Motore di ricerca

29 gennaio 2010

Riciclaggio e traffico di droga: il rischio della disinformazione

L'Osservatorio Italiano lancia l'allarme sul pericolo del riciclaggio di denaro sporco che incombe sulle piccole imprese in difficoltà. Già 2 anni fa la Etleboro aveva dimostrato il meccanismo del riciclaggio e della creazione di denaro con documenti collaterali all'interno delle Banche, mostrando i documenti e le copie dei titoli falsi emessi. In risposta, i giornalisti della Etleboro hanno ricevuto un significativo 'no comment' da parte della più grande banca Svizzera, che con lo scoppio della bolla finanziaria ha rischiato infatti il fallimento.
La metà delle società per azioni italiane sono piene di collaterali falsi, titoli che non sono altro l'immagine cartacea delle tonnellate di cocaina già in partenza per l'Italia.Tutto questo gestito da un pericolo e subdolo circolo vizioso gestito da menti raffinate. La mafia trasnazionale esiste, ed usano Paltalk, Skype, Google Earth, la steganografia, il furto dell'identità. La droga colombiana è entrata in Europa tramite un patto che forma la santa alleanza balcanica, in cui grossi gruppi criminali sono agganciati alla politica, alle grandi società, che possono così riciclare i loro soldi nelle privatizzazioni. Bisogna però dare la giusta importanza a tale fenomeno ed impedire che sia gestito da reti strumentalizzate dalla politica, come associazioni di categoria e di consumatori, che potranno solo depistare i magistrati dalla vera ricerca delle menti raffinate. Non esiste nessun spiraglio lungo questa strada, ma solo altra disinformazione per far chiudere gli occhi allo Stato.

25 gennaio 2010

"Jasenovac, omelia di un silenzio", un etnocidio dimenticato


La Compagnia Teatrale Primo Teatro mette in scena uno spettacolo unico nel suo genere, Jasenovac – omelia di un silenzio. Un omaggio questo ad una delle pagine più terribili della Seconda guerra mondiale, l'efferatezza dei suoi crimini lasciò senza parole anche le truppe naziste e fasciste. La crudeltà e l'insensatezza di quello sterminio di migliaia di serbi, zingari ed ebrei per la maggior parte bambini, rimane nel silenzio ormai da anni, forse troppi per una società globale che condanna senza condizioni lo Shoa e le pulizie etniche.

Jasenovac è un tabù, è un urlo straziante che ancora oggi trafigge i popoli dei Balcani e smarrisce l'intera Europa. Pochi conoscono il significato vero e profondo di Jasenovac, ma parlarne crea una diversa consapevolezza del presente che viviamo. "Un racconto che mira all’anima, a scuotere le nostre (in)consapevolezze. Un racconto che vuol essere un grido, per segnare la nostra memoria…per dar voce al silenzio!". Mai parole più vere furono pronunciate per rendere giustizia alla sofferenza di chi ha visto annientare la propria anima.La Etleboro ONG ha lottato in questi anni per far conoscere al popolo europeo una pagina della loro storia, che nasconde un altro crimine, quello dello IOR e della Federal Reserve. (Vedi : Dossier Jasenovac )

21 gennaio 2010

La Santa Alleanza balcanica e il traffico di cocaina

Banjaluka - Mentre lo Stato decima le fila di Mafia e Camorra, nasce e avanza la "Santa alleanza Balcanica", l'unione della mafia serba con quella italiana. Arrestando e mettendo da parte i mafiosi e gli uomini d'onore, per fare posto alle nuove organizzazioni. Il patto d'onore con la Colombia e stato siglato. Questo quanto evidenziato da Michele Altamura, estrapolando alcuni dei passaggi del rapporto sul contrabbando di sigarette del Montenegro a cui sta lavorando l'Osservatorio Italiano. Altamura evidenzia che grazie ai calabresi della 'Ndrangheta la mafia serba è entrata di prepotenza nei traffici del Mediterraneo, verso i mercati europei. La nuova mafia ha senz'altro ereditato la grande esperienza maturata in passato con il contrabbando di sigarette che, a distanza di anni, resta ancora un mistero nelle sue molteplici sfumature logistiche e finanziarie. Albania, Montenegro, Bosnia e Croazia sono le mete preferite, ma con 25.000 euro può essere consegnata direttamente a Bari. Si tagliano così i rapporti con i Paesi fornitori, e a fare il lavoro per così dire 'sporco', si ricorre alla mafia balcanica, che si estende in tutta la regione sino all'America Meridionale, grazie a fortuiti contatti. Nella foto pubblicata, vengono tracciati i punti in cui si trovano tuttora i depositi presso il Porto di Bar degli scafi del contrabbando di sigarette, con tutti i punti logistici per il rifornimento delle casse da trasportare e della benzina.

Tesla, un uomo del presente


Negli ultimi cinque anni la Etleboro NGO ha dato rilevante importanza alla vita e alle invenzioni di Nikola Tesla, scienziato americano di origine serba. Con piu di 700 brevetti su scoperte di grande significato per la vita umana, Tesla è diventato la figura storica conosciuta per l'idrocentrale sul Niagara. Tesla è nato a Smiljan, piccolo paese della Croazia e tre anni fa, a Zagabria, gli è stato dedicato un monumento, edificato nella piazza e dato in prestito dall'istituto Ruder Boskovicche, che si può vedere in uno stato trascurato e dimenticato delle autorità del comune. Tuttavia, oggi, in America, Tesla e` di nuovo “cool”. Un articolo del Wall Street Journal, di pochi giorni fa, presenta la figura di un “emigrante serbo” che ritorna sul suo trono.

La sua gloria, di cui egli stesso non amava goderne per ragioni di modestia, finendo la sua vita in povertà, e il suo genio, stanno conquistando di nuovo la terra americana. I grandi personaggi “techno” che seguono tutti i prodotti hi-tech, considerano Tesla un uomo di un valore più grande dello stesso Edison. Proprio sul Wall Street Journal viene messa in rilievo l' ingiustizia con cui l “emigrante serbo" morì nel 1943 senza famiglia e amici, in completa povertà e ingiustamente dimenticato per lungo tempo, sebbene per lo sviluppo della civiltà, meriti meno il suo concorrente Edison, glorificato, invece, a tutti i costi. Tre anni fa una casa automobilistica ha prodotto un' auto di 100.000 dol, chiamata Tesla. Lo stesso è stato fatto anche dal dipartimento di marketing dei produttori di processori grafici NVIDIA che, ad un seriale di microchip, prodotti nel 2007, hanno dato il nome di Tesla. Gli sceneggiatori del videogioco, Dark Void, della Capcom Entertainment in Silicon Valley avendo bisogno di un personaggio in grado di comprendere la lingua degli alieni, arrivati con un'astronave, gli hanno dato il nome di Tesla. Inspirazione in Tesla l'ha avuta anche uno dei fondatori di Google, Lary Page.

Non è affatto strano che il nome di Tesla stia uscendo dall' ombra della storia in un momento in cui si combatte ogni giorno per l' utilizzo di energie ecologiche al fine di evitare il più possibile catastrofi climatiche e Tesla ne emerge come il vero profeta di tutti i tipi delle nuove energie. La sua profezia ogni giorno prende forma tanto che si vanno sempre più sostituendo le lampadine inventate da Edison, di cui Tesla parlava quasi cent' anni fa. Il giornale, Wall Street Journal, classifica Edison e Ford, come uomini del 20 esimo secolo, invece Tesla ha la sua attualità nel 21esimo secolo. Tesla era un genio incompreso nella sua epoca, un visionario considerato pazzo e dedito solo alle sue idee. Nessuno avrebbe potuto capirlo, ma alle sue invenzioni, anche a quei tempi, erano interessate le grandi corporazioni come la General Electric. La sua immagine di uomo della SF film rende maggiormente il mito, rientrando nella produzione dei miti realizzati in chiave moderna come nel recente film, Avatar. La sua dimensione di vita era diversa e come confermano gli esperti di marketing di NVIDA 'La sua aurea e` inestimabile” e non soltanto per gli affari delle grande compagnie di Silicon Valley o per la stessa NASA, ma anche in ambito ludico. I creatori del video gioco, Dark Void, hanno voluto, infatti, un personaggio che supera i nostri tempi, in una dimensione surreale e fantastica che parla con gli alieni. "Abbiamo deciso, senza indugio, di approfittare dell' atmosfera mistica che si e`creata intorno a Nikola Tesla", ha dichiarato il senior producer Morgan Gray. "Cosa potrebbe essere più “cool” di Tesla reincarnato nell' ingegnere della tecnologia aliena che costruisce armi con una tecnologia d'avanguardia?".

Al di là della realta e` “arrivata” anche la sua Tesla Roadster, quando Tesla usò le sue visioni per costruire una macchina con motore AC. La Tesla Roadster e` arrivata dal 1882 nel ventunesimo secolo. La terra dove Tesla ingegnava i segnali di trasmissione senza fili Wardenclyffe con il suo laboratorio e`stato offerto per la vendita, al valore di 1,5 milioni di dollari. L' annuncio, inviato alla stampa americana, che l'ha reso pubblico, dalla compagnia “Alfa”, è stato un vero shock, perchè l' Associazione sulle Memorie di Tesla insieme ad altre associazioni di emigranti serbi volevano la ricostruzione della torre di Wardenclyffe per farne il museo di Nikola Tesla in terra americana. Tesla comprò Wardenclyffe a Long Island, dove costruì una torre alta 57 metri per farne il più grande centro di telecomunicazioni del mondo. In quel laboratorio, a un centinaio di chilometri da New York, Tesla faceva le prove per trasmettere l'elettricità senza fili, attraverso l' emissione di onde radio per il funzionamento della telefonia e della telegrafia senza fili. La costruzione di quella torre fu finanziata da J.P. Morgan con 150.000 dollari, ma quattro anni dopo, proprio per la mancanza di finanziamenti, Tesla interruppe i suoi lavori. Il laboratorio e`stato buttato giù poco prima della Grande guerra, perchè qualcuno, dal governo americano, pensò che la torre potesse essere un punto di riferimento per l' orientamento dei sottomarini.

Quello che si utilizza oggi e i contesti in cui Tesla diventa “Cool” sono le sue stesse previsioni, quando diceva che i giornali saranno scritti in una parte del mondo e saranno stampati dall'altra parte. I media stessi stanno divulgando la sua gloria con la sua invenzione del wireless e anche di internet come comunicazione globale per ricevere le informazioni nel più breve tempo possibile. La figura di Nikola Tesla sta emergendo agli occhi di tutti, dando vita e velocità alla vita che potrà oltrepassare anche il tempo reale, facendolo diventare l'uomo di ieri, di oggi e domani. Come ha detto il portavoce della Tesla Roadster, Rachel Konrad: “Entrare nella gloria popolare vuol dire entrare nei video giochi dedicati ai diciottenni”. In questo senso Tesla e` ritornato ad essere 'cool', ma non dimentichiamo che la suo gloria taciuta ha cambiato la vita di oggi e continuerà a cambiarla.

20 gennaio 2010

Osservatorio Italiano: nessuna verità sul contrabbando delle 'bionde'

Banjaluka - Probabilmente non uscirà mai la verità sul contrabbando del contrabbando delle sigarette tra l'Italia e i Balcani. Lo afferma Michele Altamura, giornalista di Rinascita Balcanica, annunciando la pubblicazione di un completo reportage sul traffico delle sigarette. "Abbiamo ricostruito i punti sulla costa pugliese e balcanica da dove partivano gli scafi del contrabbando di sigarette. Le traversate erano continue, ad ogni ora del giorno e della notte, sotto gli occhi di tutti, perchè lo Stato aveva deciso di tollerare questo traffico. Forse l'unico "a non saperlo" era Milo Djukanovic e il suo aspirante Governo che preparava l'indipendenza", afferma Altamura, anticipando alcuni passaggi del reportage sul contrabbando di sigarette.

Facendo un po' i conti in tasca ai contrabbandieri, l'Osservatorio Italiano spiega che ogni cassa veniva acquistata dalla Zetatrans per un milione di lire, poi bisogna aggiungere anche il pizzo alla pompa di benzina, circa 5 milioni di nafta a viaggio, che veniva rifornita dal fratello di Milo, Aco Djukanovic, che a sua volta la acquistava dagli albanesi, per non parlare poi del racket da versare alla Sacra Corona Unita e alla Camorra. Tutto questo avveniva davanti agli occhi degli osservatori internazionali. "Oggi purtroppo a pagare sono solo i contrabbandieri, mentre le menti coordinatrici di questo traffico sono liberi in Svizzera e da sempre muovono le loro pedine da lì. Chissà perchè allora mai nessuno ha fatto un'inchiesta in Italia sul perchè i politici pugliesi chiudevano gli occhi sulle bionde che arrivano in Puglia. I magistrati devono sapere che i conti non tornano e che di tutto il traffico il 10% è finito nelle tasche dei criminali e il 90% delle banche e dei 'signori'", conclude Altamura.

Caso Dalmatinka Nova: l’accusa degli imprenditori italiani

Attraverso le parole degli imprenditori italiani che hanno investito nella fabbrica tessile della Dalmatinka Nova, viene alla luce un vero e proprio caso di frode che ha logorato e derubato una società, violando sia le norme croate che quelle europee. I F.lli Ladini, proprietari della Distributrice S.r.l., hanno infatti inviato una lettera al Primo Ministro Kosor per denunciare la grave ingiustizia e il trattamento che lo stato croato gli ha riservato. Attualmente, la Dalmatinka Nova è stata dichiarata in fallimento dai sindacati e da alcuni fornitori, con una sentenza che chiede il suo smantellamento e la sua vendita pezzo per pezzo. Giornali e televisioni croati hanno a più riprese evidenziato le colpe della società italiana, compiendo una vera e propria disinformazione del caso della Dalmatinka e fomentando rabbia e disprezzo per la società italiana. E' giunto però il momento che le ambasciate e le istituzioni italiane all'estero si attivino affinchè le norme e i contratti siano rispettati, nell'ambito della legalità e della trasparenza, a tutela degli investimenti esteri italiani. Tali episodi di 'banditismo statale' non aiutano né lo sviluppo della cooperazione intestatale, né lo sviluppo delle imprese italiane nei mercati dei Paesi vicini per sostenere esportazioni e la produzione interna.

Dopo una lunga vicenda legale, esasperati dalle ingiustizie subite, i F.lli Ladini, proprietari dell’azienda tessile Dalmatinka Nova, hanno inviato una lettera al Primo Ministro Jadranka Kosor per chiedere giustizia. La stessa lettera, è stata anche inviata a diverse Istituzioni croate ed europee, nella speranza che qualcuno dia ascolto alle richieste degli imprenditori italiani. Parole che risuonano come una vera e propria denuncia, come già fatto attraverso comunicazioni dell’ufficio di Presidenza del Primo Ministro Berlusconi e dell’ufficio del Presidente della Commissione Europea Barroso, circa le gravi ingiustizie e ripetute illegalità subite in Croazia dalla società degli imprenditori Gianfranco e Livio Ladini “La Distributrice S.r.l”. Secondo quanto dichiarato dagli imprenditori italiani, unico proposito di queste discriminazioni e azioni illegali, che vanno avanti da 5 anni, è di espropriare, senza alcun diritto, gli investimenti che la società “La Distributrice S.r.l” ha fatto a Sinj, con l’acquisto dello stabilimento tessile Dalmatinka Nova, a seguito di un regolare appalto internazionale. I fratelli Ladini ritengono responsabili l’Ufficio del Fisco del Ministero della Finanza croato, il Tribunale Commerciale di Spalato, sindacati e profittatori locali. “La nostra società - spiegano nella lettera gli imprenditori - aveva seri progetti per la Dalmatinka. Ciò è dimostrato se si osservano i nostri registri contabili, da dove risultano investimenti per più di 10 milioni di euro in capitale azionario, scorte di magazzino, forniture, sviluppo e modernizzazione degli impianti e delle capacità di produzione, ricerche di mercato e molto altro”. L’accusa alle autorità e Istituzioni croate è quella di aver fatto finta di niente tollerando, o forse sostenendo, azioni illegali per coprire le impunità.

Ripercorrendo i fatti, il Fisco croato, attraverso l’ufficio di Spalato, ha richiesto il pagamento delle tasse sui capitali investiti nella Dalmatinka Nova, capitali inviati dall’Italia attraverso una regolare procedura della Banca d’Italia, e registrati nella Banca Nazionale di Croazia, come pure nella contabilità dell’azienda. “La richiesta del pagamento delle suddette tasse sul capitale investito - si legge nella lettera - va palesemente contro le leggi sia croate che europee. Il Fisco ha poi ripetutamente bloccato il conto bancario della nostra società, sottraendo illegalmente una cifra di circa 3 milioni di kune. Questa azione ha intralciato i processi di produzione causando, ovviamente, ingenti danni alla nostra società, ai 420 lavoratori della Dalmatinka e personalmente a noi proprietari”. Successivamente, il sindacato dei lavoratori NHS di Sinj, con il sostegno del Ministero della Finanza e del Tribunale Commerciale di Spalato ( nella persona del giudice Ivan Basic), ha approfittato della situazione per chiedere il fallimento della Dalmatinka per il mancato pagamento dei salari ai dipendenti nei termini di legge. “I lavoratori sono entrati in sciopero – spiegano Gianfranco e Livio Ladini - ma tutti sapevano che i salari non potevano essere pagati perchè il nostro conto corrente era stato bloccato illegalmente dal Ministero”. In data 29 Gennaio 2008, il giudice Basic ha avviato le procedure per dichiarare il fallimento per bancarotta della Dalmatinka. Il Tribunale di Secondo grado di Zagabria al quale ci eravamo rivolti ha tuttavia revocato l’azione del Giudice perchè dichiarata illegale. Sfortunatamente, però, questa non è stata la conclusione della spiacevole vicenda.

Per le stesse motivazioni, dichiarate assolutamente illegali dal Tribunale Superiore di Zagabria nell’Aprile del 2008, il giudice ha avviato una nuova istanza sei mesi dopo sempre a seguito di iniziative del sindacato NHS, che continuava a chiedere il pagamento dei salari arretrati e con il c/c nuovamente bloccato dal Ministero delle Finanze (dipendenti che comunque non lavoravano da svariati mesi). “ In data 14 luglio 2009 – continuano i F.lli Ladini - il giudice Basic ha violato e negato i nostri diritti di difesa impedendoci di essere presenti all’udienza per l’accusa di bancarotta. In quella sede avremmo potuto provvedere, nonostante tutto, a fornire delle adeguate garanzie bancarie in alternativa al blocco del nostro conto corrente”. I f.lli Ladini affermano inoltre che il Tribunale, in quell’occasione, aveva accettato le false dichiarazioni del Ministero della Finanza che aveva bloccato il loro conto corrente, tra l’altro per un importo doppio di quello da loro verbalizzato e da noi contestato. Le azioni del Tribunale, e del giudice Basic, hanno di fatto ostacolato ogni possibilità di controllare la procedura di bancarotta negando i crediti vantati da La Distributrice Srl per le forniture effettuate e regolarmente sdoganate per un importo di oltre 6.000.000,00 di Euro ed escludendo così la società dal consiglio dei creditori. “L’espropriazione e la frode contro gli investitori italiani – dichiarano con forza in chiusura della lettera - , tanto odiati, assieme al complotto di speculazione di tipo mafioso messo in atto dalle “gang” locali , è stata alla fine compiuta”.

Attraverso questa lettera, i Ladini richiedono l’istituzione di una Commissione italo– croata che si occupi dei fatti accaduti e del grave danno subito dalla società “La Distributrice S.r.l.”, danni per i quali si richiede un risarcimento. “Siamo sicuri che la Croazia, - concludono gli imprenditori Ladini - in questo momento storico in cui la Repubblica è in procinto di entrare a far parte della Comunità Europea, non possa lasciare impuniti questi crimini. Per la simpatia che nutriamo per il vostro Paese, saremmo davvero dispiaciuti se questo increscioso avvenimento avesse risonanza attraverso le agenzie di informazione Europee”. Senza veli e con molta franchezza, la società italiana esprime il suo profondo malcontento per il trattamento che la Croazia gli ha riservato, come una sorta di ostilità scaturita non solo dall'atteggiamento delle istituzioni, ma anche dei media che hanno contribuito a creare un clima di tensione attorno al caso della Dalmatinka. Giornali e televisioni hanno a più riprese evidenziato le colpe della società italiana nella "cattiva gestione della fabbrica", enfatizzando invece la posizione dei lavoratori che "si sono visti costretti a chiedere il fallimento della società". Il sindacato ha più volte accusato la società di non aver pagato gli stipendi ai lavoratori, "di aver lasciato morire la fabbrica", che "i conti correnti della Dalmatinka Nova erano stati svuotati, e debiti ancora non pagati", mentre la produzione è rimasta bloccata per mesi.

Il tribunale ha poi respinto senza molta premura la richiesta della società italiana di revocare il fallimento, ed ha stabilito di smembrare letteralmente la fabbrica per ripagare i salari e i debiti arretrati, che comunque all’udienza del 24.11.2009 per paghe, contributi e debiti verso il Ministero delle Finanze, ammontavano ad un totale di circa 20 milioni di kune (importo contestato perché i lavoratori da mesi non lavoravano ed il Ministero delle Finanze dovrebbe restituire le tasse prelevate illegalmente). Il comitato fallimentare ha persino stimato che il valore della fabbrica arriva a poco più di 150 milioni di kune (poco più di 20 milioni di euro), che è il valore stimato dei terreni e fabbricati stimati per un valore di 95 milioni di kune, di macchine e attrezzature per 38 milioni, e dell'inventario delle merci in deposito per 1 milione. Insomma, nel giro di pochi mesi, le autorità croate hanno deciso in maniera unilaterale di chiudere l'impresa in cui gli italiani hanno investito, di smembrarla e di svenderla sul mercato, nella più totale impotenza della Distributrice, la quale attende ora una risposta e un qualsiasi intervento a fermare tale decisione ultima. E' giunto però il momento che le ambasciate e le istituzioni italiane all'estero si attivino affinchè le norme e i contratti siano rispettati, nell'ambito della legalità e della trasparenza, a tutela degli investimenti esteri italiani, al pari di quelli americani e inglesi. Tali episodi di 'banditismo statale' non aiutano né lo sviluppo della cooperazione intestatale, né lo sviluppo delle imprese italiane nei mercati dei Paesi vicini per sostenere esportazioni e la produzione interna. Per questo, i nostri deputati all'estero, gli ambasciatori e i funzionari delle camere di commercio devono risvegliarsi dal loro torpore e monitorare i mercati e questo tipo di casi estremi. Le nostre imprese non devono essere un baratto, una mercificazione politica, al servizio delle grandi aziende con conti cifrati alle Cayman. Serve un coordinamento estero italiano senza poltrone o consulenti pagati profumatamente ma nei fatti impotenti, per chiusi nei loro uffici e nelle loro auto diplomatiche.

17 gennaio 2010

Bettino Craxi, l’ultimo uomo di Stato

Oggi la storia sta dando a tutti noi un grande riscatto. Coloro che per tutti questi anni non ha fatto che rievocare democrazie sconosciute e giustizie fasulle, condannando in contumacia un'intera classe politica, non sono che idioti utili, personaggi che si sono vestiti di allori e glorie ed ora sono pronti a strisciare per chiedere perdono. In occasione del riconoscimento a Bettino Craxi del merito di essere stato un vero uomo di stato, vi riproponiamo un articolo scritto circa 4 anni, con grande coraggio. Forse solo oggi si può capire il significato di questo testo, scritto per rendere omaggio non solo a Craxi, ma a coloro che si sono battuti per la verità, a chi voleva una Europa diversa. Elmut Koll, Slobodan Milosevic e Bettino Craxi sono infatti i tre uomini che hanno cambiato il popolo europeo e per questo su di loro si è abbattuta una pesante condanna. Piccoli squadristi, da tempo, imperversano su Youtube nel tentativo di scongiurare il peggio, ma è arrivato il tempo di fare pulizia...

La storia è talvolta così distante dalla realtà, i fatti vengono stravolti e la verità negata: così l’onore di un uomo viene sfibrato per cancellarne la memoria e la sua stessa vita. Mentre tutti gli scagliavano contro sentenze e ingiurie, mentre il magistrato Antonio Di Pietro spasimava per il grande momento e qualcuno gridava “Tonino facci sognare”, sicuramente nessuno di loro sapeva che lui aveva tentato di salvare l’Italia, e così non restava che un’unica soluzione : andare via il prima possibile, una fuga immediata.

I fatti erano ben diversi, alle spalle vi era un piano , chiamato “Apocalisse”, studiato nei minimi dettagli e gestito direttamente da Londra. Nacquero in quegli anni in Italia molte scuole di lingua inglese, come copertura dei servizi segreti ; molti agenti del Sisde e del Sismi furono intimoriti, altri si suicidarono: la campagna mediatica dei giornali, e non solo delle televisioni, avanzò impietosa. L’obiettivo di fondo consisteva nel rovesciare i governi e porre al potere dei criminali, dei “contadini”, di destra e di sinistra, islamici e non , per poi privare uno Stato della sovranità monetaria, privatizzare ogni cosa e rastrellare le ricchezze esistenti, creando così un sistema economico completamente diverso, quello del “rent”, dell’affitto, basato dunque non più sul concetto di possesso, bensì su quello di uso. Un ambizioso progetto da realizzare mediante la svalutazione della moneta, la riduzione della spesa pubblica, la deregolamentazione del mercato con politiche liberiste, la fissazione di alti tassi di interessi , con la lotta alla corruzione, la privatizzazione del patrimonio statale e della Banca Centrale, ed infine la rifondazione della Nato come organismo militare per sabotare le iniziative dell’Onu.

In realtà la crisi economica e finanziaria non è il solo problema, ma è un anello di un meccanismo molto più complesso che si serve di una forma di potere centralizzata e piramidale, andando a creare quelle che molti studiosi definiscono società “rettiliane” o demagogie pure. Un sistema questo che si è rivelato efficace, dobbiamo riconoscerlo, in contesti medievali in cui non esisteva la comunicazione di massa, le attuali tecnologie e forme di crimine psicologico: la nostra società rimane tuttora ancorata a schemi di potere antichi e arcaici.

Craxi, come qualcuno prima di lui, aveva intuito che il sistema era concatenato perchè ragionava come un uomo di Stato, ed è stato tradito dal serpente che è dentro in noi. Voleva salvare l’Italia, parlava di svolta, di cambiamento e di rinnovamento, parole che certamente hanno fatto tremare gli eminenti Banchieri di Londra. Craxi cercava di combattere uno degli anelli del sistema tramite la “lira pesante”, che consisteva nel coniare la “5 lire in argento” con l’effigie di Garibaldi, cosa che sicuramente non è stata ben gradita alle lobbies bancarie che scatenano guerre sanguinarie solo per imporre il costo di una commissione bancaria in un paese.

Mentre cercava di salvare l'Italia, si accorse cos’è veramente il “potere”. Ho sacrificato la mia vita e venti anni di studi e di ricerche per capire ciò che i politici sostanzialmente dicono in frasi del tutto accidentali. Egli intendeva rifondare il tessuto sociale, il modo di fare economia, e il concetto stesso di partecipazione politica perché aveva intuito che il mercato si stava trasformando: l’economia cresceva tra usura e collusione , e da tempo ormai era in atto un etnocidio, ossia lo sterminio dell’identità etnica, delle tradizioni, e della cultura mediante strategici piani di “globalizzazione” e l’appropriazione dell’intelligenza dei popoli.

Tutto quello che si è realizzato con il Trattato di Maastricht è stato accuratamente programmato nel 1978 da un piano strategico e complesso, che già allora fece le sue prime vittime. Maastricht si è appropriato del potere democratico per antonomasia in quanto va ad incidere sulla redistribuzione della ricchezza reale, trasferendo in maniera illegittima e incostituzionale la sovranità monetaria ad un ente non rappresentativo della volontà sovrana dei cittadini. L’unione monetaria ha creato una macchina che distrugge, depreda e porta guerra tra i popoli; la banca, dal canto suo, si finge un’istituzione, che entra come un parassita nell’azienda per alimentare un sistema di denaro virtualizzato. I Grandi Banchieri si sono resi responsabili di gravi crimini, senza che nessun tribunale internazionale li abbia mai condannati, e continuano a sterminare popoli in maniera sempre più subdola in forma di etnocidio. L’eurosocialismo è caduto. Tutte le colonie del regime comunista sono state attaccate perchè i sistemi economici ibridi tra comunismo e capitalismo andavano eliminati ad ogni costo in modo da evitare anche lo scontro diretto con la civiltà araba: ed ecco perché Craxi era considerato un filo arabo.

Allora il governatore della Banca d'Italia Carlo Azelio Ciampi, banchiere di fama internazionale lavorava per i suoi capi, aiutandoli ad aumentare i loro guadagni a dismisura. In quegli anni i gruppi finanziari a struttura piramidale hanno aumentato i loro profitti in maniera esponenziale , finanziando poi guerre sanguinarie nei Balcani e in Somalia al solo scopo di impossessarsi, mediante tecniche di intermediazioni finanziaria, delle loro ricchezze. Lo stesso George Soros è artefice di pratiche criminali che simulano operazioni finanziarie ( e a questo punto è inutile che si veste da grande finanziere!) . Nel 1992 non era più possibile salvare l’Italia e Craxi aveva un compito tanto complicato quanto impossibile da portare a termine.

Mentre Maastricht vedeva nascere l’Europa dei Banchieri Ladroni, la magistratura arrestava Mario Chiesa, e procedeva con gli avvisi di garanzia che avrebbero portato avanti la crociata contro “la corruzione”. Nel luglio del ’92 le parole di Craxi alla camera dei deputati denunciano una criminalizzazione della classe politica, un vero e proprio processo storico e politico ai Partiti, e "un finanziamento irregolare ed illegale al sistema politico,... non e' e non puo' essere considerato ed utilizzato da nessuno come un esplosivo per far saltare un sistema, per delegittimare una classe politica”.
Il Buon Tonino probabilmente solo quando fece il grande gesto teatrale di togliersi la toga dinanzi alle telecamere e di rassegnare le dimissioni dalla magistratura, diede prova di aver capito che era stato usato e manipolato come una pedina in una guerra strategica senza scrupoli. Ma il nostro ex commissario doveva capire che il sangue sporco si deve mischiare con quello nuovo.
Mani pulite è stato dunque qualcosa di più, aveva l’obiettivo di controllare le masse, eliminare la classe politica e sostituirla con soggetti dalla mente semplice e poco intelligente, assolutamente inadeguati a contrastare i veri poteri, mentre le privatizzazioni e il saccheggio dell’Italia proseguiva. Il nostro caro Banchiere diventava Presidente del Consiglio per completare l’opera organizzata da Londra, degnamente sostituito poi da Fazio , perchè il patto prevedeva la vendita della Banca d'Italia, e degli stessi Italiani, e così anche la sua carica di governatore .

Nello stesso anno, Giovanni Falcone in una macabra esplosione accreditata alla mafia trova la morte; così come l’ingegnere Raul Gardini che muore per mano di un anomalo suicidio: episodi che in realtà nascondono ben altro. Lo stesso scenario che si è venuto a creare ultimamente in Libano con Hariri , che stava organizzando la borsa del Petrolio in euro. In quel periodo tutti gli ambasciatori e le Associazioni sconosciute millantavano democrazie sconosciute, e si meravigliavano scandalizzati della corruzione in Italia , ma non ricordano ciò che la Federal Reserve fece nel 1923, da cui il motivo che spinse gli americani a combattere una guerra mondiale.

A colpire Craxi è stata la finanza internazionale, i Banchieri, un mondo sconosciuto alle masse, gerarchie ristrette e estremamente chiuse, persone che non vedrete mai camminare tra la folla. Lo temevano così tanto che al pensiero che Craxi potesse trovarsi in suolo italiano e rilasciare scomode dichiarazioni li preoccupava seriamente, tanto è vero che era costantemente controllato ad Hammamet. Le sue parole devono essere di insegnamento a questi politici contadini, diventati i camerieri di Banca Intesa e Unicredit e non più protagonisti della regolamentazione del sistema economico. Si sono autodefiniti pastori del gregge, ma bisogna ricordare che l’unico uomo di Stato che non è stato accettato dall’Inghilterra era Craxi, contrastato dagli stessi giornali che ora santificano Carla del Ponte e additano Slobodan Milosevic per aver condotto una pulizia etnica.

Oggi è l’era dei pappagalli, della civiltà schiavizzata dai banchieri, agganciati a loro volta ai servizi segreti, che hanno creato “comitati di controllo e gestione delle crisi”, utilizzando strutture come la Gladio, e Società di sicurezza per compiere qualsiasi tipo di attentato e di omicidio.
La velocità della magistratura nel vendere l’ Italia è stata strabiliante. Accusare Bettino Craxi è stato come chiudere la porta in faccia allo Stato stesso , per il quale si sono combattute guerre, alzate barricate, in nome di una bandiera si moriva con onore dinanzi al plotone di esecuzione, gridando “Viva l’Italia”. Tutto questo non è servito a riunire gli uomini, ma a distruggere la fratellanza, perchè alla guida di una nazione erano stati posti piccoli uomini e non Statisti, banali intellettuali che non sapevano cos’è davvero il potere. Spero che oggi la nostra classe politica abbia capito che siamo posseduti dal sistema bancario, e che hanno venduto l’Italia a dei baroni Ladroni.

Chiediamo all'ex Governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi, che con grande e sfavillante carriera è divenuto persino Presidente della Repubblica, se può ora immaginare quanto un uomo che stava per morire aspettasse da Lui un’ amnistia, non per i soldi che aveva rubato ma perchè stava pagando con la vita la scelta di essere un uomo di Stato. E deve crederci, ha aspettato una sua parola fino all’ultimo respiro, ma un uomo che come, Presidente della Repubblica, simbolo della giustizia e della neutralità, avrebbe potuto cambiare le cose. Craxi e la sua famiglia hanno pagato un grosso prezzo e a loro va tutta la nostra solidarietà: noi tutti siamo responsabili di quella morte, perché non abbiamo saputo ascoltare quando “un saggio”, un pastore, cercava di condurre il suo gregge.

12 gennaio 2010

Nessun terrorismo nei Balcani

New York - L'FBI ha arrestato ieri a New York un cittadino bosniaco, Adis Medenjanin, accusato di aver progettato un attentato terrorista e di aver partecipato ad un campo di addestramento di Al Qaida. Dinanzi al giudice, Medenjanin si dichiara non colpevole, smentendo le accuse che lo vedono parte di un complotto insieme al conducente di autobus Najibullah Zazi (già incriminato in settembre) e ad una terza persona, Zarein Ahmedzay, incriminato ieri, di essersi recati in Pakistan per essere addestrati da Al Qaida a fabbricare ordigni esplosivi. Intanto, proprio in questi giorni, i media di Belgrado pubblicano la notizia che il leader di Al Qaeda, Osama Bin Laden, ha inutilmente tentato di comprare armi presso l'Esercito popolare jugoslavo a Belgrado nel 1986 per combattere i sovietici in Afghanistan.
Non c'è dubbio, dunque, che dopo il fallimento di un fantomatico attentato terroristico in America, si riapre il capitolo "Al Qaeda" che sembrava da tempo archiviato. Le intelligence americane cominciano a diramare i primi bollettini sulla minaccia terroristica contro l'occidente, tracciano la mappa delle cellule diffuse in tutto il mondo. Ricompare anche la pista "balcanica", tra Croazia, Bosnia Erzegovina e Albania, come parte della cosiddetta rete del terrore.

A criticare la tesi del 'risveglio' delle cellule di Al Qaeda nei Balcani è Michele Altamura, giornalista di Rinascita Balcanica e fondatore della Etleboro ONG, secondo il quale il coinvolgimento dei Balcani in una cornice di terrorismo internazionale è un ulteriore tentativo di manipolazione volto a creare caos e diffidenza nei confronti di questi Paesi. "Di colpo è ripresa una strategia internazionale sul filone del terrorismo - afferma Altamura - è possibile che in Croazia o in Bosnia ci sia stato qualche componente, ma da qui a parlare di cellule e di kamikaze mi sembra esagerato. Mi meraviglio che alcuni giornalisti si prestino a questo, continuando a copiare e incollare le informazioni e i dispacci delle agenzia americane. Da sempre questi analisti USA lanciano questo tipo di avvertimenti e di falsi allarmi, creando poi un clima di dubbio e diffidenza verso questi Paesi - osserva Altamura. Se vi è stato del terrorismo in Bosnia o Croazia è perchè le stesse forze occidentali hanno lasciato che mercenari mujaheedin entrassero nei Balcani. Per quanto riguarda il caso dell'Albania, dubito che essa abbia mai potuto appoggiare simili organizzazioni, anche se hanno apparentemente sequestrato delle proprietà, sostenendo che erano dei Bin Laden. E' stata una vera e propria speculazione, tanto è vero che l'allora imputato Yasin Kadi ha vinto la sua causa contro le accuse di terrorismo", conclude.

08 gennaio 2010

Le Austostrade della Slovenia e la 'gabella di Stato'


Sono tantissimi gli italiani che per lavoro si recano in Romania e nei paesi dell'Europa Orientale. In particolare imprenditori di casa nostra che spesso percorrono in auto il tragitto che li separa dai Balcani, o devono attraversa la regione balcanica di ritorno dalla Romania o da altri Paesi dell'est. In particolare in Slovenia, da tempo, ci arrivano segnalazioni, di multe salatissime fatte pagare dalle autorità locali per il mancato rispetto del pagamento della tassa di transito per chi proviene dall'estero. Una cifra irrisoria, circa 20 euro, ma che rappresenta una conditio sine qua non in Slovenia se non si vuole incorrere in "pericolose" conseguenze.

La legge in Slovenia è chiara: occorre pagare un pedaggio autostradale per il transito sul territorio sloveno, e al momento del pagamento vengono consegnate all'automobilista delle ricevute che attestano l'adempimento e un bollino da apporre sul vetro della vettura per dimostrare il pagamento. Peccato però che la Slovenia, in questo caso, diventa il regno della disinformazione totale, e possiamo dirlo senza problemi, frutto anche di manovre gestite ad arte per estorcere denaro agli ignari viaggiatori. Ma d'altro canto nel gioco sottile del rimbalzo delle responsabilità hanno un ruolo chiave anche delle ambasciate italiane che non si premuniscono di avvertire i nostri connazionali che puntualmente incappano nella mannaia delle autorità slovene. Un caso "paradossale" ci è stato segnalato qualche giorno fa da parte di un imprenditore italiano che pur aver pagato la tassa da pagare è stato letteralmente "decapitato" da una burocrazia cieca e forse anche in malafede. In una sorta di episodio quasi 'fantozziano', ci racconta che nel momento del passaggio alla dogana aveva già pagato la tassa di pedaggio ma aveva sostituito il vetro quindi il bollino non era più presente sulla sua vettura., tuttavia aveva con sé i documenti che comprovavano l'acquisto del pedaggio (vedi foto). Utopia quindi convincere gli ispettori delle autostrade della Slovenia (DARS) che il pagamento era già stato effettuato attraverso la documentazione precedente. Puntuale quindi si abbatte sulla testa del malcapitato una salatissima multa di 150 euro. La conseguente richiesta di risarcimento presso gli agenti del Dars si rivela un viaggio inutile. Gli viene solo consegnato un bollino sostitutivo: impossibile riavere il denaro pagato ingiustamente. Una banale scusa di questioni temporali viene addotta per evitare la restituzione del torto subito.

Tuttavia, il caso di questo imprenditore multato pur avendo già pagato la tassa non è l'unico: come già detto ci sono tantissimi imprenditori che ogni giorno si recano in Slovenia ma puntualmente finiscono nella "trappola" delle autorità locali. Pochi minuti dopo il passaggio alla dogana, dove nessuno li ha avvertiti del pagamento del pedaggio obbligatorio, vengono bloccati dagli ispettori Dars che li multano senza pietà. Diciamolo pure senza peli sulla lingua: le autorità locali ci marciano, sembra quasi in gioco finalizzato a far cadere in fallo l'ignaro straniero che transita sul territorio sloveno. Ma l'Italia con le sue ambasciate e i suoi consolati cosa fa? Se i cartelli informatici ci sono, ma sono pochi e forse troppo piccoli per esse letti, chi protegge gli italiani da questo viaggio nella giungla? Forse sarebbe meglio che le autorità italiane di confine prendessero provvedimenti con una adeguata campagna informativa, o che comunque i politici che rappresenta gli italiani all’estero, una volta tanto si facessero sentire presso le autorità di una Slovenia così vicina ma anche così lontana.