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20 dicembre 2006

Makhonine: un nome che fa tremare i Banchieri


Questo secolo di storia segnato da conflitti perpetui e terribili ha senz'altro insegnato all'uomo che "ogni goccia di petrolio è una goccia di sangue", versata in nome del dio dollaro, del governo mondiale. Tuttavia non abbiamo mai imparato dai nostri errori, dalla scienza e dai grandi uomini che hanno dedicato la loro vita al progresso e all'evoluzione della società, lasciando una grande eredità rimasta sempre occulta.
Gli scienziati che hanno scoperto le armi per combattere il male che ci corrode sono stati sempre isolati e poi abbandonati a loro stessi, perché la loro grande rivoluzione era sconfiggere il dio denaro per contribuire al benessere e alla sopravvivenza delle civiltà.

Negli archivi sembra essere stato cancellato il nome di un ingegnere russo, Ivan Makhonine, forse perché ha fatto tremare i Banchieri e i Petrolieri delle Sette sorelle donando la sua invenzione alle Nazioni allora troppo dipendenti. Makhonine sperimentò nel 1917 un sistema per produrre il carburante ideale la cui caratteristica era quella di prendere solo i pregi delle benzine e dei gasoli, ma non i difetti, sia quelli fisici che economici e così politici. Contrariamente alla benzina, questo carburante non può infiammarsi a freddo, ma solamente a caldo, dunque non può scoppiare nei motori spenti, e permette di sfruttare completamente il rendimento dei motori a scoppio.
Tale scoperta fu applicata, verso il 1918, su una locomotiva a propulsione elettrica, in cui i motori che trascinano le assi delle ruote sono alimentati da un generatore di elettricità alimentato a sua volta da un motore ad esplosione con forte tasso di compressione: questo treno utilizzava idrocarburi messi in ebollizione in una caldaia, collegata ad un dispositivo che aspirava i vapori trattati e li trasformava in un vapore, un fumo spesso che alimentava direttamente il motore a scoppio del generatore elettrico. Iniettando tale "fumo" in un apparecchio di distillazione classica, si condensa in nel carburante Makhonine, che può essere stockato per una sua ulteriore utilizzazione.
La sua macchina riusciva dunque a trasformare i vapori di idrocarburo e i altri prodotti carboniosi - catrami di carbon fossile, i peggiori carboni, il petrolio grezzo, gli oli vegetali ed ogni scarto carbonioso - in un "fumo" condensabile che dà questo famoso carburante con un enorme rendimento, cosa che tuttora la tecnologia non è in grado di realizzare. I rendimenti di produttività nell'estrazione del carburante erano del 95%, ed parimenti eccezionale era l'efficienza dei motori che lo utilizzavano, che non producevano né emissioni né i soliti odori sgradevoli, ma solo un tipo di gas caldo con un leggero odore piacevole.

Procedimento meccanico per la trasformazione
degli idrocarburi prima di essere utilizzati
Brevetto N°622.036
Scarica il brevetto
Il dispositivo di estrazione - descritto dal brevetto N°622.036 - è costituito da un cilindro di porcellana, al cui interno andava immesso il prodotto carbonioso, e aveva alla base un forno ad alta temperatura che manteneva un metallo allo stato di fusione (700°-1000°). Allo stesso tempo veniva emesso un getto di vapore all'altezza della sommità del forno con la materia fusa. Gettando il carbone in questo bagno di metallo in fusione, ossia una materia avida di carbonio, e iniettano sotto pressione del vapore acqueo, il carbone viene polverizzato e viene ricomposto al carbone sciolto dal metallo. Alla sommità del cilindro avviene la vera reazione, ossia si accumulano dei gas condensati, che vengono poi costretti ad attraversare un dispositivo - non descritto dal brevetto - che è collegato direttamente ad un motore di distillazione classica da dove esce il carburante. La sua meccanica era a dir poco perfetta, e particolare, e lo stesso Makhonine non rivelò mai con esattezza il segreto che stava alla base del dispositivo che produceva e trasformava questo carburante.
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Così riuscì a far funzionare col suo carburante ogni tipo di motore allora esistente, ad adoperarlo con successo in numerose esperimenti dalla Marina, dall'aviazione militare, ma non ha mai preso piede nella produzione su scala mondiale.
Makhonine lasciò la Russia nel 1922 per stabilirsi in Francia, a cui fece dono dell'invenzione come riconoscenza dell'asilo concessogli, e lì riuscì a costruire una realtà economica importante intorno alla sua invenzione, e la stessa seconda guerra mondiale, in seguito ai numerosi problemi di energia e la dipendenza economica, fece ritrovare un certo interesse agli industriali e ai politici francesi che detenevano la sua invenzione. Le industrie produttrici del carburante divennero grandi società per azioni, e cominciarono ad emettere le azioni della "Compagnia del Carburante", ossia delle vere e proprie monete, come lo erano le azioni delle "Compagnie delle Indie" la prima cartamoneta dei Banchieri di Londra. Il Makhonine si diffonde per essere una vera soluzione ai problemi della Francia martoriata dalle guerre mondiali, una moneta agganciata ad una fonte di energia largamente disponibile e soprattutto nazionalizzata, creando un circuito al cui interno non potevano entrare i Banchieri di Londra.
Come poteva dunque rimanere nella storia il suo nome, se era riuscito a sfiorare un traguardo che molti avevano agognato, ossia quello di creare la moneta anti-dollaro. Lo stesso De Mattei, chiamato il Banchiere di Guerra, cercò durante la seconda guerra mondiale di creare una moneta che desse pane e acqua agli italiani che non avevano "lire": la sua Eni doveva essere il mezzo per poter dare all'Italia energia nazionalizzata, e poi una moneta dotata di sovranità popolare.

La portata della sua invenzione era davvero rivoluzionaria, e lo è ancora di più se si riesce ad immaginare che tutt'oggi non si è riusciti a replicare con esattezza il brevetto, avendo delle parti volutamente incomplete. La tecnologia di oggi, ancora così agganciata al petrolio e agli idrocarburi potrebbe ancora conoscere una fonte di energia "alternativa" in grado di fare da catalizzatore in questa strana congiuntura di passaggio dal petrolio al nucleare, in cui è il gas ad essere una labile e temporanea soluzione. Perché allora non promuovere ancora una volta un consorzio, magari Franco-Russo, per la produzione del carburante Makhonine, per affiancare i biodiesel? Forse perché le attuali lobbies vogliono spingere gli Stati ad avere come unica alternativa esclusivamente l'energia nucleare a fissione o a reazione "termonucleare controllata".
Le vere energie alternative sono state occultate e lo saranno ancora, se la moneta non smetterà di essere un titolo di credito di una società per azioni e diventerà virtuale, inesistente, tale da far scambiare le merci senza il bisogno di toccarla o possederla.

19 dicembre 2006

La Nazionalizzazione di Bankitalia: il bidone agli Italiani

Tutti hanno ricevuto tramite una e-mail, il nuovo statuto della Banca d'Italia modificato per rispondere così agli scandali del sistema bancario e dare un nuovo assetto proprietario alla Banca centrale.

Molti si sono scandalizzati nel leggere il nuovo art.3, che non contiene più la norma che assicura che il controllo di Bankitalia sia assicurato agli enti pubblici, lasciando così il dubbio che possano essere anche privati. Tuttavia hanno preso una grossa cantonata, cadendo nella propaganda dei Banchieri volta a far riapprezzare le azioni della Banca d'Italia per poi venderle allo Stato. Infatti il nuovo statuto attua i principi della legge del risparmio che ha deciso che entro il 2008 occorre cedere le quote allo Stato, per una cifra da stabilirsi ma valutata intorno agli 800 milioni, per portare così alla nazionalizzazione di Bankitalia. Per cui, l'eliminazione dall'art. 3 di una norma che di fatto non veniva applicata, ha sicuramente cancellato ogni dubbio sulla proprietà privata di Bankitalia legalizzando così tale dato di fatto, ma non aggiunge niente di nuovo. Molti dunque si sono scagliati contro tale norma gridando allo scandalo, alla legalizzazione della proprietà privata della Banca di Italia, ma hanno tralasciato un piccolo dettaglio, ossia la nazionalizzazione della Banca Centrale prevista anche dallo statuto stesso. Questo infatti specifica che, in applicazione della legge del risparmio, le azioni saranno cedute agli enti pubblici elencati nel precedente statuto della Banca di Italia all'art.3, per cui il cessionario delle quote sarà comunque lo Stato (art. 49 Statuto). Mentre tutti guardano a destra e parlano di signoraggio e di proprietà della Banca di Italia, a sinistra i Banchieri sono pronti sin d'ora a cederla, ma non al prezzo che è stato proposto: voglio di più perché (a quanto pare) per le persone vale molto di più.

La propaganda in cui sono caduti non sta nell'intenzione o meno di nazionalizzare, per scontentare le lobbies bancarie che detengono il capitale, ma nel credere che questa sia la soluzione ai problemi del debito pubblico italiano, come molti sostengono, dando così molto più valore a quelle azioni possedute dai Banchieri. L'ex ministro Giulio Tremonti stabilì il valore della Banca d'Italia intorno agli 800 milioni di euro, sostenendo che la sua stima partiva dal valore dei dividendi, ma in passato l'Abi, l'ha sempre valutata sul valore del patrimonio netto di Bankitalia, ossia sui 20 miliardi di euro.

Per comprare questo bel gioiello occorrerà una manovra Finanziaria dedicata, proprio adesso che si parla di liberalizzazione dei servizi e di privatizzazione, e l'Italia fa una legge per la nazionalizzazione della Banca Centrale che, guarda caso, trova il pieno beneplacito della Commissione Europea e dei Banchieri. È ovvio che esiste un trucco in questo gioco di parole, in quanto "Nazionalizzazione della Banca Centrale" è un concetto vuoto di significato senza una norma che restituisce la sovranità monetaria allo Stato.

Per cui la Banca di Italia si prepara a ritornare nei forzieri del Tesoro dello Stato come pezzo d'antiquariato, vuoto e inutile, che i cittadini italiani dovranno pagare a caro prezzo con le tasse e i loro soldi.Come potrà lo stato Italiano acquista la Banca d'Italia se non ha i soldi, se continua ad indebitarsi per pagare un debito che praticamente non è estinguibile con moneta propria, perché l'Italia non ha la sovranità monetaria, ed è costretta a chiedere sempre e comunque in prestito il denaro per far fronte alle spese. A pagare la Banca di Italia di diritto e da sempre di proprietà degli Italiani, saranno i cittadini con le tasse, con il loro stesso lavoro.
Ritornerà di proprietà dello Stato un'entità che di fatto non ha poteri, in un momento storico in cui anche la stampa della moneta perderà ogni senso, perché ogni transazione sarà elettronica, sarà pagata con moneta elettronica. Il signoraggio non smetterà di autogenerarsi e sarà assoluto perché le Banche avranno potere di emissione di moneta infinita in maniera incontrastata. La moneta si perderà nei circuiti virtuali e telematici dei sistemi informatici delle Banche, e le Carte Visa diventeranno delle piccole banche emittenti che erogheranno soldi in relazione alla capacità di indebitarsi di ogni utente. Le Banche Centrali nazionali non serviranno a nient'altro che come enti amministrativi, come autority, ma non avranno alcun potere né sull'emissione del denaro né sui tassi di interesse, o quanto meno sulle fusioni bancarie.Per tale motivo le Banche si disfanno di questa partecipazione, che non avrà più significato in futuro, per entrare nel mercato virtuale e nel microcredito. Non dimentichiamo infatti che la legge del risparmio, e l'approvazione dello Statuto si accompagna ad un'altra decisione importante da prendere, ossia la deregolamentazione delle Banche popolari e cooperative.Stiamo per entrare nella nuova era in cui ogni Banca sarà libera di stampare la sua moneta ogni volta che dà una carta di credito, garantendo la presenza di una riserva minima. Il nostro sistema economico sta cambiando e, mentre i Banchieri sono coscienti di questo e adeguano i nuovi strumenti, noi continuiamo a viaggiare su quello vecchio che è ormai da rottamare.

18 dicembre 2006

Via la Vodafone dalla Comunità Europea

Qual è il vero colpevole delle intercettazioni illegali?

In seguito allo scandalo delle intercettazioni illecite che avevano colpito grandi personalità politiche, Vodafone Grecia è stata condannata a pagare una multa per 76 milioni di euro, ossia 500,000 euro per ciascuno dei 106 telefoni messi sotto controllo. Furono infatti intercettati illegalmente diversi membri del governo, tra cui il Primo Ministro, il Ministero della Difesa Nazionale, il Capo della Polizia, la squadra antiterrorista ed un gran numero di membri di greci di organizzazioni attiviste.

La Vodafone è stato accusata di non aver adeguatamente protetto le proprie reti e di ostruzione della giustizia per aver provocati ostacoli e ritardi nello svolgimento delle indagini al momento in cui le intercettazioni sono state scoperte. Stando alle indagini ufficiali, tra l'agosto 2004 e il Marzo 2005 alcuni hacker, ignoti o appartenenti a qualche agenzia, hanno installato un software illegale riuscendo ad aggirare il sistema di sicurezza dell'IMS (Interception Managment System) dell'Ericsson. A scoprire la manomissione del sistema è stato l'Ing. della Vodafone, Costas Tsalikidis, rivelando che aveva ritrovato delle tracce di un spyware straordinariamente sofisticato all'interno della rete, che trasmetteva informazioni e registrazioni al centralino di un ufficio dell'Agenzia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti e alla stessa ambasciata americana ad Atene. La stampa greca hanno infatti mosso fondati sospetti sugli Agenti Americani e sull'Intelligence Britannica, probabili colpevoli del sabotaggio dei sistemi, tuttavia il Governo, temendo lo scoppio di una vera guerra diplomatica con gli Stati Uniti, ordinò di mettere silenzio su tale voce.
In ogni caso, furono manomesse circa 22 bobine di registrazioni, e gli strumenti di ascolto utilizzati erano sicuramente molto più sofisticati di quanto hanno affermato i responsabili della Vodafone. Secondo Kostas Tsalikidis solamente il personale dell'Ericsson avrebbe potuto installare tali sistemi ed eventualmente attivari su richiesta dell'Intelligence Britannica.
Alle domande della magistratura l'Ericsson ammise che il Sistema di Gestione delle Intercettazioni era stato installato nelle centrali della Vodafone, ma non era mai stato attivato, tuttavia qualcuno è riuscito con un software illegale ad aggirare l'intero sistema di sicurezza, dando origine al più grande bug dei sistemi di comunicazione a livello Internazionale perché si è originato all'interno della società stessa, cosa che non è mai accaduta in passato.
L'Ericsson tenne a tal proposito a chiarire che erano due i tipi di software sotto accusa: il primo, sviluppato da Ericsson, che era stato installato sui cellulari Vodafone ma non era ancora stato attivato, il secondo, di origini ignote, era stato installato illegalmente nel sistema di Vodafone per attivare un software legale ed annullare le tracce del tracciamento.
Vodafone, dal suo canto, ha precisato che non furono mai informati di questa "caratteristica" dei telefoni, contraddicendo la versione di Ericsson che affermò di aver messo a parte di questo la compagnia telefonica.

Sistema di Gestione delle Intercettazione dell'Ericsson

In seguito all'apertura dell'inchiesta ufficiale, l'ingegnere greco viene trovato morto nel suo appartamento in circostanze misteriose, ma secondo gli inquirenti si è trattato di suicidio, per cui la sua morte non ha alcuna correlazione con le dichiarazione rilasciate. Un verdetto questo che non è stato mai accettato dai familiari che hanno depositato una denuncia contro ignoti per appropriazione indebita e falsificazione di documenti appartenenti al defunto ingegnere. La morte di Kostas Tsalikidis ha posto così un grave dubbio sull'eventuale responsabilità della Vodafone, che probabilmente ha subito eliminato l'evidenza della prove, ossia le tracce dello spyware e il collegamento con le cellule spie, come hanno testimoniato alcuni degli agenti che hanno seguito il caso.

Un caso analogo, anche se non connesso è quello che ha travolto la Telecom, con la morte dell'Ingegnere Adamo Bove, anch'egli suicidatosi gettandosi dal cavalcavia della tangenziale di Napoli, dopo aver intrapreso una collaborazione con la Magistratura durante le indagini sullo scandalo delle intercettazioni. Come Kostas Tsalikidis, Bove avevano scoperto qualcosa di anomalo all'interno dei sistemi di comunicazione, anche in questo caso, un bug che aveva manomesso la sicurezza interna della Telecom.
Le testimonianze di Bove mettono luce sui rapporti della Telecom e della stessa Pirelli con i servizi segreti italiani e molte agenzie private, che avevano così accesso ai sistemi di ascolto della società di telecomunicazione.
Occorre tuttavia capire i confini delle responsabilità delle intelligence, e quelle delle società di telecomunicazione e di telefonia. Queste, in quanto produttrici dei software e dei sistemi di comunicazione hanno modo di agire alla base, sono i controllori e i detentori delle registrazioni telefoniche: le intercettazioni nascono con il sistema stesso, ogni informazione, ogni discorso viene captato e inserito in una banca dati il cui accesso è riservato ancora a delle società private. Affermare che le società di telecomunicazioni effettuano intercettazioni è una tautologia, è ovvio che lo facciano perché è un qualcosa che nasce con il sistema stesso di comunicazione.
Tali considerazioni sono, per tale motivo, importanti al fine di individuare invece il ruolo delle intelligence, al cui interno agiscono delle entità molto pericolose, perché agiscono da contractors per le società private. Per cui, non dubitiamo la necessità di fare delle centrali di ascolto per motivi di sicurezza nazionale, tuttavia questo strumento è oggi nelle mani di personaggi che usano il loro potere all'interno dei servizi come copertura per svolgere il loro vero lavoro, per fare gli interessi dei privati, e non certo quelli dello Stato.

Se è scoppiato uno scandalo sul caso Vodafone Grecia è stato grazie all'intervento del governo che ha agito nei confronti della società di telecomunicazione Britannica con un'accusa ben precisa. Non possiamo dire che sia accaduto lo stesso in Italia, dove tale identico episodio è stato strumentalizzato per ridiscutere tutti i vertici del Sismi e consentire il cambio di potere, e per portare a buon fine un'operazione societaria, con la vendita di parte della Telecom. Infatti oggi le multinazionali utilizzano le cellule di ascolto per boicottare un proprio diretto concorrente, per minare la sicurezza dello Stato e sottomettere al giogo della privatizzazione e della liberalizzazione le politiche economiche. Allora, non dimentichiamo che il Sig. Prodi ha privatizzato la Telecom, tutte le società italiane, ha fatto delle privatizzazioni la sua strategia vincente, ma ha commesso ciò che in alcuni Stati è ritenuto un attentato alla sovranità popolare.

Allo stesso modo, oggi la condanna di queste grandi multinazionali sono rimesse nelle mani di singole persone in grado di rivelarne il trucco, ma chiaramente ormai lo Stato e le autorità sono completamente impotenti.
Non è possibile che dall'oggi al domani viene scoperta una regia occulta all'insaputa di tutti, ed è per tale motivo che occorre interrogarsi primariamente chi ha permesso alla Eriksson di produrre determinati software, non condannare chi li utilizza perché è chiaro che le intelligence lo usano per raggiungere determinati scopi. La centrale di ascolto esiste, sicuramente, e al momento che ne è stata scoperta una, già un'altra è stata attivata.
È invece evidente che il Sismi ha avuto delle forti guerre intestine, che alcuni dei suoi membri fungevano da fusibile e trasmettevano a sua volta informazioni riservate a terzi, probabilmente all'intelligence statunitense, per essere utilizzati poi per altri scopi. Ciò che è stato scoperto dagli addetti ai lavori non era un'attività di intercettazione, di per sé scontata, ma delle operazioni anomale, forse proprio l'esistenza di entità estranee a quel rapporto fiduciario Telecom-Sismi. Tuttavia, al momento della fuoriuscita delle informazioni, un gruppo di intervento immediato è entrato in azione per evitare che l'intero sistema fosse messo in discussione. Le operazioni dei servizi si svolgono sempre sotto il massimo riserbo, vi è il "segreto" su tali azioni e se dall'oggi al domani, i nomi dei dirigenti dei servizi sono coinvolti in gravi scandali, vuol dire che da colpevoli di un reato nei confronti dello Stato sono divenute le vittime di un sistema di potere, che sacrifica delle cellule per non pregiudicare l'intero apparato.
Abbiamo visto morire Pignero nel silenzio della stampa e della Autorità, oggi invece i capi del Sismi sono stati messi resi i capri espiatori dell'intero reato: è chiaro che loro pagheranno una colpa che non è loro. I veri colpevoli sono i ladri e i manipolatori con guanti bianchi che individuano la loro vittima studiando attentamente le sue mosse, colpendo sempre quella pedina che non può difendersi, che non ha un alibi. Essere un fiduciario dei servizi significa anche agire senza un contratto vero e proprio, sulla base di istruzioni che partono dall'alto che dovranno essere ritenute affidabili a attendibili senza discutere, occorre eseguire un ordine prestabilito. È dunque lo schema di potere che permette di compiere queste azioni: agire sotto un segreto significa agire a proprio rischio e sotto la propria responsabilità, in quanto non esisterà giustificazione a cui appellarsi, né prove né documenti.

Mentre oggi la colpa viene addossata completamente ai servizi o al governo, noi chiediamo invece che la Vodafone sia messa sul banco degli imputati e venga radiata dalla Comunità Europea per aver attentato alla sicurezza nazionale e alla Costituzione di uno Stato membro dell'Unione Europea. La Commissione e il Parlamento europeo devono a questo punto intervenire e chiedere la nazionalizzazione delle società delle telecomunicazione, onde sottomettere alla sorveglianza dello Stato i servizi di comunicazione e la creazione delle banche dati.

14 dicembre 2006

La riforma delle Banche Popolari per accedere al Microcredito


La Corte di Brussel ha oggi archiviato l'indagine sulla normativa italiana delle Banche Popolari, accusata di restrizione alla libertà di circolazione dei capitali, prevenendo l'apertura di una vera e propria procedura d'infrazione contro l'Italia. La Corte ha dichiarato che non esiste una incompatibilità di fondo della normativa bancaria delle Banche cooperative e delle Popolari con la legislazione europea, ma rinvia la decisione ai giudizi nazionali e allo stesso governo.
Resta così un grande interrogativo su di una questione molto delicata, intorno alla quale si concentrano gli interessi delle grandi Banche d'Affari, che sperano di poter penetrare il mercato del "microcredito" proprio attraverso le Banche Popolari e le Banche Cooperative.
Le spinte alla liberalizzazioni del mercato dei beni e dei servizi travolgerà anche l'intero universo del credito, al fine di permettere l'ingresso dei grandi investitori nel mercato del piccolo credito, che rappresenta in un certo senso, un riferimento per il futuro.
Ma se la liberalizzazione del mercato del credito rappresenta il fine ultimo, lo scardinamento dei principi dell'ordinamento italiano sulle banche cooperative rappresenta il mezzo, da attuarsi mediante una reale e "volontaria" riforma del sistema bancario da parte dei governi nazionali, se non si riesce con l'imposizione dall'alto della Commissione Europea.
Commissario Europeo McCreevy
La procedura di indagine ha avuto inizio nell’ottobre del 2003, quando Fritzs Bolkestein, Commissario europeo al Mercato, apre un dossier sulla normativa delle popolari italiane con l’accusa di violare con il loro statuto le leggi del libero mercato europeo. In particolare vennero sindacate le norme sul limite al possesso azionario, pari allo 0,5% del capitale sociale della Banca, salvo una quota che va dal 4% al 15% per gli organismi di investimento collettivo: una norma questa che ha come scopo quello di evitare le concentrazioni bancarie, e mantenere una struttura orizzontale e paritaria tra gli azionisti. Stessa ratio la cdd. norma del "voto capitario", che dà un voto per ogni azionista, a prescindere delle azioni che detiene, e dunque anche una piccola impresa può avere un voto all'interno dell'Assemblea. Un principio che viene rispettando anche vietando la possibilità di delegare a persone esterne all'assemblea il proprio voto, che possono ricevere fino a 5 deleghe, e non di più. Le cooperative sono nate infatti per sostenere le piccole e medie imprese, per fare gli interessi dei soci e reinvestire gli utili all'interno dello stesso circuito non ammettendo la distrazione dei fondi verso banche che non hanno la medesima struttura. Inoltre la struttura dell'azionariato è chiuso, perché i soci hanno diritto a esprimere il loro "gradimento" all'ingresso di un nuovo socio. Ovviamente questo insieme di norme, coerente con i principi dell'ordinamento e con l'art.3 della Costituzione, impedisce che possano avvenire delle Opa o delle concentrazioni tra banche con ordinamenti diversi, così come l'ingresso di grandi soci al solo scopo di effettuare delle speculazioni.Nel 2003, l' "Associazione nazionale azionisti banche popolari" chiese di aprire una procedura, a carico dell'ordinamento italiano, rivolgendosi così alla Commissione Europea, accanita sostenitrice del sistema delle società per azioni.
La questione, sebbene non abbia avuto un seguito immediato presso la Corte, è divenuta con il passare del tempo ancora più problematica, perché la Commissione ha nel 2005 cominciato una vera pressione nei confronti del Governatore Fazio, intimandogli di non intervenire con alcuna agevolazione alla popolare di Lodi per acquistare Antoveneta, oltre a rimuovere gli ostacoli verso la fusione con BNL. Un caso questo noto a tutti, inquinato e ostacolato dall'uscita improvvisa delle intercettazioni e così dello scandalo di Fiorani e Ricucci, al fine di provocare la caduta dei vassalli e l'abdicazione del Governatore, che ha ceduto alle dimissioni dinanzi alla minaccia dell'apertura di un processo.
Lo scandalo di Antoveneta ha fatto poi da preludio a quello di Unipol, al fine di scardinare un vecchio sistema, forse troppo accentrato nelle mani del governatore, per proporre un sistema più flessibile, ossia la nomina di un dirigente con lo "spoil system": al cambio dei poteri e degli obiettivi, occorre il cambio dell'amministratore. È stata poi subito portata all'attenzione l'urgenza della riforma del risparmio e dello Statuto della Banca d'Italia, mentre ora è all'esame il decreto attuativo della direttiva sulle fusioni bancarie. In questo quadro si inserisce in modo machiavellico anche la revisione del sistema per le cooperative, considerando che la Corte ha lasciato un interrogativo a cui occorre dare una risposta, ossia se concretamente le banche cooperative continuino a soddisfare i bisogni dei soci. Il Governo italiano, nella persona del viceministro Pinza, da tempo infatti aveva annunciato il desiderio di esaminare la questione e di giungere a quella deregolamentazione che permetterà la fusione asimmetrica tra Banche.

Si sta preparando così la base della normativa per permettere l'omogeneizzazione dei servizi bancari, e la spersonalizzazione delle politiche del credito nei confronti delle imprese, che, di conseguenza, diventeranno sempre più degli utenti e l'accesso al credito sarà completamente automatizzato. Si andrà ad incidere su un settore che già oggi soffre molto, e che comunque ha perso da tempo quello spirito cooperativo che ha ispirato la normativa, le trasformazioni all'interno sono già avvenute.
Questo ovviamente perché il futuro del credito sarà su un sistema telematico ed elettronico, a cui sarà possibile accedere mediante un palmare, mediante internet, e il recarsi in banca sarà una routine superflua. Ogni operazione sarà automatizzata, dall'apertura dei conti alla chiusura del fido, fino al blocco di tutte le linee di credito. Un sistema questo che è già entrato nel settore del credito postale, anch'esso destinato a essere deregolamentato per lasciare spazio ai banchieri europei, in nome della legge di mercato della privatizzazione dei servizi pubblici.
Le porte del microcredito stanno per spalancarsi all'alta finanza, grazie alla virtualizzazione totale di ogni servizio e alla standardizzazione di tutte le procedure. Evidentemente, le parole di elogio al credito solidale come opera umanitaria, sono servite dunque solo a circoscrivere questo fenomeno ai paesi sottosviluppati o per incentivare la proliferazione di istituti come le Banche etiche, che per il loro carattere di credito cooperativo, saranno poi sicuramente inglobate nelle Banche d'Affari con fusioni e partecipazioni incrociate.
Non vi sono né vinti e né vincitori, ma solo una massa di utenti che rappresenteranno il nuovo mercato dei Banchieri.

13 dicembre 2006

Pronta ad entrare in Iran la resistenza finanziata dalle Lobbies


La ferita aperta in Medioriente con la guerra in Libano ha avuto senz'altro l'obiettivo di creare all'interno di tale regione, travagliata da conflitti secolari, una crisi internazionale che potesse estendersi poi a macchia d'olio in tutti gli stati circostanti. Il bersaglio che si voleva colpire è stato sin dall'inizio l'Iran, essendo una regione strategica sia dal punto di vista geopolitico che energetico, un cattivo alleato per le grandi potenze come Cina e Russia, ma pur sempre il crocevia di risorse essenziali e la porta verso l'Oriente. La guerra contro l'Iran è stata progettata molti mesi fa, e in tutto questo tempo abbiamo assistito ad un continuo altalenarsi di scontri e di risoluzioni, di giochi di guerre e di embarghi agli Stati circostanti, sino a distruggere totalmente un paese. Ora che le forze di interposizione e di ricostruzione hanno penetrato il Libano, l'attenzione della comunità internazionale si riversa di nuovo sull'Iran, che continua a rifiutare le risoluzioni Onu, sfidando l'America e cercando nella Russia e nella Cina, nonché nella Francia, degli alleati che possano esporsi onde prevenire un ulteriore conflitto. Chi pensa che l'Iran voglia questa guerra, commette l'errore di fare il gioco della propaganda dei Mullah, come in Libano quella degli Hidzbullah, entrambe organizzazioni che si propongono come "la Resistenza" ma sono il peggior nemico dei popoli libanesi e iraniani. I monologhi e le trovate a grande effetto di Ahmadinejad sono essenzialmente di difesa, volte a cercare una controparte che faccia l'errore di pronunciarsi pro o contro la sua tesi di lotta contro il sionismo. Le provocazioni dirette ad Israele e alla stessa America, sono dirette a provocare un clima di instabilità e di inquietudine nella regione, proprio per via delle attenzioni che richiama su di sé, nella speranza che un gigante come la Cina intervenga a difesa dei gasdotti e dei porti che portano dall'Oriente all'Occidente merci e petrolio. In realtà nessuno interverrà a viso aperto, perché dietro una guerra vi è sempre un accordo di fondo: la Russia ha condotto e condurrà anche in futuro una guerra diplomatica, continuerà a temporeggiare e a muovere tutte le sue pedine senza mai esporsi più di tanto, allo stesso modo la Cina, non può contravvenire agli stretti accordi con i Banchieri. Entrambi, con le loro dichiarazioni, hanno gonfiato in maniera artificiale la convinzione che avrebbero sostenuto in maniera incondizionata l'Iran, in nome di una forma di resistenza alle logiche occidentali, quando in realtà hanno strumentalizzato quella crisi internazionale per mostrare all'Occidente di non essere più degli Stati in decadenza, ma delle potenze mondiali.

L'orgoglio e il sentimento israeliano volto a difendere il proprio diritto all'esistenza viene ferito e rimesso in discussione continuamente, e per tale motivo una reazione a questo tipo di attacchi è quanto meno scontata. Tuttavia, anche le minacce di Israele di un intervento nucleare sono essenzialmente propagandistiche, perché non ha la bomba atomica, o comunque utilizza una tecnologia ormai obsoleta e strettamente controllata dall'America. A poche ore dall'attacco nei confronti del Libano, una delle prime mosse degli Stati Uniti fu proprio quella di presidiare le centrali nucleari per impedire il peggio, o forse per evitare che Israele scoprisse un suo punto debole. Le potenze mondiali, come America e Russia, non possono in ogni caso permettere che uno Stato come Israele, annientando l'Iran, decida il destino del mondo. Israele non ha più quella superiorità militare schiacciante sugli Stati vicini, come gli anni della guerra fredda: dopo il suo insuccesso in Libano, Israele non ha più la capacità di agire individualmente
Allo stato attuale degli eventi, Israele sicuramente deciderà di attaccare l'Iran, essendo lei il braccio armato della Comunità Internazionale, che da sempre orchestra guerre volte a cancellare gli stati-nazione utilizzando le armi della persuasione e del controllo mediatico. Un grande ruolo sta avendo l'Onu, entità foriera di odi e di scontri da sempre, la Nato, e la stessa Unione Europea che si propone come voce politica tra le forze di interposizione e come controparte per la ricostruzione delle zone di guerra. Brussel ha cominciato a finanziare le forze di opposizione ai governi ufficiali che oggi si trovano in esilio, e che sono pronti ad intervenire per creare un fronte interno e una guerra civile che distrugga così il paese facendolo collassare su se stesso, proprio come è avvenuto in Libano e in Iraq.

La Corte Europea ha infatti annullato la decisione dell'Ue del congelamento dei fondi posseduti dagli oppositori iraniani in esilio. Nel 2002 gli stati membri Ue avevano ordinato il congelamento dei fondi dei Mujahedin del Popolo (Ompi), il gruppo più importante fra le organizzazioni del Ncri (National Council of Resistance of Iran), perché definito un gruppo terroristico. La decisione della corte è stata giudicata dalla mancanza di motivazioni alla base della decisione della UE, accogliendo le ragioni della Ncri che sosteneva di non aver avuto diritto ad un equo processo e di essere stata poi vittima delle repressioni del regime. A questa decisione sicuramente seguiranno sconvolgenti scene di persone costrette a torture e maltrattamenti, vedremo donne che lamenteranno lapidazioni e violenze, i media architetteranno delle storie ingannevoli al solo fine di dare un'immagine di un paese sotto assedio, di una popolazione che subisce un regime, di un'economia protezionistica che affama i suoi cittadini e fa gli interessi dei petrolieri.
Quello che si sta muovendo è un vero governo in esilio, che sta per giungere in Iran a suon di dollari assistiti da decine di organizzazioni internazionali, pronti ad entrare in azione: basterà che un solo uomo si alzerà tra la folla per scatenare guerriglie e sommosse rigorosamente sotto gli occhi delle telecamere. I media saranno gli occhi e il fucile delle lobbies che vogliono creare un clima di guerra, per giustificare un intervento da parte di una forza internazionale, che, ancora una volta dirà di combattere per la carta dei diritti umani, contro la pena di morte.

12 dicembre 2006

La Costituzione Europea: l'alto tradimento dei politici


L'ampliamento dell'Unione Europea è giunto ormai in un momento molto critico, in quanto gli Stati che hanno aderito al progetto attraversano gravi problemi interni tra contestazioni popolari e scandali politici. Allo stesso tempo le negoziazioni con la Turchia hanno avuto una dura battuta d'arresto, nonostante le pressioni della Comunità Europa e le forti contraddizioni sul fronte cipriota, con continui capovolgimenti nelle trattative sulle reciproche concessioni da fare per entrare in Europa. In maniera invisibile, si è aperta un'evidente frattura anche tra gli Stati fondatori, come Francia e Germania inquadrando in maniera molto critica l'attuale politica monetaria della Bce, considerata ormai non più rispondente alle esigenze dei singoli Stati che vedono aumentare l'inflazione e contrarre le esportazioni e il potere d'acquisto dei loro salari. In tutta quest'alea di grave malessere e incertezza all'interno degli Stati, i Governi continuano a rilanciare il progetto della Costituzione senza mai promuovere un dibattito politico di analisi e di discussione critica degli articoli contenuti. Fatto sta che la Francia, il Belgio e l'Olanda hanno già detto no alla Costituzione Europa e, con essa, hanno detto anche no all'Europa della Commissioni e dei Banchieri. Questa Costituzione oltrepassa il ruolo normale che dovrebbe avere all'interno di una democrazia, inserendo degli articoli che fissano definitivamente degli orientamenti economici "liberalisti", qualunque siano gli eventuali cambiamenti di maggioranza politica generata delle future elezioni. La Costituzione rende definitive le politiche economiche del futuro, la cui scelta deve di solito dipendere dagli elettori, e può anche variare nel tempo: la politica economica e sociale è stata così "costituzionalizzata", cosa che non accade in alcuna carta costituzionale se non con espressioni e termini molto vaghi.
Questo è ciò che si rileva ad una lettura superficiale, ritrovando le stesse parole e gli stessi articoli di quelli che erano i Trattati del Mercato Comune e della costituzione dell'Unione monetaria, con la differenza che oggi si deve costruire un'unione politica, e lo si fa senza principi democratici.
Lo scopo di questa Costituzione è sicuramente quello di chiudere definitivamente i paesi europei in una camicia di forza liberale, senza nessuna possibilità di cambiare politica in seguito, nella maniera più assoluta, in quanto secondo l'art IV-443-3 ( allegato alla Costituzione) per modificarla occorrerà l'unanimità degli Stati (25 attualmente) cosa che è praticamente irrealizzabile.

Che la Costituzione Europea sia foriera di uno Stato Totalitario, non basato sul popolo né sulla democrazia, lo si intuisce subito, ma leggerla e studiarla dà un quadro del nostro imminente futuro ben più macabro di ciò che si può immaginare.
Molti dei suoi contenuti, che dovrebbero essere intoccabili e sacri, come i diritti fondamentali dell'uomo, sono soggetti ad interpretazione e ad eccezioni nel caso si verifichino determinati eventi.

Viene infatti stabilito che le spiegazioni per l'interpretazione della Carta dei diritti fondamentali ( parte II della Costituzione) devono essere seguite dalle giurisdizioni dell'Unione e degli Stati membri ( art. II-112, 7), ma la Costituzione viene tempestata di chiarimenti che alla fine non permettono di applicare la Carta dei Diritti fondamentali, perché vengono stabiliti dei casi molto particolari e dettagliati che gli Stati non possono far ricorso alla parte II del testo.
Si tratta degli allegati alla Carta dei Diritti fondamentali, che figurano all'art. 12 sezione A dell'atto finale" (parte IV) alla fine del testo costituzionale ma parte giuridica integrante (art. IV-442), che hanno lo scopo di indicare in che modo i differenti articoli devono essere interpretati ed applicati sia sai dai giudici che dai politici (art. II-112, 7).

Così mentre la Carta dei diritti fondamentali vieta la pena di morte ( art. II-61), l'articolo 2 par.3 dell'allegato 12 ("Dichiarazione riguardante le spiegazioni relative alla Carta dei diritti fondamentali", parte IV All'atto finale) detta una serie di eccezioni al diritto alla vita: ( art. 2, par. 2) afferma che la morte non è considerata come inflitta in violazione del diritto alla vita se è necessaria per assicurare la difesa di ogni persona contro la violenza illegale, per effettuare un arresto regolare o per impedire l'evasione di una persona detenuta, per reprimere una sommossa o un'insurrezione.
Un Stato, può prevedere nella sua legislazione la pena di morte per gli atti commessi in tempo di guerra o di pericolo imminente di guerra ( art. 2, par. b dell'allegato n° 6 ).
È stata così legalizzata l'omicidio per legittima difesa e la pena di morte, in casi molto generici e soggetti a troppa discrezionalità: oggi che non esistono più guerre in territorio europeo, un'insurrezione popolare è una contestazione violenza del popolo, mentre il "pericolo imminente di guerra", è una "minaccia di atti terroristici".

E ancora, la Carta dei diritti fondamentali stabilisce che i cittadini non possono essere sottoposti in stato di schiavitù o essere costretti a compiere o un lavoro forzato obbligatorio (art. II-65). Tuttavia gli allegati precisano che il lavoro forzato non è vietato se si applica ai prigionieri, e ci interroghiamo dunque su chi siano i nostri prigionieri in un periodo di pace controllata salvo le minacce di terrorismo. Inoltre autorizzano la requisizione di cittadini per il lavoro forzato nel caso "di crisi o di calamità che minacciano la vita o il benessere della comunità ( art. 5 par. 2 dell'allegato 12, parte IV), dove per "lavoro forzato obbligatorio" ogni lavoro che deve svolgere una persona detenuta è nel periodo di libertà condizionale, ogni servizio di carattere militare proposto in sostituzione della leva militare, ogni servizio richiesto nel caso di crisi o di calamità che minacciano la vita o il benessere della comunità, ogni lavoro o servizio che fa parte degli obblighi civici normali.

Infine è stato reso oggetto di variazione anche il "diritto alla libertà e alla sicurezza" (art. II-66), perché ( al par. 1 dell'art. 5 dell'allegato 12) la detenzione viene ammessa anche su semplice sospetto o in via preventiva, o per le persone "contagiose", "pazzi", "tossicodipendenti" o "vagabondi".
La Costituzione sembra inoltre proteggere il diritto alla privacy dei cittadini dallo spionaggio sulla linea telefonica e la posta elettronica, con microfoni e microtelecamere a domicilio (art. II-67, par.1), ma è possibile utilizzare lo spionaggio della vita privata è necessario per il benessere economico del paese, la difesa dell'ordine, la prevenzione delle infrazioni penali o ancora "alla protezione della morale" e la protezione dei diritti e della libertà altrui ( par. 2 dell'art. 7 dell'allegato 12 ). Ogni persona ha diritto alla protezione dei dati personali, che devono essere trattati in modo leale, sulla base del consenso del suo titolare che ha diritto alla rettifica degli stessi ( art. II-68), ma gli allegati ( art.7 allegato n.12 ) rinviano tutte le eccezioni del caso alla direttiva 95/46/CE e al regolamento n° 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2000 [?!]. Questo per dire che sicuramente questo diritto non solo ha eccezioni molto vaghe perché ci sono continui rinvii a fonti esterne per confondere le idee, ma infonde in dubbio che le stesse limitazioni saranno oggetto di continua revisione perché le direttive e il regolamenti cambiano ogni giorno.

Le restrizioni alla libertà di espressione e di informazione ( art. II-71) sono autorizzate quando sono "previste dalla legge" e sono misure necessarie "alla sicurezza nazionale, la sicurezza pubblica, la difesa dell'ordine e la prevenzione del crimine", alla "protezione della salute o della morale" (art. 11 dell'allegato 12).

Se quanto precede può sembrare antidemocratico, nel prosieguo degli articoli si parla di Clonazione Umana, perché mentre la Carta dei diritti fondamentali la vieta ( art. II-63 ), gli allegati ( par. 2 dell'art. dell'allegato 12 ) fanno non solo dei riferimenti ancora a fonti esterne, ma precisano che non è vietata la clonazione riproduttiva, e poi non autorizzano né proibiscono le altre forme di clonazione. Lasciare un così ampio spazio di valutazione su un tema di fondamentale importanza è un vero crimine, in quanto si rimette la decisione finale ai comitati bioetici, alle commissioni composte dalle stesse industrie farmaceutiche e biotecnologiche, ai consulenti privati che data la loro "preparazione tecnica" sono in grado di valutare con più saggezza cosa sia "bioetico" e cosa "non è bioetico".

Nulla di tutto questo è stato detto ai cittadini italiani, che non sono stati neanche chiamati con un legittimo referendum, ad autorizzare un simile sopruso dello Stato italiano, al contrario di quanto è accaduto in Francia, che ha fatto una completa campagna informativa. Le ragioni del No infatti hanno prevalso,grazie dunque ad un approccio completamente diverso della partecipazione politica, mentre in Italia una ristretta cerchia di persona hanno ratificato un impegno a nome di tutto il popolo senza aver prima sollevato la questione. Il trasferimento nelle mani di entità non elette di un potere così grande, con norme e regole inamovibili, che costituzionalizzano parte dell'intero futuro che ci attende.

La costituzione europea, così come è scritta, complessa, lunga e non trasparente, proprio in virtù di questi meccanismi di rinvio a fonti esterne e dell'esistenza degli Allegati di interpretazione quasi invisibili, è lo specchio dell'Europa che stanno costruendo. La costruzione comunitaria attuale è solo una costruzione intellettuale che fa leva sull'odio verso lo stato, ma non è mai sopravvissuta una federazione di Stati senza il rispetto dei singoli popoli. L'Europa liberale non farà altro che aggravare le disuguaglianze in seno ai paesi ed alimentare la violenza sociale, mettendo in pericolo la stabilità degli Stati che piano piano scompariranno perché ogni potere si concentrerà nelle mani delle commissioni di esperti dell'Unione.
Occorre essere ormai coscienti che i principali membri della "Tavola Rotonda Europea" e delle commissioni nominate in occasione della redazione delle direttive sono gli stessi consulenti delle multinazionali. Loro le infrastrutture e i corridoi da creare, i progetti da finanziare, le ricerche scientifiche da promuovere, le campagne dei vaccini, le politiche agricole, le società di consulenza che le Amministrazioni locali devono contattare. Le Banche e le multinazionali hanno fatto in modo che i loro consulenti, i loro avvocati siedano nei principali centri direttivi in modo da divenire il loro braccio armato contro le nazioni e la giustizia, il loro esercito. Così come le Associazione e le organizzazioni mondiali, come Transparency International, le associazioni dei consumatori, sono finanziate dalla Comunità Europea con i fondi dei privati.



La Tavola Rotorna Europea
Presidente: Helmut Maucher - Nestlé
Vicepresidenti:
André Leysen - Agfa-Gevaert
Davide Simon - British Petroleum

Membri:
Américo Amorin - Amorin Group
Percy Barnevik - ABB
Jean-Louis Beffa - Santo-Gobain
Marcus Bierich - Robert Bosch
Peter Bonfield - British Telecom
Corno Boonstra - Philips
Simon Caims - B.A.T Industrie
Bertrand Collomb - Lafarge
François Cornelis - Petrofina
Alfons Cortine di Alcover - Repsol
Gehrard Cromme Fried - Krupp
Etienne Davignon - Società Generale del Belgio
Carlo de Benedetti - Olivetti
Casimir Ehmrooth - UPM Kymmene
Jean-René Fourtou - Vivendi Universal
(anche ex-presidente di Rodano-Poulenc diventato Aventis prima di fondere con Sanofi-Synthelabo)
José Antonio Garrido - Iberdrola
Fritz Gerber - Hoffmann-la Roccia
Ronald Hampel - Qui, Internazionali Chemical Industrie,
Cornelio Herkströter - Reale Dutch Shell
Daniele Janssen - Solvay
Jak Kamhl - Profilo Holding
Davide Lees - GKN
Flemming Lindelov - Carlsberg
Pietro Marzotto - Marzotto
Jérôme Monod - lionese delle acque
Egil Myklebust - Norsk Hydro
Théodore Papalexopoulos - Titano Cement
Heinrich von Pierer - Siemens
Lars Ramqvist - Ericsson
Edzard Reuter - Aerobus Industria
Cesare Romiti - Fiat
Nigel Rudd - Oilkington
Richard Schenz - OMV
Manfred Schneider - Bayer
Jürgen Schaempp - Daimler Benz
Louis Schweizer - Renault
Mickael Smurfit - Jefferson Smurfit
Morris Tabaksblat - Unilever



Il preambolo

La carta dei diritti

La costituzione articolo per articolo

Testo integrale

Protocolli e allegati I e II

Dichiarazioni e Atto finale

11 dicembre 2006

L'alba del Totalitarismo invisibile

Gli eventi della nostra storia attuale, tra scandali di spionaggio, morti sospette, attentati e conflitti internazionali, non sono che i segnali di una guerra mondiale tra le grandi potenze che non è mai terminata, ed è sfociata in una guerra non convenzionale. Non esistono nemici ed alleati, le guerre non vengono dichiarate ma combattute al di fuori dei propri confini nazionali, in zone in cui già esistono conflitti sociali, con armi silenziose e biologiche, che perpetuano l'etnocidio dei popoli in silenzio e portano ad un totalitarismo che distrugge in maniera invisibile.
Si sono così creati i grandi blocchi di influenza con la creazione degli organismi sovranazionali, e il colonialismo economico, utilizzando il sistema economico come luogo di scontro e la ricerca scientifica la vera arma con cui creare il nuovo totalitarismo. La tecnologia è oggi nelle mani dei privati, essendo stata sottratta agli Stati, o delle istituzioni paramilitari fortemente centralizzate e sovranazionali. Le loro ricerche sono tenute in stretto riserbo, coperte da segreti di sperimentazione e la liceità delle scoperte e delle tecnologie viene giudicata solo dopo la loro introduzione sul mercato: dovrà essere la società, con i comitati bioetici e vari espedienti mediatici, ad adattarsi alle nuove tecnologie.
Uno Stato oggi impone il proprio dominio usando l'energia, la tecnologia, mentre il conflitto a fuoco è l'effetto di una guerra già dichiarata e già combattuta.
Gli Stati Uniti hanno dichiarato la guerra per il controllo dello spazio, vietandone l'accesso ai nemici dell'America e imponendone l'amministrazione, perché a partire dal 2008 cominceranno a costruire stazioni sulla luna e nel 2020 delle basi fisse, attrezzate di processi capaci di produrre acqua e dunque energia. Il potere dello spazio è parte integrante della strategia americana di "monitoraggio" in tempo reale del pianeta, e con il passare delle generazioni e delle possibilità offerte dall'evoluzione delle tecnologie, il suo dominio sarà incontrastato, perché al momento non esistono realtà paragonabili e altrettanto organizzate. Hanno infatti portato avanti una politica che mira a mantenere continuamente uno abisso tecnologico tra di loro ed il resto del mondo, per preservare il loro ruolo all'interno del sistema e promuovere un modello di società. È una politica questa molto efficace e ben pianificata a livello virtuale, perché è stata creata una rete solida e flessibile, coniugando innovazione tecnologica, attraverso mezzi finanziari privati, informazione ed intelligence economica, per poi gestire l'influenza politica e culturale mediante i media.

Il lancio della missione nello spazio Galileo ha in certo senso bruciato delle tappe, e posto l'America dinanzi ad ogni altro Stato nella corsa a raggiungere la conquista dello spazio, che sarà il trampolino di lancio per il controllo globale e la cattura dell'energia promanata dall'universo. La base sulla luna sarà un'importate stazione logistica per le esplorazioni nello spazio e i viaggi interstellari, un primo passo verso Marte che è sempre più vicina. L'Europa, dal suo canto, per tenere il passo, deve inseguire questa realtà ed emularla quanto più è possibile e in vista di tale prospettiva, sta costruendo l'apparato burocratico per concentrare le politiche energetiche e i laboratori di ricerca all'interno di istituti sovranazionali che seguiranno le direttive di istituzioni e comitati non eletti: in tal modo sarà possibile superare gli ostacoli sollevati dall'opinione pubblica e dalle singole e differenti legislazioni. Allo stesso modo la Russia sta facendo quadro intorno a tutte le sue risorse, per raggiungere, come in una escalation, obiettivi sempre più prestigiosi: utilizza la sua rete di intelligence per il controllo delle risorse, il gas e il petrolio per il controllo geopolitico dell'Europa, i profitti del mercato europeo per conquistare le multinazionali dei trasporti e aerospaziali. Il suo fine ultimo è quello di proporsi come Stato sovrano e indipendente rispetto ad una lobbies che vuole il totalitarismo di fatto, e per fare questo deve anche essere un'alternativa di potere rispetto all'altra.Il guasto delle reti elettriche europee ha messo già in evidenza i rischi della liberalizzazione sul buono funzionamento ed la sicurezza di un servizio pubblico essenziale. Lo logiche di profitto e di concorrenza sleale delle imprese private di produzione di energia o di distribuzione hanno messo a repentaglio la sicurezza pubblica, perché uno Stato senza energia è un focolaio di rivolte e guerriglie, alla disperata ricerca di risorse. L'Unione Europea dal suo canto, incentiva la liberalizzazione e promuove l'integrazione in una rete europea, che sottostà al controllo di commissioni e enti direttamente dipendenti dalla Commissione Europea, scavalcando la sovranità degli Stati e pretendendo un potere che non gli compete e non gli è stato mai attribuito. In questi settori strategici, sarebbe invece opportuno reintrodurre una gestione pubblica che ispirata a garantire a tutti l'accesso incondizionato alle risorse vitali all'innovazione a servizio della comunità. Questo però significherebbe delegittimare una Istituzione ormai già molto forte, che può avvenire solo mediante la difesa del diritto all'esistenza e all'accesso alle risorse vitali che è scomparso dalle Costituzioni.
Uno degli obiettivi strategici delle potenti lobbies che si nascondono dietro gli Stati è quello di giungere ad un controllo completamente automatizzato della produzione dell'energia e delle risorse. Controllando l'evoluzione delle classi inferiori, l'élite può giungere alla dominio dell'energia, in modo che la massa non avrà in sé importanza come risorsa energetica essenziale: le logiche di controllo mentale potranno non essere più utili, perché la necessità sarà la sola arma persuasiva da usare contro le masse. Fino a quel momento occorrerà conquistare il consenso del popolo a lavorare e a delegare altri ad assumere una decisione, per evitare che interferisca nel processo di trasferimento finale delle sorgenti di energia al controllo dell'élite. I dipendenti infatti hanno sempre meno margini di decisione, dovendo seguire alla lettera procedure rigide e predefinite , come i protocolli dell'informazione. Grazie alla robotizzazione, all'informatica, ed all'intelligenza artificiale, la produzione ed il trasporto dell'energia e delle merci saranno presto effettuati quasi interamente dai sistemi automatici: il numero di persone realmente necessarie al buono funzionamento del sistema produttivo sarà molto inferiore rispetto ai dipendenti attuali, portando all'eliminazione della popolazione inutile. Si tratta di una eliminazione invisibile, mediante la soppressione progressiva dell'accesso allo spazio vitale, al cibo, alla salute, all'educazione, alle informazioni e all'energia. E così il sistema economico porta al del 40% dei prezzi alimentari, la soppressione o la riduzione della sussidio di disoccupazione, l'abbassamento delle pensioni, lo smantellamento dei sistemi di educazione e di salute pubblica, e la privatizzazione del mercato dell'elettricità.
I potenti del mondo si creeranno i loro Stati personali all'interno delle acque territoriali internazionali mediante piattaforme mobili che emulano delle vere e proprie isole, attuando in grande stile quanto si fa con le piattaforme per l'estrazione del petrolio, già sedi di prestigiose università. Questo progetto è la realizzazione delle "l'isola ad eliche" immaginate da Julio Verne: 300 metri di larghezza per 400 di lunghezza, con 10.000 abitanti.
Sono già attuali i progetti per la costruzione di isole artificiali vaganti, raggiungibili solo con elicottero o nave, che potranno dichiararsi territorio autonomo e diventare paradisi fiscali, roccaforti invisibili ai radar per miliardari, centri del potere e delle decisioni fuori dal mondo e dalle leggi dell'uomo. Si stanno così sviluppando due universi paralleli che vivono un destino completamente differente: il primo ordine, quello proclamato ufficialmente, è applicato alla società che sta in basso, il pubblico, i cittadini ordinari; il secondo ordine è quello che regge realmente la società, applicato al "mondo in alto", i detentori del potere economico e le organizzazioni. In una posizione intermedia, fungendo da interfaccia, si imporranno le Associazioni e i Comitati di esperti, la cui opinione sarà interpretata dai "cittadini" come legge imparziale ed economicamente corretta. Si tratterà invece di un governo di "utenti" da parte di agenzie private, che erogheranno un servizio amministrativo e rappresentativo vero e proprio al posto delle autorità locali.Questa è l'alba del nuovo totalitarismo, con armi e strumenti non convenzionali, al servizio di lobbies potenti e invisibili, che sono così riuscite a realizzare l'ambizioso progetto di Hitler.

08 dicembre 2006

La Cina nei porti italiani: una colonializzazione intelligente

La Cina sbarca nei porti Europei, seguendo l'antica rotta delle Compagnie delle Indie Orientali per dar di nuovo vita a quello che è stato il motore della prima rivoluzione industriale europea.
Una delegazione di cinquecento rappresentanti di circa 300 imprese cinesi ed europee è stata accolta nel porto de Le Havre, per la prima grande convention di affari asiatici. Come nel XVII secolo, le navi francesi facevano rotta verso i mercati asiatici per importare tè, porcellana e seta, così oggi due navi al giorno partono o arrivano dalla Cina, movimentando 310 000 container in anno, circa il 17% del traffico totale di container. L'obiettivo del meeting è stato infatti quello di favorire gli scambi e sviluppare delle cooperazioni tali da permettere di raggiungere un traffico di 4 o 6 milioni di container sino al 2010, garantendo sia una moltiplicazione delle rotte che quantitativo importato.

Tuttavia, la conquista de Le Havre non è né la prima, né la più importante tra quelle raggiunte dalle imprese cinesi, considerando che la meta più gettonata delle merci del mercato orientale è proprio l'Italia con i suoi porti del Mediterraneo. Il vero contatto tra questi due emisferi sono proprio i porti, da lì che hanno inizio delle relazioni commerciali e diplomatiche tra Occidente ed Oriente, tale che la conquista del mercato europeo passa proprio attraverso i moli di Gioia Tauro, di Palermo e infine di Napoli. Oggi Napoli rappresenta il vero crocevia europeo delle merci cinesi, con il suo 20% di movimentazione dell'importazioni nazionali e il suo 70% a livello europeo, prima di subire il trasbordo verso i mercati nord-europei. All'interno della sua struttura il più grande armatore statale cinese, la Cosco, ha in gestione il più grande terminal per container, assieme alla svizzera Msc, assorbendo quasi tutto il traffico in transito nel centro campano. Allo stesso modo, La Conateco, società partecipata al 50 per cento da Cosco e Msc, ha ottenuto la concessione per 50 anni del Terminal Levante, per continuare così ad investire nel porto campano che, connettendosi agli interporti circostanti, diventerà un colosso infrastrutturale nel sistema logistico del Mediterraneo. Accanto a questa presa di potere logistico all'interno del Porto di Napoli, si stanno attivando delle relazioni istituzionali tra la Regione Campania e alcune regioni cinesi, che si tradurranno in commesse per le imprese italiane per vari progetti volti al recupero urbanistico, al consolidamento di distretti industriali internazionalizzati, al settore logistico e dei trasporti con commesse per gli armatori. Il tessuto produttivo campano, costituito da una miriade di piccole e medie imprese, con i suoi distretti industriali e i suoi consorzi, cerca in questo ponte con la Cina non solo un mercato di importazione per le materie prime, ma anche uno sbocco per i semilavorati o i manufatti. Un' iniziativa questa portata avanti proprio da una rappresentanza integrata ed orizzontale delle imprese che lavorano nei distretti, che si sono affacciati al nuovo mercato né come meri acquirenti, né come produttori che colonializzano. L'internazionalizzazione delle piccole imprese regolata e votata all'arricchimento reciproco, rappresenta un'importante componente di sostegno all'economia fatta di piccole imprese e di lotta al dumping e alla concorrenza sleale.

L'interesse della Cina per i porti europei viene coltivato da molti anni, e le relazioni alla base delle cooperazioni sono complesse e integrate con altri settori economici, e non confinate nel semplice scambio di merce. Le imprese cinesi tendono a vendere i propri manufatti ai mercati che hanno deficit di produzione, ma allo stesso tempo si impegnano a costruire delle cooperazioni per la ricerca o lo sviluppo, per le università in modo da tale da importare saperi, intelligenze e professioni. Vengono costituite corpose delegazioni che seguono il mercato europeo non come una colonia, come spesso viene detto usando impropriamente tale parola, ma come partner di un reciproco scambio di beni e servizi. Di fatti, le manovre speculative delle multinazionali che hanno tentato di penetrare e poi invadere il mercato cinese hanno avuto la dura dimostrazione che il furto dei saperi è molto più strategico dello sfruttamento della manodopera.

Il surplus delle risorse cinesi è ovviamente la discriminante di tale rapporto di merci a fronte di saperi, mentre la deregolamentazione del commercio e dei mercati rappresenta una variabile che provoca distorsioni e danneggia l'economia del paese acquirente o venditore. Questa è responsabilità delle autorità portuali, delle Agenzie delle Dogane e dello stesso Governo che deve regolamentare gli scambi, senza cadere nel protezionismo o nel liberalismo, entrambi patologie del sistema economico.
Oggi la Cina è divenuta una potenza mondiale, facendo del suo surplus della bilancia commerciale e dunque della sua ampia scorta di valuta, un'arma con cui presentarsi alla corte del Wto, dell'Onu e dell'America, ma questo perché sono state le multinazionali che hanno abusato di un'economia per trarne vantaggio. Compromettendo quell'equilibrio hanno in certo senso decretato anche il crollo di un sistema, come quello capitalistico, votato alla speculazione e non alla coltivazione delle cooperazioni.

07 dicembre 2006

La memoria umana "digitale" nel processo di disumanizzazione


La Microsoft ha in questi giorni lanciato il progetto “MyLifeBits”, volto a realizzare una banca dati, con motore di ricerca, che contiene la versione informatizzata di ogni traccia della vita delle persone. Oltre a contenere il formato digitale dei documenti, telefonate, fotografie e video, prodotti durante la vita, il software sarà capace di rendere accessibile l’archivio della propria vita su qualsiasi computer. Viene ad essere un surrogato della memoria, nella quale niente più andrà perso, e il tempo, che usura e sfoca le immagini impresse nella mente, non avrà più ragione di esistere. Questo software sarà dotato di una serie di applicativi in grado di catturare qualsiasi tipo di informazione che viene creata nei giorni a venire. La costruzione di tale mole di dati non ha ovviamente solo scopi puramente ludici, ma risponde ad un obiettivo ben profondo, tra l'altro dichiarato anche dalla stessa società, ossia quello di avere uno supporto talmente efficace da riuscire a ricostruire il modo di pensare delle persone, il suo atteggiamento e il suo carattere.
Il progetto della Microsoft, non è altro che un "piccolo grande fratello", perché dotato di ogni tipo di supporto per registrare i dati che cadono nel suo raggio d'azione, una vera e propria mina vagante per la privacy. Tuttavia, se lo si guarda con maggiore attenzione, questo software non è che un frammento del grande piano del "controllo sociale bionico". Lo stesso Bill Gates ha preannunciato nei mesi scorsi che i progressi della tecnologia permetteranno un giorno di catturare la memoria degli essere umani, con interfacce esterne o impiantando dei computer nel corpo umano. Sono molto più che sperimentali bionanotecnologie in grado di collegare direttamente l'uomo ai computer, in modo da teletrasmettere i ricordi e i pensieri su delle pulci elettroniche o delle membrane robotizzate che andranno a sostituire le onde cerebrali. La stessa Microsoft ha depositato nel giugno 2004 un brevetto sull'alimentazione ad elettricità di apparecchi mobili personali grazie al corpo umano, come la tecnologia Skinplex,che funziona sullo stesso modello della RFID e grazie ad un segnale elettromagnetico permette di leggere a distanza dei dati, o di comunicare un messaggio. La frequenza utilizzata è di 195 kHz. La trasmissione avviene quando il portatore tocca il ricevitore, una corrente di 30 nano-ampere è attraversa la sua pelle.

Sono ormai una realtà i computer che interagiscono con le caratteristiche umane come la voce, il tatto ed anche l'odore, mentre sono stati lanciati nella medicina i trapianti neurali per supplire a delle funzioni psicomotorie inesistenti o malformate nell'uomo.
Gli ibridi essere vivente-macchina si stanno moltiplicando sempre più, senza destare grande stupore nelle persone o nella comunità scientifica, nonostante proliferino i comitati di bioetica. Un cervello di anguilla, è stato innestato sui circuiti di un robot, creando un robot autonomo, interamente pilotato dal cervello ancora vivente dell'anguilla; un microprocessore è stato innestato nel cervello di un topo vivente per dirigere il movimento dei muscoli, mentre dei neuroni umani sono stati innestati nel cervello del feto di una scimmia, fino a creare un perfetto ibrido scimmia-uomo.
Gli scienziati hanno portato a termine questi esperimenti senza mai fermarsi a riflettere sulle evidenti implicazioni sociali e politiche. Le società private non sono state in grado di discernere cosa significhi biologico e cosa etico, e ossia un insieme di persone, così hanno deciso di farsi consigliare da un comitato di bioetica per capire questa differenze e sviluppare o meno determinati progetti.

La "grande macchina" sta diventando vivente, mentre l'uomo stanno essere messi sotto il controllo diretto della macchina.
Le ricerche attuali conservano l'obiettivo terapeutico, ma questo in realtà è solo l'alibi che si stanno creando, perché l'obiettivo è quello di creare una nuova razza sovra-umana, dotata di una forza sovrumana, di una memoria assoluta e duratura nel tempo, con i sensi particolamente sviluppati e una vita prolungata. Nel medio termine l'innesto di dispositivi elettronici avrà l'obiettivo di attuare un controllo totale sui cicli biologici e mentali delle persone, il cui comportamento sarà alterato e standardizzato in modo da ridurre sempre più i rischi di rivolte popolari o di disappunto popolare.
Ciò spiega il perché della campagna di vaccinazione contro l'Aids finanziata da Bill Gates e dei nuovi filantropi, come J.P.Morgan e lo stesso Google. È in atto un esperimento di massa, che ha prodotti già ottimi frutti in America, la cavia sperimentale per eccellenza, e in Europa.
Scardinare tale sistema è assolutamente impossibile, perché vorrebbe dire per l'uomo tirarsi fuori dal mondo stesso e rimanere così isolato. Mentre oggi combattiamo contro l'usura bancaria, domani dovremmo combattere contro la nostra stessa natura, contro la disumanizzazione: una lotta questa già persa sin dal principio, in quanto non avremo comunque i mezzi per distruggere un totalitarismo ben più terribile, perché sarà entrato in noi.

05 dicembre 2006

Propaganda e messinscene prelettorali per ingannare i cittadini


Mentre il popolo italiano scende in piazza, rispondendo al richiamo di dire "no" in maniera incondizionata alla finanziaria e ad un governo di tasse, il popolo centrista si innalza come vincitore e si presenta come alternativa elettorale, come una vera vigilia elettorale.
Sembra ormai che ci avviciniamo ad una disfatta politica e governativa, e quella che doveva essere una manifestazione contro la finanziaria si è trasformata in un comizio elettorale della Casa della Libertà che è diventata la grande coalizione di centro-destra, raccogliendo al suo interno ogni tipo di schieramento in nome del Bene e dell'Amore del Paese.

È ormai chiaro in realtà che questa classe politica non ci rappresenta più, sono l'espressione del fallimento della politica italiana, e ci hanno portato ad una situazione talmente ridicola, arrivata ad un livello di degrado tale che non ha nulla da invidiare a paesi con elevata corruzione.
Ascoltando il comizio di Berlusconi, si ha l'impressione che sia una predica, come se lui fosse un pastore, mentre Fini ripeteva continuamente quel "se noi…se noi", per lanciare questo loro programma elettorale alternativo. Si propongono come una coalizione forte e come soluzione all'ingovernabilità e all'instabilità politica, che è invece provocata non da una debolezza interna ai partiti ma da forze esterne che fanno ricorso ad armi non convenzionali per abbattere l'iniziativa politica.Il caso della Commissione Mitrokhin ha infatti come scopo quello di scatenare un grande clamore intorno alle più alte cariche dello Stato, che, sebbene si stiano muovendo per fermare l'emorragia delle diffamazioni e delle informazioni provenienti dalle intercettazioni, ben poco potranno fare per fermare questa macchina da guerra che si arresterà solo quando si raggiungerà l'obiettivo di fondo. Possono rivoluzionare e sostituire tutti i vertici dei servizi, possono far trasferire procuratori o giudici, ma nulla cambierà sostanzialmente perché non si può distruggere un sistema così complesso e invisibile. Loro stessi in tali situazioni non sanno come reagire, perché sono psicologicamente legati ad uno status quo, a un ruolo che non riescono ad abbandonare, considerando che sono dei codardi fermamente attaccati alle poltrone.

Dinanzi all'attuale stato di cose,stanno sfruttando quel malessere sociale che si sarebbe venuto a creare comunque considerando lo Stato dell'economia italiana dopo decenni di mal governo e di saccheggi alle imprese italiane, con una politica economica votata all'aumento delle tasse e al taglio dei servizi pubblici. La casa delle Libertà si presenta come sempre, con un programma di stampo populista ritoccato da sottili tecniche di marketing, per dare agli elettori italiani un prodotto che rimane nella mente, con delle idee stardardizzate e vaghe, e un buon motivetto per conquistare nemici ed elettori.
In realtà, qualunque sia il partito o le persone che siedono al governo non potranno che ripetere le stesse parole, gli stessi slogan nelle medesime bandiere, con migliaia di diversi nomi per lo stesso partito. Casini, esempio, con le sue 15 differenti "democrazie cristiane" ha acculato solo campagne legali per la titolarità del marchio, tanto che ogni tesserato ha una qualche crisi di identità e non capisce più quale sia il suo partito.

Molto probabilmente cambieranno solo le parole perché i consulenti e le commissioni di studio di supporto alla stesura di leggi e provvedimenti operano al di sopra della politica, seguono direttive ed obiettivi di programmazione economica europea.
Questo perché le decisioni politiche non derivano da intuizioni di uomini di Stato, ma dalle statistiche, cioè da programmi computerizzati e da commissioni di consulenza che seguono una scuola politica ed economica ben determinata, che segue una sempre una certa scuola di pensiero.
Non è questo governo ad essere fallito, bensì tutto il mondo della politica perché quelli che dovrebbero essere rappresentanti del popolo sono in realtà dei personaggi ipocriti e arrivisti, fanno parte del sistema che usura il popolo e per la loro infima natura diplomatica non sceglieranno mai il contrasto con l'altra fazione politica, bensì sempre un tacito accordo. Per anni pratiche come l'anatocismo hanno usurato l'economia, e nessuno ha mai alzato un dito o una voce, se non per "un decreto salava banche" che ha profondamente ferito gli italiani senza che questi se ne siano accorti. Hanno distrutto intere famiglie di imprenditori pregiudicando il futuro dell'imprenditoria italiana familiare, centinaia di persone sono state additate come insolventi, e poi abbandonate a loro stesse nel fallimento, ai margini della società, e la politica non è riuscita a fermare una prassi bancaria che nel silenzio uccideva le persone. I centristi, coloro che si definiscono democratici, hanno saputo solo stringere alleanze e patti di voto, chiudendo poi gli occhi dinanzi alle vere decisioni: se oggi siamo in queste condizioni molto è dovuto a questo loro comportamento indolente e menefreghista, tipico delle vacche grasse.

Parlano di "eguaglianza e fratellanza" da una parte, e dall'altra premono per la ratifica della Costituzione Europea, al cui interno compare 176 volte la parola "Banca" e neanche una volta la parola "fratellanza", lanciando poi la carta vincente "della manovra fiscale per entrare in Europa", distruttiva per lo Stato. Questa tecnica di usare e manipolare le parole è una strategia molto sottile, basato essenzialmente sulla scarsa memoria umana, che porta a dimenticare determinati dettagli e il senso nascosto delle parole. Quello che dicono oggi lo negano domani, oppure lo negano cambiando le parole, creandosi così l'alibi sul fatto di non aver usato propriamente quelle parole. I giochi di parole manipolano la mente e confondono le persone, infondendo un dubbio che nella maggior parte delle volte viene dissolto e viene equiparato alla dichiarazione più recente.
Stessa confusione si viene a creare quando dinanzi ad un problema strutturale dell'economia si imputa all'una o all'altra parte la responsabilità del dissesto finanziario, con il risultato che l'insultarsi a vicenda conferisce ad entrambi un alibi dinanzi al proprio elettorato.
Parlano dunque al popolo sovrano mediante espressioni e frasi fatte, insultando l'intelligenza di ogni italiano che d'un tratto perde la propria sovranità per divenire un utente della immensa rete mediatica costruita dalle società di comunicazione di consulenza dei politici.
In realtà, invece di andare avanti stiamo andando indietro, sempre più inesorabilmente verso l'ineluttabile, perché gli uomini di Stato, in grado di caricarsi della responsabilità delle proprie decisione non esistono più. Sarebbe troppo chiedere ai nostri generali di prendere in mano la situazione per liberare lo Stato dai guardiani dei banchieri e delle lobbies, ma anche in questo caso non hanno le cartucce per sparare a salve e organizzare un colpo di Stato, non hanno più neanche i soldi per affittare un mezzo, ma solo carte di credito.

04 dicembre 2006

La lotta al cybercrimine: nuova strategia anti-terroristica

Il governo statunitense ha lanciato un preoccupante allarme per le minacce pervenute su un possibile attacco informatico da parte di Al Queda ai principali siti Internet di transazioni bancarie e di borsa. Sono state messe all'erta le principali istituzioni private che si occupano di servizi finanziari sul pericolo che un gruppo militante islamico tenti di penetrare e distruggere gli archivi dei mercati finanziari statunitensi e dei siti Internet delle banche del paese. Non sono stati resi pubblici molti dettagli, tuttavia ciò che traspare dal comunicato è la fredda convinzione di Washington ad affrontare in maniera diretta il problema, e di combattere una dura crociata nei confronti del cybercrimine. La guerra al terrorismo si sta dunque spostando sulle reti informatiche, come lo dimostra la voluta coincidenza tra la minaccia di un attacco a Wallstreet con l'attentato al World Trade Center: colpire il centro finanziario per destabilizzare il sistema economico. Allora la strage delle Torre Gemelle ha avuto un chiaro obiettivo, ossia quello di provocare un disorientamento sul mercato finanziario in un momento in cui l'economia doveva cambiare, e di fornire agli Usa un casus belli per attaccare gli Stati del Medioriente, facendo della guerra al terrorismo uno strumento di politica.


Oggi un attacco elettronico ha la stessa funzione, ossia quello di creare un "problema" a cui rispondere con la giusta strategia di "reazione", quale la crociata del cybercrimine, e l'emanazione di una serie di legge e provvedimenti che vadano a tracciare e a controllo il Web. La guerra cybernetica è ancora sconosciuta al vasto pubblico, e viene spesso confusa con la pirateria informatica che lede il diritto d'autore mediante la contraffazione digitale. In realtà la cyberguerra è qualcosa di molto delicato, e viene utilizzata dagli Stati nelle tattiche di difesa nazionale e militari, e non è una serie di eventi isolati provocati dai pirati. La presa di coscienza degli stati occidentali del pericolo della pirateria ha già da alcuni anni portato allo sviluppo di infrastrutture spesso legate all'esercito e ai servizi segreti per coordinare e di studiare questo genere di attività. Gli Stati Uniti, il Canada, l'Inghilterra, e la Francia sono tutti paesi che oggi possiedono una cellula di controllo, di ricerca e di sviluppo della guerra elettronica mediante le reti, anche se sono stati che non sono in guerra tra di loro.


Lo sviluppo tecnologico ha permesso a molti Stati di imporre la propria egemonia geopolitica, intraprendendo una guerra invisibile di boicottaggio dei sistemi telematici del nemico, o sfruttando in maniera intelligente le reti telematiche per velocizzare il proprio apparato di informazioni. Quando si vanno a scontrare due sistemi informatici con diverso grado di sviluppo viene a crearsi una guerra invisibile, che ha però un impatto anche sul piano economico reale. Si pensi ai danni che potrebbero derivare da una violazione dei sistemi di gestione degli aeroporti, del traffico ferroviario, delle strutture sanitarie e di telecomunicazione.Quegli Stati che non possiedono ancora una certa "indipendenza" informatica sono maggiormente deboli e sono una facile preda dei pirati e della cyberguerra.

La capacità di creare e sviluppare tecnologie di telematizzazione costituisce oggi un vantaggio militare, e un domani sarà un elemento in relazione al quale distingueremo Stati avanzati da "Paesi del terzo mondo", con il rischio che anche uno Stato ricco di materie prime potrebbe diventare povero e contrarre un debito nei confronti di quelli avanzati.La lentezza amministrativa, il protrarsi dei tempi burocratici o di trasmissione di comunicati e informazioni, saranno all'origine del ritardo economico, provocheranno dei danni pari a quelli della mancanza di un'infrastruttura sul territorio.


Gli attentati da parte di pirati, che spesso si rivelano essere dei semplici adolescenti, riescono a destabilizzare il sistema telematico di grandi società o emittenti internazionali grazie ad un programma scaricabile in maniera gratuita da siti che trattano di sicurezza informatica. Internet in realtà non è così fragile, anche se non è nato come roccaforte dei dati inseriti nei server, essendo sostanzialmente un mezzo per scambiare i dati tra gli utenti. Quelli che si definiscono "hackers", senza però esserlo, sono in grado di attaccare solamente gli anelli deboli della rete connessa all'Internet, poi vi sono un gruppo di persone, studenti o hobbisti, mettono in atto una strategia di disturbo, ma i veri pirati sono professionisti informatici che agiscono come contractors per società private o per i servizi segreti che conducono una vera e propria guerra invisibile. Queste persone sono arruolate allo scopo di nuocere una società concorrente, di provocare blackout di informazioni, violando le reti di informazione e distruggendo parte dei dati inseriti nei server, come le comunicazioni interne e le informazioni riservate, con un danno economico e reale di diversi milioni di dollari.


Sono spesso gruppi organizzati e coordinati mediante un sistema a cella, e l'efficacia delle loro azioni testimonia che hanno alle spalle una struttura molto più complessa di quello che si pensi. Riescono ad infiltrare il sistema del nemico e allo stesso tempo a provocare falsi allarmi sulle proprie reti, andando a far leva sui bug del sistema, ossia su quegli errori che la società programmatrice prevede e che consentono di testare l'efficacia dei meccanismi di feed-back, di retroazione e risposta agli attacchi. I falsi allarmi consentono da una parte di creare l'alibi per rafforzare l'apparato di sicurezza di invadere maggiormente i dati e la privacy, e dall'altra parte di costruire un nemico da combattere.


La guerra si è da tempo spostata sulle reti telematiche senza che le persone se ne siano accorte: oggi continuiamo a parlare di bombe, di missili e di milizie armate senza sapere che lo spettacolo che quotidianamente ci servono non è che una conseguenza di una guerra già combattuta, magari già persa. Il nuovo terrorista compie atti di cybercrimine, mentre la strategia antiterroristica è quella della censura e della chiusura delle reti, dell'invasione indiscriminata della privacy e della creazione di software che tracciano i movimenti e i dati che ciascuno produce. Questi sono anche gli obiettivi che stanno alla base della maggior parte dei nuovi sistemi operativi, la cui competitività si misura oggi sulla sicurezza che riesce a garantire.

02 dicembre 2006

Il luogo di lavoro sarà il grande reality del Cybercontrollo


Washington ha oggi emesso un emendamento che rende obbligatorio per le società l'archiviazione di tutti i documenti elettronici dei suoi dipendenti, per instaurare un cybercontrollo totale sulle informazioni, sulle parole e sui dati che vengono creati all'interno dell'impresa.
Dovranno essere archiviate tutte le comunicazioni elettroniche, le informazioni digitali che non possono essere filtrate, le e-mail e gli sms inviati e ricevuti anche se per scopi personali, i dati temporanei registrati con interfacce multimediali. Tutti i dati dovranno essere tracciati e classificati in un archivio. Scopo della legge sulla carta è quello di consentire alle imprese di costruire un archivio da presentare come prova in processi o indagini per controversie legali o spionaggio industriale. La legge parla di trasparenza dei rapporti con l'impresa, di lealtà e correttezza tra le persone, e minaccia che qualsiasi manomissione dei dati sarà equiparata ad una distruzione fisica dei documenti cartacei. Le imprese verranno, obbligatoriamente, trasformate in camere d'osservazione, come avviene negli esperimenti scientifici con delle cavie, con l'obiettivo di studiarne i comportamenti e prevenire situazioni che possano in un certo senso mettere a repentaglio la salute della società.
Quello del controllo dei dipendenti, infatti, è un'esigenza realmente percepita dall'imprenditore, che vede spesso ledere la propria attività da persone che invece dovrebbero contribuire ad accrescerla. La pigrizia, l'indolenza e superficialità dei dipendenti, sono gli ultimi dei problemi da affontare, considerando i rischi ancor maggiori derivanti dalle relazioni sul luogo di lavoro e il furto dei saperi. Tuttavia, questo problema trova una soluzione nell'esasperato controllo cybernetico, che trasformerà le persone in batteri da laboratorio, le alienerà per farle divenire delle macchine efficienti di produzione di valore. Il controllo della produttività delle persone non passa più per le persone, e dopo essere caduti i miti dei premi alla diligenza e gli indici analitici sulla performance, si è giunti al controllo mediante le macchine che controlleranno gli essere umani.
Questo nelle migliori delle prospettive, perché le persone potrebbero spersonalizzarsi al punto da abituarsi così tanto ad essere osservati, che lo accetteranno senza problemi anche in luoghi diversi.
Ciò di cui occorre tuttavia preoccuparsi è della normalità delle reazioni che accompagna questo tipo di provvedimenti: non scuote molto gli animi delle persone, perché sono stati da tempo abituati ad osservare e ad essere osservati con i reality. Questi infatti hanno creato una tale dissociazione della realtà nelle persone, che diventano così desiderose di "guardare" la vita di una persona e di poter essere "guardato" di modo che ognuno può avere l'occasione di trasformare la propria vita in una "prima visione". Il moltiplicarsi di queste trasmissioni denota non un abbassamento del livello intellettivo, ma una spersonalizzazione del pubblico in modo che può essere istruito sull'accettare di essere spiato per motivi di sicurezza.

Il cybercontrollo nelle imprese avrà dunque molteplici risvolti, sia sul piano economico, sociologico e psicologico, perché se da una parte una grande società abbatterà i costi per i processi di violenza sessuale, dall'altra potrà avere una base di dati su cui costruire analisi per avere un quadro dettagliato della crescita interna dell'azienda, dell'efficacia della organizzazione del lavoro. Potrà controllare la mente dei suoi lavoratori e ridisegnarla a proprio piacimento, perché il controllo del pensiero passa per il controllo dei gesti e delle parole. Si creerà così nel tempo un nuovo tipo di generazione di persone, abituate a gestire rapporti virtuali ma non umani, a vivere in maniera separata dagli altri, ad incontrarsi solo con il pensiero, delle macchine con una memoria programmabile e archiviabile.

È in atto dunque il processo di disumanizzazione che appartiene alla società cybernetica, e questi a cui assistiamo adesso sono dei semplici esperimenti che preparano l'attuazione delle nuove tecnologie e il nuovo ordine mondiale.

01 dicembre 2006

L'ingresso della Turchia per risolvere la situazione di stallo dell'Economia Europea


Proprio in un momento in cui nessuno la attendeva, è arrivata l'interruzione "parziale" dei negoziati tra Turchia ed Unione Europa. All'indomani della visita del Papa Benedetto XVI e dell'ufficiale partenza dell'area euro allargata, fallisce in parte un progetto per l'integrazione e l'estensione dell'Unione Europea verso l'Oriente.
Bruxelles dunque ha annunciato che congelerà 8 dei 35 capitoli che riguardano i negoziati e sulla eliminazione delle restrizioni commerciali imposte alle merci cipriote, ritenuta invece inaccettabile per la Turchia. L'UE minaccia così di sospendere i negoziati di adesione a causa del fatto che la Turchia nega di applicare alla Repubblica di Cipro il protocollo di Ankara che estende l'unione doganale dell'UE ai dieci Stati entrati nel blocco europeo nel 2004, ossia di lasciare entrare nei suoi porti ed aeroporti le navi ed aerei ciprioti greci. Esige prima di tutto che venga tolto l'embargo che colpisce la Repubblica turca di Cipro del Nord (RTCN), proclamata unilateralmente e riconosciuta unicamente da Ankara.
Per di più, per evitare la crisi, la presidenza finlandese dell'UE aveva presentato a fine settembre un piano per riprendere il commercio diretto tra l'UE, la parte settentrionale della Turchia, e Cipro, in cambio dell'apertura dei porti ed aeroporti turchi alle navi ed aerei ciprioti greci.

L'interruzione dei negoziati e la parziale minaccia dell'Ue di interrompere i negoziati alla integrazione, fa capire quanto l'Ue abbia bisogno della Turchia e quanto debole sia la sua posizione contrattuale, dinanzi ad uno Stato che ha d'un tratto deciso di rifiutare ulteriori richieste di sacrificio. La posizione rilevante in questo caso è infatti della Turchia che, conscia delle proprie capacità e delle proprie risorse resta ferma sulla sua decisione, onde arrivare a gestire poi questa contrattazione.
Sebbene l'entrata a termine della Turchia nell'UE è uno dei temi che divide i governi e le istituzioni europee, essa è ormai necessaria affinchè venga realizzata la vera "Unione Europea", perché la Turchia costituisce la porta verso l'Oriente a tutti gli effetti, e apre prospettive geopolitiche molto attraenti. La possibilità di aver un nuovo mercato da cui attingere risorse e forza lavoro è solo un aspetto perché poi subentra il controllo delle riforme istituzionali e così degli oleodotti.

L'allargamento è previsto al solo scopo di dare ossigeno all'economia europea che si trova oggi in una situazione di stallo. Tutti gli Stati si trovano oggi nelle medesime condizioni, e gli indicatori economici stanno tutti convergendo verso livelli di instabilità: alta inflazione, riduzione delle esportazioni a causa del dollaro forte e della mancanza di regolamentazione delle importazioni, crisi finanziarie dei grandi gruppi internazionali, tentativo dei governi di trasferire aiuti pubblici, rischio di privatizzazione dei servizi pubblici, insufficienza dei fondi per le pensioni. In qualche modo, la crisi del dollaro che si sta preparando in maniera sempre più decisa sta per coinvolgere anche l'Europa e sta disegnando un trend economico standardizzato, e i problemi che sembravano appartenere ad un solo Stato sono ormai di tutti. Tuttavia le previsioni pubblicate dalla Commissione parlano di una ripresa dell'economia nel 2007 , ripresa che sembra coincidere proprio con l'ingresso di ulteriori Stati nell'Ue che daranno così nuovi incentivi allo sviluppo.

Le grandi imprese si stanno dirigendo verso il collasso e per tale motivo la politica economica dei governi è quasi tutta rivolta all'incentivo degli investimenti a lungo termine delle PMI, o ad una loro concentrazione in distretti al fine di costruire su di loro una nuova forza economica.
Per lo stesso motivo si stava facendo strada all'interno dell'area finanziaria europea l'idea di una borsa solo europea, mediante la fusione di Euronext-Deutsche Bourse e Borsa Italiana, che fosse in qualche modo collegata alla Borsa di Sanpietroburgo, che sarà presto il nuovo portale di materie prime e energia del Continente Europeo. Tale tentativo è stato in qualche modo sabotato dal Nyse, che è riuscito a conquistare l'attenzione di Euronext, distogliendola dall'idea di creare questa forza finanziaria in Europa che avrebbe affossato ancor più il dollaro e conferito all'euro una maggiore forza, perché si sarebbe agganciato al rublo e avrebbe ottenuto come fondo di garanzia una fonte di energia.
Gli scandali che oggi hanno colpito la Russia, la Francia, l'Italia sono tutti guidati e strumentalizzati al fine di creare un'instabilità diffusa e consentire alle lobbies di governare le scelte economiche in maniera indisturbata. La stessa Turchia ha percepito che la situazione le stava sfuggendo di mano, e ha deciso così di fermare le contrattazione ad un punto critico, per conquistare così una posizione di vantaggio rispetto alla Commissione Europea, che premeva per una risoluzione dei problemi nei più brevi tempi possibili.