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21 febbraio 2011

Le rivoluzioni franco-britanniche

Roma/Balcani - "Il Nord-Africa è in fiamme, un'escalation di rivolte trasformatesi ben presto in guerre civili. Questa è la guerra del Mediterraneo, volta a tracciare le nuove sfere di influenza energetiche e sottrarre ogni controllo all'Italia". secondo il quale sono ormai evidenti le manipolazioni delle campagne di disinformazione e dei falsi giustizialismi, volti a creare le "false rivoluzioni colorate" e così delle nuove false capitali islamiche. Un grande ruolo è ora svolto da Internet e dai social-network che rivelano così un volto molto pericolo, ossia di strumento per la creazione di assembramenti e riunioni di protesta, così come per il coordinamento delle grandi masse. In gioco vi sono gli interessi dei giganti petroliferi degli antichi colonizzatori franco-britannici dell'Africa, che con Total, Chevron, Exxon, Shell e BP hanno tracciato i propri imperi energetici, decidendo ora la destituzione di quei Governi che loro stessi hanno contribuito a creare. L'Italia, con i suoi piccoli giganti, è ora costretta ad arretrare sempre di più, vedendosi quasi costretta a lasciare Tripoli e la lunga serie di cooperazioni economiche sottoscritte con Gheddafi, mentre da sola dovrà affrontare l'ondata dei rifugiati che premono sulle coste di Lampedusa.

Tali eventi non potranno non avere un'eco anche nei Balcani, dove i Governi dalla stabilità già precaria rischiano di essere bersaglio di manifestazioni incendiarie, viste le implicazioni etnico-religiose sempre in gioco. Si ingrossano così i forum e i blog che fomentano odio, malcontenti, scontri, utilizzando ogni banale pretesto per accendere le micce degli scontri. Dall'aumento dei prezzi al congelamento delle pensioni, dalla costruzione di una Chiesa all'espropriazione di un terreno. Le zone calde nell'area balcanica sono tante, primo tra tutti il Sangiaccato che rivendica l'autonomia e maggiori diritti per l'etnia bosniaco-musulmana, seguito poi dalla Bosnia Erzegovina, polveriera in cui vengono trafficate troppe armi e troppo esplosivo, ed infine la Macedonia che non ha ancora risolto l'equilibrio interno macedone-albanese. I governi, in questa guerra silenziosa, non hanno strumenti per monitorare queste nuove realtà, in cui vi sono programmi specializzati volti ad innescare conflitti inter-etnici ed interreligiosi, tutto questo gestito in maniera trasnazionale. "I media non rappresentano più la libertà di stampa, ma sono diventati solo ed esclusivamente dei cartelli di disinformazione e di provocazioni, sono delle società private con degli interessi economici. La nuova "rivoluzione internettiana" serve unicamente a cambiare le zone di influenza e a mettere al potere governi-fantoccio ingovernabili -  -.L'Italia resta a guardare impassibile questo scenario paradossale, in cui sia la Russia che l'America o l'Inghilterra, e persino l'ultimo paese sperduto, possono infliggere ovunque un qualsiasi colpo.

18 dicembre 2008

Banche e crisi economica: un alibi per tutti


Dinanzi ad un debito incalcolabile, la Federale Reserve e le Istituzioni americane hanno intrapreso una "caccia alle streghe" per dare all’opinione pubblica un colpevole. Allo stesso modo, la stessa campagna giustizialista contro le Banche è divenuta una manovra di propaganda, in quanto sono già pronte le Fondazioni per far ripartire la macchina del debito e della produzione di ricchezza.

Giornali, associazioni di consumatori, istituzioni di vigilanza, tutti si scandalizzano dinanzi alla truffa delle piramidi di Madoff, della bancarotta dei collaterali e il graduale fallimento delle Banche. Dinanzi al crollo di un sistema concepito sull’inganno e sull’incontrollata "creazione" di denaro, è ovvio che a tutti conviene gridare allo scandalo e arrestare il capro espiatorio di turno, perché altrimenti bisognerebbe ammettere che i sistemi di controllo sono inesistenti ed inadeguati, o addirittura chiedere il fallimento degli Stati che hanno costruito su tali meccanismi il proprio potere economico. E infatti, quando alcuni mesi fa venne sollevata la questione dei collaterali e dei titoli derivati sulla base dei quali le banche costruivano e concedevano capitalizzazioni, le alte autorità di vigilanza, come la Federal Reserve o il Dipartimento del Tesoro americano, non intervennero in maniera drastica. Dunque, affermare oggi che Bernard Madoff ha costruito una truffa in un clima di grande tensione e di allarme, quando lo stesso sistema bancario stava già vacillando, è solo uno sciocco tentativo di procurarsi un alibi e non rispondere delle proprie responsabilità.

D’altronde, i buchi del sistema finanziario sono sempre esistiti, soltanto che veniva dato per scontato che stampando denaro senza controllo, e obbligando i governi più deboli ad acquistare i titoli di debito del Tesoro americano, il sistema avrebbe retto ancora per molto tempo. Questo potrebbe essere anche vero, ma bisognava considerare che prima o poi le regole del gioco sarebbero cambiate. Così, dinanzi ad un debito incalcolabile, la Federale Reserve e le Istituzioni americane hanno intrapreso una "caccia alle streghe" per dare all’opinione pubblica un senso di giustizia che non esiste, e guadagnare altro tempo per costruire le nuove alleanze. Venuta meno la fiducia e la credibilità nelle istituzioni - e il lancio di una scarpa contro Bush del giornalista iracheno ne è la dimostrazione - si è preferito mandare in prima linea Barack Obama, nel tentativo di arginare la totale disfatta. L’amministrazione Obama, da parte sua, è un semplice prodotto di marketing, una maschera da porre sul viso del vecchio e fallimentare partito democratico di Clinton, progettata proprio per evitare che lo stesso popolo americano si rivoltasse contro il proprio Presidente. Allo stesso modo, la stessa campagna giustizialista contro le Banche è divenuta una manovra di propaganda, in quanto sono già pronte le Fondazioni per far ripartire la macchina del debito e della produzione di ricchezza, magari sotto altre forme.

Il vero problema, invece, è il blocco del sistema produttivo, considerando che le aziende, che hanno bisogno di liquidità, si trovano in forte difficoltà e sono in cerca di espedienti che possano aiutarli a coprire almeno le spese e a chiudere questo biennio tragico. Anche in questo caso, tuttavia, bisogna fare una giusta distinzione tra piccole e medie imprese - la maggior parte delle quali a rischio fallimento - e le grandi società (ex) capitaliste, le quali camuffandosi da "socialisti" continueranno a rimanere in piedi, attuando delocalizzazioni e parziali nazionalizzazioni. Tutto, ovviamente, a spese dei cittadini e dei lavoratori, a cui viene chiesto un sacrificio eccessivo per garantire a se stessi e alle proprie famiglie il sostentamento. Ad esempio, pian piano vedremo come i primi stabilimenti italiani verranno chiusi, per direzionare gli investimenti in economie più giovani, in via di sviluppo, che beneficiano dei fondi per la ricostruzione, nonché di quelli del riciclaggio delle attività illecite perpetrate nelle economie "apparentemente" di diritto e dalla criminalità organizzata, tenuta in vita dalle nuove classi politiche democratiche.

Ad ogni modo, quelle istituzioni incrollabili ed eterne ben presto non esisteranno più, saranno solo dei concetti astratti che possono essere anche cambiati. Così, il Presidente Bush sarà ricordato per il lancio della scarpa di un umile giornalista iracheno, Barack Obama sarà l’uomo del cambiamento e dell’avvento dell’era cibernetica, le fonti di energia fossili saranno considerate degli ottimi sintetici di quelle rinnovabili "in tempo di crisi", mentre la "grande crisi globale" sarà l’alibi del fallimento del sistema capitalistico e degli Stati Uniti. Infine, la grande conquista dell’umanità, l'internet, sarà la nuova "gabbia d’oro" della nostra economia, dove vi è già un monopolista che si è impossessato di tutta l'informazione. In questo modo, apparentemente perfetto, nasceranno presto gli invisibili, la classe dei "clochard e dei mendicanti" cibernetici, che tuttavia non vedremo, perchè nel nostro cinema non potete vedere mai quello che c’è dietro il palco: questa è la nuova frontiera dell'internet.

17 dicembre 2008

ISP e informazioni: banche centrali e moneta del futuro


Mentre il sistema economico occidentale di sgretola, i nuovi "banchieri" preparano i caveaux delle Banche Centrali del prossimo futuro. È facile dedurre, chi saranno le entità detentrici degli strumenti che tutti utilizziamo ed utilizzeremo per lavorare, comunicare e vivere. Google, You Tube, Yahoo, Facebook, Skype, sono la nuova lobby cybernetica, che non ha bisogno di petrolio perché è cambiato il controvalore economico.
Se il sistema economico occidentale sembra sgretolarsi sotto i colpi dello scandalo delle "piramidi" di Bernard Madoff, dall’altra i nuovi "banchieri" preparano i caveaux delle Banche Centrali del prossimo futuro. Quando il panico e la propaganda della crisi economica avrà smesso di fare le ultime vittime, distruggendo i cocci della vecchia economia del "dollaro di carta", il passo successivo sarà quello di imporre nuove regole per ricostruire il mercato e far ripartire l’economia. È facile dedurre, a questo punto, chi saranno le entità detentrici degli strumenti che tutti utilizziamo ed utilizzeremo per lavorare, comunicare e vivere, perché saranno dei mezzi indispensabili. Google, You Tube, Yahoo, Facebook, Skype, etc., sono la nuova lobbies cybernetica, che non ha bisogno di petrolio perché è cambiato il controvalore Economico. La crisi è proprio questo, è la distruzione del controvalore numerario di oro e valuta, per far posto all’unità di valore intellettuale cibernetico, che può essere il "click" dei banner, la "impressione della pagina", il "download" e il numero delle "ricerche": questi saranno i parametri che misureranno le nostre prestazioni intellettive, la compravendita di servizi e merci, e la stessa visibilità sociale. Quello di cui parliamo è reale, e non è molto lontano dal presente in cui viviamo, la teoria della cybernetica nasce agli inizi del 1900 e in questi 100 anni si è sviluppata nelle sue forme per divenire "attuabile" ai meccanismi biologici e sociali dell’umanità.
Conoscere la cybernetica ci fa capire anche il vero significato del progetto OpenEdge di Google, la dimensione parallela dell'internet con contenuti fruibili a pagamento, che andrebbe a concretizzare anni di lavoro di preparazione e darebbe un senso a questo enorme sistema informatico creato per monopolizzare e mappare l’informazione nel web. Il progetto di Google prevede infatti di collocare i propri server all’interno delle farm dei fornitori di connettività, e su questi server verrebbero collocate informazioni e servizi, che usufruiranno di una corsia privilegiata e a banda larga, previo pagamento di un canone a Isp o compagnie telefoniche. E’ ovvio che, in tal modo, verrebbe stravolto l’intero sistema su cui è stato costruito Internet, perché non si avrebbe più il World Wide Web, bensì un sistema a due velocità, per due classi separate di utenti. Il progetto è tutt’ora in trattativa, e Google sta cercando di trovare il modo per scavalcare quelle norme di Antitrust e di "Net Neutrality" (la neutralità della rete), utilizzando però gli strumenti di sempre, ossia la lobby.

Ed è davvero strano che il direttore esecutivo di Google Eric Schmidt sia uno dei consiglieri di Obama: ma Obama non era l’uomo venuto dal basso che non aveva lobbies dietro di sé? Il grande inganno della gente, è proprio l’illudersi che questo tipo di "potere forte" non sia dannoso come una compagnia petrolifera o di produzione di armi. Tuttavia - come da noi spiegato in precedenza, e si veda La macchina pensante - per stabilire se un potere sia pericoloso o meno, bisogna anche stabilire che tipo di crimine commette, e dunque se intacca la sfera materiale, o quella intellettuale. In quest’ultimo caso si parla infatti di "crimine invisibile" compiuto da "macchine pensanti", che sono in grado di monitorare non solo l'accesso e il flusso di informazioni alle masse, ma riescono ad ostacolare le forze intellettuali e materiali dell’uomo.

Richard Whitt, dirigente di Google preposto ai rapporti con gli operatori TLC, per sgomberare ogni dubbio, ha precisato che si tratta solo di un’operazione di collocazione dei server, una pratica legale, che permette di ridurre i costi della banda, e lo staff di Obama, ha già trovato delle giustificazioni secondo cui "la velocità delle informazioni va pagata di più". Ma, comunque la si metta, la neutralità del web rispetto ai contenuti sarebbe comunque violata, in quanto la "competitività" di un sito sarà dettato dalla sua capacità di “viaggiare” a velocità superiori, cosa che andrà anche ad influire sulla qualità dei servizi forniti per le comunicazioni, le videoconfenze, l’accessibilità di più utenti. D’altra parte, gli Isp diventeranno come le Banche Centrali, mentre non tutti gli Stati potranno avere la possibilità di sviluppare una tecnologia che utilizza il sistema satellitare o cavi di interconnessione. È su questo dunque che si giocherà la guerra cybernetica, sull’accesso alle reti e alle informazioni, mentre la lotta agli hacker servirà solo per il sabotaggio o per coprire forme di spionaggio, come d’altronde accade oggi con il terrorismo. In questa guerra, gli Stati Uniti continuano a viaggiare dietro i contractors ( come Google o IBM) e ancora una volta imporranno un sistema di potere e di scambi che non tutelerà la sovranità del popolo, essendo sempre nelle mani di privati.

In un futuro non tanto lontano, vedremo come hacker, virus e spyware diventeranno i nuovi terroristi o i patrioti - a secondo dei punti di vista - che lotteranno contro il "signoraggio" imposto sulle informazioni e l’accesso alla rete. I primi segnali di questa guerra già esistono, e il messaggio proviene proprio dalla Russia. Gli agenti del Servizio federale di sicurezza della Russia (FSB) hanno individuato 38.000 spyware nella regione di Saratov contro solo 700 nel 2007, come se fosse avvenuto un massiccio attacco. Gli esperti dell'FSB hanno già detto che i servizi segreti stranieri e le organizzazioni terroristiche possono utilizzare alcune di queste applicazioni come "armi di informazione". Nel caso specifico, gli hackers della regione di Saratov hanno una reputazione a livello mondiale per le loro capacità di deviare i fondi da banche e bloccare i siti stranieri per riscatto, e sembra che i servizi segreti stranieri siano interessati anche al loro know-how. Questo deve far riflettere tutti su cosa stanno costruendo i pilastri della società e dell’economia: praticamente sul nulla, su sistemi elettronici e software che possono davvero imporre un controllo di massa.

29 settembre 2008

I nuovi muri di Berlino


Nella classifica 2008 di Transparency International l'Italia si troverebbe al 55° posto nel mondo per la corruzione nel settore pubblico, scendendo di 14 posizioni dal 2007 grazie a una maggiore diffusione "dell'abuso di pubblici uffici per il guadagno privato". E' quanto riporta il Blog di Beppe Grillo, in linea con la sua propaganda politica vestita da "controinformazione" indipendente. Tuttavia bisogna chiedersi chi è Transparency International, e cosa si nasconde dietro la sua lotta contro la corruzione.

Il Blog di Beppe Grillo riporta in prima pagina che secondo Transparency International, l’Italia si troverebbe al 55simo posto nella classifica della lotta alla corruzione e della correttezza delle procedure politiche. Tuttavia, quella che viene definita un’istituzione internazionale nella definizione dello stato di corruzione, non rappresenta altro che la spada di Damocle delle entità economiche sovranazionali sulle economie degli Stati, per decidere liberalizzazione e privatizzazioni. Transparency International è stata creata da Robert Strange McNamara, Segretario alla Difesa dei Presidenti John Fitzgerald Kennedy e Lyndon B. Johnson, collaborando alla decisione del lancio della bomba atomica in Giappone e della guerra che ha devastato il Vietnam, ricostruendo poi nel tempo l’immagine di grande statista con la creazione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. Proprio le "illustri origini" di Transparency, rappresentano la premessa essenziale della lunga carriera di questa organizzazione internazionale, divenuta poi portavoce della Banca Mondiale, all’interno delle politiche di privatizzazione, delle riforme istituzionale e costituzionali, e facendo così della sua lotta per la "trasparenza" un ricatto perenne per politici e funzionari.

Le economie in via di sviluppo, come quelle dell’Europa sud-orientale, rappresentano i prototipi sperimentali per eccellenza di Transparency, considerando che ha collaborato in tutto e per tutto alla loro "democratizzazione" e, così, alla colonizzazione da parte delle multinazionali. Nei Balcani, per esempio, hanno portato a termine dei veri capolavori, cadendo spesso nel ridicolo e nell’assurdo. Quando in Albania sostennero che il Governo era stato corrotto nella gestione del sistema di distribuzione del gas, furono derisi da tutti perché non esiste nel Paese una rete energetica di questo tipo. Da Banja Luka, invece, sono scappati, dopo che un quotidiano locale ha reso noto che i loro funzionari - paladini della giustizia contro la corruzione - avevano corrotto alcuni funzionari per poter realizzare le cosiddette riforme. Rappresentano dunque i figli del marcio dell’economia capitalista occidentale. Si nascondono dietro le NGO, dietro le campagne mediatiche di grande effetto, mentre firmano nei consigli di amministrazione la condanna a morte di migliaia di persone.

Ma dove era Transparency International quando in America Latina si è deciso di privatizzare l’acqua scatenando miseria e guerriglie, oppure negli Stati Uniti sono state fatte cartolarizzazioni, sono stati emessi titoli e derivati non garantiti, sono stati concessi prestiti per il125% del valore delle garanzie a soggetti ad elevato rischio di insolvenza? Magari erano nell’Est europeo, a fare approvare l’ennesima privatizzazione a colpi di scandali e di corruzione, a scatenare tangentopoli e retate all’interno delle società possedute dallo Stato, per garantire così il buon fine dell’ultimo tender o dell’ultimo appalto. Così, mentre le Banche degli Stati Uniti emettevano carta straccia per "far girare l’economia", le società fallivano o delocalizzavano, la disoccupazione e la stagnazione economica dilagava, e contemporaneamente la Comunità Europea dava fondi per l’integrazione. Una macchina oliata alla perfezione, un giostra che gira all’impazzata.

Bisogna inoltre chiedersi quali sono le fonti delle loro indagini, in quanto, non essendo un’Istituzione creata da Stati, rappresenta solo un contractor che elabora dati, al pari di un’agenzia di informazione privata. Ma soprattutto, è necessario precisare cosa si intende dire per "corruzione", considerando che è un concetto mutevole e variabile, che cambia a seconda delle caratteristiche storiche e sociali di ogni Stato. Le semplici tangenti, si sono trasformate, all’interno di democrazie più evolute nelle cosiddette lobbies legali, che sponsorizzano i partiti; ragion per cui non si può dare alla "corruzione" una definizione oggettiva. Negli Stati Uniti un funzionario "corrotto" ha il potere di uccidere migliaia di persone, nei Balcani, così come in Italia, può favorire certi soggetti invece che altri, al pari di una sponsorizzazione delle lobbies americane. Esiste così un altro tipo di corruzione, più sofisticata, dietro la quale vi sono società di consulenza che pianificano manovre finanziarie e politiche economiche, in relazione agli interessi di determinate città. Per tale motivo, la crisi finanziaria che stiamo vivendo è dovuta in parte ad un altro tipo di realtà, che deriva dalla struttura stessa del potere, scatenando un effetto domino infinito.

Se negli anni '90 le grandi società di speculazione hanno costruito la loro ricchezza truccando i bilanci, accreditando titoli senza alcuna copertura reale ed eludendo le leggi degli Stati, dopo l'11 settembre è stato instaurato un nuovo ordine mondiale che ha fatto della monetica (moneta elettronica) il suo "cavallo di battaglia". Le nuove norme per gli scambi economici hanno fatto saltare tutti i fusibili - banche d’affari minori, manager e broker, fondi di investimento - danneggiando piccoli investitori, cittadini e imprese di piccole e medie dimensioni, nonchè amministrazioni locali e utilities pubbliche. Tuttavia, la monetica fa parte del nuovo sistema economico telematizzato ed informatizzato che scandisce non solo l’economia, ma anche la nostra società. Pian piano, sono stati costruiti i nuovi muri di Berlino, ossia delle frontiere informatiche che si sono alzate, senza nessun referendum popolare: si parla di democrazia diretta, di potere orizzontale, ma anche di lotta alla corruzione, di "parlamenti puliti", di "governi ombra".

Virtualizzazione, usura e disumanizzazione, sono la peste di questo millennio, in cui, in assenza di un codice etico legittimato dagli Stati, ognuno di noi può scomparire dinanzi alla "e-justice". I cancellati, gli invisibili, i doppi Nick, i nomi sintetici, sono i nuovi venditori di anime. Oggi esistono giù i nuovi Stati all’interno di internet, esistono popoli, come i "palktalkiani", i "Grillini", gli "indipendenti". E pensare che molti uomini, prima di loro, si sono battuti per il diritto all'internet, che doveva rappresentare la libertà di informazione, dove chiunque poteva scrivere, mentre oggi esistono solo pochissime realtà, come Google e Youtube. Questa è la democrazia e questa è la rete, per tutto ciò andiamo a votare, e ci riuniamo per gridare. Nella continua lotta tra il materiale e l’immateriale, la nostra economia e il nostro concetto economico sono stati cambiati. Il mercato immobiliare fallisce perchè esistono uffici virtuali, il sistema finanziario è in crisi perché esistono piattaforme sovranazionali che accumulano transazioni, la politica è in macerie perché sono cambiati i sistemi per fare propaganda e attirare elettori. Avremo le unità lavorative, le unità intellettive, e il sistema bancario sparirà, esisterà solo un’immensa banca dati, un essere immateriale, dove per trasportare immaterialmente del denaro da una parte e dall’altra devi pagare, perchè devi passare i muri invisibili di Berlino.

04 luglio 2008

Il mostro della stupidità


Il GlobalEnglish ha colonizzato ormai il nostro linguaggio corrente, stravolgendo così la nostra italianità. La lingua è stata stravolta, ed ormai è divenuto un mezzo universale per l’espressione di concetti globali,oppure solo uno stupido modo per darsi un tono. Ma cosa succederà quando il GlobalLanguage sarà l'unica lingua economica?

Fino a poco tempo fa era impensabile che nei telegiornali si arrivasse ad utilizzare nel linguaggio corrente delle parole in inglese, che si sono infiltrate nella nostra italianità. Il contagio della lingua inglese comincia dalle materie più tecniche economiche-finanziarie, delle tecnologie e del diritto, ma a stravolgere la nostra lingua è stato proprio l’internet che ha portato ovunque nel mondo il cosiddetto GlobalEnglish. Il linguaggio è stato stravolto, ed ormai è divenuto da una parte un mezzo di universalità per l’espressione di concetti globali, e dall’altra solo uno stupido modo per darsi un tono, per trasformare se stessi in qualcosa di diverso, nella speranza che appaia professionale o unico. È davvero strano però che noi, eroi nazionalisti, siamo arrivati al punto di vendere la nostra nazione alla Vodafone, alla Coca Cola, alla Procter&Gamble, e alla migliaia di marchi che inondano il nostro mercato, spesso anche di origine rigorosamente europea o italiana.

Le telecomunicazioni, i media e le stesse Istituzioni stanno veicolando sempre più la nostra economia verso una lingua che crediamo sia più accettata, più adeguata a qualsiasi tipo di contesto, che "ovunque la si metta sta bene", nella musica, nella letteratura e persino nella Costituzione. Le scuole di comunicazione ti spiegano come riuscire a "venderti al meglio nel mercato", e per fare questo devi scrivere un curriculum vitae in cui ti definisci Project Manager, socio della Partners&Partners, redattore di Business Plan, esperto di Marketing in store, del Banking Assets, e via all’infinito. Tante parole che sembrano molto importanti, ma alla fine definiscono uno studente che ha da poco terminato una laurea triennale, e vede dinanzi a sé o un futuro di "studente", o di impiegato schiavizzato a concorsi pubblici e colloqui nelle Banche. Ci hanno insegnato che non si deve riflettere, ma si deve dire la propria idea, che non ci deve omologare, ma bisogna rientrare negli schemi, forse è questa la più grande povertà del nostro Paese. Comunicazione interpersonale, management della propria immagine, marketing del proprio sapere, questi i mezzi psicologici imposti dalle società di comunicazioni che hanno inquinato ormai università e consigli di amministrazione, ma in realtà sono una vera banda di imbroglioni delle sette. Immaginate così una cassiera di una banca, che deve mentire ogni giorno, guardare le facce tristi e le spillatrici che catalogano ricevute bancarie, e che deve basare la sua carriera sul numero di operazioni che hanno portato a termine.

Insegniamo alle giovani generazioni a saper parlare, ma non a pensare su quello da dire, proponiamo loro un lavoro e un futuro le cui regole sono sancite da un mercato statistico, secondo il quale pochi possono arrivare allo sbocco finale. Come pappagalli ripetiamo ciò che ci viene suggerito, senza mai dare il giusto peso ai dettagli, ai particolari, e magari dimentichiamo come i popoli dell’Est hanno utilizzato le nostre armi per evolvere ed entrare nel nostro mercato. La lingua è stata per loro uno strumento di adeguamento costruttivo che porta ad acquisire informazioni, un mezzo per colonizzarci come ha fatto la Cina o la Russia, e non un sistema per ripetere senza significato delle espressioni perché più professionali se dette in inglese. Non facciamo altro che dimostrare, in questo modo, la nostra arretratezza che ci limita, e lo farà sempre di più, perché il mercato si fa sempre più spietato. La concorrenza aumenta, e se prima ci si scannava tra connazionali, oggi si lotta nei confronti di ingegneri, tecnici e manovali che riescono ad sfruttare la diversità a proprio vantaggio.

Ma cosa succederà quando il GlobalLanguage sarà introdotto a tutti gli effetti? Lì cominceremo a subire conseguenze economiche, come disoccupazione, taglio dei salari o delle parcelle, riduzione del reddito e poi stagnazione, in un periodo tra l’altro pericoloso per ogni tipo di investimento rivolto ad un futuro troppo lontano. Chiederemo poi a quel punto che il Governo emani norme per proteggere i salari dall’emigrazioni, che crei nuove corporazioni, nuove caste professionali. Quando il Governo, puntualmente, ci darà la nuova legge, le conseguenze disastrose saranno comunque inevitabili, perché ad una reazione corrisponde sempre una contro-reazione. Ieri chiedevamo il taglio dell’ICI, e oggi lo abbiamo ottenuto però con le bollette di acqua e spazzatura aumentate del 50%. Ieri volevamo la tassazione dei redditi dei petrolieri o dei banchieri, oggi è stata imposta la Robin Hood Tax ma le banche hanno già risposto che aumenteranno gli interessi passivi o le tariffe. Ieri volevamo flessibilità e adeguamento agli standard europei dell’istruzione, oggi l’abbiamo, ma sono state create le nuove caste di "operatori" di "call center" e di "consulenti finanziari", ossia delle piccole macchinette pensanti che agiscono da terminale, e nient’altro. La vera evoluzione non si nasconde in un linguaggio o nella sua globalità, ma nella capacità di saper adeguarsi ai cambiamenti conservando la propria identità con le proprie forze, senza aspettare che sia lo Stato o una società di impiego lo faccia per noi. Non si otterrà mai un cambiamento senza un diverso approccio nei confronti dei problemi. Bisogna chiedersi infatti cosa possiamo fare noi per il nostro paese.