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31 marzo 2006

L' ONU fa il 5+1


Dopo l’accordo raggiunto in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, alle Cinque potenze si è aggiunta con grande rapidità anche la Germania, un bel “5+1” che fa incassare alla Rice una vittoria mediatica per l’unità della Comunità Internazionale. Si parla di ultimatum all’Iran forse perché lo sforamento del termine porterà al “legittimo” attacco dell’ “unita comunità internazionale”. In realtà non c’è nulla di compatto e unanime nella riunione di Berlino, che si conclude con toni sempre più accesi: la Russia e la Cina si riservano sempre il diritto di opporsi alla comminazione di sanzioni , di cui ignoriamo nel modo più assoluto la natura. Nessuno proferisce parola sul passo successivo da adottare, che a quanto pare sarà inevitabile perché l’Iran, forte delle proprie sicurezze, fa orecchie da mercante e si rifiuta di chinare il capo di fronte al Consiglio di Sicurezza. L’Iran, è “allergico alle pressioni” e dichiara che se ci saranno sanzioni la situazione potrebbe complicarsi un po’, ben conscio che una sola mossa farà crollare il sistema.
Se l’America è disposta a rischiare tanto, forse sente di non aver nulla da perdere perché il destino è ormai già stato scritto. Perché tutta questa fretta? Forse trenta giorni sono anche troppi, forse l’America trenta giorni non ce li ha. Il petrolio si aggira intorno ai 67$ il barile, subendo uno sbalzo improvviso dinanzi alla decisione ONU, e dall’altro lato, si assiste all’ennesima chiusura in ribasso di Wall Street, mentre le Borse Europee sono in netto rialzo, nonostante la dichiarazione di Trichet di un imminente, quanto più necessario, aumento del tasso di interesse. A questo punto non è da escludersi la fuga dei capitali verso la zona euro, che vanificherà del tutto la politica monetaria, già fallimentare, della FED.
Quotazioni del greggio dell'ultima settimana: storico dei rincari

Gli animi ormai sono molto tesi, i politici straparlano di economia che cresce, mentre in Francia già sono scese le folle in piazza per incendiare la città, e bene presto anche in America la situazione sarà così disperata, e a nulla serviranno le dimissioni dello staff di Bush.
Anche gli analisti più accreditati, prevedono selvagge fluttuazioni dei prezzi: o rincari , e dunque inflazione dovuta alla spinta dei prodotti petroliferi, o ribassi eccessivi (deflazione) derivante ad esempio dallo scoppio della bolla immobiliare e dalla contrazione della produzione industriale.
Una recessione come quella che si aspettano i finanzieri, con milioni di nuovi disoccupati nei Paesi avanzati, provocherebbe deflazione, calo dei prezzi. Ma c'è in giro tanta di quella massa monetaria, con i trilioni di dollari stampati dagli USA , che l'effetto probabile sarà l'inflazione esplosiva.

Se hanno cominciato a dirlo, vuol dire che sta per accadere.
Anzi che sta già accadendo, e lorsignori si sono messi in qualche modo al riparo; non restano scialuppe di salvataggio per le persone comuni.

30 marzo 2006

La pace che prelude la guerra


I Cinque Grandi del Consiglio di Sicurezza dell’ONU trovano un accordo comune, e invitano l’Iran a seguire le istruzioni del protocollo dell’AIEA, nonostante i giornali di Rockfeller ribadiscano da più di quindici giorni che l’America è pronta ad azioni ostili contro l’Iran.
Kadima, in nuovo eletto d’Israele, annuncia nel suo primo discorso rinuncia alla Grande Israele.
Insomma pare che viviamo in un’epoca bellissima, sembra proprio che la “pace” sia stata fatta e che tempi migliori ci attendano. Questo ricorda molto l’inizio della seconda guerra mondiale: tutti aprivano conferenze di pace, e l’ultima infatti la fece l’Inghilterra, che tornando con la pace sulla carta, entrò in guerra .
L’America continua a diramare comunicati ai suoi concittadini all’estero, invitandoli o terrorizzandoli non solo in Italia, ma anche in Francia, mentre ogni Agenzia ha poi la sua intervista esclusiva a qualche agente dei Servizi Segreti che annuncia come Al-Quaeda e altre bande siano pronti a sferrare attacchi batteriologici e chimici.
Strategia del terrore mediatico?

È vero, un accordo sul nucleare è stato raggiunto, ma nessuno spiega in cosa consista e chi ha rinunciato alle proprie pretese. Tra l’altro un altro accordo, per la fornitura di infrastrutture, è stato concluso tra Iran e Cuba, cosa che farà sicuramente imbestialire Bush . Forse il patto dei Cinque non rappresenta altro che un diversivo per prendere tempo, per preparare la mossa successiva. È una guerra strategica questa: la Russia e la Cina assecondano il loro gioco perché tengono in scacco sia il re che la regina. Il problema di Paesi come la Russia, o l’Iran è l’Est, senza considerare che sono sempre più numerosi i paesi coinvolti del traffico di droga, che poi risale i Balcani fino a raggiungere gli aristocratici mercati europei.

Dunque non creiamo chimere, non illudiamoci, perché i signori Banchieri vogliono farla la guerra, hanno bisogno di quelle risorse perché hanno costruito il loro sistema in maniera parassitaria.

I nostri sono dubbi assolutamente fondati, come erano fondati i dubbi dell’anomala tranquillità sul mercato borsistico alla vigilia di un discorso così importante. Sebbene con un ritardo di due settimane, se non di mesi, anche il Sole24 ore si sbilancia circa la precarietà e la vista corta delle decisioni della FED, soprattutto in una congiuntura economica di recessione e di forte indebitamento nei confronti delle Economie emergenti, tra le quali il primato assoluto spetta alla Cina, con riserve pari a 854 miliardi di dollari.

La situazione non è assolutamente tranquilla, è assurdo con continuino a mentire, mentre Lorenzo Bini Smaghi, membro del Comitato esecutivo della Bce, afferma che occorre rendere il mercato del lavoro maggiormente flessibile per rendere un’economia competitiva, proprio in un momento di forti tensioni in Francia. L’intento ovviamente è quello di aizzare ancor più i malcontenti ed esasperare le masse, che esploderanno nella loro ira più feroce in caso di un attentato in Europa.
Sarà la guerra.

29 marzo 2006

E' il fallimento del capitalismo


Fino a pochi mesi fa, non si faceva che esaltare la continua salita delle borse, il «trionfo» e il «successo» del sistema capitalista globale, il «miracolo» della eterna ripresa americana, che si regge nonostante l'astronomico debito pubblico e privato. Ma nulla era normale: occorreva attrarre gli ingenui nella giostra della finanza creativa per essere spolpati ancora un po'.
Ma da alcune ore, il clima è cambiato. Persino la stampa ufficiale sta cominciando ad azzardare al fantasma della recessione, alla fuga dei capitali, e perché no, alla vittoria delle commodities.
Questo vuol dire che l'uragano in arrivo sarà così tremendo, che anche i più scettici cominciano a capire e ritornano sui loro passi, il dibattito comincia ad aprirsi perché la crisi spaventa, e anche molto.

Il braccio operativo della Federal Reserve ha annunciato ufficialmente un rialzo dei tassi al 4,75, riservandosi il diritto di “aggiustare” ancora i rendimenti sui titoli biennali nei prossimi mesi, fino ad un probabile 5,5 entro giugno. Sembra che la “lotta all’inflazione” con la stretta monetaria sia necessaria e assolutamente improrogabile. Sta mentendo, perché una tale politica non avrebbe senso se non in presenza di un debito insostenibile, di fragilità finanziaria , di colossale insolvenza. Ed in questa situazione basta un rialzo anche minimo dei tassi di altri Paesi, per far defluire dagli USA di colpo tutti i capitali prestati all'America. A questo penserà mister Euro che finalmente raggiungerà il fine per cui è stato creato: divenire la moneta forte per eccellenza sulle ceneri del dollaro, a suon di colpi di petro-euro e guerra sui tassi.
Certi della loro rivincita, festeggia l’asse Russo-Cinese che fa quadrato intorno all’Iran.
Ormai sono falliti e loro hanno petrolio e T-Bond a sufficienza per fare la loro guerra globale, ma non ci sarà nessun vincitore, perché noi tutti pagheremo la fine del capitalismo. Il cerchio si sta chiudendo e la teoria di Etleboro, confermata dagli analisti e dalla forza degli eventi, è giusta: noi siamo l’anti-capitalismo, e per questo abbiamo già vinto.

28 marzo 2006

Quelli che aspettano Bernanke...


Non può ormai più nascondersi che la situazione è alquanto critica, per non dire disperata.
Nella giornata di ieri le Borse mondiali chiudono in ribasso, nell’attesa del discorso di Bernanke, ore 21:15 ora italiana, durante il quale verrà reso noto il probabile rialzo dei tassi di interesse sui buoni del Tesoro, nonché la futura politica monetaria da adottare per risollevare l’economia statunitense, e, perché no, del mondo intero. Il rischio di recessione più che un fantasma o mera previsione, è ormai un dato di fatto. Dopo il brusco aumento delle vendite immobiliari, oggi si osserva un netto tracollo: un primo sintomo dello scoppio della bolla immobiliare? Il rialzo dei tassi di interesse – secondo gli esperti fino al 4,75%, ma noi azzardiamo un colpo di scena – sui titoli statali di breve scadenza, in misura maggiore rispetto a titoli di scadenza decennale, sono un chiaro segno di preludio alla recessione: serve denaro nel brevissimo tempo, e bisogna dunque ben pagarlo. La svalutazione del dollaro che ne deriverà a nulla serve che ridurre il deficit della bilancia commerciale, e recuperare il debito pubblico ormai al limite della sostenibilità. E per far questo è già in atto la “guerra fredda” con la Cina: le viene intimato di rivalutare lo yuan altrimenti verranno imposti dazi all’importazione del 27% sulle vitali e quanto più indispensabili merci cinesi.
Per cui come si è pensato di affrontare una recessione? Stretta monetaria, dunque anemia monetaria sul mercato, aumento dei tassi di interesse che da un lato deprime gli investimenti, i consumi , la possibilità di comprare una casa, l’accesso al credito, e dall’altro va ad acuire il “monte interessi” del debito pubblico e ovviamente l’inflazione, sostenuta anche dai dazi , giusto per dare il colpo di grazia!

Mentre i Banchieri ora studiano e riflettono su come uscirsene da questo enorme “empasse”, Condoleeza sta ben pensando di preparare la coalizione per bombardare la borsa del petro-euro dell’Iran: Stati Uniti, Israele ,Gran Bretagna e Francia, contro Russia e Cina. Manca all’appello la Germania, ma bisogna darle solo il tempo perché in questi giorni non a caso è in visita a Berlino.
Non citiamo la nostra piccola Italia, ormai colonia saccheggiata, ora poi che il ponte sullo stretto si farà, per la felicità del rachet dell’alta finanza.
Staranno sicuramente banchettando i nostri eroi: mentre la carta sta per essere bruciata, l’oro vertiginosamente si apprezza, accanto a tutte le Commodities e ai titoli dell’Energia.
Infatti la Goldamann Sachs prepara l’assalto alla Associated British Ports, il più Grande operatore del Regno unito gestendo un quarto del commercio inglese con 21 postazioni: il traffico delle merci deve essere infatti controllato e gestito in prima persona, perché quello è il nuovo business.


Si noti lo sbalzo di valore della quotazione intorno al giorno 23 Marzo,
data in cui è stata comunicata la non pubblicazione dei dati M3

Storico quotazione dell'oro: si noti la ripidità del grafico

nei primi mesi del 2006


Attendiamo dunque anche noi, come il mondo intero, il discorso del Banchiere dei Banchieri.
Attendiamo anche noi, l’ “ineluttabile” declino.

25 marzo 2006

Non ci resta che un pugno di dollari


Tutto tace. C’è una strana calma apparente sulle borse e sui mercati internazionali, nonostante la Cina firmi un patto storico e la crisi con l’Iran si tinga di toni sempre più forti, dopo le pressioni del governo americano sulla Russia ad approvare la risoluzione ONU.
Ci stanno mentendo, nel tentativo di tenere a galla una situazione quanto meno critica dell’Economia Statunitense. Gli ordini industriali sono in calo, e la bilancia commerciale registra un deficit preoccupante, che, stante alle parole di Bernanke, non implica necessariamente il tracollo del dollaro. La non pubblicazione dei dati M3 della base monetaria, potrà consentire alla Fed di emettere moneta senza controllo alcuno, porterà ad una svalutazione del dollaro, e il rialzo dei tassi di interesse poco varrà ad impedire la diffusione di una sfiducia generale degli investitori che correranno a disfarsi dei propri dollari.
Piazza affari chiude in rosso questa giornata, i listini sembrano penalizzati dal timore di un prossimo aumento del costo del denaro inseguito alla riunione di martedì 28 del organo esecutivo della Fed, e dalle preoccupazioni che derivano dall’improvviso aumento delle vendite degli immobili che ha spinto in rialzo i rendimenti dei titoli del Tesoro.
Allo stesso tempo oro, rame, petrolio, argento, lo stesso uranio si stanno apprezzando sempre di più, perché il dollaro sta progressivamente perdendo potere d’acquisto confermando che non vi alcuna prospettiva di recupero per l’economia statunitense. Gli Stati ormai si sono disfatti di tutte le loro riserve aurifere, conservando un pugno di dollari come garanzia del proprio debito: in questa guerra dunque vincerà chi riuscirà ad accumulare quanto più oro possibile.
Anche uno scoppio della crisi iraniana volta a fermare l’emorragia di dollari che ben presto si verrà a creare, con quali soldi l’America pagherà i propri debiti? Dovrebbe svalutare la moneta fino dell’80%, oppure potrebbe dare attuazione al progetto di legge, redatto e approvato nel marzo 2003, che all’emissione di nuovi US Notes, stravolgendo così qualsiasi aspettativa e dunque anche lo scenario che altrimenti si verrebbe a creare.

Gli analisti cominciano a dubitare e sta affiorando pian piano il fantasma del tracollo.Fin quando si riuscirà a mantenere questo precario equilibrio basato sulle previsioni di brevissimo termine e sulle magre consolazioni di Bernanke?

24 marzo 2006

Se non pensiamo a noi stessi, altri lo faranno


Abbiamo avuto coraggio, vi abbiamo riferito le date a cui lunge analisi ci hanno portato, abbiamo argomentato con precisione e fermezza le nostre ragioni, perchè siamo rimasti uniti, tutto il nostro gruppo è rimasto unito e compatto. Noi non siamo la Rai , l’Ansa o la BBC, non abbiamo miliardi o satelliti, elicotteri, l’unica cosa che abbiamo è l’intelligenza. Ringraziamo tutte le persone che ci scrivono e ci invogliano a continuare: i grandi media hanno taciuto su tantissime cose, ma noi abbiamo il coraggio di dirle, e se sbaglieremo, non avremo venduto nessuna copia di più di un giornale, né fatto alcuna televendita, ma avremmo profuso tutto il nostro impegno morale.
Tutti i nostri ragazzi hanno contribuito alla ricerca della verità, in queste notti mentre tutti dormono, la Etleboro cercava di spiegare come sta la situazione.
Noi abbiamo il coraggio di dirlo. In una lunga riunione notturna, controllando tutti i mercati e l’intrecciarsi degli eventi, abbiamo preso una decisione: mettervi al corrente della reale gravità della situazione. Non esistono più garanzie di solvibilità e i titoli cadranno a picco da un momento all’altro. Vi invitiamo dunque a ritirare i soldi dalla banche e dalle poste, cercando di trattenere quanta più liquidità possibile.

Già i grandi hanno pensato di mettere al sicuro il proprio denaro. Il Presidente del Consiglio ha dichiarato che le banche e i notai sono bersagliati dalle richieste di trasferimento dei capitali all’estero. È assurdo pensare che l’articolo di un programma elettorale, sull’armonizzazione fiscale, induca ad un insolito spostamento di capitali.

La FED ha deciso di non rendere più pubblico il bilancio delle voci della massa monetaria. L’America non sa quanti soldi ha stampato, solo chi lo ha fatto può saperlo, e nascondendo i bilanci di emissione, la FED potrà a proprio piacimento stampare moneta per pagare i propri debiti. Un solo sbalzo e il sistema cade giù, perché c’è solo carta, nient’altro.

Come si organizza il mondo ad affrontare una tale situazione?
Alla riunione del Consiglio Europeo, indetta per ritrovare un’idea politica sulle macerie dell’Unione Europea, si assiste ad una confusionaria baruffa. L’Italia rivendica la possibilità di creare un proprio polo energetico per garantire la luce alla nazione, mediante l’Opa ostile alla Suez, ma si scontra tuttavia con la Francia che rivendica la reciprocità per cautelare le imprese nazionali dalle decisioni puramente “finanziarie”. Chirac così abbandona l’assemblea.
Hanno paura, e quel petrolio dell’Iran serve più della stessa aria, serve all’Italia, a Israele, all’America, ma anche alla Cina e al Giappone. La Russia ha già diminuito le emissioni di gas al vecchio continente, e ora si appresta a stringere un patto storico con la Cina. Un accordo che pare coinvolga non solo gas e petrolio, ma anche transazione di beni e manufatti, nonché conoscenze e tecnologie per sviluppare energia nucleare e dissetare i 3 miliardi di persone. Il Giappone dal canto suo non ha possibilità di fuga né di parola, la Cina lo osserva e lo ricatta: nonostante le pressioni del governo americano, il Giappone vuole continuare la sua collaborazione petrolifera con l’Iran, che le fornisce il 16% delle importazioni di petrolio.
Sembra che una guerra viene già combattuta: America e Cina si scontrano indirettamente e pare che abbiano scelto come luogo di battaglia proprio l’Iran.
L’America infatti è pronta a ricorrere al WTO e al FMI o ai dazi all’importazione se la Cina non arretrerà la svalutazione dello Yuan, che sembra essere sopravvalutato del 40% per sostenere le esportazioni ed invadere il mercato mondiale. Una mossa crediamo al quanto azzardata in un situazione di debito pari a 8,9 Trilioni di dollari, e una potenza in emergenza che detiene abbastanza dollari per far crollare tutto.
Non bisogna inoltre dimenticare che lo scorso 14 marzo, le banche centrali arabe hanno deciso di convertire le proprie riserve in dollari in euro, come rappresaglia alle discriminazioni americane nel controllo dei porti commerciali.

Occorre spiegare poi la strana resa dell’ETA che tende a precisare che ratifica una tregua incondizionata nei confronti della Spagna e della Francia a partire dalla mezzanotte di questo venerdì. Forse vogliono tirarsi fuori da ogni probabile coinvolgimento in un attentato, che sicuramente non colpirà l’Italia: è solo una manovra eversiva per nascondere il vero bersaglio, perché l’Italia non serve è stata già comprata. Ha acconsentito al passaggio delle flotte e pare che sia in perfetto sincrono con Israele e America.

Un solo sbalzo e il sistema crolla. L’iperinflazione provocata dalla crisi energetica e dalla svalutazione delle riserve e della moneta di riferimento nello scambio delle materie prime, condurrà ad una crisi di liquidità che ricorda il secondo dopoguerra.

23 marzo 2006

Il caos governa il pensiero


Il discorso di Bernanke di lunedì sembra che non abbia convinto né gli investitori né gli stessi analisti, i quali attendevano la fine della stretta monetaria e un progressivo rialzo del dollaro.
In realtà la situazione è più complessa di quanto si pensi. Il rapporto della Federal Reserve pubblicato nei giorni scorsi, rileva un’evidente variazione dell’andamento della curva della produzione, e più precisamente prevede un rischio di recessione del 60%. Allo stesso tempo il rapporto sul debito pubblico è alquanto critico, il limite statutario sta per essere raggiunto, e la svalutazione resta l’unica soluzione per non pagare i propri debiti.
Bernanke non si sbilancia, interpreta l’appiattimento della cura dei rendimenti come un preoccupante segnale di recessione, precisando tuttavia che l’andamento del mercato obbligazionario non è l’unica fonte per determinare il costo del denaro. Insomma parla di economia che corre ma non spiega l’enigma del rischio di recessione.
Anche gli analisti più prudenti, temono un’altra mossa della banca centrale, almeno per la fine della prossima settimana. Alla giornata entusiasmante del 21, con borse in forte rialzo e gran bottino dei titoli assicurativi, si alterna il dubbio e la sfiducia della giornata del 22, con una tendenza al ribasso di tutti i mercati .
Molto probabilmente i tassi d’interesse aumenteranno ancor più, sulla corsa della svalutazione del dollaro, che subirà in maniera brusca il cambiamento della valuta di scambio del petrolio dell’Iran.
Non a caso, la crisi iraniana sembra ad una svolta cruciale, una “decisione grave dovrà essere presa”, forse una decisione che cambierà il corso degli eventi. Tutto il mondo lo sa e ne è cosciente,
e gli eventi che stanno accompagnando questa settimana lo dimostrano. L’oscuramento dei radar ha infatti permesso il dislocamento di portaerei e sommergibili verso basi strategiche, molti sono i test di preparazione e le manovre militari . I balcani, la porta dell’Occidente per eccellenza, sono in fermento : le ore ormai sono contate, perché l’attacco è pressoché scontato.
Il ministro degli esteri israeliano, Tzipi Livni, è in questi giorni a Roma in una missione lampo, forse per un rendez-vous tutt’altro che di piacere: pare che siano fermamente concordi sulla grave pericolosità della minaccia nucleare iraniana. Israele sembra pronta ad attaccare, e l’Italia dovrà dare la propria disponibilità.

Una guerra metterebbe in ginocchio l’economia in ampia crescita della Cina, che infatti si preoccupa di rifornirsi di energia sufficiente dalla vicina Russia. Un accordo strategico, che mette la Cina in una situazione particolarmente privilegiata: occorre una discreta riserva energetica, per fare la guerra al dollaro. E di questo l’America ne è pienamente consapevole, tanto che ha ben pensato di stringere un accordo con l’India per supplire il fabbisogno dei manufatti negati dalla Cina.

Tutti stanno adottando le proprie contromisure, insomma i topi lasciano la nave che sta affondando. È stata recentemente resa pubblica l’azione del Ministro Tremonti di creare una coalizione che coinvolga Inghilterra, Olanda , Irlanda, Svezia a Danimarca, per presentare un documento di “opposizione alla politica di protezionismo”. Probabilmente l’Italia ha le proprie riserve nominate in dollari, per cui una forte svalutazione del dollaro metterebbe in serio pericolo anche la nostra debole economia, fortemente indebitata anch’essa.
Quindi forse si sta cercando in una coalizione una probabile soluzione al rischio crack che coinvolgerebbe l’Europa stessa.

L’ ONU ha inoltre dichiarato tramite il suo portavoce che la pandemia del virus dei polli ci sarà: c’è da stupirsi dunque che i titoli assicurativi stiano andando a gonfie vele?
Tutto questo a noi sembra un vero e proprio olocausto perpetuato a grandissimi livelli. Dietro c’è la politica del “Mid controllo”, ossia del controllo mentale, si sta dunque cercando di cambiare la nostra economia.

21 marzo 2006

Giornalisti impazziti e radar in tilt

Due radar vadano in tilt a distanza di pochi giorni, mentre imperversa uno sciopero dei giornalisti che blocca la trasmissione delle notizie di agenzia sulle cause del sabotaggio dei sistemi di controllo aerei. Cosa sia potuto succedere è un mistero che ha facile soluzione.
Basta infatti chiedersi chi era in volo nello spazio aereo italiano durante il blackout dei radar, e a tal proposito alcune fughe di notizie proveniente dal medioeriente e da fonti russi rivelerebbero che in questo momento è in movimento la marina americana e inglese con le loro portarei. I buchi nel traffico aereo di venerdì causati proprio dallo stanby dei dei radar di controllo di Fiumicino e Malpensa, nascondono probabilmente il trasferimento di aerei nelle basi italiane con il relativo arsenale missilistico. Generalmente quando un aereo fa ritardo, le compagnie si giustificano con le questioni tecniche, quando chiedi alle Banche cosa siano quei costi aggiuntivi da pagare, rispondono che questa è la politica bancaria: ma quando non paghi una cambiale sei protestato, e soggetto a pignoramento immediato senza possibile di ricorrere alle giustificazioni.

Le dichiarazioni del colonnello Gheddafi non hanno lasciato molti dubbi sulla probabile esistenza di un accordo trilaterale tra America Turchia e Isreaele contro l'Iran, e il messaggio era chiaramente rivolto all'Italia, che si è lasciata ricattare dallo scandalo delle vignette contro l'Islam in Parlamento per dover prestare le proprie acque territoriali al passaggio delle navi da guerra. Tuttavia la Libia non ci sta a vedere un conflitto all'interno del suo Paese, per provocare una grande disinformazione e porre il silenzio sui piani americani per il Medioriente.

20 marzo 2006

La Visa Card, la carta che ti cambia la vita


In Bosnia sono arrivate 500 mila carte, e così i banchieri si sono eccitati, felici nella loro orgia.
Hanno pagato le televisioni, i cartelloni pubblicitari, e i giornali per dire che la Carta di credito è l’unica soluzione di vita, e che senza di quella nessuno ti rispetta, sei un emarginato.
Hanno colpito il nostro punto debole, dicendo che in Europa non ti accetta nessuno se non hai una carta di credito, la carta del debito, quella che ti fa spendere soldi anche quando tu non ne hai, e paghi interessi che capitalizzati arrivano superano il 60%. Un’usura legalizzata.

È al quanto vergognoso che i giudici, lascino correre su queste cose, ma arrestano i ladri di polli. Questo è il fallimento dell'umanità, altro che le fosse di Srebrenica. Ci state scavando la fossa, e mentre gli imprenditori si suicidando e la gente muore di fame, voi raccontate barzellette .
La carta di credito è la morte, vi consigliamo di ridarla indietro, perché vi droga, attira ed affascina, ma è una droga, e questi signori sono i veri terroristi ,assassini e criminali.
I nostri complimenti alla Eufor, siete i guardiani dei banchieri, continuate così.

14 marzo 2006

La moneta complementare per risolvere i misfatti della Finanza

Etleboro intervista l'economista Nino Galloni sulla moneta complementare, come strumento di sviluppo dell'economia locale e di rivalutazione delle risorse inutilizzate.

D: Professore, quali sono i "misfatti della finanza" di cui lei parla nel suo recente saggio?
R: La finanza europea è riuscita a strangolare la crescita economica delle realtà più deboli nonostante la situazione di riduzione generalizzata dei tassi di interesse orientando le risorse e le principali attività sulla speculazione invece che sulla produzione. Nel testo parlo dei danni sociali e politici dovuti alle cosiddette agenzie di rating. L’indebitamento verso le banche delle famiglie europee ha superato i limiti di guardia. Le banche guadagnano sui prestiti con interessi, sulla emissione (creazione) di nuovo credito e sui propri servizi; grazie a loro c’è un gran movimento monetario, ma mancano le risorse per gli investimenti.

D: In qualità di economista, cosa pensa della dichiarazione di Michele Altamura, fondatore di Etleboro, secondo cui le Banche si sono rese responsabili di etnocidio nei confronti dei popoli balcanici?
R: L’espressione è colorita, drammatica ed è stata usata in contesti simili di sofferenza sociale. Senza dubbio l’usura, gli altri tassi di interesse e a speculazione finanziaria danneggiano i popoli e le civiltà (quella romana, ad esempio perché aveva tassi di interesse troppo alti e non conosceva il debito pubblico). Anche la religione stigmatizza l’usura che è una delle piaghe più gravi, se non la più grave per una società.

D: Lei propone che in situazioni di “artificiosa scarsità” si adotti una moneta complementare. Di cosa si tratta?
R: Innanzitutto la moneta complementare è una moneta non convertibile, un mero strumento di scambio che non vuole avere un valore intrinseco, così da poter determinarne l’investimento, il cui numerario è agganciato alla valuta ufficiale. Per tale motivo non è alternativa o esclusiva, può tranquillamente circolare accanto alla valuta nazionale. Viene emessa direttamente dalle imprese erogando un salario costituito in parte da tale moneta . Non si ha la copertura con riserve pregiate, in quanto la moneta complementare viene emessa sulla base del potenziale (non ancora espresso) delle risorse umane e tecnologiche di un consorzio di imprese, cittadini e istituzioni.

D: Date queste le caratteristiche della nuova moneta, cosa la differenzia dal Simec e dunque dalla teoria del Prof. Auriti?
R: Innanzitutto, tengo a precisare che la mia teoria non si pone in contrasto con quella del Prof. Auriti, in quanto credo che entrambe convergano su molti punti. Il Simec, tuttavia è parzialmente coperto da una riserva costituita dagli euro , e dunque è caratterizzato da convertibilità. Si pone come una moneta alternativa, mentre la moneta complementare non ha riserva, non è convertibile e si scambia all’interno delle imprese e tra gli enti che la accettano come mezzo di scambio.

D: Come realizzare una moneta complementare?
R: La condizione necessaria per la sua realizzazione è l’esistenza di risorse e di opportunità di sviluppo territoriale, dunque di una capacità produttiva, e di una disponibilità di forza lavoro, ossia di disoccupati immediatamente disponibili e dotati di competenze professionali.Occorre che un numero critico di imprese, almeno un centinaio, sufficientemente concentrate all’interno di un territorio, sottoscrivano un “patto territoriale” assieme ai rappresentanti dei cittadini e delle istituzioni in base al quale si impegnano ad accettare la moneta emessa dal consorzio e , a loro volta, ad utilizzarla nelle transazioni con i convenzionati e per pagare i propri lavoratori.Questi dunque riceveranno una busta paga costituita in parte da moneta complementare, con la quale acquistare prodotti e merci presso le imprese del consorzio, e in parte da moneta ufficiale per acquistare i servizi e i prodotti non esistenti sul territorio, come la benzina, Ovviamente questo genere di progetti coinvolgerà settori come quello tessile, alimentare , o di sfruttamento delle risorse naturali, semprechè non si riesca a coinvolgere anche imprese che erogano dei servizi.Non bisogna infine trascurare l’importanza di una cooperazione con gli enti pubblici, e dunque l’esistenza di una normativa che preveda la possibilità di creare dei patti territoriali, o che comunque non si pone in maniera trasversale rispetto a questo tipo di iniziative.

D: Quali potrebbero essere i benefici per una regione o un territorio all’interno del quale si emettesse moneta complementare?
R: Come ho già detto prima, questo tipo di progetto necessita di risorse inutilizzate, e dunque va a sfruttare le potenzialità di un territorio inattivo, che ha elevata disoccupazione e scarsità di capitali.Dunque ogni attività legata in qualche modo al territorio, come il turismo o la produzione locale, verrebbero sostenute e agevolate rispetto a quelle esterne alla comunità, e ai settori “globalizzati”. Si avrebbe modo di sviluppare un’ attività di ricerca tecnologica correlata a ciascuna attività, ampliando le possibilità di crescita di un’impresa. Inoltre la stessa attuazione del progetto rappresenta una “tecnologia sociale avanzata” , perché promuove l’occupazione e lo sfruttamento di un qualcosa inutilizzato, incentivando la piccola e media imprenditorialità.

D: La teoria esposta presenta, come da Lei stesso evidenziato, il problema della convertibilità della moneta nel lungo periodo. Come propone di affrontarlo?
R: Credo che gli approcci possono essere di due tipi. Innanzitutto potrebbe essere creata una “Clearing House” , una stanza di compensazione tra le varie monete complementari, nazionali e internazionali, che preveda meccanismi di arbitraggio sulla base di un valore di scambio pattuito dai vari consorzi. In alternativa o successivamente a tale prima fase, tali monete potrebbero essere acquistate dalla stessa Banca Centrale, una volta divenuta completamente convertibile.

D: La Etleboro ha creato una piattaforma informatica attraverso la quale costruire un consorzio virtuale di imprese. È possibile emettere una moneta complementare virtuale?
R:E’ possibile, ma tenderebbe a rivelarsi – specie in una realtà sociale come la vostra – una “moneta interna”, utile più che altro a saldare i disavanzi tra i singoli operatori che hanno sottoscritto l’accordo. Così ci sarebbe solo un minor bisogno di contante o di moneta ufficiale e, quindi, meno interessi da pagare alle banche.

D: Professore, prima di lasciarla, può esprimere un’opinione sullo scenario italiano che si sta delineando?
R: La situazione italiana è piuttosto preoccupante. Al momento attuale le famiglie sono allo stremo delle forze, non riescono ad arrivare alla 4 settimana con il loro salario mensile, ed infatti aumenta sempre di più l’indebitamento per l’acquisto di beni di consumo. Allo stesso tempo la BCE sta attuando una politica di rialzo dei tassi di interesse, che si rileverà deleteria per il nostro Paese: ad aumenti seguiranno nuovi aumenti, e non so fino a che punto gli italiani reggeranno tale peso. Eventualmente l’obiettivo della BCE è rilanciare il mercato obbligazionario, forse perché quello azionario non interessa molto ai fini dell’obbiettivo anti-inflazionistico. In tal modo infatti l’euro attirerebbe sempre più capitali garantendo maggiori tassi di rendimento, a scapito però delle economie più deboli, come appunto l’Italia.Lo Stato infatti è sempre più debole, deve continuamente tagliare la spesa pubblica, leva di sviluppo economico , per rispettare i vincoli di Maastricht , e l’aumento dei tassi di interessi potrebbe rendere incontrollabile il debito. Dinanzi a questa situazione poi vedo i nostri schieramenti politici affannarsi per promuovere la crescita economica, girando intorno al problema senza centrarlo. Intanto però, se lo Stato non controlla più il debito pubblico, salta il patto di stabilità, salta l’euro, e salta anche l’Italia. Se uscissimo dall’euro malamente, passivamente, come perdenti, le agenzie di rating ci massacrerebbero, il mercato non assorbirebbe più i nostri titoli, sarebbe la fine.Tuttavia, credo che supereremo anche questa crisi, così come sono state superate le altre.Occorrerebbe proporre una ridiscussione dei parametri di stabilità, cercando di spuntare condizioni di maggiore sostenibilità per la nostra economia. Io proporrei inoltre lo sviluppo di un “Mercato Mediterraneo”, un’area di scambio che abbracci i paesi del Sud Europa e dell’Africa settentrionale, un patto questo che potrebbe sostenere e garantire l’Italia. All’uscita dall’euro potremmo anche ignorare le agenzie di rating, se esistesse un progetto di sviluppo valido.

09 marzo 2006

La Jihad americana per la "Grande Albania"

Risposta a: Lo SHIK Kosovo prepara la "grande spinta" tratto da http://freebooter.da.ru/


“L'Albania agli albanesi, il Kosovo all’Albania ma senza kosovari”, aveva detto Enver Hoxa.
Siamo nel 2006 e dopo 16 anni di democrazia Tirana chiede ancora l’acqua e l’elettricità quando tutti gli ambasciatori fanno conferenze stampa e si battono per la pace e il potere dei Buoni , quando i ladri di galline di un tempo circolano con le mercedes, magari anche con qualche dente in meno. I professori che insegnavano un tempo sono stati globalizzati, e la nuova generazione studia nelle British School e nelle university degli scantinati da quattro soldi, magari con dei bei diplomi in bella mostra. È questo il cambio culturale che è avvenuto in Albania.

Bashkim Gazidede è stato capo della SHIK, il servizio segreto albanese, è scappato via due giorni prima delle elezioni nel 1997, in Turchia, perché nessuna ambasciata gli aveva voluto dare un visto, né una possibilità per tutta la sua famiglia: gli avevano offerto solo un misero lavoro nel sistema del potere dei Buoni. Non dimentichiamo che molti agenti della SHIK in quegli anni vennero uccisi, e che il paese era in mano a delle bande criminali, tanto è vero che l’Italia organizzò l’operazione “Alba”. Ma prima ancora, nel 1997, l’operazione “Ippocampo”, ossia l’evacuazione di tutti gli italiani dall’Albania. Allora migliaia di aziende furono saccheggiate, e credo che l’Ambasciatore Italiano Paolo Foresti, insieme con la sua banda, abbia dei lieti ricordi, visto che ben due tir hanno portato via tutta la sua roba, tra cui preziose opere d’arte e tele, e molti aspettano ancora i loro soldi.

Bashkim Gazidede ha dovuto convivere con il marcio del mondo intero per far sì che la sua terra, e la terra delle aquile, fosse degli albanesi e solo degli albanesi. Ma cosa può fare un servizio segreto dinanzi alla Cia, cosa può fare di fronte ad una potenza straniera?È logico che dei poveri contadini, venuti dalle campagne, ingaggiati dai servizi segreti stranieri, raccontino frottole dinanzi al dio denaro e ai figli di un dio minore: vendono così la loro stessa vita, sostenendo una causa di comodo e di una terra che rinnegano.
Tutto questo mentre l’alta/altra società degli stranieri in Albania mangiava nei ristoranti di lusso con le contadine, oggi donne in bussines grazie ai contatti con il personale delle ambasciate, con i banchieri, gli imprenditori, e le organizzazioni non governative. Gli stranieri che diventano invidiosi se hai una donna migliore. Insomma una vera e propria lobby del sesso, della cocaina e della depravazione.

Troppo facilmente uomini di Stato vengono accusati di crimini contro l’umanità da associazioni fondate da banchieri, organizzazioni no profit che prendono soldi per essere dei pappagalli, mentre poi i loro presidenti sfoggiano Rolex d’oro, con le loro giacche firmate predicano solo per il dio denaro. Senza poi dimenticare che lo stesso sistema bancario nelle sue alterazioni ha provocato più di un miliardo di morti e 3 miliardi di schiavi.
Sul fatto che Bashkim Gazidede accompagnava o meno personalmente Bin Laden, non esiste nessuna foto, alcuna prova, ma detto ciò dovete sapere che chi ha emesso un mandato di cattura su Bin Laden è stato il colonello Gheddafi, cioè la Libia e non l’America, come molti credono. La Cia non ha ancora spiegato cos’era il data base Al Qaeda, cioè il sistema telematico dell’OCI , da qui deriva il simbolo della @: nessuno ha mai spiegato cos’ è e da dove viene questo segno.
Per quanto riguarda l’annessione dell’Albania alla conferenza islamica, credo che l’idea non fosse sbagliata, visto che oggi l’America tratta e ritratta con loro, e che in Italia, a Ustica, è caduto un aereo a causa del petrolio.Se qualcuno sostiene il contrario significa che è un venduto e un “pupo” nelle mani di menti raffinatissime.

La grande Albania è un sogno delle lobby Albanesi in America , ormai a tutti gli effetti legali, che sovvenzionano lobby politiche nelle campagne elettorali, e naturalmente chi vince, deve applicare il programma. Nessun politico Albanese crede fermamente in queste argomentazioni, tant’è vero che i kosovari vengono ricordati a Tirana come truffatori. Non si può negare ad un popolo, riconosciuto in quanto tale dalla comunità internazionale, di autoproclamarsi come Nazione. Non si può più permettere che al popolo vengano tolti i mezzi di sussistenza. Queste sono parole scritte nei Trattati ONU, per i quali i nostri antenati hanno combattuto.

Per quanto riguarda Hasim Thaci, qualcuno lo ricorda quando lui viveva a Tirana con un amico giornalista che fu trovato sfigurato, e nonostante tutto era un grande amico degli amici, ma, al di sopra di ogni altra cosa, si contrapponeva al governo della Fark, a suo tempo presieduto da Rugova, il cui vice Adem Demaci sosteneva un Kosovo libero, senza la NATO e le varie lobby. Non sono mancate le creste di molti, che si impossessarono della cosidetta raccolta di fondi per la guerra.

All’interno dell’UCK erano tutti comandanti leggendari, ma se è per questo esiste anche Pasqualino, che crede di aver visto gli UFO. Tutti possono dire di tutto, ma comunque nelle nostre più disparate ricerche non abbiamo trovato nessun soldato: erano tutti “generali”. Tra l’altro, l’UNMIK, di frottole ne ha dette tante, basterebbe solo pubblicare le inchieste in Serbia per convincerci che siamo in mano ad una banda di criminali incalliti che si nascondono dietro un “sorry”.

In questo rapporto sostengono che il povero servizo segreto albanese pagava le persone, ma non è una grande novità, considerando che il secondo mestiere più vecchio e redditizio del mondo è proprio quello dello spione.

Per quanto riguarda il collegamento tra Bashkim Gazidede e Xhavit Haliti credo che questo sia lecito, visto che moltissimi kosovari venivano in quel tempo ad investire in Albania, e dunque è quantomeno logico che i due paesi abbiano avuto delle relazioni. Certamente dipende molto dal punto di vista, ma l’Albania è sempre una terra che ha dato la cittadinanza a italiani, inglesi ed arabi, come del resto gli italiani fanno in Argentina.Sapevate che ci sono 50mila albanesi in Argentina? Non saranno mica tutti terroristi? Nessuno dunque si scandalizzi. E se Bashkim Gazidede ha incontrato persone islamiche con cui ha condotto affari. non lo ha fatto certo di nascosto: cosa dire allora dei cattolici che fanno business, scuole e ospedali, e che hanno espropriato terre senza dare una lira; e poi di Romano Prodi che venne a fare visita in Albania durante le sommosse a Zani Caushi, oggi accusato di omicidio ed altro; o ancora dell’addetto dell’ambasciata Americana condannato per pedofilia?Xhavit Haliti senz’ombra di dubbio è un personaggio legato a molte attività, la sua casa in svizzera è esplosa, e si è recato molte in America , ma certamente non per turismo.

I collegamenti che moltissimi dipartimenti fanno sulla base di testimonianze di informatori a pagamento, dopo una carica di legnate, oppure dopo la promessa di un passaporto o di un permesso di soggiorno, non sono più affidabili, dato che guadagnano solo loro da queste cose. Se sono potenti come dicono, perché stanno ancora cercando le armi chimiche in Iraq? Fino ad oggi, solo gli americani hanno bombardato con bombe atomiche, e solo loro hanno istituito tribunali internazionali, con attori e gente ricattata, per sostenere le cause di presunti crimini contro l’umanità: nessuno tribunale è stato istituito per le bombe su Hiroshima e Nagasaki.

Noi crediamo che l’assassinio di Sali Tivari è da ricondurre a persone provenienti dall’estero, e poi partite la sera stessa sul traghetto da Durazzo per l’Italia . Tivari aveva capito di essere manipolato, e aveva espresso la volontà di rendere pubbliche certe questioni sulle distorsioni patologiche del sistema Bancario, ma soprattutto la sua morte è da collegare all’arrivo di una nuova generazione di islamici in forte disaccordo con quest’ultimo: provate a chiedere chi è il fondatore di una moschea lungo l’autostrada che collega Tirana a Durazzo. Non bisogna dimenticare poi la volontà di creare divisioni nella comunità musulmana di Albania: Tivari è stato ucciso per forza di cose.Per quanto riguarda il partito politico Madre Patria, Memedheu, e non Mediu come viene riportato, in quell’epoca molte domande sono state respinte dai tribunali, senza considerare poi la forte pressione sugli islamici in Albania: gli albanesi si rifiutavano persino di salire sui voli con gente che aveva la barbetta musulmana. Di documenti falsi ce n’erano ovunque, l’Albania non ha neanche un’anagrafe chiara sulla situazione demografica, e anche chi ha fatto il “tender” per la produzione dei passaporti in Albania, aveva un passaporto falso.

Sulla questione di Abdul Latif Saleh non vogliamo commentare perché vi sono delle indagini in corso sulle quali la nostra analisi potrebbe influire sconvolgendone le questioni. Possiamo dire solo che in un manuale della Cia vi è scritto di eliminare ogni realtà economica e lobby finanziaria locale.

L’America sostiene che Abdul sia un Terrorista, e noi in risposta chiediamo cosa sia il debito pubblico americano, cosa sia la Federal Reserve, vista la sentenza del giudice Martin V. Mahoney del Minnesota, del 9 dicembre del 1968, che ha decretato che sul dollaro della Fed.si erge una vera e propria truffa ai danni della comunità americana.
Certamente Bashkim Gazidede non poteva visitare l’Europa, visto che la Banca Mondiale ha delle grandissime responsabilità sulla questione della rapina fatta in Albania. Responsabilità che ricadono su tutti gli europei e sull’Italia in particolare: chiedete alla Banca Centrale chi sono i suoi proprietari che hanno concluso l’affare, oppure pensate alle attuali vicende italiane nelle quali risuona a grande voce un nome – G……. I – di un illustre che, spesso in elicottero, veniva a visitare Roberto Pancani, il direttore della Banca Italo-Albanese che si è suicidato.

Questo naturalmente è solo un assaggio della questione della “Grande Albania”, e certamente chi ha redatto il rapporto Top Secret (scritto in cirillico) ovviamente fa il il triplo gioco.Se Abu Omar è stato definito dalle varie intelligence come un terrorista, allora perché Bashkim Gazidede nel 1996 è stato mandato via dall’Albania ?

Tutte queste contraddizioni derivano da illazioni di giovani agenti segreti che escono dai corsi, e per fare bella figura dinanzi al loro superiore, si imbattono in qualche povero contadino megalomane assetato di soldi. Queste mezze verità sono solo manipolazioni, riferite poi a giornalisti , che trascrivono le notizie dalle agenzie come dei portalettere. Noi di Etleboro non ci stiamo, e siamo felici che Bashkim Gazidede sia potuto ritornare nella sua terra, per vivere con la sua gente. Se i serbi e i kossovari vogliono trovare il dialogo, lo devono fare insieme senza che i guardiani interferiscano, senza che il potere dei Buoni privatizzi le loro imprese.Rugova aveva accettato il compromesso con Milosevic, ma in Italia ventilò la notizia che Rugova non fosse un uomo libero, e che gli europei non si fidavano. Il loro piano, di Rugova e Milosevic, era di non lasciare più entrare i criminali , cioè quelli che oggi hanno istituzionalizzato i veri assassini, quelli che mettono all’Aja visi di uomini di colore per dare un tocco di internazionalità: quelli dei tribunali dei Baroni Ladroni.

06 marzo 2006

Meditazione del Presidente Bush

Nel pieno stile di telenovele indiane, il Presidente Bush from Hollywood to Bolliwood , ha deciso che farà la sua variante di tecnologia nucleare, ma alla “maniera indiana”. L’India è uno degli Stati più produttivi nell’industria nucleare , e negli ultimi dieci anni, nella sua potenzialità e le sue risorse, può confrontarsi sul mercato mondiale solo con la Cina.
Il Presidente Bush nel suo tour turistico missilistico ancora non ha deciso dove atterrare, e cosi in giro from hollywood to bollywood, cerca qualcuno che possa farlo con prezzi più bassi e con un lauto sconto, per fare il suo nuovo spettacolo avanturistico che si chiamerà"Iran nel vento nucleare"
Forse è convinto che l’India possa essere comprata a poco prezzo, che gli indiani lavorino per un po’ di riso e la pesca, e che bastano un po’ di telenovele per far guadagnare a Mr Sam uno sconto.
Spiacente, ma nulla di questo corrisponde al vero. Con la scommessa non ha fatto niente, e ha deciso così di vendere, figuratevi, sei dei suoi porti in America ad una azienda di Dubai, paese di un grande nemico terroristico. Gli stessi porti contruiti e gestiti sino ad oggi con i soldi dei contribuenti americani.
Ma in fondo, perchè avere paura? Ora che con l’India è stato concluso un importante accordo sul nucleare, non c'è più nulla da tenere. In ogni modo bisogna stare attenti a parlare di bomba nucleare, per non fare lo stesso errore della CNN in Iran.
Come può apparire dunque agli occhi del Presidente l’unica cosa su cui l’India può vantare una superiorità? Incontra Sai Baba e si lascia andare ad una profonda meditazione, con un bel mucchio di spezie che tolga quel senso d’amaro che rimane nel vendere sei porti.