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28 novembre 2010

Caso Wikileaks: l'avvento della lustrazione cybernetica


Roma - A poche ore dalla pubblicazione da parte di Wikileaks dei documenti che dovrebbero sconvolgere gli equilibri diplomatici internazionali, si sta consumando sui media di tutto il mondo una sorta di tragicommedia che ha dell'assurdo. L'ONG americana si sta rendendo protagonista di una sceneggiata mediatica in grande stile, annunciando il blocco dei server e la consegna - non a caso - di circa 250.000 documenti nelle mani di "El Pais, Le Monde, Spiegel, Guardian e New York Times" che avranno così l'esclusiva di questa sorta di 'rivelazione storica'. Chi partecipa con ansia a questo countdown, dovrebbe tuttavia tener presente che tali documenti sono solo ed esclusivamente elucubrazioni di diplomatici americani che, nel corso delle loro campagne politiche, non hanno mai portato vere prove a conferma delle accuse mosse nei confronti degli Stati che hanno attaccato.

Gli Stati Uniti da sempre ormai, facendosi scudo del cosiddetto 'Potere dei Buoni', bombardano gli Stati alla ricerca di armi di distruzione di massa, conducono campagne di guerra trentennali e occupano nazioni per controllare le loro basi militari. "Questa è un'operazione pubblicizzata in grande stile - afferma Michele Altamura, direttore dell'Osservatorio Italiano - non vedo perchè Frattini debba agitarsi tanto. Gli americani, la CIA, il Pentagono e i loro contractor sono noti per aver detto cose mai provate. Dei rapporti americani veramente non so che farmene, è da un bel po' che non credo a ciò che dicono. Basti guardare il sistema giudiziario americano e i media che stanno partecipando a tale campagna. Il coinvolgimento del Times o del Guardian è un segno di garanzia dell'affidabilità di tali informazioni!", afferma Altamura. La loro strategia si basa sulla disinformazione e sulla confusione, grazie alla quale riescono ad ottenere il controllo e l'attenzione dell'opinione pubblica, aggiunge. Una delle regole base del controllo politico è la confusione, tale che più c'è caos, più è facile conquistare una posizione dominante offrendo delle soluzioni. Così, per fare accettare delle misure drastiche e inaccettabili, basta creare delle condizioni insostenibili, tale che una decisione sebbene impopolare e dolorosa, diventa necessaria.

A suo parere dopo la pubblicazione della documentazione , l'amministrazione americana sicuramente si sentirà colpita al cuore, come un vero e proprio attacco alla sicurezza nazionale. Ciò scatenerà una reazione a catena che porterà alla creazione di un sistema cybernetico centralizzato per la protezione dei dati e per combattere la nuova minaccia invisibile . D'altro canto è stata proprio l'amministrazione Obama a volere la creazione di un 'Ministero della Cybernetica', che potesse dare agli Stati Uniti e al mondo un nuovo sistema per la sicurezza nazionale. Ciò si spiega anche in considerazione del fatto che, alla base del controllo dei poteri, non vi è un gruppo di persone ma di intelligenze artificiali. È assurdo e molto grave che un Paese utilizzi per i data base della polizia di Stato i software della LOTUS e della IBM, e che gli stessi programmi siano usati da compagnie telefoniche, Banche e intelligence. Quello quindi messo in atto da Wikileaks e dai media internazionali è un vero e proprio '11 settembre' - spiega Altamura - solo che stavolta non ci si poteva permettere altro. "Come i Paesi ex comunisti hanno effettuato dei processi di lustrazione per garantire un ricambio nelle classi dirigenziali, così gli Stati Uniti hanno deciso di far saltare qualche ponte allo scopo di rinnovare la sua rete", aggiunge.

25 novembre 2010

La Confindustria batte cassa al Governo


Banjaluka - Nello scontro tra politica e lobbies industriali si possono nascondere molteplici sfumature che portano ad un sodalizio che ha come scopo quello di avere accesso alle casse dello Stato, ed in particolare ai cosiddetti fondi pubblici per l'internazionalizzazione. Dopo le lunghe polemiche sull'adeguatezza della struttura dell'Istituto per il Commercio Estero rispetto alle nuove sfide di espansione e protezione del 'made in Italy' nel mondo ed in Europa, la Confindustria decide di prendere una posizione e si schiera contro quel carrozzone statale che il Governo non è ancora riuscito a toccare.

Un chiaro schieramento degli industriali che vogliono così sostituire lo Stato ad iniziative private, per aver così accesso all'esclusivo diritto di condurre le imprese italiane nella loro internazionalizzazione. Non a caso, proprio per l'area del Sud Est Europeo, che ha al suo interno molte imprese italiane oltre che un vasto mercato di consumatori, la Confindustria si propone con un progetto balcanico, ossia la Confindustria Balcani che si pone come obiettivo quello di mettere sotto lo stesso ombrello, tutte le piccole aziende che si sono sviluppate dal Mar Nero all'Adriatico. A nostro parere, l'unificazione e la protezione degli investimenti delle aziende italiane sono sempre stati dei cavalli di battaglia vincenti, ma alla fine si è sempre alla caccia di agevolazioni e fondi di sviluppo, per poi rilanciare non appena la situazione diventa 'incerta': altro giro e altra corsa. Le grandi parole degli incontri e delle conferenze si riducono come sempre a pochi e vuoti progetti, che girano nelle mani del solito gruppo di burocrati e funzionari. Agli imprenditori resta ben poco, solo le briciole dei grandi capitali che si preparavano ad essere investiti, e sostanzialmente servono solo a fare numero all'interno delle campagne di grandi gruppi di interesse.

Per quanto riguarda poi il Ministero allo Sviluppo, che ora si fa portavoce di questa nuova tendenza pro-soppressione ICE, ricordiamo che prima ha finanziato Balcanionline.it - che è costato milioni di euro e avrebbe dovuto diventare 'la Camera di Commercio' per eccellenza dei Balcani - ed ora lo abbandona insieme ai vecchi progetti, per sposare la causa della Confindustria. Insomma, da un'associazione di italiani residenti in vari stati balcanici, si è pensato di passare ad un progetto in grande stile, tale che "l'unione fa il bottino" dei fondi statali. Una realtà alquanto contraddittoria, se si pensa che i tanti piccoli uffici, divisi tra Sprint, Camere di Commercio e Desk, dicono di non avere soldi per pagare abbonamenti o consulenze esterne. Quindi, a quanto sembra, mentre si abbandonano i vecchi progetti che non sono più attrattive per i cosiddetti fondi all'internazionalizzazione, dall'altra parte ci sono nuovi slanci per promuovere dei progetti milionari. Riteniamo, tuttavia, che prima di organizzarsi in un'altra armata, occorre chiudere i conti di bilancio e far realmente luce sull'impiego dei fondi pubblici. In tal senso è necessario creare una commissione di inchiesta, anche a livello parlamentare, per indagare su quanto queste strutture hanno percepito, quali sono i progetti ed i risultati che sono stati conquistati, non in termini di 'conferenze e seminari organizzati' ma in termini di imprese create e prodotti venduti.

Quanti dipendenti abbia l'ICE, come essi siano ripartiti gli stipendi tra i cosiddetti 'dipendenti di ruolo' e quelli 'locali' o stagisti, quanti fondi abbia ricevuto per le fiere e le missioni, resta tutt'oggi avvolto nel mistero. Cominciamo quindi ad aprire i fascicoli e chiudere i conti, prima di buttarsi nell'ennesima avventura irresponsabile e disorganizzata, come molte ve ne sono nel mondo dell'Italia all'estero. La vergogna dell'ICE (si veda Il Made in Italy in Croazia: saccheggi e falsi patrioti ) è stata quella di aver chiuso la porta alle aziende all'estero lasciate nel baratro, e quello di non aver sbattuto il pugno sul tavolo quando si doveva , per dare alle imprese solo flash di agenzie e recensioni celebrative dei propri seminari. Vergognoso è ad esempio il caso Dalmatinka in Croazia dopo un silenzio durato otto anni ( si veda La diplomazia italiana 'fai da te' ) .

La verità è che i Balcani e la regione del Sud Est Europa (che poi sono le più attraenti e più prossime all'Italia), sono destinatarie di fondi di stabilizzazione e preadesione, a cui hanno accesso solo i grandi colossi, mentre la piccola e media impresa, se non organizzata in consorzi e cooperative, può solo contribuire a fare numero. Vi è quindi una mercificazione delle PMI, che si contrappone agli interessi di Banche ed Industriali, che sono poi il cuore della Confindustria. Questa grande contraddizione del mondo industriale e della politica economica italiana, inevitabilmente si ripercuote sulle strategie dell'internazionalizzazione, e così sulla gestione da parte degli enti pubblici degli affari sul territorio. E' chiaro che negli uffici ICE e nelle ambasciate entrano i grandi gruppi industriali, mentre il piccolo business rimane nell'ombra perché non ha una guida. Dare una soluzione a questo problema è quello che si pongono molti, ma senza successi nonostante le grande risorse assorbite. Rilanciare sempre la 'sistematizzazione' delle PMI all'estero è solo un espediente per portare acqua al proprio mulino, ma la realtà è ben diversa. Sta ora allo Stato italiano vigilare sull'operato delle sue strutture, a cominciare da chi beneficia dei fondi strutturali e del denaro pubblico. Gli occhi della Commissione Europea - e così dell'esercito di lobbies che presiedono Bruxelles - sono costantemente puntati su questa regione, ed ogni passo falso sarà pagato a caro prezzo dall'Italia, soprattutto in caso di abusi nell'utilizzo dei fondi UE. Bisogna stare quindi attenti a non attirare molto la curiosità dei media e degli enti di controllo a Bruxelles, perché altrimenti cadrebbe questo castello di parole di 'integrazione translocale' o di 'internazionalizzazione dal basso' che si sta cercando di mettere su.


Osservatorio Italiano



*in risposta alla 'Lettera aperta a Mercegaglia' di Cisalp Fialp >>>

23 novembre 2010

Una marea di rifiuti seppellisce la costa croata

Le centinaia di chilometri quadrati di rifiuti, che da sabato hanno sommerso la costa della penisola della Peljesac e il mare nel canale di Mljet, lunedì sono arrivate fino a Korcula, molto probabilmente provenienti dal porto albanese di Durazzo, o da quello di Valona, dove vengono scaricati in grandi quantità. Si presuppone che i rifiuti siano di origine albanese perché la maggior parte delle bottiglie di plastica galleggianti hanno le etichette scritte in albanese e le correnti marine che possono trasportare i rifiuti fino alla costa croata arrivano dall’Albania. Infatti la spazzatura è stata trasportata dalla corrente ciclonica dell’Adriatico orientale, che nel territorio di Dubrovnik si rigira verso le acque croate, e per mezzo del forte Jugo (vento che spira da sud), ha raggiunto le coste croate. Visto che tra i rifiuti si trovano una gran quantità di canne, si presuppone che una parte della spazzatura possa provenire dalla foce del fiume Bojana, in Montenegro.

Come dichiarato per il Jutarnji List, secondo l’oceanografo Ivica Vilibic, la spazzatura ha impiegato circa un mese per raggiungere la Croazia, trasportata dalla corrente ad una velocità tra i 10 e i 30 centimetri al secondo. Questa non è la prima volta che i rifiuti invadono la zona di Mljet e della Peljesac, ma raramente ciò era avvenuto con tali quantità. Nenad Smodlaka, direttore del Centro di ricerca marina dell’Istituto “Rudjer Boskovic”, ricorda che, senza considerare il brutto impatto visivo di tutte queste tonnellate di spazzatura, questa non causerà danni maggiori alla vita nell’Adriatico. L'Agenzia per la protezione e il soccorso ieri ha avvertito i cittadini di non ripulire autonomamente le zone con i rifiuti per possibili ripercussioni sulla salute. “Le enormi quantità di rifiuti non rappresentano un pericolo immediato per la flora e la fauna della penisola, piuttosto si tratta di inquinamento delle spiagge, della cui rimozione sono responsabili i comuni locali. Non sappiamo ancora quanta sia la superficie coperta dai rifiuti, e l’intervento è complicato anche dalla dispersione spaziale della spazzatura”, ha dichiarato il governatore della Contea Nikola Dobroslavic.

Tomislav Jurjevic, sindaco del territorio comunale che amministrativamente appartiene a Trstenjak na Peljescu, con lo sguardo fisso sui cadaveri galleggianti dice di non aver mai visto in vita sua un incidente del genere e una tale quantità di spazzatura. “La pulizia inizierà non appena le condizioni atmosferiche lo permetteranno, al più tardi martedì”. “L’ufficio veterinario fornirà le istruzioni su come procedere. La pulizia sarà avviata dagli addetti comunali quando riceveranno le sufficienti istruzioni, perché si dovrà tener conto anche della loro sicurezza, perché ci sono siringhe e rifiuti ospedalieri”, ha dichiarato il sindaco del comune di Orebic. “Questo è terribile, i cittadini sono indignati e sorpresi. Ci serve aiuto”, ha concluso. I cittadini sono stati avvertiti di non toccare i rifiuti perché potenzialmente pericolosi.

Oltre ai rifiuti un’ulteriore preoccupazione per la pulizia dell’Adriatico è stata provocata dalle affermazioni del giornalista italiano Gianni Lannes direttore di Italiaterranostra.it , che a “Glas Istre” ha detto che in Serbia e in Kosovo sono in corso operazioni dell’aviazione NATO e i piloti, di ritorno alle basi, scaricano bombe e missili nell’Adriatico, nelle acque interne dell’Italia e della Croazia. Secondo lui la NATO mente quando afferma che nell’Adriatico ci sono cinque zone in cui si scaricano le bombe inutilizzate. Egli afferma che le zone siano 24 e si estendano da Trieste, quindi dal nord fino al sud, fino a Santa Maria di Leuca, città davanti alle porte di Otranto. La NATO in seguito a forti pressioni mediatiche ha ammesso che nel 1999 nell’Adriatico sono state scaricate bombe a grappolo, ma che la maggior parte di queste sono state successivamente recuperate. Dalla NATO affermano che le bombe sono state gettate in acque internazionali. Lannes sostiene che le bombe abbiano drasticamente inquinato l’Adriatico. “Sul fondale davanti alla costa pesarese, una cinquantina di miglia dalla costa istriana, si trova un enorme arsenale della seconda guerra mondiale e della missione militare NATO del 1999. La concentrazione di iprite, fosforo e degli altri veleni chimici è spaventosa, mentre le bombe sono soggette ai cambiamenti delle correnti marine. Si tratta di un arsenale mobile di morte”, ha detto Lannes.

18 novembre 2010

L`Albania, i visti e le file


La storica decisione di liberalizzare i visti Schengen per i cittadini albanesi, ha senz'altro fatto emergere un boom di richieste per i passaporti biometrici, che tuttavia in alcuni casi si è tradotto in caos. Questa situazione di panico è stata causata anche dalla decisione che i vecchi passaporti, che andranno fuori corso a partire dal prossimo anno, debbano essere sostituiti necessariamente con quelli biometrici. Così i cittadini albanesi che devono equipaggiarsi dei passaporti di nuova generazione, anche se i vecchi non sono ancora scaduti, si riversano in massa negli uffici, dando vita alla tragicommedia albanese delle interminabili code d'attesa. [Foto: servizio di webcam che il Ministero degli Interni della Republika Srpska ha messo a disposizione per monitorare le file agli sportelli]


L'appalto sui nuovi documenti è stato aggiudicato da lla società 'Sangem' , poi subappaltato alla 'Alleat', ad un costo senz'altro più alto rispetto agli altri paesi della regione: 60 lek (circa 40 euro) con la consegna nel termine di un mese. Tuttavia, vista la necessità di tale documento, il Ministero degli Interni ha informato che la Alleat offre un nuovo servizio con una procedura accelerata . Dunque se il cittadino paga 150 lek (circa 110 euro), può avere il passaporto nel giro di 2-3 giorni lavorativi. Tale servizio express, per tutta l`Albania e per i residenti all'estero, viene offerto solo su tre unità comunali di Tirana, la numero 3, 4 e la 10. Per esperienza personale, posso dire che un cittadino albanese che paga di più per 'avere la precedenza' - come viene scritto - presentandosi dinanzi allo sportello del servizio di 150 lek subisce le pene dell'inferno.


La prima fase è quella di assicurare la ricevuta del pagamento di 150 lek, per poi immergersi nel bagno di folla delle lunghe code agli sportelli. Innanzitutto, bisogna svegliarsi presto, prima ancora che l`ufficio apra, c'è gente che addirittura aspetta dalle 5 o 3 di mattina, mentre l'orario d'apertura è alle 8 per poi chiudere alle 4 di pomeriggio. La mia unità era la numero 10, non per scelta, ma perché alla numero 3 la folla aveva infranto la porta di entrata, rendendo poi necessario l'intervento della polizia che ha così interrotto le attività dell'ufficio. Comunque, arrivo alle 7 all'unità numero 10, che in pratica non ha una sala d`attesa, e solo un piccolo corridoio d`entrata colmo di gente, senza una reale fila perché è impossibile. Le persone decidono la coda d'entrata con "sono arrivato prima di te" e con "tu stavi qui prima di me“, e dunque in pratica per memoria visiva. Dopo ore ed ore in fila, quelle facce le puoi sognare anche di notte. E stiamo parlando di una coda che non è propriamente come quella di una banca, dove non esiste confine alla cortesia e alla gentilezza. Insomma una vera e propria comunità di almeno 70 persone che parlano contemporaneamente, si arrabbiano, si lamentano, propongono delle soluzioni e alla fine scherzano. Sei così a contatto con tutti loro che potresti descrivere la persona che hai accanto o che ti precede a seconda di cosa ha mangiato la mattina o la sera o se ha dei problemi dentari o di gastrite . L`ufficio, invece, è una stanza sola con due pc, uno che fa i passaporti di 60 lek e l`altro di 150, dove lavorano solo due donne, barricate a chiave dentro, perché non si sa cosa sarebbe capace di fare la gente che aspetta ore dalle 5 di mattina. Così questo piccolo ufficio è la meta di centinaia di albanesi ogni giorno, giunti da tutto il Paese ma anche da Grecia, Stati Uniti, Italia, proprio per avere il nuovo passaporto.

Ritornando alla dinamica di questa complessa procedura, il vice direttore dell'unità aveva deciso che la mattina si doveva scrivere una lista con i nomi e i numeri, così la gente non era prigioniera di uno spazio angusto per ore. Dopo il grande chiasso, anche se non era di sua competenza, è sceso lui stesso giù tra la gente per scrivere i nomi. Tuttavia, neanche la lista ha funzionato, che viene infatti strappata per motivi di "corruzione", cioè le persone avevano addirittura comprato i posti in fila. Alla fine è stato deciso l'ordine di coda: tutti in fila e in silenzio, altrimenti l'ufficio si fermava. Questa era la minaccia, e il compromesso allo stesso tempo. Sembrava comunque che la cosa funzionasse, ma poi succede l'imprevisto: si rompe il pc, quello dei 110 euro, e si blocca di nuovo tutto, per almeno un'ora. Tutti cominciano a chiedersi il perché, chiamano il vice direttore sommergendolo di domande e suggerimenti. "Perché non è stato predisposto un sistema automatico...perché con così poco personale...perché senza una stanza d`attesa...perché insomma non viene data precedenza a chi ha pagato così tanto?". A tanti interrogativi risponde semplicemente che il comune ha affittato lo spazio alla compagnia Alleat, che è un privato. "Delle condizioni della gente nessuno è responsabile. La Sagem ha vinto l`appalto e lo ha subappaltato alla Alleat che produce e distribuisce - spiega - del resto Fli albanesi sono abituati alle file“, aggiunge.


Verso le 11 la pazienza inizia a diminuire, così la gente si arrabbia a chiama la tv, che arriva subito, registra e se ne va. Il pc per fortuna si aggiusta. Arrivano allora in soccorso le famiglie, anch'esse dall'estero, con una bella carrozzina con bebè che guadagna la precedenza, anche perché "il bebè non può certo stare in fila senza ossigeno": così si aspetta tanto, perché fare la foto al bebè è difficile. Entrano poi in scena le 'truffatrici', quelle che arrivano dopo e dicono "io sono un'impiegata qui", e passano avanti, prendono il passaporto ed escono, evitando tutta la fila. Ecco che la folla si riscalda di nuovo, scatenando il putiferio. Dalle scale in alto qualcuno urla verso i primi della fila: "Tu sei nuovo, non stavi in fila, e non lavori qui“. Quelli che stanno meglio in realtà sono quelli dei 60 lek, perché sono pochissimi e hanno un pc a disposizione. Così appena il malcapitato arriva e cerca d`entrare con una fattura di 60, viene fermato e controllato, altrimenti non può passare. Insomma c'è sempre da superare il controllo per evitare altre furberie . Ma le cose più belle ed indimenticabili, restano le battute spontanee. "Nella mia vita non sono mai stata per così tante ore appiccicata ad un uomo, e poi dicono che noi albanesi non ci vogliamo bene, ecco la prova, stiamo vicini vicini“, afferma una giovane ragazza.


Insomma dopo ore ed ore di caos, cade un silenzio di tomba, per paura che si fermi l'ufficio. Io sono riuscita ad arrivare allo sportello solo verso le tre del pomeriggio. Pochi minuti per fare la foto e prendere le impronte, ad un tempo record, ed eco dall'ufficio, affiancata da un gruppo di 3 persone. Ed è lì che scoppia il delirio, perché mentre cerchiamo di uscire la folla preme per entrare. Per arrivare all'esterno bisognava nuotare nella folla, sospinti dalla gente. Era così nel '90, così nel '98 ed ora anche nel 2010. Ore di fila: questa la tragicommedia albanese. Una perdita di tempo inutile, una fatica disumana, ma d'altro canto resta un punto di ritrovo per gli albanesi che viaggiano in tutto il mondo, e tornano a Tirana raccontando la loro avventura, con l'ironia della sorta di ritrovarsi nella stessa situazione di quando erano partiti.


Alketa Alibali

17 novembre 2010

Il traffico di droga in Italia e la 'mafia transnazionale'


Gli arresti di massa in Lombardia hanno portato alla luce l'esistenza di una nuova forma di criminalità organizzata, che va oltre i confini geografici, criminali e finanziari, una "mafia transnazionale". Sui media cominciano a circolare i primi stralci delle indagini dell'Anti-mafia, secondo i quali la droga viene stoccata nel porto di Bar, in Montenegro, utilizzando la stessa infrastruttura adoperata in passato per invadere l’Italia con le sigarette di contrabbando. Viene così spiegato che nei Paesi consumatori la droga l’Alleanza mafiosa (così definita) ha realizzato una rete di cellule: piccoli clan di una decina di persone, separati tra loro. Come regista del nuovo cartello della droga ci sarebbe il montenegrino Darko Saric, sul quale pende un mandato di cattura internazionale dell’Interpol emesso dalla Serbia. Secondo altri, il clan di Darko Saric è riuscito a superare la mafia calabrese della 'Ndrangheta nella gestione del traffico della cocaina dal Sud America in Europa che in due anni, nel 2008 e 2009, c è riuscito ad assicurare una migliore qualità ed un prezzo più basso, portando così fuori mercato la 'Ndrangheta, e prendendo così il contro dell'intero mercato italiano

C'è da dire, tuttavia, che quello della mafia transnazionale è un concetto introdotto per la prima volta dall'Osservatorio Italiano, nell'ambito di un inchiesta sull'eredità lasciata dagli ex contrabbandieri di sigarette per la gestione del traffico della cocaina. Di fatti, mentre lo Stato ha decimato le fila di Mafia e Camorra, nasceva la "Santa alleanza Balcanica", l'unione della mafia serba con quella italiana. Arrestando e mettendo da parte i mafiosi e gli uomini d'onore, per fare posto alle nuove organizzazioni. Il patto d'onore con la Colombia e stato siglato. Grazie ai calabresi della 'Ndrangheta la mafia serba è entrata di prepotenza nei traffici del Mediterraneo, verso i mercati europei. La nuova mafia ha senz'altro ereditato la grande esperienza maturata in passato con il contrabbando di sigarette che, a distanza di anni, resta ancora un mistero nelle sue molteplici sfumature logistiche e finanziarie. Albania, Montenegro, Bosnia e Croazia sono le mete preferite, ma con 25.000 euro può essere consegnata direttamente a Bari. Si tagliano così i rapporti con i Paesi fornitori, e a fare il lavoro per così dire 'sporco', si ricorre alla mafia balcanica, che si estende in tutta la regione sino all'America Meridionale, grazie a fortuiti contatti. Questo quanto evidenziato da l rapporto sul narco-traffico nei Balcani gestito dalla mafia transnazionale a cura dell'Osservatorio Italiano:

- La mafia transnazionale
- Scacco matto alla cocaina colombiana
- La Mafia e il Gossip

Le connessioni della criminalità organizzata tra Nord e Sud, tra Italia e Balcani, tra finanza e contrabbando, costituiscono in realtà una storia nota che pochi tuttavia hanno cercato di spiegare con serietà e cognizione di causa. Molte sono invece le storie che sembrano avvicinarsi alla verità, ma senza fatti e documenti valgono ben poco, e sono solo invettive da dare in pasto ai media e alla propaganda politica ma non alla giustizia. Roberto Saviano dice di lottare contro la mafia, ma è pur sempre un giornalista che gioca sull'onda della massa. Dalle sue parole non traspaio fatti ben circostanziati, e credo che sia per lui difficile avere delle info visto, visto che è sempre sotto scorta. Sicuramente fa via internet le sue ricerche, e la gente non sa neanche di che cosa parla. A tal proposito ricordiamo l'intervista per il media albanese Top-Channel , durante la quale dette prova di non conoscere le connessioni tra la mafia italiana e quella albanese. Connessioni su cui, più tardi, cercò delle informazioni contattando la nostra redazione, in occasione della pubblicazione dell'articolo "Il traffico di armi tra il Sigurimi e la Camorra". Da Saviano ci aspettiamo documenti, come abbiamo fatto noi pubblicando documenti inediti, senza tuttavia riuscire a scuotere i mass media, che restano pur sempre delle società per azioni con dei padroni. Lei Signor Saviano dovrebbe parlare della Svizzera, della Ubs, dei collaterali, e non di chi l'ha reso famoso. Mostri i documenti e smetta di offendere la gente che lavora e rischia la vita per combatterla davvero la mafia . Milano, la Lombardia, è la capitale della droga colombiana perché in con 50 minuti si possono riciclare i soldi: ecco la connessione, che non ha nulla a che fare con la politica. Fare la vittima paga, partecipare allo scontro politico mentre cade un Governo ancora di più, ma l'imbroglio primo poi viene a galla.

Il Seenet 2 e lo strano algoritmo dell'integrazione:

Banja Luka - Mentre continuano ad avanzare le iniziative dei Paesi europei nei Balcani, volti ad affermare la loro presenza come principali sostenitori della loro integrazione in Europa, l'Italia è sempre più indecisa e sembra fare passi indietro. Le grandi parole degli incontri e delle conferenze si sono ridotte a pochi e vuoti progetti, che girano nelle mani del solito gruppo di burocrati e funzionari. Agli imprenditori resta ben poco, solo le briciole dei grandi capitali che si preparavano ad essere investiti, e sostanzialmente servono solo a fare numero all'interno delle campagne di grandi gruppi di interesse. L'unificazione e la protezione degli investimenti delle aziende italiane nei Balcani sono i cavalli di battaglia di una grande associazione imprenditoriale che, dopo aver portato gli italiani in Romania, guardano alla Serbia come nuova terra in cui poter avere nuovi fondi da parte dei Governi locali. Alla fine si è sempre alla caccia di agevolazioni e fondi di sviluppo, per poi rilanciare non appena la situazione diventa 'incerta': altro giro e altra cosa.

Dall'altra parte vi è l'esercito delle associazioni e delle ONG che hanno avuto moltissimo dallo Stato italiano senza dare nulla in cambio. Questo lo sa bene il Ministro Frattini, così come i funzionari della Cooperazione Italiana, che in questi anni di 'missioni di pace nei Balcani' hanno attribuito fondi e progetti sempre allo stesso gruppo di persone. Al Dott. Francesco Forte della Cooperazione Italiana abbiamo rivolto più volte le nostre domande sul progetto del Seenet2 e sulle gravi lacune di informazione, ricevendo come risposta "ha ragione ma non posso darle i documenti". Di qui una serie di cavilli, la privacy, le leggi e il labirinto della pubblica amministrazione, per coprire le varie associazioni che hanno fatto delle attività umanitarie un business, divenendo delle S.p.a. per la pace 'con i soldi degli italiani'. Questa è l'Italia che danneggia e rovina chi cerca invece di spingere in prima in linea il Paese e la sua economia: nascondersi dietro una scrivania, chiudere i telefoni e non rispondere alle richieste, fa dei nostri burocrati una vera vergogna.

Siamo pronti ad andare avanti, ad ogni costo, pur di vedere i documenti dei famosi 47 progetti per i Balcani, i conti e i prospetti di spesa, ammesso che esistano davvero, ovviamente. Non basteranno i vostri tecnicismi e grandi strutture amministrative a nascondere il deserto che si cela dietro questi vecchi carrozzoni. Spendiamo 500 mila euro per regalare 100: questo interessante algoritmo la chiamano integrazione. Il fatto è che Paesi come la Bosnia o l'Albania si accontentano, accettano comunque, ben sapendo che saranno altri a fare la differenza a suon di dollari e decideranno poi su appalti, concessioni e Governi. Le Ong che giungono in questi Paesi con "biscotti, sorrisi e solidarietà", regalano false emozioni a questi popoli che - nell'immaginario collettivo degli italiani - "erano incapaci di intendere e di volere, e grazie a queste merendine e queste targhette hanno ritrovato la luce interiore, sotto forma del dono dell'Europa". A quanta falsità ed ipocrisia dobbiamo assistere ogni giorno, per vedere su qualche sitoweb qualche 'bottega' o qualche 'centro sociale' aperto in nome del Governo italiano , per lustrare i nomi di piccoli politici o dare un'immagine di facciata di grande amicizia tra i Balcani e l'Italia. Nel 2010 ci raccontiamo ancora queste favole, nell'illusione che questa sia integrazione.

Al Dott. Forte, della Cooperazione Italiana, vogliamo dire che, negando la consegna del progetto che consegna 11 milioni di euro ad un manipolo di ONG, fa un grande errore, perché i Balcani sono una terra strana. La mancanza di controllo crea situazioni imprevedibili, per cui lo stesso Stato italiano potrebbe pagarne le conseguenze, sia in termini politici che economici, con un grave danno per la nostra immagine all'estero. La legge sulla trasparenza, il diritto all'informazione e il controllo sull'utilizzo dei fondi pubblici sono limiti ed obblighi che le stesse istituzioni italiane hanno creato, ed oggi rinnegate in nome della privacy della pubblica amministrazione. Che strano Paese è il nostro. Tutti danno la colpa ai politici, e poi noi stessi siamo prigionieri dei Burocrati. Per fare girare la macchina burocratica inventano sigle e strutture (orizzontale e verticale!) per poi lasciare briciole alle attività in sé. C'è da chiedersi perché lo Stato finanzia progetti sostanzialmente inesistenti con una struttura amministrativa complessa?Per mantenere la burocrazia ed uno status quo, ma è ovvio. Di conseguenza, tutto questo risulta essere del tutto contrario al concetto dell'informatizzazione, perché si vuole nascondere agli occhi del grande pubblico, per conservare poltrone e cariche. Ci chiediamo come mai sia scomparso quel senso di responsabilità e quel rigido codice di condotta degli uomini di Stato, soprattutto in rispetto dei contribuenti italiani, che sacrificano il frutto del loro lavoro per sostenere il Paese. Non vi è alcun senso di vergogna per questo continuo e costante spreco di denaro.

16 novembre 2010

G20: troppe le risorse destinate a progetti inutili


Un altro summit G20 è fallito, ancora una volta sono stati spesi soldi inutilmente. L'ennesimo tentativo di risolvere la crisi economica globale non è servito a trovare una soluzione comune. Si è parlato di una produzione globale esposta a “gravi rischi”, ma nessuno ha espresso la disponibilità per un accordo preciso sulla produzione o sull'imposizione di regole valide per tutti. Gli ottimisti che riponevano speranze nel G20 di Seul hanno dovuto accontentarsi degli “ orientamenti indicativi”, anche un più serio aiuto alle zone più povere è stato disatteso, in quanto “non ci sono i soldi”. Tuttavia è dimostrabile che “i soldi ci sono”, ma sono spesi male come sottolineano media britannici, tra cui The Daily Mail.

L'UE ha stanziato fondi per progetti come “Fitness per i cani”, “Lo sviluppo del hip-hop nella cultura europea" e macchine di lusso, spendendo cifre intorno ai 35 milioni di euro. I dati sono stati pubblicati in seguito alla riunione dell'organizzazione Open Europe, durante la quale si è parlato del budget europeo. Mentre in tutta Europa gli scioperi dei lavoratori imperversano nelle piazze, la Commissione Europea valuta un aumento salariale annuale dello 0,4% per i funzionari dell'apparato europeo. Per lo sviluppo dell'agricoltura, invece, sono stati speso 415 000 euro. Il progetto denominato “Miglioramento dello standard di vita dei cani” ha assorbito ingenti risorse, ma un anno dopo la sua approvazione, il palazzo per la SPA per cani, progettato in Ungheria non è ancora stato costruito. Allo stesso modo vengono finanziati progetti come quello sul hip-hop, con 50 000 euro. In Francia, a Lion, è stato aperto un laboratorio della musica di hip-hop, mentre vengono finanziati concerti di gruppi come i “Flying Gorilass” con 415 000 euro, oppure un progetto di un gruppo dei nomadi austriaci con 2,6 milioni di euro. Alcuni progetti, inoltre, vengono finanziati ma finiscono per non sortire gli effetti sperati: come i 12.15 milioni di euro spesi per l'industria del riciclaggio dei rifiuti in Spagna, che in realtà ricicla solo un terzo del materiale e sotterra tutto il resto. La promozione turistica dell'Andalusia è costata 7.66 milioni di euro, le macchine per i ministri europei hanno gravato sul budget europeo per circa 5,1 milioni di euro. Si sono finanziati corsi di golf, caccia, moto e sportivi di vario genere.

I soldi dedicati per lo sviluppo dei beni culturali della regione Campania, in Italia, sono stati spesi per l'organizzazione di concerto di Elton John a Napoli, del valore di 750 000 euro. Si è finanziato anche il progetto chiamato “le piscine virtuali”, per l'insegnamento delle lingue tramite un corso online, per consentire ai nuotatori di comunicare tra loro durante le competizioni internazionali di nuoto. Sono stati stanziati anche 1.6. milioni coprire le perdite finanziarie della corona svedese. Tale somma è stata destinata all'azienda agricola svedese affittata nel Flen in Sormland. La corona, che ha una ricchezza di circa 30 milioni di euro derivanti dai canoni di locazione di 2200 ettari per un importo simbolico di 108 euro all'anno, senza pagare tasse, nel 2009 ha ricevuto 209 000 euro di sussidi agricoli dalla UE, la cifra è stata confermata dalla Commissione Swedish Board of Agriculture. In base al rapporto della TV svedese, la società del re ha subito perdite, tra il 2000 e il 2006, per 4.6 milioni di euro.

Un altro progetto considerato da molti inutile è stato quello per il Cercle Culturel des Institutions Européen, costato 5,1, milioni di euro, per l'istituzione di un club culturale per i dipendenti delle istituzioni europee. Il club include anche uno Scottish Highland Dancing club and un wine-tasting club. Ma i dipendenti delle istituzioni europee sono abituati a trattarsi bene, lo testimonia la Beach City nel Venetian Lake, vicino Budapest, costato 5,5 milioni di euro, la struttura dovrà contenere una spiaggia artificiale, un centro commerciale, un complesso alberghiero sulle rive di lago , show room con fontane e un ponte pedonale. Sette milioni euro sono stati stanziati per lo ZOO di Hannover, in Germania, e 44000 euro per il cocktail party per la celebrazione del Europe Day. La lunga lista di altri porgetti include anche i 2.7 milioni per il tour virtuale in 3D delle isole mediterranee e l'aircraft landing simulations. Molti capitali dei cittadini europei, che ogni giorno affrontano i problemi della disoccupazione e della crisi economica, dovrebbero essere spesi con molto più criterio dalla CE, guardando alle esigenze dei cittadini. Naturalmente una parte dei fondi europei finanziano anche progetti di primaria importanza come la ricerca medica, che ha portato al test EarlyCDT-Lung, disponibile nel 2011 in Inghilterra o un progetto per un ospedale in Ungheria completamente alimentato a pannelli solari. Il prossimo summit, quindi, potrebbe occuparsi proprio dei metodi per eliminare gli sprechi e le spese inutili, per utilizzare i capitali risparmiati in soluzioni reali di contrasto alla crisi economica.

Biljana Vukicevic

12 novembre 2010

Un progetto innovativo per l'Italia delle eccellenze


Dopo una fase di sperimentazione, il progetto della Tela giunge ad una fase operativa, andando a delineare uno strumento innovativo a supporto delle attività di indagine e ricerca nell'area del Baltico-Adriatico. L'Osservatorio Italiano sta portando a termine la sua piattaforma telematica che attua un costante monitoraggio, raccolta e gestione delle informazioni sui Balcani, e allo stesso tempo rappresenta un sistema per il coordinamento e la comunicazione interna tra i membri della Tela. L’obiettivo finale è quello di ampliarla con l'inserimento al suo interno di analisti, esperti, imprese ed istituzioni, per creare il luogo virtuale della presenza italiana nella regione del Sud-Est Europeo. Un unico luogo immateriale che consente non solo di creare un media integrato, ma anche di dare vita ad una struttura di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Tale progetto va inserito in un contesto dinamico, in cui le nuove tecnologie e i nuovi sistemi di comunicazione offrono la possibilità di abolire uffici, ridurre i costi e reperire informazioni. Il software ha sostituito le fasi macchinose della lettura e del 'cartaceo', per aprire così nuovi scenari per le analisi e gli studi. La ricerca e il monitoraggio delle informazioni avviene mediante dei robot che raccolgono ininterrottamente le informazioni tratte da fonti istituzionali e media, riducendo i tempi di ricerca e di selezione delle fonti. L'informazione grezza viene poi organizzata mediante ‘parole chiavi’ che vanno a creare macro e micro categorie di argomenti tra loro interconnessi. Sulla base di questo grande database di dati è possibile estrarre statistiche e grafici, sulla cui base formulare ogni tipo di valutazione e studio.

Grafico keywords n.1 (clicca per ingrandire)


Grafico keywords n.2 (clicca per ingrandire)


Grafico keywords n.3 (clicca per ingrandire)

D'altro canto, una struttura non può dirsi completa se non ha anche un sistema di ‘difesa’ che si basa sul monitoraggio dei competitor, ed in particolar modo dei soggetti che sono in diretta concorrenza con le imprese italiane, per esempio. La Tela, da questo punto di vista, fornisce un adeguato strumento di protezione degli investimenti italiani all’estero, in quanto consente di individuare come evolvono i movimenti dei principali concorrenti, come cresce un settore economico o come si espandono le infrastrutture. Inoltre, è possibile anche portare alla luce le distorsioni create dalla disinformazione, dal comportamento illecito ed irregolare dei governi locali che possono danneggiare in qualche modo le nostre imprese.

Su queste basi è possibile poi costruire una politica economica più diretta nei Balcani, sia da parte delle società che delle istituzioni italiane, che premi i progetti che fanno avanzare il Paese, esportando conoscenze, una cultura industriale avanzata e sostenibile, quella appunto delle piccole e medie imprese italiane. Un'Italia fatta di innovazione e di tecnologia, e non solo di grandi società che fanno da lobbies e agiscono come multinazionali, chiudendo la strada alle piccole realtà. Costruiamo quindi una Tela italiana sempre più grande, che abbia al suo interno le imprese eccellenti, leader nel loro settore, ma anche quelle locali che possono dare molto sia all'economia del loro Paese che al mercato europeo.

Osservatorio Italiano

04 novembre 2010

Ladini: fermare la vendita illegale della Dalmatinka

Zagabria/Croazia-Italia - Le società “La Distributrice Srl” e “La Distributrice Investments Srl”, di proprietà dei F.lli Ladini, hanno depositato la scorsa settimana al Tribunale Commerciale di Spalato un esposto per bloccare la vendita della Dalmatinka. La richiesta è stata sottoposta sia al Presidente del Tribunale di Spalato che al Ministero della Giustizia della Croazia, sottolineando come gli atti compiuti dal tribunale risultano illegali e discriminatori nei confronti degli imprenditori italiani. Esso ha infatti agito con parzialità, disattendendo l’autorità della Corte Superiore di Zagabria che aveva sentenziato, oltre sette mesi fa, il diritto all’ammissione nel credito. Ci si aspetta ora una risposta equa e coerente da parte delle autorità croate, e delle stesse istituzioni italiane affinchè intervengano presso gli organi competenti croati per garantire il rispetto della legge. Un'aspettativa nei confronti dello stesso ambasciatore italiano a Zagabria, il quale aveva garantito di seguire il caso con molta attenzione, dopo mesi di trafila presso tribunali ed uffici amministrativi, tra legali e diplomatici. Il caso Ladini continua così ad essere un tragico esempio di quanto le nostre aziende all'estero siano indifese, nonostante tentino di portare avanti l'economia italiana e diffondere il Made in Italy di eccellenza. Ai nostri diplomatici chiediamo una decisa presa di posizione, per far valere i diritti sanciti non solo dagli accordi bilaterali, ma anche dal diritto europeo ed internazionale. Chiediamo, quindi, un'azione che va oltre la mera rappresentanza dei grandi gruppi industriali che hanno conti alle Cayman, perché si schierino stavolta accanto alle piccole e medie imprese, cuore dell'economia italiana.

03 novembre 2010

Traffico esplosivo nei Balcani: '150 euro per 500 grammi di C4'

Banja Luka - Frequenti e sempre più ravvicinati gli allarmi di 'pacchi esplosivi' che, insieme alle minacce terroristiche provenienti da cellule ormai divenute invisibili, creano le condizioni per una perfetta strategia della tensione che si dirama in tutta Europa. Tuttavia, comprare dell'esplosivo al plastico di tipo C2 o C4 è molto semplice: bastano 150 euro per un panetto da 500-700 grammi. Questo quanto affermato da Michele Altamura, direttore dell'Osservatorio Italiano, spiegando che in circolazione c'è una grande quantità di esplosivo acquistabile in piccole partite, soprattutto nei Balcani. "Il punto sta nel fatto che le campagne di demilitarizzazione, fatte soprattutto da contractor americani, sono avvenute senza nessun controllo, tale che è sfuggito dai depositi molto materiale esplosivo derivante dallo smantellamento di munizioni, armi e carri armati. Materiale che oggi è disseminato in tutta la regione balcanica. Oltretutto - afferma Altamura - esso è facilmente acquistabile per i terroristi, in quanto le reti criminali hanno accesso a veri e propri arsenali". Il resto lo fa internet, che mette a disposizioni strumenti per la logistica, le location e per la costruzione di ordigni artigianali - aggiunge - tanto che il terrorismo è così diventato un'attività 'fai da te'. Non va dimenticato, continua, la massiccia quantità di T4 trovato in un container al porto di Gioia Tauro, proveniente, in base ad alcuni accertamenti, proprio da uno stabilimento dell'Albania, e venduto al Governo iraniano. Un commercio e traffico costante di esplosivo che si sta consumando, tra l'altro, sotto gli occhi delle missioni internazionali militari presenti nella regione.