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13 maggio 2008

Il Tesoretto scompare tra propaganda e recessione

Le prime rivelazioni del nuovo Governo giungono dal Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, che, cercando di spiegare quali saranno i fondi con i quali saranno coperti i primi provvedimenti annunciati, premette, prima di ogni altra cosa, che il cosiddetto «Tesoretto» non esiste. Di tutta risposta Tremonti propone le probabili soluzioni al recupero del gettito fiscale, partendo proprio da un primo sgravio fiscale sulle classe più deboli, e una maggiore tassazione a carico di Banche e di società energetiche e petrolifere, che continuano ad aumentare i propri introiti nonostante l’evidente recessione economica.

Cominciano i lavori del nuovo Governo tra polemiche e critiche, per inviare i primi segnali di cambiamento e di riforma, a partire da "Ici, sicurezza e straordinari". Le prime rivelazioni giungono dal Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, che, cercando di spiegare quali saranno i fondi con i quali saranno coperti i primi provvedimenti annunciati, premette, prima di ogni altra cosa, che il cosiddetto «Tesoretto» non esiste. Stranamente, una dichiarazione di questo genere, non stupisce molto considerando che, come sempre, il nuovo Governo tende sempre ad azzerare o rinnegare qualsiasi cosa abbia fatto l’esecutivo precedente. Tuttavia stavolta potremmo davvero concedere il beneficio del dubbio al Ministro Tremonti, che con molta sincerità dichiara che quell’avanzo contabile, definito impropriamente Tesoretto, nel 2008 non esiste più. Questo perché probabilmente i crediti presunti e le attività registrate in parte non si sono realizzate, e in parte sono state subito compensate con spese e uscite. "L'andamento delle entrate fiscali non è buono e questo non perché l'evasione da gennaio è ripartita - dichiara Tremonti - basta guardare all'andamento dell'Iva sugli scambi interni, che è negativo perché l'economia va male. Insomma tesoretto zero". Aggiunge inoltre che "siamo in una stagione non buona, ci saranno problemi e una situazione non facile. Non per colpa del governo Prodi che però ha fatto l'errore di non capire cosa stava succedendo nel mondo. Il governo Prodi è stato imprudente. In una stagione buona ha fatto la cicala e non la formica. Più entrate c'erano e più spese facevano". Fornisce così una motivazione che va oltre la mera propaganda politica, che individua nel malessere economico e nel rischio di paralisi dell’economia, in un contesto globale di recessione, la causa essenziale del disavanzo dei conti pubblici, che soffrono così dell’impoverimento generalizzato degli italiani.

Questo triste esito in realtà era inevitabile, considerando che il Governo Prodi parlava sempre dei possibili impieghi del famoso Tesoretto, senza tuttavia emettere nessun provvedimento, anche d’urgenza, per compensare l’evidente ed eccessivo gettito fiscale, che ha sottratto in maniera illegittima un terzo della ricchezza degli italiani. Politiche fiscali di questo tipo, che richiedono uno smisurato sacrificio da parte dei cittadini solo per coprire nel breve termine la crisi dei conti, sono fallimentari già in partenza in quanto si rivelano una manovra di propaganda e di manipolazione, che rischiano di mettere in ginocchio soprattutto le classi più deboli. Di tutta risposta Tremonti propone le probabili soluzioni al recupero del gettito fiscale, partendo proprio da un primo sgravio fiscale sulle classe più deboli, e una maggiore tassazione a carico di Banche e di società energetiche e petrolifere, che continuano ad aumentare i propri introiti nonostante l’evidente recessione economica. Secondo Tremonti, le prime dovranno «pagare più tasse se non fanno pagare meno di mutui alle famiglie», mentre le seconde dovrebbero versare allo Stato quel surplus che guadagnano dall’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi, per la maggior parte frutto di speculazioni e non di maggiore efficienza nell’offerta.

Le linee "programmatiche" sono sicuramente delle belle intenzioni, ma preoccupa tuttavia la reale attuazione di tali provvedimenti. Le manovre che "rubano ai ricchi per dare ai poveri", ricordano molto i famosi decreti per le liberalizzazioni di Bersani, che sono stati presentati come leggi "anti-usura" ma si sono rivelati degli inefficienti, se non inutili, tentativi di scalfire i colossi dell’economia. Il risultato è stato solo un grande caos, come evidenziato anche dal Garante per la Concorrenza Catricalà, che ha spiegato come il decreto Bersani anti-banche o anti-telecom sono stati completamente ignorati, e nei fatti non hanno portato ad una reale riduzione dei costi, ma semplicemente ad un cambiamento nelle politiche di marketing delle compagnie.
Allo stesso tempo Tremonti annuncia il taglio dell’ICI sulle prime case completando la base di sgravio ipotizzato, cioè portando l'esenzione del pagamento dal 40% al 100%. "Le ville e i castelli - ha ribadito il ministro - non rientrano nell'operazione". Anche in questo caso, ci auguriamo che non vi sia però una semplice riconversione delle entrate, che costringerà i comuni ad aumentare tasse e contributi, per recuperare i mancati trasferimenti dallo Stato e la perdita del gettito dell’ICI.

Gli italiani in realtà si aspettano ora un reale cambiamento nelle politiche sociali e fiscali del Governo, chiedono una risposta contro le speculazioni, la svalutazione totale dei salari, contro il blocco dei consumi e della produzione, ma soprattutto una soluzione per le centinaia di piccole imprese che non riescono ad affrontare un mercato spietatamente competitivo e in recessione. Oggi è Alitalia, domani sarà le Ferrovie dello Stato, e già si prepara la proposta della Nuova IRI per controllare le major statali, ma poi occorre fare i conti con la patologica "cattiva gestione" del patrimonio dello Stato da parte dei funzionari e dei dirigenti dinanzi alla quale la privatizzazione diventa l’unica soluzione. Il problema è che ogni nuovo Governo si pone dinanzi ai suoi elettori sempre con nuove soluzioni condannando il precedente, commettendo così, nella maggior parte delle volte, lo stesso errore. La vera differenza sarebbe la capacità del nuovo esecutivo a garantire le prime basilari necessità per supportare il rilancio dell’economia, in maniera da superare innanzitutto questa fase di stagflazione estremamente pericolosa.

10 marzo 2008

Il grande cinema della campagna elettorale


Mentre si susseguono senza sosta le dichiarazioni di una campagna elettorale "farsa", mentre i "parolieri" confondono la menzogne con l'illusione, i politici-fantocci si scontrano rinfacciandosi il vecchio e il nuovo. Canzonieri, barzellettieri, contastorie, un susseguirsi di facce viste e non viste: tutto fa brodo per dare ad un elettorato stanco ed annoiato il grande spettacolo per spingerlo a varcare ancora una volta la soglia della cabina elettorale.

Dinanzi a noi uno scenario surreale, che ha dell'incredibile, come assurda è la propaganda messa su dai partiti per accreditarsi dinanzi ai suoi delusi elettori. È davvero strano infatti che questi partiti ormai sappiano in che modo andremmo a votare. Berlusconi parla di 10 punti di vantaggio, Veltroni dal canto suo afferma che lo sta raggiungendo, dando risultati diametralmente opposti, ma non sappiamo davvero bene in base a che cosa riescano a giungere a tali risultati. Ciò che invece dovremmo sapere è che tutta questa grande giostra viene messa in moto da società di comunicazioni e da campagne di Marketing, frutto di studi di psicologia e di impatto mediatico sulle masse.

Il dilemma più grande che oggi dobbiamo affrontare è il fatto che si è venuto a creare un forza politica di "centro", che non è altro che un guazzabuglio di personaggi di centro-sinistra e di centro-destra, che pretende invece di essere il nuovo. Berlusconi dice di essere "il nuovo", Veltroni ribatte e dice che il "partito democratico" è la vera novità, così come lo afferma Bertinotti, e Casini, e Fini. In realtà, la nota di diversità giunge proprio dalla Confindustria, che, pur dichiarando la sua neutralità, ha sguinzagliato i propri uomini da una parte e dall'altra degli schieramenti, in un continuo rimpasto di "industriali e sindacalisti", per dar vita ad una vera e propria lobby che soddisfa gli interessi di una determinata sfera di poteri. La grande imprenditoria italiana, vuole così le proprie garanzie all'interno del Governo, qualunque sia la forza politica che lo guiderà: preme verso il taglio delle tasse, per il ritorno di capitali, per lo scudo fiscale, ma anche per la deregolamentazione del mercato del lavoro. Strumentalizzano le campagne per la sicurezza sul lavoro, sul precariato, sulla disoccupazione, ma si guardano bene dal parlare della "non sostenibilità dei salari", dell'agonia delle famiglie, dell'usura dei finanziamenti al consumo.

Tutto ciò di cui sanno parlare sono il furto dei simboli, i furti di programmi, il furto di camice e di battute. Il Cavaliere per protesta prende dei fogli bianchi e strappa. Così, mentre l'atmosfera si scalda nelle piazze, nei salotti come in un cyber-video gioco, preparano il copione della sceneggiata del giorno dopo. "Se vincono loro siamo rovinati", dice Fini, ex leader del centro-destra che adesso non sa più a quale partito appartiene. Replica Veltroni che lancia le stesse identiche accuse: "Se vincono loro è la fine". Insomma, chiunque noi voteremo, saremo sempre rovinati. In quest'orgia politica, i politici sono diventati ormai solo dei piazzisti, ex venditori, portaborse, ognuno con un simbolo diverso, ognuno corre da solo, anche se non si capisce "dove vanno", anche se "da qualche parte andranno" sicuramente. Senza esclusioni di colpi, come in amore e in guerra, anche in politica non esistono più regole. La destra gioca la carta "Brambilla", mentre la sinistra "Luxuria", per tenere testa a questo grande "travestimento politico", ora che anche il "trasformismo" è divenuto demagogia. Poi c'è il partito dell'astensionismo: hanno deciso di astenersi e non vanno a votare, un po' per noia, un po' perchè hanno altro da fare e non trovano più stimolante questo gioco al massacro, altri invece, che non sono stati chiamati da nessun partito, si astengono da soli.
Non dimentichiamo infine i Meet-up, il grande movimento indipendente controllato dalla centrale di Beppe Grillo, che, tra una conferenza e l'altra, incassa le bollette delle sue performance. Loro, pare che siano una setta, non si sa da dove vengono, ma sono piombati sulla terra tra gli "umani", si incontrano in un bar e decidono di creare liste civiche. Ecco, anche loro sono "il nuovo".

In questo grande cinema, ognuno di noi ha pagato un biglietto solo da spettatore e non ha diritto di mettere tutto in discussione, perchè la nostra politica è solo finzione, e come ogni spettacolo che si rispetti, occorre pagare per assistere. Tutta la trama della nostra società ha un inizio e una fine, e le campagne elettorali sono solo i commenti durante il primo e il secondo tempo. I politici cominciano a parlare di "Illuminati", mentre altri, come il piccolo D'Alema, ormai prostituitosi ai poteri, sorridono dinanzi alle più atroci verità nel tentativo di sdoganare cospirazioni e massonerie, per trasformarle nell'ennesimo effetto speciale ingannevole. È lo stesso sorriso che abbiamo visto tante volte, dinanzi al quale siamo rimasti nel silenzio, aspettando il giorno in cui ogni segreto dovrà essere spezzato e ogni informazione riservata dovrà divenire pubblica. D'altronde, quando un Presidente come Cossiga, giunto ormai in età avanzata, rivela di volta in volta frammenti di verità, vuol dire che forse siamo davvero vicino alla fine di qualcosa. Ma, dopotutto, gli impiegati frustrati ritorneranno a pagare il mutuo, a lavorare come schiavi all'interno del turbinio del sistema, a seguire gli ordini. Finchè c'è pane per tutti, lo spettacolo durerà, ma nel momento in cui il malessere logorerà la nostra sussistenza, allora le masse metteranno a ferro e a fuoco le piazze. Probabilmente questo non potrà mai accadere, perché non permetteranno mai di oltre-passare la soglia della povertà, e preferiranno mantenere in uno stato di apatia per controllare meglio le masse.

25 gennaio 2008

Dopo una tangentopoli cade il Goveno: una storia già vissuta


Termina con un grande spettacolo al Senato, il barcollante Governo Prodi che non è riuscito a reggere l'ultimo e assestato colpo delle dimissioni del Ministro della Giustizia, Clemente Mastella. La bagarre e gli insulti durante le votazioni hanno solo dimostrato quanta tensione e quanta paura si avvertiva tra quei banchi di Palazzo Madama, convocato per decidere sulla fiducia "esplicita e motivata" nei confronti del Governo. Cusumano dice "Sì" al Governo Prodi, affermando la sua libertà politica e la sua volontà di fare il bene del Paese, scatenando così la rissa tra i Senatori. Un gesto che non è stato compreso né accettato dai colleghi, quanto meno dai giornalisti che hanno subito rilanciato i titoli sul "traditore".
Dinanzi a quanto accaduto quest'oggi, e gettando uno sguardo agli eventi delle scorse settimane, non possiamo che rimanere disorientati e atterriti dalla bassezza degli atti intimidatori nei confronti del Parlamento italiano. Hanno gettato calunnie, diffamazioni e assurda propaganda per ritrarre la perfetta immagine del Paese corrotto, in declino, ai margini della sostenibilità civile.

Forse non tutti hanno notato una sorta di parallelismo tra gli eventi di queste ultime settimane con quelli del 1992, eppure gli elementi in comune sono tanti ed evidenti, ma probabilmente si è cercato di nascondere questa verità perché ciò che viene dopo fa veramente paura. Un'altra tangentopoli sotterranea ha messo in ginocchio l'Italia, una pianificata e programmata strategia volta a colpire gli anelli più deboli del meccanismo, per poi farli crollare al momento dovuto. A nessuno è sembrato strano il fatto che delle grandi indagini sui "massoni" d'Italia, sulle "caste" sono state condotte alla luce del sole, seguite costantemente dalle telecamere e dai giornali, che sono riusciti a ricostruire in maniera magistrale cosa sia accaduto tra le alte sfere del potere. Nessuno si è chiesto perché magistrati come la Forleo e De Magistris sono stati presentati quasi come eroi nazionali che hanno condiviso con tutti i media le loro vicissitudini e i loro contrasti con "i poteri" , mentre i Giudici Borsellino e Falcone agivano in maniera silenziosa indagando sulle fiduciarie svizzere e lussemburghesi che facevano da lavanderie per i soldi della mafia e dell'alta finanza.
E ancora, nessuno si è chiesto perché Napoli è stata gettata nel caos in quel modo, senza alcuna dignità e senza alcun rispetto per i cittadini, lasciando che tutti i media del mondo vedessero come "gli italiani non sanno riciclare i rifiuti". Ricordiamo solo per un attimo il panico creato in Italia dal terrorismo, dalle morti improvvise e dai suicidi del 1992: stesso risultato, anche se con dinamiche diverse. Non dimentichiamo per le parole di Bettino Craxi pronunciate dinanzi al Parlamento, nè le speculazioni sulla lira di Soros. Non dimentichiamo la riunione del Britannia, e nemmeno il dolore dell'Italia che si frantumava per l'avvento della Grande Europa.


Ebbene, la nostra voce fuori dal coro, vuole ricordare a tutti gli italiani che il clientelismo politico, la corruzione, la manipolazione e persino i rifiuti di Napoli, sono sempre esistiti nella nostra piena consapevolezza. Allora perché adesso si grida alla scandalo, perché si decide di arrestare la moglie del Ministro della Giustizia per uno scandalo di "Asl" , perché si lascia cadere il Governo e si festeggia. Forse perché la propaganda ci ha di nuovo ingannato, e ci ha lasciato credere di combattere contro il male che si annida tra i nostri rappresentanti in Parlamento e non permette di Governare il Paese. Ecco che un'altra tangentopoli si è abbattuta sull'Italia, per destabilizzare un Governo e crearne un altro. Allora, nel 1992, si arrivò alla ratifica di Maastricht, data ricordata da tutti come l'inizio della politica eurocrate-liberista che ha devastato la nostra economia. E ora, cosa dobbiamo aspettarci?
A rispondere a questa domanda ci ha già pensato il nostro intramontabile Senatore Cossiga, che, dopo aver votato a favore del Governo, trasmette in una nota il suo verdetto. "Sembra che Mario Draghi, gia' socio della Goldman & Sachs, nota grande banca d'affari americana, oggi Governatore della Banca d'Italia sia il vero candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di un "Governo istituzionale" - riporta l'Agenzia Agi - E cosi' avra' modo di svendere, come ha gia' fatto quando era Direttore Generale del Tesoro, quel che resta dell'industria pubblica a qualche cliente della sua antica banca d'affari".
Un tale monito, lungi dall'essere considerato come assoluta verità, deve indurci a riflettere, a capire il perché in pochi giorni è stata decisa, programmata e portata a termine, la destabilizzazione del Governo Prodi, quando per decisioni ben più delicate non è stato battuto ciglio conferendo a scatola chiusa la fiducia. Tutto questo, per giunta, durante una delle congiunture economiche più svantaggiose di questi ultimi vent'anni, talmente pericolosa che rischia di gettare la nostra economia nella recessione. Non ha alcun senso logico e morale, lasciar cadere il Governo ora che l'economia è maggiormente vulnerabile, ora che l'Italia può essere colpita da speculazioni o, nella peggiore delle ipotesi, vedersi sfiduciata sulle piazze finanziarie. E così, mentre i media internazionali parlano dell'Italia come Paese corrotto e in declino, gli investimenti diminuiscono, le garanzie di solvibilità si indeboliscono, e i severi giudizi delle Agenzie di consulenza si pagano amaramente.

E' chiaro che dinanzi all'esigenza di stabilità, la decisione sul nuovo Governo potrebbe ricadere proprio su un tecnico, per garantire il normale funzionamento dello Stato, nonché per approvare leggi e provvedimenti senza tuttavia avere alcun mandato da parte del popolo. Sappiamo bene che la Costituzione stabilisce che la legittimazione deriva sempre dal Parlamento, ma, come la storia ci insegna, gli schieramenti della Sinistra italiana hanno portato a termine maggiori progetti di legge durante il Governo Tecnico che nel corso della loro legislazione. I nuovi tecnici potranno così promulgare tutte le leggi necessarie al prossimo Governo, e all'Italia stessa per entrare in una nuova epoca della storia degli Stati moderni. Questo perchè ogni sconvolgente cambiamento economico, è sempre stato accompagnato da forti destabilizzazioni, e l'attualità più recente conferma questo assioma della storia.

Oggi cade il Governo, cade la dignità dell'Italia, e forse - per fortuna - cade anche il mito della casta che ha influenzato e manipolato fin troppo la nostra opinione pubblica. Con la casta dovrebbero cadere anche tutti i "filistei", attori di una storia tragico-comica, di una finta resistenza politica che ormai non ha più senso di esistere. Vorremmo così chiedere a questi blog che raccolgono 200.000 firme, cosa decideranno di fare ora che il loro nemico è stato sconfitto? Accoglieranno Draghi o altri per lui a ricoprire un'Alta carica Istituzionale, o inizieranno una nuova raccolta di firme?
La differenza tra propaganda e resistenza è molto sottile, così com'è sottile la differenza che passa tra la tangentopoli e il colpo di Stato. Bisogna prestare attenzione alle parole che utilizziamo per definire la nostra battaglia per la democrazia perché potremmo ritrovarci facilmente dalla parte del carnefice e non della vittima.

20 novembre 2007

Gli italiani colonizzatori in Albania


Mentre la politica italiana continua ad essere tormentata dal rilancio delle fazioni partitiche che si contendono la futura leadership, il Governo italiano tesse importanti relazioni soprattutto all'interno dei Balcani. Si attende infatti per il prossimo dicembre la visita di Prodi a Tirana per discutere i principali dettagli della cooperazione bilaterale tra Italia e Albania.

È stato proprio il premier albanese Sali Berisha, in occasione del Forum Mondiale per l'Energia tenutosi a Roma lo scorso 12 novembre, a ricordare che l'Italia è un importante partner nel settore energetico, avendo già da tempo concluso accordi per l'esportazione di energia e l'importazione di tecnologia italiana. Enel che dovrebbe costruire sulle coste albanesi una grande centrale elettrica a carbone, mentre Terna sta elaborando un progetto volto a collegare il sistema elettrico italiano a quello albanese attraverso il cavo sottomarino dell'Adriatico, infine la Camuzzi S.p.a. ha già preso contatti con il Governo albanese per la costruzione del primo impianto nucleare in Albania. Al momento le società italiane stanno curando due importanti progetti, rimasti all'oscuro dei media europei nonostante il loro grande impatto mediatico sulla popolazione albanese, nonché sull'economia dell'Italia. Stiamo parlando del progetto della Petrolifera, nel porto di Valona, volto a costruire un complesso di depositi di stoccaggio per il petrolio e un terminal per le petrolifere che attraversano l'Adriatico, e della discarica di Tirana, in località Sharra, ad opera di una Associazione Temporanea di Imprese (ATI), che sarà poi connessa ad un termovalorizzatore destinato a ricevere rifiuti dall'Italia.
Entrambi, come si può notare, vedono come protagoniste delle società italiane, e hanno come scopo quello di mettere in collegamento l'Italia e l'Albania, sia per il trasporto delle fonti energetiche, sia per la produzione di energia destinata all'esportazione. Inoltre, i progetti che al momento sono giunti nella loro fase di realizzazione, con il patrocinio del Governo di Prodi, sono stati ideati e programmati dalla squadra di Governo di Berlusconi, proprio com'è accaduto con gli accordi bilaterali conclusi con il Presidente Vladimir Putin. È evidente che l'apparente contrasto dei due leader italiani, non sono che la faccia della stessa medaglia, portando avanti gli interessi delle società italiane all'estero, camuffati da "politica estera" o "relazioni bilaterali" per la cooperazione degli Stati, calpestando così i diritti della popolazione locale. I cittadini albanesi, che da mesi subiscono il continuo sabotaggio del sistema energetico, viene costretto dal Governo di Berisha ad accettare le scelte delle lobbies occidentali, che sbarcano in Albania come dei veri conquistatori. Spiace ammetterlo, ma l'Italia sta assumendo in questa terra un ruolo che non gli appartiene, ossia quello del colonizzatore, che esporta "immondizia e rifiuti nucleari" per ottenere in cambio energia elettrica pulita, trasportata attraverso il canale sottomarino previsto nella realizzazione del Corridoio VIII.
Dopo aver respinto la proposta di indire un referendum popolare per il progetto della Petrolifera, gli studenti di Valona insorgono e, in occasione della riunione di discussione con popolazione, trattano "a pesci in faccia" i rappresentanti della società italo-romena.
Il mese scorso la Commissione Centrale per le elezioni (KQZ) ha respinto, con 5 voti pro e 3 voti contro, la richiesta presentata al Consiglio Comunale di Valona di svolgere un referendum popolare in relazione alla costruzione del complesso dei depositi di petrolio e del terminale delle navi petrolifere, progettato dall'azienda italo-romena “La Petrolifera”. La Commissione ha motivato la sua decisione affermando che "non esiste alcuna legittima motivazione che possa giustificare tale richiesta". Il problema della Petrolifera è emerso nella giornata di ieri, durante l'incontro tra i rappresentanti della Petrolifera e gli studenti di Valona, a cui è seguito un "increscioso incidente". Gli studenti dell' Università di Ismail Qemali si recano alla riunione portando con sé dei cartelloni che recitano "NO alla Petrolifera", e, durante il discorso del rappresentante della Petrolifera Gazmend Shalsi, hanno iniziato a lanciare uova e petrolio mostrando tutto il loro sdegno contro l'incursione della società italo-romena nel porto di Valona. Gli studenti hanno continuato a ripetere: "Uscite fuori, Valona è nostra, non vogliamo più incontri e nessuno può convincerci che Valona non è nostra", dato che "si è visto a cosa hanno portato questi incontri sino ad oggi". Tra le urla e proteste, uno degli studenti versa un contenitore con pesci morti e petrolio per versarlo sul viso di Gazmend Shalsi che nel frattempo sta spiegando in progetto da implementare. La situazione è oltremodo peggiorata quando, dopo che uno degli studenti ha versato del petrolio sul viso del rappresentante della Petrolifera, questi si è alzato nel tentativo di colpirlo. L'emergenza è poi rientrata quando Gazmed Shalsi ha lasciato la sala.

In maniera parallela e contemporanea, si è svolta a Sharra, nei pressi di Tirana, l'inaugurazione dei lavori per la costruzione dell'Impianto per lo stoccaggio di rifiuti urbani, nel piano del progetto di realizzazione di un termovalorizzatore, destinato a produrre energia elettrica. Tra le autorità presenti, il Ministro dei Lavori Pubblici, dei Trasporti e delle Telecomunicazioni Sokol Olldashi, il Ministro dell’Ambiente, Foreste e Regolamentazione del Territorio Lufter Xhuveli, l’Ambasciatore d’Italia in Albania, Saba d’Elia, Edi Shalsi in rappresentanza della Municipalità di Tirana, Flavio Lovisolo in rappresentanza dell’Ufficio per la Cooperazione Italiana allo Sviluppo. La messa in opera del progetto di "gestione dei rifiuti urbani di Tirana” mira a ridurre il rischio per la salute e l`ambiente, derivante da un'amministrazione inadeguata del sistema di accumulazione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, e così migliorare la qualità di vita della popolazione. Tuttavia, rappresenta anche una delle prime misure volte a consentire al territorio albanese di ricevere la raccolta di ingenti quantità di rifiuti proveniente dall'Europa - e in particolar modo dall'Italia - che saranno poi bruciati all'interno di un termovalorizzatore.
Non stupiamoci dunque delle recenti scelte del Governo italiano volto a ravvicinare sempre più l'Italia all'Albania, su un doppio filo di cooperazione e sfruttamento reciproco, ai danni tuttavia della popolazione locale. Il filo-atlantico Berisha vuole fare dell'Albania una superpotenza energetica, tempestando le coste dell'Albania con centrali termoelettriche e nucleari, con impianti di stoccaggio di gas e petrolio, e costruendo rigassificatori e gasdotti, nell'illusione di entrare così nelle grazie della Comunità Europea e delle Nazioni Unite. Allo stesso tempo l'Italia ha bisogno della terra albanese per stabilire le basi logistiche delle proprie società, che avranno in Durazzo e in Valona dei trampolini di lancio verso i traffici di merci ed energia all'interno del Mediterraneo. Tali progetti, rappresentano ovviamente il risultato di una complessa politica diplomatica, che ha avuto inizio con il Governo di Berlusconi nel 2001 - una volta che la guerra balcanica fosse archiviata e gli antichi odi messi da parte - che ha stretto forti amicizie con Fatos Nano, che ha curato l'evolversi della situazione in tutti i suoi aspetti. È chiaro dunque che l'eterno contrasto tra centro-destra e centro-sinistra è solo una messinscena per alimentare la propaganda politica e nascondere la dura realtà che entrambi viaggiano sottobraccio, per concludere nei consigli di amministrazione delle multinazionali i loro successi personali, nel nome dell'interesse nazionale.