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30 maggio 2007

"Bush non fare come tuo padre" te lo dice Zhirinovsky


Gli Stati Uniti confermano che il prossimo 10 Giugno il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush visiterà l´Albania dopo la sua partecipazione al vertice del G8. Un incontro storico considerando che Bush sarà il primo Presidente Americano a visitare l´Albania che, stando alle parole del Presidente Alfred Moisiu , sta costruendo con Washington dei legami di reciproco rispetto, onde dare il suo riconoscimento al sostegno dell'America per l'ingresso dell'Albania nel G8.

L´Albania infatti sta contribuendo con le proprie truppe alle missioni in Afghanistan e in Iraq, dove resteranno fino alla conclusione dell'intera missione. Inoltre ieri nel Parlamento di Tirana, dopo l'astensione di alcuni deputati, è stata discussa la proposta dell'America di aumentare la presenza di truppe albanesi e di permettere un eventuale intervento a fuoco sull'Albania dal cielo dalla terra e dal mare in caso di un attentato al Presidente Bush. Una tale proposta non deve stupire molto considerando che l'Italia ha rinunciato alla sua sovranità territoriale con il dopoguerra, concedendo agli Stati Uniti 113 basi militari e perdendo anche il diritto di controllare alle dogane carichi militari alleati, e di processare assassini di nazionalità americana .

Yasin el KadiLa grande amicizia che lega Bush e Berisha, Presidente dell'Albania è alquanto strana, in quanto l'America dovrebbe ricordare che questo governo ha concesso la cittadinanza a degli uomini direttamente legati all'ambienti di Al quaeda, come testimoniato da differenti documenti ufficiali. Berisha diede la cittadinanza e il permesso di costruzione di grandi appartamenti di Tirana ad Abdul Latif, membro di una ONG nel Barhein, e Yasin Kadi, sequestrati poi dal governo di Fatos Nano : entrambi i personaggi sono citati nelle liste nere dei servizi degli Stati Uniti come parte dell'organizzazione di Al Queda.

Secondo un rapporto dei servizi, Abdul Latif Saleh sarebbe responsabile di aver offerto un supporto economico ad Osama Bin Laden e al Qaida, mediante la Fondazione 'Al Haramain Fondazione. Fu espulso dall'Albania con il sospetto di appartenere ad un gruppo di Jihad islamica ed integralista, e di aver finanziato la creazione di basi logistiche di gruppi estremistici in Albania. Saleh è collegato a sua volta a Yasin Qadi, terrorista internazionale e sostenitore attivo del gruppo di jihadisti di Saleh.Yasin el Kadi

Gli Stati Uniti hanno emesso una condanna a livello internazionale (Executive Order 13224 September 19, 2005 ) per costringere gli Stati alleati ad isolare finanziariamente i sospetti collegati in qualche modo con al queda. Sembra dunque molto strano che oggi il Presidente Bush stringa la mano ad un governo che ha dato la cittadinanza a dei membri di Al Queda, ritenuti diretti responsabili dell'attentato alle torri gemelle.



Nonostante dunque il fallimento della sua politica estera, Bush continua in suo pellegrinaggio tra uno Stato e l'altro, soffermandosi questa volta anche presso Paesi meno forti politicamente, ma sempre importanti strategicamente, onde raccogliere ulteriori adesioni e volontari a combattere una guerra sanguinaria e assurda come quella dell'Iraq. La sua visita in Albania ha sicuramente lo scopo di accelerare le trattative diplomatiche per l'indipendenza del Kosovo, ma dovrebbe rendersi conto che oggi è venuto il tempo di fare i conti con la convertibilità del rublo, e che solo in paesi come l'Albania può ancora riuscire ad imporre la sua imponenza economica. Vladimir Zhirinovsky-Saddam Hussein

A tal proposito preme ricordare il messaggio di Vladimir Volfovich Zhirinovsky. Nel tentativo di mettere in guardia Bush sulla possibilità di causare una guerra che non poteva combattere, Zhirinovsky afferma che " non si può scherzare con la guerra, perché la Russia non è la Germania nè l'Afganistan. I soldati americani sarebbero fatti a pezzi, dai 250 mila soldati dell' Iraq pronti a distruggere tutto: loro possono attraversare l'intero deserto in un'ora, faranno esplodere i tuoi carrarmati" . La sua analisi non si rivela infatti tanto assurda in quanto sebbene l'America credeva di entrare in Bagdad da vincitore, sta ora subendo un vero massacro, abbandonato da tutti i suoi alleati. Ricorda inoltre che l'America non ha altro che un mercato di carta straccia, dollari, pezzi di carta color verde, che non hanno una storia, né anima, né musica né scrittori. "In Russia amano il Presidente, mentre in Americano no, scappano e non vogliono più combattere delle assurde guerre. Non riuscirà mai in ogni caso a vincere perché tutti gli arabi del mondo, tutti i musulmani del mondo, e Mosca sono contro di lui. Mosca non vuole questa guerra ma preferirebbe che Washington deponesse le armi ed imparasse a combattere contro un altro nemico, e non contro la Russia". Ciò che l'America oggi deve fare, infine dichiara, è deporre le armi e non continuare la politica estera di George Bush Senior, che si è rivelata un fallimento: dovrebbe cominciare a combattere non con le armi, in quanto tutti sono grandi a bombardare, ma con l'intelligenza e vedere nella Russia non un nemico, ma un grande socio.

"Se sono riusciti a mandare una Prostituta nella stanza ovale - conclude Zhirinovsky - per abbassare la cerniera al Presidente degli Stati Uniti, che crede di essere l'uomo più potente del mondo, possiamo aspettarci di tutto" .


29 maggio 2007

Scienza e conoscenza per combattere l'etnocidio

di Etleboro Emilia Romagna

E’ ormai in atto nel mondo un processo di disumanizzazione del sistema, ed annientamento degli stati nazionali, con il conseguente generarsi di zone di influenza geopolitica, ognuna di esse sovrastata da sistemi piramidali di regime. Questo perché tutto il sistema economico ruota esclusivamente intorno ad un unico modello di sostenibilità, in alternativa allo stato permanente delle cose, ma in realtà esistono innumerevoli altre soluzioni che non devono essere rivelate poiché danno agli individui libertà e indipendenza in nome del beneficio comune. Tutto oggi ruota intorno al controllo dell’acqua, che rappresenta la fonte di vita e di energia per eccellenza: da questo il controllo del clima e le decisioni di privatizzazione degli acquedotti. Per raggiungere tali scopi i governi attuano un sistematico controllo climatico mediante le scie chimiche, che hanno come obbiettivo primario, quello di impedire le piogge, questo porterà a danni ingenti alle coltivazioni su scala mondiale, per poi indurre la società all’utilizzo massivo degli OGM resistenti alla siccità. E’ questo un punto evidenziato anche dai TG di mezza Italia, che non fanno altro che spiattellare a più non posso le percentuali di utilizzo dell’acqua, per prepararci psicologicamente, all’inevitabile destino impostoci dalle multinazionali.

In preparazione di ciò i media, sempre pronti ad asservire i poteri forti, e nel mezzo di questa “emergenza idrica”, le cifre trasmesse dalle autorità competenti parlano di un abuso dell’utilizzo di acqua soprattutto nel campo agricolo; contribuendo quindi all’accettazione psicologica del cambiamento, in previsione di una crisi indotta ed irreale.
Alcuni pseudo-scienziati , invece, indicano le chemtrail come irreali. Mi riferisco in particolare al meteorologo Luca Mercalli, ed al suo omologo militare Guido Guidi.Non da meno è Guidi, che essendo un militare, ha come dovere primario, la difesa del territorio nazionale e della popolazione civile, entrambi i quali vengono meno a seguito delle sue dichiarazioni, in quanto resosi complice di un atto terroristico.
In alternativa, se i due elementi in questione non sanno di cosa parlano, sarebbe preferibile che non siano più mostrati nei canali televisivi data la loro grande incompetenza.



Il primo in particolare, fa notare che per poter accertare la natura di questa “bufala delle scie chimiche”, bisognerebbe salire in quota e campionarle, per poterlo poi sottoporre ad analisi. Questa una dichiarazione obbiettiva, se non fosse che l’attuale tecnologia, permette di effettuare queste analisi senza così tante difficoltà, che poterebbero chiunque di noi a non tentare neanche la ricerca di una soluzione.
In particolare mi riferisco alle tecniche di telerilevamento LIDAR (acronimo di Light Detection And Ranging), che non necessitano di un contatto diretto col materiale da analizzare. Con il LIDAR il monitoraggio dell’aria e dell’acqua può essere effettuato in modo conveniente e flessibile con controlli continui ed estesi degli scenari da esaminare; con questo strumento è infatti possibile acquisire informazioni sia sulle caratteristiche geometriche che su quelle chimico-fisiche del bersaglio.



Si tratta in sostanza di un sistema che ha una forte analogia di principio con il RADAR: mentre questo però opera nel campo delle radiofrequenze, nel caso del lidar la radiazione elettromagnetica inviata sul bersaglio è nella regione delle frequenze ottiche. Nella sua forma più schematica, il lidar è costituito da una sorgente laser, un telescopio ed un sistema per la rivelazione ed acquisizione del segnale retrodiffuso dal bersaglio. La sorgente laser, di solito impulsata, emette un fascio che è inviato sul bersaglio da un sistema ottico opportuno. Il segnale retrodiffuso, raccolto dal telescopio e trasformato dal rivelatore in un segnale elettrico proporzionale alla potenza ottica ricevuta, può essere risolto sia in tempo sia in frequenza. Nel primo caso si ottiene una definizione spaziale tramite processi di riflessione e di diffusione elastica, che avvengono cioè alla stessa lunghezza d’onda del fascio laser; il processo di diffusione predominante in atmosfera è proprio la retrodiffusione elastica dovuta agli aerosoli (diffusione di Mie) o alle molecole (diffusione di Rayleigh). Nel secondo caso invece si hanno informazioni sul materiale di cui è composto il bersaglio analizzando spettralmente i processi anelastici (ovvero relativi a lunghezze d’onda diverse da quella del fascio laser) che danno luogo al segnale retrodiffuso.
Tali apparati sono presenti sia nei satelliti meteorologici che nelle sonde interplanetarie per l’analisi dell’atmosfera dei pianeti, e quindi non può esistere un meteorologo che si definisca tale, che non conosca questa tecnologia.


E’ arrivato il momento delle maniere forti, in cui ogni uomo libero si opponga al massimo a questi individui, che nella loro inettitudine, non capiscono di essere solo delle pedine sacrificabili ed insignificanti, che pagheranno al posto dei propri mandanti, se dovesse degenerare la situazione. Così facendo inizieremo a negare ogni possibilità di collaborazionismo, salendo sempre più nella piramide del potere, per isolarne il vertice.

28 maggio 2007

Quando la Mafia siamo Noi


L'emergenza rifiuti è ormai giunta all'insostenibile situazione di panico ed esasperazione della popolazione, che ha così deciso di mettere a "ferro e fuoco" i centri raccolta. Il gesto estremo di incendiare le città e di scendere in strada armati della sola disperazione, è solo il risultato dell' indifferenza delle istituzioni e del fallimento delle amministrazioni locali. Le stesse forze dell'ordine si sono rivelate assolutamente impotenti dinanzi ad una situazione critica, chiedendo addirittura l'intervento dei caschi blu contro una popolazione inerme che chiede solo che la propria salute venga difesa e cautelata.
Intorno alla questione dei rifiuti molte parole sono state dette, tanti sono stati i progetti che sono falliti nonostante siano stati drogati dai finanziamenti delle istituzioni, e la sola giustificazione che è stata data è che la camorra e la mafia controllano lo smaltimento e il recupero dei materiali. Questo è ciò che ci è stato detto anche dai magistrati, dai politici, dalle forze dell'ordine, e nel frattempo incombe sull'Italia una denuncia da parte dell'Unione Europea per la pessima gestione dello smaltimento dei rifiuti.
Se questo è il risultato di anni di lotta contro la mafia, di processi e di arresti, allora vuol dire che qualcosa non va, che ci stanno nascondendo qualcosa, che la storia non è proprio come vogliono che sembri. Il giro d'affari delle mafie locali e della criminalità organizzata cresce a dismisura, e prende le sembianze di una multinazionale, che usa strumenti finanziari e strutture amministrative per gestire il loro mercato. In realtà, se cresce, cambia o evolve in nuove strutture, vuol dire che non è un'entità a sé stante, ma è parte di quel sistema piramidale su cui si basa il potere e che usa le gerarchie per controllare le masse. Al momento quindi due sono le strutture che riescono a controllare gli Stati: la mafia intesa come criminalità organizzata, che agisce sullo strato sociale più debole, su coloro che sono ai margini del sistema economico e lottano per la sopravvivenza, e la mafia dell'alta finanza, che utilizza le leggi e la burocrazia dello Stato per manipolare gli eventi e agire su quegli strati sociali più elevati. Questi due sistemi convivono tra di loro, ma solo uno è quello che regge i fili dello Stato, forte del fatto di avere in pugno il controllo della finanza e della magistratura, e contemporaneamente della società civile utilizzando solo come braccio armato la "mafia".
Oggi noi sappiamo che la mafia è una struttura criminale, così come ci insegna la vasta cultura cinematografica in tema, ma in essa, in realtà, risiede il segreto della scienza del sistema. Per capire, allora, di cosa si sta parlando, occorre risalire alle origini della parola "mafia" e indagare sugli eventi che l'hanno creata. Secondo la tradizione "Mafia" proviene da un'espressione dialettale meridionale che significa "donna baffuta, rozza e intrattabile", mentre la sua struttura deriva in realtà da un vero codice giuridico, il "kanun", antica fonte di diritto albanese. Il "kanun" è un'insieme di norme consuetudinarie albanesi tra le zone montane dell’Albania nel corso dei secoli fino a essere recepito dalla legislazione del Regno d’Albania nel 1929, per poi cadere in disuso durante il regime comuniste, ma le sue norme si sono radicate all'interno di quel tessuto sociale più chiuso e sofferente che lottava per la sopravvivenza della propria etnia. Infatti il kanun nasce quando alcune etnie albanesi si rifugiarono sulle montagne per sfuggire dall'accerchiamento degli invasori, e affermare la propria identità etnica e culturale, che rischiava di scomparire sotto il regime di invasori. Esso disciplina fattispecie sia del diritto civile che penale, e dunque il diritto di famiglia, i diritti reali e la proprietà, le successioni e le obbligazioni, nonché i delitti infamanti e la vendetta. Le sue norme ruotano intorno a dei concetti fondamentali che sono la famiglia di tipo patriarcale con una forte "patria potestatis", la vendetta come punizione commisurata al torto subito secondo l'antica legge "del taglione", e la "besa" ossia la parola data, intendendo la promessa verbale come patto vincolante e con effetti giuridici . Quest'ultima rappresenta l'istituzione basilare del Kanun che è insieme promessa, parola data, fede giurata, nonché assicurazione sull'onore e spesso anche della tregua e dell'alleanza.Il Kanun di Dukagjini
Leggendo il kanun potrete, con vostra grande sorpresa, ritrovare le leggi della "mafia" che noi tutti conosciamo in un certo senso, tramandate di generazione in generazione dalla tradizione popolare, ma mai scritte in un codice giuridico.
Ciò che maggiormente stupirà è il fatto che esso è nato per regolamentare una società che non aveva altri leggi, che lottava per la sopravvivenza e per la libertà, e si rifaceva dunque ad una tradizione di norme tramandate che avevano la loro origine nel diritto romano. Il riconoscimento della potestà del padre, la tutela della proprietà privata, la successione e la promessa come patto da rispettare al costo di perdere l'onore o la capacità giuridica, sono proprio dei concetti che derivano dal diritto romano.
La giurisprudenza del Kanun è basata su una concezione morale della stirpe, fiera della propria personale dignità, dell'indipendenza e dell'onore. Per tale motivo non concepisce la schiavitù come stato sociale dell'individuo, che è investito del potere inalienabile di reagire a qualsiasi tentativo di sottomissione o di attentato alla propria vita.
Il Kanun venne così adottato come propria legge dagli Arbresh, che divenirono per lo Stato dei sovversivi e dei criminali perché contrari al regime stabilito dal vincitore. Successivamente, le emigrazioni degli albanesi portarono tale codice anche in Italia, soprattutto in regioni come la Puglia, la Calabria, la Basilicata e la Sicilia, in cui intanto stavano prendendo piede i movimenti di rivolta contro le baronie che affamavano la popolazione. Furono allora che nacquero i Briganti, coloro che erano combattuti dallo Stato Italiano, creato dai vincitori finanziati dalle lobbies bancarie. Da qui anche la storia del "Bandito Giuliano", che altro non era che un contadino che decise di ribellarsi al sistema feudale della macina del grano, che dava al Barone un potere di monopolio e di gabella e affamava la popolazione. Nel momento in cui il "Bandito Giuliano" venne fermato e uccise un carabiniere, fu costretto a rifugiarsi sui monti siciliani, protetto dai contadini che sino a quel momento aveva difeso dalle pretese del barone: divenne così un ricercato e poi capo della "Mafia". Quando tra le fila dei "mafiosi" giunse Michele Navarra, mente astuta e "raffinatissima", la mafia si trasformò e divenne l'arma nelle mani dello Stato per reprimere i movimenti operai e le rivolte per i diritti sindacali, e sabotare i progetti d' indipendenza della Sicilia
. Navarra creò così la Mafia di Totò Riina e di Provenzano, ossia di quella organizzazione criminale che doveva fungere da arma per controllare le popolazioni locali, con un regime patriarcale di terrore. Il Bandito Giuliano fu ucciso dagli stessi capomafia al servizio di Navarra, che intanto strinse con gli Italo-Americani il patto per l'invasione della Sicilia.Il Bandito Giuliano

Nella squarciare, dunque, il velo della Mafia arriviamo a scoprire che era nata all'inizio per lottare contro la schiavitù della popolazione contadina, ma è stata nel tempo trasformata dalle lobbies finanziarie e politiche, dalle menti raffinatissime, che la hanno trasformata in "criminalità organizzata" per rimettere in schiavitù quei ceti più poveri che tentavano di ribellarsi. La storia continua a perpetuarsi e oggi quella che noi definiamo mafia è solo un'entità che fa il lavoro sporco delle lobbies più potenti. Per esempio il mercato della cannabis è stato posto sotto il controllo delle mafie locali con l'obiettivo di criminalizzarla e impedire che venisse introdotta nel sistema economico come preziosa risorsa industriale disponibile a tutti. Le menti che siedono nei consigli di amministrazione, che chiudono operazioni di alta finanza e viaggiano su aerei privati, sono al vertice di questa piramide di potere che ha tra i suoi gerarchi i capo-mafia. Se oggi la mafia esiste è perché lo Stato e le lobbies che governano il sistema economico,mantengono una situazione di prolungato ed esasperante malessere economico, che va a creare un ghetto di disperati disposti a vivere situazioni estreme pur di vivere. All'indomani della privatizzazione delle imprese statali e dell'aumento della disoccupazione, l'unica struttura in grado di governare tale massa di disoccupati, che sono all'interno della società come una mina vagante, è la Mafia, è la Camorra che impone la legge del più forte e quella del taglione. È l'istintiva lotta per la sopravvivenza a regolare la lotte tra i clan per la conquista del patriarcato.

Tra i pochi che intuirono che il seme della Mafia era all'interno del sistema economico fu Falcone che espressamente disse che delle menti raffinatissime governavano le azioni dei picciotti e dei capo-mafia: le sue indagini colpirono il cuore del sistema, e per tale motivo, dopo la sua morte, le persone che fecero carriere furono proprio quelle a lui vicino, come la stessa Carla del Ponte. Per cui la lotta alla mafia è inutile se non proprio "controproducente" perché il sistema è concepito in modo che colpito un capo, viene automaticamente creato un altro, che avrà a disposizione un nuovo esercito di disperati pronto a lottare per la sopravvivenza. Allo stesso tempo vi sarà il sistema giuridico che bloccherà chiunque intenda arrivare alla mente della mafia: i due poteri, mafia e magistratura, sono sostanzialmente uguali. Il primo incute paura perché ha un sistema punitivo all'interno del suo sistema stesso, mentre il secondo manipola il potere che gli è stato conferito dal popolo per far sì che gli eventi evolvano nel senso sperato. La società civile e quella criminale sono così legate da dipendere l'una dall'altra. Un delinquente arrestato non riuscirà a reinserirsi nella società civile, un imprenditore quando fallisce è spinto al suicidio da una situazione di impotenza assoluta, ma nel caso contrario, la Banca che commette un errore non subisce conseguenze sulla sua credibilità, e può rubare dal conto corrente senza dare spiegazioni.
Se alcuni politici hanno difeso la mafia sono stati mal interpretati perchè vi era una regia, perchè difendevano un sistema, che non era quello criminale ma quello della lotta del più povero. Chi dunque oggi fa la lotta alla mafia deve sapere che è un'entità molto antica, nata quando i Baroni hanno creato la giustizia e l'hanno istituzionalizzata come legge dello Stato, ma non perché essa è la legge dell'uomo: il kanun dice che l'uomo deve mangiare per sopravvivere e per difendere la sua civiltà e la sua cultura.
Persino il primo ministro Sali Berisha disse che se un giorno si decidesse di applicare il kanun, nessuno rimarrebbe all'interno del Parlamento Alabanese.
Possiamo lottare la mafia e riuscire, tuttavia, solo a curare un effetto temporaneo, ma tantissime altre persone continueranno a morire perché crederemo di aver risolto un problema, mentre un altro ben più grande si sta creando. Lo Stato ha tutti gli elementi per vincere questa lotta, ma se non riesce è perché il suo sistema è studiato in modo che chiunque cerchi di manomettere la piramide, cade nel silenzio. La mafia è proprio come Al Queda, non esiste come realtà a sé stante, ma è nel sistema di potere stesso, noi siamo la Mafia perché chiunque di noi lotta per la sopravvivenza. Si convive con la Mafia perché noi siamo la Mafia, noi siamo lo Stato.

25 maggio 2007

Le prove dell'inganno di Srebrenica


Le guerre dei Balcani e i genocidi che hanno portato con sé, sono sempre stati avvolti da un mistero, le informazioni e le cronache dei fatti sono stati trasmessi dai media ufficiali, occultando ciò che invece stava veramente accadendo e le voci del popolo martoriato dalle guerre. Stragi come Srebrenica e Vukovar, sono divenute la lama a doppio taglio per delegittimare i governi locali, e sostituire ad essi un nuovo ordine politico, creando poi un tribunale internazionale per accreditare le tesi di coloro che volevano la Jugoslavia divisa e in conflitto.
Dopo anni di processi e di condanne nei confronti del popolo serbo e dei suoi politici, sono state creati tanti miti e tante bugie, ma allo stesso tempo sono state trovate molte prove che dimostrano in maniera incontrovertibile che dietro la dissoluzione della Jugoslavia c'è una grande regia nelle mani di potenti lobbies. Degli oscuri poteri si sono impadroniti di una Nazione utilizzando delle sporche armi e nascondendo poi le prove della loro colpevolezza.
I villaggi serbi sono stati per anni massacrati e martoriati da quella che era la guerra delle enclavi, mediante la quale si andava a ridisegnare i territori nazionali delle regioni dei Balcani privando delle loro case e delle loro città migliaia di persone. In questa sporca guerra, è stato gettato un esercito di mercenari Mujaheddin provenienti da diversi Stati musulmani accorsi in soccorso dei fratelli bosniaci, che avevano lanciato un appello contro il massacro dell'esercito serbo. Oggi siamo in grado di dimostrare che parte di questo esercito di mercenari è giunto Bosnia attraversando in confine croato, in maniera assolutamente indisturbata. I documenti che vi mostriamo sono parte di un dossier contenente centinaia di nomi dei Mujaheddin che sono giunti sino in Bosnia passando da Spalato, varcando così, stanamente, in massa il confine senza che il governo croato abbia effettuato dei controlli o segnalato alle attività quest'anomalo trasferimento di un esercito sconosciuto a tutti. È infatti davvero assurdo che lo Stato croato abbia consentito il passaggio ad una massa di persone che dopo pochi anni è stato definito "terroristico" e gli è stato attribuito un nome, "Al queda".

Il grande inganno è stato proprio quello di aver utilizzato una massa di mercenari per fare il lavoro sporco della guerra delle enclavi e della sgretolazione dei Balcani, per poi definirli "gruppo terroristico fondamentalista", in modo da chiudere la questione intorno al Al queda e occultare i veri registi della vicenda.
All'interno di tale lista troverete una serie di nomi di musulmani che sono sbarcati sulle cose croate di Spalato, e hanno poi raggiunto l'entroterra assolutamente indisturbati, per poi gettarsi nelle campagne e nei villaggi serbi per massacrare donne, anziani e bambini, e fare razzia di ogni cosa. A sostegno della veridicità di tali documenti, è possibile notare che tra i nomi della lista figura un ex colonello di Al Qaeda, Ali Ahmed Ali Hamad, scagionato dal tribunale nonostante avesse testimoniato sulle tracce sanguinose dei Mujaheddin in Bosnia, confermando loro esistenza come attività criminale. Ai Ahmed ha testimoniato di essere entrato a far parte di AL Qaeda a soli 18 anni, trovando in essa salvezza e rifugio, di essere giunto in Bosnia attraverso Zagabria entrando nel campo di addestramento da cui sono usciti i più potenti capi di al queda. "Sono un terrorista, ho fatto tante stragi - ha affermato dopo il suo scagionamento - ma loro mi vogliono convincere che io non sono tutto quello che dico, che sono innocente”. Questa testimonianza, sebbene allora è stata ignorata dai giudici, è la prova che uno dei musulmani indicata in quella lista faceva parte di un esercito irregolare che agiva senza etica e senza scrupolo, per compiere il lavoro sporco che nessuno voleva fare. Allo stesso tempo, è stata messa in piedi la macchina mediatica e burocratica, per stravolgere gli eventi e individuare nel popolo serbo una minaccia e un pericolo, perché responsabile di carneficine più cruente.

UN Documents on war Crimes and genocide in eastern Bosnia (Communes of Bratunac, Skelani and Srebrenica) UN Security Council, 2 June 1993

* Introduction
* Victims
* Massacres
* Perpetrators
* Statements (Part 1)
* Statements (Part 2)




Il Governo croato tuttavia sapeva dove erano destinati i barconi che affollavano il mediterraneo, fino a giungere anche in Somalia, stranamente: la Croazia non poteva non sapere chi e perché attraversava i suoi territori. Per distogliere poi ogni possibile sospetto, non ha esitato ha dichiarare che i Mujaheddin erano dei terroristi. Ma come è possibile che uno Stato prima consenta a dei terroristi il passaggio dei suoi confini e poi affermi che dei mercenari sono sicuramente criminali. Perchè poi l'Onu, non si è mai sbilanciato in tale questione, mentre gli inglesi hanno voluto il bombardamento sulla Serbia. E poi, perché il Vaticano si è così impegnato a riconoscere lo Stato Croato, per poi iniziare una campagna di evangelizzazione con Mudjugorje. Sicuramente il Vaticano è stato molto attento e ha monitorato gli eventi, avvisando i loro clericali di reperire sempre maggiori informazioni, creando una intelligence invisibile che monitorasse gli eventi nei Balcani. Allo stesso tempo si ha consentito in trasferimento di molti dei combattenti Mujaheddin , falsificando visti e documenti. Il vaticano allora non poteva non sapere dato che da sempre monitorano la situazione dei Balcani
Molte cose sono successe e tanto si è detto in questi anni, ma nessuno si è mai fermato a leggere un rapporto stilato dell'Onu che dimostra come interi villaggi serbi siano stati trucidati dai Mujaheddin , e che Srebrenica è in realtà il mito dei Media. Slobodan Milosevic ha cercato di dirlo, di farsi ascoltare resistendo sino allo stremo, morendo a pochi giorni alla fine di un processo che lo avrebbe dichiarato sicuramente innocente, come innocente è stata proclamata la Serbia. Mostrandovi dunque tali documenti, vogliamo dare a tutti, anche ai più scettici, che ciò di cui parliamo è realtà, è la nostra storia e non possiamo tollerare ancora per molto che ci ingannino con le storie di Al queda. Se si vuole combattere Al queda, occorre estirpare la radice del male, che risiede in terreni ben più profondi di quel che si possa immaginare.

23 maggio 2007

Sistemi statici e cybercrimine


Nella società in cui viviamo, quella che noi chiamiamo "scienza del sistema", l'informatica sta prendendo sempre più piede, la tecnologia di largo uso costa sempre di meno, tanto che sta entrando nella nostra quotidianità inesorabilmente. Ciò a cui stiamo assistendo è in realtà un vero e proprio programma, ben calibrato nel tempo che consente alla tecnologia di impossessarsi delle nostre informazioni.

Oggi la rete offre giochi e simulazioni di vita virtuali, incontri per single online, community che producono video e immagini, meccanismo di campionatura della voce all'interno del voip, e ciascuno di essi è stato creato appositamente per impossessarsi dei dati e delle informazioni del sistema, per essere poi utilizzati nella intelligence artificiale. I software che quotidianamente utilizziamo, i videogiochi che rendono virtuale il nostro movimento proiettandolo nello schermo, hanno come scopo quello di creare dei robot, delle strutture in grado di produrre dei pensieri chiamati statici, proprio come giù avviene nel sistema industriale, in cui macchine creano macchine. Tali sistemi sono programmati in maniera statica, in realtà vi è dietro l'intelligenza artificiale che è quella dinamica che lavora e pensa. Un sistema statico per eccellenza è quello del sistema bancario, perché è ha una intelligence statica programmata: i computer che lavorano nelle banche non sono altro che dei client, delle postazioni che devono solo ripetere ciò che dice un software, e in quel programma risiede la scienza del sistema. Il denato viene tracciato e distribuito, ogni singolo assegno emesso viene registrato, così come automaticamente vengono raccolti ogni tipo di dato che è associato ad una determinata transazione.

Il problema è che non esiste organo o istituzione oggi che vigila su tale sistema "pensante", perché nella nostra civiltà di serviamo di organi come la giustizia e la polizia che non arriva sino a quel punto. Attualmente se un cittadino italiano va all'estero con la sua macchina e lo fa una sola volta, viene segnalato e i suoi movimenti registrati e archiviati, se una persona statisticamente consuma 30 euro di telefonate al mese dal suo Gsm e di colpo inizia a spendere di più viene segnalato, e una persona con la sua carta di credito comincia a spendere al di là delle sue statistiche viene segnalato. Dietro ogni nostro movimento vi è una Banca dati che cresce e incamera le nostre informazioni, elaborate poi da programmi e computer ad altissima generazione. Il pericolo più grande si nasconde proprio in questi computer pensanti, che con il tempo si stanno sostituendo all'uomo. La intelligenza artificiale fa di noi degli zombi, perchè le nostre capacità di calcolo diventano sempre più lente, atrofizzate, pigre. Una cosa che può farvi riflettere è il fatto che l persone dell'est conoscono molte lingue, la loro memoria è stata infatti meno bersagliata dallo stress tecnologico a cui noi siamo stati sottoposti: il malessere mentale di cui oggi soffriamo ci rende sempre più stanchi, sempre più dipendente dalle strutture che devono controllarci. Questo ci ha portato man mano a costruire una società imperniata sui controllori, sui giudici, che devono vigilare su ogni singolo processo della nostra vista. Testo di legge di recepimento Convenzione di Budapest

La tecnologia deve dunque evolvere verso la intelligenza artificiale che controlli e sostituisca il pensiero umano, e le multinazionali che controllano le reti sono già arrivare a quella struttura di potere per controllare la politica: la destra, o la sinistra, sono alla fine un'uguale faccia della stessa medaglia. Il rischio per la società si comincerà ad avvertire quando inizierà la commercializzazione dell'intelligenza artificiale, che ha catturato tutti i nostri dati, e sarà sempre più indispensabile per i nostri processi lavorativi. A quel punto gli scienziati artificiali saranno i paladini della giustizia, mentre i politici, la magistratura e la polizia dovranno proteggere la proprietà intellettuale. Gli ultimi sviluppi dei progetti di legge a protezione della proprietà intellettuale in generale vanno proprio ad agire in tal senso, creando un meccanismo burocratico più protettivo e allo stesso tempo uguale per ogni Stato Europeo al fine di far valere quella proprietà intellettuale in ogni Stato. Le modifiche introdotte nel 2000 puntano ad alleggerire i meccanismi della procedura unica individuata dalla convenzione, introducendo poi ufficialmente nel sistema di rilascio dei brevetti europei alcune semplificazioni derivanti dalla prassi - come la ricerca di anteriorità, cioè la verifica dell'esistenza di brevetti identici o simili - e nuove regole per accelerare le procedure di opposizione al rilascio di un brevetto. Vengono inoltre introdotti una nuova serie di reati informatici, di cybercriminalità al fine di colpire la manomissione delle informazioni altrui protette da diritti, ma non certo la manipolazione dei dati da parte di coloro che li hanno rubati per appropriarsene. Saranno istituiti crimini come l' accesso illegale, intenzionale e senza diritto, ad un sistema informatico, le intercettazioni di dati, l'attentato all'integrità dei dati, (danneggiamento, cancellazione, deterioramento, alterazione e soppressione dei dati informatici, l'attentato all'integrità dei sistemi, e infine l' abuso intenzionale di dispositivi. ( Si veda Relazione al Dll del 10 Maggio che recepisce la Convenzione di Budapest del 2001 )

Oggi abbiamo ormai privatizzato lo Stato, calpestato la Costituzione, e abbiamo affidato la legge e il potere sovrano ai controllori, ai giudici paladini di lotte alla mafia, ma così facendo abbiamo solo tagliato i rami della grande pianta della criminalità, senza mai pensare al seme che la fa crescere. Per colpire e controllare la massa oggi vi sono due strutture di controllori che operano, quelle che agiscono con uomini e mezzi al fine di colpire la massa globale, e quelle che operano con strumenti più raffinati, con software di contabilità e schemi societari, si muovono con guanti bianchi nell'alta finanza, facendo scomparire tutto nelle loro scatole cinesi. Da una parte abbiamo la Mafia che tutti noi conosciamo, che organizza la criminalità, dall'altra i giudici, i politici che chiudono il sistema agli strati sociali più difficili da colpire. Entrambe tali strutture sono solo il braccio di un sistema che è governato da programmi pensanti. Perché allora i nostri giudici, quando hanno condannato le Banche per anatocismo non hanno condannato anche chi ha elaborato il programma che gestiva il circuito finanziario. Allo stesso modo, quando una società viene colpita dalla pirateria in modo che il suo prodotto debba diffondersi per spingere le persone a non farne più a meno, i magistrati dovrebbero indagare su coloro che truccano le carte per avere un utile economico, ai danni di coloro che hanno falsamente creduto nel guadagno immediato. Per cui i nostri magistrati invece di divenire paladini di cause perse e di giustizie ingiuste, devono necessariamente chiedere ad alta voce, che vengano portate avanti le indagini sulla società di programmi che gestisce le nostre reti.

21 maggio 2007

L'Italia Multinazionale vende il made in italy

Nella pianificazione delle politiche economiche dei governi e delle istituzioni sovranazionali sta emergendo una forte tendenza alla globalizzazione che rischia di colpire e di danneggiare il made in Italy. Una constatazione che deriva non solo dall'atteggiamento dei nostri governi dinanzi ai tentativi di incursione del mercato nazionale e di appropriazione dei marchi italiani, ma anche dalla visione del marchio italiano da parte degli investitori esteri.

I marchi del "made in italy" oggi sono sinonimo di un prodotto con alto rapporto prezzo-qualità, rafforzato dal prestigio e dalla esclusività dei processi produttivi, tuttavia vengono allo stesso tempo messi in discussione e continuamente attaccati con tentativi di delegittimazione del "marchio" o di contraffazione. Il mercato del falso "made in italy" è oggi il nuovo business in cui molte società hanno investito nel tempo, anche multinazionali o diretti concorrenti, in quanto ha consentito pian piano di sabotare il marchio del prodotto italiano, e mettere così in discussione il mondo del "made in italy". È stata infatti la contraffazione, controllata e ben studiata dalle multinazionali, a rendere necessario i controlli e le etichette per certificare la provenienza del prodotto italiano. Il risultato, per quanto paradossale possa sembrare, rischia di nuocere il "made in italy" stesso, con la pretesa di difenderlo, andando a privare di tale denominazione le società italiane che sono state acquistate dalle multinazionali e che, per questo motivo, hanno impostato la loro produzione secondo delle logiche della globalizzazione. La nuova normativa europea sulla etichettatura degli alimenti potrebbe infatti compromettere il marchio "made in italy" per la produzione dell'olio extravergine, o dei prodotti conservieri, o degli stessi formaggi italiani. È ciò che si può constatare dalle analisi dei media internazionali, che fanno elegantemente notare che, una volta introdotta la normativa europea dell'etichettatura dei prodotti, si potrebbe arrivare a scoprire che solo il 30% dell'olio venduto come Made in Italy, è in realtà proveniente da coltivazioni italiane. L'attuale normativa permette che ciò accada in quanto si afferma che l'olio subisce in Italia un processo di raffinazione della materia prima e dunque di successiva lavorazione che consente di conservare questa denominazione. Se tuttavia, le norme europee imporranno la semplice dichiarazione della provenienza della produzione, la sola lavorazione successiva della materia prima non basterà a far conservare a quel prodotto il prestigio che deriva dal made in italy. In nuovo rapporto, infatti, pubblicato dal Ministro dell'Agricoltura Paolo De Castro precisa infatti che le etichette devono dichiarare il paese in cui sono stati coltivati gli ulivi e dove è avvenuta la spremitura, indicando così i vari paesi di origine delle miscele. Si riuscirebbe a cautelare in un certo senso le piccole imprese artigianali, ma non i marchi italiani che, sono stati nel tempo acquistati dalle multinazionali, come la Bertolli, di proprietà della Unilever, Carapelli, Cirio e altre che si vedrebbero tolta la denominazione di made in italy, per essere così inglobati in maniera totale nei meccanismi della burocrazia. Lo stesso discorso si può per analogia traslare su altri prodotti attualmente definiti italiani, come la salsa di pomodoro, prodotta dalla trasformazione di pomodori per lo più importati, la mozzarella, anch'essa ottenuta spesso da paste di importazione, il vino, il miele, la pasta. Così facendo, sebbene si andrà a colpire quelle società che abusano di tale denominazione, si danneggerà anche l'universo del made in italy, se la produzione di alcuni prodotti italiani perderà il suo marchio storico. Questo accadrà perché il concetto stesso di made in Italy non è ben concepito ed elaborato e viene spesso interpretato in maniera molto stretta: esso invece rappresenta la ricchezza stessa dell'Italia, è il motore del PIL e dell'economia dell'esportazione. Tale aspetto non viene spesso dovutamente considerato e incentivato dal governo e dall'Istituzioni che preferiscono invece puntare su quella che amano definire "l'Italia Multinazionale", ossia un'Italia che si apre agli investitori esteri e di avventura in investimenti diretti esteri. Dall'ultimo rapporto del Ministero del Commercio Internazionale, presentato dall'On. Bonino e dal Pres. dell'ICE Vattani, emerge un quadro dell'Italia internazionalizzata molto sacrificato, che mostra un'economia protezionistica e non promotrice delle partecipazioni estere mediante delocalizzazioni, una Italia in difficoltà nel produrre investimenti netti all'estero e nel attrarre investimenti dall'estero. La Bonino teme per esempio che l'Italia venga marginalizzata nel processo di riallocazione della produzione di beni e servizi sui mercati esteri, e per tale motivo occorre passare da un modello di promozione meramente commerciale ad un modello che favorisca la presenza stabile e l'integrazione sui mercati internazionali. In base a tali problemi il Governo afferma che si impegnerà maggiormente sulle politiche di attrattività degli investimenti diretti esteri sul territorio italiano con maggiori liberalizzazioni, per l'insediamento stabile degli investitori, e per fare dell'Italia una vera piattaforma di riferimento per le aree dinamiche del Medio Oriente e dell'Asia. Le liberalizzazioni diventano così quel motore che consentirebbe di far entrare investimenti e capitali in Italia, per essere poi riciclati e rigirati per la produzione di ricchezza all'esterno, con un'internazionalizzata che non si basi tanto sulle piccole e medie imprese, che di muovono solo con la rete e il distretto, ma sulle grandi società. In realtà il made in italy non è oggi nelle mani delle società italiane divenute multinazionali, ma è nelle mani delle piccole imprese, dei distretti, delle reti di aziende, che hanno ottimizzato i loro processi e producono il vero prodotto italiano. La ricchezza del settore della moda, non è nel marchio e nella griffe, ma è nella filiera di qualità, di produzione e di ricerca del settore tessile italiano. Allo stesso modo il settore delle calzature, ha il suo motore nei distretti conciari e artigianali che servono poi le grandi marche. Su di loro occorre investire, e su di loro che può basarsi lo sviluppo del made in italy, e non sui grandi marchi ormai globalizzati e privati di quella che è la italianità della produzione.

18 maggio 2007

Caro Bersani ci hai veramente aiutato

di Avv. Domenico Di Pasquale

È da qualche tempo ormai, che il ministro Bersani ci ha abituato all’idea che il suo decreto e le sue cosiddette “liberalizzazioni”, siano necessarie e indispensabili alla realizzazione di un rilancio economico e sociale del nostro paese. Citando quanto riportato dal decreto, si apprende quanto al ministro stia a cuore lo sviluppo, la crescita, la promozione della concorrenza e della competitività. Basta quindi, con la disoccupazione, con l’inefficienza dei servizi, con lo scarso rendimento della produttività, ma, soprattutto, basta con i raggiri, i soprusi e le ingiustizie, a danno dei cittadini. Allora, c’è da chiedersi, con queste iniziative e questi propositi, a chi non verrebbe voglia di inserire quest’uomo nel quadro di famiglia o addirittura di farlo diventare uno di noi; un uomo a cui il nostro benessere sta così a cuore. A questo proposito vogliamo rivelarvi una cosa: ci ha già pensato lui! E non solo! Con il Decreto Legge n. 223 del 2006, poi rivisto e convertito nella L. 248/06, di sua elaborazione e che porta, appunto il suo nome, infatti, conosce i nostri segreti più intimi come ad esempio la gestione dei nostri risparmi e perfino il nostro numero di conto corrente. Da buon padre di famiglia, sa quando sbagliamo e quali esemplari punizioni infliggerci aiutandoci nella gestione dei nostri “sudatissimi” guadagni.
Invitiamo, d’ora in poi, chi ha avuto la pazienza finora di leggere, di uscire da questo sogno per piombare nella realtà. Una realtà che vede, la misura adottata dal decreto Bersani, mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Infatti, già in alcune province italiane, lo Stato si è fatto sentire attraverso società private autorizzate ad avviare pignoramenti dei conto correnti dei cittadini. Il Fisco ha libero accesso all’anagrafe dei conto correnti, senza alcun controllo dell’autorità giudiziaria, intimando la banca di pagare direttamente l’esattore senza la presenza e, soprattutto, la garanzia del Giudice dell’Esecuzione, come di regola avviene negli altri pignoramenti. Questa normativa viola tutti quelli che sono diritti costituzionali fondamentali a cui nessun contribuente può rinunciare: il diritto alla privacy, il diritto a rendere la prova contraria, trattandosi di “presunti debiti”, il diritto alla difesa visto che non c’è alcun controllo di tutti quei requisiti affinché un debito possa essere riscosso (pignorabilità del bene, sussistenza del credito, regolarità delle notifiche etc.), né possibilità di difesa durante l’accertamento, né dopo che l’esproprio del conto è stato effettuato.
C’è da pensare che con la L. 212 del 2000 è entrato, in vigore, il c.d. Statuto dei diritti del contribuente, che prometteva numerose garanzie e che rivedeva, in parte, alcune norme del DPR 600/73 in tema di accesso ai conti correnti, solo sulla carta però! Infatti, questo c.d. Statuto è stato più volte rivisto e beffeggiato da numerose altre leggi che, implicitamente, hanno abrogato alcuni articoli in esso contenuti. Infatti, è solo una legge ordinaria e non Costituzionale!!
Accedendo, grazie al D.L. 223/06, lo Stato Italiano entra, una volta scaduto il termine di 60 giorni per pagare l’importo contestato nella Cartella di Pagamento, attraverso gli Enti concessionari della riscossione, silenziosamente, nei conti correnti dei malcapitati, sottraendogli l’importo che risulta capiente.
Solo nella città di Livorno saranno notificati in questi prossimi giorni, oltre 120 cartelle di pagamento.
Considerando che il Concessionario del servizio di riscossione dei tributi è un Ente privato, sembra, di colpo, essere tornati indietro nel tempo, privando il contribuente della più esile garanzia che la legge gli concede: il diritto soggettivo.
Si pensi, tra l’altro, che i Concessionari del servizio di riscossione hanno emesso in questi ultimi anni, ed attualmente nella sola Provincia di Roma, numerose Cartelle c.d. pazze. Quindi, è da domandarsi come mai un diritto come quello di proprietà del denaro, scaturente dalla redazione di un contratto di conto corrente, debba essere calpestato, violando palesemente i più elementari diritti costituzionali, dall’art. 97 Cost., della riservatezza a finire a quello della difesa di cui all’art. 24 Cost., anche sulla base di macroscopici errori della P.A.
Si finirà, ancora una volta, per ingolfare ancor di più la lenta macchina della Giustizia, con numerosi ricorsi a pioggia e richieste di rimborso alle rispettive Agenzie locali delle Entrate.
Caro Bersani ci hai veramente aiutato ….

17 maggio 2007

Il vecchio relitto della burocrazia previdenziale


I lavoratori marittimi chiedono un'assistenza previdenziale dopo aver subito gravi danni alla salute per l'esposizione all'amianto, ma il sistema burocratico italiano non risponde alle richieste e ai ricordi, tollerando l'indifferenza delle compagnie marittime.È questo ciò che traspare dalle vicende che stanno oggi colpendo i marittimi italiani che chiedono una pensione per invalidità, dopo aver trascorso mesi a bordo di una nave costruita con pannelli di amianto. Il caso è complesso e di snoda intorno ad una questione prettamente legislativa, una grande confusione di leggi e decreti che alla fine condannano delle persone che hanno lavorato un'intera vita a bordo di navi in condizioni non vivibili.

Con la legge 326/2004 sono stati estesi i benefici previdenziali per i lavoratori marittimi esposti all’amianto che prima non aveva. Così si è stabilito che le domande di pensionamento dovevano essere presentate all'INAIl, correlata di una dichiarazione delle compagnie marittime dell'esposizione del lavoratore di fatto all'amianto. Questa certificazione all'esposizione dell'amianto non può essere fatta senza una dichiarazione da parte della compagnia marittime che attesti che vi sia stata un'esposizione per la durata di di 8 ore al giorno. La competenza è stata poi trasferita dall'ultima finanziaria all'Ipsema (Istituto di Previdenza per il Settore Marittimo) che si è poi ritrovata ad affrontare i problemi e i disagi del trasferimento dei dati e dell'organizzazione delle pratiche per i successivi controlli.

Il problema è sorto quando le compagnie si sono letteralmente rifiutate di consegnare tale dichiarazione, per paura di trovarsi poi costretti a rimodernare poi le navi. Infatti gran parte della flotta marittima italiana è in uno stato precario o fatiscente, ma le società marittime non investono nella ricostituzione delle navi o nella rigenerazione della struttura: sono costi troppo elevati per essere sostenuti a così pochi anni di distanza dall'acquisto. Le società marittime, ovviamente sono dei privati, ragionano sulla base di opportunità o di svantaggi nel sostenere questo investimento, e per tale motivo ignorano il problema dell'esposizione dell'amianto. Da questo punto di visto si potrebbe anche arrivare a concepire che una società, per non compromettere utili o stabilità della propria situazione finanziaria, rifiuti di firmare una tale certificazione, ma non è possibile concepire il fatto che lo Stato permetta che non vengano rispettate le sue norme.

L'Ipsema stabilisce precisamente che occorre questa dichiarazione da parte della società, ma se i lavoratori non riescono ad ottenerla perché le società sono vaghe e sfuggono da questa cosa, perché lo Stato o i sindacati non bloccano tali comportamenti. I controllori dell'applicazione delle norme è lo Stato stesso, non può aspettarsi che le società di armamento facciano qualcosa contro i loro interessi, e per tale motivo non prevedere che nessuna società sarà disposta con la conciliazione tra le parti a rilasciare una certificazione sulla pericolosità delle navi. Sarà lo Stato a doversi attivare, come fa già per le altre pratiche di pensionamento per esposizione all'amianto, costituendosi parte civile accanto ai lavoratori stessi nella difesa dei loro diritti. Oggi invece, incontriamo solo indifferenza, disordine in questa macchina burocratica che fa lo scarica barile da un ufficio all'altro, senza risolvere il problema che gli viene proposto. Intanto però i lavoratori oggi stanno aspettano i riconoscimento di un loro diritto, ma soprattutto stanno aspettando che gli uffici si attivino per far rispettare le loro regole. D'altro canto, gli uffici stessi aspettano una risposta o un chiarimento sulla strategia da intraprendere, vogliono nuove istruzioni da parte del governo o dei Ministeri per avviare eventualmente delle procedure di ispezione e di controllo. Di fatto, però, gli uffici non hanno alcun potere ispettivo, e a quanto pare, è troppo difficile chiedere alle forze di polizia di fare un'indagine.

Per cui se molti puntano il dito sulle società di armamento colpevoli di reato, noi ci chiediamo invece se in questo caso sia il controllore a non aver controllato o è la società che coglie l'occasione per evadere? Dove sono allora le associazioni di categoria, dove sono i sindacati? Questo non è il solito crimine delle società, ma è l'usura della burocrazia, che non ha l'obiettivo principale di difendere il cittadino, ma di applicare rigorosamente norme e decreti, in un labirinto di leggi da cui non si esce più.

15 maggio 2007

Scie chimiche e impotenza dello Stato


Le scie chimiche fanno ancora parlare di sé, stavolta mediante i canali ufficiali dei mezzi di informazione di massa, per indurre al dubbio che esistono degli esperimenti di manipolazione del clima nelle mani dei nemici della democrazia Occidentale. I sospetti ricadono anche stavolta sulla Cina e la Russia, individuati dalle intelligence come Paesi all'interno dei quali vengono effettuati degli esperimenti di manipolazione del clima mediante aerei speciali.
Questi aerei speciali sono ormai a tutti noti, perché oscurano il nostro cielo e inquinano la nostra aria rilasciando nell'atmosfera agenti chimici molto pericolosi per la salute ma senz'altro strumentali alle strategie militari e delle intelligence. Gli esperimenti di modificazione del clima vengono così sdoganate dai governi occidentali, per poter utilizzare tale elemento per sviare l'attenzione delle persone su nuovi responsabili e soprattutto dai veri scopi delle scie che intorpidiscono i nostri cieli. Infatti oltre alla possibilità di utilizzare le scie chimiche per modificare il clima in base agli interessi economici prevalenti, i governi occidentali fanno ricorso alle scie per creare dei canali ionizzati, ossia dei campi elettromagnetici che fungeranno da media per la trasmissione delle informazioni via etere. Sviluppando la teoria di Tesla dell'etere, è stato sviluppato il Navy's RFMP, che è un pianificatore dell'emissioni di radiofrequenza, che ha sviluppato infatti la teoria di Tesla della trasmissione dell'Energia nell'etere. Le onde per poter viaggiare su lunghe distanze necessitano di uno strato atmosferico che sia un perfetto conduttore, per amplificarne la propagazione. Per tale motivo viene liberato nell'aria, tramite gli aerei, un aerosol, una miscela di sali di bario in modo da trasformare l'aria in un conduttore atmosferico. Le caratteristiche chimiche ed elettriche di tale sostanza provocano la ionizzazione dell'aria, in modo da creare un certo tasso di umidità che porta alla formazione di nubi: viene così costruita un'autostrada in cui incanalare le onde, ossa di inviare messaggi e di controllare le comunicazioni del nemico ad alta frequenza lungo un percorso, anche al di sopra della curvatura della terra, in entrambi i sensi, e proiettare delle onde nella ionosfera in modo da alterare la sua conformazione. In tal modo si sfrutterà la ionosfera per poter creare un canale di trasmissione e di ricezione.

Tale progetto criminoso ha creato dei seri e irreversibili danni al nostro ecosistema, con gravi ripercussioni anche sul sistema nervoso e immunitario dell'uomo. Invitiamo tutti dunque ad osservare con molta attenzione come il nostro cielo cambia, in paesaggi suggestivi e terrificanti allo stesso tempo perché irreali, per segnalare sempre e con insistenza tale fenomeno presso le autorità preposte che sono costrette così a registrare la vostra segnalazione e a trasmettere la stessa ai servizi di intelligence e di osservazione. Primo tra tutti da contattare è il Nucleo Operativo Ecologico (NOE) e la protezione civile, enti al servizio dell'autorità giudiziaria ma del cittadino stesso. Pubblichiamo dunque la registrazione della telefonata di un cittadino italiano di segnalazione di scie chimiche al centro NOE di Genova , il quale ammette la loro completa impotenza o incapacità a risolvere o a inoltrare la relativa denuncia senza il mandato del Ministero dell'ambiente e della Magistratura. Ciò significa che siamo oggi esposti e vulnerabili dinanzi a qualsiasi "attacco terroristico" come viene spesso definito, o "attacco batteriologico" che non sia certificato e riconosciuto come attacco alla salute dei cittadini da parte del Ministero. Non è possibile effettuare delle rilevazione degli agenti chimici che si depositano sulla nostra terra e che inaliamo, né inoltrare alcun tipo di procedura per le indagini. Non possono dare una soluzione ma neanche una risposta su tali aerei speciali, che non sono semplici aere di linea, in quanto sono aerei cisterna che volando a quote basse e non idonee alla formazione di scie di condensa, rilasciano sostanze chimiche come bario, alluminio, torio (radioattivo), quarzo, rame, polimeri siliconici, composti biologicamente attivi e instabili che possono provocare delle alterazioni biologiche sugli esseri viventi colpiti.

La segnalazione massiccia presso gli organi giudiziari è la sola arma che ci è rimasta, in quanto non vi è altra possibilità di far sentire la voce del popolo, dimenticando ciò che può fare per noi un politico o un'associazione. La reazione deve essere anche un'obiezione di coscienza, tanto che la protezione civile o la magistratura deve essere identificata come un colpevole di omissione di soccorso o di attentato alla pubblica sicurezza, e non di semplice e silenziosa complicità. La connivenza è un reato troppo difficile da dimostrare, ma il rifiuto del soccorso ad un cittadino, o di aprire un'inchiesta è un vero crimine doloso dinanzi al quale le prove sono evidenti e chiare. Sarà responsabilità dello stato provare l'omissione di intervento per la pubblica salute o sicurezza della nostra popolazione. È necessario far sentire la nostra voce, anche se questo implica utilizzare la burocrazia o gli strumenti legali e non basta scrivere libri o articoli.

14 maggio 2007

La rapina in banca legalizzata


Il blocco dei conti bancari è realtà anche nello Stato italiano con la legge 286/2006, che consente all’Erario di prelevare dai conti correnti bancari e postali le somme dovute o presunte, senza l’avallo della Magistratura. È sufficiente infatti una qualsiasi sanzione per autorizzare gli agenti del fisco a prelevare direttamente le somme senza possibilità di contraddittorio e senza poter far valere le proprie ragioni.

Attualmente nella sola provincia di Grosseto sono stati pignorati già 120 conti correnti ad opera delle società nominate per la riscossione ( nel caso specifico Equitalia - società controllata da Agenzia delle Entrate e da Inps, prima chiamata Riscossione) che può accedere ai conti correnti ed effettuare autonomamente l'escussione senza chiedere l’autorizzazione del giudice, come avveniva in passato, per il fermo del conto corrente e il successivo esproprio. La legge prevede che tale procedura possa applicarsi solo nel caso di una morosità superiore ai 25 mila euro, ma il pignoramento è possibile anche per cifre inferiori.
Le procedure: nel caso di errori scusabili Equitalia invia al contribuente un avviso di irregolarità che dà 60 giorni di tempo per pagare le imposte con sanzioni ridotte ed interessi; poi la cartella di pagamento che dà altri 60 giorni. Invece, per le morosità più gravi si può avere un controllo formale o uno di merito. Per quello formale sarà inviata subito la cartella di pagamento che dà solo 60 giorni per saldare. Per quello di merito ci sarà prima l’avviso di accertamento (60 giorni di tempo) e poi la cartella (altri 60 giorni).
Il cittadino che crede di aver subito un ingiusto accertamento e quindi una richiesta di pagamento infondata può impugnare gli atti fino al giorno prima del pignoramento, mentre se il contribuente decide di pagare per evitare il blocco del suo conto bancario, allora potrà chiedere la rateizzazione a Equitalia.
I conti vengono bloccati di diritto al momento dell'emissione della cartella esattoriale, o inseguito ad un accertamento, che avrà tra le sue aree di investigazione anche la situazione patrimoniale dell'impresa o del singolo contribuente.
Questo è stato reso possibile proprio grazie all'utilizzo incrociato dei database, che dà accesso ai controllori ad un vasto insieme in modo da costruire un tracciato completo delle attività svolte dal contribuente, sia finanziamenti che investimenti, e stabilire con maggiore precisione il reddito prodotto.
Tali meccanismi renderanno senz'altro il fisco più efficiente in termini di controllo e di lotta all'evasione, ma implicherà per il contribuente un forte aumento dei costi legati al pagamento delle tasso. Anche nel caso di errore nel calcolo della cartella di pagamento, non si potrà fermare il prelievo, ma solo contestarne successivamente la legittimità dell'espropriazione. Le implicazioni sono più gravi di quanto si possa pensare, soprattutto in considerazione del fatto che l'eventuale prosciugamento dei fondi bloccherà l'attività del contribuente, impedendogli così di onorare i vostri impegni aziendali, sostenere le spese processuali per contestare l'appropriazione indebita, o ancora peggio, di garantire la sussistenza alla vostra famiglia.

Si verrà così a creare una situazione critica, dalla quale sarà difficile uscirne senza cadere la trappola della burocrazia, dei Tribunali e dei ricorsi all'ufficio dell'entrate, in quanto i soggetti che effettueranno le riscossioni sono società provate. Ciò dunque implica che la riscossione dei tributi dello Stato è tornata ai tempi in cui il sovrano nominava degli esattori per escutere le gabelle, oppure appaltava l'escussione a degli agenti privati che si rivalevano sulla popolazione per il triplo delle somme.
Lo Stato sta ormai scomparendo in tali procedure amministrative per fare il posto alle società di factoring o per il recupero crediti, che impongono pegni, fermi ed espropri seguendo la legge rigorosa del creditore che criminalizza invece il debitore. Per tale motivo i cittadini possono sperare di essere aiutati a curare le patologie del sistema burocratico solo ricorrendo all'assistenza delle associazioni di consumatori, o di rappresentanti legali che sono allo stesso tempo anche difensori dei creditori. Ecco perché nascono ed hanno molto successo le associazioni di consumatori: diventano il punto di riferimento del cittadino che si sente abbandonato dalle istituzioni e deve difendersi da un sistema usuraio, e per tale motivo accetta di divenire un utente. Le associazioni così rappresentano il fallimento della politica, il risultato dell'abbandono del diritto civico perché se da una parte consentono di risolvere una parte del problema recuperando le perdite, dall'altra non riescono a dare una chiara e decisa soluzione. Si sono sostituite ai politici senza tuttavia avere il potere di rappresentanza del popolo sovrano, firmano gli accordi che certificano la qualità dei servizi di Banche o Multinazionali e fanno ricorso contro tutte quelle procedure non ancora certificate. Tuttavia le associazioni devono salvare i vivi non i morti, devono riuscire a preventivare un problema e non proponendo la cura degli effetti. Così si asseconda il sistema ma non lo si ferma, perché si cade costantemente nello stesso errore.
Noi non siamo disposti a combattere una guerra che è stata già persa, per andare solo a sollevare i feriti in battaglia. Fanno gravare sulla povera gente ogni tipo di sacrificio, ma loro non si gravano di nulla e per questo occorre prestare attenzione. Tutto questo non potrà continuare in eterno e i tempi ormai sono maturi, e non si potrà nascondere ancora per molto la verità alle persone. Toglieremo il telo che copre le lordure di un sistema corrotto alla radice, che può essere capito solo mediante un'attività di analisi e di intelligence per arrivare a capire chi si nasconde dietro le Banche Centrali, dietro un sistema burocratico usurante.
La Etleboro mette così a disposizione di chiunque abbia subito già tali abusi uno staff di avvocati specializzati, nato allo scopo di prestare alle imprese e ai cittadini un servizio di assistenza legale e di intelligence, che consenta di abbattere i costi e i tempi per la risoluzione dei problemi.

11 maggio 2007

Condannata l'usura della Burocrazia


Il Tribunale di Venezia riconosce i danni esistenziali ad un'impresa che ha subito l'accanimento del fisco e il labirinto della burocrazia non razionale. Un'importante sentenza in difesa di una piccola impresa che si vede riconoscere dei danni non patrimoniali per l'usura causata dalla truffa del suo consulente, e dall'assurda incapacità della pubblica amministrazione di porre fine ad una procedura di oltre 15 anni.

La sentenza contro il Ministero dell'Economia e delle Finanze ( causa 2391/02 presso la terza sezione civile del Tribunale di Venezia) è una condanna esplicita e importante dell'usura provocata dalla burocrazia, quando diventa un labirinto di procedure e atti amministrativi che non hanno un senso logico, e scaturisce dal rimbalzare di una richiesta o di un fascicolo da una scrivania all'altra, senza che nessuno si fermi ad analizzare il caso nella sua totalità.
Senza entrare nel merito della controversia tributaria, il giudice tiene a precisare che essendo l'impresa vittima di una truffa da parte del suo commercialista, la pubblica amministrazione aveva il dovere di arrivare ad una soluzione che cautelasse il cittadino in una situazione di bisogno. Come logica vuole, i burocrati avrebbero dovuto prendere atto della richiesta di aiuto e della buona volontà mostrata da due imprenditori che chiedevano assistenza, mentre si sono limitati ad applicare delle procedure formali, ognuna fine a se stessa, perché non aveva una coerenza con il resto degli atti già consegnati.
La P.A. è responsabile per omissioni e ritardi, per la violazione della regole d’imparzialità e correttezza, dell'inutile e infondata reiterazione di contestazioni infondate, dato che era stata già dimostrata la responsabilità del professionista, di aver continuamente richiesto dei documenti già in possesso dell’Amministrazione. Intoppi burocratici, prassi interpretative non coerenti, il mancato sgravio delle sanzioni, delle sovrattasse, degli interessi hanno portato alla rovina un'impresa e una famiglia, che per 15 anni ha subito le pressioni e lo stress dei tribunali, degli uffici. Gli atti dell'Amministrazione, seppur legittimi, hanno difettato di logicità, e questa serie di comportamenti hanno condotto l'impresa ad un stillicidio di contestazioni, a catena, pervenute sempre in ritardo e con errori di calcolo sia negli interessi che nelle sanzioni. Tutto questo con l'aggravante che gli imprenditori hanno chiesto più volte di arrivare ad una conciliazione che chiudesse la storia una volta per tutte: hanno subito una violazione dei loro diritti, come sancito dall'art.97 della Costituzione.Sentenza Tribunale Venezia

Ma ciò che più di altre cose preme sottolineare, è che il Giudice difende questa impresa non come "utente", come numero a cui corrisponde una cartella esattoriale o uno storico delle banche dati, ma come cittadino, che in quanto tale ha il diritto inalienabile di non essere ucciso o rovinato dalla burocrazia, dallo Stato. Per tale motivo vi sono i fondamenti per chiedere il risarcimento di un danno non patrimoniale, ma esistenziale, derivante dall'usura e dalle pressioni subite che hanno compromesso il tenore di vita della famiglia.

Questo rappresenta, anche se debole, una prima conciliazione verso il riconoscimento del danno biologico provocato da eventi che colpiscono la sfera patrimoniale e non solo fisica: il confine che divide il danno morale, esistenziale e biologico è quasi evanescente, e forse la vera differenza sta proprio nei fiumi di inchiostro della dottrina e della giurisprudenza.
A questo proposito, la Cassazione si è spesso espressa, (sentenze n. 19965/2006 - n. 20616/2006 - n. 6572/2006 ), affermando che i danni causati da mobbing sono risarcibili purché provati rigorosamente con documentazione medica sulla natura e sulle caratteristiche del danno stesso: per il danno biologico deve essere visibile la lesione dell'integrità psicofisica medicalmente accertabile, mentre il danno esistenziale va dimostrato come pregiudizio che alteri le abitudini e le relazioni inducendo a scelte di vita diverse rispetto alle capacità o alle prospettive. Il problema tuttavia sorge quando non vi sono ancora degli strumenti scientifici adatti a dimostrare il danno invisibile che logora pian piano l'organismo per poi manifestarsi con malattie incurabili, di apparente origine biologica o genetica. La legge e la politica continua ad ignorare l'esistenza di una diretta correlazione tra il debito e la malattia, nonostante questo sia dimostrato da quella parte di scienza spesso isolata. In funzione di tali dubbi persistenti nella giurisprudenza, il danno biologico spesso non viene neanche preso in considerazione nelle cause condotte contro l'anatocismo, l'usura bancaria o l'accanimento dei creditori, che si risolvono così in un rimborso dell'indebito o dei soli danni patrimoniali che siano perfettamente quantificabili.
Sentenza Tribunale Venezia
I rischi dell'accanimento del fisco sono ancora in atto, e cambiano al mutare delle esigenze. È stato infatti rilevato che le società private incaricate dallo Stato di riscuotere tributi, tasse e sanzioni hanno avviato direttamente i pignoramenti dei conti correnti, nel pieno rispetto della legge. Diverse persone si sono viste così sottrarre dai propri conti correnti delle somme a copertura di cartelle esattoriali e quindi per presunti debiti.
Il secondo decreto legge 262/2006 , consente infatti agli esattori il "libero accesso all'anagrafe dei conti correnti senza il controllo dell'autorità giudiziaria", e prevede l’espropriazione diretta senza la necessaria vigilanza del Giudice delle Esecuzione, senza, quindi, verificare se quei soldi possono essere o meno pignorati, se sono destinati alla sussistenza della famiglia, al pagamento di un mutuo. Anche in questo caso viene dimenticato il principio costituzionale che lo Stato non può portarci al fallimento, o meglio, non può rovinarci, non può ucciderci.
Il contribuente non può esercitare opposizione fiscale all'accertamento cartolare del Fisco, ma solo dopo che perviene la cartella esattoriale, e il Fisco si presenta con il titolo esecutivo per incassare. Oggi, con la nuova legge il contribuente quindi non può difendersi, né durante la fase dell'accertamento, subendo il furto dei suoi dati o la violazione della sua privacy, né dopo nella fase dell'escussione.

Oggi, la virtualizzazione dell'economia ci porterà a combattere ogni giorno contro la burocrazia delle multinazionali e le entità private, che lentamente si stanno insinuando nell'offerta di servizi pubblici per divenire ben presto i soli a gestire le attività amministrative. Ciò che è in atto non è solo la privatizzazione o la liberalizzazione, ma è anche la dismissione da parte dello Stato di tutte quelle attività molto costose per una struttura grande e centralizzata, verso delle entità che si propongono con dei meccanismi pratici e virtualizzati. Il rovescio della medaglia è che ci troveremo dinanzi a delle entità che non conosciamo, e saremo costretti a subite in silenzio le conseguenze.

10 maggio 2007

La manipolazione del clima in un servizio del Tg1

Il Tg1 conferma la manipolazione del clima mediante degli aerei antipioggia in grado di controllare le piogge. Queste tesi, che sino a pochi anni fa appartevano alle teorie della "cospirazione", oggi vengono sdoganate dai media dinanzi alla grande diffusione dei dossiers sulle scie chimiche. Tuttavia, ancora oggi si nasconde la verità, e si devia l'attenzione sui governi Russi e Cinesi, considerati i soli a possedere e a sfruttare tali tecnologie.


Il progresso tecnologico per fermare l'evoluzione umana


Nel corso degli ultimi 20 anni, la tecnologia ha avuto come unico scopo quello dell'automatizzazione totale del processo di produzione e di fare convergere i modi di lavorare dell'uomo e della macchina in modo da preparare così la sostituzione dell'uomo con i computer ed i robot. Il loro lavoro si limita a seguire delle procedure rigide e definite apriori, e in particolare si è arrivati a studiare dei processi lavorativi che sono sempre più vicini ai linguaggi dei computer al fine di facilitare la sostituzione dei lavoratori con le macchine, non solo per nei processi di assemblaggio e meccanici, ma anche in quelli di elaborazione e di lavoro mentale.

Nelle imprese si è assistito ad una "meccanizzazione" dei metodi di lavoro, ivi compreso il settore terziario, infatti i dipendenti hanno sempre meno discrezionalità nelle decisioni da prendere. Grazie alla robotizzazione, all'informatica, ed all'intelligenza artificiale, la produzione ed il trasporto dell'energia e delle merci si realizzano quasi interamente mediante dei sistemi automatici. Il numero di persone realmente necessarie al buon funzionamento del sistema produttivo è largamente inferiore al numero di salariati attuali. L'evoluzione dell'automatizzazione e della virtualizzazione dei processi produttivi, sta portando ad una sempre maggiore disumanizzazione dell'economia che provocherà una diffusa disoccupazione se non vi sarà una sorta di riconversione industriale.
Questo scenario è già reale, in quanto tutti con i nostri occhi vediamo che le grandi multinazionali il più delle volte non hanno una struttura materiale o comunque hanno basato il loro impero economico sull'automatizzazione dei processi industriali e su quelli amministrativi. Ciò che invece sfugge alla nostra osservazione è quel processo di disumanizzazione nel vero senso della parola, ossia di stravolgimento della stessa natura umana e del suo pensiero. Questi due effetti si avranno con l'impianto di strutture di nano-biotecnologia, come i chip e molecole biologiche artificiali, e con la proiezione della quotidiana vita umana nel mondo virtuale. Basti pensare al progetto di "Second Life" che ha costruito un'isola virtuale da visitare e vivere con la creazione di un account e di un "avatar" che sarà il nostro alterego e ha la possibilità di acquistare, vendere e produrre beni o servizi, oltre che di condurre una vita normale, grazie ad un videogioco che simula perfettamente la società reale. Anche i videogiochi che oggi si rivolgono ad un pubblico adulto consentono di interagire con l'azione del gioco mediante il nostro ologramma. In realtà i videogiochi che in questi anni abbiamo sviluppato e testato ci hanno proiettato in questa dimensione virtuale e sono serviti alle sperimentazioni dell'intelligenza artificiale. Esistono già infatti dei software in grado di svolgere le funzioni di polizia e di controllo, di elaborazione dei dati, o di consulenza. È chiaro dunque che vi è un processo di disumanizzazione che è ha l'obiettivo di bloccare l'evoluzione dell'uomo e di appropriarsi della sua intelligenza, mercificandola al punto da divenire l'oggetto di processi automatizzati.
Tale processo diventa poi evidente con la creazione degli androidi, degli umanoidi costituiti da uno scheletro metallico, di tessuti artificiali dotati di sensori nanometrici, di un cervello che costituisce il computer centrale: le cellule artificiali localizzano il movimento umano, le macchine fotografiche e le videocamere scannerizzano e riconoscono i visi e i gesti, mentre mediante dei microfoni riescono a sostenere un discorso. Jules della Hanson Robotics o lo Geminoid dello giapponese Ishiguro sono tra gli esempi più popolari di umanoide che clona l'uomo sia nell'aspetto che negli atteggiamenti. I robot non solo altro che media di informazioni, il loro ruolo principale nel nostro futuro è di interagire naturalmente con le persone, grazie ai suoi software di emulazione dei comportamenti a alla sua struttura antropomorfica e bipede, in modo che possono lavorare in ambienti umani con caratteristiche architettoniche con gradini. Ormai vengono considerati dai loro creatori come delle persone vere, in grado di suscitare così la più naturale comunicazione.

Il namomondo ha così aperto delle opportunità affascinanti come il calcolo quantistico, l'elettronica molecolare, diffusione della tecnologia a basso costo, medicinali pilotabili. Tutto questo però va a drogare gli uomini perché influisce in tutto per tutto sugli stati mentali e sulle folle. Vi è alla base di tutto, e nelle mani delle multinazionali dell'informatica e dell'elettronica, un programma che mette in correlazione le tecnologie nanometriche, biologiche, informatiche, cognitive, sociologiche al fine di migliorare le prestazioni umane, le sue capacità di apprendere e di difesa. La convergenza delle scienze deve riuscire a creare un modo "perfetto", un mondo in cui non esistono malesseri o bisogni, e tutto questo grazie alle macchine intelligenti, alla scomparsa completa degli ostacoli alla comunicazione generalizzata, causata dalla diversità delle lingue. Questo progetto è la diretta conseguenza logica delle tesi cybernetiche secondo le quali il reale ed il virtuale si confondono per la riduzione degli oggetti fisici e biologici ai principi dell'informazione.
La cybernetica ha condizionato il mondo della comunicazione e i processi di controllo ma ha reso effettivo il passaggio della fisica alla biologia annullando ogni distinzione tra vivente e non-vivente. Con la digitalizzazione e la virtualizzazione ogni informazione genetica e biologica è diventato un dato elettronico, mentre le idee e i pensieri non controllabili divengono dei "virus sociali" con degli effetti deleteri tanto quanto i virus biologici. Per tale motivo la nostra cultura e la nostra storia, nonché l'informazione, viene studiata e classificata con metodi bioinformatici, per arrivare poi a comprendere e dominare i misteri del genoma umano. Si arriva a creare degli "automi mentali" che possono essere dominati e controllati, perché le correnti di pensiero diventano degli oggetti quantificabili: l'etica, la morale, la religione, la politica, sono tutte aeree oggetto di studio che vengono matematizzati. Il mondo viene compreso se matematizzato, mentre diventa un virus sociale se non si può scrivere come un logaritmo. Il dolore, la gioia, l'amore possono così essere tradotti con dei software che possono essere installati sugli umanoidi.
Questa correlazione "nano-bio-info-cognitivo-sociologico" diventa così l'apoteosi dell'imperialismo tecnico ed economico, diventa quello che tutti chiamano Nuovo Ordine Mondiale. Piano piano in politica si affermeranno sempre più le ideologie transumatiste, bioetiche che rivendicano l'utilizzazione libera delle nuove tecnologie per superare i limiti del genere umano e migliorare le sue capacità fisiche e mentali, perché l'ingegneria genetica ed le nanotecnologiche dovranno cancellare le sofferenza di essere vivente.

09 maggio 2007

Il mandato di arresto europeo e la distruzione dei principi Costituzionali


La Corte di Giustizia europea conferma la validità della decisione quadro del Consiglio europeo relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri. Viene così posto un importante precedente da osservare nelle procedure di recepimento dei principi comunitari sul mandato d'arresto europeo per arrivare alla creazione dello spazio comune europeo giuridico.Nel corso dell'iter giuridico che porterà all'istituzione del mandato di cattura europeo, continuano le resistenze dei popoli europei che contestano il fatto che con l'accettazione delle norme quadro del Consiglio Europeo siano state violate le norme costituzionali. Il particolare la decisione quadro del Consiglio 13 giugno 2002, 2002/584/GAI introduce un sistema semplificato di consegna, tra le autorità giudiziarie, di persone condannate o solo sospettate, ai fini dell’esecuzione di sentenze o per sottoporle all’azione penale, che sostituirà l'estradizione all'interno degli Stati Europei. Le politiche riguardanti la giustizia ed affari interni (GAI) sono state definite dai più alti esponenti politici comunitari come terzo pilastro del Trattato di Amsterdam, accanto alla definizione di una politica estera e di sicurezza comune (PESC, secondo pilastro) e alle consuete normative comunitarie. C'è da precisare che l'ispirazione di questo accordo è profondamente differente da quella che ha governato il processo di integrazione comunitario, e si avverte un certo slancio, un salto di qualità perché disegna un modello di mera “integrazione negativa” (il semplice abbattimento delle barriere che è alla base del mandato di arresto) votato alla sola creazione di una unica struttura europea che svolga semplicemente attività di impulso dell’azione giudiziaria (Pubblico Ministero europeo), senza le necessarie garanzie e i dovuti contrappesi che caratterizzano un sistema normativo completo e organico. Il primo passo è stato quello del “mutuo riconoscimento”, basato sulla coesistenza e la reciproca fiducia tra i sistemi dei diversi paesi europei, con l'abbattimento delle procedure di estradizione dei cittadini europei per determinati reati, derogando alle leggi nazionali si ciascun Stato. Si rinvia poi alla legislazione nazionale la disciplina e il chiarimento delle modalità e delle fattispecie che vanno ad adeguare lo stato ai principi comunitari.Legge quadro 584/2002


Tuttavia sorgono dei gravi problemi di compatibilità delle leggi comunitarie con il diritto interno, tanto che i casi di incostituzionalità sono evidenti e innegabili. Innanzitutto il mandato di cattura europeo viola il principio di tassatività della norma penale e la richiesta “riserva di legge” per le norme penali, in quanto è basata su una lista che non rispecchia tali principi e costituisce semplicemente una vaga e sommaria enunciazione di “oggetti” rilevanti per il diritto penale. Anche se la definizione viene rimessa ai Parlamenti nazionali, la differenza dei concetti giuridici potrebbe comunque creare dei problemi di legittimità, soprattutto se non esiste una corrispondenza perfetta del diritto tra i diversi Stati. Il Mandato di arresto Europeo viola i principi costituzionali sulla libertà personale come stabiliti dall’articolo 13, e degli artt. 104 e 111 della Costituzione, in quanto deroga delle leggi che derivano proprio dall'applicazione e dal rispetto dei principi costituzionali. Inoltre viola i principi costituzionali in materia di estradizione, articoli 10 e 26 della Costituzione italiana, con le conseguenti norme per la protezione e la promozione dei diritti fondamentali del detenuto. La proposta viola anche le limitazioni sulle materie giuridiche previste dagli articoli 31 e 34 del Trattato sull’Unione Europea, perchè invade le competenze delle autorità nazionali. Inoltre, tale sistema rende possibile eseguire una pena in applicazione della legge penale di un altro paese, i cui principi appartengono ad un altro ed estraneo sistema giuridico: si dà effetto e validità sul territorio dello Stato italiano alla legge penale di un altro stato sovrano. Dunque rappresenta una violazione della sovranità degli Stati anche la creazione di uno “Spazio Giuridico Europeo Comune”, perché al suo interno non solo possono essere comminati automaticamente ordini di custodia, ma anche il diritto nazionale, formatosi attraverso i secoli e basato sull'identità di una nazione, viene cancellato. Non si prevede infine alcun intervento dell’autorità politica centrale e l'attività di collaborazione è limitata al coordinamento tra le sole autorità giudiziarie, cosa che va al di là anche dei patti della Convenzione Schengen che permetteva un contatto diretto tra le autorità giudiziarie solo sul terreno della cooperazione giudiziaria. Un altro problema che può sorgere è che alcune legislazioni nazionali prevedano un’ampia possibilità di perseguire anche crimini commessi fuori del loro territorio, persino da non cittadini creando una sorta di giurisdizione universale che gli ordinamenti nazionali possono creare per alcuni crimini.


Sentenza Mandato di CatturaDello stesso tenore, sono le obiezioni che sono state sollevate dinanzi alla Corte di Giustizia Europea da parte di un'associazione Belga che ha impugnato la legge,che il governo aveva promulgato per recepire le norme sul mandato di arresto europeo, per incostituzionalità. Si contesta innanzitutto il fatto che questo tipo di norme poteva essere emanato mediante una convenzione e non una legge quadro, che è di solito utilizzata per le misure di armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri. Inoltre la norma viola il principio di uguaglianza e non discriminazione perché il mandato di cattura deroga alla legge nazionale solo per una lista di reati, creando così una distorsione e una diversa tutela dei cittadini a seconda del crimine commesso. Questo avviene in conseguenza di un'altra grave violazione del mandato europeo, ossia l'eliminazione del requisito della doppia incriminazione, utilizzato nelle procedure di estradizione per garantire che vi sia un eguale considerazione del reato e esista così una corrispondenza tra i sistemi giuridici. Se si ammette che questo principio venga disatteso e ignorato, e si vuole accordare a questa fonte del diritto comunitario tanta importanza, allora i principi Costituzionali saranno superati dal diritto comunitario: questo non può accadere, nel modo più assoluto perché lederebbe anche il Trattato di Maastricht. Viene infine sottolineato che la legge quadro viola anche il principio di legalità in materia penale poiché la legge quadro non elenca alcun reato, ma solo delle categorie. Tali considerazioni sono state in questi anni ampiamente condivise, e rappresentano dei validissimi ostacoli all'introduzione di questo tipo di norme, ciononostante la risposta della Corte di Giustizia Europea manipola a tal punto la lettera delle norme che arriva ad una sentenza confusa e forzata. I giudici affermano innanzitutto che la legge quadro è legittima proprio perché il Consiglio di Europeo può decidere, a sua discrezione, quale strumento utilizzare, e che le norme sul mandato di cattura non fanno altro che eliminare gli ostacoli all'armonizzazione del diritto europeo. Sulla violazione del requisito della doppia incriminazione, continua a rispondere in maniera vaga ed raggira l'eccezione sollevata: la Corte ammette che anche sussistendo la violazione della doppia incriminazione, il principio di legalità viene comunque rispettato. Infine sull'esistenza di categorie giuridiche penali così vaghe, risponde che gli Stati membri hanno fatto un accordo basato sul riconoscimento e l’elevato grado di fiducia e solidarietà, e precisa che è comunque rimessa ai Parlamenti Nazionali la definizione dei reati. Legge n.69/2005


La Corte di Giustizia ha liquidato la questione con troppa leggerezza e superficialità e non può restare in silenzio dinanzi alle accuse di violare le Costituzioni degli Stati Nazionali. La decisione assume delle sfumature ancora più preoccupanti se si pensa che ogni Stato sta ora recependo questa legge quadro, conservando di tanto in tanto qualche clausola di riserva per cautelare la posizione dei suoi cittadini e di coloro che si trovino sul territorio italiano al momento della ricezione del mandato. Il Parlamento Italiano, in particolare, ha recepito tali disposizioni con la Legge n.69/2005 , e in particolare ha ammesso la possibilità di derogare alle procedure di estradizione e di consentire l'assenso del requisito di doppia incriminazione (artt. 7 e 8) per alcuni reati, con una clausola di riserva al co.3 art.8, all'art.18 (in particolare let. e) e p) ) che presuppongono l'esistenza di una certa reciprocità tra gli ordinamenti giuridici degli Stati Membri. È stato statuito che "se il fatto non è previsto come reato dalla legge italiana, non si dà luogo alla consegna del cittadino italiano se risulta che lo stesso non era a conoscenza senza colpa della norma penale dello Stato membro", e che si rifiuta la consegna "se la legislazione dello Stato membro di emissione non prevede i limiti massimi della carcerazione preventiva". Quest'ultima previsione è stata contestata dalla stessa Corte di Cassazione, che l'ha ritenuta lesiva del diritto comunitario e ha stabilito che sono ammessi i mandati di arresto emessi da Paesi che non prevedevano limiti massimi alla custodia cautelare, e dunque che abbiano condizioni di trattamento diverse da quelle dell'ordinamento italiano. Il sistema di controllo della reale applicazione delle direttive è ormai chiuso da una macchina burocratica che non può essere fermata, ma che porterà alla distruzione delle Costituzioni degli Stati e alla creazione di un'entità giuridica sovranazionale, la SIS II, dalla quale verranno spiccati i mandati di cattura europei dopo aver ricevuto le segnalazioni da parte degli Stati (si veda art.11 legge 69/2005). Il SIS è un sistema di dati di varie tipologie, che è distinto ma direttamente collegato al progetto di Eurojust e Europol, volti a creare un sistema giudiziario tutto europeo, un "quartiere generale" della rete giudiziale in quanto unità centrale che lavora in coordinamento coi punti di contatto nazionale. La creazione di uno stato di polizia accentrato nelle mani di un organismo non eletto dal popolo è ormai vicina, ed è evidente che esiste una regia che manipola e forza le leggi al solo scopo di arrivare al compimento di questo quadro. È un circuito di leggi e di meccanismi burocratici che inizia dalla Commissione Europea e termina con la Corte di Giustizia Europea, e non vi sono molti spiragli per la volontà popolare se ormai persino la Costituzione viene calpestata. I popoli sono così vulnerabili e indifesi, perché ogni ultima decisione è rimessa ai capi di Stato o ai Commissari, eliminando persino la possibilità della consultazione mediante il referendum. Anche se si riuscirà ad ottenere il referendum, sarà la disinformazione ad agire, manipolando anche in questo caso il pensiero delle persone. Questa è dunque l’Europa che deve portare la pace e la prosperità dei popoli?