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16 luglio 2008

Il predicatore di Tirana diventa il capro espiatorio degli Usa


Il caso della triangolazione del traffico di armi Stati Uniti- Albania(Cina)- Afghanistan lascia i tribunali e le procure per approdare tra i media che assumono ora un ruolo determinante per risolvere il grande intreccio. Tutto è cominciato da un reportage del New York Times, prontamente smontato in ogni suo elemento dai servizi dei media dei Balcani, tra cui la stessa Rinascita Balcanica ( si veda Il NYT al servizio delle lobbies delle armi ). Successivamente sono sempre i media statunitensi che, dopo aver difeso l’ambasciata degli Stati Uniti in ogni fase dello scandalo Gerdec, decide di attaccarla e ridicolarizzarla, utilizzando le sue stesse parole e la figura ambigua di Whiters, così fuori luogo in un contesto come quello dell’Albania. ( Foto: Fatmir Mediu e Ambasciatore John L.Withers II)

Lo scandalo del traffico d’armi tra Albania e Afghanistan finanziato dal Pentagono, dopo gli ultimi rilievi che provano il coinvolgimento dell’Ambasciata Americana di Tirana comincia ad avere, sempre più, derive politiche. A tirare in ballo l’ambasciatore americano di Tirana John L. Withers II è stata l’inchiesta del deputato repubblicano nonchè capo della Commissione di Monitoraggio e delle Riforme Governative, Henri Waxman, che, in una lettera inviata al Segretario di Stato Condoleeza Rice, ha messo in dubbio l’assoluta estraneità allo "scandalo armi" dei rappresentanti diplomatici statunitensi. A gettare benzina sul fuoco sono ancora i media americani, che, dopo aver pubblicato in anteprima la notizia dell’apertura dell’indagine contro l’ambasciatore, riporta la dettagliata missiva destinata a Condoleeza Rice sui movimenti di Whiters e sul suo presunto incontro con l’ex Ministero della Difesa albanese Fatmir Mediu, smentendo le sue stesse dichiarazioni rilasciate subito dopo lo scoppio dello scandalo. L’articolo del Los Angeles Times cita la prima intervista dell'ambasciatore Withers rilasciata al “The Times”, in cui dà la propria versione dei fatti sul contenuto del colloquio con il Ministro della difesa Mediu, posta così in netta contraddizione con la requisitoria di Waxman.

Secondo la versione ricostruita da Waxman, l`ambasciatore USA in Albania aveva incontrato l`ex ministro della Difesa Mediu in totale segretezza per coprire gli scandali della AEY Inc. nell’operazione di fornitura di armi all’esercito Afghano, che ha violato la legislatura americana che vieta l’utilizzo di armi di provenienza cinese. In particolare, secondo l’accusa, la AEY Inc. con sede a Miami e posseduta dal 22enne Efraim Diveroli, ha sottoscritto un contratto con la società Meico albanese in qualità di contractor del Pentagono, acquisendo tuttavia munizioni di origine cinese, e compiendo dunque una truffa. In tale operazione, sembra che l’ambasciatore Withers abbia avuto un ruolo chiave per mascherare la frode ed individuare un sistema per nascondere le prove, concordando le modalità e i movimenti proprio in occasione dell’incontro con l’ex Ministro della Difesa Mediu.

Al contrario Withers afferma che fu Mediu a richiedere un incontro urgente con l'ambasciatore americano per sottoporgli delle questioni "urgenti e delicate", tale da far pensare, secondo Withers, ad una questione "sensibile" riguardante un’operazione di terrorismo. Tuttavia Mediu - continua il suo racconto Withers - con un tono molto diverso e in preda ad uno stato emozionale, gli ha suggerito strani stratagemmi per poter ostacolare il reporter del New York Times che sarebbe giunto, per indagare sul commercio di armi tra Albania e Afghanistan, proprio all'aeroporto di Rinas dove venivano eseguite le operazioni di imballaggio delle munizioni di origine cinese. Withers inoltre ha aggiunto che nessuno dei membri dell'Ambasciata si è comportato in maniera tale da far pensare che sarebbero state sostenute "le strane idee di Mediu", chiedendo invece di preparare una replica qualora l`articolo sarebbe stato pubblicato. Secondo l’ambasciatore di Tirana, il rapporto redatto nel corso dell’investigazione di Waxman ha frainteso interamente lo scopo dell’incontro, rivolgendogli così delle accuse infondate. La sua indignazione arriva al punto tale da inviare una lettera allo stesso Waxman, pubblicata l`11 luglio, dove chiede di un incontro riservato per chiarire la verità sul suo ruolo e sull'ambasciata nello scandalo AEY, e lo richiama per aver trasmesso ai media il rapporto di investigazione destinato a Condoleeza Rice, prima di comunicarglielo di persona.
"Nella sua lettera de 23 giugno diretta al Segretario di Stato, Rice, ha insinuato che vi fossero dei collegamenti tra l'ambasciata americana e l’inchiesta contro la compagnia AEY Inc. di Efraim Diveroli. Sono certo che questi legami sono assolutamente infondati", scrive Withers sottolineando che "la lettera è stata trasmessa ai media, prima che giungesse al Segretario di Stato e alla parte direttamente interessata, in questo caso io". “In segno di rispetto, vi chiedo un incontro faccia a faccia per descriverle la versione della mia Ambasciata circa le attività della AEY, per smentire ogni dichiarazione che possa rovinare la reputazione di un personaggio pubblico che serve un'Ambasciata Americana nella Repubblica d`Albania", afferma nella lettera di Withers.

Da parte sua, Mediu reagisce contro le accuse di Whiters di aver agito per ostacolare l`investigazione del traffico d`armi del reporter del “New York Times”, affermando che ogni accordo è stato fatto nella nella più totale trasparenza, senza avere nulla da nascondere a riguardo. Infatti, secondo Mediu, il contratto sottoscritto con l’AEY Inc. viola la sola legislazione americana, ma non quella albanese che non prevede alcun impedimento alla vendita di munizioni cinesi e russe. Per tale motivo, Mediu afferma di aver agito nel rispetto delle leggi nazionali e con trasparenza nei confronti della AEY Inc, che era pur sempre un contractor della Difesa Statunitense. A maggior ragione, Mediu smentisce di aver chiesto all’ambasciatore Whiters di impedire che il giornalista del Times potesse scoprire l’origine cinese dei proiettili che venivano portate in Afghanistan. "La MEICO vende munizioni e armamenti a partire dagli anni '90 e continua a farlo tutt`ora", afferma Mediu lasciando intendere che sapeva che l'Albania esportava verso l'Afghanistan munizioni cinesi. Resta tuttavia da chiarire se Mediu ha comunque delle responsabilità nei confronti dello stato americano, in quanto lo stesso Diveroli ha affermato che "lui stesso non sapeva che gli albanesi stavano consegnando delle munizioni cinesi". In tal modo Diveroli si discolpa da ogni responsabilità relativa alla violazione del contratto nei confronti del Pentagono, e getta sull’Albania ogni tipo di accusa.

Il caso-telenovela della triangolazione del traffico di armi Stati Uniti-Albania(Cina)-Afghanistan lascia dunque i tribunali e le procure per approdare tra i media che assumono ora un ruolo determinante per risolvere il grande intreccio. Tutto è cominciato da un reportage del New York Times, prontamente smontato in ogni suo elemento dai servizi dei media dei Balcani, tra cui la stessa Rinascita Balcanica. Successivamente sono sempre i media statunitensi che, dopo aver difeso l’ambasciata degli Stati Uniti in ogni fase dello scandalo Gerdec, decide di attaccarla e ridicolarizzarla, utilizzando la figura ambigua di Whiters, così fuori luogo in un contesto come quello dell’Albania. Il loro obiettivo infatti è di fare dell’ambasciatore Withers il capro espiatorio degli Stati Uniti, essendo ormai troppo esposti per dichiarare ogni tipo di estraneità dei fatti, per coprire così, insieme alla condanna di Diveroli, il Pentagono e le sue strutture. Così, mentre Mediu è il sacrificio dell’Albania per ripagare le vittime di Gerdec e il mancato controllo sui tipi di contratti effettuati, Whiters è lo scotto da pagare degli Usa, ormai abbandonato da tutti e ferito con le stesse armi riservate all’ultimo della catena.

Rinascita Balcanica

21 aprile 2008

Il NYT al servizio delle lobbies delle armi


Il New York Times continua a sollevare il polverone del traffico di armi diretto verso il Medioriente e proveniente dall’Europa dell’est, colpendo la Serbia dopo aver puntato il dito contro l’Albania. Parla dell'esistenza di un accordo da 833 milioni di dollari con l'Iraq, negoziato segretamente con la Serbia lo scorso settembre, senza una normale procedura trasparente, e senza la stessa approvazione delle autorità di contrasto alla corruzione, compresa l`approvazione degli alti ufficiali dell'esercito iracheno e della commissione di vigilanza in Iraq.

Dopo il rapporto stilato sul traffico d'armi che vedeva coinvolti un contractor statunitense del Pentagono e la società di Stato albanese MEICO, il New York Times attacca la Serbia e parla dell'esistenza di un accordo da 833 milioni di dollari con il Governo iracheno. Un contratto che, stando a quanto riporta il New York Times, è stato negoziato segretamente con la Serbia lo scorso settembre, senza una normale procedura trasparente, e senza la stessa approvazione delle autorità di contrasto alla corruzione, compreso il consenso degli alti ufficiali dell'esercito iracheno e della commissione di vigilanza in Iraq. Ignorando i procedimenti stabiliti dal Governo iracheno, questo accordo è stato negoziato da 22 Alti ufficiali dell'esercito iracheno, senza aver informato i comandanti americani e i leader dell'Iraq. Viene inoltre precisato che, con la ratifica del contratto, viene anche istinto un debito nei confronti dello Stato serbo di oltre 4 miliardi di dollari .

Il New York Times continua a sollevare il polverone del traffico di armi diretto verso il medioriente e proveniente dall’Europa dell’est, colpendo la Serbia dopo aver puntato il dito contro l’Albania. Le indagini del quotidiano statunitense avevano infatti individuato il legame tra la società statunitense AEY Inc., contractor del Pentagono, e la società Edvin Ltd., che ha funto da intermediario con la società albanese per l’import-export di armi, Meico. Tuttavia, nel suo reportage, dimentica di dire che il famoso intermediario non è altro che una società fantasma, di proprietà di un "barbiere" di Cipro, con recapiti telefonici che riportano ad un ufficio in Bosnia, a Zenica. Così come dimentica di dire che dopo aver disarmato i Balcani delle munizioni dell’ultima guerra balcanica, gli americani continuano a controllare il mercato delle armi, e certo non permettono che vengano firmati accordi al di fuori del loro controllo. Il Governo serbo viene messo al centro di uno scandalo, scagliandogli contro l’efficace propaganda del New York Times, senza tuttavia considerare che gli Stati dei Balcani stipulano contratti con iracheni, egiziani e libici, a partire dagli anni '80 sino alla Prima Guerra del Golfo. Tra l’altro la Serbia ha sempre intrattenuto ottimi rapporti con la Libia, al punto da ospitare anche una base militare. Quello che potrebbe essere considerato un contratto sottoscritto in concorrenza con le società americane è divenuto un "caso" che ha sorpreso gli Stati Uniti.

I documenti della triangolazione per il traffico d'armi tra
Pentagono
contractor statunitense, Governo albanese.

Tra i contractor serbi che forniscono armi all’ONU compaiono la "Zastava Oruzje", di Kragujevac, la "Mile Dragic", di Zrenjanin, la "Jugoimport SDPR" e la "JAT". Riescono poi ad entrare nel circuito anche altre aziende serbe, che producono pezzi speciali, come la "Krusik", la "Sloboda" di Cacak, la "Prvi Partizan" di Uzice, la "Milan Blagojevic" di Lucani, la "Prva Iskra" di Baric, insieme poi alla "Prva Petoletka" di Trstenik e la "Utva" di Pancevo. Le cifre in discussione - si parla di un giro d’affari di 5 milioni di dollari per la Zastava e 32 milioni per la Krusik - forse possono farci capire perché gli americani si sono preoccupati così tanto, e perché voglio mantenere il controllo sul mercato delle armi. Tuttavia, ciò che il NYT ha dimenticato di dire, è che la "Zastava Oruzje" , esporta le armi utilizzando come intermediari società commerciali per la maggior parte americane, per il 95% delle transazioni, che hanno ad oggetto armi da guerra, ma anche da caccia. Così, l`azienda "Remington" commercia con la "US sporting goods", presentandosi con il brand "Zastava by Remington", con profitti annuali di circa 400 milioni di dollari.
Per chiudere l'accordo, I rappresentanti dell'azienda sono giunti a Kragujevac nel mese di febbraio, chiedendo esplicitamente che non fossero presenti i media. Solo il Presidente della Remington, Thomas Milner ha rilasciato una breve dichiarazione, sostenendo che "la collaborazione tra i migliori produttori di armi al mondo, infastidirà la concorrenza, meraviglierà i venditori e accontenterà i clienti". Magari è stato proprio questo l’effetto: gli americani si sono meravigliati o meravigliano altri per un contratto dal valore di 235 milioni di dollari con il governo iracheno, e lo fanno senza dire "business is business". Per loro, il vero business è stato forse bombardare Zastava, chiudendo poi un contratto con la stessa fabbrica per la vendita di armi.

Occorre inoltre osservare che, affermando che gli accordi tra Belgrado e Baghdad sono stati chiusi a settembre in grande segretezza, il NYT ha senza dubbio disinformato. Infatti, prima di ogni cosa, per esportare munizioni dalla Serbia occorrono infatti due autorizzazioni, uno proveniente dal Ministero degli Esteri, e uno dal Ministero della Difesa, dopodichè il Ministero degli Interni, terminata la consultazione con i Servizi Segreti serbi, e poi con il Ministero dell’Economia. Tuttavia, prima che si azioni tale processo, il Ministero della Difesa deve consultarsi con in responsabile dell'ambasciata americana a Belgrado, chiedendo se vi sono opposizioni nei confronti dell’operazione di esportazione di armi dalla Serbia. Conclusasi tale fase, complessa e delicata, viene dato il via libero definitivo all’esportazione di prodotti militari serbi. Per tale motivo, è davvero sorprendente che il responsabile dell’Ambasciata americana a Belgrado non abbia avvisato Washington in tempo.

In secondo luogo, dopo aver ratificato il contratto, il ministro della difesa iracheno, Abdula Khadir, ha confermato che del contratto era stato avvisato anche il Premier Nuri al Maliki. Lo stesso direttore generale della Jugoimport SDPR, Stevan Nikcevic, ha affermato che dell’esistenza di tale contratto erano stati informati sia il Governo iracheno che i rappresentanti statunitensi in Iraq, nonostante la smentita degli americani. Nikcevic ha così smentito quanto scritto dal New York Times, sottolineando che con i rappresentanti iracheni non si è mai discusso della vendita di elicotteri o di carrarmati. "Io credo che qualcuno non è stato soddisfatto del fatto che è stato inserito nell'affare - afferma Nikcevic - anche perché non si può accettare che l'industria militare serba ha un valore sul mercato internazionale, e con i tempi e i prezzi possa essere una vera concorrente sul mercato", ha aggiunto. Precisato questo, la controparte irachena ha spiegato le motivazioni che hanno dettato l’accordo con Belgrado, ossia condizioni contrattuali più favorevoli rispetto a quelle fornite dal Ministero della Difesa americana. "Il processo dal Pentagono era troppo lento - commenta il Premier iracheno - noi volevamo tempi di consegna più brevi, che la parte americana non poteva garantirci, in quanto il progetto con il Pentagono era solo per le situazioni di pace, mentre nella situazione di guerra in cui ci troviamo noi, non possiamo reagire nei tempi necessari". "Gli Americani ci lasciano disarmati, in maniera tale fa avere sempre bisogno di loro", afferma un altro rappresentante iracheno confermando le parole del Premier. Tra l’altro, considerando che i contratti dipendono dalla situazione politica e questi possono essere congelati se la Serbia non segua una strada "pro-europea" come previsto dall’America, sembra alquanto normale che la Serbia ha deciso di puntare anche su altre controparti per assicurarsi la vendita.
La controparte americana, da parte sua, mostra i suoi dubbi nella paura che, con questo contratto, venga compromessa la credibilità dell’America, come afferma il General Maggiore James Dubic. Infatti, occorre dire che la Remington, è entrata a far parte del patrimonio azionario della Famiglia Bush, tramite la Celebrus Group. Ad ogni modo, è davvero strano che dopo 78 giorni di bombardamento da parte dell'armata più grande del mondo, con lo scopo di distruggere l'industria militare serba, arrivi nelle mani del Governo serbo un contratto che supera la concorrenza delle società americane.

In realtà l’articolo del New York Times si traduce così in una classica disinformazione mediatica, una manipolazione così evidente e assurda, che è servita solo a rimettere in discussione un accordo, di cui l’America non poteva non esserne a conoscenza, per poi deviarne i benefici a favore di altri. Una tesi questa chiara a molti, tranne che ai giornalisti del New York Times, che continuano ad essere dei mercenari nelle mani delle lobby dei produttori di armi. Di questo, e di tanti altri, "attentati" alla solidità e alla credibilità della Serbia, il quotidiano americano dovrebbe porgere le sue scuse ufficiali, con tanta visibilità quanto quella che mostra quando deve condannare e denigrare. È evidente, invece, che dopo l’esplosione di Gerdec e il grande scandalo del contrabbando d’armi, viene colpita non solo la credibilità del Governo albanese, ma viene sabotato un intero circuito di società e contractor. Molti degli accordi e dei contratti in atto sono venuti meno, sono cambiati i patti e alcune alleanze sono state sciolte, mentre si preparano altri scandali per girare il favore del business verso altre entità.

Rinascita Balcanica

28 marzo 2008

I grandi business del Pentagono


Scoppia negli Stati Uniti il caso del contractor del Pentagono da 300 milioni di dollari che ha organizzato un'operazione su scala internazionale di riciclaggio di armi. Il New York Times pubblica il suo grande reportage del traffico d'armi dall'Albania all'Afghanistan, ma si guarda bene dal coinvolgere in maniera diretta il Pentagono o il Governo degli Stati Uniti. Intanto continua il giallo sull'organizzazione dell'operazione di riciclaggio di armi. Pubblichiamo qui le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche delle conversazioni avvenute tra Efraim Diveroli, che si presenta come Presidente della AYE INC. - contractor del Pentagono per il commercio di armi - e Kosta Trebicka, proprietario della società albanese XHOI, che opera nel settore dell'imballaggio.

Il New York Times ha finalmente pubblicato il servizio sul traffico di armi che giunge in Afghanistan dopo aver attraversato i Balcani e l'Europa Orientale, con l'Albania a fare da centro nevralgico (Supplier Under Scrutiny on Arms for Afghans) . Come anticipato dalla nostra redazione più volte, citando le parole del Premier Berisha dinanzi al Parlamento a pochi giorni dalla strage di Gerdec, il quotidiano americano preparava da tempo un reportage sulla connessione dell'Albania ad un traffico di armi internazionali, sottolineando che dietro una fantomatica società della Florida, vi era il Ministero della Difesa Statunitense. Non appena il servizio viene pubblicato, tutti i media statunitensi lo rilanciano, e si preparano, come ha fatto per esempio il Financial Times, a pubblicare altri reportage sul caso delle "munizioni albanesi", sino a creare un'onda mediatica contro il Governo e le mafie albanesi.

Come da copione, infatti, il Pentagono decide di sospendere l'esecuzione del contratto a nome della AYE Inc. perché soggetta ad un'investigazione criminale, che ha smascherato una società costituita da poco più 8 persone e gestita da un ragazzo di 22 anni. Il Pentagono invalida il contratto perché la AEY sembra abbia venduto munizioni "made in Cina", contravvenendo al dettato del contratto secondo cui il governo non può comprare direttamente o indirettamente munizioni da una società militare cinese, o da alcuna entità che è parte dell'industria di difesa della Cina. Secondo le fonti, la Difesa statunitense non aveva chiesto ancora la sospensione perché aspettava la conclusione delle ispezioni, ma divenuto l'affare di dominio pubblico, occorreva ricorrere alla sospensione immediata.
Allo stesso modo, il contratto viene invalidato anche nei confronti del Governo albanese, perché ha violato le clausole stabilite. Tirana, dal canto suo si difende affermando che la spedizione delle munizioni era stata precedentemente certificata dall'Ambasciata Statunitense a Tirana. Così, scoperta la truffa cadono le pedine più scoperte per coprire i veri organizzatori della complessa operazione di riciclaggio di armi.

Infatti, ciò che non viene ben messo in evidenza dal reportage, miope e dalla ristretta visuale, che lo scandalo delle munizioni dell'Albania non si riduce a due o tre società private, dalla struttura quasi inesistente, con due o tre sedicenti rappresentanti. Il New York Times si guarda bene dal coinvolgere in maniera diretta il Pentagono o il Governo degli Stati Uniti come responsabili dell'appalto e della commercializzazione delle munizioni, considerando che, al di là di ogni particolare intreccio politico, il Ministero della Difesa degli Stati Uniti ha concesso un contratto ad una società amministrata da un certo Efraim Diveroli, che risulta essere un ragazzo di 22 anni che fa il massaggiatore. A questo occorre aggiungere che la AEY INC. , posseduta dall'israeliano Heinrich Thomet, è in qualche modo collegata alla società di Cipro, la Edvin Ltd. , sulla quale si è scatenato un vero e proprio giallo in seno al Governo albanese.
Tirana ha infatti sottolineato più volte che fu la società americana a chiedere l'intermediazione della ditta di Cipro, seppure le intercettazioni sembrano incolpare la Meico, che, per volere del direttore Yili Pinari, esclude la partecipazione all'affare della società albanese XHOI di Kosta Trebicka per inserire la Edvin Ltd. che viene rappresentata a Tirana da un certo Herni Tomei. Henri Tomei è un cittadino svizzero, indagato per traffico d`armi a livello internazionale, e possiede varie società che trafficano armi, come la la “Brugger & Thomet AG” e la “BT International Ltd”. Questo personaggio svizzero, individuato anche dal New York Times, nell'ambiente è conosciuto da sui partner in affari anche come Heinrich Thomet, che risulta essere azionista di maggioranza anche della “Brugger & Thomet AG” e della “BT International Ltd”. Se questo dettaglio è vero, allora il cerchio si chiude, e possiamo senza dubbio affermare che il Governo di Tirana è stato manipolato in qualche modo da una rete di personaggi ambigui che dicevano di operare per il Governo Americano, per fantomatiche società svizzere, e quant'altro.

Pubblichiamo dunque le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche delle conversazioni avvenute tra Efraim Diveroli, che si presenta come Presidente della AYE INC. - contractor del Pentagono per il commercio di armi - e Kosta Trebicka, proprietario della società albanese XHOI, che opera nel settore dell'imballaggio. Nel corso delle conversazioni, Diveroli spiega chiaramente che Ylli Pinari, direttore della Meico, vuole escludere dall'affare, la Xhoi di Trebicka, per inserire la società di "Henri".

AUDIO : Intercettazione n.1 Trebicka-Diveroli
TREBICKA: Cosa succede con il tuo amico Pinari?
DIVEROLI: Non so, me lo puoi dire tu. Hai fatto qualche accordo con lui per le casse?
TREBICKA: Non voglio fare accordi con lui, tu lo sai che è spazzatura. Me l`hai detto tu, prima, che lui e` un uomo della mafia, o no?
DIVEROLI: Penso che lo sia, penso che e` della mafia o la mafia lo sta controllando. In tutti e due i casi lui e` un problema. Il problema è che io non ho scelta. Devo fare un accordo con lui. Il Governo Americano aspetta i prodotti. Non ho nessuna decisione da prendere. Sei tu che devi prendere una decisione.
TREBICKA: Tu vuoi...io posso dimenticare i miei soldi, quelli che ho investito lì... non ho nessun problema... non posso combattere con questo governo, non posso combattere con Pinari. Certamente ora è nelle tue mani, non nelle mie. Se Pinari vuole continuare a giocare con te, se lui metterà la gente della mafia...

AUDIO : Intercettazione n.2 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: Che succede con tutto quest`affare di merda qui...(parte indecifrabile di discorso su Pinari). Okey, l`azienda che sta preparando le casse potrebbe voler comprare il tuo materiale di imballaggio.
TREBICKA: Okey, molto bene, molto bene.
DIVEROLI: Io romperò l`accordo, quel che non va bene per te, non va bene neanche per me.
TREBICKA: Quale società c'è ancora? Quella di Delijorgji, di Mihal Delijorgji? E questa la compagnia?
DIVEROLI: Non ho nessuna idea. Noi stiamo aspettando che Pinari ci dia i dettagli della società. Io rimanderò questa vendita così importante, la rimando fin quando non prendi i tuo materiale...

AUDIO : Intercettazione n.3 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: (Discorso non ben decifrabile, facendo riferimento ai soldi che Trebiska deve a Diveroli per un carico di merce che deve partire, si tratta di una cifra di 2.5 milioni di dollari) Io sono al 100% con te. Non ti ho escluso io da quell'affare. Lo capisci? Non c'entro con questo. Anche se Pinari me l`ha chiesto, e lui mi sta obbligando a farlo, io non l`ho mai appoggiata questa decisione. Sono molto, molto seccato. Sono molto preoccupato.
TREBICKA: Lui sta ancora lavorando con Henri Tomei?
DIVEROLI: Penso che stia lavorando ancora con Henri. Io sto lavorando ancora con Henri. Devo lavorare con Henri, sto lavorando con Henri.

AUDIO : Intercettazione n.4 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: C`e` una cosa che deve capire Pinari: io non sono amico di Henri... non posso fare un commercio di scimmie con la mafia e Delijorgji e con tutta quella gente di merda in Albania. Io sono un'azienda diretta, io lavoro per il governo, tutti mi stanno osservando. Pinari vuole persone come Henri in mezzo che si “occupano” di lui e della sua gente, ma questo non è affar mio. Io non ne voglio sapere di questa storia. Io voglio parlare solo del business legale. Questa è la mia impressione sulla situazione. Questa è una mia idea, una mia opinione.
DIVEROLI: Come stanno le cose per te per il momento?
TREBICKA: Le cose sono okey, sono tranquillo, hai capito? Sto lavorando bene, ho altri business di cui occuparmi e il mio business quotidiano e` okey, non ho problemi.

AUDIO : Intercettazione n.5 Trebicka-Diveroli
TREBICKA: (Alcune frammenti di discorso sulla visita del Presidente Bush in Albania) Pinari è un bene per lui, per il vostro Presidente. Alex è felice. Lui mi ha detto che Pinari dirà a te per il volo di mercoledì, se si farà o meno. È nelle tue mani, lo sai. Io posso aiutarti se vieni incontro a qualche altro problema. Mi dici e ti aiuterò, ma penso che con Pinari, con la sua gente di mafia, Delijorgji e Henri, sarà più difficile per te continuare ad andare avanti, perchè loro ti daranno tanti problemi. Ma tieni presente che, qualsiasi cosa accada, in qualsiasi momento che ne avrai bisogno, fammi una telefonata. Ci sono tante possibilità che io venga chiamato a Washington D.C dalla gente della CIA e dai miei amici lì. Tra due settimane verrò in Florida per incontrarmi con te e discutiamo sugli altri accordi.
DIVEROLI: Mi piace. La facciamo questa cosa.

AUDIO : Intercettazione n.6 Trebicka-Diveroli
TREBICKA: Per il momento ho un ottimo accordo in Serbia per il quale posso avere bisogno di un po' di finanziamenti per ...
DIVEROLI: Ho un'idea, forse puoi finire l`imballaggio delle munizioni martedì. Per esempio puoi finire l`inscatolamento di due milioni e mezzo che mi devi.
TREBICKA: Si. Si
DIVEROLI: Pinari e Delijorgji vedranno il tuo lavoro che si sta muovendo tranquillamente e non vorranno bloccarlo. Così vorranno comprare materiale da te. Perchè non hanno motivo di spostare ciò che sta lì attualmente. Non hanno motivo di girarci attorno, viaggiare in Macedonia, e girare ancora. Possono dare a te i soldi. Forse questa e` una buona idea, credo. Pensi che Pinari lo farà questo lavoro?
TREBICKA: Io posso farlo, posso continuare il lavoro.

AUDIO : Intercettazione n.7 Trebicka-Diveroli
TREBICKA: Ho trovato dei buoni partner e penso che posso continuare l`affare. Non lo so se va bene per Pinari, Delijorgji e la loro gente di mafia, se vogliono lavorare ancora con me. Ma per me va bene, non ne voglio parlare. Non aprirò bocca, faro tutto quello che mi dici di fare.
DIVEROLI: Capisco, ma ti dico che : io difendo te, e tu difendi le mie cose. Lasciami parlare con Pinari. Pinari sa cosa fare con l`imballaggio. Perchè lui si sta allontanando da te, dalla posizione che hai. Se lui non colma questa divisione nel modo giusto, ci sarà una montagna di guai per tutti. Così lui si può innervosire per Delijorgji, che non può saper fare il suo lavoro, comunque. Questa è l'occasione migliore, questo è il mio sogno.

AUDIO : Intercettazione n.8 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: Noi dobbiamo rimandare la vendita del materiale, così almeno tu non sarai esposto e io non sono esposto. Giusto, o no?
TREBICKA: Hai ragione. Hai ragione al 100%.
DIVEROLI: Adesso c'è l`opzione A e l`opzione B. Noi andremo su una di esse, ma semplicemente non siamo sicuri su quale. Perchè non provi ora a baciare ancora una volta il culo di Pinari. Prendi il telefono, pregalo, bacialo, qualsiasi cosa. Mandagli una delle tue prostitute, che lo fa felice. Forse ti dà una chance di fare il lavoro. No?
TREBICKA: Ok, ok.
DIVEROLI: Forse lui non è organizzato, forse si innervosisce. “Beh, tu lo sai che se non faccio il lavoro, allora perdo il business di munizioni”. (Immagina cosa dovrebbe dire Trebicka) Forse diventerà nervoso e noi possiamo giocare con la sua paura. “Pinari, dai allora. Dammi un' altra possibilità”. (Continua a suggerire a Trebicka) Dagli un po' di soldi, dagli qualcosa per le sue tasche. Non prenderà molto. Prenderà solo 20 mila dollari da te...

AUDIO : Intercettazione n.9 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: Non posso vivere con questa. Mi capisci?
TREBICKA: Si ti capisco.
Diveroli: Fammi sapere domani. Parliamo questa sera o domani e decidiamo se scegliere la variante A o B? Parlo con Pinari, tu parli con Pinari e prendiamo una decisione. Poi passiamo ad un altro accordo. Hai qualche altra soluzione?

AUDIO : Intercettazione n.10 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: Di più, di più. La questione è andata più in alto del Primo Ministro e di suo figlio. Questo e`... questa mafia e` troppo forte per me. Non la posso combattere questa mafia. E` diventata troppo grande. Gli animali sono appena usciti fuori dal controllo. Troppi giocatori...