era il Presidente di tutti i serbi di Bosnia. Traditori sono tutti coloro che si stanno prestando a questo gioco, dai politici agli agenti dei servizi e di polizia, sino ai giornalisti che come delle prostitute sono pronti a darsi al maggiore offerente. Hanno creato in questi giorni solo spettacoli mediatici del tutto falsi, lanciando grandi titoli ad ogni piccola informazione strappata con il denaro e l’inganno a qualche testimone o funzionario desideroso di fama, costruendo grandi manifestazione e proteste laddove vi erano solo poche decine di persone, e infine lasciando il silenzio dinanzi alle contro-proteste del vero popolo serbo. La stampa, da parte sua, ha così commesso il suo atto terroristico, nascondendo crimini finanziari, accreditando personaggi, esaltando crimini e genocidi per poi rivenderli sui tavoli dei consigli di amministrazione, oppure barattarli nei tender per le concessioni. Mentre la rabbia si scatena, giorno dopo giorno diventa sempre più rovente e di alza un'escalation di violenza, mentre il Governo tenta in ogni modo di salvare la faccia e di recuperare almeno la dignità. L'effetto Karadzic sta prendendo senz’altro delle dimensioni incontrollate, il risentimento della popolazione si sta alzando sempre più mentre Tadic giura che riuscirà ad arrivare all’epilogo della situazione, che ha ancora dei sostegni e larghi consensi. Lo stesso Milorad Dodik non sa più cosa fare, perchè potrebbe impantanarsi da un momento all'altro perché la situazione sta diventando sempre più tesa in Bosnia dopo che le semplici dichiarazioni, si trasformano in vere intimidazioni a cancellare la Republika Srpska.

Rinascita Balcanica

04 gennaio 2008

Pakistan : un nuovo focolaio di guerra e terrorismo


L'omicidio di Benazir Bhutto ha destabilizzato il Pakistan sollevando all'interno della Comunità Internazionale gravi dubbi sulla probabile infiltrazione all'interno del regime di Musharraf di cellule terroriste di Al Qaida. Una tale eventualità potrebbe spingere gli Stati Uniti ad intervenire per rimuovere il governo di Musharraf e "ripristinare" la democrazia, compromessa dalla probabile esistenza di cellule terroristiche all'interno della regione.

A confermare la strategia di sabotaggio del Pakistan interviene la testimonianza di un medico che aveva soccorso Benazir in seguito all'attentato, il quale afferma che " è stata uccisa da un'arma laser dell'esercito, aveva una ferita complessa, non da proiettile". Secondo il The Nation , riportando una dichiarazione ufficiale di un dirigente del Partito popolare pakistano (Ppp) della Bhutto, Babar Awan, l'arma che ha ucciso l'ex primo ministro è simile a quella usata dalle forze americane in Iraq, e attualmente non è in possesso dei talebani, ma dei reparti speciali di sicurezza del presidente Pervez Musharraf. Mentre il New York Times riprende la dichiarazione di un medico secondo cui il governo ha ritirato le cartelle cliniche subito dopo il ricovero. La prova più eclatante è stata tuttavia fornita dalla CNN, che ha ripreso la scena dell'attentato in una prospettiva chiara ed evidente, sulla quale possono essere formulate molteplici ipotesi sulla dinamica sugli eventi. Una tale mobilitazione dei media statunitensi lascia così pochi dubbi nell'intera opinione pubblica internazionale, che vede così nel Pakistan un nuovo nemico, un nuovo focolaio di terrorismo che rischia di rendere instabile una regione così importante per la produzione e il trasporto di petrolio.
Così gli scontri e le emergenze in Pakistan sono state seguite costantemente dai media internazionali, creando come una guerra virtuale che nasconde un sabotaggio sotterraneo del regime di Musharraf, da parte degli Stati Uniti e delle entità che da tempo cercano di appropriarsi del controllo della Regione.

Nello svolgimento dei fatti si riconosce con molta facilità la strategia adottata dalle intelligences e dalle forze occidentali per destabilizzare i Governi dei Paesi individuati come "stati canaglia", proprio come accaduto in Iraq, in Jugoslavia e in Afghanistan, e che sta colpendo ora la Georgia, l'Ucraina e il Kazakhstan. Ritroviamo infatti la "guerra lampo dei media" che hanno attaccato il Presidente Musharraf in diverse occasioni, mettendo in dubbio il suo potere, il suo ruolo nella "guerra di Washington sul terrorismo" e preannunciano la sua caduta; i soldi e i finanziamenti ai movimenti del dissenso organizzato, e così gli attivisti disposti a mobilitarsi e ad organizzare gruppi sociali di protesta. Ancora, una campagna di disinformazione attraverso l'Internet, con l'apertura di forum e mailinglist per inscenare l'esistenza di una opposizione invisibile di contrasto al regime totalitarista; la nascita di numerose ONG europee ed americane finanziate da grandi fondazioni che hanno a loro volta alimentato la macchina di mobilitazione anti-governo. La disinformazione mediatica è stata totale, considerando che le Agenzie degli Stati Uniti controllano direttamente le reti televisive pachistane private, che in questi mesi hanno sostenuto la linea dell'opposizione, parlando di corruzione, di inflazione e di insostenibilità economica. Le piazze sono state riempite di studenti, di avvocati, di movimenti di protesta infiltrati da gruppi armati e violenti che hanno così testimoniato il dissenso popolare. Al momento, tuttavia, nessuna associazione studentesca ha reso noto chi si nasconda dietro le proteste degli studenti, e molto probabilmente esiste una regia sotterranea che ha guidato la mano di molti di coloro che sono scesi in piazza per protestare contro le riforme costituzionale del Presidente Musharraf. A quel punto è intervenuta la "dichiarazione dello stato di emergenza", mentre gli attentati hanno cominciato a colpire diversi esponenti governativi ed istituzionali. È stato creato un leader dell'opposizione quasi dal nulla, rilanciando la figura opaca di Benazir Bhutto, salutata dall'intera opinione pubblica come la reale espressione del "Pakistan democratico". In realtà la sua figura è stata completamente manipolata, per essere prima una pedina per indebolire Musharraf e poi per distruggerlo completamente. La sua morte è stato un grande spettacolo, stranamente seguito dalle televisioni del mondo intero, accreditata dalle diverse prove di colpevolezza di Musharraf create ad hoc e accreditate dai media e dalle intelligence statunitensi.

Il Governo Pakistano, a sua volta, cerca di difendersi, annunciando attraverso il suo portavoce agli Affari Esteri Tasnim Aslam che esistono delle prove "di un coinvolgimento indiano con gli elementi anti-statali in Pakistan", alludendo così alla stretta collaborazione esistente tra il Governo Statunitense e quello Indiano per rafforzare il controllo sull'Afghanistan e sul Pakistan stesso. È bene ricordare infatti che lo scorso 22 dicembre è stato ufficialmente reso noto da parte del Ministro del Petrolio iraniano Gholamhossein Nozari che l'India non ha rinunciato al progetto di costruzione del cd. "gasdotto della pace" che instraderà il gas dell'Iran verso il territorio indiano, come confermato anche dal Ministro indiano agli Affari Esterni, E.Ahamed. L'unico dubbio sorto, pare che sia provenuto proprio dal Pakistan che ha imposto che venisse previsto nel contratto di collaborazione tra i tre Paesi, una tassa di transito, per conferire al territorio pakistano il rilievo che gli spetta nel Progetto trilaterale. Per tale motivo, il "gasdotto della pace"ha già creato molteplici scontri e guerre, che saranno probabilmente destinate a far cadere la pedina che al momento è più debole.
L'Iran dal canto suo è riuscito, con tale manovra, a riservarsi una posizione privilegiata a livello internazionale, coperta dagli scontri sul problema del nucleare.

Quanto sta accadendo in Pakistan è solo uno dei tanti episodi che hanno già colpito e distrutto Stati come la Jugoslavia e l'Iraq, che oggi cercano di compromettere la stabilità del Kosovo, per arrivare a controllare la regione chiave per l'accesso e al controllo del Corridoio VIII, che si dirige verso Oriente e verso il Mar Caspio. Il Kosovo è stato infatti letteralmente bersagliato dai media occidentali, che hanno già creato la finzione del conflitto etnico, e ora la sicurezza della sua popolazione viene messa a rischio dal diffondersi di bande armate e cellule terroristiche che si dichiarano pronte ad attaccare. Sin dagli anni '90 è stato gestito e controllato un traffico di armi dal mercato americano a quello kosovaro, finanziando l'Esercito per la Liberazione del Kosovo (KLA). Gli Stati Uniti hanno fatto spesso da base logistica per organizzare una guerriglia dall'estero, finanziando così organizzazioni terroriste e crimine organizzato, grazie all'appoggio di numerosi politici americani che frequentano spesso gli incontri per la raccolta dei fondi del movimento di liberazione. Al momento, ancora esiste la rete di contatto con le lobbie esterne pronte ad alimentare la guerra attraverso le guerriglie e la disinformazione.

03 gennaio 2008

Un 2008 tra rincari e guerre perpetue


Il petrolio raggiunge sulla borsa di New York la soglia storica dei 100 dollari al barile, dopo le tensioni che hanno colpito i centri nevralgici di produzione in Nigeria e in Pakistan, e la riduzione delle scorte americane. Un record raggiunto al termine di un anno di speculazioni e di scontri, che hanno preannunciato un periodo di rincari, crisi, ma soprattutto di guerre, per sostenere un sistema energetico obsoleto.

Un barile di petrolio ha raggiunto la soglia dei 100 dollari a New-York, mentre Africa e Asia centrale bruciano preparandosi a nuovi scontri sotto i colpi dell'Occidente. Il rapporto del dipartimento americano dell'energia (DoE) presto annuncerà una diminuzione di 3,15 milioni di barili delle riserve di brut, causato, secondo gli analisti, dalle numerose tensioni geopolitiche ricomparse improvvisamente negli ultimi giorni dell'anno, amplificando i timori sull'approvvigionamento. Allo stesso tempo, sale vertiginosamente la quotazione dell'oro che si attesta intorno agli 859 dollari, un valore che non veniva registrato dal 1980. Un dato questo critico, considerando che rappresenta uno storico bene di rifugio dinanzi alla crescente inflazione, rivalutandosi così a spese del dollaro, il cui inesorabile declino viene sancito ancor più dalla scelta della Federal Reserve di ridurre i tassi di interesse.
Il doppio rincaro, simultaneo e istantaneo, rappresentano il grave segnale del fallimento del sistema capitalistico fondato sul binomio oro-petrolio, che non ha nulla a che vedere con le crisi geopolitiche che stanno colpendo i Paesi produttori di petrolio. Queste infatti rappresentano una conseguenza del malessere in cui siamo costretti a vivere, e non una causa. Sembra infatti alquanto strano che un attentato ha colpito un leader dell'opposizione del Presidente Musharraf, lasciando così pochi dubbi sul movente, sui colpevoli e sul mandante stesso dell'attacco. Benazir Bhutto muore dopo l'ennesimo attentato organizzato in grande stile, tra la folla, sotto gli occhi delle telecamere della CNN, mentre le intelligences già annunciano l'implicazione di Musharraf. Un esito scontato e prevedibile, soprattutto in seguito alla decisione del Governo Pakistano di rafforzare i propri rapporti con l'Iran e probabilmente anche con l'India, nella costruzione della pipeline Iran-Pakistan-India, destinato ad instradare il gas iraniano sino all'estremo Oriente. Un contratto di circa 7,4 miliardi di dollari che avrà ad oggetto la fornitura del gas iraniano all'India attraverso il Pakistan, immettendo nel gasdotto di oltre 2.600 km - la cui costruzione ha avuto inizio nel 1994 - 21,1 miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno. La destabilizzazione del Pakistan era già stata decisa, essendo un crocevia fondamentale per il trasporto e la distribuzione del petrolio centro-asiatico. Tuttavia i media hanno inscenato in questi mesi un clima di tensioni politiche e di terrorismo al solo fine di portare in Pakistan e nella regione circostante un'altra guerra, mentre tutte le attenzioni sono rivolte all'Iran e al pericolo del nucleare. Vengono così colpiti i centri nevralgici della distribuzione e del trasporto del petrolio, per cui la Georgia, la Siria, la Somalia, il Kosovo, dopo che Iraq e Afghanistan sono stati completamente colonizzati. La costellazione di conflitti andranno così a creare uno stato di guerra perpetua, che entrerà nelle nostre vite e permetterà di allontanare dall'Occidente la paura della recessione, ma non fermerà i processi inflazionisti che impoveriranno i Paesi.
L'Europa si è così risvegliata in un 2008 all'insegna dei rincari e delle crisi di borsa, che rischiano ora di condurre le nazioni sull'orlo dell'iperinflazione e della recessione. Dal petrolio, alle materie prime, dai servizi alle utenze, fino ai generi alimentari di prima necessità, andando così a ridurre sempre più il potere d'acquisto degli italiani, già compromesso, e la competitività delle piccole e medie imprese. I salari e gli utili di impresa non riusciranno a far fronte ai rincari dei fidi e dei contratti bancari, delle bollette e delle spese giornaliere: molte saranno le aziende che falliranno, mentre la disoccupazione e il crollo dei consumi bloccheranno la produzione. Allo stesso tempo la Cina annuncia il totale l'abbattimento delle frontiere all'esportazione, per inondare i mercati occidentali di prodotti e semilavorati a basso costo.
Dinanzi a tale situazione, i nostri governi restano immobili e impassibili, continuando la loro sciocca politica di privatizzazione e di svendita del patrimonio dello Stato, senza porre alcun limite agli aumenti del costo del danaro e dei contratti bancari.
Lo scenario che si sta venendo a creare favorirà sempre più le speculazioni da parte di società che detengono il monopolio nell'offerta di beni e servizi, non solo sui mercati reali, ma anche su quelli borsistici. Siamo dunque in balia di pericoli speculatori che possono ora ridurre a povertà e a schiavitù le economie più deboli.

12 dicembre 2007

Uno sciopero che vale più di un contratto


Il grande sciopero degli autotrasportatori rischia di bloccare il totale approvvigionamento di carburante e di prodotti alimentari. Il ministero dei Trasporti ha deciso in serata di precettare i camionisti impegnati nello sciopero, proclamato dalle Associazioni Cna Fita e Confartigianato, che perpetuerà il fermo del trasporto sino alla mezzanotte di venerdì. Il Governo minaccia la sospensione dall'Albo o la revoca dell'iscrizione, e addirittura la reclusione sino a 4 anni con arresto facoltativo. Alla dura reazione delle autorità risponde la Conftrasporto dichiarando che l'autotrasporto non è un servizio pubblico ma di carattere privato, e per tale motivo esula dal garantire un servizio minimo di rifornimento e di distribuzione di carburante e merci. Tra i sindacati e le associazioni di categoria continua tuttavia ad aleggiare un'aria di sfida e di indifferenza, mentre le reazioni del Governo sono poco più paragonabili ad un secchio versato su incendio. L'intero sciopero, che ha volutamente emulato la grande azione coordinata degli autotrasportatori francesi, viene difeso come un atto dovuto e legittimo da parte di una categoria che subisce il rincaro del prezzo dei carburanti e delle autostrade, oltre alle pessime condizioni lavorative e salariali. Viene lanciato come un'azione intimidatoria volta a spuntare un maggiore potere contrattuale, ma si trasforma ben presto in panico e caos nelle città e nelle strade.

I distributori di benzina vengono saccheggiati, i supermercati svuotati, in preda alla corsa delle scorte, proprio come se l'intera nazione si stesse preparando per un periodo di grave crisi. L'emergenza "scorte" è scattata ancora prima del previsto, il panico e l'effetto domino hanno giocato un grande ruolo nell'ingigantire la crisi innescata dallo sciopero. Grande responsabilità va attribuita ai media, che hanno lanciato notizie e comunicati sempre più allarmanti, affermando che lo sciopero si sarebbe protratto oltre se non si fosse raggiunto un accordo, e trasmettendo le immagini del blocco delle principali vie di trasporto. Tuttavia, sembra alquanto assurdo che chi ha organizzato tutto questo non ne conoscesse gli effetti, e ha manipolato i media e l'informazione per movimentare oltre alle forze politiche, anche la popolazione. È fin troppo evidente che questo sciopero, organizzato in questo modo, senza una chiara informazione sui servizi minimi offerti e sulle garanzie per i settori di sussistenza della comunità, non è giustificato, da nessun tipo di problema sindacale e contrattuale.

Questo gioco va infatti ad innescare un continuo processo di rialzo dei prezzi, soprattutto dei generi alimentari, sulla scia della speculazione che viene fatta nei giorni caldi di crisi. Allo stesso modo, molti settori economici subiscono dei danni, in seguito al forzato blocco della produzione o della distribuzione, subendo delle conseguenze assolutamente sproporzionate rispetto al problema sociale da affrontare e risolvere. Per non parlare poi delle solite "lacrime da coccodrillo" delle false vittime, come la Fiat che annuncia il blocco degli stabilimenti di Fiat Auto, dove la produzione si è fermata per la mancanza di componenti lasciando inoccupati 17.000 lavoratori: sarebbe questo uno di quei casi rarissimi in cui la Fiat si ferma per responsabilità di altri. Anche il sistema di approvvigionamento dei prodotti agricoli rischia di cedere, con danni che si ripercuoteranno sull'intera filiera produttiva considerando che si tratta di beni altamente reperibili. Nei prossimi giorni, il peggio potrebbe ancora venire se la disinformazione continua e se le persone prenderanno d'assalto i mercati e i supermercati, senza poi alcuna ragione apparente.
La posta in gioco, dunque, non è solo una vittoria sindacale, in quanto il disagio provocato dallo sciopero si è trasformato in vero e proprio sabotaggio, o meglio, in un vero e proprio esperimento che potrebbe risuonare come "prove tecniche" della crisi petrolifera. Consideriamo infatti che lo sciopero italiano degli autotrasportatori di massa è stato preceduto da un simile evento in Francia, tra l'altro in un particolare momento storico e politico per entrambi i paesi, nonché per l'Europa. La Francia deve superare lo scoglio delle grandi riforme imposte dall'Unione Europea e la diffusa sfiducia nei confronti del neo-Presidente Sarkozy, mentre l'Italia deve nascondere la magra credibilità del suo Parlamento che approva con due voti di differenza una legge importante come quella della sicurezza. Tra l'altro, l'intero Governo è bersagliato da scandali, tangenti e legami con strane logge massoniche, con truffe per barcarotta e operazioni di riciclaggio, mentre i soli a restare in piedi sono le classi politiche della magistratura e dei "giustizionalisti". L'intera opinione pubblica è inoltre rivolta alla precaria situazione dei Balcani, che minacciano guerra, e del Medioriente, per il quale non sono ancora svaniti i programmi di invasione e guerrafondai degli Stati Uniti.

In tale situazione, si chiede alla popolazione di "immedesimarsi" con grande realismo in quello che potrebbe accadere se il rifornimento di gas e petrolio fosse interrotto anche per soli 4 giorni, e dunque se non fossero portati a termine accordi strategici di cooperazione energetica. Quella che noi tutti definiamo "massa", indistintamente, sa benissimo cosa accade in Iraq, in Afghanistan, conosce il significato della "guerra per il petrolio", e nonostante questo non fa nulla per fermarla o per delegittimare i propri politici. Questo significa che nessuno è disposto a rinunciare al proprio stile di vita consumista e sicuro, e, consapevolmente, legittima tali personaggi a fare tutto ciò che è in loro potere per risolvere il problema. L'Unione Europea, ben cosciente dell'appoggio e del sostegno dei suoi cittadini, sta agendo per porre sotto il proprio controllo il Kosovo, per garantirsi una colonia ambientale nei Balcani, il rifornimento di gas con Algeria e Russia, e il petrolio del Caucaso e della Libia. Tale esigenza spiega le recenti pressioni in seno al vertice EU-Africa di Lisbona per giungere alla redazione di un protocollo di comune accordo su fronti molto delicati, come quello energetico e produttivo, a fronte di una liberalizzazione dei flussi emigratori. C'è dunque da chiedersi se oggi possiamo parlare di semplice sciopero o di sabotaggio coordinato?

05 dicembre 2007

Ritornano le spie e il nemico russo


Ci hanno etichettato come cospirazionisti, come complottisti e come fanatici dei misteri massonici, eppure oggi un ex Presidente italiano, afferma che l'attentato dell'11 settembre è stato organizzato dalla Cia e dal Mossad. Nessun politico risponde, la stampa lascia correre, e nessuno raccoglie la provocazione per replicare. Tuttavia, in quelle parole, così sottili e mirate vi è il grido di Francesco Cossiga, il solo che richiama l'attenzione sulla montatura giornalistica del messaggio "Bin Laden contro Berlusconi" . Questo vuol dire che il complotto riemerge come "finzione mediatica" e si ritorce contro coloro che hanno collaborato a costruirlo. La caduta dei miti del terrorismo e di Al qaida spinge così le persone e vedere il vero volto della guerra, fatta per il petrolio e per il gas, per il dollaro e l'euro. Cambia il nemico che occorre combattere, e cambia anche il modo di fare la guerra, che diventa sempre più invisibile, cinematografica e indolore. Ritornano le spie, le intelligences, la guerra Fredda, ritorna il nemico russo e il mito dell'Occidente che lotta contro l'Oriente. Non a caso, oggi, a distanza di dieci anni - durante i quali abbiamo visto i Balcani e l'Iraq in fiamme - la Comunità Internazionale ancora discute dello Status del Kosovo, dei Conflitti in Medioriente.

In questo clima di tensioni, gli Stati Uniti dirigono ancora una volta le conferenze di pace per la Palestina, fomentano una guerra nella regione del Kurdistan e in Pakistan, mentre decidono di congelare la questione del nucleare dell'Iran, fermo così ad un punto di non ritorno. Ancora un altro scenario di incertezza, di inquietudine, mentre le materie prime e il petrolio continuano ad andare alle stelle, sempre di più, ingrassando i bilanci della "Sorelle petrolifere" che cavalcano così la cresta della speculazione. Tuttavia, occorre prestare attenzione ai nuovi leader e a quelli che consolidano sempre più la propria posizione sulla scena internazionale. Non dimentichiamo che mentre gli Stati Uniti perdono terreno e credibilità nella Comunità Internazionale, la Russia si afferma come Nazione forte, pronta a confrontarsi non solo sul mercato monetario e petrolifero, ma anche in quello politico. Il su ruolo si rivela determinante soprattutto nei Balcani, avendo mostrato risolutezza e decisione nella difesa della posizione della comunità serba, sia in Kosovo che in Bosnia. La Russia ha infatti deciso di rispondere al progetto dello scudo antimissilistico degli Stati Uniti, in Polonia e nella Repubblica Ceca, costruendo alcune installazioni anti-missili in Serbia, sul fiume Drina. Allo stesso modo la NATO, discuterà in occasione del prossimo Summit di Bucarest la possibilità si allargare il progetto per lo scudo anche il Europa Sud-Orientale, e in particolare in Bulgaria, in Romania, in Croazia, in Italia,in Grecia e in Turchia.
Il mito della guerra fredda è dunque ritornato, al soldo dei servizi segreti, pagati per fare il lavoro sporco. Le reti di informazione vengono rispolverate e la legge della "spia che controlla la spia" vieni ristabilita. L'ordine è tassativo: disinformare, manipolare, propagandare, creare confusione. La posta in gioco è il nuovo mercato energetico, per soddisfare il fabbisogno delle economie industrializzate che aumenta sempre di più, mentre la crisi e il malcontento avanza tra i cittadini europei, che giorno dopo giorno aprono nuovi fronti di lotta, tra scioperi e guerriglie cittadine. La situazione europea preoccupa molto, e ciò che turba di più questa quiete apparente sono i movimenti indipendentisti, che chiedono più autonomie per le zone di confine, e accolgono intorno a sé maggiori adesioni. Deve far riflettere, infatti, come molti dei Paesi Europei cominciano a ritrattare la loro posizione sul Kosovo, invitando le parti a raggiungere un compromesso, senza prendere "decisioni precipitose": è ovvio che si teme la ritorsione sull'opinione pubblica di una secessione che violi l'integrità e la sovranità degli Stati. Da un giorno all'altro l'Europa potrebbe risvegliarsi tra le fiamme dei movimenti che vogliono la propria autonomia, magari finanziate e fomentate da entità esterne che mirano ad ottenere le risorse di determinati territori. Si scatenerebbe il caos e i nostri politici sarebbero condannati al rogo dalle sommosse popolari.

In un certo senso, tuttavia, è a questo punto che vogliono spingerci. Il malcontento per il malessere economico ha bisogno di un capro espiatorio, alla massa occorre un nemico a tutti i costi, per placare la sua ira. Per questo vogliono convincerci che esistono delle lobbies, che nient'altro sono che i nostri politici, ma in realtà vogliono solo gettare in pasto alla massa delle "fazioni perdenti" per poi sostituirsi sul trono dei vincitori. Disinformare e screditare, disinformare e fare propaganda, fin quando non si perde il senso del discorso, fino a che non saremo completamente confusi e saremo costretti a scegliere il male minore.
Oggi infatti ci chiedono se vogliamo l'inflazione, il caro-petrolio, la sussistenza dei salari, o se vogliamo la guerra, le multinazionali e i Banchieri. Ci chiedono se vogliamo combattere gli "stati canaglia" o se vogliamo abolire i paradisi fiscali. I primi nascondono le arme di distruzione di massa, fomentano le guerre e finanziano il terrorismo, mentre gli altri riciclano danaro, cancellano utili e archiviano i bilanci. Perché è stata inventata la parola "Paradiso Fiscale" e com'è possibile che nessun governo non abbia mai condannato questi Stati, non li abbia mai isolato e imposto un embargo? Al contrario, è stata isolata la Serbia per non aver consegnato Karadzic. Per tanto tempo, ci hanno fatto credere che in Venezuela esiste un clima di dittatura, una tesi smentita dal fatto che Chavez è stato sconfitto ad un referendum per la riforma Costituzionale.

Questa è la disinformazione, e ci chiediamo perché Cossiga , invece di parlarci della Cia e del Mossad, non ci spiega perché i Paradisi fiscali non sono essi degli Stati canaglia. Tutto il marcio di centinaia di multinazionali si racchiude, spesso, in un isolotto del Pacifico, all'interno di una server room. Perché allora, invece di bombardare l'Iraq, non hanno deciso di attaccare i paradisi fiscali, dove viene riciclato il danaro sporco che serve a finanziare il terrorismo? Abbiamo così preferito massacrare la popolazione irakena, inneggiare alla guerra sanguinaria di liberazione per il ritrovamento delle armi di distruzione di massa, abbiamo creato "le carte da poker" con i nemici irakeni, abbiamo costruito la grande sceneggiata per il ritrovamento di Saddam Hussein. Il risultato è che dopo dieci anni di guerra, cerchiamo ancora un nemico da combattere, per garantire il nostro benessere, come se fossimo condannati ad un eterno circolo vizioso.

01 novembre 2007

Pacchetto sicurezza: la criminalizzazione del malessere sociale


Il Consiglio dei Ministri ha approvato un pacchetto di cinque disegni di legge destinati a garantire la sicurezza dei cittadini e a porre in essere i dovuti provvedimenti di contrasto all’illegalità diffusa. Un corpo di norme che risponde all'esigenza di recepire il progetto di e-justice, volto alla creazione di una banca dati biometrica a livello europeo, nonché di rimodellare il sistema giuridico in funzione della nuova percezione della criminalità dettata dalla strategia del terrore.

Giunge finalmente in Parlamento il pacchetto sicurezza, composto essenzialmente da 5 disegni di legge destinati a cambiare profondamente il volto del nostro sistema giudiziario che si prepara a divenire uno "stato di giustizia" e non più "uno stato di diritto". I decreti legge riportano disposizioni in materia di sicurezza urbana; ratifica di adesione al trattato di Prüm e istituzione della Banca dati nazionale del Dna e del Laboratorio centrale, misure di contrasto alla criminalità organizzata; disposizioni in tema di reati di grave allarme sociale e di certezza della pena , mentre non è stato ancora approvato il decreto legge che reintroduce il reato di falso in bilancio. L’Italia dunque conferma la creazione di una Banca dati del DNA, come stabilito nell'ambito del Trattato di Prum, già sottoscritto da Belgio, Germania, Spagna, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi ed Austria, che sancisce il potenziamento della cooperazione transfrontaliera per contrastare terrorismo e migrazione illegale, accelerando lo scambio di informazioni tra le autorità preposte all'applicazione della legge. Un obiettivo che passa necessariamente attraverso il confronto del profilo del DNA di un individuo con i profili presenti nei database automatizzati degli Stati membri, nonché di dati relativi alle impronte digitali e all'immatricolazione dei veicoli.
Il Trattato di Prüm, definito anche Schengen III, è un ulteriore passo verso la completa integrazione degli ordinamenti giuridici degli Stati, come previsto dai progetti di e-justice ed Eurojust, che arriveranno a creare un unico organismo di giustizia senza tuttavia avere una base costituzionale. Rappresenta questa l'ennesima regressione istituzionale perché va ad incidere sui diritti fondamentali dell'individuo di libertà e di riservatezza senza essere sottomesso a delle procedure di ratifica che chiedono l'intervento dei cittadini europei, e senza rispettare i normali meccanismi di legislazione comunitaria che prevede l'intervento del Parlamento europeo. La regressione è ancora più evidente se si pensa ai meccanismi per la sua applicazione, con la creazione di un Comitato dei Ministri dell'interno degli Stati Europei, e un gruppo di lavoro comunitario, che avranno la struttura di una commissione di esperti ma non di un organo istituzionale. Ci si aspettava, dunque, che con la decadenza della Costituzione Europea si sarebbero arrestati anche tutti quei progetti che avevano una carta costituzionale come punto di riferimento. Invece il cammino dell'integrazione è continuato senza sosta, e in maniera molto silenziosa sta arrivando nelle sue fasi finali senza che le persone sappiano cosa sta accadendo in realtà.Le carte costituzionali vengono inesorabilmente sostituite, a tutti gli effetti, da trattati scritti dai comitati di esperti, sancendo la deliberata violazione dei diritti fondamentali del cittadino senza che vi siano poi degli strumenti di deterrenza per fermare gli abusi. I nostri Parlamenti approvano dei Trattati "a scatola chiusa" che contengono clausole molto pericolose e definizioni controverse e vaghe - si pensi alle forme di restrizione della libertà e di arresto - che necessitano di un'interpretazione nel rispetto dei singoli ordinamenti.Tuttavia il Trattato di Prüm confida la soluzione di questo genere di problemi sempre al Comitato dei Ministri e al gruppo di lavoro, senza prevedere nessun meccanismo di coordinamento per autorità di protezione della privacy o dei diritti dell'uomo. Si credeva che la Costituzione Europea avrebbe colmato queste lacune, e ora che è stata congelata - proprio perché i cittadini non volevano una tale invasione dei propri diritti - tutto resta ma viene messo nelle mani dei comitati di esperti.
Vi è in ogni caso un'evidente sproporzione tra i vantaggi che si avrebbero nella "lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera" e la violazione dei diritti dei cittadini: si cerca di combattere con le armi nucleari una guerriglia di bande. Il contrasto all'immigrazione clandestina - si veda la legge Bossi-Fini - è stato il trampolino di lancio del sistema di tracciamento degli individui, nel quadro del programma Schengen Information System, e non a caso la predisposizione di sistemi informatici per la raccolta delle informazioni sui movimenti delle popolazioni e degli emigranti rappresenta una clausola fondamentale per avere accesso alle trattative di ingresso all'Unione Europea.
Il pericolo da cui in realtà sentiamo il desiderio di proteggerci è quello creato dalla disinformazione, ma nei fatti la sicurezza nazionale è compromessa dall'instabilità sociale, dovuta al malessere economico. Mentre da una parte si va a criminalizzare "l'emigrato clandestino", le banche e le multinazionali commettono i veri crimini transfrontalieri per i quali non sono previsti confronti o prelievi del DNA.
Per cui, ci stanno nascondendo qualcosa di terribile, che va al di là del problema dell'invasione della privacy, e sfocia nel pericolo dell'internamento e della persecuzione dei cittadini comuni.
Infatti, il corpo di norme del pacchetto sicurezza, presenta come fattore comune quello di criminalizzare il cittadino per gli atti commessi durante la sua vita quotidiana, nonché di trasformare in reato un problema di malessere sociale. Dunque viene scritto un decreto per sicurezza urbana, per "contrastare alcuni comportamenti diffusi e particolarmente odiosi della cosiddetta criminalità di strada" , come "pratiche di accattonaggio, il danneggiamento, deturpamento o imbrattamento di immobili non solo di pregio, l’occupazione abusiva di suolo pubblico anche a fini di commercio, la detenzione di razzi, bengala od altro materiale con potenzialità offensiva in prossimità di manifestazioni sportive." Sottolineiamo che questi non sono reati penali veri e propri, ma "atteggiamenti odiosi", come li definisce il governo che sono stati trasformati in crimini con conseguenze penali.
Il pacchetto sicurezza va inoltre a contrastare quegli eventi che creano un forte allarme sociale con misure di inasprimento delle pene per omicidio colposo e lesioni personali colpose se aggravati dallo stato di ebbrezza da alcool o da stupefacenti.
Il malessere sociale, derivante dal degrado della società e dall'insostenibilità economica, sono diventati invece sintomi di intolleranza all'interno delle città e così nuovi reati per criminalizzare "l'altro" e creare un clima di paura e di smarrimento. In un certo senso si cerca di eliminare il rischio di morte, di pericolo o di perturbazione della quiete pubblica, tuttavia, questi tentativi andranno ad esasperare la vivibilità stessa, perché pian piano agirà sulla psicologia delle persone che si sentiranno costantemente controllate e sottoaccusa. Lo "stato di polizia", il tracciamento dei criminali, la vigilanza elettronica sino ad arrivare alla costruzione di un database del DNA e di dati biometrici crea un danno al tessuto sociale che va al di là della violazione della privacy del cittadino.
La diffidenza e la paura renderà la società sempre più pericolosa, il terrore porta al panico, e il panico porta con sé crimini. La componente economica non è da sottovalutare, perché ghettizza la società, crea dei gruppi discriminati, che cercano di emergere ma non riescono essendovi un muro di intolleranza impenetrabile. I media poi sono riusciti ad esasperare tali sensazioni di insicurezza, trasmettendo a ripetizione gli episodi di cronaca e violenza, che riescono a contaminare la vita normale, e a inviare il messaggio subliminale che "ognuno di noi può essere il prossimo ad essere colpito da dei crimini violenti e inaspettati". È stata così progressivamente introdotto il concetto di "pericolosità", che sostituisce quello di criminalità, senza considerare che la percezione del pericolo potenziale è una cosa soggettiva, e ogni innocente diventa potenzialmente colpevole. Il diritto così degenera e va a condannare gli atti di inciviltà o di "allarme sociale" per poi sfociare nella penalizzazione delle intenzioni e non degli atti. Un principio questo che è assolutamente contrario allo stato di diritto, alla democrazia, e porta ad una dittatura invisibile che potrebbe incarcerare delle persone per le loro opinioni. Tale scenario non è così lontano dalla realtà che cerca di creare un sistema giudiziario basato sulla prevenzione istituendo così il "reato preventivo" che non è altro che un reato psicologico. Ed ecco che la "sicurezza" diventa un pretesto per aumentare la repressione nei confronti di quelle persone che maggiormente subiscono la crisi economica, che vedono compromessa la propria sopravvivenza dal peggioramento dell'economia nazionale. Il rafforzamento della repressione, e l'instaurazione di uno stato poliziesco sono ormai elementi indispensabili del liberismo economico, al fine di reprimere le reazioni violente e illegali della massa crescente dei poveri e degli esclusi, e così di rafforzare la sottomissione e la rassegnazione della popolazione, ed evitare una rivolta contro l'opera di sabotaggio e di "demolizione sociale" condotto dai governi e dalle multinazionali. Il cambiamento della nostra economia, che porta con sé inflazione e disoccupazione, viene così facilitato dalla restrizione delle libertà e della criminalizzazione dei poveri e delle entità più fragili che non hanno né rappresentanza politica né potere contrattuale.

31 agosto 2007

La lotta contro la Mafia per nascondere il seme del male


Recapitati nel carcere di Palermo inquietanti messaggi in una busta indirizzata al carcere di Opera a Milano, in via Borsellino, spedita il 20 luglio, due chiare allusioni alla strage di Via D'Amelio. "La pace è finita" , è il messaggio che è stato accreditato alla mafia direttamente destinato ai due boss di Cosa Nostra Totò Riina e a Bernardo Provenzano. Sorgono qui i consueti dubbi di interpretazione di segnali difficili da decifrare, soprattutto perché probabilmente destinati allo Stato e non ai capi mafia, considerando che la corrispondenza che viene recapitata all'interno delle carceri viene sottoposta ad un rigido controllo. È altrettanto inverosimile che siano destinati ai capi mafia, in quanto dopo un lungo periodo di latitanza, sono stati arrestati mentre conducevano la loro normale vita. Questo ha indotto infatti la polizia a temere l'inizio di una nuova stagione di stragi e di terrore, nell'eterna lotta tra Mafia e Stato.
Non vi sono invece dubbi che ciò a cui stiamo assistendo è il consumarsi di una grande sceneggiata, tenuta in piedi allo scopo di indurre la massa a credere che la mafia sia di nuovo pronta a colpire. In realtà, esiste un fondo di verità a tali timori, in quanto ci avviciniamo sempre più ad un'epoca in cui i problemi economici, la disoccupazione e l'impossibilità di sostenere un adeguato stile di vita, porteranno gli individui sempre più vicini allo scontro di civiltà, in uno stato di guerra perenne e controllata. La situazione economica dell'Italia sta peggiorando e questo, sebbene nessuno voglia ammetterlo, lo avvertono i singoli individui, che sanno di essere trascinati in una situazione di precarietà a causa della perdita del potere d’acquisto dei propri salari e del fallimento delle imprese. Il malcontento e il malessere sociale sconvolgeranno l’equilibrio politico già precario e le folle si solleveranno in manifestazioni sempre più violente . Gli atti di criminalità saranno sempre più frequenti contribuendo a creare una sensazione di caos e smarrimento: sarà questo uno strumento di controllo mentale. Gli episodi di violenza a cui assisteremo saranno così imputati alla criminalità organizzata, mentre altre saranno le menti che manipoleranno gli eventi per fare propaganda e portare acqua al proprio mulino.
Per tale motivo oggi assistiamo agli atti di pura follia di Bossi, che aizza le folle inneggiando alla legittima difesa armata "contro il clandestino", alla nascita di partiti sempre più nazionalisti ed estremisti, nella speranza di divenire l'alternativo portavoce di quella massa che è stanca di bugie e di demagogia.
Occorre tuttavia analizzare bene e capire quali siano le vere forze che agiscono all'interno del tessuto sociale per provocarne il suo sfaldamento. Da una parte vi sono gli estremismi controllati dalle intelligence deviate, mentre un'altra parte è quella criminalità organizzata che lo Stato e i servizi segreti hanno cercato di combattere negli anni '70 e '80 colpendo tuttavia i capi ma non la rete, che ora si sta accrescendo sempre a causa di un malessere sociale sempre più diffuso. La criminalità organizzata vive in funzione delle lacune e della mancanza dello Stato in quelle politiche sociali necessarie a mantenere un buon livello di vivibilità.

La Mafia riesce a risorgere continuamente proprio in funzione del fatto che coloro che a suo tempo furono indagate e inquisite da Falcone e Borsellino ora sono al potere, e fingono di combattere di nuovo la guerra alla mafia. Questo perché il sistema in cui oggi noi viviamo è un circolo talmente vizioso che le rete criminosa della mafia non è che la punta dell'iceberg, che ha le sue basi nel sistema finanziario. Le Banche rappresentano infatti il seme del cancro che è la mafia, in quanto usano e sfruttano il tessuto criminale per porre in essere oscuri traffici di danaro e finanziare la loro rete di lavanderie. Lo scandalo del contrabbando di sigarette che è partito dal Montenegro ha visto infatti coinvolgere la mafia, le Banche e i servizi segreti, coordinati tra di loro grazie all'opera del faccendiere Gerardo Cuomo, che incontrerà la procuratrice Carla del Ponte nel 1998. La collusione del sistema finanziario con la mafia è stata per molti anni oggetto delle indagini di Falcone che, a partire dal 1981 cominciò ad indagare sulle Banche luganesi e sui loro rapporti con i boss mafiosi. Le sue indagini porteranno a sgominare il 16 dicembre del 1989 la Wall Street di Cosa Nostra, ossia la rete delle finanziarie di Lugano delle famiglie Caruana- Cuntrera, che aveva la sua base finanziaria nella Algemene Netherland Bank di Chiasso , collegata a sua volta all'avvocato Luganese Francesco Moretti, la figura più controversa dell' affare Ticinogate. Pochi mesi prima dello stesso anno, Falcone incontra sulla strada Carla Del Ponte, procuratore del Ticino, che già da tempo si adoperava per nascondere i possibili collegamenti tra le finanziarie di Chiasso e i Caruana-Cuntrera, omettendo alcun dettagli dal rapporto stilato dalla procura di Lugano consegnato alla procura di Roma. Per coprire questo errore, e far sembrare che Carla del Ponte si stesse ancora impegnando nella lotta alla mafia, nel giugno del 1989 ad Addaura, vicino Palermo, viene neutralizzata una bomba, creando così il mito della paladina della giustizia.

E' chiaro dunque che non si può parlare di lotta alla Mafia, di giustizia e di criminalità se non si annientano determinati meccanismi che portano e rigenerare il male continuamente. Abbiamo creato l'Europa intorno ad uno Stato che si chiama Svizzera e al segreto bancario svizzero, che costituisce in sé la legalizzazione della mafia e la distruzione degli Stati nazionali . Il potere decisionale dell'Ordine Mondiale è rimesso nelle mani di entità invisibili, che compaiono nel mondo reale una volta all'anno mediante le cd. riunioni del Bilderberg, il cui Presidente è anche il Presidente della UBS Bank. Contro quale nemico ci troviamo dunque a combattere? Si tratta di semplici criminali, dei pizzini, o abbiamo dinanzi a noi la più vasta rete del riciclaggio e del racket internazionale che si nasconde nei consigli di amministrazione delle Banche e delle multinazionali, per poi partecipare a stucchevoli serate di gala in beneficenza dei Paesi del terzo mondo. È ovvio dunque che il crimine di cui gli Stati sono vittime è invisibile, e le armi e gli strumenti a loro disposizione sono al di sopra di qualsiasi legge dell'uomo.

08 maggio 2007

La politica nelle mani della disinformazione e delle Associazioni


Le presidenziali francesi con la vittoria di Nicolas Sarkozy sono state accolte dalla Francia con grandi dubbi e perplessità, facendo delle manifestazioni notturne la vera cerimonia di inaugurazione di questo nuovo Presidente. La Francia si prepara così ad immettersi in una spirale di caos e confusione, mentre chi detiene il potere porterà avanti la politica del controllo delle risorse e delle masse. Chi ha eletto Sarkozy ha scelto la politica del maggior rigore e dell'efficienza del liberismo e dell'integrazione, spinto dal desiderio di avere di un tenore di vita più elevato e dignitoso, e dalle stesse parole di lotta all'inflazione e alla speculazione della BCE contro l'economia degli Stati.
Tuttavia, dopo aver condotto una campagna elettorale fortemente fortemente critica nei confronti della politica economica della Banca Centrale Europa, a pochi giorni dal ballottaggio, Nicolas Sarkozy fa un piccolo passo indietro e ammette di aver compreso che le sue richieste sono poco ragionevoli e non applicabili. Non dimentichiamo che più volte ha reiterato le sue critiche contro l'euro, affermando di voler scatenare un'offensiva diplomatica per ottenere dai partner europei che facessero pressione sulla BCE ed elaborare un vero governo economico dell'Europa, in modo da mettere fine alla supremazia della Banca Centrale sulle esigenze degli Stati nazionali. Per mesi ha dichiarato che avrebbe combattuto quella politica dell'euro che sottrae alle persone e alle imprese potere d'acquisto, che asseconda la Federal Reserve ma non i bisogni dei cittadini europei.
Terminata la campagna elettorale, d'un tratto Sarkozy ci tiene a precisare che chiederà semplicemente che la BCE accetti di provare a rendere flessibile la politica monetaria europea, impegnandosi il Governo a tenere una politica di rigido controllo del rialzo dei prezzi. I funzionari della BCE hanno infatti risposto che saranno tutte vane in ogni caso, i tentativi di una riforma dello statuto su iniziativa degli Stati nazionali, e ha infine precisato che la Francia chiede in prestito euro al 3,85% con contratti a 50 anni per finanziare il suo debito, e che è obbligata a dare fiducia alla nostra moneta.
"Nessuno politico deve esercitare di pressione sul BCE", ha affermato uno dei funzionari, concludendo che non è possibile imporre delle costrizioni all'azione del BCE perchè è, e resta, un'istituzione indipendente.
Se prima l'obiettivo era riformare la BCE per renderla vicina agli Stati, ora diventa il controllo del rialzo dei prezzi da parte dei commercianti: tra queste due cose vi è un abisso, ed è anche la prova della grande sceneggiata che stata fatta al solo scopo di conquistare i voti di quella parte dell'elettorato che non vuole l'Europa dei Banchieri, e che desidera una Francia libera. Sarkozy ha così giocato sporco, perché ha strumentalizzato la controinformazione e i movimenti di contrasto all'euro, per conquistare un determinato elettorale, e poi ritirare le sue stesse parole, meschinamente affermando che non esiste alcun "patto scritto" con i partner europei sulla possibilità di una riforma della BCE. Questo comportamento dimostra dunque come la politica può raccogliere e incanalare i consensi verso le decisioni del partito, delle lobbies di cui si fanno gli interessi, e che alla fine si lotta perennemente contro la disinformazione, che è un avversario troppo invisibile per essere eluso. Non esiste più una netta differenza tra controinformazione e informazione ufficiale, ma c'è una zona grigia che lavora dietro entrambe perché ognuna di esse ha lo scopo di catturare l'attenzione di una determinata parte della società. Su di esse poi si basa un sistema di potere piramidale che permette di convogliare una così grande massa e varietà di opinioni e pensieri verso un'unica direzione.Accordo Abi-Consumatori
Quest'era sarà ricordata come quella del fallimento degli Stati, perché i governi e le Istituzioni non fanno più gli interessi del cittadino e lasciano che siano invece le associazioni di consumatori a fare da rappresentanti degli "utenti". Stanno diventando sempre più presenti nella nostra politica e ad esse vengono demandate delle funzioni che invece spettano allo Stato in virtù del fatto che si fonda su delle leggi, sulla Costituzione e sulla rappresentanza del popolo. Le Associazioni di Consumatori Italiane hanno infatti firmato uno storico accordo con l'Associazione Banche Italiane come conciliazione per l'estensione "parziale" delle condizioni previste dal Decreto Bersani ai mutui sottoscritti prima del decreto. Questa alleanza va non solo ad approvare lo sconto dell'Abi sulle penali per l'estinzione anticipata dei mutui, ma segna anche l'inizio di una collaborazione che arriverà a "certificare" i prodotti della Banca da parte dell'associazioni di consumatori. Nessuno tuttavia ha dato alle Associazioni questo potere di rappresentanza degli interessi dei consumatori, né tanto meno l'investitura a vita per dare "certificazioni" ai mutui, agli investimenti o ai conti corrente. Si potrebbe arrivare al paradosso che un'impresa potrebbe ritrovarsi da sola a far valere la lesione dei suoi diritti, o a scontrarsi con le stesse Associazioni di Consumatori che non possono far causa ad un prodotto bancario che hanno certificato.
Questo è il fallimento della politica, dello Stato, ma anche dello Stato civico, di una società che preferisce nominare un rappresentante piuttosto che lottare in prima persona, piuttosto che controllare costantemente cosa stia accadendo intorno a sé. Tale sistema di potere che oggi subiamo, non è altro che il risultato dell'indifferenza delle persone che sanno contro chi puntare il dito quando qualcosa va male, ma non sono capaci di esporsi personalmente per denunciare le anomalie dell'intero sistema. Abbiamo costruito in questi anni un sistema di controllori: abbiamo creato un'amministrazione per controllare il rispetto delle regole, poi abbiamo nominato dei controllori a vigilare che l'altro controlli bene, poi un'authority che giudichi i controllori dei controllori. Una lunga piramide di entità di controllo per evitare che sia il cittadino a fare questa attività di vigilanza su coloro che dovrebbero cautelarci.
Se poi non esiste l'interesse delle persone o viene manipolata per reindirizzarla, il sistema crolla perché non ha una base solida.
Ciò tuttavia dovrebbe spingere ognuno di noi a smettere di lottare in nome di un partito, di una bandiera o di un'ideale che la televisione globalizzata ci ha trasmesso, e a combattere per l'unica rivoluzione che nessun politico vorrà mai fare: la free energy. È questa l'unica risposta a chi desidera lottare le lobbies, ma senza essere rinchiuso dalle trapporle dei politici o della disinformazione.

23 aprile 2007

La Francia pronta a cadere nella spirale del terrore


La Francia si prepara al secondo turno delle presidenziali che vedrà scontrarsi Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal, e si preannuncia già caratterizzato dalle indecisioni e le ambiguità di ogni elezione politica. Gli scandali e le grandi propagande che hanno preceduto queste elezioni, hanno preparato la Francia ad un probabile futuro governo fatto di ingovernabilità o di contrasti che potrebbero peggiorare ancora di più la situazione di malessere che le città francesi vivono. Oggi la Francia è uno Stato industrializzato e avanzato, i cittadini partecipano alla politica e si sentono direttamente coinvolti e responsabili delle scelte dei loro rappresentanti, tuttavia vige una situazione di forti contrasti, strumentalizzati dai politici e il più delle volte fuori dal controllo delle istituzioni stesse. Il ruolo della politica diventa così molto delicato in quanto un progetto di legge dà adito a manifestazioni che diventano rivolte, e questo perché la democratica integrazione dei popoli o società industrializzata, oggi è divenuto scontro di civiltà e insostenibilità economica. Deve così far riflettere il messaggio lasciato da Chirac ai suoi successori: "non scegliete l'estremismo, perché questo conduce all'abisso, è un veleno, lacera e distrugge". Parole che si rivolgono senz'altro al candidato Le Pen, che aveva accolto larghi consensi proprio grazie alla sua estremista posizione di rigettare la politica in generale e cominciare a dire "tutto ciò che si pensa, ma non si dice". Nicolas Sarkozy, dal suo canto, è un campione della lotta senza molti complimenti contro l'immigrazione illegale, e dell'integrazione, ed è iniziatore dell'idea di un nuovo ministero per l'immigrazione e dell'identità nazionale. Per questo ha lanciato una campagna elettorale abbastanza radicale contro l'immigrazione. Il risultato si è rivelato ambivalente. Da un lato, è aggiudicato i voti di elettori nazionalisti; dall'altro, ha aizzato ancora di più la tensione nelle periferie: questa è la chiave che aprirà a Sarkozy le porte dell'Eliseo. Ironia della sorte, lui probabilmente sarà il primo Presidente Francese di origini Ungheresi
Dà al suo popolo ciò di cui ha più bisogno, ossia sicurezza contro la criminalità diffusa, presenza dello Stato a difesa dei francesi contro gli abusivi, "la Francia ai Francesi" . Eppure Chirac aveva messo in guardia il suo successore contro una rabbia eccessiva nella lotta contro l'immigrazione che può portare un profitto elettorale a breve termine ma che è incapace di troncare il problema dell'integrazione.

D'altronde non è facile vivere in un Paese che per anni ha fondato il suo potere economico e politico sull'imperialismo, e oggi rifiuta i normali diritti che derivano dall'essere cittadino a persone che sono francesi a tutti gli effetti. Non lo è ancora di più se i suoi politici scelgono la strada della repressione e dell'autoritarismo per mettere a tacere delle proteste e dei cori di malcontento che sono soprattutto un segnale di allarme di una società malata che va verso la dittatura del terrore.
Oggi un francese con origini algerine o senegalesi non si sente un cittadino alla pari perché non ha accesso a quei canali che portano al benessere, e resta nel limbo, negli strati della società più dimenticati e sconosciuti. Vive nelle banlieues, ha un salario di sussistenza, non può permettersi scuole esclusive, non ha un'adeguata assistenza e sociale, e soprattutto, non viene considerato come francese. Vengono così incendiate le periferie, messo a ferro e fuoco un'intera città che risponde con le ronde punitive, la sorveglianza restrittiva, il coprifuoco: violenza risposta con violenza, fino a portare alla guerriglia cittadina. Non ci si è chiesti però cosa ha creato una situazione di invivibilità.La repressione di oggi è la scintilla del caos di domani, è assecondare quella formula del sabotaggio, del controllo delle masse mediante il terrore e l'impotenza. Ci prepariamo infatti ad una società che sarà governata dalla criminalità, indotta dal sentimento di impotenza delle persone che sanno di non avere armi a propria disposizione per far sentire la propria voce, soprattutto se vivono ai margini della società. A questo punto la sorveglianza elettronica, il controllo mediante le pulci e i chip saranno completamente legittimati e accettati dall'opinione pubblica.


Tuttavia, la Francia è un grande Stato, è un grande popolo che conosce le armi a doppio taglio del controllo delle masse, ha un sistema di informazione orizzontale e distributivo, e oggi lotta anche per riavere la sua sovranità monetaria. Per due lunghi mesi la Francia ha lottato contro il lavoro precario, ed è riuscita ad ottenere la revisione del progetto di legge.
In un certo senso conosce bene le debolezze dei suoi candidati e contro di essi è molto critica: sia l'informazione che la controinformazione si ferma sulle lacune di questi nuovi presidenti, che non hanno nulla dei vecchi Capi di Stato. Sarkozy, ministro degli Interni uscente, facilmente viene messo in difficoltà su questioni come il terrorismo, come il debito pubblico, come le tasse.
La verità è che la politica del partitismo non ha futuro, e sarà sempre più accentrata sui singoli uomini, e non sugli ideali. Chiunque sia il vincitore, andrà avanti sempre più la strategia del sabotaggio, del ricatto morale, del razzismo e della mancanza di opportunità per la massa, per creare così uno Stato onnipresente, che vigila con telecamere e chip sulla tolleranza dei cittadini.

12 agosto 2006

L'Apocalisse è già arrivata

Un altro attentato sventato dalle intelligence internazionali, ancora terrore e caos per evitare l'apocalisse dell'Europa e dell'America. È tutto così assurdo, inverosimile, ma soprattutto tutto così falso, vorremmo davvero sapere chi ormai è disposto più a credere a tanta follia. Dopotutto dovevamo aspettarcelo, perché i segnali si erano già da tempo manifestati e ricorrono ancora tutti i presupposti per spiegare il perché di questa grande farsa.
Primo tra tutti il ricorrere della data del numero 11, dopo l'11 luglio per aspettare l'11 settembre, e condire il tutto con un grande spettacolo mediatico. Ancora una volta si parla di "rotte del terrore", tra Londra e New York, con una fantomatica banda di terroristi pakistani pronti a prendere il controllo dei boeing con armi sofisticate e allo stesso fatti da componenti acquistabili liberamente in commercio.
Hanno individuato l'arma, una "bomba all'esplosivo liquido" azionabile mediante un comunissimo lettore mp3, una rivoluzionaria invenzione dei terroristi per eludere i controlli, costruita con banalissimi componenti ovunque reperibili.


Una nuova arma che utilizza l'acqua sicuramente esiste, ben più pericolosa e invisibile di quello che vogliono far credere, ma certamente non è questa: ciò che ci danno è solo la spicciola verità a cui dobbiamo abboccare per assecondare i grandi piani del sabotaggio. Infatti l'azione dei servizi per bloccare il grande attentato ha scatenato panico e una vera apocalisse in terra, con danni e vittime di gran lunga maggiori di una guerra o di un attentato: non c'è prezzo o azione che possa guarire i popoli dal terrore, che possa indurli a fidarsi di nuovo del proprio vicino. Hanno privato le persone in viaggio in un periodo di afa e caldo dell'acqua, dei liquidi, persino dei biberon per il proprio bambino, hanno sequestrato le valigie e ogni avere, costringendo questa massa di gente a restare nell'aeroporto per un'intera giornata. Tutti i voli sono stati cancellati, con disservizi e ritardi in tutti gli altri aeroporti del mondo, proprio in un periodo di grande deflusso su scala internazionale per via delle vacanze.
Quest'azione è in realtà una scatola cinese, studiata e progettata nei minimi dettagli perché funzionale e rispondere a molti obiettivi, tra cui quelli economici e finanziari sono una componente molto importante. Questa manovra costerà ai passeggeri milioni di euro, così come alle compagnie assicurative che, tra ritardi e procedure di rimborso, non risarciranno tutti i soldi. Sarebbe davvero interessante verificare i bilanci e i conti trimestrali delle compagnie aeree e delle società di armamento dopo questo blitz antiterroristico. Non bisogna inoltre escludere l'ipotesi che si è voluto anche bloccare la movimentazioni di circolante e soldi contanti dall'Inghilterra verso le madri patrie degli emigranti residenti all'estero.
A tutto questo occorre aggiungere il grande risultato di spostare l'attenzione mediatica dall'aggressione delle potenze occidentali della terra musulmana, alla guerra per il terrorismo e il fondamentalismo islamico che mina la nostra sicurezza. Non sono ritardati i primi arresti in massa di immigrati musulmani in tutt'Europa: sono stati prelevati e condotti nelle questure senza alcun motivo, e vedrete che dopo interrogatori, legnate e celle di isolamento ammetteranno di essere una cella di al queda. Sono ormai settimane che giungono dalla rete le minacce di Al queda all'america se non lascerà l'Iraq, se proverà ad attaccare l'Iran e se non ritirerà le truppe dell'Afganistan. Oltretutto il governo Iraniano ha rilasciato il figlio di Bin Laden, e ormai per la stampa si prepara ad essere un nuovo personaggio carismatico dei combattenti libanesi. Lanciare il pericolo del terrorismo consentirà l'approvazione di un'importante risoluzione Onu che decreterà l'avanzata dell'America verso l'Iran, e la parziale vittoria contro la Russia. Potrà così risolvere in parte il grave problema del crack finanziario americano,e da quella privilegiata situazione controllare il mercato energetico, attraverso il presidio delle pipeline che attraversano il medioeriente, e poi quello delle merci provenienti dalla Cina e dall'India.
È ora in atto la strategia del sabotaggio che porta con sé panico e smarrimento, al quale i media e i guardiani delle lobbies rispondono con il ricatto morale dell'occidente: dinanzi a tale situazione i nostri governi devono prendere decisioni impopolari come decidere interventi aerei e forze di contrapposizione. A questi poi seguiranno i provvedimenti invasivi della privacy, per tracciare i conti correnti, i movimenti delle persone e persino della carta moneta.

23 giugno 2006

Controllo della produzione alimentare e sabotaggio


Le previsioni per il raccolto mondiale di grano del 2006 sono alquanto pessimiste, in quanto per ben 61 milioni di tonnellate non sarà possibile coprire la domanda mondiale, andando ad intaccare per la settima volta consecutiva le scorte di sicurezza. Manca dunque la copertura per una quantità parti al consumo in 57 giorni, e causerà probabilmente un rincaro molto alto del prezzo del grano.
La scorta di sicurezza del grano rappresenta la quantità di grano disponibile prima della prossima raccolta, e rappresenta per questo una stima indicizzata della sicurezza alimentare del pianeta: non appena la scorta cade al di sotto dei sessanta giorni di consumo i prezzi cominciano ad aumentare. Siamo a livelli di scorta tra i più bassi in questi 34 anni, e i rincari nei cereali possono essere quasi confrontati in percentuale che quelli del petrolio.

Di questo passo, in pochi anni potremmo assistere ad un calo delle scorte talmente alto da provocare o accentuare l'iperinflazione nei paesi ricchi e avanzati, e le carestie, in stati in via di sviluppo e già colpiti dalla fame, portando con sé milioni di morti.

Questo è quello che molti usano chiamare sabotaggio, o mantenimento non causale di uno stato di emergenza, della confusione e della morte controllata delle persone. Raccolti distrutti da alluvioni, progettazione di semi trasgenici sterili, siccità, direttive euoropee e quote di produzione, oltre all'inquinamento delle terre, sono tra le cause più evidenti. E mentre i nostri politici parlano di politiche economiche efficienti e competitive, viene programmato un genocidio da criminali con il colletto bianco, che siedono nelle commissioni europee per politiche comunitarie e degli organismi mondiali.
Come possiamo dimenticare le 58 mila tonnellate di grano contaminato da ocratossina, una sostanza cancerogena, di provenienza canadese, sequestrato su una nave proveniente dalla Grecia battente bandiera di Hong Kong. È dunque praticamente impossibile rintracciare le produzioni proprio a causa della liberalizzazione del commercio gestita e controllata in tutto e per tutto dalla WTO, un'organizzazione mondiale del commercio composta da un manipolo di esperti nominati dalle stesse multinazionali che dovrebbero essere sottoposte a controllo.
Episodi del genere provocano non solo danni reali all'economia di uno Stato e alla sua popolazione, ma anche danni biologici travolgendo poi anche la produzione locale, perchè colpita dalla sfiducia e dalla diffidenza dei consumatori.
Allo stesso modo, la sindrome della mucca pazza allora provocò miliardi di danni alle economie nazionali, molti allevamenti fallirono, e tutto questo a causa di mangimi forniti dalle grandi imprese. Si è portata la popolazione allo stremo, per poi costringere gli Stati ad importare carne agli ormoni: l'Italia ancora oggi paga multe elevate perché qualcuno ha dimenticato di adempiere nelle modalità e nei tempi giusti le prescrizioni della WTO. Bisogna capirli questi politici, dopotutto non sono dei veterenari, non possono sapere queste cose!
Ci si va dunque a scontrare contro poteri e strutture invisibili, che usano tecnologie e strumenti burocratici inattaccabili, sorretti inoltre dalla corruzione dei politici e dall'oscurantismo dell'informazione. Non esistono mezzi per punirli, non esistono norme di procedure internazioni né tribunali giudiziari che abbiano al loro interno giudici di tutti gli Stati del mondo, con uguale potere e uguale posizione, né carceri grandi abbastanza per contenere i colpevoli.