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24 giugno 2009

La Grande Serbia creata dall'Europa

Belgrado emana la legge che concede ad ogni cittadino nato nella ex Jugoslavia la possibilità di fare richiesta del passaporto serbo. Un documento che, all'indomani dell'eliminazione dei visti, diventerà la chiave di ingresso in Europa per tutti i popoli che resteranno indietro con i negoziati di integrazione, come croati, bosniaci e kosovari.


L'integrazione europea e le dinamiche di allargamento stanno creando un vero e proprio paradosso all'interno della regione balcanica, la cui politica interna continua a ruotare intorno alla risoluzione delle questioni bilaterali tra i diversi paesi e alla cosiddetta "questione serba". Se le controversie croata-slovena e macedone-greca hanno delle prospettive di risoluzione per i prossimi due anni, i problemi della Bosnia Erzegovina e del Kosovo sembrano avere dei tempi di svolta molto più lunghe. Sicuramente in Republika Srpska e in Kosovo oggi assistiamo a delle farse continue, legate tra di loro da una sorta di parallelismo, derivante proprio dal loro legame con la Serbia. Mentre Behgjet Pacolli guida il suo patriottico pellegrinaggio in tutto il mondo, tramite le sue fondazioni, per far riconoscere il Kosovo sotto l'egida delle attività di lobbing di Washington, la Serbia combatte la sua guerra silenziosa, aiutata da alcuni Paesi europei che vedono in lei il punto di forza di tutta la regione dei Balcani. Tutto questo all'insegna della parola "riforma" ed "integrazione europea", che sta in qualche modo sponsorizzando i piani demografici serbi.

Belgrado ha infatti emanato la legge che concede ad ogni cittadino nato nella ex Jugoslavia la possibilità di fare richiesta del passaporto serbo, "giurando fedeltà alla Serbia". Un documento che non può essere definito solo un passaporto, bensì la chiave di ingresso in Europa per tutti i popoli che resteranno indietro con i negoziati di integrazione, come croati, bosniaci e kosovari. C'è da chiedersi, dunque, quante persone faranno domande per ottenere il passaporto serbo alla fine dell'anno, quando il regime dei visti sarà definitivamente eliminato. Ciò che accadrà, non è molto diverso dal provvedimento del Governo romeno, che ha distribuito 1 milione di passaporti Schengen ai cittadini moldovi, o da quello che Slobodan Milosevic voleva fare, ossia riunire tutti i serbi in un solo posto. Oggi tutto questo viene fatto con il beneplacito dell'Europa. In un certo senso, il programma di integrazione del popolo "jugoslavo" è già in atto, considerando che la corsa ai passaporti serbi è già cominciata (o forse in Kosovo non è mai finita).

Si pensi alla Republika Srpska: l'entità serba ha accettato senza proteste o sollevamenti di piazza la decisione dell'Alto Rappresentante Valentin Inzko di limitare il potere dell'Assemblea Nazionale della RS, usando i poteri Bonn, e tutto ciò che abbiamo visto è stata "propaganda televisiva", niente di più. Allo stesso tempo, il Presidente Boris Tadic è giunto a Banjaluka per tranquillizzare i serbi, invitandoli ad avere "comprensione" nei confronti del difficile ruolo dell'Alto Rappresentante che, "agisce non per piacere, ma per garantire il futuro europeo della Bosnia". Qualsiasi cosa abbia portato Tadic a Banjaluka, è chiaro che è un qualcosa che può servire a Milorad Dodik per le elezioni, dopo la farsa del referendum per l'indipendenza della Srpska, che sicuramente tutti ricordano in Europa. Oggi sicuramente Belgrado ha voltato pagina nella sua storia, "i giochi di guerra" sono finiti, almeno da parte sua, ed è stato deciso che la Serbia avrà un ruolo strategico dominante nei Balcani, sia per le strade energetiche che raggiungeranno l'Adriatico attraverso il Montenegro, che per i suoi legami con la Russia, come vera porta d'Oriente per l'Europa. In cambio Belgrado ha concesso alla Comunità Internazionale la Republika Srpska, e forse tra 10 anni cederà anche il Kosovo, in nome della pace dei "Balcani europei e democratici". Così, dopo anni di sofferenza, la Serbia è riuscita a guardare l'adriatico con altri occhi. Un traguardo raggiunto anche grazie all'Italia, che ha pagato la sua arroganza con i "gossip scandalistici", riuscendo infatti ad entrare nei Balcani, a creare dei canali alternativi per gli oleodotti ed unire i produttori di energia dalla Libia alla Russia, spingendosi sino all'Iran. Adesso manca proprio Teheran all'appello, per chiudere il cerchio, ma a quanto pare le "manifestazione democratiche" non accennare a finire...

24 novembre 2008

Come avere un passaporto falso...


Esistono dei sistemi per ottenere dei passaporti falsi, più semplici di quel che si creda. Abbiamo infatti individuato un portale internet dal quale è possibile acquistare un passaporto appartenente a diversi Stati Europei e transatlantici inviando una semplice e-mail. Questi passaporti permettono di viaggiare all’interno di Stati non appartenenti all’Unione Europea o ai Paesi che non esercitano forti controlli, e soprattutto i Paesi dei Balcani e del Caucaso. Viene però commesso un crimine, soprattutto nei confronti di chi spera di approdare su lidi migliori e di migliorare la propria vita. Essendo più deboli e disperati diventano le vittime inconsapevoli di un sistema creato ad hoc per le truffe finanziarie.

Nonostante gli sforzi delle politiche sull’immigrazione e delle leggi anti-terrorismo, il traffico di esseri umani e di clandestini non si arresta, e i confini degli Stati diventano sempre più permeabili, se non proprio inesistenti. I Governi sembrano combattere spesso contro dei nemici invisibili, che continuano a costruire la propria rete criminale e ad ingannare i controlli delle frontiere e delle ambasciate. L’introduzione dei sistemi biometrici risponde, in parte, a tale obiettivo, ossia cercare di monitorare quanto più possibile i flussi di migrazione e gli ingressi nei Paesi, al fine di avere un quadro reale della popolazione presente all’interno di uno Stato. Non a caso, l’implementazione dei passaporti elettronici è una delle condizioni essenziali ai fini dell’ingresso all’interno dell’Unione Europea, chiedendo così il monitoraggio totale delle proprie frontiere prima di liberalizzare i visti e lasciare che nuove masse di persone inondino gli Stati Europei. Tuttavia, prima che vi sia la completa sostituzione dei vecchi documenti con quelli elettronici, ci vorrà ancora molto tempo, e il divario temporale attuale permette il moltiplicarsi incontrollato della produzione di passaporti falsi soprattutto nelle aree dei Balcani e dell’Europa orientale, in vista dell’apertura delle frontiere con l’Europa, e così dell’assegnazione della tanto agognata "cittadinanza europea".

I passaporti da acquistare sul web

Tali osservazioni ci hanno così spinto ad effettuare un’indagine, circoscritta al web, per individuare i canali di trasmissione e di scambio di passaporti falsi, destinati non solo ai Paesi a forte densità migratoria, ma anche ai canali finanziari paralleli per costruire il loro castello di truffe e titoli. Nel corso della nostra inchiesta abbiamo individuato un portale internet ( www.fakepassports.org ) dal quale è possibile acquistare un passaporto appartenente a diversi Stati Europei (come Belgio, Germania, Francia, Olanda e Gran Bretagna) e transatlantici (come Australia, Canada e Singapore), inviando una semplice e-mail. Stabilita la comunicazione con i gestori del sito, vi viene spiegato che ogni contatto potrà avvenire solo tramite e-mail, e dopo aver scelto il proprio passaporto, occorrerà inviare una foto tessera scannerizzata e la cifra pattuita tramite circuiti di trasferimento di denaro, come Wester Union e Money Gramm. Il documento prodotto verrà poi inviato tramite la DHL, con spese a carico del destinatario.
Ciò che più incuriosisce di questo portale, è la presentazione che viene fatta dell’acquisto dei passaporti falsi, definiti come uno strumento "lecito" per proteggere i propri dati personali dall’appropriazione indebita dei Governi, e per creare una duplice identità lontana da occhi indiscreti. Tutto viene spiegato come un atto dovuto e corretto, lasciando intendere che i passaporti possono essere utilizzati per scopi "particolari", e non certo per entrare negli Stati a cui i documenti sembrano appartenere.

Infatti, questi passaporti consentono di viaggiare all’interno di Stati non appartenenti all’Unione Europea o ai Paesi che non esercitano forti controlli, e dunque nell’area balcanica, caucasica, all’America Meridionale, gli Stati del Medioeriente e del continente africano. Così è possibile entrare regolarmente in Slovenia e Romania, e da lì approdare in Europa senza utilizzare i rischiosi stratagemmi delle navi e dei gommoni. Allo stesso modo, tali passaporti vengono utilizzati da personaggi che operano sul mercato della finanza parallela, per sottoscrivere contratti finanziari, acquistare e cedere collaterali o altri derivati di origine incerta. Infatti, nella documentazione relativa alla validità di un titolo finanziario ritroviamo spesso le copie di passaporti degli intestatari dei titoli, accanto alle certificazioni notarili di autenticazione dei titoli. Si tratta comunque di questioni talmente delicate, che anche ottenere questo tipo di passaporti diventa difficile, in quanto occorre stabilire sempre un rapporto di fiducia. È alquanto improbabile che i documenti vengano inviati senza la sicurezza di avere davanti persone seriamente interessate, e comunque non si può certo denunciare dei soggetti inesistenti per "non aver inviato dei passaporti falsi", sarebbe davvero ridicolo.

Ad ogni modo, questo mercato colossale si sta allargando ormai a macchia d'olio, sia a causa della forte crisi finanziaria che porta all’incontrollata produzione di titoli e derivati per creare liquidità, divenendo così necessario assoldare nuove "false identità", sia a causa dell’imminente apertura delle frontiere europee verso est. Inoltre, questa vicenda dimostra al di sopra di ogni dubbio, che il sistema dell'anti-terrorismo non funziona affatto, è un sistema pieno di lacune e di bug che possono essere facilmente eluse, persino da un sitoweb fantasma che vende "identità false" alla luce del sole. Quali sono, dunque, gli strumenti e le armi che ha uno Stato per impedire il proliferare di questo tipo di truffe? Chiudere un website e riaprirne un altro non è molto difficile, e mentre la macchina burocratica delle forze di polizia si attivano, i fantomatici falsificatori sono scomparsi del tutto. Al contrario, la "polizia informatica" agisce sempre con tempestività a protezione di brevetti o copyrights all’interno della rete, una tempestività che non viene mai usata a protezione della salvaguardia delle persone semplici e anche disperate che cercano nell’approdo sulle coste europee una salvezza.Con questo sistema viene infatti commesso un crimine soprattutto nei confronti di chi spera di approdare su lidi migliori e di migliorare la propria vita. Essendo più deboli e disperati diventano le vittime inconsapevoli di un sistema creato ad hoc per le truffe finanziarie.