Motore di ricerca

29 maggio 2013

L'Osservatorio Italiano si espande nel Mediterraneo

L’Osservatorio Italiano espande il suo raggio d’azione dai Balcani al Mondo arabo, che abbraccerà l’area del Maghreb e del Medio Oriente. Dopo un anno di studio e analisi, i nostri collaboratori sono già a lavoro per rendere operativo il nuovo progetto di intelligence economica ed aprire un “monitor italiano” in aree problematiche ma in graduale espansione. Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto e Libano saranno i Paesi coperti in questa prima fase, che avranno un’adeguata cornice nella nuove veste del nostro portale, che sarà il simbolo di un Osservatorio Italiano fortemente presente in Europa e nel Mediterraneo. Molte le aziende che hanno già aderito, mettendo a disposizione le loro sedi dislocate sul territorio. 

I nostri collaboratori saranno scelti tra giovali laureati locali, che hanno studiato la lingua italiana e saranno formati secondo il metodo di intelligence economica dell'Osservatorio Italiano. Con loro costruiremo anche la prima Scuola telematica di Italiano, attraverso la quale divulgare non solo una lingua o una cultura, bensì un concetto di cooperazione con l'Italia, intesa non come 'paese di rifugio' ma come 'sentimento di affetto'.
Le attuali sedi dei Balcani, saranno affiancate da un ufficio a Bari, che sarà presto operativo. Prenderà inoltre vita anche il progetto della TELA, per dare alla piccola e media imprenditoria  italiana di eccellenza una piattaforma attraverso la quale svilupparsi e internazionalizzarsi secondo un modello sostenibile. Abbiamo infatti sperimentato un sistema di vendite online, che non imponga un'eccessiva smaterializzazione della sua attività, e tuteli il capitale umano e le conoscenze professionali. 

Entra quindi in una nuova fase di sviluppo un progetto intrapreso circa dieci anni fa, sviluppando le teorie elaborate dalla Etleboro ONG, fondata da Michele Altamura. Abbiamo investito in questi anni nella creazione di un “centro cibernetico”, una intelligenza ibrida costituita da una parte informatica e una umana. Abbiamo scelto di non seguire il modello francese, né quello anglosassone, costruendo quindi un “nostro sistema”, che consente di istruire giovani menti secondo i metodi di analisi e di elaborazione. L’Intelligence Economica dell’Osservatorio Italiano ha avuto successo dove la semantica ha fallito, è riuscita con la sua “macchina umana” a catturare i segnali deboli nell’universo dell’informazione, fatto di propaganda, controinformazione e disinformazione. Sappiano quindi che, in questa guerra invisibile, noi risponderemo ad ogni provocazione, offrendo la nostra esperienza per poter difendere e costruire una solida alleanza nel Mediterraneo. Per realizzare tutto questo ci sono voluti molti anni di lavoro, il sacrificio di molti e la fiducia delle imprese, che ci hanno sostenuto e hanno creduto in noi.  

07 maggio 2013

Il cerbero


La nostra è stata una strada difficile, a volte incomprensibile, piena di intrighi e tradimenti, di ignoranza, combattenti  ieri e ciarlatani oggi.
Le masse non possono capire e non devono capire che combattiamo una guerra mai finita. Nelle loro vite tranquille, e nei loro sacrifici, pregano Dio che li custodisca, mentre a noi tocca l'inferno e il diavolo.Vincerà l'autodeterminazione dei popoli



Fedeli come sempre onoriamo il cordoglio 
"Non basta avere ragione, devi anche avere chi te la da" (Giulio Andreotti) 



05 maggio 2013

Il crimine invisibile

L'All-Seeing Eye vs The Invisible Hand
(Martha McCollough, 2012)
Tramite sofisticati software, algoritmi matematici e macchine non convenzionali, i nuclei di potere possono manipolare e aggredire mercati, stati e popolazioni. Le banche centrali e i governi non hanno gli strumenti  per prevenire un fenomeno ormai già in atto, grazie a tecniche di transazione ad alta frequenza (anche high frequency trading ordinate su azioni, obbligazioni, derivati e commodities. Si negozia, infatti, non solo su titoli azionari, ma anche sull'energia, sui beni alimentari, sui prodotti di largo consumo, su pensioni e quote assicurative, in altre parole sulla vita delle persone. Si tratta di operazioni che condizionano ormai la volatilità dei mercati, in quanto avvengono spesso in poche frazioni di secondo, concentrando massicce quantità di transazioni giornaliere, non rintracciabili.  La loro stessa complessità matematica consente di superare i limiti di sorveglianza posti dai normali operatori, che quindi non riescono a risalire alla fonte dell'aggressione. Tali strategie finanziarie, poste in essere quindi da operatori non ben identificati, rappresentano ormai la principale quota dell'intero traffico delle borse mondiali, e quasi sempre sono destinate a porre in essere scalate ostili. Il ricorso a tali meccanismi ha quindi come conseguenza la destabilizzazione dei mercati o la realizzazione di attacchi 'invisibili' contro le economie nazionali, sabotando la loro capacità di assorbire slanci a ribasso delle quotazioni dei bonds, sino a mettere in discussione la stessa solvibilità. Ed è così che si attiva il processo di rating e di sfiducia, il cui impatto socio-economico ha toccato anche la sfera microeconomico.

Diagramma di processi di high frequency trading ordinate da un  R.E.I.T stocks (real estate investment trusts) sul mercato energetico americano

Considerando che la loro efficacia viene garantita proprio dagli algoritmi utilizzati e dalla velocità di trasmissione della rete di connessione, questo tipo di operazione può essere ricondotta ad un gruppo ristretto di società, le sole ad essere in possesso di un così elevato livello di tecnologia, in grado di penetrare e superare le barriere dei sistemi borsistici. Al momento, i mercati europei sono quasi del tutto manipolati da centri finanziari, che fungono ormai da enormi centrali rischio, potendo contare su una tale accumulazione di dati, totalmente al di fuori dei controlli delle autorità nazionali. Le loro attività all'interno dell'Europa continuano indisturbate, nelle pieghe di paradisi fiscali come Lussemburgo, Liechtenstein, ma soprattutto Olanda e Finlandia. Gli stessi Paesi ospitano le sedi degli operatori di rating, come le Agenzie di audit e i media internazionali, che partecipano in maniera rilevante alla creazione delle stime di affidabilità delle società e degli Stati, imponendosi come istituzione autorevole. Basti pensare che il più grande gruppo editoriale Pearson PLC - che controlla giganti come Financial Times e The Economist - ha una branch in Lussemburgo (Embankment Finance Ltd. ) con un fatturato da milioni di dollari, ma con un ufficio localizzato in periferia e ben pochi impiegati.

Contrastare questi meccanismi globalizzati gestiti da macchine pensanti è diventato quindi pressoché impossibile, perché le società stesse di Borsa sono controllate da entità private, mentre le stesse Banche Centrali non hanno più il diritto esclusivo di detenere dati sensibili e di emettere massa monetaria. In altre parole, la moneta elettronica si è ormai totalmente dispersa nei circuiti finanziari, che non è possibile utilizzare degli strumenti di politica monetaria per controllare la spesa pubblica o il debito. Le Banche Centrali non potranno quindi fronteggiare l'inflazione o l'aumento dell'indebitamente degli Stati "battendo moneta", per cui anche i cosiddetti aiuti finanziari disposti dall'UE fanno parte di questa bolla speculativa illusoria, che tuttavia mantiene la stretta politica sui Governi. Cade quindi anche la teoria del Signoraggio, non esistendo neanche più il concetto di moneta, di controvalore o di riserva (vedi Il sistema monetario del SEPA) . La crisi che quindi conosciamo, non è altro che il risultato della caotica interazione con i mercati di macchine non convenzionali, che sulla base di processi di intelligenza artificiale hanno infiltrato le reti e le piattaforme delle transazioni, riuscendo a portare a termine migliaia di operazioni sui titoli in poche frazioni di secondo. La rapidità del semplice broker è stata da anni superata, arrivando a compiere trasferimenti di miliardi in valuta, all'interno di uno script matematico (vedi anche La dematerializzazione e la crisi globale).

Indagando ancor più in profondità, si potrà scoprire che sono ben poche le "famiglie" che detengono il controllo delle società di investimento, dei media, delle Agenzie e delle grandi corporations. E' per tale motivo che parliamo di "nuclei di potere", che nei fatti dettano l'ordine mondiale economico, del quale ne abbiamo una piena coscienza, epurata di qualsiasi complottismo visionario e formalizzata nella teoria del crimine invisibile. Denunciato da Michele Altamura, sin dalla fondazione della Etleboro ONG, il crimine invisibile è il frutto di ricerche a cui hanno contribuito un esteso gruppo di intelligenze e ricercatori. Leggendo i nostri articoli e analisi scritti, dal 2006 ad oggi, è possibile seguire un percorso di ricerca che ha anticipato le varie fasi di maturazione della crisi che oggi stiamo vivendo, come anche dell'evoluzione della società moderna cibernetica. Nel corso degli anni, la Etleboro è riuscita a diffondere all'estero le sue teorie, trasmettendo la consapevolezza di tali strumenti a paesi poveri e non allineati, a divulgare le implicazioni di tali problematiche, con lo studio di situazioni anomali. Questo ha fatto sì che tanti altri ricercatori si unissero sotto il simbolo della lotta al crimine invisibile, e oggi collaborano alla costruzione della Tela della Etleboro. E' quindi in atto l'esperimento di introdurre in più lingue e in più Paesi il concetto di studio e di elaborazione ad oltranza, per tracciare un percorso di libertà intellettuale ed economica. Sono stati molti i progressi fatti, che non possono neanche essere menzionati e resi pubblici, in quanto non siamo in grado di difenderci dagli attacchi e dalla manipolazione. Siamo ben coscienti delle conseguenze del percorso che abbiamo iniziato, e per tale motivo il nostro obiettivo è stato quello di divulgare conoscenza e strumenti, senza mai avere la pretesa di creare movimenti politici. Non abbiamo mai inneggiato alla lotta armata, e neanche spacciato per atti di guerra e colpi di Stato delle rivoluzioni internettiane. Queste parole hanno per noi tutt'altro significato, perché molti di noi hanno combattuto vere battaglie, con fucili e granate, vedendo morire persone solo perché non c'era una siringa, o sorridere bambini solo con una scatoletta di tonno. Abbiamo quindi deciso di non rivolgerci alle masse, né a società di comunicazione e marketing, per evitare che le nostre idee fossero risucchiate e manipolate per servire a scopi diversi da quelli da noi preposti. Non volevamo fare gli idioti utili di un saltimbanco megalomane, illudendo un'intera nazione che tramite la rete si realizza la democrazia. Da parte nostra renderemo disponibile dal blog materiale di studio, che i politici potranno utilizzare per presentare in Parlamento dei progetti di legge.

Bisogna acquisire quindi la consapevolezza che non esiste nessun Governo in grado di dettare un radicale cambiamento degli eventi. Le masse non potranno quindi fare nulla, né sovvertire con la forza il sistema, allo stesso modo non possono pretendere un cambiamento semplicemente esercitando il diritto di voto. Gli Stati sono stati indebitati, le loro risorse svalutate dai mercati, le imprese sono fallite dopo essere state intrappolate in un sistema finanziario transnazionale, ogni fonte di valore è stato oggetto di attacchi trasversali di origine ignota. La nostra azione dovrebbe quindi essere totalmente rivolta a colpire il cuore dell'intera architettura, quindi cominciare dalla regolamentazione dei datacenter, la protezione degli archivi che contengono i dati degli Stati, dei cittadini e delle imprese, la certificazione dei software e degli hardware attraverso centri di ricerca nazionali. Gli stessi processi di raccolta dati dovrebbero essere tracciati e certificati, a cominciare da socialnetwork e motori di ricerca: lo stesso diritto alla privacy va riformulato, come diritto inviolabile, e come obbligo alla comunicazione alle autorità giudiziarie dell'esistenza di un'attività di archiviazione per ciascun cittadino. Dovranno inoltre essere costituiti dei consorzi intellettuali tra Istituzioni-Imprese e Associazioni, che potranno contribuire alla costruzione di uno spazio cybernetico, nel quale formulare delle strategie di difesa, e quindi fornire consulenza ed assistenza, con un alto profilo professionale. A loro saranno affidate competenze di tutela dell'interesse nazionale, operando trasversalmente all'interno dello Stato, delle organizzazione di categoria, delle industrie. Sarà la guerra ad oltranza contro frodi, sabotaggi e tentativi di spionaggio di brevetti e conoscenze industriali. Sarà la lotta alla violazione dei diritti dei consumatori, della proprietà intellettuale, agli abusi di posizione dominante e alla concorrenza sleale. Sarà l'unione delle intelligenze per contrastare dei software programmati  su processi automatici e statistici, per riportare l'economia ad una dimensione di umanità. A queste intelligenze chiederemo di ricostruire una realtà cibernetica umana.


Sarà quindi un gruppo di intelligenze a portare avanti il progetto di dare vita ad uno spazio cybernetico. Dopo il crollo, saranno infatti "i vecchi" a chiedere ai più forti di scalare quella montagna, dalla cui cima è possibile trovare l'angolo di paradiso in cui ricominciare. La gente ormai stanca e sfinita da tanto malessere,  non riuscirà da sola a superare gli ostacoli di vette così impervie. Spetta quindi ai più sani, agli irriducibili, di andare alla ricerca di una terra promessa. Occorrono quindi uomini che dedicano una parte della loro vita ad individuare la strada da seguire per intraprendere un cammino di ripresa. Molti di loro non potranno più tornare, forse qualcuno potrà raccontare di aver affrontato tempeste, neve e giaccio, di aver affrontato beste e serpenti. Chi però riuscirà ad arrivare in cima, potrà accendere un fuoco e dire che all'orizzonte esiste un luogo dove essere al sicuro.   Nessuno dirà loro grazie,  nessuno mai saprà quanti sono giunti alla meta ma non sono tornati. A loro dedichiamo un ricordo tra pochi vecchi.


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Ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nei cuore di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perché hanno combattuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi. (Michele Altamura)


02 maggio 2013

Neuroeconomia e neuropolitica: scenari di totalitarismo

Nell'era della cybernetica e del web, che fanno da sfondo ad una crisi economica non circoscrivibile, è la neuroscienza la nuova frontiera della società globalizzata che conosciamo e che si sta trasformando. Lo studio del cervello umano e dei comportamenti degli individui attraverso tecniche di Imaging da Risonanza Magnetica (IRM) viene sperimentato da anni all'interno dei laboratori scientifici di un ristrettissimo numero di società nel mondo. Dietro progetti di ricerca per la cura contro cancro, parkinson o alzheimer, si nasconde un'attività di tracciamento e archiviazione delle immagini proiettate dal nostro cervello rispondendo a degli stimoli esterni, che permettono così di comprendere i meccanismi del subconscio umano, e quindi i meccanismi che sono alla base di una decisione razionale. L'IRM sottopone alle 'cavie' una serie di foto, video, odori, oggetti, cibo, per vedere quali aree del cervello vengono attivate. Gli scienziati specializzati nelle neuroscienze analizzano le interazioni tra queste aree che, avendo una diretta influenza sull'inconscio e sulla predeterminazione sociale, condizionano  il comportamento dei consumatori e la loro coscienza. 

Le evidenti implicazioni commerciali di queste ricerche, hanno spinto le grandi multinazionali ad adottare sistemi di Neuromarketing, attraverso i quali entrare in contatto diretto con i desideri, le emozioni e i pensieri più reconditi dei consumatori, senza dover più ricorre ad obsolete tecniche di convincimento del marketing tradizionale. I vecchi approcci, che prevedevano tre fasi - quali  la cognizione, gli effetti e i comportamenti - sono stati di gran lunga superati.  Oggi questi esperti colpiscono i nostri sensi, le nostre emozioni, la nostra identità (appartenenza ad un gruppo), e quindi il nostro inconscio. L'obiettivo è proprio quello di creare il "marchio perfetto", che risponde perfettamente a quello che piace ai consumatori, andando a stimolare le zone più delicate del nostro cervello, in cui risiedono i centri connettivi della soddisfazione, del piacere, della paura e dell'inquietudine. Così, giustificando le loro strategie con la necessità di elaborare "in tempi di crisi" delle campagne pubblicitarie meno dispendiose e più efficaci, le corporations hanno introdotto nei loro dipartimenti di marketing la risonanza magnetica funzionale, come strumento di verifica su campioni umani del successo della pubblicità, del prodotto e dello slogan. Di conseguenza, le ricerche permettono di individuare come i consumatori possono comportarsi dinanzi ad un prodotto se sottoposti a degli stimoli che non sono direttamente collegati al bene in sé. Per esempio, è possibile scatenare con immagini, suoni o odori, o con qualsiasi cosa che colpisca i nostri sensi, la produzione di dopamina, la cosiddetta molecola della felicità. Inconsapevolmente, il nostro cervello assocerà la sensazione di piacere con l'atmosfera o l'immaginario di un marchio o un prodotto, e ne sarà quindi manipolato. I risultati che emergono sono quindi a dir poco inquietanti, perché tali tecniche hanno aumentato sempre di più la penetrazione delle aree più irrazionali ed istintive, che ne fatti provocano la decisione ad acquistare, a votare un partito, a contrarre un mutuo, a commettere un atto criminale. Il punto di contatto con il cosiddetto "cervello rettiliano" - che controlla i bisogni e gli istinti innati dell'uomo, come quello sessuale, temporale, territoriale, gerarchico, spaziale e semiotico  - si sta avvicinando sempre di più, essendo un percorso scientifico assolutamente inarrestabile, vista la portata delle  ricadute della ricerca. Non bisogna infatti limitarsi a pensare che solo gli analisti di marketing abbiano il monopolio su questi studi, perché anche l'economia applicata alla neuroscienza ha dato origine alla neuroeconomia, che studia, grazie a tecniche di imaging cerebrale, l'influenza dei fattori cognitivi ed emotivi nelle nostre decisioni di acquisto. L'intera società è sottoposta ad una continua scannerizzazione, e quindi ad una manipolazione forzata, tale che le strategie e le campagne di marketing hanno creato una illusione di autonomia, e la stessa libertà di azione non ha più senso.
Le aree sensoriali colpite dal Neuromarketing

La prova di quanto diciamo è che questi metodi eliminano la necessità di esposizione obbligatoria di un marchio o di un logo, perché certi prodotti sono divenuti beni comuni che fanno parte delle nostre irrazionali decisioni.  I processi inconsci di identificazione, per l'appartenenza ad un gruppo, sono amplificatori formidabili a costo zero per il brand, come avviene ormai per Coca Cola, Apple, Google: non sono più dei marchi, ma delle sette, che hanno innestato nei loro consumatori delle convinzioni di fidelizzazione, di uno stile di vita, di un universo ideologico, toccando quindi i più elevati livelli di idealizzazione. Ciò che li ha resi così potenti, non è certo il prodotto in sé offerto, in quanto un consumatore critico potrebbe individuare degli ottimi surrogati, ma è la loro reale corrispondenza a "ciò che l'uomo desidera per essere soddisfatto", quindi in altre parte al neuro-ideale.

Non è infatti un mistero che McDonald abbia testato determinati profumi con l'IRM per indurre le persone ad immaginare che si trovino un ambiente sano e familiare, ma nega di aver manipolato i propri clienti, affermando che ogni tecnica di pubblicità, anche se molto affinata, è un mezzo di marketing e quindi è legale. Come McDonald, anche Unilever, Intel, McDonald, Procter & Gamble, MTV, Viacom, L'Oreal, e tante altre ancora, si sono rivolte a una società di neuromarketing, la Neurosense di Londra, che può dirsi detiene una sorta di monopolio di avanguardia in questo settore. Nel mondo agenzie di questo tipo sono davvero poche e concentrate per lo più in Belgio e negli Stati Uniti.  Secondo le stime, uno studio di neuromarketing costa circa 120.000 euro, una spesa tutto sommato accessibile per un grande brand, e nel tempo vuole essere reso disponibile anche alle piccole e medie società, per affinare ancora di più le campagne di marketing. Questa tendenza sta creando quindi un nuovo fenomeno, in cui una massa di ciarlatani del "Neuromarketing" pretendono di vendere alle imprese un "talismano magico" per entrare nella mente delle persone ed aumentare le proprie vendite. Una tentazione a cui sono esposte soprattutto le società in crisi, che vedono in questa nuova Bibbia la soluzione ad ogni loro problema, ignari che saranno solo ingannati, truffati e portati al fallimento. In realtà, organizzano una bella conferenza, nella quale cercano di vendere una serie di filosofie, una cartella di scanner di cervelli, e l'illusione che il loro marchio sarà testato in illustri laboratori: una truffa insidiosa e pericolosa, perché senza dubbio cercheranno  di rubare i brevetti e le conoscenze di tante società ed imprenditori.

Neuromarketing Conference

La progressiva diffusione di tali tecniche, è infatti l'obiettivo di fondo di un piano strategico molto più inquietante degli scenari di manipolazione dei consumatori, quale appunto la sottrazione di informazioni sensibili e la creazioni di miliardi di database che possano descrivere il funzionamento del cervello umano. Quindi, il vero interrogativo da porsi non è perché le neuroscienze vengano utilizzate a scopi commerciali, in quanto il marketing in sé ha un'etica discutibile, ma ormai accettato. Ci si chiede infatti come fanno dei semplici laboratori di marketing ad avere accesso ai servizi di IRM, e perché vengono utilizzati a scopi commerciali delle strutture mediche e personale specializzato finanziati con fondi pubblici. Quindi, il dubbio di fondo è perché gli Stati o la Comunità Europea non effettuano controlli più severi per impedire che vi siano infiltrazioni nelle ricerche scientifiche per soddisfare le esigenze delle multinazionali.  E' chiaro che siamo di fronte ad una ipocrisia europea, che ha dei danni inestimabili. 

Brevetto IRM L'Oreal
Il caso. La Francia, per esempio, è uno dei pochi Paesi UE ad aver affrontato questo problema in seno al Senato nel 2008, citando gli studi del professore Olivier Oullier, che mettono in guardia contro i rischi della confusione del neuromarketing con la neuroeconomia, in quanto quest'ultima è una disciplina scientifica rigorosa, che cerca di intervenire sui meccanismi di dipendenza, e quindi compensare anche i danni creati dal marketing. In base alla legge in vigore, una volta ottenute tutte le autorizzazioni, la società che non ha delle apparecchiature IRM si rivolge ad un laboratorio pubblico, ottenendo una retribuzione oppure una sponsorizzazione per la ricerca scientifica a scopi medici. Questa pratica, ormai molto diffusa, è stata dimostrata dall'esistenza di un brevetto depositato da L'Oreal (nr. EP 1 350 464 B1) relativo al "Processo di valutazione della sensibilità della pelle", la contiene invece la spiegazione della tecnica IRM. La ricerca è stata tra l'altro condotta  da professori del Laboratorio di Iconografia Funzionale della Facoltà di Medicina Pierre et Marie Curie - Pitié-Salpétrière. 

SMI Eye Tracking Glasses
La linea che divide privato e pubblico diventa talmente sottile, che rende gli Stati complici e altrettanto colpevoli di questa opera di tracciamento universale degli essere umaniFacciamo quindi un piccolo passo in avanti, e cercando di quantificare la portata del fenomeno che abbiamo dinanzi a noi, possiamo dedurre che il mondo stesso dell'informatica che utilizziamo quotidianamente - come Facebook, Youtube, videogames, applicazioni di Google e Apple -  è fatto da neuro-macchine che studiano il nostro comportamento e assorbono continuamente dati. Sono infatti delle macchine pensanti a tutti gli effetti, considerando che la loro stessa concezione e struttura si basa sulla neuroscienza. La grafica, la disposizione, i processi di lavoro, non sono stati concepiti a caso, bensì con l'obiettivo di soddisfare l'utilizzatore e indurre la creazione di dopamina, il cui uso smodato si traduce in dipendenza. La nostra società è ormai incastrata in un circolo vizioso di scambio continuo "di piacere e di dati" con queste macchine, programmate per studiarci come cavie.Pensiamo all'ultimo ritrovato della tecnologia del Bg G, i Google Glass, che ricordano proprio gli Eye Tracking, strumento di Neuroscienza, che effettua appunto il tracciamento di ciò che guardiamo, e quindi anche di tutto ciò che facciamo e come lo facciamo, dalla spesa nei supermercati, alla partita a scacchi, sino all'attività sportiva e intellettuale. 

Delineando uno scenario più futuristico, alcune ricerche dimostrano che  è possibile "leggere la mente" di un individuo con l'invio di un fascio di luce che possa leggere l'attività celebrale. Esistono già delle macchine pensanti che riescono ad associare un'immagine all'impulso elettrico emesso dal nostro cervello, e che un domani potranno arrivare a programmare robot, altri computer, o addirittura a progettare nuove specie di esseri umani.  Secondo gli scienziati, tra non meno di 10 anni, gli studi IRM non saranno neanche più necessari, perché l'accumulazione dei dati sarà tale da poter già definire con precisione i bisogni e i gusti delle persone, le loro scelte politiche, il loro stato emozionale, le loro premeditazioni criminali. 

Le macchine pensanti

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La teoria del crimine invisibile di Michele Altamura

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Quanto spiegato deve quindi farci riflettere proprio sulla sottile pericolosità dell'uso delle tecniche e degli strumenti di comunicazione che si fondano sul neuromarketing, perché inevitabilmente andranno a plasmare degli individui-automi, a prescindere dal messaggio che essi veicolano. Un blog, un forum o un gruppo Facebook, fa incontrare delle persone e le spinge a postare commenti, a rispondere con tags e ulteriori immagini, innescando processi di piacere, ma anche di controllo collettivo seguendo la Psicologia delle Folle. E' molto semplice creare un movimento di contestazione anti-politico attraverso sistemi di neuro-comunicazione, che diffondono rapidamente le idee e sopraffanno chi la pensa diversamente, ma vanno anche ad amplificare frustrazioni e ad inculcare rancore. La cosa difficile è invece estrarre da questa massa  informe intelligenza creativa, che sia capace di prendere delle decisioni in maniera indipendente e possa confrontarsi con soggetti che non appartengono alla comunità che riconoscono. Combattere una guerra utilizzando le armi del nemico, provoca solo perdite interne e dispersione di energia, e non risolve nulla.  Esse giocano sulla nostra debolezza, la nostra disperazione e il nostro smarrimento, fanno leva sulle nostre frustrazioni per creare conflitti, confusione e dissenso, per distruggere ogni sentimento di  riscatto. Diversamente, avere coscienza della manipolazione e dei processi che possono farci cadere in errore, permette di difendersi e di passare al contro-attacco. Sebbene le grandi multinazionali siano potenti ed invincibili, non sono anche irriducibili: un gruppo di persone, libere e non soggiogate da sovrastrutture di massa, può sferrare attacchi durissimi e creare delle isole di libertà.  Associazioni di consumatori, organizzazioni di professionisti, gruppi di intellettuali, possono mettere la propria intelligenza a servizio della collettività, per difendersi dai sabotaggi, dagli sciacallaggi e dalle rapine delle corporations.