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10 giugno 2015

Al via piattaforma per la Libia: una macchina contro la disinformazione



Roma - E' entrato ufficialmente in funzione il sistema della Tela per la raccolta dell'informazione sui teatri di guerra. Il progetto sperimentale è stato messo a disposizione del nuovo portale Italialibia.org, che sta funzionando come punto di contatto con la Libia. Da giorni stanno arrivando le prime notizie, grazie alla diffusione del continuo passaparola tra i libici e i membri della Tela presenti in tutta la regione del Nord Africa. La rete comprende giornalisti e imprenditori libici, che hanno chiesto aiuto per far sentire la propria voce in un caos di disinformazione e propaganda, alimentate da media internazionali. Le informazioni raccolte non saranno pubblicate sul nostro portale, per motivo di riservatezza. 

Chi vorrà aderire a questa iniziativa, dovrà inviare un'esplicita richiesta alla nostra redazione.
Tel: (+39) 06 83393880

La Libia come bottino dell'ISIS sconfitto da Assad

Roma - Lo scenario libico si sta complicando sempre di più, con la scesa in campo di forze incontrollate che rispondono agli ordini di lobbies economiche pronte ad aggredire un Paese senza alcun controllo, allo sbando e diviso tra due Governi. La Libia oggi deve scontare gli errori commessi dalla Comunità Internazionale, e da “una banda di criminali doc” che si aggira tra Europa, Qatar, lobbies americane e filantropi alienati. Sono tutti oggi all’opera per trasferire gradualmente il conflitto di Siria e Iraq a Tripoli, dislocando progressivamente le milizie del cosiddetto Stato Islamico, a caccia di un bottino di guerra. L’Occidente è divenuto così vittima della stessa propaganda che ha alimentato per formare armate di mercenari da scagliare contro Bassar Al-Assad, convincendoli ad entrare nella jihad per sconfiggere “i nemici sciiti”. E così, mentre l’Iran avanza sbaragliando i jihadisti “made in Qatar”, è cominciata la timide processione alla Corte di Assad per racimolare contratti per la ricostruzione. Eppure dicevano che in tre mesi la Siria sarebbe caduta sotto i colpi dell’opposizione, mentre sono passati quattro anni e Damasco è sempre in piedi, anzi ha rafforzato le sue alleanze in Medio Oriente. A questo punto sorge una lecita domanda: quanto pesa l’affidabilità dei nostri analisi, così esperti nel denigrare e additare chi osa contraddirli, senza però aver mai centrato, anche di poco, una previsione. Hanno sempre perso per un soffio, e comunque sempre per fattori imprevedibili. Tralasciamo però questo discorso, troppo complesso e profondo, perché “già i nemici sono tanti”.

Ritornando alla Libia, l’Italia ha senza dubbio perso ogni prospettiva di rientrare a Tripoli, e quel poco che era stato costruito negli anni sarà spezzettato e rinegoziato dai nuovi poteri. Lo scenario creatosi rispecchia quanto temuto dall’Osservatorio Italiano, che avvertiva sul rischio della frammentazione della Libia in tre parti (si veda La Cireaica, il nuovo Stato di Total e BP).  Se non avranno la Siria, a conti fatti, andranno a prendersi i pozzi della Libia. Allora ci sveglieremo dal torpore e capiremo di essere stati traditi da tutti. Usciranno i giocatori di poker delle diplomazie parallele, che hanno fatto accordi sottobanco in tempi non sospetti, come i francesi, i belgi, i tedeschi e i campioni britannici, gli spagnoli. Stanno saccheggiando tutte le società africane con partecipazioni azionarie libiche, rastrellando denaro, oro e azioni della Libia. L’ISIS continuerà a combattere fino a quando non sarà fatta “piazza pulita” in tutto il continente africano. Oggi questa viene chiamata democrazia. Senza la CNN, Al Jazeera, AFP e BBC (e tanti altri) non esisterebbe neanche l’ISIS. Sono stati i media internazionali “spacciatori di notizie false” a trasformare gli attivisti in forze di opposizione, poi in Free Syrian Army, poi in Al-Nusra e in Al-Qaeda (nella sua nuova veste grafica). Ad un certo punto, dopo che i vari jihadisti si sono ammazzati tra di loro, è nata dal nulla lo Stato Islamico di Levante e Iraq, straordinariamente scoperto dalla Agence France Presse. Ormai, è cosa abbastanza nota che a fornire armi e tecnologie all’ISIS è il Qatar, dove la storia si confonde con l’intrecciarsi di tante economie e lobbies.Non vorremmo dilungarci oltre, ma i video di propaganda del cosiddetto Stato Islamico rispondono alla stessa scuola di marketing delle associazioni umanitarie, dei movimenti anti-corruzione, delle Femen e del Maidan: stesse inquadrature, stessa mimica. Basta rivolgersi ad una società di comunicazione, queste di strategia globale, pronte ad organizzare dietro compenso campagne di denuncia che possono far oscillare la quotazione in borsa delle materie prime.

L’Italia non ha alleati, è stata lasciata sola e le forze sul campo sono pari a zero, perché per anni ci si è nutriti di una falsa gloria ipocrita. Se vogliamo conquistare una voce, dobbiamo essere “pronti alla morte”, lavorare 24 ore su 24, con persone che amano il nostro Paese, per creare una “macchina bellica” fatta di contenuti. Oggi l’informazione è utile, ma il contenuto sostanziale è fondamentale. Riconquistare una posizione senza rubare e saccheggiare, significa costruire un sistema che sia in grado di bloccare i contenuti, fornendo nuove argomentazioni. Grazie alle nuove tecnologie, l’Italia può dotarsi di un sistema che possa colpire questa grande disinformazione, di cui noi stessi siamo vittime, e creare così degli spiragli per aprire delle politiche parallele che possono agevolare la piccola e media impresa. Dopo le sanzioni alla Russia, bloccare il Maghreb e spegnere la Libia, significa segnare il destino dell’economia del Mediterraneo. E’ sempre colpa del terrorismo, oppure di scelte sbagliate.