Giunge direttamente dalla Casa Bianca la conferma che l’America ha ordinato la cancellazione della costruzione dello scudo anti-missilistico in Polonia e Repubblica Ceca. Lo stesso Presidente Barack Obama annuncia un nuovo approccio “più flessibile, più efficace e più efficiente dal punto di vista dei costi”, ma anche un sistema "più forte, più intelligente e più rapido". L’ira di Varsavia è stata implacabile, e senza mezzi termini nei confronti degli Usa, ha attaccato Washington dicendo che la Polonia è stata deliberatamente usata per propri interessi, scoprendo così una realtà a tutti nota. Delusione e senso di sconfitta, come l’ha definita il Premier polacco Donald Tusk, che nasconde anche tanta rabbia per aver perso l’occasione irripetibile di essere il centro militare europeo degli Stati Uniti, e il cuore della ‘lotta al terrorismo’ nel Medioriente, nonché di ricevere le enormi royalties derivante dallo sfruttamento del territorio polacco. Tusk ha anche chiesto ad Obama “se la decisione di Washington fosse legata ad un errore polacco ai negoziati”, e se la sicurezza polacca ne resterà intaccata dopo tale rifiuto. Obama mi ha rassicurato che i negoziati non hanno fatto altro che “rafforzare l'amicizia polacco-americana e la reciproca fiducia".
Tuttavia, nel momento in cui si chiude una cooperazione, ecco che se apre un’altra, alla ricerca di nuove soluzioni. Tra le possibili alternative vi è la base in Israele, la Turchia e i Balcani, in linea con quanto già deciso di riferimento all'abbandono del progetto originario Usa in Polonia e nella Repubblica ceca. "I segnali inviati dai generali del Pentagono sono assolutamente chiari. L'attuale amministrazione intende studiare diverse soluzioni per la difesa missilistica, e non più in Polonia e nella Repubblica ceca", ha dichiarato Ricky Ellison alcune settimane fa il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza. Una soluzione parziale, promossa da decine di esperti, potrebbe essere un sistema mobile di difesa missilistica, offerto dalla società americana Boeing o di missili intercettori variante per le navi militari, connessi con il sistema di allarme satellitare, come affermato dal capo della Agenzia di Stato per la difesa missilistica, Patrick O'Reilly. "Il Congresso ha detto chiaramente che il sistema anti-missile in Europa deve proteggere l'Europa e gli Stati Uniti, quindi, potrebbe rivelarsi non utile in Polonia. Il Pentagono vuole trasferire i missili dalle navi alla terra, nel tentativo di distruggere i missili già in volo. Ciò richiede ulteriori basi terrestri - uno in Israele, un altro in Turchia o nei Balcani", ha detto che il principale lobbista per lo scudo di difesa missilistico americano. Non è da escludere che lo scudo sia ospitato proprio dal Kosovo, che al momento è “il territorio balcanico” più vicino agli Stati Uniti, a cui deve il suo status di ‘protettorato semi-indipendente’. Il Kosovo ospita una delle più grandi basi militari americane al mondo, e potrebbe trovare nelle royalties dello scudo un’interessante fonte di finanziamento del suo bilancio pubblico. D’altro canto, l’intera regione sta divenendo una base di negoziati e di esercitazioni militari, nonché di forti pressioni per accelerare le integrazioni e l’ingresso nella NATO.
Inoltre, gli Stati Uniti stanno cercando di usare anche la carta “Russia”, con gli accordi per il disarmo e di non-belligeranza controllata, al fine di raggiungere un nuovo accordo strategico con la Russia. Occorre però sottolineare che il disarmo, non significa che Russia e Stati Uniti abbiano messo da parte la loro rivalità nell’affermare la loro influenza sul Mediterraneo. Ed è proprio sulle sue coste che si dipana questa tela intricata, riaprendo le speranze per i Balcani, per la creazione di una nuova e grande eurozona, che qualcuno chiama Jugosfera, altri Nuova Europa. D’altro canto, l’abbandono del progetto è una linea comune, soprattutto per non creare più una politica di aggressione militare. Questa volta la guerra si fa sul piano economico, con i debiti e con le integrazioni. Così non ci sorprenderà che tutte i Governi licenzieranno a tappeto i loro dipendenti, se vi saranno tagli alla spesa sociale e alle pensioni, ma saranno aumentati gli incentivi agli investimenti e alle privatizzazioni. Le crisi finanziarie, in questi Paesi, sono state volutamente create in maniera sintetica per far sì che si mantenesse un profondo coma, sperando che il risveglio possa creare un’unione di fatto. Le proposte indipendentistiche, la protezione e la salvaguardia di etnie e strati sociali, sono solo pura propaganda psicologica, che danno solo la parvenza di poter decidere, quando in realtà dietro tale spettacolo si nasconde gente senza scrupoli, che hanno i loro eserciti, le fondazioni e gli squadristi mediatici.
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18 settembre 2009
No allo scudo in Polonia: si riapre la partita dei Balcani
26 marzo 2009
Crolla il Governo ceco: sempre meno ostacoli all'accordo USA-Mosca
Il primo ministro ceco Mirek Topolanek, e attuale Presidente dell'Unione europea, rassegnerà oggi le sue dimissioni dopo la riunione del Consiglio dei Ministri e si recherà al Castello di Praga per presentare la sua lettera di dimissioni al presidente Vaclav Klaus, come annunciato dal suo portavoce Jana Bartosova. Martedì, il Parlamento ceco ha approvato la mozione di sfiducia presentate dalle forze di opposizione, nei confronti del governo Topolanek, accusato di essere passivo dinanzi alla crisi economica mondiale. La crisi annunciata del Governo della Repubblica Ceca, in piena reggenza della Presidenza europea, potrebbe rivelarsi un duro colpo per la stabilità interna dell'Unione Europea, che si è notevolmente divisa intorno a questioni di rilevanza internazionale, come la costruzione dello scudo missilistico nell'Europa Centrale, la gestione delle fonti di energia e la politica da adottare nei confronti di Washington. Certo è che l'accordo che potrebbe unire la Russia e gli Stati Uniti ha provocato un diffuso disorientamento, ma ha reso sempre più evidente le scelte fatte dai singoli Governi europei, e la linea politica adottata.
Anche la Repubblica Ceca, come la Polonia, è una "vittima" indiretta dell'apertura di un dialogo, basato su diverse premesse, tra Barack Obama e Dmitri Medvedev, i quali hanno così deciso di escludere banali intermediari e affrontare personalmente i negoziati. La Russia è pronta ad ampliare la cooperazione con gli Stati Uniti e l'Europa, al fine di creare un'architettura di sicurezza comune e di difesa, ha affermato lo scorso venerdì il Vice Ministro degli esteri russo Sergei Riabkov. "Questa iniziativa prevede uno studio congiunto di fonti alternative di risposta a questa minaccia, mediante l'applicazione di misure politiche e diplomatiche. In mancanza di comprensione della sua efficacia delle misure, siamo pronti a partecipare ad un progetto di sviluppo in collaborazione con gli Stati Uniti e con i partner europei , la creazione di un'architettura difesa ", ha detto il diplomatico russo in una conferenza stampa a Mosca. In questo senso, all'indomani dell'incontro dei due Presidenti a margine del vertice G20 a Londra, è stato creato un gruppo di lavoro sulle relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia, guidata da "esperti" molto noti nel mondo diplomatico, come l'ex Segretario di Stato USA Henry Kissinger e l'ex primo ministro russo Yevgeny Primakov; gruppo che dovrà preparare il faccia-a-faccia sulla gestioni delle importanti questioni che riguardano la scena internazionale, come la proliferazione delle armi e la pianificazione della strategia di difesa globale.
Proprio sulla realizzazione di questa struttura di sicurezza e di prevenzione contro nemici esterni, vacilla e poi crolla il Governo ceco, che, oltre ad aver criticato il piano anti-crisi degli Stati Uniti e la sua reale efficacia per fermare la recessione globale, decide di ritirare dalla camera dei deputati del Parlamento, l'accordo che aveva precedentemente presentato per la realizzazione sul territorio nazionale, di una stazione radar di difesa missilistica degli Stati Uniti. Un cambiamento di rotta che va senz'altro attribuito alla politica della nuova amministrazione americana con riferimento allo scudo di difesa missilistica in Europa orientale. Eppure, solo pochi mesi fa, dinanzi alle proteste dei cechi contro la ratifica dell'accordo con gli americani, furono le sole forze dell'opposizione a formare all'interno della Camera bassa del parlamento una coalizione per rinviare la chiusura dell'accordo. La crisi economica e la perdita del sostegno degli alleati americani, hanno indebolito troppo Praga, la quale si vede costretta a piegarsi ai nuovi accordi e i nuovi protocolli che fanno parte della politica dell'Europa e non riconoscono le vecchie alleanze.
Da questo punto di vista, la crisi della Repubblica Ceca era del tutto prevedibile, in considerazione di quanto è accaduto a Varsavia, che ha percepito subito il duro contraccolpo del fallimento dell'investimento americano, che si è tradotto anche in perdita di attrattività per i grandi capitali speculativi. Se il crollo del Governo ceco viene accolto con una relativa calma in seno all'Unione Europea, dalla parte dei russi sembra essere un evento risolutivo, in quanto sferza un "colpo mortale" ai progetti per implementare gli elementi del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti. "Ora la possibilità di formare un nuovo governo ceco costituito da forze tradizionalmente più disposte alla Russia, sono più vicine", afferma il rappresentante permanente russo presso la NATO Dmitri Rogosin. Mosca può non solo approfittare della debolezza dell'esecutivo guadagnando la fiducia dei cechi, ma anche della stessa Unione Europea, facendo crollare gli ultimi fronti di resistenza. Una variabile che ha un impatto non trascurabile anche sulla destinazione degli investimenti e dei fondi della Comunità, tra vari progetti e partnership che decideranno sempre più, in futuro, gli equilibri politici tra Russia e Unione Europea.
Così, dopo l'accantonamento del gasdotto Nabucco come progetto prioritario per l'UE, si giunge, lo scorso 23 marzo, alla firma con l'Ucraina di una dichiarazione congiunta per migliorare il sistema per il trasporto di gas (STG). Secondo gli esperi, in uno scenario di forte crisi, i funzionari UE hanno scelto la soluzione più pragmatica e conveniente nel breve periodo, scegliendo Ucraina e Russia come partner per il trasporto del gas, e valutando inutili e dispendiosi ogni altro progetto volto ad aggirare, e forse non ad evitare, il monopolio del gas russo. Tra l'altro, l'attuale possibilità di trasporto del gas naturale del sistema Ucraina sono stimate tra i 120 ei 140 miliardi di m3 all'anno, tale che Kiev è arrivata a chiedere un finanziamento agli investitori europei di 5,5 miliardi di euro. Bruxelles è pronta a investire nell' ucraina STG, vecchio ormai di 40 anni, 2,5 miliardi di euro in 7 anni, fino al 2015, somma necessario a mantenere la capacità del sistema a loro livello attuale (pari a 60 miliardi di m3). Secondo gli accordi, l'Ucraina si è impegnata, da parte sua, a garantire un sistema trasparente del mercato del gas e che gli operatori del transito del gas russo verso l'Europa possano agire su basi commerciali.
Ad ogni modo, bisogna ben intendere il ruolo che avrà la Russia in questo accordo, in quanto, se da una parte può rassicurarsi di aver eliminato un progetto rivale, dall'altra potrebbe insospettirsi per queste strette cooperazioni con l'Ucraina. D'altro canto, l'investimento che farebbe l'UE è di breve periodo e non dà alcuna sicurezza negli approvvigionamenti, ma consente a Mosca di recuperare del tempo e rendere i suoi gasdotti pienamente funzionali. Vladimir Putin ha subito fatto notare che nessuno ha chiesto il parere della Russia su questo punto, ma non si sbilancia troppo, in quanto i fondi promessi da Bruxelles per modernizzare il sistema di transito ucraino, non farebbero altro che riconfermare l'utilizzo del gas russo per il mercato europeo. Non vi sono dubbi, comunque, che la crisi economica ed energetica ha stravolto letteralmente le vecchie divisioni, e ora si è disposti ad accettare compromessi, accordi assurdi di cooperazione, persino il crollo di un Governo di un Paese "non accondiscendente" pur convenire con le condizioni dei nuovi accordi. La Russia aveva chiesto all'America l'eliminazione dello scudo missilistico dall'Europa Orientale, e ha ottenuto questo ed altro ancora, come la possibilità di rimodellare anche gli stessi Governi di questi Stati cuscinetto. Inoltre Mosca aveva suggerito ai Paesi europei che non conveniva bypassare il gas russo, e pian piano lo ha ottenuto, raggiungendo persino la riconferma di fornitore energetico ufficiale. Il raggiungimento dell'accordo storico tra USA e Russia, passa dunque per tappe progressive, e fa di questi ostacoli intermedi solo dei fusibili.
27 febbraio 2009
La Polonia non riceve conferme da USA sullo scudo, attenzione sui Balcani
La notizia più significativa, trapelata da fonti diplomatiche, è che durante l'incontro Sikorski ha chiesto se il Premier polacco Donald Tusk sarà in linea diretta con il Presidente Barack Obama, considerando che la possibilità di chiamare la Casa Bianca in caso di necessità è attualmente una prerogativa solo dei più importanti capi di governo, fra i quali il Premier britannico, il cancelliere tedesco e il Presidente francese. Senza dubbio, tali informazioni non sono trapelate sui media occidentali, che hanno distorto quanto accaduto, dando sempre un'immagine di serenità e toni distesi, che non gettino ombre sulle "ottime" relazioni tra Washington e i Paesi dell'Europa centro-orientale. Allo stesso tempo, diventa sempre più viva la questione sulla creazione di uno scudo missilistico nei Balcani anziché in Polonia, e - dopo il nulla di fatto del capo della diplomazia estera polacca a Washington - sorge anche il dubbio se il Primo Ministro polacco avrà una linea diretta con il Presidente americano, così come altri grandi Premier nel mondo. Ciò che può aver spinto i Polacchi a chiedere una definitiva conferma, può essere stato proprio il chiaro sentore che gli accordi di Washington presi in passato possano cambiare. Anche perché cominciano ad essere sempre più accreditati i pareri degli esperti secondo i quali non sarà facile dimostrare l'efficacia della strumentazione dello scudo al 100%, mentre lo stesso Obama ha dichiarato che ha bisogno di verificare bene la fattibilità del progetto, in quanto condizione necessaria per la realizzazione dovrà essere la dimostrazione della sua efficacia ed efficienza.
È invece chiaro che la credibilità degli americani è diminuita notevolmente, sopratutto con la reggenza del Dipartimento di Stato da parte di Hillary Clinton, la cui campagna elettorale ha messo in evidenza i tanti punti oscuri della diplomazia americana, fatta anche e soprattutto di superficialità, di falsità e manipolazione. In questi anni abbiamo avuto conferma che, della parola degli americani, non si può avere fiducia, perché non esiste una chiara linea diplomatica che viene seguita: lo ha dimostrato l'Iraq, l'Afghanistan, la Jugoslavia. Stati i cui Governi sono stati spalleggiati e finanziati, per poi essere dimenticati, mentre gli accordi presi sono stati sommersi con una campagna militare massiccia. Oggi si rischia di commettere lo stesso errore, in quanto l'attuale amministrazione Obama preannuncia una politica estera che avrà un legame, senza soluzione di continuità, con l'ex amministrazione Clinton. Ritorna infatti l'ex first lady, minacciata da fantomatici cecchini a Tuzla nel 1995, ma anche Richard Holbrooke che, dopo aver fatto parlare di sé per l'accordo con Radovan Karadzic, viene proposto come inviato per l'Afghanistan. La stessa propaganda di "militarizzazione" e di blindatura di Polonia e Repubblica Ceca attraverso uno scudo missilistico, si sta sfaldando lentamente per spostare la propria attenzione sui nuovi punti strategici, con i quali si gioca la spartizione delle zone di influenza. Così, mentre Obama dirà ai cittadini americani ed europei che lo scudo missilistico non si farà per dare priorità ad altri progetti più utili, le vecchie volpi dei Balcani concluderanno nuovi accordi per creare nuove basi militari tra l'Albania e il Kosovo. Il focus si sposterà gradualmente nel Mediterraneo, e così sulle coste della Turchia, dei Balcani Occidentali, del Mar Nero e del Mar Caspio, sino a spingersi nel cuore del Caucaso e ancora una volta del Medioriente.