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31 ottobre 2008

Il Sessantotto capovolto


Riceviamo e pubblichiamo l’interessante ricostruzione degli scontri in Piazza Navona, nella mattina del 29 ottobre, quando nel corso della manifestazione degli studenti contro la finanziaria e il decreto Gelmini, la confusione e la violenza prendono il sopravvento. "Il Sessantotto è stato davvero capovolto, miliziani dei centri sociali e di Rifondazione, tra questi un dirigente di PRC trentottenne che è stato arrestato, hanno aggredito gli studenti per far saltare l'unità generazionale e cercare di strumentalizzare la protesta contro la Gelmini che non riuscivano a indirizzare". ( Foto: il Blocco studentesco, uniche immagini pubblicate dai media )

Il video che pubblichiamo mostra come la verità di Piazza Navona, la mattina del 29 ottobre, sia stata manipolata e distorta da giornalisti compiacenti che hanno operato tagli per permettere alle coalizioni del PD e di Italia dei Valore, di far passare la protesta studentesca come frutto della loro mobilitazione tra le masse. In realtà gli eventi sono totalmente sfuggiti di mano ai loro organizzatori. Come si può notare, si vede chiaramente da una parte l'isolamento della sinistra (rappresentata da cinquantenni) da parte degli studenti romani, e dall'altra la partecipazione del movimento degli studenti con il Blocco Studentesco. Ad un certo punto, arrivano circa trecento militanti di Rifondazione Comunista e dei centri sociali con caschi, sciarpe, spranghe, bastoni e sassi, evidentemente ultratrentenni. Il tentativo degli studenti di sinistra di dissuadere gli aggressori dall'attacco si protrae, ma senza risultati, in quanto dopo poco tempo parte l'assalto degli aggressori agli studenti tutti. Scatta così il fuggi-fuggi generale verso il Blocco Studentesco, composto da circa 60 studenti, anch’essi muniti di spranghe (quelle con nastro nero e colori della bandiera italiana, le uniche apparse sui media).

Cominciano qui gli scontri, tra il Blocco studentesco e i Centri sociali, dopo che gli studenti sono fuggiti a riparo, in un rapporto di uno a dieci, tra cui ventenni contro ultra trentenni. Tutto questo sotto gli occhi della polizia presente nella piazza, in un numero assolutamente ridicolo, che assisteva allo spettacolo immobile, aspettando così che si dilaniassero a vicenda. Anche il video di un inquilino di Piazza Navona che ha ripreso l'aggressione dalla finestra, mostra come la carica sia partita dalla parte sinistra della piazza, dove si erano schierati in assetto armato le forze dei centri sociali, e in basso a destra il manipoli dei ragazzi del Blocco. "Il Sessantotto è stato davvero capovolto, miliziani dei centri sociali e di Rifondazione, tra questi un dirigente di PRC trentottenne che è stato arrestato, hanno aggredito gli studenti per far saltare l'unità generazionale e cercare di strumentalizzare la protesta contro la Gelmini che non riuscivano a indirizzare".

Abbiamo ritenuto opportuno dare spazio a tale lettura degli eventi, ben sapendo tuttavia, che questo tipo di manifestazioni vengono inevitabilmente manipolate dalle forze politiche, sia di Governo che di opposizione, per controllare l’esito della protesta. Ciò è reso possibile grazie al ruolo così "malleabile" degli "utili idioti", che facilmente si fanno trasportare e persuadere da chi vuole sabotare qualsiasi forma di protesta. Partecipare ad una manifestazione già muniti di spranghe e caschi, toglie ogni dubbio sulla fine della protesta, e comincia già viziata da questi stupidi tentativi di ribellione. A nulla infatti è servito l’avvertimento di Cossiga, che ha cercato di spiegare "tra le righe" che ogni tipo di protesta, da sempre, viene manipolata e gli scontri violenti servono semplicemente a stancare la gente per ritornare in breve tempo alla normalità. I centri sociali, i collettivi studenteschi, i sindacati, le associazioni, dovrebbero sapere bene cosa vuole dire manifestare oggi in Italia, in un clima di forte indifferenza e di totale depravazione politica, fatta di avarizia, egoismo e clientelismo.

Il sessantotto è finito da un pezzo, e i cosiddetti sessantottini che hanno fatto gli "anni di piombo" si sono poi appropriati delle cattedre, delle dirigenze e dei posti fissi nello Stato, affondando le loro radici inestirpabili ormai da cinquant’anni. Con la loro falsa propaganda anarchica hanno distrutto la politica, che è diventata un semplice strumento per rivendicare privilegi e riempire le noiose ore di lavoro dietro le loro scrivanie ammuffite. Facendo così hanno tolto ogni possibilità alle generazioni future, speculando sull’istruzione, sulle cattedre universitarie, sui concorsi pubblici e le carriere dirigenziali: per continuare ad ingrassare la loro avida magrezza, hanno tolto ossigeno e vita ai giovani e all’Italia stessa. Con l’avvento della crisi è tuttavia accaduto qualcosa di molto strano. Le classi medie e basse, abituate ai sacrifici e a trasformare in poco tempo le loro abitudini, oggi continuano a lavorare, a chiudere in parità i loro bilanci, seppure con fatica. Al contrario, i medio-alti borghesi, che hanno sempre vissuto nel parassitismo, cominciano a subire i primi tagli, con la riduzione dei diritti e dei privilegi, rendendosi ormai vitale e necessario un taglio netto degli sprechi. Ecco che, a questo punto, si mobilitano le masse, si fomentano i giovani e gli studenti dicendo loro che le riforme compromettono il loro futuro, e nascondono altri dettagli che toccano, prima di ogni cosa, le vecchie generazioni.

Diciamo la verità, l’auto-distruzione dell’università è iniziata molto tempo prima della finanziaria 2008, e il modello europeo implementato da Prodi ha inferto il vero colpo mortale: il risultato è stato un radicale appiattimento della formazione, nella speranza di raggiungere la "specializzazione" delle professioni, e uno smodato moltiplicarsi di corsi di laurea e di cattedre assolutamente inutili. Non vi è stata alcuna specializzazione in quanto l’insegnamento universitario e la ricerca sono rimasti dei canali chiusi a pochi, mentre la formazione è diventata sempre più teorica e speculativa, senza fornire reali strumenti pratici per affrontare un mondo del lavoro dinamico e flessibile, per emergere nella propria individualità. Ora, i nostri cari professori, impauriti dal taglio degli stipendi, dicono ai loro studenti di scioperare, di protestare, nell’illusione di creare un incontro generazionale assolutamente innaturale. L’Italia, nei fatti, non è la Francia, dove la mobilitazione di massa ha provocato la paralizzazione dello stato e la revoca della legge sul lavoro e università, e questo è stato reso possibile in quanto ogni classe di interesse ha deciso di protestare senza avere alle spalle una forza politica. Non lasciamo, dunque che questi "utili idioti" continuino ad usarci, a rovinare quanto di diverso e di importante è rimasto dell’Italia, ossia una generazione giovane e brillante che ha solo bisogno di un’occasione per rivelare le sue potenzialità, che ha bisogno di spazio e non dei "vecchi vampiri".

30 ottobre 2008

La Teoria della Relatività e Mileva Maric


Dopo anni di silenzio accademico, torna a far parlare di sé Albert Einstein con la sua controversa figura, declinata tra letteratura ufficiale e biografie ufficiose, grazie alla fiction della Rai "Einstein". Una realizzazione che cerca di far trasparire nella sua trama, con sprazzi di storicità e romanzo, l’aspetto più nascosto della vita dello scienziato, e di mettere così in risalto la figura di Mileva Maric, prima moglie di Albert Einstein.

Forse non c’è nulla di più affascinante e misterioso della vita di uno scienziato. Nelle pieghe della sua umana visione si nascondono personaggi e sfumature che danno, anche alle stesse teorie scientifiche, una chiave di lettura completamente diversa. E così, dopo anni di silenzio accademico, torna a far parlare di sé Albert Einstein con la sua controversa figura, declinata tra letteratura ufficiale e biografie ufficiose, grazie alla fiction della Rai "Einstein". Una realizzazione che cerca di far trasparire nella sua trama, con sprazzi di storicità e romanzo, l’aspetto più nascosto della vita dello scienziato, e di mettere così in risalto la figura di Mileva Maric, prima moglie di Albert Einstein. Non tutte le biografie ufficiali di Einstein hanno ritenuto opportuno citarla come personaggio importante, e le sue tracce negli anni sono andate sempre più scomparendo, essendo andati persi i documenti che dimostravano il suo ruolo.
Nata da una famiglia serba e benestante che le consentì di coltivare i suoi studi scientifici sino all'università, è divenuta ben presto una mente matematica brillante, una scienziata dalla forte personalità e dalla generosa indole, che la spinse a dedicare forze e ed energie al marito Einstein e alla sua famiglia. Negli anni di università conobbe Nikola Tesla, che le presentò un suo collega, un fisico, Albert Einstein, che allora aveva intrapreso i suoi studi presso il Politecnico di Zurigo, al quale era stata ammessa anche la Maric come unica studentessa donna. Le tracce della loro storia d’amore sono racchiuse quasi esclusivamente all’interno della corrispondenza privata di Einstein, considerando che gran parte dei documenti che la coinvolgevano sono stati distrutti. Il loro amore "moderno" venne a lungo ostacolato dalla famiglia Einstein che vedevano in lei una donna troppo intelligente, indipendente, e soprattutto non ebrea. Ciononostante ha sempre difeso e sostenuto Albert, finanziandolo mentre era ancora un giovane emergente, e rinunciando alla sua stessa carriera per aiutarlo. Dal matrimonio delle menti dei due scienziati nasce così la straordinaria "Teoria della Relatività" (1905), destinata a rinnegare le leggi della fisica classica e a portare sulla scena geopolitica una nuova fonte di energia.
Alcune lettera della corrispondenza di Einstein
Le lettera private di EisteinLe lettera private di EisteinLe lettera private di Eistein
Secondo molti scienziati, infatti, la vastità della teoria e del modello matematico, lascia presumere che vi sia alle spalle un lavoro molto più complesso e di compartecipazione di altre persone. Anche oggi, con l'aiuto dei supercomputer, è difficile immaginare che uno scienziato possa produrre così tanto lavoro perfetto nella sua forma, su soggetti ampiamente diversi, in un solo anno. Gli scettici si sono sempre chiesti come avesse fatto Einstein a fare quel lavoro senza calcolatori, mentre continuava a lavorare a tempo pieno. In realtà la relatività e l'energia nucleare non sarebbero state scoperte senza la base intuitiva di Mileva Maric, che diede all'intera struttura teorica una sistematicità e una perfezione logica. Recenti documenti hanno portato alla luce una diretta testimonianza, secondo cui la Maric rivela ad un amico serbo: "Abbiamo terminato un importante lavoro che renderà mio marito lo scienziato più famoso del mondo". Anche in molte lettere appartenenti alla corrispondenza privata di Einstein, vengono usate spesso le espressioni come "nostro" e "noi" a proposito di tematiche scientifiche a cui lavorava, per cui non vi sono dubbi che la coppia stava lavorando insieme per qualche teoria.

Certificato di Morte Mileva

Una testimonianza autorevole su questa disputa, deriva dal fisico sovietico, Abraham Joffe, un membro rispettato dell'Accademia sovietica che aveva accesso ai manoscritti originali del 1905. Joffe allora testimoniò di aver visto i documenti dello sviluppo della teoria della Relatività firmati con il nome Einstein-Marity (Maric , tradotto dal diritto svizzero come Marity ). La questione è stata a lungo discussa, in quanto la storia tramandata nega l'esistenza di questa firma attribuendo ad Einstein la totale paternità, ma il ritrovamento di alcuni documenti dimostrerebbe che lo scienziato e la prima moglie serba siano stati coautori . La denominazione Einstein-Marity, apparve, tra l’altro solo sui documenti ufficiali consultati dalle accademie, considerando che non era costume indicare i due cognomi affiancati, tranne per la donna, che usava accostare il cognome da nubile a quello del marito. Tra l'altro lo stesso certificato di morte di Mileva cita esplicitamente "Einstein-Marity" . Sulla base di tale osservazione, alcuni hanno addirittura ipotizzato che parte della teoria sia stata presentata solo dalla Maric.

A conferma di questa strana "compartecipazione" vi è anche il fatto che Albert Einstein non ha ricevuto il Premio Nobel per la Teoria della Relatività, bensì "per i suoi contributi alla fisica teorica, in particolare per la scoperta della legge dell'effetto fotoelettrico". Come si vede, la relatività non compare esplicitamente nella motivazione, ma viene solo sottintesa, considerando che le successive teorie furono logiche deduzioni della prima. Gli aspetti più oscuri del loro rapporto non terminano qui, considerando che, all’indomani del loro divorzio per consentire poi il secondo matrimonio con Elsa, Einstein acconsentì subito al pagamento degli alimenti e di grosse somme di denaro. Somme che, secondo le stesse fonti, potrebbero essere ricondotte ai presunti compensi per delle teorie scoperte insieme. Vi è inoltre una strana contraddizione nelle parole di Einstein il quale, spesso, nella sua corrispondenza denigrava sua moglie, e le si rivolgeva sempre con indifferenza. Ben presto, infatti, dopo il successo dello scienziato cominciarono a sorgere delle profonde divisioni, da ricondurre anche ad una mancata condivisione degli scopi "militari" a cui era destinate le scoperte di Einstein. Nonostante infatti la sua campagna pacifista, fu inevitabile che la teoria della relatività e i risvolti della scoperta dell’energia nucleare, venissero strumentalizzati dalle forze che si preparavano alla seconda guerra mondiale.

Non c'è dubbio che vi è ancora molto da scoprire sulla storia della scienza moderna, che per anni è stata occultata e manipolata, al fine di tenere ben distinta la sfera scientifica e quella politica. Invece, oggi assistiamo ad un lento cambiamento dell’ordine politico di alcuni Paesi nei confronti di certe tematiche, nel tentativo di archiviare o di sdoganare determinati miti, dando sempre una versione ufficiale come termine di paragone. L’Italia, per esempio, ha dato il suo contributo citando la figura di Mileva Maric nella storia di Einstein e comincia a riproporre Nikola Tesla come scienziato unico e dimenticato sotto il peso dei potenti.

29 ottobre 2008

Disinformazione e insabbiamento sulla pulizia etnica del Kosovo


Il dossier del traffico di organi dei Serbi del Kosovo non si chiuderà molto facilmente. Tra disinformazione e confusione, Albania e Serbia si allontanano sempre dalla possibilità di creare un dialogo . Se da una parte Belgrado non può accettare che il caso cada nel silenzio, dall'altra, l’Albania non sembra essere disposta ad aprire un’indagine su uno dei retroscena più oscuri e macabri della pulizia etnica del Kosovo.

Che l’Albania e la Serbia abbiano posizioni diametralmente opposte sulle accuse del traffico d’organi dei serbi deportati dal Kosovo nel territorio albanese, è cosa nota e certa. Tuttavia, ciò che riesce difficile da capire è il motivo per cui la procura albanese e le istituzioni di Belgrado non riescano ad avere un dialogo e uno scambio di informazioni in maniera da accertare, una volta per tutte, il fondamento o la falsità del polverone mosso dall’ex procuratore Carla del Ponte. Se da una parte il procuratore serbo che seguirà la questione, Vladimir Vukcevic, è deciso ad andare avanti con le indagini, dall’altra la procura albanese ha dei forti dubbi sull’esistenza di prove reali su un traffico di organi che si sviluppava dal Kosovo. In un primo momento sembrava che le due parti sarebbero riuscite a tessere un dialogo di cooperazione e coordinamento delle indagini, come confermato dalle prime impressioni dell’incontro tra Vladimir Vukcevic e Ina Rama che si è svolto a Tirana. Il Ministro della Giustizia serbo Snezhana Malovic, a poche ore dalla fine dell’incontro, aveva dichiarato che era stato raggiunto un accordo in base al quale la procura serba avrebbe messo a disposizione degli inquirenti albanesi i fatti e le prove sinora raccolti, chiedendo che la Procura d’Albania facesse lo stesso. Lo stesso portavoce del Tribunale dei Crimini di guerra serbo, Bruno Vekaric, ha riferito che l'incontro di Tirana avrebbe dato ottimi risultati e un forte contributo alla risoluzione del caso. "Nonostante le posizioni diametralmente opposte sulla procedura e i fatti, la riunione è stata ottima e cordiale", dichiara Vekaric senza tuttavia rivelare i dettagli della riunione.

Passano poche ore, tuttavia, e la stampa albanese, riproponendo quanto riferito dall’Agenzia americana “Associated Press”, ha reso noto che l’incontro a Tirana tra i Procuratori Vukcevic e Rama non aveva portato a nessun accordo costruttivo. “Le Autorità di Tirana non consentiranno al Procuratore serbo per i crimini di guerra, Vladimir Vukcevic, di svolgere delle indagini sull'esistenza in territorio albanese, di laboratori e sale operatorie presso il villaggio di Gur, vicino Matia, dove i membri dell'Esercito di liberazione del Kosovo (UCK) avrebbero deportato i Serbi del Kosovo che erano stati rapiti, per poi rimuovere i loro organi vitali”, scrive Associated Press. La Procura Albanese sembra che abbia messo a disposizione dello staff di Vukcevic il rapporto negativo realizzato da un gruppo di investigatori di Jaga, in collaborazione della Procura di Mati nel 2005, certificando la totale assenza di prove sulle gravi accuse. La stessa Ina Rama dichiara di aver assistito, in prima persona, all'inchiesta condotta nella zona di Burrel (nella foto) da parte degli Osservatori dell'Aja pochi mesi fa. Gli osservatori, secondo Rama, non hanno trovato prove a conferma dell’esistenza di laboratori domestici in cui sono state operate e uccise delle persone, né nei pressi del confine con il Kosovo né in altre zone. La smentita del raggiungimento di un accordo tra Serbia ed Albania provoca in poco tempo confusione e disinformazione, in un continuo barcamenarsi delle agenzie nel tentativo di capire la dinamica della controversia.

Tuttavia, ben presto giunge anche la conferma del Ministro serbo Malovic, secondo il quale la procura albanese ha rifiutato la collaborazione dietro "forti pressioni politiche". Vekaric rinegozia anch’egli la sua versione, e afferma il procuratore albanese "non ha avuto neanche il tempo di esaminare tutta la documentazione presentata", prima di decidere per un secco rifiuto. La Serbia decide così di chiudere ogni tentativo di conciliazione con la parte albanese, e annuncia che farà appello alle organizzazioni internazionali che si sono interessate al caso, e prima tra tutte al Consiglio d’Europa. D’altronde Belgrado non può accettare che delle accuse tanto gravi siano state diffuse e sostenute proprio da Carla del Ponte, la quale non ha mai favorito la Serbia presso il Tribunale dell’Aja. L’Albania, dal suo canto, non sembra essere ben disposta ad aprire un’indagine trasparente e sulla base di una cooperazione regionale su uno dei retroscena più oscuri e macabri della pulizia etnica del Kosovo.

Il Governo e la Procura albanese sanno bene che la propaganda alimentata dal libro "La Caccia" è solo un tentativo per sdoganare la figura appassita ed ormai isolata di Carla del Ponte, in quanto le probabilità che da delle zone isolate e ostili della campagna albanese, confinante con il Kosovo, possa partire un traffico di organi senza che siano testimonianze o prove è alquanto impossibile. Tuttavia, non intende portare alla luce la verità sui gravi crimini dell’UCK nei confronti dei "dissidenti" kosovari, tra cui vi erano non solo serbi, ma anche albanesi che si ribellavano alle bande armate di liberazione del Kosovo. Tra questi vi erano infatti gli uomini della Fark, la Forza di Polizia kosovara, che furono decimati sotto gli occhi delle missioni e degli osservatori internazionali. Vi sono dunque, realmente, delle forti pressioni politiche che non vogliono portare alla luce la verità, in quanto significherebbe mettere in discussione strutture e organizzazioni create sulla bugia e sui crimini. Fin quando, però, si continuerà a creare tensioni, propaganda ed inutili speculazioni, non si arriverà mai ad una verità comune che renda giustizia alla Serbia, all’Albania e al Kosovo.

28 ottobre 2008

L'Albania ancora colonia dell'Italia


Il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini si reca in visita ufficiale a Tirana per rafforzare il sostegno dell'Italia nelle fasi di integrazione e sostenere la cooperazione in campo energetico e industriale. Frattini promette, a nome dell’Italia, che l’Albania continuerà ad essere sostenuta, sia all’interno della sua sfera economica, che nel quadro dell’adesione alla NATO e all’Unione Europea. Ma tutto questo avrà un prezzo, ossia il libero accesso alle risorse e alle concessioni per le infrastrutture energetiche e civili.

Guerra contro il crimine organizzato e introduzione del sistema biometrico per i documenti di identità: queste le condizioni essenziali dettate dal Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ai fini della liberalizzazione dei visti e dell'ulteriore integrazione euro-atlantica dell'Albania. Frattini promette, a nome dell’Italia, che l’Albania continuerà ad essere sostenuta, sia all’interno della sua sfera economica, che nel quadro dell’adesione alla NATO e all’Unione Europea.
Introduce così la presenza dell’Italia in Albania con una vera e propria opera di diplomazia economica, per dare poi una "personale" chiave di lettura dell’evoluzione dei Balcani. "Eravamo abituati a vedere i Balcani come una zona consumatrice di sicurezza. È questa l'eredità della difficile esperienza degli anni novanta sino ai primi anni di questo secolo", scrive Frattini in un suo elaborato per i media albanesi, nel quale traccia il nuovo ritratto dei Balcani, con la fine delle guerre e dei conflitti. Traccia così il cammino che dovrà fare l'Albania, a partire dalla completa integrazione dell`Albania e della regione nella comunità euro-atlantica, per poi sfociare nello sviluppo economico, grazie all'aumento dell’attrattività dei settori produttivi e degli investimenti diretti dall'estero, con la creazione di un ambiente economico favorevole, attuando la modernizzazione dell'infrastruttura, la semplificazione burocratica. Infine indica come elemento essenziale la totale stabilizzazione dei Balcani attraverso l'approfondimento della collaborazione regionale e la completa conciliazione tra i popoli, l'intensificazione dei scambi politici, economici e umani tra i Paesi della regione.

Dalle parole del capo della diplomazia italiana, sembra che l’Unione Europea sia già pronta a concedere la liberalizzazione dei visti ai cittadini albanesi entro il prossimo giugno, ma tutto questo avrà un prezzo, ossia il libero accesso alle risorse e alle concessioni per le infrastrutture energetiche e civili. L'Italia non nasconde infatti il suo interesse nei confronti del settore energetico e dei corridoi dell’Albania, chiedendo ora a Berisha di rispettare le promesse fatte tre anni fa nel corso dell'incontro svolto con gli imprenditori italiani a Roma. La cooperazione bilaterale italo-albanese si estende dunque da interessi comuni nel settore dell'agricoltura, per il quale presto sarà firmato un accordo di cooperazione, a progetti capital intensive come la realizzazione del Corridoio VIII, immensa opera che si pone come obiettivo quello di trasformare il Sud dei Balcani, e gli investimenti delle singole imprese italiane.

A margine dell’incontro vengono così ratificati importanti contratti, tra cui quello della Ansaldo per la ricostruzione della sottostazione elettrica "Tirana 2" grazie ad un finanziamento dalla Cooperazione per lo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri italiano. In secondo luogo, l’Associazione degli imprenditori italiani in Albania ha ottenuto la concessione per realizzare il Parco industriale della città nord-occidentale di Koplik, con la realizzazione e la gestione di tutte le infrastrutture connesse, tra cui strade, acquedotti e fognature, per attrezzare una zona industriale orientata all’insediamento di imprese sia italiane che internazionali. Infine, il Gruppo Marseglia ha siglato un memorandum di intesa per la realizzazione del polo energetico della città settentrionale di Lezha, ed un accordo per il riconoscimento reciproco delle patenti di guida. E' stata inoltre discussa la possibilità di un investimento nel nucleare, con la costruzione di una centrale nucleare in Albania da parte dell'Enel. Il Ministro Frattini ha tuttavia precisato che si tratta di un'ipotesi da valutare, fermo restando l'interesse delle imprese italiane alle fonti di energia rinnovabile, come eolico e idroelettrico. L'Italia, in tal senso, presenterà presto un piano energetico, che prevede "a regime" un terzo della produzione nucleare, distribuita fra l'Italia e i paesi confinanti, e tra questi, l'Albania è quello meglio dislocato per la vicinanza alla costa italiana.

Infine, il Governo italiano firma l’accordo di conversione e riconoscimento delle patenti di guida, e concede un finanziamento di circa 25 milioni di euro - consegnando per l’occasione i primi 5 milioni - per il programma di sostegno alle piccole e medie imprese, sovvenzionato dalla Cooperazione di Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri italiano. In tale cornice, le trattative politiche sembrano essere una semplice apripista dei veri obiettivi che giustificano la visita di Frattini, probabilmente accorso in Albania subito dopo che importanti gruppi tedeschi hanno programmato investimenti e lauti finanziamenti nel settore energetico. L'Italia non sembra disposta a rinunciare alla sua colonia economica e, presentandosi come ambasciatrice per l'integrazione europea, traccia i confini territoriali della sua zona di influenza, sia come colonia energetica e infrastrutturale, che come partner di investimenti e scambi.

27 ottobre 2008

La mafia transnazionale

Dalla naturale evoluzione delle organizzazioni criminali locali, con l'appoggio dei Governi dei giovani Stati nonchè delle mafie dei paesi confinanti, sta nascendo la nuova mafia transnazionale. Proprio come una multinazionale, il gruppo può anche avere una sede operativa, un cuore in una sola nazione ma senza che vi siano per questo precise identità nazionali. Un fenomeno simile alla mafia siculo-americana, che si sta ora ricreando nei Balcani, dove le mafie più forti sono proprio quelle collegate con entità che si trovano all'estero, tale che i paesi balcanici rappresentano delle mere basi logistiche e operative.

Gli atti di terrorismo che stanno colpendo la regione balcanica, con apparenti episodi sporadici e privi di collegamento, sono i primi segnali della formazione nell’area sud-orientale dell’Europa di strutture di criminalità transnazionale. Un fenomeno che deriva dalla naturale evoluzione delle organizzazioni criminali locali, che hanno trovato nei Governi degli Stati giovani e nelle mafie dei Paesi confinanti un ponte di crescita e di espansione. Tra nuovi politici e vecchia criminalità si viene a creare un forte legame derivante da un interesse economico, che si traduce nella partecipazione e nella cooperazione con lo stesso gruppo di società, di persone, di associazioni che operano diversi Stati e continenti. Il gruppo può anche avere una sede operativa, un cuore in una sola nazione ma senza che vi siano per questo precise identità nazionali.

Proprio come una multinazionale, la rete si serve di legali, fiduciari e notai che si occupano degli aspetti meramente tecnici e burocratici, mentre chi si trova alla base di questa gerarchia si farà carico del lavoro sporco, con una precisa divisione dei ruoli a seconda della posizione di potere occupata nella regione. Questo tipo di struttura si è venuta a creare con la mafia siculo-americana, che aveva dato origine ad un’organizzazione che aveva la burocrazia di un apparato statale, e le regole gerarchiche tradizionali di Cosa Nostra, riuscendo così a costruire una perfetta triangolazione tra Sicilia-America-Svizzera, che dava canali di contrabbando e riciclaggio. Una realtà così complessa, sulla quale tuttavia il Giudice Falcone riuscì a fare luce, contribuendo con le sue indagini a scoprire, nei primi albori, i meccanismi che legavano economia, politica e mafia.
Quanto accaduto anni fa, si sta ricreando con gli Stati balcanici, dove le mafie più forti sono proprio quelle collegate con entità che si trovano all'estero, tale che i Balcani rappresentano delle mere basi logistiche e operative.

Ciò che rende questi territori speciali è il fatto che conservano un’unione intrinseca nonostante siano molto frammentati, dovuta alle innumerevoli parentele che legano clan mafiosi di piccole e grandi dimensioni, superando divisioni etniche e religiose. Questi legami così invisibili non sono da sottovalutare, perché già da tempo è in atto la fondazione di una Santa Alleanza, una sorta di protezionismo del territorio che controlla ogni tipo di traffico che verrà impiantato. La nuova organizzazione transnazionale è strutturata in reti di trasporto, di distribuzione, di riciclaggio di denaro e infine della remissione del denaro in circolazione mediante l’acquisto di quote e partecipazioni nei più svariati settori economici. Il settore più attraente per questo tipo di operazioni sono le privatizzazioni, per poi passare all'edilizia, all'editoria, alle concessioni e alle infrastrutture pubbliche. Il cuore del sistema è il riciclaggio organizzato da banche compiacenti, bisognose di capitalizzare soldi liquidi per salvaguardare i propri interessi si sussistenza durante i periodi di crisi economica. Infatti, nell’era della moneta elettronica e della virtualizzazione degli scambi, il riciclaggio non avviene con operazioni e transazioni che implicano la consegna materiale del contante, ma con passaggi intermedi di deposito ed emissione di titoli collaterali, con l’intermediazione di operatori specializzati.

La militanza in tali gruppi, d’altra parte, crescerà sempre di più in quanto la crisi economica e la precarietà in cui versano tali realtà, spingeranno le giovani generazioni a risolvere i loro problemi quotidiani rivolgendosi a questa rete.Un corriere di droga che dovrà passare le frontiere dai Balcani all’Italia, potrà guadagnare dai 1000 ai 2000 euro a chilo, e continuerà a farlo fin quando non avrà accumulato il denaro che gli occorre. Rischierà senza temere le conseguenze che lo aspettano, considerando che, statisticamente, esiste un rischio di 1 a 10 di essere arrestato e poi sbattuto su una qualsiasi pagina di giornale per un'ordinaria giornata di cronaca. I luoghi di reclutamento sono i "cosiddetti bar frequentati da tutti", che potete trovare facilmente nei Balcani, con giovani ragazze pronte ad adescare il pollo di turno da intrappolare nella rete. È chiaro che tutti, nei Balcani, sono a conoscenza di questo tipo di assoldamento, e chi è intelligente ne resta ben lontano, seppure con una convivenza molto ravvicinata.

Non esisteranno pentiti in questa organizzazione, perchè agiscono in virtù di contatti con "cyber caffè", tramite una grezza steganografia, parole chiavi e linguaggio cifrato. Gli stessi membri della struttura non si conoscono tra di loro, in quanto i veri contatti si trovano in Europa, tra emigranti trapiantati e perfettamente integrati, e aggregazioni con altre etnie. La commistione di lingue, origini e codici, non permette di tracciare un filo conduttore per poter tracciare i loro movimenti. La confusione delle etnie ha fatto sì che, la cosiddetta integrazione dell'emigrazione ha "internazionalizzato" anche la criminalità, dando supporti logistici in qualsiasi Stato, tramite delle basi che sono ora sparse in ogni provincia d’Europa. Purtroppo infiltrare questi gruppi è inutile, essendo molteplici e sparsi su un vasto territorio, e non è possibile ridimensionarli. Fenomeni così silenziosi si annideranno soprattutto nei grandi centri urbani, in quanto nelle piccole città i clan locali rispondono con il fuoco, ragion per cui non è da escludere un aumento esponenziale degli episodi di "regolamento di conti" sul territorio europeo e tra bande rivali. Gli attentati, gli omicidi, gli strani incidenti sono delle vere e proprie scosse di assestamento all’interno dei Balcani per l’individuazione della forza dominante, una sorta di rivoluzione criminale dopo "l'avanzata turca" all'interno dei territori. E il clima diventerà ancora più teso e sanguinoso se la Comunità Europea, invece di tentennare, non reagirà con fermezza alla nuova mafia transnazionale.

23 ottobre 2008

Russia: la crisi finanziaria per intaccare le oligarchie


Il sistema finanziario russo traballa. Banche e grandi società perdono la maggior parte della propria ricchezza, e persino il gigante incontrastato Gazprom ha dovuto piegarsi. Le azioni delle società russe sono cadute di oltre il 70%, andando ad intaccare la ricchezza di 25 dei grandi miliardari russi per oltre 230 miliardi di dollari. Mosca risponde alla crisi emanando massicci provvedimenti di urgenze ed iniettando risorse finanziarie a sostegno del sistema economico.

Il panico della crisi globale si avvicina sempre più all’emisfero orientale e, dopo aver toccato Romania e Ucraina, giunge in Russia. I primi sentori si erano già avuti con l’improvviso crollo del prezzo del petrolio che aveva creato i primi scompensi nei bilanci delle società energetiche, ma sono stati solo effetti di rimbalzo di una instabilità sistemica ben più radicata, che scaturisce da speculazioni e dalla creazione fittizia di capitale, che ha arricchito in poco tempo le vecchie oligarchie russe. La crisi finanziaria non sembra tuttavia preoccupare più di tanto i russi, definendo tale instabilità una semplice conseguenza della crisi mondiale e "un fenomeno momentaneo", come fa notare il quotidiano Kommersant. Non si escludono, però, ripercussioni sull’economia reale, come nei settori produttivi, nell’edilizia e nelle costruzioni, con inevitabili svalutazioni dei beni immobili e di attività sino a d oggi sovrastimanti. La banca centrale russa prevede, inoltre un deterioramento delle condizioni esterne dello sviluppo economico del Paese per il prossimo biennio 2009-2011, come causa del rallentamento dell’economia globale.
"Nonostante il loro aumento nel 2010-2011, i ritmi di crescita dell'economia mondiale si riveleranno inferiori a quelli registrati nel 2006-2008. L'inflazione nel gruppo dei principali paesi fornitori di merci alla Russia continuerà ad abbassarsi nel 2010-2011". Questa la previsione delle Istituzioni finanziarie del Cremlino, secondo cui la diminuzione della produzione di merci e di servizi della Russia, secondo il documento trasmesso dalla Banca centrale, deriverà proprio dalla contrazione della domanda al consumo dei principali paesi importatori di merci russe, dalla successiva diminuzione dell'aumento dei prezzi al consumo per i principali paesi esportatori di merci verso la Russia, dalla riduzione dei prezzi delle materie prime, condizionata dalle tendenze attuali dell'economia mondiale.

Nei fatti, anche la Russia sta attraversando un periodo di crisi sistemica che non va certo sottovalutato, né va ricondotto semplicemente al caos globale scatenato dai Paesi Occidentali. Il sistema finanziario russo traballa, banche e grandi società perdono la maggior parte della propria ricchezza, e persino il gigante incontrastato Gazprom ha visto ridursi il proprio capitale di oltre 100 milioni di dollari, aprendo così una breccia nel suo bilancio economico. Il colosso russo costa oggi 3 volte in meno rispetto al picco raggiunto nel maggio di quest'anno, quando era valutato per 360 miliardi di dollari, mentre il suo valore, in base alle quotazioni della scorsa settimana, è pari a 95,9 miliardi di dollari. Inoltre le azioni delle società russe sono cadute di oltre il 70%, andando ad intaccare la ricchezza di 25 dei grandi miliardari russi per oltre 230 miliardi di dollari, scomparsi nei recenti tracolli delle borse occidentali e delle quotazioni delle società russe. Mosca a questo punto subito risponde alla crisi emanando massicci provvedimenti di urgenza.
La Banca Centrale russa non ha battuto ciglio nell'accordare alle banche una linea di credito di circa 387,727 miliardi di rubli su un limite di 700 miliardi, secondo le prime stime dei crediti senza garanzia. Di tale "scoperto" hanno beneficiato più di 809 banche russe, che, nella giornata di lunedì hanno avuto accesso a crediti senza garanzie per oltre 383 miliardi di rubli (quasi 11 miliardi di euro), come affermato dal Vice Premier russo Igor Chouvalov precisando che si può prevedere che in futuro un maggior numero di Banche chieda di aver accesso ai crediti di Stato. "Lo Stato protegge la Russia contro l'impatto della crisi finanziaria mondiale", afferma il Presidente della Duma Boris Gryzlov in occasione di una seduta straordinaria sulla stabilità economica in Russia, che dovrà esaminare in seconda lettura gli emendamenti al bilancio del 2008, che prevedono in particolare lo sblocco di 75 miliardi di rubli (2 miliardi di euro) da parte della Banca Centrale per sostenere il sistema finanziario russo, e di 60 miliardi di rubli (1,7 miliardo di euro) dal bilancio dell’Agenzia per il credito ipotecario, mentre 200 miliardi di rubli (5,7 miliardi di euro) saranno assegnati all'agenzia d'assicurazione dei depositi bancari per risanare il sistema bancario. Il progetto di legge autorizza anche il governo ad utilizzare 175 miliardi di rubli (5 miliardi di euro), previsti nel progetto di bilancio per l'anno 2009, per sostenere il mercato finanziario e l'economia russia.

Tuttavia, iniettando risorse finanziarie nelle banche private, il Cremlino può aumentare la sua influenza all’interno delle grandi imprese e dei settori strategici della nazione. Infatti, secondo gli esperti, l’élite industriale russa - composta dalle vecchie oligarchie ritiratesi a vita privata - ha ora bisogno di liquidità per rimborsare i propri crediti e questo potrebbe indurre molti di essi a dismettere parte delle proprie ricchezze. Non è da escludere che la crisi decreterà, dunque, il successivo rafforzamento del ruolo dello Stato, che potrebbe entrare in possesso di quelle risorse naturali ed economiche rimaste nelle mani di vecchi centri di potere. Per tale motivo si potrebbe venire a configurare per la Russia una situazione completamente diversa rispetto ai Paesi occidentali in crisi, avendo una struttura interna che tende ad accentrare il controllo delle risorse nelle mani dello Stato, tale che interessi economici e linea politica tendono a coincidere.
Si potrebbe venire a creare una nuova "redistribuzione" della ricchezza a favore dello Stato, che da tempo sta premendo per sfaldare il sistema degli oligarchi in contrasto con la politica di Putin, intaccando di volta in volta parte dei loro patrimoni con scandali pilotati ed improvvise retate della polizia finanziaria. La "Madre Russia" ormai agisce e ragiona come una forte multinazionale economica, giocando sulla manipolazione degli eventi e dei diversi attori che di volta in volta compaiono sulla scena. Quelle oligarchie che, fino a poco tempo fa, hanno servito gli interessi del Cremlino per ricostruire la Russia nei suoi antichi sfarzi, oggi verranno ulteriormente sfruttati per imporre un nuovo ordine interno.



22 ottobre 2008

Gli Emirati Arabi investono sui Djukanovic


La famiglia Djukanovic continua ad essere protagonista degli oscuri affari del Montenegro. Il quotidiano di Podgorica Vjesti riporta che il Premier ha offerto alla famiglia reale Al-Nahyan di Abu Dhabi degli Emirati Arabi Uniti, di entrare nel capitale della Prva Banka. Un investimento che sarà ripagato dalla cessione della grande spiaggia di Ulcinj a favore della società di proprietà dello stesso Al-Nahyan, Hidra Properties.

La famiglia Djukanovic continua ad essere protagonista degli oscuri affari del Montenegro. Il quotidiano di Podgorica Vjesti riporta che il Premier ha offerto alla famiglia reale Al-Nahyan di Abu Dhabi degli Emirati Arabi Uniti, di entrare nel capitale della Prva Banka. Un investimento che sarà ripagato dalla cessione della grande spiaggia di Ulcinj a favore della società di proprietà dello stesso Al-Nahyan, Hidra Properties.

Mentre l’attenzione dell’intera opinione pubblica e politica era totalmente catturata dal dilemma del riconoscimento del Kosovo, la famiglia Djukanovic intavolava trattative con gli Emirati Arabi. A diffondere la notizia è il quotidiano di Podgorica Vjesti, analizzando come Djukanovic portasse avanti la sua politica doppiogiochista per puri fini economici. Infatti in Primo Ministro del Montenegro ha offerto alla famiglia reale Al-Nahyan di Abu Dhabi degli Emirati Arabi Uniti, di entrare nel capitale della Prva Banka. Secondo alcune fonti degli ambienti finanziari, in cambio di questa transazione - tra l’altro vitale per la banca, ora in crisi di liquidità - pare che il Premier abbia garantito la cessione della grande spiaggia di Ulcinj a favore della società di proprietà dello stesso Al-Nahyan, Hidra Properties. L'accordo dovrebbe dunque garantire una prima normalizzazione della situazione, oltre ad iniettare fiducia tra gli investitori in maniera tale da incentivare depositi e partnership future. Tuttavia, l'acquisizione di Prva Banka non è certo una priorità per la famiglia reale, vista la scarsa attrattività del "mercato finanziario" montenegrino, ragion per cui l’aiuto offerto al Premier sembra essere proprio un corrispettivo.

Il prezzo, d’altronde, è stato già fatto, con l’invio da parte della società Hidra Properties, di una lettera di intenti circa il proprio interesse per la località di Ulcinj, già oggetto di un’accesa controversia. Vi è al momento una sorta di contesa del territorio con la popolazione locale, che non sembra essere disposta a concedere la privatizzazione dell’insenatura, oltre al fatto che il Gruppo Reale dovrà concorrere all’interno di un tender insieme ad altri investitori, come ad esempio la multinazionale Trigranit di Budapest. L'affare spinoso è stato probabilmente già oggetto di discussione in occasione della visita in Montenegro, lo scorso fine agosto, dell'emiro Mohammed Bin Zayed Al-Nahyan, principe ereditario del trono di Abu Dhabi, per incontrare il Premier Djukanovic. Un evento che sembra sia rimasto inosservato dinanzi all’opinione pubblica montenegrina, che non è stata ovviamente informata sul motivo dell'incontro. Allo stesso modo l'emiro Khalifa bin Zayed Al-Nahyan ha soggiornato a Budva, sempre del mese di agosto, dove ha incontrato Svetozar Marovic, Vice Segretario del Partito Democratico dei Socialisti, e diverse personalità per discutere degli investimenti a Slovenska Plaza.

Gli Emirati si dichiarano oggi disponibili ad investire nella Prva Banka, aumentando la sua capitalizzazione e acquistando nuove azioni, sino al 40% della banca montenegrina, fermo restando che i fratelli Djukanovic resteranno azionisti della banca anche dopo l’ingresso degli Emirati, cosa che dovrebbe garantire agli investitori arabi la realizzazione dei propri progetti per il Montenegro. D'altra parte, ci si aspetta che l'afflusso di investimenti possa garantire il rilancio della Banca e della stessa economia montenegrina. Non vi è alcun dubbio, infatti, che la Prva Banka ha subito accusato il forte contraccolpo della crisi finanziaria, e i suoi "geniali" investimenti di alta finanza si sono rivelati semplice carta straccia, frutto di operazioni certamente poco trasparenti, legate pur sempre alle piazze finanziarie svizzere. L'attivo della banca è cresciuto in maniera impressionante in soli due anni, considerando che nel 2006 era pari a 29 milioni di euro, mentre oggi è di 546 milioni. Una crescita dovuta non solo all’immissione di nuovi capitali da parte degli azionisti, ma anche all’accesso privilegiato agli appalti pubblici e ai fondi destinati allo sviluppo del Montenegro. D’altronde, conoscendo la storia della Prva Banka si può facilmente capire i meccanismi che agiscono dall’interno.

Nasce come erede della storica cassa di risparmio Prva Niksicka Stedionica del 1901, trasformata in una banca nel 1995, con lo stato giuridico di società anonima sotto il nome di Niksicka Banka, e divenuta nel 2007 la Prva Banka Crne Gore in occasione del cambio di amministrazione. Allora, Aco Djukanovic, fratello del Premier, diventa azionista di maggioranza acquistando il 28% delle azioni della società ad un valore di 127 euro, oggi quotate a 600 euro. La Prva Banka Crne Gore pian piano viene completamente controllata dalla famiglia Djukanovic, che continua a proporre ricapitalizzazioni favorendo l’ingresso di imprenditori e investitori amici. Oltre ai componenti della famiglia Djukanovic, tra gli azionisti vi sono Anna Kolarevic, Vuk Rajkovic, Goran Rakocevic, Vesko Barovic.
Nell'agosto del 2007, Milo Dukanovic, allora Presidente del Partito socialdemocratico (DPS), entra nell’azionariato della banca acquistando il 7% delle azioni con un milione e mezzo di euro. Stando a quanto riporta il Vijesti, l'opinione pubblica fu informata che Milo Djukanovic aveva comprato le sue azioni grazie ad un credito ottenuto presso la filiale londinese Pireus Banka Grecia, concesso dietro l'ipoteca di una parte delle sue azioni. Una grande operazione di "finanza", se si considera che il Primo Ministro ha recentemente venduto il 40% delle sue azioni ( ossia il 2% dell’azionariato della banca) proprio per un milione e mezzo di euro, ossia l'importo che occorreva per rimborsare il suo credito, continuando a detenere il 5% delle azioni della Prva Banka. Dopo Milo Djukanovic, entra nell’azionariato la Moninvest di Budva, partecipata dal Vice Presidente del DPS Svetozar Marovic, pagando le sue azioni ad un valore nettamente inferiore a quello di mercato. Pochi mesi fa Marovic ha lasciato la società Moninvest, tale che la sua partecipazione non può essere formalmente collegata al suo nome.

Con il passare di pochi mesi, dunque, la maggior parte di questa ricchezza diventa solo fittizia, probabilmente perché derivante da operazioni di ricapitalizzazione non sempre trasparenti. In poco tempo, si sono manifestanti i primi problemi con la mancanza di liquidità, dopo che la maggior parte dei crediti concessi non sono rientrati. Molti imprenditori, ben conosciuti dal grande pubblico, si sono indebitati per cifre astronomiche per comprare azioni ed immobili, che con la crisi finanziaria hanno perso valore in breve termine . Secondo alcuni esperti, l’ingresso della famiglia reale di Abou Dabi nel capitale della Prva Banka, e gli stessi investimenti a Ulcinj, potrebbero permettere all'economia montenegrina di ripartire, insieme poi alla ricapitalizzazione della Elektroprivreda.
D’altronde, il Montenegro sta diventando a tutti gli effetti una colonia estera. La città di Budva è divenuta centro di interesse per i miliardi russi, così come le coste e i complessi turistici, mentre le storiche società dello Stato vengono privatizzate con trattative non sempre trasparenti. Il tutto, perfettamente in linea con i dettami dell’Unione Europea, che chiede l’eliminazione delle barriere all’ingresso per gli investitori privati e progressive privatizzazioni. In questa giostra di eventi, anche le decisioni politiche cominciano ad avere un prezzo che si può sempre negoziare. Nella folle corsa per l'ascesa politica, il caro Premier Djukanovic ha venduto proprio tutto ciò che poteva, e ora ipoteca persino cose che non gli appartengono, come il Kosovo. È facile rischiare ed essere grandi quando si gioca con la vita e il futuro di altre persone. Tuttavia la storia del capitalismo insegna che arriva sempre il tramonto sugli Stati senza passato, costruiti sulla truffa.

21 ottobre 2008

Branch bancarie e riciclaggio: il fulcro delle mafie locali


Esiste sempre un forte legame tra i gangster che fanno del traffico e del contrabbando la loro piccola colonia, e la gente che lotta per il "bene" della democrazia e dello Stato. Le mafie locali non rappresentano né il punto di origine né di arrivo delle grandi operazioni criminali che mettono in ginocchio le piccole economie e spesso interi Stati, ma semplicemente delle pedine all'interno di un disegno più grande.

Come abbiamo avuto modo di spiegare già in passato, le economie di transizione sono sempre terreno fertile per l’insediamento di strutture che agiscono a ridosso della criminalità del luogo per sfruttare i fondi che generano e incanalarli nei circuiti finanziari "legali". Nei passaggi intermedi, spesso vengono utilizzate delle entità giuridiche, nate per scopi non commerciali, ma che spesso perseguono fini ben meno nobili. Nei fatti tutto avviene nelle pieghe invisibili del sistema finanziario, e tutto ciò che si può scorgere sono i portaborse e gli avvocati che viaggiano in aerei privati e frequentano solo ambienti molto esclusivi e chiusi, per incontrare personaggi di spicco della politica e della criminalità locale. Sono loro infatti il "popolino" delle manovre di riciclaggio di denaro, che legalizzano fondi provenienti da ogni genere di attività - come droga prostituzione, traffico di uomini, di sigarette, di armi - che produce una grande massa monetaria e che va in qualche modo occultato. Non parliamo ovviamente delle illusorie cifre individuate dalle Banche Centrali nei limiti di anti-riciclaggio, ma di milioni di dollari rastrellati attraverso i crimini più efferati e meschini.

Quando si parla di riciclaggio di denaro illecito, bisogna innanzitutto domandarsi chi decide di riciclare denaro di origine criminale. Il termine riciclare significa legalizzare valuta di provenienza criminale e l'unico organo che può legalizzare denaro illecito, è solo ed unicamente una banca ufficiale riconosciuta dal Sistema e dagli organi internazionali. Per capire l’intero processo occorre considerare, innanzitutto, che il denaro di cui parliamo si presenta in forma di contante, in quale per essere reso lecito deve essere reinvestito in attività lecite, con un costo che si aggira dal 30% fino al 50% . Questa percentuale viene immediatamente intascata dalle branch delle Banche, che hanno dunque un grande interesse ad accettare denaro di questo genere. Bisogna tenere presente che il denaro proveniente da azioni criminali, è talmente tanto, che può essere definito come la multinazionale con maggior fatturato che opera in ciascun Stato.

Altra forma per riciclare denaro, questa volta ad un costo più basso, è quello di acquistare locali pubblici, come bar, supermercati e ristoranti, ossia attività che quotidianamente incamerano contanti da clienti, in maniera tale da confondere i dati di incasso e aver accesso ai canali bancari per il deposito del denaro. È necessario, in questo caso, solo prestare attenzione a non alterare in modo evidente gli incassi precedenti, altrimenti al primo controllo si capirebbe facilmente che è stata fatta un'immissione illecita di denaro. La seconda ipotesi è sempre più rischiosa e macchinosa, ideale per piccole somme, ma assolutamente inadeguata per grandi quantità di denaro, ragion per cui la soluzione migliore è quella di portare tutto il denaro illecito presso una Branch , perchè la stessa può depositare ingenti somme di denaro costantemente.

Il denaro proveniente da qualsiasi attività criminale seguirà un percorso ben definito nelle fasi di riciclaggio. Innanzitto, il denaro viene consegnato ad una Branch importante sulla piazza di Zurigo ed è la società che prende in custodia il denaro. Il Fiduciario della società, che di solito è un avvocato, compila un modulo interno come se fosse stata effettuata una "Due Diligence", e poi lo stesso denaro cash, viene depositato presso il proprio conto dell'Istituto bancario di riferimento. Il modulo, che resta e resterà interno al suo ufficio, rappresenta la dichiarazione dello stesso fiduciario circa la lecita provenienza del denaro, in forza del quale, la banca ricevente prende il contante e lo carica sul conto corrente di proprietà della Branch senza molte difficoltà. Ciò che può sembrare follia, in effetti già accade sulle piazze svizzere e tutti gli addetti ai lavori sono perfettamente consapevoli di questo meccanismo. In questo modo, i grandi studi legali internazionali, hanno in effetti il potere di riciclare denaro di provenienza illecita continuamente, andando così a creare un enorme cash-flow pronto per essere investito in affari speculativi, anche perchè il denaro di provenienza illecita, una volta riciclato acquisisce il valore pieno.

Stiamo parlando di miliardi di euro che tutti gli anni, vengono incamerati da Branch e Fondazioni e vengono raccolti da tutte le operazioni criminali del mondo. Quest’ultime hanno infatti l’occasione di arricchirsi a dismisura e tutti i fondi raccolti restano coperti in conti presso paradisi fiscali, ma sempre sotto il controllo delle centrali-madre. A questo occorre aggiungere l’osservazione che le branch vengono spesso impiantate in un nuovo mercato da sfruttare, o particolarmente ricco di contante. La loro collocazione viene spesso programmata anche in funzione di una possibile scoperta dell’affare, in maniera tale che, quando il mercato è divenuto ormai sterile o pericoloso, viene chiusa la filiale creata per tale scopo, gli utili vengono incassati dalla casa madre e attraverso un giro di scatole cinesi messi al sicuro nei paradisi fiscali.

Una tale prassi è stata attuata per anni, senza provocare grandi sconvolgimenti sul mercato finanziario, sino a pochi mesi fa, quando è scoppiato il grande scandalo "sub-primes" e si è cominciato a gridare alla mancanza di liquidità, facendo credere all’intera opinione pubblica che per colpa di alcuni manager che hanno guidato tutto l'andamento finanziario internazionale è scoppiata la più grande crisi mondiale mai vista. Sembra che il denaro sia sparito, ma in realtà il denaro non può mai sparire, ma viene semplicemente risucchiato nei meandri delle speculazioni e poi dei paradisi fiscali. È ovvio che le banche non perdono mai denaro proprio, ma il denaro che perdono è quello di miliardi di risparmiatori, truffati da meccanismi cinici e senza alcun tipo di controllo. A questo punto Banche e fondazioni, avendo libero accesso a queste grandi quantità di liquidi, possono impiegare i fondi persino per l'acquisto di società o banche in difficoltà, senza destare molti sospetti in una situazione di crisi finanziaria.
E' dunque il sistema bancario la fine ultima di ogni attività criminale, ed ogni battaglia combattuta contro la mafia o la camorra sarà sempre vana se non si stronca all'origine la fonte finanziaria di sussistenza. Lo sapeva bene Giovanni Falcone quando nel (1989) scopre la centrale di riciclaggio dei Caruana-Cuntrera, facendo crollare la "Wall Street" di Cosa Nostra, che è proprio la banca ticinese della Algemene Netherland Bank di Chiasso, che come committente proprio un grande avvocato di Lugano che ha riciclato per loro alcune decine di milioni di dollari.

20 ottobre 2008

Trading e fondazioni: il cerchio si chiude


Le organizzazioni umanitarie che innescano scandali e destabilizzazioni dei Governi, spesso non sono nient'altro che un tassello di grandi operazioni riciclaggio internazionale o di truffa finanziaria. Esiste dunque uno stretto collegamento tra un’organizzazione senza scopo di lucro e le entità economiche o politiche, costituito proprio da operazioni finanziarie come i programmi di Trading.Conoscere certi meccanismi consente così di capire il vero scopo delle tante organizzazioni che affollano i programmi di sviluppo di aree regionali in difficoltà, come quella dei Balcani, e che spesso portano avanti anche dei programmi politici e di propaganda.


Le lotte umanitarie e contro la corruzione che innescano scandali e destabilizzazioni dei Governi delle economie di transizione hanno dietro di sé sempre delle organizzazioni solo apparentemente neutrali. Chiedono ad alta voce il rispetto dei diritti umani, creano progetti di lotta contro la corruzione e per la democratizzazione, tutti spesso inondati da fondi e finanziamenti spesso di origine non troppo chiara. Nonostante siano santificate da autorevoli Istituzioni, si tratta di organizzazioni alla mercé dei poteri invisibili che orchestrano la caduta dei Governi, il fallimento delle società o il tracollo pilotato delle Banche. Nel loro settore, sono i re della propaganda internazionale, visto che l'unica arma per eccellenza che possiedono è la menzogna, perchè questa gente sa mentire senza alcun tipo di scrupolo.
Agiscono in piena sicurezza, conoscendo bene le regole e i punti oscuri della burocrazia, e avendo dalla propria parte il riconoscimento delle entità sovranazionali, come le Commissioni della Comunità Europea, la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale. Ormai gli ambasciatori dei Paesi occidentali sono divenuti degli autentici managers di grandi multinazionali ed entità private, dei promoters che monitorano appalti e privatizzazioni, attuando una propaganda che non è mai fine a sé stessa. Economie in via di sviluppo e Stati che ambiscono all’occidentalizzazione rappresentano le prede più accessibili per innescare grandi operazioni riciclaggio internazionale o di truffa finanziaria. Conoscendo più nel dettaglio il funzionamento di questo tipo di strutture, è possibile capire lo stretto collegamento tra un’organizzazione (apparentemente) senza scopo di lucro e le entità economiche o politiche.

Consideriamo, in particolare, le cosiddette operazioni di Trading che spesso sfuggono all’attenzione degli organi competenti di controllo, data la loro notevole complessità. Innanzitutto esiste la figura principale che viene definita "Program Agent" che non è altro che il proprietario virtuale di una "linea di credito passiva" - dove per passiva si intende una linea di Credito che può essere usata solo accostando un collaterale di garanzia - che un Istituto bancario concede. In secondo luogo, vi è il "proprietario virtuale" o "reale" di un collaterale, titolo che, il più delle volte, viene emesso a fronte del deposito di materie prime presso un Istituto bancario, il quale emette per conto del proprietario degli stessi beni, uno strumento bancario chiamato "Safe Keeping Recipt". Infine, partecipa all'operazione una Fondazione , la quale mette a disposizione del Program Agent progetti a scopo sociale che, teoricamente, dovrebbero dare una facciata di liceità all’intera operazione. Sottolineiamo che i progetti che vengono di solito depositati presso gli uffici fiduciari e le banche Svizzere, non verranno quasi mai finanziati, se non in minima parte.
Veniamo ora al funzionamento nel pratico del Programma di Trading. Il Program Agent, e cioè il proprietario di una Linea di Credito, insieme al proprietario del collaterale, sottoscrivono un Joint-Venture Agreement, che stabilisce l’iter che le due parti devono seguire. Con la ratifica di tale accordo, avviene anche lo scambio della documentazione, ossia la copia del passaporto a colori dei protagonisti a fronte del titolo e dei certificati di autenticità, allegati e contro-firmati da un notaio. Questa operazione di solito viene fatta in territorio svizzero, in quanto è prassi non fare molte domande, ed i notai, previo pagamento, facilmente verbalizzano quanto richiesto. Nel frattempo, il Program Agent firma un altro Joint-Venture Agreement con la Fondazione, la quale, depositando i progetti umanitari per ottenere il finanziamento e dare una parvenza di legalità a tutta l'operazione, percepirà una buona fetta di guadagni dall'intera operazione di trading. È bene sapere che una Fondazione è di solito una ONLUS, ossia entità giuridiche senza scopo di lucro, le quali per statuto non possono ricevere guadagni da operazioni speculative, ma possono solo ed unicamente ricevere donazioni, e spesso derivanti da qualsiasi tipo di attività, anche non lecita.
Spesso tali contratti arrivavano a sfiorare il 200% annuo sulla linea di credito, e ben pochi di questi sono andati a buon fine. Lasciamo a voi immaginare da dove provengono tutti i soldi deviati in tali circuiti, e certo non da attività lecite, anche perché non possono essere portate alla luce in diverso modo, considerando che oltre una certa percentuale di guadagno, si entra nell'area dell'usura e dell'illecito. Tutto questo avviene senza particolari problemi, grazie al tacito consenso degli organi di controllo, i quali intervengono solo quando l’operazione viene scoperta, o per "sanare" il reato con una condanna superficiale e proteggere la gerarchia che sta al vertice.

Conoscere certi meccanismi consente di capire il vero scopo delle tante organizzazioni, più o meno anonime, che affollano i programmi di sviluppo di aree regionali in difficoltà, e che spesso portano avanti anche dei programmi politici. Essendo principalmente delle strutture che fanno da specchio, la loro funzione si riduce alla propaganda e alla manipolazione, piuttosto che ai programmi umanitari, come invece affermano. In secondo luogo, il legame tra banche e fondazioni, spesso create in paradisi fiscali, possono fungere da "punto di accumulazione" di liquidità che può essere utilizzata per altri scopi. Molteplici sono dunque i retroscena di questo mondo politico-finanziario parallelo, rispetto a quello reale, e la loro pericolosità si cela proprio dietro al fatto che non vi sono strumenti per fermare tali meccanismi, se non riparare le disastrose conseguenze. Tangentopoli, privatizzazioni, scalate, fallimenti controllati, e ancora propaganda e manipolazione dell'informazione: questi sono gli eventi a cui assistiamo, avendo dinanzi a noi solo dei poteri invisibili.

17 ottobre 2008

Parte il «Toto crisi» !


Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata alla nostra redazione, chiedendo spiegazioni sull'assenza della voce della Etleboro al coro della propaganda della "grande crisi mondiale", dopo che persino i giganti si sono inchinati dinanzi ai Governi. Non assecondiamo la richiesta, ovviamente, ma apriamo con tale lettera una discussione su quello che probabilmente ci aspetterà, dopo che la bolla della crisi sarà finita. Un modo, questo, per invitare chiunque a dare il proprio contributo per lo smantellamento della propaganda e la preparazione dell'opinione pubblica a ciò che verrà.

« Cari signori di Etleboro,

sono un vostro fedele lettore, fin dall'inizio della vostra battaglia contro le grandi Banche e i centri di potere finanziario, quando con le vostre indagini siamo riusciti a capire gli sporchi giochi che Ubs Bank, e Banca Riggs facevano per conto dei loro padroni. Ricordo quando la Ubs, davanti alle vostre domande, rispondeva che erano solo “rumors” e che non si abbassavano a pettegolezzi di cortile. Ricordo anche le false garanzie bancarie di Gazprombank e la grande battaglia che avete fatto per i Titoli Petrobras. Ricordo anche quando avete cominciato ad attaccare le grandi fondazioni, identificandole come i nuovi padroni del sistema finanziario post-collasso.
Ora non capisco perchè non pubblichiate nuove informazioni, pur avendo la documentazione che prova ciò che avete solo anticipato. Io credo che dobbiate andare avanti e far conoscere la verità fino in fondo alla gente comune , anche perchè gli addetti ai lavori sanno benissimo di chi stiamo parlando e chi saranno nei prossimi anni i nuovi padroni: le fondazioni. Sono loro le nuove strutture economiche che prenderanno il controllo delle banche in fallimento e dei centri finanziari in difficoltà, perchè solo loro, in questo momento di crisi, hanno a disposizione enormi liquidità e sono pronte a farsi avanti . Questo significa la chiusura definitiva del cerchio. Tra l'altro, queste entità possiedono già la maggior parte delle risorse economiche del pianeta, ma con la grande crisi, hanno la possibilità di andare ad occupare i posti di comando della finanza mondiale, a basso costo.
Oggi l'affare più interessante e redditizio è proprio l'acquisto di una grande banca indebitata, e questa operazione può essere realizzata solo da chi è in possesso di enormi liquidità. Non dimentichiamo inoltre che le fondazioni, spesso create in paradisi fiscali e quindi protette dal segreto bancario, riescono a raccogliere fondi che derivano da attività poco trasparenti, addirittura illecite ( è in questo tipo di attività che si accumulano molti liquidi prima che vengano riciclati dal sistema bancario). Chissà da dove arriveranno tutti questi soldi...
Ma credo che, vista la situazione attuale, nessuno si potrà permettere il lusso di fare controlli sulla reale provenienza. Oggi l'ordine primario è salvare il sistema a qualunque costo e senza indugi, poi se il denaro arriva da circuiti strani, questo poco importa.
Perciò, cari signori di Etleboro, dato che sapete perfettamente di cosa parlo, aspetto che ricominciate a scrivere e pubblicare tutto questo, perchè il lavoro che avete fatto fino ad oggi va reinvestito. Spero inoltre che questa mia e-mail non sia accolta come una critica nei vostri confronti, ma come un monito a continuare.
Un saluto. »

Gentile lettore,
purtroppo la storia si ripete e il caos della crisi finanziaria viene proprio alimentata da questi "Utili Idioti", che assecondano il lavoro criminale dei media, perchè quello che sta accadendo è un crimine sulla pelle della gente povera o media, gli unici che non smettono mai di lavorare. La Etleboro non intende neanche commentare quello che succede, abbiamo affrontato spesso il tema della crisi e abbiamo già avvertito sulla pericolosità di "riconoscere" il problema della difficoltà delle Banche, in quanto scatta subito dopo la trappola della "nazionalizzazione" e della copertura dei debiti. Mentre il Jackpot del Superenalotto sale a dismisura e la gente sogna, il Consiglio della Banca d'Italia mette l'ennesima ipoteca sullo Stato per coprire le Banche, infatti ora vi sono più code nelle ricevitorie che agli sportelli delle Banche o nei comitati di discussione della crisi. La risposta di Etleboro non può essere altro quella di aspettare che passi questa "orgia collettiva" e che le fondazioni reciclino il denaro per poi farsi santificare. Del resto, noi abbiamo pubblicato documenti molto tempo fa su questa crisi, spiegando anche i meccanismi del crollo pilotato delle Banche per istituire un nuovo ordine finanziario. La giusta intuizione del "Crimine invisibile" ci ha così aiutato a conquistare la preziosa fiducia delle aziende, che silenziosamente ci stanno appoggiando. Per questo sono grato verso tutti voi che, sempre più numerosi ci seguite senza fare clamore o meetup, ma solo per il desiderio della verità.

16 ottobre 2008

Non solo la guerra può uccidere


Un carabiniere italiano dislocato a Nassiriya si ammala, colpito da un tumore alla prostata probabilmente causato da acqua contaminata da sostanze cancerogene. La sua storia rischia di essere così dimenticata nel silenzio delle istituzioni, mentre rappresenta un'importante occasione per aprire un dialogo su un problema che riguarda l'intera comunità civile.

Acqua contaminata da sostanze cancerogene. Questa forse la causa del malore che ha colpito un militare dell’Arma dei Carabinieri che ha partecipato nel 2005 alla missione di Nassiriya, in Iraq. Per spiegare la sua storia ha contattato la redazione di Etleboro, chiedendo semplicemente di capire il motivo per cui si ammalato e se lo Stato italiano riconoscerà la sua causa di servizio. "Sono stato in missione a Nassiriya circa sei mesi, dall’aprile del 2005 all’agosto dello stesso anno. Quando sono partito stavo bene e dagli esami risultava che ero in ottima salute. Ma quando sono tornato, dopo avermi dichiarato idoneo al servizio, ho scoperto di essere gravemente malato". Queste le parole del Vice Brigadiere dei Carabinieri, allora Appuntato scelto, nel raccontare le diverse fasi della malattia e il modo in cui è venuto a conoscenza di essersi ammalato. L’esito degli esami effettuati il gennaio successivo, sempre a proprie spese, non fu positivo, e i medici gli consigliano di sottoporsi una visita urgente da parte di un urologo, il quale, dopo alcuni accertamenti di biopsia, scopre la presenza di un tumore maligno alla prostata. La diagnosi sembra certa, a differenza delle cause scatenanti, che restano allora sconosciute. Tuttavia decide di affrontare a proprie spese il difficile iter medico per ottenere delle risposte. Si reca così d’urgenza presso l'Ospedale di San Raffaele di Milano, dove effettua accurate analisi nonchè un intervento per asportare il tumore.

Da quel momento inizia per il Vice Brigadiere la radioterapia e le cure per fermare l’espandersi del malore in tutto il corpo. Dopo 60 giorni di terapia, si reca presso l’Ospedale Militare di Bari, che intende rilasciargli un certificato di congedo perché "non più idoneo al servizio militare", per cause "non dipendenti da cause di servizio". Così, per non rinunciare al proprio lavoro, chiede ai dottori che lo avevano in cura di consegliargli un identico certificato che attesti invece la sua idoneità a prestare qualsiasi attività lavorativa. Solo dinanzi alla presentazione di tale certificato, l’Ospedale Militare decide di concedere l'idoneità al servizio, consigliando tuttavia "di non presentare alcuna domanda per causa di servizio", altrimenti lo avrebbero riformato. Allo stesso tempo riceve dal Comandante M.S.U. un elogio scritto il quale attesta "il sacrificio anche in temperature avverse per portare a termine il proprio operato". Decide così di mantenere per sé questo dramma, senza andare oltre, quando però scopre che molti dei suoi colleghi vengono colpiti dallo stesso malore, in circostanze del tutto simili.

Solo allora, comincia ad indagare più a fondo sulle cause che avrebbero potuto causare il tumore. Ricorda così che durante la missione in Iraq ha partecipato ad una squadra per la compagnia speciale come idraulico, e durante il suo lavoro beve dell'acqua contenuta in bottiglie di plastica, lasciate al sole ad una temperatura di oltre 40 gradi. Un’ipotesi confermata anche dai medici del San Raffaele, individuando delle sostanze chimiche contenute in alcuni tipi di bottiglie di plastica, come il bisfenolo A o Bpa, che causano proprio tumori alla prostata, al seno, o malformazioni del feto. Dunque, dopo che il PET ha sostituito il PVC nelle materie plastiche per conservare gli alimenti, la pericolosità di certi materiali non è del tutto esclusa. Tra l’altro, già nel 2006 si conoscevano i danni e il pericolo di tali sostanze, e solo quest’anno giungono i primi segnali ufficiali, da parte del Comitato Energia e Commercio del Senato americano, che ha richiesto di regolamentare in maniera più restrittiva l’utilizzo del Bpa, la cui tossicità è stata già evidenziata da esperimenti mirati dal parte del National Toxicology Program (Ntp).

Si tratta inoltre di una sostanza che già in condizioni normali rilascia tossine, che divengono ancor più numerose e pericolose a temperature molto elevate, proprio come quelle del deserto dell’Iraq. Non c’è dubbio dunque che vi sono delle responsabilità di cui farsi carico dinanzi ad un caso del genere, e simile ad ogni contaminazione che avviene durante la prestazione del proprio lavoro. Bisogna infatti dare una risposta ai soldati italiani, che mettono a repentaglio la propria salute per servire lo Stato in condizioni avverse, e spesso senza precauzioni. La storia di un Carabiniere, rappresenta comunque un’occasione per aprire un dialogo su un problema che riguarda l'intera comunità civile ed istituzionale, essendo un pericolo che minaccia la salute dell'intera collettività. Invitiamo dunque chiunque altro si sente colpito da questa contaminazione, o che ha informazioni utili ad affrontare il problema, a contattarci per costruire insieme una tavola rotonda su tale caso.

15 ottobre 2008

Le ideologie fallite


Il tempo e gli eventi hanno trasformato le persone, la loro percezione del ruolo e del significato della politica, dimenticando ideologie e dottrine, per far posto al cinico "utilitarismo", alzando la bandiera del vincitore di turno. Oggi non esiste più la politica, c’è solo chi vince e chi perde.

Oggi non esiste più la politica, c’è solo chi vince e chi perde. Questa è l’amara constatazione di chi ha visto cadere sia il comunismo che il capitalismo, lasciando ai posteri conflitti, crisi finanziarie e terrore. Il tempo e gli eventi hanno trasformato le persone, la loro percezione del ruolo e del significato della politica, dimenticando ideologie e dottrine, per far posto al cinico "utilitarismo", alzando la bandiera del vincitore di turno. I miti di un tempo sono divenute semplici icone del passato, anacronistiche immagini di una società che non ci appartiene più. Non esistono manifestazioni di massa che non siano manipolate da quelle stesse forze che si vogliono combattere, non esiste partito che non sia anche lobby economica, non esistono leaders che non siano predicatori costruiti su misura da campagne pubblicitarie. È finita un'epoca, e che lo vogliamo oppure no, dobbiamo adeguarci perché, al contrario, sarebbe una partita persa sin dall’inizio.

Ancora oggi si scrivono saggi sulla morte di Mussolini o sulla Repubblica di Salò, giusto per fare "intellettualismo" fine a sé stesso, senza rendersi conto che tutto fa parte della storia, e ormai ha poca importanza. Fascismo, nazismo, comunismo, socialismo, sono solo concetti astratti, utilizzati per speculare di "ideologie", quando in realtà la gente sta alla "canna del gas" e cerca delle soluzioni vere, immediate ed efficaci. Molti ancora parlano di revisionismo, di estremismo, chi dice di essere la "vera sinistra" accusando i falsi comunisti, mentre i nuovi borghesi e gli annoiati si travestono da neo-nazisti o da no-global, a seconda che i genitori erano o meno dei "sessantottini". Anni fa, chi non riusciva a costruire il proprio futuro in patria scappava, viaggiando sui treni degli emigranti e divenendo stranieri anche nella propria terra. Sulle stesse navi che collegavano Bari e Durazzo, non vi erano solo albanesi che viaggiavano verso la democrazia, ma anche chi fuggiva dai debiti. Nessuno allora è riuscito a fermare quel disastro socio-economico, e chi diceva di avere una "soluzione" ad ogni problema è stato il maggiore responsabile. Oggi, in un modo o in un altro sta accadendo la stessa cosa, solo che in maniera diversa.

La politica oggi si fa nei consigli di amministrazione di società e multinazionali, dei giganti dell’informazione e dei gruppi bancari. Questo perché si sono appropriati delle parole e dei concetti che costituivano ogni teoria socio-politica, per utilizzarla all’interno di un libro di marketing, e raggirare ancora più gente. Basti pensare alla bandiera dello Stato italiano, che sfila nelle strade e tra la gente solo per festeggiare la vittoria di una partita di calcio. A vedere queste immagini, come si può non provare pena per chi ha combattuto nel passato per creare una nazione, che oggi viene usata come simbolo di una squadra di calcio, che è a sua volta una copertura per operazioni di finanziarie e di trading.
All’interno della rete si vengono così a creare nuove correnti pseudo-politiche che servono solo a trascinare la gente nelle piazze, a sfilare con bandiere della pace e di Che Guevara, illudendosi ancora che esiste una politica apartitica, o un partito apolitico. È solo una finzione vuota e prima di significato, l’Italia non trarrà mai beneficio da chi afferma di essere "la soluzione" a tutti i mali. C’è poi chi sceglie di essere "democratico", e di partecipare nel proprio piccolo a questo simulacro di società civile, perchè in qualche modo bisogna stare da qualche parte, bisogna fare una "scelta politica". Peccato che ci si accorge sempre troppo tardi che si percorre una strada che non porta da nessuna parte, e si rimane sulla soglia della sostenibilità.

Le elucubrazioni politiche hanno distrutto queste società civile, e le false ideologie alla fine hanno sempre venduto i popoli, che inconsapevolmente hanno cominciato a combattere credendo di lottare per uno Stato, mentre morivano per le Banche e gli interessi dei poteri forti di turno. Ancora oggi, chi scende a combattere guerre estremiste non fa altro che assecondare questo sistema perverso di antagonismo tra combattenti e capitalisti.
Visti i risultati di anni di politica, non crediamo sia giusto ed onesto rimettere la propria vita nella politica, perchè non crediamo nel populismo, nelle masse, a queste società sintetiche nazo-comuniste fatte di automobili sportive, carte di credito e servitù extra-comunitaria.
In calce a questo monologo politico, concludiamo che non siamo più disposti a perdere il nostro tempo in tavole rotonde inutili, in cui si stabiliscono strategie e poi nulla si fa: è stata una semplice gita e una piacevole serata, tutto qui. Quando abbiamo cominciato a costruire la Tela abbiamo creduto nel suo significato, ma nella nostra strada abbiamo sempre incontrato democratici travestiti, falsi nazionalisti, estremisti capitalisti, e vari gruppi ideologicamente falliti. La Etleboro in questo cammino cerca di usare l’intelligenza e la scienza, e non far prevalere gruppi di poteri per asservire gli interessi di pochi, che non vogliono rinunciare ad un benessere che non si possono più permettere, e che in fondo non gli è mai appartenuto. Noi condanniamo chi usa il nostro nome e la nostra Tela per tornaconti personali, per conquistare un potere che non esiste. Abbiamo dimostrato che le piramidi non possono avere un sistema di controllo, infatti la storia è stata fatta con le guerre, il malessere delle nostre società e dei nostri popoli. Crediamo però nella Tela, per creare i punti per nuove e piccole economie sostenibili, competitive ed efficienti, che per forza di cose devono sostituire le caste di piccoli poteri.

13 ottobre 2008

La pulizia etnica del Kosovo premiata con un Nobel


Martti Ahtisaari è stato premiato con il Nobel per la Pace per le sue attività di mediatore nel cosiddetto Kosovo “multi-etnico”. Così, con un paradosso assurdo, mentre i media di tutto il mondo non hanno riconosciuto la vittoria della Serbia all’interno dell’Assemblea Generale dell’ONU contro la sceneggiata dell’indipendenza del Kosovo ma soprattutto contro gli Stati Uniti - sostenuti solo da un manipolo di piccoli Paesi - viene conferito un Premio Nobel per la pace a Martti Ahtisaari, già sfiduciato dalla maggioranza in sede Onu.

Il Premio Nobel per la pace a Martti Athisaari lascia senza parole l’intera opinione pubblica internazionale, visto che la sua lunga carriera è stata macchiata dal sangue delle guerre, e non certo della pace. Padre del piano di secessione del Kosovo, è stato molto di più che un semplice mediatore delle Nazioni Unite, perché sotto il suo coordinamento - nonché sotto la supervisione delle missioni Unmik e Kfor - è stato compiuto una vera pulizia etnica contro la popolazione serba del Kosovo. Dei crimini eseguiti nonostante la presenza della Nato e dell’Onu, che sono stati riconosciuti e comprovati, come lo stesso servizio a cura del giornalista della Rai, Riccardo Iacona, dopo che per anni sono stati occultati da migliaia di giornalisti provenienti da tutto il mondo ( si vedia Il Kosovo nove anni dopo: intervista a Riccardo Iacona ). D’altronde, la violenza delle bande criminali contro gli albanesi e i non albanesi continuano tutt’oggi, nella completa incapacità delle forze militari presenti di arginare la criminalità organizzata e il contrabbando, e ancora ci si illude che il cosiddetto Stato del Kosovo possa divenire "sovrano" e autonomo.

Ad ogni modo, se è stato il Kosovo l’origine del "merito" di un così alto riconoscimento per Ahtisaari, possiamo facilmente capire quali sono gli ideali e i principi su cui si regge questa Comunità Internazionale, signora della guerra e della distruzione. Non dimentichiamo inoltre chi è Martti Ahtisaari. Ex Presidente della Finlandia, ha curato la riconciliazione e l'accordo di pace raggiunto nel 2005, tra il governo indonesiano e i separatisti della provincia di Aceh, che mise fine a 30 anni di guerra, e ha assistito al processo di indipendenza della Namibia. Incarichi certamente importanti, ma che non gli hanno portato particolari riconoscimenti prima del Kosovo, per il quale ha elaborato un piano di autonomia fittizia, del tutto accentrato sulla gerenza di un’entità esterna sovranazionale. Alcuni mesi prima della dichiarazione di indipendenza del Kosovo, e precisamente nell’agosto del 2007, Martti Ahtisaari viene sostituito dal diplomatico tedesco Wolfgang Ischinger , che diviene il nuovo portavoce dell'Ue all'interno delle trattative tra la Serbia e il Kosovo.

Stranamente la decisione di nominare il diplomatico tedesco giunge dopo la pubblicazione del grave dossier che denuncia la corruzione di Martti Ahtisaari, prodotto dalla intelligence tedesca BND, inviato poi al Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon e rimasto nascosto all'opinione pubblica e ai media, tuttavia riportato dal quotidiano di Banja Luka "Fokus". Pare che, secondo il rapporto dei servizi segreti tedeschi, Martti Ahtisaari abbia ricevuto una somma di denaro, parte consegnata in contanti all'interno di valigette diplomatiche, e parte, circa 2 milioni di euro, sul suo conto personale. Sempre secondo tali fonti, la somma proveniva da una banca svizzera di Basilea con numero di conto corrente 239700-93457-00097, protetto con il codice X552-KOLER, appartenente a Exhet Boria. La stessa somma di denaro venne poi trasferita in una banca svizzera della città di Visalia verso il conto n° 3459346699004533, codice VO-LANND, in una banca di Cipro. Gli agenti della BND hanno inoltre riportato che il 12 febbraio di quest'anno, alle 6:23 un suv nero targato PR-443-22CD, e appartenente al governo kosovaro, si è fermata dinanzi all'edificio dove si stava recando Martti Ahtisaari. Dalla jeep sono scesi due uomini che portavano con sé due valigette diplomatiche destinate ad Ahtisaari. La stessa sequenza di eventi si ripete dodici giorni più tardi, verso le 5:44 quando giunge una mercedes nera, non targata, che va ad incontrarsi con le due guardie del corpo di Martti Ahtisaari consegnando altre due valigie, contenenti anch'esse diversi milioni di euro.
I servizi tedeschi hanno poi precisato che tutte le quattro valigie , contrassegnate da cartellini diplomatici onde evitare i controlli in Finlandia, sono state inviate all'indirizzo di residenza di Martti Ahtisaari. Al sospetto che esse contenessero quel denaro, Ahtisaari non ha mai risposto, tuttavia, secondo l’Agenzia GIS/Defense & Foreign Affairs in Europe, che ha fatto a sua volta delle ricerche nei Balcani, ha confermato la validità delle fonti, e che il rapporto del servizio segreto tedesco esiste a tutti gli effetti. Dallo stesso rapporto dei servizi segreti, risulta il 28 febbraio alle 23.47, una macchina della Kfor della Nato ha accompagnato 2 donne a casa di Ahtisaari, e sono uscite alla 5.17.

Sono dunque questi gli uomini di pace, che stringono le mani dei criminali, colpevoli di una pulizia etnica creata ed organizzata, che davanti al traffico di droga e di armi negano o fanno finta di non vedere? Anche questo è un crimine, e ben peggiore. Non vi sono parole per descrivere quanto sta accadendo nella nostra epoca moderna, che si avvia sempre più verso il degrado e la depravazione politica. Nella storia resterà invece indelebile il gesto dello scienziato serbo Nikola Tesla che rifiutò ben 2 premi Nobel, perchè non accettava l'ipocrisia e la manipolazione che si nascondeva in un titolo simile. Oggi non esistono più personalità di tale caratura morale, certe istituzioni santificano personaggi alquanto discutibili, per continuare a dare credibilità ad un sistema in pezzi. Dopo la disfatta degli Stati Uniti, e di quei Paesi che volevano boicottare le votazioni con l'astensionismo, la richiesta della Serbia doveva essere in qualche modo sminuita, anche in vista del procedimento della Corte di Giustizia Internazionale. L'indipendenza violenta del Kosovo doveva essere legittimata su larga scala, e ci si è spinti addirittura a conferire una tale onorificenza ad un uomo che le stesse Nazioni Unite avevano allontanato. E' chiaro che è una vera manovra politica voluta dalle entità internazionali in decadenza, per asservire ancora una volta la nostra dignità umana.

10 ottobre 2008

Gli utili idioti


Banchieri, dirigenti di gruppi bancari ed industriali sono ormai d'accordo per l’ennesima truffa, per arrivare a nazionalizzare un debito creato dalla speculazione. Le Banche non hanno più banconote e l'emissione del denaro "a debito" per coprire i buchi delle società di speculazioni è ormai al limite, mentre nel frattempo cominciano a fallire gli Stati. Ma chi ha fatto scatenare questi ingranaggi e perchè il suo obbiettivo è quello di far cambiare l'economia mondiale? ( Foto: Wall Strett, il 24 ottobre del 1929)

Questa crisi finanziaria, di dimensioni sproporzionate, non è una crisi vera e propria, ma una situazione indotta di emergenza per indurre gli Stati a farsi carico del grande debito delle Banche. Dietro le parole del Presidente del Consiglio Berlusconi si nascondono delle importanti verità, che gli italiani non possono sapere, e che sono ineluttabili. Banchieri, dirigenti di gruppi bancari ed industriali sono ormai d'accordo per l’ennesima truffa, per arrivare a nazionalizzare un debito creato dalla speculazione, e non certo dai cittadini comuni che non sono riusciti a pagare il loro mutuo. Rispetto all’ammontare delle transazioni per prestiti e mutui - pur concessi a fronte di una riserva frazionaria minima, inferiore al 2% - le manovre speculative interbancarie sono di gran lunga superiori. Intendiamoci, i bilanci delle Banche hanno al loro interno attività e riserve, spesso costituite da titoli e collaterali emessi ( o garantiti) da altri Gruppi bancari, e ancora derivati speculativi, nonché movimenti interbancari non sempre trasparenti. Allora, che non ci vengano a raccontare che le persone non pagano i loro debiti, perché sono le imprese e i piccoli risparmiatori ad alimentare questo circuito vizioso.
Sorge dunque il dubbio su dove vadano a finire i soldi dei Banchieri, delle pensioni, degli investitori, perché a sentir parlare loro sembra che siano state inghiottite dal crollo delle Borse. I mercati valutari non sono inceneritori, ma sono delle sale scommesse, che si reggono sulla base del meccanismo domanda-offerta, per cui se qualcuno perde denaro, automaticamente l’altro li guadagna, ma il denaro non sparisce. Si arricchiscono i più forti tra i furbi, e soccombono gli illusi, ossia coloro che credevano di ingannare il cervellone del "casinò".

La manovra speculativa serve dunque a far uscire allo scoperto gli "idioti utili", quelli che servono al sistema per far cadere altre lobbies, diffondendo il panico e inducendo tutti a correre agli sportelli per ritirare i loro soldi. Mentre tutti guardano crollare le borse - come se ne capissero qualcosa - il Governo si riunisce d’urgenza per emanare un "decreto che viene definito di precauzione", ma comunque un forte senso di paura si diffonde tra la gente.
Purtroppo gli Italiani non devono sapere che quel 98% della riserva frazionaria non esiste più, e che il mercato immobiliare cadrà a picco, mentre altri vedranno vendere la loro casa senza che se ne accorgano. Gli italiani non devono sapere che non potranno più riavere i loro risparmi in liquidi, e che tutto dovrà viaggiare elettronicamente, come deciso da organizzazioni come Transparency International che "combattono la corruzione" con la monetica e l’anti-riciclaggio. Le Banche non hanno più banconote e l'emissione del denaro "a debito" per coprire i buchi delle società di speculazioni è ormai al limite, mentre le multinazionali invisibili hanno il controllo dei porti e delle merci, e comandano cargo e transazioni tramite dei pc. Nel frattempo cominciano anche a fallire gli Stati. L'Islanda ha dovuto assumere oggi il controllo della principale banca del paese, e ha portato a termine la terza nazionalizzazione di un istituto di credito in pochi giorni. Ha sospeso tutte le negoziazioni di borsa mentre il sistema bancario del paese corre il "rischio bancarotta". La crisi finanziaria sta infierendo su questa Isola, le cui banche si sono espanse all'estero, gli investitori hanno garantito alti rendimenti sulla valuta islandese per poi finanziare l’economia locale. La Banca Centrale Europea non può ( o non vuole) aiutare l’Islanda, che contratta con la Russia un prestito d'emergenza. Un ciclone che si è abbattuto in pochi giorni sul piccolo Stato dell’Islanda, che è solo il primo di una lunga lista, tra le economie occidentali più deboli.

Una crisi vero o falsa che sia, è pur sempre una crisi, ma chi ha fatto scatenare questi ingranaggi e perchè il suo obbiettivo è quello di far cambiare l'economia mondiale? Per oro, diamanti, petrolio? Oggi c’è qualcosa che vale molto di più, anche se nessuno vuole ammetterlo, ed è il nuovo meccanismo economico, l'accesso alla rete e al sistema. Vitale come lo sono i porti per le merci, l’etere è l’autostrada dei dati e delle transazioni, delle informazioni e degli scambi. Sicuramente viviamo in un'epoca talmente storica che non ce ne rendiamo neanche conto. Noi siamo la generazione che sta per cambiare l'umanità, e sta scrivendo un capitolo importante della storia, in cui il nostro controvalore viaggerà lungo strade di aria ionizzata. Questa è la direzione in cui stiamo andando, un nuovo millennio. Ci sono forze che spingono masse indistinte a ricoprire il ruolo degli "idioti utili", per scatenare, al loro comando, le sommosse e così nuove manipolazioni, per ottenere consensi su provvedimenti impopolari. Ricordate che l'11 settembre, tutto il mondo è stato ingannato, e oggi le potenti lobbies, gli invisibili, hanno scatenato la più grande "balla economica mondiale", che cade sempre sulle spalle degli "utili idioti" che vi abboccano, perchè sono egoisti e avidi. Una crisi, dunque, che punirà chi, inconsciamente, è al soldo della manipolazione del secolo.