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25 febbraio 2010

Scattata la trappola delle lavatrici svizzere


Roma - I recenti eventi connessi al caso Fastweb-Di Girolamo confermano quanto l'Osservatorio Italiano aveva già annunciato. Le società italiane stanno diventando delle vere e proprie lavatrici di denaro sporco mentre il traffico di droga è il nuovo prodotto interno lordo. Anche se in questo momento nessuno difenderebbe il Senatore Di Girolamo, visto che anche i suoi amici più cari lo stanno allontanando, non possiamo negare che lui è solo un capro espiatorio e che sono già in atto tutte le manovre per chiudere il più in fretta possibile il caso. Questa è la classica "polpetta avvelenata", consegnata ad arte. Ancora una volta i giochi di potere stravincono, con l'immediata pubblicazione delle foto e la solita dichiarazione di Saviano. Contrariamente a quanto ci vogliono far credere, dietro lo specchio della Mafia esiste il Gossip: ci sono così i calabresi e i casalesi, e dall'altra parte i salotti e i signori. "Fuori la mafia dallo Stato", hanno gridato, ma è impossibile perchè "non esiste la mafia senza lo Stato". E così, dopo la scoperta della grande truffa in Italia, altrove saltano progetti e garanzie bancarie. Sbuca anche il collegamento svizzero, visto che nel 2007 la società di telefonia Svizzera Swisscom
acquista la Fastweb con un'offerta molto importante, mentre era già in corso un'indagine nei confronti della stessa Fastweb relativa a false fatturazioni e riciclaggio di denaro illecito. E' evidente quindi che una gran parte di aziende italiane, sono drogate da titoli collaterali da operazioni che vengono studiate ad arte nelle security della banche svizzere, il resto è solo sceneggiata. Tutto ciò che sta intorno serve solo per costruire dei capri espiatori, e di fatti viene creare una grande confusione di eventi, mischiando varie situazioni con svariati personaggi, per nascondere una trappola già pronta. Le manette sono già scattate, tutto è stato già deciso. Per cui, rivolgendoci al Senatore Di Girolamo, crediamo che "sia meglio essere capra oggi, piuttosto che un perseguitato domani". La scelta più giusta potrebbero essere le dimissioni, per affrontare dinanzi ad un magistrato ogni accusa, perchè questi 'signori' hanno già studiato nei minimi dettagli come incastrare la propria preda e insabbiare tutto il resto.

24 febbraio 2010

La mafia e il gossip


E’ una guerra invisibile quella a cui assistiamo di giorno in giorno. C’è chi bombarda Paesi e chi traffica droga per costruire oleodotti. Da una parte c’è la mafia che tutti noi conosciamo, i casalesi, la camorra, quelli che vendono la droga alla spicciolata. E poi ci sono i vip, gente di spettacolo e di gossip, quelli che organizzano “festini” e gran-galà, allietando i loro ospiti con prostituzione moderna e droga, ma si servono rigorosamente dai ‘pusher’ e non dagli spacciatori. La differenza, tra questi due mondi, è davvero sottile, e sta solo nel fatto che i ‘pirla’ sniffano cocaina frullata con aspirina e altre schifezze, mentre invece i signori – per intenderci quelli che vediamo in tv e sulle riviste – sniffano quella pura all’80%, la cocaina colombiana. Questi due mondi sono paralleli, ma rappresentano in maniera perfetta quello che è oggi il business della “creazione del denaro”. Nessun complotto stavolta, ma la dura realtà, ossia che gli Stati dietro un protocollo segreto, trafficano rifiuti speciali e nucleari tramite organizzazioni di copertura: le scorie sono un segreto di Stato. E’ dura a dirlo, ma è anche difficile da credere. Purtroppo è così, e dietro tutto questo gioco al massacro vi sono i latitanti che prendono le colpe da espiare - tanto son sempre latitanti - e i signori , che viaggiano in aerei di lusso e stappano bottiglie di champagne. Il male dunque sono i trafficanti, i mafiosi, tanto un reato in più e un reato meno ,ad un delinquente non cambia la vita.

Questa è solo una premessa per far capire ai magistrati italiani che le loro indagini non portano a nulla, perchè sono inconsistenti e prive di elementi reali su cui costruire una strategia di lotta al crimine. In altre parole, i nostri inquirenti non hanno proprio idea di dove stiano seduti e di cosa sia davvero il traffico di droga. Basta leggere le parole del Procuratore Pietro Grasso (vedi Procuratore Grasso: i Balcani sono il deposito della cocaina ) che al Vjesti dice che “i Balcani sono il deposito" della droga dell’Europa”, che “la droga può essere trasportata in meno di 24 ore ad una posizione ben determinata in Europa”. Ci aspettavamo che il Procuratore Grasso spiegasse anche come faccia la droga a trovarsi in 24 ore in qualsiasi punto dell’Europa, dicendo per esempio che viene usato Google Heart, le chat o Skype, che consente di reperire la posizione di dove si troverà il carico e dove si posa il denaro. Grasso parla di una “nuova mafia”, della connessione della mafia calabrese con quella serbo-montenegrina, parla della cocaina colombiana e di quella dell’Afghanistan. Insomma tutti concetti frammentari che l’Osservatorio Italiano ha già avuto modo di spiegare, anticipando le mosse di qualcosa che sta succedendo da tanto tempo e nessuno ha visto ( si veda Scacco matto alla cocaina colombiana ).

Ma facciamo un piccolo passo indietro, e parliamo della magistratura italiana, quella che ha lasciato che si consumasse indisturbato il contrabbando di sigarette lungo le cose pugliesi senza muovere un dito, per poi contrattaccare dopo anni e sgominando tutto il traffico in pochi mesi. Possiamo dire, con la certezza matematica, che i cosiddetti scafisti sono stati solo un capro espiatorio, e il vero business lo ha fatto qualcun altro perchè i conti non tornano. Il contrabbando di sigarette, se le cifre ufficiali e quelle ufficiose sono giuste, avrebbe consegnato alle organizzazioni criminali pugliesi milioni di miliardi di lire: ma dove sono finiti tutti questi soldi? Possiamo assicurarvi che solo il 20% è finito nelle tasche dei contrabbandieri, mentre l’80 % in quelle dei Signori che hanno la residenza e le società in Svizzera. D’altronde, questo sistema ha creato il Procuratore del Ticino Carla del Ponte, poi divenuta Procuratore del Tribunale dell’Aja.
Facendo un po’ i conti, sappiamo che su uno scafo di tipo 'corbelli' potevano essere caricate 330 casse di sigarette, ogni cassa veniva acquistata presso la società montenegrina Zetatrans, e costava 500 euro. Per il trasporto, occorreva avere il supporto logistico a terra, 3 furgoni con tre autisti da pagare 200 euro l’uno e 10 ragazzi da pagare 75 euro a testa. Arrivavano ogni settimana dal ‘dutee free olandese’ circa 14 tir a settimana, che contenevano ciascuno 1980 casse. Al costo delle sigarette occorre aggiungere il pizzo pagato su ogni cassa, oltre che 2500 euro di nafta, su cui i clan locali avevano avevano il monopolio. A gestire il rifornimento della benzina degli scafi era il famoso fratello di Milo Djukanovic, il pistolero Aco Djukanovic. Lui viveva in una casa insieme al suo amico Paolo, amico dei siciliani, che era in grado di far arrivare in Puglia 30 corbelli in 2 giorni. Paolo è annegato, ma l’autopsia non è stata mai fatta.

Questa come ve l’abbiamo descritta è l’organizzazione logistica dei costi del contrabbando, sostenuti in sostanza dai contrabbandieri. Per quanto riguarda poi i guadagni, parliamo di 14 milioni di euro a settimana che incassavano e riciclavano i broker e i banchieri svizzeri, e in un anno sono ‘solo’ 168 milioni di euro. Quello delle sigarette è stata solo la punta dell’iceberg, perchè poi c’è la droga e il traffico dei clandestini. Si stima che i contrabbandieri di Ostuni, in 5 anni di lavoro, devono aver portato a Brindisi 840 milioni di euro, che riportati in lire sono tantissimi soldi, forse troppi per l’epoca di allora. Non ci sono dubbi che la Procura italiana non ha fatto assolutamente i conti, anche perchè poi tutto è stato smantellato nel giro di pochi mesi. Siamo seri signori, il contrabbando l’avete fermato nel giro di un mese, e l’avete combattuto per anni. Chi ha incassato i soldi? Le coste pugliesi da chi erano controllate?
La mafia? Certo che esiste, ma non esiste la mafia se non c’è lo Stato.

Adesso veniamo alla droga colombiana. I Balcani sono diventati un centro logistico, come l’Osservatorio Italiano ha scritto più volte, parlando di mafia trasnazionale oppure di una Santa Alleanza Balcanica, fatta da gruppi di potere locali e di diversità etnica, che possono trasportare droga oltre confine con assoluta facilità, proprio come un tempo le coste pugliesi erano aperte a tutto. Sappiamo che oggi occorrono per il fabbisogno italiano 3 tonnellate al mese di cocaina, che i signori colombiani vendono a 10-15 mila dollari al chilo, con un quantitativo minino di 1 tonnellata, ossia circa 10 milioni di dollari. Per avere dunque un buon prezzo bisogna organizzare il trasporto e sopratutto operazioni che fanno girare 30 milioni di dollari al mese. Non è assolutamente pensabile che un tale traffico abbia alle sue spalle personaggi come Totò Riina o Provenzano, che non sanno né scrivere e né leggere. In realtà vi sono menti raffinate, che dispongono di una rete in grande stile di avvocati, consulenti finanziari, direttori di banche, notai, ma soprattutto ricchi ‘nullafacenti’, per organizzare lo spaccio ad altissimi livelli.

Ai piedi di questa piramide, vi sono i criminali tradizionalmente intesi, i trafficanti e contrabbandieri che vivono ai margini della società perbene, fanno il lavoro sporco e rischiano la loro vita ogni giorno. Entrano ed escono continuamente dalle carceri con un sistema collaudato e a prova di “procuratore”. Se viene fermato con 10 chili di droga viene arrestato, ma prima che i giornali riescono a dare la notizia, è già fuori di prigione grazie al processo per direttissima. Qui viene condannato, ma se ha le attenuanti generiche – perchè incensurato – esce nel giro di pochi mesi. Tutto dipende dall’avvocato e dal fatto che ha o meno dietro di sé un’organizzazione seria. In caso contrario, c’è il carcere, allora lì scatta una strategia ‘fai da te’: si compra droga all’interno del carcere, dimostrando di essere un tossico dipendente. In questo caso, viene affidato al centro di riabilitazione che permette di uscire dal carcere, a seconda della clemenza della Corte, ma comunque si acquisisce una condizione di semi-libertà che consente di manovrare ancora il traffico. Al contrario, per i recidivi scatta la condanna a tre anni, ma anche in questo caso vi è la possibilità di beneficiare del condono di due mesi, dunque la pena viene ridotta a sei mesi. Con un buon avvocato, e la riduzione di pena per buona condotta, in circa 7-10 mesi è fuori: altro giro e altra corsa.

La droga che acquistano i grandi importatori ha una purezza dell’80%, poi la frullano mettendo dentro un 20% di varie sostanze, raggiungendo così il 60-65% circa. Un kilo in Italia costa circa 24-26 mila euro, che viene tagliata in varie percentuali, a seconda dalla bontà d’animo del 'frullatore', che può ridurre la purezza sino al 35%. Questa droga va a finire sul mercato più povero, negli angoli di strada, e costa circa 30 euro al grammo, per cui quel chilo tagliato e ritagliato, alla fine viene a costare 15-20 mila euro. Il prezzo lo fa non solo la purezza, ma anche la disponibilità e l’urgenza di piazzarla. Se ce n’è troppa si svende, se ce n’è poca si alza il prezzo e si racimola 30 mila euro per 1000 dosi, tutto dipende dallo smercio. E' impensabile che tutto questo contante sia gestito dalle mafie locali, e confluisce così nelle mani di uomini d’affari, che chiudono l’affare in un salotto di qualche fiduciaria, comprando e vendendo azioni di società ad alto rendimento. D’altronde, la capitale della mafia è Milano, dove puoi comprare e vendere droga con una transazione, anche perchè a 40 minuti c'è il confine con la Svizzera. Lì ci sono tanti "bordelli", e ci si può anche divertire: c'è la zona degli albanesi, dei montenegrini, dei croati e si può fare qualsiasi cosa. Ed è qui che il crimine del contrabbando si mischia a quello finanziario, imprenditoriale e bancario. Dietro il business dei titoli collaterali e dei bonds, e le tante operazioni fittizie, c’è la droga, dietro le vendite di opere d’arte false, gioielli, si vendono le partite di droga. Allora ci si chiede quali sono le grandi società che finanziano le grandi opere, i progetti infrastrutturali? E ancora, cosa c’è dietro i paradisi fiscali, cosa si nasconde dietro il segreto bancario svizzero? Chi sono gli avvocati fiduciari svizzeri, che un giorno sono amici dei criminali e dopo sono magistrati che devono indagare i loro amici?

Questo è il vero business, il cuore della creazione dei capitali e della ricchezza della società moderna, per cui i paesi europei – ed in particolare l’Italia – hanno pagato un grande prezzo. La criminalità è fatta dalle prostitute di alto bordo, da gente dello spettacolo e del gossip, che non ha né arte e né parte, ed hanno fatto del ricatto e dello spaccio della cocaina la loro fonte di reddito principale. In un festino si può anche guadagnare 500 mila euro in una sola sera, vendendo migliaia di dosi a 100-150 euro al grammo (la riservatezza costa anche 500 euro a grammo). Il meccanismo è lo stesso, solo che lo smercio avviene nelle grandi ville, nei castelli privati, tutto lontano dagli occhi di polizia e magistrati. Per cui, da una parte abbiamo il contrabbando povero, quello destinato ai ragazzini figli di papà, e dall’altra abbiamo il traffico di lusso. La differenza però sta nel fatto che, mentre la mafia ti ammazza per strada e chiude lì la storia, questi Signori tengono sotto scacco un Paese intero, ricattando politici, industriali, gli stessi magistrati, con l’arma dello scandalo e del ricatto. Tutto questo tramite società pubblicitarie, di immagine e comunicazione. Vedi il recente caso di Bertolaso, capo non solo della protezione civile italiana, ma anche parte di un grande progetto di sicurezza europea che consentirà di creare una “protezione civile transnazionale” senza violare le regole della NATO. Le due mafie quindi si uniscono, perchè una ha l’intelligenza di poter aprire conti e parla inglese, l’altra fa il lavoro sporco, serve a trafficare, ad accollarsi la colpa, perchè viene pagato per fare da cavia. Se si rischia l’ergastolo, ci si accolla di altri 10, facendo l’ergastolano a vita, ma anche lì si può negoziare e vendere la propria libertà: basta pagare. Chi ha parlato di “cupola” ha detto la verità, e ancora una volta non è stato ascoltato. Quando Pupo ha cantato con il pupillo dei Savoia “Italia amore mio”, ci siamo sentiti un po’ tutti fieri, fieri al punto che ci siamo chiesti : “Ma il male da che parte sta?Dalla parte della mafia o del gossip”.

Osservatorio Italiano

22 febbraio 2010

Scacco matto alla cocaina colombiana


L'arresto a Bari di oltre 30 persone con l'accusa di traffico di cocaina ha sollevato un 'gran parlare' sulla scoperta di una 'mafia transnazionale' tra Italia e Balcani, nata da quello che fu il contrabbando di sigarette sulle coste pugliesi. L'esistenza di questa nuova forma di criminalità organizzata, che va oltre i confini geografici, criminali e finanziari, sarà forse una novità per giornali o gli inquirenti italiani, ma è una realtà ed un dato di fatto denunciato da anni dalla Etleboro ONG, la prima che ha usato l'espressione di "mafia transnazionale". Una ricerca che è stata poi ripresa e approfondita dall'Osservatorio Italiano che ha redatto un dossier completo sull'eredità lasciata dagli ex contrabbandieri di sigarette per la gestione del traffico della cocaina, ora caduto nelle mani di una "Santa Alleanza Balcanica" che ha conquistato l'esclusiva della fornitura della droga colombiana.

La mafia balcanica, che già da tempo ha unito le diverse cosche criminali interetniche, ha infatti siglato un patto d'onore con la Colombia e la mafia italiana. Dopo gli arresti dei mafiosi e degli uomini d'onore, i nuovi capi hanno creato le basi di una nuova realtà (si veda L'unificazione della mafia balcanica e La mafia transnazionale). Grazie ai calabresi della 'Ndrangheta la mafia serba è entrata di prepotenza nei traffici del Mediterraneo, verso i mercati europei. Albania, Montenegro, Bosnia e Croazia sono i punti di distribuzione privilegiati prima di giungere sui mercati europei, e difatti a loro va la gestione dei rapporti con i Paesi fornitori, in particolare della regione dell'America Meridionale, grazie a fortuiti contatti. La nuova mafia ha infatti ereditato la grande esperienza maturata in passato con il contrabbando di sigarette che portava sulle coste italiane tonnellate di sigarette a settimana, e i suoi scavi passavano sotto gli occhi di finanzieri e guarda costiere. Se qualcuno ricorda gli anni del traffico di sigarette, sa bene che quel contrabbando "tollerato dallo Stato", ha alimentato un grande giro d'affari di riciclaggio di denaro, e alla fine i conti nelle tasche dei contrabbandieri non tornavano mai. Il contrabbando non era gestito da una vera e propria organizzazione criminale di carattere territoriale o locale, ma da più entità, ossia gruppi di scafisti, braccianti e trasportatori, importatori di sigarette, ma anche avvocati, banche e consulenti finanziari, il tutto che si estendeva su almeno 5 Paesi molto distanti e diversi tra loro. In questa rete Camorra e Sacra Corona Unita erano solo degli anelli della catena, perché a gestire le varie tappe del traffico era un'organizzazione in grande stile, con strumenti avanzati e anche procedure molto efficienti.


Nella foto, vengono tracciati i punti in cui si trovano tuttora i depositi presso il Porto di Bar degli scafi del contrabbando di sigarette, con tutti i punti logistici per il rifornimento delle casse da trasportare e della benzina.


Dalla esperienza del traffico delle sigarette, i contrabbandieri sono rimasti alla fame, molti sono stati dispersi diventando fuggiaschi e facendo i conti fatti con chi invece ha guadagnato da tutto questo traffico. Il cuore del sistema è il riciclaggio organizzato da banche compiacenti, bisognose di capitalizzare soldi liquidi per salvaguardare i propri interessi si sussistenza durante i periodi di crisi economica. Infatti, nell’era della moneta elettronica e della virtualizzazione degli scambi, il riciclaggio non avviene con operazioni e transazioni che implicano la consegna materiale del contante, ma con passaggi intermedi di deposito ed emissione di titoli collaterali, con l’intermediazione di operatori specializzati. Tra questi vi sono senz'altro le banche svizzere, con i loro notai, le fiduciarie e i faccendieri procacciatori di titoli collaterali, necessari per trasformare grandi quantità di liquidità in titoli creditizi da piazzare in Banche e società di fiducia (si veda altro su Svizzera e paradisi artificiali) . I depositi delle Banche svizzere ne sono piene, così come le fondazioni benefiche e alcune grandi imprese, che partecipano a strane operazioni di capitalizzazione o alla realizzazione di progetti spesso inesistenti. Con l'arrivo di grandi quantità di droga, diventa assolutamente necessaria una nuova legge di contrasto al riciclaggio che tracci il denaro sin dalla sua nascita. Infatti, privatizzazioni, investimenti, grandi progetti infrastrutturali che richiedono grandi capitali, sono il maggior elemento di attrazione per i capitali che vengono da Dubai - la nuova Svizzera - che hanno alle spalle garanzie bancarie, a loro volta garantite da fondi neri. Con questi sistemi vengono fatte le capitalizzazioni delle società, privatizzazioni di aziende strategiche: grazie ai trafficanti, i grandi speculatori hanno la possibilità di comprare hotel, ristoranti, società siderurgiche, porti, autostrade, acquedotti, concessioni, licenze, aziende di stato a quattro soldi.

Il traffico di cocaina quindi serve a questi investitori senza scrupoli, e le pseudo mafie balcaniche stanno rifacendo lo stesso errore, trafficano droga per nome e per conto di un padrone invisibile che e sempre lo stesso. Oggi chi traffica la droga rischia la galera, la diffamazione e l'emarginazione della società, mentre i signori con i loro colletti bianchi restano al sicuro nei loro consigli di amministrazione. Questa non è mafia, la mafia è una cosa seria e non banditi con la pistola e la prostituta siliconata accanto. In questi traffici non troverete certo la Tigri di Arkan, o i "criminali di guerra serbi", queste sono le solite trovate dei media o dei procuratori quando non hanno idea di cosa hanno di fronte e sparano a raffica: ma siamo sicuri che ci sono voluti 3 anni di indagini e di infiltrazione per sentirci raccontare le storie della Jugoslavia? La realtà è molto diversa. La mafia transnazionale nasce da un accordo tra la Colombia e la Mafia serba tramite la 'Nndrangheta italiana, mentre con India e Cina è stato raggiunto un accordo per le componenti per far raffinare la cocaina. Parliamo di droga purissima, che 1 chilo ne fai 3.5, e poi può essere tagliata altre 5 volte conservandone le caratteristiche. E' la migliore sul mercato, ed è anche il business più redditizio a parità di costi.

I punti sulla costa pugliese e balcanica da dove partivano gli scafi del contrabbando di sigarette. Le traversate erano continue, ad ogni ora del giorno e della notte, sotto gli occhi di tutti, perchè lo Stato aveva deciso di tollerare questo traffico.


Ecco che però subentra la concorrenza: la droga Afghana, di qualità inferiore e più costosa, quasi il doppio, con una produzione sempre in crescita, dopo la missione NATO ISAF. Secondo il rapporto dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (Unodc) , vi è stata una tale sovrapproduzione di oppio in Afghanistan negli ultimi anni, a partire dal 2003, che negli ultimi dodici mesi i produttori hanno deciso di ridurre la produzione per riequilibrare i prezzi. Precisa quindi che la riduzione delle superfici coltivate non è da addebitare all'azione di prevenzione, ma alle semplici dinamiche di mercato tra domanda e offerta, visto che l'Afghanistan resta il più grande produttore di oppio al mondo, monopolizzando circa l'80% della richiesta mondiale. Sarà per questo, forse, che l'America ha fatto i suoi complimenti alla Serbia, per la collaborazione degli agenti segreti serbi della DIA con l'Agenzia per il traffico di stupefacenti americani DEA nell'operazione "Guerriero Balcanico". E così: Afghanistan - Columbia 1 a 0. Bloccata la droga colombiana, magari ora quella afghana arriverà più facilmente. Maggiore facilità si avrà anche nel riciclare le grandi quantità di denaro che arriveranno in questi territori. Il vero riciclatore è il Montenegro, Stato off-shore, che ha costruito un canale preferenziale con Abu Dhabi (si veda anche Il vento di Dubai nei Balcani), nonché strutture finanziarie che non hanno subito neanche il crollo della crisi economica. Podgorica si prepara anche a divenire il nuovo alleato per eccellenza degli Stati Uniti nei Balcani, ponte tra Serbia e Kosovo. Non è stato un caso la recente visita di Djukanovic negli USA.

Com'è facile notare, quindi, per costruire operazioni di traffico di cocaina, non possono esservi solo casi isolati di corrieri. Dietro di loro ci sono avvocati, uffici di consulenza, internet, chat e forum (Paltalk), esperti che usano Google Heart per indicare le posizioni, numeri virtuali DID, nonchè una rete bene organizzata di nomi e di passaporti. Il sistema dei corrieri è coordinato da strutture esperte nelle documentazioni. I metodi di trasporto sono i più vari, e anche ingegnosi. Giunta al porto di Bar, la droga da lì prende due strade: una parte in Kosovo (dove la raffinano) e poi i kosovari con i loro corrieri la portano in Svizzera etc; l'altra va a Belgrado (quella più pura) dove viene prelevata dagli italiani, grazie ad un accordo serbo-italiano. Esistono tra Serbia, Ungheria e Bosnia e Croazia delle raffinerie, e la raffinano loro stessi. La Mafia serbo-montenegrina fa il lavoro di logistica, mentre quella italiana ha un ruolo di mantenimento del territorio (con un esercito soprattutto di extra-comunitari) e controllo dei prezzi. D'altro canto, la mafia italiana è cambiata, non è più quella della Camorra e della 'Ndragheta, perchè si è fusa con le strutture balcaniche, che godono di protezione politica, di broker e avvocati, e dunque prende il volto di mafia transnazionale.

Non esiste più la logica del pizzo e della prepotenza, ma è una mafia ben strutturata ad alto livello, con strumenti di steganografia, con maggiori contatti con i fornitori. Le piccole squadre in Europa si conquistano un territorio, all'interno di quartieri e zone dove vengono raccattati gli spacciatori, disoccupati, immigrati, persone ai margini della società e sfruttate dal mercato del lavoro. Loro fanno da corrieri e da distribuzione, con spese di viaggio e legali tutte pagate. All'interno, le strutture sono frammentate in compartimenti stagni, fortemente organizzate gerarchicamente, che si formano per una singola area metropolitana e dispone di uno o due cerchi di criminalità. Così questo esercito di emigranti paga il pizzo alla struttura che gli permette di esercitare nella zona. Poi vi è il capo di zona, che si addentra nel mercato, conduce e sorveglia il funzionamento degli scambi, organizza e controlla la consegna solo all'ingrosso. Si occupa così della logistica, e di effettuare le connessioni tra i diversi gruppi, così come per reclutare nuovi membri. Non esisteranno pentiti in questa organizzazione, perchè agiscono in virtù di contatti con "cyber caffè", tramite una grezza steganografia, parole chiavi e linguaggio cifrato. Gli stessi membri della struttura non si conoscono tra di loro, in quanto i veri contatti in trovano in Europa, tra emigranti trapiantati e perfettamente integrati, e aggregazioni con altre etnie. La commistione di lingue, origini e codici, non permette di tracciare un filo conduttore per poter tracciare i loro movimenti.

Non bisogna trascurare l'elemento politico. Tra nuovi politici e vecchia criminalità si viene a creare un forte legame derivante da un interesse economico, che si traduce nella partecipazione e nella cooperazione con lo stesso gruppo di società, di persone, di associazioni che operano in diversi Stati e continenti. Il gruppo può anche avere una sede operativa, un cuore in una sola nazione ma senza che vi siano per questo precise identità nazionali. E questa rappresenta infatti la caratteristica dei Paesi Balcanici. Ciò che rende questi territori speciali è il fatto che conservano un’unione intrinseca nonostante siano molto frammentati, dovuta alle innumerevoli parentele che legano clan mafiosi di piccole e grandi dimensioni, superando divisioni etniche e religiose. Questi legami così invisibili non sono da sottovalutare, perché già da tempo è in atto la fondazione di una Santa Alleanza, una sorta di protezionismo del territorio che controlla ogni tipo di traffico che verrà impiantato. La confusione delle etnie ha fatto sì che, la cosiddetta integrazione dell'emigrazione ha "internazionalizzato" anche la criminalità, dando supporti logistici in qualsiasi Stato, tramite delle basi che sono ora sparse in ogni provincia d’Europa. E' chiaro, a questo punto, che con comprendere la natura della mafia transnazionale significa accettare la collusione intrinseca del sistema economico-finanziario (soprattutto se in crisi) e di quello criminale, collusione che si consuma e si sviluppa sotto gli occhi delle istituzioni e spesso di interi Stati, che fanno dei traffici illeciti un prodotto interno lordo. Si deve anche accettare l'idea che quella criminalità che le forze di polizia combattono, come la Camorra o la 'Ndrangheta, non è la vera entità pensante che gestisce il tutto, ma solo un'arma nelle mani di chi lucra sui canali legali e quelli illegali, senza farsi mai mancare niente.

Michele Altamura
Osservatorio Italiano

01 febbraio 2010

La mafia transnazionale


L'esistenza di una nuova forma di criminalità organizzata, che va oltre i confini geografici, criminali e finanziari, è da anni denunciato dalla Etleboro ONG, la prima che ha usato l'espressione di "mafia transnazionale". Una ricerca che è stata poi ripresa e approfondita dall'Osservatorio Italiano che ha redatto un dossier completo sull'eredità lasciata dagli ex contrabbandieri di sigarette per la gestione del trafficano della cocaina, ora caduto nelle mani di una "Santa Alleanza Balcanica" che ha conquistato l'esclusiva della fornitura della droga colombiana.VI proponiamo di seguito l'articolo pubblicato da Etleboro circa due anni fa e ripubblicato dalla Voce d'Italia (vedi articolo).

La mafia transnazionale Tra nuovi politici e vecchia criminalita' si viene a creare un forte legame derivante da un interesse economico Gli atti di terrorismo che stanno colpendo la regione balcanica, con apparenti episodi sporadici e privi di collegamento, sono i primi segnali della formazione nell’area sud-orientale dell’Europa di strutture di criminalità transnazionale. Un fenomeno che deriva dalla naturale evoluzione delle organizzazioni criminali locali, che hanno trovato nei Governi degli Stati giovani e nelle mafie dei Paesi confinanti un ponte di crescita e di espansione. Tra nuovi politici e vecchia criminalità si viene a creare un forte legame derivante da un interesse economico, che si traduce nella partecipazione e nella cooperazione con lo stesso gruppo di società, di persone, di associazioni che operano diversi Stati e continenti. Il gruppo può anche avere una sede operativa, un cuore in una sola nazione ma senza che vi siano per questo precise identità nazionali. Proprio come una multinazionale, la rete si serve di legali, fiduciari e notai che si occupano degli aspetti meramente tecnici e burocratici, mentre chi si trova alla base di questa gerarchia si farà carico del lavoro sporco, con una precisa divisione dei ruoli a seconda della posizione di potere occupata nella regione.

Questo tipo di struttura si è venuta a creare con la mafia siculo-americana, che aveva dato origine ad un’organizzazione che aveva la burocrazia di un apparato statale, e le regole gerarchiche tradizionali di Cosa Nostra, riuscendo così a costruire una perfetta triangolazione tra Sicilia-America-Svizzera, che dava canali di contrabbando e riciclaggio. Una realtà così complessa, sulla quale tuttavia il Giudice Falcone riuscì a fare luce, contribuendo con le sue indagini a scoprire, nei primi albori, i meccanismi che legavano economia, politica e mafia. Quanto accaduto anni fa, si sta ricreando con gli Stati balcanici, dove le mafie più forti sono proprio quelle collegate con entità che si trovano all'estero, tale che i Balcani rappresentano delle mere basi logistiche e operative. Ciò che rende questi territori speciali è il fatto che conservano un’unione intrinseca nonostante siano molto frammentati, dovuta alle innumerevoli parentele che legano clan mafiosi di piccole e grandi dimensioni, superando divisioni etniche e religiose. Questi legami così invisibili non sono da sottovalutare, perché già da tempo è in atto la fondazione di una Santa Alleanza, una sorta di protezionismo del territorio che controlla ogni tipo di traffico che verrà impiantato. La nuova organizzazione transnazionale è strutturata in reti di trasporto, di distribuzione, di riciclaggio di denaro e infine della remissione del denaro in circolazione mediante l’acquisto di quote e partecipazioni nei più svariati settori economici. Il settore più attraente per questo tipo di operazioni sono le privatizzazioni, per poi passare all'edilizia, all'editoria, alle concessioni e alle infrastrutture pubbliche.

Il cuore del sistema è il riciclaggio organizzato da banche compiacenti, bisognose di capitalizzare soldi liquidi per salvaguardare i propri interessi si sussistenza durante i periodi di crisi economica. Infatti, nell’era della moneta elettronica e della virtualizzazione degli scambi, il riciclaggio non avviene con operazioni e transazioni che implicano la consegna materiale del contante, ma con passaggi intermedi di deposito ed emissione di titoli collaterali, con l’intermediazione di operatori specializzati. La militanza in tali gruppi, d’altra parte, crescerà sempre di più in quanto la crisi economica e la precarietà in cui versano tali realtà, spingeranno le giovani generazioni a risolvere i loro problemi quotidiani rivolgendosi a questa rete.Un corriere di droga che dovrà passare le frontiere dai Balcani all’Italia, potrà guadagnare dai 1000 ai 2000 euro a chilo, e continuerà a farlo fin quando non avrà accumulato il denaro che gli occorre. Rischierà senza temere le conseguenze che lo aspettano, considerando che, statisticamente, esiste un rischio di 1 a 10 di essere arrestato e poi sbattuto su una qualsiasi pagina di giornale per un'ordinaria giornata di cronaca. I luoghi di reclutamento sono i "cosiddetti bar frequentati da tutti", che potete trovare facilmente nei Balcani, con giovani ragazze pronte ad adescare il pollo di turno da intrappolare nella rete.

È chiaro che tutti, nei Balcani, sono a conoscenza di questo tipo di assoldamento, e chi è intelligente ne resta ben lontano, seppure con una convivenza molto ravvicinata. Non esisteranno pentiti in questa organizzazione, perchè agiscono in virtù di contatti con "cyber caffè", tramite una grezza steganografia, parole chiavi e linguaggio cifrato. Gli stessi membri della struttura non si conoscono tra di loro, in quanto i veri contatti in trovano in Europa, tra emigranti trapiantati e perfettamente integrati, e aggregazioni con altre etnie. La commistione di lingue, origini e codici, non permette di tracciare un filo conduttore per poter tracciare i loro movimenti. La confusione delle etnie ha fatto sì che, la cosiddetta integrazione dell'emigrazione ha "internazionalizzato" anche la criminalità, dando supporti logistici in qualsiasi Stato, tramite delle basi che sono ora sparse in ogni provincia d’Europa. Purtroppo infiltrare questi gruppi è inutile, essendo molteplici e sparsi su un vasto territorio, e non è possibile ridimensionarli. Fenomeni così silenziosi si annideranno soprattutto nei grandi centri urbani, in quanto nelle piccole città i clan locali rispondono con il fuoco, ragion per cui non è da escludere un aumento esponenziale degli episodi di "regolamento di conti" sul territorio europeo e tra bande rivali. Gli attentati, gli omicidi, gli strani incidenti sono delle vere e proprie scosse di assestamento all’interno dei Balcani per l’individuazione della forza dominante, una sorta di rivoluzione criminale dopo "l'avanzata turca" all'interno dei territori. E il clima diventerà ancora più teso e sanguinoso se la Comunità Europea, invece di tentennare, non reagirà con fermezza alla nuova mafia transnazionale.