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30 luglio 2008

Il grido di dolore di Belgrado


Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Belgrado per manifestare contro l'arresto cattura e l'estradizione dell'ex leader serbo Radovan Karadzic. La città sembra blindata, con imponenti cordoni di agenti intorno alla Piazza della Republica di Belgrado, Trg Republike, e stabilendo quasi un coprifuoco nella città. L'ambasciata americana a Belgrado ha deciso di chiudere le sue porte con delle ore di anticipo, mentre Belgrado si chiude in uno strano silenzio squarciato dalle grida dei manifestanti. Tra i cortei spiccano cartelli che inneggiano alla "Libertà per la Serbia", e ben presto la protesta si trasforma in una guerriglia notturna dopo l'infiltrazione di gruppi violenti di hooligans.

Con una manifestazione a cui hanno partecipato circa 15.000 persone, il popolo serbo dice "No" ai ricatti dell’Unione Europea e alle manipolazioni di una classe politica che ha tradito la Serbia. Il partito radicale serbo, definito dai media occidentali come estremista e ultra-nazionalista, è riuscito comunque a trascinare nelle piazze il popolo che si sente insoddisfatto e deluso, ma soprattutto tradito e venduto ai mercenari in cambio di quella integrazione "democratica" a cui non si può rinunciare. Tra bandiere della Serbia, ritratti dell’ex Presidente Radovan Karadzic e simboli della Serbia, si alza il grido della folla contestata dai media contro Ivica Dacic e Boris Tadic. Per tale motivo è stata una vera e propria manifestazione censurata da tutti quei giornalisti pappagalli, schiavi della carta di credito e servi del loro padrone, che dopo averci martellato di storie paranoiche sulla vita alternativa di Radovan Karadzic, non hanno neanche il coraggio di dire che la gente scende in piazza per contestare.

Per rendere ancora più credibile la tesi dell’estremizzazione della protesta e dei movimenti serbi, la manifestazione pacifica prende improvvisamente le forme di una guerriglia urbana, nella quale gruppi di hooligans aggrediscono le forze di polizia, rompendo le vetrine dei negozi, gettando pietre e molotov. Gli agenti rispondono con lacrimogeni e pallottole di gomma, colpendo anche civili e gli stessi parlamentari che avevano deciso di aderire la festa, tra cui il Segretario Generale del Partito Radicale serbo Aleksandar Vucic. In realtà, non poteva non avvenire uno stravolgimento della situazione, grazie proprio dall’intervento di gruppi estremisti, che sembrano in qualche modo infiltrati tra i gruppi di manifestanti pacifici, al punto che gli stessi organizzatori vengono sorpresi dall’evolvere degli eventi. Tuttavia, anche se la stampa occidentale si è subito affannata a dipingere la protesta come uno sfogo di movimenti estremisti e violenti, vi sono dei fatti oggettivi innegabili, ossia che qualcosa scricchiola e si sente il cedimento di un sistema tenuto in piedi su bugie e falsità. Tadic, che si è venduto al punto che anche la sua stessa famiglia prende le distanze da tali decisioni, ha perso credibilità tra il suo popolo, ed è divenuto una merce nelle mani degli eurocrati e delle menti raffinate di Stati Uniti e Gran Bretagna. Sicuramente la Serbia ha avuto il peggior Presidente della sua storia, un uomo che viene anche chiamato traditore dalla sua stessa famiglia.

Allo stesso tempo, vediamo persone come il fratello di Radovan Karadzic, Luka, sempre più combattivo e pronto a difendere quello che un tempo era il Presidente di tutti i serbi di Bosnia. Traditori sono tutti coloro che si stanno prestando a questo gioco, dai politici agli agenti dei servizi e di polizia, sino ai giornalisti che come delle prostitute sono pronti a darsi al maggiore offerente. Hanno creato in questi giorni solo spettacoli mediatici del tutto falsi, lanciando grandi titoli ad ogni piccola informazione strappata con il denaro e l’inganno a qualche testimone o funzionario desideroso di fama, costruendo grandi manifestazione e proteste laddove vi erano solo poche decine di persone, e infine lasciando il silenzio dinanzi alle contro-proteste del vero popolo serbo. La stampa, da parte sua, ha così commesso il suo atto terroristico, nascondendo crimini finanziari, accreditando personaggi, esaltando crimini e genocidi per poi rivenderli sui tavoli dei consigli di amministrazione, oppure barattarli nei tender per le concessioni. Mentre la rabbia si scatena, giorno dopo giorno diventa sempre più rovente e di alza un'escalation di violenza, mentre il Governo tenta in ogni modo di salvare la faccia e di recuperare almeno la dignità. L'effetto Karadzic sta prendendo senz’altro delle dimensioni incontrollate, il risentimento della popolazione si sta alzando sempre più mentre Tadic giura che riuscirà ad arrivare all’epilogo della situazione, che ha ancora dei sostegni e larghi consensi. Lo stesso Milorad Dodik non sa più cosa fare, perchè potrebbe impantanarsi da un momento all'altro perché la situazione sta diventando sempre più tesa in Bosnia dopo che le semplici dichiarazioni, si trasformano in vere intimidazioni a cancellare la Republika Srpska.

Rinascita Balcanica