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04 giugno 2009

L'Italia e le lancette del potere


Barak Obama giunge in Medioriente per dare un nuovo segnale di apertura nei confronti del mondo arabo. L'Europa però sembra frammentarsi al suo interno sempre di più, trovando come epicentro proprio l'Italia. Di fatti, il quotidiano britannico Times mette in discussione la "credibilità del Governo italiano", protagonista di scelte molto importanti, forse troppo importanti per lei. Allo stesso tempo, Bin Laden ritorna a farsi sentire, come monito che le vecchie regole della lotta al terrorismo non sono cambiate.(Foto source: Reuters)

Mentre Barak Obama giunge in Medioriente per dare un nuovo segnale di apertura nei confronti del mondo arabo, l'Europa sembra frammentarsi al suo interno sempre di più, trovando come epicentro proprio l'Italia. All'indomani del G8 de l'Aquila non si arrestano le forti critiche rivolte al Premier italiano Silvio Berlusconi, nei confronti del quale si scatenando un bombardamento mediatico dall'estero, coordinato e premeditato, volto proprio a mettere in discussione il potere decisorio dell'Italia in questioni di politica e sicurezza nazionale. È proprio ciò che fa il quotidiano britannico Times, il quale azzarda una vera e propria provocazione nei confronti della "credibilità del Governo italiano" messa in discussione proprio dai suoi cosiddetti alleati. "L’Italia ospita il summit del G8 quest’anno: nel vertice si terranno importanti discussioni, dove ai governi occidentali si richiede una più solida collaborazione per combattere il terrorismo e il crimine internazionale. Berlusconi si ritiene un amico di Vladimir Putin - ironizza il Times - il suo Paese è un membro importante della Nato ed è anche parte dell’eurozona che è alla prova nell’attuale crisi globale finanziaria. Non sono solo gli elettori italiani a chiedersi che cosa stia accadendo, lo fanno anche stupefatti gli alleati dell’Italia".

Al di là di ogni speculazione mediatica, lo scandalo artificioso orchestrato da quotidiani compiacenti italiani - forse in evidente difficoltà finanziaria - è sbarcato in Europea, e dopo il Times raccoglie la polemica anche il quotidiano francese Liberation, che fa gridare allo scandalo anche la perbenista sciovinista Parigi, la quale è così ansiosa di vedere crollare la dirigenza italiana per prendere così il suo posto sul tavolo dei negoziati. Ed è un posto che fa davvero 'gola', perché è stato riservati a pochi la possibilità si affiancare potenze internazionali e Paesi strategici, come Russia, Iran, Serbia, Albania, Libia, ma anche Stati Uniti, come importante intermediario. In primo luogo vi è infatti l'Iran, reale destinatario delle intimidazioni che sono state rivolte alla Corea del Nord in occasione degli ultimi test missilistici, dovendo dare un esempio esplicativo di ciò che accadrebbe qualora Teheran facesse delle mosse sbagliate. Dall'altra parte vi è la diplomazia italiana che, al di fuori della troika di Solana, intavola negoziati e si pronuncia in via frontale sulla questione, proprio perché dietro di lei vi è la Russia, che è disposta a dare molto all'Italia qualora divenisse la sua reale portavoce. Roma potrebbe così sostituire lo stesso Putin, il quale sarebbe disposto a farsi da parte al fine di non esporsi troppo nei suoi rapporti diretti con il democratico (sic!) Barak Obama nella gestione di temi particolarmente controversi come l'Iran.

Allo stesso modo, vi sono i Balcani nei confronti dei quali la Russia si pone come referente indiretto, e solo come partner commerciale, preferendo agire politicamente solo attraverso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In tale caso, ancora una volta dovrà essere l'Italia a giocarsi la partita volta ad arginare l'avanzata degli Stati Uniti, i quali hanno già chiesto la nomina di un inviato speciale dell'Amministrazione Americana, e una revisione della struttura della Bosnia Erzegovina, viaggiando sul filo del rasoio rispetto agli "inviolabili" Accordi di Dayton. Considerando che vi sarà un solo referente internazionale ed europeo per tutti i Balcani, e qualcuno ha già proposto la nomina di un italiano, queste fasi di preparazione diplomatica sono assolutamente fondamentali. Non a caso , l'Alto Rappresentante dell'OHR, Valentin Inzko, ha avuto un interessante colloquio con il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, proprio mentre la Bosnia sta attraversando un periodo critico, se non drammatico. La Comunità Internazionale, infatti, sta chiedendo una riforma costituzionale della Bosnia che sia radicale, con la creazione di quattro "territorialità" e la trasformazione della Republika Srpska. L'entità serba ha subito risposto con la conferma dei suoi poteri a livello locale, sottraendoli a quello centrale, per conferma la sua ferma volontà a non voler retrocedere su tali posizioni. In realtà non esiste un piano per distruggere la Srpska ma ci sono vari piani sul tavolo, fermo restando che comunque, Valentin Inzko certamente darà un segnale forte in questa situazione, esponendosi persino ad usare i poteri di Bonn come puro gesto dimostrativo. La presenza dell'Italia si fa sentire forte anche in Serbia ed in Albania, nel tentativo di divenire principale partner commerciale, e punto di riferimento degli investimenti diretti greenfield.

Per le sue scelte così difficili ma anche necessarie per risollevarsi proprio in occasione della crisi, l'Italia sta senz'altro passando un periodo molto nero, in quanto deve confrontarsi con un'Europa che vuole a tutti i costi mantenere una linea politica reazionaria e conservativa, ossia di confermare la sua alleanza con gli Stati Uniti. A ben vedere, l'amministrazione americana non ha cambiato la sua visione del mosaico mondiale, tanto che i rapporti con la Russia o con lo stesso mondo arabo non sono cambiati affatto: Bush era un antagonista di Putin, come Obama lo è nei confronti di Medvedev, mentre era un forte alleato dei Sauditi, e un identico atteggiamento è stato confermato dal nuovo Presidente americano con la sua visita in Medioriente. Per tutelare quest'alleanza con la Nato, con le lobbies del petrolio e del nucleare, si opera per distruggere qualcosa che si sta venendo a creare. Da qui la demolizione "morale" dell'Italia, il nuovo caos nei Balcani con i controversi casi di Bosnia e Kosovo, e anche il nuovo messaggio di Bin Laden, monito che le vecchie regole della lotta al terrorismo non sono cambiate.

Dietro questo c'è una regia, costituita da vari indizi che conducono tutte sulle strade del petrolio. Non dobbiamo dimenticare che la guerra al terrorismo ha portato solo benessere a certi capitalisti, dimostrando però che bombardare gli altri Stati non risolve nulla. Non dobbiamo dimenticare che gli Stati Uniti hanno stampato dollari all'infinito, falsando i processi economici e trascinandoci nella situazione attuale, in nome e per conto della democrazia. Non dobbiamo dimenticare che nell'Americana democratica di Barack Obama si sono svolte delle elezioni monopolizzate con i nuovi mezzi di comunicazione elettronici, eleggendo Google e You Tube come nuovi garanti della libertà di espressione e della tutela dei principi costituzionali. A questo punto, i giornali posso raccontare ciò che vogliono, dietro di loro vi sono solo gli stessi vecchi lobbisti, talmente forti che, nonostante le querele e le censure, traggono comunque un immenso guadagno. Il caso di Berlusconi, nell'Italia che cerca il suo riscatto, vi è un gruppo di potere ben disposto ad utilizzare i giornalisti come passacarte, pur di mettere in atto la loro estorsione. E così anche il Times si presta a pubblicare grandi notizie di impatto, ad enfatizzare gli errori degli italiani, per screditare un Paese che sta diventando un avversario troppo forte. I vecchi tempi di Mattei sono davvero tornati...

27 maggio 2009

Il grande gioco


In un periodo in cui l'Italia sta facendo molte scelte difficili, l'intera opinione pubblica italiana sembra totalmente catturata dagli scoop di gossip che ormai sono giunti anche in Parlamento lasciando nella penombra le grandi problematiche internazionali. D'altronde, gli interessi in ballo sono molto elevati, ne va dell'equilibrio delle forze politiche internazionali, così non ci meravigliamo se oggi il Primo Ministro italiano viene attaccato da campagne mediatiche scandalistiche. (Foto: AP)

In un periodo in cui l'Italia sta facendo molte scelte difficili, l'intera opinione pubblica italiana sembra totalmente catturata dagli scoop di gossip che orami sono giunti anche in Parlamento lasciando nella penombra le grandi problematiche internazionali. Da una parte c'è l'OPEC del gas, nel cui progetto l'Italia potrebbe essere un partner valido anche se esterno, e dall'altra parte c'è il petrolio, le lobbies del nucleare che non vogliono dividere il mercato dell'energia. Nei fatti, i petrolieri si sentono ancora una volta minacciati, il gioco è questo, e adesso le guerre contro il nucleare e pro-carbone pulito sono vicende tra di loro collegate. In questo confronto geopolitico, il ruolo dei media torna ad essere rilevante in quanto va a creare una distorsione di informazione e di percezione tra l'opinione pubblica di quello che accade, contro lo stesso interesse del Paese. La crisi dell'editoria rende i quotidiani ancora più assetati e ben disposti a manovre di propaganda, per allontanare lo spettro del fallimento, orchestrando così una vera e propria gara di diffamazione gratuita che sta andando oltre il senso civile. Essendo un "grande gioco" l'Italia sembra essere tornata a tutti gli effetti al tempo di Enrico Mattei, quando il Time e lo stesso Indro Montanelli, costruirono polemiche e attacchi mediatici contro l'ENI in difesa degli interessi dei gruppi petroliferi americani.

Il ruolo dell'Italia si incastra nel tavolo diplomatico a circuito chiuso tra Iran e Russia, sul quale si negozia gas e nucleare: per dare a Gazprom e ad ENI le risorse energetiche di cui necessitano per dare basi solide ai prossimi progetti di gasdotti, Teheran sta esercitando delle forti pressioni per avere il nucleare, e con esso esercitare la sua influenza politica sull'itera area del Medioriente. Delle vere e proprie scatole cinesi, sulla cui costruzione molte sono le forze esterne che stanno agendo. Lo stesso Ahmadinejad, affermando che non esiste alcun rapporto fra l'annullamento della missione di Frattini e il test missilistico, lascia intendere che l'Italia ha agito in tal modo "perchè sotto la pressione di altri", precisando che il Ministro degli esteri ha deciso di annullare la visita dopo aver insistito nel tenere l'incontro. Inoltre Teheran esclude che stia avendo un qualche colloquio sul nucleare al di fuori dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea) , mentre rilancia il dialogo con Barack Obama. È chiaro che gli interessi in ballo sono molto elevati, ne va dell'equilibrio delle forze politiche internazionali. Così non ci meravigliamo se oggi il Primo Ministro italiano viene attaccato da campagne mediatiche scandalistiche, proprio come avvenne per Bill Clinton, costretto poi a bombardare l'Iraq per placare le polemiche che avevano incendiato la Casa Bianca.

Il punto chiave per capire cosa sta accadendo è ricordare che le compagnie multinazionali hanno un loro governo e hanno gente all'interno delle istituzioni - pur non riconoscendo alcuna autorità sovrana - per scrivere a tavolino quello che viene definito ordine mondiale, o anche pianificazione dello sviluppo della ricchezza . Di fatti, gli utili derivanti dalla creazione e dallo sfruttamento della rete delle pipeline, sono il risultato di un complicatissimo sistema di società e paesi offshore, che non fa altro che alzare il prezzo, per avere un tavolo su cui spartirsi i soldi e pagare "tangenti" ai Governi, ai partiti e ai quotidiani. Tutti questi elementi sono essenziali per interpretare cosa sta accadendo in Italia, dopo che Governo, magistratura e Vaticano sembrano essere totalmente focalizzati su una "questione morale" di principio, senza avere nei fatti nessuna prova. Berlusconi, non essendo il Presidente degli Stati Uniti deve accontentarsi di semplice "informazione spazzatura", che a lungo andare si ritorcerà contro gli stessi quotidiani, che avranno perso la propria affidabilità e credibilità, oltre che imparzialità.

Se da una parte vi è l'Europa che vuole una certa autonomia decisionale, per riprendere possesso della propria sovranità, dall'altra vi sono le istituzioni centralizzate di Bruxelles e poi di Washington che sembrano remare totalmente contro. Lo stesso Barak Obama ha deciso così di chiudere in parte il passato, smantellando paradisi fiscali e i grandi progetti falliti, per controllare sempre più da vicino il mondo, mentre cerca di dare una boccata d'ossigeno al suo Paese in bancarotta. Nel frattempo, siamo di nuovo qui a parlare di energia nucleare, all'indomani dello sviluppo di nuovi ed importanti scenari, con nuove ed importati decisioni. D'altra parte, ogni qual volta vi sono delle scelte decisive, si aggredisce e si attacca il proprio nemico invisibile. Il metodo è sempre lo stesso, ma indica pur sempre una falla del sistema. Chi si sente davvero forte non teme i piccoli avversari e non spende soldi per finanziare la sua fine, per cui o non è così forte come vuole far credere, o i suoi avversari non sono poi così piccoli.

10 novembre 2008

Italia e Russia: un'alleanza da nascondere


Con l'incontro tra il Premier italiano Silvio Berlusconi e il Presidente russo Dmitri Medvedev, si fa sempre più reale l'ipotesi che Roma diventi l'intermediario ufficiale di Mosca. La vicinanza dell’Italia nei confronti del Cremlino e di Vladimir Putin, non è stata mai nascosta dai leader e potrebbe ben presto divenire un mezzo per le comunicazioni e le trattative con la Casa Bianca.

Berlusconi incontra Medvedev e firma oltre 20 accordi di cooperazione istituzionale ed economica con la Russia, gettando le basi per ulteriori spiragli di collaborazione bilaterale. L’Italia si conferma così uno dei partner europei privilegiati di Mosca, ma anche un fedele alleato diplomatico nelle trattative intavolate con l’Unione Europea e Stati Uniti. Tuttavia i media italiani, e non solo, hanno deciso di gettare ombra e discredito su tali "relazioni privilegiate", ridicolizzando l’incontro ed esasperando i toni sino a sollevare un polverone che ha avuto una forte eco in tutto il mondo. Sembra che i giornali italiani provino piacere a danneggiare l’immagine dell’Italia all’estero, schierandosi in prima fila nello sciacallaggio di gruppo, anche solo per una sciocca battuta, pur di non perdere l’occasione di servire gli Stati Uniti e i media internazionali. Sono stati necessari ben due giorni per far sbollire la rovente polemica sull’ "abbronzatura di Obama", sino al punto che, nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles, Berlusconi si sente costretto a rispondere alle pungenti domande di un giornalista americano. Alla domanda sul perché il Premier italiano non ha voluto chiedere scusa agli americani "per delle parole che offendono il cittadino medio statunitense", Berlusconi replica: "Per favore! per favore, chieda lei scusa agli italiani". Una reazione, a questo punto, necessaria considerando che gli attacchi hanno volutamente nascosto il vero significato dell’incontro con il Premier Medvedev, e così della stretta alleanza tra i due Paesi che sta divenendo sempre più solida.

Di proposito dimenticano che, nel corso del vertice italo-russo sono stati firmati ben 13 accordi e memorandum di intesa tra varie entità economiche e società dei due Paesi e tra i ministeri della Cultura, degli Interni e della Famiglia. Ai tavoli delle trattative, a cui hanno partecipato i Ministri Giulio Tremonti, Roberto Maroni, Franco Frattini, Claudio Scajola, Sandro Bondi e Carlo Giovanardi, grandi gruppi italiani e russi hanno ratificato contratti da milioni di euro dagli interessanti risvolti. L'Italia mira infatti a diventare il primo partner commerciale della Russia, considerando che oggi è seconda per importazioni ed esportazioni, e l’interscambio ha avuto un incremento del 60%. Dalla cooperazione energetica ed industriale - nel settore dell’energia elettrica, dell’industria nucleare, automobilistica e chimica - ai progetti culturali, sociali e sportivi. Il capo dell’ente statale russo per l’energia atomica Rosatom, Serghei Kirienko, e il ministro per lo Sviluppo economico Scajola hanno approvato un memorandum d’intesa per la cooperazione nel settore dell’energia nucleare a uso civile.

Il direttore generale di Rostekhnologhi Serghei Cemesov e Marco Tronchetti Provera per Pirelli si sono invece accordati per una fabbrica di pneumatici a Togliatti, sul Volga. Firmato anche un accordo per una joint venture con il presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini, sia sul fronte ferrovie sia su quello per l’assemblaggio in Russia dell’elicottero civile Aw-39 della Agusta Westland. L’amministratore delegato di Erg, Alessandro Garrone, ha invece sottoscritto con il presidente di Lukoil, Vaghit Alekperov, un accordo per una società mista. Mentre l’ad di Enel Fulvio Conti ha firmato con il colosso Inter Rao Ues un accordo di cooperazione in Russia e sottoscritto un memorandum d’intesa con le ferrovie russe per la fornitura di energia elettrica. Solers e Fiat, invece, hanno sottoscritto un accordo per la produzione di motori diesel. E il governatore di Orenburg ha firmato con il presidente della Buzzi Unicem, Sandro Buzzi, un accordo da 450 milioni di euro per una fabbrica che produca cemento ad alta tecnologia.

A questo si deve aggiungere la possibilità di cooperare su mercati terzi e di realizzare progetti multilaterali che coinvolgeranno l'economia europea nel suo insieme. Come dichiarato dal Premier Vladimir Putin, durante il faccia a faccia con Berlusconi, la Russia e l’Italia stanno già fruttuosamente collaborando al South Stream - divenuto ormai un progetto a tutti gli effetti italo-russo - e possono trasferire tale esperienza nel progetto energetico in Libia. Putin ha infatti rilevato che, in un contesto segnato da difficoltà economiche nel mondo, i legami economici tra la Russia e l'Italia costituiscono un importante fattore di stabilità, e assumano sempre più una rilevanza strategica. Da parte sua, Berlusconi ha garantito che non vi è alcun ostacolo alla ratifica di un nuovo accordo di cooperazione con l'Ue nonostante il recente conflitto armato nel Caucaso, e la decisione di Bruxelles di sospendere le consultazioni con la Russia. Chiede una maggiore compartecipazione nell’elaborazione di strategie e pareri su questioni internazionali, soprattutto in vista del fatto che l’Italia ospiterà alla Maddalena la prossima riunione del G8.

Infatti, secondo quanto riportato dal quotidiano russo Kommersant, lo scambio di opinioni con Berlusconi è stato molto apprezzato ultimamente, soprattutto dal Cremlino. Dopo il conflitto in Caucaso, scrive il Kommersant, l'Italia è stato uno dei pochi membri dell’Unione Europea a difendere le azioni di Mosca, che non ha dimenticato come, in occasione del vertice straordinario del 1° settembre a Bruxelles, Berlusconi ha sollecitato una maggiore cooperazione con la Russia, senza sanzioni. "Ho semplicemente detto loro che non ho compreso il significato delle parole ‘risposta sproporzionata’ ed ho chiesto una spiegazione di quella che sarebbe stata una risposta adeguata ad una situazione di quel tipo", aveva dichiarato il Premier nel corso della conferenza stampa in calce al vertice di Bruxelles. Così, la vicinanza dell’Italia nei confronti del Cremlino e di Vladimir Putin, non è stata mai nascosta, e secondo il Kommersant, può divenire un mezzo per le comunicazioni e le trattative con la Casa Bianca. Diventa sempre più reale l’ipotesi che Roma diventi un intermediario di Mosca, dopo che l’ex Vice Presidente americano Dick Cheney, in occasione della sua visita in Italia dopo il conflitto del Caucaso, ha chiesto a Berlusconi di agire come tramite.

Secondo le stesse fonti del Kommersant, non solo il Premier italiano ha accettato la proposta, ma ha anche rilanciato con un incontro tra la leadership russo e americana subito dopo le elezioni, ma prima dell'inaugurazione della nuova amministrazione. Un’idea che prende sempre più forma, proprio al termine degli incontri tra Berlusconi e Putin e Medvedev, in vista del G20 di Washington del prossimo 15 novembre, dove si discuterà della crisi finanziaria globale alla presenta degli alti rappresentanti delle maggiori potenze mondiali. Non è da escludere che tale incontro sarà l’occasione per avviare degli incontri informali, anche a porte chiuse, nel corso dei quali vi sarà il primo faccia-a-faccia tra Obama e Medvedev. È chiaro che l’Italia ha ogni interesse a ricoprire questo ruolo di portavoce ufficiale di Mosca in seno alla Comunità Europea e dinanzi agli Stati Uniti, in maniera tale da mantenere una posizione neutrale, e pur sempre vantaggiosa dal punto di vista economico.

01 settembre 2008

Scenario: Berlusconi diventerà un mediatore

Riceviamo e pubblichiamo un'analisi di Serghei Nalon sul possibile scenario che vede l'Italia come un futuro mediatore tra Russia e Stati Uniti. L'Italia è infatti nell'elenco dei paesi che visiterà la prossima settimana il Vice-Presidente degli Stati Uniti d'America Dick Cheney, insieme a Georgia, Ucraina, e Azerbaija, ma è anche un fronte diplomatico alternativo sia per Medvedev che Bush visto il pessimo lavoro dell'Unione Europea.

Gli Stati Uniti lanciano una offensiva diplomatica per fare pressing sulla Russia. L'intermediario scelto è un riluttante Berlusconi. Berlusconi è riluttante perchè non gli interessa niente della grande politica e molto invece dei contratti economici che l'Italia è riuscita a garantirsi in Russia. Non ultimo il contratto per lo sfruttamento del giacimento di Kashagan in Kazakhistan da parte dell'ENI. Si tratta di un contratto vitale per l'ENI che ci ha già speso miliardi di dollari. Il Presidente Kazako Nuzarbaev ha sicuramente avuto il via libera da parte di Mosca per cedere agli italiani il giacimento più succulento e promettente del mondo saltando gli americani, i francesi e i britannici. Il Kazakhistan è un alleato fedele della Russia, fu l'unico paese che approvò l'intervento militare russo nella Georgia. Il maxi-contratto dell'ENI in Kazakhistan è frutto di un lungo e paziente lavoro diplomatico politico del governo italiano. Ritengo che per diverse ragioni di ordine economico, non ultimo il premio di Kashagan ottenuto solo 7 giorni fa, Berlusconi si è tenuto, e si tiene, da parte nel duro confronto che oppone su più livelli l'UE, la NATO, lo OCSE alla Russia. Tutte organizzazioni di cui l'Italia è fondatrice e membro autorevole.

Nonostante ciò l'Italia si è limitata solo a qualche blanda condanna formale e "un auspicio" per la risoluzione "pacifica" della crisi. Berlusconi non vuole compromettere gli interessi economici italiani col gigante russo per un paese di cui avrà appena scoperto la posizione sulla carta geografica. Interessi costruiti anche sul rapporto privilegiato che Berlusconi si vanta di aver instaurato col leader russo Putin, la vera mano oscuro al timone della Russia, e di usare per dare all'Italia una posizione di vantaggio rispetto ai paesi concorrenti. E' proprio questo rapporto privilegiato con la Russia, vantato dal Premier italiano, interessa all'amministrazione Bush. Schierandosi apertamente con la Georgia, l'Amministrazione americana non ha più voce alcuna a Mosca. Viene percepita come parte del conflitto. Agli Stati Uniti serve un intermediario che abbia fama di simpatie filo russe. Gli Stati Uniti vogliano utilizzare l'Italia e Silvio Berlusconi in qualità di "mediatore americano". Si sa che la Francia è già al lavoro in veste di "mediatore europeo". Leggete l'elenco dei paesi che visiterà la prossima settimana il consumato diplomatico e vice presidente degli Stati Uniti d'America Mr. Cheney. Georgia, Ucraina, Azerbaijan e Italia.

La Georgia, per ovvie ragioni: parte in conflitto che ha scatenato tutto questo, alleato fedele, paese aggredito. L'Ucraina, perchè è un alleato americano preziosissimo ed è un gemello della Georgia: entrambi hanno un governo fieramente anti-russo e pro americano, hanno vissuto la cosiddetta "rivoluzione dei fiori", in più l'Ucraina ha il problema della Crimea a maggioranza russa, ma formalmente ucraina, dove è di base la flotta russa del mare nero impiegata in questo conflitto. E' un paese candidato nella NATO nonostante la strenua opposizione russa. Azerbaijan, perchè parte da qui l'oleodotto che trasporta il petrolio Azerbaigiano tramite la Georgia fino alla Turchia e da là via mare in tutta Europa e gli Stati Uniti. Azerbaijan è la chiave di volta nella politica energetica alternativa alla Russia. Membro chiave nel progetto "Nabucco" che dovrebbe nelle intenzioni rendere l'Europa e gli Stati Uniti più indipendenti dalle forniture di gas e petrolio russo. E' il primo paese (nonostante che in Italia nessuno la sappia pronunciare bene) che dovrà supplire alla mancanza di petrolio e gas nelle nostre case se i russi dovessero decidere di chiudere i rubinetti.

E l'Italia? Cheney viene in Europa e l'unico paese che visita è l'Italia? In un momento così teso, con l'Occidente ai ferri corti con la Russia, una guerra appena conclusa e la flotta della NATO dislocata nel Mar Nero, il primo leader americano di rilievo che viene in Europa - non un leaders qualunque ma Dick Cheney, da alcuni ritenuto il vero presidente americano - non sceglie Londra storico alleato e gigante diplomatico, non Parigi che è presidente di turno della UE e sta già svolgendo una fitta attività di mediazione, non la Germania di Merkel che è il primo partner economico della Russia e ha mezzi economici per fare pressione a Mosca. Sceglie l'Italia. L'Italia che, Berlusconi si lamentava, non venisse invitata nemmeno ai vertici ristretti della UE come il Portogallo e la Grecia. L'Italia a cui gli stessi Stati Uniti hanno negato il seggio permanente all'ONU, dopo averlo promesso a mezza bocca, perchè non eravamo ancora "adulti abbastanza". Italia che è rimasta silenziosa e anonima durante tutta la crisi internazionale, come se la cosa non la riguardasse perchè evidentemente non si sentiva in prima fila. L'Italia dove Frattini si è limitato a ripetere con toni sfumati le stesse cose che hanno ripetuto tutti i ministri degli esteri europei ma prima di lui, meglio di lui e più volte di lui. L'Italia che in tv si preoccupa del traffico di rientro e bollini neri in autostrada mentre tutti i notiziari mondiali si domandano quale sarà il futuro prossimo nelle relazioni globali della terra.

L'unica spiegazione che rimane della tappa di Cheney è l'intenzione americana di aprire un secondo fronte diplomatico, alternativo a Sarkozy, e di fare ciò tramite l'Italia e Silvio Berlusconi. Berlusconi ha venduto bene gli interessi italiani in Russia. Ora Cheney viene a Roma per chiedere di metterli a rischio in nome del governo americano. Se accetterà, chissà, forse sulla scrivania del presidente kazakho che distribuisce le concessioni petrolifere, potrebbe squillare un telefono e mandare in fumo i frutti di anni e anni di passivo filo-russo del governo italiano. Ma più probabilmente no. La mediazione fra i russi e gli americani la sapremmo fare con una doppiezza e bottacerchismo eccellente. Ma almeno il bollino nero in autostrada non sarà la prima notizia dei Tg.

Serghei Nalon
tratto da http://serghei24.splinder.com/

10 marzo 2008

Il grande cinema della campagna elettorale


Mentre si susseguono senza sosta le dichiarazioni di una campagna elettorale "farsa", mentre i "parolieri" confondono la menzogne con l'illusione, i politici-fantocci si scontrano rinfacciandosi il vecchio e il nuovo. Canzonieri, barzellettieri, contastorie, un susseguirsi di facce viste e non viste: tutto fa brodo per dare ad un elettorato stanco ed annoiato il grande spettacolo per spingerlo a varcare ancora una volta la soglia della cabina elettorale.

Dinanzi a noi uno scenario surreale, che ha dell'incredibile, come assurda è la propaganda messa su dai partiti per accreditarsi dinanzi ai suoi delusi elettori. È davvero strano infatti che questi partiti ormai sappiano in che modo andremmo a votare. Berlusconi parla di 10 punti di vantaggio, Veltroni dal canto suo afferma che lo sta raggiungendo, dando risultati diametralmente opposti, ma non sappiamo davvero bene in base a che cosa riescano a giungere a tali risultati. Ciò che invece dovremmo sapere è che tutta questa grande giostra viene messa in moto da società di comunicazioni e da campagne di Marketing, frutto di studi di psicologia e di impatto mediatico sulle masse.

Il dilemma più grande che oggi dobbiamo affrontare è il fatto che si è venuto a creare un forza politica di "centro", che non è altro che un guazzabuglio di personaggi di centro-sinistra e di centro-destra, che pretende invece di essere il nuovo. Berlusconi dice di essere "il nuovo", Veltroni ribatte e dice che il "partito democratico" è la vera novità, così come lo afferma Bertinotti, e Casini, e Fini. In realtà, la nota di diversità giunge proprio dalla Confindustria, che, pur dichiarando la sua neutralità, ha sguinzagliato i propri uomini da una parte e dall'altra degli schieramenti, in un continuo rimpasto di "industriali e sindacalisti", per dar vita ad una vera e propria lobby che soddisfa gli interessi di una determinata sfera di poteri. La grande imprenditoria italiana, vuole così le proprie garanzie all'interno del Governo, qualunque sia la forza politica che lo guiderà: preme verso il taglio delle tasse, per il ritorno di capitali, per lo scudo fiscale, ma anche per la deregolamentazione del mercato del lavoro. Strumentalizzano le campagne per la sicurezza sul lavoro, sul precariato, sulla disoccupazione, ma si guardano bene dal parlare della "non sostenibilità dei salari", dell'agonia delle famiglie, dell'usura dei finanziamenti al consumo.

Tutto ciò di cui sanno parlare sono il furto dei simboli, i furti di programmi, il furto di camice e di battute. Il Cavaliere per protesta prende dei fogli bianchi e strappa. Così, mentre l'atmosfera si scalda nelle piazze, nei salotti come in un cyber-video gioco, preparano il copione della sceneggiata del giorno dopo. "Se vincono loro siamo rovinati", dice Fini, ex leader del centro-destra che adesso non sa più a quale partito appartiene. Replica Veltroni che lancia le stesse identiche accuse: "Se vincono loro è la fine". Insomma, chiunque noi voteremo, saremo sempre rovinati. In quest'orgia politica, i politici sono diventati ormai solo dei piazzisti, ex venditori, portaborse, ognuno con un simbolo diverso, ognuno corre da solo, anche se non si capisce "dove vanno", anche se "da qualche parte andranno" sicuramente. Senza esclusioni di colpi, come in amore e in guerra, anche in politica non esistono più regole. La destra gioca la carta "Brambilla", mentre la sinistra "Luxuria", per tenere testa a questo grande "travestimento politico", ora che anche il "trasformismo" è divenuto demagogia. Poi c'è il partito dell'astensionismo: hanno deciso di astenersi e non vanno a votare, un po' per noia, un po' perchè hanno altro da fare e non trovano più stimolante questo gioco al massacro, altri invece, che non sono stati chiamati da nessun partito, si astengono da soli.
Non dimentichiamo infine i Meet-up, il grande movimento indipendente controllato dalla centrale di Beppe Grillo, che, tra una conferenza e l'altra, incassa le bollette delle sue performance. Loro, pare che siano una setta, non si sa da dove vengono, ma sono piombati sulla terra tra gli "umani", si incontrano in un bar e decidono di creare liste civiche. Ecco, anche loro sono "il nuovo".

In questo grande cinema, ognuno di noi ha pagato un biglietto solo da spettatore e non ha diritto di mettere tutto in discussione, perchè la nostra politica è solo finzione, e come ogni spettacolo che si rispetti, occorre pagare per assistere. Tutta la trama della nostra società ha un inizio e una fine, e le campagne elettorali sono solo i commenti durante il primo e il secondo tempo. I politici cominciano a parlare di "Illuminati", mentre altri, come il piccolo D'Alema, ormai prostituitosi ai poteri, sorridono dinanzi alle più atroci verità nel tentativo di sdoganare cospirazioni e massonerie, per trasformarle nell'ennesimo effetto speciale ingannevole. È lo stesso sorriso che abbiamo visto tante volte, dinanzi al quale siamo rimasti nel silenzio, aspettando il giorno in cui ogni segreto dovrà essere spezzato e ogni informazione riservata dovrà divenire pubblica. D'altronde, quando un Presidente come Cossiga, giunto ormai in età avanzata, rivela di volta in volta frammenti di verità, vuol dire che forse siamo davvero vicino alla fine di qualcosa. Ma, dopotutto, gli impiegati frustrati ritorneranno a pagare il mutuo, a lavorare come schiavi all'interno del turbinio del sistema, a seguire gli ordini. Finchè c'è pane per tutti, lo spettacolo durerà, ma nel momento in cui il malessere logorerà la nostra sussistenza, allora le masse metteranno a ferro e a fuoco le piazze. Probabilmente questo non potrà mai accadere, perché non permetteranno mai di oltre-passare la soglia della povertà, e preferiranno mantenere in uno stato di apatia per controllare meglio le masse.