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13 marzo 2014

Le guerre cybernetiche del futuro

Kiev - L'imprevista reazione del Cremlino alla crisi in Ucraina ha senz'altro messo in evidenza le lacune del meccanismo diplomatico delle Nazioni Unite nonché dei sistemi di intelligence dell'apparato NATO in generale, e statunitense in particolare. Non è stato possibile anticipare o prevedere in nessun modo la nascita di questa pericolosa 'incomprensione' con Mosca, nella più sbagliata convinzione che la Russia fosse debole o incapace di reagire in campo internazionale per difendere i propri interessi.La strategia della Russia, vista la sua complessità e tempestività, non è stata colta dalle intelligence perché con i loro "sistemi semantici di elaborazione" non potevano tracciare nessun grafico o cartina che contenesse una "risposta intelligente". L'indottrinamento e l'inquinamento delle informazioni è arrivato ad un livello tale che tutto ciò che circola sui tavoli diplomatici sono pure ovvietà, o mere elucubrazioni di fantomatici esperti. Con la guerra al terrorismo e la strategia delle rivoluzioni colorate era tutto facile, perché erano gli stessi servizi occidentali a provocare i 'casus belli', a produrre le prove e a monitorare i conflitti: per questo motivo erano così efficaci, così previdenti e infallibili.

Ed infatti, nell'immaginario collettivo occidentale e pro-europeo, si pensava, in maniera fin troppo semplicistica, di poter cambiare in maniera coatta la leadership al potere con una serie di scontri di guerriglia urbana e un 'tragico incidente' di martiri vittime del regime, per poi poter tranquillamente creare un nuovo Governo con cui firmare l'accordo di adesione e risolvere tutti i problemi economici ed energetici dell'Europa. Mai nessuna convinzione si è rivelata più errata e, dopo la pronta e rapida decisione di Mosca, si è creato un paradosso diplomatico che ha dell'assurdo: le potenze occidentali dovranno spiegare, senza misure unilaterali di interventi armati, chi ha provocato quell'omicidio di massa e perché non è stato rispettato l'accordo per le elezioni anticipate. In caso contrario, l'Ucraina perderà la Crimea e andrà incontro al pericolo di implosione interna, visto che il suo disastro finanziario non sarà equamente ripartito tra Russia e Europa, ma ricadrà totalmente sui contribuenti europei, che dovranno accogliere in UE uno Stato diviso, instabile, e con tutti i suoi oligarchi nelle cui mani si racchiude il patrimonio nazionale ucraino.

Tuttavia, è difficile oggi tracciare uno scenario su quanto accadrà, e forse questa è la prima guerra moderna per la quale non è possibile prevedere i probabili risvolti. Lo scontro tra le diverse correnti di disinformazione - da una parte i media occidentali, e dall'altra parte la propaganda russa - ha inondato i media e i circuiti di informazione, rendendo sempre più complicato la distinzione tra segnali sensibili di oggettiva pericolosità, e flussi di controinformazione per il depistaggio. Infatti, la controparte atlantica, non potendo intervenire in maniera diretta, sta utilizzando i giornalisti come pedine di provocazione, nel tentativo di cogliere quel passo falso che giustificherebbe la destabilizzazione completa del paese. La macchina hollywoodiana ha già sponsorizzato il movimento di Maidan, e tenta di fare lo stesso in Crimea, come anche in Russia. 

Va osservato in tale sede, che il video della "rivoluzione di febbraio" del Maidan (I Am a Ukrainian) è stato prodotto dalla stessa società che ha gestito altre campagne per la National Endowment for Democracy (NED). Le immagini sono state girate in uno studio, con un approssimativo fotomontaggio, mentre la bella ragazza che legge un accorato appello si chiama , e vive in America. Per la fotografia è stato assunto il britannico Graham Mitchell, dietro l'idea del professor Larry Diamond della Stanford University. Lo stesso produttore è coinvolto nella creazione del filmato trasmesso nell'autunno del 1990, che mostrava una ragazza di 15 anni (poi individuata come la figlia dell'ambasciatore del Kuwait nel Regno Unito) che raccontava le barbarie dei soldati iracheni sui neonati nelle incubatrici. Il video fu proiettano nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mentre tre mesi dopo fu lanciata l'Operazione "Desert Storm".



D'altro canto la Russia, ben consapevole del funzionamento di tali meccanismi, ha creato un'intricata rete di propaganda, per spingere in un vortice di isteria gli stessi ucraini, dando al contempo molto credito all'impatto di controreazione delle singole comunità locali, soprattutto delle regioni orientali e sud occidentali. Ma prima di ogni azione, ha provveduto a chiudere i confini della Crimea, e a serrare le frontiere orientali, infondendo nelle autorità di Kiev il terrore di essere circondati. Le truppe di Berkut e delle milizie locali che controllano i confini della Crimea impediscono l'accesso ai giornalisti e ai funzionari delle organizzazioni internazionali e non governative, onde evitare che anche questa regione venga infiltrata da provocatori che possano causare degli incidenti. Contemporaneamente, la Russia sta diffondendo una serie di informazioni di dubbia veridicità, ma che hanno l'obiettivo di anticipare o scongiurare una reazione azzardata da parte dell'esercito ucraino. Da giorni infatti circola in maniera insistente l'allarme circa un possibile finto attacco delle posizioni ucraine da imputare ai russi, una sorta di auto-bombardamento (tecnica questa utilizzata spesso dagli eserciti NATO in precedenti conflitti, in particolare nella guerra della Jugoslavia) in modo da sbloccare lo stallo diplomatico e dare modo alle forze occidentali di intervenire a supporto di Kiev. I servizi russi hanno già paventato tale ipotesi, soprattutto a ridosso del referendum della Crimea, che andrebbe a destabilizzare la situazione e a bloccare del tutto il processo di distacco della regione.

Una dimostrazione di quanto affermiamo ci viene offerta dalla pubblicazione, da parte di un presunto gruppo di Anonymous, della corrispondenza di un ufficiale dell'esercito ucraino, che dialoga con un funzionario dello US State Departement - a cui chiede supporto ed assistenza da parte della NATO per fronteggiare l'avanzata russa - e poi con un fantomatico contatto, a cui chiede di inscenare un incidente che sia, in maniera incontrovertibile, imputato all'esercito russo. Gli hacker ottengono anche una foto, che mostra un'immagine satellitare della base aerea di Melitopol (città dell'Ucraina sud-orientale nell'Oblast' di Zaporižžja) con degli obiettivi cerchiati in rosso (esplosione auto GAZ-66, distruzione di 2 aerei IL-76, mitragliata contro velivoli). Il piano dovrebbe essere posto in essere questo sabato 15 marzo, da parte di soggetti che "parlano russo" e usano mezzi russi, tutto ovviamente filmato e documentato
La veridicità di tale informazione è assai dubbiosa, ma rende l'idea di come si stia sviluppando questa guerra di disinformazione, lasciando di volta in volta trapelare segnali deboli sui possibili risvolti di conflitto. Senza dubbio, quella che abbiamo dinanzi non è più la Guerra Fredda, anche se vogliono far credere che di questo si tratti. Siamo invece dinanzi all'inizio delle future guerre cybernetiche, con lo scontro di due società tra di loro opposte.

Da una parte abbiamo chi ha utilizzato l'internet in maniera spregiudicata e, non avendo capito il suo impatto sociologico, lo ha sfruttato come una risorsa economica. Attraverso la 'rete' ha creato delle rivoluzioni artificiali, costruite attraverso delle masse informi di persone ipocrite, spalleggiate dai mass-media, che hanno fomentato e artefatto la loro lotta, creando situazioni di fiction perdendo strada facendo il senso reale delle cose. I movimenti rivoluzionari sono stati costruiti attraverso la selezione di persone che rispondono ad un profilo delineato con l'elaborazione dei big-data, a loro volta trattati con algoritmi semantici scritti da programmatori che, nel loro settore, sono considerati come dei "veggenti": della loro scienza è stato fatto un credo. E' divenuto quindi un business di avanguardia del marketing, estrapolando profili di tendenza e delineando con grande precisione desideri, sogni e  preferenze. Non hanno più bisogno delle ricerche di mercato: sanno già a quale porta bussare per proporre i propri prodotti o il proprio candidato. Hanno così assemblato dei gruppi disomogenei che non sono in grado di rimanere più di un giorno nelle loro manifestazioni, non essendo spinti da una vera ideologia; la corruzione e la democrazia non rappresentano ideali così forti da indurre le persone a combattere e a scontrarsi con la polizia. Per tale motivo, è stato fatto un ampio ricorso ai gruppi estremisti, i soli ad essere spinti da ideologie e fanatismo, pronti a divenire anche mercenari di guerre che non gli appartengono.  

Dall'altra parte, c'è una società che ha usato internet non per assembleare le persone, bensì per comunicare e per elaborare dati, sulla base di un concetto sociologico. Può sembrare paradossale, ma la Russia ha un'enorme esperienza nei meccanismi di elaborazione dei dati, che non sono algoritmi -  alla base dell'elaborazione dei big-data effettuata dalle società di comunicazione occidentali - bensì studi concettuali, attraverso l'interazione di uomo-macchina. Da oltre 50 anni la Russia effettua un processo di catalogazione di "esseri umani", riuscendo così ad avere il controllo del territorio. Ed infatti, per affrontare un possibile conflitto, nel giro di pochi giorni, sono state costituite delle milizie popolari, fatte di persone che sono state catapultate nella propaganda "dei rossi e dei neri", ricreando la stessa atmosfera che si respirava nel secondo dopoguerra, della lotta tra comunismo e nazismo. Con lo stesso intento sono stati ideati i movimenti "Occupy" che, pur essendo costati miliardi di dollari, hanno portato nelle piazza europee solo poche centinaia di persone, con correnti tra di loro opposte, spesso disorganizzate ed inconcludenti. Sono stati messi così a confronto due sistemi tra di loro opposti: vi sono infatti sistemi cibernetici fondati sulla logica del poker, e sistemi basati sul gioco degli scacchi, con la differenza che nei primi si può barare e bluffare, mentre negli altri si deve agire di logica e strategia. In questa giungla, i due sistemi non si uniscono mai. 

Quello che manca alle società occidentali è la territorialità, la capacità di analisi immediata (e non di un copia-incolla generalizzato) e soprattutto persone consapevoli, con una cultura trentennale alle spalle, creata con lavoro reale (senza titoli, raccomandazioni e autocelebrazioni). I Paesi occidentali sono in possesso di grandi risorse umane, ma occorre un metodo per poterle trovare e per valorizzare delle capacità, che loro stessi ignorano di avere. Non sono neanche in grado di conservare dei rapporti, che non possono essere mantenuti con dei contratti o nei limiti di un orario di lavoro. E' fondamentale recuperare questo patrimonio umano, perché costituirà l'esercito delle guerre del futuro.
Come il 9 novembre del 1989 cadde quel muro, producendo uno shock inaspettato per le intelligence, oggi siamo ripiombati in quella situazione: nel mondo si stanno formando dei blocchi con unioni e alleanze anomale, dal Maghreb al Golfo, sino all'Asia, dando origine ad una guerra altrettanto anomala. Vista la grande interconnessione delle economie, i conflitti non hanno più dei fronti, ma delle costellazioni. Anche per questo motivo, imporre delle sanzioni alla Russia è del tutto controproducente, perché decreterebbe il fallimento di società come Siemens e BMW, e il crollo del dollaro, con un impatto ad effetto domino non sugli Stati Uniti, bensì sulle altre economie satelliti. Non si può risolvere il problema neanche imponendo in Europa un circuito chiuso, come quello creato dalla Stasi. E' quindi l'inizio di una disgregazione, e chi non si adeguerà velocemente al "new deal" vivrà di povertà. 

05 marzo 2014

La Guerra fredda della propaganda

La Etleboro ha propri corrispondenti a Donesk, Odessa e Simferopoli per il monitoraggio della disinformazione e delle provocazioni della stampa internazionale.


Kiev - In una comunicazione telefonica, il Ministro degli Esteri dell'Estonia, Urmas Paet, informa l'Alto Rappresentante per la politica estera e difesa dell'Unione europea Catherine Ashton, della sua impressione sulla situazione attuale in Ucraina. La veridicità del colloquio e del contenuto della loro conversazione è stato confermato dal dicastero estone, mentre il gabinetto del capo della diplomazia europea non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Nel dettaglio, Paet, mostrandosi molto preoccupato sulla situazione venutasi a creare a Kiev, racconta di aver avuto un incontro con i membri del Partito delle Regioni (di Janukovych), con i membri dell'attuale coalizione, ma anche con un rappresentante della Società Civile, Olga (senza dare il suo secondo nome, però sembra sia Olga Bogomolets - medico volontario nelle proteste del Maidan, diventata leader simbolico della società civile e dei manifestanti). Dopo l'incontro con il rappresentante della Società Civile, Paet ha affermato che "secondo Olga", è sempre più accredita l'ipotesi che gli sniper che hanno sparato contro i cittadini in Maidan  non facessero capo a Yanukovych, bensì ad un membro della nuova coalizione. Le prove sembrano dimostrare che a colpire i civili e i poliziotti, siano stati gli stessi proiettili, per cui un (terzo) gruppo di sniper stava colpendo la folla e i poliziotti. Olga ha mostrato delle foto al funzionario estone che dimostrano come le ferite siano riconducibili a proiettili dello stesso calibro. Paet aggiunge che, la cosa più sconvolgente è che la nuova coalizione non intende indagare su quello che è realmente successo. La conclusione generale del funzionario estone su quello che sta succedendo adesso a Kiev è un 'molto triste', e l'incidente degli sniper  pone una serie di interrogativi sull'affidabilità e la credibilità del nuovo Governo. Egli ritiene che il popolo ucraino non abbia fiducia nei leader del Maidan, e quindi tutti i nuovi membri al potere non potranno essere parte della futura leadership perché hanno tutti "dei passati molto sporchi".


Intelligence economica dell'Osservatorio Italiano
Le analisi dell'Osservatorio Italiano hanno avuto dei riscontri reali, nel rispetto dei criteri di oggettività e di contestualizzazione degli eventi.
Come evidenziato nella precedente analisi  - si veda I guerriglieri dei ‘Paesi caldi’ - la presenza del terzo gruppo di cecchini è comprovata da una serie di contraddizioni nelle immagini trasmesse dai media, le quali mostrano come i colpi non giungevano dalla direzione della polizia, bensì dal tetto dei palazzi circostanti, probabilmente dell'Hotel internazionale dei giornalisti, nel quale - secondo alcune testimonianze e video delle telecamere a circuito chiuso - si sono introdotti degli uomini armati. L'analisi e il confronto di tutti i filmati esistenti su quella vicenda, ripresi anche da diverse inquadrature, mostra che vi erano degli infiltrati che guidavano il gruppo, spingendoli ad avanzare verso la polizia, mentre alle loro spalle veniva aperto il fuoco contro gli agenti. Come dimostrato anche dalle registrazioni degli sniper della polizia (si veda Registrazione Sniper), vi era un 'terzo' elemento sulla scena, precisamente sul tetto dell'hotel, che sparava  contro gli agenti e contro gli stessi manifestanti.

Qualunque fosse l'obiettivo da colpire e chiunque sia stato il regista, è chiaro che quella strage è stata artificialmente diretta dall'esterno, per poi essere filmata e montata sapientemente, per trasmettere un preciso messaggio: le unità speciali rispondevano in maniera sproporzionata alla minaccia della sicurezza delle istituzioni, come accade in una dittatura. A dare una svolta all'intera protesta, è stata infatti una strage di 'cittadini inermi', che riuscisse a rendere l'idea dell'efferatezza del regime che si stava combattendo, in modo da dare una spallata ai diplomatici temporeggiatori e rendere la protesta di Maidan oggetto di interesse dell'opinione pubblica mondiale. E' stato, quindi, un evento meramente propagandistico, che aveva lo scopo di  rendere perfettamente lecito quanto sarebbe successo da lì a poco, ossia l'ingresso nella Presidenza della Repubblica - il cui abbandono da parte di Yanukovic era stato già deciso il giorno precedente - il subentro nelle funzioni di governo da parte dell'opposizione, e la successiva scarcerazione spettacolare di Yulia Timoshenko.   

Senza dubbio, quella che si sta svolgendo in Ucraina è senz'altro un conflitto aperto di propaganda e di disinformazione perpetrata da entrambe le parti, creando così una simulazione di 'Guerra Fredda', che probabilmente non esploderà in un confronto armato. La Russia ha fatto un passo concreto per fermare l'espansione 'fuori dai negoziati' dell'UE nel blocco economico ex-sovietico, blindando la Crimea come avamposto delle sue basi militari nel Mar Nero. Per quanto sia difficile distinguere la realtà dalla disinformazione, è possibile affermare con sicurezza che nella penisola del Mar Nero non vi è stato alcun tipo di scontro violento, considerando che la Russia non ha dovuto fare molta strada per prendere posizione in una terra che nei fatti non ha mai lasciato. E' quindi alquanto scandaloso l'errore commesso dai giornali italiani che - forse per mancata conoscenza dei fatti, ma anche in mala fede - pubblicano in prima pagina l'immagine di manifestanti che fanno irruzione in un'istituzione, che tuttavia si trova dalla parte opposta del Paese (Kharkiv), lanciando un messaggio di allerta e di crisi nel territorio della Crimea. Obiettivo che ha spinto anche testate statali a pubblicare le dichiarazioni di una piccola comunità di discendenza italiana, come immagine di disperazione della popolazione non-russa. Una speculazione che apre anche nuovi scenari di scontri, con il coinvolgimento delle minoranze e dei problemi interetnici. Questo dimostra anche quanto la stampa italiana sia scorretta, condizionata da un notevole conflitto di interesse, ma anche patologicamente impreparati. Il loro metodo di giornalismo si limita ad intervistare persone che non sanno nulla, limitandosi a dire quello che desiderano ascoltare, nel pieno rispetto della scuola di propaganda massiva.

 Disinformazione dei quotidiani italiani
Il Resto del Carlino pubblica la foto degli scontri al Consiglio Comunale di Kharkiv (Харківська міська рада) nell'Ucraina orientale, scrivendo invece "Scontri nella città del Mar Nero". 

Immagine originale degli scontri a Kharkiv utilizzata per la prima pagina del quotidiano

I media italiani dimostrano quindi di essersi perfettamente allineati ai dettami euro-atlantici, perdendo anche il senso deontologico del loro lavoro, senza sforzo alcuno di descrivere una realtà quanto più oggettiva possibile. E' chiaro che anche la Russia sta contribuendo a questo clima di disinformazione, allo scopo di creare confusione e soprattutto di mantenere coeso il fronte pro-russo su determinati concetti cardine della sua strategica politica, come ad esempio la tutela della popolazione dalle derive estremiste e il rispetto degli accordi sottoscritti durante le proteste del Maidan. Per Mosca è sorta anche l'esigenza di rispondere alle provocazioni, utilizzando la stessa sottile arma della finzione, diramando notizie contraddittorie e di fonti anonime, anche perché l'ondata dell'informazione occidentale è di gran lunga sproporzionata rispetto al raggio d'azione russo, potendo contare sull'efficace coordinamento dei media a livello internazionale. Basti pensare al video trasmesso questo martedì, 4 marzo, al termine della conferenza stampa di Putin. Analizzato nel suo complesso, mostra come una brigata di circa 150 soldati dell'esercito ucraino, avanza disarmato, per andare incontro ad alcuni membri filo-russi, che rispondono in maniera ostile chiedendo di fermarsi. Il tutto perfettamente documentato con foto, video, immagini dall'alta: un'evidente provocazione, dalla quale ci si aspettava di ottenere qualcosa di più, da trasmettere sui media. Il risultato non è stato dei migliori, sono riusciti solo a dire che la brigata era di oltre 300 persone e che i russi stavano sparando 'contro i soldati'. Un po' di spettacolo, per togliere audience al discorso di Putin. 

 Incontro soldati ucraini con milizie russe

Dalle immagini si può notare la massiccia presenza di fotografi, che si agitano intorno ai militari. Quattro telecamere per riprendere l'incontro.

Immagini del video trasmesso dai media sul confronto
tra l'esercito ucraino e militari filo-russi
video

03 marzo 2014

Obama perde la guerra in Crimea prima di iniziarla

Roma - Dopo giorni di grande tensione, la crisi in Crimea entra in una nuova fase, svelando un'immagine più nitida di questi attimi concitati e di confusione. Come descritto nella nostra precedente analisi (si veda La notte di Sebastopoli), quella di Mosca è stata una risposta asimmetrica alla degenerazione della protesta del movimento Euromaidan, sapientemente gestita e sostenuta dalle lobbies di interesse economico, nel pieno stile delle cosiddette Primavere arabe. La mossa militare della Russia ha infatti arrestato la macchina di sovversione dell'ordine politico vigente, azionata come da copione per riscrivere tutti gli accordi e le alleanze politiche con la NATO e l'Unione Europea, con la diretta estromissione della controparte russa. La reazione di Putin ha capovolto del tutto la situazione, e ha quindi riaperto le trattative sull'inquadramento dell'Ucraina nel panorama della Comunità Internazionale, e quindi sulle regole di integrazione alle strutture euro-atlantiche, che tengano conto anche dei rapporti con la Russia, come sancito dagli equilibri socio-politici e storici di questa regione. A comprendere la reale natura di questo conflitto sono stati infatti i singoli Governi europei, che Putin ha riconosciuto come controparti diplomatiche, emarginando nei fatti gli Stati Uniti. Dopo la Siria, l'Amministrazione Obama esce ancora una volta sconfitta dal confronto tattico-strategico con Mosca, rivelandosi così impreparata ed incompetente ad affrontare una crisi che non ha saputo controllare, nonostante l'abbia innescata con le proteste. L'Ucraina non è né la Libia né l'Egitto, non è neanche la Siria o la Jugoslavia degli anni '90, Kiev è già Europa, ma è anche l'ultima dogana prima di entrare nello spazio russo. Il messaggio di fondo russo è stato quindi che "l'America non può valicare certi confini, portando la guerra nel cuore dell'Europa, senza subire delle conseguenze", ed in questo caso una scottante sconfitta e una lezione di diplomazia militare data dai Paesi europei, che non sono neanche le autorità di Bruxelles. L'azione di Mosca è stata prettamente politica e strategica, e aveva come unico scopo quello di dare una spallata decisiva all'eccessiva ingerenza statunitense, temendo che tali provocazioni avrebbero indebolito anche la Russia, al suo interno. Per cui, probabilmente, la Russia né uscirà dal G8 né avrà un embargo commerciale, bensì sarà direttamente interpellata per il ristabilimento dell'ordine in Ucraina, che tenga conto anche della popolazione russa ed isoli le derive estremiste.

Non dimentichiamo che il grande spettacolo hollywoodiano della piazza di Kiev, e il grido alla resistenza e alla lotta anti-russa della Timoshenko ha aperto scenari di conflitti inter-etnici, ovvero di un Paese diviso in completa anarchia, senza un Governo legittimo, gestito come marionette dall'amministrazione americana. La stessa Unione Europea era stata in parte estromessa dal dialogo tra Governo, opposizione e manifestanti, mentre gli oligarchi mettevano in sicurezza i loro beni, grazie a nuovi scellerati accordi con i reggenti del momento. Anche la strage dei cecchini, che ha fornito un'immagine completamente diversa di questa protesta, è stata commessa in circostanze non molto chiare, e comunque sotto gli occhi delle telecamere, nei pressi dell'hotel internazionale che ospitava i giornalisti, posizionata nell'inquadratura perfetta al momento giusto (si veda I guerriglieri dei ‘Paesi caldi’). Nella realtà, i grandi registi di questa protesta pro-europea, divenuta poi sommossa violenta con derive estremiste, avevano perso il controllo della situazione, e la "lotta per la democrazia" è ben presto degenerata in saccheggi, rappresaglie e atti di terrorismo verso le istituzioni e coloro che non hanno partecipato alle manifestazioni, con episodi di violenza e di anti-semitismo in piccoli e grandi centri

Militanti del movimento Maidan, affiliati al partito Svoboda
con la fascia del simbolo del Wolfsangel
 Seconda divisione delle SS - Das Reich

Quello che viene definito Movimento di Maidan, è stato gradualmente infiltrato da frange neo-naziste, mercenari al soldo degli oligarchi, ma anche militanti stranieri, in particolare tedeschi americani e turchi, mentre era sempre maggiore il rischio che venissero assoldati guerriglieri ceceni, cosa che avrebbe dato alla protesta un profilo tutt'altro che pacifico. Tale timore è stato infatti confermato dall'approvazione di una legge che vietava l'utilizzo della lingua per le minoranze, colpendo in maniera diretta proprio la comunità russa. Un'opera questa già intrapresa dai militanti del Maidan, che definiscono i filorussi e i loro oppositori con l'appellativo Titunshky - dal nome dello sportivo di arti marziali Vadym Titushko, che ha picchiato un giornalista, per indicare dei teppisti provocatori -  mentre fino a poco tempo fa venivano chiamati "ebrei comunisti" in segno di disprezzo. Oggi i media hanno cambiato l'appellativo per indicare le frange di opposizione filo-russe (facendo un parallelo, come chiamare le 'camice nere'  o i 'partigiani' ultras), per stemperare quindi il carattere anti-semita e razzista della loro lotta politica, e questo la dice lunga sull'opera fatta per nascondere l'odio coltivato in questi circoli di attivisti. In altre parole, la deriva più profonda era proprio quella di una guerra civile di tipo etnico, quindi tra popolo ucraino e popolo russo, che avrebbe davvero decretato la divisione del Paese.  Come controbilanciamento interno, si sono venute a creare le cosiddette milizie popolari, che hanno avuto la funzione di arginare gli episodi di eccesso e dare una risposta di contro-propaganda alle frange anti-russe, che cercavano lo scontro civile.

Attualmente, per quanto i media cerchino di amplificare la crisi e di creare un clima di isterismo generale,la Russia non ha dichiarato una guerra, e la NATO non disporrà nessun intervento militare. A Sebastopoli, come anche a Simferopoli e a Kerch, non vi è stato alcun episodio di violenza o alcun scontro armato. La popolazione locale ha, in un certo senso, gradito la presenza dei militari russi semplicemente perché temeva l'arrivo dei militanti di Maidan e dei neo-nazisti di Pravy Sektor, che nelle altre regioni hanno fatto irruzione armati nei consigli comunali, hanno fermato e aggredito la polizia, proclamandosi la 'nuova autorità costituitasi'. La stessa manifestazione della minoranza tartara non ha avuto alcuna conseguenza, essendo una comunità che convive da anni con la popolazione russofona, e comunque non era contraria alla protezione della Crimea dall'ondata del Maidan. Considerando che le divisioni tra 'rossi e neri' si sono già create, il confine della propaganda dello scontro tra le vecchie ideologie diventa sempre più sottile, e rischia di riversarsi anche nella nostra democratica Europa.

Manifesto dei militanti di Svoboda in onore di Stepan Bandera
collaboratore dei nazisti e considerato padre ideologico
del movimento come eroe di liberazione del Paese.  
L'immagine del manifesto è stata manipolata e poi immessa nella rete,
poi pubblicata da blog e dalle reti di socialnetwork
come autentica, per infiammare così la propaganda.


Questi episodi sono stati volutamente occultati dalla stampa estera, che ha rivelato tutta la sua 'impreparazione storica' nel confrontarsi con teatri di guerra che non sono il Medio Oriente o il Nord Africa, dove le fonti accreditate dei grandi media sono difficili da smentire. Non sono mancate poi gli azzardi di alcune testate giornalistiche italiane, che sono arrivate al punto di strumentalizzare un piccolo gruppo di circa 50 persone di antica discendenza italiana, per montare un caso di "pericolo per le minoranze esposte alle deportazioni russe". Questo è stato il 'tocco di classe' e il contributo di certi giornalistici in cerca di gloria, pronti alla mercificazione di persone che, per tanti anni, sono state dimenticate perché 'politicamente irrilevanti' ed ora si prestano ad opere di sciacallaggio, nella speranza di avere un riconoscimento o una pensione da parte dello Stato italiano. Restano, tuttavia, iniziative che 'lasciano il tempo che trovano', prima di cadere di nuovo nel silenzio, perché la realtà è ben diversa. Si può dire che i media hanno mentito molto su quanto accaduto in Ucraina e in Crimea, ma le diplomazie parallele dei Governi europei sapranno come superare l'obbligo istituzionale verso gli Stati Uniti, per portare avanti la trattativa con Mosca.


E' infatti la Russia il diretto interlocutore dell'Europa, sia in ambito economico-commerciale, che energetico: non dimentichiamo che l'UE dipende dalle forniture di gas russo, per le quali l'Ucraina funge solo da intermediario. Essa costituisce pur sempre una zona cuscinetto tra i due continenti, per cui il suo equilibrio interno non può essere stravolto in maniera unilaterale. Sono questi i motivi fondamentali che hanno causato l'esclusione di Washington. Ha inizio, quindi, il momento più delicato della crisi, in cui può anche intervenire un "terzo" che sparando alla spalle per primo, può far partire lo scontro a fuoco che sia ucraini che russi stanno evitando nella maniera più assoluta. Non vorremmo infatti che, come in piazza Maidan, ci sia un gruppo di cecchini che spara ai militari per ottenere una risposta, ben documentata dalle telecamere. Le provocazioni, infatti, non si arrestano, come quella dell'europarlamentare polacco Jacek Saryusz-Volsky che ventila la possibilità di dare all'Ucraina l'accesso al nucleare, come forma di difesa dalla Russia. Resta poi il problema delle bande armate, che ormai si sono insinuate nel territorio e possono creare uno scontro o confusione all'improvviso, con inevitabili reazioni di risposta. E' chiaro che, qualsiasi cosa accada in questo periodo di attesa, prima dei negoziati con il Gruppo di contatto proposto dalla Germania, non si potrà certo imputare a Mosca o all'Europa la responsabilità di eventuali incidenti, che ovviamente non avrebbero alcun interesse a far fallire delle trattative a lungo cercate. Morale della favola, l'Algeria ha ordinato 50 elicotteri dalla Russia: è cambiato forse qualcosa?