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31 luglio 2006

Il fallimento del Doha Round: la resistenza dell’America

Dopo cinque anni di contrattazioni e mediazioni diplomatiche, il Doha Round chiude i negoziati e rinvia la sua ripresa a tempo indeterminato. Nato dopo l'11 Settembre come conferenza del WTO per promuovere la liberalizzazione del commercio internazionale, il Doha Round è stato fortemente voluto dagli Stati Uniti perché, aprendo gli scambi a favore delle economie emergenti, con esso intendevano stroncare il finanziamento al terrorismo. Oggi gli stessi americani che hanno inaugurato il Doha Round, ne decretano la chiusura e il rinvio fino a tempo indeterminato.

È incredibile come l'11 Settembre abbia sconvolto la politica internazionale, ma più di ogni altra cosa, l'economia e il modo di fare finanza. È stato quello l'inizio della fine dell'egemonia economica statunitense e della stessa economia speculativa, che ora vacilla tra a alti e bassi sotto i colpi della grande sfiducia nei confronti del dollaro e del mercato azionario. Si è innescato un meccanismo di globalizzazione su grande scala, che sta portando alla creazione di gruppi multinazionali molto concentrati tant'è che in futuro le risorse planetarie saranno racchiuse nelle mani di poche società. L'Economia è oggi fatta dai grandi fondi di investimento che hanno, prima di tutto, diversificato il loro portafoglio di attività in favore di merci, metalli e titoli energetici, proprio perché il sistema basato sul dollaro come moneta di riferimento è fallito. In questi anni molte cose sono cambiate, e quella che sembrava una guerra contro il dollaro fatta dalle banche centrali estere mediante la diversificazione delle riserve - vendita di dollari per comprare euro - si è rivelata invece una guerra contro il fallimento della vecchia finanza.



Se il Doha Round oggi fallisce, vuol dire che la vecchia economia è fallita per far posto ad una nuova era, che giungerà nonostante le resistenze dei vecchi baluardi che non vogliono perdere il controllo dello scenario mondiale. Gli stati Uniti rifiutano decisamente gli accordi del Doha Round per aprire le frontiere doganali e incentivare gli scambi da e verso le economie in via di sviluppo, mentre l'Europa timidamente ha proposto di placare in parte le tariffe all'entrate e le sovvenzioni all'esportazioni. Plaude dunque il fallimento anche la Francia che riponeva in esso la speranza di proteggere l’agricoltura nazionale dall’inondamento delle materie prime che sarebbe giunto con l’apertura delle frontiere.

Andamento Bilancia Commerciale Americana



L’America difende oggi la sua economia in un momento congiunturale assolutamente critico e decisivo, in cui il Pil, dopo aver subito un colpo d’arresto dal 5,6 al 2,5, rischia di sfociare in una tendenza negativa di recessione che potrebbe dar vita al più grande crack economico dell’economia mondiale. Tesi avvalorata anche dalla pubblicazione dei dati degli ordini industriali e dei consumi, in netto calo, al quale si aggiunge la contrazione dei prezzi nel settore immobiliare e degli investimenti privati. L’inflazione tuttavia sembra essere aumentata, o comunque è rimasta inalterata nonostante la stretta monetaria che non sembra cessare e che probabilmente si protrarrà fino alla fine di quest’anno. Intanto già giungono le voci fuori dal coro del Congresso e di Bernanke che valutano la stretta economica eccessiva, considerando che l’economia soffre durante una crisi internazionale che porta all’aumento del costo delle materie energetiche.

In tale scenario, la liberalizzazione degli scambi commerciali avrebbe dato troppo potere alla Cina che poderosamente cresce con una previsione del 12%, immettendo sul mercato materie prime e merci che, tradotte in importazioni, avrebbe messo in crisi ancor di più il deficit della bilancia commerciale e lo stesso debito pubblico ormai a livelli inverosimili. Le riserve valutarie americane a fine maggio sono salite a 925 miliardi di dollari Usa, con un aumento di 30 miliardi dal mese precedente, quando la crescita è di 19,9 miliardi, dovuto alla crescita del deficit commerciale statunitense verso la Cina, passato tra il 2000 e il 2006 da circa 80 a oltre 160 miliardi di dollari, e alla fine dell’anno potrebbe superare i 220 miliardi.



In tutto questo non bisogna dimenticare la politica monetaria della Cina, che ha portato ad una forte rivalutazione dello yuan rispetto al dollaro, sostenuta anche dall’ingresso nel mercato cinese degli investimenti esteri in seguito alla deregolamentazione di tutto il settore finanziario.

Il governo cinese ha infatti lanciato sul mercato una Ipo verso la Banca Centrale, privatizzandola in parte, facendo così incetta di capitali sul mercato ma dando parte della ricchezza nazionale ai nuovi protagonisti privati esteri che stanno ora penetrando l’economia cinese. Per cui, la vecchia economia cinese “comunista” si appresta a conquistare il ruolo della più grande economia “capitalista”, e per tale motivo diventerà obiettivo di colonizzazioni da parte dei grandi fondi di investimento che ivi sbarcano per fare gran bottino di capitali.

Abbiamo assistito in questi ultimi mesi a forti speculazioni che in poche battute avrebbero provocato il crollo delle borse asiatiche, nonché ad un vero e proprio attacco terroristico al cuore della finanza Indiana probabilmente per coprire movimenti illeciti e occulti di capitali, o per agevolare le stesse manovre speculative. Molte possono essere le ipotesi al riguardo, tuttavia il dato di fatto da cui è possibile partire è l’avvento dell’economia che avrà come suo controvalore le merci, l’acqua e l’energia. Questi sono i settori su cui si imperniano gli investimenti delle più grandi Banche d’Affari internazionali, che spingono verso la privatizzazione delle infrastrutture e dei trasporti, per il controllo dei porti e le aree di sbocco verso il mare e le grandi rotte provenienti dall’Oriente. Se la Cina detiene il controllo di uno di questi settori, è un nemico per l’Occidente, e va combattuto.



La guerra di resistenza dell’America nei confronti della Cina sta avvenendo con ogni mezzo, mediante le pressioni che spingevano alla rivalutazione dello yuan, mediante l’ingresso degli Hedge Found sui mercati di investimento, e mediante l’acquisizione dei beni statali ora prossimi alla privatizzazione. In questo si incastra perfettamente la manovra di controllo geopolica nell’Area mediorientale volta a fermare l’Iran e bloccare gli sbocchi sulle grandi rotte della Cina.



Ciò che forse non sembra a tutti evidente, è che le lobbies dell’Alta Finanza stanno prendendo la Cina utilizzando le stesse armi di sempre: l’incursione è impercettibile ma costante, perché si vuole rendere anche questa economia debole e smaterializzata. La grande provvista di valute e titoli denominati in dollari può rivelarsi un’arma a doppio taglio, perché lega indissolubilmente il destino della vittima al proprio carnefice: se crolla uno, crolla anche l’altro. Per cui se la guerra non fermerà la Cina, forse lo faranno i Fondi di Investimento con le loro speculazioni, o le Banche d’Affari che pian piano compreranno il patrimonio statale privatizzato. Ciò a cui abbiamo assistito nei mesi scorsi sui mercati asiatici può rivelarsi anche solo una prova tecnica, un primo segnale di quello che potrebbe accadere se l’America venisse meno.

La "macchina volante", il sogno di Tesla


Durante la sua geniale produzione di brevetti e invenzioni, Tesla progettò delle macchine aeree prive di alettoni di sostegno, di propulsori, o di altri appendici esterne, ma in grado di viaggiare a velocità straordinarie. Al direttore della Westinghouse, Tesla scrisse, "non deve sorprendersi se un giorno dovesse vedermi volare da New York a Colorado Springs su di in un'invenzione che assomiglierà ad una stufa a benzina, che peserà tanto, e potrà, se necessario entrare e uscire attraverso una finestra".
Il suo generatore di energia per una macchina volante ha una struttura molto semplice: solo una grande massa di acciaio, rame ed alluminio che ha un nucleo stazionario e ruotante.

Quella della macchina volante, alla quale Tesla ha dedicato venti anni di studi , è il progetto a cui Tesla teneva più di ogni altra cosa, il sogno della sua vita, ossia quello di creare una macchina in grado di volare perfetta nella sua struttura. Molti sono gli schizzi di macchine per viaggiare nello spazio, di navicelle interplanetarie, lasciateci da Tesla. Egli infatti credeva che sarebbe stato il primo uomo a volare, tentando l'impresa che nessuno mai sarebbe stato in grado di sfiorare. Mentre lavorava intensamente sulla progettazione di macchine destinate alla produzione di elettricità, capì che il motore a benzina si stava avvicinandosi ad una tale perfezione che avrebbe portato poi a costruire l'aeroplano. Per tale motivo si soffermò non sulla macchina in sé, ma sul motore, creandone uno che è una rivoluzione assoluta. Lavorò per circa vent'anni sulla trasmissione senza fili dell'energia elettrica, per cui progettò una macchina volante spinta da un motore elettrico e alimentato da stazioni che si trovano sulla terra. Essendo, dunque, stato anticipato sulla creazione di velivoli in grado di volare, cerco di affrontare il problema da un altro punto di vista, ossia quello meccanico piuttosto che elettrico. Infatti Tesla capì, prima di tutto e di tutti, le potenzialità dell'applicazione del principio della viscosità e del moto dei fluidi, concependo così il meccanismo di questo motore.


Ha una potenza di mille cavalli, ma pesa solo cento libbre, e può essere applicato anche sulle automobili, le locomotive e i piroscafi. La sua macchina volante sarà il futuro, sarà più pesante dell'aria, ma non sarà un aeroplano, perché non avrà ali. Sarà sostanziale un solido, stabile: non esistono ora infatti aerei stabili a tutti gli effetti. Il giroscopio non può mai essere applicato sull'aeroplano con successo, per questo darebbe una stabilità alla macchina che provocherà la distruzione del velivolo a causa del vento, proprio come un aeroplano non protetto si schianta a terra perché sospinto da un vento d'alta quota. La sua macchina volante invece non ha né ali né propulsori. È in grado di muoversi con semplicità nell'aria in ogni direzione con velocità di sicurezza elevate e perfette, nonostante le avversità atmosferiche, i vuoti d'aria o le correnti discendenti. Cavalcherà invece quelle ascendenti, e potrà rimanere in condizioni assolutamente stazionarie nell'aria per molto tempo. La sua capacità di sollevamento non dipenderà da nessuna apparecchiature delicata, ma da un processo meccanico.

Su questa invenzione la Nasa e altri centri di ricerca hanno costruito le sonde spaziali, i satelliti e gli stessi velivoli utilizzati per le esplorazioni nello spazio. La macchina volante è stato un sogno che Tesla non ha visto nascere, ma sarà senz'altro nel nostro futuro, come lo sarà la Free Energy e la trasmissione nell'etere dell'energia.

Si chiama Milena Maric ed è nata a Sremska Mitrovica

Questa donna a tutti sconosciuta, si chiama Milena Maric. Era la moglie di un Fisico, divenuto Premio Nobel della Fisica, Albert Eistein. È nata a Sremska Mitrovica, città serba, e grazie alla conoscenza in comune di Nikola Tesla ha conosciuto Albert Einstein, nel 1889 e dopo, nel 1903 si sono sposati. Lui era fisico, ma lei era una matematica d' eccellenza, una grande mente ma che è sempre vissuta all'ombra del marito. Nel 1919 hanno divorziato, dopo un terribile giallo sulla morte della figlia. Sulla sua vita, sulla storia vi è un grande mistero, un giallo che rimane tutt'oggi top secret. In lei dimorava un grande genio, occultato e tenuto nascosto dal mondo della scienza e dalla storia, perchè dietro questa donna si nasconde il segreto di Israele. Le grandi scoperte scientifiche di inizio secolo e il Trattato di Balfur sono due eventi che si intrecciano indissolubilmente, e che hanno così innescato una serie di cause ed effetti che, per la forza delle cose, ha portato alla storia che oggi viviamo.

Tesla, Einstein, e Steiglitz
Tesla , durante la sua giovinezza era conosciuto e stimato quanto Albert Einstein.
Erano amici, e infatti Einstein spedì personalmente un telegramma a Tesla per il suo compleanno.

29 luglio 2006

E' scontro tra Titani

Abbiamo assistito in questi giorni ad un improvviso, quanto inaspettato, crollo della quotazione dei titoli delle major di Internet, in occasione dell'annuncio della pubblicazione dei resoconti dei profitti trimestrali. Le Borse, su indicazione delle Banche d'Affari che ivi prestano consulenza e attribuiscono un rating alle società quotate, hanno giudicato i titoli poco promettenti per il futuro. Yahoo ha presentato un calo delle previsioni delle vendite rispetto ai dati rilevati del 78%, e per questa è stata punita con un crollo del titolo del 19%, mentre Google ha perso in questo mese l'8% e ora è stata bersagliata Amazon. Quest'ultima, impegnata nell'e-commerce è stata fortemente criticata in borsa, tanto è che Goldmann Sachs ha diminuito il prezzo minimo di contrattazione. Secondo gli analisti se il titolo non è caduto è solo perché alcuni credono ancora nel futuro dell'e-commerce, come ad esempio Deutsche Bank, che vede comunque crescere il settore crescere nel lungo periodo.

Bisogna riflettere su questo tipo di eventi, perché potrebbero indicarci una strada o farci capire cosa si stia profilando per il nostro futuro e per la nostra stessa economia.
Il commercio elettronico presenta senz'altro degli aspetti oscuri e ambigui, e le vittime delle truffe e dei trucchi sono già tantissime, tuttavia la società virtuale è il nostro futuro, la comunicazione telematica, le community virtuali sono già un tassello della nostra società che è infatti destinata a crescere sulle piattaforme elettroniche. Per cui è un po' strano che gli indici di borsa di questi titoli sono in calo, e in certe occasioni, molto prossime al collasso, come il caso di Yahoo, e soprattutto che le Banche consiglino ai propri risparmiatori di mantenere il titolo.

Allo stesso tempo, pare un po' illogico e contraddittorio che Yahoo!, una tra le società che detiene il più grande potere, quale il controllo dell'informazione e delle librerie di ciascuno che va ad inserire i suoi dati sul web, subisca un calo così vorticoso da mettere in discussione la sua posizione. Evidentemente, le Banche stanno ora giocando uno gioco sporco, di sabotaggio potremmo dire, nei confronti delle società di internet, e potremmo arrischiarci nel dire che si tratta di una vera e propria guerra.
Non bisogna in nessun modo dimenticare che Google, Ebay e Paypal, sono quasi delle maior del commercio elettronico prima che del web, hanno investito diversi miliardi nel progetto della Teslacar destinato a diffondere un'auto che non ha emissioni di gas, né consumo di combustibili fossili, perchè in verità non abbiamo alternative. Le guerre in medioriente hanno sempre messo a dura prova economie come la nostra, così dipendente dall'estero, nonché quelle delle superpotenze, e sarà questo che ci spingerà a sperimentare e utilizzare nuove tecnologie.
Due lobbies si scontrano in questo momento, l'una cha sta nel pieno ciclone del fallimento ma ormai è fallita, e l'altra che da pochi anni si sta facendo strada e ha già un monopolio: una che ora sta combattendo una guerra per la sopravvivenza del sistema, l'altra che si sta organizzando per il ritorno in pace e a quel punto non avremo alternative. La guerra in Libano non sta facendo altro che accelerare questo processo di schiavizzazione dei popoli tecnologici, perché finita la guerra moneta, petrolio e materie prime aumenteranno, e con loro anche la nostra debolezza. Oggi i server si Emule e Kazaa sono ormai fuori legge, sono sotto sequestro perché responsabili di un furto e di centinaia di danni ai diritti d'autore. In realtà questa è un'eliminazione democratica più che fisica, perché si vuole dire che non possono esistere sistemi di archiviazione per cartelle, basato sulla condivisione dei server e delle informazioni, di modo ché se un uno viene eliminato ha dietro di sé altri 2000 computer.
Il web è oggi la nuova usura, perché è un ragno che muove i fili di una ragnatela, per cui sarà lui, o comunque le società che lo rappresenti, a gestire il potere e a manipolare le informazioni. Un'impresa che vuol sopravvivere dovrà associarsi al web, dovrà aderire ad un sistema di Google, che è piramidale, ha un sistema di raccolta dei dati estremamente concentrato. Un'impresa che vuole sopravvivere deve invece , associarsi e collaborare e questo potrà avvenire anche senza contratti e consorzi formali, ma nelle rete, usando sistemi di telematizzazione.
Chirac, in una conferenza stampa ha dichiarato che la Francia, per non perdere il suo ruolo e soprattutto per sopravvivere, ha bisogno di un motore di ricerca che le fornisca le informazioni, e questo motore deve avere un sistema di categorie che dia poi la possibilità di sfogliare il web tagliando trasversalmente il web.
Chi ha capito il grande business e la caratteristica strategica del settore è Murdock, che vuole comprare Telecom Italia, con una percentuale di azioni che gli consenta di detenere indisturbato il controllo della società, ed in particolare della rete internet. Che Murdock sia interessato molto ad internet, è confermato dal fatto che in Inghilterra vuole creare una società che gestisca internet in modo da spiazzare e sbaragliare totalmente la British Telecom; anche Fastweb si trova ora ad un momento particolare e la proposta del magnate australiano non si è attardata. Le fusioni tra società di telecomunicazione, di media, di software e di elettronica, dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che si stanno organizzando, e sono pronti a dettare legge in questo Nuovo Ordine Mondiale. La lobby bancaria è fallita ormai, il FED us notes è crollato, le borse sono truccate, per cui forse è vano attaccarsi ai valori di andamenti dei mercati, perché poi basta una parola per fare andare giù tutto. Stanno combattendo una loro guerra su una terra che loro non era, per degli interessi propri, per l'acqua che la fonte della nuova energia. Sanno tuttavia che sono falliti, per cui stanno prendendo le dovute cautele del caso, come la Borsa Globale, ma in ogni caso, se una Banca è un sistema elettronico, potrà mai vincere dinanzi a colossi come IBM?

28 luglio 2006

"E' uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo..."

Un'intervista a Tom Bosco, direttore della Testata Nexus Italia, per darvi una finestra sul mondo dell'informazione non ufficiale.

D:Signor Bosco, che cosa Nexus intende portare alla luce?
R:Nella sua dichiarazione di intenti, la rivista riconosce l’importanza dell’incredibile momento storico che tutti noi stiamo vivendo, visto come una sorta di salto evolutivo del genere umano nel suo complesso, pur con tutti i problemi ed avversità che questo processo comporta. Quello che NEXUS si propone di fare è semplicemente selezionare e presentare un genere di informazioni che normalmente non vengono trattate dai media tradizionali, informazioni potenzialmente utili e in molti casi devastanti per un certo tipo di visione della realtà. Storia nascosta, archeologia proibita, cospirazioni internazionali; terapie mediche efficaci contro innumerevoli malattie, molte delle quali considerate incurabili, eppure contestate e/o deliberatamente soppresse; tecnologie free energy, una delle tematiche di punta della rivista, senz’altro una delle prime ad introdurre questo argomento nel panorama editoriale nazionale; antigravità e altre tecnologie potenzialmente rivoluzionarie; e poi anche UFO e civiltà extraterrestri, argomenti purtroppo parzialmente screditati ma a mio avviso di grande rilevanza. Insomma, NEXUS non si propone come un vangelo, bensì come una possibilità per il lettore di acquisire un certo genere di informazioni, lasciandolo del tutto libero di scegliere cosa fare con esse. Anche per questo, NEXUS non ha legami con alcuna ideologia od organizzazione religiosa, filosofica o politica.

D:In che modo il vasto pubblico risponde dinanzi a tematiche non trattate dalla stampa ufficiale?
R:Il vasto pubblico non viene affatto a conoscenza di queste tematiche, o ne viene a conoscenza solo parzialmente: ma c’è un pubblico di nicchia, affamato di informazioni “vere”, che rappresenta il popolo degli affezionati lettori di NEXUS e aspetta pazientemente due mesi per leggersi l’ultimo numero della rivista, affolla entusiasta i convegni che organizziamo periodicamente, visita il nostro sito (www.nexusitalia.com) e dialoga sul forum, e soprattutto (quando lo ritiene appropriato) cerca di trasmettere queste idee e queste informazioni presso amici, conoscenti, colleghi, parenti, contribuendo in qualche modo a veicolarle anche presso il cosiddetto “vasto pubblico”. Non dimentichiamo che NEXUS non può competere come tiratura e diffusione con altre riviste patinate e altisonanti, distribuite in centinaia di migliaia di copie da grandi gruppi editoriali. Sul genere di “informazioni” pubblicate da queste riviste, naturalmente, ci sarebbe molto da discutere…

D:Secondo lei, i tempi sono maturi per divulgare quella che molti considerano "la scienza negata" ?
R:Non solo sono maturi: a mio modo di vedere siamo in ritardo di almeno un secolo…

D:Nexus ha ripreso con molto interesse la discussione del motore ad acqua sollevata dalla Etleboro. Lei crede nella concreta realizzazione della Joe Cell?
R:Be’, siamo stati i primi a parlarne svariati anni fa e l’abbiamo fatto con diversi articoli; personalmente credo che possa funzionare, ma aspetto di poterne esaminare personalmente una funzionante secondo i criteri enunciati dal manuale di costruzione. In base alla mia esperienza, molti si sono dedicati alla realizzazione della cella senza averne realmente compreso il principio di funzionamento: probabilmente si aspettavano un congegno che producesse idrogeno, o qualcosa del genere… ad ogni modo sto seguendo la costruzione e l’attivazione di due celle di Joe, e conto di farmi presto un’idea ben precisa sul loro potenziale.

R:La diffusione di meccanismi che creino o catturino una "nuova energia" che prospettive potrebbe creare per il tipo di società in cui oggi viviamo?
D:A ben pensarci, le prospettive andrebbero ben al di là della semplice autonomia energetica, che comunque significherebbe l’autonomia e la possibilità di esercitare davvero il libero arbitrio a livello individuale: una rivoluzione di tale portata comporterebbe anche un ripensamento, una revisione di tutti o gran parte dei paradigmi attualmente radicati nella società e negli individui che la compongono, e non soltanto a livello scientifico ma anche, se vogliamo, filosofico. Tutto il “progresso” tecnologico viene da decenni (se non addirittura secoli) incanalato in direzioni ben determinate da una ristretta élite di potere con ramificazioni nel settore economico-finanziario, politico, accademico, etc. Un esempio di quanto sopra lo possiamo trovare nel settore aeronautico: il primo volo a motore è quello ad opera dei fratelli Wright, nel 1903; poco più di un decennio più tardi, l’aereo era passato dalla sua fase embrionale ad applicazioni belliche (sotto forma di caccia, bombardieri, ricognitori, etc.) nel corso della Prima Guerra Mondiale; dopo un ulteriore sviluppo negli anni ’30 (aerei postali, trasporto passeggeri, la prima trasvolata atlantica ad opera di Lindbergh, le crociere atlantiche di Italo Balbo, etc.) abbiamo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, e qui si osserva un balzo tecnologico senza precedenti, laddove nel 1940 molti caccia di prima linea erano ancora dei biplani e nel 1944, appena quattro anni dopo, i primi reparti di caccia e di bombardieri a reazione solcavano i cieli: un’accelerazione tecnologica incredibile (per non parlare dello sviluppo missilistico che, poco più di due decenni dopo, avrebbe consentito all’uomo di mettere piede sul suolo lunare… o almeno così dicono). Ma da quel periodo è ormai trascorsa una sessantina d’anni, e in buona sostanza la tecnologia aeronautica ha certamente fatto notevoli progressi, in particolare nei sistemi di propulsione, nell’avionica e nei materiali, ma gli aerei che oggi solcano i cieli non sono troppo diversi da quelli di allora. Quello che sto cercando di dire è che se i progressi tecnologici in campo aeronautico avessero davvero seguito il loro corso naturale, oggi ci sposteremmo su velivoli antigravitazionali, con sistemi di propulsione rivoluzionari e non più basati sulla combustione; non avremmo bisogno di enormi piste di atterraggio per jet commerciali da centinaia di passeggeri, né di elefantiache e costose strutture aeroportuali, e le stesse barriere doganali non avrebbero più alcun senso. Ma naturalmente questo scenario sarebbe inviso a quella ristretta élite che, al contrario, ha tutto l’interesse a mantenere una struttura di controllo sulla popolazione dell’intero pianeta. In altre parole, ogni “progresso” tecnologico è pilotato e sviluppato in funzione dell’agenda di questi psicopatici, e questo naturalmente vale in particolar modo per il sistema energetico. Molti segnali mi fanno pensare che siamo vicini ad un cambiamento epocale, e che nei prossimi mesi ne vedremo delle belle.

D:Cosa pensa lei della strategia di diffusione tra le imprese della Joe cell di cui la Etleboro si sta facendo promotrice?
R:Ne penso ogni bene possibile. L’importante è acquisire risultati documentabili e diffonderli, magari studiando qualche innovativa strategia di comunicazione.

D:Che cosa attualmente crede si possa fare per minare il sistema energetico e portare il mondo verso la free energy?
R:Personalmente mi dedicherei allo sviluppo industriale di due o tre progetti selezionati (nel campo dei magneti permanenti, in quello dell’implosione, etc.) magari attraverso una cooperativa, un gruppo di persone volenterose e determinate a ingegnerizzare un sistema facile da costruire, compatto, efficiente e affidabile, da vendere in semplici kit di montaggio a prezzi stracciati. Sarebbe interessante vedere come reagirebbe il grande pubblico di fronte a un evento del genere…

D:L’Italia ha le capacità e la cultura per costruire un futuro libero dalle lobbies di potere?
R:Mi piacerebbe rispondere positivamente, ma se mi guardo intorno mi riesce difficile immaginarlo: mi sembra di vivere in un incubo orwelliano, in mezzo ad una popolazione di narcotizzati, un paese dove è accaduto e continua ad accadere l’inimmaginabile, eppure… dopo aver toccato il fondo, si è cominciato affannosamente a scavare! In virtù dei miei viaggi all’estero, ho sempre pensato che l’Italia, potenzialmente, sarebbe il paese più bello del mondo, un posto dove davvero varrebbe la pena di vivere: una grande cultura, un territorio di una bellezza straordinaria, un popolo allegro ed ingegnoso capace delle più grandi imprese e delle più incredibili realizzazioni. Purtroppo invece siamo un popolo fondamentalmente diviso e inconsapevole, abilmente e cinicamente manipolato dalle varie strutture di potere economico, religioso e politico, e incapace di prendere in mano il proprio destino. Basta accendere la televisione, guardare le facce e ascoltare le menzogne di quei personaggi ripugnanti e mediocri che si alternano al governo di questo paese, di qualunque colore politico essi siano. Il livello di corruzione di questi immondi individui è inconcepibile, e purtroppo questo cancro ha da tempo attecchito nel tessuto sociale. Ciò non toglie che esistono numerosissimi italiani davvero in gamba, e semmai l’Italia riuscirà a costruirsi un futuro di libertà e di prosperità, lo si dovrà a questi cittadini consapevoli, ingegnosi e risoluti.

D:Vuole aggiungere qualcosa?
R:Semplicemente augurare ogni successo alle iniziative di cui Etleboro si è fatto portatore, gran parte delle quali rispecchiano la stessa filosofia di NEXUS. Come si dice? “È uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo…”

27 luglio 2006

La Teslacar e la Joe Cell hanno un "filo conduttore"


"Quando la grande verità verrà accidentalmente rivelata e poi confermata empiricamente, tutti ammetteranno che questo pianeta, con tutta la sua immensità terrificante, va a corrente elettrica, inverosimilmente non di più di una piccola palla di metallo, e da questo ne deriveranno tante opportunità per noi, ognuna che si confoderà con l'immaginazione e di conseguenza sarà indefinibile, ma sarà assolutamente di sicuro completamento. Una volta che la comunicazione telegrafica sarà evidente a tutti possibile, come un segreto e come un pensiero non afferrabile, il suono della voce umana, emesso a qualsiasi distanza terrestre, con tutte le sue intonazioni e i suoi inflessioni, sarà riproducibile fedelmente e immediatamente sino ad qualsiasi altro punto del globo. L'energia di una cascata sarà disponibile per produrre luce e calore, dovunque - su mare o terra o in aria - l'umanità sarà come un mucchio di formiche che si mescola su un bastone : vedremo il caos arrivare!"

Nikola Tesla - 1904

Fu un grande scienziato, di un'intelligenza rara e straordinariamente superiore a quella delle menti degli uomini, e forse la sua grandezza fu proprio nell'averci lasciato una filosofia di vita per poter gestire il sapere che ci ha donato. I suoi progetti sono molto di più di un'invenzione, perché la forza innovativa che hanno è sconvolgente, che va al di là di ogni pensiero.

Vi abbiamo mostrato la Joe Cell, la bellezza della sua semplicità e della speranza che ci ha dato. Tanti hanno raccontato delle filosofie per distogliere l'attenzione dai veri progetti, e da coloro che invece descrivono le scienze negate. Gli scienziati, i tecnici e i media hanno cercato di impugnare e di additare la scoperta come una truffa. Indymedia è, per chi non lo sapesse, un nuovo strumento per il controllo del pensiero, un progetto del servizio segreto, che poi è stato privatizzato ed è adesso in mano alle lobby, per alimentare una controinformazione pilotata, e pubblicizzare i movimenti neo-fascisti, che fanno capo a dei siti gestiti da loro stessi. Anche nei nostri confronti hanno tentato questa strategia di denigrazione, ci hanno definiti dei fascisti, in maniera tale che indagando sulla Tesla car dal motore di ricerca, compare indymedia che cita in maniera negativa la Etleboro.

La Teslamotors possiede le invenzioni e i brevetti della nuova energia, ma ci ha ingannati tutti dichiarando che questa è la macchina di Tesla: quel marchio non le appartiene, ne sta facendo un sopruso solo per pilotare la controinformazione. Tesla costruì un'auto che andava "ad etere", ossia che sfruttava l'energia elettromagnetica presente sulla terra e nel cosmo. Per far questo eliminò il motore dalle auto, e brevettò un circuito di trasmissione di energia all'interno del quale una fonte di energia, in questo caso proveniente dall'esterno, veniva captata da un condensatore e accumulata in una cella di energia, immersa nell'acqua. Quella che dal web è stata per lungo tempo chiamata "joecell", nient'altro è che la batteria di accumulazione di questo circuito cha va ad etere e produce una "elettricità fredda": ha una potenza e un voltaggio elevatissimo, ma non brucia, non provoca emissioni ed alcun tipo di inquinamento. Quindi, forse un fondo di bugia vi è anche nella Joecell perché non funziona in certe circostanze.

Non riusciamo dunque a capire come mai la Teslamotors afferma di aver progettato un motore innovativo che usa delle batterie al litio di ultima generazione e di straordinaria tecnologia, le quali immagazzinano l'energia elettrica della normale rete energetica. Qualcosa non torna, per cui evidentemente nascondono la vera natura del motore con una struttura "tradizionale", obbligandoci a pagare un'energia che non viene neanche utilizzata da quel circuito, perché secondo Tesla solo l'1% di quella straordinaria energia viene normalmente consumata prima che si ricarichi automaticamente. Non è ammissibile che prendano il suo nome per quel motore, perché la scienza non le appartiene. La nostra associazione non ha mai voluto acquisire il nome di Tesla, cercando di rispettare la sua volontà, perché quando la gente gli chiedeva della sua fantastica auto, rispondeva in modo ironico che "andava ad etere". Lo guardavano ridendo e lui rideva ancora di più, perché sapeva che occorreva aspettare ancora 150 anni prima che venisse prodotta. Aveva detto di no a Morgan, al suo finanziatore, che gli propose di sposare sua figlia.


Ebbene, la joe cell, quella che viene definita un accumulatore di orgone o di energia radionica, è una componente del brevetto di Nikola Tesla ( No. 787,412 patented il 18 aprile 1905), con il quale egli stesso annunciava l'avvento di una nuova forma di energia talmente straordinaria, che avrebbe potuto trovare applicazione non solo nel trasporto, marittimo terrestre o aereo, ma anche per le abitazioni. Le sue prime pubblicazioni risalgono al 1904, come il suo brevetto d'altronde, per cui tutti sapevano e per tutto questo tempo hanno nascosto la verità e hanno combattuto delle guerre per impossessarsi del petrolio.

In una lettera scritta di suo pugno a coloro che erano interessati alla produzione del suo motore, si meravigliava lui stesso di questa straordinaria fonte di energia e del fatto che le industrie dei trasporti di allora non la utilizzavano, perché garantiva risparmio, sicurezza e velocità. In Francia già era stato sperimentato quel motore, e il successo che aveva avuto faceva ben sperare Nikola Tesla che il suo motore, a induzione multifase con frequenza bassa, avrebbe rivoluzionato la generazione delle macchine elettriche, realizzata poi a tutti gli effetti nel 1930. Questo motore cattura dall'etere energia a bassa frequenza, e produce una forma di elettricità fredda ad alta frequenza, che per la maggior parte viene riciclata per poi autogenerarsi all'infinito. Si dischiude così una teoria che va contro la Prima legge della Termodinamica, in quanto un'energia debole entra ed va ad alimentare un circuito che fa da moltiplicatore di energia, ed è capace di sviluppare una forza lavoro più efficiente di quella che proviene direttamente dalla fonte di energia. All'interno del circuito vi è un componente, un tubo che utilizza un anodo di bassa-tensione, un anodo di alta tensione, e delle griglie che ricevono energia elettrostatica, che comprimono e emettono una tale scarica di corrente che occorre proteggere l'apparecchiatura da valvole perché potrebbe danneggiare poi tutto il circuito.
Il segreto di tutto il circuito di Tesla che consente di generare e scoprire le onde elettromagnetiche, è proprio questa "batteria" caricata con tensioni basse, ma che creava scariche improvvise che poi esplodevano in vapore. Questo impulso elettrico produceva degli effetti che si creavano con la scarica di un lampo, ossia di una carica elettrostatica nell'aria, e per tale motivo Tesla la definì un'energia radiante. Era una forza elettrica nuova, e non semplicemente la forma di un'energia già esistente, che produce una tensione migliaia di volte più elevata dell'iniziale energia applicata. Si propaga istantaneamente, penetra tutti i materiali e crea delle "reazioni elettroniche" in metalli come rame e argento.
Quando sperimentò tale invenzione su un'auto nel 1931, pose questa apparecchiatura sul cruscotto, che prendeva energia dall'antenna posta nel suo laboratorio, e trasmetteva poi energia elettrostatica alla macchina per induzione. Premendo l'acceleratore la macchina si accendeva a partiva, viaggiando ad una velocità di 90 miglia all'ora.

Nikola Tesla - 1942

Nikola Tesla morì il 7 gennaio 1943, all'età di 87 anno a New York, nella stanza 3327 al 33esimo piano di un albergo decadente di Manhattan. Era rimasto senza soldi, vivendo in una stanza che condivideva con uno stormo di piccioni, gli unici amici che gli rimasero accanto. Immediatamente dopo la sua morte, le sue carte scientifiche sono scomparse dalla sua camera di albergo, e non furono più ritrovate. Contenevano i dati scientifici ed le informazioni sul "Raggio della Morte", un'arma pericolosa che potrebbe sconvolgere il concetto stesso di guerra.

25 luglio 2006

La guerra dell'America combattuta da Israele

È stato decretato lunedì in California lo stato d'allerta per la scarsezza di elettricità, dopo un blackout di tre giorni, rischiando di far salire la domanda a livelli record. Si tratta di un allarme di secondo livello che obbliga gli utenti a diminuire il consumo di energia dopo che gli inviti alla riduzione dei consumi non sono bastati a non sovraccaricare la rete. Tale evento segnala una crisi energetica in atto da tempo annunciata, e che ora tuttavia sta peggiorando, non tanto per la crisi mediorientale, come si vuole far intendere, quanto per il fallimento del sistema capitalistico statunitense, molto parassitario. L'America oggi rischia una vera rivoluzione civile se l'energia mancherà nelle case e nelle imprese, che già soffrono la recessione economica, l'indebitamento e l'alta inflazione. Questa scintilla potrebbe estendersi fino al punto di portare ad una crisi della liquidità, con file interminabili dinanzi agli sportelli bancari per ritirare titoli e bond, e gonfiare il portafoglio dei poveri consumatori americani.

Quello statunitense è uno Stato allo sbando, è un giocatore che come una malattia chiede credito per poter continuare a giocare alla roulette e recuperare quanto ha perso, per questo è una minaccia per l'intero pianeta. Nessuno ormai gli fa credito, persino il Giappone, perché a causa della sua politica monetaria rischia il fallimento quanto l'America, e gli stessi cittadini americani che si rifiutano di comprare debito pubblico statunitense, nonostante gli appelli all'ottimismo di Bush e di Bernanke .

Le borse asiatiche sono infatti in deciso ribasso, proprio perché se il dollaro dovesse crollare i primi paesi a trascinare con sé sarebbero proprio i paesi dell'Estremo Oriente. Queste economie sono agganciate al dollaro, perché le loro bilance commerciali sono in attivo, grazie all'avanzo di esportazioni, e sono ricche di dollari. Se il dollaro dovesse perdere quota, anche la loro economia perderebbe valore a causa della svalutazione delle partite correnti dello Stato, tale da scoraggiare gli investimenti e spingere gli investitori a liquidare i fondi e i titoli. A parte le speculazioni, che non mancano mai, il crollo del dollaro causerebbe sicuramente un crollo delle borse asiatiche, e il loro ribasso è un primo campanello di allarme della disfatta dell'America. A questo punto occorre aspettare e vedere se questa è una tendenza o se si stabilizza intorno ad un calo patologico- Ciò potrebbe nuocere anche alla Cina, che essendo un'economia in continua crescita, non ha avuto la possibilità di diversificare le sue valute, detenendo più euro e meno dollari, come invece hanno fatto i Principi arabi. La Cina probabilmente non venderà mai sul mercato i suoi titoli in dollari, perché oltre a far cadere l'America danneggerebbe anche sé stessa. Ha bisogno più di ogni altra cosa di energia, e per tale motivo si affianca alla Russia in ogni sua decisione, nei cui confronti è fortemente dipendente come per l'Iran. America e Cina non si faranno mai la guerra in maniera diretta, non conviene a nessuna delle due perché questo significherebbe sono dilaniarsi a vicenda senza soluzione.

L'unico protagonista forte, quasi irriducibile, è la Russia che nel silenzio ha ricostruito la sua forza facendo leva sul maggior punto debole delle economie occidentali e orientali in questa congiuntura di transizione, che precede l'avvento della fusione nucleare: il gas. La Russia vuole il mercato europeo e cinese, e per averli deve controllare il Mediterraneo, il Medioriente e l'Iran. Ha improvvisamente deciso di sostenere l'Iran nella sua crociata del diritto alla produzione del nucleare, ed ora monitora la situazione tenendo a ricordare all'Europa che l'Ucraina soffre se in Siberia comincia a fare molto freddo. Questa situazione ricorda molto quanto è accaduto in Kossovo, mentre questo tentava di ottenere una proposta di referendum per l'indipendenza, in occasione della venuta dei Rockfeller nei balcani per minacciare e convincere la Serbia di un necessario sacrificio del Montenegro. La Russia a tale provocazione rispose che nessuno avrebbe violato quei territori, altrimenti avrebbe chiuso i rubinetti del gas e li avrebbe lasciati a buio.

Gli americani ora vogliono controllare l'Iran perchè tramite di esso possono controllare la Cina, che è la sola che può sostenere o può deprimere l'economia americana con le sue merci e i suoi Bond denominati in dollari. Il problema è che l'America non ha più i mezzi per fare una guerra, non ha più uomini disposti a morire "per la patria" perché il popolo statunitense è stanco delle eterne guerre al terrorismo che, nonostante i grandi artefizi mediatici, non convincono più, perché la povertà comincia ad essere davvero patologica e diffusa. Per tale motivo sfrutta il conflitto in Palestina, perché allo stato attuale Israeliani e musulmani sono gli unici popoli che vogliono ancora la guerra. L'uno rivendica un diritto all'esistenza che l'Inghilterra e il Barone Rothschild gli avevano promesso, l'altro difende una terra che gli è sempre appartenuta, ma entrambi reclamano 50 anni di storia negata. Finanzia e controlla le basi tattiche di Israele, chiede a gran voce l'intervento delle forse internazionali, e dato che in seno all'Onu la Russia ha fatto ostruzionismo, si è rivolta alla Nato. Aznar ha infatti pubblicamente dichiarato che, se verrà richiesto da Israele, facente parte del patto atlantico, la Nato presterà il suo appoggio per attaccare il Libano. Ormai vogliono la guerra a tutti i costi, e dato che nessun consenso popolare acconsentirà ad un intervento militare offensivo, si ricorre ai Contractors della NATO.

Questa non è una guerra di religione, ma una guerra politica e economica, che porterà alla globalizzazione e al controllo di fatto di quella ragione. Ciò che combattono non è il terrorismo, dato che ormai gli unici combattenti sono gli Ezbollah che non sono altro che una setta, un movimento fondamentalista controllato dai dittatori arabi, che sono direttamente pagati dai governi occidentali. Il fondamentalismo musulmano è ora anch'esso un'arma che si rivolta contro le stesse popolazioni arabe, perché porta a negare quanto un popolo ora sta soffrendo, mentre i Principi Sauditi continuano a costruire lussuosi alberghi a Dubai. Sfruttano il malessere e la profonda sofferenza di questi popoli, la cui rabbia viene continuamente fomentata dalle guerre, condotte nell'esclusivo interesso interesse delle lobbies, e sanno bene che basta poco per far sollevare questi popoli e farli gridare alla Jihad. In 50 mila hanno reclamato un "visto" nelle piazze algerine, mentre il loro Presidente viene colto in flagrante con i dollari in tasca.
Hanno da tempo tollerato l'ascesa al potere in Iran di un Presidente suicida, ben sapendo che la sua personalità è adatta a fomentare odi e rancori.

Se da un lato vediamo schierati America, Israele e Nato, dall'altro vi saranno sicuramente schierati la Russia e i Paesi arabi, ai quali si aggiunge anche l'Europa. La Comunità Europea, nonostante questo continuo barcamenarsi diplomatico, sta conducendo una campagna mediatica in favore dei popoli musulmani, anche perché saranno loro gli Stati che pagheranno i debiti della guerra e del sistema energetico e obsoleto. La Russia vuole l'Europa, questa invece vuole il gas e vuole espandere i propri confini verso l'est europeo e nel mediterraneo, sino a raggiungere il cuore della mesopotamia, creando innanzitutto una Banca per queste aree di libero scambio.
Il gioco delle lobbies viene poi perfettamente tenuto dai politici europei, che sanno benissimo, da un po' di tempo a questa parte, che i loro conti correnti esteri, nei quali sono confluiti illeciti trasferimento di denaro, sono tutti tracciati, nulla può sfuggire al sistema di Clearstream e di Swift. Probabilmente non vi sarà alcun conflitto mondiale e nucleare, vi sarà invecela guerra della liberalizzazione, dei blackout energetici, della globalizzazione che porta CocaCola e McDonald nelle città arabe, che spinge ad adottare una nuova moneta, mentre l'oro viene rubato. Forse questo è uno scenario un po' drammatico, e il potere invisibile della Borsa Globale, delle Telecomunicazioni e dei nuovi magnati, che sulle macerie costruiranno il suo Nuovo Ordine Mondiale.

24 luglio 2006

L'Italia rischia l'Opa

Dopo essere stato bluffato dalle Banche, Tronchetti Provera accenna all'ipotesi di cedere la partecipazione di controllo della Telecom, detenuta tramite l'Holding Olimpia, al magnate australiano Murdock. Una proposta che sembra già una decisione definitiva che chiude così l'avventura di Telecom, nata con la privatizzazione, proseguita con l'ingresso delle Banche nel suo azionariato, dopo la conversione dei prestiti, e conclusasi con la vendita di queste partecipazioni per un ammontare di circa 1,6 miliardi di euro.
Tronchetti Provera è costretto a vendere semplicemente perché non ha i soldi per pagare ad ottobre Banca Intesa e Unicredit che vogliono dismettere la loro partecipazione: ha comprato Telecom e poi Pirelli con i soldi delle Banche, e ora per far fronte ai propri debiti deve cedere le società. Le Banche gli hanno portato via già il 35% di Pirelli, prendendo per sé quelle azioni che invece dovevano essere piazzate sul mercato come investimento diffuso, ora lo costringono a vendere al primo offerente.


Il destino delle grandi imprese privatizzate è dunque in mano ad industriali che imprenditori non sono, perché in realtà sono degli speculatori, dei dipendenti delle Banche che si insinuano in società dal grande valore strategico per darne il vero controllo ai suoi finanziatori.
La proposta di Murdock, interessato soprattutto al controllo della rete internet, giunge dopo l'ingresso nel mercato inglese con la BSkyB, che investirà 730 milioni di dollari nella banda larga, facendo così tremare British Telecom che rischia di perdere 2,5 di abbonati. Assistiamo dunque ad una tendenza di accorpamento delle società di telecomunicazione, con quelle che gestiscono i media, e poi il campo dell'elettronica. La settimana scorsa è stato siglato uno storico accordo tra Vodafone, Google e Microsoft per la creazione di un sistema di comunicazione integrato, con il Palm, e ora la stessa Vodafone fa la corte a Mediaset per acquisire il 5% del suo capitale.

Se questa è la tendenza attuale, occorre prestare attenzione alla spinta verso la liberalizzazione del digitale terrestre, dopo il commissariamento dell'Italia presso la Corte di Giustizia per via della Legge Gasparri, che pare violare la libera concorrenza all'interno del mercato unico. Le pressioni della Comunità Europea ad aprire le frequenze a terzi operatori, giungono, a quanto pare in un momento molto particolare, ossia quando Murdock decide di acquistare Telecom, che detiene già il 2% delle frequenze del digitale, e si ventila l'ipotesi di una privatizzazione della Rai. Anche se l'Antitrust potrà impedire la concentrazione del potere mediatico nelle mani di Murdock, nessuno si opporrà al controllo della televisione da parte degli operatori della Telefonia.
Ancora una volta la deregolamentazione dei mercati e la privatizzazione, volute per la libera concorrenza o per la non interferenza dei governo, ha delle conseguenze che portano a distorsioni ancor più gravi dell'aumento dei costi e degli aiuti di Stato.

Telecom, una volta privatizzata, è finita nelle mani delle Banche, così come Autostrade sarà controllata da società estere e da finanziatori esteri, si pensi a Banca Caixa, mentre Alitalia è stata già svalutata da Air France del 3% in vista della sua prossima acquisizione.


Se questo è il destino delle società nostrane, cosa accadrà un domani alle altre imprese statali quando il governo aprirà il portafoglio del Tesoro, per risanare il debito pubblico?
È stato infatti deciso di proporre una Opa o una Ipo per le partecipazioni di Fincantieri, di Poste Italiane e del Poligrafo di Stato, per le quali si prevedono brevi tempi per l'operazione salvo che i sindacati non facciano resistenza. Per il momento è stata sospesa l'operazione di fusione tra Eni e Enel, ma la rete distributiva verrà sicuramente venduta, consentendo così l'ingresso di Gazprom sul mercato, e in modo da rispettare i patti con la Russia. Dopo toccherà a Trenitalia, a Finmeccanica, che è stata replica a gran voce da Airbus-Eads, e forse alla stessa Anas, che rischia il commissariamento dopo lo scandalo gridato da Di Pietro.
Ancora una volta vi sarà la cessione del patrimonio statale per coprire un debito che non esiste. Questo le associazioni di consumatori lo sanno benissimo, perché, anche se è stata persa, hanno fatto una causa alla Banca di Italia per accertare questo stato di fatto. Ora ignorano quanto sta avvenendo, perché sono molto prese dalla lotta per la liberalizzazione, contro le categorie che cercano, nel bene o nel male, di difendere i propri interessi e quelli dell'economia nazionale, in un certo senso.
Il decreto Bersani, spiace ammetterlo, ha fatto proprio questo: ha spostato l'attenzione dell'opinione pubblica dalle privatizzazioni alla liberalizzazione, inducendole a fare delle lotte sbagliate che vanno a tutto vantaggio delle multinazionali. Nessuno ha infatti parlato del destino del commercio italiano, quando presto l'eliminazione della programmazione regionale per l'insediamento delle grande catene distributive, distruggerà il commercio al dettaglio e altre migliaia di piccole imprese. Questa è la tendenza di questo governo che ha già deregolamentato la concorrenza per permettere che si sbranassero a vicenda. Non abbiamo ancora visto i rappresentanti di queste categorie scendere in piazza per reclamare un diritto all'esistenza, per esigere che la piccola impresa italiana continui a vivere, o per protestare contro l'aumento dell'Iva sui prodotti alimentari e dell'Irap. Si farà una manovra finanziaria che graverà completamente sulle spalle delle piccole imprese, per le quali i controlli e le aliquote sono sempre più elevati e asfissianti. Allo stesso tempo giungeranno dall'Europa cento milioni di euro per finanziare le imprese HI-Tech del sud Italia nella fase di lancio: ci auguriamo che questa decisione non abbia gli stessi effetti dei "prestiti d'onore" di qualche anno fa, paragonabili ai disastri di un'alluvione in pieno deserto. Questi infatti hanno portato alla nascita di tanti piccoli esercizi, sopravvissuti per pochi anni, e poi falliti perché schiacciati dalla concorrenza e dalle tasse, lasciando sulle spalle dei giovani del Sud debiti e fallimenti: questo certo non incentiva la crescita del paese.

L'economia italiana si sta dirigendo verso il fallimento, il bilancio è davvero preoccupante. Le grandi imprese sono state privatizzate, svendute e smaterializzate da questi industriali che fanno degli interesso dei creditori lo scopo dell'impresa. Le piccole imprese vengono sfavorite da leggi fiscali e da politiche economiche, da finanziamenti usurai e dalle associazioni di consumatori, quando invece dovrebbero essere difese incondizionatamente perché sono il tessuto dell'economia.

22 luglio 2006

Russia e Cina dicono no alla guerra in Medioriente


Le forze speciali degli Stati Uniti, probabilmente quelle dislocate in Iraq, si preparano ad assumere il controllo del complesso nucleare israeliano di Dimona.

Tale notizia ci giunge direttamente da Mosca, secondo cui questa decisione del Comando Militare americano è una diretta risposta alle minacce del presidente della Cina Hu verso il presidente americano, che lancia come monito il pericolo che lo Stretto di Hormoz venga bloccato dall'Iran a causa dell'escalation della crisi tra Israele i popoli musulmani. Se questo avverrà la Cina considererebbe la decisione di chiudere lo stretto come una vera e propria dichiarazione di guerra contro il popolo cinese,che rischierebbe di morire. L'America risponde a questa minaccia della Cina, assicurando il Presidente Hu e Putin che il contingente militare americano "metterà in sicurezza" il complesso nucleare israeliano, al fine di limitare l'incursione di Israele nel Libano. In risposta, i leader cinese e russo hanno dato un lasso di tempo di 72 ore, a partire dalla fine del meeting del G-8, per presidiare il confine settentrionale del Libano per impedire che Israele attacchi la Siria o l'Iran.
Le 72 ore sono da tempo scadute, e infatti Putin ha dichiarato che è ferma intenzione della Russia sostenere il programma militare dell'Iran e opporsi a qualsiasi decisione di aggressione nei confronti di Teheran, sconvolgendo all'improvviso ogni aspettativa. La comunità internazionale, e in particolare il consiglio di sicurezza dell'Onu faceva totale affidamento sul sostegno di Putin ad una linea più dura nei confronti dell'Iran, mentre Stati Uniti, Britannia e Francia spingono sempre più per una decisione che distolga Teheran da qualsiasi piano criminale.

La crisi libanese sta degenerando al punto che la situazione rischia di portare il mondo alle soglie di una guerra nucleare, o comunque di forte contrasto tra l'Occidente e Russia e Cina.
Entrambe ormai si sentono completamente chiamate in causa, e non permetteranno certo che qualcuno leda i loro interessi o il loro potere economico. Adesso sono potenze forti e la loro ingerenza non è certo da poco.
Dare fuoco ad una polveriera come quella del Medioriente è stata solo una manovra degli Stati Uniti per salvare in extremis un'economia disastrata e logorata da un secolo di speculazioni, da un sistema che porta all'emissione di tonnellate di banconote senza un controvalore, da un governo in mano a delle lobbies criminali.
Quella condizione di equilibrio precario tra Israele e popoli musulmani è stato di proposito alterato, per consentire all'America di sorreggere la propria economia e la propria posizione di potere nel mondo. Il fatto che il governo statunitense abbia preso in mano il controllo delle armi nucleari dimostra platealmente che esistono entità che stanno manovrando Israele da una parte, e gli Hedzbollah dall'altra. Questa è la fine della politica e della diplomazia internazionale perché la stessa Onu ha dichiarato che ha inviato una forza di contrapposizione, senza tuttavia prendere una posizione: evidentemente viene mantenuta quest'alea di incertezza per ottenere un'approvazione da parte dell'opinione pubblica e un'incursione nel territorio.
L'America vuole dunque prendere in controllo della situazione, anticipando l'azione dell'Onu o sostenendola per avere un appoggio alla loro politica di incursione, sicura tra l'altro che la Russia non avrebbe mosso obiezione in seguito all'aiuto prestato per ottenere il Wto.
Le condizioni e i presupposti sono tuttavia cambiati, ora la Russia, dopo aver temporeggiato, ha espressamente dichiarato che non intende assecondare le incursioni dell'America, "la democrazia dell'Iraq". La Cina, allo stesso modo, ha bisogno dell'Iran ma soprattutto ha bisogno dello Stretto di Hormoz per avere il passaggio di materie prime e petrolio, e non esiterà a muovere le giuste pedine che possono dare scacco all'America: fornitura di manufatti, immissione sul mercato dei titoli di debito americano. Nelle prossime ore si giocherà una grande partita, pericolosa e determinante per il destino di milioni di persone, e le azioni della Russia e della Cina saranno quasi invisibili, e si avvertiranno solo sulle borse internazionali. Wall Street ora continua a sostenersi sulle parole di grande ottimismo di Bernanke. Immaginate che tutto ciò che hanno sono delle parole, non hanno un controvalore, non hanno l'oro, non hanno produzione, possono garantire il loro debito con la parola d'onore?! Truppe armate sono state già trasferite mediante un anomalo traffico di portaerei per far rientrare gli stranieri in Libano, e certo non si esclude la possibilità di un intervento terrestre volto ad occupare le prime posizioni strategiche e anticipare le manovre di "contrapposizione" dell'Onu.

La Teslamotors non svela i suoi segreti


La Tesla Motors ha ufficializzato il 20 luglio il lancio della Tesla car, una berlina completamente elettrica con prestazioni da Formula Uno, senza alcuna emissione e una percorrenza di 250 miglia con una carica. Il suo essere completamente elettrica rompe la tradizione dei motori ibridi o a idrogeno, avendo una tecnologia innovativa se non addirittura rivoluzionaria che la pone in una posizione nettamente superiore alle altre auto che sfruttano un'energia eco-compatibile. Ciò che rende questa macchina affascinante è sicuramente il mistero che avvolge il suo meccanismo: cosa la fa muovere, ma soprattutto, da dove giunge una tale energia?
La casa costruttrice, dopo un countdown di circa un mese per attendere il lancio di tale prototipo, ne mostra le principali caratteristiche tecniche, parlando solo in maniera vaga della tecnologia che la ispira. Ciò che traspare senz'ombra di dubbio è la sua unicità, più che la sua innovatività, essendo il primo progetto comparso in assoluto sul mercato, almeno il primo dal lontano 1930, anni in cui Tesla ha sperimento la vera e unica "Teslacar", alla quale deve il suo successo.

Quello di Eberhard, ingegnere progettista della Tesla Motors, è un meccanismo composto da un motore di rame e un rotore di acciaio roteati da un campo magnetico. All'interno del rotore non vi sono pistoni, per cui schiacciando sull'acceleratore il motore parte istantaneamente: un computer di bordo controlla il sistema di trazione, tenendo la macchina ai massimi regimi per ottimizzare l'utilizzo dell'energia. La struttura motrice è composta da quattro parti principali, un gruppo di batterie, un motore, un sistema di trasmissione, e di un modulo potenziale elettrico. Ciò di cui Eberhard va molto fiero è un gruppo di batterie al litio, leggero, maneggevole e molto capace, dovendo fornire molta energia. Il motore, per mantenere la sua stabilità, ha poi bisogno di un circuito di raffreddamento liquido, per evitare che parte dell'energia durante la trasformazione, sia dissipata dal rilascio di calore. Inoltre è costruito con metalli che posseggono alte cariche magnetiche.


Il meccanismo di trasmissione consente al computer ivi istallato di correggere le prestazioni delle macchine e la guida dell'utente. I circuiti all'interno del PEM esaminano le temperature, la tensione, la corrente e le combinazioni dei comandi, registrandoli in una specie di scatola nera. Com'è possibile notare nessun tipo di riferimento è stato fatto alla struttura del motore cilindrico che muove la macchina, il progetto evidentemente viene ancora mantenuto nel massimo riserbo. Ciò che accade al suo interno può essere ipotizzato, non è da escludersi che sia esso stesso un'applicazione del principio della Joecell che accumula energia, usando l'acqua come vettore e prendendola dall'etere, e la trasferisce in maniera superiore a quella immessa.Processo energetico della TeslacarDiversamente possiamo ipotizzare che la Roadster di Google trovi le sue origini più profonde, proprio nella macchina di Tesla. Era una Pierce Arrow, una macchina di lusso per l'epoca, che fu modificata per renderla adatta al suo esperimento. Il motore era stato rimosso e sostituito con un motore elettrico circolare completamente chiuso in un contenitore di 1 metro in lunghezza e 65 cm in diametro, con un ventilatore di raffreddamento . Poi è stato costruito un "ricevitore di energia gravitazionale", installato di fronte al cruscotto.
Il convertitore conteneva 12 tubi di rame, da cui partiva un'antenna lunga 1.8 metri che prendeva energia dall'antenna principale istallata sul laboratorio di Tesla, accanto alle cascate del Niagara. Tesla era fermamente convinto, e lo dimostrò, che l'Energia poteva essere trasferita attraverso l'etere, che rappresenta così il canale ideale per alimentare a lunga distanza mezzi di trasporto e di comunicazione.
La Tesla Motors non ha certo negato la paternità di tale scoperta a Tesla, facendone più che altro un omaggio allo scienziato più grande degli ultimi secoli dell'uomo, in occasione dei 150 anni dalla sua nascita. Ciò dimostra e lascia intendere che gli Illuminati di allora e i fautori del "free web" di oggi, ci hanno nascosto per più di settant'anni una verità, una conoscenza che ci appartiene in quanto Tesla non cedette mai le sue invenzioni a dei privati, è derubato per la loro profonda avidità e egoismo. Teniamo inoltre a ribadire e a sottolineare il fatto che tale evento è stato nascosto e occultato dai media, dalla stessa rete di Internet che hanno lasciato la ricerca delle informazioni soprattutto agli utenti più esperti. Allo stesso modo è stato dimenticato dalle testate dell'Europa l'anniversario della sua nascita, e il fatto che l'Unesco ha indetto il 2006 come anno di Nikola Tesla.
La Teslacar è entrata nel nostro futuro, e a finanziarla, a costruirla sono stati gli stessi che intendono tenere le briglie del controllo delle informazioni, con internet e con i sistemi di comunicazione integrata, ossia i prossimi Palm : dalla nostra dipendenza più assoluta verso le tecnologie darà vita al loro potere più subdolo che possa esistere, perché è invisibile.

21 luglio 2006

Incontro a Roma per un sostegno alle vittime del Vicino Oriente

Dalle 18 alle 22,30 del prossimo venerdì 28 luglio a Roma, presso la sala Capranichetta di Piazza Montecitorio, il quotidiano Rinascita propone un incontro di solidarietà ai popoli del Vicino Oriente – di Palestina, Libano, Iraq, Siria e Iran – oggetto di violente aggressioni e pressioni da parte del blocco atlantico anglo-americano e del suo gendarme regionale israeliano.

Un incontro assolutamente libero da interferenze di partito e aperto a chiunque voglia manifestare, senza simboli di parte ma soltanto con le bandiere delle Nazioni aggredite, il proprio sostegno alle vittime non soltanto di una feroce ed unilaterale pulizia etnica ma anche del pavido e complice silenzio dei media embedded sudditi del pensiero unico di marca occidentale.

Rinascita
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Il conflitto in Medioriente va verso l'Iran


L'attacco al Libano non è la solita guerra fatta di incursioni ed interventi aerei, porta con sé distruzione e un vero sterminio delle popolazioni civili, e alla sue spalle non esiste un pretesto o una dichiarazione ufficiale. Israele sta bombardando e uccidendo uno Stato perché due soldati sono stati rapiti e uccisi, per cui siamo stati fortunati a non subire una guerra in casa dopo il rapimento di Aldo Moro.
Dietro questa guerra c'è tutta la comunità internazionale che si allea e si scontra allo stesso momento contro i due belligeranti, ci sono grossi interessi in ballo e il destino di un'intera economia globale. Questa non è una guerra come tutte le altre, è pericolosa perché non sappiamo che tipo di scenari apra, sappiamo solo gli eventi che ci hanno portati all'attuale situazione: sicuramente i presupposti ci inducono a trarre catastrofiche conclusioni.

Mentre i politici europei, con l'Italia schierata in prima linea, hanno deciso di inviare un esercito qualsiasi, l'America sta giocando una grandissima partita che decreterà la sua sopravvivenza. Attualmente grazie alle nostre "antenne", di cui siamo orgogliosi e fieri, possiamo confermarvi che ai confini con l'Iran vi è un dislocamento di contingenti armati non ancora identificati, che si stanno preparando ad un'incursione dando inizio ai primi scontri. Una flotta di portarei si sta invece disponendo dal Mar Rosso sino al Mediterraneo, circondando tutta la zona mediorientale di influenza. La guerra di sta dunque spostando verso l'Iran, probabilmente perchè gli Stati Uniti non permetteranno che Russia e Europa prendano il controllo della regione, e così accelerino il ineluttabile declino economico.Vuole necessariamente bombardare, perché dal suo intervento militare dipende la salvezza della sua economia più che della sua posizione di potere nell'equilibrio mondiale. La situazione economico-finanziaria statunitense è vicina al collasso, in quanto stanno giungendo dalle agenzie statistiche i primi dati trimestrali sulla produzione che indicano in maniera inequivocabile che è la recessione è in atto. Il dollaro continua ad essere svalutato, con rialzi continui e costanti del tasso di interesse che si susseguiranno sino alla fine dell'anno. Le borse ormai si tengono in piedi solo grazie alle parole di Bernanke, ma è surreale pensare che i grandi investitori, gli hedge founds o gli analisti, anche i più disattenti, credano a questo ottimismo: il sistema borsistico è sicuramente falsato e viziato dalla disinformarzione e dalle operazioni di insider trading. La bolla immobiliare sta cominciando a dare i primi segni di cedimento, e se scoppierà la deflazione, sarà accompagnata sicuramente da un'alta inflazione nel settore reale, provacando il fallimento di imprese e l'innalzamento del tasso di povertà già molto alto. È la fine di un'economia globale, che non è fondata su alcun controvalore, e anche se lo fosse, non vi sarebbe abbastanza denaro per pagare il debito pubblico e garantire la moneta in circolazione.
Lo stato attuale della situazione è chiaro ai partner commerciali e politici dell'America: è chiaro all'Iran che ha pubblicizzato la creazione di una borsa per petrodollaro per scatenare il panico, lo sa l'Arabia Saudita, il Kuwait e la Siria che hanno diversificato le divise valutarie. Lo sa anche la Russia che ha chiesto per la sua collaborazione l'ingresso nel WTO e uno stabile e incondizionato appoggio all'interno del G-8. L'America in questa situazione poteva scegliere di tornare sui propri passi, risedendosi ad una tavola rotonda per ritrattare i patti di Bretton Woods, cosa che non è avvenuta né certo avverrà, o di bombardare e preparare l'incursione verso i paesi strategici, quelli che sono adiacenti ai veri obiettivi da colpire. Ha deciso per la guerra, cosicché quello che era un conflitto tra due paesi in lotta da una vita, è divenuta una gara a chi prima si insedia, una competizione contro l'Onu e l'Unione Europa. Quest'ultima infatti è già pronta a prendere possesso della posizione di dominio che la valuta forte le conferisce, sostenuta anche dalla politica dei trattati e delle aree di libero scambio divenute l'avamposto della democrazia. L'America è definitivamente crollata e probabilmente la discussione si solleverà all'interno dello Stato stesso, ma troverà una soluzione all'estero.

Uno degli elementi che fa riflettere sulla natura di questa guerra è il modo in cui Israele sta lanciando le sue bombe, allo scopo di creare un campo aperto: ne sta lanciando in quantità industriale, forse per svuotare i capannoni americani; e infatti basti pensare che in Iraq ne sono state sganciate 150 mila in un mese e la maggior parte era anche senza il detonatore. Poi c'è la Russia, che ha sta attuando lo stesso gioco fatto anni addietro nei Balcani: non è mai stata chiara la sua politica estera e nè in favore di chi si fosse schierata. Il suo atteggiamento è sempre stato ambiguo nei confronti dei Serbi e ora la storia si ripete con l'Iran, perché da un momento all'altro è passata da una posizione di appoggio incondizionato, all'approvazione per un'eventuale azione militare punitiva. Il fatto che l'America stia appoggiando la Russia sul campo delle strategie di politica economica, dovrebbe riportare la mente alla caduta del Muro di Berlino, a Gorbaciov: allora come oggi, i Banchieri vogliono stringere il cappio fin quanto è possibile. La guerra non conviene a nessuno farla e i giganti tra di loro non si combatteranno mai.
Allo stesso modo, il comportamento degli Hezbollah, finanziati e forniti di missili "katiusha", ha favorito, senza saperlo, l'America, mentre alla Siria non le è restato altro che dare il suo appoggio per continuare a disinformare. Questo gruppo è comunque molto strano, ed evidentemente è stato manovrato per poi essere intrappolato nella morsa di due lobbies che si scontrano, confrontandosi su una polveriera pronta a scoppiare da un momento all'altro. Intanto il Vaticano non vuole rinunciare ad quella posizione di potere acquisisto, e fa il doppio gioco nei confronti di questi due popoli che si dissanguano a vicenda. Colpendo Israele la zona cristiana, ha voluto far intendere al Vaticano che deve decidere da che parte stare una volta per tutte.

Oggi, a causa di questa guerra, vi è il rischio che le popolazioni musulmane insediatesi nei vari Stati europei, si rivoltino contro di colpo, aizzati dall'odio razzista e antisemita. Se ciò accadrà, l'islamizzazione dei popoli europei sarà inevitabile e l'intera umanità sarà totalmente in crisi, cadrà nel caos, perchè avremo un nemico in casa, e le rivolte nelle banlieux rappresentano infatti un primo segnale d'allarme. Alla fine, a risolvere la grande crisi internazionale, sarà probabilmente la Nato, che crocefiggerà l'ONU, la quale intanto sta diventando sempre più impotente, ma, d'altronde, ovunque i caschi blu siano andati nulla di buono è stato costruito per il presente e il futuro dei popoli. L'Onu senz'altro invierà un contingente in Medioriente senza che abbia ottenuto da parte degli Stati una risoluzione che ne legittimi l'intervento. Già il definire l'operazione come una "forza di contrapposizione" fa ben capire che in questa guerra non vi sono regole, nè moderatori. Abbiamo avuto guerre dittatoriali, umanitarie, ma mai "di contrapposizione", e se Annan ha utilizzato questo termine, vuol dire che sta forzando gli eventi per giungere subito ad una soluzione. In realtà Annan ora protegge la sua vita e la sua carriera, perché si è esposto troppo con l'affare "Oil for food" ed è ormai talmente coinvolto in un circolo vizioso di tangenti e scandali internazionali, che non gli resta altro che continuare a proteggere questo sistema.
E mentre tutti noi ora guardiamo la guerra, Vodafone, Microsoft, Google, Skype e Paypal stanno brindando il lancio della Tesla car, sulla quale è stato mantenuto il massimo riserbo, con un'eclatante sceneggiatura visibile solo ai navigatori internet più esperti. Tale evento è stato deliberatamente occultato al grande pubblico e per tale motivo la Etleboro è fiera di aver diffuso la notizia in maniera anticipata rispetto ai canali ufficiali.
Sono loro i nuovi padroni del globo, mentre la vera guerra è quella dell'inflazione, della disoccupazione e del sabotaggio, che porta disordini e malcontenti sociali. Il vero potere non è più nel petrolio, nel gas, ma è nelle informazioni, nei database: ormai ci daranno un telefono dal quale controlleranno e registreranno ogni istante della nostra vita. Tutto questo è stato possibile grazie a Nikola Tesla che ha regalato le sue scoperte all'umanità, e quando si rifiutò di consegnare al suo finanziatore, J.P. Morgan, altre invenzioni, all'incirca 12 altri progetti, gli chiese di divenire socio e in contropartita sposare sua figlia. Tesla rifiutò e rimase per il resto dei suoi giorni in compagnia dei suoi piccioni, divenuti i suoi unici amici.

Ora tutti si sono accordati, Russia e America, Europa e Cina, mentre i nostri politici obbediscono alle decisioni prese dall'alto come dei vermi e dei parassiti. Tutto ciò è reso possibile proprio dal sistema Gerarchico che distrugge ogni cosa, rende facilmente raggiungibile i più alti poteri e da lì poi il controllo diviene agevole. Ciò di cui noi abbiamo bisogno è un sistema distributivo, una Tela che restituisca a ciascun componente il potere di autogovernarsi e governare allo stesso tempo la collettività. Al queda, infatti, significa "la base dei dati", è una rete distributiva, composta da varie cellule che si intersecano in un sistema di telematizzazione: in realtà noi da sempre stiamo cercando un Sig internet.

20 luglio 2006

Alitalia: liberalizzazione o concentrazione?


In occasione del salone internazionale di Farnborough, che ha riunito i vertici delle più grandi società operanti nel settore aeronautico e aerospaziale, viene rimesso in discussione il ruolo dei gruppi italiani nel grande risiko della spartizione del mercato. Torna a far parlare di sé l'Alitalia che, dopo le varie ipotesi che si sono alternate in questi giorni in Parlamento, è stata definitivamente consegnata alle strategie di privatizzazione. Il ministro dei Trasporti ha reso ormai ufficiale l'intenzione di dismettere la partecipazione di maggioranza del 49,9% appartenente al Tesoro dello Stato, in blocco ad un unico grande operatore. Air France-Klm è sicuramente una delle più importanti controparti in lizza, dato che Alitalia già far parte dell'Alliace Sky-Team, assieme a Delta Air Lines, Aeroméxico, Korean Air, Czech Airlines,Northwest Airlines, Aeroflot, and Continental Airlines.

Sebbene l'accorpamento necessiti ancora degli idonei tempi burocratici e che non sia stato ancora stabilito chi comprerà Alitalia, la decisione di privatizzare sembra ormai matura e inamovibile. Il dissesto economico è stato una conseguenza di una serie di elementi che non sono certo da imputare all'11 settembre, ma alla malagestione, all'indifferenza verso gli investimenti e l'ammodernamento della flotta, e poi anche all'opera dei sindacati che hanno creato una profonda spaccatura tra i dipendenti e la dirigenza. Per ridurre le perdite la dirigenza ha deciso di cominciare a sfoltire il patrimonio in cerca di plusvalenze, cominciando prima di ogni cosa dai terreni aeroportuali, in particolari quelli adiacenti di Roma-fiumicino alla società Aeroporti di Roma. A questo va aggiunto anche l'opera di boicotaggio nei confronti della compagnia italiana, che vedendosi negare in un primo momento le tratte aeree per la Sardegna, è dovuta scendere a patti con Meridiana per non perdere del tutto la sua presenza in una regione italiana.
L'andamento positivo degli incassi dei voli per passeggeri e delle attività dei cargo, cresciute rispettivamente del 2,9% e del 6%, non fa tuttavia recuperare molto in borsa, né sembra risentire della ricapitalizzazione di 1,8 miliardi di euro: Alitalia continua ad essere l'unica compagnia aerea europea a subire tale grave dissesto senza che sia stato trovato una plausibile causa oltre alla gestione della compagnia da parte dello Stato.

Quotazione Alitalia dal luglio 2001 a luglio 2006


La crisi finanziaria è stata così promossa a pretesto per cessione della partecipazione, resa ormai obbligatoria dalle molteplici pressioni provenienti dalla comunità europea che sta spingendo per la totale liberalizzazione dei mercati, senza alcun condizionamento da parte dello Stato. Sulla base di tale motivazione il Commissario Europeo per la concorrenza ha deciso di Commissionare l'Italia presso la Corte di Giustizia per via della legge della Golden Share, che attribuisce un diritto di gradimento, ossia un potere di veto, nelle decisioni di trasferimento delle azioni di un'impresa partecipata dal Tesoro ad un privato estero. La Corte di Giustizia preme dunque per l'eliminazione di tale clausola di riserva, utilizzata dallo Stato per mantenere comunque un controllo sull'italianità della società "statale", che è ritenuta lesiva della libertà di stabilimento all'interno del mercato comune europeo. Questa presa di posizione della Comunità Europea, va considerata come un evento storico che segna l'inizio delle politiche di liberalizzazione per promuovere la libera concorrenza in un libero mercato, e delle decisioni di smembramento del patrimonio statale considerato ormai un "peso" che può portare un utile solo con la sua cessione, appunto per abbattere il debito pubblico. Tale monito ha solo portato alla svendita delle risorse nazionali, senza garantire un effettivo beneficio in quanto "patologicamente" il debito pubblico di rigenera ogni 5 anni, a causa della ricapitalizzazione degli interessi sui prestiti con ammortamento accelerato.

Struttura di una multinazionale

La decisione della dismissione di Alitalia giunge in occasione della tornata di privatizzazioni ora in atto, accanto alla vendita di Autostrade, alla joint-venture Eni-Gazprom che necessita della cessione di Snam e Finam, alla proposta di spaccatura di Trenitalia e Rete ferroviaria europea.Sulla linea di pensiero del Decreto Bersani dell'Energia, l'obiettivo è quello di smantellare la struttura della corporate governance delle ferrovie con una netta separazione tra infrastrutture e mezzi, per dare "flessibilità" al mercato, e per consentire, ovviamente, l'ingresso di nuove controparti che possono maggiormente competere su un mercato liberato dal monopolio di un unico gestore, tra l'altro statale. La situazione finanziaria di Trenitalia va monitorata perché probabilmente sarà il prossimo obiettivo dato che si presentano già tutti i sintomi: dissesto economico, causato in parte dall'interruzione dei trasferimenti da parte del Tesoro, riduzione degli investimenti, che privilegiano il brand Eurostar e la linea dell'alta velocità e non la flotta dei treni locali, e infine, spinta liberista, la più pericolosa. Inoltre, ciò che è accaduto per Autostrade Spa, si profila anche nella prospettiva di lungo termine dell'Enel, forse proprio grazie al lancio di una OPA da parte del Governo che a quel punto potrebbe essere sicuramente colta da investitori esteri. La delocalizzazione di per sé viene valutata con grande ottimismo perché, secondo i nostri analisti ed esperti dei comitati per la redazione delle leggi, rende le imprese efficienti. Con un'ottica diversa diremmo che le rende meno controllabili, smaterializzate in un continuo susseguirsi di scatole cinesi: è possibile controllare ad esempio le società quotate, ma è più difficile farlo per le capogruppo che sono s.r.l. o holding residenti all'estero, i cui azionisti spesso non sono i veri proprietari che, per in qualità di interposta persona, gestiscono e coprono i movimenti azionari. Quanto più si delocalizza in vari Stati, tanto più le tracce si smarriscono, ben sapendo che non esistono convenzioni internazionali che possano consentire allo Stato di chiedere rogatorie triangolari o incrociate su molti paesi. Il governo perde poi il controllo sulle politiche di marketing e di produzione, e se prima poteva correggere delle distorsioni, ora le anomalie neanche sono più notate.

In nome del liberismo si spinge oggi verso il frazionamento delle grandi società in tanti rami d'aziende per consentire l'ingresso dei concorrenti, e allo stesso tempo si decide per le fusioni e i grandi accorpamenti che rendono le imprese grandi, forti e competitive. In questo caso non sono definite monopoliste dall'Autority, perché è essa stessa ad autorizzare la fusione e le joint-venture che nascondono le acquisizioni.
Il settore delle infrastrutture sta vivendo ora questa forte contraddizione nei termini, e sembra quasi che siano decisioni che seguano il buono e il cattivo tempo, lasciando credere che sia l'"interesse nazionale" o "del consumatore" a dettarne l'esigenza. In realtà tutto segue un filo conduttore, che porta al controllo, in un modo o nell'altro, con concentrazioni o liberalizzazioni, delle società operanti nel settore dei trasporti, dell'energia o della telecomunicazioni. Questi sono i vettori strategici per la distribuzione delle risorse e della ricchezza tra gli Stati.

19 luglio 2006

I piani dell'Europa per il Medioriente

La crisi israelo-libanese comincia ad assumere i tratti di una vera guerra pilotata e strumentalizzata dalle potenze occidentali. Il modus operandi, l'atteggiamento dei media e della stessa comunità internazionale sono gli stessi del conflitto balcanico e della guerra nel Golfo, e probabilmente avrà anche lo stesso impatto sulla politica economica e energetica mondiale.
Dinanzi ad un conflitto apparentemente senza senso, né motivazione alcuna, gli Stati dell'ONU premono per l'invio di un contingente di pace, mentre l' ''Unione Europa ripropone il progetto Euromed, al fine di accelerare le trattative per la creazione di un'area di libero scambio nel Mediterraneo. Nato con la Dichiarazione di Barcellona nel 1995, Euromed si propone la realizzazione di una politica di liberalizzazione degli scambi con i paesi del Mediterraneo Meridionale: Algeria, Cipro, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Malta, Marocco, le Autorità della Palestina, Siria, Tunisia e Turchia. Il suo obiettivo dunque è la "realizzazione rapida" della "roadmap" EU e Onu, o ancora di un'integrazione regionale che vuole essere soprattutto commerciale, per poi estendersi al campo economico e energetico, con i paesi dell'Africa Settentrionale, ora maggiori esportatori di idrocarburi nel mediterraneo, e del Medioriente.
Per far questo l'Ecofin si fa promotrice della creazione di una Banca Euromediterranea a capitale privato e pubblico, per poter finanziare le infrastrutture che porteranno allo scambio tra quest'area geopolitica con l'Europa Continentale, passando attraverso l'Italia e i Balcani, interfaccia per eccellenza del Mare Nostrum. Il ruolo centrale dell'Italia è stato infatti confermato, oltre da un'elevata percentuale di interscambi con i paesi dell'Euromed - il 20% rappresenta la percentuale più alta in Europa - dagli incontri tenuti a Milano tra imprenditori e Banche che hanno confermato l'intenzione ad un ravvicinamento con Medioriente e Africa del nord. Unicredit e San Paolo sono disponibili a finanziare il progetto, augurandosi, come la stessa Bonino ha confermato, che presto la Banca Euromediterranea passi ad essere controllata interamente da privati, accanto poi ad iniziative, come quelle della Camera di Commercio di Milano, di creare fondi misti per finanziare grandi infrastrutture per l'energia.
La costruzione di gasdotti, rigassificatori, collegati a centrali termoelettriche a ciclo combinato sono le principali infrastrutture su cui si intende puntare ora che il gas naturale rappresenta la fonte di energia strategica in questa particolare congiuntura di transizione.
Da un sistema economico basato sul petrolio, si sta passando ad uno centrato sul gas che costituisce ora la risorsa scarsa più duttile anche se non rappresenta il futuro, bensì uno strumento per controllare delle regioni geopolitiche in un determinato arco di anni, fermo restando che una nuova fonte di energia rimetterà di nuovo in discussione l'ordine che ora si sta creando.

Rete di gasdotti della Gazprom in Europa

Chi detiene il controllo della reti e delle strutture di distribuzione, oltre che di quelle di estrazione, è la Russia che sta prepotentemente entrando nel mercato Ucraino, nonostante le lunghe e vane resistenze al sabotaggio russo nell'erogazione del gas, e in quello italiano, dopo aver invaso i Balcani, che si oppone, ma sicuramente non per molto, con il Kossovo per la costruzione di un gasdotto che colleghi il Mar Caspio all'Adriatico. Per quanto riguarda l'Italia non può parlarsi di opposizione o resistenza, come è avvenuto persino in Gran Bretagna, in quanto l'ingresso di Gazprom è stato predisposto dal Decreto Bersani ( n.5/2006 ), incentivato da Di Pietro che vigila affinchè l'Eni dismetta la proprietà di Snam e Finam, e firmato da Prodi con i suoi entusiasti accordi con Putin di collaborazione con Eni, nonostante le legittime perplessità di Scaroni. La liberalizzazione del mercato energetico è stato chiesto dall'Autority e dalle Associazioni di consumatori, i quali non interverranno certo accanto alle comunità locali che dovranno accogliere in silenzio i gassificatori o le centrali Turbogas. La stessa legge di riforma costituzionale, poi bocciata, pretendeva di sottrarre alle regioni la potestà di decisione delle politiche di infrastrutture di trasporti ed energia. Tale potere le è stato però negato ancor prima, con la riforma federale del 2001 e il grande segnale dato con l'arresto di Cuffaro. Il presidente della regione Sicilia, prima di essere stato arrestato per collusione con associazioni mafiose, aveva emanato una legge regionale che imponeva una tassa regionale sul passaggio degli oleodotti sul territorio siciliano: un modo questo, come altri, per poter restituire alla regione un diritto sullo sfruttamento delle proprie terre.
La classe politica ora al governo ha ben studiato tecnicamente ogni mossa, perché ha schierati al suo fianco la massoneria giudiziaria e l'appoggio dei giornali che assecondano le campagne pro liberalizzazione. Le sagge decisioni di Prodi saranno inoltre confermate e sostenute dal superamento della crisi energetica invernale, dato che, in piena estate, il governo russo ha già accennato al problema del freddo in Siberia come causa dell'intaccamento delle riserve di gas dell'Ucraina.
Ora che le risorse sono diventate sempre più scarse e i problemi energetici sempre più incidenti sull'inflazione e le bollette di famiglie e imprese, l'Europa ha un enorme bisogno del gas russo, che sarà presto anche abbondante e sufficiente per tutti con l'inizio dello sfruttamento del giacimento dello Shtokman. L'Euromed rappresenta in tutto questo lo strumento "politico e tecnico" che porterà le risorse dei paesi del mediterraneo e del medioriente in Europa. Lo stato di guerra nel Medioriente diventa il presupposto necessario per consentire l'incursione delle forze di pace che possano così destabilizzare gli attuali governi e governare dall'interno la situazione, e poter più agevolmente impiantare strutture per il trasposto e la trasformazione di petrolio e gas.
La guerra al Libano, è la guerra all'accaparramento dell'acqua, ma è anche la guerra di Gazprom che vuole attraversare quei territori, è la guerra voluta dalle lobbies dell'Unione Europea. Quello che potrebbe sembrare un campo di scontro di due superpotenze, quali la Russia e l'America come negli della Guerra Fredda, è un conflitto voluto da tutti i paesi, dalla Francia, dall'Italia, dalla Germania e dall'Inghilterra. Sia Israele che il Libano avevano chiesto protezione dal reciproco nemico, ma sono stati traditi e ora dietro di loro vi sono allo stesso tempo Stati nemici e Stati amici, che lucreranno sulla guerra per sopravvivere come parassiti.
In tutto questo, l'unico paese ad aver capito il gioco sporco che avrebbero fatto alle spalle dei popoli della Mesopotamia è stato proprio l'Iran, che andando contro ad ogni aspettativa ha deciso di produrre energia nucleare, onde affermare già nel presente una risorsa che gli avrebbe garantito il potere, sperimentando la fusione nucleare mediante la Z-machine e la e-bombe che colpisca le nostre tecnologiche vide.
La Russia, a poche ore dall'attacco di Israele, ritira il proprio supporto in caso di sanzioni per il mancato rispetto della risoluzione contro l'Iran, proprio perché ora come ora, non ha alcun interesse a fare da ago della bilancia per impedire un conflitto nel Medioriente, che potrebbe senz'altro consentirle la realizzazione dei suoi piani.