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23 aprile 2007

La Francia pronta a cadere nella spirale del terrore


La Francia si prepara al secondo turno delle presidenziali che vedrà scontrarsi Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal, e si preannuncia già caratterizzato dalle indecisioni e le ambiguità di ogni elezione politica. Gli scandali e le grandi propagande che hanno preceduto queste elezioni, hanno preparato la Francia ad un probabile futuro governo fatto di ingovernabilità o di contrasti che potrebbero peggiorare ancora di più la situazione di malessere che le città francesi vivono. Oggi la Francia è uno Stato industrializzato e avanzato, i cittadini partecipano alla politica e si sentono direttamente coinvolti e responsabili delle scelte dei loro rappresentanti, tuttavia vige una situazione di forti contrasti, strumentalizzati dai politici e il più delle volte fuori dal controllo delle istituzioni stesse. Il ruolo della politica diventa così molto delicato in quanto un progetto di legge dà adito a manifestazioni che diventano rivolte, e questo perché la democratica integrazione dei popoli o società industrializzata, oggi è divenuto scontro di civiltà e insostenibilità economica. Deve così far riflettere il messaggio lasciato da Chirac ai suoi successori: "non scegliete l'estremismo, perché questo conduce all'abisso, è un veleno, lacera e distrugge". Parole che si rivolgono senz'altro al candidato Le Pen, che aveva accolto larghi consensi proprio grazie alla sua estremista posizione di rigettare la politica in generale e cominciare a dire "tutto ciò che si pensa, ma non si dice". Nicolas Sarkozy, dal suo canto, è un campione della lotta senza molti complimenti contro l'immigrazione illegale, e dell'integrazione, ed è iniziatore dell'idea di un nuovo ministero per l'immigrazione e dell'identità nazionale. Per questo ha lanciato una campagna elettorale abbastanza radicale contro l'immigrazione. Il risultato si è rivelato ambivalente. Da un lato, è aggiudicato i voti di elettori nazionalisti; dall'altro, ha aizzato ancora di più la tensione nelle periferie: questa è la chiave che aprirà a Sarkozy le porte dell'Eliseo. Ironia della sorte, lui probabilmente sarà il primo Presidente Francese di origini Ungheresi
Dà al suo popolo ciò di cui ha più bisogno, ossia sicurezza contro la criminalità diffusa, presenza dello Stato a difesa dei francesi contro gli abusivi, "la Francia ai Francesi" . Eppure Chirac aveva messo in guardia il suo successore contro una rabbia eccessiva nella lotta contro l'immigrazione che può portare un profitto elettorale a breve termine ma che è incapace di troncare il problema dell'integrazione.

D'altronde non è facile vivere in un Paese che per anni ha fondato il suo potere economico e politico sull'imperialismo, e oggi rifiuta i normali diritti che derivano dall'essere cittadino a persone che sono francesi a tutti gli effetti. Non lo è ancora di più se i suoi politici scelgono la strada della repressione e dell'autoritarismo per mettere a tacere delle proteste e dei cori di malcontento che sono soprattutto un segnale di allarme di una società malata che va verso la dittatura del terrore.
Oggi un francese con origini algerine o senegalesi non si sente un cittadino alla pari perché non ha accesso a quei canali che portano al benessere, e resta nel limbo, negli strati della società più dimenticati e sconosciuti. Vive nelle banlieues, ha un salario di sussistenza, non può permettersi scuole esclusive, non ha un'adeguata assistenza e sociale, e soprattutto, non viene considerato come francese. Vengono così incendiate le periferie, messo a ferro e fuoco un'intera città che risponde con le ronde punitive, la sorveglianza restrittiva, il coprifuoco: violenza risposta con violenza, fino a portare alla guerriglia cittadina. Non ci si è chiesti però cosa ha creato una situazione di invivibilità.La repressione di oggi è la scintilla del caos di domani, è assecondare quella formula del sabotaggio, del controllo delle masse mediante il terrore e l'impotenza. Ci prepariamo infatti ad una società che sarà governata dalla criminalità, indotta dal sentimento di impotenza delle persone che sanno di non avere armi a propria disposizione per far sentire la propria voce, soprattutto se vivono ai margini della società. A questo punto la sorveglianza elettronica, il controllo mediante le pulci e i chip saranno completamente legittimati e accettati dall'opinione pubblica.


Tuttavia, la Francia è un grande Stato, è un grande popolo che conosce le armi a doppio taglio del controllo delle masse, ha un sistema di informazione orizzontale e distributivo, e oggi lotta anche per riavere la sua sovranità monetaria. Per due lunghi mesi la Francia ha lottato contro il lavoro precario, ed è riuscita ad ottenere la revisione del progetto di legge.
In un certo senso conosce bene le debolezze dei suoi candidati e contro di essi è molto critica: sia l'informazione che la controinformazione si ferma sulle lacune di questi nuovi presidenti, che non hanno nulla dei vecchi Capi di Stato. Sarkozy, ministro degli Interni uscente, facilmente viene messo in difficoltà su questioni come il terrorismo, come il debito pubblico, come le tasse.
La verità è che la politica del partitismo non ha futuro, e sarà sempre più accentrata sui singoli uomini, e non sugli ideali. Chiunque sia il vincitore, andrà avanti sempre più la strategia del sabotaggio, del ricatto morale, del razzismo e della mancanza di opportunità per la massa, per creare così uno Stato onnipresente, che vigila con telecamere e chip sulla tolleranza dei cittadini.