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07 giugno 2010

SEENET2: un programma da 11 milioni di euro per i Balcani


E' stato presentato venerdì a Sarajevo il programma “SEE.NET 2: una rete trans locale per la cooperazione tra Italia e Sud Est Europa”, la cui finalità è quella favorire il processo di integrazione nell’Unione Europea dei Paesi Balcanici. Un progetto che, stando alla nota riportata dal Comitato di Direzione del programma, ammonta a circa 11 milioni di euro, nell'arco del periodo che va dal 2009 al 2012, e che avrà accesso a quanto pare a fondi comunitari di preadesione per la regione dei Balcani. Il progetto vede il coinvolgimento di molte istituzioni italiane, quali le Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Veneto, Marche, Toscana, Provincia Autonoma di Trento, assistiti da 14 partner tecnici come ANCI, ERVET, CeSPI, ALDA, UCODEP, insieme ad enti locali dell'Area del Sud Est Europeo (46 autorità di 6 Paesi diversi: Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Macedonia, Montenegro, Serbia). Della Bosnia-Erzegovina sono coinvolti i Cantoni di Sarajevo, Tuzla, Zenica-Doboj, cantone Erzegovina-Neretva, le città di Mostar e Sarajevo, il comune di Livno, Trebinje, Nevesinje, Sanski Most, Prijedor, Tuzla, Trebinje, Zavidovici, Hadzici, Pale, Travnik, Tarnovo, la Republica Srpska e la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, Zenica e la Città Vecchia di Sarajevo.

Il costo totale del Programma SEENET è di Euro 11.040.000,00 per una durata triennale. Il Comitato Direzionale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri ha approvato, con delibera n. 100 del 31 luglio 2008, il finanziamento dell'iniziativa, per un valore di € 8.280.000,00, pari al 75% dell'importo totale del progetto, che verrà erogato per il tramite della Regione Toscana. La Regione Toscana, capofila ed ente responsabile nei confronti del ministero degli Affari Esteri, parteciperà con un finanziamento di Euro 407.000 euro nei tre anni, mentre le Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Marche e Veneto e la Provincia autonoma di Trento parteciperanno ciascuna con un finanziamento di Euro 360.000,00 nei tre anni, di cui Euro 300.000,00 di co-finanziamento regionale ed Euro 60.000,00 di contributi figurativi (c.d. contributi "in kind" ).

Complessa e articolata la struttura amministrativa che dovrà dirigere l'intero progetto. Infatti, il programma prevede un sistema di gestione capace di garantire, in tutte le sue fasi, un continuo e costante coinvolgimento dei diversi soggetti della rete, sia a livello politico che tecnico. La struttura organizzativa sarà composta da un Comitato di Direzione, formato da un rappresentante politico per ogni partner istituzionale locale e italiano e del ministero degli Affari Esteri, con il compito di assicurare la direzione e l'indirizzo strategico del Programma, un Comitato di Pilotaggio, organo tecnico che assicurerà l'attuazione del Programma secondo gli indirizzi del Comitato di Direzione, un Nucleo Tripartito, che assicurerà il raccordo tra il livello decisionale e quello amministrativo del Programma, un direttore, nominato dalla regione Toscana in accordo con le altre Regioni ed il ministero degli Affari Esteri, ed un segretariato operativo, che riunirà tutti i soggetti tecnici attuatori responsabili della gestione operativa delle azioni orizzontali e verticali ed il coordinamento d'area.

“L’Adriatico deve essere un mare che unisce, non che separa”, ha affermato l’assessore regionale alla cooperazione transnazionale e transfrontaliera, Roberto Ciambetti, intervenendo a Sarajevo , alla riunione di insediamento del Comitato di Direzione del programma “SEE.NET 2". “A questa iniziativa – spiega l’assessore – a cui aderiscono numerose istituzioni ed enti italiani e dell’Europa Centro Orientale e Balcanica, la Regione del Veneto è stata designata capofila nella specifica Azione di valorizzazione dei beni culturali, ambientali, naturalistici e storici tra Istria e Varaždin. Siamo chiamati a coordinare e implementare le attività di marketing territoriale, coinvolgendo amministrazioni pubbliche e operatori locali del settore: una gestione che ci vedrà impegnati sia a livello tecnico sia a livello politico”. Al centro della strategia, "la continuità dei partenariati territoriali costruiti dal sistema italiano della cooperazione decentrata, proponendosi di sostenere il processo di integrazione nell'Unione Europea dei Paesi dei Balcani Occidentali", nonché di unire le due coste del Mare Adriatico a sostegno del processo d’integrazione nell'UE dei paesi della regione Nel corse della conferenza stampa è stato precisato che SeeNet si prefigge l'obiettivo di aiutare il processo di integrazione europea, promuovere lo sviluppo locale ed includere tutti i partner della rete in una serie di attività congiunte, che contribuiranno a rafforzare l'auto-gestione territoriale e la creazione di possibilità concrete in conformità alle norme europee. Allo stesso modo, la cooperazione italiana offrirà la sua consulenza per aumentare le opportunità di usare fondi dell’UE di pre-adesione, per fornire informazioni più dettagliate sul Sud-Est Europa, incoraggiare le indagini orientate verso il miglioramento della gestione delle comunità locali e la capitalizzazione delle buone pratiche, nonché per creare una maggiore coesione tra le autorità locali dell'Europa Sud-orientale. Nel corso delle attività di nove reti diverse, SeeNet incoraggerà lo sviluppo di politiche locali in relazione alle esigenze territoriali, con una valutazione del patrimonio culturale e il rafforzamento delle risorse turistiche, rafforzerà la catena produttiva di piccole e medie imprese, promuoverà le risorse agricole e alimentari, nonché darà un sostegno istituzionale al processo di decentramento della politica sociale.

Complessa e articolata la struttura amministrativa che dovrà dirigere l'intero progetto. Infatti, il programma prevede un sistema di gestione capace di garantire, in tutte le sue fasi, un continuo e costante coinvolgimento dei diversi soggetti della rete, sia a livello politico che tecnico. La struttura organizzativa sarà composta da un Comitato di Direzione, formato da un rappresentante politico per ogni partner istituzionale locale e italiano e del ministero degli Affari Esteri, con il compito di assicurare la direzione e l'indirizzo strategico del Programma, un Comitato di Pilotaggio, organo tecnico che assicurerà l'attuazione del Programma secondo gli indirizzi del Comitato di Direzione, un Nucleo Tripartito, che assicurerà il raccordo tra il livello decisionale e quello amministrativo del Programma, un direttore, nominato dalla regione Toscana in accordo con le altre Regioni ed il ministero degli Affari Esteri, ed un segretariato operativo, che riunirà tutti i soggetti tecnici attuatori responsabili della gestione operativa delle azioni orizzontali e verticali ed il coordinamento d'area.
Il programma è stato promosso e coordinato dalla regione italiana Toscana, finanziata dal Ministero degli Affari Esteri italiano, e co-finanziato da tutte le regioni italiane partner. Il progetto è stato elaborato nel corso di numerose riunioni dei partner ed è stato presentato al Ministero degli Affari Esteri italiano ed ai partner balcanici durante una conferenza che si è svolta in Istria a Rovigno il 6-7 dicembre 2007.

Nuovi fondi per una 'zavorra'
Altro giro e altra corsa: arrivano 11 milioni di euro per un progetto destinato all'integrazione dei Balcani, ma che tutto sommato servirà solo a dare altri soldi alle 'vacche grasse' e ai bilanci senza fondo degli enti fantasma. Il nuovo progetto per la cosiddetta "cooperazione transnazionale tra enti locali" darà infatti vita ad una struttura burocratica che ha le sembianze dei carrozzoni statali di nostra conoscenza, con segretariati, comitati di pilotaggio, organo tecnico, nucleo tripartito, e quant'altro, per dare così lavoro ad una schiera di consulenti e analisti che già affollano gli uffici di ICE e degli Esteri. In cosa consiste il loro lavoro non è ancora molto chiaro, ma sembra che devono "rendere sfruttabili gli IPA", quindi faranno un'assistenza all'assistenza all'adesione, un concetto piuttosto contorto per mascherare il fatto che saranno mere attività di formazione, seminari e campagne di marketing per spiegare ai balcanici come si diventa europei. Siamo alle solite, e possiamo assicurarvi che negli ultimi 15 anni ne abbiamo visti tanti di questi progetti nascere e morire nel silenzio. Da parte nostra continueremo a monitorare che razza di integrazioni saranno capaci di fare questi grandi strateghi, che non sono riusciti a dare una parvenza di sviluppo alle comunità locali italiane per avere accesso ai fondi europei, figuriamo cosa faranno nei Balcani. "Il Ministro degli Esteri ha commesso un vero e proprio crimine - afferma Michele Altamura - deve vergognarsi perché butta soldi dei contribuenti italiani in tempi di ristrettezze, di tagli, di crisi economica. Oggi lanciano un altro progetto per fare l'integrazione, per fare informazione, intenti assolutamente ridicoli. Pensate che sono centinaia le piccole imprese che vengono a bussare ai nostri uffici per avere informazione, e il più delle volte li rimandiamo all'ICE, perché è questo l'ente tenuto a dare informazione, come le stesse ambasciate, che mantengono chiuse le loro porte . Poi succede che occorre l'intervento del Primo Ministro in persona per rappresentare le grandi aziende e chiudere i contratti sulle concessioni. E' chiaro che poi non si rilasciano le interviste e gli investimenti italiani nei Balcani si raccontano a denti stretti: cosa devono dire, che hanno privatizzato un'impresa a quattro soldi?", afferma critico Altamura. D'altro canto, la verità è che mentre questi signori lanciano i loro progetti milionari, un manipolo di personaggi continua a chiamare i nostri uffici chiedendo di avere l'informazione gratuita a nome della Presidenza del Consiglio o del Senato. Ma non si vergognano a parlare di milioni, se non riescono a sostenere una piccola agenzia di informazione?
"Hanno finanziato dei morti che camminano - afferma ancora Altamura - ma state pur certi che, fin quando continueremo ad ingrassare questi personaggi, conteremo meno di nulla nei Balcani, ad essere affossati e ignorati sia economicamente che politicamente. Gli inglesi e i tedeschi hanno scavato ormai il loro fossato, mentre cinesi ed emiri si preparano a drogare i governi con veri petro-dollari. Una cosa a dir poco assurda, se si pensa che condividiamo con questa regione confini territoriali e marittimi. Quando finirà questo scempio?", conclude.

04 giugno 2010

Europa senza Balcani: solo vacche da mungere


Roma - Il Parlamento italiano, alla vigilia del Summit di Sarajevo del 2 giugno, approva la risoluzione della Commissione Affari Esteri, con la quale chiede al Governo di aprire un dialogo con gli Stati UE per accelerare le procedure di integrazione dei Balcani. Essa autorizza inoltre il Ministro degli Affari Esteri italiano Franco Frattini a proporre un preciso piano d'azione, una mappa per l'integrazione europea dei paesi dei Balcani occidentali. Una risoluzione che però giunge con scarsa tempestività da parte delle istituzioni italiane, visto che è stata elaborata dopo 3 mesi dalla missione della Commissione Affari Esteri nei Balcani, oltre al fatto che non aggiunge nulla di nuovo rispetto ai testi e ai comunicati diramati dalla Commissione Europea. Ciò che forse sfugge ai parlamentari italiani, è che in questi mesi è stato imposto un freno alle trattative diplomatiche con Balcani, visto che sono scomparse ormai le date e le scadenze, ed ogni termine viene citato in maniera molto vaga, ma soprattutto molto attenta.
Risoluzione 25.Maggio Stefani-Fassino
La risoluzione del Parlamento Italiano chiede la liberalizzazione dei visti per Albania e Bosnia Erzegovina. Il Parlamento italiano ha espresso il proprio sostegno per l'apertura dei negoziati di adesione con la Macedonia e l'approvazione dello status di candidato al Montenegro e all'Albania per l'adesione all'Unione Europea. I parlamentari italiani hanno sostenuto l'integrità territoriale della Bosnia Erzegovina, invitando i politici locali ad accelerare il processo di riforme. Riconosce nella Serbia un ruolo centrale nella regione, per cui chiede al più presto la sottoscrizione dell'ASAe l'apertura dei negoziati per lo status di candidato. Incoraggia Belgrado e Pristina a intavolare negoziati bilaterali su problemi reciproci, e l'intera regione dei Balcani occidentali a trovare soluzioni ai problemi comuni attraverso i negoziati e il raggiungimento del consenso. (versione PDF)

E' quasi certo che prima di dicembre non vi sarà nessun passo in avanti per nessuno dei paesi balcanici. Questo non per colpa del singolo Paese che, purtroppo, è schiavo anche dei problemi del passato, ma perchè l'Unione Europea stessa è in crisi su tutti i fronti. Crisi economica (recessione), crisi finanziaria (indebitamento continuo) e crisi monetaria (speculazioni sull'euro). In tale situazione conviene sempre non fare passi avanti, ma soprattutto conviene mantenere la regione del Sud-Est Europeo nel limbo, per godere del vantaggio del "nuovo mercato extraeuropeo" a due passi da casa, del basso costo della manodopera, della disponibilità di questi paesi ad indebitarsi per le grandi opere e gli investimenti esteri, delle monete deboli e fragili rispetto all'euro, di un'immigrazione più specializzata ma controllata ai confini. Per non parlare poi del gusto che si prova a ricattare i Governi per ottenere le concessioni, le licenze aeree, bancarie e di telefonia. Insomma la lista è infinita, ed è reale, perchè risponde al principio economico del cash-cow, o meglio "vacche da mungere": pochi investimenti e grandi guadagni, che sono assolutamente garantiti fino a quando anche questo mercato va in declino. Allora l'Italia cosa fa? Invece di continuare a fare da precursore di un'integrazione positiva, si unisce al ballo di inglesi e americani? Non va bene, non va proprio bene... Tanto poi si fa una bella risoluzione, in ritardo ovviamente, giusto per salvare la faccia con gli amici balcanici, a cui sono state fatte tante promesse...

03 giugno 2010

Le intelligence dell'era moderna: tra spioni e criminali di Stato


E' ormai innegabile che l'immagine dell'Italia all'estero in qualche modo è stata compromessa. Come spesso accade la responsabilità del disastro dello Stato viene data alla classe politica, eppure vi sono stati dei precisi eventi che hanno scardinato il sistema e mandato fuori fase gli apparati della sicurezza nazionale, della intelligence, e così anche della politica, sempre più esposta a ricatti ed epurazioni 'a mezzo stampa'. I processi preliminari a suon di agenzie e comunicati è diventata una prassi, i tribunali ormai esistono solo per i poveri disgraziati e per gli extracomunitari, perché i piani alti vengono sfoltiti con le inchieste giornalistiche, per poi buttarli in pasto ai commentaristi. Lo spettacolo mediatico è servito, arbitrato sempre dagli stessi esperti del malessere sociale. Intanto lo Stato sta a guardare, arretra e continua ad ingrassare le sue vacche, mantenendo questa perenne condizione di emergenza solo perché non si vogliono fare certe scelte.
Addirittura adesso hanno creato dei corsi di Laurea di intelligence in Italia. Il Tg1 ha dedicato a questo nuovo fenomeno un reportage speciale, confondendo la figura della spia con chi, con devozione, ha dato la vita al Paese, con chi credeva nello Stato ma non era super pagato, con chi non ha costruito la sua carriera sulla morte degli informatori. La 'spia' resta pur sempre chi fa parte di una struttura fuori legge, e decide di vendere i suoi "colleghi criminali" . Ma chi lavora per lo Stato non è uno spione, è uno che teoricamente dà la sua stessa vita, teoricamente perchè restano pur sempre uomini. Al contrario, c'è da stabilire se chi prende un doppio stipendio è un 'criminale', oppure un 'lurido depravato'. Non confondiamo quindi la spia con gli eroi sconosciuti, quelli ignoti, che magari vengono presi in giro da qualche figlio di Generale che fa il capocentro. Se volessimo fare un vero censimento all'interno del settore, scopriremmo che il 90% di loro sono figli dei figli, ricongiungimenti familiari, della strada ne sanno ben poco eppure pensano di essere grandi agenti. Se siamo arrivati a questo punto, è grazie a questi signori, che hanno inventato la guerra al terrorismo solo per giustificare 30 anni di corruzione e vacche grasse.

Insomma, se la nostra storia nazionale è ferma da trent'anni, allora dobbiamo ringraziare questi signori, cosa di per sé davvero penosa, se si pensa alle interminabili liste di imprese che hanno chiuso i battenti e di imprenditori costretti a fare i corrieri della droga oppure i prestanome. Oggi siamo usurati dal fondo monetario internazionale, l'Italia paga il pizzo a suon di uomini, di sovranità nazionale. E' dunque cercare di capire dove si nasconde il terrorismo, è fiato sprecato e nessuno ci crede più da tempo. Ed infatti, persino Abu Omar è arrivato a chiedere un risarcimento milionario. La perdita di prestigio di cui parlo, è sopratutto dovuta a quella classe di dipendenti che lavora nelle istituzioni usando Facebook, che si rendono irreperibili ad oltranza, che, dopo aver copiato ed incollato nelle loro rassegne stampe, si danno un tono alle conferenze. Persi nei loro forum non riusciranno mai a capire perché l'euro è stato attaccato cominciando dal punto più debole, ossia la Grecia, o perché il Times scatena guerre mediatiche all'interno del Ministero degli Esteri. Forse penseranno davvero che è stata Al qaeda o il vulcano Finlandese. Il sogno europeista è finito, non siamo più credibili, sono cadute le nazioni, e chi ci doveva difendere ha solo preso un super stipendio per farsi belli alle sagre o le Feste italiane.

Qualcuno è morto: per me non è un eroe, perchè la guerra è la guerra, e chi non la sa combattere muore facendo 'il rambo'. Per gli eroi sono tutti quelli che si sacrificano ogni giorno per pagare le bollette e gli usurai, eroi sono tutti quelli che si indebitano, eroi sono quelli che hanno il coraggio di attraversare i confini e mettere una bandiera italiana come le piccole e medie imprese, eroi sono quelli che si sono fatti da soli.

02 giugno 2010

Festa del 2 Giugno: lettera aperta al Ministro Frattini

In occasione della Festa del 2 giugno e del Summit che si tiene oggi a Sarajevo pubblichiamo una lettera aperta rivolta al Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini e alle istituzioni che egli rappresenta. Oggi l'UE vorrebbe salutare i progessi della regione dei Balcani a 10 anni dal vertice di Zagabria che ha aperto questa strada di integrazione, ma questi Paesi si aspettavano qualcosa di più di una semplice stretta di mani e 'tanti complimenti'. Volevano una risposta, delle certezze, ed in cambio hanno avuto la solita "da destinarsi, causa forza maggiore". Ma d'altro canto, come dare a loro una sicurezza, se neanche noi europei l'abbiamo per noi stessi.

Egregio Ministro Frattini,

i Balcani Occidentali hanno finalmente avuto il Summit per l'integrazione che aspettavano da tempo, mentre UE e Stati Uniti vantano soddisfatti la loro ennesima vittoria vuota. L'Italia ci sarà, con la presenza del Ministro Frattini, che ha tenuto a precisare quanto ha fatto per realizzare questo evento. Non dice però che l'Italia ha perso la sua posizione nella diplomazia estera sui Balcani, mentre i vecchi volponi come Paddy Asdwoun si stanno 'leccando i baffi'. Poche sere fa si trovava a cena con Hague e la baronessa Ashton, forse ha brindare per il nuovo insediamento dell'ex Alto Rappresentante della Bosnia come inviato speciale dei Balcani. Gli inglesi saranno ben contenti di aver ripreso le redini delle sorti della regione, così come di aver quasi messo le mani sui Terminal petroliferi di Ploce. E l'Italia cosa fa in tutto questo? E' derisa da questi baluardi della vecchia politica, che speravamo di averci lasciato alle spalle, che ritornano come fantasmi.

L'Italia ha perso la sua occasione, il vertice non serve, nessuno si aspetta qualcosa, perchè a denti stretti si insulteranno tutti. Ma cosa possiamo aspettarci, del resto, dai nostri ambasciatori, da quei poltronissimi, politichesi, tuttologhi e grandi strateghi. Finché si danno stipendi a raccomandati, questo è il risultato che dobbiamo aspettarci. Tutti occupati a non fare nulla, ogni giorno perdiamo terreno, mentre si lanciano le statistiche dell'export, tanto ci pensano poi greci, romeni e cinesi a usare i nomi italiani sulle loro merci, perchè noi mettiamo quelli in inglesi per darci un tono. Non esiste una strategia economica per gli investimenti esteri, non esiste un coordinamento, non esiste neanche un'Italia degna di definirsi 'Sistema'. Avevamo (forse) un piano energetico per fare dell'energia rinnovabile inesplorata dei Balcani una nostra e loro ricchezza, un prodotto interno lordo per la ripresa economica, un bene vitale ed essenziale da incanalare in una rete di trasmissione regionale con un progetto italiano. Dico avevamo, perchè non so bene se esiste ancora, visto che dopo il primo cavo sottomarino subito sono partite le teorie complottiste e sterili della 'mafia dell'energia'. Insomma creiamo e distruggiamo con le nostre stesse mani, e nessuno si chiede quanto è costato creare un progetto, implementarlo e svilupparlo, basta poco a distruggerlo se c'è un'altra forte lobby che risorge.

Egregio Signor Ministro,
oggi possiamo salutare il nostro tricolore, è la festa della Repubblica...ma è solo scena, come lo sono le medaglie date dalla Presidenza del consiglio. Son tutti eroi pagati con 10 mila euro al mese. Per molto di meno ci sono eroi sconosciuti, che Roma neanche sa il loro nome e nessuno può immaginare che esistono. Il risultato è che abbiamo preso schiaffi da tutti,solo per compiacere le multinazionali. Comprano con soldi degli italiani, e poi privatizzano con quelli dei baroni, dei salotti e di quelli che fanno beneficenza con i diamanti.

Osservatorio Italiano