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28 giugno 2007

Un miliardo di dollari al Presidente del Motenegro Milo Djukanovic

L'etnocidio elettorale degli italiani all'estero


L' Institute for Italian-American Studies ha realizzato un'indagine per mettere a confronto la lista degli elettori fornita loro dal Ministero dell'Interno con la reale situazione del popolo elettorale degli italiani del mondo. Su un campione del Nord e Centro America è stato rilevata un' alta percentuale di persone che si considerano cittadini italiani, hanno il passaporto italiano e si sono registrate all'AIRE ma non erano incluse nell'Elenco Ufficiale. L'Istitute for Italian-American Studies ha così rilevato che tra il 1988 e il 2007 sia stato perpetrato un vero e proprio 'Etnocidio Elettorale', che purtroppo è ancora in corso.
Con la legge n. 470/1988 il Parlamento Italiano approva la legge Tremaglia che predispone un vero "Censimento" degli italiani all'estero da condursi contemporaneamente a quello nazionale, e ciononostante questo censimento non è stato ancora effettuato : la legge stabiliva che i Comuni fossero i responsabili primari per l'AIRE affidando poi va al Ministero degli Esteri il compito di rintracciare gli Italiani all'estero usando tutti i mezzi disponibili "all' indirizzo comunque accertato".
Nel caso non fosse poi rintracciato si poteva passare al cancellamento della voce come soggetto irrangiugibile. In questi venti anni sono stati messi a disposizione dallo Stato Italiano 150 milioni di euro, ma, secondo l'analisi effettuata alla base della mancata realizzazione del censimento vi è l'errore di aver dato ai Comuni - che non hanno la struttura adatta per essere la fonte primaria delle informazioni desiderate; inoltre che i Consolati non disponevano di mezzi e delle rirorse per effettuare una rilevazione così precisa, e infine il fatto di non aver fatto benchè minimo ricorso alle metodologie già esistenti in combinazione tra di loro, come l'uso dei Comites, e dei registri delle 8.000 e più associazioni di Italiani all'estero. Il risultato da tale disorganizzazione, nonostante gli ingenti mezzi profusi, è stato solo un gran pasticcio perché il censimento elettorale non è stato portato a termine e molte persone sono state escluse.

Secondo i dati ISTAT gli italiani residenti all'estero e con cittadinanza italiana erano 5.115.747, senza contare poi le migliaia di emigrati che avevano chiesto la cittadinanza e non l'avevano ottenuta. 7.787: in base ai dati disponibili, i responsabili hanno dichiarato la non ammissibilità del voto di circa 50% dei connazionali iscritti negli schedari consolari".
Per cui solo 1.871.344 di persone sono state inserite, mentre 2.447.787 dell' Elenco degli Elettori, non sono stati contattati. Il 29 settembre 2004 il Ministero dell'Interno riportava che dal 1990 al 2004 ben 3.443.768 di cittadini si erano iscritti all'AIRE e che pertanto questo era il numero dei cittadini italiani residenti all'estero. Ciononostante al 7.12.2004 il MAE, in base all'anagrafe consolare dei 220 Consolati del mondo dichiara che vi sono nei cinque continenti un totale di 4.026.403 di italiani con passaporto e cittadinanza italiana. La situazione evolve ancora e al 31 dicembre 2005 il loro numero degli italiani con diritto di voto diminuisce a 2.614.839 e così tutti gli altri iscritti e possibili votanti venivano eliminati. Dopo le elezioni l'Institute for Italian-American Studies ha codotto un sondaggio telefonico da cui è emerso che tra i cittadini con diritto al voto circa il 30% non ha neanche ricevuto il plico necessario per votare.

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Vedendo da vicino i dati di ciascuna città è stato rilevato che in ogni città, piano piano scomparivano circa 1/4 degli elettori dai registri nel giro di pochi mesi.
Lo studio effettuato mette dunque in evidenza che i Ministeri dell'Interno (Comuni) e degli Esteri ( Consolati) non si sono ben coordinati tra di loro né con le associazioni, tanto da causare nel tempo la scomparsa dai registri degli italiani con diritto al voto e dei plichi stessi. Inoltre non è stata fatta alcuna attività di controllo da parte del Consiglio Generale degli Italiani all'estero e Comites, accusati di non aver messo il giusto impegno perché non interessati alle elezioni. Tale disorganizzazione viene percepita dalla comunità italiana all'estero che preferisce così estraniarsi dalla vita politica, e ad abbandonare il loro diritto al voto che diventa ormai quell'avamposto dell'italianità nostalgica.
L'Italia considera i suoi connazionali all'estero come parassiti o come estranei, si ricorda di loro solo quando occorrono i voti per riparare ad una situazione politica insostenibile. Invece l'Italia non sa che gli italiani all'estero non vogliono dimenticare le proprie origini, ma più che altro allontanarsi da quel sistema corrotto e perverso della burocrazia italiana, inefficiente e insostenibile. L'italianità nel mondo vive e si sviluppa sempre più grazie alle loro sole forze, e non certo grazie agli sforzi e ai finanziamento provenienti dal Governo Italiano, mentre l'Italia sopravvive a stento e si adagia sulle glorie del passato.

I finanziamenti che dovevano sostenere i progetti del censimento sono serviti solo a sostenere la rete organizzativa in sé, composta dai mille funzionari che si sono accaparrati una quota dei progetti, e in venti anni non hanno prodotto nulla. Vi è dunque la forte esigenze di cambiare i retaggi del passato e di affrontare il prossimo Censimento del 2010, con diversi strumenti. Lo studio L'Institute for Italian-American Studies propone allora un vero censimento basato sulla raccolta sul campo e in tempo reale dei dati attuali sulla comunità italiana all'estero ma soprattutto su un sistema decentrato nei diversi Stati. Occorre dunque adottare le metodologie utilizzate nei diversi Paesi, usufruendo anche delle strutture delle autorità locali, delle migliaia di associazioni presenti sul territorio. Il principio deve essere quello di unire gli italiani nel mondo utilizzando proprio le strutture che nel tempo sono sorte, le uniche in grado di arrivare in maniera capillare all'interno della Comunità italica.

Questa soluzione potrebbe contrastare in parte quell'etnocidio elettorale dai danni della comunità italiana nel mondo al solo scopo di manipolare le elezioni a vantaggio della classe politica. Se tutto questo non verrà fatto, senza un'organizzazione più efficiente anche il voto elettronico sarà una grande farsa, o meglio, un pericolo ancora più insidioso in quanto il sistema potrà essere ancora di più manipolato in maniera invisibile.

27 giugno 2007

Basilea : lasciar fallire l'esercito degli insolventi


La Banca dei regolamenti internazionali, una delle più antiche istituzioni finanziarie nata a Basilea nel 1930 ed oggi centro per la cooperazione delle banche centrali, rende pubblico il rapporto dello Stato della economia mondiale. Un rapporto che ha come elemento centrale il debito, sia per le famiglie e le imprese, che per gli Stati, rilevando una situazione di crisi o di protratto indebitamento che porta all'inevitabile fallimento.
L'unica nota positiva del rapporto pare che siano proprio le grandi performance delle Banche europee nelle operazioni di fusioni e acquisizioni, con una nota di apprezzamento per il processo virtuoso di fusioni bancarie grazie all'intervento del governo verso le deregolamentazioni dell'apparato legislativo.

La sofferenza dei bilanci familiari e delle imprese, patologicamente dipendenti rispetto all'indebitamento, porterà a creare, secondo la Banca dei regolamenti internazionali un nuovo esercito di "morosi" che possono, con le loro insolvenze compromettere in un certo senso la stabilità del sistema. In particolare la BRI afferma che l'insolvenza, e così l'espropriazione degli immobili messi in vendita forzatamente, rischiano di far salire lo stock di abitazioni offerte sul mercato, facendo calare i prezzi e innescare una sorta di bolla immobiliare.
Alla base di questa insolvenza patologica vi sarebbe la maggiore concessioni di crediti e un allentamento dei criteri di valutazione della solvenza, e la maggiore richiesta di mutui che spinge le Banche ad aumentare i tassi di interesse. Un'osservazione questa della BRI che non rispecchia molto la realtà del sistema monetario, in quanto è la Banca Centrale che decide di aumentare i tassi di interesse di riferimento per combattere l'inflazione e imporre una stretta monetaria: presto infatti arriverà l'ulteriore rialzo sino al 4,5%, cosa che continuerà ad aumentare l'inflazione - invece di combatterla - perché causerà un conseguente aumento dei tassi di interesse per l'indebitamento e così anche dei prezzi dei beni di consumo.
I dati rilevati dalle imprese e dagli individui sono invece discordanti rispetto a quelli della BRI, perché se ha una parte aumentano le concessioni di piccoli prestiti e le carte di credito, l'accesso al finanziamento delle attività economiche è molto difficile, reso più macchinoso proprio dai nuovi pilastri di Basilea 2. Nel momento in cui i casi di morosità aumenteranno, perché evidentemente le persone non riusciranno a rimettere i propri debiti, si verrà a creare una zona grigia che rischia, secondo la BRI, di compromettere addirittura il mercato immobiliare o la solvibilità del sistema, che si basa proprio sul continuo pagamento di debiti e la contrazione di nuovi.
Questa è una delle tante motivazioni che ha spinto la BRI a chiedere ai governi dei rimedi più drastici dinanzi alle società in dissesto: occorre lasciar fallire le imprese che non riescono a competere sul mercato, vanno lasciate fallire, altrimenti rischiano di contaminare il resto del tessuto economico. Se si consente alle società in crisi di rimanere in piedi, si rischia dunque, secondo la Banca di Basilea, che le altre imprese vengano danneggiate.
Quello che però le Istituzioni non dicono, è che le imprese che falliscono spesso non sono messe nelle condizioni di potere portare avanti un'attività economica, o che le famiglie non riescono a sostenere il peso dei debiti. Va dunque posta una chiara distinzione tra il finanziamento a fondo perduto di vecchie strutture che non fanno altro che macinare e fabbricare debiti, e che vengono tenute in piedi perché rientrano negli interessi di alcune lobbies, dal sostegno alle imprese che non riescono a sopravvivere per colpa delle distorsioni del sistema stesso. Ancora, se la BRI si riferisce ancora una volta alle aziende statali che offrono dei servizi pubblici e che oggi sono definiti "i vecchi carrozzoni" , allora bisogna comunque stare attenti e fare le dovute distinzioni. Occorre dunque distinguere quelle situazioni in cui occorre riorganizzare l'Amministrazione Pubblica che non funziona in maniera efficiente perchè basata su servilismi e privilegi, da quelle in cui si sceglie la privatizzazione selvaggia e la svendita del patrimonio pubblico. Consentire la dismissione delle aziende pubbliche, invece di provvedere alla sua riorganizzazione secondo dei principi di economicità, che valgono per il settore privato, è la politica delle lobbies economiche e non dello Stato. Allo stesso modo lasciar fallire delle imprese perchè non competitive e dannose per il sistema, è l'alibi dello Stato che non vuole ammettere di essere in grado di aiutare le sue aziende con progetti di sviluppo e politiche economiche mirate.

Se uno Stato favorisce il fallimento, allora vuol dire che è lo Stato stesso ad essere fallito e che vive sull'usura delle attività economica e della rigenerazione dei debiti, vuol dire che siamo in un sistema di schiavitù che uccide chi non riesce a sopravvivere. La legge del fallimento, purtroppo, è la legge del creditore, ma non del debitore che dovrebbe essere invece aiutato ad evitare il fallimento per rigenerare la sua impresa.

25 giugno 2007

L'opera di riabilitazione delle Banche di San Marino


"San Marino banks seek to polish thuggish image" titola oggi Stuff, un seguitissimo portale di news della Nuova Zelanda, ovvero le banche di San Marino stanno cercando di ripulire la loro immagine 'thuggish'.
Il reportage di Stuff, originato da fonti Reuters, si appunta sulle operazioni di riforma del sistema bancario e finanziario di San Marino al fine di dare una nuova e 'ripulita' immagine della finanza sammarinese e della stessa Repubblica. L'articolo pone in particolare l'accento sull'impegno delle Istituzioni sammarinesi per dare una svolta al passato, sanare quelli che sono stati gli 'errori del passato', per costruire un sistema finanziario competitivo all'interno del mercato internazionale. La stessa conclusione la si poteva trarre dai lavori del San Marino Forum che, la scorsa settimana, alla presenza della Fondazione San Marino Cassa di Risparmio, l'Ente Cassa di Faetano, l'Associazione Nazionale dell'Industria Sammarinese-ANIS , ha ribadito l'impegno delle Istituzioni per creare un sistema giuridico-economico che renda San Marino una piazza finanziaria internazionale credibile e contestualmente capace di offrire imposte leggere e riservatezza. Tra gli obiettivi di questa 'operazione credibilità' lanciare nel giro di un paio d'anno sulle piazze affari europee fondi comuni d'investimento e altri strumenti finanziari come previsto dal processo di modernizzazione del sistema finanziario iniziato nel 2005, con la Costituzione della Banca Centrale di San Marino.
Costituzione di una Banca Centrale che permise come primo risultato "la rimozione dalla black list dell'OCSE come paradisi fiscali che include Andorra, Liechtenstein e Monaco", come afferma il portale Stuff .
I fondi apporteranno così una nuova linfa ad un sistema che conta un attivo totale di circa 12 miliardi di euro e solo 12 banche, ma soprattutto dovrebbero consentire di attrarre maggiori investimenti all'interno del circuito finanziario e poi industriale. Per giungere a tale obiettivo finale San Marino dovrà recepire totalmente le norme stabilite dal Gruppo di Azione Finanziaria contro il riciclaggio di denaro (GAFI) e siglare rapporti bilaterali con i Paesi in cui intende operare , per esempio l'Italia. Infatti, la Repubblica di San Marino ha, negli anni addietro, attratto investimenti grazie soprattutto alla tradizionale "riservatezza " e ad una tassazione agevolata, che tuttavia non ha portato all'inserimento del Paese all'interno delle celebri black-list fiscali.

All'indomani dell'ingresso di San Marino all'interno del Gruppo Ocse e del Consiglio Europeo, San Marino ha promulgato una serie di leggi e provvedimenti che hanno come scopo fondamentale quello di garantire una maggiore trasparenza delle operazioni finanziarie e maggiore sicurezza nella circolazione dei capitali . "Siamo intervenuti sul sistema finanziario e bancario in linea con le direttive internazionali al fine di conferire al sistema paese San Marino delle regole stabili ma soprattutto confrontabili e concorrenziali rispetto agli altri Paesi Europei - dichiara Pier Marino Mularoni membro del Consiglio Grande e Generale , ex Segretario delle Finanze di San Marino. 'Interventi' che si toccano con mano a San Marino: nel gennaio 2006 è stata Commissariata la storica Banca del Titano, nei primi mesi 2007 è iniziata una serie di 'decapitazioni' ai vertici, tra le quali la revoca della nomina del Signor Alvaro Cajarelli quale Console della Repubblica di San Marino ad Andorra da parte della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri di San Marino, il 25 aprile 2007 alla finanziaria Fin Gestione S.A. è stata revocata l'autorizzazione all'esercizio delle attività e messa in liquidazione coatta amministrativa (a Fin Gestione si riferiscono le foto pubblicate in questo servizio, la prima ritrae la porta dell'ingresso con il cartello che dichiara la chiusura coatta, la seconda la targa della società sul pannello dei campanelli dell'ingresso del centro uffici dove aveva sede la finanziaria).
"Il primo passo è stato quello di creare una Banca Centrale che funge da ente di vigilanza nonché che amministri le autorizzazioni delle finanziarie nella loro operatività" prosegue Pier Marino Mularoni. "Tale legge nasce dall'esigenza di fornire uno strumento di riferimento al nostro sistema finanziario e bancario all'estero, che faccia dunque da controparte e garantisca la reciprocità degli Istituti di credito e delle finanziarie all'estero".
Accanto a questo è stata inoltre approvata una normativa che spiana la strada all'introduzione di fondi hedge e di fondi comuni che potrebbero competere con quelli venduti in Irlanda e Lussemburgo: le Sgr verrebbero tassate al 12%, come avviene attualmente in Irlanda e Lussemburgo mentre, secondo i fiscalisti, le plusvalenze sarebbero esenti da imposte. "San Marino avrà così la possibilità di lanciare e rilanciare sui mercati esteri titoli di fondo di investimento e assicurativi" continua Pier Marino Mularoni " in perfetto regime di trasparenza e correttezza nei confronti dei mercati. Questo rappresenta un elemento di fondamentale importanza in quanto permette alla nostra Repubblica di entrare nei circuiti europei, sdoganando anche la sua immagine di piccolo paradiso fiscale. Tengo infatti a precisare che San Marino non è un paradiso fiscale, e a oggi recepito le principali normative di riferimento di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo internazionale, in linea con le direttive OCSE e del GAFI".
San Marino si presenta sulla scena internazionale con una Banca Centrale con cui tessere una serie di accordi e di discorsi bilaterali con i governi e le Banche Centrali degli altri paesi di Unione europei che gli permetteranno di vendere all'estero i propri prodotti finanziari e far sì che le sue 12 banche possano internazionalizzarsi, garantendo trasparenza e riservatezza. Infatti San Marino continuerà a preservare l'istituzione del segreto bancario considerato inamovibile perché rappresenta un fattore di attrattività degli investimenti dall'estero. "Il nostro sistema bancario" afferma ancora Pier Marino Mularoni " fa ricorso al diritto di riservatezza delle transazioni poste in essere dai clienti, a fronte di una maggiore tassazione a titolo di ritenuta di imposta. Tale servizio, che non è propriamente il segreto bancario, viene offerto dalle nostre banche a stregua di quelle di Monaco, della Svizzera e del Lictestein sancito dalla Direttiva europea del Risparmio e della tassazione delle rendite finanziarie estere".

Il sistema bancario di San Marino ha dunque rimodernato il suo assetto legislativo, rispondendo con decisione agli scandali finanziari di un passato recente che gli hanno conferito la nomea di paradiso bancario e centrale di transazioni finite nei fascicoli di Procure e Commissioni Parlamentari incaricate di fare luce sugli scandali internazionali, quali ad esempio l'affare Telekom-Serbia -dove, un giro di denaro, partendo da una banca londinese, per ordine dello Ior (Istituto Opere di Religione -Banca Vaticana), approdava in un Istituto di Credito di San Marino, coinvolgendo anche ex Capi di Stato italiani.
Tale risultato è giunto dopo che alcuni scandali hanno turbato la 'Serenissima' Repubblica di San Marino, come ricorda lo stesso ex Procuratore Nazionale antimafia, Pierluigi Vigna alla Conferenza "San Marino: una Repubblica per la legalità", tenutasi lo scorso 14 giugno presto il Teatro del Titano a San Marino città. In quell'occasione, infatti, il Procuratore ha spiegato, in particolare, che "l'azione economica della mafia in territori tradizionalmente estranei alla malavita organizzata, come l'Italia centrale e San Marino, paventando così il rischio che le attività commerciali ed economiche sammarinesi vengano usate per il riciclaggio di denaro sporco derivante dalle mafie delle regioni limitrofe".

Al lavoro i 'pulitori' del sistema bancario e finanziario della Repubblica. Il commissariamento della Banca del Titano, iniziato nel gennaio del 2006, quando il nome della GeFin S.A., la finanziaria della Banca del Titano, era emerso in seguito ad una truffa ai danni dello Stato italiano scoperta dalla Guardia di Finanza di Cosenza, è ancora in atto, e per molti aspetti affatto chiaro. In seguito alle indagine degli Ispettori della Banca Centrale sammarinese nella finanziaria e nella banca erano state rilevate irregolarità ed anomalie, tale da indurre il Congresso di Stato a commissariare la banca e la finanziaria, nominando un'amministrazione straordinaria. I Commissari straordinari della Banca del Titano sono Maurizio De Marchis e Alessandro Marcheselli, mentre i componenti della Commissione di controllo sono Giovanni Licciardi, l'avvocato Renzo Bonelli e Massimo Francioni. "Non posso commentare al momento la liquidazione della Banca del Titano" risponde Maurizio de Marchis alla nostra richiesta di chiarimenti sul commissariamento.
Il compito dei Commissari è quello di fare luce sul perché si è arrivati ad un buco finanziario di decine di milioni di euro, derivanti, secondo le fonti ufficiali, dai crediti concessi ad imprenditori italiani che si sono poi rivelati inadempienti nella restituzione dei crediti. Rimossi i vertici dell'istituto, il Direttore Adriano Pace, e il Presidente del CDA Cassio Morselli.
Ad un anno di distanza dal commissariamento della Banca del Titano, un'altra finanziaria, collegata alla GeFin S.A., la Fin Gestioni S.A., il 25 aprile 2007 è stata privata dell'autorizzazione all'esercizio delle attività e messa in liquidazione coatta amministrativa, su proposta della Banca Centrale della Repubblica di San Marino, "ai sensi degli articoli 85 e seguenti della Legge 165/2005". Posizione del tutto aperta quella di Fin Gestioni, che compare anche in una denuncia per truffa presentata nel Nord Italia in questi ultimi mesi e che vede coinvolti svariati soggetti italiani e stranieri, e tra i soggetti che hanno un ruolo nella denuncia compare anche uno dei 'decapitati' dalla Segreteria di Stato per gli Affari Esteri. Mentre sulla Procura di Milano, fonti non confermate, parlano di una denuncia con indagini bloccate da quasi tre anni, che avrebbe tra i protagonisti proprio alcuni dei personaggi che nell'affare Telekom-Serbia di cui sopra risultano aver riversato ingenti quantità di denaro sulle banche sammarinesi, e tra i protegonisti minori del racconto lo stesso soggetto 'decapitato' dalla Segreteria di Stato per gli Affari Esteri che entra nella denuncia presentata pochi mesi fa nel Nord Italia.
Ancora da chiarire il collegamento tra Banca del Titano o GeFin e Fin Gestioni, tuttavia sottolineato dal Direttore del portale di informazione sammarinese Libertas, Marino Cecchetti, il quale afferma che "esiste una sorta di collegamento tra queste due entità in quanto il Presidente della Fin Gestioni era lo stesso della Banca del Titano". In ogni caso "il ritiro dell'autorizzazione dell'esercizio di attività finanziarie alla Fin Gestione rientra in quell'attività posta in essere dalla Banca Centrale volta ad eliminare quelle zone grigie che possono compromettere la stabilità e la trasparenza delle attività finanziarie del mercato sammarinese" dichiara Saverio Mercadante di Sanmarino Web " Oggi San Marino sta cercando proprio di ristabilire un ordine legislativo, per sdoganare la sua immagine di mero centro finanziario, considerando che solo il 15% del PIL è riconducibile al settore finanziario, mentre per il 40% è da attribuire alla produzione industriale" .

"Da anni ormai vige una normativa anti-riciclaggio e di trasparenza che obbliga gli intermediari finanziari ad individuare quelli che sono le controparti di ogni singolo affare" dichiara il Direttore Generale della Banca di San Marino, Cesare Richeldi, manager di pluriennale esperienza nel gruppo delle Banche Popolari italiane " per cui ogni struttura bancaria o finanziaria è obbligata a fornire i dettagli relativi alle transazioni superiori ai 15.500€, considerate sospette, e a rispondere del proprio operatore agli organi di controllo che esistono al suo interno. Singoli episodi, come truffe poste in essere dalle finanziarie, sono da attribuire alla responsabilità penale o civile del singolo soggetto, che non ha rispettato delle regole stabilite apriori ben precise."

24 giugno 2007

Strutture verticali per le attività agricole

di Etleboro Emilia Romagna
Ford T del 1930
L’occultamento delle tecnologie all’opinione pubblica ha cambiato il corso della storia dell’umanità, passando attraverso i processi economici, i processi mediatici e quelli sociali. Vero e falso sono indistinguibili ormai tra loro, proprio grazie alle nostre paure, e attuano le speculazioni decise anni fa dalle lobbies bancarie. È questa l’epoca di una delle più grandi bufale dell’epoca moderna, “il riscaldamento globale” : Haarp e scie chimiche fanno da padrone in questa farsa, e proprio in concomitanza ad una serie di fattori come la carenza petrolifera, il processo di privatizzazione degli acquedotti e gli OGM. Questo processo mediatico sta inducendo le persone a cambiare il proprio comportamento riguardo ai consumi ed alle fonti energetiche ed idriche. Il fatto che ci stiano nascondendo l’origine e la causa di questo fenomeno, mette in moto dei processi che non risolveranno il problema, perché saranno dei semplici sforzi per tamponare i sintomi ma non guarire la malattia.
Tra le tante soluzioni che l’uomo sta cercando di trovare una riguarda la ricerca della fonte primaria dei carburanti, che piano piano dovrà passare dal petrolio, al biodiesel (biocombustibile liquido ottenuto da oli vegetali come colza e girasole) e al bioetanolo (etanolo ottenuto dalla distillazione di masse vegetali come la canna da zucchero o il mais). Si parla di un potenziale immenso, basti pensare che solo nell’Unione Europea su 97 milioni di ettari coltivabili, solo 1,6 milioni vengono utilizzati per la produzione energetica.
Questa soluzione è in realtà un grandissimo abbaglio, perché, mentre è facile intuire che ottenere etanolo da residui vegetali è alquanto facile e ha solo un effetto positivo, ben più difficile è coltivare grandi distese di terreno solo per la produzione di biocombustibili. Bisognerebbe espandere in modo intensivo le coltivazioni esclusivamente per la produzione di carburanti con effetti disastrosi per la sicurezza alimentare.
Tranne alcuni Stati, come Brasile, Argentina o Cina, che hanno un elevata estensione, riuscendo quindi ad approvvigionare il 30% del fabbisogno dei combustibili per automezzi, gli altri non vogliono mettere a repentaglio la produzione di pregiati prodotti alimentari convertendosi completamente all’energia, magari grazie a sovvenzioni eccessive. L’Italia, per esempio, anche se mettesse a disposizione l’intera estensione coltivabile per i biocombustibili, dovrebbe comunque importare una parte dei carburanti e la totalità degli approvvigionamenti alimentari. Non solo, oltre un terzo delle terre coltivabili è sfruttato oggi per produrre cereali per la zootecnia invece che per l'alimentazione umana, a differenza del passato in cui il bestiame si nutriva del foraggio delle praterie. Tutto questo sarebbe un disastro per il nostro Paese dal punto di vista economico, perché verrebbero meno l’introito delle accise sui carburanti, che finanziano quelle immense strutture che non producono alcuna ricchezza, come le strutture statali. Di fatto la tassazione delle risorse energetiche causa una doppia imposizione perpetua in quanto ogni prodotto è figlio dell’energia, e quindi subisce una tassazione al momento in cui origina e in ogni fase della sua trasformazione, che richiede sempre energia.
Il mercato dei combustibili basato sul petrolio innesca un circolo vizioso sulla base del quale lo Stato compra attraverso le tasse i mezzi per le infrastrutture e impone ancora tasse sui prodotti che ottiene mediante le accise.

I biocombustibili, dunque, sono un passaggio obbligato ma non risolutivo, quantomeno in una società distaccata e disinformata sulla free energy. Anche sull’argomento dei biocombustibili esiste una valida soluzione che va a smascherare qualsiasi processo disinformativo. Di fatto la tecnologia oggi in uso è vecchia di circa un secolo, questo perché ad ogni idea rivoluzionaria corrisponde una “commissione di esperti” pronti a screditarla, ed è proprio per questo che le più grandi soluzioni ormai risiedo nel passato.
Ci sono progetti che avrebbero dovuto avere il loro apice applicativo in epoca attuale, se fossero stati messi in opera nel periodo dell’ideazione, e molti ne stono stati presentati per i biodiesel. La limitazione delle terre coltivabili, limita le risorse alimentari e così anche la quantità di terra destinante ai biocarburanti, in funzione dell’eccesso di terreno ad essi destinabili. Bisogna quindi svincolarsi il più possibile dall’estensione territoriale, ed agire esattamente secondo la stessa logica che permise alle tribù nomadi del passato di stabilizzarsi e crescere in numero senza occupare estensioni di terra in modo eccessivo, e cioè occupare lo spazio in quota.

Progetti di strutture verticali

Progetti di strutture verticali

Progetti per strutture verticali
E’ negli anni ‘50 e ‘60 che sono stati ideati dei progetti per strutture immense per le popolazioni e le coltivazioni su più livelli, che nonostante le ingenti risorse economiche, avrebbero trovato una logica applicativa proprio per i benefici che si sarebbero perpetuati nelle epoche a venire. Purtroppo questi progetti sono rimasti solo dei progetti. Le Corbusier, Edouard Utudjan, Frank Lloyd Wright , il Brukminster Fuller Institute, idearono le Megalopoli, ossia delle strutture urbanistiche che si sviluppavano in altezza e si proponevano come obiettivo quello di garantire maggiore spazio vitale alla popolazione, l'utilizzo efficiente dei materiali e lo sfruttamento intelligente delle superfici. Applicando a queste strutture i sistemi di coltivazione aeroponica, sarebbe stato possibile realizzare degli enormi ecosistemi che si sviluppano in altezza.

Portare le coltivazioni su più livelli eleverebbe ad un potenziale teorico di almeno cento volte le risorse agricole attuali, ma questo non sarebbe l’unico vantaggio. Ogni singola struttura rimarrebbe un ecosistema molto più isolato e quindi meno soggetto alle variazioni climatiche. Con la copertura superficiale esterna composta di pannelli fotovoltaici, le strutture potrebbe massimizzare il processo di automazione interno e auto-generare le risorse idriche attraverso impianti di deumidificazione, mentre l’utilizzo di sistemi di coltivazione aeroponica incrementerebbero notevolmente la produzione.Coltivazioni aeroponiche
Nei sistemi di coltivazione aeroponica ad elevata densità (HDAS) le piante sono sorrette da semplici strutture di sostegno e gli apparati radicali si sviluppano al di fuori di qualsiasi substrato liquido o solido, sono infatti sospesi e ricevono la soluzione nutriva in forma nebulizzata attraverso degli appositi erogatori. Le strutture che sorreggono le piante, tubi in PVC o più frequentemente pannelli in polistirolo espanso, possono avere disposizione verticale, orizzontale o su un piano inclinato, in questo caso consentono di adottare densità d’impianto più elevate. La nebulizzazione della soluzione nutritiva sulle radici può avvenire ad intermittenza o in ciclo continuo, la soluzione eccedente ricade alla base della struttura di sostegno e viene ricircolata.
Nei primi decenni del novecento, la canapa era in quest’ottica il motore del mondo, data la sua versatilità e maggiormente intensificata in un’epoca in cui la popolazione era decisamente inferiore esattamente come i mezzi a combustione interna.
E’ infatti la concomitanza di due fattori che porterebbe a benefici per l’umanità: il riutilizzo della canapa e le strutture di coltivazione a più livelli, fermo restando che queste strutture verrebbero utilizzate per ogni genere di coltura. Queste strutture modificherebbero notevolmente la nostra società, perché il beneficio andrebbe al di là dell’indipendenza energetica ed alimentare di un paese, ma varrebbe il tal senso anche a livello locale.
Le singole città diverrebbero autonome, e i singoli processi economici attualmente in vigore verrebbero meno, così quell’entità che basano la loro esistenza sulle banche e per l’acquisizione di ogni bene e servizio, e non certamente sulla coesistenza delle diversità e la fratellanza.
Se le strutture appartengono al pubblico e non a società private si garantirebbe sicuramente la loro autonomia e il concetto stesso di trasporto delle merci perché vi sarebbero dei benefici proprio sull’inquinamento. In realtà se l’uomo cambiasse a tal punto da concepire tali sistemi che rendano inutile qualsiasi processo di ricatto economico, allora sarebbe pronto ad andare oltre e cioè ancora più indietro nel passato in cui la free energy stava per imporsi . In ogni caso sarebbe possibile modificare il sistema economico-energetico anche senza rivoluzionarlo del tutto, provocando l’isolamento di coloro che dicono un no risoluto a quei meccanismi industriali basati sui carburanti.

22 giugno 2007

La Serbia: il ponte verso la Russia


A partire dagli inizi degli anni '90 il Governo della Repubblica Serba si è impegnato ad individuare delle Zone Franche all'interno del suo territorio per consentire l'insediamento e lo sviluppo delle imprese estere nei Balcani. Sono state individuate 13 Zone Franche, quali Subotica, Sombor, Senta, Novi Sad, Srmeska Mitrovica, Sabac, Belgrado, Kovin, Smederevo, Prahovo, Lapovo, Pirot, Vladicin, Han. Queste più che essere delle zone di esenzione fiscale sono dei sistemi logistico-produttivi integrati che permettono alle imprese estere di insediarsi e poi successivamente espandere la loro attività o esportare al di là dei confini. Le zone franche possono essere costituite e gestite da società nazionali o straniere , previa autorizzazione del Ministero delle Finanze della Serbia. Al momento sono state istituite tre zone franche che godono di una serie di agevolazioni fiscali e di incentivi all'insediamento, nonché dell' esenzioni da tasse locali e di tariffe agevolate sulle forniture di energia e acqua. Si tratta delle zone di Subotica, che si trova a 10 km dal confine con l'Ungheria, Zrenjanin, importante per la sua posizione logistica nei pressi dell'aeroporto internazionale di Belgrado, e la zona di Pirot, a 15 km dalla Bulgaria. Al loro interno è prevista l'esenzione dei dazi doganali all'importazione e all'esportazione, l'esenzione IVA, non viene applicata alcuna tassa patrimoniale né imposizioni locali. È esente dall'applicazione dei dazi anche l’importazione dell'attrezzatura e del materiale necessario per la costruzione dell'impianto, mentre viene consentita la temporanea uscita delle merci, in regime di esenzione, al di fuori dalla zona franca nel caso in cui dovesse subire delle lavorazioni ulteriori. L'insediamento inoltre viene protetto da diversi provvedimenti che vietano la nazionalizzazione o l'espropriazione dello stabilimento. Infine, il trasferimento degli utili e dei capitali investiti avviene in totale assenza di una tassazione. La creazione di queste zone franche ha consentito l'insediamento di molte imprese italiane che hanno così installato degli stabilimenti produttivi, per poi esportare le merci prodotte: si pensi dunque a quali possano essere i vantaggi per le piccole aziende che intendono accedere in nuovi mercati potendo avere l'esenzione delle tasse.

Le zone Franche sono a loro volta inserite all'interno di un sistema normativo e istituzionale considerato tra i più efficienti in Europa, dal punto di vista delle agevolazioni per l'internazionalizzazione delle imprese. Infatti queste sono coordinate all'accordo di libero scambio cha la Serbia ha con la Russia, essendo così l'unico Paese al fuori del CIS ad aver ratificato tale accordo. Volto a migliorare ed ampliare il libero scambio e la cooperazione economica tra la Russia e la Serbia, l'accordo pone le condizioni necessarie per creare un flusso gratis di beni e capitali, come stabilito dalle regole dell'Organizzazione di Commercio mondiale. Le parti si sono così impegnate a liberalizzare il loro mercato di frontiera, con l'obiettivo di ampliare e incentivare lo scambio bilaterale e la cooperazione economica, puntato ad accelerare lo sviluppo dei due Paesi, il miglioramento del tenore di vita e della stabilità finanziaria. Secondo il trattato, le parti di impegnano a porre in essere tutte le condizioni che assicurano la leale concorrenza fra le entità economiche dei due Paesi, nonché l'armonizzazione delle procedure doganali.
In forza di tale accordo molte aziende croate, slovene e italiane si sono insediate in Serbia proprio perché hanno la possibilità di affacciarsi sul mercato russo, senza sostenere costi doganali. Per molte categorie merceologiche le imprese potrebbero sfruttare questo canale serbo-russo, per poter migliorare la propria competitività, crescere o divenire più forti. Ed è proprio per tale motivo che la Tela vuole arrivare sino a Mosca, utilizzando questo corridoio commerciale serbo-russo.

La posizione strategica nei mercati europei, asiatici, e del Medio Oriente, fa di lei la porta verso l'Oriente per eccellenza oltre ad offrire molte opportunità di sviluppo, il relazione al suo regime normativo agevolato. La cosa che tuttavia nessuno dice, e intorno alla quale c'è una grande disinformazione, è che l'Italia per molto non ha potuto accedere alle zone franche, le sue imprese sono state cacciate proprio a causa della politica incoerente e assurda della sinistra. Da partner commerciale, l'Italia è divenuta per la Serbia un'antagonista portando lì la guerra e i bombardamenti ad uranio impoverito. Non riusciamo dunque a capire perché ad esempio D'Alema, uomo di sinistra concesse le basi Italiane all'America per bombardare la Serbia che allora era comunista. Da grande estimatore dei popoli comunisti ha deciso oggi invece di stare dalla parte dei "capitalisti", "regalando" ad altri le terre serbe, senza che ne abbia alcun potere. Evidentemente, se un politico italiano è spinto sino al punto di sentenziare il destino di uno Stato sovrano, allora vuol dire che o è un politico ricattato, oppure è molto incoerente con se stesso, con il proprio passato.
Di quale Sinistra fa parte l'Onorevole d'Alema? Ma dovrebbe invece sapere che la politica estera non è coprire le malefatte dei grandi, non è far distribuire dalla massonerie lauree a destra e manca. Dovrebbe a questo punto essere sincero, e dire perché è andato via dalla Serbia, e se forse non è stato proprio cacciato. Chi ha permesso che uscissero le registrazioni in Italia sono proprio gli stessi poteri occulti che vogliono l'indipendenza del Kosovo. Il Governo italiano non dovrebbe più sottostare a certi ricatti e dovrebbe pensare soprattutto alle sue imprese perché i cinesi sono sbarcati persino a Piazza Navona, hanno già alzato le loro bandiere in Italia e se migliaia di piccole imprese falliranno, i nostri politici ne saranno direttamente responsabili.

21 giugno 2007

Il segreto della canapa e della sua criminalizzazione


Oggi si parla ancora di proibizionismo o legalizzazione della marijuana, o meglio della cannabis, ma forse non tutti conoscono la vera ragione per cui questa pianta viene considerata una minaccia per la società. Il motivo non ha nulla a che fare con i suoi effetti sulla mente e sul corpo, la cannabis non è una minaccia per la società civile, bensì per il sistema economico che si regge sul petrolio, sull'alcol, sulle industrie di tabacco, sui derivati petrolchimici . La verità è che se la marijuana fosse utilizzata in tutti i suoi aspetti e sfruttata per la varietà delle sue caratteristiche, entrerebbe sul mercato mondiale per distruggerlo, perché creerebbe un sistema economico basato su risorse naturali e inesauribili. Per difendersi dagli effetti della introduzione della marijuana, simili a quelli di una guerra mondiale, il sistema ha creato una grande disinformazione su di una pianta estremamente versatile che è in grado di produrre una grandissima varietà di materiali e di fonti di energia. Innanzitutto occorre sapere che la stessa parola marijuana è stata creata per indicare uno stupefacente e far dimenticare il vero nome che è quello della cannabis, la canapa.
Da questa è possibile estrarre materie prime per la produzione della carta, della stoffa, delle resine speciali che consentono di produrre vernici e derivati petrolchimici: primo tra tutti del carburante naturale, una plastica che è dieci volte più resistente dell'acciaio. Inoltre, da essa si estraggono materiali per la costruzione edile, mangimi, medicinali naturali e farine per alimenti. Insomma, la canapa, conosciuta dall'uomo da oltre 200 anni come pianta nobile, è una fonte inesauribile di risorse industriali ed energetiche. Del fatto che l'uomo da sempre la utilizza nel suo sistema economico ci sono molte prove, ma le lobbies del petrolio hanno completamente camuffato questa parte della storia e si è persa quell'antica tradizione su cui si basava lo sviluppo e l'evoluzione dell'uomo.
Infatti, l'Enciclopedia Britannica fu stampata su carta di canapa per 150 anni, tutti i libri scolastici fino al 1880 erano stampati su canapa, veniva utilizzata per pagare le tasse in America sin dal 1631. I più grandi Presidenti degli Stati Uniti, come George Washington, Thomas Jefferson e gli altri padri fondatori coltivavano canapa, Benjamin Franklin possedeva uno dei primi mulini di carta in America e coltivava canapa. Le prime Bibbie, le mappe, le tabelle, le prime carte della Dichiarazione dell'Indipendenza e la Costituzione sono state fatte con la canapa, e di canapa era anche la prima bandiera degli Stati Uniti. Nel 1916 gli Stati Uniti emanarono un decreto che stabiliva che la carta poteva essere fatta con la canapa e che nessun albero doveva essere tagliato: il rapporto stabiliva che per ogni acro di canapa, occorreva coltivarne 4 di alberi. Con le resine della canapa vennero prodotte le prime vernici, e il primo modello T di Henri Ford era alimentato da carburante estratto dalla canapa, e l'auto stessa venne costruita con la plastica della canapa.

Se tutto questo è vero, allora perché una pianta è stata messa fuori legge? La coltura di canapa non danneggiano l'ambiente, seguono un ciclo di vita biologico per cui è inesauribile, riduce l'inquinamento e riesce a crescere su qualsiasi tipo di terreno. Le lunghe radici lunghe penetrano e rompono il suolo per lasciarlo in condizione perfetta per il raccolto del prossimo anno: l'arbusto è sottile e si erge dal suolo senza subire l'attacco delle erbacce e di parassiti.
Sino agli inizi di questo secolo la canapa era stata scelta dalle grandi società come fonte di materia prima.
Nel 1937, la Dupont brevettò i processi per fare la plastica da petrolio e carbone, e lì qualcosa cambiò . Il Rapporto Annuale di Dupont esortò i suoi azionisti ad investire nella sua divisione petrolchimica e nuova, impegnata nella produzione di materiali sintetici come plastica, cellophane, celluloide, metanolo, nailon, rayon, Dacron, ecc., tutti prodotti derivati da petrolio. La naturale industrializzazione della canapa avrebbe rovinato l'80% degli affari della Dupont. Gli azionisti delle petrolchimiche riuscirono a raggiungere il governo, creando delle lobbies, e stilarono dei rapporti scientifici che dichiararono la canapa fu dichiarata pericolosa, ma soprattutto una minaccia per le loro imprese per miliardi di dollari : il grande pericolo venne chiamato "marihuana" utilizzando una parola in gergo messicano molto ambigua ed esotica, in modo che rimanesse nelle generazioni future come una droga. Fu alimentata un'improvvisa campagna mediatica di criminalizzazione, indicando la "marihuana" come la causa di molteplici incidenti mortali. Il 14 aprile 1937, venne emanata così la legge che proibiva la Prohibitive Marihuana Tax Law da parte del
House Ways and Means Committee, tra i cui componenti vi era anche un dirigente Dupont.
Il Congresso così proibì canapa perché venne definita uno stupefacente che usurava la mente e lo spirito dell'uomo, provocando la distorsione della realtà e un istinto di violenza.


I Governi dovrebbero oggi rendersi conto che non abbiamo bisogno del petrolio per alimentare l'industria petrolchimica - se questo fosse il problema della eliminazione totale del petrolio dal mercato - perché vi sono vegetali come la canapa, una vera pianta nobile, da cui è possibile estrarre le materie prime necessarie. Per cui cosa si nasconde dietro gli OGM, dietro la politica monetaria e, ancora, il petrodollaro? Si nasconde il nome di una pianta, la canapa, che non è ciò che i partiti e le associazioni vogliono far intendere parlando di liberalizzazione delle droghe: le loro campagne di liberalizzazione sono ancor più pericolose perché alimentano la disinformazione perché confondono infatti la canapa, che è una pianta, con la maruijana che è un composto.
Occorre liberarsi da questi preconcetti della controinformazione manipolata dalle stesse lobbies che controllano il mercato del petrolio e il sistema monetario. Se si deve combattere per la legalizzazione, occorre combattere per difendere una pianta preziosa per l'umanità.

20 giugno 2007

La telenovela del NOE


È ormai trascorso più di un mese da quando abbiamo evidenziato la necessità di segnalare in modo massiccio la presenza delle scie chimiche sui cieli del nostro paese, essendo ormai questa l’unica arma rimasta alla popolazione civile ed inerme, di fronte alle scelte unilaterali di chi detiene il potere. Chiaramente non ci siamo limitati a dire agli altri ciò che è giusto fare, ma ci stiamo impegnando in prima persona in questo per toccare con mano gli effetti e i risultati di un sistema che cerca di smuovere in silenzio la resistenza della gente, utilizzando però le stesse armi della legge usate dal potere.
Ciò che ora vi descriveremo non solo evidenzierà come le segnalazioni trovino grande difficoltà nella risoluzione del problema, ma farà anche da esempio chiarificatore sul perché le nostre forze dell'ordine sono un inutile strumento nelle mani del potere e non del popolo.

Come abbiamo invitato altri a fare, abbiamo digitato il numero verde del comando carabinieri per la tutela ambientale, e una volta indicata la presenza delle scie nella zona, abbiamo ricevuto come unica risposta: “scie chimiche in che senso?”. Descrittane la natura, la composizione e l’uso (cioè l’intento di ridurre le precipitazioni), e dopo aver indicato come colpevoli aerei NATO, senza mostrare alcuno stupore, l’operatore si è limitato a registrare i blog e i siti da me indicati, nei quali trovare indicazioni , come quello di ZRET e la stessa ETLEBORO. L’unica apparente domanda pertinente è stata quella dell’indicazione dell’aeroporto militare più vicino per verificare la presenza di questi aerei senza codice identificativo.
Queste poche informazioni richieste senza alcuno stupore, evidenziano come in realtà abbiano semplicemente fatto finta di interessarsi, per non parlare del fatto che loro sono dei militari e che in confronto un semplice civile non può saperne di più, cosa di per sé alquanto ridicola.
Due settimane successive, così come convenuto e dettato dal protocollo, è giunta la telefonata di risposta dal comando di Roma (numero tel. 06-66104). Senza identificarsi in alcun modo, ci viene riferito da nostro interlocutore che è stata effettuata la “verifica” presso l’aeroporto di Cervia (l’aeroporto militare segnalato), e che non risultava alcuna attività nei termini indicati: inoltre che avrei potuto “formalizzare”(qualunque cosa abbia voluto dire) e dare maggiori informazioni presso il NOE di zona , in questo caso quello di Bologna.
Per completezza ci sono stati indicati ubicazione e numero di telefono, cioè 051-551; essendo il numero di poche cifre ne abbiamo chiaramente chiesto la conferma, che con leggera titubanza mi è stato confermato. E’ bastato chiaramente chiamare quel numero per verificare che non esisteva, e nel tentativo di capire se ridere o piangere, ho verificato il vero numero del Noe di Bologna. La risposta è presto arrivata, era proprio il caso di ridere; i numeri erano i seguenti: fax 051-551335 e tel. 051-553220.



I nostri beneamati militari non hanno fatto altro che un'opera di depistaggio a livello scolastico con un civile. Ormai abbiamo iniziato a rosicchiare l’osso e abbiamo toccato il fondo completamente, e chi ci dovrebbe difendere non sa più quale scusa inventare per non intervenir , mantenendo così lo stato di limitata sovranità del nostro paese. Dare il numero parziale del fax, è chiaramente di uno stupido stratagemma, soprattutto perché un numero di telefono pubblico è alquanto semplice da riferire. In ogni caso questo fa notare come le forze dell’ordine si trovino ad operare in condizioni contrastanti, e cioè in bilico tra il loro dovere e gli ordini imposti dalle entità che operano in maniera invisibile. C’è da chiedersi se continuare ad avere fiducia dei militari in Italia dato che per le multe e i controlli degli scontrini basterebbe la sola polizia.
Vi chiediamo dunque di telefonare, di segnalare le scie chimiche, dicendo espressamente che chiamate da parte della Etleboro. Non abbiamo oggi altre armi, perché le nostre forze dell'ordine, l'arma dei Carabinieri è ormai una combriccola di poltrone e figli di generali, l'onore è rimasto solo nei film. Dobbiamo pretendere da loro di restare al servizio degli italiani non dei padroni, di non servire dei corrotti nonostante continuino a servire dei corrotti. Non abbiamo alcuna paura, posso anche denunciarci, ma sarà in quell'occasione che denunceremo in risposta questo crimine assurdo che viene perpetuato. Porteremo nei tribunali il motore free energy, in modo che possano verificare quanto noi diciamo. Denunciateci pure, ma sappiate che arriveranno tutti i falliti, gli usurati,le vittime dell'anatocismo bancario, che costituiscono un popolo immenso. Siamo l unico popolo che non sostiene nessun partito, che non alzerà nessuna bandiera, ma porteremo solo la prova che esiste una fonte di energia inesauribile, ovunque e accessibile a tutti.

19 giugno 2007

Nikola Tesla e Guglielmo Marconi. Chi ha inventato la Radio?


Molti sono gli errori che un libro di storia contiene, e molti sono i fatti che esso racconta con imprecisione e falsità, riportati poi all'infinito e divenendo così cosa certa e legge. L'invenzione della radio è uno dei quei casi in cui la scienza ufficiale ed accademica tramanda da sempre come un'invenzione di Marconi, ma le prove conducono a tutt'altre conclusioni. Esistono documenti, tra brevetti, disegni e rapporti processuali, che dimostrano invece che la radio è un'invenzione la cui paternità è da attribuire a Tesla, mentre il semplice sviluppo dell'invenzione a Marconi. Giuglielmo Marconi ha infatti appreso, dopo aver frequentato il laboratorio di Tesla, la scoperta, l'ha sviluppata modificandola, e poi l'ha lanciata come propria: la sua invenzione è stata ben presto finanziata dalle grandi imprese che hanno così sostenuto la pubblicità della scoperta di Marconi. La proprietà intellettuale della radio è stata dimostrata dallo stesso scienziato Nikola Tesla dinanzi dinanzi alla Corte del Tribunale degli Stati Uniti, ottenendo una sentenza passata in giudicato che conferma la paternità dell'invenzione davanti ad un collegio di accademici. I fatti sono chiari e sono i seguenti.
Nel 1893 inizia la carriera di Tesla con il suo esperimento sui meccanismi ad alta frequenza: scopre il wireless, ossia un metodo di trasmissione dell'energia via etere, e all'interno dei suoi articoli e dei suoi progetti egli stesso ha descritto la sua prima radio nei dettagli. Nel 1895 Marconi presenta la radio a Londra come propria invenzione: l'apparecchiatura presentata è infatti la stessa che Tesla aveva già scritto dei suoi progetti, come gli era stato fatto notare, rispondendo che non avesse letto quegli scritti nonostante fossero stati tradotti in molte lingue. Nel 1897 viene registrato il primo brevetto a nome di Nikola Tesla sulla radio con il codice Patent No. 645576. Negli anni successivi Tesla ha costruito la prima nave a telecomandata, registrandone il brevetto come Patent No. 613809 (1898), poi la grande stazione a trasmissione di onde radio di Colorado Springs (1899), cominciando i suoi esperimenti sul trasporto dell'energia tramite etere, e riportando sul suo diario i risultati ottenuti volta per volta. Nel 1900 Marconi comincia a vendere la sua apparecchiatura radio: ed così che Tesla si decide ad intentare un processo contro di lui per rivendicarne la paternità. Nell'anno successivo Tesla continua i suoi esperimenti sulla trasmissione via etere dell'energia elettrica, costruendo la sua più grande opera, la torre di Wanderclyffe in grado di inviare messaggi nell'intero globo. Nello stesso anno Marconi (nel 1901) ha trasmesso il primo messaggio via radio ad una stazione posizionata nell'altra parte dell' Atlantico, impressionando l'opinione pubblica e il mondo industriale con un sistema che avrebbe rivoluzionato le telecomunicazioni e la stessa economia. Tuttavia nessuno sapeva che Marconi aveva dato vita ad un apparecchio che era stato progettato nonché registrato da Tesla con il brevetto No. 645576 nel 1897. Per tale motivo lo scienziato italiano si è presentato al mondo intero come inventore della radio, beneficiandone anche dei relativi diritti di proprietà dell'invenzione.
Allo stesso tempo, nel 1917, all'interno dell'articolo "Electrical Experimenter" Tesla ha presentato un sistema in grado di localizare gli oggeti di metallo tramite il rifletto dei segnali radio, dando così vita al radar. È chiaro che esiste una sorta di parallelismo tra l'attività di Tesla e quella di Marconi, il quale si è limitato invece a riprodurre ciò che aveva appreso dopo aver frequentato, come assistente, il laboratorio dello scienziato serbo. Tuttavia, mentre Tesla ha perfezionato ed ampliato sempre più la sua scoperta, Marconi si è limitato a beneficiare dei frutti della sua ipotetica invenzione, entrando nel mondo accademico internazionale come profeta di una nuova scienza.
Solo nel 1943, nove mesi dopo la morte di Tesla, la Supreme Patent Court of the USA decise che era Nikola Tesla il padre della trasmissione wireless trasmissione e della radio: la sentenza infatti affermò che il brevetto di Marconi Patent (No. 763772 del 1904) non aveva nulla di nuovo rispetto al brevetto già registrato e pubblicato a nome di Nicola Tesla, considerando inoltre che Marconi ha reclamato che non sapeva nulla del brevetto già esistente.

I disegni ufficiali di Tesla furono poi pubblicati nel 1893, due anni prima dalla presentazione ufficiale di Marconi .

A testimonianza del riconoscimento che il mondo accademico diede alle scoperte di Tesla, occorre citare lo scienziato Alexander Popov che, davanti al Congresso di Ingegneria Elettronica russa del 1900 affermò che " le trasmissioni e i segnali di ricezione di Marconi non sono nulla di nuovo, in America uno scienziato ben più famoso, Nikola Tesla, ha fatto lo stesso esperimento nel 1893”. James Wait a proposito del progetto statunitense USA delle radio comunicazioni a bassa frequenza all'interno dei sommergibili ha dichiarato che "le scoperte e le stesse previsioni dello sviluppo della scienza di Nikola Tesla creeranno un sistema di comunicazione basato sul grande Colorado Springs, ma purtroppo i suoi sponsor hanno smesso di supportarlo finanziariamente. Gli esperimenti di Tesla sono l'inizio e la base da cui partire per lo sviluppo in futuro delle comunicazioni a bassa frequenza".
B.A. Behrend, famoso scienziato americano, affermò inoltre che il suo collega Nikola Tesla aveva scoperto qualcosa di completamente nuovo, e occorre ben controllare che i brevetti pubblicati da altri siano già esistenti e siano già stati registrati con il nome dello scienziato serbo. Edwine Armstrong, che ha avuto modo di lavorare con Tesla, dopo aver avuto l'assegnazione del Premio Nobel ha dichiarato:"Io credo che il mondo dovrà aspettare ancora molto tempo per vedere realizzato il progresso e le visioni di Tesla".


Nei rari momenti in cui gli è stato chiesto di commentare la scoperta di Marconi e il successo di tale invenzione, Tela ha dichiarato che "Marconi era un.....asino". Ciononostante Marconi ha ricevuto il premio Nobel nel 1909 per le trasmissioni wireless telegrafiche, riconoscimento che Tesla ha sempre rifiutato in occasione della premiazione del suo lavoro di trasmissione dell' energia elettrica. Ciò che a lui importava più di ogni altra cosa era che il mondo capisse l'importanze di quelle scoperte, che avrebbero cambiato il mondo e la stessa concezione della vita, e non che un semplice brevetto portasse il suo nome. Il suo contributo al mondo della scienza è inestimabile, non basterebbero Nobel o riconoscimenti accademici per rendere onore ad uno scienziato che ha lottato per l'umanità.

Ci sono uomini che hanno combattuto già in passato per noi, perchè avevano previsto cosa sarebbe poi accaduto. Sono stati dimenticati e messi da parte proprio da coloro che per egoismo, per ignoranza, e per propria limitatezza hanno prevaricare sui propri simili. Oggi se vogliamo cambiare le cose, non possiamo farlo con i segreti, nè con le verità, perchè tutti gli uomini conoscono, in fondo a se stessi quale sia. Occorre invece trovare un nuovo modo di fare energia, portarlo nelle piazze, con la consapevolezza, di non diventare ricchi, ma di servire l'umanità così come altri uomini nel passato hanno fatto.

18 giugno 2007

Riforma legge fallimentare: falliranno più imprenditori


Il Consiglio dei ministri ha approvato il 15 Giugno lo schema del decreto legislativo della riforma del diritto fallimentare civile, dopo un procedimento difficile e tormentato ma che alla fine ha messo d'accordo sia la destra che la sinistra. Un decreto che andrà ad incidere in maniera diretta sull'ecosistema economico italiano, composto da piccole e medie imprese che lavorano in situazioni di estrema difficoltà, in un cotesto globalizzato e molto competitivo.
Le modifiche alla disciplina del codice civile sono state rilevanti, ma sono molti i lati oscuri del decreto che non vengono messi in evidenza dalla stampa e che restano tra le informazioni degli addetti ai lavori. Per tale motivo la Etleboro ha lanciato uno studio congiunto degli avvocati e i professionisti della Tela per fornire un'informazione indipendente e professionale sui rischi e le conseguenze legate alla riforma. L'obiettivo è quello di individuare quali sono gli aspetti critici della nuova legge e fornire alle nostre imprese gli strumenti e le informazioni necessarie per non essere impreparati dinanzi ad un argomento così delicato.

I punti critici del programma di riforma hanno come obiettivo di fondo quello di rafforzare la posizione del creditore e di fornire ai consumatori un mercato più sicuro e stabile, un mercato in cui "ogni debitore rimette i suoi debiti". I soggetti nell'interesse dei quali si snoda la norma sono essenzialmente gli utenti, nonché i finanziatori delle imprese - Banche, fornitori, clienti - mentre gli imprenditori vengono posti in una posizione di colpevolezza che dovranno scontare con il fallimento. Questa decisione, come poche, ha messo d'accordo l'una e l'altra fazione politica che, in maniera congiunta hanno deciso di porre rimedio agli errori di una legge che lasciava fuori dal fallimento il 70% delle piccole e medie imprese italiane in difficoltà finanziaria. Cosa che, secondo il Ministro della Giustizia, "indebolisce il rischio di impresa pregiudicando così le capacità competitive del sistema".
Gli aspetti controversi sono molti e gravi, e possono essere individuati nell'ampliamento della categoria delle imprese che possono essere soggette al fallimento, coinvolgendo anche quelle definite dal codice civile come "piccole imprese", nell'attribuzione dell'onere della prova della non appartenenza alla categoria a carico dell'imprenditore, nell'attribuzione di maggiori poteri al comitato dei creditori. A questo occorre aggiungere il fatto che le procedure alternative al fallimento, come il concordato preventivo, non sono sempre accessibili, per cui dinanzi ad un dissesto finanziario, il fallimento diviene l'unica alternativa dinanzi alla morsa dei creditori.

Prima di ogni cosa preme sottolineare che cambierà per il legislatore, e così per il giudice, la categoria degli imprenditori che possono fallire. Sino ad oggi la legge esclude gli imprenditori non commerciali e i piccoli imprenditori, ossia coloro che - secondo il codice civile all'art. 2083 - esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia, i piccoli commercianti e i coltivatori diretti del fondo. La nuova norma individua tra gli imprenditori che non possono fallire quelli che hanno rispettato, in maniera congiunta e contemporanea nei tre esercizi antecedenti, tre requisiti: un attivo patrimoniale non superiore a 300 000€, ricavi non superiori a 200 000€, debiti non superiori i 500 000€. Il superamento di uno di questi limiti, porta l'imprenditore ad entrare automaticamente nella categoria del fallimento, cosa che tuttavia è alquanto semplice considerando il limite posto ai ricavi conseguiti o alla sussistenza patrimoniale, in quanto sono dei parametri in cui rientrano la maggior parte delle piccole imprese.
Inoltre è stato stabilito che dovrà essere l'imprenditore a dimostrare di non aver superato questi limiti per evitare il fallimento, non i creditori che dichiarano l'insolvenza dell'impresa, che va a ricoprire una posizione di svantaggio all'interno della procedura fallimentare, già di per sé molto onerosa e difficile da affrontare per il piccolo imprenditore. Tuttavia questa modifica a parere del legislatore era necessaria perché l'impresa, a quanto pare, riusciva ad evitare il fallimento semplicemente reagendo passivamente all'accusa di insolvenza, magari presentando una documentazione incompleta. In verità, è ovvio che l'imprenditore cercava di evitare la dichiarazione del fallimento della sua attività, nonostante l'insolvenza e il dissesto finanziario.
Infine, stato ampliato il potere del comitato dei creditori, a cui vanno molti dei poteri, come l'approvazione del piano di liquidazione, che prima erano affidati al giudice : questi diventa un mero organo di supervisione, mentre il gruppo rappresentativo dei creditori gestirà in prima persona molte delle fasi della procedura.
Una volta che tale decreto verrà applicato le piccole imprese che si trovano in una situazione di dissesto finanziario - che sono maggiormente presenti al Sud Italia - rischiano di incorrere in una procedura di fallimento con l'onere di dover dimostrare la loro situazione di "piccola attività commerciale". Il sistema legislativo le pone in questo caso in una posizione molto svantaggiata, in quanto dovranno confrontarsi con il comitato dei creditori che ha la legge ancor più dalla sua parte. Ancora una volta, le piccole imprese sono succubi della legge del creditore, che vuole proteggere il sistema del "finanziamento dell'impresa", dei consumatori, ma non la realtà industriale o commerciale di un Paese come l'Italia che ha la sua ricchezza proprio nelle piccole dimensioni. Perché dunque lo Stato continua ad accanirsi contro il piccolo, con leggi fiscali, controlli e decreti sempre più severi, mentre resta indifferente dinanzi alle evasioni delle multinazionali? È chiaro che chi scrive le leggi non è la mano del rappresentante del popolo, ma la mano della lobby che vuole asservire la piccola imprenditoria alle leggi della globalizzazione. Questa che oggi viviamo è una vera e propria lotta ad armi impari, perché da una parte abbiamo il piccolo imprenditore con una famiglia e una tradizione alle spalle, dall'altra abbiamo la legge della competitività, della concorrenza sleale e della standardizzazione. Quando vedremo le nostre imprese fallire sentiremo dire dagli esperti che "erano chiaramente fuori mercato", ma nessuno in loro difesa dirà che allo stato attuale, con queste leggi e questo sistema bancario, non aveva altra scelta. Chi sarà debole, impreparato e isolato cadrà sotto i colpi della legge del più forte.

15 giugno 2007

La Comunità Europea ammette la contaminazione degli alimenti biologici


Dopo il no del Parlamento Europeo sulla possibilità di stabilire una percentuale di tolleranza per la contaminazione degli organismi geneticamente modificati, giunge oggi la decisione del Consiglio di Europa di consentire delle percentuali rilevanti di presenza di OGM all'interno di cibi definiti dall'etichette come biologici. I cibi che conterranno anche solo una percentuale minima dello 0,9% di Ogm da contaminazione accidentale potranno essere etichettati come prodotti biologici.
La decisione del Consiglio Ue va a smentire e a contrastare nettamente l'opinione del Parlamento Europeo che aveva respinto la proposta di inserimento di questa soglia di tolleranza di Ogm anche nei prodotti biologici, come già avviene per quelli convenzionali, approvando l’emendamento 171, che richiede " l’esclusione della dicitura “Biologico”, dall’etichetta dei prodotti la cui contaminazione accidentale da parte di OGM superi la soglia rilevabile dello 0,1%”. Questa norma dava una certa sicurezza sull’esclusione completa dalla contaminazione di organismi transgenici nei prodotti da agricoltura biologica. L'unico spiraglio che è stato tollerato è la possibilità di creare o mantenere i marchi nazionali con una soglia di transgenico inferiore allo 0,9%.

Il nuovo regolamento europeo emanato pone dunque il dubbio che prodotti etichettati come biologici siano i trasformati o l'elaborazione di vegetali manipolati geneticamente, ma con una percentuale definita zero tecnico per la possibile contaminazione anche accidentale. Una contaminazione che, secondo gli opinionisti che si sono espressi a tal proposito, dovrebbe accadere nell'atto dell'importazione dei vegetali Ogm o in generale del trasporto. Per tale motivo il dito è stato puntato direttamente contro quegli Stati che fanno un uso massiccio dei prodotti Ogm e che all'atto dell'esportazione contaminano le merci biologiche. Sottolineare questo rischio sarebbe tuttavia miope e limitativo, in quanto le problematiche inerenti sono molto più complesse e non si riducono al semplice problema della contaminazione.
È importante invece sottolineare innanzitutto che questo regolamento, con le prime concessioni agli OGM, va ad alterare la nostra alimentazione e la nostra concezione di prodotti biologici, così anche la produzione e la trasformazione di prodotti alimentari, che potrebbe andare ad utilizzare dei prodotti alterati anche lievemente, pur restando nei termini di legge. Inoltre, la cd. Contaminazione non avviene semplicemente nel trasporto, ma anche in maniera biologica, seguendo un piano strategicamente programmato: le coltivazioni infatti vengono attaccate da organismi geneticamente modificati, più che contaminati. Spesso le particelle biologiche artificiali sono studiate in funzione da divenire dei veri e propri virus che attecchiscono nelle coltivazioni tipiche e biologiche, per distruggerle lentamente. Una volta che la specie tipica sarà ritenuta malata, allora interverranno le ricerche di laboratorio che vorranno modificare questo errore della natura, ed è in questo momento che avverrà una manipolazione, in quanto l'uomo dovrà intervenire sul processo biologico per rafforzare la specie originale, indebolita da qualche sconosciuto agente esterno.
In questi ultimi è avvenuta una sorta di estinzione di centinaia di specie nostrane, selezionate dai virus e dalle logiche di mercato e di produzione, in quanto antieconomiche: per compensare così il calo di produzione agroalimentare sono divenute sempre più utilizzate le specie "geneticamente modificate" o semplicemente riprogettate dai ritrovati delle nanobiotecnologie, che intervengono sul ciclo biologico del vegetale.
Per cui, dietro la problematica degli Ogm si nasconde il problema del controllo della produzione agricola, uno tra gli strumenti principali del controllo dell'economia e degli Stati, nonché il controllo dell'alimentazione, che determina la cultura e la tradizione di un popolo. Distruggere antiche coltivazioni per poi riproporre il seme forte e produttivo, è la logica della globalizzazione che nessuno vuole accettare, ma alla fine adotta per necessità. Il settore agroalimentare italiano, per esempio, presenta ancora dei caratteri puramente tradizionalisti e locali, ma il modo di coltivare è già cambiato, è divenuto sempre più standardizzato. Con l'emergenza idrica e le crescenti importazioni dalle Economie in Sviluppo, il passaggio a coltivazioni modificate sarà quanto meno obbligato, perché la gente chiederà viveri e cibo con prezzi competitivi : riusciranno così a risolvere questo scopo mediante le deregolamentazioni - una via silenziosa ma efficace - o mediante le strategie di boicottaggio del rifornimento idrico e delle produzioni agricole tradizionali.

14 giugno 2007

L'America in Albania nel progetto di rebalcanizzazione


L'accesa discussione sul destino del Kosovo sta assumendo dei toni a dir poco ridicoli in un certo senso, in quanto si sta creando un caso diplomatico internazionale su qualcosa che non dovrebbe neanche essere messa in discussione. La visita di George Bush in Europa ha fatto molto discutere, ma gli Stati Uniti ne escono duramente sconfitti, e danneggiati soprattutto nell'immagine, da episodi ridicoli e un po' surreali che rendono questo Presidente pittoresco e quasi un elemento folcroristico di questa America che cerca nuovi alleati.
Bush va in Albania e perde l'orologio: che sia vero o falso, non importa molto perché ormai la notizia è entrata nelle menti delle persone, e resterà il fatto che è stato l'unico Presidente americano a farsi rubare l'orologio e a rimanere in panne a Roma. Durante la sua visita, acclamato dalla folla parla dell'Indipendenza del Kosovo, ma nonostante tante premure per questa terra il Presidente Berisha non ha invitato a Tirana, per partecipare alla manifestazione, nessun esponente delle Autorià kosovare, e questo è alquanto strano. Un atteggiamento così disinteressato del Governo di Tirana infonde il lecito dubbio che gli albanesi di Tirana non vogliano unirsi al Kosovo, perché sono due entità molto aliene l'una dall'altra che non hanno mai convissuto nella pace. Per capire di ciò che stiamo parlando, basti immaginare alla situazione in cui un Presidente Americano arrivi in Sicilia e proclami la Regione sovrana e indipendente perché "i siciliani non sono italiani".
Abbiamo a lungo dimostrato che i crimini e le guerre della Bosnia e Erzegovina sono state il frutto della convivenza tra Nazione Unite e Mujiahedin, sotto il controllo di Bernard Kouchner, fondatore di Medici Senza Frontiere, e capo della missione in Kosovo (MINUK).
Quando il Segretario di Stato Americano dice che la Serbia ha perso la guerra nel 1999 dice una grandissima bugia perché allora, quando tutte le televisioni del mondo annunciavano che il Presidente Slobodan Milosevic non aveva accettato il piano di pace non dissero il perché. In realtà il Presidente serbo non aveva accettato l'entrata delle truppe Nato in tutto il territorio della Federazione Jugoslava, e così anche in Serbia, chiedendo che l'incursione avvenisse solo nella zona del Kosovo. Ovviamente questa era una proposta per l'America inaccettabile, anche perché la guerra serviva a indebolire e bombardare le fabbriche che poi dopo la caduta del regime hanno privatizzato. Il Trattato di Kumanovo sul Kosovo era molto chiaro e parlava di un accordo bilaterale, ma poi è stato stravolto dai media che hanno creato la famosa guerra umanitaria : oggi tutta quella falsità sta venendo a galla. Tanto è vero che esiste la risoluzione n. 1244, che sancisce la territorialità serba sul Kosovo.

Quello che sta succedendo oggi è una follia, non esiste alcun rispetto per i principi della Carta Costituzionale, ma solo la legge delle lobbies che vogliono un accerchiamento intorno alla Russia. Le manovre degli Stati Uniti e dell'Europa per appropriarsi del controllo del petrolio dell'Asia Centrale e togliere il Kosovo alla Serbia, e così all'influenza della Russia, vanno interpretate come parte di un piano generale che prevede una rete di fornitura alternativa a quella russa. Oggi dunque è in atto un processo di ribalkanizzazione che dà alla Serbia un importante ruolo per via del progetto della pipeline che attraverserà i territori dei Balcani per approvvigionare l'Europa del gas e del petrolio proveniente dal Mar Caspio e dall'Iraq e Iran. Dopo le tante umiliazioni che la Serbia ha dovuto subire, i demiurghi di Washington hanno cambiato strategia nei confronti dei Balcani al fine di controllare questa regione prima che lo faccia la "diplomazia" di Putin.

Stati come l'Italia, si permettono di fare una politica estera quando è stata sempre il servitore e l'usciere delle grandi potenze. D'Alema ha dichiarato che per il Kosovo l'unico piano possibile da attuare è quello presentato da Ahtisaari, perché l'Europa ha bisogno di una missione in Kosovo, affermando inoltre che l'Italia appoggerà l'entrata della Turchia in Europa, senza considerare che nessuno dei Paesi Europei hanno dato il loro assenso, proponendo addirittura un Trattato semplificato o l'Unione del Mediterraneo. Vorremmo dunque sapere in quale Europa oggi ci troviamo. Quelle delle banche, della Federazione economica che esiste da 50 anni senza aver unito gli Stati in una entità politica. In realtà non si può parlare di Europa, quando un Presidente Americano si autoproclama giudice della ripartizione dei territori di Stati Sovrani.

13 giugno 2007

La Banca dati delle Intelligenze italiane nel mondo


Il Ministero Affari Esteri lancerà a settembre il Progetto Columbus, una nuova piattaforma telematica che costituirà la banca dati delle Professionalità e Personalità degli italiani residenti all'estero. Il progetto nasce con lo scopo di monitorare la "mobilità internazionale dei connazionali altamente qualificati", costruendo una Banca Dati che farà un censimento delle varie tipologie professionali. Il Columbus è stato accolto con grande entusiasmo dalla comunità italiana all'estero, ma i primi dubbi cominciando già ad emergere soprattutto a causa della possibile discriminazione degli italiani che si trovano all'estero esclusi dai criteri di iscrizione alla piattaforma.
Quello che sarà un vero e proprio portale, avanzato rispetto all'esistente database Da Vinci, darà la possibilità agli iscritti di usufruire di un'area riservata che permetterà loro di visionare le statistiche sui professionisti italiani all'estero, ricevere informazioni sulle opportunità di collaborazioni con l'Italia, inserire e visionare news ed eventi interessanti, partecipare o proporre progetti ed iniziative che sono in fase di realizzazione. I vari iscritti potranno inoltre contribuire alla creazione di una biblioteca di documenti sugli italiani all'estero, e, infine di dialogare e interagire con gli altri professionisti appartenenti alla Columbus tramite una sezione specifica, al fine di creare un vero e proprio network di comunicazione.
Per entrare a far parte del database delle intelligenze italiane nel mondo occorrerà tuttavia possedere i requisiti minimi della nazionalità italiana , di residenza all'estero e dell'appartenenza ad una delle categorie professionali specificate .
Le "categorie discriminanti sono in grandi linee quelle tutte quelle che abbracciano un'attività di consulenza, amministrativa e professionale, andando ad escludere imprenditori e piccole professionalità non riconosciute da un albo o dal mondo accademico. Un grande neo questo perché potrebbe rivelarsi un progetto riduttivo perché troppo elitario, nonché, da un certo punto di vista, inutile e lesivo per la comunità di italiani residenti nel mondo che per la maggior parte è costituita da operai e piccoli imprenditori che. La loro grande importanza non è da sottovalutare perché costituiscono una grande parte dell'italianità nel mondo, l'ossatura essenziale del made in italy e delle esportazioni, e, per tale motivo, un grande punto di riferimento per la logistica all'estero.


Oggi giunge il Columbus come progetto rivelazione, ma forse non tutti sanno che l'Italia è già in ritardo su questo, in quanto già la legge del 1988 che disciplinava il censimento dei cittadini italiani all'estero con diritto di voto, prevedeva la costruzione di un database completo sull'italianità nel mondo: sono passati ormai vent'anni e nulla è stato fatto. Ci troviamo di fronte ad uno Stato che non sa neanche quanti sono nel mondo i cittadini italiani che hanno diritto al voto, che non conosce com'è composta quell'immensa comunità che si chiama italica. Sino ad oggi è stata la comunità italiana all'estero, le associazioni e le iniziative individuali, a fare un'attività di censimento delle sue intelligenze e delle attività economiche create nel mondo, dando così vita a banche dati di numerosità 10 volte superiore a quelle costruite dallo Stato italiano. La stessa banca dati dell'Aire, ossia dell'associazione italiani residenti esteri, è un progetto fallimentare in certo senso, in quanto le liste elettorali sono solo una farsa, assolutamente inefficienti e inadatte a rispondere alle esigenze degli italiani che desiderano esercitare il loro diritto di voto.
Il problema che ruota oggi intorno all'italianità è molto complesso, ha in sé nascosti molti aspetti poco chiari che vanno ad intrecciarsi tra di loro. La tendenza dello Stato italiano è quella di modificare i criteri di cittadinanza, andando ad incidere sulla possibilità o meno degli oriundi di acquisire la denominazione di cittadino italiano: ciò significa che l'Italia, vorrà, ad un certo punto negare l'appartenenza italiana, agli italiani figli dell'immigrazione e dell'etnocidio di cui è stato vittima il popolo. Si nega l'esistenza di una diaspora italiana, e ancor più viene ignorata perché non si vuole che si crei un'entità ben più forte ed estesa della stessa comunità italiana. Non si deve scherzare con chi ha dato la sua vita al made in italy, e l'Italia non deve e non ha nessun diritto di dimenticare la sua gente, Italiani venduti per il carbone. Tutti i progetti destinati ad unire l'Italia sono stati abbandonati, sabotati perché nessuno ha mai voluto che la comunità italiana e italica si unisca e vada a formare un'entità, forse ben più potente di quella esistente all'interno dello Stato. Nel caso specifico del Columbus, ritroviamo ancora una volta un progetto che ha tardato vent'anni ad arrivare, ma che non rappresenta l'italianità nel mondo: è un mero archivio dei professionisti italiani che esercitano la loro attività all'estero, che sia strettamente definita dai criteri espressi. Saranno molti gli italiani esclusi dal progetto, e il problema del censimento italico si riproporrà sistematicamente in quanto non verrà mai realizzato un vero e proprio network di italiani nel mondo.

12 giugno 2007

Bush va in Albania ma perde il suo orologio


Dopo aver lasciato il G8, George Bush mette i piedi in Albania per circa 7 ore. Una visita storica per un Presidente Americano in un momento storico molto particolare, con una cornice suggestiva che ha dato tante emozioni. Molti, commentando l'evento, hanno dichiarato in maniera fiera che ad accogliere il Presidente Bush non vi era alcun sentimento di anti-americanismo, ma solo un'alea di festa: tante bandiere degli Stati Uniti per aspettare che arrivino i dollari in Albania.
La conferenza stampa è stata solo un'occasione per le giornaliste di sfilare, come in passerella, perché le loro domande si dovevano limitare a due battute al Presidente Bush e due al Presidente Sali Berisha. Ma c'è di più, l'ospedale albanese che attendeva la visita di Laura Bush ha sospeso per tre giorni gli aborti, per onorare senza dispiaceri la presenza della first lady, lasciando senza parole i più grandi opinionisti che non riescono a dare una spiegazione a tale decisione.

La visita continua inoltre con un fuori programma, quando Bush decide di buttare nella folla, e, sommerso da un mare di gente, perde il suo orologio: per via di questa piccola disavventura, sarà sicuramente ricordato come il primo Presidente che è riuscito a farsi derubare dell'orologio, nonostante avesse guardie del corpo, intelligences e poliziotti. Sembra che non abbiano fine le disavventure di Bush nella vecchia Europa, dopo che a Roma ha dovuto rimandare la sua passeggiata a Trastevere, e lasciare la sua auto perché non riusciva ad entrare all'interno dell'Ambasciata. A questo punto ci chiediamo se la polizia Rendit di Berisha stia in questo momento indagando, magari con maniere forti, su tutti i presenti per far saltar fuori il nome del colpevole.


Questo episodio che sembra così isolato, fa capire che, innanzitutto, non vi è stata un'accoglienza del popolo calorosa come vogliono far credere, ma soprattutto che gli albanesi stanno aspettando soldi e promesse per mettere fine al blackout energetico e all'inesistenza di opportunità per la loro economia. Da oltre 15 anni l'Albania viene ancora colpita da frequenti blackout di energia elettrica che impedisce non solo di vivere, ma anche di sostenere l'attività della propria imprese.
È ovvio che la politica che oggi fa l'America dinanzi ai suoi piccoli ma importanti alleati è quella della promessa di inondare un'economia un po' traballante di dollari: drogare con fondi di incentivazione e di sviluppo per poi ottenere la dipendenza assoluta di questo Paese.
Tuttavia, tale atteggiamento di ammirazione trova una motivazione nel fatto che l'America si è dichiarata una decisa sostenitrice dell'Indipendenza del Kosovo, tanto che la conferenza stampa viene trasmessa in diretta su Pristina. Ovviamente, le repliche di Belgrado non si sono fatte attendere, come lo dimostrano le parole del Presidente della Serbia che non approva l'arroganza di Bush di aver rilasciato pubbliche dichiarazioni sul destino di un territorio nei confronti del quale non può avanzare alcuna pretesa.
L'atteggiamento assunto da Bush, che dichiara in maniera unilaterale il suo incondizionato appoggio nonché l'assoluta certezza che il KOsovo sarà indipendente, rappresenta senz'altro un modo subdolo di fomentare le guerre e dirigere poi conferenze di pace. Parlare in maniera così leggera sul Kosovo si traduce in un atto terroristico contro gli Stati Sovrani del Mondo, ed è come una dichiarazione di guerra infinita perché in un futuro ormai vicino tutte le minoranze chiederanno la loro indipendenza: tra un massimo di 20 anni in Europa i musulmani chiederanno la loro autonomia e ogni Stato dovrà cedere parte del suo territorio. L'indipendenza data al Kosovo sarà il risveglio di tutte le autonomie del mondo.
È arrivato così in Albania il Dollar Dollar Dollar, il nuovo benefattore che ha reso povera e sofferente persino lo Stato in cui è nato, decidendo per esso di inviare truppe per combattere per il petrollaro, di mantenere una politica economica basata sul debito e sullo sfruttamento delle altre economie. Gli albanesi certamente hanno avuto le loro ragioni nello scegliere un partner così importante, visto che Italia, Francia e Germania sono così attenti alle parole e alle proposte di Putin presso il G8.
Se l'America avesse avuto seriamente intenzione di aiutare l'Albania, lo avrebbe fatto tempo fa, allo stesso modo se il mondo avesse a cuore il destino dei Balcani sarebbe intervenuto anni fa a difendere quei popoli dall'attacco strumentalizzato dei Mujaheddin e poi della NATO. La linea politica del Governo a albanese, è sempre stata quella di chiedere aiuto ai Paesi Occidentali, perchè non ha mai creduto in se stessa, e ha preferito affidarsi alla nuova ideologia del capitalismo globalizzato. L 'Albania ha sempre accettato tutti i Presidenti, e li ha accolti con i massimi onori, ma un giorno dovrà scegliere tra la corrente che arriva da Belgrado, e i dollari d'America: non sappiamo bene cosa potrebbe accadere in un Paese in cui i dollari non possono comprare energia. Tanti palazzi sono stati costruiti a Tirana, alzando con il profumo della cocaina il prodotto interno lordo : oggi gli albanesi hanno fatto tutto quello che l'America ha chiesto, quando si accorgeranno che sono stati traditi per l'ennesima volta, vorranno giustizia chiedendola allo stesso modo in cui oggi la chiedono i cd. terroristi.La politica economica in Albania voluta dalle lobbies ha sicuramente reso questo popolo irriconoscibile, fuori da se stesso e dalle proprie traduzioni: noi abbiamo visto in prima persona l'Albania, e possiamo garantirvi che la gente di un tempo credeva in un'idea ben diversa, da quella in cui oggi noi crediamo.
Se gli albanesi sono giunti con un esodo biblico in Italia è perché noi siamo i responsabili, se oggi pretendono da noi qualcosa è perchè noi li abbiamo traditi, se oggi gridano, è perche noi abbiamo creato un muro di silenzio invisibile.

Per ritrovare l'orologio del Presidente una soluzione si trova, ma bisogna capire quando...

11 giugno 2007

Il sistema monetario del SEPA


La Banca d'Italia ha reso recentemente pubblico il Piano di migrazione del sistema bancario italiano alla Single Euro Payments Area (SEPA), progetto di armonizzazione all'interno dell’area dell’euro dei pagamenti effettuati con strumenti diversi dal contante. A tal fine è stato creato infatti il Comitato Nazionale di Migrazione alla SEPA, presieduto dall’ABI e dalla Banca d’Italia, per porre in essere tutti i provvedimenti e gli atti giuridici per rendere omogenei i sistemi di pagamento e le tecniche interbancarie in tutto lo spazio economico europeo.
Differenti sono stati i segnali di questo grande processo, come l'emanazione di direttive volte a creare un vero mercato unico per i fondi di investimento europeo, destinate alla deregolamentazione delle Borse Valori, ma anche i processi di aggregazione e di fusione tra le Banche, la creazione di consorzi tra società che gestiscono i mercati mobiliari. Esiste, in generale, un tessuto di norme che è volto a creare un vero mercato unico finanziario a livello europeo, che avrà la sua massima espressione con lo spazio unico dei pagamenti ( SEPA - Single European Payment Area) studiato sulla base del sistema monetario statunitense:
gli USA sono costituiti da 50 Stati, ma possiedono una banca centrale unica, la FED, ed un unico sistema che gestisce il post-mercato (DTCC), ossia il circuito interbancario che esegue le operazioni dopo la convalida. Negli Stati Uniti un'operazione viene lavorata in alcune ore, per un massimo di 24, e fatturata con meno di 2$ a commissione.
Il SEPA dovrà dunque far sparire le differenze tra le tecniche bancarie di ogni Paese, al fine di ridurre i giorni di valuta, nonché i passaggi che coinvolgono i differenti intermediari (banche, banche centrali, depositari, agenti, centrale di clearing, stanze di compensazione, legislazioni, regolamenti, obblighi, restrizioni e fiscalità specifiche). Lo scopo del SEPA è proprio quello di creare un post-mercato europeo unico per individui, imprese e investitori semplificando le operazioni tra paesi a abbassare i costi.

L'intero sistema sarà incentrato totalmente sulla moneta elettronica, al punto che mira a far scomparire le transazioni cash. Accanto all'armonizzazione della base giuridica, vi sarà l'adeguamento dei sistemi di pagamento che utilizzano esclusivamente il canale interbancario telematico, con nuovi strumenti finanziari: bonifici SEPA, addebiti preautorizzati SEPA, pagamenti SEPA con carta. Questi saranno accessibili in tutta l'area dell'euro, mediante un solo conto bancario, dal quale disporre bonifici e addebiti preautorizzati in euro in qualsiasi luogo dell’area: in un'ottica di lungo termine tali strumenti di pagamento verranno utilizzati soltanto in forma elettronica, con fatturazione elettronica, l'invio delle istruzioni di pagamento tramite telefono cellulare o Internet. In tal senso, il circuito interbancario italiano sta subendo già una prima evoluzione, trasformandosi in un network che permetterà alle imprese di comunicare con le diverse banche con le quali hanno un conto corrente attraverso un solo collegamento telematico, nonché con i diversi partner commerciali. Le imprese potranno ben presto effettuare tutte le transazioni finanziarie attraverso un unico conto bancario, che andrà ad elaborare i pagamenti in entrata e in uscita utilizzando lo stesso formato, in ogni Paese dell'area euro.

Il rovescio della medaglia di una maggiore efficienza e praticità nel sistema dei trasferimenti transfrontalieri, è il crollo dei confini della sovranità territoriale del potere dello Stato sulle attività economiche dei suoi cittadini. Dal 1 gennaio 2008 i trasferimenti finanziari tra i paesi membri (accrediti, prelevamenti, operazioni con carta bancaria,...) non avranno più frontiere, così come non ne avranno i controlli per la concessione dei fidi bancari, della situazione reddituale e patrimoniale, per gli accertamenti fiscali e le indagini finanziarie. I cittadini europei pagheranno le loro tasse nel Paese di residenza anche se hanno depositato il loro denaro in banche londinesi, o hanno acquistato titoli mobiliari nella borsa di Francoforte, o hanno trasferito il loro patrimonio in capo a Holding lussemburghesi: le banche avranno infatti l'obbligo di dichiarare le plusvalenze realizzate allo Stato di residenza fiscale, trasferire le informazioni alla Centrale Rischi Europea, comunicare il tracciato dei trasferimenti bancari.
Non esisteranno più paradisi fiscali ma zone di trasferimento visibili o invisibili, creando su larga scala ciò che Clearstream ha fatto in qualità di tesoriere di un gruppo bancario: dissimulare i trasferimenti per poi farli scomparire dinanzi ai primi controlli superficiali.
Se da una parte diminuiranno i cosiddetti giorni di valuta o le truffe finanziarie, dall'altra il potere di ispezione nonché di pignoramento non avrà limiti nei confini territoriali: una procedura di accertamento dell'Amministrazione finanziaria di uno Stato europeo, potrebbe causare l'espropriazione coatta dei depositi dei conti correnti italiani, senza che la Banca possa intervenire. Ancora, l'apertura di credito, la concessione di un fido, ovvero un i debiti insoluti confluiranno in un'unica Centrale Rischi che traccerà, in ogni suo movimento, i movimenti transfrontalieri e le attività all'estero.
Il rischio di un abuso di tale grande potere, con la conseguente chiusura dell'accesso al credito per società che operano su più mercati, ovvero di una manipolazione dei dati della centrale rischi, è molto probabile, considerando che ogni individuo o impresa, cessa di essere un soggetto di diritto per divenire un utente. Sarà l'universo degli utenti a costituire il vero controvalore monetario interbancario: le Banche baseranno il loro sistema di garanzie sulla base del giro d'affari dei servizi bancari, e non del valore della moneta elettronica in se stesso. Gli utenti saranno le garanzie delle Banche presso le Banche Centrali, o non più le riserve frazionarie, che tendono ormai a scomparire inesorabilmente. Il numero di operazioni che effettueremo decreterà la velocità monetaria, l'unità di misura delle transazioni sarà la commissione, mentre le operazioni saranno il nuovo signoraggio.
È in atto dunque il cambiamento del sistema monetario, che cambierà anche il modo dei cittadini di comunicare con le Istituzioni: le nostre controparti che ci rappresenteranno non saranno più i partiti, ma le associazioni. Queste riusciranno ad intervenire per porre rimedio a qualche anomalia dell'intero meccanismo, ma non potranno mai agire sul sistema, sul cervello che è alla base dell'usura.
Non è nella politica che bisogna cercare la giustizia, e non è nella giustizia che dobbiamo cercare la legge, ma è nell'ecosistema economico in cui viviamo che dobbiamo creare delle entità telematiche, per essere una piccola forza e non una omogeneità. All'interno del nostro sistema si nascondono organizzazioni che si mostrano come normali società, ma in realtà elaborano dati, sono le antenne di un sistema globalizzato che nessuno conosce, perchè non hanno un nome e le loro attività non sono dimostrabili. La Etleboro è la prima organizzazione che vi parla di crimine invisibile e che da anni lo combatte: per ogni legge esiste un inganno, per ogni inganno dei controllori che sorvegliano il sistema .