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30 maggio 2008

Dare e avere


L’epoca in cui viviamo è definitivamente segnata dalla "piaga economica" della speculazione che ormai ha invaso tutti i settori vitali per la sussistenza umana. Ma cosa sta provocando realmente l’aumento del prezzo del petrolio? In realtà sono i fondi di investimento, le borse e gli affaristi che creano questo immenso arteficio della manipolazione della domanda e dell'offerta.

Dare e avere. Questo è il concetto su cui è stato basato il nostro sistema economico e sociale, in un continuo alternarsi di offerta e domanda garantendo così l’equilibrio tra risorse disponibili e il loro sfruttamento sulla base di leggi economiche secondo le quali ogni eccesso dell’uno o dell’altro provoca un discostamento da tale punto di stabilità, che nel lungo periodo verrà riassorbito e stabilizzato. Tuttavia, le entità economiche sono riuscite a truccare il meccanismo grazie all’introduzione di nuove tecnologie di informazione, grazie alle quali una determinata offerta di un bene può essere moltiplicata in maniera fittizia, in maniera tale da soddisfare la domanda oltre il suo limite di equilibrio. Si pensi ad un centralino che può soddisfare non più di 20 chiamate, ma sottoscrive 200 o 2000 contratti, basandosi sul concetto che i clienti non contatteranno mai contemporaneamente quel centralino. Un chiaro esempio di ciò che parliamo è il sistema bancario, che emette prestiti 100 o 1000 volte i suoi depositi in virtù del fatto che i depositanti non chiederanno mai in massa la restituzione dei propri crediti. Grazie a questo meccanismo è possibile manomettere l’intero sistema di domanda e offerta, imporre un determinato livello dei prezzi e stabilire il livello di produzione di un qualsiasi bene, e così alimentare le speculazioni. Che sia chiaro, le leggi economiche sono state da tempo manomesse, e non sono più valide dato che non esiste alcun limite alle speculazioni, con un grave impazzo sul nostro sistema sociale.

L’epoca in cui viviamo è definitivamente segnata dalla "piaga economica" della speculazione che ormai ha invaso tutti i settori vitali per la sussistenza umana. Il rincaro dei prezzi dei prodotti alimentari ha alterato le produzioni, i sistemi di coltivazione e la qualità di ciò che mangiamo, riducendo ai limiti della sostenibilità i regimi di alimentazione e causando le cosiddette guerre della fame. La manipolazione è arrivata al punto tale da compromettere la sopravvivenza di interi popoli e di vere e proprie etnie, che muoiono pian piano con la scomparsa della biodiversità vegetale e alimentare. Una catastrofe che non ha sconvolto più di tanto i Governi occidentali, considerando che l’aumento dei prezzi dei beni alimentari viene sostenuto con la riduzione del consumo del vestiario o di beni voluttuari, oppure con il consumo di beni a basso costo provenienti dalla Cina. Al contrario sembrano essere molto più preoccupati dell’aumento del prezzo del petrolio che mette in crisi quello stile di vita di benessere, ormai dato per scontato. In altre parole, noi siamo molto più spaventati dall’idea di dover rinunciare ad un bene di lusso, rispetto alla paura di morire di fame, che incombe invece sui Paesi poveri.

Ma cosa sta provocando realmente l’aumento del prezzo del petrolio?

Ormai un barile di greggio si attesta approssimativamente intorno ai 130$ il barile, e si teme che entro la prossima settimana si toccheranno i 140$. Di tutta risposta, il livello dei consumi di prodotti petroliferi si è ridotto di solo 1-2%, mentre gli approvvigionamenti continuano a livello sostenuto, senza un evidente eccesso di domanda, né una riduzione della produzione: non vi è stato, dunque, nessun cambiamento tra domanda e offerta di petrolio, eppure il prezzo è aumentato del 100 o 150% da un anno all’altro. Cade anche la vecchia convinzione secondo cui il prezzo del greggio venga stabilito dal cartello dell’OPEC - che al momento controlla solo il 40% della produzione mondiale - o solo dalle società petrolifere, che sicuramente profittano dalla situazione, ma non ne sono i principali artefici. Non possiamo neanche credere agli analisti finanziari che ci dicono che i prezzi sono stati drogati da "una scarsità di derivati", tale che il petrolio grezzo è prodotto in quantità sufficienti ma le raffinerie non riescono a fornire la benzina necessaria. Inoltre, vi è chi afferma che i prezzi rimangono alti perché sostenuti dalla domanda della Cina - dove le importazioni di prodotti petroliferi aumenta ancora a dismisura - o dallo scarso gettito di produttori non appartenenti all'Opec. In realtà sono i fondi di investimento, le borse e gli affaristi che creano questo immenso arteficio. Si stima infatti che depurando i mercati dalla speculazione e considerando il solo confronto di domanda e offerta, il petrolio avrebbe una quotazione di non oltre i 50-60$ il barile, che rispecchierebbe a pieno il livello di approvvigionamento dei mercati. E così i Governi e le autorità restano ferme, dichiarano dati ufficiali di inflazione al 2,5% e una disoccupazione del 6% quando in realtà il rincaro è del 10% e il disavanzo del mercato del lavoro è del 13%, mentre i fondi speculativi impongono una tassa planetaria che ha un gettito di 5 miliardi di dollari al giorno. Un sacrificio mondiale che inevitabilmente si ripercuote sulle classi più deboli, come i popoli ai limiti della povertà, gli immigrati, che diventano vittime di persecuzione, di rappresaglie e di vendette. Imponendo la strategia del terrore energetico possono imporre nuove norme per la regolamentazione dei flussi immigratori, maggiori controlli con tecnologie biometriche, magari installare migliaia di centrali nucleari, e far fruttare quei vecchi brevetti destinati all’estinzione. Nuovi business, nuovi guadagni, ma soprattutto una nuova legge economica di domanda-offerta.

29 maggio 2008

L'Europa caccia gli immigrati e alza il muro di Schengen


Assistiamo in Europa alla crescita esponenziale dell’ostilità nei confronti dell’immigrati e il contestuale diffondersi di movimenti estremisti. Sintomi questi di un vero e proprio problema sociale, sintomo della grave instabilità della nuova Unione Europea che si va formando. Intanto il Consiglio dei Ministri italiano istituisce la Banca del DNA e il reato di clandestinità, definito come unico deterrente della criminalità e dell'immigrazione clandestina.

Ciò a cui stiamo assistendo in Europa, con la crescita dell’ostilità nei confronti dell’immigrati e il contestuale diffondersi di movimenti estremisti, comincia ad assumere le sembianze di un vero e proprio problema sociale, sintomo della grave instabilità della nuova Unione Europea che si va formando. Sono sempre più numerosi infatti i fenomeni di violenza e di intolleranza verso le comunità di immigrati, che ancora vivono nella clandestinità e nella precarietà, assolutamente invisibili rispetto alla legge e ai diritti. I "sans papiers" oggi rischiano di divenire abusivi, nonché oggetto di ogni più assurda rivendicazione da parte dei cittadini europei, che si sentono gli unici legittimati ad avere determinate prerogative, riversando poi, in strane frange estremiste, il loro più profondo malessere. La comunicazione, in questo caso, non è di grande aiuto, anzi amplifica e classifica ogni singolo episodio come una deriva dei movimenti neo-fascisti o anti-fascisti, divenuti i nuovi protagonisti di una guerriglia cittadina che serve gli interessi dei poteri forti.

Infatti, a profittare di questo stato di inquietudine e di rancore latente, sono proprio quelle forze politiche ed economiche che premono verso l’istituzione di un regime di controllo sulla base del DNA che riesca a monitorare il movimento e le attività dei cittadini europei. Basti prendere come riferimento il cosiddetto pacchetto sicurezza del Consiglio dei ministri italiano che, nella sua versione rettificata, pone delle norme più restrittive sull’istituzione della Banca del DNA, con l’approvazione del disegno di legge grazie al quale l'Italia aderisce al Trattato di Prum. È chiaro dunque che, finalmente, sono riusciti in quell’intento che si era già prefisso il precedente Governo, con il decreto sicurezza di Mastella. Accanto a tale decisione, si pone il delineamento del reato di clandestinità, stabilendo che "lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni di legge è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni". Una norma dunque che impone una pena per chi si introduce nel territorio italiano in maniera clandestina, magari attraverso corrieri di schiavitù con la compiacenza di ambasciate e consolati, perché vi sono, probabilmente, delle società che fanno richiesta di una determinata forza lavoro. Spesso infatti gli emigrati vengono strumentalizzati per mantenere bassi i salari dei lavoratori italiani. Ed è davvero assurdo che, a causa dell’inefficienza dei controlli delle frontiere o dei crimini compiuti da personale diplomatico o delle intelligence, persone inermi e spesso apolidi debbano pagare con il carcere una colpa che non hanno. Anche loro, in realtà, sono vittime del nostro sistema che considera tali eventi come "danni collaterali". Lo Stato, infatti, è in grado di controllare le coste e le frontiere, perchè se non lo fosse allora non sarebbe un’autorità sovrana e uno dei più importanti Paesi Europei, essendo dunque dotato di tecnologie che monitorano tutto il Mediterraneo. In altre parole, se vi è immigrazione clandestina è perchè questa, in un certo senso, è prevista e voluta, ma non può essere riconosciuta come tale dalle Autorità che altrimenti dovrebbero punire gli stessi funzionari delle forze dell’ordine e della diplomazia. Si dovrebbe anche confessare come le falsi missioni di controllo del territorio estero si traducano in un ricatto vero e proprio nei confronti di quello Stato.

Si è preferito invece passare alle misure drastiche cacciando dagli stati europei, come Francia, Grecia e la stessa Italia gli emigranti, che stanno oggi ponendo in essere maniera subdole e sottili. La propaganda mediatica, le notizie di cronaca, gli scontri cittadini sono l’humus perfetto in cui si può piantare il seme della xenofobia, dell’intolleranza. Le frustrazioni sociali si stanno riversando su una classe di persone in tutto e per tutto inerme, che è costretta a maggiori sacrifici per ottenere uguali, se non inferiori, diritti civici. Si sta così ripetendo le vecchia storia degli emigranti del Sud Italia che cercavano fortuna al Nord Italia, in Germania o in Belgio, dove venivano emarginati e umiliati, per essere spesso cacciati brutalmente perchè accusati di provocare povertà o disoccupazione. A distanza di anni gli Italiani di sentono fautori dello sviluppo e della crescita dei Paesi che li hanno ospitati, ma cosa dovranno dire gli immigrati dell’Italia? Anch’essi si sentiranno gli artefici del mancato fallimento dell’Europa, che "non era in grado di far produrre le proprie imprese, di coltivare i propri terreni, di costruire le proprie case, ma pretendeva di colonizzare i Paesi non-europeizzati". Questo è il triste fallimento dell’Europa fatta di " libertà di movimento di persone, di merci e di capitali" per costruire il mercato unico europeo. Continua ad espandersi ad Est e a Sud del Mediterraneo, ma non sa garantire sicurezza e diritti ai cittadini che scelgono la libertà di movimento come strumento per migliorare la propria situazione economica. Si è costruita l’Europa intorno al "muro di Schengen" , questa è la verità.

28 maggio 2008

Aifa: manipolazioni su farmaci generici e da banco

Le indagini dei PM della Procura di Torino durate oltre tre anni, hanno portato alla luce non solo "mazzette" e "benefit" per ottenere il permesso alla commercializzazione, ma anche mancati e tempestivi controlli sugli effetti indesiderati di farmaci, affinchè "non passassero in maniera rapida informazioni su prodotti che hanno creato situazioni di rischio per la salute, anche mortali". Scoppia così, con discrezione e senza tanto clamore lo "scandalo AIFA" , dalle derive allarmanti e preoccupanti, se si pensa che l’uso del farmaco sta divenendo sempre più comune e facilmente accessibile.

Con discrezione e senza tanto clamore da parte dei media, scoppia lo "scandalo AIFA" , che ha portato all’arresto di oltre sette dirigenti dell’ente pubblico per il controllo della commercializzazione dei farmaci. Le accuse sono di corruzione e concussione, mentre si fa strada la gravissima ipotesi di attentato alla salute pubblica, come grave conseguenza dell’autorizzazione alla messa in commercio di medicinali pericolosi per la vita dei cittadini. Lo spettro delle responsabilità dell’Aifa sembra ampliarsi sempre di più, in considerazione dell’estrema delicatezza della sua funzione e delle implicazioni economiche connesse al mercato dei farmaci generici, nonché di quelli da banco e quelli specialistici. Infatti, le indagini dei PM della Procura di Torino durate oltre tre anni, hanno portato alla luce non solo "mazzette" e "benefit" per ottenere il permesso alla commercializzazione, ma anche mancati e tempestivi controlli sugli effetti indesiderati di farmaci, affinchè "non passassero in maniera rapida informazioni su prodotti che hanno creato situazioni di rischio per la salute, anche mortali". A tal fine sono stati manomessi i "bugiardini" omettendo delle controindicazioni per ottenere più facilmente la licenza di vendita, vendendo farmaci con etichette senza revisione.

L’inchiesta iniziale sulla "falsificazione dello studio di bio-equivalenza dei farmaci generici con la marca dal brevetto scaduto", si è giunti a casi di corruzione per accelerare o rallentare l’iter di approvazione sul mercato di nuovi prodotti, nascondendo eventuali effetti pericolosi riscontrati durante la sperimentazione, per sfociare così nel "disastro colposo" per la messa in commercio di farmaci non perfetti. Nonostante la gravità dei fatti, tuttavia, il Ministero della Salute richiama alla calma e afferma che, in fin dei conti, "sono farmaci conosciuti, diffusi in tutto il mondo", e non vi sono reali rischi per i cittadini. Un’affermazione avventata e incosciente considerando che tra i farmaci coinvolti vi sono comunissimi antibiotici e diuretici, sino agli psicofarmaci, antipertensivi e antiasmatici, gran parte di essi con brevetti scaduti e dunque che dovevano essere nuovamente sperimentati. Invece sono stati bypassati dall’Aifa con assoluta superficialità, basandosi spesso sugli studi di società che hanno svolto i test in Paesi esteri non soggetti ad alcuna normativa cautelare. Uno dei casi trapelato attraverso la stampa è quello del Minirin della Ferring, indicato per la enuresi notturna dei bambini, ma divenuto pericoloso dopo il decesso di un bimbo in Francia, senza che questo sia stato segnalato all’autorità in maniera tale da consentirne ancora la circolazione senza la revisione delle etichette. Un esempio questo che pone dei legittimi dubbi sia sulle attività di controllo, sia sulle modalità in cui lo Stato e le società farmaceutiche ci cautelano.

La semplice informazione dei foglietti illustrativi non può pretendere di preservare la salute del cittadini, che si può così ritenere cosciente di assumere "un veleno" per il semplice fatto che è riportato nella posologia e nelle controindicazioni. A questo occorre aggiungere l’aggravante che il nostro sistema sanitario, governato in tutto e per tutto da aziende farmaceutiche e chimiche, è totalmente basato sulla prescrizione di farmaci per ogni impercettibile sintomo che spesso ha natura biologica, ma ha cause psicologiche. La medicina moderna, dopo aver distrutto ogni genere di malattia di origine virale o batterica, si sta prevalentemente dedicando alla cura dei mali della "infelicità" e dello "stress" prescrivendo per ogni singolo sintomo la terapia che inesorabilmente ci trasforma in malati patologici o in dipendenti. Le derive sono allarmanti e preoccupanti, se si pensa che l’uso del farmaco sta divenendo sempre più comune e facilmente accessibile alle persone che "si sentono malate", e questo non solo grazie alle liberalizzazioni che consentono la vendita delle cosiddette "medicine da bando", ma anche in relazione alla manomissione degli studi e delle etichette, rilasciate proprio da organismi ed entità come l’Aifa.

E così diventano liberi da ogni prescrizione medica farmaci che contengono agenti cortisonici, anti-staminici, antipertensivi, grazie alla semplice riconversione della fascia e del rapporto costo-beneficio. È chiaro che l’introduzione dei farmaci da banco non costituisce certo una manovra economica che può danneggiare le società farmaceutiche, quanto il risultato di una strategia di marketing che consente di ampliare il mercato e di colpire anche strati della società più bassi. Queste infatti sono le più deboli e vulnerabili, soggetti alla dipendenza e alla tossicodipendenza da farmaci, in relazione ai loro gravi malesseri economici e sociali da cui si sentono oppressi. A questo punto, le Istituzioni non possono non lanciare un grave campanello di allarme sui mancati controlli da parte degli enti di sorveglianza, che rischiano così di creare nell’intero sistema dei gravi vuoti che avranno in futuro conseguenze devastanti. La manomissione delle licenze di vendita o delle procedure di certificazione porta al crollo dell’intero sistema di fiducia e di cooperazione, in quanto si va a compromettere tutti gli studi e i processi che si basano sulla veridicità di determinati controlli. Manca da sempre, d’altronde, una maggiore sorveglianza sui test e gli studi delle società farmaceutiche, lasciando poi che le Istituzioni si affidino solamente a delle semplici valutazioni statistiche per definire il rapporto costo-beneficio. Ovviamente, quello dell'Aifa è l'ennesimo scandalo o tangentopoli che magari consentirà il cambio dei dirigenti e dei soggetti al potere, ma non potrà certo scalfire il grandere potere dei giganti delle industrie farmaceutiche. Tuttavia, il più grande fallimento per la nostra società è il credere che una medicina possa costituire la soluzione ad ogni nostro problema, dettato invece da un sistema consumista e globalizzato che ha distrutto la natura umana con tutte le sue imperfezioni.

27 maggio 2008

I nuovi travestiti

Dopo il convegno organizzato dall’Associazione Edera, con la collaborazione della redazione del Quotidiano di Rinascita, “Morte di una Nazione?” , tenutosi a Bologna lo scorso sabato, è stato diffuso un comunicato dal comitato antifascista bolognese in cui per inneggiare all'ennesima crociata della lotta al "neo-fascismo". Il comunicato è stato preceduto dal lancio di una molotov la sera prima, da parte di soggetti non identificati. ( Foto: manifestazione V-Day a Bologna )

La propaganda del neo-fascismo e dell’ultranazionalismo comincia ad essere sempre più pungente e reale. Dopo il convegno “Morte di una Nazione?” tenutosi a Bologna lo scorso sabato e organizzato dall’Associazione Edera, con la collaborazione della redazione del Quotidiano di Rinascita, è stato diffuso un comunicato dal comitato antifascista bolognese in cui per inneggiare all'ennesima crociata della lotta al "neo-fascismo". Il comunicato è stato preceduto dal lancio di una molotov la sera prima, da parte di soggetti non identificati. Travestiti da militanti di estrema sinistra, si sono scontrati contro il "fascismo" e contro quei movimenti che, in difesa della sovranità di ogni nazione, cercano nella politica un’alternativa alle assurde privatizzazioni e alle strategie di terrore psicologico.
Puntano così il dito contro Raffaele Ragni, componente della redazione casertana di Rinascita, e contro il direttore del Quotidiano Ugo Gaudenzi, che da anni lotta in prima persona per la libertà e l’indipendenza dell’informazione. Eppure, sentendo le parole e il rancore di questi soggetti che hanno attaccato Rinascita, non sembra trattarsi di semplici manifestanti anti-fascisti o "comunisti", anche perché sappiamo bene che i movimenti di sinistra si stanno trasformando e sempre più si stanno allontanando da questi vecchi stereotipi, per confluire nei meet-up di Grillo o di Di Pietro, o ancora nell’astensionismo.
Questo linguaggio con parole come nazi-maoista, forza-nuovista, squadrismo e ultra-nazionalismo, ormai appartiene solo a certi uffici di polizia politica, che alimentano una propaganda ben studiata al solo scopo di far rivivere certe ideologie che, in realtà, il tempo e la società hanno trasformato e si sono radicate in maniera differente tra le persone. Per dirla a parole semplici, solo certi personaggi dei servizi ancora parlano del "fascismo" e delle frange squadriste, ormai sembrano quasi ossessionati da certe immagini che ancora fanno rivivere la paura del vecchio totalitarismo.

Si travestono da no-global per aggirarsi in certi ambienti e fomentare lo scontro, l’avversione e lotta contro chiunque cerchi di uscire da questa melma di giustizialismo e di falsa resistenza, contro chi trova nel malessere comune una spinta per dare una diversa soluzione e non per gridare al complotto e costruire delle sette. Il quotidiano di Rinascita, così come tanti altri piccoli movimenti che si stanno formando, sono la chiara espressione che esiste una coscienza collettiva che va al di là della politica, e chiede rispetto e libertà fuori dai meccanismi imposti dalle Commissioni Europee, dagli hobbisti che siedono in Parlamento e dai pensatori che bazzicano in rete nel tempo libero.

Essere fuori dell’informazione e della contro-informazione manipolata costituisce un vero pericolo per chi manovra il potere e masse, perché è fuori da ogni controllo. Le molotov contro Rinascita, contro un gruppo di persone che si sono riunite per discutere di valori civili ormai comuni ad ogni sorta di religione o di dottrina politica, dimostra, ancora una volta, che fa davvero paura il pensiero libero. Se così non fosse, sapreste spiegarci perché non vengono attaccate le riunioni di sindacati, o i comizi di Grillo o le assemblee delle associazioni no-global? È evidente che spaventa molto di più la possibilità che si diffonda una forma di disobbedienza persino ai vecchi stereotipi della politica, piuttosto che gruppi di manifestazione contro "il conflitto d’interesse", contro "le legge ad personam" o "le frequenze di Rete quattro". Mentre una massa di "commentaristi" che si dilettano a riempire forum o blog con minacce di rivoluzione per poi tornare alla vecchia routine fatta di mutui, ci sono persone che lavorano 20 ore al giorno per cercare in un nuovo sistema di dialogo la giusta base da cui partire per riappropriarsi della propria libertà ed indipendenza.

26 maggio 2008

Nucleare: ritornano i fantasmi del passato e la nuova schiavitù


Il nuovo Governo italiano ripropone il nucleare civile come fonte energetica in grado di abbattere il costante rincaro dei prezzi e successiva autonomia del paese. L’economicità e la fattibilità industriale sembrano essere gli unici problemi che sono stati sollevati, perché, d’altronde, cosa vorranno i cittadini italiani poco importa: è in gioco l’interesse nazionale. Un triste epilogo che non coinvolge solo l’Italia, ma anche l’Europa e l’emisfero orientale. Il Presidente della Commissione Europea si fa predicatore della causa dell'atomo, con la fede dei nuovi convertiti, e afferma durante il Forum europeo dell'energia nucleare che "l'energia nucleare può portare certamente un contributo maggiore nella battaglia contro il cambiamento climatico".

Crisi energetica e inflazione richiedono una rapida e immediata soluzione, ma soprattutto una risposta efficace per garantire l’indipendenza e il futuro economico. E così il nuovo Governo italiano ripropone il nucleare civile come fonte energetica in grado di abbattere il costante rincaro dei prezzi e successiva autonomia del paese. La propaganda in realtà è già partita, dopo che è stato definito inutile e populista questo lungo ventennio del blocco delle centrali nucleari sul suolo italiano. Il piano governativo del Ministro dello Sviluppo Scajola parla di un ritorno al nucleare entro cinque anni ipotizzando l’utilizzo di una tecnologia di terza generazione, anziché di quarta, ossia quella usata per le centrali EPR che verranno costruite in Francia, a cui partecipa anche Enel, con l’idea di recuperare gli anni spesi in maniera vana optando per una soluzione di cui già si conoscono le applicazioni, i costi di gestione e di smaltimento delle scorie. L’Enea dal canto suo propone la realizzazione di una vera e propria filiera per garantire l’intero ciclo produttivo e così anche il problema dei rifiuti radioattivi. Secondo Fulvio Conti, Presidente del gruppo energetico Enel, ha dichiarato che "tecnicamente, l'Enel era pronta" per partecipare al progetto che consentirebbe l’abbattimento di costi del 30%, ma forse dimentica di dire che occorrono dai sette a dieci anni prima che una nuova centrale nucleare entri in funzione in Italia.
L’economicità e la fattibilità industriale sembrano essere gli unici problemi che sono stati sollevati, perché, d’altronde, cosa vorranno i cittadini italiani poco importa: è in gioco l’interesse nazionale. I cantieri per la costruzione delle centrali saranno probabilmente considerati presto anche loro zone invalicabili, territori protetti con presidio militare, magari i siti di stoccaggio e di insediamento saranno predefiniti e poi comunicati solo in un momento successivo alla popolazione locale. D’altronde è questa la nuova politica da adottare per garantire le decisioni difficili, quelle che garantiscono lo sviluppo del Paese.Abbiamo visto, dopotutto, cosa è accaduto a Napoli, dove il cosiddetto l’interesse collettivo ha sacrificato la vita di una comunità, ricattata dall’alternativa "immersi dai rifiuti" o "discarica provvisoria". La stessa esasperazione a cui la popolazione è stata sottoposta è stato un vile strumento di repressione e di assoggettamento della volontà delle persone, che non hanno potuto scegliere in libertà la scelta più giusta. Si buttano così all’aria anni di evoluzione della società civile in cui i cittadini sono lo Stato e non può essere contraddetta la loro parola, pena il venir meno della nazione stessa. Si archiviano anche ricerche e studi volte a creare un ambiente energetico sostenibile, per dar vita ad un sistema economico che prima era basato sul petrolio e un domani sarà basato sull’uranio. È assurdo anche parlare di terza o quarta generazione del nucleare, perché si tratta pur sempre di una fonte di energia che ha più di 80 anni e che non potrà mai essere considerata energia pulita, solo perché non emette anidride carbonica o zolfo, mentre produce scorie che non saranno mai assorbite o riciclate da un ciclo biologico, ma saranno materia prima per armi di distruzione di massa. Ecco dunque dove la nostra evoluta scienza ci ha portato: a distanza di 30 anni non abbiamo sconfitto i nostri fantasmi, e riproponiamo sempre vecchie e sbagliate soluzioni.

Un triste epilogo che non coinvolge solo l’Italia, ma anche l’Europa e l’emisfero orientale. Il Presidente della Commissione Europea si fa predicatore della causa dell'atomo, con la fede dei nuovi convertiti, e afferma durante il Forum europeo dell'energia nucleare che "l'energia nucleare può portare certamente un contributo maggiore nella battaglia contro il cambiamento climatico", anche perché secondo Barroso, "il nucleare è diventato una delle sorgenti di energia meno cara", e può "proteggere dunque l'economia europea dalla volatilità dei prezzi del petrolio". Così dopo l’Italia è il Regno Unito ad annunciare la sua intenzione di costruire dei nuovi reattori, di qui al 2020, mentre la Finlandia è stata la prima ad optare per il reattore EPR di terza generazione, sviluppato per il gruppo francese Areva, e la Francia che annuncia di finiere il suo nel 2012 a Flamanville. Germania e Austria, sebbene non neghino il diritto al nucleare civile, si impegnano a non rimettere in questione la chiusura delle centrali tedesche come deciso all’epoca. Ma sono soprattutto i nuovi membri dell’Unione Europea, come Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, a premere per il nucleare al fine di essere sempre più autonomi nei confronti di Mosca, chiedendo la possibilità di sfruttare per più tempo le centrali di modello sovietico che la Slovacchia e la Lituania devono chiudere l'anno prossimo, come deciso nel quadro dei patti per l'adesione all’Unione, per evitare ogni incidente. Secondo il Premier lituano Gedeminas Kirkilas, l'arresto della centrale di Ignalina, in cui sono stati investiti 150 milioni di euro e che produce il 80% dell'elettricità, "potrebbe costare quattro punti di crescita". Un problema già sorto anche nei Paesi dei Balcani come l'Albania, che potrebbero purtroppo divenire la riserva energetica dell’Europa, in particolar modo dell’Italia, se continua il ricatto energetico nei loro confronti, dopo le continue crisi che rischiano di mettere in ginocchio la loro economica.

La Russia, al contrario, sembra non essere particolarmente turbata da tale decisione né vede minimamente messa in discussione la sua posizione di leader. Un lieve calo della domanda del gas non farà certo crollare un gigante che è in grado di far fronte ad accordi energetici bilaterali di miliardi di dollari, come quello concluso con la Cina. Il gruppo pubblico russo Rosatom Russia costruirà un impianto di arricchimento di uranio, oltre a garantire consegne di uranio arricchito russo, per un totale di 1,5 miliardi di dollari, come annunciato al presidente Sergui Kirienko. Si apre in ogni caso un nuovo mercato per la Russia, che è in grado di fornire ai suoi partner non solo tecnologie, ma anche materie prime e personale tecnico al fine di sviluppare a pieno il nucleare. L’Europa, da questo punto di vista, resta pur sempre un’entità fortemente dipendente dai paesi fornitori di materie prime, tale che l’indipendenza energetica non sarà mai raggiunta con fonti di energia agganciati a determinati sistemi di potere. Ritornare al nucleare, sarà senz’altro una valida risposta di breve termine ad un problema così grave, ma costituirà l’inizio di una nuova schiavitù.

23 maggio 2008

Cossiga propone l'autonomia per il Sud Tirolo


Il Senatore Francesco Cossiga, all’apertura della XVI legislatura il 29 aprile scorso, ha ripresentato il disegno di legge costituzionale riguardante il “Riconoscimento del diritto di autodeterminazione al Land Südtyrol - Provincia autonoma di Bolzano”. Una notizia che passa del tutto inosservata sui media italiani, ma che desta numerose preoccupazioni. L'ipotesi di un possibile ed imminente contraccolpo dell'effetto Kosovo sull'Italia è quanto meno immediato, se si considera l'indipendenza della provincia serba come un'espressione del principio di autoderterminazione dei popoli, sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. Ci chiediamo, tuttavia, a questo punto se la proposta del Presidente Cossiga sia destinata a creare un nuovo Stato nel cuore dell'Europa per "pulire e riciclare denaro", o se sia una provocatoria manovra politica. In questo secondo caso, potremmo ipotizzare che i Senatori a vita italiani stiano tentando di porre dinanzi al Parlamento il problema dell'autodeterminazione del Sud Tirolo, subito dopo che l'Italia ha deciso di riconoscere l'indipendenza del Kosovo, ponendo il lecito dubbio se quella decisione sia stata o meno legittima. Qualora il progetto di legge sia rifiutato con una valida motivazione, avremmo uno dei primi casi in cui il principio utilizzato per l'indipendenza del Kosovo verrà rinnegato, con l'evidente dimostrazione che il Governo italiano ha utilizzato "due pesi per due misure". Si creerà pur sempre un precedente che potrebbe essere discusso in seno all'Assemblea ONU che si terrà il prossimo settembre, in cui la Serbia chiederà l'annullamento dell'independenza del Kosovo. Allo stesso tempo, un Parlamento che rifiuta l'indipendenza al Sud Tirolo dovrà a tutti i costi negare la stessa autonomia alla cosiddetta "Padania", che non costituisce, né adesso né mai "un'etnia" o un popolo con una storia a sé stante. Per cui, tale manovra potrebbe servire a fermare le mire espansionistiche della Lega Nord, rafforzata più che mai dall'esito delle elezioni. Nel caso in cui, invece, la proposta venga approvata, l' "effetto domino" sarà ancora più distruttivo perchè avremo uno dei primi anomali epidosi di secessione e magari di accorpamento allo Stato di Austria o di Germania. Le perplessità e le motivazioni di fondo di questo provvedimento sono davvero tante, e chiederemo dei pareri a degli esperti, per analizzare la complessità di questo caso.

Puntuale come un orologio svizzero, il Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga, all’apertura della XVI legislatura il 29 aprile scorso, ha ripresentato il disegno di legge costituzionale riguardante il “Riconoscimento del diritto di autodeterminazione al Land Südtyrol - Provincia autonoma di Bolzano”. E’ da notare come il tedesco Südtirol, ad opera dell’ex “giovane turco” sassarese, si sia trasformato in un più politicamente corretto Südtyrol, forse a significare la speranza che un Alto Adige indipendente possa divenire la cinquantunesima stella sulla “Old Glory” yankee. Nel corso della precedente legislatura il “Picconatore” aveva già presentato, poi ritirato e ancora riproposto tale disegno di legge, a seconda dello stato dei rapporti con la SVP che aveva sempre accolto con frddezza siffatta proposta.

Ora che l’ascia di guerra tra Durnwalder e Cossiga pare sia stata seppellita, l’ex Inquilino del Quirinale ha deciso sia di ritornare in vacanza in Alto Adige (ha già prenotato a Dobbiaco per agosto) sia di reiterare il ddl che, pur non essendo ancora consultabile, pare ricalchi, a detta dell’ufficio stampa del senatore a vita, il suo precedente dell’8 giugno 2006. Questa iniziativa prevede il diritto all’autodeterminazione, per “il popolo del Land Südtyrol - Provincia autonoma di Bolzano”, attraverso un referendum cui, “hanno il diritto di partecipare i cittadini elettori del Landtag Südtyrol - Consiglio della provincia autonoma di Bolzano, i cittadini di lingua tedesca e ladina nati nel Land Südtyrol - Provincia Autonoma di Bolzano o figli di cittadini elettori del Landtag Südtyrol - Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano, ancorché non elettori per esso”.
Costoro dovrebbero scegliere tra quattro quesiti così esplicitati dall’art. 4 del ddl:
a) Volete che il Land Südtyrol-Provincia Autonoma di Bolzano continui a far parte della Repubblica Italiana”?;
b) Volete che il Land Südtyrol-Provincia Autonoma di Bolzano si costituisca in Stato indipendente, libero e sovrano?;
c) Volete che il Land Südtyrol-Provincia Autonoma di Bolzano chieda l’annessione da parte della Repubblica d’Austria?;
d) Volete che il Land Südtyrol-Provincia Autonoma di Bolzano chieda l’annessione da parte della Repubblica federale di Germania”?.

È approvato il quesito che ottiene la maggioranza assoluta dei suffragi validamente espressi. Qualora nessuna delle alternative consegua tale maggioranza si procederà, dopo quindici giorni, ad un ballottaggio tra le due opzioni che abbiano ottenuto il maggior numero di preferenze.Tiepidina, come al solito, la reazione della Südtiroler Volkspartei - i cui senatori saranno nello stesso gruppo parlamentare senatoriale (UDC, SVP e Autonomie) di Francesco Cossiga in buona compagnia con, tra l’altro, Giulio Andreotti ed Emilio Colombo - che per bocca di Luis Durnwalder ha spiegato pragmaticamente che: “Importante è il diritto all’autodeterminazione, ma l’SVP resta fedele alla scelta di impostare la propria politica sul miglioramento dell’autonomia”. Certamente più entusiasta Eva Klotz “leader” della Süd - Tiroler Freiheit - Freies Bündnis für Tirol, che palesa la sua soddisfazione dichiarando che: “Cossiga dimostra, una volta di più, che in tema di autodeterminazione fa sul serio. Se la SVP in Consiglio provinciale non pretende di esercitare l’autodeterminazione, è bene che si muovano altri”.

Rinascita

22 maggio 2008

La nuova inflazione


La guerra delle risorse, la corsa ad accaparrarsele, è cominciata e caratterizzerà il futuro : è la nuova inflazione, che esce fuori dagli schemi tradizionali che usano ancora economisti e banchieri centrali. E’ una bestia nuova, signori e signore.

Il petrolio ha chiuso sopra 126: la più importante commodity del mondo ha ora messo a segno un rialzo di oltre il 30% da inizio anno e si è raddoppiata negli ultimi 12 mesi. Va tenuto presente inoltre che per dieci anni dal 1996 al 2005 il petrolio ha quotato in media meno di 30 dollari. Siamo quindi 4 volte quel livello, e la corsa non accenna a fermarsi, manovre come quella della scorsa settimana che lo aveva riportato a 110 falliscono miseramente.
Non credo sia una coincidenza che il + 30% di quest’anno sia esattamente uguale all’incremento registrato nello stesso periodo dalle riserve valutarie internazionali arrivate a quota 6,8 trilioni di dollari. Negli ultimi 4 anni e mezzo, le riserve ufficiali sono cresciute di quasi 4 trilioni cioè il 138%. Quelle cinesi si sono quadruplicate arrivando a 1,7 trilioni; quelle indiane si sono triplicate a 300 miliardi; quelle brasiliane quadruplicate a 190 miliardi; quelle russe sestuplicate a 500 miliardi (mezzo trilione), stesso livello raggiunto da quelle OPEC. Insomma è chiaro. Il mondo è immerso in un diluvio senza precedenti di liquidità in eccesso, che garantisce una pressione crescente sulle risorse materiali critiche.

La domanda è : fino a quanto saranno disposti a pagare per procurarsi le quantità di cibo ed energia necessarie alle proprie economie e popolazioni, le varie Cina, India, Russia, ed Asia?
La risposta ovvia è "che non possiamo saperlo", ma il mercato si sta sempre più rendendo conto che le enormi e crescenti riserve valutarie assicurano un altrettanto enorme potere d’acquisto. La guerra delle risorse, la corsa ad accaparrarsele, è cominciata e caratterizzerà il futuro : è la nuova inflazione, che esce fuori dagli schemi tradizionali che usano ancora economisti e banchieri centrali. E’ una bestia nuova, signori e signore.

Il CRB Commodities index ha chiuso la settimana a un nuovo record storico (+37 % in un anno); il Goldman Sachs Commodities index, altro nuovo record storico, segna il + 68% negli ultimi 12 mesi. Durante gli ultimi 12 mesi: soia + 85%, mais + 72%, grano + 68%. Analoghi gli incrementi per acciaio, ferro e simili. Benzina +40%, gas naturale +50% olio per riscaldamento +90%. Nel frattempo il Baltic Dry Index, il costo del trasporto navale delle commodities, è tornato sopra quota 10 mila, tornando a puntare al record di 11 mila raggiunto a novembre 2007.

Le recenti disperate misure capitalcomuniste assicurano altra enorme inflazione in futuro, perchè garantiscono altro deficit Americano e dunque altra proliferazione di riserve in dollari nel resto del mondo. Ma non solo Cina, India, Russia, OPEC e gli altri continueranno ad usare tali riserve, bensì anche la speculazione a leva e gli SWF rimanendo pieni di liquidità sempre più si orienteranno sui mercati delle materie prime, anche a scapito dei tradizionali investimenti cartacei, azioni incluse.

Viene in mente la crisi asiatica del 1996/97: la speculazione si accanì nel cercare facili profitti dal collasso delle varie monete( baht, rupiah, ringgit, won). Ricordo a quel tempo come i politici asiatici si scagliavano contro gli speculatori che ingrassavano mentre le loro popolazioni soffrivano la devastazione economica e finanziaria: parole al vetriolo contro gli hedge funds. Ma la realtà era che i politici locali e i loro sistemi in crisi non potevano nulla contro la forza del mercato finanziario a leva, potentemente alimentato da Greenspan e soci. Anche oggi non possono nulla. Certo, l’impennata del cibo e dell’energia provoca rivolte sociali, così come a quell’epoca. Il capo dell’ Asian Development Bank questa settimana ha avvisato che miliardi di poveri verranno tragicamente colpiti; la cosiddetta fame silenziosa, si è messa ad urlare: i prezzi del riso sono saliti di un altro 7% dopo essersi raddoppiati nell’ultimo anno. In tutta l’Asia i politici stanno cercando di reagire a questa crisi alimentare, mettendo divieti all’export, etc. ; e man mano che la crisi avanzerà le risposte adottate e le varie reazioni avranno un influenza decisiva sullo scenario inflazionistico ed economico globale. Ed è paradossale che proprio coloro che hanno prodotto il disinflazionamento degli anni 90, offrendo lavoro a prezzi infimi, subiscano adesso la più violenta delle inflazioni, quella alimentare. L’Occidente, ancora satollo, se ne infischia, ma invece farebbe bene a preoccuparsene: è la plebaglia costretta alla fame che taglia le teste dei ricchi, ci ricorda la Storia.

In risposta alle proteste popolari l’India ha sospeso il trading sui futures nelle commodities, ha eliminato i dazi all’import, ha vietato l’export, sta studiando forme di blocco dei prezzi.
Cina, Filippine, Tailandia, Malesia e Vietnam stanno cercando di accaparrarsi quante più scorte possibili, usando le loro enormi riserve valutarie (soprattutto la Cina). Si può facilmente scommettere che questa nuova inflazione alimentare ed energetica, avrà ramificazioni geopolitiche e commerciali molto importanti, ma l’occidente finanziario pensa solo a come far fare nuovi mutui ipotecari. Non ci può essere contrasto più stridente, manca solo Maria Antonietta che proponga di dare brioches agli asiatici.

Siamo appena agli albori di un disastro epocale, che non arriva a causa del destino cinico e baro, ma esclusivamente a causa di errori economici e finanziari, a loro volta dovuti all’eccesso di avidità ed ingordigia di una minoranza esigua.
La ridistribuzione della ricchezza è un aspetto inerente alle bolle creditizie, e andrà aumentando durante la nuova inflazione. Per cui saranno inevitabili vari gradi di disordini e rivolte. Era tutto facilmente prevedibile, e mi posso permettere di dirlo, visto che l’avevo previsto da anni, e non mi sento un genio. Era facile, perché ovvio, evidente. Eppure adesso pare caschino tutti dalle nuvole: e che sofferenza dover ascoltare i banchieri centrali, gli autori materiali del disastro, "avvisarci" che ci sono questi problemi.

L’estrema incertezza circa l’evoluzione dei prezzi e la disponibilità delle risorse critiche, impatterà tutto il mondo industriale anche nella nicchia ricca del globo, quella occidentale. Per molti, i sistemi di produzione "just in time" con scorte tenute ai minimi per massimizzare i profitti, diverranno un ricordo del passato. In particolare ci si può aspettare crisi settoriali notevoli, a cominciare dai trasporti (paradossalmente per ora ai massimi azionari). E le coperture con i famosi derivati diverranno sempre più difficili e costose. La psicologia cambierà profondamente, e le ramificazioni della nuova inflazione saranno notevoli.

Quando la bolla creditizia produsse la bolla tecnologica ad inizio millennio, gli effetti inflazionistici furono contenuti nel settore, reale e finanziario: certo, si creò un enorme aumento artificiale di domanda , ma vi era anche la capacità produttiva per soddisfarla, e andò a finire che si produsse, tanto per fare solo un esempio, 10 volte la fibra ottica necessaria. Si parlò di miracolo produttivo, ma era una delle tante cretinate. Quando poi la superbolla creditizia, rinforzata all’estremo proprio per contrastare lo scoppio dei tecno, produsse la bolla immobiliar ipotecaria, anche lì Wally poteva comunque creare trilioni di nuovi titoli, e i costruttori milioni di nuove case, anche se inutili e sovrabbondanti.

Ma adesso la nuova inflazione è un'altra cosa, perché questa volta la superbolla creditizia, appena rinforzata per contrastare lo scoppio di quella immobiliare, produce la bolla delle commodities che a differenza dei tecno e delle case, non si possono produrre a piacimento. Vi sono vincoli naturali, ineludibili. E la tragedia che ne seguirà, appena agli albori, stavolta non colpirà solo un po’ di azionisti occidentali, o un po’ di proprietari di case americani : è la gran maggioranza della popolazione mondiale che ne verrà duramente colpita.

Stavolta non è solo la finanza di wally ad essere in ballo, e siamo ben al di fuori del controllo delle banche centrali, che oltretutto stanno facendo esattamente l’opposto di quello che dovrebbero fare, pur di salvare i loro amici bancari. E stavolta non ci sarà nessun effetto ricchezza derivante dall’artificiale pompaggio dei prezzi delle azioni e degli assets, come in passato. Piuttosto ci sono e ci saranno effetti povertà a cascata derivanti dall’impennata degli alimenti e dell’energia, oltre che delle altre materie prime.

Negli USA questo avviene mentre ancora è in pieno corso il crollo dei prezzi immobiliari, ed il tutto non può non deprimere la fiducia dei consumatori a differenza delle bolle del passato che la galvanizzavano. Inoltre la nuova inflazione destabilizza e mette in crisi anche molte imprese, oltre a mettere in ginocchio tante municipalità e governi locali e nazionali i cui squilibri fiscali non potranno che aumentare.

Soprattutto, più saliranno i prezzi delle commodities più aumenterà la domanda della Cina, dell’ India, dell’ Asia e del Medio oriente, e più problematici saranno i colli di bottiglia all’offerta: non ci sarà alchimia finanziaria che potrà sanare questo squilibrio tra domanda ed offerta. Anzi la nuova inflazione renderà inutili i pompaggi creditizi addizionali, i vari pacchetti di stimolo, i vari deficit fiscali statali crescenti, e tutta la congerie di vari indebitamenti: se li mangerà in termini reali. Ci saranno una massa di meccanismi, processi, dinamiche, che tenderanno a "monetizzare" la nuova inflazione; e a differenza dei precedenti episodi inflazionistici, si produrranno ampi effetti secondari (indicizzazioni, etc.). La nuova inflazione produrrà solo altra e più grande inflazione.

21 maggio 2008

L'Europa dei “cittadini comunitari” e di quelli europei


Il Parlamento Europeo discute del grande problema in Italia nei confronti delle comunità rom e degli immigrati comunitari,all’indomani della discussione del pacchetto sicurezza. L’Italia viene dipinta come un Paese che sta andando verso la xenofobia il razzismo, con derive di violenza e gravi sentimenti di intolleranza, ma che in realtà - come tutti i Paesi Europei - è semplicemente uno Stato che non ha saputo gestire delle politiche di ordine pubblico e di integrazione. Si giunge così al cosiddetto "pacchetto sicurezza", nel quale potrebbe comparire il reato di "immigrazione clandestina" , che potrà divenire sia un aggravante rispetto ad altre infrazioni, sia una forma di discriminazione per giustificare l’espulsione diretta.

Giunge nel Parlamento Europeo il grande problema in Italia nei confronti delle comunità rom e degli immigrati comunitari,all’indomani della discussione del pacchetto sicurezza del Governo Berlusconi. Una riunione, quella di ieri, da cui l’Italia ne esce un po’ distrutta, dipinta come un Paese che sta andando verso la xenofobia e il razzismo, con derive di violenza e gravi sentimenti di intolleranza, ma che in realtà - come tutti i Paesi Europei - è semplicemente uno Stato che non ha saputo gestire delle politiche di ordine pubblico e di integrazione. La situazione viene dipinta in maniera talmente allarmante che, si arriva a chiedere alla Commissione Europea di varare al più presto possibile una "direttiva contro ogni tipo di discriminazione", o comunque un necessario e urgente intervento normativo per punire e fermare le discriminazioni in base alla razza, all'età, alla fede religiosa, alla sessualità e alla loro disabilità. L’euro-parlamentare romeno Adrian Severin parla infatti di veri e proprio "pogrom" che stanno avvenendo in Italia contro le comunità romene, di leggi "razziali", ma soprattutto di messaggi mediatici che fanno confusione tra Rom e romeni, e così tra criminalità ed etnia. Così avverte sulla bieca tendenza dei nostri tempi e afferma che “se non faremo attenzione le fiamme divamperanno in tutta l’Europa”. Un monito questo rivolto all’Italia ma anche a tutti gli Stati Europei, che in questi anni di rapida espansione e di allargamento dell’area comunitaria, non sono riusciti a portare avanti l’integrazione multietnica e sono spesso sul punto di collassare, sotto i colpi della loro stessa incapacità a dare una giusta stabilità alla società moderna che si viene a creare.

Eppure l’Europa, dall’alto della sua grande civiltà e cultura, non ha saputo fare nient’altro che dettare regole "standardizzate" nei confronti dei Paesi membri e dei nuovi candidati, obbligando i Governi a monitorare i flussi migratori e a garantire il libero movimento delle persone, ma senza creare una cultura di base propensa all’accettazione dello "straniero", alla condivisione della propria terra con altri popoli e al rispetto di forme di popoli differenti per le loro origini e le loro esigenze. Hanno creato così un’Europa in cui continuano ad esservi, e vi saranno sempre, cittadini europei e cittadini "comunitari", che si trovano a sedere intorno allo stesso tavolo di trattative semplicemente in virtù di un patto economico.
Costruire una società su più livelli è una vera e propria strategia aziendale, in quanto se da una parte permette di sfruttare le classi più vulnerabili e di trarre profitto dalla loro situazione precaria, dall’altra consente di abbassare anche il livello dei diritti degli stessi cittadini europei. E così una società tenderà ad assumere extracomunitari o cittadini stranieri perché può ridurre i costi del salario e le spese di mantenimento dell’operaio, ma può anche far leva sugli altri dipendenti ad accettare condizioni di lavoro più precarie, essendo divenuti una forza lavoro del tutto sostituibile. A ciò occorre aggiungere i bassi standard di vita e la scarsa protezione da parte dello Stato, che ha contribuito a creare gli eserciti di immigrati votati alla criminalità organizzata, divenuta purtroppo anche un mezzo di sussistenza. Gran parte di essi sono cittadini stranieri dell’Europa orientale che, giunti in Europa vista come la terra promessa, dopo aver sacrificato anche i loro averi per compiere l’impresa dell’ascesa sociale, sono stati ridotti alla povertà, a vivere nei centri di accoglienza a sopravvivere di espedienti, più o meno criminali, dall’accattonaggio alle rapine. Alla base di questi crimini vi è nella quasi totalità dei casi, un movente economico e un degrado sociale, in completa assenza di integrazione.

È stata proprio l’Europa a creare queste piaghe sociali perché, dopo non aver controllato i flussi migratori clandestini sulle coste e nell’entroterra, non ha dato ai nuovi cittadini europei identiche opportunità né ha garantito la loro sostenibilità. Occorrerebbe invece prendere come esempio alcuni Stati dell’Est Europeo, come la Serbia o l’Albania da sempre costituiti da un continuo intrecciarsi di etnie e religioni diverse, riuscendo però a garantire la loro integrazione e assimilazione, con ottimi risultati soprattutto nei confronti delle comunità Rom. Il Governo serbo per esempio ha dato ai rom delle case dignitose in cui vivere, ha imposto l’obbligo scolastico e garantito loro un lavoro. In tale obiettivo è riuscita anche l’Italia, soprattutto nei piccoli centri in cui l’integrazione con i rom è ad alti livelli, ma l’emergenza e le gravi situazioni di intolleranza si sono verificate proprio nelle periferie delle grandi città, in cui vi sono già dei contesti di disagio e non si riesce a dare un sostegno persino ai cittadini italiani. Non meravigliamoci dunque degli inspiegabili episodi di violenza, resi ancor più cruenti da un’informazione che manipola i sentimenti dell’opinione pubblica, per poi rilanciare la necessità di una risposta dura all’esigenza di sicurezza.

Ecco dunque che si giunge al cosiddetto "pacchetto sicurezza", sul quale si giocano poi le proposte e le contro-proposte di Governo e di opposizione che giocano a fare gli antagonisti, ma sono sempre l’uno la copia speculare dell’altra. Non dimentichiamo che la questione "immigrati romeni" venne lanciato proprio da Veltroni, con l’emergenza nelle periferie di Roma decidendo il trasferimento coatto dei rom, e poi ripresa dal decreto Mastella, che cominciava ad introdurre reati di "accattonaggio" o di "occupazione abusiva del suolo" puniti con pene smisurate. Oggi invece di parla di reato di "immigrazione clandestina" che potrà divenire sia un aggravante rispetto ad altre infrazioni, sia una forma di discriminazione per giustificare l’espulsione diretta. Il problema maggiore - che in questo caso ritorna, essendo già stato cassato dalla Corte Costituzionale in occasione della presentazione del progetto da parte del Governo Prodi - sorge sugli immigrati comunitari, per i quali l’espulsione è stata definita "una misura estrema il commissario" della limitazione della libera circolazione delle persone, garantita dalla direttiva n. 38/CE/2004, pur ammettendo di "respingere il diritto di residenza per coloro che non hanno risorse per sostenersi e che delinquono".

Così il decreto sicurezza propone l’obbligo di presentare al proprio ingresso una dichiarazione anagrafica entro un termine predeterminato, e di dimostrare il proprio diritto alla permanenza "dimostrando di avere risorse sufficienti derivanti da redditi leciti", mentre in caso contrario potrà essere allontanato immediatamente per motivi imperativi di pubblica sicurezza. Ciò implica che qualora entri di nuovo, commetterà un reato e sarà arrestato. Non è ancora chiaro tuttavia se l’ordine di espulsione scatti solo per l’esistenza di attività illecite o semplicemente per la mancanza di un reddito, fatto sta che verrebbe introdotto per i comunitari il divieto di reingresso che oggi non c’è. Molto probabilmente non c’è da preoccuparsi, perché l’Europa o la Corte Costituzionale fermeranno di nuovo un tale provvedimento, ma il prezzo da pagare sarà comunque alto, ossia quello del tracciamento degli ingressi e dei movimenti mediante un sistema biometrico, impronte digitali e archiviazione del DNA. Ciò significa che la nostra libertà di movimento, che siamo cittadini europei o cittadini comunitari, sarà sempre controllata dal cervellone della Commissione Europea e dall’Europol. D’altro canto, se non impareremo a convivere e ad integrarci tra di noi nella miglior maniera possibile, le derive saranno davvero molto gravi, in quanto rischieremo di cadere pericolosamente nell’apartheid, dato che ci siamo già ghettizzati.

20 maggio 2008

I nuovi bulli


Oggi si parla di Travaglio, di Di Pietro e di Grillo come se fossero i nuovi moralisti, i detentori dell’etica della società civile moderna. Ma a guardare le loro facce, sembra che traspari un po’ di malinconia, come se rimpiangessero il loro vecchio lavoro, quando il "buon Di Pietro" inchiodava malfattori come pubblico ministero, mentre Beppe Grillo dava i suoi spettacoli nei teatri. Travaglio, dal canto suo, ama il suo lavoro e così rileggere tutti i piccoli dettagli delle sentenze costruendo e fantasticando teorie. Ma in fondo, dovrebbe ringraziare i suoi peggior nemici, che con le loro storie gli hanno permesso di costruire il suo personaggio, senza di loro non esisterebbe neanche. Tutto questo fa anche parte del sistema, del grande cinema che serve per tener occupata la gente a guardare. Ormai sono monotoni e prima o poi si dimenticheranno tutti di loro, e ci sarà un "Avanti un altro". Li vediamo nei salotti delle trasmissioni televisive, commentando con i loro sorrisi, quel tipico sorriso di chi si vuole dare un tono, una certa importanza. Si parla infatti sempre di condannati, di ladri, di storie che si ascoltano ormai da anni, parlano di mafiosi, scendendo anche nel ridicolo e mescolando di tutto, pur di sembrare intelligenti. Si parla di internet e di rete e del nuovo popolo internauta, ci si fa forti con queste parole, senza conoscerne tuttavia il pieno significato che risiede nella "scienza del sistema". Li vediamo come quelle tipiche persone che hanno scoperto la ruota, e, commentando "come gira", non sanno assolutamente il loro funzionamento. Un’immagine che ricorda molto i famosi emigranti con il capello da cowboy e i sigaroni, che tornavano nelle loro piccole città facendosi grandi. Forse questa storia non va dimenticata.

La nostra non vuole essere assolutamente una critica, ma un gesto semplicemente per far capire a tutti coloro che si sentono così coinvolti dall’attualità che è assolutamente anacronistico cercare di imporre alla cultura italiana il concetto della rete e dell’internet, senza considerare le esigenze e la storia di questo territorio. E a maggior ragione non si può importare dall’America un determinato modello di vita e una concezione politica, pensando di applicarlo in tempi brevi anche alla società italiana. Infatti, l’Italia ha 8100 comuni molti dei quali non superano i 15 mila abitanti: costituiscono una realtà non trascurabile, sono la vera Italia e nel loro insieme rappresentano bene questo Paese. La maggior parte di essi sono popolati da persone che non sente il bisogno di avere internet né sa usare un computer, tale che il loro processo di telematizzazione sarà lento. Questa è una delle ragione del perchè in Italia non vi è stata una rapida diffusione di questi mezzi, perchè non siamo ancora in una fase di disumanizzazione, processo che è pienamente in atto in America, che vive di virtualizzazione e di lunghe distanze. Al momento, dunque, il popolo della rete in Italia è costituito da impiegati statali o da dipendenti che invece di lavorare scrivono nei forum, da quelli che vogliono parlare con la propria moglie, magari sono divorziati in casa e dopo aver mangiato preferisce parlare con un computer.

Cosa succede, dunque, se si cerca di forzare il cambiamento del sistema politico senza dare gli strumenti per adeguarsi al cambiamento? Sembrerà paradossale, ma in realtà di va a scatenare un meccanismo che causa un vero e proprio etnocidio della nazione. Non dimentichiamo, infatti, che uno dei più grandi genocidi che siano mai esistiti è stato quello del passaggio dal sistema comunista a quello capitalistico, che ha causato milioni di morti in Paesi come la Polonia, l’Albania e i Paesi della ex Unione Sovietiva. La cifra stimata non si può neanche pronunciare, e nessuno ha mai parlato di questo. Tutti sorridono, convinti di sapere la verità, ma chi capisce quello che cerchiamo di dirvi, capirà che diciamo la verità. Così, se oggi dovessimo passare ad un altro sistema politico, anche diverso, vi sarebbero guerre e rivolte cittadine, vi sarebbe il caos. Provate a pensare al fatto che i Governi hanno inviato degli eserciti per mantenere un certo equilibrio sociale, e se si sfalda il nostro sistema politico o sociale, le conseguenze si avvertirebbero su scala nazionale. Forse il "buon Di Pietro" certe cose le capisce, lui che parla sempre di "noi di Italia dei Valori"; dovrebbe ricordarsi quando affermava che non stava creando nessun tipo di partito ma un movimento, "perchè già ce ne sono tanti". Sicuramente mentiva, dato che poi ne ha formato uno, e poi oggi si è ridotto a dire sempre le stesse cose. Ebbene, se oggi non esiste giustizia e domani vorremmo imporla, magari grazie alla rete, credete davvero che il nostro sistema politico rimarrà intatto e vi sarà benessere?

Voi che gridate, non vi rendete conto che fate il loro stesso gioco, perchè finchè ci siete voi vi saranno sempre i vostri antagonisti al potere. In America vi sono persone in carcere perchè non hanno soldi per difendersi e sono innocenti, mentre in Belgio non esistono più le piccole attività commerciali né un solo belga nel centro di Bruxelles, e ormai si può dire che il popolo belga è sparito in un certo senso, dopo che una terribile tangentopoli si è abbattuta sul governo portando così il giustizialismo. Lo stesso sta accadendo in Italia, dove interi quartieri oggi vengono popolati da turchi e arabi, mentre ogni Governo si succede grazie ad uno scandalo o ad una tangentopoli: cerchiamo sicurezza e protezione, otteniamo invece liberalizzazioni, libero mercato e svalutazione del nostro lavoro. Il contraccolpo politico ed economico di questo cambio del sistema si sta già avvertendo, con la chiusura di tanti piccole medie imprese, con lo sfruttamento della manodopera extra-comunitaria, il cui tenore di vita è ormai ridotto alle minime condizioni di sostenibilità spingendola così a cercare una sussistenza nel crimine organizzato. Noi siamo artefici del nostro stesso malessere, e nella continua ricerca di una soluzione che dall’oggi al domani cambi la nostra vita, contribuiamo a distruggere la nostra società. Aiutiamo a fare arrivare la rete in tutte le case, ma non sensibilizziamo le imprese a utilizzare questo strumento per crearsi uno spazio che vada a supportare la loro attività reale, non telematizziamo la nostra burocrazia, non rendiamo elettronico le nostre esperienze e le nostre informazioni. Sappiamo solamente creare un grande blog da cui sparare il "copy and paste" dei siti americani, parlando poi di "vera democrazia dal basso". Senza rendercene conto stiamo contribuendo al nostro declino, che non potrà essere contenuto con una semplice legge, ma con "mazze e fucili".

19 maggio 2008

Diffamazione gratuita contro Etleboro


Dopo la polemica della "neificazione dei neo-fascisti" , continuano le critiche nel tentattivo di mascherare la manipolazione delle foto dei ragazzi di Verona. Il Corriere della Sera ha così sostituito subito le foto, ma restano ancora le tracce della manomissione ad opera della redazione o delle società di comunicazione che hanno fatto circolare irresponsabilmente le foto.

L’improvvisa "neificazione" dei neo-fascisti sembra che abbia richiamato l’attenzione di molti, che increduli hanno voluto toccare con mano le manovre della disinformazione. Abbiamo ricevuto molte e-mail, con congratulazioni e critiche per la manipolazione delle immagini dei ragazzi di Verona; alcuni ci hanno accusato di diffamazione, altri hanno persino insinuato che le foto sono state manipolate da noi, facendoci così "lezioni di informazione". Accettiamo volentieri ogni critica o accusa, purchè sia costruttiva e contribuisca sempre alla ricerca della verità di ogni fatto, e ovviamente siamo sempre pronti a discutere della vicenda ovunque vogliate. Il Corriere della Sera intanto sostituisce subito le foto incriminate e fa piazza pulita, giocando la sua partita facendo trasparire la loro versione dei fatti, e dipingendo noi come vili complottisti in maniera molto sottile.

La redazione del Corriere è stata subito contattata per aver spiegazione in merito alla manipolazione della foto, e di tutta risposta hanno affermato che le foto "vengono fornite da società ci comunicazione, che si avvalgono della possibilità di segnare le foto", per tracciarle. Sembra tuttavia strano che, delle foto inviate ai media dalla polizia siano state manipolate, anche solo per aggiungere un semplice puntino nero, deontologicamente è inammissibile. Hanno così sostituito subito le foto, tale che ora, l’unica copia che comprova la manipolazione è il nostro articolo, e rimangono solo i titoli dei neo-fascisti che, alla fine, la dicono lunga sulla disinformazione. Infine, ci hanno inviato la copia elettronica della stampa del Corriere della sera, a prova che l’edizione stampata non ha riportato le stesse immagini ritoccate. Pare che solo l’edizione web, che ha lanciato in anteprima le immagini, sia stata manipolata. Tuttavia, vorremmo far notare che, nella pulizia effettuata, è stato dimenticato un piccolo particolare, ossia la foto d’anteprima della galleria di immagini delle foto degli aggressori di Verona. La foto, anche se molto piccola, lascia intravedere il piccolo neo, dimostrando così, in maniera evidente che la fonte delle foto manipolate non può essere la nostra. Inoltre la stessa agenzia Adn Kronos ha “dimenticato” una foto ritoccata, dimostrando dunque che qualche società di comunicazione ha messo in circolazione queste foto. Ci chiediamo quando toglieranno anche quest’ultima foto e chiederanno scusa a tutti i lettori, dando una valida spiegazione di tale azione. Ci devono infatti spiegare perché lo hanno fatto, considerando che milioni di persone hanno visto quelle foto e hanno l’idea che esistono dei gruppi neofascisti violenti composti da ragazzini.

Il triste epilogo di questa brutta faccenda è una realtà molto più terribile di quella che i giornali vorrebbero lasciar trasparire. L’atto di violenza in sé va condannato, perché dei ragazzini hanno picchiato e, sicuramente in maniera non volontaria, hanno ucciso un loro coetaneo, per un motivo banale, ma certo non legato alla politica o alle ideologie. È stato un gesto terribile, indice di grave malessere avvertito soprattutto tra le classi più vulnerabili come ragazzi, ma certo non è il frutto di gruppi di azione politica reazionari. A questo punto sarebbe più utile spiegare perchè siamo arrivati a questo punto, e perché i media si sono abbassati al punto da trasformare un gruppo di ragazzini in squadristi neo-fascisti. Crediamo che veramente si è persa la ragione, la ragionale percezione degli eventi. Magari sarà stato un errore di un tecnico, di un grafico o di un giornalista, ma il Direttore o il responsabile per l’edizione web sono lì per controllare e supervisionare, affinchè certi errori non si verifichino. E comunque, quando si sbaglia, i grandi giornali chiedono scusa, con una nota di Errata Corrige che abbia una visibilità altrettanto evidente rispetto all’errore commesso. Ora, chi ci ha scritto insinuando la nostra colpevolezza e calunniandoci gratuitamente, si faccia un esame di coscienza, e ammetta l’errore, senza però creare delle false contro-accuse per nascondere i propri errori.

È ora di finirla con questo giustizialismo, con le morali, con le polemiche sui falsi in bilancio, sulle storie di complicità con la mafia, perché la prima entità mafiosa è proprio lo Stato che vive della connivenza con certi poteri criminali. Il tutto si riduce in un concetto filosofico, secondo il quale se l'uomo evolve, il sistema ha bisogno di una riforma: in paesi comunisti vi era la condanna per agitazione e propaganda, che infliggeva 10 anni di carcere, noi abbiamo il terrorismo oppure il riciclaggio, semplicemente perchè abbiamo sistemi economici diversi. Se nei Paesi dell’Est esisteva il "poli bureau", la cosiddetta polizia politica, noi abbiamo la Digos, che decide come e dove certe informazioni devono passare, mentre altre no. E questa è proprio la dimostrazione che esistono delle centrali di disinformazione, di ciò che noi raccontiamo da diverso tempo: oggi parlano di neofascisti quando non c’era nessun elemento per avallare questa ipotesi, hanno parlato skin-heads quando, vedendo i loro volti si poteva capire subito che non nessuno tra di loro aveva "la testa rasata". I politici hanno così potuto avere la possibilità di parlare inutilmente di questo in inutili trasmissioni televisive nei salotti di Porta a Porta ed altri, per discutere su fatti infondati e senza nessuna documentazione certa. Così oggi sentiamo parlare di neo-fascismo, delle mafie di Gomorra, delle caste, ma non abbiamo mai seguito sugli stessi media le truffe sull’anatocismo, sul decreto salva-banche, e sugli accertamenti contro i direttori degli istituti di credito che si servivano delle mafie locali per ricattare imprenditori e per colonizzare le attività economiche di un territorio. Ecco che così vediamo di giorno in giorno aumentare i messaggi mediatici contro "lo straniero", contro la criminalità organizzata di matrice estera, e contro le frange estreme, per dare così l’impressione che certe forze stanno crescendo per minacciare la nostra bella e tranquilla società.
Rispediamo dunque al mittente tutte le accuse che hanno rivolto contro di noi: siamo una piccola organizzazione e dimostriamo sempre quanto affermiamo e non ci nascondiamo dietro dei nickname, e semplicemente pretendiamo che anche gli altri facciano altrettanto.

14 maggio 2008

Gli errori dell'Europa verso la Romania


Il Ministro dell'Interno Roberto Maroni, facendosi portavoce di una linea politica già discussa dal precedente governo Berlusconi, propone un piano per la sicurezza articolato in 5 punti e un commissario speciale per i "rom" a Milano. Immediate le repliche delle Istituzioni romene, che chiedono così di evitare che delle leggi di ordine pubblico sfocino in xenofobia, e propongono l'invio urgente in Italia di poliziotti e procuratori romeni per sostenere le autorità italiane nella lotta alla criminalità organizzata.

A pochi giorni dalla formazione del nuovo Governo Berlusconi, si apre già lo scontro su uno dei temi centrali della campagna elettorale "vincente" della nuova maggioranza, destando sconcertanti preoccupazioni. L’ipotesi di introdurre il "reato di immigrazione clandestina" scuote non solo il clima politico italiano, ma anche quello diplomatico a livello europeo, coinvolgendo direttamente paesi comunitari che sono tuttavia considerati dei vespai per i flussi migratori clandestini, come la Romania. Il Ministro dell'Interno Roberto Maroni, facendosi portavoce di una linea politica già discussa dal precedente governo Berlusconi, propone un piano per la sicurezza articolato in 5 punti e un commissario speciale per i "rom" a Milano. Il corpo di norme - ora all'esame di Palazzo Chigi, con il coordinamento degli altri ministri coinvolti, quali il ministro della Giustizia Angelino Alfano, degli Esteri Franco Frattini e della Difesa Ignazio La Russa - avrà dunque come elemento centrale il contrasto all'immigrazione clandestina definendo così una nuova fattispecie di reato che avrà conseguenze molto più drastiche e penalizzanti. Direttamente correlato a tale aspetto vi sarà la gestione dei rapporti con i paesi comunitari, in particolare con la Romania, che porterà all’attuazione della direttiva Ue che prevede rimpatri dei cittadini comunitari che non hanno reddito o delinquono. Il terzo punto riguarda la definizione del ruolo delle comunità locali nella prevenzione e contrasto della criminalità, poi la definizione di sanzioni penali e l'individuazione di nuovi reati, e infine l’emanazione di norme per la lotta alla criminalità organizzata. Accanto ai cinque punti della lotta all’immigrazione clandestina, giunge la proposta di conferire al Prefetto di Milano il ruolo di "commissario straordinario per l'emergenza rom", per convenire alle richieste della Moratti che chiede misure più drastiche, come norme per la certezza della pena, misure più severe contro i reati che colpiscono le fasce più deboli della popolazione, maggiore coordinamento tra forze dell'ordine statali e polizia locale, concedendo la possibilità di accedere alle banche dati nazionali, nonchè effettiva espulsione dei clandestini e maggiore presidio dei campi rom.

Proposte queste che derivano da un’accesa campagna elettorale volta a sollevare le insoddisfazioni e le esigenze dei cittadini di alcune zone d’Italia che percepiscono l’immigrazione come "un problema sociale", foriero di criminalità e di malessere. Una percezione che viene di volta in volta sempre più esasperato dai media, che bombardano lo spettatore con episodi di cronaca che hanno sempre un immigrato, magari romeno, come protagonista. Il grande paradosso che tuttavia si è venuto a creare con i cittadini romeni è la considerazione - da parte di alcune frange dell’opinione pubblica - che un romeno, per quanto possa essere considerato un membro della comunità europea, resterà pur sempre un extra-comunitario. Ciò in considerazione del fatto che la Romania, e così i suoi cittadini, deve continuare a scontare la differenza con i paesi europei fondatori, le sue difficoltà economiche e quei profondi problemi che avrebbero dovuto impedire un prematuro ingresso in Europa.

Un sentimento questo che viene in qualche modo percepito dalle Istituzioni romene, come dimostra l’intervento del Premier romeno Calin Popescu Tariceanu che chiede così di evitare che delle leggi di ordine pubblico sfocino in xenofobia. Sottolinea come vi siano delle reti di criminalità organizzata romena strettamente collegate alle reti italiane di sfruttamento di prostituzione e accattonaggio, per cui vi è un evidente concorso di colpe che va riconosciuto. "I romeni che sono in Italia, che oggi hanno paura di parlare romeno per strada, devono potersi nuovamente sentire cittadini europei", dichiara Tariceanu. Intanto il Governo di Bucarest, nel corso della riunione del Consiglio dei Ministri dedicata esclusivamente alla situazione dei romeni in Italia, emerge la proposta del Premier romeno di inviare d'urgenza il Ministro degli Interni Cristian David a Roma, per presentare le proposte romene come l'invio urgente in Italia di poliziotti e procuratori romeni per sostenere le autorità italiane nella lotta alla criminalità organizzata. Ricorda inoltre Taricenau come la comunità romena abbia contribuito al Pil italiano e come accolga calorosamente la presenza imprenditoriale italiana in Romania. È chiaro dunque che vi è un interesse a difendere e sostenere le relazioni italo-romene dalle possibili conseguenze negative di misure dannose sia per la comunità romena che per quella italiana. "Il messaggio che vogliamo trasmettere - afferma il Ministro della Difesa Teodor Melescanu - è che speriamo di cooperare con le autorità italiane per evitare che i romeni che lavorano duramente in Italia siano danneggiati dall'aumento dei sentimenti anti-romeni, xenofobi in Italia". "Attraverso la cooperazione con le autorità italiane, non consentiremo che i romeni onesti in Italia siano lesi e che nascano sentimenti antiromeni e xenofobi nella Penisola", afferma Melescanu. Non dimentica infine di criticare il modo in cui le autorità italiane hanno agito nei confronti della criminalità dei nomadi, lasciando che creassero delle baraccopoli in cui è normale che si venisse a creare degrado e violenza, così come ha definito "debole" l'impegno delle autorità per sostenere l'integrazione sociale dei rom.

Le argomentazioni del Governo romeno sono, da questo punto di vista, incontestabili in quanto non si può negare che alla base di questo problema vi è stato innanzitutto una pessima gestione dei flussi migratori, lasciando che le reti criminali gestissero indisturbati l'immigrazione clandestina. In secondo luogo, vi è una profonda distorsione politica, in quanto i cittadini romeni sono a tutti gli effetti "europei" che godono della libertà di movimento all'interno della Comunità Europea, a cui appartengono. Per cui, pur essendo entrati in maniera clandestina anni fa, sono da considerarsi oggi cittadini europei a tutti gli effetti, e non extra-comunitari. La Romania propone a questo punto la collaborazione tra i due Paesi, in quanto potrebbe impugnare i provvedimenti di espulsione dinanzi alla Corte di Giustizia Europea, o magari chiedere che il decreto abbia efficacia anche nei confronti di francesi, tedeschi e spagnoli, da considerarsi anch'essi "stranieri". Il problema di fondo è proprio questo, ossia se l'Europa apre le sue porte alla Romania, perchè dopo vuole espellerli come extra-comunitari? Evidentemente l'ingresso della Romania è stato in qualche modo forzato, perchè prematuro non avendo ancora risolto i suoi problemi interni con i rom, al fine di inglobare in Europa un Paese strategico per l'allargamento verso l'Est, sia dal punto di vista energetico che politico. Potremmo infine intravedere nel decreto sicurezza un fine ben più profondo, ossia quello di imporre il tracciamento del DNA di ogni individuo che entra nel Paese, per poi espandere tale provvedimento anche ai cittadini europei, nel quadro delle politiche del controllo delle masse e dei flussi migratori attraverso il cervellone centrale della Commissione Europea.

13 maggio 2008

Il Tesoretto scompare tra propaganda e recessione

Le prime rivelazioni del nuovo Governo giungono dal Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, che, cercando di spiegare quali saranno i fondi con i quali saranno coperti i primi provvedimenti annunciati, premette, prima di ogni altra cosa, che il cosiddetto «Tesoretto» non esiste. Di tutta risposta Tremonti propone le probabili soluzioni al recupero del gettito fiscale, partendo proprio da un primo sgravio fiscale sulle classe più deboli, e una maggiore tassazione a carico di Banche e di società energetiche e petrolifere, che continuano ad aumentare i propri introiti nonostante l’evidente recessione economica.

Cominciano i lavori del nuovo Governo tra polemiche e critiche, per inviare i primi segnali di cambiamento e di riforma, a partire da "Ici, sicurezza e straordinari". Le prime rivelazioni giungono dal Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, che, cercando di spiegare quali saranno i fondi con i quali saranno coperti i primi provvedimenti annunciati, premette, prima di ogni altra cosa, che il cosiddetto «Tesoretto» non esiste. Stranamente, una dichiarazione di questo genere, non stupisce molto considerando che, come sempre, il nuovo Governo tende sempre ad azzerare o rinnegare qualsiasi cosa abbia fatto l’esecutivo precedente. Tuttavia stavolta potremmo davvero concedere il beneficio del dubbio al Ministro Tremonti, che con molta sincerità dichiara che quell’avanzo contabile, definito impropriamente Tesoretto, nel 2008 non esiste più. Questo perché probabilmente i crediti presunti e le attività registrate in parte non si sono realizzate, e in parte sono state subito compensate con spese e uscite. "L'andamento delle entrate fiscali non è buono e questo non perché l'evasione da gennaio è ripartita - dichiara Tremonti - basta guardare all'andamento dell'Iva sugli scambi interni, che è negativo perché l'economia va male. Insomma tesoretto zero". Aggiunge inoltre che "siamo in una stagione non buona, ci saranno problemi e una situazione non facile. Non per colpa del governo Prodi che però ha fatto l'errore di non capire cosa stava succedendo nel mondo. Il governo Prodi è stato imprudente. In una stagione buona ha fatto la cicala e non la formica. Più entrate c'erano e più spese facevano". Fornisce così una motivazione che va oltre la mera propaganda politica, che individua nel malessere economico e nel rischio di paralisi dell’economia, in un contesto globale di recessione, la causa essenziale del disavanzo dei conti pubblici, che soffrono così dell’impoverimento generalizzato degli italiani.

Questo triste esito in realtà era inevitabile, considerando che il Governo Prodi parlava sempre dei possibili impieghi del famoso Tesoretto, senza tuttavia emettere nessun provvedimento, anche d’urgenza, per compensare l’evidente ed eccessivo gettito fiscale, che ha sottratto in maniera illegittima un terzo della ricchezza degli italiani. Politiche fiscali di questo tipo, che richiedono uno smisurato sacrificio da parte dei cittadini solo per coprire nel breve termine la crisi dei conti, sono fallimentari già in partenza in quanto si rivelano una manovra di propaganda e di manipolazione, che rischiano di mettere in ginocchio soprattutto le classi più deboli. Di tutta risposta Tremonti propone le probabili soluzioni al recupero del gettito fiscale, partendo proprio da un primo sgravio fiscale sulle classe più deboli, e una maggiore tassazione a carico di Banche e di società energetiche e petrolifere, che continuano ad aumentare i propri introiti nonostante l’evidente recessione economica. Secondo Tremonti, le prime dovranno «pagare più tasse se non fanno pagare meno di mutui alle famiglie», mentre le seconde dovrebbero versare allo Stato quel surplus che guadagnano dall’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi, per la maggior parte frutto di speculazioni e non di maggiore efficienza nell’offerta.

Le linee "programmatiche" sono sicuramente delle belle intenzioni, ma preoccupa tuttavia la reale attuazione di tali provvedimenti. Le manovre che "rubano ai ricchi per dare ai poveri", ricordano molto i famosi decreti per le liberalizzazioni di Bersani, che sono stati presentati come leggi "anti-usura" ma si sono rivelati degli inefficienti, se non inutili, tentativi di scalfire i colossi dell’economia. Il risultato è stato solo un grande caos, come evidenziato anche dal Garante per la Concorrenza Catricalà, che ha spiegato come il decreto Bersani anti-banche o anti-telecom sono stati completamente ignorati, e nei fatti non hanno portato ad una reale riduzione dei costi, ma semplicemente ad un cambiamento nelle politiche di marketing delle compagnie.
Allo stesso tempo Tremonti annuncia il taglio dell’ICI sulle prime case completando la base di sgravio ipotizzato, cioè portando l'esenzione del pagamento dal 40% al 100%. "Le ville e i castelli - ha ribadito il ministro - non rientrano nell'operazione". Anche in questo caso, ci auguriamo che non vi sia però una semplice riconversione delle entrate, che costringerà i comuni ad aumentare tasse e contributi, per recuperare i mancati trasferimenti dallo Stato e la perdita del gettito dell’ICI.

Gli italiani in realtà si aspettano ora un reale cambiamento nelle politiche sociali e fiscali del Governo, chiedono una risposta contro le speculazioni, la svalutazione totale dei salari, contro il blocco dei consumi e della produzione, ma soprattutto una soluzione per le centinaia di piccole imprese che non riescono ad affrontare un mercato spietatamente competitivo e in recessione. Oggi è Alitalia, domani sarà le Ferrovie dello Stato, e già si prepara la proposta della Nuova IRI per controllare le major statali, ma poi occorre fare i conti con la patologica "cattiva gestione" del patrimonio dello Stato da parte dei funzionari e dei dirigenti dinanzi alla quale la privatizzazione diventa l’unica soluzione. Il problema è che ogni nuovo Governo si pone dinanzi ai suoi elettori sempre con nuove soluzioni condannando il precedente, commettendo così, nella maggior parte delle volte, lo stesso errore. La vera differenza sarebbe la capacità del nuovo esecutivo a garantire le prime basilari necessità per supportare il rilancio dell’economia, in maniera da superare innanzitutto questa fase di stagflazione estremamente pericolosa.

12 maggio 2008

La Serbia non sceglie nessuno


Con un'affluenza del 60%, circa 4 milioni di cittadini serbi hanno eletto il loro nuovo Parlamento, la cui configurazione rispecchia la profonda divisione del popolo serbo. La coalizione di Boris Tadic si conferma il "primo partito" della Serbia ma non può definirsi vincitore assoluto, in quanto potrà contare in Parlamento di 123 seggi, mentre l'opposizione 127, tale che il nuovo Governo dovrà essere creato necessariamente in virtù di un accordo tra le due parti.

Mentre gli analisti discutono, mentre gli osservatori monitorano i seggi, e mentre i media lanciano titoli eclatanti, il popolo serbo decide del suo futuro e lo fa con una profonda divisione. La campagna elettorale ci ha fatto assistere ad ogni genere di affermazione, c’è chi condanna Slobodan Milosevic solo per pura propaganda, chi ha rinnegato la verità serba su Srebrenica, mentre le associazioni e le NGO, fatte di esperti e di persone annoiate che dicono tutto e niente, hanno continuato la loro politica della disinformazione. Molti si sono affrettati a sostenere che Tadic aveva vinto queste elezioni, ma la realtà non è così semplice e scontata come può sembrare, perché la coalizione del Partito democratico, G17plus e il Partito per il rinnovamento serbo (SPO) possono dirsi la prima forza politica della Serbia, ma non possono definirsi vincitori assoluti.

Secondo i risultati trasmessi al termine dello spoglio quasi definitivo, la colazione PD-G17plus-SPO ottengono 103 seggi, il Partito radicale raggiunge il 28,6% con 76 seggi, la coalizione Partito democratico di Serbia e Nuova Serbia l'11,6% con 30 seggi, il Partito liberal-democratico (LDP) sono su una soglia del 5,2% e 13 seggi , e il Partito socialista (SPS) con l'8,2% e 21 seggi, e Manjine 7. Aggregando i risultati, si può notare che Tadic ha dalla sua parte 123 seggi, mentre l'opposizione 127 seggi, e per tale motivo non sarà così scontata la creazione di un Governo con le sole forze del partito vincitore, essendovi una maggioranza del tutto instabile, se non improbabile. Anche Tadic né è consapevole, festeggia e annuncia la sua vittoria, ma non nasconde le sue riserve, e afferma che "non bisogna aspettarsi la creazione di un Governo che farà tornare la Serbia negli anni novanta". Questo perché sa benissimo che se l'opposizione si unisce e diventa compatta nelle sue decisioni, il Governo perde qualsiasi potere decisionale. È ovvio che questa è una vittoria senza vincitori, un classico scenario che ormai ci siamo abituati da tempo ad assistere, con l’avvento della "politica dei democratici". Tadic parla dell'isolamento, i media parlano di ultra-nazionalisti, la Comunità Europea sempre più affannata parla di democrazia - e ne parla ormai così spesso che diventa dittatoriale - ma alla fine sono solo parole vuote che non hanno alcun senso.L’unico segno di cambiamento lo dà il partito di Slobodan Milosevic che oggi fa la differenza all’interno del Parlamento. E così, Slobodan Milosevic - quello che i media dipinsero come un macellaio, a cui i russi hanno dedicato una strada - può definirsi oggi il "vincitore morale" delle elezioni, in quanto il popolo serbo ha dato al suo vecchio partito l’onere e l’onore di essere un elemento indispensabile nelle decisioni del Parlamento, e nella stessa formazione del Governo.

La Russia da una parte, l’Occidente che spinge e che alza le bandiere della vittoria, dall'altra e dinanzi a questa progressiva escalation, non si poteva certo attendere un risultato molto differente a quello a cui abbiamo assistito. L’Unione Europea ha fermamente voluto la sottoscrizione dell’Accordo di Stabilizzazione e di Associazione prima delle elezioni politiche, dichiarando apertamente la sua volontà di influire sul risultato elettorale e così sull’opinione pubblica. Tadic vola a Bruxelles, e così firma un atto definito dalla metà del popolo serbo "alto tradimento della Costituzione", e dall’altra metà "l’inizio di una nuova era per la Serbia". Due punti di vista contrastanti che hanno così deciso l’esito delle elezioni, con l’identico contrasto, e la netta divisione su due punti che sembrano ancora essere l’uno la contraddizione dell’altro. Il popolo serbo è chiaramente diviso dopo che la Comunità Europea ha deciso di intromettersi, dando come sempre false speranze e raccontando bugie sui grandi vantaggi dell’integrazione europea. Eppure, ci sono Paesi che si affannano ed entrare in Europa e aspettano per anni il benestare dall’alto della Commissione Europea, mentre la Serbia è stata presa con la forza, a volte pregata e persino costretta, nel timore dell’isolamento. Contemporaneamente, si muovevano le forze di contrapposizione della Russia, che ha mostrato il suo sostegno politico soprattutto con un appoggio economico, a partire dagli aiuti umanitari in Kosovo sino all’accordo energetico. Ha sempre ribadito l’importanza dell’autonomia finanziaria dei suoi partner e così ha impostato la sua politica estera in termini di valutazione di profitti-costi. Anche Mosca, alla fine, ottiene la ratifica dell’Accordo energetico a pochi giorni dalle elezioni, per non interrompere i suoi programmi e i suoi contratti a causa di "inaspettati" risultati elettorali.

Ad ogni modo, è questa la politica del nostro presente, quella fatta da campagne mediatiche, da interessi economici, da scadenze e da contratti. In tutto questo, il passato viene rimesso in gioco, e quelli che erano i vecchi nemici macellai, diventano ottimi alleati per accordi politici. Mentre gli ambasciatori diventano dei "rappresentati", degli uomini d'affari, e le valigie diplomatiche semplici contenitori di deplians e contratti, continuano a raccontare follie e la loro verità fittizia. Non siamo tornati al punto di partenza e forse era meglio far vincere i radicali, invece di avere un governo che non è un governo e un Parlamento nettamente diviso senza ombra di soluzione senza un patto politico.

Rinascita Balcanica

09 maggio 2008

Federal Reserve: crisi nelle tesorerie


La Federal Reserve propone dinanzi al Congresso un progetto di legge che le darebbe il potere di versare gli interessi sulle riserve regolamentari che le banche sono obbligate a versare. In tal mondo la Fed potrebbe introdurre moneta sul mercato senza dover rastrellare le proprie riserve, già ridotte all’osso dalle svendite e dallo scandalo derivati-collaterali.

La Federal Reserve americana ha intenzione di presentare dinanzi al Congresso un progetto di legge che darebbe alla Banca Centrale il potere di versare gli interessi sulle riserve regolamentari che le banche sono obbligate a mantenere, a garanzia del credito concesso e della liquidità in circolazione. Una proposta che ha come obiettivo quello di incentivare l’aumento delle riserve a tutela della stabilità monetaria, ma va a infrangere tutti gli schemi del sistema monetario costruito con il crollo di Bretton Woods che ha portato ad una progressiva riduzione delle riserve delle banche commerciali presso le Centrali monetarie nazionali. Al momento infatti le riserve regolamentari depositate dalle banche commerciali presso la Fed non vengono remunerate, anzi sono state oggetto di una progressiva riduzione da parte dalle autorità di Basilea, che hanno deciso di abbassare sempre più le riserve frazionarie depositate presso la BCE.

In realtà, tale processo è già in atto dal 2006, da quando il Congresso ha approvato un testo di legge che permette alla Federal Reserve di versare degli interessi, anche se tale legge entrerà in vigore solo nel 2011. Visto il protrarsi dei termini, la banca centrale americana sta oggi cercando di ottenere di potere remunerare le riserve a partire da quest'anno. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, citando fonti del rapporto presentato dalla Fed, i rappresentanti democratici e repubblicani sarebbero piuttosto favorevoli ad un’anticipazione della scadenza, ma si chiedono di fornire ogni prova possibile sulle possibili conseguenze politiche di una tale misura di sostegno alle banche, considerando che giunge a poche settimane dal salvataggio della banca americana Bear Stearns, fortemente voluto dalla Fed e soggetto a numerose critiche. La manovra della Federal Reserve, portata così allo scoperto con forti pressioni per accelerare i processi di ripresa del mercato finanziario e monetario, desta comunque delle forti preoccupazioni e interrogativi in quanto un tale provvedimento non ha solo un impatto economico - in termini di esborso finanziario per coprire gli interessi sulle riserve - ma anche politico, perché mette seriamente in discussione i principi, corretti o sbagliati che siano, dell’intero sistema monetario. Così mentre l’Europa e il mondo intero premono per ridurre le riserve, dando ampio spazio alle Banche di moltiplicare la concessione del credito, garantito con un deposito non superiore al 2%, la Federal Reserve vuole aumentare le securities pagando gli interessi.

Le autorità della Fed motivano tale decisione affermando che il provvedimento rientra nel contesto della politica monetaria in sostegno alla crisi del credito e della liquidità, controllando così anche il tasso di interesse e il livello dell’esposizione creditizia degli Istituti di credito. Secondo la Fed, infatti, le Banche commerciali oggi non hanno alcuna convenienza ad aumentare le proprie riserve oltre il limite richiesto dalla legge per garantire i crediti e la propria liquidità, tale che l’eccedenza di riserve viene depositata presso banche d’affari a titolo d’investimento. Tuttavia, per capire il significato più profondo di tale decisione, occorre considerare l’attuale sistema alla base del controllo della liquidità e della base monetaria. Al momento la Federal Reserve controlla il tasso di interesse agendo proprio su tali riserve: quanto maggiori sono le securities del Tesoro, maggiore è l’offerta di moneta e minore è il tasso di interesse; al contrario una riduzione delle securities porta a ridurre la massa monetaria e così a spingere al rialzo il tasso di interesse. Accanto a tale meccanismo, la Federale Reserve agisce sul mercato monetario e sulla liquidità attraverso altri tre aggregati, quali il Term Auction Facility (TAF), il Primary Dealer Credit Facility (PDCF) e il Treasury Securities Lending Facility (TSLF). La massa di moneta addizionale che proviene da questi tre aggregati deve essere 'sterilizzata’, ossia riassorbita dal mercato monetario. Se l’extra-gettito non viene drenato dal mercato monetario, il livello dei Fondi Fed diminuisce automaticamente portando all’aumento del tasso di interesse: la Fed per far fronte a questa liquidità aggiuntiva dismette le securities del Tesoro. Ma, qualora la Banca Centrale comincia a pagare gli interessi sulle riserve, le banche dovrebbero essere meno incentivate a versare le proprie extra-riserve al di fuori dei meccanismi della Fed, e tutta liquidità confluirebbe nel primo aggregato. Se le banche versano meno moneta nei Fondi Fed extra, vi è minore sterilizzazione della liquidità da parte della Banca Centrale, che può gestire le proprie operazioni monetarie con maggiore facilità. Una minore sterilizzazione potrebbe anche aiutare la Fed ad evitare la dismissione delle proprie securities.

Il vero problema, che spinge la Fed a chiedere il pagamento degli interessi sulle riserve, deriva essenzialmente dal fatto che la Federal Reserve sta svendendo completamente la partecipazione azionaria delle Tesorerie, in quanto ha deciso di controllare circa il 14% del credito attraverso gli aggregati TAF e PDCF. Le Tesorerie sono state così sostituite da un rendiconto patrimoniale costituito da assets immobilizzati, da ipoteche ad alto rischio, da collaterali non garantiti, e da securities che la crisi subprimes ha reso inutilizzabili sul mercato. Così, il deterioramento della sicurezza del mercato monetario ha messo una grande paura alla Federal Reserve che ha così deciso di non dismettere più le proprie tesorerie per far fronte alle operazioni di sterilizzazione della moneta. Pagando gli interessi sulle riserve bancarie potrebbe rendere possibile l'espandere del TAF e di altri aggregati per centinaia di miliardi di dollari. In altre parole, la Fed ha deciso di ricorrere alle riserve della Banche commerciali, perché essenzialmente di proprie ne ha ben poche, oltre a quelle assolutamente rischiose e improponibili come garanzia del circolante e del credito, essendo divenuti ormai solo carta straccia. Infatti, in tal mondo la Fed potrebbe introdurre moneta sul mercato senza dover rastrellare le proprie riserve, già ridotte all’osso dalle svendite e dallo scandalo derivati-collaterali. Per tale motivo, una decisione del genere è senz’altro il frutto della grande crisi liquidità che ha colpito persino un colosso come la Federal Reserve, che, a quanto pare, non ha "neanche gli occhi per piangere".