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28 febbraio 2014

La notte di Sebastopoli

Kerch - Questa notte, gli Aeroporti di Simferopoli e Sebastopoli sono stati bloccati da squadre di uomini armati e in uniforme militare non identificati, giunti a bordo di camion senza targhe e altri simboli. Stato a quanto riportato dall'Agenzia Interfax Ukraina, un gruppo di 50 uomini,  di cui non si conosce la provenienza ma sembrano siano gli stessi che hanno partecipato all'occupazione degli edifici governativi e del Parlamento della Crimea, è giunto con tre veicoli Kamaz nell'Aeroporto di Simferopoli, circondando il terminal dei voli nazionali per poi lasciare il luogo e dirigersi verso una destinazione non nota. Contestualmente, secondo fonti non accertate, un gruppo di 300 uomini in uniforme ha bloccato l'ingresso del campo d'aviazione dell'aeronautica militare di Belbek a Sebastopoli.  Secondo le stesse fonti, sarebbe in corso  un'operazione per consentire il ritorno di Yanukovich, in qualità di capo di Stato, perché possa confermare e convalidare il referendum dell'indipendenza della Crimea.

Convoglio di veicoli militari dinanzi al Parlamento di Simferopoli
Convoglio di veicoli militari si dirige verso l'Aeroporto di Simferopoli

Militari non identificati dinanzi all'ingresso dell'Aeroporto di Simferopoli


Così, dopo tanto silenzio e speculazioni, arriva la svolta. Gli eventi stanno subendo una escalation imprevedibile, il contraccolpo mediatico è stato molto rapido, la logica risposta che si aspettava ad una rivoluzione troppo veloce, accelerata dall'eccessiva propaganda dei media occidentali per mantenere i manifestanti in piazza e dare credito alla causa del popolo di Maidan. L'annuncio della conferenza stampa del Presidente ucraino Yanukovich dal territorio russo, infatti, giunge in maniera contestuale alla proclamazione da parte del Parlamento della Crimea della data del referendum per chiedere maggiore autonomia dall'Ucraina. Il messaggio che Yanukovich rivolgerà alla Comunità Internazionale, in qualità di capo di Stato eletto democraticamente e sostenuto comunque da una parte del Paese, sarà coordinato da un'azione offensiva sul territorio della Crimea da parte di unità militari che si definiranno fedeli al Presidente. La sua apparizione pubblica dovrà contrastare la campagna di criminalizzazione posta in essere nei suoi confronti, con dossier pre-confezionati da fantomatici nuclei investigativi, come quelli preparati dalla OCCRP (Usaid-Open Society Foundation), che vanno a formare il cosiddetto YanukovychLeaks


Un'azione eclatante che sarà anche un atto dimostrativo rivolto alla NATO e all'America, per porre fine ad una serie di provocazioni e attacchi di propaganda, destinati a destabilizzare la Russia dall'interno. La messa in sicurezza della regione e le successive misure per la proclamazione dell'indipendenza della Crimea dell'Ucraina è la controrisposta di Vladimir Putin, rimasto sinora in silenzio, e lasciando parlare i suoi Ministri e Dmitri Medvedev, che hanno ribadito il secco imperativo che "il Governo formato a Kiev è illegale" e che non viene riconosciuta la carta costituzionale che è stata unilateralmente messa in vigore. L'assenza di qualsiasi commento da parte di Putin ha azionato una sorta di tensione psicologica nei circoli della Comunità Internazionale, che si aspettava una reazione impulsiva e repentina, nello stile della guerra lampo in Abkhazia. Al contrario, Putin non ha rilasciato alcuna dichiarazione, impedendo nei fatti le repliche dei leader occidentali, in prima linea di Obama, pronti a criticare il suo atteggiamento di guerra-fondaio. Nei fatti Mosca non ha mostrato alcun interesse nei confronti degli eventi di Kiev, ignorando del tutto l'entusiasmo mediatico per questo 'colpo di stato' mascherato da rivoluzione, per azionare in maniera invisibile un sistema di auto-difesa che non è solo militare, ma è anche cibernetico ed ideologico. Per molto tempo, infatti, è stato sottovalutato il livello di preparazione della Russia dal punto di vista informatico, perché l'emisfero internettiano russo, sebbene non sia sviluppato dal punto di vista del marketing, è ben strutturato come sistema di rete: ha i propri motori di ricerca e socialnetwork, biblioteche e database massivi di tutta la Federazione e dei territori ex-sovietici, ha centri studi, team di hacker, utenti che producono molta informazione e aggregati in sottosistemi. Si può dire che esistono delle vere e proprie "eserciti informativi", votati alla lotta contro la disinformazione, pronte a fare da eco alla propaganda occidentale, per produrre un impatto di ridondanza e di confusione. Quella della Russia sarà infatti una reazione asimmetrica, con una guerra silenziosa votata alla contro-informazione, che avrà come destinatario tutto il popolo russo, quindi non solo quello ucraino.

Parte di tale strategia è la costituzione delle cosiddette "milizie popolari", sia militari che internettiane, che si stanno formando in tutta l'area meridionale ed orientale del Paese, grazie al supporto di una struttura operativa da tempo, che offre ogni sostegno informativo e logistico. Tutti i "patrioti" sono stati chiamati a non cadere nella "trappola della disinformazione del Maidan", e ad auto-organizzarsi, ciascuno nella regione in cui vive, facendo dimettere tutti gli attuali sindaci e governatori (sospettati quindi di collaborazionismo), e attuando la normativa prevista dalla Costituzione del 1994, che consente la nomina di un Presidente e di un Governo delle Regioni. Tale invito è stato quindi esteso a tutte le comunità russe del Paese che intendono conservare la propria identità e non vogliono sottostare all'imposizione del movimento di Maidan. E' quello che è successo infatti a Sebastopoli e successivamente a Simferopoli, dove è stato destituito il Governo mentre il Parlamento regionale è stato occupato da persone armate, senza alcuna resistenza da parte delle autorità locali. La stessa manifestazione di opposizione di alcuni membri della comunità tartara, si è conclusa in poche battute, considerando la sua contrarietà al principio di annessione alla Russia, ma non dell'indipendenza della Crimea.

In tale processo, la Russia non effettuerà un intervento militare diretto, e tutto passerà attraverso il fronte di Yanukovich e la comunità russa locale che, a differenza dei militanti del Maidan - per la maggior parte assoldati presso i movimenti estremisti come veri e propri mercenari - sarà ideologicamente motivata. Mosca darà un apporto logistico e finanziario per realizzare l'indipendenza della Crimea, come Repubblica strettamente legata alla Russia, prima che l'Ucraina entri nell'Alleanza Atlantica. Con ogni probabilità, il Cremlino cercherà di preservare la propria influenza nella Regione e assicurare ulteriormente la permanenza della Flotta del Mar Nero a Sebastopoli, esercitando una leva di potere sulla stessa politica estera dell'Ucraina, in quanto la base militare russa si rivelerà una barriera all'ingresso nella NATO. La penisola, da anni frutto di contestazioni e controversie, sebbene non abbia un'economia fiorente e sia del tutto dipendente dall'istmo che la tiene legata al continente, potrebbe rivelarsi strategicamente rilevante per i futuri piani, sia dal punto di vista tattico-militare, che geopolitico, per divenire infatti una vera e propria piattaforma di movimentazione di attrezzature e merci. Va inoltre considerato che la Crimea potrebbe divenire un punto di passaggio per il South Stream, riuscendo così a bypassare le acque territoriali turche, per poi sbaragliare la concorrenza del TAP, con l'estromissione quindi della Turchia.
  
In tale ottica, non vanno sottovalutate le conseguenze collaterali di balance sulle regioni del Caucaso, dei Balcani e dell'Asia Centrale, dove potrebbero essere risvegliati altri movimenti secessionisti, asserviti agli interessi dell'una o l'altra parte. Il quadro che si sta delineando è tutt'altro che lineare, perché presenta variabili irrazionali e aleatorie, e visti i presupposti la NATO, come la stessa Europa, non può permettersi di combattere una guerra con la Russia, che ha il controllo del territorio post-sovietico molto più pregnante delle ONG e degli osservatori occidentali che lo hanno infiltrato. Ancora una volta viene sottovalutata la preparazione militare russa, che da anni combatte una guerra al terrorismo, molto più capillare ed insediato sul suo territorio nazionale. A differenza degli Stati Uniti e dell'Alleanza Atlantica, che  in questi anni hanno bombardato nazioni e creato caos dietro la copertura della disinformazione mediatica, la Russia è in grado di combattere anche guerre sul campo con artiglierie, mezzi e uomini, con una capacità di adattamento e di resistenza di gran lunga superiore a quella degli eserciti occidentali.  
D'altro canto, l'impatto economico potenziale di questa "grande Guerra Fredda" potrebbe avere forti effetti negativi sulla crescita di molti dei Paesi che stanno cercando di uscire dalla crisi finanziaria del 2008, a cominciare dalle economie dipendenti dalle importazioni di petrolio o la cui moneta è legata al dollaro. La Russia potrebbe contrastare l'azione della NATO anche in maniera non-operativa, quindi limitandosi ad immettere sul mercato i dollari in riserva e direzionare le proprie forniture alla Cina, anziché all'Europa. Questo confronto sarà quindi combattuto con la propaganda e la disinformazione, con le milizie popolari e le bande di mercenari al soldo delle lobbies, con derive nazionaliste, naziste ed anti-semite. Si verrà a creare un'onda anomala che si riverserà inevitabilmente in Europa, che potrebbe quindi conoscere la sua "Primavera Europea", una volta cadute le barriere deterrenti nei Balcani e nel Nord Africa. Potrebbe essere proprio l'Ucraina ad ospitare la futura nuova base della NATO, in cui creare eserciti di guerriglieri mercenari, nelle cui fila andrebbero a confluire le frange estremiste, con i quali combattere nuovi teatri di guerra.

21 febbraio 2014

I guerriglieri dei ‘Paesi caldi’

Questa la denominazione dei nuovi militanti assoldati dalle lobbies per portare conflitti in Paesi da destabilizzare della zona grigia. Dopo il Nord Africa e la Siria, anche l'Ucraina è stata inesorabilmente colpita dalla rivoluzione violenta dei finti movimenti spontanei pro-europei e pro-democrazia. La loro avanzata viene coperta dall’opera di regia dei media, che associano filmati di disperazione popolare ad atti di violenza della polizia, orchestrando la propaganda sino al punto da far credere che sia in atto una rivoluzione. In realtà, l’Ucraina è stata spinta in una guerra a civile dopo mesi di negoziati, inutili ed inconcludenti, che avevano come unico obiettivo quello di sovvertire l’attuale ordine politico e spezzare ogni legame tra Kiev e Mosca. Ogni richiesta presentata veniva rilanciata con nuove proposte, sino a chiudersi in un circolo vizioso. Lo scopo di fondo dell’Euromaidan non era quindi negoziare con le istituzioni, ma abbatterle. Non c’è alcuna possibilità di trattativa, niente che possa fermare una macchina distruttiva entrata in azione, per cui nel tempo andrà sempre peggio.

La cronaca dei recenti eventi offrono un interessante spunto per dimostrare quanto ci sia di vero nella tesi dell'evidente manipolazione di questa rivolta civile. Infatti, a squarciare la tregua imposta a Kiev, sono le immagini trasmesse da tutti i media internazionali di un gruppo di ‘attivisti-mercenari’ che viene colpito dalla polizia, nei pressi del palazzo presidenziale, mentre si teneva l'incontro dei funzionari di Bruxelles con gli esponenti al potere. Ad un primo sguardo, sembra che la polizia abbia sparato contro dei manifestanti "pacifici" che si stavano spostando lentamente, mentre ad un'analisi più attenta è possibile notare dei piccoli dettagli che tuttavia dimostrano come quell'incidente sia stato provocato di proposito, per essere filmato in maniera dettagliata con una resa diremmo 'professionale'. La sequenza delle immagini seguenti mostra come i primi colpi provengano dalle spalle dei manifestanti, con una raffica che in direzione della schiera dei poliziotti. Subito dopo, si può notare che solo una persona si volta in direzione degli spari e della telecamera, mentre gli altri avanzano. La polizia, avendo ricevuto la raffica di proiettili, apre il fuoco, nella convinzione che siano anch'essi armati. Quando inizia la sparatoria, molti del gruppo vengono feriti, mentre la cosiddetta 'talpa', si nasconde tra gli alberi e resta in piedi fermo. Non si spiega, tuttavia, perché questo gruppo di persone stia avanzando verso la colonna della polizia, coprendo il capo ogni tre passi e ben sapendo che gli agenti erano pronti ad aprire il fuoco. Da notare come l'immagine sia molto stabile e di alta risoluzione, cosa che lascia pensare che il cameraman fosse posizionato in un luogo molto vicino, ben sapendo dove puntare l'obiettivo e lo svolgimento dei fatti, con grande calma e controllo della situazione.

Sequenza delle immagini
Primo colpo sparato lascia un segno nell'albero (00:17)
Una sola persona del gruppo si gira (00:22)
La stessa persona si nasconde (00:45)
Contestualmente, un'altra telecamera è stata piazzata dall'altra parte della strada, riprendendo da una posizione privilegiata l'azione dei poliziotti, posizionati a difesa dei palazzi delle istituzioni.
Immagini ad alta risoluzione dell'azione degli agenti
La manipolazione del messaggio mediatico, con un rapido montaggio è stata evidente, anche perché media allineati si guardano bene dal trasmettere le immagini delle manifestazioni degli scorsi giorni, in cui i protestanti sono armati e in pieno assetto di guerriglia.





Agente colpito da una molotov in pieno viso
Agente per terra e preso a calci dai manifestanti
Ex pseudo-nazisti, criminali, teppisti, debitori di gioco, vanno a riempire le fila della guerriglia urbana, addestrata con manuali della cosiddetta “rivoluzione intelligente” e metodologie d’assalto di stampo terroristico. L'equipaggiamento militare di cui dispongono i manifestanti, infatti, non è il solo elemento che contraddistingue la frangia, perché hanno anche tattica e strategia, grazie all'addestramento da 'manuale', che ogni rivoluzione arancione che si rispetti, deve avere. In rete è infatti disponibile quella della rivoluzione egiziana, che mostra, con schemi e rapide regole, quali slogan gridare (rigorosamente contro la corruzione o il leader di turno), come dirigersi nelle strade e i percorsi da fare (prevedendo sempre una via di fuga), come affrontare le situazioni di emergenza come i gas lacrimogeni o i colpi di manganello, cosa portare con sé all'interno degli zainetti (coca cola, limone, aceto, acidi,ect), come dispiegarsi tra la folla e come affrontare gli agenti nel corpo a corpo. Vi proponiamo di seguito alcune pagine del manuale della rivoluzione in Egitto, la cui versione tradotta in ucraino sta da tempo circolando, per chiunque voglia unirsi alla lotta armata.

Come scegliere i percorsi e studiare
 il tragitto di fuga evitando vicoli ciechi
Come vestirsi e quali oggetti portare con sé
Come affrontare la polizia

Come dispiegarsi nella folla per
sfondare la colonna della polizia
Coinvolgere la polizia e convincerla
a passare dalla parte dei manifestanti

Guardando queste rapide regole per organizzare e vincere una sommossa, si possono intravedere i tanti punti in comune con le manifestazioni pseudo-democratiche a cui abbiamo assistito nelle tante piazze europee, dalla Grecia sino alla Spagna e all'Italia, sino alle più sanguinose rivolte del Nord Africa e dell'Ucraina, per poi approdare di nuovo nei Balcani, a cominciare dalla Bosnia. La portata di tali fenomeni è molto elevata, se si pensa alle competenze tecnico-militari per l'addestramento, il comando e il controllo per portare a termine la missione, come anche l'esborso economico-finanziario per la movimentazione di tali eserciti. Una frangia operativa, come quella del movimento Euromaidan, ha un costo di circa 2 milioni di euro a settimana, oltre al budget per droghe e anfetamine per mantenere il motore a giro.

Dietro tali frange mercenarie sovversive vi sono forti gruppi di interesse economico, e gli stessi Governi degli Stati Occidentali, che vedono in prima linea Stati Uniti e Germania.  Barack Obama, dall’alto del suo Premio Nobel, si è macchiato di crimini contro l’umanità come nessun Presidente americano aveva mai fatto sinora, sferrando attacchi con droni nello Yemen e in Pakistan contro civili inermi. Dal suo canto, Angela Merkel e l'Unione Cristiano Democratica - CDU, si sono resi complici della ricostituzione del partito nazista nella regione orientale dell’Europa, attraverso il quale troncare i legami con la Russia. Per non dimenticare George Soros, che con la speculazione finanziaria ha finanziato una fitta e diffusa rete di anarchici ed estremisti, pronti a colpire ovunque in Europa.  Questa è una sporca guerra, che non appartiene né ai popoli europei, né al mondo occidentale, e che rappresenta il fallimento del sistema bancario, che ha fatto ricorso al suo braccio armato per rastrellare risorse e recuperare i propri credit. Non dimentichiamo che la crisi finanziaria delle Banche tedesche, le cui tesorerie contengono ormai solo bonds e carta straccia, da tempo viene occultata, mentre il cancelliere detta regole a Bruxelles e sostiene rivolte nell’Est-europeo.

Primavere arabe, terrorismo in Siria, bombardamenti in Libia, fallimento della Grecia, guerra civile in Ucraina e destabilizzazione in Bosnia:  è stata azionata una guerra infinita, i cui risvolti sono imprevedibili. Non si può escludere che queste rivoluzioni-farsa siano parte di una Strategia della NATO, ma resta il fatto che i Governi sono diventati i contractor di queste entità economiche che controllano le materie prime e si riuniscono in grandi lobby, spingendo l'Alleanza Atlantica oltre ai limiti consentiti. Così facendo, tuttavia, non si fa che creare un terrorismo ancora più violento, le cui derive possono essere perpetue.  La strategia è sempre la stessa, ormai è possibile trovare anche su internet dei grandi progetti segreti: ad ogni incontro importante per i negoziati di pace, i media filmano una strage, mentre quando il piano propagandistico fallisce scatta l’auto-bombardamento. Ovviamente, ogni attacco viene sempre documentato, grazie ad “utile idiota” che fornisce agli ispettori ONU la prova materiale della risoluzione del caso. Da vent’anni a questa parte continuiamo ad osservare l'evoluzione di tali metodologie, che hanno portato alla creazione di nuove parole ad effetto, come ‘attivisti, manifestanti’, ‘affamati, indignati’, ‘popolo viola, forconi’,  prese dalle idee più mediocri del neuro-marketing e usate come immagine del futuro bersaglio. In realtà non siamo altro che carne da macello. Questi brevi passaggi tattici si ripetono  in ogni drammatica crisi, come quella che spinge Kiev in una vera e propria guerra civile, con un salto di qualità nell'azione di sfondamento, al fine di dare quindi un netto troncamento.

E' ovviamente in atto un processo che non si arresterà facilmente e, salvo qualche tregua, giungerà anche alle porte dell'Europa, passando attraverso i Balcani. Sul territorio italiano sono già presenti delle cellule operative estremiste pronte ad infiltrare le manifestazioni dei movimenti 'della rete', dei fenomeni di Anonymous o della corrente Occupy. Quei fenomeni che nascono come spontanei grazie all'illusione di solidarietà creata dai social-network, nonostante le buone intenzioni delle persone che vi aderiscono, si prestano ad essere facilmente manipolati, e direzionati verso scopi ben diversi. Le frange da temere maggiormente sono quelle dei pseudo-anarchici, la cui base logistica di riferimento è la Polonia, per poi dislocarsi in tutto l'Est-europeo per addestramento ed indottrinamento. Questa non è storia, è la cronaca dei nostri giorni, che si sta avvicinando inesorabilmente, perché riescono a modificare artificialmente il volere del popolo, controllando e orientando le correnti di protesta, nascondendosi dietro la democrazia. Questo nostro vuole essere un monito per tutti i movimenti italiani che stanno sostenendo l'Euromaidan, come lo stesso Movimento 5 Stelle (M5S), che rischia di subire una bruciante trasformazione nel tempo, per colpo del suo leader, divenuto ormai cieco e sordo dinanzi ai cambiamenti che stanno subendo l'Europa e il Mediterraneo. Beppe Grillo dovrebbe invece decidere ora di ritirarsi a vita privata, per non fare la stessa fine di Roberto Saviano, usato e poi gettato vai dal 'Sistema' perché ormai non più utile alla causa. Le tecniche di lusinghe e di infiltrazione sono così sottili, che spesso non sono quantificabili in denaro, ma anche in "rapida ascesa al successo", con porte che imprevedibilmente si aprono.

Il Blog di Beppe Grillo dà spazio ad un video di propaganda
del movimento di protesta in Ucraina. Una sequenza di immagini
ben studiata, in cui una bella ragazza descrive il suo 'sogno europeo'
mentre la polizia 'aggredisce brutalmente dei pacifisti'.
Un messaggio che rischia di entrare lentamente nelle fila
di un movimento che è già un partito politico, che ha
accesso alle istituzioni e non vede l'ora di 'cambiarle radicalmente'.


20 febbraio 2014

PE su Proteste in Bosnia: Osservatorio Italiano risponde ad europarlamentare Silvestris

Banja Luka - A seguito della proposta di risoluzione sulle proteste in Bosnia, nella quale si chiede un intervento presso le autorità bosniache da parte della Commissione Europea (CE) - proposta risoluzione PE PE529.506v01-00 - l'Osservatorio Italiano ha inoltrato la propria richiesta all'europarlamentare Sergio Paolo Silvestris, che si è fatto promotore di tale iniziativa.  

Egregio Sig. Silvestris
Le inoltriamo un articolo a firma di Michele Altamura, nel quale vengono spiegati e analizzati gli incidenti durante le proteste in Bosnia. Voglia prenderlo in considerazione, perché nella proposta di risoluzione da lei presentata nel Parlamento Europeo afferma che "le forze di polizia sono intervenute con truppe anti-terrorismo". In realtà, le truppe dispiegate erano di intervento rapido, scese per contrastare i saccheggi e gli atti vandalici, che non erano in alcun modo collegati al movimento di protesta. Vi sono inoltre testimonianze, filmati e video, con identificazioni di nomi e cognomi - quindi prove inconfutabili - che i poliziotti sono stati aggrediti da un gruppo ben identificato, che ha commesso atti terroristici verso le istituzioni. Infatti, dei feriti registrati, la maggior parte non erano civili, bensì agenti, che cercavano di arginare l'avanzata di un gruppo di violenti. 

La informiamo inoltre che 40 ONG dei Balcani si stanno organizzando per accusare, con prove materiali, lo sperpero del denaro dei contribuenti europei in questa Regione da parte delle organizzazioni non governate finanziate dall'Europa. Inoltre, muoveranno un'accusa di terrorismo nei confronti di gruppi, persone e società che hanno contribuito a questo tentativo di sovversione dell'ordine statale, e di istigazione all'odio etnico, con il rischio di innescare un conflitto interno. La invitiamo quindi a prendere in considerazione la nostra richiesta, ad unirsi alle ONG e ascoltare questa voce, per portare nel Parlamento Europeo la verità su quanto sta accadendo nella Regione, e così preservare la sicurezza europea.

False rivoluzioni per la Nuova Europa: ONG 'Otpor' alla guida di eserciti invisibili

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
13.2.2014  PE529.506v01-00
B7-0181/2014
presentata a norma dell'articolo 120 del regolamento
sulle violenze in Bosnia
Sergio Paolo Francesco Silvestris 
Il Parlamento europeo,
– visto l'articolo 120 del suo regolamento,
A. considerando l'impegno della Bosnia nel percorrere il processo di integrazione europea;
B. considerando che la crisi finanziaria ha colpito duramente anche i paesi dell'area balcanica; che le pesanti condizioni di incertezza dovute alla crisi hanno scatenato una serie di manifestazione di piazza in Bosnia; che dopo tre giorni di manifestazioni, la protesta pacifica è degenerata in violenze diffuse;
C. considerando che le manifestazioni hanno interessato diversi centri abitati; che nella capitale Sarajevo i manifestanti hanno attaccato alcuni edifici governativi e appiccato incendi negli stessi;
D. considerando che le forze di polizia sono intervenute anche attraverso l'utilizzo di truppe anti-terrorismo;
E. considerando le strutture sanitarie hanno contato oltre 200 feriti tra civili e agenti di polizia;
1. invita la Commissione a intervenire immediatamente presso le autorità governative bosniache per avere un quadro dettagliato della situazione;
2. invita la Commissione a dialogare con i manifestanti, per comprenderne le cause del dissenso e mediare il dialogo con le autorità politiche, al fine di porre fine alle violenze e garantire il pieno rispetto dello stato di diritto, indispensabile per proseguire il percorso verso l'adesione all'UE.


13 febbraio 2014

Il progetto sovversivo della Open Society Foundation

Banja Luka - Anticipando i punti chiave della strategia di destabilizzazione della Bosnia, l'intelligence della Etleboro ha pienamente colpito la campagna di propaganda delle forze sovversive che sono oggi in azione nella regione balcanica. Dietro gli scontri di Sarajevo vi è infatti la rete della Otpor della Open Society Foundation di George Soros, assoldata dagli Stati Uniti per sollevare una rivoluzione interna, con l'aspettativa che tutti i tre popoli della Bosnia di unissero per costringere la classe politica ad aprire un nuovo tavolo di trattative sul Dayton. Non è stata, quindi, una rivolta 'spontanea', dettata dalla disperazione delle persone, bensì un attacco proveniente dall'esterno, da occultare attraverso la disinformazione. Il concreto riscontro da quanto affermato giunge dal comunicato che la Open Democracy ha diramato - e che la stessa organizzazione ci ha inviato attraverso posta elettronica: "tre popoli uniti dalla parola 'affamati' ". 

Open Democracy pubblica:
“We are hungry in three languages”: citizens protest in Bosnia

Tale risultato è stato reso possibile grazie ad anni di osservazioni e studi sul funzionamento interno delle reti di disinformazione, partendo dal fenomeno di Al Qaida sino a quello dei movimenti Otpor. Oggi è in atto una nuova guerra che, dopo il Nord Africa, si sta espandendo a macchia d'olio anche in Europa, e i Balcani, dopo l'Ucraina, è il primo avamposto prima di entrare nelle nostre democrazie europee. Come illustrato nel precedente post ( False rivoluzioni per la Nuova Europa: ONG 'Otpor' alla guida di eserciti invisibili ) tali episodi di sovversione, rientrano nel cosiddetto progetto della Nuova Europa. Nato dalla ideologia nazista, quello della Neuen Europa è il progetto che sta portando avanti la Open Society, allo scopo di assoggettare gli Stati a dei sistemi para-democratici, dissimulati da tecniche di propaganda non molto lontane da quelle del regime assolutista. "Queste organizzazioni stanno cercando di portare nel cuore dell'Europa un sistema di ricatto e di violenza che non appartiene ai principi dell'Unione Europea. Stiamo già combattendo nei Balcani una guerra contro sistemi di manipolazione delle masse, anticipando e smontando le loro campagne mediatiche, prive di alcun fondamento storico e politico - afferma Michele Altamura, fondatore della Etleboro -. Tali entità, assoldate dalle lobbies, stanno entrando nei sistemi governativi attraverso le ONG e i gruppi di protesta, distruggendo e mietendo vittime. I danni sono reali, ma il loro crimine è invisibile". 

False rivoluzioni per la Nuova Europa: ONG 'Otpor' alla guida di eserciti invisibili

C’è qualcosa di veramente anomalo nelle proteste di Sarajevo e Tuzla, che forse pochi hanno capito, ma senza dubbio non è sfuggito allo sguardo dei più attenti. In un breve lasso di tempo, la protesta di alcuni lavoratori di un villaggio della Bosnia Centrale si è trasformata in una sommossa popolare su scala nazionale che, per la sua violenza, è giunta all’attenzione della Comunità Internazionale. Ci chiediamo quale sia stata la scintilla ideologica che ha trasformato una contestazione sindacale in una protesta di massa di grande impatto mediatico. Ma soprattutto perché nelle piazze non c’erano i lavoratori, gli imprenditori e i cittadini, bensì un gruppo di teppisti e hooligans che ha incendiato i Governi dei cantoni e la Presidenza, simboli del concetto di tutela dei popoli costitutivi introdotto dal Dayton. Così mentre le anagrafi bruciavano, un piccolo manipolo di manifestanti continuava a ripetere che questa era la giusta reazione della popolazione disperata, o meglio ‘affamata’ dai partiti politici, dal costo dell’amministrazione cantonale e dalla corruzione. Le richieste presentate sono quanto meno assurde e irrealizzabili, e vanno dal pagamento di un reddito di cittadinanza per i disoccupati della Bosnia, alla rimozione di tutti i politici dalle autorità locale, con le dimissioni dei governi cantonali e la nomina di commissioni di esperti.

E’ davvero strano che il popolo bosniaco, per anni foraggiato dalla Comunità Internazionale, decide di sollevarsi dopo vent’anni di trattative di ‘democratizzazione’, per gridare che “non ha più pane”. E lo fa proprio quando il processo diplomatico dell’Unione Europea per la riforma elettorale fallisce e rincarano le pressioni statunitensi per la rimozione dei cantoni. Tutto così perfetto e coordinato, come non succedeva da tempo in questa regione, dove regna l’irrazionalità e l’inconcludenza. Non è così lontano dalla realtà affermare che la cosiddetta primavera balcanica è stata organizzata e pianificata da entità esterne al contesto della Bosnia, coordinata da una regia ben esperta di tecniche manipolazione delle masse, ma non abbastanza per popoli come i Balcani, così piccoli ma ben strutturati. La rivolta popolare senza popolo è l’ultima trovata americana, delle cosiddette ONG burattine che professano democrazia e lotta alla corruzione. Erano talmente sicuri del fatto loro, che hanno montato una strategia del tutto semplicistica, ma soprattutto surreale: bastava studiare un po’, ricostruire la memoria storica, e inscenare quindi qualcosa di più credibile. Invece, hanno creato una serie di gruppi sulle reti sociali nello stile di Otpor (UDAR è il gruppo delle proteste di Tuzla), hanno replicato in maniera robotica un manifesto di propaganda, e hanno scelto la parola “affamati” come strumento di comunicazione per unire tutti i tre popoli della Bosnia (gladan/affamato ha lo stesso significato nelle varie lingue della ex-Jugoslavia, a differenza di pane, che cambia dal serbo al croato). Con queste tecniche spicciole hanno cercato di confondere il malessere popolare con una rivolta interna, per creare caos e poi dirigere una conferenza di pace.

Tuttavia, la manipolazione delle masse è stata talmente evidente, che gli stessi funzionari della Bosnia si sono fermati a guardare lo spettacolo, aspettando che la situazione si calmasse per riprendere la routine amministrativa. Vi sono stati, senza dubbio, dei complici all’interno del Governo della Bosnia, che hanno ‘chiuso un occhio’ e fermato la mano della polizia, lasciando passare i manifestanti che, armati di molotov e taniche di benzina, entravano nelle anagrafi e nell’archivio storico della Presidenza. Il piano tuttavia è fallito a causa dell’incompetenza, sopratutto di chi ha fomentato un clima di tensione, sperando che i lavoratori e la popolazione si unissero alla protesta e occupassero le istituzioni. Invece, le persone hanno ben presto preso le distanze da questi atti eclatanti: per mantenere viva l’atmosfera una piccola brigata di studenti e disoccupati hanno consegnato un documento preconfezionato, che dovrebbe essere una specie di manifesto della minaccia democratica, per poi comodamente tornare a casa, continuando la loro rivoluzione vicino ad un computer. Anche i bambini hanno capito che non c’era niente di che preoccuparsi, che tutto finirà nella solita bolla balcanica, perché in questi Paesi non succede niente di serio quando viene dall’estero.

Non basta quindi pagare gli hooligans dai Tycoon, non basta trovare slogan che uniscono i popoli, non basta studiare strategie con ‘quattro strizzacervelli falliti e fustrati’, non bastano i soldi che avete per inscenare le sovversioni. Non si può fare la rivoluzione con la neuroscienza, ma con la disperazione, e in questi posti la gente non è disperata per la fame, ma esasperata dalle promesse che fatte e mai mantenute. Grande responsabilità di quanto accaduto, ricade infatti sulla falsa politica europea, sul Commissario Stefan Fule e l’Alto Rappresentante Catherine Ashton, che non hanno mai imposto un controllo sull’utilizzo dei fondi europei da parte delle ONG occidentali dispiegate nella regione, il cui ruolo era proprio sorvegliare la giusta perequazione del denaro dei contribuenti europei ed americani. Ci chiediamo come sia possibile parlare di corruzione nelle politiche di privatizzazione, se a tale scopo è stata portata in Bosnia Transparency International, è stato istituito un Ufficio della Comunità Internazionale e una serie di delegazioni europee. Allora vuol dire che la colpa non è solo dei politici, ma soprattutto di chi aveva il potere di gestire i soldi e non ha preteso rigore verso i propri stessi funzionari, i consulenti e gli analisti pagati dai fondi UE.

Riponendo nella penombra l’inefficienza e la sterilità degli interventi delle istituzioni europee e della stessa Comunità Internazionale, l’immobilismo della Bosnia rispetto agli altri Paesi dei Balcani viene giustificato con la corruzione dei politici locali, mentre una sommossa popolare offre l’interessante occasione di imporre una riforma elettorale e cominciare un percorso di riorganizzazione istituzionale. Una forzatura questa necessaria per riuscire a porre a realizzare un piano per la Nuova Europa, che non può aspettare la lenta burocrazia dei cantoni e delle entità. Evidenti sono infatti i parallelismi con gli eventi dell’Ucraina, dove il movimento di rivolta è stato guidato da un gruppo di ONG straniere, che ha spinto le frange più estreme a porre in essere degli atti eclatanti per fare pressioni sui partiti. La gestione della crisi è stata pessima, e il risultato è stato un lento rinvio delle decisioni, dinanzi al rischio di una frammentazione interna dello Stato. Fatti questi che mettono in evidenza la grande divisione dell’Europa, e gli stessi contrasti con gli Stati Uniti, che hanno posto seri dubbi circa la credibilità delle strategie di integrazione nell’Est Europa.

In tal senso, quanto sta accadendo in questi Paesi ancora non stabilizzati, deve fare da monito per le stesse democrazie europee, che non sono certo a riparo da movimenti di destabilizzazione che provengono dalle reti delle organizzazioni non governative. Le nuove rivoluzioni non le fanno più i movimenti storici della Guerra Fredda, bensì gli eserciti invisibili fatti di singoli mercenari ed istigatori che si insinuano nelle associazioni per organizzare nuove sommosse, con programmi populisti, privi di ideologia, vuoti di contenuti costruttivi, votati alla distruzione. I nostri governi devono imporre maggiori controlli sulle attività delle ONG straniere perché sono loro il braccio armato delle lobbies, del Fondo Monetario, dei gruppi energetici. Le aggressioni non provengono più dagli stati-nazione, bensì da sfere di interesse economico, che assoldano Agenzie di Comunicazione e Marketing per orchestrare delle campagne di manipolazione, applicando le tecniche delle neuroscienze per costruire slogan, montare immagini e creare nuove parole. Lotta per la democrazia e la corruzione, nascondono ormai operazioni di dossieraggio e di archiviazioni di dati, da utilizzare al momento opportuno per cambiare l’esito di una trattativa.

A questo si è ridotta la grande fratellanza europea, la strategia di stabilizzazione americana e la politica garantista delle Nazioni Unite. A maggior ragione, la stessa ONU è divenuta il simbolo della corruzione della Comunità Internazionale, essendo ormai ostaggio delle lobbies delle armi e del petrolio, delle gare d’appalto pilotate e delle campagne ipocrite di sensibilizzazione dei diritti umani. Ha molto più valore un logo ripreso dai media su un teatro di guerra, che un reale risultato di evoluzione delle società in cui si insediano.

Michele Altamura

Ricordiamo che...
06.06.2012
Intelligence » Osservatorio Italiano

“E’ attualmente in atto una regia ad ampio raggio che sta consegnando i Balcani alla mafia, dietro il benestare della comunità internazionale che, dopo il fallimento della strategia di stabilizzazione della regione, ha deciso di scaricare la zavorra della conservazione dell’equilibrio interno alla criminalità organizzata e alle lobbies degli speculatori. I paesi balcanici rimasti fuori dall’Unione Europea sono entrati in una fase post-transizione, che li lascerà nel limbo per molti anni, fino a quando non vi sarà una reale ripresa dell’Europa. In questo periodo, in Stati come questi può accadere di tutto, dal ritorno al nazionalismo sino al più selvaggio liberismo di autodistruzione delle risorse interne. Piccoli gruppuscoli e associazioni non governative stanno orchestrando continue provocazioni, utilizzando i fondi UE e USAID per la ricostruzione e lo sviluppo per fomentare proteste e nuclei di contestazione contro i politici locali o concorrenti scomodi.

Il mercato non lo fa più l’economia, ma le manifestazioni degli indignati e degli Anonymous, mentre gradualmente viene dispiegata la lotta armata mascherata da fantomatici anarchici o folli gesti isolati. Non esiste più logica o strategia, ma guerra fratricida pianificata nei più segreti meandri delle intelligence ostili, per difendere percorsi di gasdotti e tagliare rapporti informali non previsti dai patti atlantici. Vogliono una primavera araba alle porte dell’UE, cercano in tutti i modi di capovolgere gli attuali governi, utilizzando ogni sorta di strumento propagandistico e dimostrativo. Le varie ONG della corruzione sono sostenute dalle lobbies che sfornano reportage esclusivi vecchi di anni, indagini esplosive che sono frutto della rielaborazione dell’informazione trasmessa dai media locali in tutti questi anni e rimasti inascoltati.
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01 febbraio 2014

Ovunque la nostra bandiera

"Noi oggi siamo quei navigatori di un tempo, che affrontavano tempeste e mari, mentre le nostre bandiere marinare sventolavano su onde giganti. Nel nostro viaggio ci siamo persi, ma non abbiamo dimenticato chi eravamo e da dove venivamo. Tanti dispersi, tanti atti eroici e tante anime. Quel tramonto e quel mare è la nostra bandiera, il blu e l’arancio, ovunque dovunque e sempre. Essa rappresenta quegli innocenti che sono nelle carceri, quegli eroi sconosciuti alle masse, quelle invenzioni rubate agli scienziati e nascoste nei caveaux: rappresenta chi non è rappresentato. Oggi qui, più forti di prima, in prima linea contro l’onda anomala che si sta alzando".

Queste parole furono pronunciate nel corso di una conferenza in Paltalk alla fine del 2004, alla presenza di pochi ascoltatori. A distanza di pochi anni, assistiamo ad uno scenario annunciato. Le masse che oggi si sono sollevate scoprendo "la rete", non sanno che sono rinchiuse in una camera oscura, utilizzando sistemi vecchi ed obsoleti. Ognuno di loro lavora e rappresenta gli interessi delle multinazionali dell'informatica, assecondando un sano principio di conflitto di interessi. Queste entità sono il crimine invisibile
Chi ha combattuto non è stato ascoltato, ma deriso, diffamato, umiliato, e ciononostante continua nel suo via percorso senza fare clamore e sollevare schiamazzi, difendendo le aziende oltre confine. Ovunque dovunque e sempre.