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22 maggio 2008

La nuova inflazione


La guerra delle risorse, la corsa ad accaparrarsele, è cominciata e caratterizzerà il futuro : è la nuova inflazione, che esce fuori dagli schemi tradizionali che usano ancora economisti e banchieri centrali. E’ una bestia nuova, signori e signore.

Il petrolio ha chiuso sopra 126: la più importante commodity del mondo ha ora messo a segno un rialzo di oltre il 30% da inizio anno e si è raddoppiata negli ultimi 12 mesi. Va tenuto presente inoltre che per dieci anni dal 1996 al 2005 il petrolio ha quotato in media meno di 30 dollari. Siamo quindi 4 volte quel livello, e la corsa non accenna a fermarsi, manovre come quella della scorsa settimana che lo aveva riportato a 110 falliscono miseramente.
Non credo sia una coincidenza che il + 30% di quest’anno sia esattamente uguale all’incremento registrato nello stesso periodo dalle riserve valutarie internazionali arrivate a quota 6,8 trilioni di dollari. Negli ultimi 4 anni e mezzo, le riserve ufficiali sono cresciute di quasi 4 trilioni cioè il 138%. Quelle cinesi si sono quadruplicate arrivando a 1,7 trilioni; quelle indiane si sono triplicate a 300 miliardi; quelle brasiliane quadruplicate a 190 miliardi; quelle russe sestuplicate a 500 miliardi (mezzo trilione), stesso livello raggiunto da quelle OPEC. Insomma è chiaro. Il mondo è immerso in un diluvio senza precedenti di liquidità in eccesso, che garantisce una pressione crescente sulle risorse materiali critiche.

La domanda è : fino a quanto saranno disposti a pagare per procurarsi le quantità di cibo ed energia necessarie alle proprie economie e popolazioni, le varie Cina, India, Russia, ed Asia?
La risposta ovvia è "che non possiamo saperlo", ma il mercato si sta sempre più rendendo conto che le enormi e crescenti riserve valutarie assicurano un altrettanto enorme potere d’acquisto. La guerra delle risorse, la corsa ad accaparrarsele, è cominciata e caratterizzerà il futuro : è la nuova inflazione, che esce fuori dagli schemi tradizionali che usano ancora economisti e banchieri centrali. E’ una bestia nuova, signori e signore.

Il CRB Commodities index ha chiuso la settimana a un nuovo record storico (+37 % in un anno); il Goldman Sachs Commodities index, altro nuovo record storico, segna il + 68% negli ultimi 12 mesi. Durante gli ultimi 12 mesi: soia + 85%, mais + 72%, grano + 68%. Analoghi gli incrementi per acciaio, ferro e simili. Benzina +40%, gas naturale +50% olio per riscaldamento +90%. Nel frattempo il Baltic Dry Index, il costo del trasporto navale delle commodities, è tornato sopra quota 10 mila, tornando a puntare al record di 11 mila raggiunto a novembre 2007.

Le recenti disperate misure capitalcomuniste assicurano altra enorme inflazione in futuro, perchè garantiscono altro deficit Americano e dunque altra proliferazione di riserve in dollari nel resto del mondo. Ma non solo Cina, India, Russia, OPEC e gli altri continueranno ad usare tali riserve, bensì anche la speculazione a leva e gli SWF rimanendo pieni di liquidità sempre più si orienteranno sui mercati delle materie prime, anche a scapito dei tradizionali investimenti cartacei, azioni incluse.

Viene in mente la crisi asiatica del 1996/97: la speculazione si accanì nel cercare facili profitti dal collasso delle varie monete( baht, rupiah, ringgit, won). Ricordo a quel tempo come i politici asiatici si scagliavano contro gli speculatori che ingrassavano mentre le loro popolazioni soffrivano la devastazione economica e finanziaria: parole al vetriolo contro gli hedge funds. Ma la realtà era che i politici locali e i loro sistemi in crisi non potevano nulla contro la forza del mercato finanziario a leva, potentemente alimentato da Greenspan e soci. Anche oggi non possono nulla. Certo, l’impennata del cibo e dell’energia provoca rivolte sociali, così come a quell’epoca. Il capo dell’ Asian Development Bank questa settimana ha avvisato che miliardi di poveri verranno tragicamente colpiti; la cosiddetta fame silenziosa, si è messa ad urlare: i prezzi del riso sono saliti di un altro 7% dopo essersi raddoppiati nell’ultimo anno. In tutta l’Asia i politici stanno cercando di reagire a questa crisi alimentare, mettendo divieti all’export, etc. ; e man mano che la crisi avanzerà le risposte adottate e le varie reazioni avranno un influenza decisiva sullo scenario inflazionistico ed economico globale. Ed è paradossale che proprio coloro che hanno prodotto il disinflazionamento degli anni 90, offrendo lavoro a prezzi infimi, subiscano adesso la più violenta delle inflazioni, quella alimentare. L’Occidente, ancora satollo, se ne infischia, ma invece farebbe bene a preoccuparsene: è la plebaglia costretta alla fame che taglia le teste dei ricchi, ci ricorda la Storia.

In risposta alle proteste popolari l’India ha sospeso il trading sui futures nelle commodities, ha eliminato i dazi all’import, ha vietato l’export, sta studiando forme di blocco dei prezzi.
Cina, Filippine, Tailandia, Malesia e Vietnam stanno cercando di accaparrarsi quante più scorte possibili, usando le loro enormi riserve valutarie (soprattutto la Cina). Si può facilmente scommettere che questa nuova inflazione alimentare ed energetica, avrà ramificazioni geopolitiche e commerciali molto importanti, ma l’occidente finanziario pensa solo a come far fare nuovi mutui ipotecari. Non ci può essere contrasto più stridente, manca solo Maria Antonietta che proponga di dare brioches agli asiatici.

Siamo appena agli albori di un disastro epocale, che non arriva a causa del destino cinico e baro, ma esclusivamente a causa di errori economici e finanziari, a loro volta dovuti all’eccesso di avidità ed ingordigia di una minoranza esigua.
La ridistribuzione della ricchezza è un aspetto inerente alle bolle creditizie, e andrà aumentando durante la nuova inflazione. Per cui saranno inevitabili vari gradi di disordini e rivolte. Era tutto facilmente prevedibile, e mi posso permettere di dirlo, visto che l’avevo previsto da anni, e non mi sento un genio. Era facile, perché ovvio, evidente. Eppure adesso pare caschino tutti dalle nuvole: e che sofferenza dover ascoltare i banchieri centrali, gli autori materiali del disastro, "avvisarci" che ci sono questi problemi.

L’estrema incertezza circa l’evoluzione dei prezzi e la disponibilità delle risorse critiche, impatterà tutto il mondo industriale anche nella nicchia ricca del globo, quella occidentale. Per molti, i sistemi di produzione "just in time" con scorte tenute ai minimi per massimizzare i profitti, diverranno un ricordo del passato. In particolare ci si può aspettare crisi settoriali notevoli, a cominciare dai trasporti (paradossalmente per ora ai massimi azionari). E le coperture con i famosi derivati diverranno sempre più difficili e costose. La psicologia cambierà profondamente, e le ramificazioni della nuova inflazione saranno notevoli.

Quando la bolla creditizia produsse la bolla tecnologica ad inizio millennio, gli effetti inflazionistici furono contenuti nel settore, reale e finanziario: certo, si creò un enorme aumento artificiale di domanda , ma vi era anche la capacità produttiva per soddisfarla, e andò a finire che si produsse, tanto per fare solo un esempio, 10 volte la fibra ottica necessaria. Si parlò di miracolo produttivo, ma era una delle tante cretinate. Quando poi la superbolla creditizia, rinforzata all’estremo proprio per contrastare lo scoppio dei tecno, produsse la bolla immobiliar ipotecaria, anche lì Wally poteva comunque creare trilioni di nuovi titoli, e i costruttori milioni di nuove case, anche se inutili e sovrabbondanti.

Ma adesso la nuova inflazione è un'altra cosa, perché questa volta la superbolla creditizia, appena rinforzata per contrastare lo scoppio di quella immobiliare, produce la bolla delle commodities che a differenza dei tecno e delle case, non si possono produrre a piacimento. Vi sono vincoli naturali, ineludibili. E la tragedia che ne seguirà, appena agli albori, stavolta non colpirà solo un po’ di azionisti occidentali, o un po’ di proprietari di case americani : è la gran maggioranza della popolazione mondiale che ne verrà duramente colpita.

Stavolta non è solo la finanza di wally ad essere in ballo, e siamo ben al di fuori del controllo delle banche centrali, che oltretutto stanno facendo esattamente l’opposto di quello che dovrebbero fare, pur di salvare i loro amici bancari. E stavolta non ci sarà nessun effetto ricchezza derivante dall’artificiale pompaggio dei prezzi delle azioni e degli assets, come in passato. Piuttosto ci sono e ci saranno effetti povertà a cascata derivanti dall’impennata degli alimenti e dell’energia, oltre che delle altre materie prime.

Negli USA questo avviene mentre ancora è in pieno corso il crollo dei prezzi immobiliari, ed il tutto non può non deprimere la fiducia dei consumatori a differenza delle bolle del passato che la galvanizzavano. Inoltre la nuova inflazione destabilizza e mette in crisi anche molte imprese, oltre a mettere in ginocchio tante municipalità e governi locali e nazionali i cui squilibri fiscali non potranno che aumentare.

Soprattutto, più saliranno i prezzi delle commodities più aumenterà la domanda della Cina, dell’ India, dell’ Asia e del Medio oriente, e più problematici saranno i colli di bottiglia all’offerta: non ci sarà alchimia finanziaria che potrà sanare questo squilibrio tra domanda ed offerta. Anzi la nuova inflazione renderà inutili i pompaggi creditizi addizionali, i vari pacchetti di stimolo, i vari deficit fiscali statali crescenti, e tutta la congerie di vari indebitamenti: se li mangerà in termini reali. Ci saranno una massa di meccanismi, processi, dinamiche, che tenderanno a "monetizzare" la nuova inflazione; e a differenza dei precedenti episodi inflazionistici, si produrranno ampi effetti secondari (indicizzazioni, etc.). La nuova inflazione produrrà solo altra e più grande inflazione.