Motore di ricerca

Visualizzazione post con etichetta rifiuti radioattivi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rifiuti radioattivi. Mostra tutti i post

23 novembre 2010

Una marea di rifiuti seppellisce la costa croata

Le centinaia di chilometri quadrati di rifiuti, che da sabato hanno sommerso la costa della penisola della Peljesac e il mare nel canale di Mljet, lunedì sono arrivate fino a Korcula, molto probabilmente provenienti dal porto albanese di Durazzo, o da quello di Valona, dove vengono scaricati in grandi quantità. Si presuppone che i rifiuti siano di origine albanese perché la maggior parte delle bottiglie di plastica galleggianti hanno le etichette scritte in albanese e le correnti marine che possono trasportare i rifiuti fino alla costa croata arrivano dall’Albania. Infatti la spazzatura è stata trasportata dalla corrente ciclonica dell’Adriatico orientale, che nel territorio di Dubrovnik si rigira verso le acque croate, e per mezzo del forte Jugo (vento che spira da sud), ha raggiunto le coste croate. Visto che tra i rifiuti si trovano una gran quantità di canne, si presuppone che una parte della spazzatura possa provenire dalla foce del fiume Bojana, in Montenegro.

Come dichiarato per il Jutarnji List, secondo l’oceanografo Ivica Vilibic, la spazzatura ha impiegato circa un mese per raggiungere la Croazia, trasportata dalla corrente ad una velocità tra i 10 e i 30 centimetri al secondo. Questa non è la prima volta che i rifiuti invadono la zona di Mljet e della Peljesac, ma raramente ciò era avvenuto con tali quantità. Nenad Smodlaka, direttore del Centro di ricerca marina dell’Istituto “Rudjer Boskovic”, ricorda che, senza considerare il brutto impatto visivo di tutte queste tonnellate di spazzatura, questa non causerà danni maggiori alla vita nell’Adriatico. L'Agenzia per la protezione e il soccorso ieri ha avvertito i cittadini di non ripulire autonomamente le zone con i rifiuti per possibili ripercussioni sulla salute. “Le enormi quantità di rifiuti non rappresentano un pericolo immediato per la flora e la fauna della penisola, piuttosto si tratta di inquinamento delle spiagge, della cui rimozione sono responsabili i comuni locali. Non sappiamo ancora quanta sia la superficie coperta dai rifiuti, e l’intervento è complicato anche dalla dispersione spaziale della spazzatura”, ha dichiarato il governatore della Contea Nikola Dobroslavic.

Tomislav Jurjevic, sindaco del territorio comunale che amministrativamente appartiene a Trstenjak na Peljescu, con lo sguardo fisso sui cadaveri galleggianti dice di non aver mai visto in vita sua un incidente del genere e una tale quantità di spazzatura. “La pulizia inizierà non appena le condizioni atmosferiche lo permetteranno, al più tardi martedì”. “L’ufficio veterinario fornirà le istruzioni su come procedere. La pulizia sarà avviata dagli addetti comunali quando riceveranno le sufficienti istruzioni, perché si dovrà tener conto anche della loro sicurezza, perché ci sono siringhe e rifiuti ospedalieri”, ha dichiarato il sindaco del comune di Orebic. “Questo è terribile, i cittadini sono indignati e sorpresi. Ci serve aiuto”, ha concluso. I cittadini sono stati avvertiti di non toccare i rifiuti perché potenzialmente pericolosi.

Oltre ai rifiuti un’ulteriore preoccupazione per la pulizia dell’Adriatico è stata provocata dalle affermazioni del giornalista italiano Gianni Lannes direttore di Italiaterranostra.it , che a “Glas Istre” ha detto che in Serbia e in Kosovo sono in corso operazioni dell’aviazione NATO e i piloti, di ritorno alle basi, scaricano bombe e missili nell’Adriatico, nelle acque interne dell’Italia e della Croazia. Secondo lui la NATO mente quando afferma che nell’Adriatico ci sono cinque zone in cui si scaricano le bombe inutilizzate. Egli afferma che le zone siano 24 e si estendano da Trieste, quindi dal nord fino al sud, fino a Santa Maria di Leuca, città davanti alle porte di Otranto. La NATO in seguito a forti pressioni mediatiche ha ammesso che nel 1999 nell’Adriatico sono state scaricate bombe a grappolo, ma che la maggior parte di queste sono state successivamente recuperate. Dalla NATO affermano che le bombe sono state gettate in acque internazionali. Lannes sostiene che le bombe abbiano drasticamente inquinato l’Adriatico. “Sul fondale davanti alla costa pesarese, una cinquantina di miglia dalla costa istriana, si trova un enorme arsenale della seconda guerra mondiale e della missione militare NATO del 1999. La concentrazione di iprite, fosforo e degli altri veleni chimici è spaventosa, mentre le bombe sono soggette ai cambiamenti delle correnti marine. Si tratta di un arsenale mobile di morte”, ha detto Lannes.

04 febbraio 2009

Rifiuti radioattivi nei laghi della Erzegovina?


I servizi segreti bosniaci hanno scoperto da anni un traffico di scorie e materiali radioattivi organizzato dalle truppe di pace francesi appartenenti alla missione di pace Nato in Bosnia-Erzegovina. Attraverso le missioni IFOR e SFOR la NATO "esportava" grandi quantità di rifiuti radioattivi, che venivano poi gettati nei laghi della Erzegovina. A renderlo noto è il quotidiano croato Vecernji list, che fa una prima ricostruzione degli eventi che hanno portato all’organizzazione di un vero e proprio traffico di materiali radioattivi nella Bosnia.

La Bosnia Erzegovina è disseminata di scorie radioattive. Viene così alla luce uno dei segreti più pericolosi sullo smaltimento dei rifiuti radioattivi, che le guerre balcaniche e lo stesso Trattato di Dayton hanno occultato negli anni. A renderlo noto è il quotidiano croato Vecernji list, che fa una prima ricostruzione degli eventi che hanno portato all’organizzazione di un vero e proprio traffico di materiali radioattivi nella Bosnia. Dopo la scoperta di depositi radioattivi che si trovavano anni prima della guerra nel palazzo dell’attuale Parlamento della Bosnia ed Erzegovina, nonché ad Hadzici e Han Pijesak come risultato del bombardamento ad uranio impoverito della NATO, sono state individuate "abbastanza casualmente" altri siti di stoccaggio a Zenica e in altri luoghi della Bosnia. Tuttavia, osserva il Vecernji, questi sono molto più che incidenti. I servizi segreti bosniaci sembra abbiano scoperto anni fa un traffico di scorie e materiali radioattivi organizzato dalla stessa missione di pace Nato in Bosnia-Erzegovina, attraverso la quale la Francia "esportava" grandi quantità di rifiuti radioattivi, che venivano poi gettati nei laghi della Erzegovina.

Il quotidiano spiega che "il segreto di Stato dei rifiuti radioattivi" comincia con la firma degli Accordi di Dayton, quando la Erzegovina diventa un settore della divisione multinazionale sud-est, sotto il comando dell'esercito francese. È qui che la Francia ha la brillante idea di trovare una comoda soluzione al suo annoso problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi prodotti dalla sua industria nucleare, che spesso si presta ad essere oggetto di "tratte" illecite verso i Paesi del Sud-Est Europeo. Così dal momento dell'arrivo della IFOR in Bosnia Erzegovina, e negli anni successivi, viene attivata nella regione della Erzegovina l'unità speciale dell'esercito francese per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi, composto solo da agenti di origine Maori provenienti dalla Polinesia francese e dalla Nuova Zelanda. Occultando i trasferimenti di materiali nelle missioni di pace IFOR e SFOR, gli agenti francesi facevano sbarcare le navi contenenti rifiuti radioattivi nel porto montenegrino di Bar, per poi trasportare il carico scortato con un sproporzionato contingente francese sino a Stoca, dove i container con i rifiuti venivano riempiti con colate di cemento. Secondo alcune testimonianze dei servizi di intelligence bosniaca, i blocchi cementati venivano gettati con degli elicotteri in tre laghi della Erzegovina, ossia Busko, Ramsko e Jablanicko. Le forze francesi, in questo modo, hanno occultato nella Bosnia centinaia di blocchi, come testimoniato dalla popolazione del luogo che assisteva nel cuore della notte a continui voli a bassa quota di elicotteri che sganciavano poi il materiale. Anche i pescatori conoscevano bene che i tre laghi erano diventati una vera e propria discarica, ed era meglio non andare a pescare in quelle acque inquinate.Le zone di stoccaggio venivano ampiamente selezionate, depositando i blocchi in fondali di grande profondità con adeguate attrezzature.

Come descrive un ex membro del SIS (Security-Information Services), e in seguito a un FOSS (Servizio federale di sicurezza e intelligence), è stata pianificata una grande operazione segreta di smaltimento di rifiuti radioattivi. Gli stessi servizi di intelligence hanno scoperto questa operazione, ma l’intervento della politica ha evitato che la comunità internazionale fosse travolta da uno scandalo definendo così "illegale" la presenza della IFOR e SFOR. Il dramma post-bellico, la guerra e l'esilio, l'indifferenza e la stessa paura delle autorità locali e dell'aeroporto internazionale, hanno trasformato questi tre laghi della Erzegovina in una discarica mortale. Ed è così che la storia del materiale radioattivo in Bosnia-Erzegovina è divenuto un "segreto di Stato", in quanto tutti i tentativi degli ex funzionari della intelligence sono stati vanificati di volta in volta, nonostante tutti fossero a conoscenza dell'esistenza del problema del traffico di materiali radioattivi verso i Balcani. Solo pochi mesi fa l'acciaio radioattivo scoperto dalla polizia italiana venne individuato in Croazia, che forse è divenuta destinazione delle scorie trovato in Somalia sotto il controllo della criminalità organizzata che gestisce i grandi traffici del Mediterraneo. Centinaia di tonnellate di munizioni ad uranio impoverito e ora blocchi di scorie nucleari, hanno inquinato le terre della Bosnia-Erzegovina, e nessun governo pagherà mai per questo dramma.