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30 settembre 2007

Muore il Presidente della Republika Srpska


Milan Jelic, Presidente della Republika Srpska, è morto nel pomeriggio di oggi, alle ore 18.00, colpito da un improvviso infarto. Il corpo senza vita del Presidente Milan Jelic, è stato condotto nell'ospedale di Dodoj e posto subito in sala rianimazione per un intervento d'urgenza, che tuttavia non è riuscito a riportare in vita il Presidente in quanto l'infarto ha colpito immediatamente gli organi vitali. Eletto come rappresentante del partito SNSD, è divenuto Presidente della Republika Srpska, dopo essere stato Ministro della Produzione ed nominato due volte come manager dell'anno. L'intera Republika Srpska si unisce al dolore della sua famiglia, piangendo così l'improvvisa morte del suo Presidente. La Etleboro, essendo una Organizzazione parte della Republika Srpska, rispetterà un giorno di lutto e riprenderà la sua attività martedì 2 ottobre.

28 settembre 2007

La Federal Reserve non risponde sui collaterali falsi

La pubblicazione dei titoli collaterali alla base di miliardarie speculazioni e truffe in borsa non ha avuto ancora alcuna risposta da parte delle Autorità finanziarie che sono state ripetutamente contattate per fornire chiarimenti sulla loro veridicità. In particolare, aspettiamo da oltre un mese una presa di posizione precisa e trasparente da parte della Federal Reserve Bank che deve spiegare come mai sul mercato finanziario circolano dei collaterali denominati per miliardi di dollari, con data di emissione risalente al 1934 a firma del Ministero del Tesoro Americano. Nonostante la Federal Reserve e il Dipartimento del Tesoro abbiano segnalato dei titoli platealmente falsi, con errori grossolani ed evidenti, non risponde alle ripetute sollecitazione di fornire una smentita ufficiale dell'autenticità di collaterali non contenuti nella "lista nera" del Tesoro Americano e di origine misteriosa.

Collaterali emessi dal Dipartimento del Tesoro Americano

Questi titoli sono stati definiti non autentici e dunque non validi,
tuttavia la Federal Reserve da noi contattata,
non si è pronunciata in alcun modo.

Abbiamo avuto solo silenzio da questi gran signori, dai sicari dell'economia che non si degnano di rispondere evidentemente per nascondere qualcosa di grave che potrebbe compromettere ancora di più - soprattutto in un periodo come questo così delicato - la stabilità del mercato e acuire la volatilità dei titoli.
Infatti, i cd. collaterali, ossia titoli obbligazionari ad alto rendimento garantiti da Debito Pubblico o dal Tesoro, sono la base di meccanismi di riciclaggio o di creazione di capitale sociale per società e multinazionali, essendo utilizzati come garanzia presso i depositi bancari per consentire trasferimenti di danaro oppure effettuare ricapitalizzazione fittizie. I collaterali, procurati e immessi nel circuito bancario da parte dei brokers, vengono rilevati dagli studi notarili e legali, in qualità di fiduciari bancari, e a loro volta li trasferiscono alle Banche d'affari, che assumeranno tali titoli come garanzia per la costruzione di operazioni volte al riciclaggio di denaro, per creare liquidità e finanziare mercenari, alimentare il traffico d'armi o sostenere i governi fantoccio. Così una multinazionale finge un aumento di capitale per effettuare una scalata, per lanciare un'opa, per risanare bilanci disastrati, oppure per manipolare il mercato finanziario rilanciando le quotazioni. Sono molti gli interessi che riescono a movimentare, proprio in relazione al fatto che immense sono le somme di denaro di cui si parla, bilioni di dollari all'interno di un solo titolo che, se non fosse certificato dalle fiduciarie e dalle Banche, non avrebbe alcun valore.
C'è dunque da chiedersi perché la Federal Reserve non ha scelto di prendere subito una posizione sui suoi collaterali, come invece ha fatto la Gazprom Bank, una della più potenti banche del mondo, che ha risposto dopo poche ore dall'invio della segnalazione. Uno dei responsabili del Dipartimento di Sicurezza della Gazprom Bank ha subito pubblicato questi titoli nell'elenco delle segnalazioni chiedendo di consegnare ulteriori titoli qualora ne venissimo in possesso. Ebbene, la Federal Reserve ancora non risponde, e questo ci fa sospettare che la FED abbia scelto il silenzio per coprire delle operazioni in corso, che, qualora venissero alla luce, avrebbero sul mercato l'effetto di una bomba nucleare. Sappiamo infatti che molteplici sono stati i segnali di speculazione dopo l'allarme liquidità della Northern Rock e la crisi immobiliare dei mutui subprime, come molti sono stati gli azzardi degli speculatori che hanno lanciato futures e options denominati per bilioni di euro. Molti hanno seguito l'intuito dello speculatore forte, manipolando e creando confusione sul mercato: occorre prestare molta attenzione a questi giochi d'azzardo, soprattutto onde evitare che un crack finanziario porti al fallimento intere società.
Attenzione dunque ai grandi esperti di finanza, ai signori delle carte che si fanno accreditare dai politici, e dalle strette di mano, tra massoneria e Vaticano, tra agenzie di servizi deviati e mercenari, per portare a termine operazioni che vanno al di là della loro portata. Potrebbero portarti alla rovina per il semplice gusto di portare a termine i loro sporchi giochi, e restare all'interno di un mondo che vomita corruzione, riciclaggio e criminalità.





Viaggiano al di sopra delle leggi, perché i loro circuiti, i loro canali sono strutturati in modo che si creino delle zone franche all'interno delle quali non è possibile entrare né uscire. Una di queste è la Svizzera - non dimentichiamo che la Comunità Europea è quell'entità che circonda il paradiso del segreto bancario - in cui ciò che entra, attraverso le sue fiduciarie scompare nelle casseforti. Le indagini e le rogatorie internazionali decadono non appena qualche giudice svizzero compiacente impone l'off limits e sabota le operazioni: degli errori giudiziari delle procure svizzere è un'esperta Carla del Ponte, che grazie al suo miracoloso intervento, indagini come Mato-Grosso, Ticino-gate, Russia-gate, e infine sui rapporti della Muwafaq Foundation con la Riggs Bank, sono stati insabbiati.
Un altro buco nero della finanza è San Marino, uno Stato che conta più fiduciarie che commercianti, la colonia del riciclaggio di denaro degli sporchi affari dei politici e dei funzionari corrotti nostrani. Infine, come non ricordare il Vaticano, che, con il suo IOR, rappresenta l'entità finanziaria più pericolosa e inespugnabile da parte delle autorità, perché gode del suo status al di sopra delle leggi. Per stessa ammissione della Commissione Europea (Interrogazione E-1914/02), lo Stato della Città del Vaticano, essendo uno stato indipendente, non può essere soggetta alla legislazione comunitaria, non ha leggi sue e né può essere soggetta alle leggi antiriciclaggio. Rappresenta dunque l'Istituzione intoccabile per antonomasia, essendo la Banca di Dio. Lo IOR svolge comunque le funzioni di una Banca privata, investe le sue ricchezze e lucra con esse, detiene importanti partecipazioni, come ad esempio il Casino di Montecarlo, e dipende direttamente dal Papa, il quale ha un potere decisionale assoluto sulla politica bancaria dello IOR, come stabilito dalle leggi del Vaticano.
Nel momento in cui il cerchio finanziario si chiude con in Vaticano, non c'è altro modo di entrare nel groviglio, fatto di Banche, cardinali, massoneria e collaterali.
Ci si aspetta invece che siano i servizi segreti, la Digos o la Guardia di Finanza che debbano intervenire in tali indagini, per arrivare dopo un semplice procuratore non riesce a spingersi.
Oggi invece ancora assistiamo all'assassinio dei soldati italiani in quelle che si devono chiamare zone di guerra, per servire un padrone che non è lo Stato italiano, bensì le lobbies. Agenti, informatori, incursori, che rischiano e sacrificano la loro vita credendo di servire un Paese, mentre sono degli schiavi delle lobbies, i complici delle menzogne dei poteri occulti che hanno voluto la guerra al terrorismo per massacrare popolazioni inermi. Abbiamo visto le immagini delle bombe intelligenti, abbiamo visto le torture e i massacri con l'uranio impoverito, e non potete venire a raccontarci che si tratta di una "missione di pace". E così, siamo vicini al padre dell'agente del Sismi Mario Auria, che nel suo sfogo ha giustamente detto "andavano a fare incursioni alla frontiera, perché i servizi segreti dovevano scoprire se le armi passavano di là, per fare contento Bush che commercia le armi" . Allora che i generali mandassero i loro figli a combattere delle guerre per il dio denaro, ma invece li mandano a fare il capo area stando negli uffici delle ambasciate, con le macchine di servizio diplomatiche, cene pagate, giacca e cravatta con il climatizzatore. Invece, i ragazzi semplici, quelli che credono così di cambiare la loro vita e sentono di appartenere così al Grande Sismi, viene trucidati in zone di guerra.
Non possiamo combattere contro queste piramidi di potere, ma possiamo scardinare la base di idee su cui poggia la loro credibilità. I documenti che vi mostriamo non sono semplici teorie, e non servono le masse per non farvi credere in loro, servono un pugno di uomini che sfrutti la sua intelligenza per la libertà. Una piccola Ong chiede alla UBS Bank di rispondere sui documenti inediti, e, una della più potenti banche del mondo dichiara che questi sono dei rumors. Si nascondono nei consigli di amministrazioni con i loro avvocati e consulenti, usando la prepotenza, ma non sarebbero capaci di rispondere a delle domande su fatti realmente accaduti.

27 settembre 2007

La carta dei diritti di Internet su misura degli utenti


Si attende oggi a Roma il Forum internazionale sui diritti di Internet – il “Dialogue Forum on Internet Rights” – quest'anno ospitato dal Governo italiano, con una tavola rotonda di convenuti individuati tra dirigenti di multinazionali di informatica e politici. Scopo dell'incontro, così come del Forum stesso, è quello di creare un protocollo per i diritti in Internet - il Bill Internet Rights - come una vera Carta dei Diritti, condivisa a livello internazionale che "garantisca apertura, libertà e sicurezza di Internet" , e frutto della cooperazione e del dibattito tra rappresentanti di Governi, Organizzazioni Internazionali, società civile, settore privato, accademia e comunità tecniche sull’opportunità di definire diritti comuni e condivisi che garantiscano l’apertura di Internet. L'iniziativa italiana del Bill Internet of Right è stato proposto dall'Italia stessa durante la riunione dell’ Internet Governance Forum (IGF) che si è tenuta ad Atene nel 2006, che lanciò in un certo senso un segnale di ciò che le Istituzioni potevano essere in grado di fare per contrastare la "illegalità su internet". Allora un gestore di un sitoweb fu arrestato perché nel suo portale venne pubblicato un articolo con contenuti razzisti: fu senz'altro un atto dimostrativo di propaganda, per cominciare così il cammino verso "i diritti di internet".
Quanto il forum farà per rendere internet a grandezza d'uomo e di impresa non possiamo ancora saperlo, tuttavia occorre analizzare se l'impostazione di fondo che viene data al progetto è coerente con la vera esigenza di trasparenza di internet. Innanzitutto, occorre precisare che ancora una volta il Forum, nonostante promuova temi interessanti e problemi che realmente esistono, si rivolge al web utilizzando concetti come quello di "bacino di utenza" e di "rete".
Se questo può sembrare scontato per molti, in realtà ha delle importanti implicazioni in quando redigeranno un protocollo in cui noi, da cittadini e da uomini con diritti inviolabili, diveniamo degli utenti titolari di interessi e di bisogni.

Si pensi oggi agli abusi delle società di telecomunicazioni, che decidono da un giorno all'altro di cambiare i prezzi senza notificarlo ai clienti, che addebitano delle bollette di migliaia di euro e aspettano che sia il cliente ad aprire un procedimento civile per accertare l'irregolarità, che si pongono come entità al di sopra della legge. Quali mezzi abbiamo noi per controllare che rispettino i regolamenti, per monitorare i loro sbagli e per difenderci dagli abusi? Si consideri inoltre che il web, ma soprattutto i servizi offerti su internet avranno un'impostazione sempre più internazionale, e se oggi si riesce a tamponare le controversie ricorrendo ancora al Tar o al Garante della privacy, nei limiti del territorio nazionale, un domani sarà molto complesso e macchinoso. Magari, saranno i protocolli internazionali ad istituire delle entità di controllo e sorveglianza, ma anche queste avranno una burocrazia molto simile a quella delle società di informatica.
Network distributivo
Dunque, prima di scrivere "le carte dei diritti" sarà meglio precisare quali sono i diritti, chi è il soggetto di diritto, e chi sono le entità che rappresentano la società civile. All'interno dell'internet vi devono essere delle zone franche, degli spazi all'interno della quale le informazioni vengono consultate con un sistema distributivo e non con un motore di ricerca che fa da "ragno" su quella che è la rete di internet. Non deve esistere il popolo di internet, perchè internet siamo noi, o meglio, è lo specchio virtuale di una società reale, e per tale motivo va rispettato come luogo in cui le persone si relazionano, le imprese scambiano beni e servizi, gli individui immettono e prendono informazioni.
Al momento non esiste la distribuzione nell'internet, esiste la piramide, perché ogni entità o spazio cybernetico è chiuso al suo interno e dialoga solo in presenza di un motore di ricerca. Ma l'internet deve essere un mezzo, non uno strumento, in quanto lo strumento deve essere deciso da chi sceglie di fruire di un servizio, e non da una società che detiene un potere di monopolio sul mercato. Se un domani, Skype deciderà di imporre l'utilizzo dei suoi canali per poter telefonare gratis o avere accesso al voip per le aziende, non potremo certo opporci: sarà la legge del più forte che si imporrà sulla massa di utenti.
Vi è all'interno di internet un potere già esistente a tutti gli effetti, ma le persone ancora devono rendersene conto, e avvertono solo i primi effetti che ci sfiorano e non ci hanno ancora colpito. Il caso Logistep-Peppermint , per esempio, ha già condannato la condivisione dei dati, ha già creato un precedente in cui gli individui sono divenuti utenti, i cui dati viaggiano da un capo e l'altro del mondo come se fossero transazioni elettroniche. Nessuno ha ancora individuato le responsabilità per tale abuso di potere da parte dei detentori delle banche dati degli utenti di internet e delle società di telecomunicazioni, e forse perché l'intero sistema vive di questi meccanismi.

Network a rete


Il potere che noi combatteremo in futuro è l'usura informatica, la monetica, la cybernetica, che saranno dei crimini invisibili contro cui noi saremo impotenti. La base su cui può crearsi l'usura informatica è proprio il concetto di rete che tende a schiavizzare e a monopolizzare dei servizi che diventeranno vitali per la sopravvivenza delle imprese o delle persone.
Oggi sono già tante le ONG che si sono costituite per combattere i crimini di abuso informatico, come le organizzazione nate nel mondo dell´Open Source, come la Fondazione europea per il Software libero (Fsfe) e del progetto Samba, che sta più volte combattendo contro la posizione monopolista di Microsoft che impone l'utilizzo di un sistema operativo rigido, e non infiltrabile da altre società, con delle forme di standardizzazione per fare accettare a scatola chiusa i propri software. Questo deve far dunque capire che un domani esisteranno dei cittadini che avranno nuovi diritti, come quello della violazione dell'identità elettronica, la diffamazione mediante la manipolazione delle parole chiavi, l'etnocidio con la cancellazione della storia e dei documenti di un popolo. Dovrà essere scritta davvero una nuova carta dei diritti, che sia tuttavia proiettata nel mondo della cybernetica, e non una semplice copia di quella antica con il cambiamento di qualche termine. Gli strumenti legislativi e giuridici che oggi abbiamo non sono sufficienti, né adatti perché dimenticano di definire le entità della rete, la struttura che deve avere l'internet, le modalità per distribuire le informazioni, la difesa delle parole e dei documenti.

26 settembre 2007

Illusi ed illusionisti nel carrozzone della disinformazione


Da molto tempo ormai il mondo dell'informazione è assediato da notizie che si mescolano alla rinfusa creando confusione su ciò che sta accadendo nel mondo. Eclatanti dichiarazioni di Ministri o capi di Stato, che parlano di guerra o rinnegano quanto hanno detto solo pochi giorni fa, frasi sospese e messaggi in codice, le piazze che sembrano popolarsi di rivoluzionari annoiati: ogni cosa fa parte del grande spettacolo della disinformazione che sta mettendo sù un bel carrozzone .
Molti avvertendo una crescente sensazione di malessere, hanno deciso di creare dei movimenti che siano la negazione della politica, alcuni si chiudono nel loro piccolo mondo e si estraniano, mentre poi ci sono quelli che tirano calci e gridano perchè nessuno li chiama e perchè sono diventati gli attori di una scena ormai vecchia. Chi grida alla catastrofe, chi diventa omicida o kamikaze dopo aver visto il proprio conto in banca, e chi invece vuole creare partiti, pensando che lui è la luce, mentre altri prima di lui sono stati solo un raggio. Potremmo dunque provare a spiegare a tutti quale sia il grande inganno che si nasconde dietro queste chimere, ma viviamo in un mondo in cui vi è una situazione tale di malessere che spinge le persone a rivolgersi ai Maghi, o a credere nella possibilità di vincere un milione di euro con una telefonata: viviamo tutti di illusioni e illusionisti, trascinati in un vortice per non farci mai fermare a riflettere.
La gente è sempre stata illusa da uno o dall'altro, dalla politica e dai manipolatori delle masse, dalle sette e dalle religioni. I nostri politici oggi vanno in giro per il mondo regalando le terre di altri, per creare poi il mito dell'emigrazione clandestina e la caccia allo "straniero". Ma cosa pensereste, e cosa fareste voi se un giorno le Comissioni di Bruxelles decidessero che i siciliani non sono più italiani, ma solo siciliani? E cosa pensereste se la Nato bombardasse la Sicilia e non l'Italia? E' questa la bugia che per esempio si nasconde nelle guerre dei Balcani, e queste sono le manipolazioni dei potenti e delle religioni stesse che sono complici a tutti gli effetti. Se il vaticano non ha nulla da nascondere, allora che apra le sue chiese e spieghi a tutti il motivo delle sue decisioni politiche.
Le religioni da secoli tengono le redini della disinformazione, senza mai alzare un dito per fermare l'usura, le guerre, le ingiustizie sociali, nonostante il grande potere politico che sono in grado di esercitare. Evidentemente anch'esse sono delle Piramidi, come lo è il Vaticano, il cui potere è concentrato in una gerarchia potentissima, che passa il suo tempo nei consigli di amministrazione delle Banche, nei banchetti con champagne e aragoste. Ancora oggi il Vaticano controlla l'informazione e la controinformazione, e ciè è dimostrato dal fatto che nessun media che scrive di complotti ha mai citato l'esistenza di una causa contro il Vaticano presso un tribunale americano: parlano di Banchieri, ma non mostrano documenti o prove, rimanendo in silenzio per coprire una delle lobby bancarie più potente nel mondo. Evidentemente loro stessi sono parte del problema perchè non hanno capito che la disinformazione è la chiave del potere delle religioni, che agiscono mediante dei depistatori che diffondono false notizie per indurre un media ad esporsi e a screditarlo: sono molto abili, e la loro abilità sta proprio nello sfruttare sino in fondo un unico e solo potere.
Informazione e controinformazione, uniti come non è mai accaduto, coesistono avendo la sicurezza che nessuno si accorgerà del trucco e che presto dimenticheranno tutto, non appena la storia si sgretola agli occhi dei media. Le accuse reciproche e le denunce tanto per fare un po' di propaganda e creare un finto nemico, i processi fantasma per dare in pasto alla folle un colpevole e far archiviare subito il caso, la sceneggiata del comico di turno che si dimena sul palcoscenico, ma poi si intuisce che di lui i poteri non hanno certo paura. Queste sono solo alcune delle armi insidiose con cui la disinformazione agisce, e ci manipola all'infinito per arrivare ad uno scopo ben definito.
La stessa crisi di liquidità e la corsa agli sportelli delle Banche è stata una grande manovra di disinformazione, per dare spazio alle speculazioni dei grandi fondi che hanno lanciato già sul mercato titoli denominati in miliardi di dollari per scommettere sulla caduta dell'economia statunitense. Quello che sta accadendo in realtà è un processo lento di degenerazione dell'economia fondata sulla moneta, sul debito e sul credito, concetti che in un futuro non ci apparterranno più: parleremo di monetica, di capacità intellettive e di cyberbank personalizzate. Tuttavia, la disinformazione e la controinformazione stessa spacciano questi eventi come l'inizio della grande recessione mondiale, segnata dalla scomparsa di un sistema fallito e la nascita di uno democratico sulle ceneri del suo fallimento. In realtà, non hanno capito nulla, e faranno il gioco stesso degli speculatori che vogliono un'economia debole e incapace a reagire.

Lasciamo dunque che ci manipolino, mentre aspettiamo chissà che cosa. Continuiamo a correre per risolvere un problema, come i nostri stessi antenati hanno fatto, aspettando la manna dal cielo, senza mai aprire un libro per cercare di capire, limitandoci a spolverarli nelle biblioteche e lasciando che la propria intelligenza fosse bruciata dal semplice "copy and paste". Viviamo in una società che crea continuamente solo problemi da risolvere, dei nuovi bisogni da soddisfare, ma nessuno ha mai capito che fino a quando noi penseremo di avere un problema, allora saremo sotto le lobbies, sotto la piramide. Noi dobbiamo avere invece delle soluzioni: chi crede di essere la soluzione, desidera la "piramide" , ma chi pensa di essere una parte della soluzione allora farà parte del progresso. Questa è la chiave per cercare, e trovare, la vera evoluzione di una società chiusa all'interno delle sue barricate, con le sue regole e le gerarchie che impone sempre lo stesso modo di crescere e di fare economica.

Cos'è la destra e cosa la sinistra, cos'è l'informazione e cosa la controinformazione? In realtà tutti sono schierati contro tutti, qualcuno si incatena, qualcuno diventa rivoluzionario dalle 9 di sera a mezzanotte, poi al mattino si alza e va a lavoro, come uno schiavo, frustrato e calpestato. La nostra società è fatta di bancomat, di supermercati, di lotterie e di scommesse, mentre la gente di cultura viene calpestata e derisa dai caproni, che gridano dando a gomitate nella folla per farsi spazio, mettendosi dietro la tastiera con una bottiglia di vino e vaneggiando teorie. Questi sono i nostri rivoluzionari, piccoli e insignificanti personaggi, falliti prima di emergere, che traducono con Google le pagine in inglese dicendo "l'ho detto io, sono io il primo, e ho l'esclusiva su una parola". In realtà tutti sono bravi, seduti su un divano, per poi spegnere tutto e andare a letto perché sanno che non succederà nulla, e nessuno mai si ricorderà di loro.

Invece c'è gente che in silenzio, accetta tutto, e porta avanti un duro e costante lavoro che darà i suoi frutti solo negli anni, festeggia i suoi passi silenziosamente. Hanno paura di tutti e vivono delle vite chiuse, attaccati alle loro piccole cose, cercando tra la folla le voci della loro stessa coscienza, e dei piccoli sguardi che sono la comprensione: tutto questo rende questi uomini unici, odiati, e determinati. Chi canta scienze sconosciute, ideali già conosciuti dovrebbe leggere Platone, chi ritiene di essere stato abbandonato da tutti deve fermarsi e capire che egli stesso è stato l'artefice del suo destino.
Chi invece oggi è qui a leggerci sa che diciamo la verità, che non combattiamo guerre perse, che allontaniamo i leader manipolatori che vogliono trascinare a sé la massa per giocare a fare il politico, ridicolizzando qualcosa di cui ha paura e non vuole accettare una soluzione che è nella Tela .

25 settembre 2007

La crisi di liquidità: una grande speculazione


La crisi del mercato finanziario, innescata dal deficit di liquidità in seguito alla crisi del credito e dei muti subprime, potrebbe rivelarsi presto la causa del declino del dollaro. È quanto emerge dall'analisi del recente andamento dell'economia statunitense nonché dallo stesso rapporto del Fondo Monetario Internazionale che ha dovuto prendere atto della graduale degenerazione del dollaro e, in generale, del mercato monetario.

Per il FMI infatti il processo di adeguamento "sarà probabilmente di lunga durata", in quanto i rischi di un ulteriore deterioramento della situazione sono aumentati sensibilmente, ed i mercati sono diventati più volatili, più pericolosi e più chiusi, ai danni degli investimenti delle imprese e del mercato del consumo, nonché del mercato monetario. La sfiducia nel mercato finanziario, in particolare quello statunitense, ha scatenato, accanto alla perdita di oltre 300 miliardi di dollari, un effetto domino con il progressivo disinvestimento dei titoli ad alto rischio. Ciò ha provocato, non solo una fuga di liquidità dal mercato finanziario americano, ma anche un progressivo indebitamento delle Banche stesse e degli Istituti finanziari, che hanno perso le importanti linee di credito presso le Banche d'Affari.

Global Financial Stability Report of FMI
L'asimmetria dei finanziamenti è al cuore di queste turbolenze: gli attivi a medio termine, difficili da monetizzare, sono stati finanziati con fondi con scandenza a breve termine sotto forma di cartolarizzazione dei crediti nel portafoglio. Questa tecnica è stata posta in essere da molti istituti di credito e finanziari che, per far fronte poi alla propria liquidità hanno rinnovato e ampliato sempre di più le linee di credito presso le Banche d'affari, fino a quando le perdite sui crediti sono divenute sempre più evidenti all'interno dei bilanci, e non più occultabili agli occhi delle Istituzioni. I maggiori crediti si sono tradotti in tassi interbancari più elevati, oppure in chiusure di linee di credito in modo da conservare le loro liquidità per poter finanziare all'occorrenza altre attività.
La leva finanziaria ha giocato poi un ruolo determinante nell'amplificazione delle perturbazioni, perché quanto più una banca è stata in grado di indebitarsi, tanto più ha prosciugato ancora di più la liquidità sul mercato: il risultato è stato un processo di disindebitamento forzato a prezzi bassissimi oppure il fallimento di alcuni fondi di investimento. Molti istituti di credito avevano applicato delle strategie fondate su un forte livello di indebitamento sperando che di poter giocare sulla continua rigenerazione della linea del credito, senza tuttavia considerare che la volatilità dei mercati ha richiesto la chiusura delle situazioni a rischio.
È questo ciò che fondamentalmente è accaduto con la Northern Rock, banca che reinvestiva i suoi depositi soprattutto in titoli ad alto rischio: dinanzi alla crisi di liquidità scatenatasi con il crollo della domanda dei prestiti immobiliari a rischio americano, la Northern Rock ha chiesto un prestito di circa 4,3 miliardi di euro alla Banca di Inghilterra, che si aggiungono ai 14,3 miliardi di euro iniettati nel sistema bancario per i prestiti a tre mesi. Nello scorso giugno 2007, tuttavia, la Northern Rock aveva inviato un avviso alla JP Morgan, chiedendo un rifinanziamento tale da evitare il ricorso alle Istituzioni e agli organi di vigilanza. La JP Morgan ha rifiutato il finanziamento, e questo forse per attuare la sua strategia di acquisizione di un pesce più grande, collegato alla Northern Rock, ossia la Royal Bank of Scotland. Molto probabilmente la corsa agli sportelli nel cuore del mercato finanziario europeo poteva essere evitata, e ciò lascia sicuramente dubitare che dietro l'alibi della crisi di liquidità, si sia nascosta una grave speculazione ai danni dei risparmiatori e della stabilità del mercato stesso.
In ogni caso, come ammette lo stesso FMI, l'economia mondiale è entrata in un periodo di turbolenze che mette in serio pericolo il mercato monetario e dunque economie occidentali che presentano una bilancia commerciale in sofferenza e hanno le proprie valute collocate soprattutto all'estero, all'interno dei portafogli e delle riserve valutarie dei mercati emergenti.
Questi infatti hanno giocato un ruolo fondamentale ed estremamente delicato perché hanno fatto l'ago della bilancia con il loro surplus di crediti, quando l'occidente era in emergenza di liquidità e di capitali: la loro relativa stabilità, nonché l'esistenza nelle loro economie di fondi sovrani che investono ingenti capitali in differenti rami dell'economica mondiale, è stato il giusto deterrente per fermare il declino ineluttabile.
La cd. crisi del credito, sebbene è stato spacciato con una patologia della società o delle imprese che usano il debito come strumento di crescita, si è rivelata essere il marcio che si annida all'interno del mercato finanziario e valutario, retto dalle leggi della speculazione e dell'occultamento delle informazioni su ciò che accade negli ambienti degli addetti ai lavori. I malesseri e le gravi distorsioni del mercato si ripropongono solo a cose fatte, quando cioè il crack ha già causato disastri e terribili danni al tessuto economico, che di conseguenza si ripercuotono sui piccoli risparmiatori o sulle imprese. Così, il report del FMI ricorda come sia fondamentale, in questa situazione, ricorrere alla liquidità del microcredito, del piccolo risparmio, e ancora, delle economie emergenti che sono in grado di convogliare - anche considerando il surplus della bilancia dei pagamenti e commerciale, nonché delle rimesse dall'estero - una massa enorme di capitali, che dovrebbero così in parte rientrare sul mercato statunitense. La deregolamentazione degli ostacoli al trasferimento dei capitali dovrebbero, secondo tale ottica, ridursi sempre più fino ad essere quasi inesistenti al fine di agevolare investimenti esteri.
Ciò che dunque il FMI dimentica di dire, a conclusione della sua vasta analisi della crisi di liquidità, è la necessità di introdurre una trasparente regolamentazione sui sistemi informatici del mercato finanziario, con dei meccanismi di sicurezza che vadano immediatamente ad informare il mercato e le istituzioni sulle irregolarità in atto, in modo da permettere un intervento quanto più immediato. Se questo non può essere fatto, e né viene mai proposto, evidentemente non vi è la reale volontà di fermare le speculazioni e le crisi che rischiano di spazzare via, con una sola quotazione in ribasso, intere economie. Nulla è mai stato fatto, proprio perché il mondo è retto dalle lobbies bancarie che decidono regolamenti e normativa, sono i controllori e i controllati di un sistema che è divenuto un serpente che mangia la sua coda.

Paesi detentori del debito pubblico USA

Trend di crescita del debito pubblico USA



Le illustre menti di questa grande roulette russa, i banchieri della Federal Reserve e della Banca di Inghilterra, devono ora stare molto attenti, in quanto, secondo molti centri di ricerca, l'economia mondiale è entrate nella "Zona del crepuscolo".
Se la crisi di liquidità dovesse continuare, il dollaro perderebbe il suo status di valuta di riserva, e gli Stati Uniti dovrebbero liquidare ai propri creditori più di 800 miliardi di dollari, in relazione al loro deficit commerciale. Per capire la gravità della situazione occorre vedere gli Stati Uniti come uno Stato che ha perso la sua produzione industriale - presto anche uno degli ultimi giganti si accascerà, la GM - diventando l'economia dell' "offshoring" , della delocalizzazione all'estero per sfuggire ai costi dei sistemi occidentali. Le società americane, producono all'estero e importano beni allo stesso tempo : stando ai dati della bilancia commerciale degli Stati Uniti, vi sono esportazioni per 47,580 miliardi di dollari in computer, ed importano 101,347 miliardi di dollari, sempre di computer. Un'economia fondata sulla delocalizzazione è stata superata dalle sue economie colonizzate e la sua produzione non è capace di bilanciare i suoi consumi. Tutto ciò che ancora la salva è il fatto che, nonostante la dismissione delle riserve denominate in dollari, il dollaro è ancora una moneta riserva, anche se ormai eroso dai debiti e dal deficit di bilancio.
Gli Stati Uniti sono ormai su una rotta di collisione, con un sistema economico totalmente delocalizzato, fondato sul rent e sul debito, la sua moneta è stata svalutata ancora e si attesta quasi a 1,40€ mentre un barile di petrolio sale a 80$ e l'oro si quota intono ai 750$. Il pericolo di speculazioni sempre più forti è vicino e le Istituzioni monetarie cominciano così a retrocedere sui loro passi rinegoziando il rialzo dei tassi di interesse e ammettendo che vi è una mina vagante nel mercato finanziario.

24 settembre 2007

La e-justice e la biometrica nel futuro dell'Europa


Presentato dinanzi alla Commissione Europea il piano di attuazione del progetto "e-justice", ossia di "giustizia informatica" su scala europea, segnalato come prioritario della Presidenza portoghese. Il Ministro della Giustizia portoghese Alberto Costa, ha infatti illustrato, tra gli obiettivi di omogeneizzazione giuridica, la redazione della legislazione europea in materia di diritto di famiglia e di responsabilità civile, nonché della normativa per l'alleggerimento della burocrazia per imprese, la mediazione in materia civile e commerciale.
Il progetto di e-Justice è uno dei primi Progetti Integrati, che, coinvolgendo l'apparato amministrativo-burocratico nonché quello informatico e di intelligence, va a creare un database di informazioni giuridiche e personali che rivoluzionerà totalmente la nostra vita. Dopo anni di preparazione, è oggi giunto alla sua fase finale di attuazione, avendo infatti presentato come necessario un sistema di tracciamento degli individui per garantire la sicurezza della società civile. A muoversi ora devono essere i governi dei singoli Stati, che avranno l'onere di fare accettare ai suoi cittadini l'idea di essere inseriti in un archivio sovranazionale e di subire una continua violazione della privacy sotto la sorveglianza di un "cervellone" che controlla ogni tipo di movimento o transazione. Per tale motivo, è indifferente chi sia oggi il politico o il partito al Governo, in quanto è divenuto di prioritaria importanza portare a compimento quel progetto nato con "la lotta al terrorismo".
È stata così imposta la familiarizzare con le tecnologie di sicurezza (videosorveglianza, passaporto o documento elettronico, scansione dei dati biometrici) , spiegando che queste , in particolare quelle di biometrica, non rappresentano una minaccia alla privacy dei cittadini perché utilizzate all'interno di obiettivi e orientamenti ben precisi. Per quanto riguarda le tecnologie in questione, la e-justice farà ricorso ai sistemi di autenticazione elettronica "biometrica multimodale", in grado di fare una lettura delle caratteristiche fisiche e tradurle in dati elettronici (iride, impronte, fisionomia) , con l'integrazione dei sistemi di sicurezza con meccanismi di riconoscimento elettronico e di firma digitale. Accanto a questo vi sarà inoltre la realizzazione di un database di direttive, leggi e procedure legali che consentono di spiegare il mondo giuridico europeo ad un'ampia varietà di utenti, che si trasformano da semplici cittadini a professionisti che utilizzano, con sistemi di self-service, i meccanismi giuridici, i ricordi, la presentazione e il ritiro di documentazione . La e-justice, coordinata con il sistema del SIS II , diviene così uno strumento per poter poi applicare varie procedure molto complesse come quelle dell' Eurojust, ossia per l'emissione del mandato di arresto europeo, e del Bundeskanzleramt ( Cancelleria austriaca e i sistemi di RIS) , il monitoraggio e il continuo controllo delle leggi e dei regolamenti emessi , e ancora dell' Europol FEDICT.

I sistemi di identificazione biometrica sono attualmente pronti per una sua immediata utilizzazione a tutti gli effeti. La banca di dati biometrici dell'UE continua a garantire un'efficace gestione del regime comune europeo di asilo, ad esempio, nel sistema di EURODAC , lo strumento biometrico dell'Unione europea che aiuta a stabilire quale Stato membro sia competente per l'esame di una domanda d'asilo, facendo così da deterrente verso le violazioni. La banca dati d'impronte digitali applicata alla gestione delle domande d'asilo contribuisce in effetti a determinare quale Stato membro debba esaminarle attraverso il raffronto fra le impronte digitali dei richiedenti asilo e degli immigrati illegali, Nel 2006, EURODAC ha elaborato 165.958 serie d’impronte digitali di richiedenti asilo, 41.312 serie d’impronte digitali di persone che avevano varcato irregolarmente le frontiere e 63.341 serie d’impronte digitali di persone arrestate perché in posizione irregolare sul territorio di uno Stato membro.
Dal 15 gennaio 2003 le impronte digitali di ogni persona di età superiore a 14 anni che chiede asilo nell’Unione europea, in Islanda o in Norvegia, vengono immesse in una banca dati denominata EURODAC. È il primo sistema automatizzato comune d'identificazione delle impronte digitali (AFIS) nell’Unione europea.
La Commissione europea gestisce il sistema per conto degli Stati partecipanti, come prototipo di futuri progetti comuni, quali il sistema d’informazione Schengen di seconda generazione e il futuro sistema europeo d’identificazione dei visti.
Nell’ambito del sistema EURODAC, gli Stati partecipanti devono provvedere senza indugio a rilevare le impronte digitali di ogni richiedente asilo di età superiore a 14 anni. Le impronte digitali rilevate vengono quindi comparate con quelle trasmesse dagli altri Stati partecipanti e memorizzate nella banca dati centrale. La banca dati si avvale soltanto della comparazione biometrica, che è il più sicuro e il più accurato tra i metodi disponibili per l’identificazione. Ogni Stato partecipante provvede affinché il garante nazionale della protezione dei dati eserciti il controllo indipendente sulla legittimità del trattamento dei dati.
EURODAC consiste in un’unità centrale istallata presso la Commissione, dotata di una banca dati centrale computerizzata pienamente automatizzata per la comparazione delle impronte digitali, e in un sistema di trasmissione elettronica dei dati tra ogni Stato partecipante e l’unità centrale.

Per controllare i dati biometrici è stato creato il Centro di Biometrica europeo (CoE) nel cuore dell'Unione di Europa, a Brussels, che funge ufficialmente da centro di analisi e di intelligence per le centrali investigative e di polizia. Così l'e-justice biometrica ha lo scopo di fornire informazioni sia ai cittadini intesi come utenti, sia agli organi giuridici di ciascun Stato in quanto diviene il database ufficiale per l'emissione dei mandati di arresto europeo, per l'assistenza giuridica transnazionale, per i controlli dei movimenti al confine, per i visti, nonché per le carte di identità elettroniche e le schede multifunzionali "intelligenti". Il Centro di Biometrica concentra al suo interno le differenti funzioni che costituiscono l'intero sistema dell'identità biometrica, primo tra tutti i processi RAPIDS ( Registrazione e Soluzioni di Identificazione Giuridiche ) che si traducono nelle attività di Iscrizione ed emissione di carte di identità biometriche ( con impronte digitali, riconoscimento facciale, scansione dell'iride e firma elettronica, nonché comparazione dei dati con la black-list ). Accanto alla creazione dei database, vi sono le attività di controllo e di verifica delle caratteristiche biometriche, con sistemi di scansione elettronica dei propri dati e comparazione immediata, in tempo reale del database. Tali sistemi verranno applicati anche ai cd. Kiosk SafePass, ossia centri di controllo alle dogane con sistemi di lettura dei documenti e dei dati biometrici al fine di semplificare le procedure doganali. Il Centro biometrico propone inoltre tecnologie 3D per il riconoscimento facciale, con valide applicazioni anche nei settori amministrativi e finanziari, sistemi di immagazzinamento dei dati biometrici su una scheda elettronica o interfaccia USB, tecnologie eJustice Biometrica Bi-modale che consentono di estrarre i dati biometrici del singolo individuo senza emettere i dati sulla rete e dunque senza ricorrere al database centrale.

I sistemi di tracciamento dei dati biometrici sono, al momento, pronti per essere installati all'interno della Comunità Europea, e avranno una prima applicazione proprio nei processi dei controlli doganali e dell'emissione dei visti in modo da mettere in rodaggio l'intero sistema proprio cominciando dal monitoraggio dell'emigrazione e dei movimenti alle frontiere. Infatti, molte sono al momento le pressioni esercitate da parte delle Istituzioni Europee sui Stati membri e sui potenziali entranti, al fine di regolamentare l'emigrazione e di registrare tutti gli emigranti clandestini che transitano sul loro territorio o che sono diretti verso l'Europa. Questo è uno dei pilastri fondamentali dei nuovi accordi bilaterali ratificati dall'UE con i Paesi Balcanici, che hanno così come primo onere quello di fare un censimento elettronico della popolazione che emigra e che espatria in maniera illegale.
In questo caso, l'emigrazione clandestina diventa un terreno di studio e di rodaggio del sistema di tracciamento dell'intera popolazione europea. Inoltre, considerando che spesso sono le ambasciate e le Istituzioni stesse che alimentano questo "traffico ellecito di persone" senza effettuare i dovuti controlli, è possibile considerare l'emigrazione clandestina come un corridoio creato dagli Stati stessi per sostenere un sistema economico e industriale basato sullo sfruttamento e il lavoro "a nero".
Le politiche di regolamentazione dell'emigrazione divengono così uno strumento per sdoganare il tracciamento biometrico, per poi estenderlo pian piano a tutta la popolazione europea. Ironia della sorte, il terrorismo è diventato un'arma nelle mani dello Stato perché con esso cominciano e finiscono molte delle tecnologie che cambieranno o "faranno evolvere" la nostra società civile. Nasce così il monopolio delle società di informatica e dei centri di ricerca privati, spesso sponsorizzati dalle fondazioni bancarie, che avranno così il monopolio nella gestione di gigantesche banche dati di informazioni sensibili. Lo Stato rappresenta qui un semplice concessionario di un servizio pubblico, ma il potere sui database è racchiuso tutto nelle mani dei privati, che saranno così i controllori e i controllati di un sistema complesso: se lo Stato non avrà il potere di gestirlo, chi controllerà mai le omissioni o gli abusi dell'utilizzo dei dati? E' chiaramente un crimine invisibile, perché ormai fuori dalla portata del controllo dello Stato.
Propongono dunque stupefacenti innovazioni, facendoci credere che stanno lavorando per noi, quando in realtà tutto questo darà inizio alla cd. usura informatica, catapultandoci in una nuova era in cui vi sarà la legga della disumanizzazzione, della cybernetica e dell'elettronica, in cui il mondo del lavoro sarà accessibile solo se si saprà utilizzare un software. Oggi i politici e il Parlamento sottoscrivono così degli atti irresponsabili, perché monopolizzano,giorno dopo giorno, mercati e informazioni, non creando una rete bensì un monopolio, un settarismo all'interno dei sistemi elettronici che manipolano i cittadini tramite i forum. Vi è un'amministrazione invisibile, dove gli uffici di E-bay, di Google o di Skype sono i prototipi delle Istituzioni del futuro: non esisteranno più luoghi fisici, bensì computer che custodiranno la nostra giustizia, le informazioni delle nostre transazioni informatiche, e noi non saremo cittadini ma degli utenti con un codice di identificazione.

21 settembre 2007

Sguinzagliata la propaganda per nascondere i crimini nei Balcani

Dopo anni di lotta alla disinformazione creata dai vincitori, la verità sulle guerre balcaniche viene alla luce lentamente con le prime ammissioni sui crimini dell'esercito bosniaco nei confronti del popolo serbo. Sono stati così messi in onda sulle emittenti ufficiali i primi film-documentari che dimostrano l'appartenenza all'esercito bosniaco delle brigate Mujaheedin, legame ufficializzato spesso dall'allora Presidente bosniaco Alija Iztebegovic.
La verità che da anni il popolo serbo cerca di rivendicare, è stata così confermata dal Generale bosniaco Kadir Jusic che ha dichiarato ad un giudice del Tribunale dell'Aja che il distaccamento Al Mujahed costituiva il terzo corpo dell'esercito bosniaco di Rasim Delic, inquisito per crimini di Guerra dal Tribunale stesso. " A partire dalla metà del 1993 fino alla fine della guerra, il distaccamento Al Mujahed era parte del terzo Corpo bosniaco, sia in termini formali che organizzativi, condividendo anche le strutture e i mezzi militari. Nel 1995 fu subordinato alla 35 Divisione nel 3 Corpo bosniaco e comandato da un combattente straniero chiamato Abu Mali". La testimonianza di Jusic è stata infatti determinante per dimostrare i crimini dell'operazione dell'esercito bosniaco per liberare Vozuca: è stata così screditata la versione secondo cui i combattenti mujaheedin avessero portato a termine da soli un'operazione che era stata studiata strategicamente. Molto probabilmente la brigata musulmana dipendeva direttamente dall'esercito bosniaco, a sua volta alleato delle forze Nato.


Inoltre, durante la cerimonia in onore del distaccamento Al Mujahed e del loro comandante Abu Mali, il generale bosniaco Rasim Delic, saluta la folla e gli ufficiali bosniaco-musulmani a nome del Presidente Alija Izetbegovic, ringraziando a nome del Governo bosniaco del servizio prestato alla Bosnia Erzegovina durante la guerra per la sua indipendenza. "Non dimenticheremo mai tutto quello lei ha fatto per i musulmani della Bosnia impegnati in questa guerra", afferma Rasim Delic . Dalle sue parole traspare un chiaro coinvolgimento dell'esercito bosniaco nel dirigere un esercito di mercenari, che combatte con il solo scopo di massacrare il proprio nemico. Continua il suo discorso affermando che "come è stato ribadito nella riunione con gli ufficiali delle forze Nato all'Aeroporto di Sarajevo, è innegabile il merito dell'unità che contraddistingue il distaccamento Al Mujahed, che deriva proprio dal sistema di comando dell'esercito bosniaco". Non nasconde dunque che "in Bosnia, come in qualunque altro posto nel mondo, Al Mujahed è giunto fin qui per difendere i fratelli musulmani, per aiutare i musulmani della Bosnia e Erzegovina. Il loro aiuto è necessario qui, al confine tra l'Islam e la Cristianità, affinchè l'Islam vinca la sua battaglia in tutto il mondo." Solo da queste parole si può dunque intuire il piano di fondo che ha ispirato le guerre balcaniche, ossia quello di creare un conflitto di religione e di etnia laddove non esisteva grazie all'unità federale realizzata dal governo Jugoslavo. La Nato e le forze occidentali hanno così fomentato una guerra civile, lasciando che il conflitto fosse gestito con bande di mercenari che combattono una guerra di religione che non gli appartiene. Il popolo serbo è stato trucidato sotto i colpi di assassini feroci che agivano senza un corpo militare alle spalle, ma era manipolati dall'esercito bosniaco e dalla Nato. Accanto a tali prove schiaccianti, cominciano inoltre a circolare delle informazioni, non ancora formalmente confermate e dunque considerate come rumors, sull'esistenza di un accordo tra Richard Holbrooke , inviato americano nei Balcani, e Radovan Karadzic , Presidente della Republika Srpska, che garantisce l'esclusione di Karadzic e Mladic da qualsiasi diretto coinvolgimento nelle indagini del Tribunale dell'Aja, una volta terminata la guerra.
Tale dichiarazione è stata rilasciata da Vlado Nadeždin - capo gabinetto nel Ministero degli Interni jugoslavo retto da Milan Milutinović - dichiarando che il documento fu firmato nel 1995 prima della Conferenza di Dayton e conteneva come clausola principale quella di escludere la possibilità del Tribunale dell'Aja di inquisire Karadzic e lo stesso Mladic. Secondo questo accordo, non solo questi due personaggi non potevano essere arrestati, ma neanche intervistati, fotografati, o trascinati in qualche modo nella vita politica, essendo coinvolti nelle trattative segrete di Dayton. Attualmente il documento è introvabile perché probabilimente è stato occultato dagli stessi americani, che hanno tutto l' interesse ad impedire che vengano rivelate tali informazioni.
Tuttavia, vi è il sospetto che questa fuga di informazioni sia frutto della stessa manipolazione del Tribunale dell'Aja che cerca scappatoie per giustificare il mancato arresto di Karadzic e così il fallimento di Carla del Ponte.
Rivelare oggi tali informazioni certamente fa parte di un'altra strategia, ossia quella del ravvicinamento della Comunità Occidentale ai Balcani per realizzare la rebalcanizzazione, che dovrà essere gestita e diretta da un'entità sovranazionale che è l'Unione Europea. Molte sono state le truffe e le bugie che sono state portate avanti dai media e dalle Organizzazioni Internazionali, manipolati dalle lobbies che hanno voluto distruggere la Jugoslavia e oggi se ne vogliono riappropriare per porla sotto il loro stretto controllo. Oggi l'oggetto conteso è il corridoio turco-balcanico su cui tutti stanno cercando di mettere le mani, sia con manovre diplomatiche, sia fomentando conflitti interni. Da qui si intuisce, ancora una volta, il ruolo di Bernard Kouchner che ora, dopo il famoso documentario sui "campi di concentramento" in Bosnia, parla di "gravi tensioni" in Iran e di possibile guerra in Medioriente: continua dunque la sua opera di fomentare e di guerrafondaio semplicemente per portare acqua al mulino dei potenti, per saccheggiare i popoli che sono le sue vittime.
Tali importanti verità giungono solo adesso quasi inaspettate, dopo lunghi anni di continua lotta per far riemergere una storia cancellata nonostante le pressioni e le minacce per occultare il cd. Dossier di Al Qaeda. Tali documenti hanno senz'altro toccato il punto nevralgico delle Guerre Balcaniche, dietro le quali si nasconde l'origine della guerra al terrorismo e della strategia di controllo delle masse delle forze occidentali. Allora i Mujaheedin furono utilizzati per distruggere la Jugoslavia e rifare dei Balcani la polveriera dell'Europa, all'interno della quale Oriente ed Occidente si scontrano in una lotta massacrante che non risparmia le popolazioni. Successivamente, quello che era l'esercito Al Mujahed è andato a costituire la base di dati per costruire Al Qaeda, ossia un'organizzazione terroristica internazionale che si muove all'interno degli Stati con una struttura a celle, non coordinate da un'entità centrale. Il collegamento tra le Guerre Balcaniche e il terrorismo fondamentalista nel mondo è molto sottile, ed è proprio ciò che le entità sovranazionali cercano di nascondere al fine di non perdere l'egemonia e il potere che esercitano sull'intera regione euro-asiatica. Se cade dunque il mito dei Mujaheedin in Bosnia, cade Al qaeda e così tutto il castello di bugie che in questi ultimi dieci anni ha costruito l'America, perdendo così il suo investimento in una guerra perenne al terrorismo al solo scopo di creare un totalitarismo invisibile. Dinanzi dunque alle prime rivelazioni sul caso Al Qaeda è cambiata dunque la strategia delle lobbies, che oggi mirano a raggiungere dei compromessi e a mediare per portare i Balcani in Europa. Carla del Ponte è al momento la persona più esposta, parlando come un vero politico e diplomatico, ma dovrebbe in realtà fermarsi ad indagare sulla Nada Management, e sulla Riggs Bank, direttamente implicate nel riciclaggio del denaro destinato al finanziamento di una strana organizzazione umanitaria musulmana che aveva sede nei Balcani. La proroga della sua carica come Procuratrice al Tribunale dell'Aja è stata confermata evidentemente per portare a termine la crociata contro i criminali di guerra, magari con una battuta di arresto che consentirà di voltare pagina sui Balcani non appena il Kosovo diventerà indipendente e verrà creato il corridoio verso il Medioriente.

In tale strategia assumono un importante ruolo i media che stanno alimentando una campagna d'odio nei confronti della Serbia, intorno alla latitanza dei "criminali di guerra" per stringere il nodo intorno alla gola del Governo Serbo per cedere sulla questione del Kosovo. Si pensi all'Espresso che questa mattina pubblica un reportage sulla latitanza di Radovan Karadzic ( Dove si nasconde la Belva Karadzic di Gigi Riva, L'Espresso nr.38 anno LIII 27 settembre 2007 ) stranamente accostato, nelle pagine immediatamente successive, alla testimonianza di Primo Levi sulla Seconda Guerra Mondiale. E' difficile non notare l'accostamento immediato tra Serbia-Nazismo-Israele, tale da indurre il pensiero del lettore all'associazione di idee Nazionalismo-Balcani, come minaccia tutt'ora esistente nel cuore dell'Europa. Questi trucchi giornalistici, subdoli e meschini, mirano proprio a cambiare il pensiero delle persone e a creare un clima d'astio e di diffidenza solo per ricattare uno Stato che non vuole retrocedere sulle sue posizioni e cerca ancora di difendere la propria memoria. Sono reportage realizzati per distogliere l'attenzione e nascondere notizie ben più importanti, redatti da giornalisti servi di un padrone, schiavi del dio denaro che si limitano a ripetere, come pappagalli ciò che i signori al potere hanno divulgato come "versione ufficiale". Allo stesso modo, ricordiamo l'articolo del Piccolo di Trieste di Paolo Rumiz, Il serbo che scelse Sarajevo , all'interno del quale il giornalista declama il generale serbo Jovan Divjak che rinnegò la sua gente per avere denaro e fama. Paolo Rumiz così risponde alle lettere di protesta della comunità serba, accusandola di alimentare odi nazionalisti ed etnici, senza neanche sapere di cosa si parla: dovrebbe sapere che, mentre i Monasteri del Kosovo erano assediati, in Svizzera si firmavano importanti accordi e finanziamenti alle bande mercenarie della Bosnia. Hanno sempre raccontato al mondo intero che i serbi hanno attaccato la Bosnia, ma in realtà non ammettono che il 50% del territorio bosniaco è costituito dalla Republika Srpska, per non perdere la loro leadership all'interno della Federazione . Questi articoli fanno dunque capire come la propaganda oggi si sta muovendo per non far mai calare l'attenzione sui Balcani e per non rispondere sulle schiaccianti verità che stanno oggi emergendo. Propongono filosofie e pietismi che consentono così di non rispondere su un Dossier che contiene 300 documenti e dimostra, senza ombra di dubbio, il crimine che è stato commesso e che è ancora in atto. Il loro indagare su un crimine non è certo un reato, ma viene riproposto continuamente per evitare che le verità che stanno emergendo screditino tutta la disinformazione messa in piedi. Siamo disponibili a dimostrare in diretta, ovunque vogliate, che è in atto un vero etnocidio, alimentato per nascondere gli errori e il fallimento dei padroni del mondo.

20 settembre 2007

I Balcani si avvicinano sempre più all'Unione Europea


L'Unione Europea ratifica nuovi accordi bilaterali per la libera circolazione delle persone con cinque Paesi balcanici, garantendo così migliori condizioni in cui i viaggiare e lavorare in uno spazio europeo. Albania, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Montenegro e Serbia si impegnano così ad adottare nuove riforme nelle loro politiche di emigrazione nonchè di contrasto all'immigrazione illegale, al fine di fare un ulteriore passo avanti nel cammino verso l'Unione Europea.

Sulla base di tali accordi, raggiunti dopo tre fasi di negoziazioni, è stata stabilita una deregolamentazione per la concessione dei visti e il rilascio di documentazione a particolari categorie di viaggiatori: studenti, ricercatori, scienziati, lavoratori nel campo delle arti e della cultura, sportivi e imprenditori, nonché per coloro che vogliono raggiungere la propria famiglia, o semplicemente dei luoghi di turismo. Sarà possibile concedere dei visti multipli, con la validità anche di 5 anni, ai membri permanenti delle delegazioni ufficiali, dei giornalisti, dei rappresentanti religiosi, e per persone che intendono avere delle cure mediche.
Gli accordi ratificati entreranno in vigore a tutti gli effetti a partire da gennaio dell'anno venturo nei confronti dei soli 15 Stati inclusi nell'area Schengen, anche se probabilmente saranno presto estesi agli altri entro la fine dell'anno: in tale periodo di transizione potranno concedere dei visti nazionali esenti da tasse se emessi per un breve periodo.
Per quanto riguarda il rimpatrio, sono state stabilite delle chiare obbligazioni a carico delle autorità competenti dei Paesi dei Balcani, così come dei Paesi membri. Infatto saranno interessati da questo tipo di accordo non solo i clandestini di nazionalità balcanica in territorio europeo, ma anche qualsiasi individuo proveniente da un terzo Paese non incluso nell'accordo, che risiede in maniera illegale all'interno dei Balcani, a meno che non possa dimostrare di avere dei chiari collegamenti con lo Stato in cui risiede.

Dinanzi dunque alle molteplici proteste da parte degli Stati dei Balcani sulle misure adottate dall'Unione Europea nei confronti dei cittadini di cittadinanza balcanica - considerata ai fini dello spazio comunitario per la libera circolazione delle persone come extra-europea - arriva un riscontro da parte delle Istituzioni Europee che hanno così fatto delle concessioni sulle modalità con cui vengono rilasciati visti e permessi di soggiorno, nonché sulle politiche di contrasto all'immigrazione. I Ministri degli Interni dei cinque paesi balcanici che hanno discusso degli accordi, hanno accolto tale iniziativa acconsentendo ad un maggior controllo della immigrazione clandestina verso il mercato comunitario, nonché ad attuare ulteriori provvedimenti. Tale gesto della Unione Europea è stato infatti interpretato come un evidente segnale di apertura per l'ingresso dei Paesi dei Balcani all'interno dell'Europa, nonostante la forte resistenza di Paesi come la Germania, che sollevano maggiori eccezioni dinanzi al problema alla questione "balcanica". Come ha ribadito lo stesso Commissario Franco Frattini, in tale processo di avvicinamento sono di fondamentale importanza le misure e le promesse prese dai Paesi balcanici per risolvere il problema della circolazione degli immigrati clandestini, mediante dei controlli più severi al confine e l'introduzione di passaporti con caratteristiche biometriche e passaporto RFID. I provvedimenti che dunque dovrebbere essere adottati, potrebbero presto rivelarsi un'arma a doppio taglio nei confronti di Paesi che si vedono costretti ad attuare leggi e condizioni all'emigrazione non sempre rispondenti alle loro esigenze, ma solo per ottenere la meritevolezza ad entrare in Europa. Per cui, se da una parte la ratifica di questi accordi rappresenta un primo passo per sdoganare i Balcani dalla figura di "ghetto" creato nel cuore dell'Europa, dall'altra diventa l'ennesimo "ricatto" di isolamento e di esclusione qualora non venissero rispettate determinate condizioni. Inoltre, continua ad essere discordante la politica annunciata dalle Istituzioni con le attuali misure di controllo presi dai Governi dei Balcani sempre più strigenti e severe nei confronti degli individui che si muovono da uno Stato all'altro della ex Jugoslavia. Vi è dunque una contraddizione di fondo che fa intuire facilmente che l'Europa è maggiormente interessata a controllare i flussi migratori, l'immigrazione clandestina e così il mercato del lavoro europeo, piuttosto che creare delle condizioni ideali per consentire a dei Paesi in difficoltà di trovare un mercato in cui crescere.
Le ripetute e costanti pressioni da parte dell'Unione Europea in tal senso lascia pensare che ancora una volta è l'Europa a voler mettere le mani sui Balcani al fine di sottrarli all'influenza geopolitica della Russia. Molti sono i progetti per le terre del Kosovo, o dell'Albania, così come della Macedonia, che dovranno così ospitare la realizzazione dei grandi corridoi e delle pipeline che collegheranno l'estremo Oriente all'Occidente. Non dimentichiamo infatti che tali territori sono di importanza strategica sia ai fini della realizzazione del gasdotto Nabucco, che instraderà il gas dell'Azerbaijan e dell'Iran verso l'Europa aggirando la Russia, sia della rete russa collegata al South Stream, considerando infine i recenti sviluppi del progetto del metanodotto TAP , sviluppato e promosso dal gruppo svizzero EGL, che si pone come variante rispetto alla rete russa e alle pipeline turco-europeo.
Molteplici dunque gli interessi che si concentrano sul territorio dei Balcani, in relazione ai quali la Commissione Europea sta portando avanti una serie di azioni diplomatiche volte ad accelerare il cammino degli Stati Balcanici nel mercato unico europeo, al fine di estendere a tali Paesi direttive, regolamenti e regole monetarie che permettano di acquisirne il controllo.

19 settembre 2007

Il mio nome è Mike e non sono un utente

Milorad Dodik - Primo Ministro Republika Srpka
Il grande spettacolo che ci stanno offrendo in questi giorni in realtà è l'inizio della disfatta totale della nostra classe dirigente, che deve prepararsi a lasciare la poltrona per far posto ai nuovi politici. Arrivano nelle piazze e nelle urne elettorali le nuove idee, i personaggi usciti da un blog che porteranno il popolo della rete all'interno di un partito, che per il momento preferisce definirsi "movimento". Ecco davanti a noi le nuove democrazie, che si riuniscono in un forum e decidono di essere "la rete", parlano di diritti dei cittadini, urlano e tirano calci da ogni parte, ma alla fine, tra un consiglio di amministrazione e l'altro, cominceranno anche loro ad accaparrarsi poltrone e segretarie.
Oggi vogliono dare ad intendere così che la politica non siamo più noi, ma è la rete, cioè internet che consente una comunicazione diretta tra rappresentante del popolo e la massa elettorale. In realtà questa è la più grande truffa del secolo: l'usura informatica e la cybernetica sono ormai nel nostro presente, e nessuno ancora è riuscito a capire il significato profondo e la pericolosità di questa nuova era. Tutti si sentono esperti in materia e, come spesso capita a chi legge un solo libro di economia e diventa monetarista o economista, così oggi basta avere un sito per credere nella sua piccola ingenuità di avere un grande potere di informazione, un media, per non parlare poi di chi gestisce dei forum, censurando e avvallando teorie, manipolando persino le parole di chi vi partecipa. Questo è il mondo su cui noi siamo seduti, che si prepara ad esplodere come una bomba ad orologeria, distruggendo tutti i nostri concetti e le nostre ideologie. Chi si autoproclama profeta cercando di fare il politico o l'economista mediante monologhi all'interno di un forum, dovrebbe sapere che sta creando un nuovo partito pronto ad essere ceduto a chi offre di più; se non sa questo o fa il finto tonto o non sa di cosa parla. Al contrario, l'associazionismo, con una rete gestita dallo Stato, all'interno della quale vi siano dei centri controllati da enti pubblici con delle chiare e semplici direttive, può far sì che sia creata una politica fatta dai cittadini.
Il terreno su cui noi fondiamo la nostra società e le Istituzioni, sono la storia delle nostre generazioni, tuttavia il tempo le ha volute cambiare stravolgendole e facendo perdere l'obiettivo verso qui andiamo. Oggi è innegabile che i politici non rappresentano più i partiti, semplicemente perché la politica non ruota più intorno a delle idee, ma intorno a dei simboli, a dei personaggi, verso i quali riponiamo tutta la nostra fiducia non sapendo che da un momento all'altro il loro pensiero cambierà e così, anche la posizione politica che rappresentano non avrà più senso o coerenza: noi non siamo né di destra e né di sinistra, siamo come pecore che seguono che tira più dritto, e non una ideologia che può spingerci a partecipare attivamente o a ragionare con la propria testa.

In questa situazione di smarrimento e di confusione per la massa elettorale, si inserisce la cybernetica che non ha un vero e proprio terreno di gioco, e delle regole che possono essere facilmente cancellate, ritrattate e modificate. Le leggi che all'epoca delle prime civiltà umane erano incise sulla pietra per non essere cancellate, oggi sono inserite in database elettronici non protetti dalla manipolazione esterna. Le tavole di pietra possono essere considerate ciò che era la nostra civiltà, ma con l'informatica e la cybernetica i padroni saranno coloro che conservano le chiavi origine e i linguaggi dei software e potranno così tirare i fili di questa grande giostra.
Oggi, chi si elegge paladino di giustizia ingiusta è solo un burattino, perché non fa altro che ripetere lo stesso errore di sempre, rigiocando in una sequenza diversa sempre le stesse carte, e magari non ha capito che il vero cancro all'interno della società sono le strutture del potere. Ogni singola entità economica ha al suo interno delle piramidi e delle gerarchie, ( imprese, amministrazione e potere ) che reggono il potere e stabiliscono le regole: nel momento in cui, tuttavia, le masse che sono alla base della piramide soffrono, si cambia il personaggio, si rinnova il consiglio di amministrazione o il rappresentante di Governo per attendere il nuovo che prenderà lo stesso posto all'interno della piramide. Nulla cambierà nel tempo se le nuove menti e le nuove persone si inseriranno in un sistema fallito, già trito e ritrito. Si resta sempre chiusi all'interno di una struttura di potere che non permette di modificare la società in cui viviamo, e purtroppo, tale aspetto del problema non è stato mai capito ed analizzato da alcun partito o movimento. Per tale motivo questa gente farà dei danni molto gravi e non solo a loro stessi, ma anche a quelli che pensando di stare male e vogliono dare una svolta alla loro vita, avere una soluzione ai propri problemi, come il calo del potere di acquisto, la disoccupazione, l'usura o il mobbing.
Chi invece ha capito e ha cercato di lottare contro un crimine invisibile che era invece in atto, è stato allontanato, cacciato oppure è scomparso in incidenti molto strani, per poi essere cancellata la memoria di ciò che aveva realmente scoperto. Pochi sono oggi i testimoni di un passato in cui si è cercato di fare qualcosa e di ribellarsi, avendo intuito che le cose sarebbero peggiorate sempre più, e si sarebbe creata una situazione insostenibile.

Sulla base della mia esperienza personale, e dunque di un italiano che ha sempre vissuto in paesi esteri, ho visto il lento cambiamento dell'Italia, e soprattutto della politica italiana.
Oggi vivo nella Srpska perché posso dare qualcosa a questo Paese e difenderlo dai continui attacchi per piegarlo e costringerlo a fare qualcosa che non vuole. Ho pagato la mia libertà a caro prezzo, credevo di lavorare per una bandiera, per uno Stato e quando ho capito cosa stava realmente accadendo sono stato sincero con me stesso decidendo di costruire altrove qualcosa che non potevo realizzare in Italia. Oggi molti mi scrivono, dopo anni hanno capito ciò che io tentavo di spiegare loro tempo fa, e così lamentano malesseri e povertà, quando in realtà soffrono solo del "male di vivere".
Ho vissuto senza acqua, senza energia elettrica, viaggiando molto nei Balcani, e vivendo in Paesi poveri dove sei solo uno straniero, che viene usato, sfruttato e poi gettato.
Giorno dopo giorno ho conquistato questa gente, cercando di essere accettato non come un italiano all'estero, ma come uno di loro, chiamandomi semplicemente Mike. Da questa prospettiva ho visto come grezzamente hanno creato in queste zone dei partiti e come i politici italiani in visita nei Balcani hanno accreditato degli strani personaggi, creando dei miti e dei falsi eroi per il solo motivo di nascondere dei gravi errori del passato. Così vedo oggi che Prodi accusa Grillo di aver fatto un partito, mentre Grillo a sua volta vuole "certificare le liste civiche": così si mettono in discussione a vicenda, creando un finto contrasto, perchè il realtà sono in perfetta sintonia in quanto il Governo ha in qualche modo accettato l'esistenza di questo movimento come un dato di fatto. Sono andato via proprio perchè non li credo più, e perchè ho capito che io, Michele Altamura, non dovevo fare semplicemente nulla, ma semplicemente tirarmi fuori da un meccanismo subdolo che non costruisce ma distrugge, per cercare così di fare qualcosa di piccolo ma vicino alle idee di chi vive i problemi della vita giorno per giorno. Ho capito che non dobbiamo conquistare nulla, e non dobbiamo convincere nessuno di essere "noi" la giusta soluzione al problema. La Etleboro è così il frutto della collaborazione di amici e di gente che crede nell'associazionismo, ma chi crede che noi combatteremo delle battaglie perse si sbaglia, chi crede che noi porteremo la gente in piazza si sbaglia, perché queste cose servono a fare propaganda: la piazza è un luogo dove si fanno solo delle chiacchiere, è un forum, dove ognuno mostra la propria opinione, o cerca un partner , o è lì per perdere il suo tempo, dopodichè torna a casa, rincontra i propri problemi di sempre cadendo di nuovo nella disperazione.
Oggi il nostro nemico sono divenuti i politici, perchè sono dei ladri, non hanno più nessuna credibilità, sono solo delle prostitute del potere. E domani, cosa succederà? Domani avremo un nemico invisibile, avremo la rete dinanzi a noi che non può essere combattuta, avremo Microsoft forse ancora più grande che detta legge condizionando ancora di più la vita di tante imprese. La cybernetica sarà la nostra prossima schiavitù, la virtualizzazione e la disumanizzazione di ogni tipo di processo economico, e contro di questo non potremo combattere. Oggi io non intendo criticare nessuno, ma il tempo cambierà le cose con una evoluzione naturale, trasformerà noi come ha sempre fatto: ieri c'erano i pirati, oggi ci sono i banchieri, nulla è cambiato, tranne che oggi è permesso dire "vaffanculo" .

18 settembre 2007

Crisi di liquidità o rischio di speculazione?


Quello a cui abbiamo assistito in questi giorni sembrava il ripetersi della grande crisi del 1929 che causò il crollo delle borse mondiali e l'inizio di una delle fasi di depressione dell'economia mondiale più grave del secolo. Così dinanzi agli sportelli della Northern Rock si sono viste le prime code di risparmiatori che hanno richiesto il rimborso dei propri risparmi, appena appreso le prime notizie sul rischio che "la banca non restituiva più i soldi ai loro depositari e correntisti" a causa del diffondersi di una grave crisi di liquidità. Questo primo segnale di crisi all'interno del mercato finanziario europeo, è senz'altro una prima conseguenza della crisi immobiliare americana che comincia così a destabilizzare l'economia mondiale. Tuttavia, sebbene le Banche centrali siano subito pronte ad evitare l'espandersi del panico e il provocare l'effetto domino del contagio della crisi, siamo oggi veramente di fronte ad una crisi del "credito interbancario" e di altrettante manovre speculative volte ad approfittare tale situazione.

La Northern Rock è il quinto operatore britannico operante nel settore dei mutui, ha accresciuto i propri utili sfruttando i bassi tassi di interesse all'interno del mercato interbancario, e incentrando il suo circuito di denaro non sui depositi dei clienti, bensì sui capitali che riesce a raccogliere sul mercato tale da essere particolarmente sensibile e vulnerabile dinanzi alle crisi finanziarie che lo coinvolgono, proprio come la crisi sub-prime degli Stati Uniti. È intervenuta così la Bank of England, di concerto con la Financial Service Autority, e ha accordato alla Northern Rock una linea di credito per far fronte alla crisi di liquidità nel mercato bancario che aveva lasciato la banca senza la copertura necessaria. Tale provvedimento, come ribadito dalla stessa Bank of England, non è un prestito di emergenza in senso stretto, ma una misura volta a prevenire le conseguenze della crisi di liquidità ed evitare che si trasformi in crisi di insolvenza, qualora i rimborsi dovessero andare a vuoto lasciando a nudo la precaria situazione della Northern Rock. Questo perché, secondo le autorità monetarie inglesi, la Northern Rock, non è una banca sull'orlo del fallimento - altrimenti non vi sarebbe motivo di aprire altre linee di credito - in quanto ha già messo a disposizione come garanzia il suo asset immobiliare che vale più di 113 miliardi di sterline.

Si cerca dunque di non pregiudicare poi tutto il sistema economico e valutario che si basa proprio sulla fiducia, la trasparenza e la sicurezza nel credito : se dovessero venir meno una di queste componenti, un sistema basato sul continuo riciclo del danaro nei circuiti virtuali, a fronte di una riserva frazionaria quasi inesistente, rischia di crollare per molto meno di una coda dinanzi agli sportelli.
È da notare, dunque, che ciò che si vuole salvare non sono i risparmi e gli interessi dei piccoli investitori, ma è il mercato interbancario stesso, l'intero sistema fatto di Agenzie di rating, Banche d'affari e finanziarie il cui core business è la vendita di titoli ad alto rendimento. In questo clima di incertezza, le Banche, nel timore di avere nei propri portafogli titoli obbligazionari non sicuri, come i mutui subprime, prima di ricorrere alle iniezioni di liquidità delle banche centrali, accumulano denaro e non lo prestano alla concorrenza per paura di possibili insolvenze: la circolazione della moneta viene limitata all'interno di circuiti di banche di cui si conosce la solvibilità , e le stesse finanziarie drenano la liquidità per prudenza. Il risultato è che le linee di credito vengono chiuse prima alle banche più piccole, e poi a quelle più grandi: gli analisti infatti prevedono che la Nothern Rock diventi ora una facile preda di una banca più stabile.

Nonostante, dunque, gli inviti della Banca di Londra alla calma, la corsa agli sportelli non è stata frenata e il titolo Northern Rock è caduto sulle borse valutarie più del 35% , con un crollo della capitalizzazione borsista della banca a 1,8 miliardo di euro: da giovedì, i clienti della banca inglese hanno ritirato fin ad ora circa 3 miliardi di euro, ossia l'8% del totale dei depositi. L'annuncio della Banca dell'Inghilterra di venerdì di intervenire a sostegno della Northern Rock ha finito di compromettere la situazione con un effetto "bomba" sui mercati europei, che hanno visto in questo crollo una nuova conseguenza in Europa della crisi dei crediti immobiliari americani a rischio dei "subprime."

L'emergenza è dunque nell'aria, e la crisi immobiliare americana ha contaminato già la finanza. Il rischio di disastro economico sta minacciando gli Stati Uniti e si teme colpisca anche l'Europa: com'è giù accaduto, la caduta dei prezzi del mercato immobiliare ha provocato la dismissione di una massa di titoli tali da richiedere l'intervento della Federal Reserve, e così si è avuto il fallimento delle agenzie finanziarie specializzate, e una difficile situazione per alcune grandi banche internazionali. Nessuno vuole esporsi e assumere dei rischi, ma soprattutto le Banche non voglio concedere crediti ai piccoli Istituti di credito o a intermediari finanziari particolarmente esposti, andando così a congelare i circuiti finanziari e drenando i fondi per il l finanziamento della produzione industriali. Così, le Banche centrali hanno deciso di immettere liquidità non per salvare gli speculatori ma per permettere all'economia di girare, in quanto se non lo avessero fatto, vi sarebbe stato sicuramente il soffocamento delle attività, e l'innesco della recessione economica mondiale, proprio com'è accaduto nel 1929.

Tuttavia, tale situazione di sfiducia diffusa nei confronti del sistema economico-monetario statunitense e mondiale è terreno fertile per gli speculatori, che attendono la ripresa del dollaro per moltiplicare a dismisura i propri guadagni. Ad alimentare la speculazione sono le stesse Istituzioni monetarie che giocano da "inseder trading" per influenzare ancora di più il mercato. Una voce autorevole, fuori dal coro delle Banche Centrali che richiamano alla calma, è quella di Alan Greenspan che preannuncia in un'intervista al Financial Times "un ribasso dei prezzi dell'immobiliare negli Stati Uniti più rilevante del previsto, con un ulteriore crollo del 2 o del 3%". Greenspan, con una punta di ironia e compiacimento, non parla di bolla immobiliare ma di schiuma, e alla fine tutte le bolle della schiuma si riuniscono per formare una bolla gigantesca. Per tale motivo ha annunciato che la Fed e la Banca centrale europea (BCE) dovranno portare i loro tassi di interesse a più del 10% nei prossimi anni per bloccare le tensioni inflazionistiche. Per tale motivo, secondo Alan Greespan, si prepara una probabile recessione con il prosciugamento del mercato del credito in reazione alla crisi dei "subprime": questo perché non si tratta di un semplice incidente di percorso ma di un problema covato da tempo, a causa dei troppi errori commessi e dei troppi rischi assunti. A confermare tale previsione giungono i dati del rialzo del prezzo del petrolio, che raggiunge dei picchi di 80,50$ mentre la Goldman Sachs dichiara che per la fine dell'anno si potrebbero raggiungere gli 85 dollari a barile, sino ai 90 dollari per il primo trimestre dell'anno venturo. Se tali dati dovessero risultare esatti, si avrebbe una svalutazione del dollaro sino a 1,70€ , dando così inizio alla grande recessione del nuovo secolo.
Si potrebbe tuttavia sospettare che in questo momento così delicato si stia preparando il terreno per porre in essere gravi speculazioni ai danni dell'economie nazionali, in previsione del successivo rialzo del dollaro provocato, probabilmente, da una nuova guerra in Medioriente.
Tale ipotesi non è molto surreale, considerando che sono molte le manovre speculative poste in essere durante questo mese, come l'acquisto di titoli futures per un ammontare di circa 6,9 bilioni di euro, emessi sulla base della previsione di un crollo improvviso e drastico delle Borse entro la fine di settembre. Tali titoli viaggiano nei circuiti finanziari come delle vere e proprie mine vaganti, pronte ad esplodere da un momento all'altro per rastrellare capitali ai danni dei molteplici investitori che hanno seguito a ruota gli investimenti dei grandi fondi e degli speculatori.

17 settembre 2007

Un grande conflitto di interesse al Tribunale dell'Aja


Dai Balcani giunge la notizia dell'arresto del figlio di Radovan Karadzic , Aleksandar 'Sasa' Karadzic, da parte della polizia serba lo scorso 15 settembre. Alekasandar Karadzic, fermato a Belgrado come persona informata della latitanza dell'ex leader dei serbi di Bosnia Karadzic, viene arrestato proprio quando la Serbia si impegna a intensificare le ricerche dei "latitanti dell'Aja", per scontare così il classico interrogatorio dei giudici e del procuratore Carla del Ponte, attesa a Belgrado entro la fine del mese. Considerando che la polizia di Belgrado spesso effettua questi tipi di fermi, proprio per dimostrare alla Comunità Internazionale il suo impegno nelle indagini e nelle ricerche dei "fantomatici" criminali di guerra, non vi è un motivo apparente per giustificare tanto rumore e tanta propaganda. Il suo vero obiettivo è dunque quello di rilanciare la crisi balcanica che vede ancora la Serbia protagonista degli attacchi da parte delle lobbies, e che riapre una nuova fase all'interno delle trattazioni diplomatiche per l'Indipendenza del Kosovo. Potrebbe infatti non essere causale la decisione del Consiglio di Sicurezza General dell'Onu che ha votato venerdì per estendere il mandato di Carla Del Ponte fino alla fine di quest'anno, per poi essere nominata Ambasciatrice per la Svizzera in Argentina. Con 14 voti favorevoli e un astenuto da parte della Russia, l'Onu protrae la carica di Carla del Ponte senza un apparente motivo, oltre alla motivazione di consentire la sostituzione e la nomina di un nuovo procuratore.
La manovra dell'Onu non è piaciuta, tuttavia, alla Russia ,che, mediante il suo rappresentante Ilya Rogachev, afferma di avere seri dubbi sulla figura della Del Ponte, che , probabilmente "non sta capendo il significato del suo mandato". "Invece di eseguire il suo importante lavoro nella maniera che spetta ad un giurista internazionale che ha goduto dell'appoggio della comunità internazionale, Carla Del Ponte è divenuta un manovratore politico - ha dichiarato Ilya Rogachev - che ha l'audacia di pronunciarsi e sentenziale su relazioni diplomatiche internazionali". Le critiche della Russia si estendono anche nei confronti del Tribunale, che "è divenuto un organo sempre più ambiguo, parziale e costoso" , che va in ogni caso riformato perché non sta conducendo una condotta corretta e giusta nei confronti dei popoli balcanici. I danni del tribunale dell'Aja sono dunque divenuti palesi ed innegabili, tanto che si era deciso per la sostituzione di Carla del Ponte dalla carica di procuratore, ma evidentemente qualcosa è cambiato nel giro di pochi giorni, in un momento molto delicato per le sorti della stabilità dell'Europa e del Medioriente. I Balcani rappresentano infatti il termometro dell'Europa, per cui se accade qualcosa nella penisola balcanica, altrove vi è in atto una strategia che coinvolge tutta l'area euro-asiatica.
In questo momento la crisi del Kosovo rappresenta senz'altro una moneta di scambio, e di ricatto per il controllo sotto un'unica entità sovranazionale, in modo da decidere per la realizzazione della rete di gasdotti strategica per tutta l'Europa.

Allo stesso tempo, viene rimessa in discussione la crisi nucleare iraniana, che rappresenta infatti l'altra faccia della medaglia delle strategie delle lobbies internazionali che intendono creare instabilità e clima di guerra al solo scopo di poter imporre la loro politica degli approvvigionamenti energetici e di controllo delle regioni strategiche. Stavolta, a parlare con toni minacciosi nei confronti dell'Iran è la Francia, che si propone, attraverso la figura del Ministro degli Esteri Bernard Kouchner, come mediatore ed arbitro nella crisi tra AIEA e Iran. "La crisi del nucleare iraniano impone di prepararsi al peggio" - dichiara Bernard Kouchner - senza trascurare l'ipotesi di un possibile conflitto. E su tali presupposti, la Francia chiede all'Unione Europea di emettere delle sanzioni contro l'Iran, all'infuori della cornice dell'ONU, per costringere l'Iran a sospendere le sue attività nucleari sensibili. Si tratta soprattutto di sanzioni economiche, mediante embarghi dei circuiti finanziari e il divieto per le società petrolifere francesi di non rispondere alle richieste di offerta dell'Iran , come già hanno fatto Total e Gas de France. Bernard Kouchner - già Presidente della fondazione Médécin sans Frontières e Commissario Europeo in Kosovo - adotta un atteggiamento aggressivo e dimostra, ancora una volta, di difendere principalmente gli interessi della lobby che rappresenta, proprio come fa Carla del Ponte.

A questo punto ci si chiede cosa abbia provocato questo cambio della linea diplomatica della Francia, che da sempre sostiene il dialogo e la collaborazione tra l'Iran e la Comunità internazionale. La risposta potrebbe venire dalla prossima realizzazione del gasdotto Nabucco che unirà l'Asia Centrale all'Azerbaijan attraverso il Mar Caspio per aggirare la Russia e diversificare gli approvvigionamenti gassiferi con le risorse dell'estremo Oriente. Al progetto prenderanno parte 5 Paesi, quali la Romania, la Bulgaria, l'Ungheria, l'Austria e la Turchia, e probabilmente la Francia, che si propone come sponsor del progetto mediante la società Gas de France. Tuttavia, tale richiesta è stata rifiutata dal consorzio responsabile della realizzazione del gasdotto, e in particolare dalla Turchia che ha rifiutato di voler contrattare con GDF, come risposta alla ostile politica della Francia che sta facendo una dura lotta per impedire l'allargamento della UE nei confronti dello Stato turco. Ulteriore ostacolo sul cammino della Francia proviene dal regime dei mullah, che si oppone alla creazione di un altro gasdotto subacqueo che collegherebbe l'Asia Centrale all' Azerbaigian. Dinanzi a tale ostruzionismo, sia da parte del governo turco che di quello iraniano, una possibile soluzione che si prospetterebbe è di cacciare i mullah e diventare alleato di un Iran libero, con un giverno amico.

L'Iran, sembra dunque che cominci a dare fastidio, proprio perché cerca di sfruttare quanto più possibile le sue potenzialità, giocando quante più carte possibile. Dopo avere intrapreso i primi accordi per rilanciare il progetto della gasdotto Iran-Pakistan-India, l'Iran firma un contratto con il Gruppo di Zurigo EGL, Elektrizitäts-Gesellschaft Laufenburg AG, per l'esportazione di 5,5 miliardi di metri cubi all'anno. La controparte svizzera ha già parlato di "contratto del secolo" avendo trovato una valida alternativa alle pipelines della Russia: il gasdotto Trans Adriatic Pipeline, TAP . Il progetto del metanodottoTAP , sviluppato e promosso dal gruppo EGL, consentirà ai paesi dell’Europa occidentale di accedere alle riserve di gas naturale della regione del Mar Caspio, del sud della Russia e del Medio Oriente aprendo un quarto corridoio di approvvigionamento dopo quelli dal mare del Nord, Russia e Nord Africa. Il TAP è infatti tra i progetti strategici sostenuti dall’Unione Europea nell’ambito della Rete Europea di Trasporto dell’Energia (TEN-E). Per l'ambizione del progetto, il Tap è una variante del gasdotto Turco-europeo di Nabucco, e del mega progetto Russo South Stream che transita anche per la Grecia e per l'Italia. Tuttavia, anche il TAP dovrà transitare sulle terre della Turchia, divenendo così concorrente di tutti gli altri progetti realizzati e collegati ai medesimi giacimenti, e di quelli che hanno come sbocco sempre il mercato europeo. Probabilmente, tale contratto con la EGL potrebbe consentire all'Iran di sormontare la concorrenza quasi sleale della Gazprom, per permettere di esportare 10 miliardi di metri cubi verso l'Europa. Tuttavia, al momento, resta inefficace in quanto occorrerebbero ulteriori investimenti per adeguare l'infrastruttura iraniana al trasporto del gas. Gli svizzeri del gruppo EGL ha dunque affermato che il contratto resterà in sospeso fino a quando non sarà rinnovata la struttura da parte del regime stesso, non potendo - o non volendo - intervenire in prima persona per non trovarsi in disaccordo la legge americana detta Iran and Libyan Sanzioni Act , che vieta alle società straniere investire più di 40 milioni di dollari in Iran. In ogni caso i mullah si sono impegnati a vendere del gas a prezzo scontato, una volta terminata la crisi del nucleare, mentre gli svizzeri si impegnano ad intensificare il loro sostegno per la risoluzione positiva della crisi nucleare iraniana.

È ovvio che all'interno delle Nazioni Unite vi è un grosso conflitto di interessi, che è proprio quello della figura del Procuratore Carla del Ponte, che da sempre difende il giro di affari delle società e delle Banche svizzere. Una risoluzione dell'Onu favorevole all'Iran corrisponderà poi ad un impegno a dichiarare l'Indipendenza del Kosovo, per sottrarlo alla Serbia e metterlo nelle mani occidentali: questo perché sono entrambe delle regioni strategiche interessate da gasdotti e rete di infrastrutture.
Il ruolo di Carla del Ponte è chiaro ormai a tutti, è ancora lì al Tribunale dell'Aja perché deve ricordare il ricatto sulla Serbia e proteggere gli interessi delle lobbies che la hanno messa al potere. Dietro di lei, vi è tutto il marcio del mondo invisibile di Banche e multinazionali che si muovono con i guanti bianchi all'interno dei consigli di amministrazione e delle riunioni di Nato e Onu, per raggiungere i loro sporchi obiettivi. La guerra in cambio di gas, la pace in cambio di controllo e gasdotti.