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16 giugno 2014

Caso Dalmatinka: Necessaria ora commissione di inchiesta

Trieste - Le vicende processuali legate al caso della Dalmatinka Nova stanno gradualmente confermando le ragioni e le argomentazioni degli imprenditori italiani, che hanno visto danneggiare la propria immagine e il proprio patrimonio a causa di un meccanismo di 'truffa' posta in essere dalle autorità croate. I primi risultati, giunti dalla perizia ordinata dal Giudice del Tribunale di Spalato, cominciano a riconoscere ai F.lli Ladini una parte delle rivendicazioni richieste (si veda Perizia del tribunale conferma ragioni dei Ladini). "L'esito del processo porterà alla luce le gravi colpe di negligenza ed omissione di chi doveva tutelare gli interessi dei cittadini italiani e garantire il rispetto degli accordi sottoscritti, sia privati che interstatali. Non si potrà escludere, a questo punto, ogni misura volta a chiarire le responsabilità dei funzionari sia croati che italiani, i quali dovranno rispondere per i danni di immagine e il pregiudizio materiale subito dai F.lli Ladini". Questo quanto affermato da Michele Altamura, direttore dell'Osservatorio Italiano, che ricorda come, nonostante siano state presentate un'interrogazione parlamentare nonché una petizione presso il Parlamento Europeo, non vi è stato in seguito alcun intervento in difesa degli imprenditori italiani.

"L'Osservatorio Italiano chiederà la costituzione di una commissione di inchiesta perché si faccia luce sulle gravi omissioni dei funzionari competenti e il diffuso menefreghismo che aleggia nelle ambasciate - continua Altamura, aggiungendo -. Questa commissione deve servire soprattutto per stabilire chi ha percepito indebitamente uno stipendio senza adempiere al proprio dovere, e quindi non ha correttamente informato le autorità. Bisogna inoltre far luce su chi ha ottenuto i fondi per consulenze e studi, che hanno poi disinformato e non ha tutelato in maniera responsabile imprese e cittadini italiani. La malversazione dei fondi dei contribuenti italiani ed europei va accertata e sanzionata, a norma di legge", conclude Altamura. L'Osservatorio Italiano, soffermandosi sul precedente del caso della Dalmatinka, non indietreggerà sul problema dell'assenza di tutela delle imprese italiane che operano all'estero e si trovano costantemente dinanzi ad un muro di indifferenza, perpetrata da impiegati che si limitano al 'minimo sindacale'. Sarà richiesta ad oltranza la costituzione di una commissione ad hoc operante all'estero, per stabilire cosa non funzioni nel sistema burocratico, individuando le singole responsabilità, al fine di intervenire su quelle lacune che hanno dato origine, nel tempo, ad una lunga serie di casi di saccheggi e di abusi verso le imprese italiane.

11 giugno 2014

Dopo disfatta in Siria i jihadisti dell'ISIS invadono l'Iraq

Bagdad - I membri dell'esercito regolare dell'Iraq hanno lasciato le loro postazioni nella città di Mosul, dinanzi all'avanzata dello «Stato Islamico dell'Iraq e del Levante» (ISIS). Dopo la guerra, questa è la prima volta che l'Iraq perde il controllo di una delle sue province. Centinaia di ribelli legati ai jihadisti dell'ISIS  hanno preso le province di Ninive e Salahuddin, con una grave battuta d'arresto per il Governo. In Iraq, i jihadisti già controllano Falluja e diverse aree della provincia occidentale di Al Anbar, della Regione di Ninive.  L'ISIS, nei suoi comunicati diramati sui socialnetwork, ha affermato di aver sequestrato armi e mezzi dell'esercito in fuga. Prima dell'alba, centinaia di uomini armati hanno lanciato un attacco a Mosul contro l'esercito e la polizia. Hanno preso il controllo della sede del governatore, delle carceri e della televisione, annunciando attraverso gli altoparlanti delle moschee che sono lì per liberare la città. I combattenti della Jihad hanno preso il controllo anche di due aree della provincia di Salahuddin, a nord di Baghdad. I ribelli hanno occupato le regioni di Siniyah e Suleiman Bek, dopo il ritiro delle forze di sicurezza, come confermato il generale dell'esercito e un funzionario locale. 

Questa l'amara conseguenza dell'impatto del ripiegamento sui territori limitrofi dell'armata  di ribelli cacciata dall'esercito siriano. Nei territori iracheni si sono nel tempo assembrati gruppi di jihadisti, che hanno quindi creato qui le loro basi logistiche, prima di entrare sul territorio siriano. La loro presenza ha destabilizzato del tutto la situazione interna dell'Iraq, dove le lotte politiche hanno subito le tensioni tra sciiti e sunniti. Ricordiamo che il Primo Ministro uscente e capo dell'esercito Nouri al-Maliki, aderente alla corrente sciita, e accusato dai sunniti di essere un "dittatore" non è ancora intervenuto dopo l'intensificarsi degli attacchi. 
 


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04 giugno 2014

Caso Dalmatinka: Perizia del tribunale conferma ragioni dei Ladini

Trieste - E' stata finalmente depositata la perizia giudiziaria ordinata dal Giudice del Tribunale di Spalato, per la verifica e il controllo del credito vantato da La Distributrice Srl e La Distributrice Investments Srl relativo alle forniture di merci alla Dalmatinka Nova per il totale di circa 6,5 milioni di euro. Le forniture e il credito sono stati invece negati in occasione dell’apertura del fallimento illegale nel luglio del 2009 dall'allora Giudice Ivan Basic, come pure dai curatori fallimentari e dal Ministero delle Finanze croato, nonostante la presentazione dei documenti doganali croati che comprovavano le avvenute forniture. La negazione dei legittimi diritti dei fratelli Ladini e i continui boicottaggi hanno portato al mancato inserimento di La Distributrice Srl e La Distributrice Investments Srl nel comitato dei creditori della Dalmatinka Nova impedendo così qualsiasi controllo sull’operato del fallimento.

La perizia giudiziaria conferma in maniera inequivocabile la fondatezza della richiesta di risarcimento per le merci spedite degli imprenditori Ladini, e danno un elemento fondamentale per dimostrare l’avvenuto saccheggio dell'investimento italiano nell'azienda tessile della Dalmatinka che ha provocato danni ai fratelli Ladini per decine di milioni di Euro. Questo l'esito entusiastico della dura lotta giudiziaria portata avanti ad oltranza dai Ladini per circa 5 anni, depositando denunce e ricorsi presso le Corti e gli organi istituzionali di Italia, Croazia e Unione Europea, nonostante non abbiano avuto il totale sostegno da parte dei funzionari italiani. Quello dei Ladini è stato un cammino difficile, incontrando spesso opposizioni e critiche, sia da parte delle istituzioni croate che italiane. Su quest'ultime ricadono molte responsabilità, come quella di non aver riconosciuto l'applicazione della Convenzione italo-croata per la tutela degli investimento, e di non aver riposto una consolidata fiducia nelle legittime ragioni dell'azienda italiana, spesso messe in dubbio o persino negate.

Al contrario, la perizia ordinata dal giudice Vukovic di Spalato, che fa riferimento solo alle merci fornite, conferma l'esistenza di un danno di circa 6 milioni di euro agli imprenditori italiani. Decisivo è stato l'intervento richiesto dai F.lli Ladini del Presidente croato Ivo Josipovic, che ha mediato in maniera attiva alla risoluzione di un caso così controverso. Si attende ora la sentenza del giudice per il risarcimento dei primi 6 milioni, per il quale si spera nel raggiungimento di un accordo risolutivo, per poi passare al deposito della perizia per le forniture de La Distributrice Investments Srl (pari a circa 500 mila euro). Dovrà essere confermato anche il risarcimento dell’investimento per la perdita della fabbrica e dei macchinari valutati in decine di milioni di Euro (circa 22 milioni).  Senza dubbio si avvicina l'archiviazione di un caso che ha rivelato, ancora una volta, l'incapacità delle istituzioni italiane di far valere le proprie ragioni, nonostante sia comprovate da Convenzioni e protocolli, nonché da prove materiali e valide argomentazioni.