Motore di ricerca

07 giugno 2010

SEENET2: un programma da 11 milioni di euro per i Balcani

E' stato presentato venerdì a Sarajevo il programma “SEE.NET 2: una rete trans locale per la cooperazione tra Italia e Sud Est Europa”, la cui finalità è quella favorire il processo di integrazione nell’Unione Europea dei Paesi Balcanici. Un progetto che, stando alla nota riportata dal Comitato di Direzione del programma, ammonta a circa 11 milioni di euro, nell'arco del periodo che va dal 2009 al 2012, e che avrà accesso a quanto pare a fondi comunitari di preadesione per la regione dei Balcani. Il progetto vede il coinvolgimento di molte istituzioni italiane, quali le Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Veneto, Marche, Toscana, Provincia Autonoma di Trento, assistiti da 14 partner tecnici come ANCI, ERVET, CeSPI, ALDA, UCODEP, insieme ad enti locali dell'Area del Sud Est Europeo (46 autorità di 6 Paesi diversi: Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Macedonia, Montenegro, Serbia). Della Bosnia-Erzegovina sono coinvolti i Cantoni di Sarajevo, Tuzla, Zenica-Doboj, cantone Erzegovina-Neretva, le città di Mostar e Sarajevo, il comune di Livno, Trebinje, Nevesinje, Sanski Most, Prijedor, Tuzla, Trebinje, Zavidovici, Hadzici, Pale, Travnik, Tarnovo, la Republica Srpska e la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, Zenica e la Città Vecchia di Sarajevo.

Il costo totale del Programma SEENET è di Euro 11.040.000,00 per una durata triennale. Il Comitato Direzionale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri ha approvato, con delibera n. 100 del 31 luglio 2008, il finanziamento dell'iniziativa, per un valore di € 8.280.000,00, pari al 75% dell'importo totale del progetto, che verrà erogato per il tramite della Regione Toscana. La Regione Toscana, capofila ed ente responsabile nei confronti del ministero degli Affari Esteri, parteciperà con un finanziamento di Euro 407.000 euro nei tre anni, mentre le Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Marche e Veneto e la Provincia autonoma di Trento parteciperanno ciascuna con un finanziamento di Euro 360.000,00 nei tre anni, di cui Euro 300.000,00 di co-finanziamento regionale ed Euro 60.000,00 di contributi figurativi (c.d. contributi "in kind" ).

Complessa e articolata la struttura amministrativa che dovrà dirigere l'intero progetto. Infatti, il programma prevede un sistema di gestione capace di garantire, in tutte le sue fasi, un continuo e costante coinvolgimento dei diversi soggetti della rete, sia a livello politico che tecnico. La struttura organizzativa sarà composta da un Comitato di Direzione, formato da un rappresentante politico per ogni partner istituzionale locale e italiano e del ministero degli Affari Esteri, con il compito di assicurare la direzione e l'indirizzo strategico del Programma, un Comitato di Pilotaggio, organo tecnico che assicurerà l'attuazione del Programma secondo gli indirizzi del Comitato di Direzione, un Nucleo Tripartito, che assicurerà il raccordo tra il livello decisionale e quello amministrativo del Programma, un direttore, nominato dalla regione Toscana in accordo con le altre Regioni ed il ministero degli Affari Esteri, ed un segretariato operativo, che riunirà tutti i soggetti tecnici attuatori responsabili della gestione operativa delle azioni orizzontali e verticali ed il coordinamento d'area.

“L’Adriatico deve essere un mare che unisce, non che separa”, ha affermato l’assessore regionale alla cooperazione transnazionale e transfrontaliera, Roberto Ciambetti, intervenendo a Sarajevo , alla riunione di insediamento del Comitato di Direzione del programma “SEE.NET 2". “A questa iniziativa – spiega l’assessore – a cui aderiscono numerose istituzioni ed enti italiani e dell’Europa Centro Orientale e Balcanica, la Regione del Veneto è stata designata capofila nella specifica Azione di valorizzazione dei beni culturali, ambientali, naturalistici e storici tra Istria e Varaždin. Siamo chiamati a coordinare e implementare le attività di marketing territoriale, coinvolgendo amministrazioni pubbliche e operatori locali del settore: una gestione che ci vedrà impegnati sia a livello tecnico sia a livello politico”. Al centro della strategia, "la continuità dei partenariati territoriali costruiti dal sistema italiano della cooperazione decentrata, proponendosi di sostenere il processo di integrazione nell'Unione Europea dei Paesi dei Balcani Occidentali", nonché di unire le due coste del Mare Adriatico a sostegno del processo d’integrazione nell'UE dei paesi della regione Nel corse della conferenza stampa è stato precisato che SeeNet si prefigge l'obiettivo di aiutare il processo di integrazione europea, promuovere lo sviluppo locale ed includere tutti i partner della rete in una serie di attività congiunte, che contribuiranno a rafforzare l'auto-gestione territoriale e la creazione di possibilità concrete in conformità alle norme europee. Allo stesso modo, la cooperazione italiana offrirà la sua consulenza per aumentare le opportunità di usare fondi dell’UE di pre-adesione, per fornire informazioni più dettagliate sul Sud-Est Europa, incoraggiare le indagini orientate verso il miglioramento della gestione delle comunità locali e la capitalizzazione delle buone pratiche, nonché per creare una maggiore coesione tra le autorità locali dell'Europa Sud-orientale. Nel corso delle attività di nove reti diverse, SeeNet incoraggerà lo sviluppo di politiche locali in relazione alle esigenze territoriali, con una valutazione del patrimonio culturale e il rafforzamento delle risorse turistiche, rafforzerà la catena produttiva di piccole e medie imprese, promuoverà le risorse agricole e alimentari, nonché darà un sostegno istituzionale al processo di decentramento della politica sociale. Complessa e articolata la struttura amministrativa che dovrà dirigere l'intero progetto. Infatti, il programma prevede un sistema di gestione capace di garantire, in tutte le sue fasi, un continuo e costante coinvolgimento dei diversi soggetti della rete, sia a livello politico che tecnico. La struttura organizzativa sarà composta da un Comitato di Direzione, formato da un rappresentante politico per ogni partner istituzionale locale e italiano e del ministero degli Affari Esteri, con il compito di assicurare la direzione e l'indirizzo strategico del Programma, un Comitato di Pilotaggio, organo tecnico che assicurerà l'attuazione del Programma secondo gli indirizzi del Comitato di Direzione, un Nucleo Tripartito, che assicurerà il raccordo tra il livello decisionale e quello amministrativo del Programma, un direttore, nominato dalla regione Toscana in accordo con le altre Regioni ed il ministero degli Affari Esteri, ed un segretariato operativo, che riunirà tutti i soggetti tecnici attuatori responsabili della gestione operativa delle azioni orizzontali e verticali ed il coordinamento d'area. Il programma è stato promosso e coordinato dalla regione italiana Toscana, finanziata dal Ministero degli Affari Esteri italiano, e co-finanziato da tutte le regioni italiane partner. Il progetto è stato elaborato nel corso di numerose riunioni dei partner ed è stato presentato al Ministero degli Affari Esteri italiano ed ai partner balcanici durante una conferenza che si è svolta in Istria a Rovigno il 6-7 dicembre 2007.

Nuovi fondi per una 'zavorra' Altro giro e altra corsa: arrivano 11 milioni di euro per un progetto destinato all'integrazione dei Balcani, ma che tutto sommato servirà solo a dare altri soldi alle 'vacche grasse' e ai bilanci senza fondo degli enti fantasma. Il nuovo progetto per la cosiddetta "cooperazione transnazionale tra enti locali" darà infatti vita ad una struttura burocratica che ha le sembianze dei carrozzoni statali di nostra conoscenza, con segretariati, comitati di pilotaggio, organo tecnico, nucleo tripartito, e quant'altro, per dare così lavoro ad una schiera di consulenti e analisti che già affollano gli uffici di ICE e degli Esteri. In cosa consiste il loro lavoro non è ancora molto chiaro, ma sembra che devono "rendere sfruttabili gli IPA", quindi faranno un'assistenza all'assistenza all'adesione, un concetto piuttosto contorto per mascherare il fatto che saranno mere attività di formazione, seminari e campagne di marketing per spiegare ai balcanici come si diventa europei. Siamo alle solite, e possiamo assicurarvi che negli ultimi 15 anni ne abbiamo visti tanti di questi progetti nascere e morire nel silenzio. Da parte nostra continueremo a monitorare che razza di integrazioni saranno capaci di fare questi grandi strateghi, che non sono riusciti a dare una parvenza di sviluppo alle comunità locali italiane per avere accesso ai fondi europei, figuriamo cosa faranno nei Balcani. "Il Ministro degli Esteri ha commesso un vero e proprio crimine - afferma  - deve vergognarsi perché butta soldi dei contribuenti italiani in tempi di ristrettezze, di tagli, di crisi economica. Oggi lanciano un altro progetto per fare l'integrazione, per fare informazione, intenti assolutamente ridicoli. Pensate che sono centinaia le piccole imprese che vengono a bussare ai nostri uffici per avere informazione, e il più delle volte li rimandiamo all'ICE, perché è questo l'ente tenuto a dare informazione, come le stesse ambasciate, che mantengono chiuse le loro porte . Poi succede che occorre l'intervento del Primo Ministro in persona per rappresentare le grandi aziende e chiudere i contratti sulle concessioni. E' chiaro che poi non si rilasciano le interviste e gli investimenti italiani nei Balcani si raccontano a denti stretti: cosa devono dire, che hanno privatizzato un'impresa a quattro soldi?", afferma critico D'altro canto, la verità è che mentre questi signori lanciano i loro progetti milionari, un manipolo di personaggi continua a chiamare i nostri uffici chiedendo di avere l'informazione gratuita a nome della Presidenza del Consiglio o del Senato. Ma non si vergognano a parlare di milioni, se non riescono a sostenere una piccola agenzia di informazione? "Hanno finanziato dei morti che camminano - afferma ancora  - ma state pur certi che, fin quando continueremo ad ingrassare questi personaggi, conteremo meno di nulla nei Balcani, ad essere affossati e ignorati sia economicamente che politicamente. Gli inglesi e i tedeschi hanno scavato ormai il loro fossato, mentre cinesi ed emiri si preparano a drogare i governi con veri petro-dollari. Una cosa a dir poco assurda, se si pensa che condividiamo con questa regione confini territoriali e marittimi. Quando finirà questo scempio?", conclude.

04 giugno 2010

Europa senza Balcani: solo vacche da mungere


Roma - Il Parlamento italiano, alla vigilia del Summit di Sarajevo del 2 giugno, approva la risoluzione della Commissione Affari Esteri, con la quale chiede al Governo di aprire un dialogo con gli Stati UE per accelerare le procedure di integrazione dei Balcani. Essa autorizza inoltre il Ministro degli Affari Esteri italiano Franco Frattini a proporre un preciso piano d'azione, una mappa per l'integrazione europea dei paesi dei Balcani occidentali. Una risoluzione che però giunge con scarsa tempestività da parte delle istituzioni italiane, visto che è stata elaborata dopo 3 mesi dalla missione della Commissione Affari Esteri nei Balcani, oltre al fatto che non aggiunge nulla di nuovo rispetto ai testi e ai comunicati diramati dalla Commissione Europea. Ciò che forse sfugge ai parlamentari italiani, è che in questi mesi è stato imposto un freno alle trattative diplomatiche con Balcani, visto che sono scomparse ormai le date e le scadenze, ed ogni termine viene citato in maniera molto vaga, ma soprattutto molto attenta.
Risoluzione 25.Maggio Stefani-Fassino
La risoluzione del Parlamento Italiano chiede la liberalizzazione dei visti per Albania e Bosnia Erzegovina. Il Parlamento italiano ha espresso il proprio sostegno per l'apertura dei negoziati di adesione con la Macedonia e l'approvazione dello status di candidato al Montenegro e all'Albania per l'adesione all'Unione Europea. I parlamentari italiani hanno sostenuto l'integrità territoriale della Bosnia Erzegovina, invitando i politici locali ad accelerare il processo di riforme. Riconosce nella Serbia un ruolo centrale nella regione, per cui chiede al più presto la sottoscrizione dell'ASAe l'apertura dei negoziati per lo status di candidato. Incoraggia Belgrado e Pristina a intavolare negoziati bilaterali su problemi reciproci, e l'intera regione dei Balcani occidentali a trovare soluzioni ai problemi comuni attraverso i negoziati e il raggiungimento del consenso. (versione PDF)

E' quasi certo che prima di dicembre non vi sarà nessun passo in avanti per nessuno dei paesi balcanici. Questo non per colpa del singolo Paese che, purtroppo, è schiavo anche dei problemi del passato, ma perchè l'Unione Europea stessa è in crisi su tutti i fronti. Crisi economica (recessione), crisi finanziaria (indebitamento continuo) e crisi monetaria (speculazioni sull'euro). In tale situazione conviene sempre non fare passi avanti, ma soprattutto conviene mantenere la regione del Sud-Est Europeo nel limbo, per godere del vantaggio del "nuovo mercato extraeuropeo" a due passi da casa, del basso costo della manodopera, della disponibilità di questi paesi ad indebitarsi per le grandi opere e gli investimenti esteri, delle monete deboli e fragili rispetto all'euro, di un'immigrazione più specializzata ma controllata ai confini. Per non parlare poi del gusto che si prova a ricattare i Governi per ottenere le concessioni, le licenze aeree, bancarie e di telefonia. Insomma la lista è infinita, ed è reale, perchè risponde al principio economico del cash-cow, o meglio "vacche da mungere": pochi investimenti e grandi guadagni, che sono assolutamente garantiti fino a quando anche questo mercato va in declino. Allora l'Italia cosa fa? Invece di continuare a fare da precursore di un'integrazione positiva, si unisce al ballo di inglesi e americani? Non va bene, non va proprio bene... Tanto poi si fa una bella risoluzione, in ritardo ovviamente, giusto per salvare la faccia con gli amici balcanici, a cui sono state fatte tante promesse...

02 giugno 2010

Festa del 2 Giugno: lettera aperta al Ministro Frattini

In occasione della Festa del 2 giugno e del Summit che si tiene oggi a Sarajevo pubblichiamo una lettera aperta rivolta al Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini e alle istituzioni che egli rappresenta. Oggi l'UE vorrebbe salutare i progessi della regione dei Balcani a 10 anni dal vertice di Zagabria che ha aperto questa strada di integrazione, ma questi Paesi si aspettavano qualcosa di più di una semplice stretta di mani e 'tanti complimenti'. Volevano una risposta, delle certezze, ed in cambio hanno avuto la solita "da destinarsi, causa forza maggiore". Ma d'altro canto, come dare a loro una sicurezza, se neanche noi europei l'abbiamo per noi stessi.

Egregio Ministro Frattini,

i Balcani Occidentali hanno finalmente avuto il Summit per l'integrazione che aspettavano da tempo, mentre UE e Stati Uniti vantano soddisfatti la loro ennesima vittoria vuota. L'Italia ci sarà, con la presenza del Ministro Frattini, che ha tenuto a precisare quanto ha fatto per realizzare questo evento. Non dice però che l'Italia ha perso la sua posizione nella diplomazia estera sui Balcani, mentre i vecchi volponi come Paddy Asdwoun si stanno 'leccando i baffi'. Poche sere fa si trovava a cena con Hague e la baronessa Ashton, forse ha brindare per il nuovo insediamento dell'ex Alto Rappresentante della Bosnia come inviato speciale dei Balcani. Gli inglesi saranno ben contenti di aver ripreso le redini delle sorti della regione, così come di aver quasi messo le mani sui Terminal petroliferi di Ploce. E l'Italia cosa fa in tutto questo? E' derisa da questi baluardi della vecchia politica, che speravamo di averci lasciato alle spalle, che ritornano come fantasmi.

L'Italia ha perso la sua occasione, il vertice non serve, nessuno si aspetta qualcosa, perchè a denti stretti si insulteranno tutti. Ma cosa possiamo aspettarci, del resto, dai nostri ambasciatori, da quei poltronissimi, politichesi, tuttologhi e grandi strateghi. Finché si danno stipendi a raccomandati, questo è il risultato che dobbiamo aspettarci. Tutti occupati a non fare nulla, ogni giorno perdiamo terreno, mentre si lanciano le statistiche dell'export, tanto ci pensano poi greci, romeni e cinesi a usare i nomi italiani sulle loro merci, perchè noi mettiamo quelli in inglesi per darci un tono. Non esiste una strategia economica per gli investimenti esteri, non esiste un coordinamento, non esiste neanche un'Italia degna di definirsi 'Sistema'. Avevamo (forse) un piano energetico per fare dell'energia rinnovabile inesplorata dei Balcani una nostra e loro ricchezza, un prodotto interno lordo per la ripresa economica, un bene vitale ed essenziale da incanalare in una rete di trasmissione regionale con un progetto italiano. Dico avevamo, perchè non so bene se esiste ancora, visto che dopo il primo cavo sottomarino subito sono partite le teorie complottiste e sterili della 'mafia dell'energia'. Insomma creiamo e distruggiamo con le nostre stesse mani, e nessuno si chiede quanto è costato creare un progetto, implementarlo e svilupparlo, basta poco a distruggerlo se c'è un'altra forte lobby che risorge.

Egregio Signor Ministro,
oggi possiamo salutare il nostro tricolore, è la festa della Repubblica...ma è solo scena, come lo sono le medaglie date dalla Presidenza del consiglio. Son tutti eroi pagati con 10 mila euro al mese. Per molto di meno ci sono eroi sconosciuti, che Roma neanche sa il loro nome e nessuno può immaginare che esistono. Il risultato è che abbiamo preso schiaffi da tutti,solo per compiacere le multinazionali. Comprano con soldi degli italiani, e poi privatizzano con quelli dei baroni, dei salotti e di quelli che fanno beneficenza con i diamanti.

Osservatorio Italiano

14 maggio 2010

Traffico di armi: disinformazione su coinvolgimento Eufor

Etleboro
Il quotidiano di Banjaluka "Nesnavisne Novine", citando una fonte anonima, rilancia e accentua la notizia dell'esistenza di un traffico illecito di armi tra la Bosnia e l'Italia a servizio dei clan mafiosi e camorristici. Afferma infatti che i soldati italiani delle forze internazionali, EUFOR e SFOR, si siano impossessati delle armi risalenti alla guerra del 1991-1995, sequestrate con azioni come "Zetva" (raccolta), e quindi trasferite con mezzi militari in Italia durante il rientro delle forze di pace internazionali.

La strana fonte del Nesnavisne spiega infatti che l'EUFOR è stata incaricata, fino a marzo 2007, di accumulare e distruggere armi e munizioni nel quadro dell'operazione "Zetva", in collaborazione e coordinamento con le autorità locali competenti, le quali in seguito hanno continuato il lavoro sotto il controllo dell'EUFOR. I funzionari italiani non hanno escluso la possibilità che le armi siano arrivate in Italia tramite contingenti militari, la polizia internazionale o missioni militari, ma sottolineano che al momento la preoccupazione principale della polizia italiana è la contrapposizione al contrabbando della frutta e di merci al sud. Il quotidiano ha appreso che le autorità italiane hanno informato l'ambasciata della Bosnia a Roma, che non è stata trovata nessuna prova sul coinvolgimento dei cittadini bosniaci nel contrabbando di armi in Italia. "Se questa informazione è vera, è facile immaginare che qualcuno avrebbe potuto mettere delle armi sugli aerei di trasporto militare. Sappiamo che gli aerei non sono sottoposti a controllo doganale, ed in qualsiasi altro modo qualche soldato avrebbe potuto facilmente portarli in Italia", afferma la fonte anonima del Nezavisne novine.

A fare scoppiare il caso, infatti, il ritrovamento di armi provenienti dalla Bosnia-Erzegovina durante l'arresto di decine di esponenti di clan mafiosi del Sud Italia, nel corso di una indagine sul monopolio della vendita e distribuzione di articoli ortofrutticoli. Armi che, tuttavia, risalgono ad un traffico già scoperto e indagato circa due anni fa, quando alcune intercettazioni portarono all'arresto di un cittadino bosniaco (venditore di armi) e di una italiana, acquirente ed intermediario per le cosche malavitose. Nel corso delle indagini ci fu un caso di un carabiniere in pensione, Vincenzo Palermo (di San Marcellino, Caserta) , nel cui garage fu scoperto nel 2006 un deposito di kalashnikov, lanciarazzi, bombe a mano, tritolo e pistole. Quelle armi vennero individuate come provenienti dalla Bosnia e trasportate con un furgone militare da un carabiniere del X Battaglione di Napoli in missione nei Paesi balcani, condannato poi a nove anni di reclusione per trasporto di armi da guerra. Secca comunque la replica del'EUFOR, rilasciata a Sarajevo, la quale sottolinea che per le missioni militari e di polizia, quando i contingenti entrano o escono dal paese, valgono i regolamenti militari dei rispettivi Paesi d'origine, e i bagagli appartenenti a membri delle forze EUFOR sono controllati in conformità delle norme internazionali sul traffico aereo. EUFOR ha quindi ribadito che tutti i membri delle forze internazionali sono tenuti a rispettare tutte le norme internazionali e la normativa dei paesi d'origine, mentre la Polizia internazionale militare ha il compito di sorvegliare l'applicazione del diritto militare dei Paesi in questione. Nel comunicato EUFOR ricorda che il controllo e l'ispezione dei velivoli militari che arrivano e partono dalla Bosnia, deve essere condotto secondo regole rigide e sotto sorveglianza.


La verità è che, alla vigilia del vertice di Sarajevo del 2 giugno, giunge l'ennesimo attacco da parte delle lobbies affaristiche volto a screditare la posizione internazionale dell'Italia. Tanto per dovere di cronaca, si è cercato di seguire la scia delle indagini italiane contro la Camorra per andare a ripescare un caso isolato di pseudo-traffico di armi che vede implicato un carabiniere in pensione, per costruire una requisitoria di accuse contro il contingente italiano dell'Eufor. Sempre per dovere di cronaca, ricordiamo che il Pentagono è stato protagonista di un 'vero' scandalo di traffico di armi nei Balcani, venuto alla luce dopo l'esplosione del deposito di armi di Gerdec, in Albania, punta dell'iceberg dell'esistenza di un commercio di armamenti e munizioni dai Balcani verso l'Afghanistan. Allora la colpa è ricaduta sul Governo albanese, ma in realtà la Difesa statunitense era in committente di una fornitura di armi per l'Afghanistan, attribuendo un tender (si vedano documenti) di 200 milioni dollari alla AEY di proprietà di Efraim Diveroli (24 anni). Questa a sua volta ha fatto ricorso per la fornitura di armi alla Edvin Ltd, schermo societario che aveva sede legale a Cipro, con l'indirizzo di un 'salone di un barbiere', ma con numero di telefono e recapiti di Zenica (Bosnia). Il problema è che non bisogna confondere un furgone di armi, con aerei e navi che partivano carichi verso l'Afghanistan. Per cui, se devono essere fatte delle indagini, sarebbe meglio rivolgere la propria attenzione a fatti già accertati. Ma ovviamente è più utile accusare l'Italia e la mafia di traffico di armi, nascondendo qualcosa di molto più grave.

Osservatorio Italiano

06 maggio 2010

Le strategie inesistenti


La crisi greca, che ha dato il gran colpaccio alle Borse europee e alla stessa credibilità dell'Unione Europea, sembra avvicinarsi sempre più alla regione dei Balcani, che già viaggia continuamente sul filo del rasoio. Tutti gli Stati balcanici, anche se ognuno per ragioni diverse, gestisce la propria politica sociale con le casse del tesoro sempre vuote, rinnovando di mese in mese prestiti e finanziamenti presso le grandi banche internazionali ed europee. A fronte dei programmi di credito, le istituzioni finanziarie chiedono tagli alla spesa pubblica continuamente, con riduzione di salari e pensioni, privatizzazioni e concessioni ai privati. Tutte le società pubbliche che gestiscono o possiedono risorse vitali per il Paese hanno un cosiddetto "partner strategico", che nient'altro è il vero proprietario che decide nei fatti la gestione e i piani di investimento.
Nonostante tutto, però, la liquidità è sempre poca, al limite per le piccole imprese, quasi inesistente per pagare medici o professori, e la situazione sembra sempre collassare in una protesta di piazza. Non dimentichiamo che Sarajevo è stata presa d'assalto nel giro di poche ore da oltre 3000 uomini, ex veterani di guerra, ai cui il Fondo Monetario vuole negare le pensioni, obbligando così il Governo a ritirare il decreto e a ridiscutere tutto a tavolino. Le Banche e le casse delle amministrazioni locali cominciano ad essere piene di bonds e titoli collaterali (vedi il caso della Croazia e scandalo Hypo Alpe Adria), che nei fatti dissimulano la bancarotta e tengono in piedi questo grande bluff. Lo stato dell'economia dei Balcani non è poi così diversa da quella della Grecia di pochi anni fa, quando si cominciarono ad avvertire le prime avvisaglie con la cessione delle ultime società di Stato, come quella di OTE. A differenza della Grecia, questi Paesi hanno già conosciuto un fallimento controllato, e possono facilmente ricadere perché sono in una fase di transizione, retti in piedi solo dai contratti di investimento e dai programmi dei fondi strutturali, però nei fatti da una eterna promessa ad investire se i governi locali sono pronti ad indebitarsi per pagare. Queste popolazioni sono paralizzate dai labirinti burocratici, perché mentre si annunciano grandi cambiamenti, si riducono gli stipendi, e lo Stato stesso tira avanti grazie alla criminalità. Questo è lo shock della civilizzazione e sono sempre più gravosi i dubbi nutriti nei confronti di questa Europa che ha lasciato fallire la Grecia senza neanche rendersene conto, continuando sempre a chiedere liberalizzazioni. Ma stiamo molto attenti ai sintomi di un cancro che si avvicina, perché se i Balcani stanno male, anche l'Europa sta male.
Siamo governati in effetti da speculatori, che hanno in mano i media, che ogni giorno rimbalzano soap opere: questo è il declino del capitalismo. Gli abbracci, le strette di mano, i protocolli di cooperazione, i milioni che viaggiano sulle nostre teste, ma i conti sono sempre in rosso e bisogna sempre andare a battere cassa alla Banca Mondiale. Le laure si comprano, i figli di papà crescono sempre più stupidi, le caste si ingrossano, mentre cocaina, silicone e carte di credito diventano simbolo di modernità: questa è la strategia del regno senza cervello. Ma cosa ne sanno gli occidentali dei Balcani? Sicuramente nulla, per loro la Serbia ha invaso la Bosnia, sono convinti che qui la gente è povera e muore di fame, che sono tutti zingari e nomadi. Se questa è la convinzione degli europei lo dobbiamo solo ai consulenti e ai tuttologi che affollano gli uffici dei governi, ai tecnici della 'democrazia', che sono venuti qui ed hanno esportato la più grande depravazione culturale europeista della 'global finance'. Il problema è che sono davvero convinti che democrazia significa 'dire e fare tutto quello che si vuole', anche quello di rubare direttamente nelle casse dello Stato, e costruirsi ville con 5 linee telefoniche. Di fatti, anche i poliziotti dell'Eulex si sono dovuti adeguare e sono stati colti in flagrante mentre trafficano sigarette e alcool. Un esempio per farvi capire che ci sono più 'impicci e imbrogli' tra gli internazionali che sono in queste zone che tra i banditi. La differenza è che i criminali si dichiarano nella comunità, sono fieri di esserlo perchè 'lavorano onestamente' dietro la propria responsabilità. I peggiori poi sono quelli che lavorano nelle Ong , e non si riesce mai a capire cosa fanno, da dove prendono i soldi, e fanno da consulenti per i politici locali nonché da controllori per i tentativi di corruzioni. Ecco perché alle conferenze di questi grandi "leader politici" sono davvero pochi i giornalisti che rimangono ad ascoltare, si guardano e sorridono, ben sapendo che stanno ascoltando solo sciocchezze e che girato l'angolo li troveranno nei bar a fare chiacchiere totalmente ubriachi. Questi sono "i grandi leader" che hanno stretto le mani ai potenti dell'Europa, piccoli uomini insignificanti che credono di essere dei governanti.
La cosa triste, però, è che sono soltanto e continuamente illusi, perché lasciano loro credere di essere entrati nella 'famiglia europea', quando poi dopo solo pochi mesi di liberalizzazione di visti alcuni hanno persino chiesto di revocare le agevolazioni, terrorizzati dall'idea di essere invasi. Forse sono stati proprio quei pullman di albanesi di Macedonia e Serbia giunti in massa in Belgio a far arretrare la Commissione Europea sulla concessione dei visti anche ad Albania e Bosnia, oltre ovviamente a tante implicazioni di carattere politico. Tuttavia, anche sei i visti si fermano, gli speculatori sono sempre a lavoro, al punto che hanno trovato in Bosnia il petrolio per prepararsi alla emissione di bonds e collaterali. Fusioni, joint-venture, partenariati strategici, intricatissimi castelli sociali per salvare magari una società in occidente. La verità è che noi abbiamo creato questi mostri megalomani, che hanno dissanguato le casse dello Stato e oggi saccheggiano le piccole e medie imprese: un piccolo manipolo di consulenti internazionali in tutti i Balcani possono creare una voragine nei bilanci statali. Consulenti e tecnici, che non rispondono a nessuno ma solo ai club internazionali, hanno indebitato interi Paesi facendo passare tutto questo per integrazione, e oggi che sono arrivati al punto del 'cannibalismo' , non fanno altro che consegnare un contratto da firmare, che diventa un'arma in una roulette russa.
Io non sono contrario al concetto di Europa, ma ho notato che la realtà è totalmente diversa da quello che viene scritto nei Trattati. Il crimine verso lo Stato viene chiamata speculazione , ma sarebbe meglio chiamarla terrorismo, o meglio ancora genocidio. L'Europa è solo un' idea messa in mano ad una banda di assassini e di criminali. Potrebbe anche essere una speranza, ma messa in mano a tecnici, consulenti e speculatori, ci trasforma in burattini nelle mani di Tiranni.

05 maggio 2010

Vicina la realizzazione del Corridoio Baltico-Adriatico


Il tracciato del Corridoio Baltico Adriatico percorrerà l'Italia, le diramazioni del Corridoio Baltico Adriatico verso i porti di Trieste e Monfalcone e verso Venezia, Bologna e Ravenna, come confermato dopo il voto positivo della Commissione Trasporti e Turismo sulla rete Ferroviaria Europea il Trasporto merci. Il Corridoio Baltico-Adriatico attraverserà Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Austria e Italia, dove avrà un tracciato rilevantissimo essenziale per il Friuli Venezia Giulia e il Nordest. Tratti che sarà un' estensione dell’esistente progetto europeo numero 23, da Gdansk via Vienna e Venezia fino a Bologna, incrociando il Corridoio 5 proprio a Trieste. Per questo, i nodi principali dell’asse Baltico-Adriatico, si troveranno per la totalità in Austria, visto che già rientra tra i progetti finanziati dall’Unione Europea, mentre per la parte inferiore è ora in corso la discussione a Bruxelles. Obiettivo essenziale è dunque quello di collegare i porti del Baltico e quelli dell’Adriatico, e dunque le merci che arrivano dalla Cina attraverso il canale di Suez e che, sbarcate a Trieste o Venezia. Si potranno così intercettare anche i flussi di traffico provenienti dalle regioni russe e dall'area asiatica, oggi diretti in modo prevalente verso i porti tedeschi del mar del Nord e della Finlandia, per instradarli verso gli scali baltici ed adriatici.

03 maggio 2010

Il Club di Londra vuole un'Italia divisa e denigrata

Roma - Con un editoriale provocatorio ( Redrawing the map ) , la rivista The Economist traccia un'immaginaria cartina dell'Europa che più si addice alla situazione attuale politica ed economica degli Stati, viste le diverse 'antipatie o simpatie' tra i popoli e le nuove e future affinità che si verranno a creare. Un'analisi che non ha nulla di eccezionale per molti di loro, ma diventa spietata per altri, come per esempio per l'Italia, divisa in due parti, con il Nord-Est suddiviso tra Slovenia e Croazia, e il Mezzogiorno isolato, chiamato addirittura 'bordello' in senso dispregiativo e denigrante: il Regno delle Due Sicilie, per il quale non si può trovare nessuna soluzione.
Etleboro

Sembra quasi che l'intero articolo sia stato fatto per colpire l'Italia, un po' per ricordargli di essere sempre "una terra invasa da stranieri" e mai libera e sovrana. Per questo nuovo Stato, definito “Bordello”, si dovrebbe creare un'unione monetaria con la Grecia ma nient'altro si potrebbe fare. Viste queste parole, non crediamo che vi siano più dubbi sulla mala fede che scorre tra i media britannici, che continuano ad attaccare l'Italia con sottili provocazioni e diretti sabotaggi. Dopo il Times, anche l'Economist rilancia, e si inventa un editoriale assurdo ed inverosimile, che viene chiuso con il colpo di tacco all'Italia: ancora una volta spezzettata tra i diversi padroni, riportata indietro di oltre 100 anni, cancellando la sua storia. Ci aspettavamo però questo tipo di reazioni, il club di Londra continua ad essere colpito al cuore, e non solo dalla crisi.

28 aprile 2010

Londra ferma l'avanzata dell'Italia nei Balcani

Bruxelles - Pubblichiamo di seguito le bozze delle relazioni di valutazioni dei progressi della Bosnia e dell'Albania per la liberalizzazione dei visti redatta dalla Commissione Europa. In realtà di trattava di documenti riservati che avrebbero dovuto essere esaminati a breve per esprimere un parere in merito entro la fine di maggio, alla vigilia del vertice UE-Balcani di Sarajevo. Per questo la conferenza era attesa per dare l'annuncio della decisione positiva per Bosnia e Albania, almeno questi sembravano gli accordi presi all'indomani della visita di Frattini a Sarajevo del 13 aprile. Qualcosa però cambia, e intanto viene preparata (il 19 Aprile) e poi divulgata (24 aprile) la relazione che smentisce la concessione dei visti. Secondo fonti dell'Osservatorio è stato proprio un Paese membro a consentire la sua pubblicazione, e non è un caso che il documento sia stato lanciato subito da Voice Of America. "L'Inghilterra ha chiesto in cambio gli hub energetici per avere lei il controllo della trattativa dei visti, e sicuramente l'avanzata italiana spaventa Londra, questa è la verità -- già il reportage del Times sulla colpevolezza degli italiani di Emergency in Afghanistan è stata una farsa per distogliere l'attenzione sulla visita di Frattini nei Balcani. Ora succede che il Kosovo chiude la telefonia mobile serba proprio prima di un vertice bilaterale: questo ci meritiamo dal Kosovo dopo che l'Italia lo ha persino riconosciuto". "Hanno minato tutti i rapporti bilaterali. E' ora che ha Roma si diano una smossa, invece di litigare per una poltrona", conclude.
Bozza relazione Bosnia Erzegovina Bozza relazione Albania

08 aprile 2010

Verso i porti dell'Est l'ultimo viaggio delle navi da rottamare

Etleboro
Roma - Gli scandali delle navi scomparse nei fondali del Tirreno e dello Ionio, in qualche modo ha consentito agli Stati occidentali di nascondere altri tipi di crimini dinanzi agli occhi dell'opinione pubblica. Di fatti molte delle carcasse delle vecchie navi mercantili e militari si trovano oggi nei porti dei Paesi dell'Est, i quali per riequilibrare le loro economie hanno acconsentito ad accogliere le navi da rottamare, e con esse tutte le attività illecite che in esse possono essere ben nascoste. In questi Paesi nessuno si pone delle domande, ed è molto facile far sparire le tracce e le rotte di queste navi, che fanno verso Oriente il loro ultimo viaggio. E così ci chiediamo come mai c'è una vecchia nave mercantile nel porticciolo militare di Orikum, in Albania, e cosa c'è al suo interno? Forse è stata acquistata dalla marina militare albanese come mezzo di trasporto... Ad ogni modo, visto che siamo molto sensibili all'argomento, a partire da oggi ci impegneremo attivamente a controllare e trovare nei porti dell'Adriatico tutti i rottami delle navi, per cui non è dato sapere come siano giunti lì.

Osservatorio Italiano

25 febbraio 2010

Scattata la trappola delle lavatrici svizzere


Roma - I recenti eventi connessi al caso Fastweb-Di Girolamo confermano quanto l'Osservatorio Italiano aveva già annunciato. Le società italiane stanno diventando delle vere e proprie lavatrici di denaro sporco mentre il traffico di droga è il nuovo prodotto interno lordo. Anche se in questo momento nessuno difenderebbe il Senatore Di Girolamo, visto che anche i suoi amici più cari lo stanno allontanando, non possiamo negare che lui è solo un capro espiatorio e che sono già in atto tutte le manovre per chiudere il più in fretta possibile il caso. Questa è la classica "polpetta avvelenata", consegnata ad arte. Ancora una volta i giochi di potere stravincono, con l'immediata pubblicazione delle foto e la solita dichiarazione di Saviano. Contrariamente a quanto ci vogliono far credere, dietro lo specchio della Mafia esiste il Gossip: ci sono così i calabresi e i casalesi, e dall'altra parte i salotti e i signori. "Fuori la mafia dallo Stato", hanno gridato, ma è impossibile perchè "non esiste la mafia senza lo Stato". E così, dopo la scoperta della grande truffa in Italia, altrove saltano progetti e garanzie bancarie. Sbuca anche il collegamento svizzero, visto che nel 2007 la società di telefonia Svizzera Swisscom
acquista la Fastweb con un'offerta molto importante, mentre era già in corso un'indagine nei confronti della stessa Fastweb relativa a false fatturazioni e riciclaggio di denaro illecito. E' evidente quindi che una gran parte di aziende italiane, sono drogate da titoli collaterali da operazioni che vengono studiate ad arte nelle security della banche svizzere, il resto è solo sceneggiata. Tutto ciò che sta intorno serve solo per costruire dei capri espiatori, e di fatti viene creare una grande confusione di eventi, mischiando varie situazioni con svariati personaggi, per nascondere una trappola già pronta. Le manette sono già scattate, tutto è stato già deciso. Per cui, rivolgendoci al Senatore Di Girolamo, crediamo che "sia meglio essere capra oggi, piuttosto che un perseguitato domani". La scelta più giusta potrebbero essere le dimissioni, per affrontare dinanzi ad un magistrato ogni accusa, perchè questi 'signori' hanno già studiato nei minimi dettagli come incastrare la propria preda e insabbiare tutto il resto.

25 gennaio 2010

"Jasenovac, omelia di un silenzio", un etnocidio dimenticato


La Compagnia Teatrale Primo Teatro mette in scena uno spettacolo unico nel suo genere, Jasenovac – omelia di un silenzio. Un omaggio questo ad una delle pagine più terribili della Seconda guerra mondiale, l'efferatezza dei suoi crimini lasciò senza parole anche le truppe naziste e fasciste. La crudeltà e l'insensatezza di quello sterminio di migliaia di serbi, zingari ed ebrei per la maggior parte bambini, rimane nel silenzio ormai da anni, forse troppi per una società globale che condanna senza condizioni lo Shoa e le pulizie etniche.

Jasenovac è un tabù, è un urlo straziante che ancora oggi trafigge i popoli dei Balcani e smarrisce l'intera Europa. Pochi conoscono il significato vero e profondo di Jasenovac, ma parlarne crea una diversa consapevolezza del presente che viviamo. "Un racconto che mira all’anima, a scuotere le nostre (in)consapevolezze. Un racconto che vuol essere un grido, per segnare la nostra memoria…per dar voce al silenzio!". Mai parole più vere furono pronunciate per rendere giustizia alla sofferenza di chi ha visto annientare la propria anima.La Etleboro ONG ha lottato in questi anni per far conoscere al popolo europeo una pagina della loro storia, che nasconde un altro crimine, quello dello IOR e della Federal Reserve. (Vedi : Dossier Jasenovac )

21 gennaio 2010

Tesla, un uomo del presente


Negli ultimi cinque anni la Etleboro NGO ha dato rilevante importanza alla vita e alle invenzioni di Nikola Tesla, scienziato americano di origine serba. Con piu di 700 brevetti su scoperte di grande significato per la vita umana, Tesla è diventato la figura storica conosciuta per l'idrocentrale sul Niagara. Tesla è nato a Smiljan, piccolo paese della Croazia e tre anni fa, a Zagabria, gli è stato dedicato un monumento, edificato nella piazza e dato in prestito dall'istituto Ruder Boskovicche, che si può vedere in uno stato trascurato e dimenticato delle autorità del comune. Tuttavia, oggi, in America, Tesla e` di nuovo “cool”. Un articolo del Wall Street Journal, di pochi giorni fa, presenta la figura di un “emigrante serbo” che ritorna sul suo trono.

La sua gloria, di cui egli stesso non amava goderne per ragioni di modestia, finendo la sua vita in povertà, e il suo genio, stanno conquistando di nuovo la terra americana. I grandi personaggi “techno” che seguono tutti i prodotti hi-tech, considerano Tesla un uomo di un valore più grande dello stesso Edison. Proprio sul Wall Street Journal viene messa in rilievo l' ingiustizia con cui l “emigrante serbo" morì nel 1943 senza famiglia e amici, in completa povertà e ingiustamente dimenticato per lungo tempo, sebbene per lo sviluppo della civiltà, meriti meno il suo concorrente Edison, glorificato, invece, a tutti i costi. Tre anni fa una casa automobilistica ha prodotto un' auto di 100.000 dol, chiamata Tesla. Lo stesso è stato fatto anche dal dipartimento di marketing dei produttori di processori grafici NVIDIA che, ad un seriale di microchip, prodotti nel 2007, hanno dato il nome di Tesla. Gli sceneggiatori del videogioco, Dark Void, della Capcom Entertainment in Silicon Valley avendo bisogno di un personaggio in grado di comprendere la lingua degli alieni, arrivati con un'astronave, gli hanno dato il nome di Tesla. Inspirazione in Tesla l'ha avuta anche uno dei fondatori di Google, Lary Page.

Non è affatto strano che il nome di Tesla stia uscendo dall' ombra della storia in un momento in cui si combatte ogni giorno per l' utilizzo di energie ecologiche al fine di evitare il più possibile catastrofi climatiche e Tesla ne emerge come il vero profeta di tutti i tipi delle nuove energie. La sua profezia ogni giorno prende forma tanto che si vanno sempre più sostituendo le lampadine inventate da Edison, di cui Tesla parlava quasi cent' anni fa. Il giornale, Wall Street Journal, classifica Edison e Ford, come uomini del 20 esimo secolo, invece Tesla ha la sua attualità nel 21esimo secolo. Tesla era un genio incompreso nella sua epoca, un visionario considerato pazzo e dedito solo alle sue idee. Nessuno avrebbe potuto capirlo, ma alle sue invenzioni, anche a quei tempi, erano interessate le grandi corporazioni come la General Electric. La sua immagine di uomo della SF film rende maggiormente il mito, rientrando nella produzione dei miti realizzati in chiave moderna come nel recente film, Avatar. La sua dimensione di vita era diversa e come confermano gli esperti di marketing di NVIDA 'La sua aurea e` inestimabile” e non soltanto per gli affari delle grande compagnie di Silicon Valley o per la stessa NASA, ma anche in ambito ludico. I creatori del video gioco, Dark Void, hanno voluto, infatti, un personaggio che supera i nostri tempi, in una dimensione surreale e fantastica che parla con gli alieni. "Abbiamo deciso, senza indugio, di approfittare dell' atmosfera mistica che si e`creata intorno a Nikola Tesla", ha dichiarato il senior producer Morgan Gray. "Cosa potrebbe essere più “cool” di Tesla reincarnato nell' ingegnere della tecnologia aliena che costruisce armi con una tecnologia d'avanguardia?".

Al di là della realta e` “arrivata” anche la sua Tesla Roadster, quando Tesla usò le sue visioni per costruire una macchina con motore AC. La Tesla Roadster e` arrivata dal 1882 nel ventunesimo secolo. La terra dove Tesla ingegnava i segnali di trasmissione senza fili Wardenclyffe con il suo laboratorio e`stato offerto per la vendita, al valore di 1,5 milioni di dollari. L' annuncio, inviato alla stampa americana, che l'ha reso pubblico, dalla compagnia “Alfa”, è stato un vero shock, perchè l' Associazione sulle Memorie di Tesla insieme ad altre associazioni di emigranti serbi volevano la ricostruzione della torre di Wardenclyffe per farne il museo di Nikola Tesla in terra americana. Tesla comprò Wardenclyffe a Long Island, dove costruì una torre alta 57 metri per farne il più grande centro di telecomunicazioni del mondo. In quel laboratorio, a un centinaio di chilometri da New York, Tesla faceva le prove per trasmettere l'elettricità senza fili, attraverso l' emissione di onde radio per il funzionamento della telefonia e della telegrafia senza fili. La costruzione di quella torre fu finanziata da J.P. Morgan con 150.000 dollari, ma quattro anni dopo, proprio per la mancanza di finanziamenti, Tesla interruppe i suoi lavori. Il laboratorio e`stato buttato giù poco prima della Grande guerra, perchè qualcuno, dal governo americano, pensò che la torre potesse essere un punto di riferimento per l' orientamento dei sottomarini.

Quello che si utilizza oggi e i contesti in cui Tesla diventa “Cool” sono le sue stesse previsioni, quando diceva che i giornali saranno scritti in una parte del mondo e saranno stampati dall'altra parte. I media stessi stanno divulgando la sua gloria con la sua invenzione del wireless e anche di internet come comunicazione globale per ricevere le informazioni nel più breve tempo possibile. La figura di Nikola Tesla sta emergendo agli occhi di tutti, dando vita e velocità alla vita che potrà oltrepassare anche il tempo reale, facendolo diventare l'uomo di ieri, di oggi e domani. Come ha detto il portavoce della Tesla Roadster, Rachel Konrad: “Entrare nella gloria popolare vuol dire entrare nei video giochi dedicati ai diciottenni”. In questo senso Tesla e` ritornato ad essere 'cool', ma non dimentichiamo che la suo gloria taciuta ha cambiato la vita di oggi e continuerà a cambiarla.

20 gennaio 2010

Caso Dalmatinka Nova: l’accusa degli imprenditori italiani

Attraverso le parole degli imprenditori italiani che hanno investito nella fabbrica tessile della Dalmatinka Nova, viene alla luce un vero e proprio caso di frode che ha logorato e derubato una società, violando sia le norme croate che quelle europee. I F.lli Ladini, proprietari della Distributrice S.r.l., hanno infatti inviato una lettera al Primo Ministro Kosor per denunciare la grave ingiustizia e il trattamento che lo stato croato gli ha riservato. Attualmente, la Dalmatinka Nova è stata dichiarata in fallimento dai sindacati e da alcuni fornitori, con una sentenza che chiede il suo smantellamento e la sua vendita pezzo per pezzo. Giornali e televisioni croati hanno a più riprese evidenziato le colpe della società italiana, compiendo una vera e propria disinformazione del caso della Dalmatinka e fomentando rabbia e disprezzo per la società italiana. E' giunto però il momento che le ambasciate e le istituzioni italiane all'estero si attivino affinchè le norme e i contratti siano rispettati, nell'ambito della legalità e della trasparenza, a tutela degli investimenti esteri italiani. Tali episodi di 'banditismo statale' non aiutano né lo sviluppo della cooperazione intestatale, né lo sviluppo delle imprese italiane nei mercati dei Paesi vicini per sostenere esportazioni e la produzione interna.

Dopo una lunga vicenda legale, esasperati dalle ingiustizie subite, i F.lli Ladini, proprietari dell’azienda tessile Dalmatinka Nova, hanno inviato una lettera al Primo Ministro Jadranka Kosor per chiedere giustizia. La stessa lettera, è stata anche inviata a diverse Istituzioni croate ed europee, nella speranza che qualcuno dia ascolto alle richieste degli imprenditori italiani. Parole che risuonano come una vera e propria denuncia, come già fatto attraverso comunicazioni dell’ufficio di Presidenza del Primo Ministro Berlusconi e dell’ufficio del Presidente della Commissione Europea Barroso, circa le gravi ingiustizie e ripetute illegalità subite in Croazia dalla società degli imprenditori Gianfranco e Livio Ladini “La Distributrice S.r.l”. Secondo quanto dichiarato dagli imprenditori italiani, unico proposito di queste discriminazioni e azioni illegali, che vanno avanti da 5 anni, è di espropriare, senza alcun diritto, gli investimenti che la società “La Distributrice S.r.l” ha fatto a Sinj, con l’acquisto dello stabilimento tessile Dalmatinka Nova, a seguito di un regolare appalto internazionale. I fratelli Ladini ritengono responsabili l’Ufficio del Fisco del Ministero della Finanza croato, il Tribunale Commerciale di Spalato, sindacati e profittatori locali. “La nostra società - spiegano nella lettera gli imprenditori - aveva seri progetti per la Dalmatinka. Ciò è dimostrato se si osservano i nostri registri contabili, da dove risultano investimenti per più di 10 milioni di euro in capitale azionario, scorte di magazzino, forniture, sviluppo e modernizzazione degli impianti e delle capacità di produzione, ricerche di mercato e molto altro”. L’accusa alle autorità e Istituzioni croate è quella di aver fatto finta di niente tollerando, o forse sostenendo, azioni illegali per coprire le impunità.

Ripercorrendo i fatti, il Fisco croato, attraverso l’ufficio di Spalato, ha richiesto il pagamento delle tasse sui capitali investiti nella Dalmatinka Nova, capitali inviati dall’Italia attraverso una regolare procedura della Banca d’Italia, e registrati nella Banca Nazionale di Croazia, come pure nella contabilità dell’azienda. “La richiesta del pagamento delle suddette tasse sul capitale investito - si legge nella lettera - va palesemente contro le leggi sia croate che europee. Il Fisco ha poi ripetutamente bloccato il conto bancario della nostra società, sottraendo illegalmente una cifra di circa 3 milioni di kune. Questa azione ha intralciato i processi di produzione causando, ovviamente, ingenti danni alla nostra società, ai 420 lavoratori della Dalmatinka e personalmente a noi proprietari”. Successivamente, il sindacato dei lavoratori NHS di Sinj, con il sostegno del Ministero della Finanza e del Tribunale Commerciale di Spalato ( nella persona del giudice Ivan Basic), ha approfittato della situazione per chiedere il fallimento della Dalmatinka per il mancato pagamento dei salari ai dipendenti nei termini di legge. “I lavoratori sono entrati in sciopero – spiegano Gianfranco e Livio Ladini - ma tutti sapevano che i salari non potevano essere pagati perchè il nostro conto corrente era stato bloccato illegalmente dal Ministero”. In data 29 Gennaio 2008, il giudice Basic ha avviato le procedure per dichiarare il fallimento per bancarotta della Dalmatinka. Il Tribunale di Secondo grado di Zagabria al quale ci eravamo rivolti ha tuttavia revocato l’azione del Giudice perchè dichiarata illegale. Sfortunatamente, però, questa non è stata la conclusione della spiacevole vicenda.

Per le stesse motivazioni, dichiarate assolutamente illegali dal Tribunale Superiore di Zagabria nell’Aprile del 2008, il giudice ha avviato una nuova istanza sei mesi dopo sempre a seguito di iniziative del sindacato NHS, che continuava a chiedere il pagamento dei salari arretrati e con il c/c nuovamente bloccato dal Ministero delle Finanze (dipendenti che comunque non lavoravano da svariati mesi). “ In data 14 luglio 2009 – continuano i F.lli Ladini - il giudice Basic ha violato e negato i nostri diritti di difesa impedendoci di essere presenti all’udienza per l’accusa di bancarotta. In quella sede avremmo potuto provvedere, nonostante tutto, a fornire delle adeguate garanzie bancarie in alternativa al blocco del nostro conto corrente”. I f.lli Ladini affermano inoltre che il Tribunale, in quell’occasione, aveva accettato le false dichiarazioni del Ministero della Finanza che aveva bloccato il loro conto corrente, tra l’altro per un importo doppio di quello da loro verbalizzato e da noi contestato. Le azioni del Tribunale, e del giudice Basic, hanno di fatto ostacolato ogni possibilità di controllare la procedura di bancarotta negando i crediti vantati da La Distributrice Srl per le forniture effettuate e regolarmente sdoganate per un importo di oltre 6.000.000,00 di Euro ed escludendo così la società dal consiglio dei creditori. “L’espropriazione e la frode contro gli investitori italiani – dichiarano con forza in chiusura della lettera - , tanto odiati, assieme al complotto di speculazione di tipo mafioso messo in atto dalle “gang” locali , è stata alla fine compiuta”.

Attraverso questa lettera, i Ladini richiedono l’istituzione di una Commissione italo– croata che si occupi dei fatti accaduti e del grave danno subito dalla società “La Distributrice S.r.l.”, danni per i quali si richiede un risarcimento. “Siamo sicuri che la Croazia, - concludono gli imprenditori Ladini - in questo momento storico in cui la Repubblica è in procinto di entrare a far parte della Comunità Europea, non possa lasciare impuniti questi crimini. Per la simpatia che nutriamo per il vostro Paese, saremmo davvero dispiaciuti se questo increscioso avvenimento avesse risonanza attraverso le agenzie di informazione Europee”. Senza veli e con molta franchezza, la società italiana esprime il suo profondo malcontento per il trattamento che la Croazia gli ha riservato, come una sorta di ostilità scaturita non solo dall'atteggiamento delle istituzioni, ma anche dei media che hanno contribuito a creare un clima di tensione attorno al caso della Dalmatinka. Giornali e televisioni hanno a più riprese evidenziato le colpe della società italiana nella "cattiva gestione della fabbrica", enfatizzando invece la posizione dei lavoratori che "si sono visti costretti a chiedere il fallimento della società". Il sindacato ha più volte accusato la società di non aver pagato gli stipendi ai lavoratori, "di aver lasciato morire la fabbrica", che "i conti correnti della Dalmatinka Nova erano stati svuotati, e debiti ancora non pagati", mentre la produzione è rimasta bloccata per mesi.

Il tribunale ha poi respinto senza molta premura la richiesta della società italiana di revocare il fallimento, ed ha stabilito di smembrare letteralmente la fabbrica per ripagare i salari e i debiti arretrati, che comunque all’udienza del 24.11.2009 per paghe, contributi e debiti verso il Ministero delle Finanze, ammontavano ad un totale di circa 20 milioni di kune (importo contestato perché i lavoratori da mesi non lavoravano ed il Ministero delle Finanze dovrebbe restituire le tasse prelevate illegalmente). Il comitato fallimentare ha persino stimato che il valore della fabbrica arriva a poco più di 150 milioni di kune (poco più di 20 milioni di euro), che è il valore stimato dei terreni e fabbricati stimati per un valore di 95 milioni di kune, di macchine e attrezzature per 38 milioni, e dell'inventario delle merci in deposito per 1 milione. Insomma, nel giro di pochi mesi, le autorità croate hanno deciso in maniera unilaterale di chiudere l'impresa in cui gli italiani hanno investito, di smembrarla e di svenderla sul mercato, nella più totale impotenza della Distributrice, la quale attende ora una risposta e un qualsiasi intervento a fermare tale decisione ultima. E' giunto però il momento che le ambasciate e le istituzioni italiane all'estero si attivino affinchè le norme e i contratti siano rispettati, nell'ambito della legalità e della trasparenza, a tutela degli investimenti esteri italiani, al pari di quelli americani e inglesi. Tali episodi di 'banditismo statale' non aiutano né lo sviluppo della cooperazione intestatale, né lo sviluppo delle imprese italiane nei mercati dei Paesi vicini per sostenere esportazioni e la produzione interna. Per questo, i nostri deputati all'estero, gli ambasciatori e i funzionari delle camere di commercio devono risvegliarsi dal loro torpore e monitorare i mercati e questo tipo di casi estremi. Le nostre imprese non devono essere un baratto, una mercificazione politica, al servizio delle grandi aziende con conti cifrati alle Cayman. Serve un coordinamento estero italiano senza poltrone o consulenti pagati profumatamente ma nei fatti impotenti, per chiusi nei loro uffici e nelle loro auto diplomatiche.

17 gennaio 2010

Bettino Craxi, l’ultimo uomo di Stato

Oggi la storia sta dando a tutti noi un grande riscatto. Coloro che per tutti questi anni non ha fatto che rievocare democrazie sconosciute e giustizie fasulle, condannando in contumacia un'intera classe politica, non sono che idioti utili, personaggi che si sono vestiti di allori e glorie ed ora sono pronti a strisciare per chiedere perdono. In occasione del riconoscimento a Bettino Craxi del merito di essere stato un vero uomo di stato, vi riproponiamo un articolo scritto circa 4 anni, con grande coraggio. Forse solo oggi si può capire il significato di questo testo, scritto per rendere omaggio non solo a Craxi, ma a coloro che si sono battuti per la verità, a chi voleva una Europa diversa. Elmut Koll, Slobodan Milosevic e Bettino Craxi sono infatti i tre uomini che hanno cambiato il popolo europeo e per questo su di loro si è abbattuta una pesante condanna. Piccoli squadristi, da tempo, imperversano su Youtube nel tentativo di scongiurare il peggio, ma è arrivato il tempo di fare pulizia...

La storia è talvolta così distante dalla realtà, i fatti vengono stravolti e la verità negata: così l’onore di un uomo viene sfibrato per cancellarne la memoria e la sua stessa vita. Mentre tutti gli scagliavano contro sentenze e ingiurie, mentre il magistrato Antonio Di Pietro spasimava per il grande momento e qualcuno gridava “Tonino facci sognare”, sicuramente nessuno di loro sapeva che lui aveva tentato di salvare l’Italia, e così non restava che un’unica soluzione : andare via il prima possibile, una fuga immediata.

I fatti erano ben diversi, alle spalle vi era un piano , chiamato “Apocalisse”, studiato nei minimi dettagli e gestito direttamente da Londra. Nacquero in quegli anni in Italia molte scuole di lingua inglese, come copertura dei servizi segreti ; molti agenti del Sisde e del Sismi furono intimoriti, altri si suicidarono: la campagna mediatica dei giornali, e non solo delle televisioni, avanzò impietosa. L’obiettivo di fondo consisteva nel rovesciare i governi e porre al potere dei criminali, dei “contadini”, di destra e di sinistra, islamici e non , per poi privare uno Stato della sovranità monetaria, privatizzare ogni cosa e rastrellare le ricchezze esistenti, creando così un sistema economico completamente diverso, quello del “rent”, dell’affitto, basato dunque non più sul concetto di possesso, bensì su quello di uso. Un ambizioso progetto da realizzare mediante la svalutazione della moneta, la riduzione della spesa pubblica, la deregolamentazione del mercato con politiche liberiste, la fissazione di alti tassi di interessi , con la lotta alla corruzione, la privatizzazione del patrimonio statale e della Banca Centrale, ed infine la rifondazione della Nato come organismo militare per sabotare le iniziative dell’Onu.

In realtà la crisi economica e finanziaria non è il solo problema, ma è un anello di un meccanismo molto più complesso che si serve di una forma di potere centralizzata e piramidale, andando a creare quelle che molti studiosi definiscono società “rettiliane” o demagogie pure. Un sistema questo che si è rivelato efficace, dobbiamo riconoscerlo, in contesti medievali in cui non esisteva la comunicazione di massa, le attuali tecnologie e forme di crimine psicologico: la nostra società rimane tuttora ancorata a schemi di potere antichi e arcaici.

Craxi, come qualcuno prima di lui, aveva intuito che il sistema era concatenato perchè ragionava come un uomo di Stato, ed è stato tradito dal serpente che è dentro in noi. Voleva salvare l’Italia, parlava di svolta, di cambiamento e di rinnovamento, parole che certamente hanno fatto tremare gli eminenti Banchieri di Londra. Craxi cercava di combattere uno degli anelli del sistema tramite la “lira pesante”, che consisteva nel coniare la “5 lire in argento” con l’effigie di Garibaldi, cosa che sicuramente non è stata ben gradita alle lobbies bancarie che scatenano guerre sanguinarie solo per imporre il costo di una commissione bancaria in un paese.

Mentre cercava di salvare l'Italia, si accorse cos’è veramente il “potere”. Ho sacrificato la mia vita e venti anni di studi e di ricerche per capire ciò che i politici sostanzialmente dicono in frasi del tutto accidentali. Egli intendeva rifondare il tessuto sociale, il modo di fare economia, e il concetto stesso di partecipazione politica perché aveva intuito che il mercato si stava trasformando: l’economia cresceva tra usura e collusione , e da tempo ormai era in atto un etnocidio, ossia lo sterminio dell’identità etnica, delle tradizioni, e della cultura mediante strategici piani di “globalizzazione” e l’appropriazione dell’intelligenza dei popoli.

Tutto quello che si è realizzato con il Trattato di Maastricht è stato accuratamente programmato nel 1978 da un piano strategico e complesso, che già allora fece le sue prime vittime. Maastricht si è appropriato del potere democratico per antonomasia in quanto va ad incidere sulla redistribuzione della ricchezza reale, trasferendo in maniera illegittima e incostituzionale la sovranità monetaria ad un ente non rappresentativo della volontà sovrana dei cittadini. L’unione monetaria ha creato una macchina che distrugge, depreda e porta guerra tra i popoli; la banca, dal canto suo, si finge un’istituzione, che entra come un parassita nell’azienda per alimentare un sistema di denaro virtualizzato. I Grandi Banchieri si sono resi responsabili di gravi crimini, senza che nessun tribunale internazionale li abbia mai condannati, e continuano a sterminare popoli in maniera sempre più subdola in forma di etnocidio. L’eurosocialismo è caduto. Tutte le colonie del regime comunista sono state attaccate perchè i sistemi economici ibridi tra comunismo e capitalismo andavano eliminati ad ogni costo in modo da evitare anche lo scontro diretto con la civiltà araba: ed ecco perché Craxi era considerato un filo arabo.

Allora il governatore della Banca d'Italia Carlo Azelio Ciampi, banchiere di fama internazionale lavorava per i suoi capi, aiutandoli ad aumentare i loro guadagni a dismisura. In quegli anni i gruppi finanziari a struttura piramidale hanno aumentato i loro profitti in maniera esponenziale , finanziando poi guerre sanguinarie nei Balcani e in Somalia al solo scopo di impossessarsi, mediante tecniche di intermediazioni finanziaria, delle loro ricchezze. Lo stesso George Soros è artefice di pratiche criminali che simulano operazioni finanziarie ( e a questo punto è inutile che si veste da grande finanziere!) . Nel 1992 non era più possibile salvare l’Italia e Craxi aveva un compito tanto complicato quanto impossibile da portare a termine.

Mentre Maastricht vedeva nascere l’Europa dei Banchieri Ladroni, la magistratura arrestava Mario Chiesa, e procedeva con gli avvisi di garanzia che avrebbero portato avanti la crociata contro “la corruzione”. Nel luglio del ’92 le parole di Craxi alla camera dei deputati denunciano una criminalizzazione della classe politica, un vero e proprio processo storico e politico ai Partiti, e "un finanziamento irregolare ed illegale al sistema politico,... non e' e non puo' essere considerato ed utilizzato da nessuno come un esplosivo per far saltare un sistema, per delegittimare una classe politica”.
Il Buon Tonino probabilmente solo quando fece il grande gesto teatrale di togliersi la toga dinanzi alle telecamere e di rassegnare le dimissioni dalla magistratura, diede prova di aver capito che era stato usato e manipolato come una pedina in una guerra strategica senza scrupoli. Ma il nostro ex commissario doveva capire che il sangue sporco si deve mischiare con quello nuovo.
Mani pulite è stato dunque qualcosa di più, aveva l’obiettivo di controllare le masse, eliminare la classe politica e sostituirla con soggetti dalla mente semplice e poco intelligente, assolutamente inadeguati a contrastare i veri poteri, mentre le privatizzazioni e il saccheggio dell’Italia proseguiva. Il nostro caro Banchiere diventava Presidente del Consiglio per completare l’opera organizzata da Londra, degnamente sostituito poi da Fazio , perchè il patto prevedeva la vendita della Banca d'Italia, e degli stessi Italiani, e così anche la sua carica di governatore .

Nello stesso anno, Giovanni Falcone in una macabra esplosione accreditata alla mafia trova la morte; così come l’ingegnere Raul Gardini che muore per mano di un anomalo suicidio: episodi che in realtà nascondono ben altro. Lo stesso scenario che si è venuto a creare ultimamente in Libano con Hariri , che stava organizzando la borsa del Petrolio in euro. In quel periodo tutti gli ambasciatori e le Associazioni sconosciute millantavano democrazie sconosciute, e si meravigliavano scandalizzati della corruzione in Italia , ma non ricordano ciò che la Federal Reserve fece nel 1923, da cui il motivo che spinse gli americani a combattere una guerra mondiale.

A colpire Craxi è stata la finanza internazionale, i Banchieri, un mondo sconosciuto alle masse, gerarchie ristrette e estremamente chiuse, persone che non vedrete mai camminare tra la folla. Lo temevano così tanto che al pensiero che Craxi potesse trovarsi in suolo italiano e rilasciare scomode dichiarazioni li preoccupava seriamente, tanto è vero che era costantemente controllato ad Hammamet. Le sue parole devono essere di insegnamento a questi politici contadini, diventati i camerieri di Banca Intesa e Unicredit e non più protagonisti della regolamentazione del sistema economico. Si sono autodefiniti pastori del gregge, ma bisogna ricordare che l’unico uomo di Stato che non è stato accettato dall’Inghilterra era Craxi, contrastato dagli stessi giornali che ora santificano Carla del Ponte e additano Slobodan Milosevic per aver condotto una pulizia etnica.

Oggi è l’era dei pappagalli, della civiltà schiavizzata dai banchieri, agganciati a loro volta ai servizi segreti, che hanno creato “comitati di controllo e gestione delle crisi”, utilizzando strutture come la Gladio, e Società di sicurezza per compiere qualsiasi tipo di attentato e di omicidio.
La velocità della magistratura nel vendere l’ Italia è stata strabiliante. Accusare Bettino Craxi è stato come chiudere la porta in faccia allo Stato stesso , per il quale si sono combattute guerre, alzate barricate, in nome di una bandiera si moriva con onore dinanzi al plotone di esecuzione, gridando “Viva l’Italia”. Tutto questo non è servito a riunire gli uomini, ma a distruggere la fratellanza, perchè alla guida di una nazione erano stati posti piccoli uomini e non Statisti, banali intellettuali che non sapevano cos’è davvero il potere. Spero che oggi la nostra classe politica abbia capito che siamo posseduti dal sistema bancario, e che hanno venduto l’Italia a dei baroni Ladroni.

Chiediamo all'ex Governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi, che con grande e sfavillante carriera è divenuto persino Presidente della Repubblica, se può ora immaginare quanto un uomo che stava per morire aspettasse da Lui un’ amnistia, non per i soldi che aveva rubato ma perchè stava pagando con la vita la scelta di essere un uomo di Stato. E deve crederci, ha aspettato una sua parola fino all’ultimo respiro, ma un uomo che come, Presidente della Repubblica, simbolo della giustizia e della neutralità, avrebbe potuto cambiare le cose. Craxi e la sua famiglia hanno pagato un grosso prezzo e a loro va tutta la nostra solidarietà: noi tutti siamo responsabili di quella morte, perché non abbiamo saputo ascoltare quando “un saggio”, un pastore, cercava di condurre il suo gregge.

20 dicembre 2009

L'Emirato islamico dell'Afghanistan vive su Internet


Kabul - Nonostante la censura degli americani, i talebani sono ancora online con il sito Internet dell'Emirato islamico dell'Afghanistan. La "Voce della Jihad", la "guerra santa" contro gli infedeli occidentali, è infatti reperibile attraverso alcuni siti Internet non ancora oscurati dai servizi statunitensi. I talebani, infatti, sono costretti a cambiare continuamente indirizzo Dns (domain name system), a causa dell'oscuramento da parte dei servizi di intelligence occidentali. Sul sito alemarah.info, aggiornato da Helmand, nell'Afghanistan meridionale vicino a Kandahar, al confine con il Pakistan, i seguaci del mullah Omar e di Bin Laden continuano a proclamare la guerra santa contro l'invasore occidentale, ed a comunicare i loro successi.

Ieri, ad esempio, hanno annunciato che i mujahedeen hanno distrutto 5 carri armati degli "invasori" nei distretti di Nad Ali e Now Zad della provincia di Khanshin, e che 5 militari britannici sono stati feriti dall'esplosione di una bomba nel distretto di Sangeen vicino a Shakar Shilia. I talebani rivendicano anche la distruzione di due carri armati della Nato nel distretto di Bakwa, appartenente alla provincia di Farah, di due blindati della polizia nei distretti di Gailan e Andaro nella provincia di Ghazni, e di due tank statunitensi colpiti da un razzo nell'area di Khaiwa nel distretto di Nangarhar, avvenuta sabato notte, oltre all'uccisione di 14 soldati dell'esercito afghano a Kunduz. Nonostante l'impegno delle forze Nato e degli Usa, i talebani continuano a cambiare l'indirizzo del loro sito Internet "ufficiale", utilizzando la Rete per pubblicizzare i loro successi militari, e per incitare alla guerra contro l'Occidente. Non ci sarà da stupirsi se presto sbarcheranno anche su Facebook.

15 dicembre 2009

Corridoio VIII: progetto vitale per l'UE e i Balcani

Si è tenuta ieri a Tirana la conferenza su Trasporti europei e il Corridoio VIII, indetta nell'ambito del progetto "Italbalk", volto favorire l'integrazione e la logistica dei trasporti dell'Italia e le relazioni con i Balcani. Alla conferenza hanno partecipato il Vice Ministro dei Trasporti, Ernest Noka, che ha esposto uno dei progetti attualmente in corso, e l'ambasciatore italiano a Tirana Saba D'Elia. Quest'ultimo ha ribadito la centralità del Corridoio VIII per il Governo italiano, e la criticità dello sviluppo del progetto per collegare i Balcani all'Unione Europea occidentale.

Il Corridoio VIII, che collega l'Italia con la Regione dei Balcani e la Bulgaria, resta il progetto che ha maggiore priorità per i Governi dell'area del Mediterraneo. Il completamento del corridoio è chiesto sempre più a gran voce dal Governo italiano, che ogni anno perde 1 miliardo di euro facendo passare le proprie merci attraverso la rotta di trasporto che attraversa Salonicco, in Grecia. Per questo motivo, e conoscere da vicino l'andamento del processo di costruzione di tali infrastrutture, si è tenuta domenica la conferenza indetta nell'ambito del progetto "Italbalk", per favorire l'integrazione e la logistica dei trasporti dell'Italia e le relazioni con i Balcani. Alla conferenza hanno partecipato il Vice Ministro dei Trasporti, Ernest Noka, che ha esposto uno dei progetti attualmente in corso, e l'ambasciatore italiano a Tirana Saba D'Elia. Quest'ultimo, in particolare, ritiene che il progetto di collegamento tra i quattro paesi e la sua espansione in altre linee è molto importante per il ravvicinamento per Paese all'Unione Europea.

"Credo che l'Albania abbia fatto dei grandi progressi e abbia creato delle condizioni più favorevoli rispetto ad altri paesi", ha detto l'ambasciatore italiano. Dagli interventi dei convenuti è emerso chiaramente l'importanza del Corridoio VIII per il governo italiano, soprattutto per la Regione Puglia, principale promotore del commercio con i Paesi dei Balcani, sino alla Grecia e alla Turchia. Il Corridoio VIII viene considerato non solo un progetto infrastrutturale stradale, ma anche per il trasporto ferroviario e marittimo, nonchè energetico. Ciò significa che i quattro Stati partecipanti hanno bisogno di più fondi e sicuramente di un maggiore supporto da parte dell'Unione Europea. "Alla fine dell'aprile 2010, si terrà una grande conferenza per il settore dei trasporti europeo, che avrà come protagonista, ancora una volta, il Corridoio VIII. Ora è il momento che una parte del finanziamento del progetto sarà coperto da altre istituzioni finanziarie", ha detto l'ambasciatore italiano, aggiungendo che l'Italia non esclude la possibilità di estendere la percorrenza del corridoio sino a Napoli, al fine di congiungere il corridoio a Berlino, Germania. "Senza questo asse, l'Europa avrò molte difficoltà a mantenere unita questo spazio comune commerciale", ha detto D'Elia.

Per quanto riguarda la parte albanese, l'asse Elbasan-Tirana potrebbe in futuro essere considerato parte integrante di altre strade che collegano il Porto di Durazzo alla Repubblica di Macedonia (FYROM). Per cui, stando alle parole dei rispettivi interventi, il Corridoio VIII non è solo un progetto che ricalca le vecchie rotte tracciate dai Romani per portare verso i Paesi dell'Est i loro affari, ma si tratta di uno strumento economico razionale ed efficiente per promuovere la cooperazione commerciale, non solo tra i Paesi interni alla Regione, ma anche verso il resto del mondo. Il corridoio nasce a Bari, attraversa il Mare Adriatico e giunge nel Porto di Durazzo, poi Elbasan, sbuca al valico di frontiera di Qafe-Thana verso la Fyrom-Macedonia, arriva a Skopje, Sofia e termina nel porto di Varna, Bulgaria. Praticamente il progetto tocca quattro stati, due dei quali sono membri dell'Unione europea e altri due che aspirano a diventare al più presto dei candidati. "Finora abbiamo lavorato per l'ammodernamento della rete stradale, parte del Corridoio VIII. Ciò che rimane da fare è l'adattamento del tratto stradale Elbasan-Tirana, che richiede un investimento di circa 150 milioni di euro, abbastanza per ridurre la distanza di 35 miglia", ha detto il vice Ministro dei Trasporti, Ernest Noka. Egli stima che da questo progetto trarranno vantaggio circa 1,5 milioni di abitanti, visto che i lavori di costruzione comprendono non solo la modernizzazione del tratto stradale, ma anche l'espansione dei punti di frontiera e la messa in funzione di ferrovie e porti.

14 dicembre 2009

La privatizzazione del Porto di Bar e il Corridoio XI

Il Montenegro continua ad essere destinazione finale di investimenti e progetti esteri, anche in virtù della sua strategia posizione geografica che lo pone a metà strada tra i Balcani continentali e il Mediterraneo. Di grande attenzione e richiamo è il tender per la privatizzazione del Porto di Bar (Luka Bar), sulla quale sono caduti gli occhi non solo di molti Paesi europei, come l'Italia, ma anche di oltreoceano come Cina e Stati Uniti. Tuttavia, la Serbia è senz'altro tra i primi Paesi sulla lista che vorrebbe poter sfruttare il porto di Bar per sviluppare la propria economia, in quanto attraverso di esso potrebbe completare la costruzione di un’autostrada che attraversi la Serbia e il Montenegro , e potrebbe avere uno sbocco sul mare, senza poi contare gli enormi vantaggi economici e commerciali che offrirebbe il porto stesso.

Già all’inizio di settembre, quando doveva essere inaugurata la prima gara d’appalto per la privatizzazione del Porto, il Sindacato ha fatto sentire la sua voce sottolineando il fatto che occorreva trasparenza nonchè il rispetto delle condizioni per l'attuazione del contratto collettivo. Nonostante tutte le riserve e le precauzioni, la prima gara d’appalto è stata dichiarata non valida e quindi annullata. Nelle offerte per la seconda gara d’appalto si sono mostrati molto interessati gli investitori italiani i quali, dopo il summit intergovernativo tra la Serbia e l’Italia di Roma, hanno annunciato la possibilità di creare un nuovo corridoio transeuropeo per collegare il Porto di Bari a Timisoara (Corridoio 11), sfruttando così l'ottima posizione geografica e dando impulso all'interscambio per entrambi i Paesi. Il Governo serbo si è già attivato per la sua realizzazione, e pochi giorni fa il Governo serbo ha espresso la sua intenzione di sostenere gli investimenti in Montenegro e così la partecipazione di aziende serbe alla privatizzazione del Porto di Bar. Proprio per tale ragione, il Governo si è assunto l’incarco di sostenere le cosiddette “aziende offerenti” e divenire proprietario di minoranza di Luka Bar, come affermato dal Ministro serbo per l’economia e lo sviluppo regionale, Mladjan Dinkic, il quale ha sottolineato come "il progetto serva degli interessi bilaterali, in funzione dello sviluppo economico". Secondo Sasa Jovanovic, esperto del settore portuale ed infrastrutturale, al progetto parteciperanno anche degli investitori italiani, "ma ciò non diminuisce il rischio di fallimento della gara. La partecipazione di un partner straniero è necessaria ma non basta. I partner stranieri non devono limitarsi ad ottenere la concessione di sfruttamento dei terminal portuali, come la sola motivazione per fare degli investimenti", osserva Jovanovic. Egli spiega che, al fine di ottimizzare al meglio l'uso di risorse finanziarie in questo tipo di investimenti, occorre fare un confronto con la situazione catastrofica dei porti sul Danubio. "Nessuno mette in dubbio che la Serbia diventerebbe molto importante se avesse uno sbocco sul mare, però bisogna tenere anche conto dei costi, che non sono da poco. E’ vero anche il fatto che, se la Serbia avesse i soldi, avrebbe delle grosse potenzialità perché lì è in gioco non solo il Porto, ma anche il trasporto aereo, il corridoio 7 e il corridoio 10. Sono stati aperti molti progetti ma nessuno di loro è stato completato definitivamente", afferma Jovanovic.

Benché il Ministro non abbia rivelato i nomi delle aziende che sono interessate al progetto e quanti soldi il Governo serbo abbia stanziato, dalle parole del Ministro Dinkic si può dedurre che la Serbia avrebbe tra le mani due progetti che sono strettamente collegati tra di loro, ovvero l'acquisto del Porto di Bar di conseguenza la costruzione della ferrovia Belgrado–Bar. Esso ha inoltre lanciato l'iniziativa di creare, con le più grandi società di esportazione della Serbia, un consorzio che, secondo le prime informazioni, sembra sia già fallito. Nikola Vujacic, direttore del Victoria Group spiega che la Serbia deve trovare una strada alternativa per poter esportare i prodotti, e questo proprio in vista del suo ingresso nell’Unione Europea. Finora la Serbia esporta grazie al porto di Costanza, perché il prezzo è ragionevole, ma Vujacic ritiene che gli uomini d’affari serbi abbiano la necessità di usufruire del Porto di Bar; in caso contrario, se si guarda al volume di esportazioni grazie ai porti di Kopar o Fiume, il prezzo sarebbe molto più alto. Vujacic dice che per lui è molto meno costoso esportare attraverso il porto di Costanza che dal Porto di Bar, dato che la sua azienda si trova a Novi Sad. Nonostante il Governo della Serbia all’inizio non ha rivelato quanto abbia messo da parte per questo progetto, si è venuto a sapere che esso ha stanziato 500 milioni di dinari come azionista di minoranza nella gara. Niente è ancora definitivo, perché se partecipassero le aziende serbe, allora parteciperà anche il Governo. Lo stato incentiverà anche l’anno prossimo progetti così importanti e strategici per le compagnie serbe nella regione, per le quali sono stati stanziati 1,5 miliardi di dinari.


Agenzia Balcani


Nota: l'articolo è un estratto di quello pubblicato su Rinascita Balcanica.
Per ulteriori approfondimenti leggi: http://www.rinascitabalcanica.it/read.php?id=40957

02 dicembre 2009

Il Baltico-Adriatico si schiera accanto alle imprese

Il portale di Rinascita Balcanica sarà parzialmente chiuso, con la possibilità di sfogliare le notizie dell'Agenzia Balcani accedendo ad un'area riservata. Questo è l'inizio per lo sviluppo di una élite di aziende, che vogliono contribuire alla realizzazione dell'Osservatorio Italiano, ma anche di giovani studenti o neolaureati che vogliono creare una loro professionalità lavorando a progetti di internazionalizzazione e di cooperazione transnazionale.

Come noto, a partire dal 1° dicembre, il portale di Rinascita Balcanica sarà parzialmente chiuso, con la possibilità di sfogliare le notizie dell'Agenzia Balcani accedendo ad un'area riservata. E' stata una decisione a lunga discussa ma fortemente voluta dalle aziende, dai giornalisti e da tutti coloro che contribuiscono a creare il progetto del Baltico-Adriatico, di cui Rinascita Balcanica, e lo stesso Osservatorio Italiano, fanno parte. Le imprese e tutti coloro che ci leggono da anni hanno creduto in questo progetto editoriale, perché fornisce un'informazione trasparente e molto vicina al reale contesto della regione dei Balcani, aiutando così a proteggere ed incrementare gli investimenti transnazionali. Esso infatti sostiene la cooperazione ma anche la comunicazione tra le due regioni europee, andando a colmare un vuoto e spesso la disinformazione che la guerra e l'isolamento hanno creato. Ora i Balcani sono vicini all'Europa, e così quel progetto "ambizioso e lontano" della Rinascita Balcanica sta diventando reale a tutti gli effetti, sia per noi che per i popoli di questa regione. Viste le nuove esigenze di espansione e di sviluppo di questo progetto, è ora necessario creare una vera e propria "agenzia di informazione" che sia davvero al fianco delle imprese con maggiore professionalità. Tutto ciò che vedete è stato creato sino ad oggi con autentico lavoro e sacrificio, e con i soli contributi delle imprese che hanno visto in noi un punto di riferimento ed una porta sui Balcani a cui accedere con molta facilità. Per il resto, questo portale non ha avuto finanziamenti da istituzioni, ed è il frutto dell'iniziativa di un gruppo di ricercatori e professionisti nato in seno alla Etleboro ONG.





Per tale motivo, vi sono state delle difficoltà, derivanti anche da una sorta di "embargo" a cui hanno sottoposto questa struttura perché troppo efficiente rispetto ad altre realtà ben più grandi e pagate profumatamente. Allo stesso tempo, le nostre informazioni sono state spesso copiate, senza mai menzionare la fonte, allo scopo di lucrarvi sopra. Da tale pratica "poco professionale", ma purtroppo diffusa tra i media italiani, sono nati tanti piccoli progetti, mensili e riviste che hanno elegantemente "rivenduto" il nostro lavoro, nonostante già percepiscano dei contributi. Senza voler entrare nel merito della gestione dei fondi per l'editoria o della gestione delle informazioni con la citazione o meno della fonte, abbiamo deciso di fare un taglio netto, e mettere l'Agenzia Balcani a pagamento, nel nostro diritto d'iniziativa imprenditoriale. Questo sarà anche un modo per creare una élite di aziende, che vogliono contribuire alla realizzazione dell'Osservatorio Italiano, ma anche di giovani studenti o neolaureati che vogliono creare una loro professionalità lavorando a progetti di internazionalizzazione e di cooperazione transnazionale. Così, le nostre imprese potranno sentirsi in qualche modo protette e sostenute nella loro ricerca "intelligente" di nuove soluzioni per l'espansione del loro mercato. D'altro canto, sappiamo bene che il "made in Italy" sia il prodotto maggiormente falsificato all'estero, e che spesso non vengono sufficientemente valorizzate le loro capacità.

Dunque, noi continueremo ad informare ogni giorno le imprese che hanno investito in noi, perché è giusto che debbano essere informate su quello che succede. Il pagamento di un abbonamento non cambierà certamente la vita di queste imprese, perché l'accesso a questa informazione non è irraggiungibile o gravoso. Di fatti, abbiamo deciso di fornire varie tipologie di servizi, differenziate a seconda delle esigenze di ognuno dei nostri lettori. Accanto a Regioni, Comuni e Camere di Commercio, vi sarà un'informazione per centri di ricerca e università, per professionisti, quotidiani e e media. Cercheremo di produrre dossier e rapporti di approfondimento, contribuiremo a sviluppare le informazioni di base per le riviste, nonché consulenze per iniziative di cooperazione ed in internazionalizzazione nella regione. Le imprese, invece, avranno la possibilità di ottenere, con un'unica soluzione di abbonamento, più servizi, in modo da venire incontro alle loro esigenze e bisogni. Per cui daremo sempre la nostra rassegna stampa dei quotidiani locali, selezionata anche sulla base di parole-chiavi o per singoli Paesi. Inoltre scriveremo per loro dei servizi giornalistici, delle interviste o dei reportage sulle loro attività e i loro prodotti. Esse avranno la massima visibilità all'interno dei 12 portali del Baltico-Adriatico, uno per Paese, in cui vedranno pubblicato il loro articolo nonché una pagina totalmente dedicata alla loro azienda. Esse avranno a disposizione una pagina elettronica in cui potranno descrivere brevemente la loro attività, fornire dati e contatti utili e pubblicare una presentazione dei prodotti offerti. Saranno inoltre inserite in una database che classifica le diverse attività economiche in categorie professionali e merceologiche. Alla fine, dovremmo realizzare con la vostra cooperazione una “camera di commercio virtuale” in cui ogni impresa potrà reperire agevolmente materie prime, prodotti, servizi e partner con cui comunicare, condividere esperienze e risorse. Speriamo così in una seria adesione a partecipazione di tutti coloro che amano le terre dei Balcani e soprattutto non si arrendono dinanzi alla crisi al disfattismo, perché credono nella forza dell'economia italiana e delle piccole imprese che la costituiscono.