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05 novembre 2012

Gli abusi della Magistratura e l'arroganza del potere

Quando i potenti si sentono fortissimi devono temere gli irriducibili, quelli che riescono a vivere con poco e che non possono zittire con denunce e farse giudiziarie. Come in altri casi ci siamo  sempre distinta, portando fatti, prove, non elucubrazioni di falsi commentaristi e quella parte dei giornalisti al soldo della cocaina. Il nostro monito, oggi, va oltre e si rivolge a quelle strutture di potere che si illudono di rimanere impunite, nascoste dietro l’autorevolezza delle istituzioni, di cui sporcano il nome ogni volta lo utilizzano per coprire la prepotenza dei suoi funzionari, per giustificarne gli abusi o accreditarne le carriere. Noi non temiamo la mafia, né le patrie galere, i questurini e i togati, perché la conoscenza ci rende inattaccabili. Vogliamo oggi denunciare il marcio di un sistema basato sullo sfruttamento delle fonti e degli informatori, che invece di essere un patrimonio dello Stato, diventano merce di scambio per gli avanzamenti di carriera, per intascare consulenze, per incassare vitalizi e cariche politiche. Sono sempre eccelsi gli sforzi dei nostri Magistrati, acclamati dalla politica e dai giornali, premiati per i loro servigi dalle massonerie e dai gruppi di interesse, glorificati dalla storia e dalla memoria. Ma quando un informatore muore, non avrà neanche una riga sul giornale, mentre la sua famiglia verrà abbandonata a se stessa, nonostante abbia reso un servizio alla nazione.  D’altro canto, in quest’era di crisi e di tagli, l’Italia è piena di corvi, pronti a tradire per trenta denari, e così a riferire i segreti e le bassezze delle istituzioni in cui hanno lavorato per anni. Vengono pilotati e accreditati come fonti autorevoli: diventano un’arma nelle mani di chi vuole atterrire lo Stato. Ebbene, tutti siamo corvi ed esiste anche una giustizia per chi li crea i corvi e li manipola. 

Nel nostro cammino abbiamo incontrato numerosi casi di ‘emarginati della giustizia’, ognuno con una storia più o meno controversa, che però indica il ruolo che viene loro riservato. Infatti, lo status dei collaboratori, nella maggior parte dei casi, non viene mai definito con grande precisione, mantenendo sempre un alone di ambiguità, per dare così modo ai funzionari pubblici di giocare sul filo del rasoio e di coprire da ogni responsabilità gli alti dirigenti, che autorizzano operazioni o consulenze non pianificate nel dettaglio, vagliate in via sperimentale e prive di qualsiasi coordinamento. Informatore, consulente, confidente, collaboratore: sono tutte espressioni che ormai non implicano uno status giuridicamente garantito. La legge tutela il loro diritto a percepire delle remunerazioni – più o meno dignitose, ma anche inesistenti – ma non protegge i cittadini che “lavorano con lo Stato” da rischi e rivalse. Nella convinzione di aiutare la collettività e di fare qualcosa per il proprio Paese (sempre ché non si è oggetto di ricatti), si accettano condizioni “non scritte” di una collaborazione che, nella totalità dei casi, sarà rinnegata, smentita e cancellata, con la produzione di documenti e prove ad hoc, che mettono al sicuro il magistrato o l’ispettore di turno. Dall’altra parte, infatti, sono in gioco carriere e promozioni, ma anche bonus o ricche consulenze, pagate con casse senza fondo. Tutto questo non contribuisce certo a creare il giusto clima di cooperazione e di fiducia tra lo Stato e cittadini, che vedranno piuttosto in esso un vespaio di ‘dipendenti pubblici’ concentrati sulle loro megalomanie. Quello dei collaboratori esterni va così a costituire un sottobosco che Procura e Magistratura usano, per poi metterlo da parte e cancellarlo, abusando indiscriminatamente del loro potere, coscienti che il muro del silenzio istituzionale li proteggerà e che i media non si esporranno in casi di scarsa audience. 
Questi sono spesso elementi ricorrenti e comuni e chiunque si imbatta in una cooperazione con indagini ufficiali o meno, passando da “persona a informata sui fatti” a inconsapevole confidente o ad informatore ufficioso, senza alcuna tutela o remunerazione. 


Operazione Exchange: tra dilettanti e abusi di potere 

E’ la storia di un imprenditore di Taranto, Sergio, che porta avanti la propria attività in maniera onesta e professionale, ma per una strana coincidenza e a sua insaputa diventa prima un 'confidente' della Procura, per poi essere coinvolto in una vera e propria simulazione di un’operazione di acquisto di titoli per cambio valuta, sotto copertura. Vogliamo premettere che le transazioni con collaterali e garanzie bancarie, rivolte al riciclaggio di denaro e alla produzione fittizia di denaro, sono state senz’altro un cancro economico che istituzioni e magistratura non sono riusciti ad arginare. Questo fenomeno è stato per molto tempo sottovalutato, nonché favorito dalla patologica pratica delle banche di accettare titoli non solvibili o non autentici, nonché dalle omissioni degli organi di sorveglianza. Seguendo la scia delle indagini in questo settore così critico, abbiamo avuto modo di apprendere come spesso le modalità e gli strumenti utilizzati dagli inquirenti per individuare ed infiltrare queste reti sono stati dozzinali e superficiali. Senza dubbio, mancano all’interno delle strutture della Magistratura e della Finanza degli esperti di specifici settori, tanto che vengono spesso utilizzati “soggetti esterni” che prestano la loro consulenza e mettono al servizio dello Stato la loro professionalità. 

Sergio infatti, nel corso della sua normale attività d’affari, viene avvicinato da un controverso personaggio, Filiberto, che si presenta come un esperto finanziario e intermediatore di operazioni di scambio di titoli per conto di grandi società. Questi lo introduce in un circuito di mediazione finanziaria e gli propone di condurre insieme degli affari, sfruttando la sua professione di mediatore creditizio onde avere accesso ad un canale attraverso il quale bypassare delle transazioni. Con il passare delle settimane tali proposte d’affari diventano tuttavia un mezzo per poter consolidare la loro amicizia, che si rivelerà un elemento critico della vicenda di cui Sergio diventa inconsapevole protagonista. Un giorno Filiberto gli presenta un sedicente broker; questi nella realtà altro non è che un semplice dipendente di una multinazionale, che afferma di avere a Londra collaboratori che organizzano operazioni di ‘cambio valuta’ attraverso titoli obbligazionari. Nel dettaglio, si tratta di reperire una obbligazione dell’importo espresso che sarà ceduta a fronte di un controvalore in euro ma decurtato; decurtazione questa che costituisce anche il guadagno dell'operazione, da dividersi fra il soggetto che ha comperato l'obbligazione e gli intermediari. In queste transazioni si maneggiano somme pari a centinaia di milioni di dollari, per cui si prestano ad essere utilizzate per ricapitalizzazioni fittizie e riciclaggio di denaro contante. 

Intuita l’illiceità del business e la mala fede dei suoi interlocutori, Sergio si sente in dovere di denunciare alle autorità quanto appreso, avendone anche l’obbligo in base ai termini di legge in quanto intermediario finanziario. In tale proposito viene assecondato da Filiberto, che tuttavia gli propone di parlare della faccenda a due suoi amici, che chiama gli “Amici della Procura”, ossia due ispettori della Polizia di Stato in servizio presso la sezione di Polizia Giudiziaria presso il Tribunale di Taranto. Mentre il primo è vicino alla pensione, il secondo è più giovane con una carriera davanti a sé. Nonostante l’iniziale diffidenza su quanto rivelato, ritenendo che dietro le operazioni di cambio valuta si celino dei banali truffatori, si dicono interessati ad indagare, ma chiedono a Sergio e Filiberto di raccogliere più elementi. A questo punto sembra cominciare un rapporto di collaborazione in cui Sergio figura come “confidente” della Procura, per intraprendere così un’indagine sotto copertura per conto e con il coordinamento degli ispettori, senza alcuna ufficializzazione dell’inchiesta o formalizzazione del suo ruolo. Verbalmente, tuttavia, promettono a Sergio una tutela della sua posizione ed un compenso in danaro per l’attività svolta in favore dello Stato. D’altro canto Filiberto sembra essere invece a conoscenza della prassi utilizzata, come anche dei funzionari della Polizia di Stato con cui ha una certa confidenza, rivelando così di aver già collaborato in passato ad altre operazioni. Racconta così di essere un ex ufficiale della Marina, di aver lasciato la vita militare senza darne spiegazione, per essere poi assunto come vicedirettore in una filiale di Taranto della BNL. Tuttavia la ricostruzione di alcuni dettagli fa emergere delle contraddizioni, ma che contribuiscono a far capire quali siano i più assidui collaboratori e confidenti delle autorità giudiziarie, e quindi solo raramente dei veri professionisti del settore che millantano di conoscere. 

Gli Amici della Procura in azione 

Foto 1. E-mail con cui Sergio e Filiberto si
scambiano il documento da loro costruito
ed attestante una falsa posizione bancaria.
I presupposti, quindi, non sono ideali per intraprendere questo tipo di avventura, ma Sergio decide comunque di continuare, prendendo le dovute “precauzioni”, ossia registrando ogni incontro e conversazione con i suoi tre compagni. Così, come suggerito, Sergio comincia a trattare con il contatto londinese o comunque con l’organizzazione che rappresenta, chiedendo una copia delle obbligazioni in dollari. Tutte le conversazioni vengono gestite attraverso un indirizzo di posta elettronica creato ad hoc, ma Sergio comunica utilizzando il proprio nome, il proprio numero di cellulare, mettendo anche a disposizione i locali dei propri uffici per gli incontri, esponendo quindi in prima persona la sua attività di intermediario finanziario. In altre parole, Sergio svolge un’attività professionale continuativa per circa un anno e mezzo, ricevendo sulla sua e-mail diversi documenti, come copie di obbligazioni, di certificati di deposito garantiti da oro, estratti di conti correnti, copie di documenti personali.

A questo punto per gli Amici della Procura, la cosa si fa interessante, ma perché il tutto coincida chiedono che siano soddisfatte delle condizioni ‘tecnico-giuridiche’, in modo da ricondurre un’operazione di riciclaggio internazionale nella competenza della Procura di Taranto, e quindi farla passare come propria indagine. Dunque, nel rispetto del codice di procedura penale, per poter condurre e continuare l’indagine è necessario: a) che i fatti delittuosi si svolgano a Taranto per incardinare la competenza presso la Procura locale; b) che il reato sia commesso o, quanto meno, che vi sia un tentativo di commissione sempre nella città di Taranto. Così nel 2008 viene iscritta la notizia reato, ma Sergio dovrà ‘infiltrarsi’ nell’organizzazione criminale e simulare a Taranto una operazione di cambio valute. Viene così posta in essere una serie di tentativi, che tuttavia falliscono, tutti preceduti da contatti telefonici o con posta elettronica, nonché di incontri registrati con supporti video e audio, accumulando un vero e proprio dossier che ha ad oggetto un’indagine per “riciclaggio di valuta USA di dubbia provenienza”.

Foto 2. Le parti indicano le percentuali di guadagno
 nell'operazione di cambio valute

Foto 3. Le parti concordano un appuntamento
davanti alla banca in cui effettuare la transazione

Una storia di riciclaggio internazionale 

I primi tre tentativi falliscono perché non rispondono alle esigenze dell’iscrizione dell’inchiesta. Infatti, il primo coinvolge un intermediario creditizio ed un avvocato entrambi di Taranto, che tuttavia utilizzano un istituto di credito con sedi legali in paesi inclusi nelle “black-list”. Il secondo dopo aver presentato al contatto di Londra una documentazione bancaria falsa, relativa ad importanti giacenze appartenenti ad un imprenditore non esistente. Infine la terza, che è anche la più clamorosa fra le tre, vede l’architettura di una finta operazione presso un conto corrente fittizio di una filiale di una Banca di Taranto, dietro l’autorizzazione scritta della Procura di Taranto, con allegato un passaporto diplomatico di un deputato straniero. Quest’ultima fallisce perché il soggetto in questione si ritira, avendo capito di essere parte di un’operazione simulata. Significativo, tuttavia, è il quarto tentativo, che porta Sergio a rintracciare due mediatori provenienti dalla Spagna che cercando titoli per cambiare valuta contante, pari a circa 500 milioni di dollari, somma di cui allegano una foto. E’ qui che termina la cooperazione con la Procura, lasciando in sospeso il contatto spagnolo, che tuttavia comincia a temere di essere finito in una trappola, avendo ricevuto una documentazione evidentemente falsa. Si chiede così a Sergio di allontanarsi dal caso, senza un perché o una ragione, affermando semplicemente che è “opportuno che si interrompa la collaborazione tra Sergio, la Procura e la Polizia di Taranto”. Ci si aspettava, tuttavia, il mantenimento della promessa a suo tempo fatta di tutelare la sua posizione, oltre che far fronte al compenso economico. La brusca interruzione dei rapporti, infatti, non mette Sergio a riparo da sgradite sorprese: la sua abitazione viene violata da qualcuno che entra alla ricerca di qualcosa. In quei concitati attimi, avviene anche una sparatoria con una volante della Polizia lì intervenuta, e gli individui sospetti scappano. 

L’interruzione dei rapporti: il silenzio delle istituzioni 
Foto 4. Il Ministero Dipartimento contenzioso
nega il risarcimento del danni

Per oltre un anno Sergio attende una risposta, ma non riceve nessun segnale, se non un’espressione di fastidio per quella presenza ingombrante. Sergio dirada progressivamente i rapporti con Filiberto che, tuttavia, continua a seguire l’indagine perché a conoscenza di particolari, che Sergio apprenderà solo dopo attraverso la missiva che il magistrato invia all’Ispettorato del Ministero di Giustizia. La Magistratura, quindi, dopo aver usato la sua persona e la sua professionalità, per soddisfare la megalomania e il desiderio di carriera di due mediocri ispettori, lo lascia solo in balia di una organizzazione internazionale dedita al riciclaggio, organizzazione che conosce gli uffici di Sergio, i suoi contatti, ogni cosa. La paura e lo smarrimento, tuttavia, non fermano Sergio, che così si attiva perché la sua storia non resti inascoltata. 

Foto 5. La Presidenza della Repubblica
demanda  la questione al CSM
Il caso viene così portato all’attenzione della Presidenza della Repubblica, del Ministero della Giustizia, del Ministero dell’Interno, della Procura della Repubblica di Potenza, a cui viene chiesto di consultare la documentazione in grado di dimostrare gli abusi della polizia e della Magistratura di Taranto, e così di tutelare la sua posizione. Il tenore ed il contenuto delle risposte è a dir poco scandaloso, lasciando cadere nell’indifferenza le richieste di intervento, mentre nessuna delle istituzioni interpellate prende la propria decisione dopo aver approfondito la questione, acquisendo la documentazione che la parte lesa ha offerto. 

La Presidenza della Repubblica ringrazia e riferisce di aver disposto il passaggio della vicenda al Consiglio Superiore della Magistratura. La Procura Generale presso la Corte di Cassazione ritiene che le richieste non riguardino l’Ordine Giudiziario ma solo la Polizia di Stato. Il Ministero dell’Interno non ha mai risposto, mentre il Ministero della Giustizia si dichiara incompetente ad entrare nel merito della vicenda; in altre parole, dinanzi ad una richiesta di pagamento del compenso e di risarcimento dei danni causati da magistrati, dichiara di poter intervenire solo nel caso in cui sia instaurato un contenzioso. 

Un abuso per coprire le violazioni nelle indagini 

Foto 6. L'Ispettorato definisce Sergio
confidente e testimone
All’ispettorato Generale del Ministero della Giustizia scrive la Procura di Taranto, in particolare lo stesso procuratore aggiunto che ha curato le indagini del caso, aprendo un’indagine ispettiva (cosiddetto modello 45), anch’essa abusiva perché il foro in questione non costituisce un organo territorialmente competente a seguire un’indagine interna per l’accertamento dell’esistenza di un reato, che tra l’altro si tratterebbe proprio di un abuso di ufficio commesso dai magistrati della stessa Procura. Viene perpetrato, in altre parole, “un abuso nell’abuso” che è direttamente strumentale ad esercitare delle pressioni e delle intimidazioni nei confronti di Sergio e del suo avvocato, e che lascia perfettamente trasparire il patologico modus operandi della magistratura, destinato nei fatti a pilotare e a manipolare le inchieste. Di fatti, lo scopo del magistrato in questione sembra quello di aprire un’indagine esplorativa per accertarsi della portata della documentazione in possesso di Sergio, per controllarne l’esito e indurre all’archiviazione un eventuale secondo tribunale che avrebbe indagato sullo stesso caso, nonché per coprire gli abusi fatti dagli ispettori di polizia. 

Foto 7. L'ispettorato nega aver delegato la Procura di Taranto alla identificazione.
Dalla documentazione raccolta da Sergio, emerge infatti che il Magistrato conferma l'esistenza dell'indagine per “riciclaggio internazionale di valuta USA di dubbia provenienza”, e che sono state fatte delle rogatorie verso Paesi esteri, avvalorando la tesi che sono state consultate e acquisite dagli ispettori le copie dei collaterali e delle garanzie bancarie reperite per conto della polizia e presenti sulla casella di posta elettronica. In secondo luogo, viene precisato che Sergio è stato assunto a “sommarie informazioni” nel dicembre del 2009 “in relazione ai fatti descritti in una memoria a firma dell’informatore” (ndr. Filiberto), il quale per la Procura rappresenta colui che ha fornito delle informazioni valide ai fini dell’apertura di un’inchiesta e ha presentato Sergio agli ufficiali della Polizia Giudiziaria (gennaio 2008). La contraddizione nei termini è evidente, considerando che il Magistrato prima afferma che Sergio era a conoscenza dei fatti (avendo partecipato a dei colloqui tra un informatore e degli ispettori) e poi dice che è stato assunto a sommarie informazioni dopo oltre due anni. E’ interessante notare che nel dicembre del 2009 Sergio viene convocato dalla Procura per effettuare una “correzione” del nome di un soggetto indagato: un banale espediente per giustificare la sua acquisizione a sommaria informazione, e così la sua eventuale partecipazione ad una parte delle indagini, testimoniata da una corrispondenza con i contatti londinesi per circa 1 anno e mezzo. Ma allora se Sergio era informato dei fatti, perché non è stato indagato?E se non è tra i sospetti, allora era “parte attiva delle indagini” come organico alla Procura. 
Inoltre, sempre nella famosa indagine esplorativa il vice Procuratore dispone di sua iniziativa – e non dietro la richiesta dell’Ispettorato - l’identificazione di Sergio e del suo avvocato (nov-dic 2011) nonostante sapesse benissimo chi lui fosse, ponendo domande generiche se “avesse qualcosa da raccontare” e non “sulle modalità di partecipazione alla vicenda”. Una evidente messa in scena volta ad intimidire le parti, una prassi molto diffusa ormai nella magistratura, che tenta di pilotare le indagini degli avvocati e di ostruire quelli che escono “al di fuori dagli schemi posti loro dai procuratori”, spingendosi sino all’iscrizione per i reati di cui sono accusati i loro clienti. 

Foto 8. La Procura di Potenza
archivia l'indagine
Successivamente, in una comunicazione dell’Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia, Sergio viene individuato come “confidente e testimone”, ma non è mai stato né l'uno, né l'altro. Vi è quindi una difficoltà, anche da parte degli Uffici del Ministero, nell’inquadrare la sua posizione considerando non può essere definito in documenti ufficiali infiltrato, per non compromettere così l’esito dell’indagine ispettiva. Eppure nella prima lettera invitata al Ministero, il caso viene descritto come “una vera e propria attività di simulazione”, parole queste che non vengono recepite dal dicastero, ma vengono anzi cambiate. Nel frattempo, l’avvocato di Sergio decide di adire la Procura di Potenza – organo territorialmente competente ad effettuare indagini sui magistrati di Taranto – che tuttavia archivia l’indagine basando la propria decisione solamente su due delle cinque denunce e integrazioni depositate da Sergio, senza spiegarne le ragioni. Ci si chiede allora se siano mai arrivate a Potenza queste integrazioni o se non siano state prese proprio in considerazione. La complessità della macchina giudiziaria e la machiavellica opera dei suoi funzionari rendono praticamente inespugnabile la fortezza della Magistratura da parte di chi tenta di condannarne gli abusi. Tutto questo lascia ben trasparire quanto sia corrotta la casta delle doghe, nelle cui mani si racchiude la paralisi dell’intero sistema giudiziario e così le sorti di cittadini e imprese. 

Tiriamo le somme e l’amara morale 

E’ quindi evidente il perché si è cercato in tutti i modi di mettere a tacere questo caso, e così di mantenere nascosto al grande pubblico il modo con cui vengono portate avanti delicate inchieste. Sono state violate le normative che regolano le cooperazione con civili in attività di indagine o simulazioni, con un duplice abuso di ufficio nel tentativo di coprire le violazioni commesse nella gestione dell’intero caso. Vi è stata inoltre una malversazione del denaro pubblico per intraprendere un’inchiesta destinata a soddisfare le manie di protagonismo di alcuni funzionari. Ci chiediamo, quindi, se questa indagine sia stata conclusa e abbia portato a qualche risultato, ma soprattutto se e da chi è stata intascata la provvigione della consulenza per la gestione dei contatti e la simulazione. Non vorremmo, infatti, che sia stata messa in piedi una tale farsa per creare un’inchiesta, e successivamente assoldare i soliti consulenti, con cui magari spartire la parcella. A questo punto, si pone un altro problema, ben più grave, ossia perché la Magistratura di Taranto non ha pubblicato i resoconti delle spese per le consulenze esterne sostenute tra il 2008-2010, come prevede la legge sulla trasparenza. 

Sarebbe quindi interessante cominciare a condurre una sorta di censimento “a campione” dei casi di inchieste pilotate, di reperimento di informatori e fonti. Si potrebbero così capire quali sono i legami che uniscono i magistrati alle consulenze esterne, agli avvocati di ufficio, alle lobbies di affari e ai gruppi di interesse. In tal senso, potrebbe così emergere la vera natura di tante promozioni, il motivo delle carriere politiche di alcuni magistrati, quali sono le forze che impediscono il regolare funzionamento della macchina dello Stato. Il nostro è quindi un messaggio che lanciamo a chi ‘ha orecchie per intendere’, a quei magistrati che mettono le loro firme a matita per poi poterle cancellare.  Quindi diffidiamo chi si vende alle Corporation, alla massoneria e ai centri di potere occulti, alle ONG finanziate dalle lobbies.

15 settembre 2008

La schizofrenia di Guglielmo Rinaldini


A distanza di un anno, continua a farsi sentire la voce del fantomatico broker Guglielmo Rinaldini, e della Walsh Finance Corporation che si aggira nel web nel tentativo di estorcere con un contratto di finanziamento delle somme di denaro a dei piccoli imprenditori. Da tempo infatti tempesta i forum millantando teorie da "servizi segreti", vendendo "nemici" ovunque.

Un sedicente consulente finanziario nonché rinomato broker del mercato svizzero, si aggira nella rete promettendo finanziamenti e la realizzazione dei vostri desideri. Dove arriva questo genio dell’alta finanza, si aprono i caveau delle banche per finanziari progetti e promuovere idee di investimento, ma tutto fa sembrare un ridicolo tentativo di truffare delle persone semplici e oneste. Stiamo parlando del Signor Guglielmo Rinaldini e della sua Walsh Finance Corporation ( si veda Un finanziamento che ti cambia la vita ) che ha cercato di estorcere con un contratto di finanziamento delle somme di denaro a dei piccoli imprenditori.
Riportiamo di seguito lo scambio di e-mail tra Massimo Zangari, collaboratore della Etleboro e un fantomatico broker che invia in allegato un progetto di finanziamento.
Come potete notare, spinto da una pura curiosità, il giornalista ha finto di essere un piccolo imprenditore, e con un linguaggio semplice ha cercato di trarre in inganno il grande esperto di finanza, per capire qual era il suo progetto ultimo.

From: walshfinanceco@walshfinancecorporation.com To: info@walshfinancecorporation.com Subject: Garanzie bancarie Date: Wed, 5 Sep 2007 11:43:05 -0000 Finanzia il tuo progetto. Come? Vedi il nostro allegato. Saluti

«Salve sono un piccolo imprenditore,ho letto il vostro allegato, e sarei
interessato a capire di piu.
La ringrazio
con stima
Massimo Zangari»

Egregio, sono Guglielmo Rinaldini Presidente della Walsh Finance Corporation. Ho 16 anni di attività nel settore. Le invio qualche spiegazione in allegati. In questi giorni sono in Italia e puo' contattarmi. Saluti Guglielmo Rinaldini.

«Salve sono un piccolo imprenditore,ho letto il vostro allegato,
e sarei interessato a capire di piu.
La ringrazio
con stima
Massimo Zangari»

Egregio, il costo di €.50.000 è un forfait che riguarda la creazione della società, la consulenza e assistenza per il suo utilizzo come "non residente" (e quindi lecitamente non paga tasse), l'apertura del conto, la richiesta di linea di credito per anticipo garanzia bancaria. Da questo punto in avanti io utilizzo i contratti che mi abilitano a mediare garanzie in vendita. Siccome vengono vendute a prezzo inferiore al facciale (ca 75%) il residuo a valere sul conto (tolti i costi bancari di anticipazione rimarrà un 20%) è proprietà del cliente e si configura come una sorta di finanziamento a fondo perduto (è lo spread tra prezzo di acquisto e valore di vendita). Es. una garanzia Deutsche Bank che vale 100 a scadenza viene venduta a vista a 75. 20 sono per il cliente che si finanzia, 5 per la banca che anticipa). E' una impresa che sto facendo anche per me e condividerla con altri mi aiuta a spesarmi. Va detto che 50.000 euro vale già quanto suddetto senza l'opportunità di finanziarsi che come ha capito non ha prezzo. Lei chi è? Di cosa si occupa? Saluti.
«Io vi ringrazio per la tempestivita,e la corettezza.
Ma volevo sapere ,perche non ho capito bene,io per aprire questa
societa ho delle spese ,ma poi ,con questa garanzia io posso ottenere il
finanziamento ,e giusto..
Perche io sono seriamente interessato alla questione.
Massimo Zangari»

Dunque per la società noi siamo convenzionati con la Camera di Commercio di Cardiff e in 4 ore siamo in grado di incorporare la società, quindi nelle 24 ore le consegniamo i documenti. Il pagamento sarebbe da farsi in una soluzione, ad ogni modo ne parleremo. Noi facciamo la consulenza completa. Non importa il lavoro che svolgete in Italia, per la Svizzera siete una persona nuova. Saluti.

«Io ho una piccola pizzeria,non sono un grande imprenditore,e cerco di
fare una attivita meno sacrificante,perche abbiamo molte tasse.
Cosi abbiamo un po di risparmi,e non sappiamo bene cosa fare.
Io ho solo un problema e che non capisco ,quasi nulla l inglese,e
potevo chiedere se voi in tal caso ci fate la consulenza completa...
Poi volevo sapere se questi soldi noi li dobbiamo versare tutti
insieme,oppure sono a scaglioni diciamo.
E inoltre mi scusi se le chiedo queste cose,devo recarmi in
inghilterra per fare questa societa oppure posso fare con un notaio .
Grazie
Massimo Zangari»

Generalmente si invia un acconto del 10% per fissare l'appuntamento e questo serve a riservare la giornata e a darci un segno di concretezza. Per il saldo preferiamo i contanti ma diamo fattura oltre alla copia del contratto. La Walsh è la società. Il sottoscritto ha i contratti di mediazione in diretta delle garanzie.
«Buonasera
Mi scusi la domanda,ma volevo sapere in che modo noi dobbiamo
pagare,Bonifico ecc
Questa non significa,che io ho acetatto.
E poi approfitto per farli una domanda ,nel suo sito che io non capisco
bene l inglese,questa e la sua fotografia
http://www.walshfinancecorporation.com/_the_company_and_its_own_chief.html
e questa e la societa che dovrei versare i soldi,per poi avere le garanzie
per ottenere il finanziamento.
Io non so fino a quando lei rimane in italia,e come possiamo vederci io
sono della Zona sud italia,e come dovrei mandari questo 5000 mila euro .
E se mi fa la ricevuta dei soldi.
Grazie
Massimo Zangari»

Noi abbiamo clienti in tutta Italia. Il modo piu' rapido, efficace e meno costoso per inviare l'acconto di prenotazione è il seguente: 2 vaglia veloce (online)da 2500 cadauno da Poste Italiane a Guglielmo Rinaldini via Ginevra,15 47900 Rimini parola chiave SWISS Appena fatti mi chiama sul numero italiano 347 0846488 e mi comunica il numero dei vaglia e mi conferma la chiave. Immediatamente ci mettiamo d'accordo per vederci a Lugano e concludere. Appena mi comunica l'invio Le faccio la fattura invoice (la copia dell'invio vale comunque come ricevuta a tutti gli effetti di legge). Saluti

Ed ecco anche l’epilogo della vicenda...

All'attenzione del Sig. Guglielmo Rinaldini:
http://italia.etleboro.com/?read=1808
tratto dal sito www.etleboro.com
Nel rispetto del diritto di replica, il nostro media è a sua
disposizione per la pubblicazione di una sua risposta.
Cordiali saluti
Etleboro Team

Questa è stata invece l’ultima risposta:

Ho letto la Vostra diffamazione. Qualora entro 24 ore questa non venga cancellata e vi sia una precisazione risponderete alla magistratura dei seguenti reati: diffamazione, falso ideologico, istigazione alla calunnia, concorrenza con metodi mafiosi, violazione della privacy, notizie false e tendenziose. Ovviamente si verificherà l'associazione a delinquere. Mi riservo ogni azione a tutela. Guglielmo Rinaldini.

Da tempo così tempesta i forum millantando teorie da "servizi segreti", vendendo "nemici" ovunque. La schizofrenia è arrivata al punto tale da confondere anche i personaggi, insomma "fischi per fiaschi", per non parlare della presunta denuncia che dice di aver depositato contro Michele Altamura e la Etleboro il 6 settembre del 2007. A parte il fatto che la querela non è mai giunta, e questo dimostra già abbondantemente il delirio in cui è sprofondato, è ormai chiaro che il signor Rinaldini si è perso all'interno di un complotto giudaico-massonico da cui non riesce più ad uscire, tra la Gladio, i terroristi di Al Qaeda e i servizi segreti. Abbiamo tuttavia più volte invitato il Signor Rinaldini ad uscire allo scoperto per motivare le ragioni delle accuse di "diffamazione, falso ideologico, istigazione alla calunnia, concorrenza con metodi mafiosi, violazione della privacy, notizie false e tendenziose". Noi siamo qui, e siamo pronti a rispondere come a chiunque altro abbia fatto diffide o minacciato la nostra organizzazione. In questo anno trascorso ad aspettare la notifica della querela, abbiamo però potuto capire che dietro la Walsh Finance Corporation non vi è nulla di particolare, basta registrarsi al registro delle imprese e delle società commerciali della Camera di Commercio del Regno Unito (www.companieshouse.gov.uk) con sole 50£. Vi sono inoltre società di comunicazione e studi economici disposti a fornire con soli 400 euro all’anno una domiciliazione e la stessa amministrazione della società. Le lettere di credito e i finanziamenti vengono inviate spesso tramite banche nei fatti inesistenti, utilizzate come semplice specchio per attirare sprovveduti risparmiatori alla ricerca nel web di forme di investimento (http://www.fsa.gov.uk/pages/Doing/Regulated/Law/Alerts/internet.shtml).
Pur restando a disposizione del signor Rinaldini per ogni chiarimento, vogliamo ribadire ancora una volta la pericolosità di questo tipo di strutture che, dinanzi a persone ingenue e più semplici, possono sembrare una fonte di facili guadagni. Questi truffatori da quattro soldi sono il prodotto del sistema, gli avamposti del fallimento del capitalismo finanziario, dei fantasmi che appaiono e scompaiono, che vivono ai margini della società e prendono le briciole che i grandi vogliono lasciar cadere per poterli manipolare.

14 luglio 2008

Il traffico di monete inesistenti

Scoperto un traffico di banconote e monete fuori corso tra Torino e Zurigo, per un valore di circa trenta milioni di euro. Si tratta di milioni di banconote emesse da Banche Svizzere su commissione del Governo irakeno nel 2002, rimaste nelle securities della Svizzera anche dopo l’invasione degli Stati Uniti e del crollo di Saddam Hussein, definite "Swiss dinar". Dal traffico di monete partono canali di finanziamento verso organizzazioni terroristiche provenienti da Banche Svizzere e italiane, e ancora riciclaggio di denaro e ricapitalizzazioni di società o banche.

Gli agenti del distretto antimafia di Torino, sulla scia dell’indagine già in atto in Svizzera, hanno scoperto un traffico di monete non valide per circa trenta milioni di euro. Si tratta di milioni di banconote emesse da Banche Svizzere su commissione del Governo irakeno nel 2002, rimaste nelle securities della Svizzera anche dopo l’invasione degli Stati Uniti e del crollo di Saddam Hussein. Dopo la scomparsa del dittatore irakeno, le banconote denominate "Swiss dinar" diventano un tesoro nelle mani di brokers e dei fiduciari svizzeri, che creano nelle piazze internazionali un traffico di dinari irakeni vecchi quanto pregiati. Nelle pieghe dell’inchiesta "White Horse", viene individuata l’esistenza dei canali di finanziamento verso organizzazioni terroristiche provenienti da Banche Svizzere e italiane, che accettano i dinari e garantiscono aperture di credito, finanziamenti e ricapitalizzazioni di società o banche.Nella rete di traffico di monete vengono coinvolti personaggi illustri, alti dirigenti e funzionari di Banche, tra cui la Credem di Parma, ma anche l’ex presidente di un ente pubblico di Torino.

Oggetto delle vendite non erano solo i dinari irakeni, ma anche pesos argentini, dinari croati, marchi ex Ddr, e lire italiane fuori corso. Circa 32 milioni di banconote, dal valore nominale di 800 milioni di dinari sono stati scambiati per 6 volte il loro valore, per un traffico di oltre 30 milioni di euro che si trasformano in miliardi attraverso il circuito bancario, vista la velocità di circolazione di titoli e capitali. Il lavoro più sporco viene fatto proprio dalle banche che, secondo gli atti d’accusa, "compivano attività dirette al trasferimento di denaro che per le modalità dell’offerta (quantitativi esorbitanti, anche in giacenza estera) è di origine non documentata ovvero artefatta attraverso una documentazione appositamente predisposta al fine di attestarne l’origine lecita e della riservatezza delle trattative, non potevano che provenire da un delitto". In altre parole, si tratta proprio di certificati valutari accompagnati da perizie e documentazione sottoscritta da studi legali e notarili che comprovano la validità e il valore delle monete e vanno ad accreditare la truffa ed irretire investitori e risparmiatori sprovveduti. L’imbroglio è sempre ben congeniato, e a cadere nella ragnatela sono sempre privati o imprenditori che si affidano a broker o alle loro stesse banche, nella speranza di chiudere con poche operazioni un affare milionario, senza sapere che in questo modo alimentano un circolo vizioso di istituti di credito ormai nel più totale fallimento. Inchiesta ha portato alla luce ancora una volta un traffico illecito di prodotti finanziari, confermando che il mercato italiano è il centro distributivo per eccellenza delle piazze svizzere.

Ormai l’Italia è invasa come un cancro da questo tipo di truffe, sconosciute alla massa e alla maggioranza, ma ben nota ai banchieri che in mala fede consigliano ai propri clienti queste "soluzioni di investimento". Si continua ad indagare, per esempio, sullo scandalo dei derivati, che ha truffato lo Stato stesso e le amministrazioni locali, dopo che hanno investito i soldi dei contribuenti e i fondi statali in pacchetti finanziari poi crollati a picco. Un cattivo investimento che tuttavia ha messo in pericolo anche la stabilità finanziaria di aziende e multiutilities che gestiscono importantissimi servizi pubblici: le conseguenze infatti sono state disastrose, mettendo addirittura in discussione la possibile privatizzazione delle società. Ora invece scoppia il caso delle valute "inesistenti" - perché solo così possiamo definirle - e chissà quant’altri strumenti della "finanza creativa si inventeranno", per salvare dal fallimento banche e società. Secondo le nostre fonti, in questo momento il mercato svizzero è in possesso anche di un’incredibile quantità di banconote denominate in valuta coreana Won, offerta per un valore del 10% rispetto al prezzo reale: una grande speculazione che si prepara ad avere un forte contraccolpo sugli stessi mercati asiatici. Un’operazione che è pronta a deflagrare non appena i mercati europei continueranno a vacillare, e sorgerà la necessità di reperire nuovi capitali e nuove risorse per prolungare l’agonia finale.

09 luglio 2008

Le nuove prefiche


Quello del predicatore e del diffamatore è senza dubbio il nuovo mestiere dei nostri tempi, che vede coinvolti personaggi e individui che ormai hanno perso ogni ragione di esistere e trovano nelle guerre di propaganda una nuova posizione sociale.

Come le donne che un tempo e tutt’oggi dietro compenso piangono e urlano ai funerali di personalità illustri, le nuove "prefiche" gridano e polemizzano per amplificare le campagne propagandistiche pianificate e volute dai poteri forti. Pronti a fare demagogia, a creare fenomeni da osteria, ad andare ad Hollywood e ottenere "premi oscar" alla carriera di grande predicatori della storia. Una professione che ormai è tornata con prepotenza sia nei paesi "evoluti" dell’occidente, sia negli Stati che fanno da avamposto a quelle strutture "euro-atlantiche" che vengono imposte.

Personaggi come Marco Travaglio, Beppe Grillo, e ormai sempre di più Antonio Di Pietro sono le prefiche pagate per gridare alla corruzione del Governo, alle strategie di "pulizia" all’interno del Parlamento e dei CdA delle società. Conosciamo bene l’esito di queste campagne isteriche contro la corruzione, ma soprattutto abbiamo visto le devastazioni delle tangentopoli di massa pianificate e studiate per radere al suolo un sistema economico. Purtroppo, in un Paese come l’Italia, che ha dovuto sopravvivere con tantissime realtà, tutto sfocia in una guerra sanguinaria nonostante abbia alla sua origine culture e tradizioni diverse. Si parla di mafia, di strani intrighi sessuali, di truffe o bancarotte mirate, sembra che ci troviamo in realtà in un equilibrio di paura, dove tutti gridano, ma alla fine non succede nulla.
Si fanno manifestazioni, si grida, si fa una grande cena o un sontuoso ricevimento, così ognuno si sente felice per aver contribuito ad una causa. Questi stessi personaggi che oggi gridano contro il Governo "democratico" e la classe politica moderna, nata dopo la grande tangentopoli, alla fine sono le stesse prefiche che hanno descritto Craxi come un male assoluto, dimenticando le parole, i processi e i dibattiti di prima, per rilanciare la nuova alleanza politica.

Così si dimenano in preda ad un raptus isterico, attaccando "la casta al potere", origine e fonte di ogni male. Ma una volta che Berlusconi sarà via avranno un altro nemico, "altro giro, altra corsa", e se loro saranno i nuovi profeti, ci saranno altre prefiche che si batteranno il petto per denunciare la loro incapacità e la loro ignoranza.
Questi non sono altro che gli ultimi colpi di coda di un Paese alla "cassa integrazione" come la Fiat, che mette in ginocchio soprattutto i suoi stabilimenti del Sud di Mirafiori, Melfi, Termini Imerese e Pomigliano. Chiude i battenti, e magari "delocalizza" in un altro Paese che le garantisce detassazione e manodopera specializzata a basso costo. E così "altro giro, altra corsa", ma nessuno parla o grida, rimangono in silenzio le "cornacchie" per paura di offendere chi li paga. Magari non venderemo più macchine, e così venderemo "derivati" e strumenti finanziari, dato che omai l’Italia è divenuto uno dei mercati più fiorenti nel settore delle "truffe" e della commercializzazione di titoli non validi: i traders e i fiduciari sono l’unica manodopera specializzata che possiamo offrire.

23 giugno 2008

Caos in Wall Street: comincia l'apocalisse


La maxi retata dell'Fbi in Wall Street, portando alla luce 144 casi di frode, hanno dimostrato che gli alti dirigenti erano a conoscenza delle truffe in atto, ma soprattutto della manipolazione dei titoli al solo scopo di dissimulare capitali e creare attività dal nulla. Tutto questo, però, non farà cambiare nulla, il sistema non subirà alcuna riforma, perché quest’ondata di giustizialismo farà cadere solo le teste da dare in pasto ai media e per ristabilire una certa fiducia sul mercato.

Dopo la maxi retata dell'Fbi in Wall Street che ha portato a 60 arresti e a 406 incriminazioni, tra cui i dirigenti della Bears Stern Matthew Tannin e Ralph Cioffi, le borse europee crollano di nuovo nel baratro finanziario. Nel tentativo di placare la sete di giustizia degli investitori americani, che hanno visto bruciare miliardi di dollari di capitalizzazione sui mercati finanziari, non si è fatto altro che pregiudicare ancora di più una situazione già instabile e precaria.
L'operazione ha portato alla luce 144 casi di frode, con perdite per 1 miliardo di dollari, con arresti tra traders, operatori finanziari, manager e banchieri. Le indagini hanno dimostrato che gli alti dirigenti erano a conoscenza delle truffe in atto, ma soprattutto della manipolazione dei titoli al solo scopo di dissimulare capitali e creare attività dal nulla. Tutto questo, però, non farà cambiare nulla, il sistema non subirà alcuna riforma, perché quest’ondata di giustizialismo farà cadere solo le teste da dare in pasto ai media e per ristabilire una certa fiducia sul mercato. Ha invece dimostrato che le grandi istituzioni finanziarie e governative non hanno assolutamente il controllo su quanto accade ai massimi livelli dirigenziali di banche e società di investimento, che sono riusciti ad immettere sul mercato fiumi di titoli e garanzie bancarie non coperte.

Le borse mondiali oggi tremano dietro ogni piccolo shock, le banche una dopo l’altra soccombono e nella migliore delle ipotesi galleggiano nel tentativo di coprire enormi falle finanziarie derivate da una scellerata gestione che dura ormai da anni da parte di operatori americani e inglesi. Di riflesso anche la Svizzera con le sue innumerevoli banche ha subito e sta subendo tuttora questa crisi, al punto tale che alcune voci di corridoio rivelano che la Ubs si trova al limite della bancarotta e vicina al fallimento totale. Stiamo parlando proprio della UBS Bank, roccaforte svizzera, che negli ultimi dieci anni hanno spacciato al mondo intero la sua filosofia basata sulla correttezza e la massima trasparenza, contribuendo invece ad alimentare un sistema che ha compromesso la stabilità dell’intero mercato creditizio, di società e così di economie piccole o grandi. Al suo lento declino hanno senz’altro contribuito molte delle inchieste volte a far luce sui rapporti che il colosso finanziario svizzero aveva con privati che depositavano collaterali senza alcun valore presso le sue securities, per poi essere utilizzate ai fini di capitalizzazioni di società ( si veda caso Petrobras ). Così come le interrogazioni circa gli intrecci e gli interessi che la stessa banca ha curato con la Podogoricka Banka, che nel periodo a cui si fa riferimento ( 1995-2001) era sottoposta a sanzioni finanziarie, e con la stessa Banca Riggs, condannata per riciclaggio di denaro illecito da un tribunale americano. La risposta che ottenemmo allora fu che le informazioni a nostra disposizione erano "rumors" e mera speculazione, a cui la Ubs Bank non dava seguito.

Alla luce di quanto accaduto in questi ultimi mesi, sarebbe ancora interessante capire se quanto affermavamo erano solo "rumors" o se avevano un terribile fondo di verità. Oggi il mercato finanziario mondiale piange e non ha il coraggio di comunicare al mondo intero che esiste un buco finanziario di oltre 700.000.000.000 di dollari, e dunque che è alla bancarotta. Il petrolio ha raggiunto valori assurdi, il petrolio è ai minimi storici, e nessuno ha il coraggio di dire che queste sono le ultime grandi speculazioni che ancora permettono di accumulare enormi somme di denaro, nonostante la crisi più profonda. In questo momento forse gli analisti saranno già alla ricerca di nuovi sistemi bancari per aggirare la crisi per ricavarne nuovi utili, e magari presto sarà in atto una nuova strategia per entrare nel cuore nel mercato per spremerlo fino all’osso. Gli organismi di sorveglianza dovrebbero già adesso prestare molta attenzione a quello che attualmente gira sulle piazze finanziarie internazionali, come valuta nord coreana offerta ad un decimo del suo valore, garanzie bancarie in leasing che vengono pagate un decimo del loro valore nominale, bond corporativi di società sull’orlo del fallimento ma sottoposte ad operazioni di restaling con il beneplacito di operatori finanziari. Non mancano gli stessi titoli Petrobras, che in relazione alla loro data di emissione, si rivelano essere non coperti da alcuna garanzia, né della società e né della Banca. La storia oggi si ripete con gli stessi metodi, le stessi armi e la stessa disinformazione, continuano ad illuderci con sciocche campagne di giustizialismo, che in fin dei conti servono gli interessi di strutture di potere più forti. "Il pesce grande mangia il pesce piccolo", e come in una grande matrioska, alcuni centri di potere finanziari stanno cavalcando l’onda per recuperare quote di mercato e consolidare sempre di più la loro posizione. Per raggiungere i loro scopi usano le Istituzioni, il Governo e persino le forze di polizia, destabilizzando il management ma lasciando intatte le carte del gioco. Abbiamo per questo mostrato documenti, prove e testimonianze, abbiamo toccato punti nevralgici per operazioni in corso da milioni di dollari, e le conseguenze non sono tardate a venire: sono giunte le prime indagini e i primi colpevoli, ma la macchina non si è arrestata. Continua a macinare denaro a vuoto, forse in attesa di vittime ancora più illustri, e non sarà sazia fin quando non le otterrà.

19 marzo 2008

Il paradiso artificiale svizzero


La Svizzera non è solo un grande paese di civiltà e di efficienza, ma è anche, e soprattutto, il lato oscuro e occulto della Comunità Europea e del sistema finanziario e bancario. E' un vero e proprio ecosistema costituito da fiduciari, avvocati d'affari, notai e soprattutto da Banche, che rappresentano il centro di potere di ogni settore.

Il mondo conosce da anni la Svizzera come il Paese del cioccolato e della grande civiltà, dove la popolazione ha un alto concetto del rispetto altrui e verso la Nazione. In un certo senso è così, considerando che la Svizzera è un mosaico di Cantoni con una propria autonomia amministrativa che funziona in maniera eccellente ed efficiente. Poi esiste l'altra Svizzera, quella occulta, che è formata da fiduciari, da avvocati d'affari, da notai e soprattutto da Banche. Le Banche sono il vero centro di potere, e tutto ruota intorno a loro, persino la politica e la stessa magistratura, che si vedono costretti a fare i conti con i colossi finanziari, sottomettendosi alle regole imposte dagli interessi bancari. Tutti lavorano per le Banche, e per loro tutti si prestano senza il minimo scrupolo alle più terribili operazioni che il più delle volte vede vittime sacrificali, come capri espiatori, cittadini privati di nazionalità non svizzera.

Innanzitutto vi sono i fiduciari, che mettono a disposizione i propri uffici e le proprie strutture, facendo da ponte tra le grandi banche e il sottobosco illegale, formato da fantomatici brokers squattrinati che, "per tirare a campare" si impegnano a procacciare clienti, più o meno danarosi, che piano piano vengono spogliati di tutti i loro averi: nel momento in cui varcano la frontiera svizzera, sono completamente nelle mani dei fiduciari o degli avvocati d'affari. Ad un livello più elevato, vi sono gli avvocati d'affari e i notai, che costituiscono una vera e propria élite. Una categoria che, sebbene di presenti in una forma più rassicurante, è invece la categoria più pericolosa, in quanto, essendo un ordine di casta, è molto più spavalda e arrogante. Il potere che racchiudono nelle loro mani è davvero grande, che , al confronto, quello degli avvocati e dei notai italiani non è nulla. Questo perché sono direttamente collegati con le Banche, racchiusi in un circuito di affari e di collaborazioni molto strette. Non a caso, in Svizzera non esiste nessun avvocato che combatte il sistema bancario e quando questo accade, chi osa sfidare il sistema viene completamente isolato e additato: tutti i canali e i contatti si chiudono, nessuno vuole più lavorare con l'avvocato che si è permesso di attaccare una banca.

Allo stesso modo, anche il sistema giudiziario svizzero svolge un ruolo di protettorato e di sorveglianza, in una continua situazione di conflitto di interesse. I magistrati e i procuratori non sono altro che avvocati, i quali, al termine del suo mandato nella magistratura, divengono gli avvocati d'affari delle Banche. In Italia e nel mondo si discute molto del conflitto d'interesse da parte di imprenditori e di magistrati che vanno a ricoprire ruoli pubblici, prestando molta attenzione che questi abbandonino le proprie attività durante il mandato, o che non riprendano i loro affari una volta terminato il loro compito. Considerando quanto accade in Svizzera, come può un magistrato o un procuratore pubblico essere considerato imparziale e al di sopra delle parti, quando deve pronunciarsi in un processo che vede come imputato una Banca, e in alcuni casi, la Banca più importante della Svizzera? È ovvio che il giudice, in questo caso, è in qualche modo condizionato nell'emettere una sentenza contro una banca che potrebbe diventare in futuro un importante cliente. Il conflitto di interesse è evidente, tuttavia il sistema lo tollera e lo incentiva, in maniera tale che il cerchio possa chiudersi ad un certo punto. Sarebbe interessante sapere quante denunce e quante sentenze sono state emesse da tribunali svizzeri negli ultimi dieci anni contro gli Istituti bancari.

Bisognerebbe così iniziare a capire che la Svizzera non è poi quel Paese democratico e trasparente che tutto il mondo crede, anzi, al contrario. La Svizzera è lo Stato per eccellenza in cui la Giustizia è legalmente "ingiusta": qualsiasi cittadino non svizzero è considerato dalla comunità come un extracomunitario, senza alcun diritto e senza alcuna tutela. Provate, infatti, a mettervi contro un cittadino svizzero, e andrete incontro a seri problemi mentre il vostro avversario non subirà alcuna conseguenza. Allo stesso mondo, qualora proviate e scontrarvi con una Banca, verrete completamente massacrati e privati di tutto ciò che vi appartiene, compresa la vostra dignità. E pensare che questo piccolo fazzoletto di terra è nato con i soldi di tutto il mondo, è cresciuto con il libero commercio di ogni prodotto che era invece vietato in altri Paesi vicini. Infatti in Svizzera tutto è definito libero mercato: sigarette, marijuana, armi, materie prime di ogni genere, valuta più o meno lecita. Infatti, mentre in Italia versare 100.000 € equivale ad essere sottoposto a centinaia di pressanti controlli anti-riciclaggio, in Svizzera, e nel vicino Principato del Lichtenstein, confluiscono milioni di euro non dichiarati ad alcuna autorità nazionali.

Solo oggi, a distanza di anni certi loschi giri di denaro cominciano a riaffiorare, a causa delle violente speculazioni che hanno compromesso la stabilità delle borse mondiali e dei governi, o delle tangentopoli che vengono scatenate contro le classi politiche. È giunto invece il momento che i media e le autorità giudiziarie cominciassero ad affrontare seriamente il problema dei paradisi fiscali e bancari della Comunità Europea. I nostri grandi beniamini della televisione dovrebbero prestare la loro attenzione ad altro, e non annoiarci tutte le sere con le solite storielle delle truffe di Silvio Berlusconi, come Michele Santoro e Marco Travaglio, o il nostro caro Beppe Grillo che con i suoi proclami perbenisti contro le multinazionali continuano a collezionare onorificenze delle grandi fondazioni. Il fulcro del nostro sistema economico si accentra nelle grandi speculazioni e le grandi fughe di capitali in quei paradisi artificiali come la Svizzera e il Lichtenstein, dove ogni autorità nazionale e internazionale scompare, sotto le direttive di potenti centri di potere.

03 marzo 2008

Lo spettro del Governo Mondiale sul fallimento delle entità sovranazionali


Un'indagine delle intelligences tedesche sta per scatenare una grande tangentopoli europea per far cadere nello scandalo tutti i partiti europei, sia di centro-sinistra che di centro-destra, e costruire così un grande centro. L'Europa continuerà così a frantumarsi sotto i colpi della destabilizzazione politica e della nascita dei movimenti indipendentisti. Sulle ceneri dell'Unione Europea, degli Stati-Nazione delle Nazioni Unite, porterà alla creazione del cosiddetto Governo Mondiale.
Si sta diffondendo sempre più in Europa una profonda preoccupazione sull'inchiesta partita dai servizi segreti tedeschi sull'evasione fiscale in Liechtenstein, lanciando così l'allarme sulla prossima grande tangentopoli europea. Mentre molti tremano, altri sono già al sicuro e aspettano di uscire allo scoperto quando le acque si saranno calmate, e gli investigatori avranno i loro colpevoli consegnati alla giustizia. Quello che può sembrare un ovvio risultato di un'indagine a largo spettro delle intelligences tedesche, si rivelerà presto un tassello di un grande piano organizzato e studiato a tavolino dagli invisibili. Cosa sia il Liechtenstein lo sappiamo da tempo ormai, ma ciò che non riusciamo a spiegarci perché l'Europa "giustizialista" crea queste zone franche al suo interno e le tollera per tanti anni, per poi cominciare la caccia alle streghe contro gli evasori. Qualcosa senz'altro sta cambiando all'interno delle sfere economiche che reggono le fila del potere, soprattutto da quando la Russia ha cominciato a scambiare il proprio gas in rubli, e a New York si accetta la moneta messicana, oltre all'euro.

La macchina mediatica , capitanata dai potenti - anche se poi si è scoperto che non sono così potenti - ha di nuovo lanciato il grido della democrazia. Come ottimi demiurghi, hanno disegnato una piantina politica, per far cadere nello scandalo tutti i partiti europei, sia di centro-sinistra che di centro-destra, e costruire così un grande centro. Una forza politica che potrà circoscrivere intorno a sé tutti i piccoli e i grandi poteri della nostra Italia, costruita sulle baronie e le massonerie, ma soprattutto su scellerati meccanismi finanziari che legano le fondazioni - da quelle umanitarie e sociali a quelle religiose - alle Banche, tramite il filo sottile dei broker e dei programmi di trading ( si veda La spirale di Banche e Fondazioni ). Il cambio di potere esige delle vittime, dei sacrifici senza che la massa sappia nulla di quello che accade realmente. Tutto questo cinema a cui assistiamo, non è altro che già storia passata : false rivoluzioni e falsi rivoluzionari, il frutto del "cavalcare onde", in questo grande mare di bugie.

L'Europa si è frantumata, il sogno europeo è finito, non esiste più, e il cavallo di troia della sua disfatta definitiva è proprio l'indipendenza del Kosovo. La sua legittimazione, in circostanze e con modalità molto ambigue, sta già mandando in crisi decine di Paesi, diffondendo tra i Governi una sorta di psicosi, ossia quella di fare i conti con i propri scheletri, con le forze soffocate del revisionismo, con il malcontento popolare che sfocia in "rivendicazione dell'autonomia" dal governo centrale. La maggior parte degli Stati che hanno riconosciuto il Kosovo hanno sempre precisato che "il Kosovo non sarà mai un precedente", tuttavia non sanno che quando si renderanno conto del grande errore sarà tardi, perché saranno già invasi da bandiere e simboli etnici. Gli stati-nazione cominceranno a scomparire sotto i colpi dell'identità etnica, che frammenterà il mondo intero in un unico progetto globale. La situazione potrebbe degenerare al punto che ogni Stato sarà commissariato da una sottospecie di funzionari europei che, investiti di poteri "nazionali e sovranazionali", decretano in maniera definitiva la fine della politica. Esisteranno sempre più le cosiddette "autonomie economiche" dove i diversi strati sociali si uniranno a gruppi, dando vita al "settarismo", o a quello che oggi viene definito "associazionismo".

Per assistere a tale scenario potremmo non aspettare ancora molto, considerando che al termine del vertice della Nato a Bucarest, l'Onu potrebbe perdere la sua istituzionalizzazione, e dare vita ad un "Governo mondiale", come più volte pronosticato da diversi capi di Stato. Probabilmente, la dichiarazione del Kosovo ha proprio questo come scopo ultimo, essendo uno stato fantoccio nato proprio dal fallimento delle Nazioni Unite, che si sono rivelate incapaci a gestire una crisi diplomatica permettendo l'intromissione dei singoli Stati e dei loro interessi. La Nato tuttavia si riconfermerà il braccio armato del Governo Mondiale, e imporrà la legge della "pace" ottenuta con la lotta al terrorismo. Questo è il messaggio che si nasconde nel rapporto della Nato "Verso una grande strategia per un mondo incerto" - redatto dal Generale americano John Shalikasvili ed ex comandante a capo della NATO in Europa, il maresciallo britannico Lord Peter Inge, il generale tedesco Klaus Naumann ex Presidente del comitato militare della NATO, il generale olandese Henk van den Breemen, l'ammiraglio francese Jacques Lanxade ex capo dello Stato maggiore dell'esercito francese - che riporta le raccomandazioni e le prospettive che dovranno essere esaminate al meeting di Bucarest. Per poter far fronte a queste nuove minacce asimmetriche, le gerarchie militari propongono "l'utilizzazione preventiva dell'arma nucleare, anche se prima veniva definito come uno strumento estremo". Ciò che rende spaventoso questo documento è soprattutto la percezione del nuovo mondo che si sta venendo a creare, caratterizzato da "sconvolgimenti sociali giganteschi particolarmente legati ai movimenti delle popolazioni", dal "terrorismo internazionale, dal crimine organizzato e dalla proliferazione delle armi di distruzione massiccia", dalla "diffusione crescente dei fanatismi religiosi", e infine "dall'indebolimento degli Stati nazioni e delle organizzazioni internazionali come l'ONU, la NATO e l'Unione Europea". Il testo contiene soprattutto un vero progetto di organizzazione politica, dopo che l'occidente sarà assediato e indebolito all'interno e all'estero.
È chiaro, dunque che l'utilizzo dell'arma nucleare come mezzo per risolvere le controversie internazionali, è la negazione stessa dell'ONU, che è nata proprio dopo la distruzione di Hiroshima e Nagasaki. Le grandi potenze mondiali, come Stati Uniti e Russia, decideranno gli equilibri geopolitici, mentre Iran, Pakistan, Corea, e altri ancora, soccomberanno dinanzi all'incontrastato potere dei grandi.

Oggi così assistiamo al massiccio bombardamento della striscia di Gaza, con l'assassinio di oltre 100 persone, in maniera arbitraria, annullando così anche il processo di pace che in maniera faticosa era stato ricostruito. Israele, in una sola giornata, ha sganciato su una popolazione inerme e indifesa centinaia di bombe, e ancora una volta le Nazioni Unite tacciono, non una sola voce si è sollevata per impedire questa strage. Ecco dunque dove stiamo andando, verso la dittatura della guerra, con l'utilizzo della bomba nucleare come forma preventiva, e la nascita del cosiddetto Governo Mondiale. Non possiamo che ricordare le parole dello scienziato Nikola Tesla, che, all'inizio del secolo affermò.

"Tenteranno di fare qualcosa, e con le loro stesse mani decreteranno la loro fine".

06 febbraio 2008

Riciclaggio e bolla derivati, qualcosa di marcio nella finanza


All'indomani della bufera dei derivati scatenata dalle speculazioni di un broker, Société Generale è ora nell'occhio del ciclone. Si è aperto infatti dinanzi al tribunale di Parigi il processo "Sentier 2", nell'ambito della vasta inchiesta sulle operazioni di riciclaggio tra Francia ed Israele in cui sono coinvolte quattro banche tra cui Société generale, ed il suo Presidente Daniele Bouton, insieme con Barclays France, National Bank of Pakistan e Société marseillaise de crédit (SMC) , con più di 138 inquisiti .
Le indagini sono partite dalla scoperta di una rete di riciclaggio nel quartiere parigino di Sentier, e ben presto è stata allestita presso il Palazzo di giustizia una sala aperta al pubblico che ha ospitato ben 142 accusati, tra persone fisiche e giuridiche. L'inchiesta aperta dal Giudice parigino va ben al di là di una truffa di derivati e di futures, aprendo così uno squarcio all'interno della fitta rete finanziaria esistente tra fondazioni, banche e fiduciarie , che ha costruito un meccanismo di creazione di denaro e di riciclaggio per miliardi di euro. Meccanismo basato sullo scambio di titoli collaterali, spesso invalidi o privi di garanzia, ma accreditate e depositati presso grandi Banche allo scopo di registrare delle capitalizzazioni o delle riserve di denaro che nella realtà non esistono. Questo grazie alla complicità di una rete di broker e di società di Trading, che hanno alle loro spalle studi fiduciari e notarili in qualità di garanti e di coordinatori dello scambio dei titoli.

Il sistema è sempre lo stesso, ed è quello che abbiamo avuto modo di spiegare più volte nel corso delle nostre inchieste sul traffico di collaterali falsi sulle piazze svizzere, per poi essere depositati presso le securities di grandi Banche d'affari. Infatti, dinanzi al giudice di Parigi sono finiti sotto inchiesta cinque reti, quattro composte da società e intermediari finanziari, e la quinta di associazioni cultuali o umanitarie israeliane, che hanno riciclato denaro, abusando dei beni e dell'attività sociale e statutaria, ed emettendo fatture false per progetti mai realizzati e prestazioni mai offerte. Gli assegni emessi in funzione di tali fatture sono stati poi depositati in banche o in uffici di cambio in Israele, ed in particolare presso Société Generale, Barclays France, National Bank of Pakistan e Société marseillaise de crédit (SMC) , accusate di non avere sorvegliato sull'emissione e il trattamento degli assegni accettati dagli uffici di cambio israeliano ed ancora meno gli sborsi in contanti effettuati sui conti delle imprese o delle associazioni cultuali. Stando alla ricostruzione della procura, le somme riciclate da Société Generale, Barclays France, SMC e la National Bank of Pakistan sono state valutato rispettivamente per 32 milioni di euro, 24 milioni di euro e 2,6 milioni per le due ultime, per operazioni poste in essere tra il 1998 e il 2001. Su tali eventi è stata aperta in passato l'inchiesta denominata "Sentier 1" per il quale Société Generale si costituì come parte civile, come vittima dunque della fronde posta in essere da associazioni e società.
Ciò che ha indotto i giudici parigini all'apertura di un processo "Sentier 2" è stata la constatazione dell'evidente assenza di controllo da parte delle Banche, soprattutto in relazione agli stringenti controlli anti-riciclaggio previsti dalle normative. Sospetti che sono stati amplificati e confermati dal crack della scorsa settimana che ha visto un semplice broker aprire delle posizioni in future per circa 50 miliardi di euro - ossia per un ammontare di denaro pari al PIL di Stati come il Marocco, il Vietnam e la Slovacchia - che avrebbe dovuto allertare le autorità in qualche modo per segnalare l'evidente abuso e il rischio di un collasso.

Sorge a questo punto la chiara conferma di come una banca agisca in maniera del tutto arbitraria e senza alcun tipo di controllo, riuscendo ad eludere regole e norme internazionali, che - a quanto pare - vengono rigidamente imposte solo alle piccole imprese o a soggetti privati. Inoltre, il caso "Sentier" non è che la punta dell'iceberg di un sistema finanziario basato sulla carta straccia, sul nulla e su di un meccanismo di creazione di denaro mediante riciclaggio di titoli e di titoli senza alcun valore. Non è da escludere, inoltre, che i due casi che coinvolgono la Société Generale siano in qualche modo collegati, da quel sottile filo che unisce l'alta finanza dei sistemi informatici, con il mondo del Trading e dei cdd. "brokers da marciapiede". Infatti, da una parte abbiamo delle grandi Banche che stranamente sono coinvolte in un sistema di riciclaggio di titoli e fatture false emesse da associazioni umanitarie e da fondazioni, e dall'altra parte abbiamo le stesse banche che con poche transazioni bruciano miliardi di dollari, svalutando e cancellando riserve imputate a capitale forse perché "inesistenti".
In ogni caso, l'inchiesta che in questi mesi è stata portata avanti dalla Tela si è rivelata non solo giusta, ma estremamente attuale, in quanto ha perfettamente previsto e annunciato che la scoperta di titoli e collaterali falsi avrebbe ben presto portato alla destabilizzazione dei sistemi finanziari di Banche e società che ne fanno uso. Non dimentichiamo che a poco tempo dalla denuncia dell'esistenza di Bonds Petrobras non validi sulle piazze finanziarie svizzere, e depositate presso la Ubs Bank, questa ha annunciato una forte svalutazione delle riserve, ed è stata poi ben presto sfiduciata sul molti mercati come advisor.
Recentemente la Tela ha portato alla luce documenti e certificati bancari che dimostrano il coinvolgimento dei dirigenti della Federal Reseve in transazioni che hanno ad oggetto Buoni del Tesoro Americano, sui quali non è giunta tuttavia alcuna ufficiale smentita come più volte richiesto. Allo stesso modo, la nostra inchiesta ha scoperto la stessa rete di traffico di collaterali per milioni di Yen che vede coinvolto il Tesoro del Giappone e la International Industrial Development Organization. Dinanzi alla nostra segnalazione, il Ministero delle Finanze Giapponese ha subito risposto prendendo le dovute distanze sui Bonds presi in considerazione.

Quanto sta accadendo sul mercato finanziario internazionale desta comunque una grande preoccupazione, in quanto stiamo assistendo ad un'improvvisa escalation che sta portando alla luce quanto c'è di più oscuro nell'alta finanza. I mutui subprime negli Stati Uniti e in Inghilterra, derivati e riciclaggio in Francia, speculazioni e carry trade sui mercati asiatici. I crolli dei mercati borisistici si susseguono con sempre maggiore frequenza, e per tale motivo dobbiamo attenderci tempi difficili per le nostre deboli economie, gonfiate dall'inflazione e dalle speculazioni finanziarie, danneggiate dalla stagnazione e dal crollo di salari e consumi. I progetti di riforma che le Istituzioni europee o Americane ci propongono, segnata dalla liberalizzazione dei mercati finanziari ( come la MiFID) che non porterà certo alla costituzione di sistemi finanziari etici e sicuri, ma solo ad un controllo delle transazioni nelle mani di poche entità economiche. È per tale motivo che la Tela non si arrende nella sua inchiesta dei collaterali e chiede alle piccole imprese e ai professionisti di unirsi, per costruire uno spazio economico piccolo ma maggiormente etico e sicuro.

01 febbraio 2008

Société Generale: una bolla di derivati per miliardi di euro


Société Generale, una delle più grandi Banche d'Europa, è stata messa in ginocchio dalle speculazioni di un giovane trader che è riuscito a distruggere più di 5 miliardi di euro di liquidità della banca. Quanto sia realmente accaduto nei circuiti virtuali di Société Generale sarà difficilmente ricostruito dai media, che dovranno accontentarsi dei dispacci ufficiali e delle accurate operazioni di filtraggio delle informazioni . Jérôme Kerviel, il giovane broker in cerca di gloria, è divenuto un controverso personaggio che, tra eroismo e spregiudicata incoscienza, deve giustificare un buco di miliardi di euro senza danneggiare l'immagine di Société Generale.

Stando ai verbali degli interrogatori di Kerviel, il broker sembra aver agito nel pieno rispetto della "prassi" bancaria e dello spirito del broker, considerando la funzione che esso ricopre all'interno di una Banca e le procedure che occorre seguire, sotto la vigilanza dei sistemi interni di controllo. Viene così mitizzato il personaggio del broker in carriera che, violando sistemi di sicurezza, eludendo i controlli e mentendo sulle sue posizioni è riuscito a mettere in crisi un gruppo bancario. In questo modo si potrebbe infatti gridare al sabotaggio, e così al tentativo da parte di Bnl-Paribas di portare a termine la sua scalata ostile, nonché all'inconsapevolezza dell'Istituto bancario sulle operazioni poste in essere dai propri broker e sulle movimentazioni di danaro interne. Una tesi che potrebbe anche essere parzialmente vera, ma contraddittoria, in quanto il crollo del castello di strumenti finanziari posto in essere da Kerviel è una conseguenza della volatilità dei mercati finanziari, della completa virtualizzazione del denaro e di quelle assurde operazioni di trading che si basano su titoli virtuali che non hanno alcuna reale garanzia.

Il collasso su stessa di una Banca a causa della sua sovraesposizione in titoli derivati è una tautologia, è un rischio assolutamente probabile quando si gioca con la virtualità che consente di moltiplicare liquidità e denaro senza mai avere idea di quante volte lo stesso titolo è stato scambiato. Per tale motivo, non possono in nessun modo nascondere la reale e drammatica situazione del sistema finanziario su cui la nostra economia è seduta.
Tuttavia è stato necessario creare il grande caso mediatico per poter coprire un'operazione studiata a tavolino che doveva occultare delle perdite di bilancio o delle svalutazioni senza rischiare il crollo in borsa, come in questi mesi è accaduto per Ubs Bank, per Citigroup e Jp Morgan.

Per poter così analizzare in ottica critica il caso di Société Generale, occorre premettere che attualmente le Banche creano il proprio denaro negoziando in strumenti derivati. Il questo caso specifico la nostra banca ha utilizzato dei futures, ossia dei contratti che hanno ad oggetto la variazione del valore degli strumenti sottostanti soggetti che sono negoziati nel mercato finanziario, tale che il loro prezzo varia in funzione del valore del soggetto sottostante, che possono essere azioni, obbligazioni, tassi di cambio, ma anche un derivato . Chi acquista un future guadagna dall'apprezzamento dello strumento finanziario sottostante, chi vende un future guadagna dal deprezzamento dello strumento sottostante.
Sono dei titoli altamente standardizzati, le cui caratteristiche sono decise dalla Borsa stessa, cosa che li rende ampiamente interscambiabili tra di loro, tale che sarà possibile annullare impegni di acquisto o di vendita tramite compensazione, stipulando un contratto di segno opposto all'originale. La consegna dall'attività sottostante il contratto non avviene quasi mai, e questo li rende assolutamente virtuali.
Le banche stipulano contratti in vendita ed in acquisto per coprire i rischi di svalutazione dei titoli che detengono nel proprio portafoglio o delle valute in cui sono nominate le loro riserve; analizzando il trend del mercato liquidano le loro posizioni per ottenere un guadagno in conto capitale. A titolo di esempio, se prevedo che un titolo si apprezzerà, liquido il contratto in vendita, e conservo quello in acquisto del future, ottenendo un guadagno e minimizzando il rischio di perdite. Tuttavia, gran parte delle contrattazioni con futures sono poste in essere per fini puramente speculativi, e per tale motivo assumono le caratteristiche di vere e proprie scommesse, il cui azzardo vale grosse perdite o elevati guadagni.

Il nostro broker decide così di guadagnare in borsa con questi strumenti, scommettendo in una sola direzione, e porta avanti la sua strategia violando per almeno un anno i sistemi informatici ( nella consapevolezza o meno, del direttivo di Societè Generale ). Non abbiamo dinanzi a noi né un eroe che lotta dall'interno contro il capitalismo - in quanto la sua difesa si basa sul fatto che voleva stupire i suoi superiori e portare profitto alla banca - e non è un genio, perchè viola i sistemi informatici di una delle più importanti banche francesi in nome di un'idea che, a parte l'essere banalissima, risulta essere anche incredibilmente rischiosa. Rimane un criminale o uno stupido, ma propendiamo per la seconda scelta essendosi così prestato alle manipolazioni della dirigenza nella convinzione di uscire vincitore. In ogni caso, il suo errore è stato molto più grande di quel che si possa pensare, e crediamo quasi praticamente impossibile, considerando il tipo di strumento che ha utilizzato.
Più verosimile sarebbe la ricostruzione che vede Société Generale come parte direttamente coinvolta nell'elaborazione delle operazioni di Jérôme Kerviel, costruendo così un perfetto meccanismo che ha reso possibile la scoperta e la condanna del capro espiatorio, per salvare l'intero sistema e il team dirigenziale. I media hanno fatto il resto, tessendo e sfilando la tela del complotto, lasciando agli addetti ai lavori la vera comprensione del risultato. Société Generale deve ora portare allo scoperto il suo buco in Bilancio, ma ha ora al suo fianco il sostegno del Governo Francese e dell'opinione pubblica, che hanno scongiurato il crollo del titolo e la totale perdita di fiducia nella banca stessa.

Questo atteggiamento di vittimismo ricorda molto la reazione delle Banche che sono state informate dell'esistenza di una truffa di collaterali in circolazione, che utilizzavano il nome del gruppo bancario. Come non citare il caso della Federal Reserve che, dopo essere stata informata dell'operazione in corso sulle piazze svizzere di titoli del Tesoro Americano di grande valore, ci ha comunicato formalmente che erano a conoscenza del caso in questione, e che potevamo contattare degli agenti investigativi interni alla Fed per avere maggiori chiarimenti. Nessuno tuttavia ha risposto alle nostre richieste per chiarire la reale posizione del Governatore e del Vice Governatore della Federal Reserve. Sorge dunque il dubbio che le Banche e le autorità siano pienamente coscienti di cosa avvenga in tali circuiti, e, facendo buon viso a cattivo gioco, coprono le operazioni fin quando non cade il castello di titoli: a quel punto sarà il broker il capro espiatorio dell'intera operazione mentre la Banca riuscirà a difendere la propria immagine.
La verità è ben diversa da come è stata descritta, e va a coprire un assurdo sistema al cui confronto, la crisi per i mutui-subprimes, può sembrare una passeggiata. Secondo i dati rilevati dal Comptroller of the Currency l'esposizione in derivati di circa 25 banche degli Stati Uniti ammonta approssimativamente intorno ai 180 mila miliardi di dollari, denaro che non esiste in realtà. È una liquidità assolutamente irreale, ma che ha un riscontro materiale nelle piramidi delle multinazionali che possono continuare all'infinito il loro gioco di fusioni, acquisizioni, privatizzazioni, finanziamento al terrorismo, guerra e controllo degli Stati.