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31 marzo 2008

Crisi liquidità: incentivato l'investimento in BOT

Dai dati rilevati dalla Banca d'Italia, i risparmiatori italiani stanno nettamente preferendo il mercato di Buoni Ordinari del Tesoro, rispetto a quello azionario e finanziario. È stato infatti rilevato che su un totale di circa 145 miliardi di euro, gli italiani hanno acquistato 77 miliardi di euro di BOT, aumentando del 40% l'investimento in Buoni del Tesoro, dopo aver toccato un minimo di 41 miliardi nel 2005. Dall'analisi di tali stime, è stato rilevato che gli italiani hanno raddoppiato l'impiego dei loro risparmi in buoni di Stato, come non succedeva dagli anni '80, quando venivano garantiti interessi che sfioravano il 20%. Secondo gli esperti tale tendenza è il risultato di una diffusa sensazione di sfiducia nei confronti del mercato finanziario, dopo lo shock dei subprimes, del continuo crollo delle borse valori, e il progressivo avanzare della bolla immobiliare. Infatti i rendimenti garantiti, che non superano il 5%, non spiegano un tale ritorno al "titolo di Stato" come investimento privilegiato, per far fruttare il proprio risparmio. Non vi è alcun dubbio, dunque, che il susseguirsi di continui shock sul mercato azionario abbiano spinto i piccoli investitori a rifugiarsi in quel settore rifugio per eccellenza, considerando che non ci si aspetta certo l'insolvenza dello Stato.

Dati di questo genere sono in ogni caso preoccupanti, in quanto, se da una parte si hanno maggiori entrate per lo Stato - che vede andare a buon fine ogni asta di nuovi titoli di debito - dall'altra provoca una continua distrazione di capitali dalle società e le imprese. Queste infatti subiscono, indirettamente, il panico e la sfiducia globale nei confronti delle azioni, divenute ormai il veicolo di speculazioni e di abusi sul mercato finanziario. Non bisogna inoltre escludere che, cavalcando l'onda della preferenza ad acquistare titoli di Stato, le Banche e gli stessi brokers comincino a proporre ai propri clienti pacchetti di titoli di Stato con grandi margini di utili, probabilmente emessi dal Tesoro del Brasile, dell'Argentina, del Giappone. Occorre tuttavia prestare attenzione a tali investimenti dalle esorbitanti prospettive di guadagno reperibili sulle piazze finanziarie svizzere, lussemburghesi e spesso anche italiane. In tale periodo di elevata volatilità e vulnerabilità dei risparmiatori, in cui il Bot viene definito come investimento sicuro, è molto più facile cadere il truffe e trappole finanziarie. Attualmente, anche le più grandi banche d'affari, come per esempio UBS bank, Citigroup, Jp Morgan e Morgan Stanley, hanno annunciato svalutazioni per miliardi di euro, rispondendo alla crisi finanziaria interna emettendo titoli obbligazionari inseriti soprattutto all'interno di portafogli di risparmio dei fondi sovrani asiatici e di fondi pensione. Ora più che mai, le società di intermediazione cercano di camuffare investimenti rischiosi e non coperti come "fruttuose probabilità di guadagno", sommergendo le piazze finanziarie di titoli dalla provenienza sempre più incerta. Questo perché le linee di credito interne al mercato interbancario diventano sempre più restrittive e di difficile accesso.

È di venerdì infatti l'annuncio della Banca Centrale Europea di lanciare due operazioni a "lungo termine" in maggio ed in giugno, che daranno alle banche l'accesso a prestiti per 50 miliardi di euro nei prossimi tre mesi, per un totale di 150 miliardi di euro. Un provvedimento questo preso dinanzi ad una crisi finanziaria che minaccia sempre più di sabotare l'economia reale e le società industriali, alle quali il mercato finanziario non sta portando più capitali. A livello macroeconomico è stato osservato l'allarmante dato che le grandi imprese ricorrono a "titoli di tesoreria" per finanziarsi, ossia al credito inter-societario. È chiaro che se le imprese non hanno accesso al credito è perché le Banche non hanno denaro, e devono ricorrere alla BCE, che, in casi così estremi, ha deciso per un provvedimento così radicale. A mettere ancora più a rischio il mercato finanziario, è la grande instabilità dei fondi pensione, una delle ultime frontiere del "risparmio sicuro" e della "fonte finanziaria a cui accedere", mettendo in pericolo tutto il sistema delle pensioni per capitalizzazione. Qualora dovessero cedere i fondi pensione, assisteremmo ad un cataclisma finanziario con una dimensione umana drammatica, che toccherà oltre gli Stati Uniti, anche l'Europa, che spesso gode di tali capitali. Dinanzi a tale scenario, molti già stanno prendendo i dovuti provvedimenti, cercando di mettere al sicuro i propri investimenti. È ciò che hanno fatto i grandi fondi privati, ed è ciò che cercano di fare anche i piccoli risparmiatori, che ricorrono al titolo di fiducia dei Buoni del Tesoro, sempre che non diventino la giusta preda di chi cerca di intercettare tale flusso di danaro.

28 marzo 2008

I grandi business del Pentagono


Scoppia negli Stati Uniti il caso del contractor del Pentagono da 300 milioni di dollari che ha organizzato un'operazione su scala internazionale di riciclaggio di armi. Il New York Times pubblica il suo grande reportage del traffico d'armi dall'Albania all'Afghanistan, ma si guarda bene dal coinvolgere in maniera diretta il Pentagono o il Governo degli Stati Uniti. Intanto continua il giallo sull'organizzazione dell'operazione di riciclaggio di armi. Pubblichiamo qui le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche delle conversazioni avvenute tra Efraim Diveroli, che si presenta come Presidente della AYE INC. - contractor del Pentagono per il commercio di armi - e Kosta Trebicka, proprietario della società albanese XHOI, che opera nel settore dell'imballaggio.

Il New York Times ha finalmente pubblicato il servizio sul traffico di armi che giunge in Afghanistan dopo aver attraversato i Balcani e l'Europa Orientale, con l'Albania a fare da centro nevralgico (Supplier Under Scrutiny on Arms for Afghans) . Come anticipato dalla nostra redazione più volte, citando le parole del Premier Berisha dinanzi al Parlamento a pochi giorni dalla strage di Gerdec, il quotidiano americano preparava da tempo un reportage sulla connessione dell'Albania ad un traffico di armi internazionali, sottolineando che dietro una fantomatica società della Florida, vi era il Ministero della Difesa Statunitense. Non appena il servizio viene pubblicato, tutti i media statunitensi lo rilanciano, e si preparano, come ha fatto per esempio il Financial Times, a pubblicare altri reportage sul caso delle "munizioni albanesi", sino a creare un'onda mediatica contro il Governo e le mafie albanesi.

Come da copione, infatti, il Pentagono decide di sospendere l'esecuzione del contratto a nome della AYE Inc. perché soggetta ad un'investigazione criminale, che ha smascherato una società costituita da poco più 8 persone e gestita da un ragazzo di 22 anni. Il Pentagono invalida il contratto perché la AEY sembra abbia venduto munizioni "made in Cina", contravvenendo al dettato del contratto secondo cui il governo non può comprare direttamente o indirettamente munizioni da una società militare cinese, o da alcuna entità che è parte dell'industria di difesa della Cina. Secondo le fonti, la Difesa statunitense non aveva chiesto ancora la sospensione perché aspettava la conclusione delle ispezioni, ma divenuto l'affare di dominio pubblico, occorreva ricorrere alla sospensione immediata.
Allo stesso modo, il contratto viene invalidato anche nei confronti del Governo albanese, perché ha violato le clausole stabilite. Tirana, dal canto suo si difende affermando che la spedizione delle munizioni era stata precedentemente certificata dall'Ambasciata Statunitense a Tirana. Così, scoperta la truffa cadono le pedine più scoperte per coprire i veri organizzatori della complessa operazione di riciclaggio di armi.

Infatti, ciò che non viene ben messo in evidenza dal reportage, miope e dalla ristretta visuale, che lo scandalo delle munizioni dell'Albania non si riduce a due o tre società private, dalla struttura quasi inesistente, con due o tre sedicenti rappresentanti. Il New York Times si guarda bene dal coinvolgere in maniera diretta il Pentagono o il Governo degli Stati Uniti come responsabili dell'appalto e della commercializzazione delle munizioni, considerando che, al di là di ogni particolare intreccio politico, il Ministero della Difesa degli Stati Uniti ha concesso un contratto ad una società amministrata da un certo Efraim Diveroli, che risulta essere un ragazzo di 22 anni che fa il massaggiatore. A questo occorre aggiungere che la AEY INC. , posseduta dall'israeliano Heinrich Thomet, è in qualche modo collegata alla società di Cipro, la Edvin Ltd. , sulla quale si è scatenato un vero e proprio giallo in seno al Governo albanese.
Tirana ha infatti sottolineato più volte che fu la società americana a chiedere l'intermediazione della ditta di Cipro, seppure le intercettazioni sembrano incolpare la Meico, che, per volere del direttore Yili Pinari, esclude la partecipazione all'affare della società albanese XHOI di Kosta Trebicka per inserire la Edvin Ltd. che viene rappresentata a Tirana da un certo Herni Tomei. Henri Tomei è un cittadino svizzero, indagato per traffico d`armi a livello internazionale, e possiede varie società che trafficano armi, come la la “Brugger & Thomet AG” e la “BT International Ltd”. Questo personaggio svizzero, individuato anche dal New York Times, nell'ambiente è conosciuto da sui partner in affari anche come Heinrich Thomet, che risulta essere azionista di maggioranza anche della “Brugger & Thomet AG” e della “BT International Ltd”. Se questo dettaglio è vero, allora il cerchio si chiude, e possiamo senza dubbio affermare che il Governo di Tirana è stato manipolato in qualche modo da una rete di personaggi ambigui che dicevano di operare per il Governo Americano, per fantomatiche società svizzere, e quant'altro.

Pubblichiamo dunque le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche delle conversazioni avvenute tra Efraim Diveroli, che si presenta come Presidente della AYE INC. - contractor del Pentagono per il commercio di armi - e Kosta Trebicka, proprietario della società albanese XHOI, che opera nel settore dell'imballaggio. Nel corso delle conversazioni, Diveroli spiega chiaramente che Ylli Pinari, direttore della Meico, vuole escludere dall'affare, la Xhoi di Trebicka, per inserire la società di "Henri".

AUDIO : Intercettazione n.1 Trebicka-Diveroli
TREBICKA: Cosa succede con il tuo amico Pinari?
DIVEROLI: Non so, me lo puoi dire tu. Hai fatto qualche accordo con lui per le casse?
TREBICKA: Non voglio fare accordi con lui, tu lo sai che è spazzatura. Me l`hai detto tu, prima, che lui e` un uomo della mafia, o no?
DIVEROLI: Penso che lo sia, penso che e` della mafia o la mafia lo sta controllando. In tutti e due i casi lui e` un problema. Il problema è che io non ho scelta. Devo fare un accordo con lui. Il Governo Americano aspetta i prodotti. Non ho nessuna decisione da prendere. Sei tu che devi prendere una decisione.
TREBICKA: Tu vuoi...io posso dimenticare i miei soldi, quelli che ho investito lì... non ho nessun problema... non posso combattere con questo governo, non posso combattere con Pinari. Certamente ora è nelle tue mani, non nelle mie. Se Pinari vuole continuare a giocare con te, se lui metterà la gente della mafia...

AUDIO : Intercettazione n.2 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: Che succede con tutto quest`affare di merda qui...(parte indecifrabile di discorso su Pinari). Okey, l`azienda che sta preparando le casse potrebbe voler comprare il tuo materiale di imballaggio.
TREBICKA: Okey, molto bene, molto bene.
DIVEROLI: Io romperò l`accordo, quel che non va bene per te, non va bene neanche per me.
TREBICKA: Quale società c'è ancora? Quella di Delijorgji, di Mihal Delijorgji? E questa la compagnia?
DIVEROLI: Non ho nessuna idea. Noi stiamo aspettando che Pinari ci dia i dettagli della società. Io rimanderò questa vendita così importante, la rimando fin quando non prendi i tuo materiale...

AUDIO : Intercettazione n.3 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: (Discorso non ben decifrabile, facendo riferimento ai soldi che Trebiska deve a Diveroli per un carico di merce che deve partire, si tratta di una cifra di 2.5 milioni di dollari) Io sono al 100% con te. Non ti ho escluso io da quell'affare. Lo capisci? Non c'entro con questo. Anche se Pinari me l`ha chiesto, e lui mi sta obbligando a farlo, io non l`ho mai appoggiata questa decisione. Sono molto, molto seccato. Sono molto preoccupato.
TREBICKA: Lui sta ancora lavorando con Henri Tomei?
DIVEROLI: Penso che stia lavorando ancora con Henri. Io sto lavorando ancora con Henri. Devo lavorare con Henri, sto lavorando con Henri.

AUDIO : Intercettazione n.4 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: C`e` una cosa che deve capire Pinari: io non sono amico di Henri... non posso fare un commercio di scimmie con la mafia e Delijorgji e con tutta quella gente di merda in Albania. Io sono un'azienda diretta, io lavoro per il governo, tutti mi stanno osservando. Pinari vuole persone come Henri in mezzo che si “occupano” di lui e della sua gente, ma questo non è affar mio. Io non ne voglio sapere di questa storia. Io voglio parlare solo del business legale. Questa è la mia impressione sulla situazione. Questa è una mia idea, una mia opinione.
DIVEROLI: Come stanno le cose per te per il momento?
TREBICKA: Le cose sono okey, sono tranquillo, hai capito? Sto lavorando bene, ho altri business di cui occuparmi e il mio business quotidiano e` okey, non ho problemi.

AUDIO : Intercettazione n.5 Trebicka-Diveroli
TREBICKA: (Alcune frammenti di discorso sulla visita del Presidente Bush in Albania) Pinari è un bene per lui, per il vostro Presidente. Alex è felice. Lui mi ha detto che Pinari dirà a te per il volo di mercoledì, se si farà o meno. È nelle tue mani, lo sai. Io posso aiutarti se vieni incontro a qualche altro problema. Mi dici e ti aiuterò, ma penso che con Pinari, con la sua gente di mafia, Delijorgji e Henri, sarà più difficile per te continuare ad andare avanti, perchè loro ti daranno tanti problemi. Ma tieni presente che, qualsiasi cosa accada, in qualsiasi momento che ne avrai bisogno, fammi una telefonata. Ci sono tante possibilità che io venga chiamato a Washington D.C dalla gente della CIA e dai miei amici lì. Tra due settimane verrò in Florida per incontrarmi con te e discutiamo sugli altri accordi.
DIVEROLI: Mi piace. La facciamo questa cosa.

AUDIO : Intercettazione n.6 Trebicka-Diveroli
TREBICKA: Per il momento ho un ottimo accordo in Serbia per il quale posso avere bisogno di un po' di finanziamenti per ...
DIVEROLI: Ho un'idea, forse puoi finire l`imballaggio delle munizioni martedì. Per esempio puoi finire l`inscatolamento di due milioni e mezzo che mi devi.
TREBICKA: Si. Si
DIVEROLI: Pinari e Delijorgji vedranno il tuo lavoro che si sta muovendo tranquillamente e non vorranno bloccarlo. Così vorranno comprare materiale da te. Perchè non hanno motivo di spostare ciò che sta lì attualmente. Non hanno motivo di girarci attorno, viaggiare in Macedonia, e girare ancora. Possono dare a te i soldi. Forse questa e` una buona idea, credo. Pensi che Pinari lo farà questo lavoro?
TREBICKA: Io posso farlo, posso continuare il lavoro.

AUDIO : Intercettazione n.7 Trebicka-Diveroli
TREBICKA: Ho trovato dei buoni partner e penso che posso continuare l`affare. Non lo so se va bene per Pinari, Delijorgji e la loro gente di mafia, se vogliono lavorare ancora con me. Ma per me va bene, non ne voglio parlare. Non aprirò bocca, faro tutto quello che mi dici di fare.
DIVEROLI: Capisco, ma ti dico che : io difendo te, e tu difendi le mie cose. Lasciami parlare con Pinari. Pinari sa cosa fare con l`imballaggio. Perchè lui si sta allontanando da te, dalla posizione che hai. Se lui non colma questa divisione nel modo giusto, ci sarà una montagna di guai per tutti. Così lui si può innervosire per Delijorgji, che non può saper fare il suo lavoro, comunque. Questa è l'occasione migliore, questo è il mio sogno.

AUDIO : Intercettazione n.8 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: Noi dobbiamo rimandare la vendita del materiale, così almeno tu non sarai esposto e io non sono esposto. Giusto, o no?
TREBICKA: Hai ragione. Hai ragione al 100%.
DIVEROLI: Adesso c'è l`opzione A e l`opzione B. Noi andremo su una di esse, ma semplicemente non siamo sicuri su quale. Perchè non provi ora a baciare ancora una volta il culo di Pinari. Prendi il telefono, pregalo, bacialo, qualsiasi cosa. Mandagli una delle tue prostitute, che lo fa felice. Forse ti dà una chance di fare il lavoro. No?
TREBICKA: Ok, ok.
DIVEROLI: Forse lui non è organizzato, forse si innervosisce. “Beh, tu lo sai che se non faccio il lavoro, allora perdo il business di munizioni”. (Immagina cosa dovrebbe dire Trebicka) Forse diventerà nervoso e noi possiamo giocare con la sua paura. “Pinari, dai allora. Dammi un' altra possibilità”. (Continua a suggerire a Trebicka) Dagli un po' di soldi, dagli qualcosa per le sue tasche. Non prenderà molto. Prenderà solo 20 mila dollari da te...

AUDIO : Intercettazione n.9 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: Non posso vivere con questa. Mi capisci?
TREBICKA: Si ti capisco.
Diveroli: Fammi sapere domani. Parliamo questa sera o domani e decidiamo se scegliere la variante A o B? Parlo con Pinari, tu parli con Pinari e prendiamo una decisione. Poi passiamo ad un altro accordo. Hai qualche altra soluzione?

AUDIO : Intercettazione n.10 Trebicka-Diveroli
DIVEROLI: Di più, di più. La questione è andata più in alto del Primo Ministro e di suo figlio. Questo e`... questa mafia e` troppo forte per me. Non la posso combattere questa mafia. E` diventata troppo grande. Gli animali sono appena usciti fuori dal controllo. Troppi giocatori...

27 marzo 2008

Ecco come il Pentagono fa business

Pubblichiamo le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche delle conversazioni avvenute tra Efraim Diveroli, che si presenta come Presidente della AYE INC. - contractor del Pentagono per il commercio di armi - e Kosta Trebicka, proprietario della società albanese XHOI, che opera nel settore dell'imballaggio. Nel corso delle trattative tra l'americana AYE e la società di Stato albanese MEICO, si introduce un nuovo partner che cerca di entrare nell'affare, la Xhoi di Trebicka che prende contatti con Ylli Pinari, direttore della Meico.

AUDIO : Intercettazione n.1 Trebicka-Diveroli

TREBICKA: Cosa succede con il tuo amico Pinari?
DIVEROLI: Non so, me lo puoi dire tu. Hai fatto qualche accordo con lui per le casse?
TREBICKA: Non voglio fare accordi con lui, tu lo sai che è spazzatura. Me l`hai detto tu, prima, che lui e` un uomo della mafia, o no?
DIVEROLI: Penso che lo sia, penso che e` della mafia o la mafia lo sta controllando. In tutti e due i casi lui e` un problema. Il problema è che io non ho scelta. Devo fare un accordo con lui. Il Governo Americano aspetta i prodotti. Non ho nessuna decisione da prendere. Sei tu che devi prendere una decisione.
TREBICKA: Tu vuoi...io posso dimenticare i miei soldi, quelli che ho investito lì... non ho nessun problema... non posso combattere con questo governo, non posso combattere con Pinari. Certamente ora è nelle tue mani, non nelle mie. Se Pinari vuole continuare a giocare con te, se lui metterà la gente della mafia...

Il barbiere di Cipro


Un progetto di demilitarizzazione si è trasformato in un'operazione di riciclaggio di armi, con la creazione di denaro dal nulla. Un traffico di armi e munizioni viene apparentemente gestito da un circuito chiuso di prestanomi e società fantasma, mentre il Pentagono e contractors statunitensi costituiscono i veri protagonisti di una grande truffa ai danni del popolo albanese, vittima del crimine invisibile di società e centri di potere internazionali. (Foto: Mihal Delijorgji)

L'incredibile incidente dell'esplosione del deposito di Gerdec, in Albania, ha portato alla luce una verità sconcertante e paradossale. Un traffico di armi e munizioni viene apparentemente gestito da un circuito chiuso di prestanomi e società fantasma, mentre il Pentagono e contractors statunitensi costituiscono i veri protagonisti di una grande truffa ai danni del popolo albanese, vittima del crimine invisibile di società e centri di potere internazionali. Il vero giallo sul traffico delle armi scoppia con l'esplosione del deposito di Gerdec che rade al suolo un intero villaggio nei pressi di Tirana, con decine di vittime e centinaia di feriti.
Le indagini a questo punto sono obbligate, in quanto le famiglie e i media vogliono chiarezza sulle responsabilità dell'accaduto. A gestire il deposito è la società statunitense Southern Ammunition, che nel maggio del 2007 sottoscrive un contratto con il Ministero della Difesa per lo smaltimento delle munizioni, sino al 7 dicembre del 2007, dopodichè con un subappalto trasferisce le successive operazioni di smantellamento alla società albanese Albdemil, che tuttavia risulta essere partecipata per il 25% dalla stessa Southern Ammunition Inc. Co. e il 75% da Mihal Delijorgji che ha una fonderia in Albania. In particolare, la SAIC sottoscrive il 27 dicembre 2007 un contratto di acquisto con la MEICO, e dopo 3 soli giorni di vendita delle stesse munizioni con la collegata Albdemil per un prezzo maggiorato del 2%. La curiosità di questo evento è che la Albdemil è stata creata solo nel 2006 e la sua attività caratteristica è il trasporto di armi, quando la sola azienda concessionaria di tale settore è la società di Stato Meico. Tuttavia, dopo 4 mesi dalla sua costituzione, un piano di riforme del governo Berisha, voluto dalla Comunità Europea, liberalizza il settore e permette anche alle aziende private di trasportare e commercializzare armi e munizioni. Così Dielejiorgi riesce a prendere il controllo della situazione e con grande diplomazia mette tutti d'accordo. La Albdemil riesce a scavalcare l'azienda di Stato Meico, e, tramite una legge speciale della Presidenza del Consiglio albanese e con il benestare del Ministro della difesa Fatmir Mediu, la società americano-albanese si aggiudica l'appalto di demilitarizzazione.

In realtà non vi è stata una vera e propria opera di bonifica perché all'interno dei depositi avveniva la selezione e lo scarto delle munizioni, che, secondo varie testimonianze, durante la notte le casse venivano reimballate e portate a Durazzo per essere poi esportate. Hanno dunque sequestrato armi vecchie, per poi reimballarle, rivenderle come nuove agli eserciti che sono ancora in guerra, rigorosamente sotto il marchio "made in US". Questo fa ben capire cosa siano in realtà le campagne di demilitarizzazione che la UNDP promuove con le star del cinema internazionale come Michael Douglas, giunto in Albania per pubblicizzare una campagna per lo smaltimento delle armi e la loro distruzione.
Con una sofisticata tecnica di distribuzione, di riciclaggio e di riarmo di vecchi eserciti, come quello afghano ed irakeno, che hanno in dotazioni armi vecchie è stato costruito un perfetto sincronismo tra Nato, Comunità Europea e Organizzazioni Internazionali, tra demilitarizzazione dei paesi, liberalizzazioni dei settori controllati dai monopoli di Stato e campagne di sensibilizzazione. L'organizzazione è talmente perfetta che tutto fila liscio, tutti guadagnano e il circuito gira senza problemi.
Un pomeriggio, però, esplode il grande deposito di Gerdec, nella tragedia muore anche il cognato del Premier Berisha che rivestiva il ruolo del conteggio delle munizioni. Berisha imbarazzato dalla situazione, si giustifica dinanzi ai giornalisti dicendo di non conoscerlo perché sua cognata, dopo il divorzio in Albania, si era risposata all'estero, per poi tornare. Anche l'ambasciatore americano a Tirana, John Withers II , sembra in forte difficoltà, e si precipita a dichiarare che il governo americano non è in alcun modo implicato con quanto accaduto, in quanto l'intera operazione era gestita solo da società private e dal Governo Albanese. Accuse contro gli albanesi piovono anche dalla società statunitense che aveva ottenuto l'appalto di smaltimento delle munizioni. Gli eventi subiscono una continua escalation, e dagli Stati Uniti si prepara un reportage-scoop del New York Times sull'esistenza di un traffico di armi verso l'Afghanistan proveniente dall'Albania.

A questo punto, l'Albania, trovandosi alle strette, comincia a difendersi, e il Ministero della Difesa mostra i contratti regolarmente sottoscritti tra la società di Stato MEICO, e la AEY Inc. ( Contratto del 23 Marzo tra MEICO e AEY Inc. ) , posseduta dall'israeliano Heinrich Thomet, e divenuta un contractor dell' US Government Contracting Office di Rock Island, nonchè concessionaria di un contratto con il Pentagono, per l'esercito degli Stati Uniti. Precedentemente, tra il 2006 e il 2007, la AEY Inc. aveva vinto un tender del Pentagono per la fornitura di munizioni alle Forze di sicurezza dell'Afghanistan, per un ammontare di 298 milioni di dollari ( n. protocollo #W52P1J-07-D-004). L'esercito afghano infatti utilizza armi di manifattura russa e cinese risalenti agli anni '80, con munizioni diffuse ancora oggi solo in Paesi Balcanici e del continente euro-asiatico. Per tale motivo, la AEY cerca in giro munizioni vecchie, per poterle reimballare, e consegnarle poi all'esercito afghano.
Nel corso delle trattative, determinate situazioni non sono più chiare, e così si stabilisce che per perfezionare l'accordo di vendita delle armi alla società americana occorre utilizzare come intermediario la Evdin Ltd, che ha sede a Cipro ( Contratto MEICO-Edvin-AEY). Con l'ingresso all'interno delle trattative della Edvin Ltd il prezzo concordato per l'acquisto di una cassa di munizioni aumenta da 22 a 40 dollari. Il Governo albanese afferma che fu la controparte statunitense a pretendere l'ingresso di un intermediario per concludere l'affare, mentre la AEY ha sempre sostenuto che la Meico propose di inserire la Edvin Ltd. nell'affare. Vista la discordanza delle tesi delle due controparti, non è stato ancora ben chiarito in che modo la Edvin Ltd. sia intervenuta nelle trattative, ma la sua presenza è molto importante.

Si scopre infatti che la Evdin ltd, con sede a Cipro, in via Thermopylon 1 6023 Larnaca Cipro, in realtà corrisponde ad un "barbiere". I riferimenti telefonici presenti sul suo sito - un fax +387 62 94 24 52 e un cellulare +387 32 40 72 72 - ci riportano ad un ufficio presente in Bosnia, nella zona di Zenica. Quando abbiamo contattato il numero di telefono, risponde una persona che nega l'esistenza di un sito che appartiene a questa società. Dopo alcune ricerche, scopriamo che anche un'altra ditta, la Garietta LTD, mostra gli stessi riferimenti telefonici: ritelefoniamo e lo stesso utente, questa volta, chiude il telefono senza rispondere. A questo punto contattiamo il Provider Top Hosting di Sarajevo e, nonostante lo informiamo che ha registrato un sito con dei riferimenti falsi, non interviene per verificare l'identità della società e del proprietario del sito.
Da fonti giornalistiche albanesi che indagano sulla presunta ditta fantasma del "barbiere di Cipro", si viene a sapere che a rappresentare la Edvin Ltd. in Albania è Henri Tomei, cittadino svizzero, indagato per traffico d`armi dal Dipartimento Americano della Difesa, da Amnesty International e dal Governo svizzero. È conosciuto sul mercato internazionale delle armi come “Dio della Guerra”. Secondo le stesse fonti, la MEICO non ha sottoscritto un contratto diretto con AEY, ma con Tomei in qualità di intermediazione, nonostante abbia degli oscuri precedenti. Tomei è anche rappresentante, fondatore e proprietario dell'azienda svizzera “Brugger & Thomet” e “AG BG International”, nonché azionista di maggioranza di una miriade di aziende implicate nel traffico d`armi in paesi in conflitto sotto embargo dell'ONU. Il business di Tomei sembra essere concentrato nei Balcani, in particolar modo in Serbia e Montenegro. È da lì che è partito, circa tre anni fa, un ulteriore caso di traffico d'armi che vede come protagonista l'azienda israelita “Talon” con sede a Tel Aviv, che gestiva un traffico d`armi dalla Serbia e Montenegro verso il Medioriente. Dalla Camera di Commercio d`Israele, risulta che il proprietario della “Talon” è il Maggiore Shmuel Avivi, che, nonostante neghi ogni coinvolgimento, risulta essere collegato ad un'azienda svizzera che aveva come partner un certo "Henri", conosciuto anche come Heinrich Thomet, lo stesso azionista di maggioranza della AEY Inc e di altre società che vendono armi. Senza alcuna sorpresa scopriamo che le società incriminate sono la “Brugger & Thomet AG” e la “BT International Ltd”. Non bisogna dimenticare la nota comune di tutti i trafficanti di armi che usano due nomi: uno ufficiale che risulta su documenti originari, e l'altro con cui firmare i documenti. Ad ogni modo, lo stesso Heinrich Thomet, della AEY, ha ammesso di aver lavorato occasionalmente con Avivi e le sue aziende, che, a suo dire, lavoravano solo per il governo americano, e per nessun contractor destinato all`Afghanistan o all'Iraq.

Ci chiediamo, a questo punto, come sia possibile che una società americana, contractor del Pentagono, abbia potuto concedere un subappalto di consegna di armamenti ad una società fantasma. Rivolgiamo la stessa domanda alla Comunità Internazionale che dovrebbe spiegare come mai, nonostante la miriade di leggi per la lotta al terrorismo, non vengano effettuati i dovuti controlli sulle società concessionarie degli appalti di vendita di armi. Con tutti i suoi potenti mezzi di intelligence, né la Cia o l'NSA sono intervenuti a fermare l'operazione di riciclaggio delle armi.
Fatmir Mediu e John Withers II
È evidente invece che l'intero circuito è stato studiato e organizzato in maniera tale da non far ricadere colpe e responsabilità sui grandi contractors e sullo stesso Pentagono, servendosi così di società fantasma, di brokers e rappresentanti di ambigua credibilità, per ricostruire l'intero tracciato dei soldi e delle armi, e far ricadere la colpa sul Governo Albanese e le sue società. In tutto questo, infatti, un progetto di demilitarizzazione si è trasformato in un'operazione di riciclaggio di armi, con la creazione di denaro dal nulla, grazie all'apertura di linee di credito e l'emissione di garanzie bancarie a copertura dei finanziamenti e degli investimenti. Non possiamo credere infatti che il danaro, le transazioni e i trasferimenti non siano stati tracciati, o che non sia stato rilevato che una società fantasma di Cipro stava portando a termine una compravendita di armi per milioni di dollari.
Malgrado lo scandalo sia scoppiato, la verità non verrà mai a galla, perché le grandi società, accreditate da potenti strutture militari e internazionali agiscono sempre con una rete di ditte anonime per disperdere nei circuiti le loro identità. L'epilogo di questa assurda vicenda del "barbiere di Cipro" potrebbe essere sconcertante. L'Albania dovrà infatti pagare il suo errore di aver sottoscritto un contratto per la vendita di armi, e il suo Governo sarà ricattato per l'ennesima volta. Di quelle munizioni, alla fine dei conti, solo una minima parte sono uscite dalle frontiere albanesi, ma era necessario che fossa l'Albania l'intestatario ultimo dei contratti, facendo così da "prestanome" per una complessa operazioni di riciclaggiano di armi. Comunque, "il libanese" gira sempre nel blocco di Tirana e propone ai nuovi ricchi grandi guadagni e visti, in cambio di firme e di denaro.

26 marzo 2008

La terra promessa del web


Ciò che prima rappresentava la televisione, come fenomeno che molti hanno definito il cancro del sistema, oggi è costituito dal web. Con quella contraddittoria apparenza democratica, la rete è divenuta lo stereotipo della strumento della volontà popolare, dando vita così a community particolari, a spazi virtuali in cui tutti vogliono esprimere la loro voce, a movimenti di controinformazione. Dietro tutto questo, non vi è altro che finzione, un muro invisibile, che si attraversa per perdersi all'interno di esso.
Burattinai reggono le fila di questo spettacolo, si muovono nella rete come delle strutture invisibili, che forse sono ben evidenti ma nessuno vuole vedere, ma sicuramente sono sempre gli stessi che si rivendono ogni volta. Nella giungla di quello che è diventato il web possiamo distinguere la nuova professione dei commentaristi, che "lavorano nei forum" come vere e proprie macchine di disinformazione. Accerchiano il proprio obiettivo e strumentalizzano le sue parole e le sue idee per raggiungere con la manipolazione il proprio scopo. Creano intorno ad esso elogi, apprezzamenti, poi critiche e polemiche, che vanno alla fine a svilire totalmente l'obiettivo che era stato prefissato. Lo schema che vi proponiamo spiega così come il forum, pian piano agisce contro l'idea che viene individuata come antagonista.

Un esempio di plateale manipolazione è stato l'attacco di Indymedia nei confronti di Etleboro, che è stata definita un'organizzazione fascista semplicemente perché sosteneva la causa della Serbia, vittima della guerra dei Balcani, e la lotta contro il sistema bancario. Quello che era considerato come lo strumento per eccellenza della controinformazione, è miseramente fallito perché in esso non vi era nulla di democratico o di reale, ma solo la pessima copia di un forum. Nel nostro viaggio, abbiamo così incontrato una miriade di piccoli personaggi che escono alla luce se toccati da particolari temi, per poi scomparire nel nulla. Le loro armi sono l'etichettare, il diffamare, il distorcere, la propaganda, postando a raffica dei commenti inutili, nascondendosi dietro dei nick falsi.
Così il "ragno" della community manipola la sua community, creando false identità, complimentandosi con se stesso e ponendo domande stupide solo per risaltare la sua stessa intelligenza. In alcuni uffici politici, questi ruoli vengono definiti utenti sintetici, per indicare una massa di identità virtuali inesistenti. In realtà, questo sistema libero del Web sdoppia i personaggi : quelli che crediamo siano dei violenti, in realtà non lo sono e scopriamo che c'è solo propaganda, altri invece, che crediamo siano dei giusti, scopriamo che sono molto pericolosi. È il nuovo stile dei commentaristi, e per divenire tali basta avere accesso all'internet, creare un forum con delle pubblicità, e accogliere attorno al proprio forum un piccolo gruppo di utenti sintetici che andranno a colpire una persona, per diffamarla e screditarla.

Questa è la povertà in cui siamo caduti, e quella che noi definiamo "democrazia dal basso" ci sta rovinando, perché non usiamo la rete per arricchire il nostro sapere, per crescere economicamente grazie all'aiuto della telematizzazione, ma per sfogare le nostre frustrazioni, come puro svago disinteressato. Tutto si riduce ad uno sterile "copy and paste", ad un commento del commento che non porterà certo alla verità. Ciò che per esempio fa Beppe Grillo, è solo una grande campagna di marketing per vendere se stesso e il suo prodotto di "sarcasmo" sui drammi della nostra società, per poi strumentalizzare la massa. Anche Marco Travaglio, che in qualità di giornalista commenta degli atti pubblici accuratamente selezionati, resta nella sua visione di settarismo senza dare alcun vero contributo alla scoperta dei sistemi giuridici invisibili che proteggono i potenti, di qualsiasi schieramento politico essi siano. Non è questo il giornalismo di investigazione, ma un eterno commentare degli atti a tutti disponibili, perché l'accesso alle fonti è troppo costoso per portare avanti una vera inchiesta.

Queste dunque sono le forze che giocano e ribaltano il web, con gli stessi meccanismi che un domani condurranno le campagne elettorali, promuoveranno progetti di legge e politiche sociali. Per tale motivo, bisogna chiedersi quale sia il loro scopo, a cosa servono, e perchè hanno creato sistemi di "opinionisti" da quattro soldi, di "pensatori", che aggrediscono chiunque si presenti con un'idea diversa. Se oggi si vogliono abbattere queste barriere, una società, un partito politico, una qualsiasi struttura, dovrà creare un sistema cybernetico suo e non già predisposto, perché è stato concepito per usarci.Tutto questo porta ad uno spirito di contraddizione in continua crescita, perchè chi ha creato queste strutture sa come manipolarci. Il web e la rete sono il miraggio, la terra promessa che non esiste, quella democrazia che non verrà mai realizzata. Inconsapevolmente, tutti si accaniscono a scrivere nei forum, e senza volerlo si rendono partecipi della grande cospirazione che vuole la creazione di una realtà sintetica.

21 marzo 2008

Il traffico d'armi del Pentagono passa per l'Albania


Il premier Sali Berisha, nel corso della seduta plenare del Parlamento albanese tenuta lo scorso martedì, smentisce le notizie che cominciano a circolare all'interno dei media sull'esistenza di un traffico di armi tra Albania e Afghanistan. Il Capo del Governo albanese, riferendosi all'articolo che sarà pubblicato entro questa settimana dal “New York Times”, nega che l'Albania gestisca il traffico delle armi verso i guerriglieri Afghani. Attacca duramente le falsità e l'inesattezza dei dati contenuti all'interno del reportage del giornale statunitense e precisa che “il commercio di armi verso l'Afganistan esiste, ma prove e fatti dimostrano che l'appalto è stato sottoscritto dal Pentagono". "L'azienda in questione ha comprato armi per volere di quel governo in diversi Stati, anche quello che ha ispirato questa persona (si tratta del giornalista che ha redatto il reportage per il New York Times). Queste armi sono state poi rivendute in Afghanistan. Ma non c`è nessun commercio, oltre quello legale, potete anche prendere il relativo dossier”.


Questa la dura reazione del Primo Ministro Sali Berisha al reportage del quotidiano americano, denunciando la manipolazione delle informazioni effettuata allo scopo di dipingere l'Albania come "crocevia di un traffico d'armi illecito". “Il commercio delle armi è un monopolio di Stato. Una pallottola non viene venduta all'estero al di fuori di questo monopolio. Non vi è alcun commercio, oltre a quello legale”, dichiara Berisha. Dinanzi al Parlamento Berisha spiega che 4 mesi fa un giornalista - che a suo parere non si trova più presso il “New York Times” - arriva in Albania e incontra il Ministro della Difesa, Fatmir Mediu , motivando tale visita con la sua intenzione di portare a termine un'indagine su di un'azienda della Florida, e dunque non su un traffico di armi. A tal proposito Berisha sottolinea che "l'affare su cui pretendeva di indagare questo giornalista non era come pensava, ma un processo totalmente legale". Infatti - continua Berisha - un' azienda della Florida, la AYE, ha vinto un appalto pubblico presso il Pentagono da 300 milioni di dollari Americani, con la facoltà di acquistare armi in diversi paesi e tra questi anche in Albania. La compagnia contatta il Ministero della Difesa, in particolare la MEICO, che viene messa in contatto con una società con sede a Cipro, la Evdin Ltd. "Nel luglio del 2007 - ha aggiunto Berisha - una persona chiamata Kosta Trebicka ferma mio figlio e lo accusa di averlo ostacolato nei rapporti con un'azienda americana che vuole collaborare con lui. Mio figlio si difende affermando di non averlo mai incontrato, ma che è disposto ad incontrare quel cittadino americano. In un primo momento accetta, ma non lo ha mai portato all'incontro". Secondo Berisha, esiste un'intercettazione fra Kosta Trebicka e Efraim Diveroli, Presidente della società americana della Florida, durante la quale Trebicka afferma che vuole essere lui stesso il subcontractor, e Efraim Diveroli risponde che questo non dipende da lui. All'interno dell'intercettazione Diveroli dice a Trebicka che questo affare dipende da Pinari (direttore di MEICO) che consiglia di "inviargli una prostituta e di corromperlo con 25 mila dollari". “Diveroli ha mentito? Assolutamente no, ma sono convinto che uno di questi mafiosi albanesi ha usato il mio nome come la usa ordinariamente, affermando di avere il sostegno del Primo Ministro”.

Il monologo di Berisha, che sembra essere più uno sfogo contro il tentativo di criminalizzare l'Albania, nasconde un vero e proprio giallo, direttamente collegato alla strage di Gerdec. Infatti, dietro l'improvvisa esplosione del deposito di munizioni nasconde semplicemente una tragedia, che potrebbe far scoprire che l'Albania ha gestito un traffico illecito d'armi. Dalle prove evidenziate è risultato che la società di Stato albanese MEICO ha venduto armi e munizioni, che sono poi giunte in Afghanistan. A comprovare tale versione dei fatti è subito intervenuto il New York Times che ha avvalorato la tesi del coinvolgimento del governo albanese per deviare l'attenzione dalla società statunitense e del Pentagono stesso. È stata così messa su una grande farsa, che ha avuto inizio con il castello di bugie della Southern Ammunition e della Alb Demil - società responsabili della gestione del deposito di Gerdec - sino all'implicazione della Meico nel commercio di armi verso l'estero.
Tuttavia la situazione sta prendendo una piega inaspettata, con il subentro di intercettazioni, strani personaggi, una guerra di povera gente disposta a fare da prestanome per avere belle macchine e due prostituite accanto. La storia delle armi e della vendita clandestina di armi è stata pianificata e attuata da stranieri, tra americani, libanesi con tre passaporti, magari gli stessi che un tempo organizzavano a Rinas quei cargo Sofia-Tirana-Belgrado. Non bisogna tuttavia trascurare che non si può portare a termine questo tipo di affari senza avere un sostegno finanziario da parte delle Banche, che mediante fiduciari mettono in circolazione titoli e lettere di credito, destinati a creare il denaro necessario a finanziare l'operazione. Per organizzare questo sistema così contorto, invisibile e preciso, ci vogliono anni, e occorre la partecipazione di media e organizzazioni per mettere su il grande spettacolo. Ricordiamo infatti che anni fa, fu organizzata dalla UNDP, con la straordinaria partecipazione di Michael Douglas, una campagna di sensibilizzazione sullo smaltimento delle armi , in seguito alla quale sono giunte in Albania una miriade di società statunitensi per risolvere il problema.

In realtà, alla fine di tutto, non è necessario che escano delle armi dall'Albania, ma è fondamentale che risulti che escano da lì: del resto la Cia in Albania può fare tutto quello che vuole, quando l'America chiede l'Albania obbedisce. Un patto politico scellerato tra la destra e la sinistra ha fatto sì che questa storia continuasse, in maniera tale che tutti i contratti maggiormente compromessi siano "made Albanian", coprendo i veri colpevoli e lasciando che sia accusato lo Stato albanese . Peccato che nessuno ha considerato che in Albania neanche il servizio segreto può mantenere un segreto, perchè nel "Paese delle aquile" non esiste il segreto. Ora occorre solo aspettare l'evoluzione degli eventi, perché si giungerà ad una verità che è solo parziale, che condanna i soliti capri espiatori per proteggere gli yankees e i loro sporchi traffici.

20 marzo 2008

Il contratto della vergogna


L'esplosione del deposito di munizioni di Gerdec, Albania, ha inferto una grande ferita al popolo albanese, portando alla luce una realtà triste ed orribile. Migliaia di tonnellate di munizioni che dovevano essere smantellate e distrutte dal Governo albanese, secondo le direttive della Nato e dello stesso Dipartimento di Stato Americano, sono diventate oggetto di un circuito di contratti, e di subappalti gestito dalla società statunitense Southern Ammunition Inc. Co. e da compagnie private albanesi. La SAIC afferma di aver cessato i propri rapporti con il Governo albanese agli inizi del mese di dicembre, ma la Procura Generale di Tirana porta alla luce due contratti sottoscritti in un momento successivo rispetto alla data dichiarata dalla SAIC. L'Ambasciata Statunitense di Tirana continua a negare ogni coinvolgimento del Governo americano nella gestione del progetto, ma le prove sembrano portare a tutt'altra parte, e le responsabilità carico della controparte americana crescono sempre di più.

In particolare, gli inquirenti portano alla luce due contratti sottoscritti in un momento successivo rispetto alla data individuta dalla SAIC per la cessazione dei rapporti con il Ministero della Difesa Albanese. Il primo del 28 dicembre, con la società statale MEICO , che si occupa dell'import-export delle armi, con il quale la Southern Ammunition compra per un valore di 580.326 dollari americani le munizioni per smontarle e smaltirne, e il secondo del 31 dicembre con il quale la SAIC vende alla Alb Demil sh.p.k le stesse munizioni, ad un prezzo superiore del 2%. Secondo le condizioni del contratto stipulato fra la compagnia americana e la società albanese “Albademil” sh.p.k. , le munizioni militari del reparto di Gerdec non erano destinati solo ad essere distrutte completamente, ma anche ad essere commerciate e vendute sui mercati esteri.
Il contratto, sottoscritto in data 31 dicembre 2007 tra i Presidenti della società statunitense e albanese, rispettivamente da Patrick Henry e Mihail Delijorgji, legittimava la “Albademil” , oltre a smantellare e demilitarizzare le riserve di munizioni dell'Albania, anche a commercializzare le armi. Citando il testo del secondo contratto, si evidenzia che "la parte alienante (SAIC) vende e trasferisce alla parte acquirente (‘Albademil’ sh.p.k), che accetta i diritti di proprietà delle munizioni con lo scopo di smontarle, demilitarizzarle e commerciarne i materiali che si ottengono dalla loro lavorazione”.

L'esistenza dei due contratti smentisce nettamente la versione fornita dalla società statunitense, secondo la quale i rapporti con l'Albania per lo smantellamento delle armi sarebbero cessati il 7 dicembre del 2007, con la fine del contratto con l`azienda albanese Albademil , che aveva come obblighi la sola concessione degli equipaggiamenti e non il trasporto. La SAIC ha inoltre precisato che la seconda fase del programma di smaltimento, quale lo smantellamento delle munizioni a grosso calibro, è iniziata solo nel gennaio del 2008 senza coinvolgere la compagnia Southern Ammunition, che non ha fornito personale, tecnologie o equipaggi. Lo stesso governo albanese conferma inoltre che, in data 13 dicembre 2007 (nella Foto), la conclusione "con successo" del progetto per la distruzione degli armamenti pesanti, realizzato in attuazione dell'Accordo Tecnico tra il Ministero della Difesa di Albania ed il Dipartimento di Stato Americano, che hanno così stilato il comune programma con la società privata SAIC che ha dato esecuzione al contratto nel maggio 2007 e fino a dicembre 2007.

Dinanzi all'evidenza dei fatti, anche il Governo Albanese si piega e il Premier Berisha smentisce le dichiarazioni della Southern Ammunition e ammette l'esistenza dei due contratti che hanno conferito alla società statunitense la possibilità di vendere le munizioni con lo scopo di far svolgere ad un'altra società le attività di smaltimento e di lucrare sulla differenza. Diventa, dunque, sempre più evidente la responsabilità della società americana, dietro la quale si nasconde la colpa del Governo degli Stati Uniti che hanno agito mediante il Dipartimento di Stato, e la stessa Ambasciata USA a Tirana, per curare il progetto di smaltimento delle munizioni. Un progetto che, non solo non è stato portato a termine come è stato dichiarato in maniera falsa, ma che è stato gestito commettendo una serie di gravissime violazioni. Dal mancato controllo delle attività di formazione del personale, alla totale assenza di misure precauzionali in difesa dei lavoratori, sino all'assoluta mancanza di sicurezza nelle operazioni di trasporto e di custodia delle munizioni. Tali crimini vengono ancora di più aggravati dall'esistenza di prove che dimostrano che la Southern Ammunition ha semplicemente lucrato su degli armamenti che avrebbe dovuto smontare e mettere in sicurezza, acquistando e rivendendo tonnellate di munizioni. Le colpe e le responsabilità crescono a dismisura coinvolgendo società e politici, ma nessuno mai potrà pagare per la distruzione di un villaggio e delle vite di intere famiglie. Ma, nonostante le evidenze delle prove, il Governo Americano, la Southern Ammunition, e l'Ambasciata USA di Tirana negano qualsiasi coinvolgimento nella strage di Gerdec, e puntano il dito sull'Albania, sul Governo e sul popolo albanese. Molti hanno avvalorato l'ipotesi del sabotaggio, per impedire l'ingresso dell'Albania all'interno della Nato, altri invece di un attacco terroristico. In realtà, l'episodio di Gerdec è solo uno dei tanti crimini degli Stati Uniti e delle potenti società che costituiscono il braccio armato delle entità economiche. Disprezzando completamente i diritti dei popoli, mercificando le persone e facendo di esse carne da macello, senza alcuna pietà. E così mentre i Ladroni continuano ad arricchirsi, lasciando dietro di sé solo distruzione, un semplice operaio continuerà a lavorare per soli 100€ al mese, vendendo per pochi denari la propria vita.

19 marzo 2008

Il paradiso artificiale svizzero


La Svizzera non è solo un grande paese di civiltà e di efficienza, ma è anche, e soprattutto, il lato oscuro e occulto della Comunità Europea e del sistema finanziario e bancario. E' un vero e proprio ecosistema costituito da fiduciari, avvocati d'affari, notai e soprattutto da Banche, che rappresentano il centro di potere di ogni settore.

Il mondo conosce da anni la Svizzera come il Paese del cioccolato e della grande civiltà, dove la popolazione ha un alto concetto del rispetto altrui e verso la Nazione. In un certo senso è così, considerando che la Svizzera è un mosaico di Cantoni con una propria autonomia amministrativa che funziona in maniera eccellente ed efficiente. Poi esiste l'altra Svizzera, quella occulta, che è formata da fiduciari, da avvocati d'affari, da notai e soprattutto da Banche. Le Banche sono il vero centro di potere, e tutto ruota intorno a loro, persino la politica e la stessa magistratura, che si vedono costretti a fare i conti con i colossi finanziari, sottomettendosi alle regole imposte dagli interessi bancari. Tutti lavorano per le Banche, e per loro tutti si prestano senza il minimo scrupolo alle più terribili operazioni che il più delle volte vede vittime sacrificali, come capri espiatori, cittadini privati di nazionalità non svizzera.

Innanzitutto vi sono i fiduciari, che mettono a disposizione i propri uffici e le proprie strutture, facendo da ponte tra le grandi banche e il sottobosco illegale, formato da fantomatici brokers squattrinati che, "per tirare a campare" si impegnano a procacciare clienti, più o meno danarosi, che piano piano vengono spogliati di tutti i loro averi: nel momento in cui varcano la frontiera svizzera, sono completamente nelle mani dei fiduciari o degli avvocati d'affari. Ad un livello più elevato, vi sono gli avvocati d'affari e i notai, che costituiscono una vera e propria élite. Una categoria che, sebbene di presenti in una forma più rassicurante, è invece la categoria più pericolosa, in quanto, essendo un ordine di casta, è molto più spavalda e arrogante. Il potere che racchiudono nelle loro mani è davvero grande, che , al confronto, quello degli avvocati e dei notai italiani non è nulla. Questo perché sono direttamente collegati con le Banche, racchiusi in un circuito di affari e di collaborazioni molto strette. Non a caso, in Svizzera non esiste nessun avvocato che combatte il sistema bancario e quando questo accade, chi osa sfidare il sistema viene completamente isolato e additato: tutti i canali e i contatti si chiudono, nessuno vuole più lavorare con l'avvocato che si è permesso di attaccare una banca.

Allo stesso modo, anche il sistema giudiziario svizzero svolge un ruolo di protettorato e di sorveglianza, in una continua situazione di conflitto di interesse. I magistrati e i procuratori non sono altro che avvocati, i quali, al termine del suo mandato nella magistratura, divengono gli avvocati d'affari delle Banche. In Italia e nel mondo si discute molto del conflitto d'interesse da parte di imprenditori e di magistrati che vanno a ricoprire ruoli pubblici, prestando molta attenzione che questi abbandonino le proprie attività durante il mandato, o che non riprendano i loro affari una volta terminato il loro compito. Considerando quanto accade in Svizzera, come può un magistrato o un procuratore pubblico essere considerato imparziale e al di sopra delle parti, quando deve pronunciarsi in un processo che vede come imputato una Banca, e in alcuni casi, la Banca più importante della Svizzera? È ovvio che il giudice, in questo caso, è in qualche modo condizionato nell'emettere una sentenza contro una banca che potrebbe diventare in futuro un importante cliente. Il conflitto di interesse è evidente, tuttavia il sistema lo tollera e lo incentiva, in maniera tale che il cerchio possa chiudersi ad un certo punto. Sarebbe interessante sapere quante denunce e quante sentenze sono state emesse da tribunali svizzeri negli ultimi dieci anni contro gli Istituti bancari.

Bisognerebbe così iniziare a capire che la Svizzera non è poi quel Paese democratico e trasparente che tutto il mondo crede, anzi, al contrario. La Svizzera è lo Stato per eccellenza in cui la Giustizia è legalmente "ingiusta": qualsiasi cittadino non svizzero è considerato dalla comunità come un extracomunitario, senza alcun diritto e senza alcuna tutela. Provate, infatti, a mettervi contro un cittadino svizzero, e andrete incontro a seri problemi mentre il vostro avversario non subirà alcuna conseguenza. Allo stesso mondo, qualora proviate e scontrarvi con una Banca, verrete completamente massacrati e privati di tutto ciò che vi appartiene, compresa la vostra dignità. E pensare che questo piccolo fazzoletto di terra è nato con i soldi di tutto il mondo, è cresciuto con il libero commercio di ogni prodotto che era invece vietato in altri Paesi vicini. Infatti in Svizzera tutto è definito libero mercato: sigarette, marijuana, armi, materie prime di ogni genere, valuta più o meno lecita. Infatti, mentre in Italia versare 100.000 € equivale ad essere sottoposto a centinaia di pressanti controlli anti-riciclaggio, in Svizzera, e nel vicino Principato del Lichtenstein, confluiscono milioni di euro non dichiarati ad alcuna autorità nazionali.

Solo oggi, a distanza di anni certi loschi giri di denaro cominciano a riaffiorare, a causa delle violente speculazioni che hanno compromesso la stabilità delle borse mondiali e dei governi, o delle tangentopoli che vengono scatenate contro le classi politiche. È giunto invece il momento che i media e le autorità giudiziarie cominciassero ad affrontare seriamente il problema dei paradisi fiscali e bancari della Comunità Europea. I nostri grandi beniamini della televisione dovrebbero prestare la loro attenzione ad altro, e non annoiarci tutte le sere con le solite storielle delle truffe di Silvio Berlusconi, come Michele Santoro e Marco Travaglio, o il nostro caro Beppe Grillo che con i suoi proclami perbenisti contro le multinazionali continuano a collezionare onorificenze delle grandi fondazioni. Il fulcro del nostro sistema economico si accentra nelle grandi speculazioni e le grandi fughe di capitali in quei paradisi artificiali come la Svizzera e il Lichtenstein, dove ogni autorità nazionale e internazionale scompare, sotto le direttive di potenti centri di potere.

18 marzo 2008

Strage di Gerdec: solo subappalti e nessun responsabile

In Albania esplode un deposito contenente 3000 tonnellate di munizioni e distrugge il piccolo villaggio di Gerdec. Ora è giunto il momento di individuare i responsabili, che ha fatto cadere le prime teste. La Procura di Tirana ha arrestato quattro persone, tra cui il Presidente della Alb Demil, Mihal Delijorgji, e il direttore dell'azienda statale MEICO, mentre il Ministro della Difesa Fatmir Mediu ha presentato le sue dimissioni al Primo Ministro Sali Berisha.

La deflagrazione di un deposito contenente 3000 tonnellate di munizioni ha completamente distrutto il piccolo villaggio di Gerdec. L'onda d'urto ha trasformato il villaggio in un vero e proprio campo minato, disseminando ovunque pezzi di artiglieria pesante inesplosa, mentre le 14 ore consecutive di esplosioni hanno raso al suolo le abitazioni che ora sono un cumulo di macerie. Ora è giunto il momento di individuare i responsabili, che nonostante il continuo ostruzionismo da parte del Governo albanese, ha portato ad un primo chiarimento sulle parti coinvolte nella gestione del deposito delle armi. Dinanzi alle insistenti domande della stampa e degli inquirenti, il Ministro della difesa Fatmir Mediu, spiega che il governo albanese ha stipulato un contratto per lo smantellamento delle munizioni con un'azienda privata americana, la Southern Ammunition Co. Inc. (SAIC) e tutta la documentazione, nonché i processi di lavorazione, erano stati elaborati a rigore di legge e secondo gli standard per lo smaltimento delle armi.
Si viene così a sapere che il Ministero, da parte sua, ricopriva la responsabilità per il trasporto delle munizioni, mentre la società americana, contattata dal Ministero della Difesa e dalla NATO per lo smantellamento delle munizioni nel villaggio di Gerdec, aveva abbandonato l`osservazione dei lavori, scegliendo come subcontractor l`azienda albanese “Alb Demil SAC”, che, a sua volta, ha svolto molto raramente i controlli e le ispezioni dei lavori e dello staff impiegato. Tra l'altro, la manodopera impiegata nello smantellamento delle munizioni militari era per la maggior parte non qualificata. Secondo la testimonianza di uno degli impiegati dello stabilimento, la società assisteva il personale nel loro lavoro solo per dieci minuti, con un periodo di addestramento assai limitato. Inoltre gli stessi operai erano stati assunti senza un contratto regolare, ed erano privi di qualsiasi forma di assicurazione sulla vita o sulla salute, che li cautelasse da qualsiasi tipo di incidente, su un luogo di lavoro così pericolo.

Dinanzi alle evidenti responsabilità della SAIC, colpevole di aver gestito l'appalto di gestione delle operazioni di smaltimento dell'arsenale con grande superficialità nonostante l'importanza e la delicatezza del compito affidatogli, i responsabili della compagnia americana si affretta a chiarire la sua posizione e si rifiuta di prendersi ogni possibile colpa. L`amministratore delegato della SAIC, David Backshalde, afferma infatti che per lo smantellamento delle munizioni a Gerdec era stata contattata l`azienda albanese Alb Demil SAC, il cui contratto si era concluso il 7 dicembre 2007, e con esso anche le relative operazioni di controllo. Per tale motivo l'azienda americana “Southern Ammunition Company”, dichiara alla "Voice of America" di non essere coinvolta nel disastro di Gerdec. I rappresentanti della società del Sud Caroline dichiarano infatti che il contratto concluso con il Ministero della Difesa dell'Albania era stato ratificato nell'aprile del 2007 e poi chiuso nel dicembre del 2007, prevedendo come obblighi la sola concessione degli equipaggiamenti e non il trasporto, mentre quanto fornito dalla società americana avrebbe riguardato solo la disattivazione delle munizioni di basso calibro. La SAIC dunque precisa che la seconda fase del programma di smaltimento, quale lo smantellamento delle munizioni a grosso calibro, è iniziata solo nel gennaio del 2008 senza coinvolgere la compagnia Southern Ammunition, che non ha fornito personale, tecnologie o equipaggi.

Così, mentre la società statunitense si tira indietro, le colpe ricadono inesorabilmente sul Governo albanese, che dovrà ora rispondere dei danni economici materiali causati a 2300 case, tra cui 315 rase al suolo, 200 abitazioni danneggiate e 1600 con pochi danni. Gli inquirenti stanno così verificando che siano state rispettate le regole per l'adeguata conservazione del materiale esplosivo da parte degli attori coinvolti, a cominciare dalla società statale che si occupa della vendita e dello smantellamento delle munizioni, la MEICO, nonché la società americana, la Southern Ammunition Company, e l`azienda albanese subappaltatrice Alb-Demil. Al momento, fonti ufficiali della polizia e della Procura di Tirana hanno reso noto che sono state fermate quattro persone come imputati della tragedia di Gerdec, tra cui il Presidente della Alb Demil, Mihal Delijorgji, e il direttore dell'azienda MEICO. Per quanto riguarda inoltre le norme per la custodia delle armi, la Procura ha individuato l'azienda privata di assicurazioni, Vrana Security, nonché alcuni funzionari del Ministero della Difesa responsabili della selezione del luogo per lo svolgimento delle operazioni di smantellamento. Vista l'evidente situazione di difficoltà del Governo, durante il pomeriggio, il Ministro della Difesa Fatmir Mediu ha presentato le sue dimissioni al Primo Ministro Sali Berisha. Una decisione che giunge a poche ore dal rifiuto da parte del Ministro Mediu di rendere noto il contratto della società albanese Alb Demil che aveva impiegato gli abitanti di Gerdec per lo smantellamento delle armi.

È chiaro dunque che ora, tutte le colpe, e le relative conseguenze dovranno ricadere sull'Albania, quando molte sono le responsabilità che dovrebbero essere individuate e poi punite. Mentre per ben 14 ore scoppiavano bombe di artiglieria pesante, il Presidente Berisha si è affrettato a dire che era stato "un errore umano", dimenticando di dire, volontariamente, che ad ottenere l'appalto di gestione del deposito era una società americana che usa in realtà operai albanesi, pagati miseramente. Si preoccupa, giustamente, solo delle possibili conseguenze sulle trattative di integrazione all'interno della Nato, dato che questo incidente mette assolutamente in cattiva luce l'Albania e il suo governo. Ma, come pochi sanno, i contratti viaggiano sponsorizzati dalle ambasciate e poi finiscono su un tavolo del lussuoso Sheraton di Tirana e, tra una buona bottiglia di vino e l'altra, passano da una mano all'altra, in nome dei subappalto. Si scambiano contratti e favori, ma un operaio albanese continuerà a essere pagato con i soliti 100 euro al mese. Non importa delle conseguenze, tanto sono organizzati, con le loro multe mediatiche, tra i rivoluzionari con i Rolex che gridano democrazia, e i "Sororisti" di Tirana, capeggiati da Ismail Kadare. Sono questi i ricchi di Tirana, quelli che vincono al "Blokko" , i cosiddetti ex "Blokkmen" , gente che assomiglia alla sinistra italiana, "raffinati, bugiardi e illusionisti", disposti a vendere e a vendersi per il potere. Dimenticano il popolo, dimenticano i loro obblighi, e lasciando che dei contadini maneggino armi pericolose senza nessun tipo di precauzione o tutela. Hanno fatto di loro carne da macello, distruggendo tutto ciò che avevano in poche ore. E ora nessuno pagherà del terribile e fatale errore umano, che nasconde corruzione e sfruttamento, senza alcun limite.

14 marzo 2008

Da che parte sta la Tela?


Nel caos della campagna elettorale molti hanno chiesto "da che parte sta la Tela", a favore di chi si sarebbe schierata, se e con chi ha fatto delle alleanze. Molti ci hanno proposto delle soluzioni politiche, o una qualche strategia per poter capire come orientarsi in questa giungla elettorale. Siamo spiacenti di non avere la risposta che ognuno di voi vorrebbe, ciò che possiamo dirvi è ciò che siamo, ciò che abbiamo fatto e cosa ancora dovremmo fare. La Etleboro da tempo sta costruendo la sua Tela e offre a tutti il suo sostegno, indistintamente, viaggiando al di sopra dell'ideologia politica e del piccolo "associazionismo" che chiude tutti nel proprio mondo. Tutti hanno contribuito a costruire questa Tela, imprenditori, studenti, ricercatori, che hanno dato il loro sapere per realizzare un progetto straordinariamente rivoluzionario che dà alla comunicazione un nuovo concetto di informazione. Tutto questo è stato fatto senza l'aiuto di nessun politico ma semplicemente dal raggruppamento delle forze di ogni persona che poteva dare qualcosa.
Ormai sono diversi anni che grazie alle aziende che ci hanno dato fiducia, abbiamo dato delle soluzioni per scongiurare l' usura informatica, e dare anche ai piccoli un sistema, per far vivere e crescere la propria azienda in maniera sostenibile. In 5 mesi, grazie alla Tela, siamo riusciti a creare un nuovo nektwork balcanico che oggi con forza si è imposto contro colossi dell'informazione e della disinformazione. Siamo entrati di prepotenza così in quel labirinto senza molte vie d'uscita dei Balcani, dove ogni media è rigorosamente controllato e guidato con dosi di propaganda e di finanziamenti. Rinascita Balcanica ed Evropa Nacija realizzano così un grande progetto di perfetta comunione tra il Quotidiano Rinascita e la Etleboro, dando vita ad un vero e proprio media seguito da oltre 5000 persone, e con contatti che si estendono in tutti i Balcani. Il risultato è stata una grande vittoria contro quelle forze invisibili che vogliono far tacere la verità, e non tollerano le anomalie del sistema che non possono essere controllate.

A rendere più incisiva e diretta l'opera di sgretolamento della disinformazione che ci circonda, sono state le indagini nel cuore del mondo finanziario che regge il nostro sistema economico, dall'esplosione del Caso Mattei sino all'inchiesta dei collaterali della Federal Reserve, portando alla luce verità molto importanti e nello stesso tempo molto delicate. Abbiamo dedicato il nostro lavoro alla ricerca di una comunicazione con il mercato di "sottobosco", fatto di truffe, di operazioni illecite architettate da brokers e da fiduciarie al servizio di potenti. Abbiamo così individuato l'esistenza di Garanzie Bancarie presumibilmente emesse dalla Gazprombank, e che invece creavano in maniera fittizia più di 700.000.000 di euro, ottenendo un riconoscimento da parte della grande banca russa che ha sottolineato l'importanza del nostro contributo. Successivamente abbiamo scoperto l'esistenza di una truffa nei confronti del Ministero delle Finanze del Giappone, per oltre 3.000.000.000 di dollari, che ci ha così mostrato i suoi ringraziamenti includendo i documenti da noi inviati nel loro database di security.
A poco a poco siamo entrati nel sistema dei collaterali Petrobras e dei Buoni del Tesoro Brasiliani, che vedeva direttamente o indirettamente coinvolta la UBS Bank, che ha depositato e forse anche utilizzato i titoli come strumento per creare denaro e capitalizzazione. La stessa UBS Bank protagonista del Caso Mattei, legata alla Podgorica Bancka e al Governo del Montenegro.
Una vicenda questa che ha segnato una linea di confine tra noi e la UBS Bank, rimasta evidentemente infastidita dalla nostra intrusione che si è lasciata sfuggire una dichiarazione di "no comment" sin troppo eloquente. Dopo di noi, nessun altro media internazionale, si è azzardato ad entrare in questa vicenda nella maniera più assoluta, come nessun politico Europeo ha commentato o preso una posizione su quanto sia accaduto.

Ricordiamo però l'intervento del Rappresentante della Commissione Europea Doris Pack, che ha replicato sulla vicenda prendendo le dovute distanze nei confronti del Montenegro e del suo Premier Milo Djukanovic, direttamente coinvolto. Ci saremmo aspettati un gesto anche dal Premier uscente Romano Prodi che, quando era Presidente della Commissione Europea attaccava il Governo Montenegro accusandolo di essere il viatico mafioso del traffico di sigarette ai danni della Comunità Europea per miliardi di euro. Non dimentichiamo l'attuale Governatore della Regione Abruzzo, che nel 2001 attaccava l'allora Presidente del Montenegro di essere colluso con organizzazioni mafiose. Ma, a quei tempi, era comodo cavalcare l'onda del giustizialismo, per avere così un valido strumento di propaganda politica, da gettare nel momento in cui cambiano le mode. Ora invece vi è la tendenza opposta, perché l'Europa, e lo stesso ex Ministro degli Esteri Massimo D'Alema parla di cooperazione con il Montenegro, lasciando poi che l'attuale Ministro degli Esteri dello Stato del Montenegro Milan Rochen attaccasse pubblicamente l'operato dei Pubblici Ministeri della Procura di Bari.
Bisognerebbe ricordare al Ministro Massimo D'Alema che la legge non vale solo quando si attacca Silvio Berlusconi o un politico di Centro-Destra, utilizzando la magistratura come paladina di propaganda, ma anche quando occorre fare scelte difficili e condannare personaggi in vista. Tuttavia, se personaggi come Milo Djukanovic - indagato e in attesa di essere rinviata a giudizio da un Tribunale Italiano per i reati di Associazione Mafiosa finalizzata al traffico illecito e riciclaggio di denaro - continui a godere della protezione e del sostegno dell'Unione Europea, vuol dire che l'intero sistema politico è fallito. Tutti gli equilibri sono saltati e la Giustizia sociale non esiste, e , quel che più è peggio, è che esiste solo per i comuni mortali, che rappresentano nient'altro che una statistica e carne da macello. In un certo senso, le lobbies bancarie e i centri di potere, hanno ormai tutto sotto controllo, tale che persino il voto diventa un gesto superfluo, anche se importante e prezioso. Dove ci hanno portato con le loro teorie e le loro megalomanie? Ad un sistema di stentata sopravvivenza, in cui viene rimesso in discussione il diritto di sostentamento delle persone.

Ora, per rispondere alle domande delle persone che ci hanno chiesto per chi votare, non possiamo che dire "votate per chi vi pare, o per chi vi sentite di farlo, per un amico, un parente", e per chi fantastica sull'astensionismo, sappia che il suo voto sarà comunque un voto. E il voto è un diritto che per essere conquistato si sono combattute guerre sanguinose, basta leggere la storia. Per chi invece si sente fallito e dà la colpa al sistema, sappia, in cuor suo, che anche lui ne fa parte. La Etleboro, dal canto suo, è pronta a fare alleanze con tutti, sempre che sia disponibile ad entrare in un contesto di "Tela", dove vi sono dei doveri e delle regole imposte dai componenti, dai gruppi e dai singoli, ma soprattutto delle responsabilità nei confronti di chi aderisce. Siamo così disposti ad accogliere chiunque, anche un partito politico che sia disposto ad entrare nella Tela, in un sistema che non accentra potere che dà ai suoi componenti la sovranità di se stessi e la solidarietà della tela. È tutto qui, non c'è altro. Tutto il resto sono chiacchiere e depravazioni.

13 marzo 2008

Le strane dimissioni dello sceriffo di Wall Street


Si dimette Eliot Spitzer, Governatore di New York, dopo che uno scandalo di sesso e prostituzione ha infangato la sua illustre carriera di "
sceriffo di Wall Street". La faccenda è così strana che pochi riescono a credere che un procuratore impegnato in indagini finanziarie a grandissimi livelli, possa essere implicato in uno scandalo sessuale, mentre le Istituzioni lasciano che si dimetta senza fare i dovuti accertamenti. Lo hanno dato in pasto ai media, che hanno costruito l'impeachment e ne hanno chiesto le dimissioni.
Tuttavia, fonti dell'intelligence russa, affermano che il Governatore Spitzer è stato "eliminato" dalla scena politica perché costituiva una minaccia per il sistema economico e finanziario degli Stati Uniti, ma soprattutto perché aveva valide prove sul legame tra l'attentato alle Torri Gemelle e i gli interessi di potenti entità economiche statunitensi, raccolte sul filone delle indagini sulle manipolazioni della Borsa di Wall Street scoppiata nel 2003.
Così a smentire la propaganda statunitense, interviene la FBS ( Servizio di Sicurezza Federale della Federazione Russa ) che apre scenari ben più sinistri sulle forze che hanno portato alle dimissioni del Governatore Spitzer, come le nuove prove su Larry Silverstein, proprietario del World Trade Center, e i membri del Carlyle Group della Famiglia Bush. Il fulcro delle investigazioni del Governatore Spitzer si basa sulla crisi crescente del Carlyle Group, che si avvicina sempre più al crollo e all'insolvenza a causa del prelevamento da parte di Larry Silverstein di più di 14 miliardi dalla tesoreria del Gruppo provocando una grossa perdita nel Fondo Pensioni dello Stato di New York di oltre 10 miliardi. Il Governatore Spitzer ha per molto tempo indagato l'ex responsabile di vigilanza dei fondi pensione dello Stato di New York, Alan G. Hevesi, di cittadinanza israelo-americana, chiedendo approfondite indagini dalle autorità investigative della US Federal Probe sulla distrazione di 100 miliardi di dollari dal fondo verso destinazioni non chiare, e per la quale Hevesi è stato già condannato a pagare una multa di soli 5,000$.

Le recenti indagini sul Carlyle Group sembrano così riprendere la linea investigativa del 2002, quanto lo "sceriffo di Wall Street" portò alla luce la truffa sulle operazioni di titoli e collaterali falsi per miliardi di dollari da parte di società di intermediazione, di brokers e di società di Trading che operavano per conto di grandi gruppi di investimento. Spizter denunciò un sistema finanziario fatto di operazioni d'investimento, tecniche bancarie non solo "fondamentalmente corrotte" ma anche fraudolente, tale da chiedere per Wall Street delle urgenti "riforme strutturali" e minacciando misure ben più gravi di "multe" e di revoca delle licenze. Allora Merrill Lynch e Citigroup furono condannate per frode a pagare multe per 400 milioni di dollari, dopo aver conseguito profitti per oltre 15 miliardi di dollari.

Come procuratore di Stato aveva fatto del Sistema Tecnico bancario degli Stati Uniti la sua più grande vittima, vincendo decine di cause contro Bear Stearns, Credit Suisse First Boston, Deutsche Bank, Goldman Sachs, J.P. Morgan Chase, Lehman Brothers, Merrill Lynch, Morgan Stanley, Salomon Smith Barney e UBS Warburg. Gli stessi giganti del sistema bancario internazionale oggi coinvolti nella crisi finanziaria dei subprimes, che ha aperto il vaso di pandora dei titoli e dei collaterali che reggono il nostro sistema economico. È chiaro che il sabotaggio del sistema bancario rappresenta una delle minacce più pericolose per i grandi gruppi bancari, soprattutto in questo delicato momento in cui si prepara la bolla di derivati di oltre 516 bilioni di dollari. Dati rilevati dalla Bank of International Settlements (BIS) , la clearinghouse mondiale delle banche centrali di Basilea, spesso definita come la "cassa" del grande casinò del mercato finanziario internazionale. Gli Stati Uniti, sulla base di quanto detto dalla Bis, presenta in questo momento la più alta concentrazione di deficit finanziari, contratti in particolare nei confronti dell'Arabia Saudita e della China. A questo occorre aggiungere un sospetto traffico di collaterali e titoli emessi dalla Federal Reserve e dal Tesoro Americano denominati per milioni di dollari, in circolazione nelle piazze finanziarie svizzere tramite una rete di broker e società fiduciarie di grandi gruppi bancari. Ne è una prova i titoli che vi mostriamo, emessi dalla FED, sui quali non è stata fatta ancora chiarezza da parte delle autorità interrogate sulla loro natura e autenticità. Sulla base di tale documentazione la Federal Reserve prende in custodia i suddetti titoli, per un valore complessivo di 1 miliardo di dollari, emettendo un "custodial safekeeping receipt" ( ricevuta di deposito ) , autenticato dalle firme del Governatore Bernard Bernanke e del Vice-Governatore Roger W. Ferguson.


Eppure, la pubblicazione di tali titoli, come pure di molti collaterali depositati presso illustre banche hanno causato la distruzione di miliardi di dollari di capitalizzazione, come dimostrato dalle recenti svalutazioni effettuate dalla UBS Bank e dalla successiva emissione di Bonds, collocati per la maggior parte presso fondi e borse asiatiche. Al di là della rete bancaria e finanziaria, circondata da una costellazione di società, esiste dunque un canale invisibile all'interno del quale ogni operazione portata a termine accade perché è il sistema che lo permette, in quanto le regole all'interno cui muoversi sono prestabilite. Da lì hanno inizio le operazioni di finanziamento del terrorismo, delle guerre, delle privatizzazioni e delle acquisizioni selvagge da parte delle grandi multinazionali. È naturale, dunque, che dietro gli scandali sessuali vi è la complessa macchina che, utilizzando le sporche armi dei media e della propaganda, va a proteggere gli interessi e l'esistenza stessa di potenti centri di potere finanziario.

12 marzo 2008

Armi silenziose e psychoterrorismo


In Inghilterra, come negli Stati Uniti, sono già in commercio apparecchi ultrasonici, che emettono suoni ad alta frequenza ed evitano la formazione di raggruppamenti di persone nei pressi di determinati luoghi o in determinate occasioni.Stiamo parlando delle nuove "armi silenziose", che si basano su tecnologie diffuse su grande scala e da tempo sperimentate, e ora sono stati immessi sul mercato commerciale come veri e propri strumenti di sorveglianza e di protezione personale.

Nella società della massificazione e del panico da terrorismo, si stanno diffondendo sempre più i nuovi strumenti di sorveglianza e di controllo sociale, che, utilizzando tecnologie ormai diffuse e conosciute, vanno a colpire le funzioni neurologiche del cervello umano. Stiamo parlando delle nuove "armi silenziose", che si basano su tecnologie diffuse su grande scala e da tempo sperimentate, e ora sono stati immessi sul mercato commerciale come veri e propri strumenti di sorveglianza e di protezione personale. Si tratta di apparecchi che si basano su tecnologia Wireless e GPRS ad emissione di ultrasuoni e onde elettromagnetiche, già ampiamente diffusi per allontanare animali ed insetti molesti, e da poco applicate anche verso gli esseri umani con la stessa metodologia ma con risvolti e implicazioni ben più gravi e sconosciuti.
In Inghilterra, come negli Stati Uniti, sono già in commercio apparecchi ultrasonici, mobili o fissi - che possono essere installati all'interno di locali pubblici o all'estero - che emettono suoni ad alta frequenza percepibili solo da determinati tipi di persone, permettendo di allontanare la folla, di evitare che vengano a formarsi raggruppamenti di persone nei pressi di determinati luoghi o in determinate occasioni. Il loro slogan pubblicitario cita testualmente che riescono ad " evitare le adunate di ragazzi o di adolescenti davanti i negozi che disturbano lo shopping dei clienti", essendo uno strumento "contro un comportamento sociale che è divenuto la più grande minaccia della proprietà privata in quest'ultima decade contro la quale non c'è stato ancora alcun freno". "Acclamati dalle forze di Polizia di molte aree del Regno Unito", gli apparecchi ultrasonici sono stati definiti "il deterrente ideale per gli adolescenti, un sistema efficace contro il cattivo comportamento sociale", in quanto consente di "camminare liberamente all'interno della folla senza essere molestati", di "scoraggiare i giovani dallo spruzzare graffiti sui treni ed i muri delle stazioni". Rappresentano dunque dei veri e propri sistemi per agire sui processi neurologici delle persone, che possono essere allontanate e disturbate, ma anche manipolate in funzione di scopi ben precisi, e per tale motivo costituiscono un'arma molto pericolosa per la società e per l'uomo.

Pubblicizzati come strumenti di protezione personale, vengono commercializzati liberamente, senza alcun tipo di regolamentazione e di prescrizione. Il dato più allarmante è che al momento sono già diffusi sistemi di irraggiamento elettromagnetico destinati al controllo delle masse, che hanno trovato larga applicazione durante le recenti guerre nei Balcani e nel Medio Oriente, oltre che durante la Guerra Fredda nel corso delle schermaglie tra Stati Uniti e Unione Sovietica. La loro esistenza è quanto meno certa, considerando che è sono stati già effettuati i primi studi medici per valutare gli effetti dell'esposizione a radiazioni di microonde elettromagnetiche, tra cui, sintomi psicologici come il letargo, la mancanza di concentrazione, mal di testa, depressione, ed impotenza, ricondotti così a fenomeni di nevrastenia collettiva, e nella peggiore delle ipotesi, ai primi sintomi di cancro e tumori. Al contrario, oggi nessuno conosce queste nuove armi silenziose, i loro reali effetti, i processi che utilizzano, quando e dove sono stati già sperimentati, ma soprattutto quando e dove vengono già utilizzati. Non è da escludere che siano presenti in aule di tribunale, in consigli di amministrazione, all'interno dei Parlamenti e delle Assemblee popolari, nei centri della città e nei luoghi di manifestazione. Allo stesso mondo, possiamo ipotizzare che tali processi siano in atto anche attraverso gli attuali sistemi di comunicazione e di trasmissione delle informazioni, facendo ricorso alla medesima tecnologia.

In ogni caso, è molto chiaro lo scopo che tali armi silenziose devono raggiungere, ossia di creare una società psycho-civilizzata, in cui il controllo sociale e le strategie di condizionamento delle menti umane rappresenta il "pilastro della democrazia". Le trasmissioni elettromagnetiche ad alta frequenza (SHF) possono infatti alterare il comportamento umano agendo sulle normali funzioni mentali. Le tecnologie wireless emettono infatti forme di energia che vanno ad agire sullo spettro elettromagnetico umano, informazioni che possono, in maniera invisibile, colpire il subconscio umano e sviluppare paranoia o apatia, euforia o malessere: i "dati" che il corpo riceve da fonti esterne, vengono infatti elaborati e ritrasformati in stimoli elettrici o chimici. Il comportamento della massa può essere dunque manipolato, cambiato nel momento in cui i dati (informazioni) del proprio sistema neurologico vengono alterati. Questo concetto è alla base dei programmi di guerra psicologici, delle ricerche di comunicazione di massa, andando ad influenzare, per esempio, la scelta di un determinato leader, di un prodotto, di una politica. Il dominio sull'etere, e la capacità di esercitare un controllo coercitivo sui sistemi di comunicazione e di informazione rappresentano un'area vitale della pianificazione militare, che ha creato le società psycho-civilizzate, instaurando una forma di psycho-terrorismo. Noi siamo oggi le più grandi vittime delle informazioni, perché abbiamo dimenticato di proteggerci da esse.

11 marzo 2008

Dollaro: inflazione e scomparsa dell'oro


Il prezzo del petrolio supera il limite dei 108 dollari al barile sulla Borsa di New York, mentre il dollaro tocca il suo minimo storico. Secondo molti analisti, stiamo infatti assistendo ad un'opera di "sciacallaggio" che costringe intere economie, e così singoli consumatori e investitori a pagare il prezzo della speculazione, divenendo delle vacche da mungere fin quando il tenore di vita si avvicinerà ad un livello di sostenibilità di poco superiore alla sussistenza.

Il deprezzamento del petrolio aumenta in maniera incessante, grazie anche alle pressioni dei fondi speculativi sul mercato. L'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, dal canto loro, non accennano a modificare le loro politiche di produzione, ritenendo che il mercato si è discostato troppo dalla realtà di offerta e domanda, tale che i prezzi proposti non possono essere considerati reali, ma il risultato di speculazioni e svalutazioni indotte per aumentare la domanda di dollari, e sostenere così l'economia statunitense. Infatti, quella che può essere considerata indifferenza degli investitori nei confronti della recessione negli Stati Uniti, è in realtà una chiara manovra per spingere gli Stati e singoli investitori a richiedere sempre maggiori quantità di dollari, in maniera tale da accelerare la velocità dello scambio della moneta ed eludere così la svalutazione.

Secondo molti analisti, stiamo infatti assistendo ad un'opera di "sciacallaggio" che costringe intere economie, e così singoli consumatori e investitori a pagare il prezzo della speculazione, divenendo delle vacche da mungere fin quando il tenore di vita si avvicinerà ad livello di sostenibilità di poco superiore alla sussistenza. La svalutazione del dollaro permetterà infatti agli Stati Uniti di eliminare gradualmente il suo debito estero mediante la progressiva svalutazione, di sottoscrivere oggi nei confronti dei creditori esteri obbligazioni non-consolidate che hanno alla base una moneta svalutata - e che dunque in futuro varranno meno - e infine di rendere i prodotti statunitensi più competitivi sul mercato globale. Allo stesso tempo, per consentire al sistema di assorbire la crisi, assisteremo ad una nuova guerra, ad una lotta perpetua per il controllo delle risorse naturali, ad una spesa militare sempre maggiore che sarà il settore trainante dell'economia industriale, e ad una disgregazione del tessuto imprenditoriale di medie dimensioni.

Il sistema economico così sta andando sempre più verso la stagnazione a causa della mancata circolazione di denaro, che non consente la rigenerazione delle attività, dei debiti e dei crediti, ma porta al consolidamento di un debito perpetuo. Dal canto loro, le Istituzioni monetarie stanno sostenendo questa situazione di "inflazione" indotta che blocca lo scambio di moneta, in modo da consentire ai grandi aggregati di rientrare all'interno delle statistiche nel lungo periodo, e superare così la grande recessione degli Stati Uniti. Infatti, questa situazione di insostenibilità del tenore di vita che avvertiamo, non è solo frutto del deterioramento del sistema capitalistico - un'agonia che si perpetua ormai da anni - ma è anche il risultato di una politica monetaria pianificata. Da tempo ormai la Federal Reserve, come pure la Banca Centrale Europea, stanno attuando una serie di provvedimenti che vanno a prosciugare i mercati reali della loro moneta, per far confluire la liquidità nei circuiti bancari, mediante i quali è possibile controllare il mercato monetario proprio mediante i grandi capitali che vengono accumulati. Non a caso il mezzo di pagamento più utilizzato è divenuta la "moneta bancaria", grazie anche all'aumento del debito al consumo, alle leggi anti-riciclaggio e alla diffusione delle carte di credito, che rendono "il contante" uno strumento "illegale".

Allo stesso tempo, le Banche Centrali alterano il mercato monetario, manipolando le loro riserve d'oro . È dagli Stati Uniti che arriva l'allarme da parte del GATA, Gold Anti-Trust Action Committee, che denuncia la "scomparsa" di circa la metà delle riserve d'oro. In altre parole, il Gata avverte che le Banche Centrali possiedono meno quantità d'oro che dichiarano di possedere a garanzia dell'emissione di moneta. In particolare, è stato rilevato che la Federal Reserve e il Tesoro degli Stati Uniti stanno manipolando clandestinamente la riserva d'oro della nazione sottoscrivendo contratti di vendita e di prestito d'oro che molto probabilmente non sarà mai restituito. Secondo le ultime rilevazioni, le riserve delle Banche Centrali si attestavano intorno alle 30,000 tonnellate d'oro, ed attualmente la quantità realmente presente non può essere superiore alle 15,000 tonnellate, cosicché la parte restante è stata letteralmente trafugata. Viene così ignorato l'Accordo di Washington del 1999 in base al quale la BCE e la Federal Reserve si impegnavano a limitare l'ammontare delle loro vendite d' oro a 400 tonnellate per anno e a non espandere le loro operazioni di leasing durante i cinque anni dell'accordo. Si tratta di operazioni che prevedono l'affitto dei lingotti d'oro della banca centrale ad una centrale di deposito dell'oro, ad una percentuale nominale di interesse tipicamente dell'1%. In particolare oggi la gran parte dell'oro viene scambiato dal London Bullion Market Association, che rappresenta una vera e propria stanza di compensazione per le transazioni di oro e metalli preziosi. Il London Bullion Market Association utilizza sopratutto oro delle Banche Centrali per emettere futures e derivati sulla base dei lingotti presi in prestito. Al momento esiste sul mercato finanziario una grandissima varietà di derivati denominati in oro, incluse le operazioni con le quali banche centrali scambiano e affittano la loro riserva d'oro. I problemi maggiori si sono avuti quando il prezzo dell'oro è aumentato drasticamente, raggiungendo gli attuali $900 all'oncia: le Banche hanno preferito utilizzare l'oro preso in prestito dalle Banche Centrali, ottenuto ad un prezzo minimo, per scambiarlo poi ad un prezzo molto più elevato di quello pagato per il leasing iniziale. Il risultato di tale pratica - utilizzata soprattutto dalle Banche statunitensi del London Bullion Market Association, quali la Bear Stearns Forex Inc., Goldman Sachs International, JP Morgan Chase Bank, Bank of America, Citibank, Merrill Lynch e Morgan Stanley - ha portato alla lenta scomparsa dell'oro delle Banche centrali Nazionali a causa della mancata restituzione delle quantità d'oro prese in prestito.

La denuncia del GATA è molto grave e rappresenta, in realtà, solo una parte della grande truffa che la Federal Reserve e il Tesoro degli Stati Uniti stanno orchestrando, per sostenere in maniera artificiale il mercato finanziario e monetario. Non è da escludere infatti che le autorità americane abbiano utilizzato parte dell'oro in riserva per porre in essere speculazioni ed emettere titoli collaterali necessari a finanziare la spesa sociale e gli investimenti esteri. Al momento circolano sul mercato finanziario titoli denominati per miliardi di dollari, emessi sulla base di meccanismi non trasparenti, al di sopra dei limiti stabiliti dalla legge. È ormai quasi impossibile oggi stimare la quantità di denaro presente sul mercato che sia riconducibile ai collaterali e ai derivati posti in essere tramite operazioni non trasparenti, con il solo scopo di manipolare il mercato monetario.