Motore di ricerca

22 ottobre 2010

Seenet 2 : il Potere dei Buoni

Nonostante alcuni media comincino a diramare notizie sui progressi del progetto del Seenet 2, non vi sono ancora dati certi sul costo del singolo progetto associato alla realizzazione della "rete trans locale per la cooperazione tra Italia e Sud Est Europa". Non è ancora pervenuta alcuna risposta alla richiesta dell'Osservatorio Italiano rivolta alla Regione Toscana e alla Cooperazione Italiana di conoscere i costi associati ad ogni modulo del progetto, in relazione al massiccio impiego di fondi pubblici. "E' vergognoso come la Regione Toscana e la Cooperazione Italiana si nascondano dietro le procedure burocratiche e con un assoluto silenzio - afferma Michele Altamura, Direttore dell'Osservatorio Italiano - questa è la nostra Italietta, fatta di impiegati frustrati e da un esercito di 'consulenti del copia e incolla'. Il Seenet 2 è un'opera colossale inconsistente ed inconcludente", aggiunge. Infatti, da quanto si è appreso leggendo tra le righe dei pochi articoli diramati sulle agenzie locali, è possibile ipotizzare un costo per ogni modulo di circa 100 mila euro, e considerando che il Seenet 2 conta 47 progetti, allora in totale vi potrebbe essere una spesa di 5 milioni di euro circa. "Per arrivare agli 11 milioni annunciati ce n'è di strada da fare - osserva Altamura, aggiungendo - mi chiedo così dove vadano a finire gli altri. Questo è il Potere dei buoni, costruito sulle frustrazioni e rivolto all'umanitarismo con i soldi degli italiani, come ci ricordano le parole di Giorgio Gaber. Questi sono i nostri eroi, i soldati dell'integrazione, che 'opere di bene' e si sentono rivoluzionari alle spese degli italiani. Finchè la Cooperazione Italiana non risponderà alle nostre domande, con la stessa serietà con cui lo Stato chiede alle imprese di pagare le tasse, noi saremo inflessibili e continueremo a batterci per la trasparenza", conclude Altamura.

21 ottobre 2010

Dossier Hypo Bank: denaro, armi e bordelli

Il labirinto delle transazioni illecite della Hypo Alpe Adria Bank e i suoi clienti è parte di una storia molto più grande, che oltrepassa i confini dello stato austriaco entrando in uno scenario internazionale. La vicenda, su cui si indaga da anni, sta rivelando pezzo per pezzo il grande mosaico della mappa della criminalità organizzata internazionale. Ognuno con il proprio tassello ha contribuito a disegnare l'immagine che i soldi sporchi hanno eliminato senza limiti le barriere statali, nonché quelle delle sfere politiche e personali. L'indagine che da anni porta avanti il giornalista investigativo croato, Domagoj Maretic, insieme ad un gruppo di analisti del portale Necenzurirano.com, documentando fatti ed eventi, mostra come negli anni '90 la Hypo Alpe Adria Bank dà inizio in Austria ad un grande progetto di alta finanza. Allora, non avendo filiali o società figlie, Hypo Bank concentra nella sede di Klagenfurt il centro degli affari, dove saranno individuati i progetti dei grandi investimenti che la banca poteva finanziare. Nel tempo si è dimostrato che i beneficiari di tali progetti erano molto vicini ai circoli politici, soprattutto del partito HDZ, tra cui l'allora Vice Ministro degli esteri croato Ivo Sanader, poi divenuto Premier. Una ricerca che è costata a Margetic la sua libertà professionale e personale, subendo ripetuti attacchi che hanno messo più volte in pericolo la sua vita. Dopo l'attentato dinamitardo, a causa della pubblicazione sul suo sito web dell'elenco di nomi dei criminali di guerra, e la rivelazione in esclusiva delle aziende coinvolte in operazioni sospette con Hypo Bank, Margetic si nasconde.

Croazia e Ivo Sanader, fiduciario di Hypo Bank. Nel suo dossier di centinaia di pagine realizzato negli anni si possono leggere i nomi dei più alti vertici della politica croata. Oltre Ivo Sanader appaiono i nomi del Ministro degli Esteri negli anni '90, Mate Granic e Bozo Prka, Ministro delle Finanze. Il denaro investito nelle due banche croate Hypo banka e Slavonska banka sono confluiti nei conti correnti della Hypo Bank Austria, offrendo la possibilità di effettuare altri investimenti in Croazia e fornire altri crediti al Governo croato. Così comincia l'operazione di riciclaggio dei propri “soldi croati” attraverso i conti correnti segreti presso la Hypo Banka di Klagenfurt. L'indagine di Margetic sulla collusione della classe dirigenziale croata e il cosiddetto Dossier Hypo costituiva un segreto della “massima importanza", per divenire in questi ultimi mesi uno scandalo di dimensioni transnazionali, abbracciando tutta l'area del Sud Est Europa. Quando Margetic offrì al Parlamento austriaco il Dossier, i vertici della classe politica negarono ogni cosa, ma uno squarcio ormai era stato aperto. Fino a quando il Governo croato prendeva crediti, usati sulla carta per l'acquisto dei palazzi delle ambasciate e dei consolati in tutto il mondo - su cui Sanader, Granic e Prka ottenevano una commissione - tutto andava bene. Subito dopo, subentra l'operazione di riciclaggio tramite la Slavonska banka d.d.Osijek. Per anni il Pubblico Ministero Mladen Bajic non si è detto interessato al Dossier Hypo, lasciando così spazio per le operazioni illecite, dove il denaro viaggiava tramite le banche madre e figlie, ma sempre nel circolo chiuso di Hypo Group.

Progetto Fokus. Il Consiglio di Amministrazione della Hypo Group Alpe Adria nel 2009 ordinò segretamente la redazione di un'analisi del portafoglio clienti alla società di revisione PricewaterhouseCoopers (PWC) di Monaco(Germania), per analizzare tutti i crediti sospetti e il rischio di insolvenza, da cui prevedere tutte le possibili perdite. Il gruppo di lavoro guidato da Jurgen Breisch e Sven Hauke, hanno presentato un rapporto di 219 pagine con un elenco di tutti i crediti di Hypo Group a rischio, concesse a imprese, persone giuridiche e fisiche in Austria, Germania, Slovenia, Italia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia, Bulgaria ed Ucraina. Viene così dimostrato che fino al 2009, tramite varie operazioni, Hypo Group ha emesso crediti per 37,7 miliardi di euro, la maggior parte dei quali di massimo rischio, che alla fine hanno portato al collasso finanziario la Hypo Alpe Adria Group. La HB certamente non aveva i 'propri' 37.7 miliardi di euro, ma una delle domande cruciali è sicuramente quale sia stata l'origine dei soldi. Il rapporto Fokus è sicuramente il documento più significativo per tracciare il percorso dei crediti tramite Hypo Group, e giungere sino ai clienti finali con l'emissione di conti correnti segreti dei fiduciari che godevano di contratti con Hypo Group, che erano veri proprietari dei mezzi finanziari e loro fiduciari.


Lista dei crediti sospetti concessi da HB

Hypo Group e i Balcani. Dal progetto Fokus si scopre il legame tra il Gruppo bancario e i nuovi stati balcanici, nato nei primi anni '90, grazie alla forte interconnessione tra élite politica e finanziaria. La guerra era senz'altro un` ottima occasione per finanziare i “regni indipendenti”, quando nascono le prime forme di criminalità organizzata nei Balcani. La Hypo Bank è stata anche la fonte finanziaria per i Paesi nella fase di transizione dopo la frantumazione della Repubblica Socialista Federazione della Jugoslavia (SFRJ). In Bosnia sono ora sotto indagine 24 aziende per i prestiti sospetti di Hypo. I rappresentanti della banca si sono recati in visita nel mese scorso per “fare i conti” nelle varie filiali di Hypo in Bosnia, ma ancora non sono trapelate informazioni circa il coinvolgimento dei vertici politici in uno scandalo internazionale. Stesso destino colpisce la Serbia, dove appare il nome del narco-trafficante Darko Saric, che ha riciclato più di 100 milioni di euro, derivanti dal tra ffico di armi e di droga. Viene citata anche l'holding “Delta Real Estate” per i finanziamenti del quartiere belgradese “Belvill”, oltre ad una miriade di imprese che sembra abbiano ottenuto prestiti sospetti e non verificati. In Slovenia sono sotto indagine le aziende legate al partito liberaldemocratico (LDS) stanziati per il rinnovamento interno dei vertici.

Hypo Bank: liste di crediti sospetti vere ed esatte
Nel corso del processo presso il Tribunale distrettuale di Zagabria nei confronti del giornalista investigativo, Domagoj Margetic,compare una dichiarazione con cui la Hypo Alpe Adria Bank d.d. Zagreb conferma la veridicità delle liste dei crediti sospetti pubblicate "I dati pubblicati sul suo sito nell'articolo "La vicenda Hypo: in esclusiva l'elenco di entità a cui sono stati concessi prestiti sospetti, sono veri ed esatti", precisa il documento firmato da Markus Ferstl e Ivo Bilic, rispettivamente Presidente e membro del Consiglio di Amministrazione del CdA Hypo Adria Bank d.d. Zagreb.

Indagine della CIA. A tutta questa storia sembra siano interessate anche le agenzie di intelligence dei vari Paesi tra cui la tedesca BND e le statunitensi CIA e FBI. Michael J. Morel, Vice direttore della CIA, poco tempo fa si è recato in visita a Vienna: la sua permanenza dura solo poche ore, ma dopo si scopre che lo scopo era avere informazioni sul caso Hypo. Nei primi momenti nessuno ha voluto confermare tale indiscrezione, affermando che si trovasse in Austria per ragioni ben precise, relative alla rete terroristica di Al Qaeda in Europa. Dopo un paio di giorni Morel giunge con il suo fascicolo sul caso Hypo, che contiene la denuncia penale di Leopold Spitzbart contra Wolfgang Kulterer, Gunter Striedinger, Thomas Klaus Morgl, Željko Žužić, Marinko Paića, Andreas Binder e Heinz Truskaller. Dal documento si evince che in America esiste una denuncia contro Hypo Grop del valore di 350 miliardi di dollari per frodi bancarie organizzate . Hypo Group viene accusata di "associazione per delinquere, estorsione, frode, omissioni nel controllo e supervisione e grave negligenza, conflitto di interesse, lavoro in nero e controverso, disinformazione e disattenzione verso gli investitori, mancato rispetto degli obblighi di assistenza per il controllo dell'attività bancaria commerciale, grave violazione degli obblighi dei singoli soci e dei dipendenti di Hypo Group". Nei sei Paesi Europei e in America esistono numerosi processi contro Hypo Group del valore di più di 1.350.000.000,00 di dollari. Si scopre anche che Hypo Alpe Adria Bank possedeva almeno tre banche in America con i suoi conti correnti.

Traffico di armi. Il gruppo austriaco si è reso anche colpevole del riciclaggio del denaro per traffico di armi con i Paesi sotto embargo, tramite l'organizzazione del defunto Joerg Haider, attualmente ancora sotto inchiesta da parte dei vari servizi segreti. L'indagine riguarda Hypo Alpe Adria Bank e 12 Paesi (tra cui Germania, Italia, Balcani fino in Ucraina). Il Ministero delle Finanze (CIS) e il Ministero degli Interni austriaco (SOKO-Hypo) seguono insieme il caso con l'ex polizia di Stato (STAPO) e due servizi informativi militari Xhaa e Abvermart. Si parla di una collaborazione tra i partiti di ultradestra di Austria, Italia e Croazia, che hanno lavorato insieme con Libia, Siria ed Iraq, per organizzare il traffico di armi nei Balcani, in particolare in Bosnia, Sangiaccato e Kosovo, usando l'organizzazione “Z”, dalle iniziali del Generale Vladimir Zagorec, ed il grande commerciante di armi Abdul Monheim Jebara. Il triangolo Haider- Jebara-Zagorec si occupava del traffico illecito di armi avendo la copertura di servizi segreti BND e CIA. Come confermato, si trattava delle armi destinati ai “paesi terzi” che, tramite i Paesi delle “Alpi”, arrivavano a destinazione. Nel corso della missione militare NATO in Kosovo, i doganieri italiani fermano a Brindisi hanno interi convogli svizzeri di armi destinate a Kukes. La società di ”trasporto umanitario”, Madre Teresa, coprì la fornitura delle armi per il Kosovo. Allo stesso modo si trovarono 80 000 pistole in Iraq di marchio 'Glock', ossia della fabbrica dell'amico di Haider , Gaston Glock . In Afghanistan la missione ISAF scopre grandi quantità di armi provenienti dalla fabbrica Hirtenberger. In tutto questo, viene coinvolta la scena diplomatica di Austria, Svizzera, Germania, Croazia che finanziava il traffico delle armi con i soldi della Hypo Bank, dopodiché il denaro confluiva in 'investimenti privati' di “massima importanza per lo Stato”.

Bordelli e denaro. Nel “misterioso” castello vicino Klagenfurt, sede della filiale di Hypo, si incontravano oscuri clienti provenienti da Croazia ed Italia. Questo viene confermato anche dall'ex dirigente del settore finanziario di Hypo Bank, Kristian Raucher. La segreta filiale della banca era un vero e proprio bordello per i clienti oscuri: oggi si chiama “Babilon club” e rappresenta un bordello di lusso per clienti VIP . All'epoca il castello era una delle tappe per il denaro illecito che fluiva tra Croazia e Liechtenstein, trasportato in valigette nere.

Lo scandalo Hypo Group non è quindi una faccenda semplice che può essere scoperta in qualsiasi banca al mondo, ma è uno scandalo che potrebbe cambiare ed influire sulla politica dei Paesi coinvolti. Nasce negli anni '90 quando si disintegra una parte dell'Europa, ma viene scoperto negli ultimi mesi, quando comincia un'altra disintegrazione europea forse più forte di quella già vista. I finanziatori e trafficanti che si trovano sempre in circuiti di denaro, armi e bordelli, continuano a finanziare di nascosto i Governi fantoccio che servono per aprire altri “buchi neri” geostrategici, dove possono conservare il loro profitto. Poi, ad un certo punto cade il velo, per andare a nascondere fatti molto più importanti e manovrare la situazione della politica internazionale.

Biljana Vukicevic
in collaborazione con Necenzurirano.com di Domagoj Margetic

20 ottobre 2010

L'invasione non ortodossa

Mentre continuiamo ad indire conferenze ed incontri in atmosfere para-istituzionali, dall'estero ci invadono tramite una guerra silenziosa, la cybernetica. Le nostre aziende muoiono, scompaiono, il lavoro di 50 anni viene divorato dai debiti, mentre le associazioni di industriali si riorganizzano in nuove assemblee, per nascondere tra i numeri gli interessi di poche ed elette lobbies. Figli dei raccomandati del passato siedono sulle poltrone da 8 mila euro al mese che dovrebbero tutelare l'economia italiana: non bevono acqua troppo gassata, e neanche liscia, hanno la barca e appena si alzano sono già stanchi. I loro interlocutori sono le Ong, quelle piene di umanità,quelle dell'accoglienza e dell'integrazione, quelle che fanno parte del Potere dei Buoni "con i soldi degli Italiani". In realtà siamo in guerra, Signor Ministro Frattini,e lei non se n'è neanche accorto.

Non sono un disfattista,ma sono un figlio di emigranti, con una storia di anatocismo bancario, e conosco bene le vicissitudini del nostro Bel Paese degli ultimi trent'anni. La mia storia non è diversa da quelle di migliaia di famiglie e piccole imprese. Lei sa quante aziende Italiane sono state saccheggiate, Lei sa quanti imprenditori italiani si sono cacciati in guai grossi, come traffico di droga o criminalità organizzata, solo perchè le autorità italiane dormivano sulle loro scrivanie? Siamo stati costretti a stringere le mani ai trafficanti di droga, per avere un'Italia come la conosciamo adesso. Chissà se ciò che abbiamo oggi vale il sacrificio degli italiani venduti e dimenticati...

Leggiamo ogni giorno affari di milioni di euro che si preparano per l'Italia. Energia, centrali nucleari, gas russo… Ma in realtà non c'è nessun grande affare per l'Italia, bensì un gruppo ristretto di industriali o banchieri che fanno sopravvivere il loro 'impero economico' grazie ai soldi dello Stato. Dietro di essi vi sono solo multinazionali che usano l'Italia e gli italiani per servire i loro interessi lobbysti: questa è la verità. Speculazioni, disinformazione, propaganda: un'Italia irreale, non sono più italiani quelli che vedo, ma burattini in nome dello share televisivo. Internet è usato come medicinale, come sfogo, e sfogliando le pagine di facebook o dei netmeeting troverermo un popolo che vive di frustrazioni ed è insoddisfatto. Al contrario i polacchi hanno creato la logistica, i rumeni si autogestiscono e i cinesi l'esportazione diretta senza intermediari, mentre macedoni e albanesi sono pronti a partire con i loro pullman invadendo le città.

Le nostre associazioni dislocate all'estero per l'internazionalizzazione, sottoscrivono le convenzioni con gli alberghi per uno sconto del 10%: un servizio offerto da qualsiasi agenzia di viaggio online. Ma di cosa stiamo parlando, qual è la consulenza che questi esperti dovrebbero dare? Seminari con slides copiate ed incollate sulle diapositive, e poi al ristorante con le ragazzine parlando dell'Italia. E neanche dell'Italia vera, ma della pasta, della pizza, della polenta, mentre albanesi o bulgari ci chiamano "terroni" o "maccaroni". Questa è la vera integrazione che i contribuenti pagano a peso d'oro. Una politica estera fatta da gente con piercing e rasta, che lavora per hobby, e pensa che nei Balcani o nell'Europa dell'Est vi sia gente con l'anello al naso a cui insegnare la civiltà.

Respiriamo un'atmosfera che fa paura, circondati dal fallimento e dalla criminalità, che avanza divorando le macerie della crisi economica. Noi 'società dell'anti-corruzione e dell'anti-corruzione" non facciamo che usare gli 'Stati canaglia' per far sopravvivere il nostro sistema marcio. È questo il frutto della cannibalizzazione delle privatizzazioni selvagge, troppo spesso associate a guerre al terrorismo, ai cosiddetti giochi sporchi di denaro. Di questo passo andrà sempre peggio, perché l'industria è morta e le multinazionali hanno comprato i nostri marchi e sarà impossibile riavere indietro una tale ricchezza. Lo Stato italiano deve smetterla di finanziare scheletri e fantasmi, sono degli anacronismi, non è questo il loro tempo e la loro occasione è miseramente fallita. Strutture come l'ICE, sono uffici che la precedente finanziaria voleva eliminare, semplicemente perché potevano fare il lavoro che fanno oggi anche seduti ad una scrivania a Roma, rinunciando ovviamente agli stipendi d'oro attuali. Il Ministero dello Sviluppo ritiene che queste strutture servono, ma ho dei forti dubbi, perché nella realtà perdiamo sempre più terreno, visto che sono occupati a fare' grandi contratti' che non portano a nulla.


Questo perché tutte le grandi società di cui parliamo sono in perdita, mangiate dalla quotazione in borsa e dalle speculazioni. Dunque il Sistema-Italia può lavorare con il Fondo Monetario o BERS alla caccia di appalti, oppure può barcamenarsi per prendere le briciole, tra gli uffici degli studi legali e commerciali di Milano e Roma. Ma l'Italia non è 'studi commerciali o legali', bensì 8800 comuni, dove risiete l'intelligenza di tante piccole e medie imprese, gente che ha 30 anni di esperienze storiche, tramandate di padre in figlio, che fanno dei prodotti che i cinesi non posso fare. Il made italy è la storia italiana, e noi abbiamo abusato in questi anni di questa eredità inestimabile, abbiamo vissuto di rendita grazie ai sacrifici dei nostri emigranti, degli italiani all'estero, che ora rinnegano quella patria parassita che ha sciupato il loro lavoro. I risultati non ci sono, le statistiche sono manipolate, le banche hanno dovuto fare imbrogli e accettare i collaterali, e far ingoiare alle amministrazioni e alle società a partecipazione statale i derivati. D'altro canto, le aziende non si sono informatizzate, mentre quelle che sono nate nell'era post comunista hanno cominciato da un pc e una piccola fabbrica: stanno diventando più competitive, ci invadono dei loro prodotti con internet ed un'ottima logistica.

Bisogna velocizzare la nostra economia, rendere le nostre imprese penetranti ed efficaci dando loro una struttura cibernetica che non si possono permettere, un trampolino di lancio per dei prodotti che si vendono da soli, per il semplice fatto che sono italiani. L'Italia ha il dovere di costruire strutture in cui inserire piccole aziende, istituzioni statali ed apparati di intelligence economica, che proteggano il loro mercato e forniscano loro sempre nuovi scenari. Un progetto tra l'altro già realizzato nei Balcani, pensate dagli inglesi, che hanno costruito un'agenzia con le imprese locali, per diramare website, prodotti e notizie all'interno di una rete. Non capisco cosa stiamo aspettando noi...


Michele Altamura

18 ottobre 2010

Esplosivo trovato a Gioia Tauro: partita venduta all'IRAN dalla MEICO

I servizi d`intelligence occidentali scoprono un carico spettacolare di esplosivo in un container del porto di Gioia Tauru. Si tratta di 7 tonnellate di materiale esplosivo del tipo “esogeno” (RDX o T4 noto anche come C4 ) che, secondo gli inquirenti, proviene dall'Iran e sarebbe destinato alla Siria. Oltre ai sospetti, il settimanale "Investigim" ha accertato mediante fonti attendibili che si tratta di una produzione albanese, venduta all'Iran quattro anni fa dall'impressa MEICO del Ministero albanese della Difesa. Il settimanale pubblica oggi documenti esclusivi sul commercio di armi con uno degli Stati definiti come parte dell' "asse del male". Viene così alla luce una transazione su come la MEICO vende a Iran 100 tonnellate di esplosivo tra i più potenti.

Il tritolo proveniente dall'Iran: il percorso del container. Con circa un mese di ritardo, Roma rende pubblica la grande operazione sulla prevenzione degli attentati terroristici. Così il 21 settembre la Guardia di Finanza italiana scopre in uno scanner che un container del porto di Gioia Tauro trasporta due tipi di carichi, uno del quale si sospetta sia esplosivo. Una volta aperto il container viene rilevato che dietro il carico di 800 sacchi di iuta con latte in polvere, vi sono circa 7 tonnellate di materiale esplosivo di tipo esogeno, che è diversamente noto come “RDX” oppure anche “T4”. L`esplosivo era imballato in sacchi di plastica e tessile con un peso di circa 10 chili ciascuno. Le autorità italiane, dal questore di Reggio Calabria Carmelo Carbone fino al direttore delle Dogane di Gioia Tauro Saverio Marrari, descrivono ampiamente il ritrovamento dell'esplosivo in due conferenze stampa. Chiarimenti furono dati anche dal procuratore Giuseppe Pignatone, dal colonnello della Guardia di Finanza Albert Reda, dal questore di Reggio Calabria Carmelo Casabona, e dall`ex generale del Genio Fernando Termentini. Questi spiegano che, infatti, la genesi del successo è stata la collaborazione con i servizi d`intelligence israeliani, in particolare lo “Shin Bet” (Servizio sicurezza interna di Israele). Sui "radar" israeliani, alla fine del luglio 2010, vengono tracciati i dati sui carichi di materiale militare. La “Quds Force” (unità speciale dell'esercito iraniano alle dirette dipendenze di Ayatollah Khomeini, per operazioni extra-territoriali) avrebbe inviato del materiale esplosivo all'inizio di agosto in Libano, destinato all`organizzazione palestinese “Hezbollah”. Un numero di container sospetti furono caricati su una nave la prima settimana d`agosto.

Bander Abaas-Amburgo-Gioia Tauro-Pireo-Latakia. Il container viene caricato su una nave cargo e parte dal porto iraniano di Bandar-Abbas (Bandar Khomeini) il 6 agosto. Non desta l'attenzione delle agenzie anti-terrorismo questo container che, secondo il documento e la polizza di carico, aveva come destinazione il porto d`Amburgo, nella Repubblica Federale di Germania. Le agenzie d`intelligence tedesche furono quindi urgentemente allertate, anzi fu informato anche il capo leggendario, Reinhard Kesselring. Così furono informati anche gli altri funzionari del MAD (Militärischer Abschirmdienst), il servizio del controspionaggio dell'esercito tedesco. Il container con l'esplosivo non uscì dalla zona fiscale del Porto di Amburgo, anzi fu trasbordato sulla nave cargo "MSC Finland” battente bandiera liberiana, proprietà di una compagnia italo-svizzera. La nave scaricò il container nel Porto calabrese di Gioia Tauro in attesa di essere caricato a bordo della nave cargo di 26.000 tonnellate, la DWTMSC Malaga”, battente bandiera tedesca. La destinazione era il porto greco di Pireo. Secondo i servizi d`intelligence italiana, dopo Pireo, la destinazione dell'esplosivo sarebbe stata il Porto siriano di Latakias, poi il T4 sarebbe stato caricato a bordo di una nave di carico generale verso il porto libanese di Tarabulus.

Gli analisti: RDX è albanese. Le agenzie dell'anti-terrorismo sono allarmate, perché pensano che il carico di 7 tonnellate non sia l`unico, ma parte di una partita di cento tonnellate in mano all'Iran. Il settimanale "Investigim" è venuto a sapere che, dopo le analisi urgenti svolte in Italia dagli esperti nazionali e dagli specialisti statunitensi, presso il laboratorio della NATO in Germania, la quantità di circa 7 tonnellate di esplosivo è risultata essere di produzione albanese, in particolar modo dello stabilimento di Mjekesi. L'RDX albanese è a sua volta una produzione di tecnologia svedese "Bofors". L`Iran ha due stabilimenti di materiali esplosivi uno di tecnologia statunitense, e l`altro di tecnologia cinese della compagnia “Norinko”. L`esplosivo albanese di brevetto “Bofors” ha come specifica caratteristica una composizione all' 1 percento. Questa quantità di esplosivo è stato oggetto di una transazione tra la società della difesa albanese di import-export di armi, la "MEICO", rappresentata dal direttore Ylli Pinari (ora agli arresti), e la società militare iraniana “MODELEX”, rappresentata da R. Rahmani. Secondo documenti esclusivi che dispone il settimanale, la quantità dell'esogeno esportato in Iran dal Ministero albanese della Difesa era di circa 100 tonnellate.

Le 4 date dell'affare Teheran-Tirana:
- Il 15 febbraio 2006 fu concordata la vendita di una quantità di 100 tonnellate di RDX, da trasportare con un imballaggio in sacchi da 10 chili, per un totale di 4 pezzi, in una cassa di legno. Il prezzo stabilito era di 5000 dollari a tonnellata, da pagare attraverso la Banca Americana d`Albania.
- L'8 marzo 2006 viene chiesto con fretta dal partner iraniano l`adempimento del contratto e così la spedizione dell'esplosivo albanese in Iran.
- Il 14 marzo 2006 vengono discussi i problemi delle compagnie di spedizione iraniane, che avrebbero curato il trasporto, dando nuovamente priorità all'esplosivo RDX.
- Il 19 aprile 2006, viene sottolineato l`alto costo di trasporto aereo per una quantità così grande di esplosivo. Una sola tratta Teheran-Tirana costava trenta mila dollari. Lo stesso costo viene stabilito anche per merci militari albanesi da Tirana verso l`Iran. Il dato interessante non è il costo del trasporto delle 100 tonnellate di esplosivo, ma il fatto che armamenti e munizioni albanesi, o transitate attraverso l`Albania, finiscono nelle mani di Stati definiti "canaglia" con il coinvolgimento di una dozzina di servizi segreti provenienti dai tre continenti (Europa, Asia ed America).

Lo stabilimento di Mjekesi
. Lo stabilimento per i materiali esplosivi, (ULP) Mjekes-Elbasan, è la più grande fabbrica nei Balcani per materiali esplosivi, costruita nel 1963 dai cinesi, e poi ristrutturata nel 1981 dagli svedesi . Nel 1982 ha inizio la produzione di esplosivi potenti dietro il brevetto della più famosa compagnia al mondo, la svedese “BOFORS”. Vi sono in totale 6 stabilimenti posti nelle vicinanze della città di Elbasan. Mjekesi è un'impresa statale che ha prodotto esplosivi e propellenti già dal 1963. Produce dinamite, munizioni, polvere nera di sparo, micce di sicurezza, TNT, DNT, RDX, propellente (NG/NC) a basa singola e doppia, e nitrocellulosa, competendo con i mercati esteri. Dopo il 1990 lo stabilimento ridusse al minimo la produzione e nel 2000, andando verso la chiusura. A partire dal 2001 fu utilizzato per lo smantellamento delle munizioni dell'esercito.


La scoperta del T4 a Gioia Tauro e l'interrogazione al Ministro Maroni. Lo scorso 21 settembre, fa il giro del mondo la notizia sul ritrovamento di 6,7 tonnellate di esplosivo del tipo RDX - T4, trovato in un container del porto di Gioia Tauro in Calabria. La scoperta è stata fatta il 27 agosto e fu resa nota solo un mese più tardi. Il maxi sequestro (così definito dai media italiani) di una quantità di un così potente esplosivo fu considerato uno straordinario successo delle autorità italiane: dogana, polizia di frontiera, guardia di finanza e innanzitutto, i servizi d`intelligence. La notizia è stata pubblicata su decine di agenzie di notizie, giornali, televisioni e portali internet, tra i più prestigiosi al mondo. Una tale considerevole quantità di materiale esplosivo, di una potenza estremamente grande, è "una caccia" molto rara per le forze di sicurezza e dovrebbe segnare una prima vittoria nella guerra globale dell'anti-terrorismo. L`allarme innescato nelle strutture della sicurezza dei Paesi occidentali , viene confermato dal fatto che il Ministro italiano degli Esteri, Franco Frattini ha parlato direttamente con il Segretario di Stato americano Hillary Clinton. “E` una scoperta di grande importanza - ha sottolineato Frattini, parlando della collaborazione con i servizi segreti esteri - che pone la guerra al terrorismo al centro della collaborazione transatlantica" tra l`UE e gli Stati Uniti. Il risvolto dell'operazione non è riuscito a calmare l'opposizione italiana. Dopo la scoperta del container contenente materiale esplosivo a Gioia Tauro, Emanuele Fiano, Presidente del Forum della Sicurezza del Partito Democratico italiano ha chiesto dal Ministro degli Interni Roberto Maroni di dare delle spiegazioni, se oltre alla destinazione di Libano o Siria, possa essere esclusa il coinvolgimento delle strutture del crimine organizzato italiano. La domanda posta fu: 'Perché le organizzazioni terroristiche avevano scelto Gioia Tauro per il transito del materiale esplosivo?'.

Tanto esplosivo da distruggere l'intero porto. L`itinerario del container con il carico dell'esplosivo è una vera e propria dimostrazione della globalizzazione delle reti terroristiche all'inizio del XXI secolo. Tutti i media parlano del fatto che l`esplosivo è stato utilizzato maggiormente nel 1992, per gli omicidi dei giudici dell'antimafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Le autorità italiane sospettavano inizialmente che nel contrabbando d`esplosivi fosse collusa la 'Ndrangheta, che ha infiltrato il Comune e il Porto di Gioia Tauro. Sospetti poi esclusi. “Noi crediamo che la grande quantità di esplosivo - afferma il questore della Reggio Calabria, Carmelo Casabona - non fosse destinata ad attuare i piani criminali delle cosche locali . La quantità davvero impressionante che abbiamo trovato ci ha condotti all'ipotesi che il destinatario possano essere organizzazioni criminali internazionali forse legate a movimenti terroristici". L`ex Generale del Genio, Fernando Termentini, uno dei principali esperti italiani di esplosivi, suppone che il T4 - presente in una quantità tale che avrebbe distrutto l`intero porto di Gioia Tauro - "poteva essere utilizzato per testate di razzi, bombe d`aviazione o missili di artiglieria di grande calibro, senza escludere, naturalmente la possibilità di utilizzo parziale per la produzione di "IED" (improvised explosive device - bombe artigianali)”, come quelle che furono usate negli attentati contro i giudici dell'Antimafia, Falcone e Borsellino. ”Gioia Tauro era solo una tappa del viaggio dell'esplosivo", ha confermato Casabona, parlando con i giornalisti. Egli ha così messo in luce aspetti dell'operazione comune della squadra mobile di Reggio Calabria e della Guardia di Finanza. E' stata in realtà un'informazione passata dal servizio segreto israeliano che comunicò ai "007" italiani il nome della nave su cui era caricato il container pieno di esplosivo che fa riferimento alle dichiarazioni delle autorità. Le inchieste hanno come fine quello di scoprire se a Gioia Tauro vi fosse un solo container con T4, o ve ne fossero altri, o ve ne possa essere qualcuno ancora in viaggio. Così, come per le grandi quantità di droga, spiegano gli esperti, anche per le armi non esiste un solo carico.

Gjergj Thanasi e Thanas Mustaqi
Giornalisti del settimanale albanese "Ivestigim"
diretto da Alket Aliu

08 ottobre 2010

L'Osservatorio Italiano chiede trasparenza nei conti del Seenet 2


Nel tentativo di fare una seria inchiesta sulla destinazione dei fondi che il Ministero degli Esteri aveva destinato al progetto del Seenet 2, l'Osservatorio Italiano ha avuto modo di vedere come la famosa trasparenza della pubblica amministrazione sia un dogma, dietro il quale si nascondono pratiche burocratiche tutt'altro che chiare. La nostra richiesta, sin dall'inizio, era quella di poter accedere alle voci di spesa del progetto per i Balcani che costerà agli italiani 11 milioni di euro, di cui 8 previsti dalla Farnesina. Ci è stato detto 'verbalmente' che non possiamo accedere al progetto originario in quanto protetto dalla legge sulla protezione degli atti amministrativi (Legge 241/90) e che occorre dimostrare di avere un 'interesse qualificato' che giustifichi la consultazione. A meno che non sia protetto da segreto di Stato, l'Osservatorio Italiano e i suoi giornalisti hanno pieno di diritto di accedere alle voci di spesa del singolo progetto del Seenet, perché rientra nel suo dovere ad informare e a condurre indagini giornalistiche, in maniera scrupolosa e con fonti attendibili, come il denaro pubblico viene impiegato.


Un diritto che diventa un interesse legittimo che qualsiasi TAR riconoscerebbe, come già avvenuto in altri casi simili, come quello del "Tar Toscana, SEZ. II - sentenza 18 novembre 2005" e del ricorso del quotidiano Sicilia Informazioni in un caso analogo. E così c'è chi grida in onore della trasparenza , e chi dall'altra parte non risponde alle lettere e alle telefonate, chi ti fa aspettare settimana per una risposta negativa e chi rinvia ad oltranza nella speranza che prima o poi lasceremo la spugna. Persino l'Ufficio della Cooperazione allo Sviluppo, nella persona del Dottor Francesco Forte, in un primo momento ci aveva dato delle garanzie di sorveglianza, deviando la nostra richiesta ad un suo assistente, e poi è caduto in un silenzio preoccupante. Alla sua attenzione abbiamo portato in secco rifiuto del funzionario della Regione Toscana a voler fornire qualsiasi tipo di documentazione se non dietro una richiesta in carta bollata del nostro 'interesse qualificato'. Questo quando non esisteva neanche il portale web pubblicizzato alla presentazione in conferenza stampa del Seenet nel mese di giugno, ma pubblicato dopo le nostre ripetute insistenze a settembre. Finalmente si è arrivati alla messa in rete di una serie di documenti tra cui una sintesi generale del progetto e circa dieci sintesi delle strategie di intervento , che fungono da macrocategorie per 47 progetti, non ancora pubblicati, destinati alle singole municipalità. In ognuna di queste sintensi non compare mai il costo e il budget di ogni progetto specifico. Sarebbe invece logico indicarlo, come avviene per ogni altra spesa e voce di un'opera pubblica o di un'istituzione amministrativa, e come prescrive la legge.

Il continuo rinviare da parte dei burocrati che si nascondono dietro le leggine, non fa altro che alimentare dubbi ed ulteriori domande sul perché non è possibile sapere quanto costano i progetti e come viene ripartito tale ammontare. D'altro canto, un clima di tensioni, di silenzio e di indifferenza sta alla base della piramide della cattiva gestione pubblica. Ed è proprio questo che combattiamo, anche se ci diranno che siamo polemici, nazionalisti o scorretti, va bene tutto se questo serva a tirar fuori i conti, perché è nel nostro pieno interesse 'qualificato'. Noi non viviamo con fondi pubblici, non portiamo avanti una lotta politica, non siamo espressione di nessun partito, noi siamo l'esempio di giovani ragazzi che vivono da 15 anni nei Balcani, e conoscono la storia italiana nei Balcani e il motivo per cui l'Italia è in queste terre inesistente. E' ora giunto il momento di essere davvero trasparenti e far conoscere le reali attività di questa "comunità italiana istituzionale" che si trova nei Balcani e che da troppo tempo vive di espedienti, di fatture gonfiate - come quelle dei taxi, che da 7 euro diventano 25, o degli hotel - di progetti mai portati a termine, di budget che prima di arrivare a destinazione si perdono per strada. Questi sono anche i motivi per cui, rispetto ai progetti tedeschi, ai francesi e agli inglesi, i progetti italiani sono una goccia in un mare. C'è da chiedersi perché ci siamo ridotti così, perché lo Stato si nasconde e crea un clima di omertà.

Michele Altamura